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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE     INTORNO 

AI  PBmcIPALl  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDrNALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARI!  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
Al  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA    PONTIFICIA,  EC.   EC.  EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA   SANTITÀ   PIO   IX. 


VCL.  LXXXIV. 


IN     VENEZIA 

DALLA      TIPOGRAFIA      EMILIANA 
MDCCCLriI. 

\ 


La  presente  edizione  è  posta  sotto  la  salvaguardia  delle  leggi 
vigenti,  per  quanto  riguarda  la  proprietà  letteraria,  di  cui 
l'Autore  intende  godere  il  diritto,  giusta  le  Convenzioni 
relative. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


U 


UNI 


U. 


NIVERSITA'  ARTISTICHE  DI 
ROMA,  Universitatum  Artiiini  Urhis^ 
Arlìficum  Corporay  Sodalium  Ariium. 
Collegi,  corporazioni,  socielà,  maestranze 
d'arti  e  mestieri  e  d*  industrianti,  chia- 
mate pure  Sodalìzi  e  Scuole  (Z^.)*  ^^" 
me  in  altri  articoli,  che  sembrano  dal  ti- 
tolo riguardare  esclusivamente  Roma  e 
lo  slato  pontificio  ,  e  contengono  invece 
eziandio  molteplici  nozioni  ed  erudizieni 
interessanti  l'universale,  mi  lusingo  e  spe- 
ro che  tale  puie  sia  trovato  anche  que- 
sto. Dicesi  arte.  Disciplina^  Virtus^  Ars^ 
viltà  0  industria  applicala  alle  produ2Jo- 
ni  della  natura  pe*  bisogni  o  pe'  comodi 
della  vita,  oìaestria  dell'operare  secondo 
alcune  regole  stabilile,  ed  in  questo  signi- 
ficato si  distinguono  le  arti  liberali,  di  cui 
riparlai  a  Ur(ivEBsiT.\',  e  le  meccaniche,  le 
quali  hanno  principalmente  bisogno  del- 
le mani.  Al  generico  paragrafo  ^/7/g/'a- 
«/,  che  riporterò  al  suo  luogo  in  quest'ar- 
ticolo, dirò  sulla  distinzione  delle  orti  li- 
berali e  delle  arti  meccaniche,  non  che 
de'Ioro  professori,  ed  esercenti  di  mestie- 
ri manuali. Dicesi  mestiere,  AYm/i/mt/w, 


tJNt 

Opificìum^  Opus,  operazione  meccanica 
e  manuale,  esercizio  e  professione.  Corre 
però  questa  differenza  tra  mestiere  e  ar- 
te, che  il  mestiere  è  un  esercizio,  nel  qua- 
le ninna  opera  manuale  si  adopera,  che 
dall'ingegno  proceda;  e  l'arte  è  quella  in- 
torno alla  quale  si  adopera  ,  non  sola- 
mente l'opera  manuale,  ma  ancora  l'in- 
gegno e  l'industria  dell'artefice.  Il  Boc- 
caccio nel  Conimento  sulla  Commedia  di 
Dante,  spiega  la  differenza  delle  due  vo- 
ci arte  e  mestiere.  Egli  dice:  Tra  il  me- 
stiere e  l'arte  vi  è  questa  differenza,  che 
il  mestiere  è  un  esercizio  nel  quale  niun'o» 
pera  manuale  s'adopera,  che  dall' inge- 
gno proceda;  l'arte  poi  è  quella  intorno 
alla  quale  non  solamente  s'adopera  l'ope- 
ra manuale,  ma  ancora  l'ingegno  e  l'in- 
dustria dell'artefice.  Tale  diversità,  me- 
glio può  vedersi  nel  Tartarotti,  Lettera 
intorno  alla  differenza  delle  voci  nella 
lingua  italiana,  presso  il  Calogero,  Opu- 
scolif  t.  32,  p.  1 49-  Chiamasi  artefice,  ar- 
tiere,artigiano, artista,  Artifex,  Opifex, 
Excrcitator^  Ofllcinalor,  l* esercitatore 
d*arle,  quello  ch*e«ercita  e  professa  un'ar- 


4  UNI 

te  liberale.  Furono  gli  opei'ai  falli  dipen- 
denti dalle  università  Qrtistiche,pei  l'ulili- 
tàdeiraiteedeirindustria,  non  meno  che 
per  vegliarne  i  costumi  morali  e  religio- 
si,e  per  prevenire  o  comporre  dissensioni; 
"vero  capolavoro  della  pubblica  saggezza 
umana,come  risulterà  dal  complesso  delle 
nozioni  che  raccolsi  in  questo  gravissimo 
articolo.  Roma,  come  altrove,  ebbe  per 
lungo  tempo  nume,rose  e  rinomatissime 
università  delle  arti  e  de'meslieri, forma- 
tesi per  l'interesse  economico ,  ed  a  più 
saldo  vincolo  vi  aggiunsero  il  principio 
religioso  e  caritatevole.  Esse  originarono 
da'vari  collegi  e  università  di  artieri  e  in- 
dustriali, pi  esso  gli  antichi,  ch'ebbero  an- 
che speciali  patroni  o  Protettori  (^.), 
per  cui   erano  molto  operose,  ciascuna 
formando  il  suo  corpo,  la  sua  università 
e  la  sua  scuola.  Osserva  Piazza  nell'^'w- 
sevologio,  p.  34,  che  tra  l'altre  distribu- 
zioni del  popolo  in  Roma,  pel  suo  gover- 
no politico  e  religioso,  vi  l'u  la  comodis- 
sima delle  diverse  università ocollegi  del- 
ie arti,  costume  praticato  dall'antica  re- 
pubblica, per  attestato  di  Livio,  aggre- 
gando sotto  diverse  centurie  di  varie  pro- 
fessioni,che  poi  colnomeanticosi  dissero 
Consolali.  E  ciò  perchè  dividendosi  il  po- 
polo ne'nobili  e  ne'plebei,  a  quelli  per  lo 
più  si  dierono  le  cospicue  cariche  gover- 
native, ed  a  questi,  che  per  lo  piti  vivea- 
no  d'arti  meccaniche  e  manuali, facilmen- 
te come  pili   deboli  poterono  imporre  il 
giogo  delle  leggi,  tranne  quando  di  venu- 
la la  dominazione  de'nobili  insopporta- 
bile, riuscì  loro  di  scuoterlo  e  assumere 
il  governo.  Tra*  primi  collegi  artistici  si 
contavaiio  quelli  de' fabbri,  orefici,  cen- 
tonari  o  fabbricatori  di  varie  coltri  di  la- 
na,calzolari,  ec.  Tra'secondi,  que'de'den- 
drofori  o  lavoratori  o  mercanti  di  legna- 
me, de'mercanti,  macellari,  ortolani,  mo- 
liuari,  bovallieri,  cisiari  o  condottieri  di 
carri,de'giumentariomulaltieri,ec.  Que- 
ste e  altre  corporazioni  di  arti,  mestieri 
e  industriali  continuarono  ad  esistere  con 
«Uri  sistemi,  riconosciute  quasi  dapper- 


U  N  I 
tutto  él^muoicipii  locali  eda'governi,corì 
alcuni  privilegi  e  prerogali vesino  agli  ul- 
timi tempi,  ue'quali  grandemente  si  di- 
minuirono ,  ancora  sussistendo  in  pochi 
stati,  e  in  alcuni  di  questi  in  poco  nume- 
ro, in  altri  però  le  maestranze  artistiche 
sono  in  pieno  vigore,  e  se  ne  ammirano  e 
godono  i  grandi  vantaggi.  L^istituzione  di 
sidatti  collegi  è  attribuita  da  Plutarco  e 
altri  a  Numa  Pompilio  2°  re  di  Roma,  e 
da  Floro  a  Servio  Tullio  6°  re  di  Roma, 
come  rilevai  a  Collegio  facendo  cenno 
degli  artistici,  e  che  dessi  erano  presiedu- 
tida  capi  maestri  dell'arti  chiamati  quin- 
quennali ,  perchè  5  anni  durava  la  loro 
carica.  Questi  collegi  si  ponevano  sem- 
pre sotto  la  protezione  di  qualche  rino- 
mato e  autorevole  personaggio,  non  solo 
per  contrassegno  d'onore,  ma  perchè  ne 
procurasse  la  conservazione ,  cercasse  e 
proraovesse  rincrementoe  la  perfezione 
dell'arte  o  mestiere.  Per  le  loro  beneme- 
renze, i  collegi  eressero  a' patroni  statue 
e  lapidi,  delle  quali  in  moltissimi  luoghi 
parlai  delle  superstiti.  In  vigore  della  leg- 
ge delle  Xll  tavole  non  era  permesso  a- 
gli  artieri  e  industrianti  di  erigere  in  niu- 
na  città  soggetta  alla  repubblica  romana 
alcuna  sodalità  o  collegio,  per  cui  non  e- 
rano  legittimamente  eretti  se  non  quel- 
li istituiti  con  decreto  del  senato  roma- 
no sotto  la  repubblica,  e  non  del  senato 
municipale,  ovvero  con  licenza  dell'im- 
peratore in  tempo  della  mouarchia.  Dis- 
se perciò  Marciano,  De  Collegiis,  I.  3,  § 
l:  JVisi  ex  S.  C.  auctoritate^  vel  Caesa- 
risy  Collegiuniy  vel  qaodcumque  tale  cor- 
pus conierity  cantra  S.  C.  et  mandata, 
et  consti tutiones  CoUegiiun  celebrai.  Dis- 
se ivi  pure:  Religionis  causa  coire  soda- 
les  non  prohibenlur ,  dunimodo  per  hoc 
non  fiat  contra  Senatui  consullnni,  quo  il- 
licita Collegia  arcenlur.  Eretto  così  un 
collegio  formava  una  università,  ed  avea 
la  propria  scuola  ornata  di  statue,  di  pit- 
ture, di  memorie  onorevoli  e  di  tulli  gli 
ornamenti,  nella  quale  si  adunavano  gli 
artefici,  formavano  le  loro  leggi,  i  loro 


U  N  I 

magistrati  ed  i  loro  patroni  ;  i  quali  pa- 
troni Plutarco  li  crede  originali  da  Ro- 
molo i. "re  e  fondatore  diRotna;  non  pren- 
devano allatto  mercede  da'loio  clienti,  e 
sarebbe  stata  un'infamia  se  si  fossero  ab- 
bassali a  questa  viltà.  Da  quest'uso  in- 
trodotto in  Roma  fra  la  plebe  e  il  senato, 
ne  derivò  quello  che  poi  fu  sì  frequente 
nelle  città,  le  quali  ognuna  scelse  in  Ro- 
ma un  soggetto  per  patrocinarla  ne'suoi 
interessi;  ed  altrettanto  e  per  Io  stesso  ef- 
fetto i  collegi  elessero  i  loro  patroni.  Chi 
era  eletto  patrono  ,  sapeva  la  sua  scelta 
dagli  ambasciatori  che  gli  spediva  il  col- 
legio, e  questi  gli  offrivano  le  tavole  ospi- 
tali a  nome  di  quel  corpo  che  l'avea  elet- 
to, le  quali  erano  anche  di  bronzo.  In  es- 
se era  registrato  il  decreto  del  collegio, 
da  cui  era  stato  stabilito  ili  spedirgli  l'am- 
basceria coir  offerta  della  tavola.  Sicco- 
me era  cosa  assai  decorosa  l'avere  molle 
clientele,  così  era  mollo  onorevole  il  pos- 
sedere un  numero  di  queste  tavole,  le  qua- 
li si  conservavano  nella  casa  del  patrono 
esposte  alla  vista  di  tutti,  e  viceversa  si 
conservavano  eziandio  o  nel  tempio  del- 
la loro  università  da'clienti,o  nella  cu- 
ria, o  nella  scuola  dove  si  congregavano, 
come  può  osservarsi  nello  Spalletli.  Ta- 
li ambascerie  si  composero  talvolta  sino 
di  i4  individui,  co'due  maestri  che  pre- 
siedevarìo  il  collegio,  e  i  due  questori  ch'e- 
rano i  primi  dopo  di  essi. I  privilegi  di  que- 
ste scuole  o  collegi  sono  distintamente  e- 
spressi  nella  I.  i,  it  cpiod  cii/usq.  iini- 
vcrs.  Quibus  auiem  pennissutn  est  cor- 
pus habere  Collegii,  Socielads^  sive  cu- 
juscumque  alterius  eorum  nomine^  pro- 
pr'aun  est  ad exempluni  reipublicae  ha- 
bere ves  commiines^  arcani  commuiieni^ 
exacloreiii  sh'eSyndicum^  per  qiiein piarli- 
qiiani  in  republicajquod  communi  ter  a- 
gi,  fieriqne  oporteni^  agatur^fiat.  I  col- 
legi si  eleggevano  i  capi  o  presidenti  o 
prefetti  con  diversi  nomi,  oltre  i  ricorda- 
li proiettori.  Mure'  Aurelio  aggitmse  ad 
essi  anche  il  privilegio  Maiinmittendi,  I. 
I,  If.  de  manutn  :  Divus  Marcus  oinui' 


UN  r 


% 


bus  Collegiis,  quibus  coeitndijus est j  ma' 
numittendi  polestatem  dedit.  E  a'  tecnp' 
di  esso  imperatore,  il  senato  accordo  lo- 
ro la  facoltà  di  accettare  i  legati  ;  per 
ultimo  affine  di  rendere  più  floridi  tali 
collegi, accrebbe  lo  stimolo  della  religio- 
ne, tS'-tZf^rfif  cui q ne  generi  apta,  come  as- 
serisce Plutarco.  iVotai  nel  voi.  LXlV,p. 
270,  che  l'imperatore  Alessandro  Seve- 
ro per  fire  rifiorire  in  Roma  il  comme^ 
ciò  della  seta,  non  solo  accordò  a'fabbri- 
calori  di  drappi  gran  privilegi ,  e  gli  e- 
senlò  da  molti  e  gravi  pregiudizi  ,  ma 
provvedendo  anco  al  buon  ordine,  divi- 
se ì  mercanti  e  gli  operai  in  differenti  cor- 
pi di  tiaflìchie  di  mestieri, dando  a  cia- 
scuno i  loro  protettori  cavati  da'loro  cor- 
pi, e  giudici  particolari,  i  quali  potessero 
over  conoscenza  de'loro  affari,  come  poi 
fecero  moltissimi  Papi  con  moltissime  u- 
ni  versila  artistiche.  Dice  Larapridio,  in 
Alex.  e.  33,  che  le  università  in  Roma 
erano  di  tante  sorti,  che  sino  i  venditori 
del  vino  e  de' lupini  formavano  il  pro- 
prio collegio:  Corporaomniwn  constiltdt 
f^inarioì'um,  Lnpinariorum,  Caligario^ 
rum,  et  oninino  omnium  artiuni.  Delle 
scuole,de*collegi  e  università  artistiche  an- 
tiche in  molti  luoghi  resi  ragione,  laonde 
qui  appena  dirò  d'alcuni, principiando  dai 
centonari.  Centonarius  in  italiano  sigui- 
fica  facitore  di  schiavine,  e  non  solo  e- 
rano  essi  addetti  a  cose  militari,  cioè  al- 
la provvista  de' panni  di  lana  ben  feltra- 
ta, o  artificiosamente  cucita  per  difende- 
re le  rocche,  le  navi ,  i  soldati  da'  colpi 
de'nemici,  ma  anco  a  fare  come  da  sar- 
tori con  provvedere  la  gente  vile  e  ì  ser- 
vi di  vesti  di  lana  per  ogni  loro  bisogno. 
Sotto  il  nome  di  centonari  venivano  qua» 
li  fi  cali  i  facitori  delle  grosse  coperte  da 
oppendersi  nelle  porte  a  guisa  di  portie- 
re ;  di  quelle  che  si  usavano  ne'  letti  di 
genie  vile,  o  che  si  adoperavano  ne'viag- 
gi  per  coprire  i  muli  ;  e  fhialnienle  i  faci- 
tori di  certe  vesti  rusticane  v.  servili.  In- 
somma i  centonari  erano  fabbricalori  di 
cose  vili  di  iuua.  Quulc  sia  »tulu  1'  urlo 


6  UNI 

(ÌGcìendrofori  non  si  sa  con  certezza.  Al- 
cuni pretendono  che  loro  mestiere  fu  di 
tagliare,  acconciare  e  trasportare  il  le- 
gname, e  venderlo  tanto  per  uso  del  fuo- 
co, quanto  per  le  fabbriche  e  de'legnaiuo- 
li,  non  che  per  uso  delle  navi,  delle  mac- 
chine militari  e  de'sagrifizi.  Gl'impera- 
tori Onorio  e  Teodosio  11  abolirono  il 
collegio,  come  incompatibile  colla  reli- 
gione cristiana  ,  perchè  in  corpo  si  adu- 
navano ne'Ioro  tempietti,  osservando  cer- 
te superstizioni.  Alcuni  vogliono  che  i 
dendrofori  non  appartenessero  a  cose  di 
gentilesca  superstizione,  e  che  furono  a- 
bolili  attese  le  superstizioni  che  osserva- 
vano nelle  loro  scuole.  Arnobio  però  av- 
verte ,  che  i  sacerdoti  di  Cibale  furono 
chiamati  dendrofori  ,  perchè  portavano 
unpinone'sagrifìzi  che  facevanoalla  dea. 
Altri  con  Cuiacio  dicono  che  solamente 
provvedevano  le  legna  pe'sagrifizi,e  per- 
ciò appartenenti  alla  religione  pagana, 
mentre  il  Salmasio  vuole  che  portassero 
i  rami  degli  alberi  nelle  pubbliche  pre- 
ghiere agli  Dei.  Il  collegio  i\e  pabulari 
conteneva  que' che  doveano  provvedere 
il  vitto  alle  milizie  quando  stavano  ne' 
quartieri  d'inverno,  ovvero  iu  tempo  di 
guerra  venivano  spedili  a  procacciare  le 
vettovaglie,  come  i  foraggieri,  e  il  nutri- 
mento pe'cavalli,  e  pare  che  ne  facessero 
commercio  e  traffico.  11  collegio  de  fab 
hii f  senza  la  qualifica  di  Lignarioruni, 
Sfruclorum,  Carpentariorum,  Fcrrario- 
ruffì,  ec.j  per  comune  sentimento  com- 
prendeva que'ohe  servivano  nella  fabbri- 
ca dell'armi  per  uso  della  guerra, la  qua! 
fabbrica  non  solo  era  nel  le  legioni,  ma  an- 
cora ne'luoghi  a' romani  soggetti;  armi 
ch'era  vietato  ad  altri  fabbricare,  come 
di  acquistarsi  da  altri.  Il  collegio  de'^/i,vK/- 
ri  si  componeva  di  queMeslinali  a  taglia- 
re le  Selve, e  a  trasportare  in  città  quel- 
l'infurmi  e  rozze  materie,  che  poi  lavora- 
te servivano  alla  guerra,  e  alle  fabbriche 
di  case  e  di  ponti,  e  al  mantenimento  e 
riparo  del  corso  de'fìumi;  al  quol  mestie- 
re attendevano  anche  i  dcudrolori,  esseu- 


UN  \ 
do  l'impiego  di  questi  quasi  consimile  q 
quello  de'  tignari.  Il  numeroso  corpo  de' 
tabernan'y  vendeva  le  cibariee  altre  cose 
a  minuto,  e  venne  stabilito  nel  366  sotto 
Onorio  e  Teodosio  II,  essendo  prefetto  di 
Homa  Lampadio.  Ho  preferito  questi  e- 
sempi  di  società,  fraternite  o  collegi  infe- 
riori del  paganesimo ,  perchè  non  rechi 
meraviglia  se  poi  anche  nel  cristianesimo 
si  formarono  sodalizi  e  università  anche 
di  bassi  mestieri  e  d'industrianti  volgari. 
L'avv.  Martinetti,  La  Diceologla,  t.  2,  p, 
526,  dice  che  le  corporazioni  di  arlii»ti 
esistevano  non  solo  tra'romani,  ma  anco 
tra'greci,  e  invita  a  consultare:  J.  Otto- 
ne Tabori,  Tractatiim^  Lipsiae  1718: 
De  CoUegiis  Artificumj  lo  Sponio,  Mi- 
scell.j  il'Bajero,  De  Collegiis  Opificiiin. 
E  siccome  non  v'ha  ristretta  corporazio- 
ne che  non  abbisogni  di  leggi  statutarie  e 
di  magistrati,  ciò  prova  dottamente  Gae- 
tano Marini,  Gli  atti  ^  monumenti  dei 
Fratelli  Àrvali^  Roma  1 795,  t.  i,p.  568! 
e  seg.  Cosi  le  molte  iscrizioni  del  Grufe- 
rò, del  Muratori,  il  Ludwig,  Reliquiae 
mss.  Codicum/\\  Fantuzzine'71/o/Htme«- 
li  Ravenna  ti, Desìóev'io  Spreti  neW  Iscri- 
zioni Ravennati i  ed  alti  i  insigni  scrittori, 
rammentano  gli  statuti  degli  artisti  an- 
che prima  dell'  epoca  di  Carlo  Magno  e 
ricordati  ne'suoi  Capitolari.  Gli  statuti 
in  progresso  di  tempo  furono  riformati 
a  seconda  delle  circostanze,  ma  sempre 
hanno  formato  una  legislazione  parziale 
e  rispettala  dagli  artisti,  anche  soggetta 
a  comminazioni  penali.  Osserva  il  Marti? 
netti,  che  fin  dal  pontificato  di  Calisto  IH 
del  1455  si  ricordano  le  sanzioni  o  ap-«, 
provazioni  in  forma  specifica  (anche  pri-lfl 
ma  di  tal  Papa), perchè  interessava  a'Pon- 
tefìci  d'incoraggiare  queste  leggi  statuta- 
rie. Una  gran  moralità  non  solo,  ma  un 
dettaglio  di  doveri,  insieme  ad  un  gran- 
de apparato  di  prudenza  civile  si  scopre 
in  questi  statuti,furmati  per  lo  più  dall'u- 
nione degli  uomini  i  piti  slimali.  11  lette- 
rato marchese  Luigi  M;»rini  nella  sua  bi- 
blioteca possedeva  una  raccolta    prezio- 


UN  I 
sa  di  tali  statuti  iV  università  artistiche, 
che  forse  saranno  passati  nella  Dibliote- 
ca  Vaticana  colle  rare  collezioni  degli  E- 
ditti  e  lW Diari  di  Roma  che  le  legò.Nel- 
l'associazioni  <le' cadaveri  gli  statuti  dal 
pili  degno  de'  confrali  si  portano  in  ma- 
no appoggiali  dalla  porle  del  cuore,  per 
prevenire  le  vertenze  che   potessero  in- 
sorgere anco  di  precedenza  con  altri  so- 
dalizi, ciascuno  conlenendo  la  data  di  sua 
istituzione,  perciò  si  può  subito  fare  il 
confronto.  Però  alcuni  hanno  per  statu- 
to di  cedere  a  lutti  gli  altri,  come  la  ri- 
spettabile Arciconfraternita  delle  sacre 
Stimmate  di  s.  Francesco,  per  imitare 
rumillà  di  quel  loro  palroco.  Se  poi  es- 
sa è  invitata  da  altra  a  prendere  la  pre- 
cedenza d'  anzianità  che  le  spetta,  ade- 
risce senza  ricusarsi.  Questo  sodalizio  ha 
anco  il  suo  Rituale  stampato,  come  al- 
tre. \J  Arciconfraternita  del  Gonfalone^ 
della  quale  riparlai  nel  voi.  LI,  p.  2  56, 
ed  a  Schiavo,  come  la  più  antica  di  Ro- 
ma non  interviene  alle  sagre  funzioni  con 
altri  sodalizi,  per  non  voler  cedere  a  nes- 
suno la  preminenza.  L*  arciconfraternite 
aggregate  alle  patriarcali   basiliche  di 
Roma,  precedono  le  altre  benché  più  an- 
tiche d'origine,  ed  alzano  per  stemma  le 
Chiavi  pontifìcie  incrociale  e  sovrasta- 
te dal  triregno.  Già  all'articolo  Confra- 
ternita ,  società  e  adunanza  di  persone 
divote  stabilite  in  alcune  chiese  o  ora- 
toìil  per  celebrare  alcuni  esercizi  di  re- 
ligione e  di  pietà,  compresa  la  visita  del- 
le iSelle  Chiese  di  Roma  (^.),  o  per  ono- 
rare particolarmente  un  sagro  mistero, 
la  B.  Vergine,  o  un  santo,  non  che  per 
esercitare  uffizi  e  opere  caritatevoli,  come 
di  dispensa  di  Doti  alle  zitelle  o  mona- 
cande, anche  con  roversi,  i  quali  consi- 
stono in  un  pezzo  di  drappo  per  fare  una 
veste  ordinariamente  del  colore  del  sac- 
co del  sodalizio  che  dota,  e  talvolta  pu- 
re con  un  velo  per  ammantarsi  le  dola- 
le, quando  queste  devono  fare  la  s.  co- 
munione pel  bencfallore  che  fondò  la 
dotazione  e  per  rintervento  olle  proces- 


UNI  7 

sionl;  pìelsllluzloni  che  hanno  altresì  per 
iscopod'aiutare  gl'infermi  delle  medesime 
e  tumularne  i  defunti  nella  Sepoltura; 
con  distribuzioni  a'  frequentanti  di  can- 
dele, pepe  e  altro,  il  che  dissi  ancora  nel 
voi.  LXVn,  p.i47J  composte  da  persone 
unite  col  vincolo  di  fratellanza  cristiana, 
dissi  che  derivarono,  secondo  alcuni,  da 
quelle  degli  ebrei,  e  da'collegi  de'pagani 
che  trattavano  le  cose  sagre,  ma  con  di- 
verso spìrito  e  morale  di  cristiana  carità. 
Quindi  ad  esempio  delle  cristiane  confra- 
ternite, secondo  il  praticato  dall'antichi- 
tà, in  seguitosi  formarono  speciali  soda- 
lizi composti  d'individui  esercitanti  una 
medesima  arie  o  mestiere  e  industria,  ed 
anche  miste  di  artefìci  e  commercianti  le 
cui  industrie  e  professioni  aveano  tra  lo- 
ro analogia  e  corrispondenza,  e  si  chia- 
marono Scuole  e  Università  artisti- 
che. Furono  saggiamente  istituite  an- 
che per  riunire  gli  animi  ne'  bassi  se- 
coli fieramente  divisi  da*  partiti  massi- 
me de*  Guelfi  e  Ghibellini,  de'  Bian- 
chi e  de'  Neri  (/^^.),  e  da  altre  deplora- 
bili furiose  fazioni,  che  per  diversi  seco- 
li turbarono  e  insanguinarono  la  socie- 
tà. Ad  esempio  delle  confraternite  le  pie 
unioni  delle  università  artistiche  si  pro- 
curarono o  fabbricarono  proprie  chiese 
e  oratorii,  spedali  e  anche  propri  cimite- 
ri,  formarono  statuti  provvidenlissimi, 
regolatori  non  meno  delle  loro  pratiche 
religiose,  che  dell'esercizio  delle  loro  ar- 
ti, mestieri  e  industrie  per  la  buona  con- 
cordia tra  essi,  e  pel  prosperamento  del- 
le rispettive  arti,  mestieri  e  Irallìci.  Sicco- 
me molle  chiese  già  appartenenti  all'u- 
niversità artistiche,  passarono  in  pro- 
prietà di  dilferenli  sodalizi,  per  conser- 
varne la  memoria  pazientemente  ne  rac- 
colsi le  notizie  sui  librilo  con  accessi  perso- 
nali quando  trovai  dubbie7ze  o  contrad- 
dizioni negli  scriltori,le<|unli  non  sono  ra- 
re. Molte  implorarono  dalla  s.  Sede  oda* 
vescovi  d'essere  costituite  in  Confrattrni' 
le,  e  poi  alcime  furono  elevale  al  grado  di 
Arciconfraternite.  I  l*api  o  i  miniicipii 


8  UNI 

dierono  a'ioro  consoli  il  gius  di  giudicare 
e  senlenziare  nelle  questioni  insorte  tra 
quelli  esercitanti  mestieri  o  trallìci, sopra 
argomenti  cV  arte  o  industria  e  sulla  ese- 
cuzione de'propri  statuti.  Per  queste  so- 
cietà universali  e  nazionali  d'artisti  e  in- 
dustrianti, i  loro  consoli  avendo  1'  eserci- 
zio della  giurisdizione  civile,  perciò  era- 
no noverati  tra'  giudici  de'  Tribunali  di 
Roma  (F.).  Il  vocabolo  di  Re  (F.)  fu  u- 
sato  ancora  per  significare  molti  capi  di 
diverse  università  artistiche  e  altre  cor- 
porazioni, primeggiando  tra'lorocoinpa- 
gni,eil  esercitando  su  di  essi  quilche  spe- 
cie d'autorità  e  di  comando.  Perciò  in  al- 
cuni luoghi,  come  in  E' rancia,  vi  fu  il  re 
de'merciaiuoli,  carica  considerabilech'e- 
sercilava  autorità  sulle  cose  commercia- 
li; i  re  de'curiali,  de'balestrieri,  degli  ar- 
chibugieri,de'geometri  o  agrimensori,  de* 
suonatori,  e  così  di  altri  mestieri  ed  eser- 
cizi industriali.  A  Roma  dissi  de'consoli 
dell'università  artistiche,  e  di  altri  titoli 
onorifici  esprimenti  autorità  e  dignità. 
E  quanto  agli  statuti  dell'università  arti- 
stiche ,  arroge  che  qui  riproduca  il   di- 
chiarato da  Pio  VI  nel  confermare ^y/rtr^w- 
tontni  Universilatis  degli  Affidali ,  de* 
qiuili  a  suo  luogo  parlerò.»  Fu  sempre  sa- 
vio e  lodevole  costume  ,  non  uìeno  che 
provvido  consiglio  di  tutti  quelli, che  ad- 
detti all'esercizio  delle  arti  o  professioni, 
vollero  unirsi  in  un  corpo  ,  ed  erigere  u- 
na  università,  di formarequelle  leggi  par- 
ticolari, che  giudicarono  più  alte  ed  op- 
portune per  il  buon  regolamento  de'lo- 
ro  interessi,  ben  persuasi,  che  senza  la  gui- 
da di  queste  non  avrebbero  mai  potuto 
condurre  a  buon  termine  i  di  loro  affari. 
Quindi  è,  che  con  queste  leggi  particola- 
ri formarono  li  di  loro  rispettivi  statuti, 
all'osservanza  de' quali  si  soggettarono, 
riportandone  per  maggior    fermezza  ed 
inviolabile  osservanza  l'approvazione  dai 
legitlimi  superiori,  conforme  lo  ditnostra- 
no  ad  evidenza  tutte  quelle  università, 
che  in  quest'alma  città  di  Roma  si  tro- 
vano erette".  Allorché  poi  in  Roma  e  al- 


U  N  I 
trove  furono  aboliti  i  privilegi  statutari, 
la  maggior  parte  dell'  università  artisti- 
che costituite  in  confraternite  con  propria 
chiesa  restarono,  e  ne'luoghi  municipali 
continuarono  a  intervenire  alle  pubbli- 
che processioni;  nel  resto  continuando  ad 
esercitare  l'opere  di  pietà,  ed  alcune  con- 
servano pure  i  loro  particolari  F.pedali  e 
cimiteri.  Egualmente  come  le  confrater- 
nite, l'università  artistiche  si  posero  sot- 
to gli  auspicii  d*  un  cardinal  Proiettore  e 
la  du'ezione  d'uri  prelato  Primicerio i^F.^^ 
assumendo  particolari  insegne  e  Slendar» 
do  (^.),  e  nella  maggior  parte  adottan  - 
do  la  veste  penitente  dei  Sacco  (f^.).  Di 
questo  ragioìia  Camillo  Fanucci  a  p.  8  del 
suo  pregievole  Trattalo  di  tutte  l'Opere 
pie  dell'  alma  città  di  Roma,  ivi  i6or, 
e  fu  il  r.°  benemerito  che  trattò  ex  pro- 
fesso questa  materia.  Egli  dopo  aver  con 
Polidoro  Virgilio  riferita  l'origine  delle 
confraternite  all'esempio  degli  Apostoli,  i 
quali  dopo  la  gloriosa  morte  e  risurrezio- 
ne del  Salvatore,  cominciarono  a  fare  con- 
gregazioni e  adunanze,  consigliando,  fa- 
cendo orazioni,  limosine  e  altro  per  l'in- 
cremento della  religione  cristiana;  quan- 
to a'sacchi  adottali  poi  da'confrati,  la  di- 
ce imitazione  de'  niniviti  convertiti  a  pe- 
nitenza dal  profeta,  che  vestironsi  di  sac- 
co, leggendosi  nella  s.  Scrittura  esser  a- 
bito d'orazione,  di  cilizio,  di  pianto,  di  do- 
lore e  di  penitenza,  e  ne  riporta  i  diver- 
si testi.  L'istiliizione  deli'tuiiversità  arti- 
stiche non  andòdiigiunta  dal  riunirsi  sot- 
to l'invocazione  d'alcun  santo  a  princi- 
pale patrono,  o  della  B.  Vergine,  o  di  ab 
cimo  de'di  vini  misteri.  Il  p.  Me  nocino  nel- 
le Stuorp.  ^  t.  1  ,  centuria  5.^  ci  diede  il 
Gap.  (io:  Deili  santi  che  si  onorano  e  in- 
vocano come  protettori  delle  scienze  e  ar- 
ti,  e  iti  alcune  sorti  d'infermità.  Dice  es- 
sere uso  de'fedeli  di  avere  particolare  di- 
vozione e  di  ricorrere  ad  alcuni  santi  co- 
me protettori  (l'aloune  arti  ofìcoltà,  ©co- 
me da  Dio  privilegiati  per  soccorrere  in 
certi  mali  gl'infermi.  Quindi  s.  Giuseppe 
sposo  di  Maria  Vergine  è  protettore  de' 


U  i\  I 

Iegnninor»,percliè è  tradizione  antica,cli'e- 
gli  esercitasse  quest'arte,  sebbene  s.  Giu- 
stino «nailire  tiene  che  fosse  fabbro  di 
ferro.  Di  s.    Eligio  vescovo  di  Noyon   si 
scrive  ch'egli  fosse  stalo  orefice  e  fabbro 
ferrare, e  che  fabbricasse  le  casse  dove  ri- 
posano s.  Germano  vescovo  di  Parigi,  s. 
Luciano, s.  Genoveffa,  s. Colomba,?.  Mas- 
simiano, s.  Giuliano,  s.  INIarlino,  s.  Bri- 
zio ,  s.  Dionisio  ec.  Li  sartori  sono  sotto 
il  patrocinio  di  s.  Omobono  cremonese, 
ih'  esercitò  tale  arte.  Li  cakohu'i  de' ss. 
Crispino  e  Crispiniano,  i  quali  tuttoché 
fossero  nobili ,  non  isdegnarono  di  far 
quest'arte.  E  ad  essi  può  aggiungersi  s. 
Aniano  vescovo  d'Alessandria,  il  quale  di 
giovinetto  esercitò  l'  arte  di  scarpinello, 
ed  entrando  in  quella  gran  metropoli  s. 
Marco  evangelista  suo[.°vescovo,  e  tro- 
vatolo sulla  portagli  die  ad  acconciare  le 
sue  scarpe,  il  che  facendo  Aniano  si  feri 
colla  lesina;  s.  Marco  lo  guar'j,  il  prese  a 
discepolo  e  poi  l'  ebbe  a  successore.  1  ss. 
Claudio,  Nicostrato,  Sinforiano,  Castorio 
e  Simplicio  martiri,  furono  scultori  e  poi 
protettori  degli  scalpellini  e  altri  scultori. 
De'pittori  ha  la  prolezione  s.  Luca,  come 
anco  de'medici,  perchè  s.  Paolo  lo  chia- 
ma medico.  Di  questa  stessa  professione 
ddlla  medicina  furono  i  ss.  Cosma  e  Da- 
miano fratelli, e  sono  patroni  de'barbieri 
comechè  prima  essi  quasi  tutti  esercitava- 
no la  bassa  chirurgia.  Protettrice  de'cie- 
chi  (della  compagnia  di  s.  Elisabetta  de' 
ciechi  e  storpi  di  Roma,  parlai  nel  voi. 
LVj  p.  i4>  e  in  seguito  ne  riparlerò  a' 
suoi  luoghi)  e  de'malati  d'occhi  è  s.  Lu- 
cia, non  perchè  nel  martiriOj  le  furono 
cavati  tali  organi  della  vista,  ma  pel  suo 
nome  derivante  dalla  luce;  de'bouibar- 
dieris.  Bai  bara  (autihe  della  milizia).  De- 
gli avvocali  e  curiali  è  patrono  s.  Ivo,  il 
quale  senza  prezzo  e  per  amor  di  Dio  di- 
fendeva le  cause  de'poveri,  delle  vedove 
e  de'pupilli,  {lerciò  è  protettore  anche  di 
essi;  de' nolari  s.  Genesio  notaro  e  n»ar- 
tire;  degl'iiKjuisilori  s.  Pietro  inartiie  ilo* 
iiicuicauu.  il  vescovo  Ui  2^ula  s.  PaohuO) 


UNI  9 

essendo  stalo  schiavo,  coltivò  l'orto  del 
getjero  del  re  de' vandali;  per  umiltà  s. 
Alessandro  filosofo  esercitò  l'  arte  vile  e 
sordida  del  carbonaro  ;  onde  potrebbero 
essere  protettori,  il  i.**  degli  ortolani,  il 
1°  de'carbonari.  Degli  studenti  sono  av- 
vocati s.  Nicola  di  Bari  es.  Caterina  ver- 
gine e  martire  (questa  lo  è  pure  de'pre- 
lati  uditori  di  rota:  anzi  della  scolaresca 
è  proletlore  s.  Luigi  Gonzaga  ancora). 
De'leologi   sono  patroni  s.   Agostino,  s, 
Tommaso  d'  Aquino  e  gli  altri  dottori 
dell.»  Chiesa.  De'naviganti  è  protettore  s. 
Nicola,  de'carcerati  S.Leonardo, degli  ap- 
pestati s.   Rocco  e  s.  Sebastiano,  ec.  Lo 
slesso  p.  Menochio  nella  cent.  6.'  ragio- 
na nel  cap.  63  :  Che  non  sì  deve  dispu- 
tare se  questo  o  quel  santo  sia  appres" 
so  Dìo  (li  maggior  merito^  o  abbia  pìU 
gloria  in  cielo.   Però  insieme  avverte, 
che  non  si  può  condannare,  né  stimare 
riprensibile  il  paragone  che  talvolta  fau- 
no i  Sanli  lodando  altri  Santi  nelle  spe- 
ciali virtù  in  cui  singolarmente  fioriro- 
no. Egualmente  non  è  censurabile  il  far 
paragone  delle  azioni  mirabili  e  gloriose 
imprese  di  due  Santi,  considerando  quel- 
lo che  spicca  maggiormente  nell'  uno  e 
neH'.dlro,  quando  non  si  faccia  per  de- 
jnimere  V  uno  per  far  risaltare  T  altro, 
dovendosene  lasciare  il  giudizio  a  Dio  sui 
loro  meriti,  il  quale  dev*  essere  onorato 
e  lodato  in  ciascuno  di  essi;  per  quan- 
to e  pieno  d*  unzione  si  legge   nell'au- 
reo libro  Dell'  Imitazione  di   Cristo  , 
lib.  3,  cap.  5S.  Il  vescovo  Sarnelli,  Let' 
tere  ecclesiastiehe,  t.  io,  p.  29,  riporta 
la  seguente  bellissima  riflessione  del  ce- 
lebre cardinal  Pallavicino  gesuita  nel  li- 
bro, L'  Arte  della  perfezione  cristiana. 
Ogni  onesta   professione  può  esercitarsi 
da'cristiani  sì  perfettamente,  che  giunga 
alla  virtù  eroica,  la  (|ualeovesia  manife- 
stata alla  Chiesa  con  sicura  te>timonian- 
ZI  da  Dio,  riceva   incensi  e  altari,  cioc- 
che non  avveniva  tra  le  superbe  creden- 
ze de'ciechi  gentili.  Quindi  è  ohe  nbbia- 
uiu  uui  ti'u'suuli  cuuuui^z.ali  d.  Omubuuo 


IO  UNI 

sartore,  s.  Isitloro  agricoltore,  s.  Alessan- 
dro carbonaro,!  ss.  Crispino  e  Crispinia- 
juo  calzolari,  i  ss.  Diitistano, Ferrare,  Pro- 
colo e  Massimo  muratori,  s.  Paolo  for- 
narOj  s.  Vinoco  n»olinaro,  s.  Riccardo  coc- 
chiere e  carrozziere,  ed  altri  di  tutte  le 
onesle  professioni.  In  più  luoghi  storica- 
mente rilevai  che  moltissimi  artefici  ,  e 
Lalltrali  (F.)  di  famiglie  basse  ,  oscure 
non  Nobili  (/^^.),  di  tutti  furono  nobilita - 
tori,  per  la  nobiltà  dell'  ingegno  e  delie 
virtù,  lutti  i  saggi  convenendo  d'atlri. 
buire  più  grande  valore  alla  nobiltà  ot- 
tenuta col  merito,  che  a  (juella  fondata 
soltanto  sopra  una  serie  d'antenati,  o  dei 
Titoli  d'onore [f^.)  o  di  decorazioni  eque- 
stri ormai  il  più  delle  volle  provocate!  Se 
non  meritate,  servino  almeno  di  slimolo 
alle  nobili  imprese  e  all'esercizio  delle 
virtù.  Di  che  riparlai  nel  voi.  LXVIIl,  p. 
i5i,  ripetendo  la  sentenza  :  La  nascita 
fa  il  Gentiluomo;  la  virlu  sola  fa  il  Ca- 
valiere. Ivi  dissi  pure  di  que'di  basso  li- 
gnaggio, ma  discendenti  anch'essi  da'co- 
rnuni  proto-genitori  Adamo  ed  Eva  (tut- 
ti poi  redenti  col  prezioso  Sangue  di  Ge- 
sù Cristo),  i  quali  per  le  loro  illustrazio- 
ni, sapere  e  virtù  s'innalzarono  per  me- 
liti esclusivamente  personali  alle  più  su- 
blimi dignità  o  a  celebrità  imperitura. 
La  vera  nobiltà  consiste  nella  virtù  co- 
nosciuta: Nobiliias  nihil  aliud  est,  quani 
cornila  virtus,  come  la  definì  Cicerone. 
Disse  s.  Gio.  Grisostomo;  La  virili  del- 
l'animo e  non  la  nobiltà  de  nostri  mag- 
giori fa  V  uomo  nobile,  chiaro  ed  illu- 
stre. Sulla  vera  nobiltà  si  può  vedere  il 
ca  V.  ^ngtW, Memorie  storiche  delC ordine 
yi arcato  dello  Sperone  d'  oro,  p.   120  e 
seg.  Egli  tra   le  altre  sentenze  riporta 
quella  pure  di  Falaride  le  di  Girgenli 
benché  lirarmo:  Io  non  trovo  altra  vera 
nobiltà,  che  la  virtù  _,  tutte  le  altre  cose 
sono  soggette  alla  gran  volubilità  dell'in- 
stabile mondo,  ed  uno,  quantunque  na- 
to in  basso  e  umile  stato,  purché  sia  vir- 
tuoso e  buono,  può  divenire  nobilissimo. 
Aggiunge  l'Angeli,  che  Tarquinio  Prisco 


UNI 

re  dì  Roma  celebratissimo,  nacque  di  pa^ 
dre  mercante  e  di  madre  serva,  L'arpi- 
nate  G.  Mario  dall'aratro  passò  a  domi- 
nare nella  repubblica  romana.  Pertina- 
ce imperatore  era  figlio  d'un  carbonaro. 
L'imperatore  Giustino  I  era  uscito  dalla 
casa  d'un  bifolco.  L'imperatore  Marzia- 
no era  di  nascila  oscuiissima.  Viviani  da 
povero  contadino  diventò  il  piùgran  ma- 
tematico del  suo  secolo,  dopo  il  Galileo, 
ch'ebbe  a  maestro.  IlGelli  dall'umile  con- 
dizione di  sartore  potè  innalzarsi  f  ra'più 
eleganti  scrittori  d'  Italia.   Avvenne  lo 
stesso  al  Burchiello,  barbiere  di  profes- 
sione, divenuto  da  se  un  rinomatissimo 
poeta  giocoso.  L'insigne  Spontini  fu  a  Je- 
si un  sartore  ,  e  poi  divenne  un  colosso 
musicale,  li  sommo  Canova  nacque  po- 
verissimo in  Possagno,  e  ciò  non  ostan- 
te, mercè  il  particolare  suo  genio,  si  fece 
vedere  il  redivivo  Fidia  italiano,  Di  que- 
sti esseri  privilegiati  da  Dio  potrei  farne 
un  copioso  catalogo,  ma  bastino  per  sag- 
gio i  ricordati.  I  belli  ingegni  emergono 
da  per  loro;  e  chiunque  abbia  sortito  dal- 
la natura  forza  straordinaria  d'ingegno 
e  d'intelletto,  con  mezzi  straordinari  si 
appalesa  e  giunge  alla  meta.  La  storia  di 
tutti  i  popoli  ce  ne  fa  fede  non  dubbia, 
La  Patria  e  i  Parenti,  come  provai  in 
quegli  articoli,  ossia  la  bassa  origine  e  l'o- 
scura condizione  non  è  impedimento  al 
sommo  Pontificato ,  e  molli  di  tali  con- 
dizioni meritamente  vi  ascesero  e  glorio- 
samente regnarono.O  Nobile oServo{V.), 
o  artista  o  artefice  ,  disse  un  moderno  : 
«Dobbiamo  conoscere  e  convincerci  che 
oramai  nella  società  umana  ogn»  uomo 
è  valutato  soltanto  per  quello  che  perso- 
nalmente vale,  e  nulla  più  1  "  Questo  non 
è  già  un  pizzico  di  Socialismo  (F.)  o  co- 
munismo, lutt'altro;  poiché  senza  il  me- 
rito e  senza  le  virtù  ninno  degnamente 
si  può  elevare,  e  procacciarsi  la  pubbli- 
ca stima.  Anche  nell'esercizio  di  qualun- 
que mestiere,  si  può  ciascuno  distingue- 
re, colla  religione,  la  probità  e  la  capaci- 
tà; si  può  ancora  santificare,  come  da'ri- 


V  NI 

feriti  esempi,  e  precipuamenle  col  rasse- 
gnarsi e  conlenlarsi,  sebbene  dolalo  di 
maggiori  intelligenze,  nella  posizione  in 
cui  Iddio  r  lja  posto  in  questa  transito- 
ria e  breve  esistenza,  per  meritarsi  l'e- 
terna salute.  Sì  legge  nel  l.  24,  p.  4^  'l^'" 
V Album  dì  Roma,  La  veste  non  fa  il 
Vionnco.  La  croce  non  ja  il  cavaliere. 
Lai  toga  non  fa  il  professore.  La  bar- 
ba non  fa  il  filosofo. 

Le  università  artistiche  furono  sempre 
a  cuore  de' Papi,  onde  si  mostrarono  con 
(?sse  benignamente  larghi  di  approvazio- 
ni, di  privilegi,  di  concessioni  di  chie- 
se, per  ri.icremento  dell'arti,  de'meslie- 
ri  e  dell'industria,  confermando  eccel- 
lenti leggi,  statuti  (di  questi  l'eruditissi- 
mo d/  Andrea  cav.  Belli  ne  possiede  la 
rara  collezione  di  circa  60)  e  regolauìen- 
li.  Gli  uni  egli  altrianlicauienle  e  prima 
deli3i5,  e  colla  furmola  riferita  da  Vi- 
tale, Storia  de' senatori  di  Roma  ^^.  3o8, 
furono  molte  volte  ap[)rovali  anche  da' 
Senatori  di  Roma  (f^.J,  P  tali  conferme 
servirono  poi  a  stabilire  meglio  l'epoche 
di  loro  serie  cronologica  (a  completare 
la  mia  qui  aggiungo,  che  il  Giornale  di 
Romade^Yii  1  febbraio  1807  riporta,  che 
il  Papa  con  biglietto  del  ministro  dell'in- 
terno, ha  non)inalo  Senatore  di  Roma 
il  principe  d.  Domenico  Orsini,  il  quale 
come  dissi  a  quell'articolo  già  lo  era  sta- 
to; indi  nella  mattina  de'i3  coli' intera 
magistratura,  portossi  in  grande  treno  al 
Vaticano,  ove  il  Papa  nella  camera  del 
trono  l'ammise  a  prestare  il  giuramento, 
unitamente  a'nuovi  conservatori:  poscia 
il  senatore  e  i  conservatori  passarono  a 
ossequiare  il  segretario  di  stato).  11  p.  Plel- 
tenberg  riferisce  nella  Notitia  Tribuna- 
li uni  Curine  Romanac,  e.  4*^»  §  ^  De  foro 
Capitolino 3  seujudicio  Setialoris,  etCon- 
servatoruni  Urbis.  Suntpraelerca  in  Ca- 
pìlolio  sìngnlaria  quaedani  Subsellìa,  in 
nuibus  opi/ìcia  elarles  ni  sunt  Mercato- 
rum  ,  lìJerciariornm  ,  Aroindlarioruniy 
Piinnarioruuì,  aUoruinque plurimoruiii 
ai  ti/icum^  quorum  in pensUi  tabula  sunt 


UNI  II 

descrìpta  nomina  sub porticu^  ex  his  sin- 
guliie  tribus  smini  sibieligunt  Consulem. 
Quae  uelul  tribunicia  immunità^  cumju' 
risdictione  et  indultis  civibus  concessa  est 
et  confìrmata  per  diversos  Ponli/lces 
Martinum  V,  Paulum  TII,Juliitm  III, 
Pium  IP^j  Gregoriani  XIII,  const.  Al- 
mam  Vvhemialiosque.  Sunt  vero  Consu- 
les  Judices  competentes  in  causis  ad  ar- 
iem  cujusque  tribus  spectantibus.  Marti- 
nus  V const.  6,  Sixtus  V const.  1 4-  Qnod 
sì  homotechni  Sociique  tribus  suae  Con- 
sules  gravari  sentiant ,  rem  deferunt  ad 
Conservatores  Urbis.  Ad qnos  etiam pro- 
vocare possunt  artifices  a  scntentiis  suo- 
rum  Consulwn.  Nel  voi.  LXIV,  p.  52  e 
61,  trattai  del  tribunale  di  Campidoglio 
de'Conservalori  di  Roma,  cjje  procedeva 
sopra  i  ricorsi  de'consoli  dell'  università 
delle  arti  e  mestieri,  come  giudici  ordina- 
ri delle  loro  appellazioni;  e  dissi  che  i 
consoli  stessi  intervenivano  al  bussolo  per 
l'elezione  de'giudici  di  Campidoglio.  Nel 
secolo  XIV  doveano  i  consoli  ei  camer- 
lenghi dell'arti  rendere  ragione  dalla  Tor- 
re (F.)  del  Mercato  [F.)  di  Ro«na  pres- 
so Campidoglio.  Dagli  statuti  di  Roma 
apparisce,  che  quelle  arti  0  professioni,  che 
formavano  corpo  o  collegio,  eleggevansi 
fin  da  quel  tempo  i  loro  consoli  e  camer- 
lenghi, i  quali  durare  non  potevano  in  uf- 
ficio oltre  un  anno,  essendo  obbligati  di 
rendere  ragione  nel  detto  sito  a  ciò  desti- 
nato. Quod  Consulcs  Ariium  reddant 
jiis  a  Turre  Mercati  versus  CapiloUum. 
Statuimus ,  et  orduiainus  y  quod  nullus 
Consul,  velquivis  alius  audeat,  necprae- 
sumat  quoque  modo  tenere  Curiam  ejus^ 
et  reddere  rationem  interillos,  quibus  de 
/ lire j  et  ex  forma  Statutorum  Urbis  per- 
missum  esty  et  consuetum  in  aliqua  par- 
te Urbis,  nisi  tantum  dumiaxat  a  Tur- 
re  Mercati  superversus  Capitolium  ,  et 
in  loto  ipso  Foro  yCt  nihilominus  gesta  per 
talem  Consulem  ,  et  queincumque  aiiud 
Officialem  extra  loca  praedicta  sint  nul- 
la ipso  jure ,  et  nullus  Offlcialis  Curine 
debeai  ipsos  processus  senlentias  execu- 


IO  UNI 

(ioni  mandare.  Questa  stessa  Torre  del 
Mercato  si  trova  espressamente  nomina- 
la nella  conferma  degli  statuti  dell'  arte 
della  lana, fatta  a'9  agosto  iSyi  da'con* 
servatori  di  Rojna  ,  che  facevano  le  veci 
del  senatore,  ordinandovisi:  Quod  Con- 
sules  diclae  Artis  debeant  sedere ,  etjas 
reddere  wiìcuique  de  Arte  ipsorum  a 
Turre  Mercatisiipraversus  Capìlolmm^ 
et  per  taluni  Forum,  secunduni  forniani 
novorum  Slatulorum  Urbis.  Ne'  famosi 
giuochi  e  spettacoli  clamorosi  d'Agone  e 
di  Teslaccio,  cheaveano  luogo  in  Roma 
pel  Carnevale  di  Roma  e  nel  /Ife^e  d'a- 
gosto, e  da  me  descritti  ne'  voi.  X,  p.  84 
e  seg.,  XXXI,  p.  177  e  seg.,LXI  V,p.  38  e 
seg.,  e  62,  in  essi  v'intervenivano  e  pren* 
devano  parte,  oltre  l'  università  degli  e- 
brei,  le  romane  università  artistiche,  con 
tulli  gli  artigiani  e  addetti  di  ciascuna  ve- 
stili decorosamente.  Negli  statali  di  Ro- 
ma composti  sotto  Eugenio  IV  nel  1 44^5 
poi  riimovati  in  tempo  d'Alessandro  VI 
e  stampali  nel  1  52  3,  in  ordine  a'ricorda- 
ti  giuochi,  ed  alle  processioni  solenni  di 
cui  vado  a  parlare,  si  trovano  le  seguen- 
ti ordinazioni.  Che  i  conservatori  di  Ro- 
ma dovessero  con  diligenza  rivedere  e 
tassate  le  spese, che  si  facevano  dalle  uni- 
versità dell'arti.  Quoscumque  inlroiluSy 
et  exitus,  et  ConipuLus  (^amerae  praedi- 
ctae ,  et  Canierarios ,  per  Universitales 
Artium^sweUi  Ludispublìcis^  etsoletnni- 
bus  Festlvitatibus  ,  quae  in  Urbe  in  As' 
snmplione  B.  M.  ^ir^inis  de  mense  au- 
gusti, et  in  Agone  et  Testacio  celebran- 
tur  ,  diligentissime  recidere  et  taxare. 
Trattasi  pure:  De  Judaeis  non  cogendis 
per  Consules  ad  solvenduni  per  Duple- 
riwn  B.  y.  de  mense  augusti.  Nel  voi. 
LXll,  p.  61,  72,  73  e  76,  ragionai  delle 
celebri  processioni  nelle  quali  si  portava  la 
prodigiosa  immagine  Acheropita  del  ss. 
Salvatore,  che  si  venera  nel  santuario  del- 
la Scala  santa  {^f^ .)^co\\i.\  Lavanda  dei 
p/V/i  (/^'.)  della  medesicua,  massime  nel 
giorno  della  vigilia  per  lo  scoprimento  e 
piouessioue  delia  as.  Imma^iue^e  iu  quel» 


UN  T 
lo  delia  festa  e  processione  dell'  Assunta 
alla  basilica  Liberiana  con  pompa  mae- 
stosa e  trionfale,  con  l'inlervento  del  Pa-  • 
pa,  de*  cardinali,  del  clero  ,  del  prefetto 
di  Roma,  del  senato  romano,  e  del  popo- 
lo scompartito  nelle  sue  arti  e  confrater- 
nite co'  loro  consoli,  delle  scuole  e  della 
curia.  Narrai  pure  che  nella  desolazione 
cagionata  a  Roma  nel  1084  da  Pioberto 
Guiscardo  ,  la  compagnia  de'  macellai 
composta  di  ardimentosi  e  forti,  traspor- 
tò la  ss.  Immagine  Acheropita  nella  chie- 
sa di  s.  Giacomo  al  Colosseo  e  la  difese. 
In  premio  fu  concesso  alla  compagnia  il 
privilegio  d'intervenire  alla  solenne  pro- 
cessione con  elmo  in  capo  e  usbergo  (eoa 
corazze  e  celate  in  capo  o  altra  armatu- 
ra di  testa,  secondo  i  tempi),  con  fiaccole 
in  mano,  e  con  tizzoni  di  legni  preparati 
e  accesi,  o  bastoni  armati  di  fuoco,  intor- 
no e  vicino  alla  medesima  ss.  Imcnagine, 
per  difenderla  e  trattenere  la  calca  del  po- 
polo onde  non  fosse  impedito  l'incedere  ai 
portatori.  Perciò  i  macellai  furono  detti 
gli  Stizzij  e  il  sodalizio  la  Compagnia  de» 
gli  Stizzi,  ricevendo  i  confrati  di  essa  in 
dettogiorno  nell'ospedale  del  ss.  Salvato- 
re la  colazione  e  ristoro,  e  nel  giorno  del- 
la Purificazione  una  libbra  di  cera  dalla 
compagnia  del  ss.  Salvatore.  Per  tale  be- 
nemerenza fu  loro  inoltre  accordala  nel- 
la festa  dell'Assunta  l'annua  liberazione 
d*  un  condannato  a  morte  (tale  privile- 
gio comune  ad  altri  sodalizi  soppresse  In- 
nocenzoX,  e  definitivamente  Pio  VII,  que- 
sti soltanto  conservandolo  a  quello  di  s, 
Giovanni  Decollato  della  Misericordia 
per  assistere  gli  slessi  condannali  al  sup- 
plizio, il  che  rimarcai  pure,  riparlando  di 
esso,  nel  voi.  LXXVIII,  p.  65:  qui  poi  mi 
piace  notare  che  negli  statuti  di  Roma, 
rinnovali  nel  pontificato  d'Alessandro 
VI,  nel  cap.  23  fu  stabilito,  che  quello 
il  quale  fosse  stato  liberato  dal  carcere 
nel  dì  dell'Assunta,  ex  benignitateSS.  D. 
IV.,  non  possa  ulterius  sìmileni  grati  ani 
obtinere).  Ma  i  macellai  eccitando  talvol- 
ta ueiraccoiDpagua aleuto  disordini,  risse 


U  N  I 

e  lumnllì,  nel  i55i  si  decretò  da'guar- 
diiini  del  ss.  Salvatore,  ed  approvò  Giu- 
lio 111,  che  non  più  intervenissero  alla 
processione,  il  Papa  trasferendo  le  prero- 
gative e  i  privilegi  alla  slessa  compagnia 
tiel  ss.  Salvatore,  e  1  azione  di  circondare 
Ja  ss.  In)maginea  89  nobili  romani  di  det- 
ta conipagnia,  per  maggio»*  decoro  e  ci- 
viltà. E  siccome  lutto  riportai  col  Maran- 
goni, Istoria  di  Sancla  Sanctoriim  e  del- 
la celebre  immagine  del  ss.  Salvatore  A- 
c7ie/o/?//^,cosìcon  esso  aggiungerò,  l  con- 
soli delle  arti  della  città  erano  i  primi  nel- 
la processione  dell'Assunta  a  incontrare 
la  ss.  Immagine,  con  doppieri  di  cera  di 
5oo  libbre  circa  per  ciascuna  università, 
collocati  sopra   talami  di  legno  dipinti, 
ciascuno  colTinsegne  della  propria  arte  e 
altri  strumenti  che  le  distinguevano.  1 
quali  talami  con   lumi  sopra  portati  da 
8  ovvero  12  facchini,  procedevano  avanti 
la  ss.  Immagine,  secondo  il  grado  di  cia- 
scun'arte  disposti,e  ordinati  da'marescial- 
li  e  ulljciali.  Questi  doppieri  e  talami  delle 
arti  solevano  essere  40)  secondo  un'accu- 
rata descrizione  del  1 462,e  si  facevano  cia- 
scuno da  ogni  arte  meccanica  a  spese  pro- 
prie e  grandi.  Procedeva  peri.^il  talamo 
della  Camera  di  Roma,  con  due  doppie- 
ri della  nobil'arle  degli  Agricoltori  di  Ro- 
ma seti  Bohaterioriim.  Indi  seguivano  il 
doppiere  de'  Mercadanti^  de'  Banchieri 
seu  Campsoriini^  ùcMerca danti  in  Ma- 
re, óeMercadanli  dell'arte  del  fiume,  de' 
Lanaioli,  degli  Speziali,  de*  Conciapel- 
lif  Ait  Macellai  del  fondaco  di  s.  Marcel- 
lo, de'  Macellai  del  fondaco  di  Ponte  e 
di  Campo  di  Fiore,  òe:  Macellai  del  fon- 
daco di  Sapa,  de'  Macellai  del  fondaco 
di ... ,  i.\ti  Pescatori,  (\e  Calzolai, cW da- 
vatlini,  degli  Orefici,  t\e' Merciai  seu  Ga- 
liarioriim,i\{ì  Pittori,  <\ìì  Marmorari, de* 
Ba Ulnari,  óa' Barbieri j  de'  Catpcntari  o 
Facocchì,  da' Figlili  o  Vasellai,  tic  Fer- 
rai, de'  Candeloltari ,  de'  A/olinari ,  de* 
Fornario  Pislori,(\t  Sellai,  degli Oa//,de' 
rotatorie  Ortolani^  i\e  Barbieri  ((pjcsla 
ripeiizioue  si  legge  nell'uiiginule),  de'. . . ., 


UNI  i3 

degli  Albergatori.  Nella  riferita  descri- 
zione, ove  si  enumerano  i  talami  che  do- 
\eano  fare  le  arti,  essi  propriamente  non 
sottoposti  secondo  l'ordine  graduatorie 
come  doveano  procedere.  Bensì  in  una 
gran  tavola  di  marmo  alìlssa  a  pie  delle 
scale  grandi  del  palazzo  de' conservatori 
in  Campidoglio,  vicino  alla  colonna  ro- 
strata, si  prescrive  dal  senato  di  Roma  un 
ordine  colla  precedenza  delle  arti,  le  qua- 
li sotto  pena  di  25  scudi  d'oro  interve- 
nir doveano  alla  suddetta  processione,  af- 
finchè fra  di  esse  non  nascessero  contese, 
e  si  assegna  a  ciascuna  il  proprio  luogo 
e  ordine,  e  sono  in  tutte  4o.  Questa  ta- 
vola scorrettamente  si  riporta  dal  Milli- 
no,  pe'rilievi  notati  dal  Marangoni ,  per 
autenticare  con  essa  un  errore  da  lui  pre- 
so nel  riferirla.  Sembrò  necessario  al  Ma- 
rangoni di  esporla  con  fac-simile,  che  in- 
tendo riprodurre,  avvertendo  che  nell'o- 
riginale molte  lettere  sono  tra  loro  con- 
giunte e  attaccate,  e  rarissimi  sono  i  pun- 
ti fra  le  parole  (ne  porrò  alcuno  oi^irgo- 
la).  Triuniphalis genlilium pompa  Angg, 
Jionori  reddi  solita  ad  devottun  cliristia- 
nae  Religionis  cullum  redacta  Dei  Ge- 
ni triàs  Virginisfeslo  die  dum  ChristiSal- 
vatoris  Nostri  mirabile  simulacr.  ex  La- 
terano  in  Exquilias  ad  Mariae  Matrix 
Majorem  aedem  quot  annis  ingenti  plaii' 
su  solemniq.  Processione  de fer  tur  prò  Se- 
natus  magistratuumq.el  totius  equeslris 
ordinis  dignitate  populique  et  plaebìs 
observanlia  ne  ulla  post  hanc  inter  pie- 
beia  Colltgia  contentio  fìat  decretuni  est 
ut  hoc  Statuto  ordine  universi  cuni  suis 
faculis  thalamisq.  et  lumìnarib.  sacrani 
Jmagintm  qua  iterfecerit  coniitentur  ea 
ratione  ut  qui proaimiores simulacro  sint 
digniores  habeantur.  Aquari;  iter  auspi- 
ceiitur,  post  Fornacarij ,  Molendinarij^ 
Muliones  Lignarij ,  Mulioncs  Finarij\ 
Caupones ,  Salsamenlarij ,  Candelariis 
ex  saevo,  Piscatores  piscarij  y  f'inilores 
olitoresq.,  Pistoresfornariq.,  Pelllpari,Fi- 
gali.  Stabularli ergastuli  lignorum,Mer' 
cinìoniarijiStlUinj\  Coriatij,  Totisores, 


i4  UNI 

Calce  etri]  ^  Lan  ìj  ^Siilores  ^Sailortaq.^  Fa  • 
bri  Ugna  ri j\  Fahri  ferrarif\  Aiirifives, 
j4ro  m  a  larij,  Nu  m  m  u  la  rij\  La  n  ifices^  Fu  l- 
lonesq.,  lìJercalorfs pannorum^  J^ricul- 
torts,  Boari] ^  Thalamusro.fiscì:  Siquis 
ergo  seciis  ffcerii  xxr  aiireor.  poena  inni- 
letur.  Noi  solenne  Possesso  del  Papa  (  K), 
fino  al  tieciinare  del  secolo  passato,  nel  i  e- 
carsi  alla  proto-basilica  Lateranense  ,  il 
trailo  dì  strada  che  corre  fra  la  discesa 
del  Campidoglio,  la  Piazza  di  Campo 
l^accino  (F.),  l'antico  Foro  Romano,  e 
la  Piazza  di  s.  Gioi>anni  in  Laterano 
(F.),  al  modo  che  riportai  ne'luoghi  ri- 
cordati nel  voi.  LXX,  p.i33,  e  meglio  di- 
rò in  seguito,  veniva  magnificamente  ad- 
dobbalo dalle  70  arti  o  università  arti- 
stiche di  Roma,  con  arazzi  e  ornati  mol- 
teplici, emblemi  simbolici  ,  ed  iscrizioni 
dUusìvc  alle  virtù  e  gesta  del  nuovo  Pa- 
pa ,  oltre  alcun  arco  trionfale  in  qualche 
altra  strada,  le  quali  università  si  distin- 
guevano dalle  rispettive  cartelle.  Però 
dall'arco  di  Tito  (di  cui  nel  voi.  LVIII, 
p.  I  70,  e  altrove),  che  ricorda  l'espugna- 
zione di  Gerusalemme  e  la  guerra  giu- 
daica, sino  al  Colosseo  (^.),  edificalo  da- 
gli ebrei  fatti  schiavi  in  tal  guerra,  spet- 
tava l'apparato  all'università  degli  Ebrei 
{F.)f  i  quali  oltre  gli  arazzi  ,  secondo  il 
costume  loro,  aggiungevano  in  vari  car- 
telloni diversi  emblemi  figurati  simboli- 
camente, con  epigrafi  della  s.  Scrittura, 
alludenti  alla  loro  divola  ubbidienza  al 
sovrano  Pontefice,  alle  sue  lodi  e  al  suo 
possesso  (per  quello  dei  regnante  Pio  IX 
preso  con  maggior  pompa  degli  ultimi 
predecessori,  dal  Foro  Romano  al  Late- 
rano si  rividero  in  parte  lungo  la  via  gli 
antichi  addobbi,  cioè  nel  modo  descrit- 
to dal  n.°  4^  delle  Notizie  del  giorno 
del  1846,  non  però  dall'università  arti- 
stiche). In  questa  finizione  gli  ebrei,  nel 
passaggio  del  Papa  gli  presentavano  la  lo- 
ro legge,  al  quale  omaggio  poi  sostituiro- 
no la  particolare  offerta  dell'elegante  li- 
bro, che  descrissi  al  citato  articolo.  Del 
Presbiterio  (F.)  che  auticaraeulei  Papi 


UN  I 
distribuivano  anche  a'  Professores  Jr- 
//■«m^  ed  alle  Unìversitales  Laicales,  per 
l'erezione  degli  archi  d'ìTrionfo{F.),n(m 
che  Judaeis  prò  repraesentaliones  legis^ 
per  l'accennata  funzione,  ragiona  il  Mo- 
retti, Ritus  dandl  Presbyterium,  p.  241 
e  263,  cioè  dantur  ronianispro  Arcubus 
trig'inta  qninque  librae  provisinae  et  di- 
midiae,  /udaei  vìginti  solid.  provesinos. 
Anche  in  altri  tempi  ordinari  i  Papi  di- 
stribuivano lo  slesso  presbiterio,  Schola' 
nimUrbisM  p.Mabillon,/li/<.yei/f^/.,t.  2, 
p.  ig5:  Ordo  Romamis  XII,  compilato 
da  Cencio  Camerario,  nel  1216  Onorio 
111,  ^\ix,Quibus  Scholis  datnr  Presby- 
terium, et  quantum ,  ecco  (HìHulo  riporta. 
Hoc  est  presbyterium  Scholarum  Urbis, 
quod  eisdem  Scholis  infesto  Natività  tis 
Domini,  et  Paschae,  per  manus  Caniera- 
riidatur  in  tanta  quaniitaie,  scu  tali  nu- 
mero. Infesto  Paschae  Domini,  in  Na^ 
tivitate  ejusdem,  et  converso  annis  singw 
lis,  sine  diminulionc  donatur.  Adcxtra- 
toribus  deceni  solid.  provesinos,  et  duo 
solid.  prò  regno.    Ostiariis  decem  sol. 
proves.  Mappulariisqni  Stimulati  dicun- 
iurquinque  sol.  proves.  et  duodecivi  den. 
prò  toalea.  Majorentibus  quinque  soL 
proves.  Cubiculariis  quatuor  sol.  proves. 
F^astarariis  quatuor  sol.  proves.  Fiola- 
riJs  quinque  sol.  proves.  Ferrariis  prò 
column.  quatuor  sol.  proves.  Calderariis 
quatuor  sol.  proves.  Dandonariis  Colo- 
saei  decem  sol. proves.  Scopalatiis  qua- 
fuor  sol. proves.  Mandatariis  decem  sol. 
proves.  Muratorihus  s.  Pelri ceto  sol.  prò- 
ves.  Carbonarìis  octo  sol.  proves.  Jliis 
Mnratoribus  quinque  sol.  proves.  Ban- 
donariisCacqbarii  decem  sol.  proves.  Ju- 
daeis vigiliti  sol. proves.  Notandum  quod 
Presbyterium    supradiclum    pracdictis 
Scholis  donatur  propler  servi  ti  uui  quod 
exhibentCuriae  Romanae  utinferius  sub- 
scribelur.  Le  nominate  scuole,  di  alcune 
delle  quali  scrissi  articoli,  paie  che  appar- 
tenessero alla  Famiglia  pontifìcia,  e  nello 
stesso  Ordo  Romanus  si  rende  ragione  di 
tulte.Quanlo  agli  ebrei  si  dicea  p.200:  Ju- 


U  N  T 
(Idei  vero  repraesenlanl  DomìnoPapneìn 
die  Coroììalionis  suaeLegem  in  i'zV7(poi(  he 
anticamente  il  Possesso  si  prendeva  appe- 
na seguita  la  Coronazione,  quale  conti- 
nuazione (li  questa  fimi\one)yelei  faciunt 
laudts,  et  tres  lihras,^  imam  pìperis ,  et 
diias  libras  de  cinnamomo^  ajferunt  ad 
Cameram.  Carlo  Bartolomeo  Piazza,  se- 
guendo il  Fanucci,nel  1 679  stampò  inKo- 
ma  y  Opere  pie  di  Roma,  indi  più  ampia- 
mente e  con  soverchia  diffusione  e  lodi, 
nel  1698  pubblicò  eziandio  in  "RomaVEu- 
sevologioHomano.  In  quesle  opere  si  trai- 
la ancora  di  tutte  l'università  artistiche  di 
Roma,  e  me  ne  gioverò  poi  nel  descriver- 
le. Oltre  a  ciò  nella  sua  Gerarchia  car- 
dìnaliziay  a  p.  739,  fece  la  digressione  : 
Che  la  povertà  e  le  arti  meccaniche  non 
pregiudicano  punto  al  merito  delle  vir- 
tù. Comincia  col  celebrare  Nicolò  V  ed 
i  fasti  del  suo  memorabile  pontifìcato,  il 
quale  usò  per  stemma  le  chiavi  incrocia» 
te,da'predecessori  e  successori  usate  più 
per  ornamento  che  per  corpo  d'impresa. 
Alcuni  opinarono  avere  Nicolò  V  ciò  pra- 
ticalo per  la  sua  bassa  origine,  e  perciò 
privo  d'insegna  gentilizia,  per  questa  u- 
sò  le  chiavi  simbolo  della  pontifìcia  po- 
destà. Altri  sostengono  che  derivò  da  no- 
bile famiglia  di  Sarzana,  che  fece  per  ar- 
me due  fasce  elevate  in  alto  ondale  in 
campo  bianco,  e  congetturano  che  Nico- 
lò V  usasse  le  chiavi  papali  per  stemma, 
per  aver  voluto  dimostrare,  che  il  Pupa 
deve  lasciare  tuttociò  che  deriva  da'  pa- 
renti. Ma  non  fu  imitalo,  considerando- 
sì  da'successori  riunire  in  loro  non  meno 
l'apostolico  e  l'ecclesiastico,  n)a  il  tempo- 
rale e  il  politico  principato.  Indi  osserva 
il  Piazza,  che  Gesù  Cristo  volleessere  cre- 
duto figlio  d'un  legnaiolo,  e  gli  Apostoli 
furono  quasi  tutti  poveri  lavoranti;  e  che 
l'agricoltura  e  il  lavoro  delle  proprie  ma- 
ni non  oscura  il  merito  ,  concedendo  il 
primato  all'agricoltura,  permessa  dalle 
leggi  romane  a' loro  capitani  e  magnali 
come  arte  ingenua.  Perciò  Paolo  Uupi- 
ho  artefice  giunse  al  consolalo,  governò 


UNI  i5 

la  Sicilia  e  poi  trionfò;  Marco  Varrone 
figlio  d'  un  macellaio  divenne  console; 
Marco  Scauro,  nato  da  un  carbonaro,  fu 
annoverato  all'ordine  patrizio;  Caio  Otta- 
viano Augusto  ebbe  ad  avo  un  argentie- 
re; Quinto  Cincinnato  dopo  la  dittatura 
tornò  a  coltivar  la  terra,  come  fecero  al- 
tri grandi  personaggi  della  repubblica  e 
dell'impero,  cosi  l'imperatore  Dioclezia- 
no e  il  re  Aitalo.  II  cardinal  Carlo  Lui- 
gi Morichini  vescovo  di  Jesi,  da  prelato 
nel  1842  pubblicò  in  Roma,  Degl'istituti 
di  pubblica  carila  ed  istruzione  primaria 
in  Roma^cwè  riprodusse  con  molle  giun- 
le  il  Saggio  storico  statistico  che  avea  da- 
to in  luce  nel  i835,  opera  importante  e 
pregiatissima.  Nel  cap.  9  rimarca  che  per- 
correndo le  Strade  di  Roma  (f^>),  legge 
i  nomi  delle  vie  de'Borgognoui,  de'Lore- 
nesi,  de'Polacchi  e  d'altre  nazioni,  le  qua- 
li dierono  nome  alle  contrade  per  le  chie- 
se, ospizi  e  ospedali  che  vi  eressero.  Me- 
desimamente altre  vie  ancora  si  nomina- 
no dagli  artigiani  ed  esercitanti  mestie- 
ri che  l'abitavano,  o  da  qualche  pio  isti- 
luto  che  loro  per  origine  o  governo  ap- 
partenesse,come  si  vedrà  poi  ne'paragrafi 
di  molte. Questo  prova  che  anco  in  Roma, 
come  altrove,  v'ebbero  per  lungo  tempo 
le  famose  università  dell'arli  e  de'meslie- 
ri,  che  formatesi  per  l'interesse  economi- 
co ,  vi  aggiunsero  a  più  saldo  vincolo  il 
principio  religioso  e  caritatevole;  e  tutte 
aveanochiese,oratorii,congregazioni,spe- 
dali,lin)Osiiie.«  Imperocché  il  lavoro  che 
negli  antichi  tempi  era  fio  le  mani  degli 
Schiavi  (/^.),  neir  età  di  mezzo  de'viV- 
vi  (neir  antica  Corley  come  narrai  in 
quell'articolo,  doveano  possedere  un  me- 
stiere non  clan»oroso,  e  risiedere  in  pic- 
cole celle  disposte  intorno  alla  sala,  per 
evitare  il  pregiudizievol»^  ozio  e  le  ripro- 
vevoli mormorazioni,  ed  insieme  riceve- 
re un  aiuto  da  tale  lodevole  occupazio- 
ne: ora  tranne  qualche  sartore  o  eserci- 
tante alcun  altro  u)estiere,  tale  morale  e 
vantaggiosa  consuetudine  si  può  dire  ab- 
bandonala), quando  fòrtuualaaienle  veu- 


i6  UNI 

ne  in  qviella  degli  uomini  liberi  ebbe  hi- 
ftogno  di  prolezione  e  tutela  che  gli  ven- 
ne dall' aggregarsi  insieme  di  quelli  che 
professavano  1'  aite  medesima.  Quindi 
torsero  le  università  e  maestranze, le  <jua- 
Ji  certo  a'ioro  tempi  ebbero  un  utile  sco- 
po; ma  fallosi  poi  monopolio  deli' indu- 
strie, veuiiero  da  tulle  le  savie  ammini- 
strazioni disciolte.  Ciocché  fra  noi  ado- 
perava il  Pontefice  Pio  VII,  sul  princi- 
pio del  presente  secolo;  e  quando  allri 
stali  ancor  disputavano  sulla  libertà  com- 
merciale, Pvoma  persuasa  di  quell'econo- 
niica  dottrina  la  poneva  in  fatto  e  fran- 
cava l'industria  da  ogni  inceppamento. 
E  forza  nondimeno  confessare  cl»e  se  le 
università  di  arti  e  mestieri  erano  a' di 
nostri  economicamente  dannose,  aveano 
però  in  se  molti  vantaggi  morali.  Primie- 
lamente  esse  tenevano  uniti  tulli  quei 
ch'esercitavano  l'arie  ad  adempiere  mol- 
te opere  di  religione  nelle  loro  chiese  ed 
oratorii  e  confraternite, eia  ricchezza  con 
the  le  aveano  dotale  è  manifesto  segno 
della  fede  e  pietà  che  le  animava.  In  se- 
condo luogo  adoperavansi  quelle  divole 
jagunanze  in  molte  e  belle  azioni  di  ca- 
lila verso  la  vedova  e  il  pupillo,  verso 
l'operaio  inabile  o  vecchio;  poiché  aveva- 
no ricetti  per  gl'infermi,  doti  per  le  zitel- 
le, soccorsi  d'ogni  fatta  pe'poveri  del  lo- 
ro mestiere;  e  il  figliuoletto  orfano  Lrova- 
•va  e  tutori  e  maestri  nella  professione  pa- 
terna senza  ricorrere  agli  ospizi  e  conser- 
vatorii,  sicché  le  pubbliche  amministra- 
zioni non  avevano  quel  grave  carico  di 
spese  d'istituti  e  sussidii  che  or  sopporta- 
no. In  terzo  luogo  da  questa  forma  di  or- 
dinamento nasceva  un  gran  freno  alla 
costumatezza  ed  onestà  degli  operai,  la  cui 
condotta  era  nota  a  que'che  tenevano  la 
somma  delle  cose  dell'università  ed  eser- 
citavano una  grande  autorità  e  quasi  di- 
rei paterna  su  quanti  vi  appartenevano". 
Di  recente  si  stampò  ueliSoS  in  Roma, 
JVotizie  storiche  intorno  alla  origine  de' 
nomi  ili  alcune  Osterie,  Caffè,  Alberghi  e 
Locande esiskntiin  Roma,  raccoUc  dal 


UNI 

cai'.  /Alessandro  Riifinì.  Considerando 
l'autore  che  non  poche  vie  traevano  l'ori- 
gine da'  titoli  di  parecchie  osterie,  calTè, 
alberghi  e  locande,  non  volle  lasciarne  in 
oblio  le  opportune  notizie,  e  con  mollis- 
sima  pazienza  ne  formò  una  ragionata 
raccolta,  unendovi  la  spiegazione  dell'o- 
rigineed  etimologia  di  ciascun  nome,  per 
ordine  alfabetico.  11  complesso  di  tante 
particolarità  non  lascia  d'  interessare  ,  e 
tutte  le  raccolte  riescono  sempre  utili.  Da 
questa  inoltre  rilevasi,  che  l'osterie,  caf- 
fé, alberghi  e  locande  di  Roma,  a  tutto 
l'anno  1854,  ascendono  nel  totale  a  nu- 
mero 808  ,  cioè  osterie  SyS,  caiTé  i  53, 
locande  3  [,  alberghi  22,  e  trattorie  29. 
Quelle  poi  che  non  portano  alcun  nome, 
e  che  perciò  non  sono  slate  descritte,  som- 
mano a  circa  227,  cioè  osterie iSg,  cade 
64,  alberghi  6,  e  locande  18.  Nel  gennaio 
1857  dalla  statnperia  della  camera  apo-. 
slolica  venne  pubblicala  la  Statistica  del- 
la popolazione  dello  stato  pontificio  del- 
l'anno 1 853,  compilata  nel  ministero  del 
commercio  e  lavori  pubblici.  Questo  im- 
portantissimo ed  elaborato  lavoro  è  lo- 
datissima  compilazione  del  segretario  ge- 
nerale di  dello  ministero  il  eh.  cav.  Lui- 
gi Glifi,  sulle  notizie  raccolte  da'consigli 
di  Roma  e  delle  provincie.  Meritò  d'es- 
sere dedicalo  al  sommo  Pontefice  Pio  IX, 
ed  iln.°2odel  Giornale diRomaòe\iS5j 
ne  die  breve  contezza.  Pili  copiosa  e  con 
altre  dovute  lodi  la  dierono  la  Civiltà 
Cattolica, serie  3.',  t.  5,  p.  684  :  La  Sta- 
tistica j  t.  6,  p.  22;  Le  Cifre  in  confer- 
ma deprincipiij  e  V  Enciclopedia  con- 
iemporanea  di  Fano,t.  5,  p.  2  i  i  :  Nuo- 
vo Censimento  dello  Stato  Romano 
per  V  anno  i853.  La  popolazione  di 
Roma  e  di  tutto  lo  stato  papale  com- 
prende 3,124,668  individui.  Tutto  l'u- 
tilissimo lavoro  viene  diviso  in  i  o  tavole, 
dottamente  spiegate  e  commentate.  Nel- 
l'ultima tavola  la  popolazione  é  distribui- 
ta per  principali  categorie.  Al  mio  scopo 
riferirò  solo  quanto  riguarda  Roma,gr  ni - 
dividui  che  contiene.  Clero  secolare  1 252. 


UN  1 
Clero  regolare  2912.  Magisliali  e  uffi- 
ciali civili  3 108:  Militari  4^^*  Possiden- 
ti di  beni  stubiiiigjG.  Agiicoltori  3362. 
Pastori  353.Cacciulori  25. Pescatori  1 39. 
Minatori  24.  Manifattori  25,90  r.  Traf- 
ficanti, mercanti,  banchieri  e  agenti  di 
catnbio  7436.  Trasportatori  di  merci  e 
di  uomini  per  terra^  per  (lumi,  per  mare 
1749-  Cultori  delle  scienze  e  lettere  81. 
Cultori  della  pittura,scultura,  musica  ec. 
1  073.  Medici, chirurghi,  farmacisti  e  le- 
vatrici 67  I.  Avvocati,  procuratori,  notai 
e  ragionieri  949*  Ingegneri,  architetti, mi- 
suratori e  agrimensori  293.  Professori  e 
maestri  delle  scienze  e  arti  belle  793:  stu- 
denti ed  alunni  io5i.  Famigliari  serven- 
ti stabili  e  di  servizi  indeterminati  i  7,3o3. 
Poveri  questuanti  e  ricoverati  201  2. Dal- 
ia Ch'iltà  Cattolica^  nella  detta  serie, 
l.  6,  p.  363,  si  dà  ragguaglio  dell'interes- 
santissima: Rìi>isLa  de  pili  iinportaiili 
prodotti  naturnli  e  mamifatliirieri  del- 
lo Stato  Pontificio^  del  eh.  d.*^  Gaetano 
IVigrisoli  professore  di  chimica  generale 
nell'università  di  Ferrara,  qualificando- 
la opera  molto  importante  per  conosce- 
re le  ricchezze  del  medesimo  slato,  con 
altri  meritati  eucouìii.  Un  cenno  di  sta- 
tistica universale  del  barone  di  Reden  si 
legge  nel  n.''i53  de»  Giornale  di  Roma 
del  i855;  quanto  al  numero  degli  abi- 
tanti del  mondo,  ne  faccio  cenno  a  Uoimo. 
L'introduzione  delle  arti  di  qualunque 
sorte,  ed  il  loro  esercizio  fu  sempre  ne- 
cessario in  tutte  le  città,  tanto  per  il  loro 
adornamento,  quanto  per  il  bene  che  ne 
ritrae  il  pubblico,  e  ciò  può  facilmente 
considerarsi  con  ridurre  alla  memoria  la 
premura  grande  con  cui  i  municipii  e  i 
principi  lutti  si  sono  sempre  mossi  a  trar- 
ie  dalle  regioni  piii  remote  per  averle  nel- 
le loro  città  e  slati ,  e  per  proteggerle  e 
sostenerle  ne  crearono  maestrali  e  presi- 
denti; e  sul  riflesso  ancora  dell'utile  che 
da  delle  arti  si  ritrae  dallo  stesso  princi- 
pato, e  dal  comodo  grande  che  ne  sento- 
no i  sudditi  e  cittadini,  quali  trovano 
nelle  loro  proprie  patite,  ciò  che  con  ispe- 


UNI  17 

sa  esorbitante  sarebbero  costretti  prov- 
vedere da  lontani  pae^i,  e  gli  arteOci  che 
l'esercitano  con  onestà  e  capacità  man- 
tengono con  decuro  se  slessi  e  le  loro  ca  • 
se  e  famiglie.  Le  antiche  corporazioni  o 
maestranze  d'  arti  e  mestieri ,  delle  poi 
università  artistiche,  tra  le  città  d'Ita- 
lia in  cui  assai  fiorirono  e  furono  opu- 
lenti e  polenti,  e  persino  con  signoreg- 
giare politicamente  i  propri  concittadini, 
certamente  di  preferenza  e  per  dare  un'i- 
dea dell'  altre  si  deve  nominare  Firenze^ 
la  quale  primeggiando  nella  Toscana^ 
giunse  ad  esserne  la  principale  metropo- 
li, ed  è  perciò  che  in  tale  articolo  ne  ten- 
ui proposilo  con  più  dillusione  del  pro- 
prio. Presto  gl'industriosi  e  sagaci  fioren- 
tini dierono  opera  alle  arti,  alle  manifat- 
ture e  al  commercio.  La  i."  che  fioù  fu 
l'arte  della  lana,  i  cui  reggitori  o  conso- 
li già  si  trovano  nel  1.204 ;  ^^  ebbe  un 
grande  aiuto  dall'ordine  degli  Umiliati 
(/^.),  che  fondato  in  Milano  nel  secolo  XI, 
attese  principalmente  al  lanifizio.  Con- 
temporaneamente ad  essa  cominciò  an- 
che l'arte  di  calimala,  cioè  de'mercanli, 
che  facevano  il  commercio  de'panui  ol- 
tramontani, venuti  greggi  a  Firenze,  ed 
ivi  poi  tinti,  cimati  e  in  ogni  altro  modo 
perfezionali. Ma  qaesl'artedecadde,quan- 
do  negli  altri  paesi  si  conobbero  le  pra- 
tiche de'  fiorentini,  e  fu  perciò  vietata 
J'eslrazione  de'panni  greggi.  Fino  a'  no- 
stri giorni  si  manleime  nella  sua  impor- 
tanza l'artedelia  seta, detta  cotuunemeu- 
te  di  Porla  s.  IMaria.  Dalla  Sicilia,  dove 
il  segreto  di  questa  nobile  manifattura 
era  stato  divulgalo  dal  normanno  conte 
Ruggiero  II,  venne  poi  trasportato  in  Fi- 
renze sul  finire  del  secolo  XII;  dipoi  ivi, 
come  altrove,  eziandio  s'introdusse  la  col- 
tivazione de'mori-gelsi.  L'arte  del  cam- 
bio diventò  non  meno  florida,  e  produs- 
se forse  più  ancora  dell'altre  rimmensu 
ricchezza de'fiorenlini  del  medio  evo:  nta 
come  sempre  avvenne  in  (|ucsto  perico- 
loso genere  d'industria,  i  banchieri  amia- 
louu  iucuulro  u  gravi  pericoli  ed  a  per- 


VOL.  LXXXIV. 


lO&iemorvt,  fi». 


i8  UNÌ 

lìile  enormi.  Allorquando  i  popolani  o 
quella  parte  degli  abitanti  di  Firen/e  non 
era  più  ligia  a  signori  secolari  nèecclesia- 
Rlici,  ne'secoli  XU  e  XIII  nùrabilmente 
cresciuta  di  numero,  d*  avelie  d'impor- 
tanza, benché  non  ancora  dotala  di  di- 
ritti politici,  cominciò  nel  i^So  a  costi- 
tuirsi in  un  corpo  politico  niilitare  oppo- 
sto alla  nobiltà  feudale  e  cittadinesca  che 
allora  governava;  le  corporazioni  artisti- 
che ch'essi  componevano,  presero  forma 
più  stabile  colla  creazione  delle  arti,  al- 
le quali  apparteneva  ogni  cittadino.  Da 
mollo  tempo  essendo  insorta  diffidenza  e 
discordia  Ira'nobili  e  i  popolani,  allorché 
lo  spirito  democratico,  favorito  dal  guei- 
fjsmo,  si  rese  più  forte,  il  popolo  comin- 
ciò a  prendere  nuovi  espedienti  per  ab- 
bassare la  prepotenza  della  nobiltà.  Sen- 
tì pertanto  come  gli  fosse  necessario  d'a- 
vere un  centro  dove  unirsi  per  la  pro- 
pria difesa,  e  da  cui  dirigere  tutte  le  sue 
operazioni;  e  fu  a  tale  effetto  che  nel  i  ^66 
creò  le  corporazioni  chiamate  le  arti,  co' 
rispettivi  loro  oiagistrati.  Dall'essere  a- 
$«critto  a  una  dì  queste  arti  fu  poi  fatto 
tlipendere  l'abilità,  ossia  l'idoneità,  di  es 
sere  eletto  agli  uffizi;  condizione  rigoro 
samente  iniposta  ed  ampliata  ,  nelle  sue 
applicazioni,  nel  1 298  per  la  riforma  de- 
mocratica di  Giano  della  Bella  ricco  pò* 
potano,  la  quale  dando  tutto  il  potere  am- 
urinisi  rati  vo  iu  mano  a'popolani,  o  al  co- 
M  detto  secondo  popolo,  mediante  gli  or- 
dinaujenli  o  slatini  di  giustizia,  perven- 
ne quasi  adatto  ad  escluderne  l'antica  i>o- 
biltà,  tranne  que'n)eujbri  di  essa, che  per 
farsi  iu  tutto  eguali  al  popolo,  acconsen- 
tivano ad  esercitare  ellellivamente  que* 
mestieri  a'quali  si  erano  ascritti.  Cosi  la 
scissione  Ira'nobili  e  popolani  venne  com- 
piuta,  e  non  mancava  che  una  dissiden- 
za per  cui  lo  slesso  partito  guelfo  venis- 
se a  dividersi.  Ma  quest'occasione  anco- 
ra non  tardò  a  presentarsi, e  nel  j  3oo  eb- 
bero origine  le  fazioni  Bianca  e  Nera^  le 
quali  rinnovando  gli  odii  antichi  iva' Guel- 
fi e  Ghibellini y  riempirono  Firenze  di  de- 


tJ  t\  I 
littiedi  sangue.  Le  ^r// si  divisero  in //i^zg- 
giori  e  minori.Uiìvi'ì  m aggio riei  ano  com- 
poste di  giudici,  di  notari,  di  calimala  o 
mercanti,  cambio,  lana,  seta,  medici  e 
speziali.  L'arti  m;/2on  erano  formale  de* 
beccai,  calzolai,  fabbri, caligai,  muratori, 
vinattieri ,  fornari ,  oliandoli  ,  linaiuoli, 
pellicciai  e  vaiai,  chia  vainoli,  corazzai,  co- 
reggiai,  legnaiuoli,  albergatori.  Bisogna 
avvertire  però  ,  che  tra  1'  arti  minori  le 
prime  5  venivano  ancora  contraddistinte 
col  nome  di  arti  medianej  e  che  talvol- 
ta unite  alle  7  maggiori,  si  chiamarono 
esse  pure  con  questo  nome,  dimodoché 
delle  maggiori  se  ne  poono  contare  12. 
Ognuna  delle  arti  avea  i  suoi  consoli  ,  i 
quali  si  eleggevano,  uno  per  ogni  due  de* 
4  quartieri  della  città,  e  duravano  4  nie- 
si.  Da  questi  consoli  veniva  giudicalo  nel- 
le controversie  insorte  per  cose  riguar- 
danti l'esercizio  delle  arti.  Ad  essi  pre- 
siedeva il  proconsole,  che  sceglie  vasi  nel- 
I'  arte  de'  giudici,  ed  era  magistrato  di 
somma  importanza,  il  quale  avea  poslo 
immediatamente  dopo  i  priori  dell'  ar- 
ti creati  nel  1282,  a*  quali  in  compa- 
gnia del  capitano  del  popolo  spellava 
il  potere  esecutivo,  magistrato  chiama- 
to Signoria;  e  dopo  i  collegi  o  compa- 
gnie, che  in  numero  di  16  co' loro  gon- 
falonieri formavano  co'buonuomini,  ma- 
gistrato di  12  popolani  per  assistere  i 
priori  co'Ioro  consigli  originatone!  i  3  12, 
una  potenza,  senza  la  cui  cooperazio- 
ne la  signoria  non  decideva  nulla  ne- 
gli affari  d'  importanza.  Il  proconsolo  fa- 
ceva la  sua  residenza  in  un  palazzo  del- 
la via  che  tuttora  dicesi  Proconsolo.  U 
numero  dell'arti  variò  in  Firenze  secon- 
do i  tempi  diversi.Rimase  per  lungo  tem- 
po fermo  quello  di  7,  suddiviso  ne'  giu- 
dici e  notari,  ne'  mercanti  o  arte  di  cali- 
mala,  nel  cambio,  nella  lana,  nella  seta, 
ne'medici  e  speziali,  ne'pellicciai  e  vaiai. 
Ognuna  di  esse  avea  un  console  e  un  gon- 
falone,una  residenza  propria,  fondi  e  ca- 
pitali comuni,  giurisdizione  civile  è  cri- 
minale sopra  i  suoi  membri  ne' casi  de- 


UN  I 
tennlnalida'propri  regolamenl/.  Le  loro 
iusegueeiano  le  seguenti:  quella  cle'giudi- 
eie  uotai,una  stella  d'oro  in  campo  azzur- 
ro; quella  de'iuercanli,  un'aquila  d'oro 
in  campo  rosso  sopra  una  balla  bianca 
ammagliata;  quella  de'  cambiatori,  un 
campo  rosso  sparso  di  monete  d'oro; 
quella  de'  lanaiuoli,  un  Agnus  Dei  in 
campo  azzurro;  i  setaiuoli  portavano  una 
porta  rossa  cliiusa  in  campo  bianco;  i  me- 
dici l'immagine  della  B.  Vergine  io  cam- 
po d'oro  ;  finalmente  i  pellicciai  aveaoo 
l'insegna  divisa  in  due  parti,  in  una  ve- 
deasi  una  squadra  nera  sotto  due  liste  ne- 
re e  più  sotto  due  liste  rosse  serpeggian- 
ti, tutto  in  campo  bianco;  dall'altra  parte 
un  Agnus  Dei  in  campo  azzurro,  e  più 
sotto  una  specie  di  graticola  composta  di 
pelli  di  vai.  A  queste  7  arti  fu  dato  il  det- 
to appellativo  di  maggiori,  quando  nel 
1282  si  aggiunsero  ad  esse  1 4  altre, dette 
arti  minori.l  mestieri  contemplati  in  que- 
sta nuova  classificazione  furono  i  beccai, 
coll'insegna  d'un  montone  nero  in  cam- 
po bianco;  i  calzolai,  con  3  striscie  nere 
traverse  in  campo  bianco;  i  fabbri,  con 
le  tenaglie  egualmente  in  campo  bianco; 
i  galigai,  con  bandiera  bianca  divisa  per- 
pendicolarmebte  da  una  striscia  vermi- 
glia ;  i  maestri  muratori,  con  una  scure 
in  campo  rosso;  i  vinattieri,  con  un  cali- 
ce azzurro  in  campo  bianco  ;  i  fornai  por- 
tavano una  stella  bianca  in  campo  ros- 
so ;  gii  oliandoli,  un  leone  rosso  con  im 
ramo  verde  in  campo  bianco  ;  i  linaiuoli, 
una  bandiera  divisa  in  due  parti,  V  una 
bianca  e  l'altra  nera  ;  i  cbiavaiuoli,  due 
chiavi  in  campo  rosso;  i  corazzai,  una  spa- 
da vermiglia  e  un'  armatura  azzurra  in 
campo  bianco  ;  i  coreggiai,  un'  insegna 
bianca  divisa  da  due  striscie  rosse;  i  le- 
gnaiuoli, un  albero  ritto  e  a  pie  di  esso 
una  casNH  di  legno;  infine  gli  albergato- 
ri, una  stella  ros>a  in  campo  bianco.  Una 
delle  dilferenze  tra  le  arti  maggiori  emi-> 
nori  si  era,  che  il  goiifdoniere  di  giustì- 
zia non  potè  vasi  eleggere  fuorché  dalle 
prime,  se  si  eccettui  il  breve  periodo  d'u- 


UNl  19 

narchia,  detto  il  tumulto  de'Ciompi.  Nel 
i4o6  fu  data  all'arti  la  facoltà  d'ornare 
di  statue  le  nicchie  della  loggia  0  chiesa 
d'Orsanmichele  (di  cui  riparlai  nel  voi. 
LXXII,  p.  208).  Queste  nicchie  sono  14, 
e  furono  assegnate  a  quelle  arti  le  quali 
erano  ricche  abbastanza  per  sostenere  la 
spesa  occorrente.Tra  quelle  statue  si  ana- 
mira  il  bellissimo  s.  Giorgio  del  Dona- 
tello, il  gruppo  di  Gesù  Cristo  con  s.  Tom  • 
maso  capolavoro  del  Verrocchio.  E  qui 
osserverò,  che  non  solamente  Firenze,per 
le  università  o  scuole  dell'arti  vanta  ca- 
polavori, ma  anco  altre  città  ponno fare 
altrettanto,  massime  in  Italia,  come  Fé- 
nczìa  per  averlo  ammiralo  co'miei  pro- 
pri occhi.  Nella  festa  di  s.  Anna,  che  in 
Firenze  ricorda  la  cacciata  del  duca  d'A- 
tene, si  vedono  anche  oggidì  sventolare  le 
bandiere  del  le  arti  sulle  pareti  esterne  del 
ricordato  maestoso  edificio.  Dissi  che  la 
Signoria  di  Firenze  fu  magistrato  compo- 
sto da'gonfalonieri  dell'arti,  e  che  col  ma- 
gistrato de' 12  popolani  buonuomini  for- 
mavano i  così  detti  Collegi,  senza  i  quali 
niente  risolveva  la  Signorìa  fiorentina. 
Ora  conviene  riflettere,  che  il  magistra- 
to della  Signoria  di  Firenze  otteune  una 
meravigliosa  stabilità,  considerato  il  pe- 
riodo che  dominò,  col  nome  di  Priori 
delle  arti.  Fu  esso  crealo  da'  popolani, 
quando  questi  ebbero  ottenuto  forma  e 
forza  politica  colla  istituzione  delle  com* 
pagitie  del  popolo,  alla  quale  segui  poi 
quella  dell'arti;  talché  in  fine  poterono 
pensare  a  togliere  a'nobili  il  governo  del- 
la città  e  repubblica  fiorentina;  a'nobili 
le  cui  fazioni  s'indebolivano  sempre  più 
nelle  gare.Trearti  delle  più  polenti.quel- 
le  di  calimala  o  mercanti,  del  cauìbio  o 
banchieri,e  della  lana,furono  le  prime  ad 
accordarsi  per  eleggere  3  priori.  In  segui- 
to, prendendo  a  ciò  parte  alcune  altre,  il 
numero  ne  fu  accresciuto  a  6,  il  che  face- 
va uuo  per  ogni  sestiero;  più  tardi  ma, 
ovvero  due  per  sestiere.  Qualche  voltu 
ve  n'erano  anche  1 4  i  riilolti  però  di  nuo- 
vo a  I  A  s(d)ito  dopo  la  cucciala  del  duca 


20  UNI 

d'Alene,  quando  i  grandi  parlecipnrono 
al  governo;  e  finalmente,  dopo  la  caduta 
di  questi,  stabilmente  ristretti  a  soli  8, 
cioè  i\ue  per  ciascun  quartiere.  Si  tro- 
vano anclie  8  priori,  col  gonfaloniere  di 
giustizia  inclusive,  come  nel  i  343.  Il  no» 
medi  questo  magistrato  neh  458  fu  ma- 
lato in  quello  di  Priori  della  libertà^ 
nelle  contese  fra  Cosimo  de  Medici  il  Pa- 
dre  della  Patria,  e  l'animoso  e  temera- 
rio gonfaloniere  Luca  Pitti.  Per  essere 
eleggibile  al  priorato  dell*  arti  bisognava 
avere  3o  anni  compiti  e  trovarsi  ascritto 
ad  una  delle  stesse  arti;  e  siccome  i  no« 
bili,  cavalieri  e  messeri,  a  fine  di  parteci- 
pare a'magislrati,adem  pi  vano  queste  for- 
malità prima  con  reale  esercizio  e  poi  sen- 
za fare  veruD'altra  cosa,  nel  fiero  conflit- 
to tra  le  parti,  il  rammentato  Giano  del- 
la Bella  mediante  la  sua  mutazione  del 
1^93,  procurò  di  escluderli  interamen- 
te dalTuflizio  di  priori,  ampliando  que- 
sta condizione  fino  a  ricercarsi  l'eserci- 
zio effellivo,  non  riconoscendosi  più  suin- 
ciente  l'ascrizione  alla  matricola  d'untar- 
le. Neil'  istessa  memorabile  mutazione 
\enne  aggiunto  a'  priori  dell'arti  il  gon- 
faloniere di  giustizia,  il  quale  era  allora 
specialmente  incaricato  di  vegliare  sulla 
esecuzione  degli  ordini  di  giustizia  fatti 
dallo  stesso  Giano;  magistrato  che  ve- 
gliando a  mantenere  illesi  i  diritti  del  po- 
polo, onde  i  grandi  non  gli  facessero  in- 
giuria, può  paragonarsi  a'iyibiuiide'ìO- 
mani  antichi;  ma  col  progredir  degli  an- 
ni ebbe  incarico  diverso.  11  gonfalone  del 
popolo,  fatto  di  zendado  colla  croce  ver- 
miglia in  campo  bianco,  veniva  sempre 
custodito  nella  camera  del  gonfaloniere, 
ed  esponevasi  al  pubblico  sol  quando 
questi  voleva  intorno  a  se  radunare  il 
popolo  medesinio.  Col  progredir  del  tem- 
po quest'  ufilzio  fu  riguardato  come  la 
suprema  dignità  della  repubblica  fio- 
rentina. Nel  1292  l'età  necessaria  ad  es- 
so fu  stabilita  a  ^5  anni.  11  gonfidonie- 
ve  e  i  priori,  che  tutti  insieme  chiama- 
\au6Ì  la  Signoria,  preudevauo  possesso 


U  N  I 
il  I  ."giorno  del  mese  e  venivano  rinnova- 
ti ogni  due  mesi,  tranne  alcune  occasio- 
ni in  cui  si  elesse  il  gonfaloniere  a  vita  e 
quando  fu  eletto  per  un  anno.  Per  lutto 
il  tempo  del  loro  uffizio,  i  signori  dimo- 
ravano nel  palazzo  della  Signoria,  noa 
essendo  loro  lecito  di  lasciarlo  per  qual- 
si voglia  ragione.  11  gonfaloniere  vestiva 
di  lucco  paonazzo,  specie  di  toga,  giier- 
nilo  di  tela  d'oro,  con  calze  di  scarlatto; 
i  priori  dell'arti  diseniplice  lucco  paonaz- 
zo. In  principio  fu  al  gonfaloniere  asse- 
gnata una  guardia  di  1000  pedoni  e  poi 
di  2000,  lutti  popolani  ascritti  all'arti, 
che  doveano  star  pronti  ad  eseguire  i  suoi 
ordini.  1  priori  davano  udienza  3  volte  la 
settimana.  Nella  Signoria  risiedeva  il  po- 
tere supremo  deliberativo,  legislativo  ed 
esecutivo,il  quale  però  soggiacque  a  repli- 
cale modificazioni,  e  talvolta  le  restò  solo 
il  potere  esecutivo.  L'eleggibilità  della  Si- 
gnoria dipendendo  dall'cisei  e  ascritto  ad 
una  dell'  arti,  e  siccome  i  nobili  ne  an- 
davano esclusi,  traiute  il  caso  che  si  fa- 
cessero realmente  simili  al  popolo,  la  so- 
vranità rin)aneva  presso  quella  parte  de' 
popolani  che  si  distingueva  col  nome  di 
popolo  grassOj  cioè  de' cittadini  appar- 
tenenti all'arti  maggiori,  iti  che  pure  av- 
vennero successivamente  moltissimi  cam- 
biamenti. La  plebe,  ossia  il  popolo  ini- 
mito  nel  più  ristretto  senso,  non  era  abi- 
le a  tale  elezione,  perchè  composta  di 
uomini  non  ascritti  all'  arti,  né  scritti  a 
gravezze,  cioè  non  paganti  imposizioni 
dirette,  siccome  privi  d'  ogni  possesso.  I 
modi  usati  nel  far  1'  elezioni  al  priorato 
e  al  gonfalonierato  variarono  spesso,  co- 
me nella  i.^'metà  del  secolo  XIV  nel  sor- 
gere la  potenza  del  popolo  minuto,  do- 
po la  metà  di  esso,  in  cui  la  dignità  del 
gonfalonierato  rimase  esclusivamente  al- 
le arti  maggiori  ;  finché  dalla  metà  del 
secolo  XV  in  poi,  si  giunse  al  punto  d'af- 
fidare l'elezioiie  agli  uffizi  a  un  numero 
ristrettissimo  di  persone,  dette  accoppia- 
toli e  non  più  di  5,  ne'quali  si  concentrò 
ogni  potere,  oieotre  poi  gli  accoppialo- 


U  N  I 

ri  tlipemlevnno  clull'aibilrio  ili  colui  che 
procedeva  da  principe  assoluto,  senza  a - 
verne  il  nome.  Seguirono  poi  le  grandi 
rivoluzioni  del  1 494  contro  Piero  de  Me- 
tlici,  pel  malaugurato  accordo  fatto  con 
Carlo  Vili  re  di  Francia  ;  del  i  5  i  2  con- 
tro Pier  Sederini  a  favore  de'Medici;  nel 
1527  di  Micolò  Capponi  a  danno  de* Me- 
dici, divenendo  egli  gonfaloniere  di  giu- 
stizia ;  e  finalmente  del  i532  per  l'abo- 
lizione del  magistrato  della  signoria  di 
Firenze  e  del  gonfaloniere  di  giustizia, 
dopo  una  durata  di  25o  anni,  per  essersi 
la  fazione  Medicea  impossessata  di  tutto 
il  potere,  occupandosi  il  luogo  del  gon- 
faloniere da  Alessandro  de  Medici  i.°dti- 
ca  della  repubblica  fiorentina.  Le  cor- 
porazioni delle  arti,  dopo  avere  ancora 
più  volte  cambialo  di  nuenero,  perdette- 
ro la  loro  importanza  civica  e  politica, 
come  si  può  vedere  nel  eh.  Reumont,  nel- 
le eruditissime  Tavole  cronologiche  del- 
la storia  fiorentina.  Non  solo  le  arti  del- 
la lana  fiu'ono  fonti  inesauste  di  ricchez- 
za, ma  quelle  pure  dell'orificeria,  la  di- 
sciplina del  niellare,  dello  smaltare,  del- 
l'intagliare a  bulino  e  a  cesello,  la  pittura, 
giunte  a  singolare  floridezza.  Altrettan- 
to era  avvenuto,  o  successe  poi  all'uni- 
versità artistiche  delle  altre  nazioni,  tra 
le  quali  pure  nel  declinar  del  medio  evo 
i  nobili  eransi  ascritti  nelle  loto  patrie  a 
qualche  arte,  per  aver  luogo  nel  gover- 
no essunto  dalle  prevalenti  corporazioni 
d'arti  e  mestieri.  Alessandro  Macchia- 
^elli,  nella  Lettera  intorno  alla  nobile 
prosapia  Bolognini  di  Bologna^  presso 
il  Calogerà,  Opuscoli  t.  16,  p.  263,  fi 
rimarcare  che  nell'antiche  matricole  del- 
le società  dell' arti,  sono  descritti  molli 
spettanti  a  nobilissime  famiglie,  poiché 
l'esercizio  delle  arti  non  pregiudica  alle 
(jualità  della  piìi  generosa  nobiltà.  Ed  in 
liologna  moltissìuie  nobili  famiglie  era- 
noascritlealle  maestranze  d'arti, per  aver 
così  mano  e  parte  nel  pubblico  governo, 
a llor(pjaudo  divenne  popolare, al Iritneu» 
li  non  potevano  parteciparvi.  Abbiamo 


UNI  21 

dì  Gio.  Ballista  Rossi,  Le  azioni  memo- 
rabili fatte  da'  gonfalonieri  e  maestri 
delle  arti  già  dominanti  la  città  di  Bo- 
logna j\v'ìi6S'J.  I  massari  o  maestri  gli  a- 
veano  i  notari  col  titolo  di  correttore,  i 
cambiatori, i  drappieri,!  beccari,glistraz- 
zaroli,  gli  speziali,  i  merciari,  l'arte  del- 
la seta,  i  fabbri,  i  calzolari,  l'  arte  della 
lana,  i  salaruoli,  i  pellizzari  o  pellicciai, 
i  sartori,  i  calegari,  i  bisottìeri  o  bisel- 
lieri,  i  muratori,  i  barbieri,  i  falegnami, 
i  bombasari,  i  cartolari,  i  pellacani  0  pe- 
lacani, un  pittore  o  un  architetto  per  le  4 
arti  del  disegno.  In  un'altra  nota  del 
magistrato  l\q  Massari  delV arti ^  quello 
de*  notari  è  óello  primario  correttore, 
quello  de*  muratori  è  detto  architetto 
de'muratoriy  e  vi  è  aggiunto  il  massaro 
de'pescatori  ;  del  resto  ripetendosi  i  no- 
mi delle  suddette  arti.  Inoltre  tra  le  Com- 
pagnie dell'  arti  di  Bologna  trova van- 
si  i  pittori,  scultori,  architetti,  intaglia- 
tori uniti  a'  ricamatori,  indoratori,  spa- 
dari,  guainari  ed  altre  arti,  che  furono 
poi  poste  nella  classe  de*  mestieri  o  arti 
non  liberali.  I  pittori  formavano  corpo 
unito  a  quello  de'calzolai'i  nel  XIV  se- 
colo, poi  a  quello  degli  spadari,  guainari 
e  sellai  ;  essendo  in  antico  tali  artisti  a- 
doperati  in  lavori  d'ornamento,  che  ai- 
Tarli  del  disegno  aveano  qualche  rela- 
zione. Nel  I  569  si  unirono  ad  esse  arti 
l'altra  de'  bombasari,  poi  da  questa  si 
separarono  per  concessione  del  senato  bo- 
lognese. Il  eh.  Giordani  nell'erudita  Gui- 
da per  la  pontifìcia  accademia  di  belle 
arti  in  Bologna,  che  per  la  relazione 
ch'ebbe  con  V  Uni^'ersilà  di  Bologna  ivi 
ne  riparlerò,  a  p.  7  tratta  delle  Società 
artistiche  con  copiose  note  illustrative. 
Il  medesimo  scrittore  nel  pubblicare  la 
Cronaca  della  venuta  e  dimora  in  Bo- 
logna del  sommo  Pontefice  Clemente 
f^ H per  la  coronazione  dell* imperato- 
re Carlo  V ^  nell'eruditissime  note  parla 
delle  maestranze  e  massari  dell'arti  in 
Bologna,  facente  parte  della  magistratu* 
ra  della  cittùj  lu  quale  con  pompa  %\  recò 


22  UNI 

a  incontrare  prima  Clemente  VII  e  poi 
Carlo  V  con  nobile  cavalcata.  I  massari 
o  maestri  tlelle  arti  cavalcavano  boriosi 
cavalli,  ed  erano  vestiti  con  ricchi  man- 
telli di  panno  paonazzo  orlato  in  cremi- 
si, ed  erano  distinti  dagli  uomini  di  con- 
siglio dell'arti,  i  (piali  aveano    mantello 
di  color  mon'llo  di  grana,  e  presso  di  lo- 
ro alcuni  fanti  vestiti  di   vaghi   abiti,  e 
coperti  in  testa  di  berretto  a  varie  fog- 
gia e  colori.  Preceduti  da  i6  gonfaloni 
spiegati,  erano  fiancheggiati  da'mazzieri 
e  dagli  alabardieri  ;  indi  cavalcavano  i  4o 
senatori  del  governo.  Nella  splendidissi- 
ma cavalcata  per  la  Coronazione  dei- 
l'imperatorcy  la  precedevano  i  porta  gon- 
falone delle  compagnie  d'  arti  in  mez/.o 
agli  uomini  detti  guida  de'  viandanti  o 
cursori  di  processione.  L'insegna  del  gon  • 
faloniere  di  quelle  compagnie  veniva  se 
guitata  da'  massari  e  drigli    nomini   del 
consiglio  di  esse  arti,  i  quali  erano  coper- 
ti con  nianlelii  di  finissimo  panno  pao- 
nazzo; tenevano  torcie  accese  nelle  ma- 
ni, e  per  la  distinzione  delle  varie  arti  a- 
veano  innanzi  a  loro  un  fante,  vestilo  de- 
corosamente alla  forma  antica  e  in  foggia 
regale,  per  rappresentare  la   maestà  di 
ciascun'arle,  secondo  la  prescrizione  del 
loro  apposito  ceremoniale.  Scrisse  Ovi- 
dio Montalbani,   L'  onore  de"  collegi  e 
dell'  arti  della  città  di  Bologna,  bre- 
ve    trattato  fisico-politico-legale-sto- 
ricOy  Bologna    1670.   Ne'  rispettivi  ar- 
ticoli delle  città   parlai   delle  principa- 
li corporazioni  artistiche  che   vi  fiori- 
rono, e  qui  merita  menzione  almeno  la 
città  di  Perugia  [F.)  che  vantò  44  col- 
legi d'arti,  fra' quali  quello  del  Cambio 
ossia  del  Irallìco  pecuniario,  e  che  fra  le 
città  italiane  grandemente  fiori  non  so- 
lo per  arti  e  industria,  ma  per  attività  e- 
ziandio  di  mercatura  col   collegio  della 
Mercanzia,  come  l'altro  istituito  ne'prin- 
cipii  del  secolo  XIII,  modellati  su  quelli 
di  Firenze.  Ambedue  i  collegi  acquista- 
rono importanza  civile,  diritti   e  prero- 
gative sopra  gli  altri  del  comune  di  l*e- 


U  N  1 
rugia,  venendo quellodelCambio  immor- 
talato dal  pennello  di    Pietro  Vaunucci 
di  Città  della  Pieve  detto  il  Perugino  per 
godere  la  cittadinanza  di  Perugia,  co'ce- 
lebri  dipinti  a  fresco  della  sala  dell'  u- 
dìenza  del  Cambio,  nella  quale  il  colle- 
gio teneva  le  sue  adunanze  e  i  suoi  gìu^ 
dizi.  Dessa  meritò  d'essere  egregiamente 
illustrata  dal  eh.  ab.  Piallaele  Marchesi 
con   I*  opera  :  //   Cambio  di  Perugia. 
Considei-azioni  storico-artistiche.  Pra- 
to 1854.  Il  nobile  collegio  del  Cambio 
nel  i5oo  comnnse  le  stupende  pitture, 
che  sono  uno  de'più  bei  monumenti  del- 
l'arti italiane,  ed  una  bella  gloria  per  Pe- 
rugia. Le  arti  della  pittura  giunsero  a 
quel  sommo  apice  a  che  le  condussero  le 
scuole  Romana,  Toscana j  Lombarda  e 
Veneta, le  quali  tutte  formavano  una  spe- 
cie di  consorzio  qual  poteva  acconciarsi 
ad  arti  liberali  che  di  loro  condizione  so- 
no liberissime.  L'arie  poi  del  dipingere  a 
fresco,  col  dissolversi  della  consorteria 
quasi  si  perdette  in  Italia.  Fu  l'  unione 
costante  dell'arti  e  mestieri,  che  condus- 
sero gli  artigiani  a  gran  potenza  e  im- 
portanza, che  certamente  non  avrebbero 
conseguite  senza  tale  unità.  Gli  abbelli- 
menti da  loro  fatti  alle  proprie  chiese  o  o- 
ratorii  contribuirono  al  risorgimento  del- 
le belle  arti,  e  lo  rilevai  anche  nel  prece- 
dente articolo.  Notai  nel  voi.  LV,  p.  1  3, 
che  collo  spuntare  del  secolo  XVI  si  cam- 
biò grandemente  la  coudizione  economi- 
ca e  politica  delle  città  italiane,  perchè  il 
commercio  che  ne  avea  fatte  fiorenti  e 
ricche  le  loro  repubbliche  fuggì  dal  Me- 
diterraneo, pel  duplice  scoprimento  del 
passaggio  pel  Capo  di  Buona  Speranza, 
e  L\e\V America  (/^.),  avvenuti  nel  prece- 
dente; non  che  per  essere  alla  commer- 
ciale libertà  di  dette  repubbliche  pre- 
valsi i  privilegi,  le  leggi   ristreltive,  le 
maestranze  dell'arti;  quindi  la  ricchezza 
di  pochi   formò  la  miseria  di  molti.  E 
qui  mi  sia  lecito  ricordare  che  nel  voi. 
LXXXI,  p.  43o,   tornai  a  deplorare   i 
danni  avvenuti  airilalia  pel  discoprimeu  - 


UN  \ 
lo  (li  lìello  Capo,  nell'espone  cioè  alcu- 
ne nozioni  sui  portenlosissinio  taglio  eli 
quell'Istmo  checoiretìu  Suez  a  Pelusio 
pei'  l'unione  ilei  Meililcrraneo  col  mar 
Rosso,  mediante  rescavaziouetrmi  gran 
canale  marittimo  navigabile,e  per  stabili- 
re (.Ine  porli,  tlescri vendo  pure  le  vicende 
dell'antico  Canade. Ne  tacqui  le  meraviglio- 
se e  incalcolabili  conseguenze,  oltre  quelle 
dell'Apostolato  o  Missioni  pontificie  (e 
saranno  maggiori  quando  si  effettuerà 
l'aprimento  dell'Istmo  di  Panama,  che 
ivi  pure  discorsi),  sulla  politica  e  sulla  ci- 
viltà nazionale,  massime  a'popoli  che  sie- 
dono sul  Mediterraneo,  per  la  prosperi- 
la che  gliene  ridonderà.  Poiché  il  com- 
Mjercio  dell'oriente,  riprendendo  l'antica 
strada  per  1'  Italia,  le  restituirà  quello 
deviato  dopo  la  scoperta  del  Capo  di  Buo- 
na Speranza;  perciò  diversi  suoi  porli 
ne  fruiranno  molta  fortuna,  con  mirabile 
incremento  al  loro  commercio,  a'  porti 
principalmente  di  Venezia,  Trieste,  Ge- 
nova, Li  vorno,delledue  Sicilie,  ed  a  Por- 
ti pontificii  (  J^.)  di  Ravenna,  Rimini,  Pe- 
saro, Fano,  Sinigaglia,  Ancona,  Fermo, 
Terracina  e  Civita  Vecchia.  Il  gran  por- 
lo di  Ravenna  è  sul  punto  di  rimaner 
compiuto,  quello  di  Pesaro  si  rinnova, 
gli  altri  dello  stato  pontificio  nell'Adria- 
tico furono  migliorati:  quanto  a  quello 
d'Ancona  ne  feci  parola  ad  Umana;  quan- 
to al  porlo  Coi'siQÌ  d'i  Ravenna  (P^.)  me- 
rita leggersi  ciò  che  di  esso  offre  l'utilis- 
sima Enciclopedia  contemporanea  di 
Fano  nel  t.  5,  p.  292.  Dell'entità  pre- 
sente e  futura  del  porto  di  Ravenna.  Di 
sua  importanza  commerciale  bene  scris- 
se nel  1846  il  Giornale  del  TAoyd  Au- 
striacOy  in  onore  della  celebre  Ravenna 
città  antica  e  ricca  di  tanti  tesori  d'arte, 
di  singolari,  aioUeplici  e  splendide  me- 
morie  storiche.  Imperocché  mediante  il 
progredimento  de' grandi  lavori  che  sin 
d'allora  vi  si  operavano,  dichiarò  che  di- 
verrebbe centro  commerciale  di  grande 
importanza,  per  la  sua  topografica  po- 
&Ì2Ìoue.  Beu  a  ragione  venendo  uomioa- 


U  N  r  23 

lo  /'  Odessa  dcir Italia,  per  l'esporta- 
zione de'cereali  e  di  tanti  altri  prodotti 
che  Trieste  ih  colà  ritrae.  Che  per  l'im- 
portazione delle  merci  Ravenua  sarebbe 
la  migliore  di  tutte  le  altre  città  della 
costa  pontificia  dell'  Adriatico,  e  per  la 
facile  loro  diramazione  nelle  ricche  con- 
tigue Provincie;  purché  il  porto  Corsini 
potesse  presentare  un  ingresso  comodo  e 
sicuro,  siccome  la  più  breve  via  per  con- 
giungere l'Austria, e  mediante  essa  tutta 
la  Germania,  al  Mediterraneo.  Ivi  inol- 
tre si  rileva  la  somma  importanza  uma- 
nitaria del  porto  Ravennate,  essendo  il 
solo  cui  da  Ancona  a  Goro  ponno  sem- 
pre dirigersi  a  salvamento  i  naviganti.  Di 
più  si  dimostra,  che  immensamente  mag- 
giore sarebbe  l'utile  di  tracciar  la  ferro- 
via da  Ravenna  a  Imola,  e  portarla  per 
la  Valle  di  Sanlerno  a  F'ireuze,e  non  per 
Val  di  Reno,  come  dichiarò  ilcelebree 
peritissimo  Slephenson.  Di  più  il  Papa 
Pio  IX,  annuendo  alle  preghiere  del  ma- 
gistrato comunale  e  delle  persone  addet- 
te alla  marina  della  sua  patria  Siniga- 
glia, si  è  degnata  di  accordare  il  restauro 
del  porto  sulla  base  della  relazione  e  pa- 
rere che  presenterà  l'inge-gnerecav.  Mau- 
ri/.io  Brighenti,  e  ciò  per  animare  d  com- 
mercio di  quella  città eacorescerne  i  mez- 
zi opportuni.  Accordò  pure  a  Sinigaglia 
l'officio  del  telegrafo,  e  la  costruzione  del 
nuovo  officio  sanitario.  L'operoso  e  eh. 
commeodator  Alessandro  Cialdi,  ne'suoi 
dótti  Cenni  sul  moto  ondoso  del  mare 
e  sulle  correnti  di  esso,  Roma  i856, 
tratta  pure  del  taglio  dell*  Istmo  di  Suei, 
ed  anch'  egli  lo  qualifica  la  più  grand'o- 
pera  del  nostro  secolo,  nella  lettera  che 
ivi  indirizzò  all'Altezza  di  Mohainmed- 
Said  pascià  viceré  d'Egitto,  il  quale  fau- 
tore sommo  d'ogni  progresso  di  civiltà 
(ed  ora  é  intento  a  render  facile  la  na- 
vigazione del  Nilo  anche  l'ra  le  catarut- 
Itj),  sotto  i  di  lui  Huspicii  l'opera  elUoace- 
inente  ravvivò  l'illustre  Lesseps  (che  mi 
Roma  con  mandato  della  legislativa  del- 
l' iu  allora  repubblica  frauccse,  og'i  eoa 


24  UNI 

r  accennato  nel  voi.  LTIF,  p.  211);  per- 
chè voglia  soUopone  tal  suo  lavoro  alia 
commissione  scientifica  internazionale 
pel  taglio  deiristntio  di  Suez  e  suo  cana- 
le, su  di  quanto  cioè  egli  pensa  nella  que- 
stione del  nuovo  porto  egiziano  nel  gol- 
fo di  Pelusio.  Indi  la  dice  opera  umani- 
taria confi  merda  le  e  non  mai  abbastanza 
lodata,  proponendo  alcune  provvidenze 
di  secondario  interesse,  e  corrispondenti 
al  di  lui  lodevolmente  proposto  e  appro- 
vato col  nuovo  pollo  di  Pesare,  nella  le- 
gazione d' Urbino  e  Pesaro  (  V.)  ;  ed  inol- 
tre come  quello  cheneli84o  inviato  da 
Gregorio  XVI  neirisfruttiva  e  onorifica 
spedizione  d'^g-/«ò  (/^.),  ed  altre  parole 
dissi  nel  voi.  LXXV,  p.  147,  a  ricevere 
le  pieziose colonne  d'alabastro  che  il  mu- 
nifico padre  dell'encomiato  viceré  donò 
a  quel  Papa  per  decorare  la  rinascentig 
basilica  di  s.  Paolo,  ebbe  agio  di  vivere 
per  ben  7  mesi  lunghesso  il  corso  maesto- 
so del  Nilo, per  meglio  di  800  miglia  sa- 
lendo e  discendendo  dal  mare  alla  prima 
cataratta,  occupandosi  più  specialmente, 
cogli  altri  ufficiali  a  lui  affidati, dell'idro- 
grafìa di  quel  classico  fiume.  E  come 
quello  che  destinato  a  partire  per  Fran- 
cia e  Inghilterra,  per  commettere  a  sua 
scelta  i  3  primi  nostri  piroscafi  a  vapore 
e  una  macchina  effossoria  pure  a  vapore 
pel  Tevere  (^.),  ebbe  altresì  ordine  da 
Gregorio  XVI  di  visitare  e  studiare  ne* 
pominati  regni  quelle  opere  idrauliche 
che  potessero  poi  convenire  al  detto  fiu- 
nie  e  a'porti  pontificii.  Ed  egli  per  tanto 
patrociiiio  potè  corrispondere  con  suc- 
cesso egregio  e  altrove  da  me  celebrato. 
Terminerò  questa  digressione  con  rife- 
rire eziandio  altre  notizie  sulla  memora- 
ta grandiosa  operazione,  ed  in  quale  sta- 
to trovasi  la  questione  di  sua  effettua- 
zione. Nel  febbraio  1857  l'animoso  Les- 
seps  già  avea  allestito  tutti  i  lavori  pre- 
paratorii  che  richiede  la  colossale  impre- 
sa ;  il  cui  merito  è  incotestabile  e  ripetu- 
to da  tutti  gli  organi  della  pubblica  opi- 
pione  in  tutte  le  contrade  d'Europa,  pq- 


U  N  I 
gl'immen<!Ì  positivi  vantaggi  che  ne  de- 
riveranno e  dichiarali  ad  esuberanza;  co- 
me [)iu-e  è  certissima  la  facilità  dell'ese- 
cuzione, essendo  slata  definilivamente 
portata  sul  campo  della  certezza,  da'rap- 
porli  della  comu»issione  scientifica  inter- 
nazionale, deputata  ad  hoc.  Non  voglio 
lacere,  che  nel  seguente  marzo  si  conob- 
be certo  progetto  di  Gugliebno  loos  di 
Sciaffusa,  proposto  da  lui  al  governo  egi- 
ziano, per  ottenere  i  risultati  del  taglio 
dell'Istmo  di  Suez,  senza  eseguirlo,  me- 
diante una  maniera  più  facile,  più  sem- 
plice, e  forse  non  più  dispendiosa,  col  go 
per  100  di  vantaggio  !  In  che  consiste,  lo 
narra  il  Giornale  di  Roma  dell'i  lapri- 
le.  L'isola  di  Perim,  all'imboccatura  del- 
lo stretto  di  Bab-el-Maudeb,  fra  l'Africa 
e  l'Asia,  a  4^  miglia  da  Moka  residenza 
del  pascià  dell'Arabia  Felice,  per  la  sua 
posizione  è  destinata  a  comandare  il  ca- 
nale intermediario  del  mare  Rosso,  che 
alla  realizzazione  del  perforamento  del- 
l'Istmo di  Suez  diverrebbe  il  «rande  Bo- 

o 

sforo  flel  Mediterraneo  coli' Oceano  In- 
diano. Ma  i  fogli  pubblici  di  <naggio,  del- 
lo slesso  1857,  notificarono  l'annessione 
inaspettata  dell'isola  di  Perim  alla  com- 
pagnia iXe.W Indie  Orientali j  e  che  recò 
grave  e  profonda  impressione  al  gabinet- 
to della  Porta  ottomana,  pe'sovrani  di- 
ritti di  questa  sull'isola.  Neh  856  si  co- 
minciò dall'energico  e  previdente  gover- 
no francese  la  costruzione  d'una  nuova 
città  accanto  a  Marsiglia^  con  sua  catte- 
drale (nel  sito  occupato  dal  celebre  Pal- 
ladi uni  (\q2^\\  antichi  marsigliesi), episco- 
pio e  seminario;  cogli  stabilimenti  pub- 
blici, docks,  bacino  di  racconciamento,  e 
guardia  marittima  per  la  strada  del  Me- 
diterraneo. Imperocché,  fin  d'allora  il 
vigile  governo  imperiale  calcolò,  che  pel 
taglio  dell'Istmo  di  Suez  e  per  la  nuova 
corrente  di  generali  ricchezze  cui  da  esso 
deriveranno,  certamente  Marsig-Iia  era 
destinata  ad  esserne  il  deposito  univer- 
sale. Ripeterò,  che  dopo  la  scoperta  del- 
la via  dell'  Indie  Orieolali  e  del   nuovo, 


UNI 

mondo  l'Fnglìilterra  si  fece  regina  del- 
l'Oceano,  mentre  Venezia  e  Ge«iova  re- 
starono langtienti  e  obliate  in  fondo  a'Io* 
ro  golfi.  Col  taglio  dell'Istmo  di  Suez  il 
Mediterraneo  divenendo  di  nuovo  la 
grande  arteria  del  circolar  delie  ricchez- 
ze fra  l'oriente  e  l'occidente,  l'Italia  ne 
sarà  la  fortunata  mediatrice,  e  forse  ri- 
prenderà nella  bilancia  europea,  col  be- 
iiefjcio  inestimabile  della  pace,  il  luogo 
che  già  teneva,  son  già  3  secoli,  sui  de- 
stini dell'incivilioiento.  Tutti  i  porti  del- 
l'Adriatico e  del  mar  Tirreno  acquiste- 
ranno un'importanza  che  mai  non  ebbe- 
ro a'tempi  del  loro  antico  splendore.  Ed 
é  perciò  che  i  governi  della  Penisola  vol- 
sero la  loro  attenzione  agi'  incalcolabili 
vantaggi  che  dovranno  risultare  pe'loro 
popoli,  al  commercio  e  alle  arti  preci-^ 
puamentc.  Quindi  i  governi  pontificio, 
toscano, piemontese,  austriaco, napoleta- 
no ec,  fjuono  solleciti  di  nominare  com- 
missioni speciali  per  esaminare  il  iato 
piatico  delle  questioni  che  si  riferiscono 
al  taglio  dell'Istmo  di  Suez,  e  il  da  farsi. 
E  di  già  si  è  cidcoiato,  che  fatto  il  taglio, 
la  via  più  breve  pe'viaggiatori  fra  l'In- 
dia e  l'Europa  occidentale,  sarà  la  linea 
di  navigazione  che  partirà  do  Suez  e  farà 
capo  aBrindisi, nel  reame  deliedueSicilie, 
all'estremità  d'  Italia  ;e  da  questo  punto 
la  via  dell'Indie,  seguendo  le  progettate 
strade  di  ferro,  traverserà  gli  slati  pontifì- 
cii,lamifìcandosi  per  Bologna  sull'alta  Ita- 
lia e  la  Germania,eperla  linea  Sarda  sulla 
Francia.  Pertanto  il  Papa  PioIXnelfeb- 
braioi857,  penetrato  della  necessità  che 
Italia  si  prepari  al  gran  rifiorimento  cora^ 
merciale  del  Mediterraneo,  ha  ordinato 
che  una  speciale  commissione,  composta 
di  que'personaggi  notificati  dal  0.^*43  del 
Giornale.  r///ioma, studi  e  riferisca  qua- 
li conseguerjze  sia  per  derivare  al  cojh- 
mercio  dui  progettato  taglio  dell'  Istmo 
di  Stiez,  e  quali  disposizioni  fossero  in 
quell'ipotesi  da  adottarsi, a(llnchè  lo. sta- 
to pontificio  possa  trarne  partito  dalle  va- 
fiule  condizioni  che  produrrà  queslM  uqu- 


U  .\  I  1^ 

va  più  l)reve  e  più  siciu'a  via.  Dunque  il 
discorso  argomento  è  proprio,  si  addice  e 
compenetra  con  questo  articolo,   vasto  e 
svariato  che  vado  svolgendo  con  propor- 
zioni relative  alla  natura  essenziale  dell'oi 
pera  e  colla  mia  mediocrità,  comechè  ri- 
guardante ancora  learti,i  mestieri, il  traf- 
fico. A  vantaggio  de'rnedesimi  furono  nel 
n."  6o  del  Giornale  di  Roma  del  iSS^ 
pubblicati  gli  statuti  della  società  genera-^ 
le  delie  Strade  Ferrate  (F.)  Pvomane  da 
Roma  a  Ferrara  per  Ancona  e  Bologna,  e 
daUoma  a  Civitavecchia  riunenti  l'Adria- 
tico al  Mediterraneo  dette  Linea  PioCen^ 
trale.  Di  quella  compita  da  Roma  al  Tu- 
scolo  o  Frascati,  in  quell'articolo  ne  par- 
lai, in  un  all'  inaugurazione  seguita  deU 
la  linea  che  da  Roma   mette  a   Civita- 
vecchia. Già  nel  1 856  il  Giornale  col  n.** 
i33  avea  pubblicato  la  concessione  per 
la  continuazione  della  linea  da  Frascati 
al  confine  del  regno  di  Napoli  presso  Ce- 
prano  ;  e  co'  n.  i34  e  seg.  il  Capitolato 
della  Strada  ferrata  centrale  italiana.  No- 
tizie sulle  grandi  reti  e  lunghezza  delle 
ferrovie  d'Eiu'opa  e  dell'America,  com- 
preso lo  stato  papale,  quando  fossero  fi- 
nite, si  leggono  nel  n.°  73  del   Giornale 
di  Roma  del  1857.  Il  medesimo  co' nu- 
meri de'mesi  di  marzo  e  aprile,  uno  de* 
più  importanti  essendo  il  n.°  96, siccome 
basato  sul  rapporto  della  relazione  della 
commissione  scientifica  internazionale, 
incaricata  dell'esame  della  gran  questio- 
ne sul  taglio  dell'Istmo  di  Suez;  non  che 
la  Cii>iltà  Cattolica  de'rS  aprile,  conle- 
nente un  bel  sunto  del    riferito  da'  più 
accreditati  giornali   francesi  ;  riportano 
quanto  iii  breve  mi  propongo  qui  accen- 
nare, sul  vagheggiato  ferace  argomento 
che  preoccu[)a  tutte  quante    le   nazioni 
incivilite  e  trallìcanti.  La  retedi  Strade 
ferrate  QÌc^h  stati  pontificii,   nel  cuore 
d'Italia,  è  un'impresa  utile  non  meno  pel 
cattolicismo  che  pel  commercio  genera- 
le d'Europa,  per  la   facile  comunic«zio- 
ne  coll'antica  Signcjra  del  mondo,   la  cit-^ 
là  eterna  lionia^  patria  comune,  e  U  CJ^-> 


26  UNI 

pitali  de'piìi  polenti  imperi  cattolici,  P^- 
rigi  e  Vienna .  Congiunge  il  Mediterra- 
neo all'Adriatico,  colla  linea  da  Civita- 
vecchia a  Roma  ed  Ancona  ;  agevola  il 
passo  fra  l'est  e  l'ovest  ;  apparecchia  la 
via  più  breve  al  commercio  dell*  Indie, 
allorché  il  taglio  dell'Istmo  di  Suez,  a 
cui  già  si  lavora(irìa  il  precedente  Gior- 
nale di  Roma  de'4  febbraio  i  SSy,  ripor- 
tando il  narrato  òaWjéssemblée  Natio- 
ìiale^a  seconda  del  ricavato  dal  3.°  vo- 
lume pubblicato  dall'encomiato  Lesseps, 
sulle  fasi  e  progressi  della  gigantesca  im- 
presa del  taglio  dell'Istmo  di  Suez,  avea 
detto,  che  l'opposizione  sorda  e  indiret- 
ta falla  da  alcuni  uomini  di  stalo  d'In- 
ghilterra, era  il  solo  ostacolo  contro  il 
quale  abbiasi  da  combattere  l'ultioiadif- 
lìcollà  di  cui  rimaneva  a  trionfare.  Tut- 
tavia sperarsi,  che  mossa  la  questione  nel 
parlamento  inglese,si  conosceranno  i  nio- 
livi  dell'opposizione, agl'interessi  di  tutti 
i  popoli  commercianti,  ed  agl'interessi 
eziandio  più  potenti  della  civiltà),  avrà 
tolto  il  bisogno  del  viaggio  intorno  al  Ca- 
po di  Buona  Speranza  ;  riunisce  le  stra- 
de sarde,  toscane,  lombardo-venete,  e  le 
popolose  legazioni  a  Roma,  per  mezzo 
della  ferrovia  da  Ferrara  a  Bologna  ed 
Ancona;  fornirà  i  mezzi  di  circolazione 
a  quelle  industri  popolazioni;  darà  nuo- 
va vita  all'  Italia  e  ne  accre-xerà  le  ric- 
chezze, come  quella  che  di  tutti  i  paesi  di 
Europa  è  la  più  popolata.  Quanto  allo 
slato  papale,  le  ferrovie  si  ritengono  d'im- 
portanza sociale  sotto  il  triplice  riguar- 
do dell'agricoltura,  dell'industria  mani- 
fatturiera e  del  commercio,  sorgenti  del- 
la ricchezza  d'un  paese,  d'abbondanza  e 
di  prosperità;  come  quello  eh'  è  ferace 
di  prodotti  agricoli,  di  minerali,  di  ma- 
terie primitive.  Finalmente,  che  la  linea 
poi  da  Trieste  a  Fienna^  la  quale  de- 
v'essere ben  tosto  finita,  completerà  la 
rete  delle  ferrovie  d'Italia. 

Quanto  alle  università  artistiche  de' 
dominii  della  santa  Sede,  trovo  per  la 
prima  volta  nel  Bull.  Roni.  l..  3,  par.  2, 


u  N  r 

p.  439,  che  Martino  V  colla  bolla  Cani 
inter,  de' 3  maggio  1421:  Jurisdictio 
Consulum  artis  mercatiirac  pannoruni 
de  Urbe  jaxta  artis  ejusdeni  slatitta 
cognoscendi  causas  quascumque  ad 
i fi  sani  arteni  spectantes.  Martino  V  ap- 
provò e  privilegiò  anche  altre  maestran- 
ze d'arti  e  mestieri,  e  Sisto  IV  a  molte 
confermò  gli  statuti.  Giulio  II  colla  boi- 
la  Si  nostrarum  cmtatum^  de' 28  mar- 
zo i5i2,  Bull.  Roni.  t.  3,  par.  3,  p.  335; 
Reintegratio  incliti  Popull  Romani  ad 
jarisdiciìonentf  quani  ej'as  Conserva- 
tores  in  Urbe  et  ips'ius  populi  Castris, 
praesertini  super  Consulibus  Artiwn 
et  Annona^  hactenus  exercuerunty  nec- 
non  et  ad  superioritatem  in  civitate  Tf' 
burlina.  Leone  X  nel  i5i5  eresse  in 
Roma  il  tribunale  privativo  del  Conso- 
lato fiorentino,  approvando  1'  università 
de'  mercanti,  bancliieri  e  foudacali  fio- 
rentini dimoranti  m  Roma, di  che  trattai 
nel  voi.  LXXVIII,  p.  69  e  seg.  Il  Papa 
Clemente  VII  colla  bolla  Ad  sacrata^ 
de' IO  febbraio  i  024,  Bull.  Rom.  l.  4» 
par.  i,p.  36:  Primule  già  prò  abundan- 
tia  rei  Frumeiitarìac  et  Agricoltura  in 
districtu  Almae  Urbis.  E  colla  bolla  In 
Supernae,  de'  7  settembre  1 53oj  Bull, 
Rom.  t.  4,  par.  r ,  p.  96:  Approbatio  Sta- 
tutorum,  et  ordinationuni  prò  bono  re^ 
gimine  Collegii  Artiuniy  et  Medicinae 
magistrorum  Almae  Urbisy  cum  prac- 
finitione  facultatum  protomedici  cir- 
ca Aromatarioruni  examen,  et  medi- 
cinaliuni  admissionem,  Nel  voi.  LV,  p. 
i3,  riparlai  del  sodalizio  fondalo  da'cu- 
riali  di  Roma,  e  approvato  dal  Papa  Pao- 
lo IH  colla  bolla  Alliludo  diviuae,  de' 7 
febbraio  i54i>  Bull.  Rom.  t.  4>  P^*'*  i» 
p.  187,  per  prendere  cura  e  istituire  nel- 
I'  arti  i  poveri  orfani  d'  atnbo  i  sessi.  E 
qui  rammenterò  che  negli  Ospìzi  di  Ro- 
ma(F'.)ent  Conscrvalorii  di  Roma  (^.), 
ed  in  altri  benefici  istituti  che  a'Ioro  luo- 
ghi descrissi,  si  esercitiuio  ai  ti,  mestieri  e 
manifatture;  ed  anche  in  alcune  Prigioni 
(/".),  nel  religioso  e  nel  morale  regolati 


tJNI 

in  diversi  stali,  le  donne  da  Sorelle  dal- 
ia cai'ilà,  gli  uomini  da  jR(^//^f'o*Kli  diver- 
si ordini,  ed  in  alcuni  regni,  come  in  quel- 
lo di  Napoli,anolie  da' (^("T/z/f/ per  disposi- 
zione del  re  Ferdinando  II  che  regna.  Per- 
tanto nelle  prigioni  fiu'ono  stabilite  saie  di 
lavoro,  secondo  la  condizione  e  t'iiitelli- 
genza  de'condannati, preferendosi  sempre 
i  lavori  che  offrono  maggior  speditezza 
d'esecuzione  e  di  smercio.  Senza  ritorna- 
re nell'argomento,  aggiungerò  il  riferilo 
dal  n.°  1 1 5  del  Giornale  di  Roma  del 
j8  j4-  "  Alle  5  pomeridiane  de' 1 8  mag- 
gio il  Papa  Pio  IX  si  recò  alla  Chiesa  <1i 
.y.  Balbi/m  a  visitare  la  casa  di  detenzio- 
ne de*minorenni,  recentemente  fondala 
dalla  sua  munificenza,  per  togliere  i  gio- 
vanetti dal  pericolo  di  maggiore  corru- 
zione nelle  carceri  comuni,  e adklata  alla 
cura  de'fratelli  della  Madonna  della  Mi- 
sericordia, istituto  assai  beneinerilo,spe- 
cialmente  nel  Belgio,  per  la  religiosa  as- 
sistenza che  presta  a'detenuli  nelle  pri- 
gioni. Il  santo  Padre  osservò  le  celle,  ove 
durante  la  notte  stanno  rinchiusi  i  gio 
vani,  e  alcuni  di  loro  interrogò  sul  cate- 
chismo. Oegnossi  ancora  di  visitare  un 
fratello  infermo,  dirigendogli  parole  di 
somma  consolazione".  Alla  pia  unione  di 
s.  Paolo  in  Roma  è  affidata  la  cura  spi- 
rituale de*  detenuti  politici  presso  s.  Mi- 
chele a  Ripa,  delle  Carceri  Nuove  in  via 
Giulia,de'forzati  nella  piazza  di  Termi- 
ni. Nel  voi.  LXX.X,  p.  i64ei65  notai 
(juinito  riguarda  la  nuova  direzione  ge- 
nerale delle  carceri  e  case  di  condanna:  la 
precedenle>pettavaiilGoi^^'r/i<2for<;i///?o- 
//la^  a\V  Uditore  della  Camera,  A  Teso- 
riere generale y  al  Segretario  di  Co/isnl- 
ta,a\Senatore di Roma[f^.),ec.  Indi  Giu- 
lio 111  colla  bolla  Mentis deK'olìonis yi\*i  1 1 
«prde  1 553,  Bull.  Rom.  t.  4»por.  r  ,p.  3o3: 
Faciilias  Co  Ile  gii  Phy  sica  rum  Medico 
rum  Almae  Urbis,  quoscumque  promo- 
vendi ad  gradus  phylosophiaCf  et  niedici- 
nae  privative  quoad  alios.  Et  eonfirma- 
fio  jurisdiciionis  Proto- Medici,  cogno- 
scendi  causas  civile^,  et  criminalcs  ad  e- 


UNI  37 

jusofflcium  speclantes.  Pio  IV  col  moto- 
proprio  Cam  sicut  accepimus,  del  1 559» 
Bull.  Rom.  t.  4>  p«r.  2,  p.  i  :  Jurisdictio 
Gubernatoris  Almae  Urbis  procedendi 
cantra  Mercatores  cambia  sicca,  et  illiei' 
ta  contrahentes.  Colla  bolla  T^olénles  di- 
lectos^deiS  gennaio  1062,  Bull.  cit.  p. 

I  o3:  Declaratioj  et  ampli  alio  jurisdictio- 
nis  Consulnm  artis  mercantiae  panno- 
rum  de  Urbe.  Pio  IV  inoltre  stabilì  qua- 
li artisti  dovessero  ammettersi  per  Con* 
clavisti  (^".),  e  gli  enumerai  nel  voi.  XV, 
p.  268  e  273,  riportando  pure  le  analo- 
ghe disposizioni  tla  Clemente  XII  ema- 
nate. Nell'esposizioni  straordinarie  del  ss. 
Sagra (uenlOjChe  iMiWsLSede  l'^acante{F'.) 
si  fanno,  per  invocar  da  Dio  la  scelta  d'uà 
ottimo  Papa,  le  università  artistiche  vi  si 
recavano  processionalmente  per  turno, 
come  si  può  vedere  nelle  descrizioni  de* 
Diari  di  Roma  del  secolo  passato,  cioè  li- 
na nella  mattina,  ed  altra  nelle  ore  po- 
meridiane, altei'uando  con  altri  sodalizi. 

II  Papa  s.  Pio  V  con  particolare  sollecitu- 
dine promosse  l'arie  dell'agricoltura, con- 
fermò i  nuovi  statuti ,  ampliò  i  privilegi 
concessi  da  Sisto  IV,  Giulio  li  e  Clemen- 
te VII,  massime  la  facoltà  a'consoli  per 
giudicare  definitivamente  toltele  con- 
troversie ad  essa  concernenti,  quando  an- 
che nascessero  fra  persone  privilegialis- 
sime,  come  si  può  apprendere  nel  mo- 
to proprio  Pia  devolìo,  de*  9  settembre 
1 5(36,  Bull,  cit.,  p.  3 1 3.  Laonde  nel  1 595 
in  Roma  furono  stampati:  Statata  nobi- 
lis  artis  Agricolturae  £/r^/.s.  Indi  con  Tal- 
tro  moto-proprio  Cupientes^de^Vm  ot- 
tobre i566,  Bull.  cit.  p.  3 16,  s.  Pio  V; 
Privilegia  prò  exercentibus  arlem  Agri* 
coUurae  in  districlu  Almae  Urbis,  et  fra- 
mcuLi ,  ac  biada  asserenlium  ad  cani. 
Piohibilioqueeos  impediendi ^  vel  dia  ul- 
tra usuui  necessarium  suae  famUiae  e- 
me/u/i.  Dipoi  colta  bolla  Ut  ad  artis  La- 
nacy  de'  5  settembre  iSBy,  Bull.  cit.  p. 
3q6  :  Jurisdictio  consulnm  artis  Lanae 
in  Urbe  cognoscendi  causas  ad  artem 
ipsani  spedali.  Gregorio  XI 11  fu  bene- 


3t8 


U  N  I 


merito  colle  università  artisliclie,  (ì«r  a- 
t'eieapprovalogli  statuti  di  diverse  eoon- 
cesso  privilegi.  Col  breve  In  //posloliene, 
del  i.° novembre  iSyG,  Bull.  Rom.  l.  4, 
par. 3,p.  323:  furisdictio  Prolo-medici^et 
Collegio  Physicorwn  Alniae  Urbis ^quos- 
Ciim(jut  medicos  in  ea  medenles  exatni- 
imndi,el  non  repertos  idoneo s  ab  cxerci' 
tio  medicina  e  expcllendij  atqne  coercen' 
di.  Nell'articolo  TRlBU^'ALl  di  Roma  ,  fa- 
cendo menzione  di  varie  bolle  riguardan- 
ti l'uiiiversità  arlistiche  romaoCjdissi  pu- 
re di  quella  di  Gregorio  XIII,  stdla  rein- 
tegrazione delia  giurisdizione  e  indolii 
TJniversìlaUitìi  Arliitni  Urbis  ,  praeser- 
vnla  superioritale  Gubernalorem  etalìo- 
rutn  Judicum.  Diverse  disposizioni  ema- 
nò il  suecesso*e  Sisto  V  sulle  università 
de'oìcslieii,  come  il  breve  Cuni  alias^  de* 
18  dicembre  I  585,  Bnll.  Rom.  t.  4,  P'U*. 
4,  p.  171  -.furisdictio  Consnluni  arlis  La- 
nae  in  Urbe^  et  privilegia  Mcrcntorum  e- 
jnsdeni  artis.  Colla  bolla  poi  Ciwi  siciit, 
dciS  maggio  i  586,  Bull.  cit.  p.  2  1  8:  In- 
stilutio  arlis  conficiendi  sericu/n  in   Ur- 
he  et  loto  Slatti  Ecclesiaslico  citni  non- 
nulli s  ordinationihus.  Clemente  Vili  col 
decreto  Sanctissimus,ó(i'  1  g  marzo  i  592, 
£ull.  Rom.  l.  5,  par,  r,  p.  SSyf  Declara' 
fio  quoad  electionem,  el  qualità tes  Judi- 
cum Conservaloruuì ,ad  inslaiUiani  quo- 
rumcumque  Ordinum  ,   Unii'ersitatufn, 
Colleglorum  et  locorum  piornm  ,  a  Sede 
apostolica  conces^orum  ,  et  concedendo- 
rum.  Il  Cancellieri  nella  Storia  de'  pos- 
sessi de'  Pontefici,  della  proto-basilica  La- 
teranense  loro  cattedrale,  pubblicando  le 
relazioni  delle  pompe  e  gli  addobbi  delle 
slrade,piìi  particolarnienle  narra  in  quel- 
lo di  Leone  XI  nel  1 6o5,  che  d'ordine  del 
popolo  romano  dalla   piazza  di   Campo 
Vaccino  sino  al  Colosseo,  la  via  era  stata 
nl)bfcllifa  e  ornala  dalle  arti  di  Roma;  ol- 
li-e  il  superbo  apparato  fallo  da'Farne- 
se  lungo  le  tnura  del  giai  dino  e  orto  di 
essi  ,  con  tappeti  e  drappi   superbissimi 
per  tulle  le  finestre.  In  lutto  si  lece  altret- 
tauio  nello  slesso  anno  pel  possesso  diPao- 


UNI 

Io  V.  Suir  arco  di  Tito  fu  posta  Tarme 
.  pontifìcia  retta  da  due  angeli,  la  facciala 
degli  orli  Farnesiani  era  gtiarnita  di  ric- 
chissimi panni,  le  arti  avendo  apparato  il 
consueto  tratto  di  strada.  In  diversi  pos- 
sessi trovai,  che  nell'omaggio  del  senato- 
re di  Ro«na  al  Papa,  fra  il  suo  corteggio 
eranVi  ancora  i  consoli  dellearti  in  aurea 
veste.  Nella  descrizione  del  possesso  e  Ca- 
valcata del  Senatore  di  Roma  (K),  Giu- 
lio Cartari  orvietano  nel  1 629,  leggo  che 
venivano  in  prima  i  soldati  del  popolo  ro- 
mano, cioè  gli  artisti  di  Roma,  armati  di 
spade  e  archibugi,  co'loro  sergenti  avan- 
ti, e  tamburo  nel  mezzo  della  squadia,  es- 
sendo tutti  addobbati  con  pennacchi  e 
bande  di  diversi  colori;  dopo  i  quali  suc- 
cedeva un'altra  squadra  armata  di  pic- 
che, nel  cui  mezzo  erano  due  tamburi  e 
un'insegna  rossa,  e  dopo  le  picche  incede- 
va un'altra  squadra  d'archibugieri  simi- 
le alla  prima  e  col  suo  tamburo.  Io  credo 
che  tali  soldati  o  guardie  del  popolo  ro- 
mano, fossero  la  milizia  urbana  à&  Capo- 
torH^P'.)e  poi  anche  guardia  pontificia, 
composta  di  artieri  di  Roma,  e  da  ultimo 
incorporati  alla  guardia  palatina  ,  di  cui 
parlai  nel  voi.  L,  p.  20  f,  che  unitasi  al- 
la già  Civica  (f'^.)  scelta,  si  forma  di  qua- 
si tutti  artisti  romani.  Ora  la  guardia  mu- 
nicipale di  Roma  è  quella  de'  Pompieri 
(P.),  per  l'estinzione  degl'incendi,  pari- 
menti composta  di  tutti  individui  eserci- 
tanti mestieri.  Innocenzo  X  prese  posses- 
so nel  1 644»  e  nelle  diverse  sue  descrizio- 
ni è  riferito  l'apparato  bellissimo  fiuto 
dalle  arti  di  Roma,  lateralmente  alla  via 
sopra  travi,  cioè  a  Campo  Vaccino  sino 
agli  orli  Farnesiani  del  duca  di  Parma, 
il  quale  erigeva  ancora  un  arco  trionfa- 
le; seguiva  l'apparato  dell'università  de- 
gli ebrei  avanti  e  dopo  l'arco  di  Tito,  con 
panni  d'arazzo,  ecirca  60  iscrizioni  ebrai- 
che e  latine  di  profezie,  proverbi,  verset- 
ti del  vecchio  Testamento,  oltre  l'arme 
pontificia;  indi  e  sino  al  Colosseo  era  l'al- 
tro apparato  dell'università  artistiche,  se- 
CQudo  il  cousuelo,  4ulicaruenle  gli  Ebrei 


UN  I 
nveanoin  diversi  luoghi,  notali  in  tali  ar- 
licoli ,  eseguilo  la  pieseula^ione  al  Papa 
dei  lesto  di  loro  legge  IMosaica,  fiiicliè  fu 
slabilito  il  descritto  luogo,  acciocché  nel 
trionfo  di  Tito  scolpito  nel  suo  arco,  per 
la  distruzione  di  Gerusalemme,  ricono- 
scessero avverala  la  profezia  del  Reden- 
tore, rs'elle  relazioni  del  Cancellieri  sono 
più  volle  riportate  le  iscrizioni  degli  ebrei 
poste  ne'Ioro  apparali,  come  pel  possesso 
d'Innocenzo  X,  con  diversi  passi  della  s. 
Scrittura,  anche  con  allusioni  di  lode  al 
Papa<  Avendo  Urbano  Vili  istituito  il 
giudice  pe'poveri  senz'  appello,  il  succes- 
sore Innocenzo  X  lo  cont'erniò,  e  da  esso 
derivò  il  giudice  delle  mercedi  e  de'nier- 
cenari  campeslri,  pel  pronto  pagamento 
delle  mercedi.  Ne  trattai  ne*  voi.  LXIV, 
p.  5i,LXXX,  p.i54  e  167.  Da  ultimo  il 
giudice  per  le  cause  e  questioni  delle  mer- 
cedi, venne  aggiunto  al  civile  Tribunale 
r/f/iomrt  (F.),  successo  a  (|uello  dell*  A. 
C.  ossia  dell' LV//7ore  (Itila  Camera  (^'.). 
Riporta  il  Vitale,  Storia  de'  Senatori  di 
Roma,  p.  536,  che  il  senatore  del  iGIJg 
Giustino  Gemile  da  Salisano  di  Sabina, 
con  edillo  ordinò  a'camerlenghi,  consoli 
enolari  di  qualsivoglia  artediR«jma,  che 
in  avvenire  sotto  pena  di  scudi  dieci  d'o- 
ro, per  ogni  volta,  da  applicarci  alla  ca- 
mera di  Roma,  secondo  lo  Statuto,  lib.  3, 
cap.  45»,  «  e  per  essi  n»andalo  esecutivo, 
el  de  capiendo,  debbano  venire,  ed  assi- 
stere all'ora  solita  dell'udienza  nel  porti- 
co del  palazzo  dell'Ili. mi  Sig,  Conserva- 
lori,  e  dare  udienza  nel  proprio  tribuna- 
le in  qualsivoglia  giorno  giuridico  nelli 
luoghi  assegnali,  o  da  assegnarsi;  qualee- 
dillo  olire  la  pubblicazione  ne'Iuoghi  so- 
lili di  Cumpidoglio,  si  debba  ritenere  in 
tulli  i  Consolali,  ed  Oilicii  de'Notari,  che 
servono  Con^olatl  delle  Arti  di  Roma  '*. 
Clemente  X  col  breve  Decet  Romanuni 
Pontificemy  de'  i5  maggio  167  i  ,  Bull. 
Jiom.l.  7,  p.  124:  Constitiitìo,  ut  Roma- 
nisy  aiilsque  NohiLibus  Status  Ecelesia- 
stici  Ucealexercere  (ommercia  sineprae- 
jiuUcio  nobili taiis.  Dichiarando  però,  per 


UNI  29 

vantaggio  del  commercio,  che  l'esercizio 
di  mercante  (nel  quale  articolo  Io  dissi 
però  vietalo  a' Chierici  e  piecipuamenle 
lì  Missionari;  qui  poi  avverto  con  mg/ 
Nicolai,  che  Clemente  Vili,  per  invit<ird 
e  allettare  i  coltivatori  delle  terre,  rin- 
novò i  privilegi  e  i  premi  da'suoi  ante- 
cessori conceduti  >  dichiarò  che  anco  i 
chieiiei  ne'propri  terreni  potevano  eser- 
citare l'agricoltura,  senza  che  potessero 
essere  accusali  di  esercitare  perciò  una 
negoziazione  vietala  da'sagri  canoni;  e 
ordinò  che  ogni  anno  si  conservasse  Va 
3/  parte  de'vitelli,  per  allevarli,  aflincliè 
non  mancassero  gli  animali  t)ecessari  al- 
l'agricoltura) non  pregiudicava  alla  i»o- 
biilà  delle  persone  e  delle  famiglie, esclu- 
so a'nobili  il  vendere  le  merci  a  minuto. 
Nel  paragrafo  Mercanti  riparlerò  della 
bolla  e  di  quest'argomento.  Dipoi  il  ce- 
lebre cardinal  De  Luca  pubblicò  l'opera; 
Theatruni  verìlatis  et  justUiae  ,  ove  nel 
lib.  i5  y  De  Judiciis,  disc.  47»  Romana 
conipetentiae  Fori  inter  quamplura  tri- 
bunaliutn  Urbis,  tratta  nel  §  29  e  seg.  :  De 
Protecioribus  Pio  rum  locorum  Urbis^eo- 
rumquejurisdictione.  Nel  §  45*  ^^  Con- 
sulibus  Artium.  Nel  §  4^  :  De  Tribunali 
Consuluni  Jgricolturae.  Quanto  al  §  4^ 
dice:  Sub  hoc  tribunali  Capitolino,  tam- 
quani  connexa^seu  consequutiva  cadunt 
quaedaui  liibunalia  inferiora,  quaecoit- 
stituuntur  ex  Consuiibus  Artium  haben- 
tibus  proprios  Assessores^  dum  ab  eis  ad 
hiinc  forum,  sive  ad  Senatoreni  recurri- 
iur,alquein  istacausarum  specie  nimiutn 
rari  sunt  casus,  quod assumantur  isiae 
quaeslioneif  rompcttnliae  Si^nalurae  , 
dum  ut  plurimum  agitar  de  causis  modi- 
cae  coìisiderationis  atq uè  quaestio  ma- 
joris  compt'tentiae  soletessecum  Locunt' 
lenente  ci\'li  Cubernatorii  agente  de  cait- 
sis  mercedisyVelcnm  quvddam  altero  Ju- 
dice  charitalivo  qui  in  grntiam  panpe- 
rum  operariorum,vtlfainulorum  in  hoc 
eodcin  genere  causa ru in  mtrcedis,  a  mo- 
derno tempore,  laudabìlittr  quidrm,  de- 
pululuseil.  Innocenzo  \ Il  colla  bulla  AV 


3o  UNI 

mnnus  Ponti fex ^  de  i  */  settembre  1692, 
Bull,  Boni.  l.  9,  p.  271  :  Abolenlur  o- 
mnia  TribunaUa^  et  Jitdices  particnla- 
rts  citm  sui s facilitati  bus:  Reducunturad 
fus  commune  omnesfacullates  deputandi 
dictosjudlces.  V  incluse  quibuscunique 
Universìtatibus  ,  et  Consulta tionibus  e- 
tianiArtium.  Quoad  CotisulatusArlium, 
et  Universitates  eliani  Medicoruni,etMer- 
catorum  sublatìs  omnibus  Assessoribus^ 
et  abrogata  in  judicìalihus  quacumque 
Consulum  ,  et  Vniversitaluni  jurisdictio' 
iiejta  ut  eorunidem  jetearumdeni  iurisdi- 
ctiOj  ex  mine  etìam  quoad  causasinstru- 
ctas ,  penitus  ,  et  omnino  cessare  debeat^ 
et  ccssasseinteWga  turj  succeda nt^  et  prò  • 
cedant  competentes  fudices  ordinarli  ju- 
xlaeorum  ordinariasfacultates, nulla  ut 
supra  habila  ratione  privdegiorum  ,et  an- 
tiquarumfacullatunijinfer  quos  sii  locus 
praeventioni,  adhibitis,  quatenus  /udici- 
bus  ip<;is  opus  videaliir  iisdeni  Consiill- 
bus  soluniniodo  tamquani  periiis  in  re- 
bus ^  et  negotiis  eoruni  arte.in  concernen- 
iibus.  Excipimus  tamen^  et  sub  praesenti 
nostra  constitutione  contpreheiiso<i  esse 
nolunius  tum  Consules  Agricollurae,  il- 
lorumque  Assessorum^tum  Notar  io  s  Cu- 
riae  Burgi^  Mercatorum ,  et  Aroniata- 
riorum  prò  eoruni  offici  is  ti  tu  lo  oneroso 
acquisi  ti  s,  seu  adniinistratis,donec  aliter 
provideatur.  Pel  possesso  eli  Clemente  XI 
nel  lyoi  l'tiniversilà  degli  ebrei  apparò 
la  via  dall'ureo  di TiloalColo<;seo, con  3o 
emblemi  e  iscrizioni  pubblicale  dal  Can- 
cellieri, in  diverse  caiielle  ornate  di  fre- 
gi dorati,  con  epigrafi  e  sentenze  albisive 
al  nome,  alle  virtù  e  allo  stemma  del  Pa- 
pa. Nel  1721  pel  possesso  d'Innocenzo 
XIll,  nel  Campo  Boario  prima  di  giun- 
gere all'Arco  Farnese,  nella  paratura  fat- 
ta dall'antica  e  nobii'arle  degli  Agricol' 
ioris'ì  leggeva  a  mano  dritta  quest'iscri- 
zione :  Innocentio  XIII P.  O.  M.  -  Pa- 
triae  Principi  Paln'que  Ainalissìnio-Rei 
Egregiae  Patrono  Ac  Rcparatori-  Agri 
Boniani  Cultorts-  Insignibus  Ab  Eo  Pe- 
tennibusque  Bcncficiis  Cumulati-  Die- 


UNI 

rum  Longitudinem  -  Et  Imperi  Felicita- 
teni  Auspicantur.  A  sinistra  incontro  a 
qiiesta  si  leggeva  il  versettoi2  del  salmo 
64  :  Benedices  coronae  anni  benignitatis 
tuacj  et  campi  tui  replebuntur  ubertatc. 
Nel  parato  degli  Affldady  verso  il  Colos- 
seo, eravi  per  impresa  un  agnello, cbe  te- 
neva col  piede  destro  una  bandiera,  die 
lo  circondava  coU'epigrafe:  Unii'crsilas 
Affìdatoruni  Urbis,  ed  i  seguenti  verset- 
ti tratti  dalla  s.  Scrittura.  BenedicctaC' 
mentis  y  et  gregibus  oviuni.  Sicut  Pastor 
gregent  suum  pascet,  Firi  Pastores  su- 
mus  servi  tui.  Benedicite  onines  besdae^ 
et  pecora  Domino,  Le  altre  arti  cbe  avea- 
no  parata  la  strada  erano  :  Albergatori, 
Bancherotti,  Barbieri,  Calciaroliy  Cai' 
zettan\  Calzolari^  Candtlottari,  Cappel- 
lariy  Falegnami^  Ferrari ,  Fornaciari^ 
Fornariy  Lavoranti  e  garzoni  de*  mede- 
simi, Frultaroliy  Linaroli,  Macellari ^ 
Mtdagliariy  Mercanti  fondacali,  Mer- 
canti di  legno  e  legname,  Molinari,  Mu- 
lattieri, Muratori,  Orefici ,  Osti,  LavO' 
ranti  e  garzoni  de  medesimi.  Ortolani, 
Pelllcciari,  Pescatori,  Pescivendoli ,  Piz- 
zicaroli,  Pollaroli,  Regattieri^  Saponari, 
Sartori,  Scarpi nelli,  Scarpellini,  Sella- 
riy  Speziali,  Tessitori,  P^accinari ,  Fa^ 
scellari  di  Ripa,  Fermlcellari,  Lavorati' 
ti  egarzoni  de  medesimi.  L'università  de- 
gli Ebrei  a\ea  apparato  il  consueto  luo- 
go con  molle  figure  e  iscrizioni  in  diver- 
si cartelloni  con  caratteri,  ornali  di  vari 
freci  ed  emblemi  dorali, in  molti  alludenli 
al  nome,  allo  stemma  e  alla  famiglia  Con- 
ti del  Papa,  poste  in  ordine  dal  rabbino, 
e  riprodotte  dal  Cancellieri.  Solo  ripor- 
terò l'iscrizione:  Eadeni  Universitas  Ile- 
braeorum  felix  fauslumque  precatur  i- 
ter ,  precatur  et  ipsum  gloriosae  Posses- 
sionis  ingrcssum.  Nel  1724  pel  possesso 
di  Benedetto  XIII  fu  ordinato  dal  senato 
romano,  cbe  le  università  ed  arti,  princi- 
piando dal  muro  de*  minori  osservanti, 
dall'una  e  l'altra  parte  dovessero  appa- 
rare fino  a  s.  Giovanni  in  Lalerano.  Le 
università  cbe  appararono  lo  spazio  d*  i  1 


U  N  I 
canne  e  mer/a  per  parte,  con  porvi  i  se- 
gui delle  loro  professioni  t\ìvoì\o:/4ccfua- 
i'itari,  Affidati^  Agricoltori,  Albergatori^ 
Candcloltari ,  Cnppellan\  Coronari,  La' 
voranli  (ìt  Fal( gnamìjFerrari^Foniarij 
JiJd^nzzinieri,  Mercanti  di  legna.  Meda- 
glia ri,  Me  rea  n  ti  fon  d acali,  Moli  nari,  Mu  • 
valori y  Orefici,  Ortolani,  Giovani  e  la- 
voranti di  Osti ,  Pellicciari,  Pescivendo- 
li, Pollaioli,  Regattieri,  Saponari,Scar- 
pellini,  Seltari,  Tessitorie  Gaimoni  lavo- 
ranti, T  a  scellari  di  Ripa,  Fennicellfiri 
e  Garzoni  lavoranti.  Altre  universrtà  ar- 
lisliclie  che  appararono  24  canne  di  spa- 
zio della  via  da  nna  parie  solamente  fu- 
rono :  Barbieri j  Barilari  di  Ripa,  Cal- 
ciaroli,  Calzeltari,  Calzolari^  Falegna- 
mi, Fìiataroli,  Linaroli,  3Iacellari.  O- 
sti.  Peccatori,  PizzicaroU,  Sartori,  Scar- 
pellini ,  Speziali j  Faccinari.  Altre  arti 
elle  appararono  46  canne  da  una  parie 
sola,  furono  i  Fornaciari ,  Scarpelli  ni, 
ì'crmicellari.  L'università  degli  Ebrei, 
passato  l'arco  di  Tito  per  tutto  il  tratto  di 
strada,  Hnchè  seguitava  lanjuraglia  del- 
l'orlo de'nionaci  oli velani, appaiarono  di 
qua  e  di  là  con  cnd3tenn  ebraici, adissi  col- 
le spiega/ioni  in  Ialino.  Anche  pel  posses- 
so di  Clemente  XII  nel  i  780  l'ornanien- 
lo  della  via  che  traversa  Tanlico  Foro  Ro- 
mano lino  all'arco  di  Tito,  come  dal  Co- 
losseo (ino  alla  pia/za  Lalcranense,  giusta 
il  solito,  l'ornarono  Tarli  di  liouja,  e  dal- 
l'arco di  Tito  fino  al  Colosseo  l'universi- 
tà degli  ebrei  s.econdo  il  consueto;  primeg- 
giando fra  le  decorazioni  del  Toro  il  uìae- 
sloso  arco  trionfale  solilo  erigersi  dal  du- 
ca di  Parma  innanzi  a'suoi  orti  Farnesia- 
ni,  che  divenuti  proprietà  del  re  delle  due 
Sicilie,  questi  ne  continuò  l'omaggio,  co- 
minciando da  questo  possesso;  la  descri- 
zione de'quali  magnifici  e  decorosi  archi 
egualmente  si  legge  nel  Cancellieri,  che 
anco  per  questo  possesso  e  ne'snpplemen- 
li  pure  ci  die  (piella  dell' apparato  del- 
l'università degli  ebrei,  mediunte  due  i- 
scrizioni  ed  elegie  in  arabo  e  latino,  e  altre 
4o  cartelle  con  figure  siujboliche  e  mot- 


U  N  I  3  r 

ti  allusivi  ebraici  e  latini  cavati  dall»  s. 
Scrittura.  Altrettanto  dalle  università 
dell'arti  e  da  quella  degli  ebrei  fu  prati- 
calo nel  174'  P*^'  possesso  di  Benedetta 
XIV,  con  vago  appiiralo  d'arazzi,  emble- 
mi e  iscrizioni.  Il  Bernardini  che  d'ordi- 
ne di  tal  Papa  e  a  lui  dedicata  fece  la  De- 
scrizione  de*  Rioni  di  Ilo  ma,  parlando  del 
X  di  Campitelli  e  del  Campidoglio,  rife- 
risce che  ili  esso  erano  stanze  distinte  per 
le  adunanze  de'seguenli  collegi  e  univer- 
sità artistiche.  Collegio  degli  Speziali. 
Collegio  de* Mercanti  fondaca li ,  già  del- 
ti di  s.  Michele.  Università  de  iM creanti 
fonda  cali.  Università  de  Sartori.  Uni» 
venità  de  Fornari.  Università  de^  Ma- 
cellari. Università  degli  Osti.  Università 
degli  Albergatori.  Università  de'  Fale- 
gnanii.  Università  de  Muratori.  Univer- 
sita  de* Ferrari.  Università  de*  Calzola- 
ri. Parlando  io  della  Stamperia  Camera- 
/<?,  rilevai  che  nel  174^  »  compositori  di 
essa  nelT istituire  nella  medesima  la  pia 
adunanza  in  onore  della  B.  Vergine  sotto 
il  titolo  di  Consolatrix  Afflictorum,  sta- 
bilirono tenue  settimanale  contribuzione, 
eccettuato  il  tempo  delle  vacanze,  per  a- 
iulare  que'che  di  loro  si  amoìalassero  -> 
divenissero  cronici,  e  persuifragi  nella  lo- 
ro morte;  istituzione  esistente,  le  cuicoii- 
tribuzioni  sono  adesso  depositale  nella 
cassa  di  risparuiio,  attivata  in  Boma  un 
secolo  dopo,  nel  pontificato  di  (»iegoiio 
XV 1  che  appi  ovò  rutilissimo  sc()po,dopo- 
chè  la  I  .'di  esse  comunemenle  vuoisi  fon- 
data inAinbtirgo  nel  17  78.A  oche  in  ili  ver- 
se prigioni,  ove,  come  dissi,  si  esercitano  le 
arti  ed  i  mestieri,  furono  inlrodotte  le  cas- 
se di  risparmio,  e  così  nel  regno  delle  due 
Sicilie  ,  con  morali  e  felici  conseguenze. 
Non  solamente  nel  luogo  ricordato,  ma 
anche  a  Povero  rilevai,  che  l'origine  del- 
le casse  di  risparmio  può  avere  avuto  t'i- 
dea da  detta  pia  unione  in  Roma,  don- 
de derivarono  la  maggior  parie  delle  uli« 
li  e  benefiche  istituzioni,  le  quali  poi  imi- 
tate oltremonle  e  alquanto  modifica- 
te ,  tornarono  a  ooi  con  un  certo  abito 


32  UNI 

di  novità  e  come  beile  invenzioni  stranie- 
re del  corrente  secolo,  sedicente  de'iunìi 
e  filantropico.  Pegli  immensi  pregi  di  Ro- 
ma, per  le  sue  glorie  profane  e  pontificie 
ne'monumenti,  trovasi  sempre  verificala 
]a  sentenza  di  Properzio:  Natura  hic  pò- 
suilguid^uidiibiquefuitAuohve  non  deb- 
bo tacere,  che  a  Povero  riportai  l'osser- 
Ta/ione  di  quello  che  riguardo  le  consor- 
terie d'arti  e  mestieri  in  Italia,  le  corpo- 
razioni degli  artefici  co'loro capi  in  Fran- 
cia,le  società  degli  operai  pe'soccorsi  mu- 
tui in  Inghilterra,  ponno  considerarsi  co- 
me gl'inizi  delle  casse  di  risparmio.  Del- 
l'opera pia  sotto  l' invocazione  di  Mater 
AmabiUs^  di  recente  cominciata  dall'uni- 
versità e  collegio  de' barbieri  e  parruc- 
chieri, per  sovvenire  gl'inabili  all'esercizio 
dell'arte,  parlerò  poi  al  suo  paragrafo. 
Arroge  che  qui  per  analogia  riproduca 
parte  del  grave  articolo  pubblicalo  col 
ii.^go  dell'  OsservatoreRoniano  del  1 852, 
non  senza  innestarvi  alcune  altre  verità 
scritte  da  un  altro  savio  moderno.  Le  so- 
cietà di  soccorso  mutuo  furono  una  del- 
le tante  savie  e  benefiche  istituzioni  cat- 
toliche dell'età  di  mezzo.  Spogliale  dal- 
l'elemento cattolico,come  deplorabilmen- 
te ne'tempi  a  noi  vicini  è  avvenuto,  fa- 
talmente di  vennero  potenti  ausiliarie  del- 
le Sette  (F.)y  dell'utopia  del  Socialismo 
e  Comunismo  (/'^),  dell'empietà  e  della 
ribellione,  e  specialmente  nella  Francia, 
ove  in  primo  luogo  lo  spirito  per  eccel- 
lenza sociale  della  nostra  religione  avea 
loro  dato  la  luce.  Fin  dal  i  2  i  2  si  coslilui  va 
in  Marsiglia  una  vera  Società  di  mutuo 
soccorsOfCocneap^iavhced&WaGaUiaChri- 
stianUy  t.  12  ,  p.  363.  Traltavasi  allora 
di  non  avversare  e  combattere,  ma  vera- 
mente di  proleggere  i  sagri  diritti  del  ve- 
scovo e  del  clero.  Si  può  dire  che  a  quel- 
l'epoca, in  certo  modo  fortunata  e  delle 
Crociale  {ìÌgWq  quali  riparlai  a  Turchia), 
la  parola  d'  ordine  di  tulli  i  credenti  fos- 
se il  motto  famoso  della  cavalleria,  che 
un  poeta  contemporaneo  esprimeva  a  suo 
mòdo  ne'segueuti  versi  liferili  nelle  Mè- 


111 aìre s  sur  t ancienne  Chevalerie  di  La- 
curue  diSainte-Pelaje.  Chevaliers  en  ce 
monde  cy-  ISepeuvenl  wivre  sans  soucy;  - 
Ils  doivent  le  p  leu  pie  defendre  -  Et  leur 
sang  pour  la  Foi  espandre.  Così  gli  sta- 
tuii di  quella  società,  oltre  all'essere  im- 
prontati al  carattere  d'una  savia  provvi- 
denza, erano  innanzi  tutto  principalmen- 
te religiosi,  come  può  vedersi  nel  Marle- 
ne, Thesaurus ^  t.  4-  Vicendevole  aiuto  e 
soccorso  tra' vari  membri;  settimanale  of- 
ferta d'un  denaio  a  sollievo  degl'indigen- 
ti; onorevole  sepoltuia  a  spese  comuni 
pe'defunli  poverijcelebrazione  annua  d'u- 
na messa  a  prò  de'  vivi  e  de 'trapassali; 
mantenimento  de'poveri  all'  ospedale  di 
s.  Spirito  col  prodotto  della  questua;  com- 
posizione all'aujichevole  d'ogni  dift'eren- 
za  insorta  fra'soci;  espulsione  di  chi  aves- 
se offeso  gravemente  un  confratello;  ed 
altrettali  savissimedisposizioni,fralequa* 
li  non  ultima  la  facoltà  data  a'capi  di  ra- 
dunare gli  ascritti  per  ammonirli,  occor- 
rendo, salutarmente  ,  sempre  però  alla 
presenza  del  vescovo  e  del  magistrato.  Al- 
tra consimile  associazione  si  formava  nel 
tempo  stesso  a  Tolosa  per  opera  del  ve- 
scovo Folco,pel  fine  tulio  speciale  di  gua- 
rentirsi r  un  l'altro  dal  mortale  veleno 
dell'eresia  degli  albigesi,  e  di  non  per- 
mettersi il  proscritto  mestiere  t\*i\\' Usure 
(/'^.),come  rilevasi  dalla  Gallia  Christia- 
na ili  Archiep.  l'olos.,  p.  2  3.  Ma  tali  so- 
cietà sono  un  nonnulla  a  petto  di  quelle 
che  gli  operai  delle  varie  professioni  ven- 
nero successivamente  costituendo  fra  lo- 
ro a  quell'età,  per  concessione  di  chi  reg- 
geva la  cosa  pubblica,  sotto  forma  di  cor- 
porazioni o  maestranze  d'arti  e  mestieri. 
Francia,  Germania,  Italia  ne  furono  po- 
polate ben  tosto.  Ed  è  mirabile  a  dirsi 
quanto  lustro  alle  arti,  quanto  sviluppo 
all'industrie,  quanto  incremento  e  flori- 
dezza quindi  ne  derivasse  ,  nonché  alle 
città,  alle  intere  provi ncie.  Forniate  tut- 
te sotto  la  dipendenza  dell'autorità  ec- 
clesiastica esovrana,ed'un  interesse  d'or- 
dine^ di  moralità  e  di  icligìone ,  si  con- 


UN  I 

temperava  per  esse  in  una  stupenda  ar- 
monia ii  vantaggio  deirintlividuo,  l'av- 
viamento della  professione,  un'efllcace  e- 
niulazione  di  bene  operare,  il  ben  essere 
e  la  sicurezza  dello  slato.  Non  erano  allo- 
ra queste  società  scuola  di  avversioni  e 
di  odio  verso  le  classi  superiori;  non  pa- 
lestra d'ignobili  e  torbide  e  violenti  pas- 
èioni;  non  covi  o  centri  di  macchinazioni 
e  di  ri  volture  contro  la  Chiesa  e  il  Prin- 
cipe. Tutti  attendevano  a  perfezionarsi 
nell'arte  o  mestiere  a  cui  erasi  consagra- 
to; non  si  pretendeva  di  ragionare  sulla 
politica,  sulla  finanza  e  fino  sulla  teolo- 
gia; non  si  osava,  il  più  delle  volle  per  fi- 
ne turbolento,  di  ragionare  sul  contrat- 
to sociale,  e  sull'origine  dell'eguaglianza 
tra  gli  uomini,  e  persino  sullo  spirito  del- 
ie leggi  ;  ne  si  presumeva  discorrere  di 
tutto  e  proferire  sentenze  anco  su  cose  a- 
slruse  e  religiose,  con  paladossi  singola- 
ri, stravaganti  utopie,  e  spropositi  d'ogni 
genere;  come  fanno  ora  tal  volta  alcuni  de* 
facocchi,de'chiavari,  de'sartori,  de'caffet- 
tieri,  de'cuochi,  de'cocchieri  e  altri  arditi 
saputelli.  II  Lusso  (F.)  non  era  giunto  a 
quell'eccesso  immorale  di  ambiziosa  vani- 
tà, che  ora  divora  e  rovina  tutta  quanta 
la  società:  il  lusso  smodato  e  sfacciato  mol- 
tiplica i  bisogni,  rovina  i  popoli,  è  un  in- 
centivo terribile  al  mal  costume,  un  vi- 
zio de'più  velenosi  da  abbominarsì,  che 
spinge  alla  decadenza  gli  stati,  danneg- 
gia le  arti,  i  mestieri  e  molto  più  l'agri- 
coltura. L'artista  e  il  trafUcante  si  distin- 
gueva dagli  altri  nella  forma  e  nella  qua- 
lità del  modesto  vestiario  e  del  relativo 
trattamento;  t\G'\\  Lullo [V.)evvi  una  leg- 
giera e  ridicola  ostentazione,  ne  una  spe- 
culazione di  vera  vanità,  come  ora  Io  de- 
ploriamo adottalo  persino  da  abbietti  ar- 
tieri dell'ultime  classi  1  Del  lusso  delle  ca- 
se parlerò  a  suo  luogo.  Un  interesse  co- 
mune stringeva  in  beli'  accordo,  sotto  la 
prudente  e  benefica  influenza  de'  capi,  i 
vari  membri  d'una  stessa  professione,  per 
istruirsi ,  educarsi,  formarsi  a  vicenda  al 
più  onesto  e  lucroso  esercizio  della  Uie- 

VOL.  LXXXIT. 


U  N  I  33 

desima.  1  lavoranti,  i  garzoni  erano  in- 
teramente subordinati  a'capi  d'artie  me- 
stieri, né  lo  spirito  democratico  riscalda- 
va le  loro  menti  come  oggidì,eziandio  nel- 
le costumanze  lodevoli  del  Saluto  e  del- 
lo Starnuto  (/^ .),  che  voglionsi  conculca- 
re. Il  tempio,  e  le  pie  congregazioni  per 
gli  esercizi  di  cristiana  pietà,  e  non  il  tea- 
tro, r  osterie,  i  calTè,  era  il  luogo  ordina- 
rio de'loro  convegni.  I  sagri  nomi  di  Ma- 
ria Vergine  ,  di  e.  Giuseppe,  di  s.  Bene- 
detto ,  di  s.  Omobono  o  altro  santo  pro- 
tellove  dell'arte,  a  cifre  d'oro  e  d'argen- 
to si  ricamavano  o  dipingevano  colle  lo- 
ro effigie  su'serici  loro  stendardi.  Al  sal- 
meggiare alterno  e  divolo  ,  alla  pompa 
solenne  della  festa  del  patrono  dell'  arte 
o  mestiere,  al  mesto  corteo  d'un  funebre 
accompagnamento,  si  recavano  i  soci  eoa 
in  cuore  la  fede,  la  divozione,  la  speran- 
za della  beala  eternità,  con  indosso  le  ve- 
sti di  penitenza  e  in  mano  la  candela  ar- 
dente, simbolo  della  fede  e  della  preghie- 
ra. >»  La  religione  adunque  era  il  farma- 
co salutare,  che  toglieva  quelle  popolari 
istituzioni  al  pericolo  di  tralignare  e  cor- 
rompersi. Conciossiachè,  intrecciando  es- 
sa saviamente  il  legittimo  esercizio  de'ri- 
speltivi  diritti  col  fedele  adempimento  de' 
propri  doveri,  e  il  distacco  da'beni  Iran- 
sitorii  del  mondo  colla  stima  che  merita- 
no in  quanto  sono  mezzo  a  guadagnare 
gli  eterni,  sola  è  polente  a  mettere  l'uo- 
mo in  sulla  via  di  quella  felicità,  che  può 
raggiungersi  in  questa  vita.  Egli  è  sotto 
l'ammirabile  suo  magistero,  che  l'uomo 
del  popolo  imparava  l'umile  soggezione 
a'maggiori,  la  pronta  ubbidienza  alle  au- 
torità, il  religioso  rispetto  al  sacerdozio, 
la  temperanza  negli  onesti  divertimenti, 
la  rassegnazione  nelle  avversità,  l'amore 
al  lavoro  non  solo  come  mezzo  di  sussi- 
slenza,  ma  come  allo  di  (|uelle  virtù  del- 
le quali  il  divino  Gesù,  il  figlio, come  vol- 
le esser  detto,  d'un  fabbro, ci  lasciava  bel- 
lissimo esempio  ".  Tornando  all'appara- 
rato  festivo  dell'arti  di  Roma  ne* posses- 
si dtì'Popi,  per  quttllo  di  Clemente  XIV 
3 


34  U  N  I 

del  r  769,  pel  consueto  ordine  del  senato 
romano  ,  dal  Campidoglio  al  Laterano, 
nelle  parli  laterali  della  via  prive  di  edi- 
lìzi, fu  al  solilo  supplito  con  travi  situati 
a  confronto  dell'una  e  l'altra  parte  con 
sue  traverse  al  di  sopra,  ricoperti  con  pan- 
ni di  seta  e  arazzi  dalle  università  arti- 
stiche, e  da  quella  degli  ebrei  dall'  arco 
di  Tito  al  Colosseo, che  disposero  con  bel- 
l'ordine fra  gli  addobbi  5o  cartelledi  em- 
blemi simbolici,  distribuiti  25  per  par- 
te, con  iscrizioni  e  versetti  della  Bibbia 
allusivi  alle  lodi  del  Papa,  scritti  in  lati- 
no ed  ebraico,  riferiti  come  i  precedenti 
dal  Cancellieri.  Questi  rileva  pel  posses- 
so in  discorso,  che  il  sito  deslinalo  all'ar- 
te Agraria,  a  petizione  d'uno  de'deputati 
dell'Agricoltura,  fu  maggiore  del  doppio 
degli  altri  possessi,  e  fu  quasi  nel  mezzo 
a  Campo  Vaccino  ,  di  lunghezza  palmi 
160  per  ogni  banda  dalla  strada,  il  qua- 
le silo  fu  diviso  nella  seguente  maniera 
dall' architetto  Michelangelo  Simonetti, 
che  intendo  in  parte  riportare,  onde  da- 
re almeno  un'  idea  degli  apparali  delle 
arti  in  questa  solennità,  nella  quale  pa- 
re che  si  distinguesse  l'Agricoltura.  Ta- 
le strada  figurava  due  continuati  portici 
sull'antico  stile,  di  12  pilastri  per  parte 
d'ordine  dorico,  fra 'quali  restavano  sim* 
metricamente  divisi  i  i  palchi,  3  de'qua- 
li  erano  nel  mezzo  contraddistinti  per  es- 
sere di  maggior  lunghezza,  con  sopraor- 
nato  e  altro  ordine  attico  superiore  nel 
mezzo  a  ciascuno  de'Iali,  sopra  a  4  pila- 
stri, nella  sommità  de' quali  posava  un 
frontespizio  con  sopra  lo  slemma  ponti- 
ficio dipinto  e  lumeggiato  a  oro,  sostenu- 
to dalle  laterali  figure  esprimenti  la  Pa* 
ce  e  l'Abbondanza.  1  motti  dell'antico  e 
nuovo  Testamento,  posti  a  due  a  due  in- 
torno all'apparato  e  riprodotti  dal  Can- 
cellieri, erano  situati  nel  sodo  sotto  l'ar- 
mi pontificie,  con  ornati  attorno  di  rami 
d'alloro  e  d'ulivo,  da'quali  nascevano  al- 
tri festoni,  che  scherzavano  nel  mezzo  de' 
pilastrini  e  attorno  le  armi  laterali.  Nello 
stesso  allico  dalle  due  bande  erano  l' ar- 


ti N  I 
mi  del  senato  romano  e  del  cardinal  ca-* 
merlengo,  per  avere  ispezione  sull'agri* 
coltura.  Nelle  dvie  estremità  de'portici  e 
nel  mezzo  della  luce  de'palchi  era  situa- 
ta l'impresa  dell'arte  Agraria,  ma  più  in- 
feriore alle  accennate,  con  finali  sui  pila- 
stri dj  fasci  di  spighe,  canestri  di  frutti  e 
fiori,  e  nel  mezzo  dell'attico  putti  simbo- 
leggianli  le  4  Stagioni.  Tutta  l'architel- 
llira  era  composta  di  paratura;  cioè  i  pi- 
lastri di  velluto  cremisi  trinati  d'oro  con 
capitelli  e  basi  dipinte  e  lumeggiate,  e  gli 
sporti  tanto  dell'attico  che  del  cornicio- 
ne e  architrave,  erano  parimenti  distin- 
ti da  fregi  di  velluto  a  rabeschi  con  fran- 
gie  d'oro,  ed  il  fregio  similmente  diviso 
da  pilastrini  di  velluto  ,  fra'  quali  erano 
situali  vari  di  detti  motti  in  tliverse  car- 
telle a  svolazzo.  I  palchi  erano  nobilmen- 
te parali  ne'soffitti  bianchì  con  riporti  di 
conchiglie,  e  rosoni,  e  pilastri  di  velluto 
a  ribattiraento  con  superbi  aiazzi  ne' 
fondi,  ed  il  sia/ile  ne'parapetti  al  di  fuo- 
ri con  suo  fregio  di  velluto  o  frangie  d'o- 
ro, tripponi  con  trine  e  frangie  negli  stes- 
si soflilti.  E  perchè  i  portici  dimostrasse- 
ro solidità  ,  il  basamento  era  dipinto  di 
pietra  paonazzelta,onde  sembravano  due 
fabbriche  solennemente  parate  a  festa.Ed 
affinchè  nulla  mancasse  al  festivo  addob- 
bo, sì  udivano  continue  numerose  sinfo- 
nie di  musicali  strumenti  dall'  orchestre 
(oltre  le  due  che  da'lati  della  porta  degli 
orti  Farnesianì  erigevano  ì  propri  signo- 
ri) collocate  ne'4  angoli  de'palchi.  Frat- 
tanto si  dispensavano  sonetti  allusivi  al 
solenne  possesso,  e  nel  tempo  del  passag- 
gio del  Papa  fu  ricoperto  il  suolo  d'are- 
na d'oro.  La  parte  più  nobile  de'due  pal- 
chi fu  occupala  da  religiosi  ragguarde- 
voli ed  altri  ecclesiastici.  Il  restante  fu 
riempito  da  buon  numero  de'migliori  a- 
gricoltori ,  legali  e  altre  persone  inten- 
denti della  città,  che  Clemente  XIV  nel 
passare  benignamente  osservò,  colman- 
do tulli  di  giubilo,  qual  fu  poi  continua- 
lo fino  a  sera  con  plauso  indicibile  del- 
la nobiltà  e  popolo  ivi  radunalo.  Pel  pos- 


U  N  I 
sesso  preso  da  Pio  VI  nel  r  77^,  per  ordi- 
iie  liti  senato  roinano  ,  dalia  discesa  del 
Campidoglio  sino  alla  piazza  del  Latera* 
no,  sentiero  quasi  lutto  vacuo  di  edilìzi, 
si  scorgevano  appositamente  innalzali 
con  simmetria,  tanto  da  una  parte  quan- 
to dall'altra,  alcuni  travi  a  confronto  con 
traverse  sopra,  coperti  di  setini  e  di  araz- 
zi, per  opera  delle  università  artistiche  di 
Roma,  le  quali  si  distinguevano  dalle  ri- 
spettive cartelle.  Secondo  il  solilo  dalPar- 
co  di  Tito  al  Colosseo  V  università  degli 
ebrei  fra'porati  collocò  25  cartelloni  per 
parte,  con  emblemi  e  sentenze  scrittura- 
li, tutti  riferiti  dal  Cancellieri. 

Per  la  rivoluzione  di  Francia  e  sua  re- 
pubblica, i  francesi  invasero  e  democra- 
tizzarono lo  stalo  pontificio  e /iom/2,  de- 
portando altrove  Pio  VI  che  morì  a  Va- 
lenza. Nella  generale  catastrofe  tutto  fu 
manomesso,e  le  università  arlislichescon- 
Tolte  e  nella  più  parte  sciolte  o  raffredda- 
le nell'antico  spirito  che  le  informava,  a- 
vendo  perduto  quasi  quanto  possedeva- 
no per  le  vicende  de'terapi  e  delle  cedole, 
condizioni  economiche  e  finanziarie  che 
descrissi  a  Tesoriere  generale.  Il  nuovo 
Papa  Pio  VII  pel  possesso  che  prese  nel 
1 80 1 ,  fece  precedere  un  ordine  col  quale 
esenlò  in  generale  qualunque  aggregazio- 
ne, ed  in  particolare  qualunque  persona, 
dall'obbligo  d'una  spesa  forzosa,  permet- 
lendo  soltanto  a'  particolari  abitanti,  o 
possessori  delle  case,  ville  e  altri  luoghi, 
d'ornare  decentemente  le  proprie  finestre 
o  le  mura  di  que'luoghi,  pe'quali  dovea 
passare  il  Treno  (F.)  della  pompa  pro- 
pria della  funzione,  stabilendo  a  tale  ef- 
fetto una  strada  più  breve  della  solita, 
cioè  dal  Quirinale  per  le  Quattro  Fonta- 
ne e  s.  Maria  Maggiore  al  Laterano.  In 
conseguenza  di  che  i  conservatori  di  Ro- 
ma pubblicarono  una  notificazione  in  cui 
si  dice.  Ch'era  debito  del  loro  iiflìzio  pel 
possesso  di  Pio  VII  il  dare  l'opportune 
provvidenze,  onde  come  in  altre  simili  cir- 
costanze si  prescriveva  un  certo  ripartito 
silo  a  tulle  l'università  di  Roma,  che  an- 


UNI  35 

Cora  esistevano,  ne' vari  tratti  di  strada 
inculli  e  disabitali,  cheparlendodal  Qui- 
rinale per  delta  strada  sino  al  Laterano 
s'incontrano,  poiché  quanto  a'possessori 
e  inquilini  dell'abitazioni,  avrebbero  cre- 
duto togliere  ad  essi  una  gloria  se  gli  aves- 
sero reputali  bisognosi  d'essere  eccitati  ad 
ornarle  per  dimostrare  il  generaleconleti- 
to.Ma  appena  concepite  tali  idee, che  mi- 
surandole sulla  venerazione  e  filiale  osse- 
quio dell'università  medesime,  ripromet- 
tevano la  più  impegnala  esecuzione,nedo 
verono  abbandonare  il  pensiero,  per  Tu- 
miltà  e  magnanimità  delPapa, il  quale  vol- 
le a  se  risparmiare  la  pompa  nel  suo  posses- 
so,anche  per  le  attuali  condizioni  del  pub- 
blico erario,  per  cui  avea  loro  comandalo 
che  ninna  si  astringa  a  qualunque  sorle 
di  paratura,  ornato  o  altra  simile  spesa. 
Perciò  in  esecuzione  della  sovrana  volon- 
tà dichiararono,  che  l'esistenti  università 
rimanevano  per  pontifìcia  beneficenza  di- 
spensale dell'obbligo  che  loro  incombe- 
va. L'università  degli  ebrei  però  volle  u- 
tniliare  a  Pio  VII  in  un  libro  miniato  e 
riccamente  legalo,  i  molti  e  gli  emblemi 
che  avrebbe  esposti  dall'arco  di  Tito  al 
Colosseo,  se  fosse  passalo  per  quella  via 
nel  prendere  il  possesso,  per  mezzo  del 
suo  rabbino  vestilo  all'oi  ienlole  con  tur- 
bante e  barba  lunga,  e  da*  fattori  della 
comunità  Israelitica.  Le  composizioni  che 
contenevano  5  e  i  25  molti   de' versetti 
scritturali,  si  ponno  leggere  in  Cancellie- 
ri. D'allora  in  poi,  anche  per  la  soppres- 
sione dell'università  artistiche,  non  ebbe 
più  luogo  il  solenne  loro  ap[)araloiie*pos- 
sessi  de'Papi,  e  solo  a  questi  viene  presen- 
tato il  dello  libro  dall'università  tlegli  e- 
brei  particolarmente.  Gli  antichi  roma- 
ni, come  i  Papi ,  ebbero  il  Prefetto  (/'.) 
dell'Annona,  incaricalo  della  cura  de'vi- 
veri  per  farli  veiwlere  ad  nn  piezzo  ragio- 
nevole, e  che  sempre  fossero  abbondanti 
onde  evitare  la  carestia;  ed  il  Prefetto  di 
Romn  (/''.)  che  ptu'e  vegli'iva  per  l'ab- 
bondanza delle  provvisioni ,  e  pel  buon 
mercato  e  giustezza  dc'prezzi.  Il  prefetto 


36  UNI 

di  Roma  presiedeva  pure  sugli  artefici  e 
venditori  de'commeslibili,  alla  riparazio- 
ne de'pubblici  edifizi;  speciale  era  la  sor- 
veglianza sul  pane  e  sui  fornari:  lulti  og- 
getli  di  polizia,  Tribunal  Urbaniim.  Nar- 
ra il  eh.  Pistoiesi  nella  Fila  di  Pio  VII^ 
che  il  Papa  con  moto-proprio  de'  3  set* 
lembrei8oo  prescrisse  un  nuovosislema 
^tVC Annona  (F.)  e  il  libero  commercio 
in  materia  de'grani,  non  che  la  libera  pa- 
nizzazione,  in  Roma  e  nel  resto  dello  sta- 
to pontificio;  perciò  con  tale  legge  fu  a- 
bolita  l'antica  università  de'fornari,  e  in- 
trodotto nella  vendita  del  pane  a  minu- 
to dettaglio,  senza  però  alcuna  utilità,  il 
cos'i  detto  calmiere.  11  molo-proprio  Lq 
note  sciagure,  lo  riporta  mg/  Nicolai  a 
p.  90,  par.  2  delle  Memorie,  ^cggi^  eclos' 
serv azioni  sulle  Campagne  e  sulU Anno- 
na diRonìa,  ma  colla  data  de'2  settem- 
bre che  sarà  quella  della  soscrizione  ,  e 
il  3  sarà  stato  esibito  in  camera  e  pub- 
blicato. Ivi  nel  §  17  si  legge  quanto  alla 
soppressione  dell'università  de  Fornari. 
9»  E  quantunque  in  vista  di  tutti  questi 
non  indifferenti  vantaggi,  che  la  presen- 
te nuova  legge  abolitiva  degli  antichi  vin- 
coli annonari  presenta  ancora  a'  fornari 
stessi,  vogliamo  lusingarci  ,  che  saranno 
eglino  per  concorrere  col  maggior  impe- 
gno pel  più  esaltoadempimento  delle  no- 
stre benefiche  viste  dirette  al  maggior  sol- 
lievo de'poveri  ;  nulladimeno  per  allon- 
tanare sempre  più  il  pericolo  di  que'pre- 
giudizi,  che  a  danno  della  classe  de'con- 
sumalori,  e  soprattutto  de'poveri,  la  co- 
stante esperienza  di  tutti  gli  stati  ha  di- 
mostrato derivare  necessariamente  da* 
venditori  de'commestibili  riuniti  in  cor- 
po, vogliamo,  che  immediatamente  dopo 
la  pubblicazione  delia  presente  nostra  ce- 
dola di  moto-proprio,  s'intenda  per  tut- 
ti gli  effetti  sciolta  e  distrutta  l'  antica 
università  de" Fornari,  e  come  se  non  a- 
\esse  mai  esistito,  proibendo  sotto  lestes- 
se  pene  comminate  piùsolto  a  tutti  e  sin- 
goli gli  antichi  udìciali  dell'università  stes- 
sa di  poter  fare  alcun  allo  risguardaule 


UNI 

le  loro  antiche  funzioni,  ne  riscuotere  al- 
cuna lassa  o  emolumento,  ed  anche  sem- 
plicemente di  adunarsi;  e  solo  permet- 
tiamo che  possano  essi  unirsi  nella  loro 
chiesa  all'occasione  de'suffragi,  o  di  que- 
gli altri  pii  e  religiosi  oggetti,  li  quali  so- 
no comuni  alle  altre  confiaternile  della 
città,  come  anco  per  1'  amniinislrazione 
e  direzione  dell'ospedale  annesso  alla 
chiesa  stessa,  ma  senza  che  per  altro  an- 
che per  questi  due  pii  e  religiosi  oggetti 
possino  essi  sottopórre  ad  alcuna  tassa,  o 
pagamento  di  qualunque  benché  minima 
somma  i  particolari  individui  fornari,  da' 
quali  per  conseguenza  l'indicata  chiesa 
ed  ospedale  non  potranno  ricevere  che 
sole  volontarie  oblazioni".  Indi  Pio  VII 
a'3  I  ottobre  pubblicò  il  regola  mento  giu- 
diziario da  osservarsi  in  R.oma  nelle  ma- 
terie annonarie,  ed  eresse  un  nuovo  tri- 
bunale annonario  in  Civitavecchia.  L' 8 
gennaio  1801  il  Papa  dispose  il  libero 
commercio  dell'  olio  ,  abolì  il  dazio  su 
quello  proveniente  dall'estero,  e  gratuita- 
mente fece  dare  a*  romani  i  pozzi  oleari 
in  Piazza  di  Termini,  e  qualunque  altro 
comodo  camerale  analogo  a  tale  derrata. 
Questi  furono  i  preliminari  di  quel  famo- 
so commercio  libero  che  andò  a  organiz- 
zarsi, e  sul  quale  fu  tanto  detto  e  scritto, 
prò  et  contrasse  realmente  vantaggioso  o 
pregiudizievole.  Essendo  di  quest'ultimo 
avviso  il  cardinal  Braschi,  non  che  rag."^ 
R.usconi  uditore  del  camerlengato  e  poi 
cardinale,  prevedendo  il  monopolio  e  l'e- 
sorbitanze de'  venditori,  e  l'angarie  che 
doveano  pesare  per  la  loro  avidità  di  gua- 
dagno sul  popolo,  non  avendo  più  freno 
che  li  regolasse  co'debiti  limiti,  allorché 
ebbe  ellello  tal  sistema,  comechè  tenuto 
da  lui  perniciosissimo^  subito  rinunziò  la 
cospicua  carica  di  Camerlengo  di  s.  Chic» 
sa,  della  quale  riparlai  a  Uditore  del  Ca- 
merlengato. Avendo  una  congregazione 
dclil)erato  la  totale  estensione  del  libero 
commercio,  in  esso  furono  compresi  lut- 
ti gli  oggetti  relativi  alla  grascia.  Dice  il 
Pistoiesi,  in  im  paese  ove  regna  la  liber- 


UN  I 
là  del  commercio  ,  convengono  la  mag- 
gior parie  degli  economisti,  ed  in  parti- 
colare Melon,  Essai  politiqiie.  sur  le  com- 
merce j  Verri,  Riflessioni  sulle  leggi  vin- 
volanti  il  commercio  dc'granijOÌìve  altri, 
che  la  carestia  stessa  genera  l'abbondan- 
ra.  Mg/  Nicolai  prova  il  commercio  ne- 
cessario all'umana  società,  e  ragiona  co- 
me si  deve  procurare  che  la  bilancia  ne 
propenda  a  favore  della  nazione.  Sostie- 
ne che  il  sistema  de'  Feudi  è  pregi udi- 
7Ìevole  all' agricoltura  e  al  commercio. 
Diniostra  come  ìa  libertà  del  commercio 
possa  giovare  all'agricoltura  e  all'anno- 
na ;  riporta  le  obbiezioni  contro  tale  li- 
bertà, ed  il  temperamento  opportuno 
snll'alìuso  di  tale  libertà.  Osserva  quan- 
do possa  o  no  temersi  il  monopolio,  di- 
scorre sjill' inutilità  delle  leggi  contro  il 
monopolio,  proponendo  tuttavia  i  tem- 
peramenti per  frenarlo  ;  e  produce  l'o- 
pinioni del  volgo  intorno  al  monopolio  : 
trattando  con  diffusione  la  questione  sul- 
la libertà  del  commercio.  E  comune  opi- 
nione degl'intendenti  di  pubblica  econo- 
mia, che  dal  commercio  libero  si  dovea- 
ììo  erceltuare  tulli  i  generi  commestibili 
di  prima  necessità:laleommissionefu  l'er- 
rore fatale,  edeplorabili  ne  furono  lepre- 
giudizievoli  conseguenze  e  danni  pubbli- 
ci. Finalmente  Pio  VII,  col  moto-pro- 
prio, Le  pili  colle  nazioni  d' Europa j  del- 
l' i  i  marzo  1801,  Bidl.  Rom.  cont.  1. 1 1 , 
p.  109:  Refonnatio  rcgimini  Annonarii^ 
i'um  assignalione  liberi  commercii.  Que- 
sta concessione  del  libero  commercio  si 
gitistifìcò  nel  preambolo  del  moto-pro- 
prio, con  alciu)e  favorevoli  teorie  gene- 
lali,  e  che  una  felice  esperienza  avea  fat- 
to conoscere  alle  altre  nazioni  e  a'  popò 
Il  a  noi  vicini  i  suoi  illimitati  vantajij;!, 
L*uliIeapplicazionedi  tal  sistema  allepar- 
ticolari  circostanze  di  Roma.  L'estensio- 
ne del  commercio  rapporto  a  ogni  gene- 
re di  grascie  e  di  commestibili;  l'intera 
libertà  di  vendere,  comprare  e  trasporta- 
re da  un  biogo  all'altro  dello  stalo  ogni 
genere  di  gruscie  e  di  commestibili  iu 


UNI  37 

qualunque  giorno  dell'anno;  la  libertà  di 
vendere  in  qualunque  luogo;  la  soppres- 
kione degli  emolumenti,  in  Piazza  Navo- 
na  ( F.)  e  in  og«ii  altra  piazza  di  pubblico 
Mercato. doncesiQ  la  libertà  di  prezzo  nel- 
le vendite.  Soppresse  le  corporazioni  e 
unii'ersìtà  tutte  dipendenti  e  correlative 
alle  materie  di  grascia  ;  acciocché  non 
più  avessero  alcun  diritto  di  rappresen- 
tanza sotto  nome  e  forma  di  corpo,  pro- 
fessione e  università,  che  interamente  a- 
bolì;  permettendo  soltanto,  che  gli  eser- 
centi le  arti  e  professioni  dipendenti  dal 
dipartimento  della  grascia,  possano  riu- 
nirsi nelle  loro  chiese  all'occasione  de'suf- 
fragi,o  di  quegli  altri  pii  e  religiosi  ogget- 
ti, i  quali  sono  comuni  alle  altre  confra- 
ternite della  città,  come  ancora  per  la  di- 
rezione e  amministrazione  degli  ospeda- 
li annessi  alle  chiese  istesse;  ma  senza  per 
altro  che  per  questi  pii  e  religiosi  oggetti 
possi  no  essi  sottoporre  ad  alcuna  tassa  for- 
zosa, o  pagamento  di  qualunque  benché 
minima  somma  i  particolari  individui,dai 
quali  per  conseguenza  le  indicate  chiese  e 
ospedali  non  potranno  ricevere  che  leso- 
le volontarie  oblazioni.  Per  la  quale  sop- 
pressione restarono  abolite  le  limitazioni 
degli  spacci,  e  le  fissazioni  di  distanze  fra 
loro,  non  che  le  patenti  per  l'esercizio  le- 
gittimo tlell'arte,  e  qualunque  tassa  che 
prima  perciò  si  esigeva.  Di  più  per  I'  e- 
stesa  libertà  del  commercio  de'  grani  a 
tutto  lo  stato  papale,  Pio  VII  soppresse 
ancora  i  Monti  frumentari.  Istituì  il  Tri- 
bunale di  Roma  [V.)  col  nome  di  Depu» 
tazione  della  Grascia,  lasciandone  nelle 
Provincie  pontifìcie  l'esercizio  delle  fun- 
zioni alle  solite  legittime  autorità.  Sop- 
presse pure  il  tribunale  de'Maestri  giu- 
sti/ieri ,  perciò  che  riguarda  le  materie 
della  grascia,  anche  per  l'aggravio  che 
ne  soffrivano  i  venditori  di  fratti.  Ema- 
nò regolamenti  sulla  carne  vaccina,agnel- 
latura  e  pecorina,  e  porcina;  pe'lattacini 
e  caci;  per  l'olio;  pe'grassi,  sevi  e  strut- 
ti; pe'polli  e  uova;  pel  pesce,  ec.  ec.  Poi 
fu  coniata  uuu  medaglia  esprimente  il  li* 


38  UNI 

bero  commercio  personificalo  da  una  fì- 
f;ura  di  una  donna  seduta,  versante  dal 
seno  frutta  e  fiori,  avente  a  destra  una 
poppa  di  nave  e  a  sinistra  il  corno  del- 
l'abbondanza, ed  un  vago  mazzo  di  spi- 
ghe, con  intorno  l'epigrafe:  Commercio' 
rum  Privilegia  Abolita.  Seguì  il  moto- 
proprio  L'oggetto  del  maggior  bene^  de' 
4  noveaìbrei8oi,5«//.cit.,  p.  218:  No- 
vae  leges  prò  incremento  curando  artis 
yigrariae.  La  libertà  del  commercio  ri- 
guardo a'coramestibili,  contribuì  non  po- 
co u  quella  delle  arti  e  mestieri,  alla  li- 
berlà  dell'industria  e  delie  manifatture, 
principale  sorgente  della  pubblica  e  pri- 
vala opulenza  dopo  Tagricoltura,  macol- 
Tabolizione  delle  corporazioni  e  univer- 
sità artistiche.  Ciò  eseguì  Pio  VII  col  mo- 
lo-proprio //  lodevole  desiderio^  de'4  di" 
cembreiSoi,  Bidl.cìt.,  p.  266,  pubbli- 
calo a' 16  con  editto  del  cardinal  Doria- 
Pamphilj  pro-camerlengo,  col  §  i.",  col 
quale  ricorda  la  soppressione  delle  uni- 
versità dipendenti  óaW  Annona  e  Gra- 
scia, ingiungendone  l'osservanza  per  llo- 
ma  e  per  lutto  lo  stato  pontificio,  Ecco- 
ne il  contenuto.  »  §  2.  Il  lodevole  desi- 
derio d'introdurre  una  maggior  perfezio- 
ne ue'lavori  della  mano  d'opera  fece  io 
addietro  classificare  le  diverse  arti  in  va- 
ri corpi  separati  e  distinti ,  e  produsse 
quella  folla  di  disposizioni,  che  costitui- 
scono gli  slutuli  di  delle  corporazioni,  in 
ibrza  de'quali,  non  solo  presevi vonsi  re- 
gole e  precetli  colla  più  precisa  analisi  ad 
ogni  grado  di  manifattura,  incomincian- 
do da'primi  e  piti  ordinari  lavori  oppor- 
tuni al  di  lei  incremento,  e  progredendo 
sino  a' più  radìnati  alti  a  perfezionarla; 
U)a  resta  inoltre  vietato  d'ingerirsi  nel- 
l'esercizio d'  alcuna  arte  o  mesliero,  sen- 
za averne  preventivamente  riportalo  l'op- 
portuna patente,  la  quale  bene  spesso  non 
\ieneconcedula,se  non  mediante  lo  sbor- 
so di  una  data  somma  di  denaro,  e  in 
molte  arti  anche  alla  sola  opportunità  di 
spacci  vacanti  nelle  determinate  distanze. 
IVla  una  istituzione,  la  quale  inceppa  iu 


UNI 
tanti  modi  il  genio  dell'  industria  e  che 
tende  di  sua  natura  a  dii^inuire  e  re- 
stringere il  numero  de'fabbricanti,  e  de- 
gli artisti  e  venditori ,  non  sembra  che 
possa  adaltarsi  a  quelle  riforme,  che  per 
il  pubblico  bene  siamo  stali  astretti  di  fa- 
re air  antica  legislazione  economica  de' 
nostri  dominii,  la  quale  per  le  vicende  ac- 
cadute col  tempo,  e  pel  cambiamento  del- 
le circostanze  si  era  resa  nella  massima 
parte  incoerente  ,  ed  anche  contraria  a 
quelle  viste  di  privato  e  pubblico  vantag- 
gio, per  le  quali  in  altri  tempi  e  in  altre 
circostanze  era  stata  adottata.  In  vista  di 
questi  riflessi,  colla  cedola  di  moto-pro- 
prio de'2  settembre  180Q,  risguardanle  ii 
nuovo  sistema  dì  libero  interno  commer- 
cio rapporto  a'generi  frumentari,abolim-» 
mo  tutte  l'università  relative  all'annona  j 
in  seguito  coll'altra  nostra  cedola  di  mo- 
lo-proprio degli II  marzo  i8qi  non  la- 
sciammo di  prescrivere  la  stessa  disposi- 
zione eziandio  rapporto  a  tutte  le  altre 
simili  corporazioni  relative  agli  oggetti 
e  al  dipailimento  della  grascia.  E  ani- 
mati dalle  felici  conseguenze,  che  ne  de- 
rivarono, non  meno  che  dall'esempio  del- 
la maggior  parte  degli  stali  d'  Europa, 
ne'quali  già  da  qualche  tempo  con  otti- 
mo successo  si  trova  abolita  la  predelta 
antica  istituzione  dell'università  delle  ar- 
ti e  mestieri,  vedemmo  che  all'interesse 
dell'industria,  e  al  bene  dello  stato  avreb- 
be mollo  contribuito  l'estendere  indistin- 
tamente a  tutte  le  arti  e  professioni  le 
determinazioni  come  sopra  già  prese  per 
(HìgWc  Vtiìiiùv  e  aW  /4  nnona  e  aììaGrasciaj 
cosicché  niuna  venisse  iu  avvenire  ad  es- 
sere priva  di  quella  libertà  che  può  es- 
sere sola  edicace  ad  animarne  ed  accre- 
scerne la  perfezione,  e  in  tulle  allignasse 
quella  emulazione,  che  in  vantaggio  de' 
consumatori  e  del  popolo  sempre  ha  luo- 
go in  que'generi  che  dipéndoiio.dalla  li- 
bera concorrenza  degli  arlisli  e  de'  ver(- 
dilori.  §  3.  Ma  se  in  vista  degli  anzidetti 
riflessi  d»  pubblico  e  privalo  vantaggio  ci 
sc(nbr«  necessaria  una  tale    esteusioue 


UN  I 
tielle  disposizioni  già  prese  colle  riferite 
due  noslre  cedole  di  molo  proprio,  nello 
stesso  tempo  non  è  sfuggito  alla  nostra 
alteuziune,  che  un'assoluta  e  indefinita 
libertà  non  poteva  convenire  indistinta* 
mente  a  tulle  le  arti  e  a  tutte  le  profes- 
sioni. Noi  vedemmo  che  rapporto  alle  ar- 
ti le  più  interessanti  ,  e  specialmente  a 
quelle  i\e\  lanificio  e  della  seteria,che  tan- 
to convengono  a'noslri  dpminii  per  la  co- 
pia e  l'eccellenza  delle  materie  prime,  sa- 
rebbe slato  avventurare  la  reputazione 
delle  fabbriche  e  manifatture  già  stallili- 
te,  se  di  slancio,  e  tulio  in  un  tratto  si  fos- 
sero sottraili  li  rispellivi  nianifatlori  da 
qualunque  ispezione  della  legge,  e  sopra 
tulio  dall'obbligo  di  corredate  i  loro  tes- 
suti e  le  loro  stoffe  di  que'  marchi  ,  li 
quali  indicando  e  la  consueta  portata  del- 
la manifattura  e  la  sua  regolaiilà,  ven-i' 
gono  a  costituire  la  base  della  sicurezza 
de' consumatori  principalmente  forestie- 
ri. Noi  non  lasciammo  parimenti  di  ve- 
dere, che  rapporto  ad  altre  professioni, 
come  sono  per  esempio  quelle  degli  Spe- 
zialii  degli  Orefici  e  òe  Fabbri  fcrrariy 
si  sarebbe  potuto  comproniettere  la  sa- 
lute, o  la  fede  e  sicurezza  pubblica,  se  a- 
bolendo  indistintamente  tulle  le  regole, 
che  costituivano  gli  statuti  di  delle  arti  e 
professioni,  si  fosse  lasciata  aperta  la  slra* 
da  a  chiunque,  e  per  conseguenza  anche 
alle  persone  incapaci,  o  pregiudicate  e 
sospette,  di  esercitarle.  E  ci  siamo  sem- 
pre più  confermali  nella  solidità  di  que- 
.sti  riflessi,  vedendo  che  negli  stali  più  ri- 
nomali per  la  floridezza  dell'industria, 
e  per  la  saviezza  delle  leggi,  nell'alto  di 
abolire  te  antiche  corporazioni  delle  di- 
verse arti  si  continuò  ad  assoggettarne  li 
rispellivi  individui  a  que' regolamenti, 
che  [)otevano  esser  diretti  ad  assicurare 
rmdennità  de'  consumatori  rapporto  al- 
la regolarilà  e  perfezione  delle  manilut- 
lure  ,  e  che  potevano  avere  un  tpialehe 
rapporloco'divisati  importanti  uggelli  di 
salute,  o  lede  e  sicure/./a  pubblica.  Onde 
dopo  le  più  mature  nflcb^iouii  e  audio 


UNI  39 

in  vista  delle  savie  risoluzioni  prese  dal- 
la Congregazione  cardinalizia  Economi- 
ca (F.)  su  di  tale  materia  nella  sessione 
de' 21  settembre  scorso,  e  che  vennero 
da  noi  intieramente  approvate,  abbiamo 
creduto  di  regolare  in  modo  le  nostre  de- 
terminazioni sopra  questa  interessante 
materia  delle  antiche  corporazioni ,  che 
al  momento,  ed  immediatamente  dalla 
pubblicazione  della  nostra  cedola  di  mo- 
to-proprio ,  eseguendosi  la  soppressione 
per  quelle  fra  le  anzidette  corporazioni  e 
università  che  concernono  le  arti  e  pro- 
fessioni meno  importanti,  o  che  non  in- 
teressano la  salute,  o  la  fede  e  sicurezza 
pubblica,  le  altre  dovessero  continuare  a 
sussistere  insìno  a  tantoché  dal  partico- 
lare esame,  che  ci  riserbiamo  di  fare  del- 
la istituzione  e  delle  leggi  dì  delle  uni- 
versità, non  siamo  venuti  in  chiaro,  se  al 
pubblico  beneconvengadi  confermarle, o 
modificarle,  o  sopprimerle;  il  tutto  come 
meglio  si  rileva  dalla  estensione  de'  se- 
guenti articoli.  I.  §  4*  I^'^ll^  pubblicazio- 
ne della  presente  nostra  cedola  di  molo- 
proprio  in  avvenire  s'intenderanno  per- 
petuamente soppresse  ed  abolite   tanto 
in  Roma  che  in  tutta  l'estensione  de'no- 
slri  pontificii  dotninii  le  seguenti  univer- 
sità, cioè  de  Credenzieri f  Caffettieri^  gio- 
K'ani  degli  Osti,  Magazzinieri^  Barbieri^ 
Parrucchieri^  Calzolari ^  giovani  Calzo- 
lari ^  Ciabbattini,  Sartori  ^  giovani  Sar' 
tori,  Falegnami,  Facocchi  d' arte  gros- 
sa e  sottile,  Ferracocchi,  Ferrari  d'arie 
grossa,  Carbonari  mercanti,  Carbonari 
rivenditori,  Materazzari,  Sellnri,  Regat- 
fieri.  Scalpellini,  Muratori ,  Imbianca- 
tori, l^asellari,  Plattari,  Calderari,  Pet- 
tinari.  11.  E  imilamente  a  delle  universi- 
tà d'ora  in  avanti  s'intenderanno  pure 
aboliti  e  soppressi  perpetuamente  non 
meno  li  loro  particolari  statuti,  che  tutte 
le  privative  esenzioni,  facoltà,  prerogati- 
ve, limitazioni  di  spacci,  e  iìssazionidi  di- 
stanze Ira  di  essi,  e  geueratmeute  (piulun- 
que  altro  [n  ivilegio  accordato  alle  stesse 
curpuruzioni  ed  università,  e  di  cui,  o  in 


4o  UNI 

forza  di  delti  paiticolan  statuti,  o  per 
qualunque  legge  o  concessione  ,  esse  e  i 
parlicolaii  loro  individui  si  trovassero  ìq 
godi  mento  e  possesso.  III.  In  coerenza  per- 
tanto dell'anzidetta  prescritta  abolizione 
lutti  li  particolari  individui  che  attual- 
inenle  esercitano,  o  che  eserciteranno  in 
appresso  alcuna  delle  surriferite  arti  e  pro- 
fessioni, non  potranno  d'ora  innanzi  ave- 
re più  alcun  diritto  di  rappresentanza  sot- 
to nome  e  forma  di  corpo,  professione 
ed  università,  e  resterà  per  conseguenza 
proibito  a  tutti  e  ciascuno  di  essi  di  fa- 
re in  avvenire  alcun  atto  risguardanle  le 
rispettive  soppresse  università,  e  segna- 
tamente di  riscuotere  alcuna  tassa  o  emo- 
lumento, ed  anche  semplicemente  di  a- 
dunarsi  in  corpo,  sotto  pena  di  scudi  cin- 
quanta, per  ciascuna  contravvenzione,  da 
applicarsi  per  una  metà  all'accusatore, 
che  volendo  sarà  tenuto  segreto,  e  per  l'al- 
tra a  benefìcio  de'conservalorii  di  educa- 
zione. IV.  E  soloa'predetti  particolari  in- 
dividui esercenti  le  arti  e  professioni  di 
sopra  nominate  sarà  permesso  di  unirsi 
nelle  loro  chiese  all'occasione  de'suffragi, 
o  di  quegli  altri  pii  e  religiosi  oggetti  li 
quali  sono  coajuni  alle  altre  confraterni- 
te della  cillà,  come  anco  per  la  direzione 
q  amministrazione  degli  ospedali  annessi 
alle  rispettive  chiese  ,  quando  questi  vi 
fossero;  ma  senza  che  per  altro  anche  per 
li  suddetti  due  pii  e  religiosi  oggetti  pos- 
sano essi  sottoporre  ad  alcuna  tassa  o  pa- 
gamento forzoso  di  qualunque  benché 
minima  sommai  particolari  iudividui,da* 
quali  per  conseguenza  1'  indicale  chiese 
ad  ospedali  non  potranno  ricevere  che  le 
sole  volontarie  oblazioni.  V.  §  8.  E  in  con- 
seguenza sarà  perciò  d'ora  innanzi  a  cia- 
scuno permesso  il  libero  esercizio  dell'ar- 
ti e  professioni  suramentovate,  senza  che 
sia  obbligato  di  prendere  la  matricola, 
ossia  patente  solita  dispensarsi,  di  pagare 
alcuno  benché  piccolo  emolumento,  e  ia 
fine  di  soggiacere  a  veruna  di  quelle  pra- 
tiche e  di  que'  regolamenti,  che  si  tro- 
vuiio  [uesa itti  dagli  jiiatuli  delie  rifeiite 


U  JN  I 

soppresse  università,  onde  mediante  una 
tale  libertà  di  particolari  individui  appli  - 
cali  all'esercizio  di  delle  arti  e  professio- 
ni, possano  in  avvenire  in  vantaggio  del 
pubblico  vicendevolmenteemularsi  e  sul  - 
la  perfezione  del  lavoro,  e  sul  decreraen- 
tode'prezzi.  Vl.§  9.  Per  una  sequela  ne- 
cessaria della  presente  abolizione  delle 
summenlovate  corporazioni,  vogliamo 
pure  e  comandiamo,  che  immediatamen- 
te dalla  pubblicazione  di  questa  stessa  no  • 
stra  cedola  di  moto-proprio,  si  abbiano 
per  nulle  e  irrite,  come  noi  espressamen- 
te cassiamo  ed  annulliamo,   tutte  quel- 
r  inquisizioni  e  processure  criminali  ,  e 
tutte  le  condanne,  o  ancora  pendenti,  o 
in  altro  qualsivoglia  modo  sinora  non  e- 
seguite  contro  qualsivoglia  persona   per 
causa  di  contravvenzioni  alle  leggi,  slatu  - 
ti  e  altri  qualsivogliano  regolamenti  del- 
lesummentovalesoppresseuuiversità,di- 
chiarando  sino  da  ora  tutti  e  singoli  con 
generale  assoluzione  pienamente  e  total- 
mente assoluti  da  ogni  processura,  inqui- 
sizione e  pena  ,  che  possano  avere  e  pre- 
tendersi incorse  per  causa  di  dette  tra- 
sgressioni, ancorché  più  volte  replicate; 
ben  inteso  però,  che  tale  assoluzione  non 
si  estenda  a  que'  delitti,  che  sono  ripro- 
vali dalle  disposizioni  del  diritto  comune. 
VII.§  io.  In  ordine  poi  allearti  e  profes- 
sioni non  nominale  di  sopra  all'  articolo 
o  §  3  ;  le  quali  perchè  riguardano  og- 
getti concernenti  la  salute,  fede  e  sicurez- 
za pubblica,  non  conviene  che  si  lascino 
in  una  assoluta  e  indefinita  libertà,  vo- 
gliamo che  non  si  faccia  alcuna  innova- 
zione alle  rispettive  antiche  corporazioni 
e  università  insino  a  tanto  che  dalla  no- 
stra congregazione  economica,  premesse 
le  opportune  più  mature  discussioni,  non 
si  riconosca  se  alla  perfezione  dell'indu- 
stria, e  al  pubblico  e  privato  interesse  con- 
venga di  confermarne  a!cuna,ovvero  mo- 
dificarle, ed  anche  sopprimerle.  Nel  caso 
che  si  giudicasse  di  prendere  quest'ulti- 
mo partilo,  dovrà  la  congregazione  stes- 
sa  coaibiuare  anlicipatameute  le  uppor- 


UN  I 
lune  protviclcDze,  onde  in  seguilo  d*una 
tale  abolizione  non  derivi  alcun  datino  o 
pregiudizio  al  privalo  e  pubblico  bene; 
con  avvenire  sopra  tutto  in  via  di  mas- 
sima e  di  regola  assolutamente  inaltera- 
bile, che  le  indicate  nuove  provvidenze 
da  sostituirsi  agli  statuti  delie  rispettive 
soppresse  uni  versila, ^/rt«o  tulle  diretle  al- 
la buona  qualità  della  mano  d* opera ^  ed 
alla  maggiore  perfezione  della  rispettiva 
arte  o  professione^  come  pure  a  divisati 
interessanti  oggetti  di  salute ,  fede  o  sicU' 
rezza  pubblica,  e  non  mai  alla  fissazio- 
ne de'prezzi  della  stessa  mano  d'opera, 
all'acquisto  ed  incetta  privativa  de  gè- 
neri  inservienti  alla  lavorazione ,  al  pa- 
gamento di  tasse^  o  altra  qualunque  cO' 
sa,  la  quale  possa  pregiudicare  all'  in- 
dustria delle  manifatture,  e  arrestare  li 
felici  effetti  delta  libera  concorrenza  de- 
gli artisti  e  de' venditori.  Volendo  inoltre 
che  la  stessa  congregazione  economica  in- 
cominci subito  sino  da  ora  ad  assumere 
l'anzidetta  discussione  relativa  alTenun- 
ciata  conferma,  modificazione  o  soppres- 
sione delie  corporazioni  ed  università,  le 
quali  provvisionalmente  soltanto  lascia- 
mo sussistere  nel  loro  antico  piede,e  che  la 
conduca  al  suo  termine  al  più  presto  che 
sarà  possibile,  e  in  modo  che  non  più  tar- 
di della  fine  del  venturo  anno  1802  sia- 
no pienamente  ultimate,  e  possano  per 
conseguenza  pubblicarsi  le  provvidenze 
e  li  regolamenti  che  dovranno  stabilmen- 
te osservarsi  in  tutta  l'estensione  de'  no- 
stri pontificii  dominii  da  chiunque  ora  è 
applicato,  o  intenderà  in  appresso  appli- 
carsi alle  diverse  classi  di  arti  e  di  mani- 
fatture. Vili.  §  1 1.  Di  mano  in  mano, 
che  dalla  prefaia  nostra  congregazione  e* 
conomica,  colie  avvertenze  di  sopra  de- 
scritte, si  giudicasse  opportuno  venire  al- 
la soppressione  di  alcuna  delle  predette 
corporazioni  ed  università  ,  le  quali  co- 
me sopra  provvisionalmente  soltanto  ora 
lasciamo  sussistere  sul  loro  antico  piede, 
\oglianioche  in  ordine  a  ciascuna  di  det- 
te università^  che  si  andasse  sopprinien- 


UN!  4r 

do,  abbiano  luogo  e  si  osservino  con  ogni 
esaltezza  tutte  le  disposizioni  le  quali  di 
sopra  agli  articoli  o  §§  2,  3,  4j  5»,  6,  sono 
stale  prescritte,  per  quelle  che  in  seguito 
della  presente  nostra  cedola  di  moto-pro- 
prio restano  al  presente  immediatamente 
abolite,  e  senza  che  per  questo  debba  es- 
servi bisogno  di  alcuna  nuova  dichiara- 
zione. IX.  §  I  2.  Anche  in  ordine  però  al- 
le corporazioni  ed  università,  che  come 
sopra  sino  da  ora  debbono  restare  aboli- 
te e  soppresse,  sarà  autorizzata  la  stessa 
congregazione  economica  di  assoggettare 
li  rispettivi  individui  esercenti  le  arti  e 
professioni,  alle  qtiali  si  riferiranno  dette 
università  e  corporazioni,  a  tulli  que're- 
golamenli,  li  quali  dalla  medesima  si  giu- 
dicassero necessari  per  la  maggior  perfe- 
zione delle  stesse  arti  e  professioni,  e  per 
il  miglior  servizio  del  pubblico,"  ec.  ec. 
Inseguito,comela  concessione  del  com- 
mercio libero  incontrò  poi  molti  de' pre- 
giudizi preveduti  dal  cardinal  Braschi,  e 
forse  si  sarebbe  soppresso  se  le  condizio- 
ni dell'erario  pontificio  lo  avessero  per- 
messo; anche  l'abolizione  delle  universi- 
tà artistiche  soggiacque  n  richiami  per  le 
conseguenze  dannose  che  produsse.  L'e- 
sperienza fece  poi  conoscere  al  savio  e  il- 
luminato governo  pontificio,  che  una 
troppo  libera  ed  estesa  interpretazione 
delle  leggi  suddette  induceva  non  di  ra- 
do delle  pregiudizievoli  conseguenze  al 
pubblico  benCj  che  appunto  con  esse  era- 
si avuto  in  vista  dal  provvido  Pio  VII  di 
tutelare,  al  modo  trattato  da  mg."^  Nico- 
lai nella  sua  dotta  e  già  encomiata  ope- 
ra. Memorie  sulle  Campagne  e  Annona 
di  Roma^  dopo  i  gravi  sconvolgimenti  po- 
lìtici che  reclamavano  una  indispensabi- 
le riforma  neiramministrazionedelie  co- 
se pubbliche.  Però  sono  bene  lontano  di 
far  eco  a  qualche  scrittore  che  si  lasciò 
sfuggire  qualche  proposizione  in  termini 
generali  contro  il  principato,  e  in  certo 
modo  contro  l'operato  dell'  ottimo  Pio 
VII,  per  l'abolizione  de'corpi  e  libere  so- 
cietà delle  aiti  e  mestieri ,  le  quali  erano 


4^  UNI 

stale  per  sì  lungo  lempo  i  cardini  della 
niunicipale  potenza,  senz'  aver  ben  pon- 
tleralo  le  gravissime  e  riferite  ragioni  dal 
Papa  allegate  ne' suoi  niolu-piopri;  per 
cui  la  Ch'iilà  CatloUca  i\t\\dk  serie  2.*,  t, 
1 1,  p.  420,  censurò  silFatle  proposizioni 
in  un'opera  recente  della  quale  die  ono- 
revole contezza,  non  senza  riconoscerne 
nel  resto  il  merito,  perciò  dichiarandola 
[)iena  di  senno  ,  di  dottrina  e  di  eleganza 
di  stile.  Inoltre  Pio  YII  nel  suo  zelo  re- 
ligioso, secondo  l'antica  disciplina  eccle- 
siastica e  l'ordinalo  da  diversi  suoi  prede- 
cessori, dal  cardinal  T^icario  di  Roma  fe- 
ce emanare  disposizioni  suH'  osservanza 
delle»  Domenica  {P\)  e  Yd\\\Q  Feslc{f^.) 
di  precetto,  pel  divieto  de'pubblici  *.S/;e/. 
tavoli  (//.) ,  e  per  la  chiusura  in  ore  de- 
terminale, antimeridiane  e  pomeridiane, 
e  per  pii-J  lungo  lempo  nelle  feste  solenni, 
delle  botteghe  venditrici  di  commestibi- 
li e  altro,  de'barbieri  a'quali  particolar- 
fiienle  Giovanni  XXll  avea  vietato  l'e- 
sercizio di  loro  arte  nelle  feste,  e  ad  altri 
spacciatori  di  tabacco  ec,,  tranne  gli  spe- 
?LÌali  a  vantaggio  della  pubblica  salute, 
tulli  però  nelle  orepermessedovendo  te- 
ucre socchiuse  le  porle  delle  botteghe,  e 
intera  meli  le  serrate  nel  lempo  della 
principale  Vffivalara  dtlla  Chiesa(F.)j 
e  lullociò  sia  per  santificare  la  gior- 
nata, sia  per  astenersi  dalle  opere  servi- 
li, almeno  per  le  ore  prescritte.  Neil*  o- 
dierno  pontificato,  e  come  meglio  dirò 
parlando  del  nobile  collegio  (\q  Mercan- 
ti o  commercianti  foudacali,  gli  spaccia- 
tori de'generi  coloniali  e  di  drogheria  deb- 
bono chiudere  i  loro  fondachi  ne' giorni 
festivi  due  ore  avanti  mezzodì,  per  non 
riaprirli  che  "ella  seguente  maltma.Dice 
il  dotlissimo  Boiler,  Delle  feste,  che  le  o- 
pere  servili  sono  permesse  e  scusale  ne' 
giorni  santi  in  molle  circostanze,  ch'egli 
enumera,  sia  per  causa  lieve,  sia  per  ne- 
cessità legittima,  le  quali  ponuo  essere  ra- 
gioni sufficienti  per  dispensare  dal  ripo- 
so comandalo  nella  domenica  e  altre  fe- 
ste di  preccllo.  «  Perciò  uou  si  è  mai  a- 


UNI 

vulo  dubbio  che  non  fosse  permesio:  1." 
a'medici  e  a'chirurglii  di  somministrare 
in  qualsiasi  giorno  i  soccorsi  dell'arie;  1° 
al  servi  di  preparare  i  cibi  per  la  tavola 
de'  loro  padroni,  di  ammazzare  animali 
di  piccola  specie,  come  sarebbero  polli  ed 
altri  di  sìmil fatta,  non  però  grossi  anima- 
li che  si  menano  al  macello;  purché  pe- 
rò essi  si  riservino  un  tempo  convenien- 
te per  soddisfare  a'ioro  spirituali  doveri, 
e  che  si  faccia  la  vigilia  de'  giorni  santi 
lutto  quello  che  non  vuol  essere  prepa- 
ralo prossimamente.  Per  questo  i  mu- 
gnai debbono  macinar  le  biade  ,  e  i  for- 
nai cuocere  il  pane  il  giorno  avanti,  tran- 
ne conche  in  ciò  il  caso  di  qualche  partico- 
lare necessità  (le  fornaci  continuamente 
ardenti,  come  delle  vetrerie, di  necessità 
tengono  occupali  sempre  giorno  e  notte 
gli  operai,  coll'allernaliva  che  dà  loro  il 
tempo  di  adempiere  gli  atti  religiosi).  3.** 
Quando  la  messe  o  altri  frulli  sono  in 
pericolo  di  perire,  Se  la  necessità  è  gene- 
rale, il  vescovo  o  il  Papa  accordano  una 
facoltà  generale  di  far  simili  lavori;  e  se 
la  necessitasi  limila  a  una  sola  particola- 
re persona,  oadun  piccolo  numero,  que- 
sta permissione  può  esser  data  dal  par- 
roco. Ma  quando  si  tratta  di  una  legge 
emanala  da  una  autorità  suprema  cioè 
dalla  Chiesa  universale,  la  dispensa  data 
dal  parroco  è  nidia  in  se  stessa  ,  a  meno 
che  la  necessità  non  sia  reale  ed  evidente, 
perchè  in  tal  caso  la  Chiesa  stessa  gli  per- 
meile di  dispensare  dalle  sue  leggi.  Nel 
corpo  del  diritto  canonico  trovasi  una  di- 
spensa generale  accordata  da  Alessandro 
111,  Papa  del  I  iSg,  per  la  pesca  dell'a- 
ringhe e  di  altri  pesci  di  passaggio,  nelle 
gravi  necessità.  Egli  però  nelragge  lefe^- 
sle  più  solenni,  e  vi  aggiunse  questa  con- 
dizione, che  si  debba  porre  da  canto  par- 
ie della  pescagione  pe'poveri  o  per  qual- 
che chiesa  vicina.  Devesi  pure  imporre, 
per  modo  di  compensazione  ,  alcuna  li- 
mosina o  allre  opere  di  pietà,  quando  si 
accordano  somiglianti  dispense,  massime 
scia  uecessilà  uonfossedi  graudeevideu- 


UN  1 
za.  Per  questa  matiìera  sì  viene  a  mecìta' 
re,  giiisla  il  maggiore  o  minor  fervore  del- 
le [iroprie  buone  opere,  parte  nellacoiuu- 
nioue  degli  alti  di  pietà  di  tutta  la  Chie- 
sa ...  Essendo  presso  gli  antichi  segno  di 
duolo  il  lasciarsi  crescere  la  barba,  cos\ 
molti  cristiani  si  conforiuavano  a  que- 
st'uso per  morlincazione.  Ma  nel  giove- 
di  santo  si  tenevano  in  dovere  di  farsi  ra- 
dere, e  i  preti  e  i  religiosi  si  facevano  fa- 
re la  corona  o  tonsura  pei-  comparire  con 
più  decenza  nel  giorno  di  Pasqua  in  un 
esteriore  corrispondente  alla  gioia  e  al 
trionfo  di  questa  santa  solennità  ,  poiché 
il  venerdì  e  il  sabato  santo  erano  allora 
feste  di  obbligo,  e  tutte  sagre  a'divini  uf- 
fìzi. Onde  era  allora  strettamente  proi- 
bito, come  opera  servile,  il  radersi  la  do- 
pieuicao  ne'giorni  di  festa.  Pel  liferiloco- 
slume,  in  Inghilterra  il  giovedì  santo  fu 
chiamato  //  giovedì  di  radersi".  L'egre- 
gio annotatore  deli' ab.  Butler,  presoda 
un  santo  sdegno  nel  vedere  che  le  rnag- 
giori  faccende  de'barbieri  sieno  ne'gior- 
ni festivi,  osserva,  L'usanza  de'barbieri, 
di  radere  per  gran  parte  del  giorno  festi- 
vo, è  un  abuso  da  non  doversi  tollerare, 
al  quale  i  vescovi  e  i  magistrati  dovreb- 
bero porre  rimedio,  Le  persone  che  ven- 
f;ono  dalla  campagna,  e  che  non  ponno 
(arsi  sbarbare  la  vigilia,  si  possono  scusa- 
re per  troppo  legittima  necessità;  ma  que- 
sta ragione  non  autorizza  il  barbiere  a 
mettere  in  quest'opera  molto  tempo.  Pe- 
rò a  Roma  e  in  molti  altri  luoghi  le  leg- 
gi stabiliscono  una  data  ora,  oltre  la 
quale  non  è  permesso  in  dì  festivo  di  far 
la  barba.  Questa  permissione  per  un  cer- 
to spazio  di  tempo  è  nel  numero  di  quel- 
le, che  il  p.  Natale  Alessandro  tiene  per 
iscusobili.  È  vero  che  Giovanni  XXII 
nel  1817, e  molti  concilii  proibiscono  e- 
spressamenle  a'barbieri  di  radere  lu  do- 
menica, perchè  questa  in  se  stessa  è  ope- 
ra servile;  ma  per  ['addietro  la  bai  ba  lun- 
ga era  per  sì  falla  maniera  alla  moda 
(come  in  moltissimi  lo  è  al  presente),  che 
oou  era  tuesliere  farsela  radere  per  com- 


UNI  43 

parire  decentemente  tra  lo  genie;  e  ne'se- 
coli  XI  e  Xll  gli  uomini  non  si  facevano 
radere  che  una  volta  ogni  «4  o  i5  gior- 
ni, uè  altro  piì^  allora  domandavano  le 
leggi  di  civiltà.  Il  concilio  d'  Angers  del 
1282  inflisse  la  pena  della  scomunica  a 
quelli  che  si  radessero  o  facessero  ratie- 
re in  domenica  o  altra  festa.  Ma  il  canj- 
biamento  degli  usi  ha  di  molto  raddolci- 
to il  rigore  della  disciplina  su  questo  pun- 
to, Benché  poi  un  servo  possa  radere  o 
acconciare  il  suo  padrone,  non  vi  è  che 
la  necessità  la  quale  possa  scusare  un  bar- 
biere dal  fare  il  medesimo,  Termina  l'an- 
notatore del  Butler  le  sue  osservazioni 
con  soggiungere.  Il  barbiere  può  tutta- 
via conformarsi  al  costume  de'luoghi,  ove 
ciò  è  permesso,  né  ricusar  l'opera  sua  in 
caso  di  vero  bisogno,  ma  che  pero  non  si 
oltrepassino  i  discreti  confini  del  lempo^ 
per  lo  stesso  modo  egli  dee  prendere  re- 
gola da'consigli  del  suo  confessore,  o  dal-^ 
la  dispensa  del  parroco.  Trovo  opportii- 
nissimo  riprodurre  un  piccolo  brano  del- 
la recentissima  e  bella  pastorale  del  ze^ 
laute  e  dotto  vescovo  di  Pinerolo  uìg/ 
Lorenzo  Guglielmo  M/  Reualdi,  il  qua- 
le dopo  aver  colle  gravi  parole  che  ripor- 
tai nel  precedente  articolo,  riinarcato  che 
il  secolo  nostro  tutto  inlento  all'industria 
e  al  commercio,  e  quasi  unicamente  pie- 
gato alla  terra,  perde  di  mira  il  cielo;  in- 
di ecco  come  si  esprime,  parlando  della 
Preghiera  sommo  conforto  dell'uoioo,  e 
del  tributo  che  ne'giorni  festivi  il  popolo 
olire  al  Sigiìoie,  e  della  santificazione  del- 
la festa.  »  È  nel  dì  festivo  che  luUi  siauiQ 
egualmente  dinanzi  a  Dio  in  faccia  agli 
altari,  e  ivi  riconosciamo  i  duilti  d»  fra- 
tellanza comune;  perchè  ivi  il  ricco  ed  i| 
potente  del  secolo,  non  altrimenti  che  il 
lavoratore  ed  il  poveretto,  sentono  d'es- 
sere tutti  figli  del  medesimo  padre,  e  di 
avere  tutti  le  aspirazioni  e  le  promesse 
della  medesima  eredità.  Kicordutevi  a- 
duncjue,  lasciate  che  vel  ripeta,  ricordate* 
vi  tli  santificale (|uel  giorno,  perchè  è  des- 
so il  coulrassegno  che  Dio  ha  poilu  tra 


44  u  N  I 

Ini  e  voi  nella  serie  delie  generazioni,  af- 
finchè sfippiale  die  egli  solo  è  vostro  Si- 
gnore. Voi  che  attendete  alle  dure  friti- 
chedella  campagna,  che  fecondate  la  ter- 
ja  col  sudore;  voi  che  per  servire  alle  u- 
inane  industrie  edalla  maggior  fortuna, 
-vi  seppellite  nelle  viscere  delle  montagne 
per  estrarne  marmi  e  metalli;  voi  che  la- 
Toiale  da  mane  a  sera  nella  povera  odi- 
Cina  e  v'incurvate  faticosamente  sull'in- 
cudine e  sulla  sega;  voi  che,  trasportan- 
do sui  vostri  carri  enormi  pesi,  reggete  al 
freddo  rigoroso,  alle  tarde  notti,  alle  in- 
temperie d'  ogni  maniera;  voi  che  per  6 
giorni  continui  vegliale  lunghe  ore  al  te- 
laio, al  naspo,  al  torcitoio,  nlla  spola,  e 
respirale  la  nauseosa  aria  delle  stanze  de- 
stinale al  lavoro;  voi  che  uscite  col  mat- 
tino primissimo  dal  vostro  abituro  e  non 
vi  ritornale  che  a  tarda  notte,  e  talvolta 
non  cV  tornate  neppure  per  la  distanza 
del  luogo  e  pel  lavoro  da  compiere,  sap- 
piate che  dopo  6  giorni  di  fatica  e  di  pe- 
na, Iddio  ha  comandalo  che  abbiale  un 
giorno  di  riposo  per  vivere  a  lui  ed  alla 
vostra  famiglia.  Vuoleche  voi  pure,  iqua- 
li  siete  suoi  (igli  egualmente  che  i  dovizio- 
si e  i  f)rlunati  del  secolo,  proviate  nel  ri- 
poso di  quel  giorno  le  dolcezze  della  vo- 
stra casa  e  della  religione:  che  accorria- 
te a  questa  e  ne  frequentiate  i  consolan- 
ti misteri  per  acquistar  nuovo  coraggio  a 
compiere  esattamente  i  doveri  del  vostro 
sialo;  adJnchè,  compiendoli  per  amore  di 
Dio  e  con  fedeltà  alla  sua  legge,  ne  abbia- 
te poi  la  desiderata  mercede  nella  imnjor- 
talilà  che  ci  attende.  Vuole  che  il  gior- 
no di  festa  sia  giorno  di  santa  allegrezza 
tra'domestici  alfelli,  che  vi  adoperiate  in 
esso  a  rafforzare  sempre  più  co'vostri  ca- 
j  i  i  viucoli  di  affetto,  mettendo  tine  ad  o- 
gni  dissapore  che  mai  fosse,  manifestan- 
do la  vostra  tenera  dilezione  a'figli,  pro- 
movendo in  essi  la  rispettosa  soggezione, 
cose  tutte  che  mantengono  vivo  lo  spiri- 
to di  famiglia,  e  rendono  beate  le  case  a 
qualunque  ordine  appartengano,  facen- 
do sì  che  quelle  de'poverelli  non  abbia - 


UN  [ 
no  nulla  ad  Invidiare  a  quelle  de* ricchi". 
Nel  1823  a  Pio  VII  successe  Leone  XII, 
il  quale  credeva  indispensabile  di  ripri- 
stinare, massime  in  Roma,  l'università  ar- 
tistiche, ch'egli  avea  nelle  sue  nunziatu- 
re di  Colonia  e  al  tratto  del  Reno  ammi- 
rate anche  io  Germania  nelle  maestran- 
ze, e  riteneva  prudenti  e  vantaggiose  isti- 
tuzioni ,  perchè  in  quella  regione  si  ri- 
sguardavanocome  l'occhio  eil  braccio  del 
governo,  per  condurre  e  mantenere  i  po- 
poli nell'abitudine  dell'industria  morale 
della  religione.  Di  questi  vantaggi  per- 
suaso Gregorio  XVI  favori  la  riprislina- 
zione  delle  università  artistiche,  e  vi  co- 
stituì quelle  corporazioni  che  lo  brama- 
rono; inoltre  provvedendo  all'  abuso  di 
aprire  pubbliche  spezierie  o  farmacie  in 
Roma  e  nello  slato  papale,  onde  impedi- 
re col  soverchio  numero  funeste  conse- 
guenze alla  pubblica  salute;  perchè  se  in 
ogni  ramo  d'industria  la  libertà  di  com- 
mercio è  di  stimolo  e  impulso  a  facilita- 
re le  contrattazioni,  ed  a  procurare  l'u- 
tile reciproco  de'consumatori  e  possiden- 
ti, in  fallo  di  medicinali  tal  cosa  è  nocc- 
volissima.Egli  curò  alacremente  l'abbon- 
danza, reprimendo  l'eccesso  de'prezzi  de* 
commestibili,  per  quanto  il  potè  secon-^ 
do  le  leggi  vigenti;  ma  volle  che  il  pane 
si  spacciasse  buono  e  a  prezzi  discreti.  Se- 
gretamente faceva  comprare  un  pane  per 
quasi  tutti  i  forni;  lo  pesava  da  se,  lo  as- 
saggiava ,  richiamando  al  dovere  chi  ne 
alterava  il  prezzo,  la  qualità,  il  peso.  Da 
se  medesimo  vegliava  con  sagace  previ- 
denza a  rimuovere  la  penuria  de'cereali, 
tiattando  egli  stesso  con  paterno  amore 
co'principali  agricoltori  e  mercanti  di  es- 
si. Istituì  in  Roma  la  camera  di  commer- 
ciOj  ed  essendo  essa  uno  òt  Tribunali  di 
Roma,  in  quell'articolo  ne  riparlai,  e  del- 
le altre  camere  di  commercio  dello  stato; 
de'  filliti  dolosi  ragionai  a  Mercante^  a 

o 

Schiavo  ,  e  parlando  degli  statuii  muni- 
cipali, per  le  pene  infamanti  da  essi  in- 
flitte. Fu  benemerito  degli  artieri  e  altri 
del  popolo,  con  approvare  le  ricordate 


U  iN  I 
casse  di  risparmio;  protesse  le  nianiftillu* 
redanneggiJile  dalle  macchine;  ed  a  van- 
taggio de'giovanelti  artisti  favorì  \e  Scuo- 
le dì  Fonia  (F.)  notturne  e  di  altrove. 
Appena  il  regnante  Papa  Pio  IX  fu  e- 
levato  al  pontificato  beneficò  l'universi- 
tà degli  ebrei  ,  sospese  e  poi  soppresse  il 
vassallaggio  e  Tributo  che  rendeva  a\  Se- 
nato Romano  {/''.).  Nel  1847  organiz- 
zando il  consiglio  e  Senato  di  Roma  (/^.), 
vi  ammise  pure  i  professori  d'arti  libera- 
li, i  banchieri,  i  negozianti,  i  mercanti  a- 
scritti  alla  camera  di  commercio,  i  capi 
d'arti  e  mestieri  non  ignobili.  Notai  nel 
voi. LUI,  p.  229,  cheper  l'equilibriodel- 
le  rendite  colle  spese  delio  stato  e  per 
far  fronte   alle  conseguenze  degli  ultimi 
deplorabili  avvenimenti  politici,  ivi  nar- 
rati, dal  ministro  delle  finanze,  ministe- 
ro che  poi  tornò  a  fungersi  dal  Tesorie- 
re, nell'ottobre  i85o  fu  imposta  una  tas- 
sa sull'esercizio  delle  professioni,  arti,  me- 
stieri e  industria,  poi  modificata.  Riferi- 
sce il   Giornale  dì  Roma  de' 4  ollobre 
i85r.»*  Che  il  Papa  vegliando  indefessa- 
mente al  miglior  essere  di  tulli  i  suoi  sud- 
diti ha  di  recente  (a'6  giugno i85o)  ri- 
volto le  speciali  paterne  sue  cure  ad  una 
delle  pili  estese  classi  de'medesimi,  eh' è 
quella  di  coloro  i  quali  professano  le  va- 
rie arti  e  mestieri  in  questa  dominante. 
Nell'intendimento  di  stabilire  tra  di  loro 
un'intima  unione  che  presti  dell'incom- 
parabili garanzie  ad  ottenerne  il  conse- 
guimento dell'interesse  religioso  e  indu- 
striale, Sua  Santità  si  è  degnala  commet- 
tere ad  una  particolare  congregazione  la 
proposta  di  quelle  provvideiize,che  pren- 
dendo l'uomo  per  il  duplice  interesse  del- 
la vita  spirituale  e  della  vita  materiale, 
valgano  a  rannodare  cou  più  stretti  vìn- 
coli, sotto  l'autorità  della  Chiesa,  che  so- 
lo può  retiderle  veramente  utili  e  profi- 
cue alla  società,  lecorporazioni  industria- 
li e  le  confraternite  religiose.  Mentre  la 
congregazione  si  occupa  con  ogni  alacri- 
tà nella  discussione  e  nello  sviluppo  del- 
l'allklatole  incarico^  Sua  Beatitudine  ha 


U  N  l  45 

voluto  dare  una  pubblica  e  non  dubbio  te- 
stimonianza della  cleuientissima  sua  pro- 
pensione a  concedere  a'coi  pi  diarteenie- 
stieri  di  Rou)a  una  così  benefica  istituzio- 
ne". La  delta  congregazione  si  compose 
de'cardinaliMaltei,  Patrizi  e  Marini, con 
mg.'  Vitelleschi  per  segretario,  a' quali 
nell'ottobre  1  85 1  fu  aggiunto  il  principe 
d.  Marc'  Antonio  Borghese  come  magi- 
strato romano.  Indi  il  Pontefice  Pio  IX 
a'j4  maggio  1 852  emanò  il  seguente  ana- 
logo moto-proprio.  «  I  gravissimi  muta- 
menti, che  rispello  all'esercizio  delle  arti 
industriali  s'introducevano  nel  commer- 
cio sul  declinare  del  passalo  secolo  ,  ed 
alcuni  riprovevoli  abusi  che  nella  liujga 
serie  de' secoli  si  erano  sventurata<neiile 
insinuati  nelle  associazioni  ed  universi- 
tà, in  cui  si  raccoglievano  i  coQ)mercian- 
ti  e  gli  artieri  di  questa  nostra  metropo- 
li, indussero  l'animo  di  Pio  VII  ,  nostro 
antecessore  di  gloriosa  ricordanza, a  pri- 
vare l'università  medesime  dique'molti 
privilegi,  de'quali  si  erano  fino  allora  av- 
vantaggiale. E  per  quanto  l'ullimode'tre 
motupropri  a  ciò  relativi  sembri  esser 
dettato  con  qualche  rigore,  non  discono- 
sce tuttavia  le  virlìi  e  le  opere  meravi- 
gliose,  che  per  interi  secoli  la  pindeiilis- 
sima  istituzione  di  tali  università  aveva 
prodotte  a  beneficio  dell'  intera  società 
cristiana;  né  mollo  meno  intende  ad  af- 
fievolire lo  spirito  di  carità  evangelica, 
da  cui  traevano  tutta  la  loro  vitalità;  uè 
a  sminuire  in  alcuna  guisa  gli  aiuti  e  fa- 
vori spirituali  di  cui   verso  loro  in  ogni 
tempo  erano  stati  larghissimi  i  noslri  pre- 
decessori. Se  non  che  per  somma  sven- 
tura accadeva,  che  mentre  alle  universi- 
tà de*  commercianti  ed  artieri  venivanti 
meno  co'privilegi  i  materiali  interessi,  si 
rinnovavano  ne'noslri  slati  quelle  deplo- 
rabili vicende,  che  oltremodo  contribui- 
rono al  raffreddamento  della  pietà  e  ul 
rilassamento  de^coslnmi  delle  nostre  po- 
polazioni. L'antica  alacrità  delle  associa- 
zioni del  commercio  e  delle  arti  non  sen- 
tiva più  lo  sliiuolu  dulie  utilità  economi- 


46  UNI 

che,  ne  gli  eccilanienli  dello  zelo  sacer* 
clolole,n)ercecliè  la  parie  più  nobile  e  più 
elella  del  noslrn  clero  era  stala  traila  in 
esilio,  talché  anche  perciò  che  spelta  agli 
esercizi  di  pietà,  alcune  delle  università 
interamente  si  disciolsero;  ed  alcune  che 
TÌ  rimasero,  non  presenlavano  che  una 
hmguida  eflìgie  di  quella  operosità  ed  ef- 
ficacia, con  che  prima  adempivano  a'io- 
ro  uffizi.  Le  sciagure,  che  quinci  ne  de- 
rivarono agl*individui,alle  fawiglie,e  per 
necessaria  conseguenza  a  lulla  la  cristia- 
na società,  sono  sugli  occhi  di  ognuno  nel- 
la Irascuranza,  in  cui  lanle  classi  di  com- 
mercianti e  di  artieri  vivono  delle  pra* 
tiche  religiose;  e  nella  facilità,  con  cui  si 
abbandonano  alla  dissolutezza  ed  alla  in- 
lemperanza.  La  ragione  de'  tempi  e  del- 
le attuali   legislazioni  ci  vieta  assoluta- 
mente  il  volgerei  nostri  pensieri  al  rista- 
bilimento degli  antichi  sistemi  di  privile- 
gio in  favore  di  qualche  classe  de' com- 
niercianli  ed  artisti;  ma  per  altra  parte 
la  sollecitudine  del  nostro  apostolico  mi- 
nistero imponendoci  il  sagro  dovere  di 
procacciare  ne'raigliori  modi  il  vero  be- 
ne delle  anime  de'nostri  sudditi,  senza  di- 
menticare perciò  i  domestici  loro  interes- 
si, esige  da  noi  un  salutare  provvedimen- 
to, il  quale  richiami  la  spensieratezza,  in 
cui  molti  vivono,  ad  una  cura  più  atten- 
ta singolarmente  degl'interessi  loro  spi- 
rituali. Ond'è  che  ponderali  seriamente 
i  consigli  a  noi  proposti  da  una  congre- 
gazione di  Cardinali  di  S.  B.  C,  e  di  al- 
tri distinti  personaggi,  a  tal  particolaie 
oggetto  da  noi  eletta,  di  nostro  molo  pro- 
prio, certa  scienza,  e  colla  pienezza  della 
nostra  autorità  abbiamo  creduto  di  or- 
dinare quanto  segue.  Art.  i .  È  autorizza- 
ta in  Roma  la  ricostituzione  delle  Uni- 
versità e  Corporazioni  che  vennero  sop- 
presse ed  abolite  colle  cedole  di  molo- 
proprio  della  sa.  me.  del  nostro  predeces- 
sore Pio  VII,  in  data  3  settembre  1800, 
1 1  marzo  ei6  dicembre  1801. Art. 2. Sa- 
rà quindi  libero  a  coloro,  che  esercitano 
uu  qualunque  siasi  ramo  di  coaimercio, 


UN  I 
cuna  qualsiasi  cla8<;e  di  arte,  il  costituir- 
si in  Università,  e  sarà  in  pieno  arbitrio 
de'rispettivi  commercianti  ed  artisti  l'a- 
scrivervisi  in  qualunque  tempo;  salvo 
quanto  si  prescrive  nel  successivo  artico^ 
lo  ottavo,  e  salvo  le  disposizioni,  che  po- 
tessero stabilirsi  nella  compilazione  de* 
rispettivi  statuti, di  cui  alTarticolo  nono^ 
Art.  3.  Non  si  appone  alcun  limite  di 
tempo,  odi  numero  a  coloro,  che  così  vor- 
ranno costituirsi,  od  ascriversi,  purché  vi 
rimanga  inalterabile  l'unità  dell'interes- 
se e  della  classe.  Art.  4*  Riconoscendosi 
di  somma  utilità,  che  li  garzoni  ed  ap- 
prendisti di  un'  arte  siano  uniti  ed  asso- 
ciali a'  maestri  e  capi  dell'arte  istessa,  a- 
Tranno  i  medesimi  diritto  ad  essere  am- 
messi aH'universilàde'rispeltivi  loro  mae- 
stri e  capi,  con  quelle  regole  e  gradua- 
zioni, che  verrannodelerminate  dogli  sta- 
tuti, restando  a  loro  inibito  di  costituire 
una  propria  distinta  università.  Art.  5. 
La  competente  superioreautorità  sulla  ri- 
spettiva domanda  di  un  numero  sulìi- 
ciente  per  legge  a  formare  collegio  in  cia- 
scuna classe  di  commercianti  ed  artieri, 
potrà  dichiarare  costituita  la  relativa  u- 
niversità;  semprechè  sia  dimostrato,  che 
questa  sarà  per  avere  una  chiesa  od  o- 
ratorio ,  ove  i  componenti  la  medesima 
dovranno  adunarsi  per  le  pratiche  di  re- 
ligione, ed  una  rendita  congrua  ,  o  una 
dotazione  per  la  conservazione  della  chie- 
sa od  oratorio,  e  per  la  decenza  del  sa- 
gro suo  culto.  Art.  6.  La  dotazione,  che 
richiedesi  da  ciascuna  classe  di  commer- 
cianti od  artieri,  onde  erigersi  in  univer- 
sità, dovrà  essere  slabile  e  sicura;  talché 
la  si  dovrà  comprovare  con  la  previa  e- 
sistenza  della  proprietà  in  fondi ,  o  capi- 
tali fruttiferi.  Le  mensili  od  annuali  con- 
tribuzioni, e  le  tasse  0  multe  da  impor- 
si nelle  debite  forme,  non  vi  saranno  cal- 
colale ,  se  non  a  titolo  d'  aumento  della 
dotazione.  Art.  7.  Le  università  non  pò- 
Iranno  mai  invocare  il  diritto  della  ma- 
no regia  per  la  esigenza  delle  suddette 
tasse  o  multe.  Art.  8.  Perchè  poi  alca- 


U  NM 
ne  professioni  civili  toccano  troppo  da  vi- 
cino la  salute,  la  fetle  e  la  sicurezza  pub- 
blica, perciò  a  coloro  the  l'esercitano,  al- 
lorché saranno  costilnite  in  università, 
verrà  limitato  l'arbilrio  tli  non  apparte- 
nervi, anzi  per  i  diritti,  di  cui  godono  a 
ragione  delle  professioni  medesime,  po- 
tranno essere  obbligati  ad  associarvisi. 
Art.  g.  Ciascuna  corporazione  colla  sua 
legittima  congregazione  segreta  compile- 
rà nel  termine  di  un  anno  dalla  sua  re- 
golare costituzione  il  proprio  statuto,  la 
cui  sanzione  apparterrà  esclusivamente 
oiruulorilà  superiore.  Art. io.  Sarà  isti- 
tuita un'apposita  congregazione  da  rico- 
noscersi dal  governo  (e  venne  effettiva- 
mente nominata  a'26  del  seguente  giu- 
gno); e  la  medesima  avrà  la  suprema  tu- 
tela di  tutte  r  università,  che  progressi- 
vamente si  verranno  erigendo,  ed  eser- 
citerà questa  tutela  con  (jue'regolamen- 
ii,  che  le  saran  da  noi  prescritti.  Art.i  r. 
La  congregazione  predelta  sarà  compo- 
sta del  cardinal  Vicario  di  Roma  come 
presidente,  del  prelato  delegato  di  Ron»a 
e  Comarca  col  titolo  di  vice-presidente 
(essendo  vacante  la  carica,  fu  invece  no- 
minato il  cardinal  presidente  di  Roma  e 
Comarca),  del  Senatore,  e  di  uno  de'Con- 
serva  tori /?/o  tempore  [^veso  dalla  2.' clas- 
se, e  da  scegliersi  dalle  singole  Corpora- 
zioni ;  a*  quali  tutti  si  aggiungerà  colla 
qualifica  di  segretario  un  consigliere  mu- 
nicipale proposto  dal  Senatore  anzidetto 
connnnuenzadel  cardinal  presidente.Art. 
12.  Ogni  università  potrà  implorare  da 
noi  di  essere  presieduta  da  un  cardinale 
col  titolo  di  protettore;  ed  avrà  in  pari 
tempo  a  capo  col  nome  di  primicerio  un 
ecclesiastico  eletto  dall'adunanza  genera- 
le ne'modi  da  determinarsi  dagli  statuti; 
in  guisa  però,  che  il  capo  slesso  dovrà  in 
ogni  caso  essere  approvalo  dal  cardinale 
Vicario  presidente  della  congregazione 
summenzionata.  Art.i3.  Riguardo  poi  a 
quelle  universilà.le  quali  non  furono  com- 
prese nell'abolizione  dai  sopraccennali 
molu  propri,  non  si  farà  innovazione  al- 


UNT 


47 


cuna  ìnsino  a  tanto  che  non  venga  sta- 
bilito altrimenti.  A  (jnedi  richiantare  le 
classi  de'  commercianti  e  degli  artieri  ad 
un  verace  e  solido  ben  essere,  abbiamo 
stimalo  di  ravvicinarle  con  queste  prov- 
videnze a  quella  unione  fraterna  e  a  quel- 
le pratiche,  che  valsero  per  tanti  secoli  a 
contenerle  nella  religiosità  e  nella  tem- 
peranza cristiana.  Abbiamo  ferma  fidu- 
cia nella  bontà  infinita  di  Dio  onnipoten- 
te, nella  materna  carità  di  Maria  ss.  e 
nella  incessante  assistenza  de'Principi  de- 
gli A  postoli,  che  vogliano  benedire  ed  am- 
pliare questa  nostra  santa  riedificazione, 
movendo  eflìcacemente  gli  animi  di  co- 
loro,  a  cui  prò  la  indirizziamo,  a  giovar- 
sene a  santificazione  delle  loro  animejla 
quale,  ne  siam  ben  sicuri,  ridonderà  me- 
ravigliosamente non  pure  al  migliore  an- 
damento de'temporali  loro  interessi,  ma 
eziandio  alla  maggiore  prosperità  di  que- 
sta nostra  metropoli,  ec". 

Nel  susseg[uente  luglio  la  Civiltà  Crt/- 
ro/rc^,  serici.'',  t. IO, p.  224  e  368,  pub- 
blicò il  bellissimoe  gravearticolo:  /  Cor- 
pi d'arte  eie  associazioni  moderne  d'o- 
perai. Giovandomi  riferirne  qualche  bra- 
no, dirò  che  cominciano  gl'illuslri  e  dot- 
li  scrittori  e  compilatori  della  medesima, 
benemeriti  della  società,  opportunamen- 
te dal  ricordare.  «  Da  quel  d'i  che  sdegno- 
si e  dolenti  per  lo  strazio  della  Chiesa  e 
per  le  piaghe  della  società,  volgemmo  ad 
un'impresa  aflàtto  nuova  per  noi  questa 
penna,  the  avevam  temprata  da  giovani 
per  tull'altre  battaglie  che  di  pubblicisti 
e  giornalisti  (dirò  io:  trionfaste  e  trion- 
fale. Avanti!  La  Religione,  e  la  Società 
umana,  principalmente  la  saggia,  sempre 
più  ne  risentirà  gl'immensi  vantaggi,  con 
incremento  d'eterna  gratiludine.  Voi  vi 
adoperale,  colla  solidità  de'principii  che 
proclamate,  a  ridestate  o  confermare  un 
tipo  di  mente  uniformemente  cattolico 
nella  soluzione  di  tutti  i  problemi  sociali. 
A  Ila  fin  fine,tutto  quanto  il  di  voi  con  mi- 
rabile sapienza  ed  eroico  coraggio  opera- 
to, ha  per  precipuo  scopo  la  divisa  che  vi  è 


48  UNI 

propria,  e  lo  è  pure  mia^ecliesi  compen- 
dia nelle  auree  e  santissime  parole:  Ad 
Majoreni  Dei  Gloriami),  non  cessam- 
mo di  ripetere  alla  periglianle  nostra  pa- 
tria, che  i  veri  suoi  pericoli  erano  ben  di- 
Tersi  da  ciò  chea  prima  vista  compari- 
vano. Italiani,  dicemmo ,  aprile  gli  oc- 
chi !  Que  furbi  ipocriti  che  demoliscono 
l'antico  edifizio  di  Aristocrazia  e  diChiC' 
sa  per  fabbricarne  uno  nuovo,  mirano  a 
UUC altro  che  a  cangiare  V ordine  materia- 
le delle  istituzioni  sociali j  delle  cjuali  si 
chiamerebbero  pienamente  soddisfatti,  se 
potessero  signoreggiarvi  a  loro  talento 
sottentrando  a' Grandi perimpossessar' 
si  di  vostre  ricchezze,  sotlentrando  alla 
Chiesa  per  tiranneggiare  i  vostri  intellet- 
ti. Essi  gridano  sovrano  il  popolo^  per- 
che  comprendono  d'aver  buono  in  mano 
per  diventar  popolo  essi  soli:  gridano  suf- 
fragio universa  le,  perchè  cogl'intrighi  de 
mestatori  e  coli' organismo  del  loro  par- 
tito sono  certi  di  dominare  le  elezioni  e 
di  avere  deputati  a  loro  scelta:  gridano 
libera  la  Slampa  (V.) ...  gridano  libertà 
d'istruzione  ...  per  stabilire  il  principio  u- 
niversale  che  tocca  al  popolo  di  coman- 
dare.,.  Infine  non  gli  ordini j  ma  voglio- 
no cangiar  le  persone  e  iprincipii;leper' 
sone  per  soddisfar  la  propria  ambizione 
e  cupidigia;  i  principii  per  assicurare  il 
trionfo  dell'  empietà.  Per  sotientrare  a 
chi  governa  straziano  gli  ordinamenti  pò- 
litici j  per  distruggere  la  religione  gli  or- 
dinamenti ecclesiastici^*.  Sebbene  la  Ci- 
viltà da  3  anni  non  cessava  di  ripeterlo 
in  lutti  i  toni,  pure  non  sortì  una  voce, 
che  al  suo  alto  e  fianco  linguaggio  oppo- 
nesse una  leale  e  robusta  coniutazioue. 
Solo  mentite,  contumelie  e  calunnie  non 
si  fecero  desiderare.  Questo  eterno  silen- 
zio intorno  a  fede  e  religione  di  chi  di- 
fende le  moderne  costituzioni,  benché  ar- 
gomento negativo,  è  però  di  tal  forza  da 
convincere  ogni  assennalo  della  verità 
delle  asserzioni  della  Civiltà  medesima. 
Ciò  non  ostante  essa  non  ommetle  al- 
l' opportuiiilà  di  ribadirne  le  prove,  ia 


U  i\  I 
questo  essendo  la  somma  de'suoi  interes- 
si, cioè  quello  della  religione.  Ed  una  dt 
queste  prove  la  rilevò  nella  surriferita  di- 
sposizione con  cui  il  sommo  Pontefice  ri- 
chiama a  vita  novella  le  Università,  os- 
sia i  Corpi  de^  commercianti  ed  artieri^ 
istituzione  del  medio  evo,  la  quale  formò 
il  tema  obbligato  di  mille  declamazioni 
pe'pubblicisti  ed  economisti  alla  moderna, 
finché  temettero  in  esse  le  influenze  del 
cristianesimo:  ma  che  da  loro  stessi  vie- 
ne risuscitata  oggidì  con  uua  quasi  ma- 
nia da  frenetici  sotto  il  nome  di  Associa^ 
zione  di  operai  (ossia  il  germe  della  ve- 
ra democrazia  in  Piemonte),  da  che  spe- 
rano d'averla  sottratta  all'influenze  del- 
la religione,  fatta  i  .^gradino  al  tempio  del 
Socialismo,  sentendosi  col  favore  de'clubs 
organizzatori  e  de'giornali  corrompitori, 
sì  fermi  in  arcione  da  maneggiare  a  loro 
talento  quell*  indomita  belva  ,  eh'  é  una 
plebe  irreligiosa.  Indi  la  Civiltà  svilup- 
pa 3  importantissime  riflessioni:  lai.^sui 
motivi  apparenti  della  guerra  distruggi- 
trice  che  fu  mossa  a  tutte  le  antiche  u- 
niversilà  e  corporazioni  artistiche,  onde 
r  energico  marchese  di  Valdegamas  la 
rinfacciò  a' ministri  costituzionali;  la  2/ 
sulla  natura  irresistibile  che  produsse  sot- 
to forma  religiosa  e  riproduce  oggi  sot- 
to forma  liberale  quelle  istituzioni;  la  3.* 
sull'importanza  di  nuovamente  cristia- 
neggiarle.  Ognun  sa  quali  furono  gli  ar- 
gomenti con  cui  vennero  abolite  le  asso- 
ciazioni artistiche,  che  sotto  l'ispirazio- 
ni religiose  congiunsero  io  un  corpo  nel 
medio  evo  tutti  gli  artefici  d'una  profes- 
sione medesima.  «  Noi  potremmo  com- 
pendiarli in  due  formole  contrarie,  che  i 
sofisti  maneggiavano  colla  soHta  loro  ipo- 
crisia in  due  sensi  opposti,  secondo  i  di- 
versi partiti  di  cui,  piaggiandoli,  voleano 
accattarsi  i  suffragi.  I  corpi  d'arte,  dìcea- 
no  a'gabinetti  gelosi  d'una  autorità  di- 
spotica, i  corpi  d'arie  che  di  tutti  gli  o- 
perai  d'  una  medesima  professione  for- 
mano quasi  un  battaglione,  oppongono 
a  ministri  una  forza  compatta  e  popò- 


UN  I 
lare,  che  troppo  rieice  perìcolo'!^  al  hno^ 
ordine  (e  volenno  dire  a  qneirordine  che 
iiiisce  non  dall'eterna  giti-;tizi;»,  ma  dal- 
l'arbitrario volere  e  interesse  d'un  gover- 
nante). Abolite  dunque  le  pericolose  cor- 
/;orrt2/o^j7.Voleano  all'opposto  aggraduir- 
si  le  moltitudini?  Eccoli  volgersi  agli  ap- 
prendilori,  a' fattorini,  a'guasfamestieri 
d'ogni  OQaniera,  agli  ambiziosi  volgari  e 
interessali,  insomma  a  tutti  coloro  di  cui 
speravano  stuzzicare  il  bisogno  e  le  pas- 
sioni. Fedele ,  diceano  ,  qital  tirannia! 
Quattro  messeri  imbarbogiti  vogliono  far- 
la da  sopraciò  a  tutti  i  loro  compagni 
di  arte  e  tenerli  in  tutela  !  E  ognun  di 
voi  che  potrebbe y  lavorando  sopra  di  se^ 
crescere  in  istato,  migliorare  la  sua  in- 
dustria, primeggiar  coli*  ingegno  e  dive- 
ni  re  in  breve  il  primo  artista  della  cit- 
tà, viene  impastoiato  da'barbassori  del- 
Varte  con  mille  formalità,  che  gli  tarpa- 
no le  ali  alV onore  non  nitno  che  al  gua- 
dagno. Abbasso  dunque  le  corporazio- 
ni". Così  parlavano  costoro  un  doppio 
linguaggio  per  condurre  ad  un  fine  me- 
desimo i  due  parlili  opposti^  e  tale  con- 
tegno basta  per  convincersi  che  uè  Ttmo 
né  l'altro  de'  molivi  allegati  era  la  vera 
causa  della  guerra  bandita  contro  le  isli- 
luzioni  delle  arti,  con  eguale  accanimen- 
to da  due  partiti  contrari.  I  quali  ,  se  si 
dovessero  combatterne  gli  argomenti,  al- 
tro non  si  avrebbe  a  fare,  se  non  rispon- 
dere a  ciascuno  de'due  colle  ragioni  del 
silo  contrario.  Basti  però  l'osservare,  che 
siccome  ogni  consorzio  secondario  nella 
pubblica  associazione  ha  necessariamen- 
te due  rispetti,  uno  agl'individui  che  dee 
rollegare,  l'altro  alla  società  cui  dee  su- 
bordinarsi; chiunque  vuole  straziare  simi- 
li isliluzioni,allorchè  procedono  nella  ret- 
ta loro  via  intermedia  ,  trova  aperto  il 
campo  all'invettive,  tracambiando  la  su- 
bordinazione in  ischiavitù  agli  occhi  del- 
la moltitudine,  e  l'unione  in  cospirazione 
agli  occhi  del  governante.  Ma  chiunque 
voglia  combattere  gli  argomenti,  non  a- 
vrà  che  a  ricordare  a'declumutori  gl'in- 
VCL,  ixxxiv. 


UNI  4j 

convenienti  che  nascono  dal  Irasandare 
alliitlo  quello  de'due  principii  ch'essi  pre- 
tendono  escludere.  Così,  per  ca «io n  d'e- 
sempio, qtiando  lo  Scialoia,  I prìncipii 
dell'  Economia  sociale,  combattendo  le 
Corporazioni  e  le  Delegazioni  de  mestie- 
ri, dice  ch'erano  capricciose,  e  che  l'uà 
mo  sotto  tali  istituzioni  dir  non  poteva: 
io  lavorerò  e  sosterrò  la  vita;  che  la  clas- 
se degli  operai  dovea  giacere  nelV oppres- 
sione,l'ingegno  temea  dimostrar  si,il  mae- 
stro s'ingelosiva  ...  La  condanna  ad  un  e- 
terno  noviziato  era  il  premio  della  vera  a- 
bilità.  Quando  si  leggono  quelle  disorbi- 
tanze,  è  facile  il  rispondere,  che  se  talvolta 
accadevano  questi  abusi,  essi  erano  certa- 
mente colpevoli  edoveanocorreggersi:ma 
la  correzione  adoperata  dagli  economisti 
di  sopprimere  i  corpi  delleartifa  come  la 
cura  di  quel  chirurgo,  che  per  guarire  il 
dolor  di  capo  tagliava  il  collo.  La  soppres- 
sione totale  fece  sì  che  gli  artigiani  prima 
perdessero  l'importanza  politica  e  perfi- 
no ci  vile,  cadendo  veramente  nell'oppres- 
sione tutta  la  classe,  perchè  gl'individui 
spicciolali  si  erano  sottraiti  alla  subordi- 
nazione. Poi  irritati  da  quell'oppressione, 
si  riscossero  tornando  ad  associarsi  con 
quello  spirito  di  insubordinazione  e  di 
\endetta,  che  oggi  ancora  scompiglia  la 
società  e  atterrisce  i  governi.  »  Finché  la 
società  e  i  suoi  consorzi  saranno  conipo- 
sii,  come  gl'individui ,  della  povera  no- 
stra creta  adamitica,  sempre  ci  troveremo 
esposti  nella  società  all'oppressione  di  chi 
comanda  per  passione  :  nell'  isolamento 
all'oppressione  di  chi  abusa  la  prevalen- 
za delle  forze  ;  gli  associali  avranno  a  le 
mere  un  superiore  prepolente,  i  dissocia- 
li paventeranno  la  debolezza  delT  uomo 
isolato.  Avvezziamoci  dun([ne a  Irasanda- 
re  con  disprezzo  la  ridicola  obbiezione  de- 
gli abusi ,  con  cui  vengono  coinbatlule 
certe  isliluzioni  du'furbi  e  dagli  stolti;  e 
per  determinare  nella  presente  materia 
i  nostri  giudizi  ,  esaminiamo  piuttosto 
quali  fondamenti  essi  abbiano  in  niiturn, 
e  qual  rimedio  la  natura  slessa  suggerì- 

4 


5o  UNI 

scecontrogliabusi  vituperali.  A  ben  coni • 
prendere  la  base  naturale  di  queste  co- 
stumanze di  professioni,  basta  ricordarsi 
)a  vera  base  naturale  della  società.  La 
vera,  io  diro,  perchè  se  volessimo  ricor- 
rere a  que' sogni,  a  quelle  idee  astratte, 
a  (\ue\\e  finzioni  di  giiirecon  cui  certi  pub- 
blicisti hanno  mutato  in  romanzo  tutta 
la  scienza  sociale,  correremo  rischio,  o  di 
sfumare  fra  le  nebl)ie  della  Idea,  o  di  in- 
catenarci nella  /^^^///à  tirannica  di  chi 
non  conosce  doveri ,  se  non  siano  scritti 
nel  codice.  Camminiamo  dunque  alla 
buona  nel  mondo  reale,  guidati  solo  da 
quel  senso  comune  di  giustizia  e  di  bene- 
volenza che  il  cristianesimo  ha  chiamato 
dovere  di  carità, sublimandolo  ad  ordine 
soprannaturale.  Presupposto  questo  do- 
vere fra  uomo  e  uomo,  ognun  vede  che 
quando  molti  uomini  s'inducono,  per 
qualsivoglia  loro  bisogno  o  dovere  o  in- 
clinazione o capriccio,  ad  usare  insieme 
famigliarmente,  sono  obbligati  ad  un  mu- 
tuo ricambio  di  sussidii  e  di  buoni  ufìl- 
zi.  Perlocchè  se  tutti  gli  artieri  d'una  cit- 
tà sì  trovano  naturalmente  in  couìunica- 
zioni  più  frequenti  fra  loro,  che  non  co- 
gli altri  loro  concittadini,  essi  contrarran- 
no naturalmente  il  debito  di  scambievol- 
mente beneficarsi,  non  già  perchè  si  ob- 
bligano con  una  convenzione,  ma  perché 
sono  obbligati  dalla  natura  ad  amarsi. 
Questi  abbisogna  di  un  consiglio, quell'al- 
tro d'uno  strumento:  certi  comodiabbou- 
dano  per  l'uno,  che  mancanti  all'altro, 
vengono  da  esso  con)pensati  con  maggior 
abilità;  e  l'abilità  di  questo  potrà  giova- 
re al  primo,  come  l'abbondanza  del  pri- 
mo all'abilità  del  secondo.  Si  trova  insom- 
ma fra  gli  artisti^  come  in  tutto  il  resto 
del  genere  umano,  quella  naturale  disu- 
guaglianza sì  bestemmiata  da'//Ve//^/0/7 
alla  moda,  mediante  la  quale  la  Provvi- 
denza volle  stringere  in  unica  famiglia 
tutto  il  genere  umano  con  intreccio  irre- 
sistibile di  bisogni  e  di  benefizi^E  in  questa 
disuguaglianza  chi  è  che  per  parte  di  Dio 
e  della  natura  introduce  l'ai-monìa  del- 


UN  I 
le  proporzioni?  Giustizia  e  benevolenza, 
ossia  carità:  e  i  molti  che  si  ricambiano 
in  tal  guisa  sussidii  e  conforti  si  trovano 
bensì  associati  dal  fatto,  ma  vengono  re- 
golati dalle  leggi  diquesti  princìpii socia- 
li. Le  teste  leggiere  e  superficiali  non  in- 
tesero la  differenza  tra  il  fatto  materiale 
che  produce  associazione,  e  la  legge  na- 
turale che  la  guida;  e  peiò  ci  dissero  con 
prosopopea  da  cattedratico,  che  la  società 
risulta  con  tutte  le  sue  leggi  dalla  libera 
\  olontà  degli  uomini,togliendo  in  tal  gui- 
sa alla   Provvidenza  creatrice  il  merito 
della  più  insigne  fra  le  opere  da  lei  crea- 
le. Ma  fra  le  maglie  di  quel  soave  e  mi- 
rabile intreccio  di  bisogni  e  di  carità  che 
abbìaraodescritto,si  è  traforato  per  {sven- 
tura nostra  il  tossico  misterioso,  senza  di 
cui  tutta  la  natura  diventerebbe  un  mi- 
stero, e  ammesso  il  quale,  tutti  se  ne  di- 
sciolgono gli  enigmi.  E  l'effetto  che  quel- 
lo produce  nella  società  è  di  allentarne  i 
legami,  d'inlrodurvi  ranlagonismo;qnel- 
l'antagonismo  appunto  che  sotto  nome  di 
concorrenza  viene  promosso  dagli  ammo- 
dernalori,  i  quali  se  ne  ripromettono  i  fio- 
rì di  ogni  virtii,  e  i  frutti  d'un  transric- 
chimeulo  senza  termine  ...  Noi  vorrem- 
mo qui  metter  sott'occhio  a'nostri  lettori 
un  quadro  di  quelle  ammirabili  istituzio- 
ni, per  le  quali  ogni  professione  di  arte  e 
di  commercio  veniva  in  certa  guisa  ridot- 
ta ad  esser  quasi  una  famiglia  patriarca- 
le, nella  quale  patriarca  supremo  era  un 
ministro  del  Dio  di   pace  e  di  carità ,  a 
cui  tutti  si  aprivano  i  cuori  de'  maggio- 
renti: questi  poi,  pervenuti  già  a  formar- 
si un  capitale  di  riputazione,  di  capaci- 
tà,di  stromenti  e  di  pecunia,  teneauo  sol* 
to  di  se,  come  figli,  tutti  gli  apprendito- 
l'i,  addestrandoti  insieme,  e  alla  perizia 
nell'arte,  e  all'onoratezza  nell'esercitarla. 
Non  conosciamo  in  Italia  infelicemente 
altro  esempio  superstite  d'  associazioni 
d'arti  e  della  loro  utilità,  che  quelle  dei 
Facchini  o  portatori  detti  la  Carovana 
nel  porto-franco  di  Genova;  giacché  l'al- 
tra ile  Carnali  di  città  venne  sciolta  pò- 


UN  f 
chi  anni  prima  delie  riforme  a'tem pi  <1el 
goveioalore  Paolucci.  Quella  corpoi  azio- 
ne è  composta  tutta  di  beiga maschi,  iio- 
miiìi  robusti,  benfatti,  gi'andi  e  massicci, 
i  quali  sotto  i  loro  capi  haimo  statuti  e 
consuetudini  savissime.  Ve  fra  loro  un 
corpo  d'anziani  che  vigila  intorno  alla 
morigeratezza  e  fedeltà  di  ciascuno;  di 
guisa  che  in  Genova  i  facchini  di  Carova- 
na sono  stimati  per  gente  onesta,  di  buo- 
ni costumi  e  tanto  leale,  che  tutta  la  po- 
polazione si  serve  di  loro  per  gli  ogget- 
ti di  porto-franco,  benché  preziosi,  sen- 
za scorta  di  commessi  di  negozio  o  d'al- 
tra persona  fidata,  e  non  c'è  dubbio  che 
ninno  involi  il  minimo  oggetto.  Costoro 
hanno  le  casse  di  risparmio  per  quando 
i  garzoni  pigliano  moglie  e  mettono  su 
casa.  Hanno  case  di  mutuo  soccorso  pei 
vecchi,  per  gì*  infermi ,  per  le  vedove  e 
per  gli  orfani.  Hanno  le  doti  per  le  fan- 
ciulle ,  i  fondi  per  le  funzioni  della  loro 
congregazione;  per  le  messe  de'cappella- 
ui,  pe'parati  sagri,  per  le  cere  pe'  fune- 
rali de'consorti.  In  quelle  Carovane  non 
v'  è  alcun  membro  mendicante  :  hanno 
perfino  i  fondi  per  le  medicine,  pe' me- 
dici, pe*  chirurghi  ec.  ec.  E  la  congiun- 
zione fra  di  loro  è  si  stretta  e  si  onesta, 
da  non  potersi  credere  chi  non  sappia 
quanto  possa  nel  popolo  amor  di  religio- 
ne e  di  comunanza.  Tentati  a  discioglier- 
la con  promessa  di  70  franchia  lesta  per 
ogni  mese,  ricusarono;  e  ci  viene  detto 
che  ne  anco  uno  solo  ve  n'ebbe,  il  quale 
prendesse  parte  ne'tumulti  popolari  del 
184B-49  •••  Ecco  cosa  erano  le  consorte- 
rie  dell'arti  del  medio  evo:  sempre  avvi- 
vatedalla  religione  e  sostenute  dalla  pru- 
denza, dal  zelo,  dall'esperienza  degli  an- 
ziani, i  quali  si  eleggevano  ogni  anno,  od 
ogni  3  anni,  secondo  gli  statuti  fondamen- 
tali di  ciascuna.  Genova  u*era  copiosis- 
sima, ed  é  forse  la  città  ove  più  s'è  con- 
servato lo  spirito  di  associazione,  che  du 
qualche  anno  in  qua  si  cerca  di  spegne- 
rea(ratto,odi  trasmutare  in  mazzinismo. 
Dicano  pure  i  vituperatori  del  medioevo 


UNI  5i 

che  hanno  affrancalo  da  questa  tutela  i 
moderni  operai;  noi  risponderemo  fran- 
camente, che  mentre  vanno  liberi  dalla 
tutela,  vanno  anche  orbi  de'  conforti  e 
dell'educazione;  e  che  se  ogni  tutela  fos- 
se un  peso  da  scuotere  d'in  sulle  spalle, 
il  loro  zelo  avrebbe  in  che  esercitarsi  af- 
francando i  figli  tutti  dalla  tutela  pater- 
na. Che  se  non  si  credono  obbligati  di 
combattere  ancor  questa  ,  perchè  è  un 
gran  bene  pe'fìgli,  benché  non  manchino 
talora  de' padri  che  abusano  ontosamen- 
te de'dir  itti  accordati  loro  da  natura,  nep- 
pur  dovrebbero  vantarsi  d'aver  distrut- 
ta queir  altra ,  poiché  gran  bene  poteva 
essere  pe'  giovani  artieri  l'indirizzo  e  la 
protezione  degli  anziani, benché  non  man- 
casse tra  questi  talora  la  prepotenza  di 
qualche  orgoglio  indomito,  o  la  gelosia 
di  mestiere.  Certamente  anche  questo  do- 
vea  emendarsi  polendo;  ma  l'averlo  e- 
mendato  coli'abolire  l'istituzione,  ha  la- 
sciato un  vuoto  immenso  nella  società, 
non  solo  sbrigliando  indomite  quelle  tur- 
be di  artieri  affamati  che  vendono  le  lo- 
ro braccia  ad  ogni  rivoltura  politica,  ad 
ogni  tentativo  settario;  ma  rendendo  ne- 
cessarie pe'  garzoni  onesti  e  tranquilli 
queir  altre  istituzioni  sussidiarie  che  oc- 
corrono oggidì  ai'iempire  la  lacuna.  Una 
Società  erasi  formata  a  Parigi  per  dar  la- 
voro agli  artieri  a  sciopro;  molte  altre 
sotto  il  nome  di  Associazioni  di  lavoro 
hanno  dato  il  comodo  di  paghe  non  me- 
ritate ad  artieri  oziosi:  le  scuole  nottur- 
ne sono  destinate  a  supplire  in  gran  par- 
te quell'educazione  che  gli  artieri  avreb- 
bero dovuto  ricevere  nel  consorzio  dei 
propri  colleghi;  il  governo  di  Francia  ha 
dovuto  adoperarsi  ad  anticipare  capitali 
che  hanno  dato  quel  frutto  che  ognuno 
ben  conosce.  In  Parigi  certi  operai  che 
lavoravano  per  associazione  istituita  dal 
governo  in  forza  del  preleso  diritto  al  la- 
voro, piantò  in  mezzo  alla  comitiva  un 
palo,e  vi  adissero  un  cartellone  colle  pa- 
role :  Dritto  al  lavoro,  /'ergogna  a  chi 
sudai  La  slessa  carità  che  obbligava  gli 


52 


U  N  I 


anziani  a  istruire,  proteggere,  provvede- 
re i  loro  falloriiìi,  obbligava  parimenti 
tulli  i  membri  dell'associazione  iniilua- 
n»enle  a  proporzione  de' bisogni;  e  pro- 
duceva l'effetto  di  quelle  Casse  di  rispar- 
mio, ò'ìque' Monti  vedovili,  di  quelle  as- 
sociazioni di  mutuo  soccorso  ,  di  quelle 
Società  assicuratrici,  che  oggi  ne  hanno 
preso  il  luogo,  facendo  l'uomo,  secondo 
il  solilo,  con  mezzi  molteplici  e  col  con- 
trasto ed  attrito  di  esterni  ordigni ,  ciò 
che  la  natura  e  la  religione  facevano  col- 
la soavità  dell'interna  ispirazione.  Sotto 
quest'impulso  religioso  le  congreghe  di 
operai  dopo  averli  formali  nella  gioven- 
tù, ne  mantenevarto  lo  spirito  di  occu- 
pazione, di  onestà,  di  concordia,  e  prov- 
vedevano alle  disdette  della  fortuna,  al 
uiancamento  de)  lavoro,  al  travaglio  del- 
l'infermità, alla  sepoltura  de'trapassnli, 
alla  penuria  della  vedova  e  del  pupillo. 
Non  basta:  costituito  un  corpo  d'operai 
in  quella  unità  che  rende  solidarii  tutti 
i  membri,  come  negl'interessi  così  ne'do- 
Teri,  nascea  nel  corpo  intero  l'obbligo  di 
assicurare  agli  esterni  un  esatto  servigio 
per  parte  della  comunanza  induslre;  ed 
anche  a  questo  provvedea  l*  università 
dell'arte  cogli  esami,  a  cui  costringea  chi 
volesse  esibire  V opera  sua  a  vantaggio  del 
pubblico. ..Da*  tre  vantaggi  finora  spie- 
gali delle  istituzioni  del  medio  evo,  edu- 
cazione de'giovani  artieri,  sussidio  agli  a- 
dulli,  sincerità  delle  merci  e  de'Iavori,  il 
tutto  assicuralo  dalla  solidarietà  sociale 
di  quanti  professavano  rarte,nascea  spon» 
taneamente  quell'influenza  civile  e  talo- 
ra anche  politica  che  appartiene  naturai* 
mente  ad  ogni  parte  organica  della  socie- 
tà. Finché  r  Uomo  (F.)  è  isolalo,  egli  è 
nullo,  benché  posto  in  alto  stalo  :  Homo 
unus,  Homus  nullus,  dice  1'  antico  pro- 
verbio. E  se  questo  é  verissimo  anche  de- 
gli allo  locali,  quanto  più  di  quel  Povero 
(/  .)  che  suda  il  suo  tozzo  alla  giornata  ! 
Ma  tosto  che  ogni  cittadino  mira  in  un 
artiere  non  il  soggetto  isolalo,  ma  la  par- 
ie di  una  numerosa  associazione  dirama- 


U  NI 
ta  In  ogni  angolo  della  città,  e  come  di- 
pendente per  bisogni  e  doveri,  così  in- 
fluente per  servigi  e  diritti;  allora  anche 
l'artigiano  più  bas'^o  partecipa  socialmen- 
te le  influenze  delle  consorterie,  ed  ognun 
sa  che  come  questa  sta  pagalrice  del  ret- 
to operaie  di  lui,  così  è  pronta  a  farse- 
ne difenditrice.  Quanto  é  dunque  ciascu- 
no più  rispettivo  verso  il  membro  di  si 
numerosa  famiglia!  Non  è  quindi  a  me- 
ravigliare che  i  presidenti  o  consoli  del- 
le arti  ancor  più  triviali,  abbiano  avuto 
parte  bene  spesso  ne'corpi  municipali,  ed 
ottenuta  così  quell'influenza  in  favore  del- 
l' arte  propria,  che  tanto  giova  a  nobili- 
tarla, così  presso  i  propri  cultori ,  come 
presso  il  pubblico.  E  per  fermo  ben  al- 
tra protezione  ella  è  questa  conseguila 
per  mezzo  di  chi  professa  egli  stesso  quel- 
l'arte, nella  città  nìedesima  ov'ella  agita, 
ben  conoscendoli,  lutti  i  propri  interessi, 
al  cospetto  de'concittadini  da'quali  l'esi- 
to ne  dipende;  ben  altra  prolezione  io  di- 
co, di  quelle  che  a'  setaiuoli  ,  per  es.,  a' 
coltivatori,  a'fabbri,  a'pescalori  ec.  verrà 
procacciala  nel  parlamento  centrale  da 
un  deputato  medico  od  avvocato  che  nul- 
la conosce  di  quelle  arti,  nulla  della  città, 
nulla  de'cittadini;  ma  parla  di  quegl'inle- 
ressi,  come  noi  parleremmo  di  quelli  del 
Mariland  e  del  Connecticut.  Dal  che  na- 
scea la  riverenza  ,  la  fiducia  amorevole, 
onde  venivano  ripagali  dalla  loro  mede- 
sima consorteria  questi  protettori  confra- 
telli: la  cui  modesta  ambizione,  paga  di 
primeggiare  in  tal  guisa  fra'suoi,  non  co- 
noscea  per  conseguenza  quella  smania  di 
uscire  dal  suo  grado  e  dal  suo  paese,  ove 
primeggiava,  per  gire  cercando  ventura 
colà  ove  ultimo  fra' grandi  sarebbe  non 
curalo  o  spregialo.  Ciò  non  ostante  non 
mancarono  esempi,  allorché  i  municipii 
aveano  un'esistenza  loro  propria  e  non  e- 
rano  slromenti  passivi  di  un  centralismo 
sbrigliato;  non  mancarono,  dico,  esempi 
di  alle  influenze  politiche  esercitate  dai 
capi  d'arti  e  di  commercio,  come  ne  fan- 
no fede  la  lega  Anseatica,  le  alleanze  che 


UNI 

molte  olila  de'Paesi  Bassi  contrassero  con 
princìpi  legnatili,  e  i  negoziati  politici  del 
municipio  di  Barcellona  ricordati  dal  Bai- 
Dies  sulla  fede  del  Capmany  da  lui  cita- 
tu  neir  ultima  nota  della  sua  opera  sul 
Prolestantesiino  paragonato  col  CalloU- 
cismo,  per  non  dir  nulla  delle  repubbli- 
che d'Italia  e  di  Svizzera,  notissime  a  tut- 
ti pel  patriarcale  governo  d'artigiani  e 
mercanti.  Le  cronache  di  Malaspini,  dei 
Villani,  di  Gino  da  Pistoia  ci  l'anno  ve- 
dere di  continuo  l'importanza  che  avea- 
110  l'arti  maggiori  e  le  minori  ne'negozi 
del  Comune,  e  come  compartiti  per  Gori- 
faloiii  uscivano  alle  battaglie,  e  primeg- 
giavano nelle  feste  popolari.  Ecco  a  qual 
ingrandimento  venivano  recate  natural- 
mente le  arti  da  quella  carità  cattolica 
che,  come  impone  il  dovere,  così  infonde 
lo  spirito  di  operosa  ed  onesta  associazio- 
ne. Que'  predicatori  filantropici  che  ne' 
tri  vii  e  nelle  bettole  vanno  scaldando  sot- 
to i  cenci  l'orso»lio  del  cittadino  col  seri- 
o  o 

tiinenlo  della  propria  d'/g^^/V^,  riusciran- 
no essi  mai  a  nobilitare  le  infime  profes- 
sioni con  unioni  sì  cordiali  e  sì  bene  ar- 
monizzate col  rimanente  della  società, co- 
me faceva  la  religione  del  fabbro  di  Na- 
zareth, predicando  agl'infimi  riverenza  e 
ubbidienza,a'supremi  umiltà  ed  amore?'* 
La  Civdlà  Cattolica  dopo  avere  ragio- 
nato intorno  alla  natura,  all'indole  e  a- 
gli  effetti  delle  Corporazioni  e  Universi- 
tà artistiche^  di  artieri  e  di  commercian- 
ti, passa  a  parlare  del  già  riportato  motu- 
proprio del  Papa  Pio  IX,  pel  quale  le  di- 
scorse istituzioni  devono  risorgere  in  Ro- 
ma sotto  quelle  forme  religiose  che  lor 
dierono  il  nascimento,  e  sotto  la  direzione 
d'un  ministro  del  Vangelo,  per  cui  spe- 
ra e  si  ripromette  un  qualche  frutto  di 
sua  trattazione;  nel  considerare  le  uni  ver- 
4«ità  e  corporazioni  a  qual  dignità  e  in^ 
flueu^a  sociale  ponnoora  risorgere  in  tan- 
to ravvicinamento  delle  vaiìe  condizioni 
sociali,  se  congiunti  in  uno  gli  sforzi, e  per- 
fezionala così  l'arte  e  l'operaio,  facciano 
K^Qtiic  al  pubblico  la  viU  uuvelliij  uou 


UNI  53 

con  barricate  e  tumulti ,  tna  colla  lealtà 
e  opeiositàde'servigi;  e  senza  però  altre- 
sì  ricadere  negl'  inconvenienti,  che  per 
l'iniquità de'tempi,  indussero  Pio  Vii  ad 
abolirle,  onde  eransi  ridotte  nel  decor- 
so secolo  a  semplici  confraternite ,  poco 
frequentate,  tranne  le  solennità  e  le  pro- 
cessioni di  straordinaria  comparsa.  A.  rag- 
giungere lo  scopo  dell'istituzione  cattoli- 
ca, la  prosperità  dell'arte  e  delle  famiglie, 
il  premunire  dalie  frodi  il  pubblico  in 
tuttociò  che  riguarda  la  probità  e  l'ido- 
neità dell'arte  e  l'onore  del  consorzio; 
somministra  a  chi  le  deve  guidare  con 
prudenza  e  sagacità  molteplici  e  utilissi- 
me esortazioni  morali  e  pratiche,  per  la 
concorde  emulazione  al  bene  comune,  ed 
invitandoli  a  usare  quell'  industrie  mira- 
bili e  sante  convinzioni,  le  quali  l'aposto- 
lo della  temperanza  il  p.  Matteo  cappuc- 
cino (del  quale  farò  parola  nel  paragra- 
fo Oste),  usò  non  meno  tra'cattolici,  che 
fra*  protestanti  inglesi  e  americani.  Sa- 
pientissimo duncjue  fu  il  consiglio  del  re- 
gnante Pontefice  nel  rinnovamento  del- 
l'università e  corporazioni  d*  arti  e  me- 
stieri sotto  l'influenza  della  religione,  ac- 
ciocché quella  parte  sì  cospicua  del  civi- 
le consorzio  venisse  richiamata  agli  anti- 
chi sensi  di  pietà  e  di  virtù  cristiana  ,  e 
fòsse  tutelata  eziandio  per  ciò  che  spetta 
a'suoi  materiali  interessi,  e  così  ristorare 
l'organismo  della  società  demolito  dallo 
spirito  generale  della  moderna  Europa. 
E  questo  l'argine  più  poderoso  che  possa 
mai  contrapporsi  all'invasione  ed  a'fuiie- 
sti  progressi  de'  deplorabili  socialismo  e 
comunismo  (inoltre  la  Civiltà  Cattolica^ 
serie  2.",  t.  12,  p.  708,  parla  delle  Sette 
o  società  segrete,  le  quali  rendono  più  sob 
lecita  e  compiuta  la  rovina  del  Protestan' 
tesimOy  oltreché  la  principale  loro  mira, 
colla  distruzione  de'  troni,  sia  la  distru- 
zione della  Chiesa  cattolica;  ma  l'opera 
di  Dio  non  si  dissolve  facilmente.  Perciò 
ora  i  protestanti  trovansi  obbligati  a  loro 
rimedio  d'ammettere  le  provvidenze  del- 
la Chiesa  lOLuaua,  se  vogliono  allontana- 


54  UNI 

re  da  loro  la  cancrena  delle  società  segre- 
te che  li  corrode  in  lutto  il  corpo).  Se  le 
provvide  cure  di  quelli,  a'quali  è  afììda- 
ta  opera  cosi  salutare,  corrisponderanno 
pienamente  all'intenzioni  del  Papa,  e  se 
il  felice  riuscimento  dell'  impresa  invo- 
glierà  le  altre  nazioni  a  seguirne  Tesem- 
pio,  s'avvererà  ancora  una  volta  che  Ro- 
ma e  il  Pontificato  (F.)  abbiano  salva- 
lo il  mondo  dalla  barbarie.  Roma  de- 
gnamente qual  capitale  del  mondo  cat- 
tolico abbonda  dì  pie  fratellanze,  monu- 
menti di  quella  pietà  che  professarono 
secoli  di  maggior  fede,  la  quale  quantun- 
que paia  diminuita,  non  è  perciò  che  si 
debbano  trascurare,  ma  anzi  anch'  es- 
se ravvivare,  sì  che  spogliate  d'ogni  ga- 
ra men  santa,  e  ad  ogni  scopo  sottratte 
che  meno  senta  di  nobile  e  generoso  ,  si 
raccendano  al  primo  fervore ,  e  si  man- 
tengano nel  dovere  e  nell'ordine.  E  tan- 
to di  recente  si  volle  fare  nel  1 855  dalla 
confraternita  del  ss.  Sagrameiilo  presso 
la  basilica  e  Chiesa  di  s.  Ilaria  in  Tras- 
tevere (JF.),  istituita  sotlo  Gregorio  Xlll 
da  un  Barbiere^  come  dirò  in  tale  para- 
grafo, la  quale  deve  concorrere  alla  mae- 
stà del  cullo  in  quel  tempio  che  fu  ili.° 
aperto  al  pubblico  esercizio  della  cristia- 
na religione  in  onore  del  Parto  della  Ver- 
gine, e  la  quale  avendo  il  proprio  cimi- 
terio,  era  uno  di  que'sodalizi  ut* Cimite- 
ri di  Roma,  che  per  l'anniversario  eot- 
tavario  de'defunti  faceva  le  note  rappre- 
sentazioni. Riordinata  la  confraternita  da 
s.  Visita  deputata  dal  Papa,  a'22  luglio 
s'inaugurò  la  ricostituzione  nel  proprio  o- 
ratorio  con  solenne  atto,  alla  presenza  del 
cardinal  Barberini  titolare  della  basilica, 
de'coDvisitatori  e  di  alcuni  canonici  del- 
la medesima.  La  sagra  funzione  si  aprì 
col  Feni  Creator  Spiritus  e  si  chiuse  col 
Te  Deum,  prima  del  quale  l'eloquente 
d.  Vincenzo  Annivilti,  con  breve  edot- 
to discorso  dichiarò  il  morale  bisogno  di 
queste  pie  associazioni,  e  specialmente  io 
riguardo  de*lempi,onde  manifestare  col- 
la forza  dell'unione  lo  spirito  della  fede, 


UN  I 
a  quel  modo  che  forti  di  empia  alleanza 
zelano  le  sette  la  loro  causa.  Aggiunse  a 
ciò  il  particolare  fine  della  confraternita 
d'onorare  il  ss.  Sagramenlo,  e  quando 
viene  recato  a  conforto  de'  maiali  e  dei 
moribondi,  e  quando  con  divota  pompa 
di  processione  della  basilica  incede  per 
la  sua  parrocchia.  Tanto  e  meglio  riferii* 
sce  il  n.^igo  del  Giornale  di  Roma  del 
i855,  per  destare  edificante  e  santa  e- 
mulazione  ne'cuori  leali,  per  conlribui- 
re  anche  a  mezzo  di  queste  opere  secon- 
darie all'incremento  della  cristiana  reli- 
gione. Cosa  sono  te  già  deplorate  società 
moderne  de'fabbricanti  e  operai,  si  rile- 
va ancora  òaìGiornale  di  Roma  del  1 856, 
che  a  p.  8 16  riporta  il  bando  che  a  Bar- 
cellona pubblicò  a'22  agosto  d.  Giovan- 
ni Zapalero  luogotenente  generale  dell'e- 
sercito. «  Convinto  che  i  disastrosi  avve- 
nimenti che  hanno  avuto  luogo  in  questa 
città  sono  dovuti  in  gran  parte  alle  mac- 
chinazioni de'turbolenti  direttori  degli  o- 
perai,  i  quali  prevalendosi  della  loro  per- 
niciosa influenza  sugli  individui  membri 
delle  società  de'fabbricanti,  dispongono 
di  questi  col  mezzo  dell'intimorimento, 
del  terrore  e  della  menzogna,  presentan- 
dosi a  loro  come  i  soli  interessati  al  lo- 
ro buono  stato;  avendo  io  impiegata  la 
n>ia  altenzione  speciale  al  carattere  del- 
le società,  le  quali  create ,  è  vero,  nello 
scopo  di  beneficenza  e  di  filantropia,  so- 
no state  tramutate  in  istromenti  di  pri- 
vati interessi,ed  hanno  contribuito  a  man- 
tenere l'ozio  d'  alcuni  uomini.  Conside- 
rando che  se  è  lecito  e  permesso  da  un 
lato  di  fondare  società,  perchè  i  loro  mem- 
bri si  soccorrano  vicendevolmente  nelle 
loro  sventure  o  in  casi  imprevisti  di  man- 
canza di  lavoro,  queste  società  non  pos- 
sono d'altro  lato  venir  tollerate  quando 
hanno  per  iscopo  il  fomentare  piani  anar- 
chicijla  cui  principaleconseguenza  è  sem- 
pre pregiudicievole  alla  classe  operaria, 
la  pili  interessata  perchè  regnino  l'ordine 
e  la  tranquillità,  senza  le  quali  non  vi  ha 
lavoro;  delerminato  come  sono  ad  auto- 


UNI 

lizzare  per  l'avvenire  la  fondazione  d'o- 
gni specie  di  riunionej  a  condizione  che 
esse  avranno  un  oggetto  lodevole  e  spe- 
ciale, cocne ({Hello  de'soccorsi  reciproci  de 
gl'indi  vidui  della  classe  operaia;attesocliè 
io  sono  ben  deciso  a  proleggere  il  più  am- 
pio esercizio  di  tutti  i  diritti  legittimi,  ed 
in  virtù  di  autorizzazione  ec.  ".  Segue  il 
decreto  di  scioglimento  delle  società  di 
fabbricanti  e  di  operai  esistenti  nel  prin- 
cipato di  Catalogna,  nello  scopo  di  eser* 
citare  un'influenza  qualunque  sul  prezzo 
della  mano  d'opera,  d'impacciare  il  libero 
esercizio  dell'industria,  e  di  aiutare  e  por- 
tare soccorsi  agl'individui  che,  a  qualun* 
que  siasi  titolo,  manchino  di  lavoro.  Inol- 
tre in  esso  è  detto.  Tutti  i  membri  delle 
società  disciolte  che  vorranno  riunirsi  neU 
lo  scopo  unico  e  speciale  di  fondare  cas* 
se  di  soccorso  affine  di  aiutarsi  a  vicenda 
nelle  loro  disgrazie  ed  avversità,  1*  ot- 
terranno, mediante  regolamenti  per  im- 
pedirne ogni  abuso.  Dipoi  con  decre- 
to  dato  pure  in  Barcellona  a'  3  i  marzo 
1857,  riferito  a  p.  SSg  del  Giornale  di 
Roma  di  tale  anno,  lo  slesso  capitano  ge- 
nerale Zapatero,  si  trovò  nella  necessità 
di  sciogliere  tutte  le  casse  di  soccorsi  e 
associazioni  tra  gl'individui  della  classe 
operaia  esistenti  in  Catalogna, ecccUuan* 
do  le  sole  stabilite  tra  persone  di  diverse 
condizioni  sociali,che  abbiano  per  oggetto 
di  soccorrere  gli  ammalati.lln.°272e275 
del  Giornale  di  Roma  del  i855  ripro- 
dusse le  osservazioni  fatte  sull'  industrie 
dello  stato  pontifìcio  dal  Giornale  delle 
Arti  e  delle  Industrie,  Ed  il  n.°  27  del 
Giornale  di  Roma  del  i856,  parla  del- 
l'annua esposizione  di  opere  di  belle  ar- 
ti e  dice:  «  Roma  può  essere  considera- 
ta come  una  esposizione  permanente  di 
belle  arti, dappoiché  quasi  non  passa  gior- 
no,  che  negli  studi  di  tanti  artisti  italia- 
ni e  stranieri  che  vi  dimorano,  non  sia  e> 
sposta  al  pubblico  qualche  nuova  opera. 
Nondimeno  in  una  determinata  stagione 
dell'  anno  suol  fare  una  speciale  esposi- 
zione artistica  in  locale  apposito  sulla 


UNI  55 

piazza  del  Popolo  presso  la  sua  porta- 
Sifllitta  esposizione  ha  luogo  per  cura  del- 
la Società  de^ cultori  ed  amatori  delle  bel- 
le artiy  società,  che  incominciata  or  sou 
vari  anni, desideriamo  ardentemente  che 
prosperi,  perchè  grande  vantaggio  ne  pos- 
sono ritrarre  le  arti  del  pennello  e  dello 
scarpello,  le  quali  abbisognano  di  Mece- 
nati per  non  cadere  in  deplorabile  languo- 
re. Scopo  principale  di  questa  società  si 
è  quello  di  mettere  in  mostra  in  una  e- 
sposizione  speciale  le  opere  degli  artisti, 
di  facilitare  ad  es>i  la  vendita  delle  me- 
desime, o  commissioni  di  nuovi  lavori^  e 
pei*  conseguire  ciò  ella  ha  stabilito  una 
contribuzione  annua  di  scudi  tre  per  o- 
gni  socio,  e  la  tassa  del  5  per  100  sulle 
opere,  che  gratuitamente  esposte  fossero 
vendute,  ed  una  lieve  tassa  a  chiunque 
vuole  entrare  nelle  sale  dell'esposizione. 
Persone  le  più  eminenti  per  dignità  e  per 
nobiltà,  non  che  i  più  valenti  artisti,  fan- 
no parte  di  questa  bella  riunione,  la  qua- 
le, prelevate  le  spese,  che  sono  di  poco 
momento,  tutto  il  denaro  che  ritrae,  con- 
verte in  tanti  premi  estratti  a  sorte  fra* 
soci.  E  col  valore  del  premio  conseguito 
i  soci  debbono  fare  acquisto,  però  a  loro 
scelta,  di  qualcheduna  delle  molte  opere 
che  furono  esposte.  Cosi  gli  artisti ,  che 
possono  gratuitamente  esporre ,  hanno 
speranza  che  sieno  comprate  le  opere  lo- 
ro". Cominciata  l'esposizione,  il  medesi- 
mo Giornale  di  Roma  descrive  artistica- 
mente in  breve  le  opere  principali,  che  vi 
fanno  bella  mostra.  Questa  bella  e  utile 
istituzione  ebbe  in  Roma  princìpio  a'24 
novembre  1829  nel  pontificato  di  Pio 
Vili,  quando  il  cardinal  GallelR  camer- 
lengo di  s.  Chiesa  l'approvò  e  prese  sot- 
to la  sua  protezione.  Le  prime  esposizio- 
ni si  fecero  in  Campidoglio,  poi  in  un  lo- 
cale incontro  all'edifìzio  eretto  da  Gre- 
gorio XVI  nella  via  del  Porto  di  Ripet- 
ta  (di  cui  nel  voi.  Lll,  p.  278),  indi  nel 
già  studio  del  celebre  Canova ,  finché  lo 
stesso  Gregorio  XVI  a  istanza  dei  cardi- 
nal GalleUì  concesse  alla  società  lesale  cUa 


56  V  N  I 

ora  occupa.  Gli  statoti  della  società  li  ap- 
provò a'21  maggio  1840  il  cartlinal  Giu- 
stiniani carnei  iengo di  s.  Chiesa.  In  segui- 
to la  società  con)pilò  altri  statuti,  cioè  vi 
opeiò  varie  mutazioni  e  modificazioni,  ai 
2 7 dicembre  1 853,  le  quali  confermate  a* 
5  gennaio  i854  dal  comn)end.  Jacobini 
liiinislro  del  commercio,  belle  arti,  agri- 
coltuia  e  industria,  si  pubblicò  nel 1 856 
in  Roma  lo  Statuto  cìella  società  degli 
amatori  e  cultori  delle  belle  arti  nuova- 
mente emendato  secondo  le  occorse  rifor' 
me.  Però  l'esperienza  ormai  ha  dimostra- 
to, elle  questa  utile  e  ouoievole  istituzio- 
ne, dopo  che  fu  all'esposizione  abolito  il 
gratuito  accesso  al  pubblico,  e  invece  in- 
giunto per  l'ingresso  alla  medesima  il  pa- 
gamento di  1  o  baiocchi  o  5  secondo  i  gior- 
»  Ili,  il  concorso  venendo  notabilmente  di- 
minuito, gli  artisti  ne  hanno  inteso  sen- 
sibilmente i  pregiudizievoli  effetti,  con 
\endere  poche  delle  loro  opere,  mentre 
prima  il  numero  degli  acquirenti  era  piìi 
grande.  Laonde  gli  artisti  deplorano  ta- 
le disposizione,  e  bi  lusir»gano  nell'animp 
generoso  e  nobile  de'loro  Mecenati,  che 
Ijeirinlendimento  di  più  protìcuamenle 
proteggere  le  arti  figurative  di  pittura  e 
scultura,  vogliano  benignamente  soppri- 
mere r  indicato  pagamento,  e  restituire 
al  pubblico  romano  e  straniero  il  gratui- 
to ingresso;  e  così  meglio  facilitare  e  a- 
gevolare  quanto  l'illustre  società  si  pro- 
cione a  favore  dell'arte  e  deiriugegno  nel- 
la metropoli  delle  belle  arti.  Quanto  al- 
risliluzipnedel  ministero  del  commercio, 
belle  arli,  industria,  agricoltura  e  lavori 
pubblici,  comechè  successo  al  cardinal  ca- 
merlengo, ne  riparlai  a  Upitore  del  Ca- 
MEELENGATo.  Ad  esempio  dell'antica  Gre- 
cia, di  Parigi,  di  Londra  ec,  già  ayea  Pio 
\I|  aperto  alle  Convertile  pna  sala  d'e- 
sposizione per  r  acpademia  di  $.  Luca, 
the  per  le  viceiide  politiche de'lempi  nou 
ebbe  successo,  e  nel  modo  che  narrerò  a 
lIjvivERsiTA  Romana,  parlando  del  suo 
ponlificato,  rilevandone  |a  giande  im- 
purlanza.  L'esposizione  poi  di  belle  ailj 


U  IN  1 
nelle  suddette  sale  del  corrente  anno  è 
stalii  onorata  dalla  visita  dell'  impera- 
trice vedova  di  Russia,  ricevuta,  osse- 
quiata e  accon)pagnata  dal  n>archeseGio. 
Pietro  Campana,  presidente  della  socie- 
tà degli  amatori  e  cultori  dell'  arti  me- 
desime. Ora  riporterò  le  notizie  che  po- 
tei raccogliere  ne'  libri  che  citerò,  delle 
Università  e  Corporazioni  artistiche  di 
Roma,  esistenti  e  non  più  esistenti  ,  per 
ordine  alfabetico,  per  ciascuna  dovendo- 
si tenere  presente  quanto  già  di  loro  ho 
riferito  in  generale,  il  che  però  è  intrin- 
seco. Intendo  di  parlare  propriamente  di 
quelle  università  e  corporazioni  denomi- 
nate con  questo  titolo.  Nel  1744  •'  ^^'■' 
nardini  nella  Descrizione  de* Bioui  di  Ro- 
ma, enumerò  esistere  allora  in  Roma  12  1 
confraternite  e  54  università.  Questo  cal- 
colo generico  non  è  esatto,  e  in  certo  mo- 
do fa  contraddizione  al  diligentemente  da 
lui  descritto;  poiché  non  poche  corpora- 
zioni comprendevano  più  dii3  universi- 
tà d'arti  analoghe  o  differenti,  ed  altre  ne 
riunivano  diverse.  Inolile  moltissime  con- 
fraternite le  calcolò  tra  le  università,  que- 
ste anche  per  esserlo,  e  perciò  il  numero 
delle  confraternite  apparisce  maggiore  di 
quello  dell'università,  che  invece  di  fatto 
è  assai  supcriore.  Chele  università  arti- 
stiche quasi  furono  il  doppio  delle  calco- 
late dalBernardini,vadoa  dimostrario;ar- 
gomento  grave,  svariato,  difficile,  e  insie- 
me religioso,movale,erudito,  art  istico.La- 
boriosamenle  dunque  procurai  di  svolger- 
lo, possibilmente  restringendo  l'ampia  e 
interessante  materia. Di  altre  corporazioni 
dell'arti  liberali  trattai  ne'loro  articoli  e 
ne'  relativi ,  come  della  congregazione  o 
Accademia  artistica  de'  Virtuosi  del  Pan- 
theon jàtW  À  ccademia  pontifìcia  di  s.Lu- 
ca,  della  quale  riparlai  a  Scoltura,  nel 
descrivere  il  suo  locale  e  la  chiesa  di  s. 
Martina  di  essa  e  per  l'origine  di  sue  scuo- 
le a  Università'  Romana;  dell'accademia 
pontifìcia  di  s.  Cecilia  di  Musica^  e  ne  ri- 
parlai aTEATRo.  Quanto  poi  alle  Accade- 
mie arlisliche  ì^i\z\Qn-à\\  i\\  peusiuijali  esti 


U  N  I 
nienti  in  Roma,ne  feci  cenno  a  tale  artico* 
lo  e  lu^ionai  in  quelli  tle'rispellivi  stali  a 
cui  iippuiten^onu.  Inolile  hanno  articoli 
in  questa  mia  opera  i  collegi  e  corpora- 
2.ioni  Oi  diversi  celi,  con»e  de'  facabilij 
óti'Cuisoriaposiolicij  ót;' Pi  ocuralori  di 
coUtgio;  L\e  Curiali  e  Notari  della  Cu- 
ria Romana,  e  qutinlo  a'notari,  siccome 
giù  chianiuli  Scrmìari,  ivi  ne  riparlai,  e 
feci  altrellanlo  per  quelli  de' J///>/.'/irt// 1// 
lìoma^óvì  Senato  Roinano^ócW'Uciilo- 
re  dilla  Camera^  degli  Uditori  di  Rota, 
in  questi  articoli.  I  notari  capil<^iini  a- 
\cano  la  cappella  nella  Chiesa  di  s. Ma- 
ria d'Aracocliy  nella  cui  sagrestia  si  por- 
tavano le  scritture  pubbliche  de' notari 
morii  senza  eredi,  ed  ivi  esegui v<i no  i  lo- 
ro esercizi  di  pietà.  Nel  secolo  XIV  an- 
cora esistevano  in  Roma  due  collegi  o 
tuagiilrali,  il  i.°  composto  di  4  nobili 
chiù  mali  Aiitepositi  ftlicis  Socielatis 
Balistariorum  et  Pavcsaloruia;  rallro 
era  fui  malo  di  3  soli  e  delti  Antepositi 
super  guerris  et  pace.  Il  nolaro  dei  pri- 
mi trd  chiamalo  Notarius  Socielatis,  e 
JVotarius  guerrae  quello  de'secondi.Gli 
Anlepoiiti  per  la  pace  e  per  la  guerra 
aveuiio  ili  Roma  amplissinieaulorilà.Ma 
gli  antichi  scrittori  con  vocabolo  con  ot- 
to chiamarono  il  notare  di  tali  società 
Nanliportico  e  Jiaiportìco,  il  che  cor- 
ressi nel  voi.  LXXV,  p.  279. 

Viiix'ersità  artis lidie  di  Roma. 

Acquavìtari.  V ,  il  voi.  LXXll,p.  196) 
ed- il  paragrafo  Credenzieri  di  quest'ar- 
ticolo. 

Affidati^  Universilas  Affi  datar  um  Ur- 
bis. 11  Piazza,  Eusevologio  Romano yUvkX, 
9,  Delle  confraternite  dell' arti^  riferisce 
nel  Corollario  di  esse,  comprendersi  quel- 
la i\e  Pecorariy  chiamali  Affidali^  i  qua- 
li hanno  la  cappella  di  s.  Antonio  abba- 
te nella  chiesa  dell'  Ospedale  dis.  AJa- 
ria  della  Consolazione  (  /  .),  già  di  s.  Gio. 
Ballista,  per  essersi  il  s.  l^recursore  trat- 
tenuto baiiibino  con  innocente  trastullo 
nelle  selve  delle  solitudini  di  Palestina  co- 
gli agnelli.  L'  univcrsilù  ,  oltiu  la  iiil^^^U 


U  N  I 


^7 


quotidiana  del  proprio  cappellano,  cele- 
brava la  fesla  di  s.  Antonio  abbate  nel- 
la detta  cappella  a'  i  7  gennaio,  con  appa- 
rato, musica  e  oblazione  di  cera.  La  cap- 
pella esiste  ed  è  la  Z.^  del  destro  lato,  ed 
olire  le  nominate  immagini  nel  ricordato 
articolo,  di  s.  Antonio  abbate  e  di  s.  An- 
tonio di  Padova,  sull'altare  vi  è  pure  il 
quadrello  del  primo.GliaHidati  essendosi 
ricostituiti  incorporazione  nel  pontificato 
di  Gregorio  XVI,  per  le  vicende  politi- 
che insorte  dopo  la  sua  morte,  tornaro- 
no a  sciogliersi.  Mg."^  Nicolai  nelle  Me- 
morie sulle  Campagne  e  Annona  di  Ro- 
ma^  tratta  nel  t.  2.  Dell'arte  pastorizia  e 
suoi  privilegi; delle  pecore  e  de'suoi scrit- 
tori ;  de' pascoli  abbondanti  dello  slato 
pontificio,  che  il  soverchio  alile  loro  è  la 
cagione  principale  della  poca  coltura  del- 
l'Agro Romano,  come  rilevai  a  Roma  e  al- 
trove discorrendo  di  esso;  fa  il  confronto 
dell'utile  de'  pascoli  colle  semenze,  come 
Pio  VII  volle  moderare  l'abusodi  lasciare 
le  terre  a  pascoli;  de'modi  di  supplire  e  mi- 
gliorare i  pascoli,  il  che  si  ottiene  ancora 
colla  coltivazione  della  terra.  Quanto  ai 
privilegi  dell'arte  pastorizia  dice,  che  le 
costituzioni  pontificie,  e  specialmente  di 
Gregorio XIII  edi  Urbano  Vllljgl'istro- 
menti  della  camera  apostolica  dell'appal- 
lo della  dogana  del  Patrimonio,  gli  edit- 
ti de' cardinali  camerlenghi,  le  cose  giu- 
dicate concedono  e  autorizzano  molti  pri- 
vilegi de'pastori,  che  vengono  a  pascola- 
re col  titolo  della  Fida  nelle  terre  com- 
prese sotto  la  denominazione  del  Patri- 
monio, cioè  esenzione  dal  foro  d'ogni  aU 
Irò  tribunale,  eccetto  quello  de'doganie- 
ri  e  del  loro  assessore,  l'immunità  d'ogni 
pedaggio  e  gravezza  di  lerrilorii  ove  pas- 
cano, purché  vadano  direttamente  ila  pa- 
scolo in  pascolo  e  come  dicesi  entro  la 
stanga^  eil  altresì  la  liberazione  dalle  pe- 
ne di  danno  dato,  colTobbligazione  sol- 
tanto di  risarcire  il  danno;  la  ftcoltà  di 
trattenersi  3  giorni  entro  i  territorii,  ove 
passano  co'  loro  greggi  ,  e  la  libertà  di 
^)iovvcdt:tai  del  |>uut:  ut^cea^urio,  uuu  a« 


58  UNI 

starile  i  divieti  provinciali;  la  facollà  di 
portare  armi  difensive  e  offensive.  Que- 
sti e  alUi  siraili  privilegi  furono  diretti 
a  favorire  l'interesse  camerale  di  quel  pro- 
vento, e  favorire  l'arte  pastorizia,  ma  in- 
sieme anclie  la  Grascia  di  Roma.  Quindi 
il  cardinal  camerlengo  e  il  presidente 
della  Grascia  si  fecero  garanti  di  tali  pri- 
vilegi, e  il  2.°  fu  solilo  fornite  lettere  pa- 
tenti agli  aliidati  del  Patrìmonic,  ec.  Si 
obbligarono  però  i  pastori  e  proprietari 
a  dare  le  denunzie  de'greggi  delle  peco- 
re, per  limitare  l'uccisione  degli  agnelli 
lattanti,  che  dicesi  abbacchiare  e  gli  a- 
gnelli  lattanti  uccisi  abbacchi^  e  sommi- 
nistrare una  quantità  d'agnelli  per  la  Pa- 
squa {V\).  11  JNicolai  pubblicò  la  dotta  o- 
pera  neh  8o3,  laonde  conviene  tener  pre- 
senti le  leggi  posteriori,  come  il  Jus pa- 
scendi  di  cui  feci  parola  in  diversi  luoghi. 
Del  diritto  conosciuto  sotto  il  nome  di 
Fida^  e  ch'è  pur  quello  che  si  trae  sugli 
armenti  che  pascolano  in  vari  luoghi,  ne 
riparlai  altrove, come  nel  voi.  LXXI  V,p. 
aSS.Nel  t.i3,  p.  SSy  della  Raccolta  delle 
leggidì  Gregorio  XVI  vi  è  la  notificazio- 
ne  de*2  3  giugno!  836,  a  sostegno  e  prote- 
zione interna  dell'industria  pastorizia, per 
Taumento  e  rettificazione  della  tassa  d'in- 
troduzione nello  stato  pontificio  sugli  a- 
oimali  vivi;  colla  dichiarazione,  che  il  be- 
stiame ch'entra  ed  esce  dallo  Mtalo  per  la 
ragione  de'pascoli  estivi  e  invernali,  non 
paga  alcun  dazio;  e  la  facoltà  al  tesorie* 
re  d'esentare  dalla  tassa  gli  animali  che 
s' introducono  per  migliorare  le  razze  e 
pei'  farne  delle  nuove,  e  ciò  per  sempre 
piti  animare  V  incremento  della  pastori- 
zia. Trovo  nel  Bull.  Rom.  coni.  t.  7,  p. 
379 ,  il  breve  di  Pio  VI  Ad  Pastorale 
fastigiuniy  dell'i  i  marzo  1785:  Confir' 
matio  Statutorum  Unii>ersitatis  degli  Af- 
fidati vulgo  nuncupali  de  Urbe.  1  padro- 
nali delle  masserie  di  pecore  o  siano  Af- 
fidati nella  Dogana de\  Patrimonio  (/^.), 
inclusivamente  a  quelli  di  diversa  nazio- 
ne, si  vollero  unire  iu  corpo  di  universi- 
tà COD  leggi  particolari  e  staluLi ,  ripor- 


UNI 

tati  nel  breve,  dopo  essere  stati  rifusi.  Pri- 
ma che  fossero  uniti  e  senza  leggi  parti- 
colari, riceveano  notabilissimi  pregiudi- 
zi tanto  in  comiuie,  quanto  in  particola- 
re. Pertanto  tenuta  da  loro  una  pubbli- 
ca adunanza  a'2  gennaio  1622  con  licen- 
za de'superiori,  determinarono  l'erezio- 
ne dell'università  simile  alle  altre  di  Ro- 
ma, stabilendo  le  dette  leggi  per  inviola- 
bilmente osservarle,  e  ne  ottennero  l'ap- 
provazione del  Papa.  Si  prescrive  negli 
statuti  l'obbligo  di  doversi  fare  la  congre- 
gazione degli  Allldali  di  anno  in  anno,  e 
dal  corpo  di  questi  venirsi  alla  deputazio- 
ne de'capi  nazionali  di  ciascuna  provin- 
cia ,  e  successivamente  all'  elezione  degli 
udiciali  ciuède'3  consoli,  il  i  .°de'quali  no- 
bile, non  ostante  che  il  i  ."console  don  ri- 
tenga masserie  di  pecore,  essendosi  con- 
siderato molto  utile  e  vantaggioso  Io  sta- 
bilimento del  I. "console  nobile,  ad  esem- 
pio del  praticato  da  altre  università,  le 
quali  talvolta  per  ispeciale  e  singoiar  di- 
stinzione elessero  pure  ih. "console  per- 
petuo, olirei  consueti  3  consoli;  e  ciò  non 
solo  per  decoro  dell'università,  ma  per 
accudire  a'suoi  affari  e  ben  essere  in  qua- 
lunque occorrenza.  Gli  altri  due  consoli 
si  statuirono  uno  biancaro,  V  altro  nw' 
retlaro^  cioè  uno  che  ritenesse  la  masse- 
ria di  pecore  bianche,  e  l'altro  di  peco- 
re morette.  Gli  altri  ufficiali  furono  il  ca- 
merlengo ed  i  sindaci.  Si  prescrisse  la  ma- 
niera di  fare  questa  elezione,  l'obbligo  che 
aveano  di  accettare  gli  uffizi  gl'indivìdui 
a'quali  erano  eletti,  le  pene  in  caso  di  ri- 
fiuto senza  una  legittima  causa;  si  ordi- 
nò l'erezione  della  cappella,  che  si  effet- 
tuò nella  suddetta  chiesa,  l'esequie  da  far- 
si ogni  anno  pei  defunti  addetti  all'uni- 
versità; si  ordinò  la  deputazione  d'un  av- 
vocato e  d'un  procuratore,  che  dovesse- 
ro agire  nella  difesa  degli  affari  riguar- 
danti l'università;  si  ordinò  il  pagamen- 
to della  colletta  ossia  tassa  da  pagarsi  da 
tutti  gli  Affidali;  si  deputò  la  persona  che 
dovesse  ritenere  il  denaro, che  si  erigeva 
dulia  colletta  ossia  lassa;  si  ordinò  l' ap- 


UNI 

plicazione  della  pena  parte  a  benefizio 
della  cappella  dell'università,  e  parte  al- 
la camera  Capitolina;  e  finalmente  si  vol- 
le riservata  la  facoltà  di  poter  variare  dal- 
li capitoli,  o  siano  statuti  ad  arbitrio  de' 
consoli  prò  tempore,  con  rendersene  pe- 
rò inlesa  la  congregazione  dell'universi- 
tà medesima.  A  tenore  di  questi  statuti 
gli  Affidati  si  regolarono  per  moltissimo 
tempo;  ma  siccome  riconobbero  in  segui- 
lo, pe'cambiaraentide'tempi  e  de'costu- 
mi,  non  più  potersi  praticare  alcune  leg- 
gi, servendosi  essi  delle  facoltà  accorda- 
le a  qualunque  collegio  o  università  dal- 
\o  Statuto  di  Roma,  a\  cap.  43  del  lib.  3, 
ed  anche  riservate  nel  cap.  19  de'così  det- 
ti Antichi  Statuti,  di  aggiungere,  mode- 
rare e  riformare,  quindi  formarono  altri 
Statuti  e  ne  ottennero  la  conferma  da 
Pio  VI  col  memorato  breve.  Ivi  sono  pu- 
re descritte  le  incumbenzede'consoli,  dei 
capi  nazionali  o  deputati  delle  rispettive 
nazioni,  degli  ufficiali,  del  cappellano,  del 
procuratore,  del  nolaro  o  sia  segretario, 
e  del  mandataro.  1  primi  re  del  mondo 
furono  pastori,  come  Saul  e  David,  e  co- 
minciando d'Adamo  furono  re  pastori  i 
Palriarchì(F.),  de'qualiGiacobbe  eGiu- 
seppe introdussero  la  pastorizia  in  Egit- 
to. La  vita  pastorizia  precedette  la  vita 
civile  monarchica  e  ne  diede  la  i."  idea 
per  la  formazione  delle  tende  e  delle  ca- 
panne pastorali,  pel  reggimento  d'un  va« 
sto  gregge  per  governarlo ,  le  istruzioni 
necessarie  pe'medesimi,  la  sollecitudine, 
il  giudizio  e  la  difesa  di  tutto  il  gregge 
che  assumevano  i  re  pastori.  La  vita  pa- 
storizia  fu  la  stessa  vita  patriarcale,  poi- 
ché il  patriarca  era  il  pastore,  e  le  sue  gè* 
nerazioni  si  dividevano  le  mandre  e  il  ter- 
ritorio, secondo  la  volontà  e  colla  bene- 
dizione del  patriarca,  che  n'  era  il  capo. 
Dopo  l'epoca  della  vita  sociale  e  civile,  e 
la  fabbrica  delle  Città  (F.),  la  pastorizia 
rimase  un  gran  ramo  d' industria  come 
r  agricoltura.  Altri  dicono  la  pastorizia 
anche  contemporanea  alla  vita  sociale,  al- 
ternando i  bisogni;  poiché  ritenendo  le  cil- 


UN  I  59 

tà  antiche  quanto  il  mondo,  dicono  che 
Caino  primogenito  d'Adamo  flìbbricòE- 
nochia.  L'industria  pastorizia  ammette 
in  oggi  le  stesse  divisioni  dell'agricoltu- 
ra, cioè  di  proprietari  non  esercenti,  di 
fittai noli, soci  o  pastori  esercenti,  e  di  mer- 
cenari. Le  opere  che  trattano  delle  peco- 
re, e  notate  da  mg.'  Nicolai,  sono:  Jaco- 
po Doriglioui,  Delgoverno  delle  pecore. 
S'  aggiunge  una  memoria  sul  modo  di 
preservare  il  gregge  delle  pecore  dalla 
malattia  di  s.  Rocco,  ed  una  nuova  ma- 
niera di  castrare  i  montoni,  eduna  no- 
tizia per  inoculare  il  vainolo  alle  peco* 
re,  Venezia  1779.  Edippo  Bellis,  MemO" 
ria  sulle  lane  padovane  con  qualche  no- 
tizia  risguardante  la  coltura  delle  greg- 
gie  in  Ispagnaj  con  una  dissertazione 
sulla  lana  e  sulla  maniera  d'i  governar- 
la ad  uso  degl'inglesi  per  metterla  in  la- 
voro,  Venezia  1780.  Daubenlon,  Istru- 
zioni pe' pai  tori  e  proprietari  di  greggi,  o- 
pera  utilissima  fondata  in  replicate  e- 
sperienz€,V  euezia  1 787.Duquesnoy,  Ti/e- 
moire  sur  l' educa tion  des  bétes  a  laine, 
et  des  moyens  d  en  ameliorer  les  espe- 
ces,  Nancy.  Flandrin,  De  lapratiquede 
V  education  des  moutons,  et  des  moyens 
den perfectionner les  laines,  Paiis.  Ales- 
sandro dal  Toso,  Dell'utilità  delle  peco- 
re,Wevoaiìi'jSg.  Volleiddio,  che  i  primi 
adoratori  nel  Presepio  (/^.),  del  suo  u- 
nigenito  figlio  Salvatore  dell' uuian  ge- 
nere, fossero  i  Pastori  {/^.),  dopo  aver- 
ne pe 'primi  ricevuto  l'angelico  annunzio. 
Il  Salvatore  quindi,  oltre  il  nome  di  a- 
gnello  che  meritò  per  la  sua  innocenza, 
fu  chiamato  Pastore  buono,  e  perciò  fu 
rappresentato,  come  capo  del  gregge  dei 
fedeli  cristiani,  colla  pecora  sulle  spalle. 
Da  ciò  ne  derivò  a' vescovi  il  titolo  di  pa- 
stori, ed  a' primari  l'insegna  del  Pallio 
(/'.),  che  il  Papa,  Pastore  (f^.)  de'paslo- 
rì,  usa  e  conferisce  a'  medesimi  primari 
vescovi,  quale  ornamento  d'onore  e  d'au- 
torità, portandosi  sugli  omeri.  I  pallii  si 
formano  colla  lana  degli  agnelli ,  che  il 
Papa  dà  a  custodire  al  decano  degli  U- 


6o  UNI 

dUoridiRola  (/'.).  Perchè  Tugnello  da- 
gli ebrei  fu  mangiato  nella  Pasqua  e  dal 
Papa  nel  Triclinio  LeonianOy  lo  dissi  in 
quegli  articoli.  Figura  del  divino  agnello 
Gesù  sono  gli  Jgnus  Dei,  de  quali  ri- 
parlai nel  voi.  LXXl ,  p.  67  e  seg.  Alla 
Moneta  (F.)  derivò  il  vocabolo ptcuniaf 
dalle  greggi,  e  perchè  le  prime  monete 
erano  di  cuoio.  I  Lanari^  come  dirò  in 
tal  paragrafo,  ebbero  in  Roma  un  nobi- 
le collegio  o  università.  Si  ponno  vedere 
i  paragrafi  Pel  licci  ari  e  Vaccinari. 

Agricollura^  Artis  Agricollurae  Ur- 
bis. Di  questa  nobilissima  università  di 
sopra  parlai, ricordando  alcuni  de'molti 
luoghi  ove  ne  ragionai,  come  dell'eccel- 
len2a  e  sommi  pregi  dell'arte,  la  prima  e 
la  più  utile  delle  arti  umane,  dell'agri- 
coltura specialmente  dell'Agro  Romano, 
ed  anche  come  già  uno  àt  Tribunali  di 
lìonia  (/'.)  e  consolato  primario  di  eswa; 
Tuniversilà  celebrando  la  festa  del  patro- 
no s.  Isidoro  agricoltore  nella  chiesa  de' 
francescani  irlandesi,  che  descrissi  nei  voi. 
XXVI,  p.  162,  ove  col  Venuti  notai  che 
ivi  fu  eretta  la  confraternita  degli  agri- 
luensori,  e  di  questi  dissi  alquante  parole 
nel  voi.  LXX,  p.i  19  e  altrove.  Mg.'  Ni- 
colai, Memorie  sulle  campagne  di  Ro- 
ina,  nel  t. 3,  p.  44^) diporta  i  titoli  e  ren- 
de ragione  di  7  opere  suH'  Agrimensu^ 
ra.  Dell'  odierna  sua  scuola  in  Roma 
parlerò  a  Università'  Romana.  In  la^ 
le  chiesa  l'università  celebrava  solenne- 
mente la  festa,  e  perciò  soleva  essere  vi- 
sitala in  tal  giorno  da'Papi.  Neh  638  fu 
istituita  la  Missione  (^.)  anche  di  soc- 
corso pe'  poveri  della  campagna  e  con- 
tadini, ne'luoghi  suburbani  a  R.oma.  Ivi 
pur  dissi  originata  neli^i  i  la  Missione 
de'gesuiti  pe'mietitori ,  falciatori  e  altri 
lavoranti  campestri.  Nel  1762  il  celebre 
gesuita  p.  Luigi  Felici,  poi  fondatore  del- 
la benemerentissima  Pia  unione  di  s. 
J^aolo  apostolo,  ueìld  Chiesa  di  s.  Vitale 
(/  .),dicui  riparlai  nel  voi.  XXX,  p,  167, 
e  meglio  ragionerò  nel  paragrafo  de'-lifl- 
rìnarif  istituì  la  con^icgazioue  de'caaip- 


UN  I 
gnoli,  contadini  e  vignaioli ,  sotto  1'  in- 
vocazione dell'Immacolata  Concezione  e 
di  s.  Gio.  Francesco  Regis.  Be'Fignaro- 
li  si  può  vedere  il  paragrafo  loro  in  que- 
st'articolo.Nelvol.LX'XVin,p. 67,  par- 
lai dell'ospizio  ecclesiastico  rinnovato  dal 
regnante  Pio  IX  non  solo  pe' poveri  sacer- 
doti, ma  perchè  questi  si  occupino  della 
coltura  spirituale  de'lavoratoridelleca  01- 
pagne  romane. Tra*molli  scrittori  dell'a- 
gricoltura del  vastissimo  Agi"o  Romano, 
qui  solo  nuovamente  ricorderò  le  opere 
dell'ab.  A.  Coppi,  Discorso  suW  agricol- 
tura dell'Agro  Romano,  e  le  Dissertazio- 
ni pubblicate  negli  Atti  dell'  accademia 
romana  d' Archeologia,  e  del  Giornale 
Arcadico.  Quella  del  cardinal  Morichi- 
ni,  DegV  istituti  di  Roma,  in  cui  compen- 
diò l'interesse  che  a  favore  dell'  agricol- 
tura della  campagna  romana  ne  presero 
i  Papi,  rilevando  l'utilità  d'educare  i  fan- 
ciulli poveri  a'Iavori  de'campi,  né  occul- 
tando gli  ostacoli  che  a  ciò  si  oppongono 
in  Roma.  Di  che  io  pure  toccai  T  argo- 
mento in  più  articoli,  inclusivamente  al- 
le sollecitudini  del  Papa  regnante  P/o/X, 
che  inoltreistituì  la  commissione  speciale 
consultiva  di  agricoltura,  con  un  cardina- 
le per  presidente,oltre quanto  dirò  poi  e  in 
fine  di  questo  paragrafo.  Per  l'operato  da 
GiegorioXVI,può  vedersi  [^Raccolta del- 
le leggi  e  disposizioni  di  pubblica  ammi- 
nistrazione, negl'indici  alfabetico-semi- 
analilici.  Sempre  i  Papi  posero  molta  cu- 
ra nel  promuovere  l'industria  agricola,  il 
che  celebrai  in  tanti  luoghi.  Preziosa  è 
poi  l'opera  di  mg.*^  Nicolai,  morto  Udi- 
tore generale  della  camera,  in  3  tomi  e 
intitolata:  Memorie,  leggi  ed  osservazio- 
ni sulle  campagne  e  suW  Annona  di  Ro- 
ma, con  appendice  delle  operazioni  a* 
grarie  e  biblioteca  Geo/g/ctìr,Romai8o3. 
Nella  biblioteca  georgica,  utilissima  agli 
agricoltori  che  vogliano  istruirsi  delle  co- 
se di  campagna,  comechè  contenente  le 
opere  più  cognite  relative  a  tutti  i  rami 
di  agricoltura,  il  pi  elato  si  giof  ò  nella  più 
parte  del  Sa^^io  di  Bibliograjia  Geor* 


U  N  I 

gira  di  Filippo  Re,  pubblicato  a  Venezia 
nel  1 802,  aggiungeudovene  ollie,renden- 
do  ragione  delle  più  interessanti,  in  tul- 
le essendo  5oo,  classificale  in  1 1  classi  e 
queste  in  sezioni,  distinguendosi  gli  scrit- 
tori italiani  dagli  oltramontani,  con  ov- 
dine  cronologico  dell'edizioni,  onde  co- 
noscerei progressi  falli  nella  scienza,  nel- 
l'arle  e  nell' esperienza.  La  botanica,  la 
fisica,  la  chimica,  la  geometria,  i'  idrau- 
lica sono  le  scienze,  le  quali  più  di  tulle 
le  altre  sono  necessarie  a  chiunque  vo* 
glia  studiare  pe'suoi  principii  l'agricoltu- 
ra, ed  alle  quali  si  debbono  i  grandi  pro- 
gressi che  ha  fallo  l'arie.  Non  si  preten- 
de che  il  contadino  abbia  a  sapere  que- 
ste scienze,  ne  che  l'agricoltore  sia  ia 
esse  consumato  ;  ma  a  chi  presiede  al- 
le cose  agricole  1*  aver  nozione  de'  libri, 
da' quali  può  ricavare  ciò  che  in  queste 
scienze  può  riuscirgli  ulile,  e  ancora  di- 
rette al  bene  dell'agricoltura  in  generale 
e  0  dare  i  lumi  necessari  per  migliorar- 
la, la  biblioteca  georgica  riuscirà  utilis- 
sima. Quest'arte  nell' antichilà  fu  eser- 
citata da'  più  grandi  uomini  e  da'sovra- 
ni  slessi.  Nell'impero  d'Au  Nani  si  ha 
una  slima  particolare  pe'lavori  agricoli, 
i  quali  sonovi  onorati  e  protetti.  Il  i." 
giorno  dell'  anno  lunare  è  consagrato  a 
celebrare  la  festa  deli'  agricoltura,  una 
delle  più  belle  dell'impero.  Poiché  l'im- 
peratore si  reca  solenneniente  in  un  cam- 
po, che  per  tal  motivo  ha  ricevuto  il  no- 
me di  Campo  Sagro,  ed  è  da  lui  lavo- 
rato con  un  aratro  il  cui  vomero  è  d'o- 
ro. A  vantaggio  dell*  ^agricoltura  i  Pa- 
pi contribuirono  al  prosciugamento  del- 
le Paludi,  e  Pio  VI  delle  Paludi  Ponti- 
ne (/  .),  immensa  operazione  che  di  per- 
sona vigilava,  recandosi  perciò  ogni  an- 
no a  2Wracina{y.).  Il  regnante  Pio  IX 
a  mezzo  di  mg/  Milesi-Pironi-Ferretli 
nel  maggio  1 856  approvò  la  concessione 
tendente  a  prosciugare  lo  slagno  d'Oslia, 
che  ha  impreso  una  società;  così  sarà  re- 
sa all'agricoltura  assai  parte  del  territo- 
rio Ostiense,  verrà  provveduto  olla  sa- 


U  N  I  f)i 

lubrità  de* vicini  latifondi, noncheaquel- 
la  slessa  di  Roma,  alla  quale  riescono  pre- 
giudizievoli gli  effluvi  di  quella  vasi  a  e 
abbandonala  palude. Di  più  lo  stesso  l^»- 
pa  nel  gennaio  1 857  pel  medesimo  pre- 
lato esentò  da  ogni  nuova  imposizione  per 
i5anni  que'  terreni  vallivi, che  va  a  pro- 
sciugare il  £.**  circondario  della  provinci.i 
di  Ferrara,  con  l'azione  delle  macchine 
idrofore  a  vapore  per  ridurli  quindi  a 
coltura.  Questi  grandi  lavori  di  asciuga- 
mento ,  prendono  il  nome  di  Bonifìca- 
zìone  Piana,  per  pontificia  annuenza. 
Piena  contezza  di  tali  asciugamenti  arti- 
ficiali nel  Ferrarese,  si  può  npprendore 
dal  Giornale  di  Roma  dc\ìS5'j  d  p.  280, 
e  ne'n.  8g  e  90,  colla  seguila  solenne  in- 
augurazione a'26  marzo,  ed  a' 1 4  aprile 
colla  benedizione  dell'arcivescovo  cardi- 
nal Vannicelli,  nel  qual  giorno  il  delega- 
to apostolico  mg.'  Gramiccia  nell'aula 
del  castello  Estense  sua  residenza,  pose 
una  lapide  cooimemorativa  in  onore  del 
Papa  concedente.  Meritano  pure  enco- 
roii,  per  avervi  contribuito,  il  conte  Sil- 
vestro commend.  Camerini  gonfldonie- 
re,  colla  magistratura,  e  la  congregazio- 
ne consorziale  del  i  ."gran  circondario.  A-» 
vendo  parlalo  dell'agricoltura  dell'altre 
nazioni  in  tanti  articoli,  e  del  famoso  La- 
go di  Fucino  nel  voi.  Lll,  p.  217,  deplo- 
rai che  nel  1 835si  tralasciò  il  compimen- 
to dello  spurgo,  e  la  riapertura  dell'ar- 
dilo e  grandioso  emissario  e  condotto 
Claudiano,  che  faceva  sperare  di  vedere 
biondeggiar  le  messi  e  pascolare  i  pingui 
armenti  nel  fondo  della  sua  imuìensa  pia- 
nura,  che  può  dare  all'industria  agrico- 
la e  pastorale  un  vastissimo  e  ubertoso 
campo.  L'imperatore  Claudio  per  libera- 
re le  adiacenti  contrade  dalle  desolanti 
inondazioni,  tentò  dare  lo  scolo  alle  sue 
acque  nel  fiume  Liri,  il  che  non  conse- 
guì per  la  sua  difettosa  costruzione,  in 
un  tempo  i  cui  roDiani  erano  privi  de' 
nostri  striunenti  e  mezzi  meccanici,  e  del- 
le nostre  cognizioni  geodetiidie.  Laonde 
dopo  avere  Teunssario  per  lungo  tenipo 


62  UNI 

funzionato,  i  successivi  restauri  per  cor- 
reggerne i  vizi  accelerarono  la  rovina  to- 
tale dell'opera.  Il  nuovo  progetto  del- 
l' ardua  impresa,  che  il  re  Ferdinando 
Il  ha  concesso  ad  una  società  anoni- 
ma napoletana  (ossia  del  principe  d.  A- 
lessandi:D  Torlonia  romano),  insieme 
alla  proprietà  de'  terreni  che  resteran- 
no prosciugati,  è  descritto  nel  Giorna- 
le di  Roma  del  i  SSy,  ne'n.i  89, 4o  e  4  »  • 
I  lavori  in  corso  di  esecuzione,  ivi  pu- 
re dichiarati,  consistono  nella  ricostru- 
zione dell'emissario  e  nella  canalizzazio- 
ne del  bacino  con  dighe  protettrici  dall'i* 
nondazione  de'terreni  da  sottrarsi  al  do- 
minio dell'acque.  Tra  le  feraci  conseguen- 
ze che  ne  deriveranno  da  si  grandiosa  e 
nobilissima  impresa  ,  oltreché  alla  ric- 
chezza pubblica,  alla  scienza,  e  all'archeo- 
logia per  le  scoperte  che  si  faranno  sidle 
3  città  chela  tradizione  afferma  sommer- 
se nel  lago,  darà  agli  Abruzzi  quella  ter- 
ra coltivabile  di  cui  penuria  per  la  sua 
montuosa  condizione  ,  e  quella  che  con 
pena  e  fatica  lavora  l'industriosa  attività 
degli  abitanti  non  potenilo  loro  bastare, 
sono  costretti  ogni  anno  in  numero  di 
circa  5o,ooo  a  emigrare  nelle  Puglie  e 
altrove  per  impiegar  le  proprie  braccia 
inutili  nel  loro  paese.  Certamente  fra  le 
gigantesche  opere  che  l'incessante  attivi- 
tà dell'epoca  nostra  intraprende  con  tan- 
ta arditezza,  poche  ve  ne  sono  che  per 
le  loro  conseguenze  sieno  d'un'importan- 
za  maggiore  del  prosciugamento  del  La- 
go di  Fucino. L'agricoltura,  l'arte  più  u- 
tile  e  nobile,  insieme  all'industria  fonda- 
mentale de'grani  e  delle  vigne,  si  conob- 
be ne'primordi  del  mondo.  Questo  mez- 
zo d' industria  ha  poi  occupato  la  mag- 
gior parte  degli  uomini,  ed  ha  stabilito 
l'agricoltura  quale  la  dichiarai.  Gli  agri- 
coltori sono  di  3  classi;  proprietari  se  col- 
tivano terre  proprie;  coloni  se  coltivano 
terre  altrui;  mercenari  o  lavoratori  col 
soldo.  11  coltivatore  proprietario  non  è 
tenuto  ad  altri  doveri,  che  a  quelli  riguar- 
danti il  vantaggio  della  propria  famiglia, 


UNI 
e  Taumenlo  e  l'economìa  del  proprio  pa- 
trimonio. Per  conseguire  questo  scopo  è 
necessario  che  il  padrone  o  proprietario 
sorvegli  personalmentealla  coltura, giac- 
che la  sola  presenza  fa  eseguire  il  siste- 
ma d'una  ben  regolata  agricoltura.  So- 
no nella  classe  de'  coloni  tutti  quelli  che 
tengono  in  a  (fi  t  to  o  società  le  terre  altrui 
per  coltivarle  e  farvi  protilto.  Tali  sono  : 
i  mercanti  di  campagna,  ed  altri  adit- 
tuari  delle  terre  altrui;  i  coloni  par/.iali 
nelle  tenute,  che  devono  contribuire  ai 
padroni  una  quota  de'prodotti,  variabile 
a  seconda  delle  condizioni  ;  i  mezzaroli 
degli  orti ,  giardini  e  vigne ,  secondo  le 
quote  stabilite.  Gli  agricoltori  mercena- 
ri sono  di  due  specie:  i  preposti  alla  col- 
tura delle  tenute  ,  delle  terre  o  delle  vi- 
gne, che  chiamansi  ministri,  fattori,  ca- 
pocci, caporali,  vignaroli,  ocon  altre  si- 
mili denominazioni  ;  i  lavoratori  sempli- 
ci, detti  altrimenti  uomini  giornatari  o 
giornalieri.  Torno  a  Boma  e  all'odierno 
pontificato.  Nel  voi.  LXIII,  p.  i23  par- 
lai delle  scuole  delle  parrocchie  di  cam- 
pagna o  suburbane,  di  carità  educatrice, 
istituite  nel  i852  a  Monte  Mario,  li  Pa- 
pa Pio  IX, oltre  al  riferito,ha  eretto  nel- 
r  Università  Romana  (F.)  la  cattedra 
d'agricoltura,  ed  ha  fondato  uno  stabi- 
limento agricolo,  affidandolo  alla  congre- 
gazione religiosa  de'Salvatoristi  di  s.Gro- 
ce e  de'fratelli  Giuseppiti  di  s.  Croce.Dirò 
prima  della  congregazione  coraechè  di  re- 
cente fondazione.  Essa  fa  istituita  in  Fran- 
cia nell'antica  diocesi  dell'antica  città  di 
Le  Mans  nel  1 837  dal  sacerdote  M.  Basilio 
Moreau  allora  canonico  della  cattedrale, 
e  sotto-superiore  del  gran  seminario,  do- 
ve per  più  di  i5  anni  avea  insegnato  la 
filosofia,  la  s.  Scrittura,  la  teologia  dog- 
matica ;  ed  ora  può  contemplarne  il  ra- 
pido  sviluppo  e  propagazione  in  diverse 
parti  del  mondo,  inoltre  col  conforto  di 
vederla  canonicamente  riconosciuta  e  ap- 
provata dalla  s.  Sede  a' 18  giugno 1 855, 
la  quale  poi  ne  confermò  le  costituzioni 
per  organo  della  s.  congregazione  di  prò- 


UNI 
pagancìo  fide  con  decreto  cle*i5  maggio 
iSSy.  Questa  congregazione  religiosa  si 
compone  di  due  società  distinte  ma  non 
sepaiate,  cioè  di  Sacerdoti  o  Chierici^ 
e  di  Fratelli  laici\ì  quaVì  si  dividono  in 
fratelli  degli  studi,  e  in  fratelli  coa- 
diutori per  gli  uffizi  domestici  e  1*  eser- 
cizio delle  arti.  Tutti  quanti  sono  costi* 
tuiti  nello  stato  religioso  mediante  i  voti 
sensplici  di  povertà,  ubbidienza  e  casti- 
tà, sotto  il  nome  di  Salvntoristi  di  .?. 
Croce  per  gli  ecclesiastici,  e  di  Giusep- 
pi ti  di  s.  Croce  pei  /tìt/c/,  chiamati  vol- 
^avmeDle  fratelli  di  s.  Giuseppe.  Tutti 
vestono  con  sottana  e  mantello  nero  e 
cappello  ecclesiastico.  La  loro  casa  prin- 
cipale è  quella  di  s.  Croce  di  Le  Mans. 
La  congregazione  ha  per  stemma  il  sa» 
grò  Cuore  di  Gesù  raggiante,  circonda- 
lo dalla  corona  di  spine  e  sovrastato  dal- 
la Croce.  Intorno  vi  è  l'epigrafe  :  Socie- 
tà s  Sah'atoristorum.  Questa  congrega- 
zione ha  per  iscopo:  i."^  la  perfezione  de- 
gì'  individui  che  la  compongono,  colla 
pratica  de'consigli  evangelici  ;  2."  la  san- 
tificazione del  prossimo,  e  la  predicazio- 
ne della  parola  divina,  specialmente  nel- 
le campagne,  nelle  missioni  estere,  ec.  ; 
l'istruire  ed  educare  cristianamente  la 
gioventù  per  mezzo  di  scuole,  nelle  quali 
s'insegnano  le  lettere  e  le  scienze,  ed  an- 
co con  iscuole  di  agricoltura  e  di  mestie- 
ri, destinate  specialmente  a'fanciulli  pò* 
veri  e  abbandonali.  Nel  principio  delia 
congregazione  alcune  suore  spedaliere  di 
carità  denominate  Marianite  furono  ag- 
giunte a'  religiosi  per  contribuire  alle 
stesse  opere  di  carità  ;  ma  dopo  stabilite 
le  loro  regole  furono  separate  da'  reli- 
giosi, rimanendo  tuttavia  sotto  la  dire- 
zione de'pp.  salvatoristi.  La  congregazio- 
ne fiorisce,  ed  ormai  si  compone  di  800 
religiosi,  a'quali  è  affidata  la  direzione  di 
*  I  I  stabilimenti,  grandi  e  piccoli,  com- 
presi quelli  degli  studi,  ed  esistenti  in  A* 
merica,  nel  Canada,  nell'  Algeria,  negli 
stali  pontificii,  in  Francia.  Il  Giornale 
di  Roma  óe  26  febbraio  it)5o  0  p.  188 


UNI  63 

pubblicò  un  articolo  intitolato:  Conso- 
ciazione al  Pio  Industriale  stabilimen- 
to defigli  di  s.  Giuseppe.  In  esso  si  di- 
ce, che  ad  eliminare  da'figli  del  popolo 
o  abbandonali  o  da  loro  datisi  alla  scio- 
peratezza, le  massime  settarie,  l'ozio,  il 
vagabondaggio,  T  ignoranza,  V  irreligio- 
ne, i  vizi,  alcune  saggie  e  pie  persone,  cioè 
i  religiosi  de'minimi  p.Varenna  e  p.  Piaz- 
zoli  parroco,principcssa  Zenaide  Volkon- 
ski,  principe  d.  Girolamo  Odescalchi, 
duca  d.  Clarino  Torlpnia,  si  proposero 
di  raccogliere  tali  infelici, ricoverarli  con 
decenza,  istruirli  nella  dottrina  cristia- 
na, ed  a  far  loro  apprezzare  e  amare  la 
virtù,  non  che  addestrarli  in  mi  mestie- 
re da  potere  trarne  il  loro  mantenimen- 
to, per  restituirli  quindi  alla  società  buo- 
ni cristiani  e  migliori  cittadini.  Volersi 
perciò  stabilire  in  Roma  un'opera  pia  da 
non  confondersi  colle  preesistenti,  onde 
riempire  un  vuoto  reclamalo  dalla  con- 
dizione de'tempi  ;  aprire  una  casa  per 
correggere  senza  coazione  e  condurre  al- 
la pratica  delle  virtù  e  all'esercizio  d'un 
utile  mestiere,  secondo  le  diverse  altitu- 
dini e  inclinazioni  de'  giovanetti  poveri, 
oziosi  e  vagabondi,  cioè  da'g  a'i5anni. 
Perciò  coll'approvazione e  presidenza  del 
cardinal  Patrizi  vicario  di  Roma,  si  apri 
una  sottoscrizione  a  volontarie  oblazioni 
in  denaro  0  roba,ancorchè  in  tenue  quan- 
tità, riferendosene  le  norme.  Quindi  il 
Giornale  di  Roma  de'  3o  marzo  die 
contezza,  che  il  progettalo  Pio  Indu- 
striale stabilimento  dt  figli  di  s.  (>iu- 
.vrp^e,  posto  sotto  la  prolezione  dello  Spo- 
so di  Maria  Vergine,  progrediva  tanto 
per  le  molte  oblazioni ,  onde  si  sperava 
fra  pochi  giorni  d' iniziarlo  ;  anche  per 
avere  il  Rm."  p.  Angelucci  generale  de- 
gli agostiniani  eremitani,  e  col  consenso 
del  suo  ordine,  offerto  all'  uopo  gratui- 
tamente r  uso  del  convento  propinquo 
alia  Chiesa  di  s.  Prisca^  e  che  il  cardi, 
nal  vicario  avea  deputato  il  duca  Tor- 
lonìa  a  tenere  l'incasso  ilell'oblazioni  de' 
consociali  all'opera  pia.  11  Giornale  di 


64  UNI 

Roma  de*22  novembre  i85^o  riferisce» 
che  i  promotori  del  pio  artistico  istitu- 
to de'fìgli  di  s.  Giuseppe,  già  stabilito 
nella  casa  di  s.  Prisca  con  tanto  profitto 
de'  poveri  giovanetti  abbandonati,  pre- 
via l'approvazione  della  competente  au- 
torità, avea  adìdato  la  direzione  del  me- 
desimo a'fratelli  di  s.  Giuseppe  della  con- 
gregazione di  s.  Croce  di  Le  Mans,  com- 
posta di  sacerdoti  missionari,  di  suore 
ospedaliere,  e  di  fratelli  laici  nrtisli.  Che 
la  casa  pia  aperta  ne'primi  di  maggio  con 
4  giovanetti  erasi  aumentata  a  20,  con- 
fidando i  promotori  dell'opera  pia,  che 
ì  benefattori  vorranno  continuare  le  lo- 
ro limosine  per  sempre  più  far  prospe- 
rare l'istituto.  Registrai  nel  LUI,  p.  233 
che  il  Papa  Pio  IX  nella  sua  vigna  Pia, 
distante  circa  3  miglia  da  porta  Porte- 
se,  ove  teneva  uno  stabilimento  agrico- 
lo d'alcuni  giovani,  peroìise  nel  i."  no- 
vembre 1 85  £  che  da  s.  Prisca  vi  si  trasfe- 
risse il  pio  artistico  istituto  de'fìgli  di  s. 
Giuseppe,  sotto  la  direzione  de'fratelli  di 
s.  Giuseppe  di  Francia  della  congrega- 
zione de'salvatoristi.  In  questa  vigna  per 
Ja  pontificia  beneficenza  e  l'assidue  cure 
degli  encomiali  religiosi  Giuseppi! i,  l'i- 
stituto fiorisce,  ed  ora  conta  più  di  loo 
ragazzi,  che  colla  buona  morale  e  la  pie- 
tà imparano  1'  agricoltura.  Nel  18 56  il 
medesimo  Papa  concesse  alla  congrega- 
zione la  chiesa  e  monastero  di  s.  Brigida 
di  Svezia,  che  descrissi  nel  voi.  LXXi,  p. 
i4o  ;  e  siccome  la  chiesa  è  filiale  della 
basilica  di  s.  Maria  in  Trastevere,  a  quel 
capitolo  fu  conservalo  il  diritto  di  recar- 
si a  uffiziarla  due  volte  l'anno,  nella  fe- 
sta della  santa  e  nell'anniversario  di  sua 
canonizzazione.  Nella  casa  la  congrega- 
zione vi  ha  aperto  scuole  pe'  giovanet- 
ti, per  insegnar  loro  il  leggere,  lo  scri- 
vere, i  conti,  la  storia  ec.  Osservo  una 
singolare  coincidenza  di  questa  congre- 
gazione, quanto  al  nome  e  quanto  al- 
la direzione  spirituale  delle  suore  Ma- 
ri a  ni  le,  cioè  che  dessa  occupa  la  chiesa  e 
il  moDaslero  dell' ordiae  del  ss.  Salva- 


UNI 

tore^  il  quale  s.  Brigida  istllm  pe'  reli* 
giosi  e  per  le  religiose,  queste  dovendo 
ricevere  gli  aiuti  spirituali  da  quelli.  Di 
presente  in  Roma  da'  tipi  di  Gaetano 
Chiassi  si  vanno  a  pubblicare  annali  di 
agricoltura  col  nome  di  Effemeridi  a- 
grarieaditso  delV agricoltore  industrio- 
so ^  Giornale. 

Albergatori  o  Locandieri ,  Universi" 
taf}  Albergatorum.  Narra  il  Piazza  nel- 
V Eusevologio  Romano^  trai.  9,cap.  32: 
Corollario  delle  Confraternite,  ovvero  n- 
nlversiià  di  diverse  arti,  che  gli  alberga- 
tori o  locandieri  di  camere  per  alloggia- 
re i  forestieri,  che  concorrono  a  Roma, 
aveano  nella  parrocchiale,  diaconia  car- 
dinalizia eanlichissima  Chiesa  collegiata 
di s.  Eustachio  {(\i\  un  fianco  della  quale  è 
l'antichissimo  albergo  de'Marchegiani,  il 
quale  un  tempo  die  nome  alla  via,  a  cui 
prevalse  quello  di  Dogana  vecchia,  per 
esservi  dessa  ivi  stata  innanzi  che  si  tras- 
portasse a  Piazza  di  Pietra),  la  loro  cap- 
pella, ove  a'  9  gennaio  celebravano  eoa 
apparalo  e  musica  la  festa  di  s.  Giuliano 
martire,  loro  protettore,di  professione  al- 
bergatore. Veramente  ^.Giuliano  V  Ospi- 
taliere [f^.)  non  fu  propriamente  alberga- 
tore, ma  colla  sua  moglie  s.  Basilissa,  pa- 
rimenti martire,  dopo  aver  nel  giorno  de* 
loro  sponsali  stabilito  di  vivere  in  perpe- 
tua continenza,  in  Egitto,  secondo  il  Bu- 
ller,  ove  viveano,  si  dierono  alla  vita  a- 
scelica,  consagrando  luìte  le  loro  rendite 
a  sollievo  de'poveri  e  degl'infermi.  For- 
marono alloggi  separali  pegli  uomini  e 
per  le  donne. Basilissa  avea  cura  delle  per- 
sone del  suo  sesso;  e  Giuliano  ,  a  cui  la 
sua  immensa  carità  gli  meritò  il  sopran- 
nome di  Ospitaliere^  attendea  alle  biso- 
gna degli  uomini.  Il  Martirologio  roma- 
no registra  la  festa  di  s.  Giuliano  a'9  gen- 
naio. Il  Piazza  neW Emerologio  di  Roma 
la  riporta  pure  a'9  gennaio  (come  il  Bu- 
ller,  questi  sebbene  ritenga  che  fosse  mar- 
tirizzato  il  6),  é  dice  che  in  tempo  delle 
persecuzioni  tennero  nascosti  s.  Basilissa 
molle  ss.  vergini, e  s.  Giuliano  molli  sa- 


UNI 

cordoli  e  ministri  del  in  Chiesa  in  Anlio- 
clii;i.  <^iò  saputosi  dal  preside  romano 
INIarciiiAo,  essendo  i^ià  niort»  s.  Basilissa, 
lece  Urucicire  lutti  (juegli  ecclesiastici  ,  e 
aspiiunt'ute  flai»ellHre  per  la  cillàs.  Giu- 
liano a  suun  di  Irumha.  A  questo  stre* 
pilo  il  funcnillo  s.  Celso  (ì^lio  del  presi- 
de, uscì  dalla  scuola  e  vide  in  capo  a  Giu- 
liano una  vagUissiuia  corona  di  preziose 
gemme,  ed  egli  accompagnalo  da  molti 
vcsliti  di  bianco.  A  tale  spettacolo  Celso 
corse  a  farsi  compagno  di  Giuliano,  e  la 
madre  s.  Marcianilla  die  tentò  di  dislor- 
lo,  si  convertì  anch'essa,  e  con  altri  lut- 
ti perii ono  fra' tormenti.  1  corpi  de' ss. 
Celso  e  Marcianilla,  Giuliano  e  Basdissa, 
portati  in  Koma,  furono  deposti  nella  ool- 
Jegiala  Chiesa  de*  ss.  Celso  e  Giuliano 
(/  .),  e  poi  trasportati  nella  patriarcale 
basilica  di  s.  Paolo,  ove  si  venerano,  e 
lo  alferma  ancora  l'annuale  Diario  Ro- 
mano. Questo  avvenne  dopo  avere  il 
Piazza  pubblicalo  nel  lyrS  VEnierolo- 
f^io.  Anche  mg.*^  Nicolai,  Della  basilica 
di  s.  Paolo,  a  p.  1 1 ,  Sy  e  Soy,  attesta  óe\- 
l'esislenza  de'4  santi  corpi  nella  medesi- 
ma, e  descrive  la  cappella  e  l'oratorio  sot- 
terraneo dis.  Giuliano,  ove  furono  dipin- 
ti i  4  santi  co'loro  nomi.  Entrai  in  questi 
particolari  per  chiarire  alcune  dubbiezze 
che  inlesi  da  alcuni,  sul  luogo  ove  ripo- 
sano i  discorsi  santi,  forse  fondandosi  sul- 
l'asserzione del  Piazza,  anteriore  all'ulti- 
ma traslazione.  RidoKino  Venuti  nella/io- 
ma  moderna  ,  dice  a  p.  34?. ,  che  nella 
chiesa  di  s.  Salvatore  delle  Coppelle  gli 
albergatori  vi  possedevano  una  cappella 
(per  li  motivi  chedirò);ed  a  p.  44^,  t^be 
la  compagnia  degli  albergatori  e  vetturi- 
ni (ino  dal  I  523  ritenevano  la  chiesa  di 
s.  Giuliano  in  Banchi,  dipendente  dal  ca- 
pitolo de'ss.  Celso  e  Giuliano,  e  che  inol- 
tre vi  aveano  fabbricato  un  oratorio  par- 
ticolare pe'Iuio  di  voti  esercizi  (della  qua- 
le chiesa  e  del  sodalizio  che  poi  l'ebbe  in 
cura,  riparlai  nel  voi.  XLV,  p.  "i^'ò,  ove 
però  la  citazione  del  voi.  Il,  p.  3()'2,  de- 
ve duo  3o3).  Il  Vcuuli  u  p.  5t)()  p«iia 

VOL.    LXXXIV. 


UNI  6> 

della  cappella  di  s.  Giuliano,  nella  colle- 
giala  di  s.  Eustachio,  e  del  quadro  di  Bia- 
gio Puccini  lucchese,  ma  non  dice  appar- 
tenere agli  albergatori:  egli  pubblicò  l'o- 
pera nel  1767  e  d  Piazza  nel  1698;  dun- 
que sembra  che  gli  albergatori  avessero 
già  cessato  di  godere  la  cappella  ins.  Eu- 
stachio, come  avea  asserito  il  Piazza  al 
suo  tempo,  ed  invece  possedevano  quel- 
la di  s.  Salvatore  delle  Coppelle,  oltre  la 
chiesa  di  s.  Giuliano.  Sia  comunque,  la 
già  nobile  loro  cappella  ora  è  mio  gius- 
patronato  libero, e  ne  feci  cenno  nel  voi. 
LXXIX,  p.  173,  riparlando  del  recente 
magnifico  e  generale  restauro  della  chie- 
sa di  s.  Eustachio.  Dappoiché  sciolta  e 
soppressa  l'università  degli  albergatori  e 
locandieri,  il  capitolodi  s.  Eustachio  cer- 
tamente tornò  ad  essere  libero  proprie- 
tario della  cappella  di  s.  Giuliano,  e  nel 
ricordato  restauro  fece  inutili  intimazio- 
ni per  quello  della  cappella.  Laonde  il 
K.mo  capìtolo,  con  facoltà  e  beneplacito 
pontificio,  e  con  istrumento  stipulato  dal 
notaro  di  collegio  Gioacchino  De  Domi- 
nicis,  si  compiacque  concedermi  la  cap- 
pella di  s.  Giuliano,  con  sepoltura  appo- 
sitamente formata, in  uno  alla  attuale  mia 
famiglia  e  discendenti  consanguinei,  di 
che  nelle  pareli  vi  posi  marmorea  me- 
moria con  iscrizione  e  stemma.  Dopoa- 
ver  io  fatto  le  convenienti  oblazioni  alla 
chiesa,  e  sopperito  interamente  a'nobitt 
restauri  della  cappella,  inclusi  vamente al 
bel  quadro  e  altra  pregievole  pittura;  e 
quanto  poi  per  quelli  che  in  futuro  oc- 
correranno, sia  per  la  sua  manutenzione, 
suppellettili  sagre  e  altro  ,  consegnai  al 
R.mo  capitolo  un'aiinua  rendita  consoli- 
data e  vincolata  éjJ/toc'j come  dote  e  fon- 
do per  la  cappella.  Ciò  feci  perchè  non  e 
ormai  prudenza  il  confidare  a'  posteri, 
ancorché  beneficati,  1'  esatta  esecuzione 
delle  proprie  ullime  disposizioni.  Così  con 
tale  previdente driiberazione,  nell'assicu- 
rarenonnteno  la  proprietà  perpetua  del- 
la cappella  e  del  luogo  da  me  eletto  per 
sepolcro  mio  (fjermiucnte  Dea)  e  dc'miei, 
5 


66  UNI 

eziandìo  volli  impedire  la  probabile  in- 
grntitudine  e  lo  scandalo  che  spesso  ve- 
diamo dare,  anche  da  parenti  di  case  ma- 
gnatizie, che  nel  ricusarsi  di  accorrere  a- 
f»li  occoiienti  restauri  delle  proprie  cap- 
pelle, preferiscono  di  abbandonare  que* 
monumenti  di  religione  e  di  nobiltà  de* 
loro  raaggiori,e  persino  decadere  dal  gius- 
patronato;  per  cui  talvolta  si  vedono  con 
ribrezzo  rimosse  immoralmente  le  ossa 
cle'fondalori  ©primitivi  patroni,  per  dar 
]uogo  a  quelle  de'  nuovi  !  Sugli  alberga- 
tori, e  osti  de'quali  riparlerò  al  paragra- 
fo loro,  i  Papi  emanarono  diverse  dispo- 
sizioni a  pubblico  vantaggio,  massime  de* 
foraslieri,  Bonifacio  Vili  nel  i3o3  isti- 
tuendo V  Universi  là  Romanat  provvide 
acciò  gli  albergatori  non  commettessero 
aijusi  a  danno  degli  scolari  forastieri, or- 
dinando che  due  deputali  dovessero  tas- 
sare le  pigioni.  E  siccome  tra'3  esecuto- 
ri della  bolla  d'istituzione  dell'universi- 
tà uno  fu  l'arciprete  di  s.  Eustachio,  iu 
cui  essa  con  altre  bolle  si  custod*!,  e  per- 
chè nel  sito  propinquo  fu  stabilita  ed  e- 
siste  Tuoi  versi  tà,  così  mi  sarà  lecito  con- 
getturare che  allora  e  molto  più  in  se- 
guito, ne'  dintorni  si  formarono  diver- 
si alberghi  per  alloggiare  gli  studenti 
stranieri,  e  probabilmente  gli  albergatori 
si  procurarono  la  suddetta  cappella  nel- 
la loro  chiesa  parrocchiale,  a  cui  poi  uni- 
lonsi  gli  altri  come  corporazione  di  uni- 
versità. Negli  Anni  Santi  (P\)  i  Papi  fe- 
cero diveise  prescrizioni  a  favore  de*fo- 
lastieri,  acciò  non  fossero  aggravati  nelle 
pigioni  delle  case.Pio  1 V  col  moto-proprio 
Cuni  sicuty  de' IO  dicembre  1563^  Bull. 
Rom.  t.  4>  pa'-  2,p-  i65:  Caupones  et 
Alhergatores  Urbis ^  non  Itnentiir  de  fur- 
tis  rerum  eis  non  consignataruni^  coni- 
missis  ineorum  hospiliisy  si  hoc  ipsi  ho" 
spitibus  notificenl  in  cor  uni  ingresìu.  Le 
ultime  sono  quelle  emanate  nel  pontifi- 
calo di  Gregorio  XYl  e  conlenule  nella 
sua  Racvolia  delle  leggi:  lammeuterò  qui 
le  principali.  Nel  t.  5,  p.  546,  col  rego- 
lamento sui  delitti  e  sulle  pene  deli  832, 


U  N  I 
prescrisse  quelle  contro  gli  albergatori  o 
locandieri,  osti  o  bettolieri,  che  non  de- 
nunciano i  delitti  commessi  ne'  loro  al- 
berghi e  osterie,  o  luoghi  di  esercizio,  en- 
tro 24  ore.  Ivi  a  p.  6o5  e  664  si  legge 
l'ordine  agli  albergatori  e  particolari,  nou 
escluse  le  case  religiose  e  altri  luoghi  pii, 
di  dare  la  denunzia  e  assegna  de' forastie- 
ri che  alloggiano  alla  polizia,  allora  e  al 
presente  dipendente  dal  Vice-Camerlen- 
go (V.)  direttoie  generale  di  polizia.  Nel 
t.i  del  1835  per  la  notificazione  del  car- 
dinal camerlengo  colle  norme  per  la  de- 
positeria  Urbana  e  diComarca  circa  i  pub- 
blici pegni,  a  p.  52  sono  dichiarali  gli  al- 
bergatori depositari  degli  auimali  smar- 
riti o  arrestali  per  danno  dulo,  con  rela- 
tive disposizioni.  Nel  1. 1  del  18  36,  a  p.  21, 
per  l'obbligo  degli  albergatori  e  locan- 
dieri di  tenere  i  loro  registri  incarta  bol- 
lala. Neil.  1 5  del  1837,  ^  p- 225,  per  l'or- 
dine della  polizia  a'iocandieri,  albergato- 
ri, osti  e  altri  alluggianti  di  denunciare 
al  suo  uffizio,  ne'lermini  prefìssi  dalle  ve- 
glianti  leggi,  qualunque  persona  estranea 
che  alloggino  o  ritengano  presso  di  loro. 
Nel  1. 1 9  del  1 84 1  pel  regolamento  di  po- 
lizia sull'obbligo  dique'che  intraprendo- 
no il  Viaggio  {V.)  di  Roma;  ed  a  tulli 
coloro  che  in  Roma  albergano  e  allog- 
giano forastieri  o  statisti  qualunque  ,  al- 
bergatori, locandieri,  o  che  affiliano  ca- 
mere e  appartamenti  col  mobilio  o  sen- 
za, inclusivamente  a'graluiti  ospitalari  di 
parenti  o  amici,  ed  alle  comunità  e  corpo- 
razioni religiose,  per  la  denunzia  alla  di- 
rezione di  polizia  entro  le  prime  ore  24> 
siccome  precìso  obbligodi  tulli  quanti  gli 
nlloggianti:  soltanto  sulle  denunzie  ne  fu- 
rono eccettuali  i  lavoranti  di  campagna 
della  Comarca  di  Roma  (della  quale  ri- 
parlai a  Roma  nel  descriverne  i  lunghi),  e 
lutti  quelli  che  dalla  Comarca  slessa  con 
carri  o  bestie  cariche  o  in  altra  guisa  so- 
gliono portare  iu  Roma  giornalmente  le 
grasce  o  vittuaglie  necessarie  al  nutri- 
mento, pe* quali  saranno  date  le  denun- 
zie al  loro  primoacc£SSO  nel  rispettivo  al- 


UNI 

bergo.  Neil 852  poi  il  direlloie  generale 
di  polizia  con  nolificazione  del  i .° aprile, 
per  la  luoggioie  utilità  della  formazione 
dei  ruolo  statistico  delia  popolazione  di 
/)'o;/2^,conferQiando  neMoio  doveri  gli  al- 
bergatori e  ailoggianti^  eslese  le  denun* 
zie  al  proprio  presidente  de* /?/o^2iVijRo- 
mrt,  di  tulli  i  capi  di  famiglia  e  di  stabi- 
lintetili  pubblici,  privali  e  pii,  delle  per- 
sone in  ciascuna  esislenti,coroprese  le  per- 
sone di  servizio,  non  che  i  cambiamenti 
di  domicilio  ,  i  movimenti  avvenuti ,  in 
ciascuna  casa,  famiglia  e  luogo  pio,  le  na* 
scile,  i  matrimoni  e  le  n)orli  che  avvengo- 
no nelle  famiglie  medesime;  come  ancora 
i  doveri  de'proprietari,  locatori  e  subloca- 
tori di  notificare  il  cessato  contralto,  e 
l'alienazione  delia  proprietà.  Erudizioni 
e  nozioni  relative  agli  albergatori  e  ospi- 
talari,  in  molti  luoghi  del  Dizionario  si 
ponno  leggere.  A  ricordarne  alcune  dirò 
che  nel  voi.  LXXX,  p. irrS  e  i8i,  dissi 
altre  notizie  de'foraslieri  morti  ne'Iuoghi 
ove  per  non  essere  naturalizzati  soggiac- 
ciono al  diritto  dell'albinaggio*  Nello  stes- 
so a  p.  182,  i83,  ragionando  de' T/7Z>«f/, 
parlai  altresì  di  quello  detto  fleribergunt^ 
dal  quale  vocabolo  derivò  la  voce  Alber- 
gOf  che  in  latino  dicesi  Hospitìunty  Man- 
lio; che  consisteva  \* Hevibergum  nell'o- 
spizio che  doveasi  dare  al  re,  a'suoi  mes- 
si e  soldati;  come  de!  J^orfnim  o  alimeli • 
lo  da  doversi  somntinistrare  a' soldati  e 
loro  cavalli,  ed  anco  a' sovrani.  La  voce 
tedesca  Utriberga  significa    castello,  o- 
spizio,  e  perciò  si  U9,h  heribergare^  prò  ho- 
spilio  cxcipere.  Dell'origine  delle  locan- 
de postali,  e  delle  osterie  o  taverne,  par- 
lai a  PosTK,  Pei  iEr.Ki?iAGC.io,  Ospizio, di- 
cendo dell'ospitalilà  tie'viaudanli,  massi- 
me quando  gli  alberghi  erano  scunosciu* 
li;  però  sotto  i  romani  eran  vi  alloggi  chia- 
mali  Di\'ersoriumy  come  tra  gli  ebrei,  se- 
condo il  rilevatone!  voi.  LV,  p.  1784  Ivi 
e  altrove  dissi  delle  tessere  ospitali.  E  che 
ne'secoli  barbari  non  pare  che  fossero  più 
in  uso  generale  i  pubblici  ospìzi,  poi  det- 
ti osterie  e  alberghi)  dove  si  dassc  cibo  e 


UNI  67 

Ietto  a'viaggiatorì  con  pagamento.  Rite- 
nersi che  dal  nome  ^o.?/7/tó^,  cioè  alber- 
gatori, derivò  il  vocabolo  0.9/e (detto pu- 
re Plnarimjj  e  sembra  che  verso  il  se- 
.  colo  XIII  già  niuna  città  d' Italia  man- 
casse d'osterie  e  pubblici  ospizi,  le  anti- 
che essendo  andate  in  disuso  per  l'inva- 
sione de'barbari,  i  quali  negarono  pagnc 
l'alloggio  (Hospiiuun)  e  abusavano  del- 
l'ospitalità. Fu  per  questo  che  si  fonda- 
rono benefìci  ospizi  e  ospedali, precipua- 
mente ne'borghi  fuori  delle  città,  princi- 
palmente ove  doveasi  passare  i  fiumi  sen- 
za Ponti  e  valicare  le  cime  de'inonti.  E 
quia  cagione  d'onore  ricorderò  il  bene- 
merentissimo della  religione  e  dell'  uma- 
nità, monastero  e  ospizio  del  gran  s.  Ber- 
nardo, pel  disastroso  passaggio  delle  Al- 
pi Pennine,  che  tornai  a  celebrare  nel  voi. 
LXXIl,  p.  5i.  Come  i  Papi  ,  ed  i  sagri 
canoni  curarono  che  gli  osti  e  gli  alberga- 
tori non  aggravassero  i  viandanti  con  ec- 
cessive esigenze.  Di  questo  tenni  anco  pro- 
posito nel  voi.  L,p.  293,  riferendo  in  bre- 
ve i  diritti  dell'inquilinatOjCdi  quello  del- 
l'università degli  ebrei  di  Roma,  e  quan- 
to  fecero  per  ultimi  Pio  VII,  Leone  XII, 
Gregorio  XVI,  per  frenare  l'esorbitan- 
za di  que'  inumani  proprietari  di  case, 
molti  de'  quali  sono  divenuti  ormai  in- 
discreti assai.  Sono  imparziale.  Prima  le 
case  e  le  abitazioni  erano  quali  si  conve- 
nivano a'diversi  ceti,  tanto  nella  discreta 
ampiezza,  che  nelle  proporzionale  sup- 
pellettili ;  Qìenlre  al  presente  quasi  tutti 
vogliono  un  numero  maggiore  di  came- 
re, oltre  quelle  s'intende  per  tenervi  so- 
cietà !  e  tutte  per  lo  più  guarnite  di  utas- 
serizie  assai  superiori  alla  condizione  del- 
le persone.  Quindi  debiti,  quindi  inimo* 
ralilà  d'ogni  genere.  Si  può  dire,  quasi 
ninno  vuol  più  stare  al  suo  posto,  niunu 
è  contento  della  posizione  a  cui  la  divi- 
na provvidenza  lo  destinò.  Ci  liigniaum 
della  carezza  ilelle  pigioni.  Con  fessi  a  imi-» 
lo,  in  buona  parte  tie  sono  cagione  (|uet- 
li  che  vogliono  abitare  case  con  fuga  di 
camere,  decorate  con  pitture  e  carte  cu- 


68  U  i\  I 

lorate,  senza  poi  badare  alla  propria  rea- 
le condizione  socievole,  ne  aireconornia 
domestica  relativa,  che  per  lo  più  in  ge- 
nerale è  sproporzionata.  Da  ciò  in  parte 
proviene  le  penuria  di  case  di  poche  ca* 
mere,  e  le  forti  pigioni,  e  il  profittare  che 
ne  fanno  i  proprietari,  e  non  infrequen- 
temente ancorché  luoghi  pii.  A  luttociò 
si  aggiunga  l'industria  e  speculazione  di 
subaffitta  re  con  mobili,  con  non  poco  sca- 
pito talvolta  della  morale,  e  pregiudizio 
de'Iocaudieri,  che  di  quando  in  quando 
sono  ridotti  a  fallire,  in  conseguenza  del 
commercio  libero.  Industria  che  se  re- 
clamata dall'esuberante  corrisposta  delle 
pigioni,  onde  rinfrancarsi  in  parte  di  es- 
se, però  eoo  pubblico  pregiudizio,  pro- 
duce penuria  di  case  di  poche  stanze  pe- 
gli  artieri  e  pel  popolo  basso.  In  genera- 
le buchi  e  non  camere  ponno  dirsi  quel- 
le che  vanno  fabbricandosi  o  riducendo- 
si ,  ma  però  si  fanno  pagare  per  vere  stan- 
ze. La  carestia  delle  Ciise,  che  minaccia 
tuttogiorno  aumentare,  alcuni  dicono 
doversi  attribuire  al  rapporto  che  passa 
fra  l'offerta  e  la  domanda.  E  di  tutto 
causa  principale  è  il  rovinosissimo  lusso^ 
massime  nelle  Vcsti^  dalle  persone  più 
inferiori  usandosi  quotidianamente  e  an- 
co domesticamente  il  velluto  e  la  setal 
Il  Moniteiir  nell'aprile  1 856 fece  cono- 
sceie,  che  il  demanio  privato  dell'impe- 
ratore iS^àpoleone  111,  aveva  compralo 
18,000  nielli  di  terreno, per  farvi  innal- 
zar case,  le  quali  non  doveano  contene- 
re che  alloggi  di  modico  prezzo,  però  co- 
modi e  salubri.  Ciò  per  metter  freno 
a'  proprietari,  ed  a  vantaggio  della  clas- 
se inferiore.  Nel  voi.  LI,  p.  247»  con 
V Eusevologio  del  Piazza  feci  cenno  del- 
la confraternita  del  ss.  Sagramento  per 
la  sua  venerazione,  e  della  Perseveran- 
za nel  bei>e  operare,  istituita  in  s.  Sal- 
vatore delle  Coppelle,  chiesa  ora  del  col- 
legio de'  Parrochi  (^.)>  ^  istanza  d'  un 
ragguardevole  religioso  forastiere,  che 
per  essere  degna  eminentemente  di  Ro- 
ma^  e  perciò  da  porsi  in  piena  attività  la 


\JÌ^  I 
sublime  opera  di  segnalato  carità,  che  e. 
sercitava  nelle  locande  e  osterie,collo  stes- 
so Piazza  per  esteso  qui  mi  piace  ripor- 
tarla. «  A  questo  nobile  istituto  v'hanno 
aggiunto  un'opera  di  segnalata  carità,  e 
che  forse  era  singolarmente  desiderabile 
in  Roma  pièna  di  camere  locande  e  o- 
slerie  pel  continuo  flusso  e  riflusso  de'fo- 
rastierijche  conlinuamenle  vanno  e  ven- 
gono a  questa  santa  città,  per  lo  più  sco- 
nosciuti quivi  e  lontani  da'loro  parenti  e 
nazionali.  Perciò  il  sodalizio  visita  nelle 
camere  locande  i  medesimi  forastieri  in- 
fermi, li  soccorre  se  poveri  di  limosine; 
tiene  cura  e  inventario  delle  loro  cose;  li 
fa  portare,  secondo  la  loro  condizione,  a- 
gli  spedali,  servendoli  e  facendoli  servire 
con  ogni  carità;  e  se  nelle  medesime  ca- 
mere locande  occorre  che  muoiano,  ol- 
tre l'invigilare  che  siano  assistiti  da  tut- 
ti gli  aiuti  spirituali,  si  prende  la  cura  che 
siano  da  chi  si  spetta  onorati,  secondo  il 
loro  stato,  degli  ultimi  uffizi  di  pietà  cri- 
stiana, dell'ecclesiastica  sepoltura,  e  di 
farne  avvisati  i  loro  parenti,  di  qualun- 
que patria  che  siano,  consegnando  poi  lo- 
ro fedelmente  tutte  le  robe  lasciate  dal 
forastiere  defunto.  Ciò  che  riesce  di  mol- 
to buon  esempio  alla  città,  e  di  grande 
edificazione  ne'paesi  lontani,  a'quali  si  e- 
stende  così  pietosa  e  feconda  la  romana 
umanità".  11  cardinal  Morichini,  DegV  i- 
sliluti  di  pubblica  carità  in  Roma,  t.  i, 
p.i53,dopo  avere  ripetuto  il  riferito,  fra 
le  utili  istituzioni  di  soccorsi  a  domicilio, 
avverte  che  nel  1 84 ' il  cardinalDella  Por- 
ta ordinò  con  suo  editto,  sotto  pene  pe- 
cuniarie da  applicarsi  a  vantaggio  della 
confraternita,  a  tutti  i  locandieri,  alber- 
gatori ed  osti,  di  dare  avviso  quando  ab- 
biano forastieri  malati,  e  tenere  la  busso- 
la per  le  limosine  che  si  raccolgono  per 
questa  pia  opera;  la  quale  è  un*allra  so- 
letine  prova  come  la  carità  de'nostri  non 
sia  ne  municipale,  ne  nazionale,  ma  cat- 
tolica, in  Roma  maestra  di  carità  univer- 
sale. 

Artehìaiiche,  Orzaroli  e  Nevaroli,  F, 


TJ  N  I 
il  paiagrafo  Mercanti  e  Mcrciari^eà  altri 
rehilivi  di  quest'articolo,  come /^^r/^rt^/, 
Ogliararly  l'erniicellari,  ec. 

Anigiani.  Sotto  questo  titolo  il  Piaz- 
za descrive  la  pia  congregazione  della  Na- 
tività della  n.  Vergine  degli  Artigiani,  e- 
lelta  nella  Chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Luci- 
ita  (f-^.),  ora  in  restauro,  sotto  la  direzio- 
ne de'pp.  Chierici  regolari  Minori.  Il  re- 
ligioso di  tal  ortline  p.  Bartolomeo  Ele- 
fanti, di  mollo  zelo  e  carità,  l'istituì  l'Bset- 
tend)rei  62'ji  con  buone  regole  per  varie 
professioni  d'arti,  e  componendola  di  63 
persone  in  memoria  dell'età  clievuolsia- 
vere  vissuto  la  B.  Vergine.  Ebbe  per  pre- 
cipuo fine  l'indirizzare  i  confrati  alla  per- 
t'i'lla  osservanza  de'precelti  di  Dio,  e  per 
attendere  al  profitto  spiritualedi  loro  ca- 
se e  famiglie;  e  massi(namenle  la  corre- 
zione fraterna  del  prossimo,  per  rimuo- 
verlo dal  peccato,  per  intercessione  della 
ss.  Vergine,  e  mediante  la  frequenza  de' 
.sagramenti  della  confessione  e  comunio- 
ne, r  esercizio  delle  virtù  e  delie  opere 
J»uone.  Fu  loro  altresì  ingiunto  accom- 
pagnare alla  sepoltura  i  defunti,  suffra- 
garli con  messe  e  l'uHìzio  de'morti,  pren- 
der cura  de'Ioro  figli  e  impiegarli  nell'e- 
sercizio di  qualche  arte  o  mestiere,  e  di 
lorozilelle adoperandosi  per  collocarlein 
modo  sicuro.  Nell'oratorio,  formato  den- 
tro la  casa  de'religiosi,  in  tutte  le  feste  i 
conflati  si  esercitavano  iu  opere  divote, 
celebrando  con  solenne  apparato  la  festa 
«Iella  Natività  di  Maria  Vergine  con  ot- 
tava. Con  ingegnosa  provvidenza  aveano 
i  confratelli  eretto  un  monte  a  benefizio 
di  quelli  che  tra  loro  si  fossero  ammala- 
ti, contribuendo  perciò  un  paolo  al  mese, 
e  altrettanto  distribuendo  ogni  giorno  a 
ciascun  infermo,  tranne  ne'mali  incura- 
bili o  contralti  per  propria  colpa;  soccor- 
rendo ancora  i  loro  parenti  poveri,  e  fa- 
cendoli decentemente  seppellu'e  se  indi- 
genti. Anche  il  prete  Ouglielmo  Coslan- 
7i,  L' Osservatore  di  lioniaje  Istituzioni 
di  pietà,  i  Santuari  ec,  nel  t.  i,  p.  3^7, 
tratta  della  congregazione  della  Nalirilà, 


n  N  I  69 

e  la  dice  esistente.  Sebbene  propriamen- 
te questo  sodalizio  non  fu  una  corpora- 
zione di  università  artistica,  ne  ho  voluto 
far  qui  memoria  pel  suo  titolo  di  y^r^/gf/rt- 
;j/,a'(juali  è  lutto  quanto  impiegatoquesto 
articolo,  e  perchè  fu  composto  di  artigia- 
ni. Altro  sodalizio  fu  istituito  nella  chie- 
sa di  s.  Carlo  de'Catinari,  pe'  Mercanti  e 
artigiani,  e  ne  farò  parola  a  quel  paragra- 
fo. Imperocché  ripelerò,  classe  manuale 
chiamano  alcuni  quella  costituita  da  ar- 
tigiani, non  meno  dagli  artigiani  e  lavo- 
ratori, ma  anco  i  piccoli  mercanti  e  simi- 
li. Da  qualche  anno  in  iioma  fu  istitui- 
ta la  Società  ri'  incoraggiamento  alle 
arti  meccaniche  di  Roma,  della  qua- 
le più  volte  ragionò  il  Giornale  di  Ro- 
ma. E  in  questo  generico  argomento 
aggiungendo  alcune  erudizioni  generali, 
comincerò  dal  dire:  Ncque  ingeniaui  si- 
ne  disciplina,  ncque  disciplina  sine  inge- 
nio perfectum  artificem potest.  Scrisse  il 
Ramazzi  ni,  Delle  malattie  degli  artefi- 
ci, Milano  182  r.  Il  Tissol,  Della  salute 
de' letterati,  Venezia  lyyS:  Delle  malat- 
tie delle  persone  del  gran  mondo,  Vene- 
zia 1775.  Abbiamo  dell' avv.  Martinetti 
il  Codice  d'economia  pubblica  j  ossia  Co- 
dice universale  de  doveri.  Manuale  teo- 
rico  e  pratico  per  ogni  classe  di  persone^ 
Roma  I  833.  Etono  mia  e  Diceologia  ov- 
sia  giustizia  di  religione  e  individuale, 
contenente  li  doveri  dell' unnin  verso  Dio 
e  verso  se  stesso,  Roma  1840.  Traila  que- 
sta opera  de'doveri  di  tulle  le  classi  alle, 
medie  e  infime  della  società.  N'è  scopo  il 
ridurre  a  nuovo  metodo  d'insegnamen- 
to la  scienza  universale  de'doveri  fonda* 
la  ne'  tre  immutabili  rapporti  de'doveri 
verso  Dio,  verso  noi  slessi, e  verso  il  pros- 
simo. Nel  t.  a^  cap.  i3,  p.  47:  Doveri  dei 
professori  d'  arti  liberali  e  meccaniche, 
e  degC  individui  che  le  riguardano.  Dice 
che  le  arti  liberali  sono  quelle  che  hanno 
per  iscopo  piuttosto  la  libera  considera 
zione  d'una  scienza,  e  la  coltura  dell'a- 
nimo, di  quel  che  il  lucro  manuale,  come 
e  meglio  dissi  nell'articoloUxiviRsiTA  .  E 


70  UNI 

Hcconie  Ira'romaDi  esercì tavansi  dn'Ser- 
w,p«rciòsi  chiamavano  liberali  le  piofes- 
«iopi  esercitate  dagli  uomini  liberi  e  in- 
genui, onde  Cicerone  le  chiama  Tngenuas 
artesj  cessatala  ServilUj  varie  arti, come 
la  niosofia  e  la  rellorica,  che  pur  si  eser- 
citavano da'  servi,  ambirono  il  titolo  di 
jirti  liberali,  che  si  è  conservato,  le  qua- 
li s'insegnano  principalmente  nelle  Uni' 
versila  {F.)c\\  studi  generali.  Qui  lascio 
per  un  momento  il  Martinelli,  per  ricor- 
dare comprendersi  Ira  l'arti  liberali  l'ar- 
chiletlura,  la  pittura,  la  scultura;  e  che 
di  sopra  na«  lai  che  tra  di  esse  furono  uni- 
ti in  corporazioni  artistiche  gl'intagliato- 
ri, i  ricamalori,  gl'indoratori,  gli  spadari, 
i  guainari  o  astucciari,  ed  altre  arti,  che 
furono  ppi  po3te  nella  classe  de'meslieri 
o  arti  non  liberali,  come  in  Bologna  e  al- 
trove. Quanto  a  Roma  dirò,  che  il  Mis- 
iirini  ne\\e3Iemorie per  sei^\'irc alla  sta- 
ria  della  romana  accademia  di  s.  Lii- 
i  a  fino  alla  morte  d'Antonio  Canova^ 
Bpqaa  1828,  tratta  dell'antica  Univer- 
sità e  Consolato  delibarli  in  Boma,  già 
Collegio  de'  pittori,  fondata  in  una  pic- 
cola chiesa  di  s.  Luca  presso  la  basilica 
Liberiatia,  la  cui  memoria  piìi  velusl£| 
che  ci  rimane  p  sul  finire  deli4oo,  e  la 
rinnovazione  d^gh  statuti  dell'università 
porla  la  data  del  i47^-  ^'  ponno  legge- 
re nel  benemerito  lodatp  scrittore  a  p.  5. 
Da  essi  rilevasi,  che  siccome  allora  i*  u- 
niversith  componevasi  di  pittori,  minia- 
tori, ricamalori,  banderari  e  battiloro, 
a'due  consoli  anche  denominati  camera- 
rio e  sindaco,  per  provvede» e  a'dispareri 
che  nascevano  sulle  cose  pttinenli  a  dette 
arti,  sì  trovò  opportuno  aggiungere  due 
altri  consoli  e  un  sindaco.  Il  senatore  ed  i 
conservatori  diRoma  approvarono  gli  sta- 
tuti. L'università  interveniva  alle  sudde- 
scrille  processioni  dell'  inimagiue  Ache* 
ropila  del  Salvatore  con  lorchielti,  mul- 
tandosi 5  ducati  gli  artisti  mancanti.  Nel 
fceculo  XV  inoltre,  nella  Chiesa  de'  ss. 
Quattro^  si  costituirono  iu  consolato  di- 
versi marmorari  e  scultori, cui  si  aggiun- 


UNI 

sero  gli  scarpellini,  i  quali  imbaldanxili 
osarono  olfendere  gl'insigni  scultori  Mi- 
chelangelo, Sangallo  e  Cecchini.  Paolo 
111  volle  definir  la  questione  insorta  tra* 
scarpellini  e  statuari,  e  la  specie  delle 
due  arti,  a  favore  dell'arti  figurative: 
appello  la  Scultura  (F.)  non  arte,  ma 
scienza  studiosa  emula  della  natura  ;  e  la 
marmoraria  chiamò  arte  meccanica,  in- 
forme e  servile.  L'università  e  consolato 
delle  nominale  arti  de'pittori,  miniato- 
ri, ricamalori  sussisteva  nel  i565  e  ne! 
i583,  ma  era  in  decadenza.  E  fu  per 
questo  che  Gregorio  XIll  nel  1577  coq 
sua  bolla  eresse  V Accademia  di  s.  Lu- 
ca (F.)  de'pittori  e  scultori  di  Roma  fon- 
data dal  Muziano,  della  quale  riparlai 
io  tanti  luoghi,  come  delle  sue  odierne 
scuole  anche  a  Università'  Romana,  da 
dove  furono  trasferite  da  Gregorio  XVI 
ove  trovansi.  Anche  a  quest'accademia, 
pome  a*  sodalizi  e  università  artistiche  , 
fu  da  Paplo  V  nel  |6o6  accordato  il  pri- 
vilegio, per  la  festa  dej  protettore  s.  Lu- 
pa evangelista,  di  liberare  un  reo  condan- 
nato alla  pena  capitale,  fuorché  pe'  de- 
litti di  lesa  maestà,  falsificazione  di  mo- 
nete o  di  lettere  apostoliche,  assassina- 
mento e  sacrilegio,  coli'  espressa  condi- 
zione, che  il  condannato  avesse  ottenuto 
la  pace  dagli  offesi  j  quindi  veniva  resti- 
tuito alla  primiera  fama,  gradi,  onori  e 
beni,  fuorché  quelli  incorporati  al  fisco. 
L'accademia  di  s.  Luca  celebra  per  suo» 
2."  fondatore  Federico  Zuccari,  e  nel 
Missirini  si  ponno  vedere  le  successive 
accadpuiie  teuutp  nel  principato  del  me- 
simo,  riferite  a  p.  28  e  seg.,  vietandosi 
il  discutere  sulle  preminenze  dell'arte  di 
pittura,  di  scultura,  d'architettura,  per- 
chè essendo  ciascuna  figlia  d'un  medesi- 
mo padre  cotanto  nobile,  com'è  il  dise- 
gno, sono  e  debbono  essere  sorelle.  Im- 
porla pure  nel  medesimo  leggersi  prin- 
cipalmente i  ragionamenti  recitali  nel- 
l'accadeuìia:  Intorno  al  disegno j  al  D.i- 
segno  intellettuale j  alla  Definizione  del- 
la pittura;  alla  Definizione  dell'archi- 


UNI 
tetltiraj  alla  Definizione  della  scultura; 
alle  Definizioni  compendiose  e  riunite 
ili  tutte  tre  le  primarie  arti  liberali.  Da 
queste  e  Jairaccademia  di  s.  Luca  ftiio- 
»io  dunque  separate  quelle  de'iicamalo- 
ri,  banderari  e  battiloro, già  unite  all'u- 
ni versila  come  considerale  arti  ornamen- 
tali del  disegno  aventi  qualche  relazio> 
ne  all'arti  del  disegno  medesimo ,  mas- 
sime i  ricamatoli,  i  quali  in  un  a'  ban- 
tierarì  ad  esso  l'  hanno  sempre.  Ri  tor- 
no al  Martinelli.  Arti  meccaniche  so- 
no quelle  che  hanno  per  fine,  non  tanto 
Va  promozione  o  cognizione  d'uua  scien* 
zn  qualunque,  quanto  il  solo  guadagno 
manuale  di  spaccio  o  di  trnllìco,  Ap> 
partengono  alla  classe  di  arti  liberali  :  li 
professori  di  scienze  speculative  ,  filoso^ 
fiche  e  filologiche,  compresi  \  teologi  e 
]j  giureconsulti  ,  sebbene  li  primi  siano 
addetti  all'amministrazione  ed  istruzione 
ecclesiastica, li  secondi airaroministrazìo* 
ne  civile.  I  medici,  chirurghi,  farmacisti 
ed  arti  annesse,  che  ricevono  in  una  u- 
ni versila  di  sludi  una  laurea  o  matrico- 
la o  permesso  d' insegnare  o  di  esercì  ta» 
re.  Gli  architetti  e  ingegneri,  con  arti  an- 
nesse, le  quali  esigono  un  formale  corso 
di  studi.  Li  professori  di  disegno,  pittori, 
scultori j  rausaicisti,  incisori,  restaurato^ 
ri, macchinisti,  inventori,  e  simili  arti  au« 
nesse,  qualora  chi  ne  fa  professione  ten- 
ga il  suo  studio  aperto  e  sia  riconosciuto 
caposcuola  con  allievi  rispellivi, ossia  ca- 
po del  proprio  sludio,  GÌ'  impiegali  ne' 
dicasteri  pubblici  o  privali, (jualora  le  lo- 
ro occupazioni  si  rifioriscono  al  perfezio- 
nainenlu  o  esercizio  del  rumo  politico,  am- 
ministrativo, economico,  o  di  qualunque 
altro  ramo  che  riguarda  l'arte  o  scienza 
di  regolare  uno  stato  ed  un'azienda.  Ap- 
partengono ad  una  prima  specie  di  arti 
meccaniche  tutti  (|ue!ti,  che  per  solo  gua- 
dagno e  senza  diretta  vista  di  scienza  a* 
stratta,  o  coltura  d'ingegno,  fanno  pro- 
fessione d'un'arle  relativa  a'bisogui  e  or- 
namenti della  vita,  sia  manualmente,  siu 
con  Iralllco,  sia  con  i'cstìrcizio  d'  uu  uc- 


UNf  71 

gozìo  aperto.  Questi  sono  meccanici-ne- 
gozianti-spacciatori, Sono  altresì  mecca- 
nici, ma  di  seconda  specie,  quelli  che  in- 
dividualmente tirano  un  lucro  colla  sola 
persona,  come  li  servitori,  li  camerieri, 
li  portieri,  le  ordinanze,  gli  esploratori, 
li  mesi»i ,  li  garzoni,  li  facchini,  e  simili. 
Questi  sono  meccanici  personali.  Li  mec- 
canici negozianti-spacciatori, ossia  con  ne* 
gozio  aperto,  si  suddividono  in  due  clas- 
si. Sono  di  1/ classe  o  di I. "ordine  quelli, 
che  ritmendo  la  cognizione  e  perfeziona- 
mento d'un'arte  o  d'una  scienza  mecca- 
nica, con  relazioni  commerciali  all'este- 
ro, si  servono  dell'esercizio  del  loro  ne- 
gozio all'ingrosso,  per  ottenere  uu  guada- 
gno, e  possono  chiamarsi  ancora  com- 
mercianti, come  sono  li  fabbricatori  e  pa- 
droni d'opifici  di  panni,  di  drappi,  di  por- 
cellana, di  vetri  e  cristalli,  ed  altre  simi- 
li industrie,  gli  orefici,  argentieri,  fondi- 
lori,  orologiari,  li  droghieri,  li  cartolai,  li 
librai,  gli  stampatori,  li  commercianti  di 
bigiotterie,  li  mercanti  di  drappi,  di  stam- 
pe, di  sete,  di  colori,  e  di  altri  generi  com- 
merciabili, Sono  di  2."  classe  e  di  1°  or- 
dine, tutti  i  professori  di  arti  manuali  con 
ispaccio  o  esercizio  in  dettaglio,  sopra  og- 
geni  indigeni  e  che  comunemente  non  e- 
sigono  corrispondenze  e  commercio  con 
l'estero,  sia  di  generi  commestibili ,  che 
di  uso  e  ornamento  alla  vita.  1  principa- 
li artisti  di  questa  1^  classe  ,  siccome  si 
trovano  sempre  a  nostro  contatto,  richie- 
dono perciò  un  maggior  sviluppo  e  illu- 
strazione, che  l'autore  eseguì  con  erudi- 
le  note:  ponno  questi  ridursi  a'scguenti. 
Li  Fornarì^  Beccai  o  Macellari,  Pizzica- 
gnoli ^  Cnjfetlieri,  Calzala i.  Barbieri ^  Cu- 
cinieri o  Cuochi y  Ostiy  Trattorie  Alber- 
gatori, Ferraris  Falegnami  e  M aratori , 
Scalpellini^  Tabaccali ,  Rcgattieii  o  Re- 
cattieriyl\JodistiySartoriy  Macchinisti  ma- 
nuali. Non  si  escludono  da  questa  clas- 
sificazione altri  simili  mestieri ,  essendo 
impossibile  di  classificarli  universalmen- 
te, e  perchè  »|ui  l'autore  volle  illustrare 
e  contemplare  isoli  principali.  Questa  '^i/ 


71  UNf 

classe  di  arlisli  manuali  si  riconoscono 
d'assoluta  necessità,  tanto  nel  rapporto 
naturale,  che  nel  rapporto  civile  della  vi- 
ta umana, a  dilFerenza  di  quelli  di  lodas- 
se, che  appartengono  piuttosto  al  lusso  o 
più  specialmeiìiteal  commercio  (del  qua- 
le l'autore  tratta  a  p.  44^^)?  come  si  ri- 
conosce dall'origine  e  scopo  delle  precipue 
arti  suddette  di  2.' classe,  sviluppate  nel- 
r  accennate  note.  A  p.  4^4  lagiona  de* 
doveri  de'professori  di  scienze  e  arti  libe- 
rali; ed  a  p.  519  de'  doveri  degli  artisti, 
ossia  di  persone  addette  ad  arti  e  mestie- 
ri meccanici  e  manuali;  a  p.  5ii  de'do- 
veri  degli  artisti  o  meccanici  negozianti 
spacciatori;  a  p.  526  de'doveri  degli  ar- 
tisti esercenti  le  arti  manuali  in  dettaglio, 
sopra  oggetti  indigeni  e  necessari  alla  vi- 
ta, e  che  non  esigono  comunemente  cor- 
rispondenza commerciale;  finalmente  a 
p.  53o  tratta  delle  disposizioni  ecceziona- 
li della  classe  anomale  d'individui,  che 
non  ponno entrare  nella  partizionee clas- 
sificazione delle  superiori  rubriche  per  la 
varietà  de'  loro  rapporti.  Inoltre  ponno 
leggersi  i  seguenti  capi  nelle  Stuore  del 
p.  Menochio,  centuria  12."  Gap.  62  :  Se 
In  fortuna  aiuta  l'arti,  c.particolannen- 
tc  la  pittura.  Gap.  63  :  Se  convenga  a 
persone  onorate  il  sapere  qualche  arte 
ììianualcyedesercitar.siinessa.  Gap.  64: 
Cìie  (ìiffìcilniente  la  medesima  persona 
puh  riuscire  eccellente  in piìid^ una  pro- 
fessione. Gap.  65:  Dell'  applicarsi  a 
qjudU esercizio  o  studio,  al  quale  la  per. 
sona  ha  inclinazione  e  abilità.  Gap.  66  : 
Dell'amicizia,  e  dell'  emulazione  eh'  è 
fra  quelli  dell'  istessa  professione. 

Bancherolti  o  Banchieri,  Unìversitas 
Bancheriorum  Urbis.  Gambialoridi  mo- 
nete. Il  Dizionario  della  lingua  italiana 
alla  voce  Cambiatore ,  la  definisce.  Ghe 
cambia.  Nome  verbale,  ma  usato  comu- 
nen»ente  in  significato  di  Mercatnnte,c\\Q 
fa  banco  dove  si  conta  e  cambia  mone- 
ta. A  colui,  che  fa  !e  tratte  e  le  sconta,  si 
dice  oggi  Banchiere,  in  latino:  Canipsor, 
JVuntinulariusj  Argentariusj  e  l'officina 


IT  N  T 
di  banchiere,  Ar^eniariaj  anzi  il  banro 
del  cambiatore  fu  detto  Basilica  (/'.), 
perchè  edificato  nel  Foro;  ivi  eia  il  con- 
vegno e  si  raccoglievano  i  mercanti  ad  e- 
sercitarvi  il  comimercio  ,  come  in  Roma 
nel  Tribunale  (F.)  detto  Puleal  dì  Li- 
bone,o\e  un  pretore  o  un  centumviro  giu- 
dicava le  liti  commerciali,  perciò  accor- 
rendovi pure  i  banchieri.  I!  Muratori  in- 
segna che  gli  Argentarii,  erano  quelli 
che  ora  rliciamo  banchieri  ;  e  gli  Exre^ 
ptores  pare  che  fossero  i  notarì  o  scrit- 
tori dedicati  al  loro  servizio.  Si  può  veflerc 
il  paragrafo  di  quesl'  articolo,  Orefici  e 
Argentieri.  Anticamente  il  banchiere  si 
disse  più  comunemente  C<2//7^)?or.Pa paSi- 
sto  V  en)anò  il  Uve^veTaeniinenùJaslitiae^ 
de'i5  giugno  I  588,  Btdl.  Roni.  X.  5,  par. 
I,  p.  200:  Confirmatio  concessionis  affi- 
cii  Nuiunvdarioruni  Universilalibut  Ar^ 
tinnì  Urbis.  Gon  esso  pure  ne  rimosse  gli 
abusi,  ne  ridusse  il  ninnerò,  deput'  per 
un  novennio  in  loro  prefetto  Filippo  Ra- 
venna mercante  genovese  dimorante  in 
Roma,  ordinandogli  di  pagare  annual- 
mente alla  camera  apostolica  scudi  due- 
mila ,  per  sovvenire  alle  sue  necessità. 
Quanto  agli  abusi  e  alla  riduzione  de* 
bancheiotti,  dichiarò  Sisto  V  :  flinc  e^t, 
quod  po^tquani  Nos  certis  rationabili- 
bus  causis  (une  expressis  etìam  publicuni 
comtnoduuì,  concernentibus,  adducti,  sed 
podssimuni  ad  toUendum  quaniplures n- 
busus ,  et  infer  ea<:  ad  evilanduni  plures 
fraudes^  quae  per  Candyiatores  Moneta- 
rum  Urbis  lìancherotti  vulgo  dictos  in 
pub  li  ci,  et  privati  prae/'tidicinm ,  et  da- 
mnuni  non  modicuni  committebantur,  et 
adbuc  forsan  edam  commiftnnfur,  quo- 
rum causa  quamplura  staluta,  ordina- 
tiones^et  banni/nenfa  pluries  diversis  tem- 
poribus facta  fierunt ,  nulLum  tamen 
praeniissis  remedium  unqnani  afferri 
pofuit,  qnod  ab  excessivo  numero  per- 
sonnruin  minus  approbataruni  arteni 
ipsam  exercentium  processi sse,  et  pro- 
cedere accepiiHU'i.  Nos  ex  injuncio  IV O' 
bis  Aposiolicae  sendtutis  officio  pracnùs' 


U  N  T 
six  reclnnì  formnm  ad  Dei  laiidnn  edam 
cinti  aliqiuiLi  dictae  Came.rae  uuLilate  a- 
liasdare  volentesNostro  motti  dictosBaii- 
eliti ios^  seti  fìancheioUos  ad  ntiniei'o  o- 
vlua^inta  rediixeraintis,  ita  nuUiis  aliiis 
practrr  octiuignita  pcrsoiias  aitein  lui- 
ftiMiiodi  ili  ipsa  Ijrbe  exercet-e  valcret. 
Jl  V\i\77H  tìtii'  Eh sci'ologio,  Irai.  7,  cap. 
3o  :  De  Bam-hieii  a  s,  Lorenzo  in  Da- 
niaso  alla  Cancelleria,  cioè  nella  Chie- 
sa di  s.  Lorenzo  in  Damaso  (/  .),  della 
qjinle  feci  {incora  ricordo  nei  voi.  XLVI, 
p.  I  18,  osserva  die  non  seu/a  ragione  i 
hancliieri  presero   per  loro  avvocalo  s. 
Matteo  (/  .)  apostolo  ed  evangelista,  al- 
lorquando nel  I  078  essendo  in  Roma  cre- 
sciiilu  il  numero  loro,  formarono  cano- 
incanienle  una  compagnia,  eh' egli  emi- 
meta  ira  le  universHli,  percliè  il  santone 
esfrcilò  la  professione,  e  che  per  l'invilo 
del  diviu  Mae^ilru  subito  abbandonò,  col 
iienaro  e  il  traliìco,  appena  tlalla  divina 
liocca  ";)prese  il  suo  commercu»  pericolo- 
so all'eterna  salute;  uìenlre  gli  altri  Apo- 
stoli pescatori  dopo  simile  chiamata  tor* 
paiono  alle  reli  ,  per  essere   professione 
più  iniiocenle  e  sicura.  I  banchieri  duu- 
(|ue,  cioè  i  banclierotti  che  cambiavano 
le  monete,  non  i  mercanti  che  attendeva- 
no a'cambi,  si  costituirono   in   sodalizio 
nella  detta  chiesa  e  nel  proprioallareche 
dedicarono  a  s.  Matteo,  dopo  averlo  no- 
bilmente ornato.  Vi  stabilirono  un  cap- 
pellano, e  ne  celebrarono  la  festa  con  so* 
lenniià.  Fra  le  opere  di  pietà  da  loro  e- 
stMcilale,  ricorda  le  visite  a'  confrali  in« 
(eriiM,  ed  i  suilragi  di  (jMe'che  morivano; 
avendo  presente,  per  l'esempio  del  san- 
to tutelare,  clie  in  ogm  stato  si  pvii)  esse- 
re traliicanle  e  santo,  benché  egli   per 
inaijj^ior  sicurezza  abbandonò  la  sua  ar- 
te d'industria.  Il  Bovio  che  3o  anni  do- 
po il  Piazza  pubblicò,  l^a  pietà  trionfati' 
te  nell'insigne  basilica  di  s.  Lorenzo  in 
Daniaso,t\  p.  1  34,dis(:oi'reiulodcllaCo^/j- 
pngniade  Bdiuliieriy  non  ineroanli  iiiou- 
tisti,  ma  cambiatori  di  monete  ,  che  de- 
IcMuiuarono  di  congregarsi  insieme  per 


TTNT  7*5 

altendere  qualche  volta,  ne'glornl  alme- 
no festivi ,  di  proposito  allo  spirito,  nel 
mezzo  di  tante  distrazioni  e  cure  monda- 
ne e  ingolfati  ne'  temporali  interessi;  e 
convenuti  col  capitolo  della  basilica  di  s. 
Lorenzo  ottennero  il   luogo  richiesto,  e 
Gregorio  XI  II  ne  approvò  la  loro  confi  a- 
temila  senza  sacco,  nell'altare  che  eres- 
sero nella  medesima  e  dedicalo  a  s.  Mat? 
teo,  che  decorarono  di  preziose  pitture  e 
arricchirono  di  sagre  suppellettili.  Ma  iti 
seguilo  volendo  essere  seguaci  veramente 
di  s.  Maltei»,  abbandonarono  TuiFizio,  e 
col  mancar  de'banchieri  (cioè  gli  ascritti 
al  soilaiizio  )  cessò  pure  la  confraternita, 
onde  la  cappella  fu  concessa  a  Domenico 
Marchi,  che  maggiormente  nobilitando- 
la, l'mlitolò  al  santo  del  suo  nome.  No- 
tò l'Anndenio  che  molte  famiglie  si  tra- 
piantarono in  Roma  da  Firenze  e  da  Ge- 
nova, con  l'occasione  del  negozio  di  ban- 
co o  di  fondaco,  che  molte  volte  moriro- 
no nelle  tliscie  pe'facili  fallimenti,  benché 
prima  stimate  re  r//  <;//«<7r'/. Quanto  a'fio- 
rentini,  notai  ne'  voi.  LXX  Vili  ,  p.  6q, 
70,  LXXX,   p.   i33  e  altrove,  che  nel 
luogo  dove  i  mercanti,  banchieri  e  fon- 
dacafi  aprirono  i  loro  banchi  la  via  ne  pre- 
se e  conserva  il  nome.   All'  articolo  Mer- 
cante, nel  meilesiino  paragrafo  di  que- 
st'articolo, e  meglio  in  altri  articoli,  par- 
lai delle  Borse  e  dell'istituzione  de'Ban- 
chi ,  degli  agenli  di  cambio  e  de'  listini 
sulle  contrattazioni,  come  nell'  articolo 
Tesoriere, con  altre  nozioni  sul  commer- 
cio e  sulle  pubbliche  (ìnanze.  La  presente 
borsa  anticamente    si  disse  Loggia  de 
iU creanti  :  di  (pieste  loggie  e  delle  suc- 
cessive borse  parlai  in  motti  luoghi.  Ne' 
n.i  73  e  75  del   Giornate  di  Honia  del 
1  854  sono  riportati:  il  lìegola mento  deL 
la  Borsa  di  txnma;  ed  il    lìegoLainento 
per  gli  agenti  di  cambio.  Il  eh.  Kambel- 
ii.  Lettere  intorno  in\'eiizioni  e  scoperte 
ìtalianeyViì^^\otu\  nella  leti.  94:  Lettere  di 
Cambio,  (jmde  italiano  trovato,  avendo- 
ne con  dottrina  pienamente  rivendicata 
lu  gloria  il  eh.  conleCitludella  Vigodar- 


74  UNI 

zere  ne^  Cenni  istorici  sulla  invenzione  del- 
farte  cambiaria,  Padova  1 838.  L'opera 
dell'encomialo  Uambelli  contiene  prezio- 
se notizie  sulle  arti  e  sui  mestieri.  Alcuni 
banchieri  furono  particolari  Tesorierì[F'.) 
e  depositari  de'Papi,  In  Francia  lo  Spe- 
dizionierefF.JòeWe  bolle  e  dispense  pon- 
tificie anticamente  si  chiamò  Banchiere 
Spedizioniere [f^^.y  Questi  erano  una  spe- 
cie di  Sollecitatori  (F.)  della  spedizione 
iWgli  atti  che  s'imploravano  dalla  s.  Sede, 
o  si  domandavano  dalla  legazione  d'A- 
vignone.NeH'antichilàe  nelle  leggi  roma- 
ne, i  banchi,  i  banchieri,  le  ditte  e  le  case 
di  lagione  si  chiamarono  con  diversi  vo- 
caboli :  Ar^entarii^  Jrgenlarii  Coacto- 
reSj  Argentariae  niensaeexercitores,/fr' 
giropratae e  Argirognomonae.  Questi  ul- 
timi pelò  erano  piuttosto  saggiatori  del- 
Ja  Moneta.  Altri  vocaboli  sono:  Banca- 
rii,  Cermaiisfae,  Coactores ,  Collectarii^ 
Collybistae,  Danistae^  31ensarii,  Nuni- 
niiilarii,  Trapezitae.  A'tempi  di  Cicero- 
ne si  conoscevano  le  operazioni  bancarie 
in  Atene. Neil 83oravv.  Vannutelli pub- 
blicò un  importante  scritto,  in  cui  provò 
che  gli  antichi  nummulari  aveano  una 
piena  conformità  co'  nostri  banchieri. 
L'avv.  Martinetti,  La  Diceologia,  l.  2,  p, 
460  ,  riporta  monumenti  che  provano 
l'anlichiln  de' falTunenti  e  della  scrittura 
di  cambio.  Finoda'tempi  di  Plauto  si  de- 
plorava l'iniquità  de'bancherotli  dolosi, 
che  quel  scrittore  pose  in  ridicolo  nel  Cur- 
cui,  ad.  3,  se.  I.  Cicerone  non  solo  prova 
che  la  buona  fede  è  l'anima  del  commer- 
cio, ma  la  somma  moralità  de'banchie- 
fi  del  suo  tempo,  che  si  chiamavano  per 
fintonomasia  Homiues  honesli.  Devono 
i  banchieri  tanto  per  stimolo  di  commer- 
cio, quanto  per  impulso  morale  di  religio- 
ne, usare  la  più  grande  fedeltà  e  puntua- 
lità co'corrispondenli,  e  non  far  mai  trat- 
te ed  assegne,  se  non  hanno  i  fondi  da  sod- 
disfarle. I  banchieri,  le  ditte,  le  case  di 
ragione,  il  commercio  del  denaro  di  piaz- 
za >n  piazza,  sono  mezzi  di  facilitazione 
per  r  andamento  della  società  ,  per  cui 


UNI 

seppure  ritennero  nomi  diversi  presso 
l'antichità,  adempivano  in  sostanza  il  me- 
desimo oggetto  e  ritenevano  un  metodo 
nella  scrittura  consimile  a'tempi  nostri: 
come  pure  i  fallimenti  de'banchieriocomr 
niercianti,  che  accadevano  nell'antichità, 
si  registravano  nel  diario  antico  romano, 
insieme  al  giudizio  proferito  da'  Tribu- 
nali di  Roma^  precisamente  come  si  usa 
con  l'odierno  costume. 

Banchieri  V.  i  paragrafi  di  questo  ar^ 
licolo,  Bancherotti  e  Mercanti  Merciari. 

Banderari.  V.  il  paragrafo  A^  Mer- 
canti Merciari  e  Artigiani. 

Barbieri  e  Parrucchieri ^  Universitas 
Tonsorum  vel  Barbitonsoruni  Urbis,  U- 
niversità,  sodalizio  e  collegio  che  com- 
prende i  maestri  dell'arte,  ed  anche  igio^ 
vani  e  delti  aspiranti.  Quest'arte  in  tut- 
ti i  suoi  rami  è  bella,  necessaria  e  impor- 
tante, comechè  ornamentale  del  volto  in 
cui  è  riprodotta  l'immagine  di  Dio;  e  ri- 
chiede non  comune  abilità  e  genio,  svel- 
tezza nell'esercizio,  educazione  civile  e  po-r 
lite  maniere,  per  avvicinare  i  suoi  profes- 
sori quotidianamente,  con  domestichez- 
za e  intimamente,  tutte  le  classi  della  so.- 
cietà  d'ambo  i  sessi.  Nel  suo  complesso, 
per  imparare  tutta  l'arte  a  perfezione,  ri- 
chiedesi  non  breve  tempo  e  molta  intel- 
ligenza. Ora  in  generale  è  io  decadenza, 
per  ragione  di  tempo  e  di  moda;  l'uno  e 
l'altra  essendo  molto  variabili,  per  natu- 
rale conseguenza  può  a  un  trailo  risor- 
gere al  suo  lustro.  Vedasi  Malfi,  //  Bar- 
biere, Nàpoli  1626  con  figure,  libro  ra- 
ro. M.  C.  T.  Rangoni,  De  Capillamen- 
tis  seu  vulgo  Parucquen ,  Magdeburgi 
i663.  È  cessalo  quasi  del  tutto  l'uso  co- 
mune delle  Parrucche  (^.),  che  ne'cor- 
ligiani  sarebbero  necessarie ,  per  essere 
sempre  esposti  a  restare  col  capo  scoper- 
to, con  nocumento  della  salute,  che  deve 
curarsi  soprattutto  per  la  prima  cosa.  \\ 
cortigiano  sia  nobile,  sia  magnate,  sia  do- 
mestico di  primaria  condizione,  è  sempre 
fra  gli  agi  della  corte;  da  questi  a  un  Irat- 
lo  passa  alle  più  gravi  esposizioni  dell'a- 


U  N  I 
ria  libera  e  dell'intemperie  de*lempi,  con 
quello  stesso  capo  scoperto  in  cui  vive  tra 
i  riguardi,  il  calore  delle  stufe  e  ogni  de- 
licata comodità.  Osserva  il  Thiers  nell'/- 
sioria  delle  perucche ,  che  in  Francia  i 
cortigiani,  que'  di  capello  rosso,  ed  i  li- 
gnosi  furono  i  primi  a  usarle.  Tosto  l'e- 
sempio de'corligiani  fu  imitato,  perchè  i 
Joro  costumi  furono  seippre  fondamento  e 
gran  moven  te  alle  mode,  e  pe'primi  ne  scr 
guirono  l'esempio  tulli  quelli  cheappar- 
lenevano  al  Teatro  [V.),  indi  il  resto  del- 
la società,  e  così  il  costume  divenne  quasi 
universale.  Rapidamente  il  numero  de' 
parruccanti  si  moltiplicò  tonto,  che  nel- 
la stessa  Francia  con  pubblico  editto  si 
ordinò  neliGSg  la  creazione  di  200  bar- 
bieri,stufaroli  e  perucchieri. Qualche  tem- 
po dopo  i  perucchieri  con  1'  esercizio  di 
loro  interessante  professione  inondarono 
tutta  la  Francia,  e  questo  fu  iutitato  dal- 
le altre  nazioni,  sino  alla  rivoluzione  che 
pose  a  soqquadro  grandissima  parte  di 
europa  nel  termine  del  secolo  passato. 
Fu  allora  che  si  cominciò  ad  abbandona- 
le le  parrucche,  e  si  passò  a  un  gitro  e- 
slremo,  a  tagliare  i  capelli  corti  ,  che  si 
dissero  alla  brula,  cioè  alla  foggia  del  pro- 
totipo dellp  democrazia  il  romano  Bru- 
to  ,  e  così  le  lesle  divennero  verameule 
leggiere!  più  leggiere  che  leggiadre.  An- 
zi nell'invasione  dello  stalo  pontificio,  i 
repubblicani  francesi ,  colla  prepolente 
legge  del  più  folle,  imposero  od  esso 
quelle  durissime  condizioni  che  deplorai 
in  tanti  luoghi  e  a  Tolentino  (l^.}j  tra  le 
quali  vollero  tra'primari  oggetti  d'arte, 
i  busti  de'due  Bruti  ch'erano  in  Campi- 
doglio. La  cessazione  delle  parrucche  fu 
(:eleremente  progressiva,  il  che  degradò 
l'arte  lonsoria,  come  in  Uomu,  per  man- 
canza d'esercizio  nella  lavorazione  de'car 
pelli,  e  impoverì  coloro  che  la  professa- 
no, mentre  prima  i  guadagni  loro  erano 
copiosi  e  la  loro  abilità  stimata,  uuissime 
dalle  clasài  elevale.  Il  modo  come  ora  co- 
munemeule  si  portano  i  Capelli  (^'.),  ne 
ha  ridotta  la  Tonsuia^f''.)  a  un  nouuul- 


UNI  75 

la  di  semplice  scorciamento  nelle  sole  e» 
stremila  riunite,  massimamente  per  le  le- 
ste della  gioventù  di  Roma;  rare  inoltre 
essendo  le  ornature  del  capodelledonne, 
le  quali  da  per  loro  lo  eseguiscono  in  mo- 
do semplicissimo,  non  senza  qualche  a- 
iuto  artificiale,  corrispondente  al  gu- 
sto e  costume  della  lesta  degli  uomini, 
tranne  l'eccezione  per  quelle  che  inter- 
vengono alle  grandi  società  e  feste  not- 
turne, in  cui  si  usano  le  gioie,  i  fiori  e 
altri  eleganti  abbigliamenti  per  ornare 
la  capigliatura  ;  e  tranne  la  Maschera  e 
il  7Vrt/ro(/^.),  ove  sì  riproducono  anche 
le  foggie  antiche.  Le  pettinature  dell« 
donne  si  esercilanoda  alcuni  tuttavia  con 
perizia  d'arte;  si  eseguiscono  pure  da  al- 
tre femmine,  per  professione  o  servizio 
domestico,  come  l'antiche  ornatrici,  del- 
le quali  il  marchese  Guasco  alessandiino 
cj  diede  l'opera  che  ricordai  altrove:  Del- 
le ornatrici  e  de'  loro  uffizi ,  ed  insieme 
della  Superstizione  (  V.)  de' gentili  nella 
chioma,  e  della  coltura  della  medesima 
presso  f  antiche  donne  romane ,  Napoli 
1775.  Gl'irriperatori  e  altri  Sovrani  so- 
levano mandare  i  capelli  del  loro  Figlio 
(V.)  primogenito  a'Papi,  perchè  li  adot- 
tassero per  figli,  11  p.  «Menochio  nelle 
SluoreyCevìi.  6.",  tratta  nel  cap.  74  :  Di 
un  certo  rito  di  mandare  li  capelli  al 
Papa.E  nella  ceni.  7.V'«p.  65  :  Dell'ora- 
zione composta  da  Giuliano  apostata, 
'€ intitolata  Misopogone^ciocodio  della 
barba.  La  Barba  (/^.)  stessa  ora  da'seco- 
lari  poco  si  rade,  lasciandosi  crescere  da 
buona  parie  degli  uomini, e  con  veslimeu- 
laairaltosproporzionaleeper  nidla  analo- 
gheecorrìspondenti.  Infatti  pel  migliora- 
mento e  riforma  del  costume  nelle  resti 
(/'.),sullalformaecoloredegliabilide'due 
sessi,  neh  85)  si  costituì  in  Roma  una  so- 
cietà di  artisti,  di  cui  ragiona  il  t.  21  deb 
V/llbuni^  per  modificare  con  ilignità  l'a- 
spetto della  figura  iimiino,  riconoscendq' 
si  complicato,  assurdo  e  alterato  l'  abbi* 
glia  mento  dell'attuale  Europa;  col  l'i  nten- 
dimenio  eziandio  di  rendere  il  vesliuno 


76  UNI 

semplice,elegante,digniloso,comodo,con- 
veniente;  in  accordo  colle  stagioni,  al  cli- 
ma,alle  circostanze  d'ogni  paese,e  così  cor- 
reggere la  deformala  umana  figura  del- 
l' Uomo  e  della  Donna(  F.).  Ma  avendo  ri- 
messo gli  uomini  la  barba, è  da  sperare  che 
Della  generalità  non  procedino  più  da  qua- 
si giovani  sbarbati, ma  con  senno  e  gravità 
morale!  Altri  usano  mezze  barbe, o  bafti, 
o  moschetti, o basette,©  scopettoni, ovve- 
ro gli  uni  e  gli  altri  a  un  tempo,  per  cui 
in  taluno  il  volto  è  divenuto  una  carta 
geografica,  e  la  mano  del  barbiere  deve 
essere  esperla  e  cauta  ,  per  non  radere 
col  rasoio  i  peli  che  sotto  le  nominate 
foggie  e  forme  si  lasciano  crescere,  secon- 
do il  proprio  volere  e  capriccio.  Que' 
poi  che  si  radono  tutta  la  barba,  buona 
parte  di  essi  l'eseguiscono  da  per  loro,  fi- 
gli è  per  tulio  l'accennato,  che  l'arte  in 
lloma  è  in  decadenza,  ed  i  suoi  professo- 
ri poco  lucrano  in  proporzione  di  prima. 
Pure  in  questo  ancora  il  Lusso  (F.)  e  la 
moda  ponno  in  breve  variare  tali  condi- 
zioni, il  Magri,  Notizia  de  vocaboli  ec* 
cksiasliciy  dice  che  il  barbiere  fu  anco 
chiamato  Ustriculus  o  Striculas,  da  IJ- 
striculae  istromenlo  di  ferro,  col  quale 
infuocalo  si  bruciavano  i  peli  del  volto 
per  comparire  giovane  sbarbato.  Anche 
i  vescovi  sono  tonsori  co'  Chierici  [F.)  e 
colle  Religiose (P^.):  a'primi  v\e\\'  Ordiiia- 
z/o«t(/'.)colle forbici  tosanoicapdlli efan- 
no la  Tonsura ^  e  nelle  Sconsagrazioni 
(^.)  tagliano  i  capelli  in  modo  che  scom- 
parisca la  Chierica  (F.)ja\\e  seconde  nel- 
le Feslizioni  (/^»)  tagliano  colle  forbici 
tutta  la  chioma.  Aulicamente  era  comu- 
ne nelle  Sagrestie  (/^.)  lo  Specchio  (nel 
quale  articolo  dissi  pure  di  quelli  tasca- 
bili per  assestare  da  per  se  l'acconciatu- 
ra de* capelli,  della  parrucca,  della  bar- 
ba, de'b.ilH  ec,  come  una  toeletta  ambu- 
lante, mediante  il  peltine  e  la  scopetta  ad 
esso  uniti;  e  parlai  pure  degli  spilloni  o 
crinali  usati  anticacnenle  dalle  donne),  ed 
il  Pettine  (/'.),  per  assestarsi  la  chioma 
e  la  barba  da'minislri  dell'altare  inuaa- 


UNT 

zi  di  recarsi  a  quello,  per  comparire  al  po- 
polo colla  maggior  decenza  e  compostez- 
za; oltre  i  cuscinetti  colle  spille,  onde  per 
lo  stesso  fine  decoroso  accomodarsi  be- 
ne le  vesti  sagre.  E  che  gli  antichi  cri- 
stiani, ancoi  vescovi, si  seppellivano  col- 
lo specchio  e  il  pettine,  li  Borgia,  Difc' 
sa  del  dominio  temporale  della  Sede  a- 
postolica,  a  p.  24  riporta  la  lettera  di  s. 
Gregorio  1  Papa  del  Sgo  a  Romano  Di- 
fensore {F.)y  ed  osserva  le  cose  trattate 
in  essa.  E  primieramente  ordina  a  Roma- 
no di  reprimere  l'audacia  de  Tonsurato- 
li che  volevano  farla  da  Difensori.  Que- 
sti tonsuralori,  Tonsuratores ,  altri  vo- 
gliono che  fossero  chierici  minori,  ed  al- 
tri laici  distinti  per  la  tonsura  de'loro  ca- 
pelli ,  i  quali  muniti  di  lettera  del  som- 
mo Pontefice  erano  in  qualità  di  agenti 
e  fattori  destinati  a  soprintendere  a' co- 
loni e  possessori  de'predii  della  Chiesa  ro- 
mana  nella  Sicilia.  Ne  fa   menzione   lo 
stesso  s.  Gregorio  1  nell'Epìst.  32,  lib.  2, 
ad  Petrum  suhdiaconwn  Siciliae,  nella 
quale  così  gli  dice:  St  vero  de  laicis  Deuni 
tinienlibus inveneris ut  tonsurari deheant, 
et  actionem  sub  recto  re  fieri,  omnino  li- 
henter  fero.  Quibus  necesse  est  ut  etiani 
epistolae  transmittanfur.Seìn  questo  pas- 
saggio si  parla  di  tonsura  civile  ,  e  non 
già  ecclesiastica,  esso  è  molto  analogo  al- 
l'altro del  libro  Pontificale^  nel  quale  nar- 
rasi che  a  Papa  Adriano  1  si  offrirono  de 
diversiscivitatibus  Ducatus  Spoletini,c^\\ 
giurarono  fedeltà  ,  e  si  fecero  tonsiuare 
alla  romana, cioè  vennero  ridotti  nelle  lo- 
ro barbe  e  capellature  alla  foggia  roma- 
na, prima  seguendo  il  costume  longobar- 
do, secondo  il  quale  l'une  e  l'altre  por- 
tavansi  lunghe,  tonsura  però  diversa  dal- 
la clericale.  Il  Medico  (f  .)  sinodalla  più 
remota  antichità,  non  solo  esercitò  la  Me- 
dicina (/^.),  ma  anco  la  Chirurgia  (/',). 
In  tali  articoli  dissi  che  anticamente  alla 
medicina  era  unita  la  chirurgia,  e  soltan- 
to dopo  la   metà  del  secolo  Xll  la    chi- 
rurgia divenne  una  professione  distinta 
dalla  medicina,  e  da  essa  fu  iuleramen- 


UN  l 

le  separnln.  Quando  i  concilii  del  i  i3i 
e  altri  successivi  vietarono  agli  ecclesi«« 
siici  l'esercizio  della  chirurgia, permelteii- 
do  loro  soltanto  qtiello  della  medicina, 
essi  per  le  operaz^ioni  in  cui  adopera  vasi 
il  ferro  e  si  dovea  incidere  o  tagliare,  si 
servirono  de'barbieii,come quelli  che  ma- 
neggiando quotidianamente  il  mobile  e 
tagliente  rasoio  hanno  la  mano  ferma  e 
sicura.  Ad  esempio  degli  ecclesiastici ,  i 
Diedici  secolari  si  servirono  de'  barbieri 
nelle  operazioni  col  ferro.  Narrai  ancora, 
che  in  Francia  dopo  il  secolo  XII  la  fa- 
colla  medica  chiamò  i  barbieri  per  con- 
fidar loro  i  soccorsi  della  chirurgia  ma- 
nuale. In  seguito  gl'inizio  nelle  grandi  o- 
perazioni,  e  poi  li  fece  unire  al  corpo  de* 
chirurghi.  In  tal  modo  la  facoltà  medica 
col  servizio  de*  Chirurghi  (P\)  barbieri 
tenne  per  diversi  secoli  la  chirurgia  sot- 
to l'esclusiva  sua  dipendenza.  I  medici  si 
limitavano  a  istruire  i  chirurghi-barbie- 
ri nell'anatomia,  nella  flebotomia,  nel  fa^ 
re  amputazioni.  Nel  secolo  XVI  France- 
sco Il  re  di  Francia,  flivorendo  i  chirur- 
ghi, i  barbieri-chirurghi  doverono  unir- 
si a  loro  e  formare  una  sola  corporazio- 
ne ,  però  quanto  agli  ultimi  con  molle 
restrizioni  nell'esercizio  dell'arte.  Final- 
mente i  chirurghi  con  1*  istituzione  del- 
Taccademia  chirurgica,  stabilirono  il  pi  i- 
Talivo  esercizio  dell'alta  chirurgia  e  si  se- 
pararono da'chirurghi- barbieri.  A  que- 
sti fu  lasciata  la  flebotomia  e  1'  esercizio 
della  bassa  chirurgia.  Perciò  Ano  a'nostri 
giorni  quasi  tutti  i  maestri  de'barbieri  e 
parrucchieri  doveano  esercitare  la  bassa 
chirurgia,  almeno  la  flebotomia.  Anche 
questa  in  essi  è  decaduta  ,  perchè  pochi 
l'esercitano,  dopo  over  trascurato  l'utile 
prerogativa,  specialmente  dopo  l'aumen- 
to de' chirurghi,  e  dopo  che  tutti  questi 
iit)n  più  ebbero  alcuna  ripugnanza  perla 
flebotomia;  la  quale  nell'esercizio  richie- 
de mano  franca,  ferma  e  sicura,  e  la  teo- 
rica e  pratica  conoscenza  delle  vene,  on* 
de  evitare  quelle  gravissime  conseguen- 
ze, che  iu  avanti  li  teueva  più  iu  liser- 


UNI  77 

va  nel  cavar  sangue;  in  un  tempo  cioè 
che  quasi  priva  ti  vainenle  si  eseguivano 
da'barbieri-chiriM'ghi  i  snlassi,ondea'chi- 
rurghi  per  la  loro  non  continua  pratica, 
ne  proveniva  una  tal  quale  ripugnanza 
di  fare  il  flebotomo,  massime  ne'profes- 
sori  di  bella  fama,  poiché  una  cavata  di 
sangue,  per  le  sue  funeste  conseguenze, 
poteva  e  potrebbe  assai  pregiudicare  il 
loro  credito.  Così  i  grandi  pittori,  gene- 
ralmente parlando,  non  sono  perfetti  ri- 
trattisti 3  poco  amando  di  esercitarsi  ia 
tale  circoscritta  parte  dell'arte,  onde  per 
lo  più  non  ci  si  dedicano  per  timore  di 
non  felice  riuscita,  e  ne  lasciano  l'impre- 
sa a  quelli  che  vi  si  adattano  o  od  lioc 
hanno  il  genio  di  riprodurre  fedelmente 
la  nostra  immagine.  A'baibieri  esercilan- 
li  la  flebotomia  e  la  bassa  chirurgia  pon- 
no  essere  utili  le  operedel  gesuita  fr.  Pie- 
tro Antonacci,  scritte  egregiamente  pe* 
Missionari  apostolici  e  pe'  F^icari  apo^ 
slolici  (  /^\),non  che  le  seguenti.  Melli,  La 
lancetta  pratica,  Venezia  1742-  Mala- 
vasi,  Manuale  de  casi  urgenti  in  medici' 
na^  Modena  1 840.  De  U.A\\Ue\s, Della  vir- 
tù de'  medicamenti,  Roma  1810.  Tro- 
mandorff, /^r/e^ir/ce/tord',  Milano i8o3. 
Dizionario  de' termini  di  medicina,  chi- 
rurgia,  veterinaria,  Milano  1 828. Ne'vol. 
XIII,  p.  1 1 2,  XLI V,  p.  86,  raccontai  che 
in  Roma,  Ano  ad  anni  addietro,  sulle  por- 
te esterne  de'barbieri-chirurghi  eravi  u- 
na  tavola  dipinta  esprimente  un  braccio  o 
un  piede  colle  sanguigne  aperte  e  l'iscri- 
zione: Quisi  cacasangue.  Ora  sonorare, 
anco  perchè,  conje  già  notai,  pochi  di  es- 
si esercitano  la  flebotomia.  Di  più  dissi, 
che  le  pareli  esterne  delle  stesse  porte  e- 
rnno  dipinte  di  bianco  e  di  turchino  con 
de'  gigli  di  colore  giallo.  Si  vuole  che  il 
contrasto  di  tali  colori  servisse  a  facilmen- 
te indicare  nel  buio  della  notte,  prima  che 
le  Strade  di  Homa  (/  .)  fossero  illun^i- 
nate,  che  ivi  era  il  flebotomo,  che  in  cer- 
ti non  raii  casi  colla  sua  prontezza  a  tem« 
pò  può  diue  la  vila  m\  un  apoplrlico.  Pe* 
gigli  poi  si  volle  spirgurcMpiunto  si  uai** 


78  U  IN  1 

la  della  famiglia  di  Papa  Pio  IV  de  IMe* 
dici,  la  quale  da  alcuni  si  pretende  oi-i> 
ginata  da  un  barbiere-chirurgo,  poiché 
neilaraie  di  casa  de  Medici  [f^.)  tonna- 
ta da  palle, una  di  queste  ha  sopra  diver* 
si  gigli.  Anzi  opinano  altri  che  i  de  Me- 
dici, poi  gtanduchi  di  Toscana  (F.),  de- 
rivarono da  un  medico,  il  quale  adottò 
per  cognome  il  nome  di  sua  condizione 
e  per  stemma  le  coppette  di  vetro,  le  qua- 
li poi  furono  convertite  in  palle.  Il  cele- 
bre Bonarroti  suppose  o  ritenne  vera  la 
tradizione  sulla  discendenza  della  fami- 
glia di  Pio  IV,  perché  nell'erigeredi  suo 
ordine  la  Porta  Pia  (/^.),  forse  e  come 
spiegano  alcuni, con  allusione  a'barbieri- 
chirurghi,  con  bizzarro  disegno  nelle  de- 
corazioni esterne  di  travertino,  che  di- 
consi  satiriche  ,  scolpì  in  bassorilievo  a- 
sciugamani,  catini,  e  saponelle  per  figu- 
rar le  palle  Medicee.  Per  morte  di  Pio 
IV  restata  imperfetta  l'estremità  dell'e- 
difizio,  il  regnante  Pio  IX  lo  fece  com- 
piere nel  1 853,  il  che  notai  nel  voi.  LXX, 
p.  145».  I  barbieri  fiorirono  in  tutte  le 
corti,  per  la  loro  condizione  sociale,  che 
in  parte  accennai  e  meglio  poi  dirò  con 
altri.  Ora  solo  dicendo  della  pontificia, 
farò  osservare  che  il  j  .^'documento  in  cui 
si  nomina  il  barbiere  del  Papa  è  il  ruolo 
di  Nicolò  111  del  1277,  il  più  antico  che  si 
conosca,  in  cui  è  nominato  :  MagisterJa' 
cobus  Barberius,  fra  la  classe  àeServien- 
les  nigrijaWa  quale  pure  appartenevano 
l'arci-cuoco,  il  ferraro,  il  sartore,  l'orefi- 
ce, come  notai  a  Famiglia  pontificia,  ove 
lo  riportai.  Il  2.°  docun»entosi  ricava  dal 
codice  pubblicalo  dal  p.Galtico,/^c/aCrte- 
remonialiajp.i63:  De  Offìcialìbus  Pa- 
lalii Pontificii ySCi'ìtio  nel  1409  per  l'ele- 
zione d'Alessandro  V,in  cui  si  legge.  XIV. 
De  Barberio.  Iieni  Dominus  ISoster  de- 
het  Barberiiini  sibi  eligere  idonciwi ,  et 
expertuniy  qui  Suae  Sanctitati  de  arte 
sua  servial^quotiens  opusfuerit.  Iste  ati- 
lem  Barberius  non  consuevit  in  Palatio 
tanierani  habere,  nec  vìctuni  rtciptre; 
sed  eideni  duri  debenl  slipeiidia  ioliUi 


U  N  I 
darl  uni  senzienti  armoruni  (cioè  MaZ' 
zitri)y  quae  si  eidein  non  soL'anlur  ,  vi- 
tani  in  Palatio  habere  debet.  Ad  istius 
offlciuni  pertinet,  quotiens  Papa  equilal, 
valiaiani  rubean\  ante  se  portare,  et  e- 
tiani  reposiioriani  milrae,  si  in  officio  so- 
lus  exislatj  si  vero  due  essente  unus  por- 
taret  dictuni  repositorium  ,  alias  vero 
dictani  valisiam.  Segue  De  Offìciali- 
bus  S.  R.  E.  Cardinalium.  XV.  Of fi- 
cium  Barbilonsoris.  Barbitonsor  ultra 
arteni  suani  debere  stare  ad  credito- 
riunì j  sive  ad  credentiam  Domini^  et  re- 
cipere  quod  Domino  portatur  per  buli* 
culariumj  et  siniiliter  de  fructibus  ,  qui 
portantur  per panelerium,  et  de  ipsis fa- 
cere  credtnliam,  cuin  vinuni  propinatur^ 
vel  frucius  portantur  Domino,  citi  debet 
assistere  eliam  unus  ex  cubiculo riis.  Di'- 
bet  eliam  portare  maletam  (idest  bui" 
gam),  sive  valisiam  cuni  pannisy  cum  Do- 
ìiiinus  tquitatj  et  si  barbitonsor  non  sii 
in  domOj  praedicta  pertinent  ad  scutife- 
rum  minorem,  scilicel  qui  ultimo  venit  ad 
servitia  Domini. \\  barbiere  del  Papa  an- 
licamentefu  uno  de  Camerieri  o  Aiutan- 
ti di  Camera  del  Papa,  ovvero  uno  de* 
suoi  Scopatori  segreti  (f^-)j  e  pare  cziau* 
dio  uaCubiculario'ìnciw'ìcato  specialmen- 
te di  tale  ofìlcio.  Nel  voi.  XXIII,  p.  83, 
riportando  il  ruolo  d'Innocenzo  X,  notai 
che  il  suo  barbiere  e  uno  degli  aiutanti 
di  camera  fu  Michelangelo  Augurio  o 
Bonauguiio  di  Fano  canonico  de'ss.  Cel- 
so e  Giuliano;  altrettanto  riferisceNovaes, 
ma  chiamandolo  cameriere. Non  deve  me- 
ravigliare un  ecclesiastico  barbiere  pon- 
tificio, imperocché  aulicamente  il  deca- 
no de'Palafrenieri(F.)de\  Papa  non  po- 
teva essere  coniugalo,  e  alcuni  furono  ca- 
nonici. Che  poi  non  sempre  il  barbiere 
de'  Papi  tu  Aiutante  di  Camera  (ne  ri- 
riparlai nel  voi.  LXXlX,p.  276  :  in  mor- 
te d'un  aiutante  di  camera,  il  Papa  no- 
mina il  successore  con  biglietto  di  mg. 
niaggiordomo,  come  leggo  ne'  Diari  di 
Roma  che  l'annunciano,  ed  un  esempio 
è  ucl  iì°  2004  del  1 794)>  P>  ova  ne  sono 


UN  l 
le  diverse  relnzioiii  de'  Possessi  de*  Pa- 
pi pubblicale,  da  Caucellieri,  nelle  qua' 
liil  barbiere  incedeva  in  della  Cavalca- 
ta e  iti  altre  solenni,  dopo  i  gentiinoini- 
ni  e  tulvulla  dopo  il  baronaggio  lontuuo, 
mentre  gli  aiutanti  di  camera  incedeva- 
lìo  in  seguito.  Si  legge  peilanto  nel  pos- 
sesso d'Innocenzo  Vili  nel 1 484,  clie  ap- 
presso a' Famigliari  de' Cardinali  cavai* 
cavano:  Deinde  Barhilonsor  Papae  ciini 
valisia  scarlaUo,  in  qua  crai  cappa,  si- 
ve  nianliiy  ac  aliae  veslts  Papae.  Sartor 
Papae  Clini  simili  valisia^  in  qua  etiain 
necessaria  prò  Pontifìce.  Familiares^scu 
Sculi  feri  Papae.  Nobiles  Curiae,etc.  Pel 
possesso  di  Leone  X  nel  i5i3  è  detto. 
Barhilonsor  Papae,  et  Sartor Papaeciini 
valisiis.  Senti/eri  Papae.  Camcrarii  Pa- 
pae. Pel  possesso  di  Gregorio  XIV  nel 
j  5c)0.  Nobiles  viri  romani  super  equos 
gentrosos insidentes,et pretioso  ìiahilu  in- 
duli.  Tubicines  S.  S.  per  viam  fere  con- 
tinuo sonanles.  Tonsor,  el  Sulor  S.  S. 
cum  bulgiis  seii  valisìis.  Scutiferi  Papae, 
Cubiculariij  eie.  Pel  possesso  di  Clemen- 
te Vili  del  1592,  dopo  le  Lettìglie  pon- 
tincie,  cavalcavano  il  barbiere  e  il  sarto* 
re  del  Papa  co'cappolli  rossi  e  valigie  di 
Sua  Santità,  e  dietro  seguivano  gli  scudie- 
ri, i  camerieri  ec.  Allorché  poi  Clemen- 
te Vili  fece  l'entrata  solenne  in  Ferrara, 
come  ivi  raccontai,  era  pi  eceduto  dal  suo 
barbiere  e  dal  suo  sartore;  come  pure  da 
due  suoi  aiutanti  di  carnei  a  con  due  va- 
ligie di  velluto  rosso,  seguili  dagli  avvo- 
cati concistoriali.  Pel  possesso  di  Leone 
XI  nel  i6o5,  cavalcavano  dopo  molti  ba- 
ronìe titolati,  gli  scudieri  del  Papa,  e  ap- 
presso il  sartore  e  barbiere  del  l*apa  ve- 
stili di  cappotti  rossi  e  veste  lunga  del  me- 
desimo colore,  portando  le  valigie  del  Pu- 
pa. Indi  le  lettighe  pontificie,  il  maestro 
di  stalla,  i  Iroajbetti,  cavalcando  poscia 
gli  aiutanti  di  camera  di  S.  S.  :  cosi  nel 
possesso  del  i6o5  stesso  di  Paolo  V.  lu 
altri  possessi  cavaloarono  col  barbiere  e 
il  saiioie,  anche  il  furnaro  e  il  custode 
degli  orli  del  Pupu^couic  ricordai  nel  vul. 


UNI  79 

L,  p.  284  e  in  altri  luoghi.  Altre  notizie 
sui  barbieri  del  Papa  le  registrai  nel  voi. 
Xllljp.iog,  dicendodi  quello  di  Giovan- 
ni XXII,  che  con  altri  primari  uflìciali  e 
prelati  avendo  attentato  alla  sua  vita,  fug- 
gì con  altri,  ed  alcuni  furono  puniti  giu- 
stamente con  rigore.  Ivi   pure  dissi  che 
Bobino  di  Sinigaglia  fu  serviente  d'armi 
o  Mazziere  (^.),  barbiere  e  chirurgo  di 
Urbano  V  e  Gregorio XI.  Che  i  barbie- 
ri sono  annoverati  tra'  Conclavisti  {^F.) 
àe\  Sagro  Collegio  de  Cardi  noli, \q  indi- 
cai più  sopra.  Il  Torrigio,  flistorica  nar- 
ratione  della  chiesa  di  s.  Giacomo  in  Bor- 
go, a  p.  68,  riporta  la  seguente  memoria 
sepolcrale  posta  in  tale  chiesa.  D.  O.  M. 
Antonio  Mariae  Pazzulo  Barbitonsori 
e  ivi  romano,  genere  et  animo  nobili,  qui 
plurimis  Reverendissimis  Cardinalibus 
sacri  Collega  ob  /idem  cariis  ,  Urbique 
et  Curiae  probalus  sub  Cltmtnle  FU, 
in  Burgos.  Petri  continuus  sua  arte  Ma- 
gisler  20  amplius  annos  vixerat  infìr- 
initate  pleuritica  assumptus  est  magno 
Franciscae  iixoris,  et  amicorum  dolore. 
Vixil  annos  3 7,  mens.  3,  dies  i4-  Obiit 
die  3  mensis  Julii  1 53o.  Di  più  nello  sles- 
so libro  è  registralo  come  ammesso  nel- 
la confraternita  di  s.  Giacomo,  Antonio 
da  Varese  barbiere  di  Clemente  VII  il 
i.%narzo  i534.  H  Rinaldi  negli  Annali 
Ecclesiastici,  sulla  barba  e  sui  barbieri, 
sui  capei  li  e  chioma,  e  sulla  corona  e  ton- 
sura ecclesiastica  riporta  molte  notizie  : 
accennerò  soltanto  le  prime.  I  cristiani 
anticamente  considerando  la  barba  or- 
naraento  dell'  uomo,  non  solevano  svel- 
lerla, né   radersi  sino  alla  pelle  :  si  to- 
savano solamente  i  peli  del  labbro  di  so- 
pra colle  forbici;  forse  pel  da  me  rimar- 
calo nel  voi.  LI,  p.i  i3.  1  romani  gentili 
la  I  .'volta  che  si  radevano  la  burba  e  i  ca- 
pelli ,  li  dedicavano  al  nume.  A  motivo 
di  gran  Lutto  fu  in  uso  lasciarsi  crescere 
la  barba  e  i  capelli.  Alcuni  idolatri  si  ra- 
devano lu  barba  e  il  capo.  Agli  ebrei  era 
vietalo  il  radere  la  barbo  al  modo  de'su- 
cerdoli  gentili  :  la  i.  Scrilluru  non  sola> 


8o  UNI 

Knenle  prolbisie  agli  uomini  il  radersi  il 
capo  e  la  barba ,  ma  lo  predica  e  talora 
anciie  il  comanda.  I  ciisliani  tanto  cliie- 
rici  quanto  laici  nell'oriente  usav.mo  la 
barba:  in  Roma  e  nell'occidente  se  la  ra- 
devano per  segno  di  nobiltà,  ed  uso  co- 
iMune  e  decente,  così  i  greci  dimoranti  in 
Roma  e  anco  altrove,  per  imitare  i  roma- 
ni. L' arteltalo  divellimento  de'  peli  fu 
biasimato  ancheda'genlili,  percliè  voiea- 
si  figurare  con  volto  di  donna.  Lo  scisma- 
lieo  ed  eunuco  Fozio  vescovo  di  Costanti- 
nopoli, riprese  i  latini  sacerdoti  per  rader- 
si la  barba.  L*uso  di  radersela  durò  lun- 
gamente in  Boma,  benché  si  mutò  in  es- 
sa e  nell'Italia  a  poco  a  poco  per  l' inva- 
sione de'barbari  die  la  ritenevano,  mas- 
sime i  Longobardi.  Un  concilio  di  Carta- 
gine vietò  nutrire  la  barba.  Restata  vedo- 
va s.  Galla,  essendo  di  complessione  mol- 
to calda,  r  avvertirono  i  medici ,  che  se 
non  fosse  passata  a  seconde  nozze,  avreb- 
be pel  soverchio  calore  messa  la  barba  co- 
me uomo, e  così  le  avvenne;  poiché  la  san- 
ta donna,  avendo  stabilito  con  osservare 
la  continenza  di  piacere  allo  Sposo  cele- 
ste,non  cuiòla  defornulàdel  corpo. Que- 
sta s.  Galla,  figlia  del  console  Simmaco, 
è  diversa  dall'altra  s.  Galla  vedova,  della 
quale  tratta  s.  Agostino.  Alla  nostra  san- 
ta scrisse  s.  Fulgenzio  vescovo  Ruspense 
la  lettera  :  De  consolaùone  super  morte 
marili,  et  de  stata  Viduarum.  Papa  S.Gre- 
gorio VII  nel  1073  costrinse  l'arcivesco- 
vo di  Cagliari  a  radersi  la  barba,  e  ordi- 
nò altrettanto  a*  chierici  di  Sardegna. 
Terminerò  col  Rinaldi  nel  riferire,  che 
l'imperatore  Costanzo  grandemente  ar- 
ricchì il  suo  barbiere.  L'avv.  Martinetti, 
La  Diceoiogia,  t.  2,p.  477>dicechei  bar- 
bieri non  si  conobbero  in  Roma  fino  al- 
l'anno 455 di  sua  fondazione.  Fu  Ticinio 
Mena,  secondo  Varrone,  che  pel  i ."  li  me- 
nò dalla  Sicilia,  poiché  i  romani  si  occu- 
pavano da  loro  stessi  a  radersi  0  coltivar- 
si la  barba.  Le  botteghe  de'  barbieri  di- 
vennero subito  la  riunione  de'disoccupa- 
li,  de'cuiiosi  e  de'uoveiiisli,  pei*  cui  Oia- 


U  iS  I 

zio  pone  tutte  le  pubblicità  in  bocca  ile' 
barbieri.  Oiniiìhnsellippis  uoluni,e/toii' 
soribus.  D'indi  nasce  che  anco  o^gidì  si  ri- 
cercano notizie  da' barbieri.  Questi  per 
altro  introdussero  in  i\oma  ogni  mollez- 
za e  fomento  degli  sfaccendali,  poiché  la 
gioventù  impiegava  una  gran  parte  del- 
la giornata  nell' occupazione  frivola  di 
farsi  pettinare,  coltivare  e  inanellarei  ca- 
pelli. Il  grave  filosofo  Seneca,  De  brevi- 
tale  vitae,  cap.  1  2, ecco  come  se  ne  lagnò. 
Quid  ?  illos  otiosos  vocas ,  quibiis  apud 
tonsorem  muUae  horae  transmiltunfur, 
diiin  decerpitar  ,  si  quid  proxinia  nocte 
succrevit^  duin  de  singulis capilUs iiicon- 
siliuni  itur,  dutn  aut  dlsjecta  coma  re» 
stiluilur^  aut  deficiens  lune  alqueiUlnciii 
fronteni  compeUitur.  Quomodo  irascuu- 
tur  si  lotisor  pnullo  ncgligenlior  fuit? 
tamquam  virutti  tonderet.  Quomodo  ex- 
candescu/it,  si  quis  ex  /uba  sua  decisum 
est,  si  quid  extra  ordlnem  j acuti ,  nisi 
omnia  in  annulos  suos  reciderunl?  Que- 
sto lusso  e  perditempo,  soggiunge  il  Mar- 
tinetti, non  esiste  a'tempi  nostri  neppu- 
re tra  le  donne,  e  la  professione  di  bar- 
biere si  é  resa  in  oggi  necessaria  per  con- 
servare la  politezza  e  la  nettezza  perso- 
nale. Le  barbe  ch'essi  fanno,  od  altri  di 
loro  mestiere  per  una  piccola  moneta 
ch'esigono  da  ciascuno,  equivalgono  allo 
smercio  o  spaccio  in  dettaglio  degli  altri 
artisti.  Talvolta  i  barbieri  spacciano  an- 
cora oggetti  di  profumi  o  di  loro  arte,  ed 
essi  come  i  profumieri  sono  più  sogget- 
ti a'doveri  degli  artisti  in  dettaglio.  Indi 
a  p.  528,  parlando  che  agli  artisti  e  ma- 
nuali è  vietato  di  prorogare  il  loro  la- 
voro nell'ingresso  delle  feste  di  precetto, 
ricorda  a'padroni  di  bottega  la  loro  re- 
sponsabilità, di  quelli  cui  é  nella  festa  tol- 
lerato lo  spaccio  e  il  lavoro,  comea'bar- 
bieri ,  de*  quali  precipuamente  ragionai 
di  sopra,  poiché  alcuni  forse  non  lascia- 
no talvolta  a' giovani  neppure  il  tempo 
sufficiente  perassisterealla  messa.  Nondi- 
meno ricorda  alcuni  teologi  tolleranti, che 
cuucedouo  mollo  uc'j^ioiiii  festivi^  come 


U  ìN  I 

il  Lnymauno,  che  accorda  u'sarloridi  la- 
voioie  pegli  sposalizi  o  pei-  (|ualcl)e  fu- 
iieiale;  e  di  più  ii  Diana,  eli'  estende  la 
concessione  del^oler  lavorare  nella  mez- 
za notte  del  di  festivo.  Paie  che  il  Marti- 
nelli convenga  in  parte  nelle  feste  intro- 
dotte poi,  pe  casi  d'urgenza,  non  però  nel- 
le domeniche.  Sia  coniuncpie,  le  opinio- 
ni de'leologi  sono  rispettabili,  ma  biso- 
gna ubbidire  quanto  comanda  la  Chiesa, 
clà'è  sempre  Ijenigua  madre,  e  indulgen- 
te nella  disciplina  secondo  i  lea>pi  ,  ed  a 
lenoie  del  riferito  superici  mente,  massi- 
me uelln  capitale  del  cristiunesimo.IlPiaz- 
za  iìeWEusei^ologiOf  Irat.  9,  cap.  ^:  De 
ss.  Cosmo  e  Dannano ^dt  Barbierie  SlU' 
faroli^  anch'egli  discorre  dell'introduzio- 
ne in  Roma  de'barbieri.  Dice  con  Plinio, 
che  i  romani  rimasero  4^4  ^""'  senza 
mai  tosarsi  il  capo,  né  acconciarsi  la  bar- 
ba, in  che  dillerisce  in  parte  col  Mar- 
tinetti. Citando  V'arrone,  anch'egli  nar- 
ra che  Publio  Ticinio  Mexa  fu  ili."  che 
introdusse  i  barbieri  in  Roma,  il  cui  ser- 
vizio h\  cosi  gradilo  a'romani  che  il  se- 
nato ne  ammise  farle,  e  tulli  i  [)ai  lieo- 
lari  se  ne  giovarono  in  guisa,  che  il  gran 
.Scipione  1' /^//7Ctìf«o  si  faceva  rader  la 
barba  ogni  giorno,  il  che  praticò  pure  Au- 
gusto con  soverchie  altre  delicatezze.  Fu 
però  severamente  proibito  alle  femmine 
r  adoperare  rasoio  sopra  le  guancie  per 
inlerdetlodelleXIl  lavole.AlessandroMa- 
gno  fu  parimenti  amico  de'barbieri,  vo- 
lendo che  tutti  i  soldati  si  radessero  il  ca- 
po e  il  volto,  acciò  i  nemici  non  potesse- 
ro prenderli  uè  pe'  capelli,  ne  per  la  bar- 
ba. Essendo  destinata  questa  pi  ofessione 
civile  alla  politezza  e  sanità  de'corpi,  re- 
sa egualmente  uecessai  ia,  utile  e  decoro- 
sa; non  è  punto  da  meravigliarsi  se  con 
prudenza  d'economia  spirituale  abbiano 
istituita  quest'onorata  radunanza,  per  at- 
tendere ne'giorni  festivi  con  santi  tralle- 
iiimenti  (dunque  a  suo  tempo,  1G98,  non 
lavoravano  la  festa?)  alla  politezza  e  sa- 
nità dell'anima,  lordala  forse  dalle  fami- 
liari oiondiglie  della  debole  untanitù^  Ccs- 

VOI..  LXX\IV. 


UNI  tìi 

salo  l'uso  delle  sontuose  pubbliche  Ter- 
me di  Roma  {y.)i  successero  i  particola- 
ri Bagni  (P.),  in  cui  gli  stufaroli  si  oc- 
cupano alla  mondezza  e  salubrità  de'cor- 
pi umani,  e  questi  pure  furono  compre- 
si nella  pia  confraternita,  indi  si  sepa- 
rarono per  quanto  poi  dirò.  Solo  qui  ri- 
cordo, che  lo  stufarolo  del  palazzo  apo- 
stolico, nel  mercoledì  saulo  pulisce  i  pie- 
di a*  1 3  ecclesiastici,  a'quali  nel  dì  seguen- 
te dal  Papa  viene  falla  la  Lavanda  de 
piedi  {F.)f  e  vi  assiste  il  medesimo  slufa- 
rolo  vestilo  di  nero  per  denudar  loro  i 
piedi  e  quindi  ri  vestirli.  Gio.  Battista  Ma* 
Tinelli  nel  l.  20,  p.  i  79  òcìVÀlùiundi  Ro' 
ma,  scrisse  il  seguente  erudito  e  festevo- 
le articolo;  a  me  pare  trovarvi  della  vi- 
vacità, del  frizzo  e  della  verità;  in  sostan- 
za animo  benevolo  pe'barbieri.  «  Il  Bar- 
biere  ...  Sai,  che  a  sua  voglia  -  Questi  o- 
gni  dì  volge  e  governa  i  capi  -  De' più  fe- 
lici spirli:  e  le  matrone-  Non  disdegnati 
sovente  entrar  con  lui-  In  festevoli  mot' 
ti ...  Parini.  L'arte  di  profumare  le  chio- 
me, di  raderla  barba,  di  costruire  le.  par^* 
rucche  ha  in  se  tanta  importanza  e  van- 
ta un'origine  così  vetusta  da  farci  rigiiar* 
dare  i  barba-tonsori  come  i  veri  rappre- 
sentanti della  civiltà  mondiale.  Se  dob- 
biamo credere  a  Teopompo,  che  scrivea 
380  anni  prima  dell'era  volgare,  i  culto- 
ri di  questo  mestiere,  che  dà  a' vecchi  l'ap- 
parenza di  giovani ,  acquistarono  rino- 
manza nel  mondo  quando  presero  a  col- 
tivare i  /o/j/;è. degli  assiri,  degli  egizi  e 
de'peisi.  I  greci,  che  giusta  il  parere  d'A- 
teneo cominciarono  a  radersi  a'  Itìmpi 
d'Alessandrq  il  Magno,  aprirono  in  Ale- 
ne botteghe  tali  da  emular  l'eleganza  de* 
amderni  Salon  pour  la  coupc  des  che-' 
veiix.  In  quellestanze  terrene,  che  al  pre- 
sente ussiuuono  il  modesto  titolo  di  Ga- 
binetti^ raduna  vasi  la  gioventìi  elegante 
per  raccogliere  le  novelle  del  giorno.  For- 
se da  quest*  uso  greco  nacque  l'adagio 
d'Orazio:  Notus  lippis  ac  tonsorìhits. 
Chiamati  dalla  Sicilia  in  Roma  da  Publio 
LiciuiuMuua  ruuiiu  4^4i^^^^'^  l'onore 
6 


82  UNI 

di  fare  ogui  g/iornola  barba  a  Scipione  A- 
fiicnno.'  Il  grande  eseaipio  frullò  credito 
cforluno  a'barbieri,  i  quali  si  moUiplica- 
rono  a  segno  tale,  che  nel  solo  palazzo 
de'Cesari  se  ne  coniarono  mille  a'  tempi 
di  Giuliano.  Non  possiamo  però  formar- 
ci un  gì  an  concello  della  loro  abilità,  giac- 
cliè  Marziale  (gioviale  e  scherzevole  poe- 
ta) scrisse  del  suo  barbiere ,  che  mentre 
gli  radeva  il  menlo  da  un  lato,  il  pelo  gli 
rinasceva  dall' nllro.  Questo  essere  pri- 
vnlegiato,  che  si  avvolge  in  un'atmosfera 
di  odori  e  che  conosce  ÙùW  Alfa  all'  O- 
mega  i  falli  degli  altrijè  per  lo  più  un  uo- 
mo enciclopedico.  Cauta  come  un  Orfeo, 
suona  la  lira  (chilana  fi aiicese)  come  un 
Anfione,  parla  e  s'inltnde  a  meraviglia 
di  tutto.  (Qui  farò  memoria  del  celebre 
poeta  giocoso  Burchiello  fiorentino,  per 
averlo  già  ricordalo,  cioè  Domenico  di 
Giovanni  di  Firenze,  ove  nella  contrada 
Calimala  tenne  bottega  di  barbiere.  Que- 
sta divenne  rinomalissima  e  il  convegno 
de'  be'  spinti  del  suo  lenìpo,  meritando 
d*  esser  dipinta  col  suo  ritratto ,  in  una 
delle  volte  delia  galleria  de  Medici.  Egli 
divenne  da  se  famigerato  poeta,  e  fu  ri- 
trovatore  d'una  nuova  specie  di  poesia 
non  mai  pensata  da  altri,  tranne  alcune 
eccezioni.  Porlo  la  sua  invenzione  a  tan- 
ta eccellenza  ed  .eleganza,  che  alle  poesie 
scritte  ad  imitazione  di  lui,  si  die  poi  la 
denominazione  alla  Burchiellesca.  I  suoi 
sonetti  sono  bizzarri,  fantastici,  enigma- 
liei;  ma  ne  scrisse  alcuni  anche  spiritosi, 
e  con  tale  proprietà  e  gentilezza  dettali, 
che  si  ponno  nel  genere  loro  annoverare 
Ira'migliori.  Recatosi  a  Roma  vi  mori  nel 
i44^'  Di- sue  composizioni  abbiamo  più 
edizioni.  La  migliore  è  quella  di  Firenze 
del  i568.  Ricorderò  le  Rime  y  Vicenza 
1597.  Ed  i  Soueltì  con  altri  del  Bellin- 
cìoni  e  di  altri  poeti  fiorentini  yhoiìdin  o 
Lucca  e  Pisa  1  757 .  Questa  è  l'  ultima  e- 
dizione.  Il  Doni  ne  fece  il  commento  e 
pretese  spiegare  Burchiello.  La  Crusca 
più  volle  citò  i  suoi  sonetti  nel  Focabo- 
larìOj  qual  testo  di  lingua.  11  Manni  nel- 


UN  I 

le  Veglie  piacevoliy  raccolse  le  notizie  di 
Burcliiello  nel  1. 1,  p.  25).  È  vero  che  ha 
dovuto  rinunciare  al  diritto  eh'  ebbe  in 
passato  di  tastarci  polsi  e  iji  cavar  sangue, 
ma  ha  conservata  la  sua  influenza  in  lut- 
ti gli  a(Fari  che  riguardano  la    Toilette. 
Quando  armali  d'un  pettine  intelligenle 
compongono,  arrulFano,  inanellano  una 
chioma,  quando  per  secondare  le  volon- 
tà delia  moda  innestano  fra' capelli  una 
gemn)a,  una  camelia,  una  rosci,hanuo  bi- 
sogno di  conoscere  le  leggi  della  prospet' 
ti  va-  e  le  rego'r  del  disegno  per  tenersi 
nelle  proporzioni  volute  dall'arte, che  può 
soia  assicurare  l'elTelto.  Copia  il'  pittore 
sulle  tele  la  dolce  fìsonomia  delle  belle, 
il  parrucchiere  la  crea.  Quale  interesse 
egli  non  desia,  e  quale  utile  non  appor- 
ta quando  con  l'arte  ripara  a'  difetti  del- 
la natura?  Esercita  il  mestiere  su  l.)revi 
dimensioni  :  sopra  la  sua  testa  di  legno. 
Ivi  egli  lesse  ingegnosatnente  quelT  ope- 
ia  ammirabile,  che  dà  credilo  a'medici, 
aggiunge  un'aria  di  gravità  a'  dottori  in 
utrofj/ue,  e  favorisce  coloio,  che  si  vergo- 
gnano d'esser  vecchi.  La  parrucca,  che  se- 
condo Clearco  è  di  antichissima  istituzio- 
ne, fu  ne'lempi  remoli  portala  per  lusso 
da'japigieallri  popoli, e  in  età  meno  lon- 
tana dall'inglese  per  etichetta,  dal  france- 
se per  vezzo,  per  imitazione  dall'italiano» 
che  antica  è  fra  noi  la  smania  per  indiar 
gli  altri!  Sotto  il  regno  di  Luigi  XIV 
giunse  a  tal  seguo  la  mania  delle  parruc- 
che, che  ve  ne  furono  di  quelle  che  si  pa- 
garono oltre  a  tremila  franclii.  Se  ne  co- 
struirono in  fatto  di  tutte  le  forme,  di  tut- 
te le  sagome,  di  tutte  le  dimensioni.  Ora 
a  cono  riverso,  ora  a  gabbia,  ora  a  pira- 
mide. Ondeggiò  spesso  sugli  omeri,  fu  ri- 
stretta talvolta  in  una  serica  borsa.  Sene 
fecero  di  così  belle,  che  Ervais  per  aver- 
le nel  1680  costruite  più  leggiere  e  più  co- 
mode dimandò  un  brevetto  d'invenzione 
e  l'ottenne.  Chi  oserà  dunque,  se  ha  fior 
di  senno,  impugnare  il  merito  di  quest'ar- 
te the  rese  così  importanti  servigi  all'u- 
manità?  Appartengono  i   barba-tonsori 


UNI 

alla  classe  |»lìi  umile  Ji  questa  schiera. 
Se  vogliamo  credere  a  Marco  Tullio,  e* 
gli  nella  sua  orazione  per  Celio  ci  dà  per 
sicut'o  che  i  romani  de'primi  quattro  se- 
coli non  ebbero  questa  risorsa;  se  così  non 
era,  come  polca  Tilo  Livio  parlarci  del 
Gallo  che  profanò  la  barba  d'un  senato- 
re? L'opera  loro  fu  necessaria  in  Macedo- 
nia quando  Alessandro, come  scrive  Più- 
tarco,  ordinò  a'suoi  soldati  di  radersi  per 
non  dare  a'nemici  l'occasione  di  prender- 
li per  la  barba:  necessaria  divenne  in  Ro- 
ma quando  tutti  se  la  recisero.  Si  sa  da- 
gli storici  che  b  conservarono  solo  gli  ac- 
cusali di  grandi  del.illì,  ei  cittadini  im- 
mersi in  qualche  grave  sventura.  Se  la 
fece  crescere  Augusto  per  mostrare  il  suo 
dolore  dopo  la  disfatta  di  Varo;  la  porlo 
Caligola  per  nascondere  le  cicatrici  che 
avea  sul  volto;  la  usarono  Adriano,  An- 
tonino, Marc'Aurelio  ed  altri  per  farsi 
credere  filosofi.  Ma  se  questi  grandi  rifiu- 
tarono l'assistenza  del  barbiere,  qual  for- 
ra potranno  essi  avere  a  confronto  di  tan- 
ti che  si  valsero  quotidianamente  dell'o- 
pera loro?  Per  altro  è  certo,  che  le  bar- 
be de'giovanetti  dell'antichità  non  capi- 
tavano mai  fra  le  mani  de'barba-tonsorì 
per  la  ragione  semplicissima  addotta  da 
Macrobio,  che  prima  di  25  anni  dessi  se 
la  tagliavano  colle  forbici:  maniera  spie- 
gata da  Giovenale  colla  frase  Barbam 
nietere.  Si  usavano  visite  di  complimen- 
to ,  prandi  e  regali  quando  al  compiersi 
del  quinto  lustro  se  la  radevano  solenne- 
mente, Nerone  la  racchiuse  in  un'urna 
d'oro,  e  l'ofFiì  a  Giove  Capitolino.  Con- 
viene però  confessare,  che  i  barba-tonsori 
ebbero  anch'  essi  le  loro  fasi  sinistre.  Vi- 
dero nel  medio  evo  deserti  i  loro  gabi- 
netti quando  i  goti,  i  vandali  (anche  i  lon- 
gobardi, pel  già  riferito)  invasero  la  no- 
stra penisola.  In  quell'epoca  limita  vasi  la 
loro  abilità  a  regolare  il  taglio  piii  o  me- 
no pronunziato  per  adattare  la  barba  al 
gusto  degli  avventori  e  all'  esigenza  del 
tempo,  arte  che  se  non  li  fece  ricchi  gio- 
vò almeno  a  conservare  alla  meglio  la 


UNI  83 

loro  preziosa  esistenza.  Sia  dunque  lode 
«  coloro,  a'quali  confidiamo  la  sede  de* 
pensieri  e  il  canale  che  alimenta  la  vita: 
la  testa  e  la  gola".  Nel  Giornale  dì  Ro- 
ma del  1 854  ^  P-  "^"i^i  si  riportano  alcu- 
ni passi  sul  Viaggio  di  ISeale  a  Siam,  col 
ricevimento  formale  ch'ebbe  co'suoi  com- 
pagni dal  re.  »  Il  re  ci  fece  quindi  addi- 
niaudare  s'eravamo  medici  o  barbieri,pei' 
renderci  gli  onori  dovuti  a   queste  due* 
professioni,  venerai issime  nella  corte  di 
Siam.  Appena  si  rispose  negativamente, 
la  tenda  ricalò  ,  e  Sua  Maestà  disparve 
dagli  occhi  nostri".  Si  legge  a  p.  35i  del 
Giornale  di  Roma  del  1857  l'articolo: 
Calvezza.  »  Diversi    giornali  scientifici 
annunziarono  ullitnamente  una  scoper- 
ta che  non  sarà  fra  le  meno  curiose  e  le 
meno  straordinarie  del  nostro  secolo.  U 
sig.'  Steck  chimico  di  Stutlgard  ha  tro- 
vato una  sostanza  vegetale  dolala  di  sor- 
prendenti proprietà,  singolarmente  ri- 
marchevoli per  rivivificare  il  bulbo  de' 
tessuti  capillari  ne*  casi  di  calvezza  o  di 
alopecia.  Gli  esperimenti  che  sono  stali 
leste  fatti  a  Parigi  su  diverse  persone  o- 
norevoli  ch'erano  calve  da  diversi  anni, 
e  alle  quali  questa  strana  preparazione 
ha  fatto  rinascere  i  capelli  con  una   in- 
credibile attività,  non  lasciano  più  nes- 
sun dubbio  sull'azione  manifesta  di  que- 
sta nuova  conquista  della  scienza".  Il 
Giornale  ne  riparla  a  p.  875,  ripetendo 
le  prove  autentiche  di  tali  successi  sor- 
prendenti, e  che  acquistò  la  preparazione 
da  Rechou di  Parigi.  Più  voUeWGiornale 
ci  ha  annunciato  i  meravigliosi  eOfelti  della 
Fitalina  dello  Sleck,  succeduti  in  casi  di 
calvizie,  con  ridonare  in  pochi  giorni  i  ca- 
pelli alle  parti  del  capo  che  ne  rimasero 
spoglie,e  impedire  la  loro  caduta,  di  che  e- 
sistonodocumenti.NelGior«r3f/cdeli853 
a  p.i020  si  narra:  «William  Johnson,  a- 
bitanle  a  North-Schieltls,  stipettaio,  in- 
vernò una  poltrona-rasoio,  o  macchina  da 
radere.  Questa  macchina  è  d'una  costru- 
zione singolare,  e  perfettamente  accomo- 
data al  suo  scopo  :  essa  somiglia  ad  uu 


84  U  N  I 

seggiolone  a  bracciuoli,  all'anlica  moda. 
Lame  di  rasoio  sono  disposte  per  lungo 
sopra  cilindri, di  3  in  6  pollici  di  lunghez- 
za, 4  S"  ciascun  cilindro,  ad  angolo  di 
6o gradi.  Alle  lame  sono  frammiste spaz- 
zolette  di  pelo  di  cammello.  La  poltrona 
insapona  a  un  tempo  e  rade  1'  uomo  di 
buona  volontà ,  che  vi  prende  posto.  Il 
saponetto  opera  ne'cilindri  che  sono  ca- 
vi; e  la  poltrona  è  messa  in  moto  dal  pe- 
so della  persona ,  che  vuol  farsi  radere. 
!Ella  discende  gradatamente  e  si  abbassa 
coll'occupante,  sinché  tocca  il  suolo;  al- 
lora la  barba  è  fatta,  o  disfatta,  che  dir 
vogliate.  La  poltrona  si  rialza  da  se,  do- 
poché lo  sbarbato  V  ha  lasciata  ,  beli*  è 
pronta  a  ricominciar  1'  opera  sua,  senza 
nessuna  preparazione.  Il  sig.  Johnson  eb- 
be la  delicata  attenzione  di  provvedere 
la  sua  poltrona-rasoio  d'un  organetto, che 
suona  diverse  arie,  durante  l'operazione; 
onde  potete  farvi  la  barba  sul  tuono  che 
più  vi  garba.  Molti  esperimenti  furono 
già  fatti,  e  riuscirono  a  perfezione:  nep- 
pure un  mento  fu  scorticato.  Speriamo 
che  lo  stipettaio  inglese  porterà  il  suo  ra- 
soio-poltrona all'esposizione  universale  di 
Parigi;  dopo  aver  fatto  la  barba  a  tutti  i 
vokney  di  Londra,  è  giusto  ch'ei  venga 
a  farla  a'/^rt^tìf/<^  de'nostri  12  circonda- 
li". Dopo  questo  lepido  e  curioso  artico- 
lo del  Morning  Chronicle,  lascio  l'erudi- 
zioni  amene,  e  vengo  alle  serie  sulTorigi' 
ne  e  progresso  dell'università  e  collegio 
de'  barbieri  e  parruccbieri  di  Roma. 

L'uni  versi  là  e  confraterni  taf  neretta  in 
Roma,pe'barbierieslufaroli  obagnatori, 
nel  1440  con  autorità  di  Papa  Eugenio 
IV,  come  afferma  il  Fanucci  che  pel  r." 
pubblicò  il  Trattato  di  tulle  l^opere  pie 
di  Roma,  lib.  4)Cap.  2  3:  Della  Confra- 
ternita de' ss.  Cosmo  e  Damiano,  dell' ar' 
te  de' Barbieri  e  Slufarolij  e  dopo  di  luj 
altrellanto  riferirono  gli  altri  scrittori 
dtlle  medesime,  inclusivamente  al  Piaz- 
za, che  meglio  di  tiriti  ne  ragionò.  Sebbe- 
ne lo  stabile  ritorno  in  Uoma  d'Eugenio 
1 V  fu  nel  1 44^>  tuttavia  egli  teiuporauea- 


UNI 

mente  vi  si  era  .recato  in  detto  anno  1 44<^3 
è  ne  fa  fede  il  breve  Fidei  digna  rela- 
tione,  presso  il  Bull.  Boni.  l.  3,  par.  3, 
p.  33,  ove  si  legge  la  data:  Datuni  Bomae 
apuds.  Pelruni  die  %  juliiif^^o.  Si  rac- 
coglie poi  dalla  bolla  di  Paolo  li,  quan- 
to al  ritorno  stabile  del  1443,  che:  Diini 
Eugenins  Papa  IV  inter  alia,  ad  al- 
ma  Urbe  maxima  cum  laetilia  iotius 
populi  christiani  y  et  praecipue  ejusdem 
Urbis,  reversus  esset,quamplures  Curia» 
les  etiam  laici ,  et  medianici  seenni  prò 
sua  singulari  clementia  venissent ,  et  in 
eadeni  Urbe,  tamquam  propriuni  domi- 
cilium  remsuam  deposuissent,  ipsi  Bar» 
hilonsores,quì  eadeni  CuHani  seculi  fue- 
runt,  unam  inter  se  Societateni  inieiunt. 
Adunque  nel  restituirsi  a  Roma  Euge- 
nio IV,  si  trassero  al  di  lui  seguilo  mol- 
tissimi curiali,  ossiano  ufficiali  di  sua  cor* 
te,  e  con  questi  molli  barbieri  di  varie 
«azioni  e  di  stato  vario;  forse  per  la  de- 
cadenza di  Roma  nell'assenza  del  Papa, 
divenuta  pascolo  di  pecore  e  vacche,  tut- 
ti allora  incedendo  in  capperone  e  sti- 
vali, e  perciò  restata  con  pochi  barbieri, 
fu  necessaria  la  venuta  degli  altri,  do- 
po il  ritorno  della  corte  pontificia  nume- 
rosa e  maestosa.  Stefano  Azzellini  esten- 
sore incaricato  anche  del  compendio  sto- 
rico intorno  all'origine  e  posteriori  vicen- 
de dell'università  e  collegio  de' barbieri 
di  Roma,  pubblicato  cogli  ultimi  rinno- 
vati Statali,  dopo  aver  protestato  essere 
indispensabile,a  conservarne  le  memorie, 
per  la  perdila  dell'archivio,  per  quella 
delle  varie  edizioni  de'suoi  Statuti,  noa 
che  de'brevi  e  bolle  pontificie,  ne'passa- 
ti  sconvolgimenti  politici,  onde  volle  sop- 
perirvi collo  studio  nelle  diverse  biblio- 
teche di  R.oma  ;  osserva  che  più  proba- 
bilmente questa  compagnia  e  corpo  mo- 
rale fu  eretto  dopo  il  28  setleaibi'ei443» 
in  cuiEugeniol  V  in  forma  solenne  e  trion- 
ffilesi  restituì  stabilmente  in  Roma.  L'u- 
niversità de' barbieri  e  stufaroli  si  pose 
sotto  il  patrocinio  e  invocazione  della  R. 
Vergine  Maria,  e  de'fratelli  ss.  Cosma  e 


U  N  I 
Damiano  (^  ).  Avendo  avvei'lilo  in  tale 
aiiicolo,  die  secondo  alcuni  si  venerano 
ticcoppìedisanti  martiri  di  egual  nome, 
tntli  medici  di  professione,  che  senza  mer- 
cede curavano  gl'infermi,  cioè  di  Arabia, 
di  Asia,  di  Roma  dove  Papa  s.  Felice  III 
dello  IV  dedicò  loro  la  Chiesa  de  ss.  Co- 
sma e  Damiano  (l'\),ini\a\zi\ln  sul  tempio 
di  Uomolo,  che  altri  vogliono  di  llemo(su 
di  che  è  a  vedersi  il  voi.  LVIlI,p.  i  72),  ed 
ora  de' francescani  del  Tei z  ordine  [F .). 
Però  trovo  neìMariyrologiitniRomannin 
a' 27  selterabre  soltanto:  Aegeae  na- 
talis  ss.  Martyrum  Cosniae  et  Damia- 
ni fratrum^  qui  in  persecutioni  Dìocle- 
tiani  post  multa  tonneata^  rincula  ^  et 
carcereSf  post  mare^et  ignes^criiceSy  la- 
pidatiofiem,  et  sagittas  divinitus  siipe- 
ratasy  capite  plectuntur:  cum  (juibiis  e- 
liam  rcferiiu  tur  passi  Ircs  eorum  fra- 
trcs germani,  AtUldinusJ^eontius  etEu- 
preprius.W  Butler  egualmente  riportan- 
do la  loro  festa  a'27  settembre,  dopo  a- 
ver  avvertito  che  i  greci  moderni  ne  sfi- 
gurarono del  tutto  gli  atti,  li  chiama  a- 
rabi  di  nascita,  di  aver  studialo  in  iSiria, 
ed  esser  divenuti  medici  eccellenti.  Pro- 
fessando il  cristianesimo  e  pieni  del  suo 
spirilo  cari  tate  vole,esercilarono  l'arte  me- 
dica con  moltozelo  e  disinteresse;  aggiun- 
ge che  sono  chiamati  da'greci  Atiargiri^ 
perchè  non  riceveano  denaro  da'  maiali 
da  loro  curali.  Viveano  in.Ege  città  di 
Cilicia  esemplarmente  e  venerati.  Riac- 
cesa la  persecuzione  di  Diocleziano,  furo- 
no presi  d'ordine  di  Licia  governatore  di 
Cilicia,  che  dopo  vari  tormenti  verso  il 
3o3  li  fece  decapitare.  I  loro  corpi  por- 
tati in  Siria  e  sepolti  in  Ciro,  fu  ivi  a  lo- 
ro eretta  una  chiesa,  e  l'inìperatore  Giu- 
stiniano l  per  rispetto  ad  essi  fece  ingran- 
dire, ornare  e  fortificare  la  città.  Ed  es- 
sendo guarito  da  malattia  pericolosa  a  lo- 
ro intercessione,  in  Costantinopoli  invece 
della  loro  chiesa  ormai  diroccala  ,  allia 
magnifica  ne  costruì,  e  poi  ivi  anche  una 
secontla.  Le  loro  refuiuie  venerarsi  in  Ro- 
lUà  uella  principale  loro  chicca;  in  Vcutt* 


U  N  I  85 

zia  in  s.  Giorgio  Maggiore,  e  nella  chiesa 
già  delle  benedettine;  in  Parigi  nella  me- 
tropolitana, nella  parrocchia  di  s.  Cosma, 
e  nella  collegiata  di  Luzarches,  della  stes- 
sa arcidiocesi.  Apprendo  dal  Piazza,  E- 
merologio  di  Roma,  a'27  settembre,  che 
i  ss.  Cosma  e  Damiano  martiri  arabi,  me- 
dici eccellenti,  i  quali  esercitarono  la  me- 
dicina non  solamente  colla  scienza,  quan* 
lo  colla  virili  di  Gesù  Cristo,  onde  risa- 
navano molti  infermi  dì  mali  incurabili; 
e  perciò  attribuendone  il  merito  alla  fe- 
de cristiana,  comandati  di  negarla,  e  ri- 
fiutandosi, subirono  il  martirio  cogli  al- 
tri 3  fratelli  sunnominati.  Dichiara  poi, 
che  vuole  il  cardinal  Bona,  Rerum  Lilur- 
gicarum,  lib.  2,  cap.  i  2,  p.  393,  non  es- 
sere i  nomi  de'ss.  Cosma  e  Damiano  po- 
sti nel  canone  della  messa  quelh  de'  fra- 
telli arabi,  ma  de'romani  e  martirizzali 
in  Roma,  i  quali  egualmente  esercitaro- 
no la  medicina,  e  gli  atti  di  questi  ss.  Mar- 
tiri si  sono  perduti.  Fu  Papa  s.  Damaso 
I  che  aggiunse  i  nomi  de'ss.  Cosma  e  Da- 
miano nel  Canone  della  Messa,  ond'es- 
sere  invocali  ogni  giorno;  s.  Gregorio  I 
concesse  indulgenza  plenaria  per  tutta 
l'B.'  di  loro  festa  alla  detta  chiesa  di  Ro- 
ma, fabbricata  da  s.  Felice  III  detto  IV, 
ove  sono  le  loro  teste  (l'annuale  Diario 
Romano  dice  i  corpi,  vocabolo  usato  an- 
che per  la  parte  maggiore  di  essi);  Papa 
s.  Simmaco  edificò  in  s.  Maria  Maggiore 
un  nobile  oratorio,  nella  qual  basilica  vi 
è  del  loro  sangue  e  il  cilizio;  altre  loro 
reliquie  essendo  ins.Cosmato  oCosimato 
delle  Francescane [F.)\i\  Trastevere.Di- 
ce  ancora  che  in  Roma  è  tanto  antica  la 
venerazione  pe'ss.  Cosma  e  Damiano, che 
oltie  il  detto  oratorio,  vi  furono  edifica- 
te sei  chiese  alla  loro  invocazione.  Rife- 
risce inoltre  il  Piazza,  che  lu  chiesa  di  s. 
Giovanni  de'fiorentini  di  Roma,  che  me< 
glio  descrissi  nel  voi.  LXKVIII,  p.  69, 
ed  io  pure  ivi  rilevai,  è  anche  sotto  il  ti- 
tolo de'  ss.  Cosma  e  Damiano  ([uali  av- 
vocati primari  di  Firenze,  e  colla  loro  im- 
magine i\\xó\ix  città  coniò  monete  d'  ai- 


86  UNI 

genio.  Il  Martinelli  enumera  le  loro  chie- 
se, Roma  ex  ethnìca  sacra,  i^.  3 Sa.  cioè 
presso  s.  Lucia  del  Gonfalone;  l'oratorio 
(li  Papa  s.  Simmaco,  distrutto  sotto  Si- 
sto V,  con  monastero  adiacente;  la  chie- 
sa parrocchiale  incontro  s.  Giovanni  del- 
la Pigna,  e  a  tal  chiesa  unita  da  Grego- 
rio XI 11,  non  più  esistente;  in  Trasteve- 
re; i/i  Xenodochìo  Tucii^  memorata  da 
Anastasio  13ibliotecario,m^.  Leone  III; 
ed  altrove  aggiunge  le  chiese  de'ss.  Co- 
sma e  Damiano  ai  Foro  romano  de'fran- 
cescani;  e  quella  àt'  Barbi  lons  or  uni  So- 
cietaLis  Urlìi  in  regione  s.  Eusfachii  in 
P'ico  Dominoriun  de  Philonardis ,  già 
dedicata  alla  ss.  Trinità  e  delle  monache 
di  s.  Chiara  o  di  altro  ordine,  che  il  Piaz- 
za dice  riunite  da  s.  Domenico,  per  esse- 
re mancate  nella  disciplina  regolare ,  a 
quelle  di  s.  Sisto  e  d'ordine  d'Onorio  III 
del  I2i6;  dunque  già  allora  esisteva  la 
chiesa,  ove  la  fesla  de'tnedesimi  santi  ce- 
lebrasi con  indulgenza  plenaria,  per  at- 
testato dello  stesso  Piazza,  In  Palestina  fu 
isiiluito  l'ordine  equestre  o  religioso  d<i' 
S!».  Cosimo  e  Damiano  (/^.).  Il  Cancel- 
heri,  Memorie  di  s.  Medico  e  de' Medici 
illustri  per  santilà,o\ì,  53  riporta  le  se- 
guenti eruditissime  notizie,  Soprai  SS.  Co- 
smo e  Damiano  martirizzati  cogli  altri  3 
loro  fratelli  martiri  sotto  Diocleziano,  si 
è  assai  dispulato,  se  siano  stati  soli^  ov- 
vero se  ve  ne  siano  siate  due  altre  paia 
cogli  stessi  nomi,  e  se  tulli  abbiano  pro- 
fessata la  medicina,  e  se  siano  slati  chia-r 
mali  Anargiri?  Nel  mailirologio  Basi- 
liano  si  dice;  Tria  siint  ss.  Anargyro- 
rum  paria,  qui  et  iisdem  Cosmae  et  Da- 
miani nominibus  appellati  fuerunt ,  et 
medicinae  arte  Iraclaverunt^etÀnargy- 
rorum  cognomen  habuerunt.  Il  p.  Nata- 
le Alessandro,  Hist. Eccl. saec.  P^I,avl. 
4»  ha  creduto  che  un  paio  di  Martiri  di 
questo  nome  sia  stato  nell'Arabia;  un  al- 
lindi Con/è55or7'neirAsia;eil  3.°di  Mar* 
tiri  in  Roma,  in  onore  de'quali  s.  Felice 
IV  eresse  la  della  chiesa  e  sono  nominati  ► 
nel  canoue  della  messa,  trovandosi  di  es- 


UNI 
si  falla  menzione  nell'antico  Calendario 
e  nel  Sagrainenlario  di  s.  Gregorio  I, 
come,  avverte  il  Fiorentitio  nel  suo  Mar- 
tirologio a'  27  settembre.  La  memoria 
degli  Arali  ?\  trova  ne'/I/e/2e/greci  a*i7 
oUobie;  de*  Romani  al  1."  di  luglio;  de' 
Confessori  ali.**  di  novembre.  Come  poi 
possa  essere  accaduto,  che  i  soli  martiri 
Arabis'iano  venerati  a''27  settembre; co- 
me siansi  confusi  gli  atti  di  questi  santi 
omonimi, e  come  siasi  ingannato  il  Baro- 
nio  ,  pretende  di  dimos'trailo  Beinaldo 
Dlien,7'/-<7(^z^  apologet.  ad  Sintagma 
histoiicum  vet.graec.  monum.  de  ss.  Co- 
smae et  Damiano  de  tribas  ss.  Anargy* 
rerum  Cosmae  et  Dannani  nomine  pa^ 
ribus  cum  interpretatione  latina  p.  Si- 
monis TVaugne  rechi, y'ienwae  in  Austria 
i66o.  Il  citato  cardinal  Bona  ha  suppo- 
sto, che  essendosi  smarriti  gli  atti  de  Mar- 
tiri Romani,  siano  stati  ad  essi  sostituiti 
quelli  degli  Arabia  il  martirio  de'quali 
era  piti  notoeillustre,  e  che  la  somiglian- 
za de'  loro  nomi  e  della  loro  professione 
abbia  fatto  nascere  quest'equivoco  e  con- 
fusione. Ma  il  p.  Stilling,  t.  7,  Sept.,p, 
453,  ha  provato,  che  queste  tre  paia  di 
Cosnù  e  Damiani  Anargiri,  sono  stale 
inventale  da'greci  non  prima  del  IX  se- 
colo; e  che  il  musaico  con  cui s.  Felice  IV 
ornò  l'apside  del  tempio  nella  via  Sacra, 
colla  fenice,  uccello  favoloso  dell'Arabia, 
sopra  il  capo,  di  s.  Cosma,  olire  le  palme 
orientali,  abbastanza  dimostra  che  fu  e- 
retto  in  onore  de'martiri  Arabi,  che  sol- 
tanto sono  stali  riconosciuti  sotto  questo 
nomedaAldelmonelVIIsecolo,nell'VIII 
da  Beda  e  dall'autore  del  Martirologio 
di  Rosweido,  nel  IX  da  Wandtberto,  Ra- 
bano,  Notkerò,  Adone  e  Usuardo,  ed  an- 
che nel  Calendario  ecclesiastico  di  Co- 
i-tó/zfmopo/i  pubblicalo  da  MorcelliinRo- 
ma  nel  1788.  Ne  è  da  valutarsi  T  argo- 
mento del  cardinal  Bona,  che  vi  siano 
stati  ancora  i  ss.  Cosma  e  Damiano  mar- 
tiri romani,  perchè  sono  inseriti  nel  ca- 
none della  messa,  dopoi  ss.  Gio.  e  Pao- 
lo che  furono  martirizzali  dopo  di  essi,  e 


UNI 

prima  che  fu^tse  innulzatn  la  chiesn  in  o- 
iioie  ile'ss.  Martiri  ara1)i;  (junsi  die  non 
potesse  farsi  menzione  die  de'soli  marti- 
ri (lell'occitlente  nello  slesso  canone,  ove 
pur  si  fa  di  s.  Stefano,  di  s.  Cipriano,  di 
s.  Perpetua  e  di  altri  martiri  orientali. 
Il  Sarnelli,  Lcttereeccl.  t.  4,  lelt.  33:  Se 
ì  due  ss.  Martiri  Cosmo  e  Damiano  mcn* 
tovati  nel  canone  siano  gli  stessi  che  i 
(lue  ss.  Medici  di  Egea.  Egli  crede  che  i 
ss.  Cosmee  Damiano,  delti  Taumatur- 
gìa pel  gran  numero  «le'miracoli  da  \o- 
ì'Oopeviìl'XyeJnargirijidestsi/iejìecuniay 
perchè  medicavano  gratis,  furono  mar- 
tirizzati in  Egea,  e  i  loro  corpi  trasferiti  a 
Roma,  s.  Felice  IV  edificò  loro  un  ma- 
gnifico tenijxio;  e  perclu;  gì*  infermi  che 
lecavansi  a   venerarli    tornavano  sani, 
mentre  ad  altri  apparivano  idue  santi  di- 
ceutlo  il  ila  fare  per  guarire,  in  seguito 
si  credeltero  mai  tirizzati  in  Roma  ove  ne 
ri  posa np  i  corpi.  E  che  furono  posti  nel 
canone  dopo  i  ss.  Gio.  e  Paolo  per  esse- 
re questi  nobili  ro«nani,non  essendolo  gli 
Anargirijde'quali  riconosce  una  sola  cop- 
pia. Finalmenie,  il  Cancellieri  soggiunge, 
è  incredibile,  che  sussislendo  ancora   la 
chiesa  de^s.  Cosma  e  Damiano,  creduli 
martiri  Ro/naniy\)o\  questi  siano  stali  ri- 
conosciuti per  Arabi,  e  siasi  affa  Ilo  per- 
duta la  memoria  de'ss.  Cosma  e  Damia- 
no Romani.  Se  poi   trovasi  una  doppia 
festa  in  onor  loro  in  Costantinopoli,  ove 
anche  al  i  .°di  giugno  se  ne  venera  la  me- 
moria, oltre  il  (.*'  di  novembre,  ciò  non 
deve  attribuirsi  che  aW Anniversario De- 
cflcationis  Ecclesiae  s.  Cosniae,co\\\Qi\'\- 
mostra  Morcelli,  il  quale  però  conclude, 
che  a'ss.  Arabi  non  può  darsi  il  titolo  di 
Romani,  che  pel  tempio  a  loro  dedicato 
nella  viaSacra  o  Foro  romano;  e  che  dob- 
biamo contentarci,  che  una  volta  alme- 
no abbia  esistito  un  paio  di  ss.  Martiri  k- 
nargiri ,  che  non  prendessero  argento  o 
mercede  alcuna  per  medicare,senza  aspet- 
tare di  trovarne  in  appresso  anche  due 
altre  paia.  Scrisse  Federico  Bouroeri, /Jc 
Cosma  et  Damiano,  artis  mcdicae  Diis, 


UNI  87 

et  adirne  hodie  Itine,  illincque  tutelari' 
bus,  Uelmstadii  lySi.  L'Ayala  condan- 
na l'irriverenza  di  que'piltori,  che  inde» 
cefntemente  rappresentarono  uno  di  que- 
sti santi  con  T  orinale  in  mano,  ripieno 
d'orina  accesa,  propria  de'  febbricitanti. 
Concede  soltanto  a'  pittori,  che  seguiti- 
no ad  esprimere  uno  di  tali  santi,  con 
una  spatola  da  speziale  in  mano  ,  quasi 
in  procinto  di  formnre  qualche  farmaco 
ad  un  infermo,  perchè  anticamente  an- 
che i  medici  professavano  la  chirurgia, 
noti  ancora  disgiunta  dalla  loro  arte,  e  tal- 
volta ancora  la  farmacologia;  e  forse  per 
questo  pure  sì  rappresentano  con  un  va- 
so in  mano  conlenente  de'farmachi.  L'u- 
niversità de*  barbieri  di  Roma  elesse  in 
suoi  speciali  protettori  i  ss.  Cosmo  e  Da- 
miano martiri,  romani  o arabi  che  si  fos- 
sero, poiché  essi  barbieri  esercitavano  da 
tempo  remoto  la  bassa  chirurgia, ed  i  me- 
desimi santi  medici  chirurghi  eranor  in- 
vocati a  patroni  di  tutti  coloro,  che  in 
qualsivoglia  diodo  appartenevano  all'ar- 
te; ne  sarebbe  facil  cosa  il  concludere  se 
il  vantaggio,  che  al  pubblico  ne  deriva- 
va, fosse  maggiore  di  quello  che  ne  ritrae- 
va r  università  meckisima  e  ogui  indivi- 
duo rispettivamente  di  essa  da  così  fatto 
esercizio:  è  presumibile  però,  che  e  per 
l'uno  e  per  gli  altri  esser  dovesse  quest'u- 
tile di  moltissima  conseguenza ,  mentre 
dagli  statuti  dell'università  de' barbieri, 
stampati  in  Roma  la  i."  volta  nel  iSc^i 
{^Statuti,  ordini  e  costituzioni  della  veri. 
Compagriia  et  Università  delli  Barbie- 
ri et  Stufaroli  dell'alma  città  di  Roma: 
furono  ristatnpati  nel  1 6 1  5,  nel  1 6.\.i,  nel 
[713),  ma  che  provenivano  dall'ordina- 
zioni della  prima  istituzione,  si  dice  nel 
cap.  7  della  par.  1.',  che  per  ottenere  la 
patente  d'abilitazione  al  libero  esercizio 
dell'arte  tonsoria,  nella  qualità  di  mae- 
stro, ossia  padronedi  bottega,fuceva  d'uo- 
po d'  essere  istruiti  nella  cognizione  di 
tutte  le  vene  del  corpo  umano,  nell'ar- 
te del  salasso,  dell'  applicazione  delle 
sanguisughe  e  ventose j  nel  far  lazzi  e 


.88  UNI 

rauferiì,  medi  e  nr  e  vessicrtnfij  nel  metter 
cornette^  prime  chiare  a  ferite  e  frattu- 
re d^  OS  si,  e  sopra  ad  altre  operazioni, 
secondo  l'nso  e  leappellazioni  di  questa» • 
pi;  e  quindi  ordinavasi  altrove,  per  tal  ef- 
fetto ,  la  pratica  almeno  di  due  anni  in 
un  qualche  pubblico  ospedale.  Il  Bovio, 
La  Pietà  trionfante  nella  basilica  di  s. 
Lorenzo  in  Damaso,  a  p.  i  53,  parla  del  - 
Ja  chiesa  filiale  di  s.  Benedetto  de'Scon- 
rhii,  che  vuoisi  antica  quanto  la  morte 
del  santo  litolare,  presso  la  quale  fu  poi 
fondalo  un  monastero  di  monachete  qua- 
li le  cambiarono  il   titolo  dedicandola 
alla  ss.  Trinità;  diminuite  le  religiose,  fu- 
rono da  s.  Domenico  trasferite  a  s.  Sisto 
(quanto  al  titolo  della  ss.  Trinità  ed  al- 
le monache  ,  io  dubito  che  gli  scrittori 
confondino  l'uno  e  le  altre,  le  notizie  ap- 
paitenenli  alla  sussistente  chiesa  dell'u- 
ni versila).  Concessa  poi  alla  confraterni- 
ta de'barbieri  la  chiesa,  questi  nel  i44o 
Ja  dedicarono  a*ss.  Cosmo  e  Damiano,  per 
ragione  che  detti  santi   esercitarono  la 
medicina,  che  spelta  in  qualche  parte  a' 
barbieri.  Lasciata  poi  da  questi  tale  chie- 
sa per  altra,  in  seguito  fu  ridotta  a  uso 
))rofano,  indi  nuovamente  vi  s'inlrodus- 
f.e.  il  culto  divino  quando  fu  concessa  al- 
la confraternita  delle  ss.  Vergini  Rosa  vi- 
terbese e   Rosalia  palermitana.   Altret- 
tanto riferisce  il  più  crilico  Fonseca  ve- 
scovo di  Jesi ,  De  basilica  s.  Laurentii 
//?  Z^<3/7;<2.vo,  aggiungendo  la  località  ove 
(esisteva  presso  la  Parrocchia  (^.)  di  s. 
Lucia  del  Gonfalone,  che  ridotta  a  pu- 
hlicas  lignorum  apofhecas,  vi  ristabilì  il 
rullo  il  dello  sodalizio  laicale,  il  quale  e- 
slinlo  fu  dala  alla  compagnia  di  s.  Elisa- 
lielta  óePoi'eri  ciechi,  storpi  e  altri  in- 
•valididi  Romp,  della  quale  superiormen- 
te feci  parola,  ed  in  tale  paragrafo  ne  di- 
ìh  alcun'allra.  Anche  il  Piazza  nell' ^a- 
s(  i'ologio  dice  che  la  compagnia  de'  bar- 
bieri fino  dal  i44^  si  eresse  in  una  picco- 
la chiesa  a  s.  Lucia  delta  anco  della  Chia- 
vica per  corruzione  popolare,per  la  pros- 
simo cIpapiEi  che  riceve  l'acque  piovane,  e 


U  N  I 
dal  Martinelli  si  chiama  filiale  della  ba- 
silica Vaticana.  Però  l'Azzellini  rifeiisce 
che  ceitamente  la  compagnia   nel  ì^jo 
officiava  in  una  cappella  concessale  nella 
Chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  man- 
tenendovi un  cappellano  a  proprie  spese; 
che  già  avea  i  suoi  consoli  e  sindaci  co* 
quali  reggevasi,  é  si  cambiavano  ogni  6 
mesi;  distinguendosi  talmente  nell'eser- 
cizio di  moltissime  opere  di  pietà  e  di  re- 
ligione, ujesse,  esequie,  processioni,  so- 
lennità, dotazioni  alle  zitelle,  da  merita- 
re da  Papa  Paolo  II  pel  suo  incremento 
et  ornamento    Romanae  Curiae  ,  i  più 
grandi  encomi,  privilegi  e  l'approvazione 
singolare  de'suoi  statuti,  colla  bolla  Coe- 
lestis  PateryCÌe'iS  agosto  1 470,che  ripor- 
ta ,  e  dóve  soltanto  si  fa  menzione  della 
cappella  di  s.  Lorenzo  in  Damaso.  Quin- 
di aggiunge,  che  trascorsi  pochi  anni  da 
tale  approvazione  degli  statuti,  passò  la 
compagnia  e  università  de*barbieri  a  te- 
ner le  sue  adunanze  dalla  cappella  di  s. 
Lorenzo  alla  piccola  chiesa  presso  s.  Lu- 
cia del  Gonfalone  nel  rione  Ponte.  Che 
ne  fece  l'acquisto  a  titolo  d'enfiteusi  dal 
collegio  de'canonici  Vaticani  per  l'annuo 
canone  di  libbre  4  di  pepe,  nel  1479  "®^ 
pontificato  di  Sisto  I  V  (che  il  Piazza  pre- 
tende approvasse  nel  i477  §''  statuti,  e 
mentre  già  1'  università,  come  erronea- 
mente soggiunge,  possedeva  la  chiesa  at- 
tuale), e  che  la  restaurò  da'foudamenti, 
ciò  lisultnndo  dall'iscrizione  marmorea 
posta  sulla  porta  di  essa,  nel  1603  pub- 
blicata dal  Fanucci  e  riprodotta  dall'Az- 
zellini  njedesimo.  In  essa  si  legge,  averla 
dedicata  alla  B.  Vergine  ed  a'ss.  Cosmo 
e  Danìiano,  ad perpetuam  Artis  Tonso- 
riini  Curialinm  ntemoriani,  da  óiie  con- 
snles  dictae  Artis  una  ciim  quatuor  con- 
siliariisj  de  consensu  totius  Sodalilatis. 
Adunque  è  indubitato  il  possesso  di  que- 
sta chiesa  almeno  nel  1 479  ®  ^'^'  ^^^^  ''^' 
starno  da'  fondamenti,  swnptii  proprio 
dell'universilà.  Da'nomi  de'consoli  e  de' 
consiglieri  scolpiti  nella  lapide,  si  ricava 
es^i  appartenere  a  Uoma  e  ad  altre  citl^ 


UNI 

d'Flalia,  f(l  uno  de*  consoli  alla  Germa- 
nia. Nella  detta  bolla  di  Paolo  WJhcul- 
t<item,e(  prh'iiegìoruni  Inh'ersìtati  6ar' 
hìlonsorum  Urbis  contessornm,  si  dice 
die  i  iìarbieri  eransi  moltiplicali  a  i  5o,  e 
che  il  Papa  in  perpetuo  esentò  tulli  gli 
atldetli  alia  medesima  e  d*  ogni  nazione, 
dalla  giurisdizione  de'tribnnali  di  Crrrn- 
pidoglio  e  t\e\  /^ice- Camerlengo,  nei  ci- 
vile, nel  criminale  e  nelle  cause  miste;  a 
minorazione  d'incomodi  e  di  spese  sotto- 
ponendo l'università  soltanto  alla  giuris- 
dizione de*  tribunali  del  ^Maresciallo  nel 
criminale,  e  dell*  Uditore  generale  della 
Camera  nel  civile,  anche  per  la  conser- 
vazione degli  statuti  e  ordinazioni  della 
medesima,  e  per  continuare  a  vivere  be- 
ne e  onestamente;  avendo  Paolo  li  Fatto 
esaminare  gii  slaluli  che  confermava  dal 
can.  Vaticano  Giacomo  Miccareili,  aii~ 
ditorem  generalem  diclae  Camerae  ,  e 
perciò  doversi  inviolabilmente  osservare, 
insieme  al  da  lui  concesso.  Si  quis  auteni 
hoc  a  (tentare  praesumpserit  indigna tio  - 
neni  omnipotenlis  Dei^  ac  BB.  Petri  et 
Fallii  Apostolornm  ejus  se  noveri t  in» 
cursiirum.  In  fìitti  scrisse  poi  Fanucci  ; 
L'imiversità  de' barbieri  e  stufaroli  ha  il 
suo  Consolato;  esente  da  Campidoglio,  è 
sotlo  la  giurisdizione  della  rev.  Camera 
«[)ostolica,  né  lasciano  entrare  nella  loro 
ntimerosa  confraternita  altri  che  quelli 
dell'arte, vestendosacchi  bianchi  con  l'im- 
magine de'  ss.  Cosma  e  Datniano  sidla 
spalla,  ilchesi  continuava  a  usare  a'tem- 
pi  del  Piazza,  raa  si  tralasciò  negli  ulti- 
mi tempi  l'uso  del  sacco.  Non  ostante  i 
privilegi  ottenuti,  la  santità  dell'islituzio- 
nì  e  il  J['ervoroso  zelo  nell'  esercizio  del- 
l'opere di  pietà  e  di  religione,  neppure  la 
compagnia  de'barbieri  andò  esente  da  va- 
ri travagli.  Insorsero  dapprima  diversi 
tril)unali  di  Uoma  e  specialmente  del  se- 
natore, ad  Olita  del  concesso  da'  Papi  e 
mas-^ime  da  Paolo  li  al  corpo  de'barbict 
ri  ,  che  nuu  cessarono  di  colpirli  indivi- 
dualmente con  alti  e  sentenze  illegali; 
quindi  nuovecotfcessioMÌeescwzÌQUÌ,nuu- 


UN  I 


89 


vi  pontificii  indulti  fecero  argine  all'effre- 
nale  pretensioni  d'  illimitata  giurisdizio- 
ne di  que'magislrati.  Altre  amarezze  ca- 
gionarono a'  barbieri  i  pochi  stufaroli  a 
loro  uniti  e  facenti  parte  dell'università  : 
sembra  che  possa  riferirsi  circa  al  iS'jf^ 
l'insorgenza  delle  pretensioni  stravaganti 
degli  stufaroli  sul  conferimento  delle  ca- 
riche della  compagnia.  Allora  tornando 
dalla  legazione  delle  Fiandre  l' insigne 
cardinal  Giovanni  Moroni ,  gli  ufficiali 
dell'università, quasi  lutti  barbieri,  ricor- 
sero alla  sua  autorità  e  vasto  senno.  S'i- 
gnora se  il  gran  porporato  assumesse  la 
protettoria  de'  barbieri  o  interponesse  a 
favor  loro  il  suo  potere,  poiché  morì  de- 
cano del  sagro  collegio  il  i."  dicembre 
i58o.  L'invocalo  patrocinio  del  cardinal 
Moroni,  forse  derivò  dal  riferito  dal  Ve- 
nuti, Roma  moderna^  p.  1069.  Circa  il 
i564  Giovanni  Colli  romano  barbiere 
del  cardinal  ilforoAz?',  allora  litolare  della 
chiesa  di  s.  Maria  in  Trastevere  (il  qua- 
le avea  restauralo  l'adiacente  palazzo  di 
s.  Calisto  e  l'abitò  ancorché  divenuto  ve- 
scovo suburbicario,  abitando  ancora  il 
proprio  palazzo  nel  vicino  vicolo  Moroni, 
ove  si  vedeva  il  suo  stemma  formato  da 
un  albero  di  moro  celso  in  campo  bian- 
co, riportato  dal  Ciacconio,  Fitae  Cardi- 
naliuni^  t.  3,  p.  6So,Joannis  Moronns 
o  Moronius  come  vuole  Morcelli),  dispo- 
se alcuni  corligiani  e  i  canonici  di  della  ba- 
silica a  voler  formare  una  nuova  compa- 
gnia, adìnchè  si  portasse  con  maggior  de- 
coro il  ss.  Sagramenlo  agl'infermi;  e  che 
nel  I  578  da'canonici  fu  loro  assegnala  la 
cappella  di  s.  Maria  della  Clemenza  de' 
duchi  d'  Altemps,  e  poscia  nel  principio 
del  secolo  XVII  eressero  un  particolare  o-. 
ralorio.  Il  sodalizio  venne  meglio  ricosli-. 
luito  nel  1 855,  al  modo  narrato  di  sopra. 
Quanto  alle  divergenze  Ira'barbieri  e  slu-. 
furoli,  è  però  in(lul)ilalo,  che  forse  per 
comporre  tali  frecpienti  dissidii,  dopo  es» 
sere  slati  alcjuanti  anni  assopiti,  nel  i  Sc)'^ 
l'università  de'barbieri  e  stufaroli  proce^ 
de  allit  riuuovuzionc  degli  slululi)  i  f|U4« 


90 


U  N  I 


li  meritarono  la  stampa  dopo  la  speciale 
approva/ione  di  Clemente  Vili  col  breve 
Oh  lata  Nohis,  de*  2  9  dicembre,  presso  i 
nuovi  Statuti^  nel  quale  dicesi:  Dìle- 
ciorumfllìorum  Universi  lati  s  Barhitoii- 
sorum  ac  Balaeatorum  sive  Stiifarolo- 
rum  Uomaiiam  C//rm/«,  confermare  i 
privilegi  accordati  da  Eugenio  lY,  Paolo 
Jl,  Sisto  IV,  Paolo  III,  Pio  IV,  Sisto  V 
e  altri  Papi  predecessori;  e  con  pontificio 
chirografo  ne  ordinò  il  registro  alla  Ca- 
mera apostolica.  Allora  pare  che  la  con- 
fraternita assunse  i  sacchi,  ed  i!  contem- 
poraneo Fanucci  e  poi  Piazza  riferiscono 
il  fervore  col  quale  i  componenti  l*  uni- 
versità esercitavano  le  opere  di  carità  e 
di  religione,  col  proprio  cappellano.  Im- 
perocché inoltre  ogni  settimana  visitava 
j  confrati  infermi,  sovvenendoli  di  medi- 
co e  di  lioiosine  ,  cioè  in  ogni  settimana 
somministrava a'bìsognosi  maestri  5  pao- 
li,a*lavoranli  3,a'garzoni  2,  secondo  Fa- 
nucci, e  ciò  fino  alla  loro  guarigione;  do- 
tava le  povere  e  oneste  zitelle  figlie  degli 
uomini  dell'arte;  onorava  singolarmente 
Dio  ne* suoi  santi  e  nella  6.  Vergine,  e 
celebrava  solennemente  la  festa  de'  suoi 
avvocati  i  ss.  Cosma  e  Damiano,  noti  so- 
lamente nella  chiesa  presso  s.  Lucia,  di 
eni  l'Azzellinodice  ignorare  come  ne  ces- 
sò il  possesso  (io  almeno  potei  narrare  a 
chi  passò),  ma  ancora  nell'altra  che  avea 
acquistata  nel  rione  di  s.  Eustachio  die- 
tro la  Torre  (/^.)  Argentina,  che  possie- 
de ancora,  ma  senza  conoscersi  la  preci- 
sa epoca  in  che  le  venne  concessa.  Osser- 
verò che  la  via  fu  già  detta  àe  Filo  nar- 
di dal  palazzo  omonimo  (poi  Cavalierini, 
oggi  del  marchese  Potenziaoi  e  non  co- 
me volgarmente  si  dice  Sala,  come  cre- 
duto già  proprietà  e  abitato  dal  cele- 
bre cardinale  di  tal  cognome,  e  dal  car- 
dinal Casliglioni  poi  Pio  Vili  ),  s^itualo 
incontro  la  chiesa;  'n\i\\  (\id  Cavalieri  òsA 
palazzo  accanto  al  precedente  (ora  degli 
credi  di  Felice  Gualdo  che  1*  acquistò), 
a' quali  nomi  prevalse  quello  de*  Bar* 
hieri che  porla,  il  Panciroli  che  neh 600 


U  N  I 

pubblicò,  /  Tesori  nascosti  di  Roma  : 
De'  ss.  Cosma  e  Damiano  alla  stra- 
da del  Croce/isso,  dice  che  fu  così  nomi- 
nata per  un'antica  immagine  del  ss.  Cro- 
cefisso dipinto  nel  muro  esteriore  d'una 
casa.  Che  la  chiesa  fu  prima  del  contiguo 
monastero  di  monache  francescane  sotto 
l'invocazione  della  ss.  Trinità,  ed  allora 
de'barbieri  che  l'intitolarono  a'detti  san- 
ti, per  esser  slati  medici  del  coipo  e  del- 
l' anime  nel  convertirle  al  cristianesimo. 
Altrettanto,  in  parte,  leggo  nel  Fanucci 
e  in  Piazza,  il  quale  aggiunge  che  per 
esser  cadenle  per  l'antichità,  la  confra- 
ternita la  riedificò.  Trovo  nel  Venuti, /io- 
ma  moderna,  p.  635  ,  nel  parlare  della 
chiesa  e  della  confraternita,  chedessa  fa 
già  delle  francescane  terziarie  sotto  il  ti- 
tolo della  ss.  Trinità,  e  anticamente  ven- 
ne denominata  s.  Nicolò  de  Cavalleriis. 
Martinelli  la  dice  parrocchiale  della  ss. 
Trinità  Clini  bizocliis  tertii  ordinis  s. 
Francisci.  Il  Bovio  poi  a  p.  1 6g,  e  il  Fon- 
seca  a  p.  388,  trattando  della  chiesa  di 
s.  Martino  da  Domo  Giudice  Mardoi^Q 
in  latino  A  Domo  Judicis  Mardois,  nar- 
rano, ch'era  filiale  della  basilica  di  s.  Lo- 
renzo in  Damaso,  e  vicina  a  qiiella  di  s. 
Nicola  de'Molini  (ossia  de  Cavalleriis,  che 
è  la  vicina  chiesa  di  s.  Elena,  invocazione 
che  le  dierono  i  Credenzieri  -aWovchè  vi 
stabilirono  il  loro  sodalizio).  In  seguilo  al 
nome  di  s.  Martino  soltenlrò  quello  del- 
la ss.  Trinità  in  Cacaberi,  quando  si  con- 
cesse a  certe  povere  monache  che  vivea- 
no  di  loro  fatiche,  perciò  venendo  esen- 
tata da  detta  ù'^XwìoVanzù^ut  vocant Biz- 
zocaruni,  non  astrette  a  clausura.  Abi- 
tarono l'annesso  monastero  sino  ali  56o, 
e  allora  ve  n'erano  1 1.  Trasferite  in  altro 
chiostro  fu  data  a'barbieri,  che  la  dedica- 
rono a'  ss.  Protettori.  Dagli  atti  della  s. 
Visita  dell  573  si  ha  ch'era  pure  parroc- 
chia con  IO  famiglie,  la  rendita  essendo 
annui  76  scudi  e  20  barili  di  vino.  Nel  fi- 
ne descriverò  la  chiesa  slessa,  come  tro- 
vasi al  presente.  In  seguito  più  fiera  si  rin- 
novò la  dissensione  inteslin»  fra'barbieri 


U  N  I 
e  gli  slufarolì ,  giacche  questi  in  numero 
(li  sul!  iq  a  fronte  di  olire  200  quanti  e- 
rano giunti  i  maestri  de'bnrbieri,an»plia- 
lono  le  loro  strane  pretese  con  tanto  ac- 
canin)ento,  che  finalmente  i  barbieri  fu- 
rono costretti  ricorrere  a  Paolo  V.  Que- 
sti deputò  a  giudice  il  cardinal  Fabrizio 
Veralli,  il  quale  con  sentenza  de'  1 1  gen- 
i)aioi6i3,  decretò  la  separazione  de'due 
corpi,  dichiarandoli  ciascuno  indipenden- 
te dall'altro,  restando  a'barbieri  la  pro- 
pria chiesa.  Tutto  approvò  Paolo  V  col 
breve£j:' injuucto]VobiSfde%  del  seguen- 
te maggio,  presso  i  nuovi  Statuti.  Allora 
l'università  de'  bnibieri  liberata  da'  po- 
chi individui  che  l'inquietavano,  e  ricon- 
centrata ne'soli  uonjini  dell'arte  propria, 
rinnoTÒ  i  suoi  statoli  e  stampò,  dopo  l'e- 
same del  cardinal  Veralli  e  la  conferma 
di  Paolo  V,  mediante  il  breve  Ohristi- 
fìdelìum  qiiorufiilìhcty  de'  11  gennaio 
161  5,  egualmente  presso  il  loc,  cit.  Essi 
furono  intijnali  per  1'  osservanza  delle 
confermale  esenzioni, al  senatore,  al  go- 
vernatore di  Roma,  e  ad  altri  giusdicen- 
ti di  Roma,  con  editto  de'o  del  seguen- 
te febbraio  del  cardinal  Pietro  Aldobran- 
diui  camerlengo  di  s.  Chiesa;  restando 
l'università  nella  giurisdizione  ecclesia- 
stica sotto  il  cardinal  vicario,  e  per  la  ci- 
vile e  criminale  sotto  l'uditore  della  ca- 
mera e  il  maresciallo.  Fra'privilegi  e  o- 
liorificenze  goduti  dall'università,  è  rife- 
rita da  Pompilio  Tolti,  Ritratto  di  Ro~ 
via  modfrna^e.Wx  pubblicalo  neh 638, 
la  prerogativa  di  liberare  un  carcerato 
nel  giorno  della  festa  de'ss.  Cosma  e  Da- 
miano. Altra  conferma  degli  statuti  l'e- 
seguì Alessandro  Vii  col  breve  Exponi 
Nobis,  de' 16  giugno  1 657,  Bidl.  Roni,  t, 
6,  par.  4»  p-  '^3,  ed  ordinando  anch'e- 
gli,  ne  quicumque  Tonstrinae  (Barbie- 
ria o  bottega  di  barbiere)  operarius^  seu 
utvulgodicitur^garzonCyquinovamTon' 
strinam  instiluere  voluerit  ^  eam  aperta 
re  possiti  nìsi  tabernam  5o  cannis  ab  a- 
Ha  qiincuhique  simili  tabcnui  Tonsoria 
(bottega  di  barbiere)  distantem  accepc' 


UNI  91 

rity  sotto  la  pena  di  io  scudi  d'oro  in  fa- 
vore dell'uni  versila.  Poscia  InnocenzoXII 
col  breve  Exponi  miperfecerunt,  de'2  5 
settembre  1693, /?«//.  /?ow.  t.  9,  p.  322: 
Conflrmatur  decretum  Universitatis 
Tonsorum  de  Urbe  contra  venditores 
sitarum  Tonstrinnrumj  cioè  che  i  ven- 
ditori di  dette  botteghe,  due  anni  soltan- 
to dopo  lascialo  1'  uso  del  mestiere ,  ne 
potessero  aprire  delle  altre,  e  nella  di- 
stanza di  200  canne  romane  di  qualun- 
que altra  simile  otììcina.  Nel  1694  in  Ro- 
ma e  collo  stemma  di  tal  Papa  nel  fron- 
tespizio si  ristamparono:  Statuti  ^ordirà 
et  costitutioni  della  ven.  Compagnia  et 
Uni^'ersità  de* Barbieri  di  Roma.  Tra  le 
altre  cose  essi  prescrivono,  che  gli  ulfizia- 
li  devono  eleggere  un  medico  per  curaro 
lutti  i  maestri,  lavoranti,  garzoni,  rota- 
tori dell'arte,  nelle  loro  infermità.  Quan- 
to a*  rotatori  o  arrotar!,  è  noto  che  anti- 
camente non  sempre  si  aveano  arrotini 
capaci  di  bene  arrotare  colla  ruota  anche 
i  ferri  o  gli  acciai  taglienli  di  usi  delica- 
ti, come  i  rasoi,  le  lancette ,  le  forbici  e 
simili.  Il  perchè  alcuni  dell'arte  espressa* 
menlesi  dedicarono  a  supplire  a  tale  mau' 
canza  di  opportuni  o  idonei  artefici;  ed 
ecco  il  perchè  l'  università  ne  faceva  di- 
stinzione e  rimarco,  come  un  ceto  specia- 
le di  peculiare  importanza.  Il  successore 
Clemente XI  col  breve  Militanlis  Ecclc- 
siae^  de*f2  maggio  1712,  Bidl.  Ront.  t, 
IO,  par. I,  p.  291  ;  Confirmantur  Sta- 
tuta  reformata  Universi tatis^  et  Colle- 
gii  Barbitonsorum  Urbis.  Nel  medesi- 
mo breve  sono  compresi  gli  Statuti  ri- 
portati testualmente.  Riferirò  alcun  ge- 
nerico cenno  sul  contenuto  loro,  saggis- 
simo  e  prowidenlissimo ,  morale  e  reli" 
gioso.  I  consoli  e  uHìciali  considerando 
che  gli  statuti  erano  in  buona  parte  resi 
inosservabili, risolverono  nel  1699  di  com- 
pilarne altri,  il  cui  compimento  si  eseguì 
per  gli  eccitamenti  del  cardinal  Gio.  Bat- 
tista Rubini,  da  Clemente  XI  nel  1708 
dato  a  visitatore  apostolico  dell'  univer- 
sità. In  essi  tra  le  altre  cose  fu  stabilito, 


9^ 


U  N 


a^ufìfiziall  e  pe'primi  Sconsoli,  pel  trien- 
nale reggimetilo  e  amministrazione  del- 
l'università; la  loro  creazione  da  eseguir- 
si nel  consolato  per  bussolo;  Tautoi  ita  e 
gli  obblighi  eli  clascnno;  il  {)recnio  a'con- 
soli,  camerlengo  e  infermieri  nel  termi- 
ne del  loro  iiflìzio;  che  ogni  convenzione, 
scrittura, patente o  istromenfo  pe'maestri 
di  botteghe  e  altro  spettante  alla  profes- 
sione, debba  farsi  dal  notaro-segretario 
dell'università;  che  non  si  debba  lavora- 
re, ne  far  lavorare  in  giorno  di  festa  di 
precetto,  ne  dentro  e  ne  fuori  delle  bot- 
teghe,  e  di  doversi  frequentar  la  chiesa 
«lell'università,  con  esenzione  de'due  pao- 
li dell'annata  a'maestri  frequentanti,  do- 
vendosi tener  chiuse  le  botteghe  nella  fe- 
sta de'ss.  Cosma  e  Damiano,  e  in  tal  gior- 
no ciascun  maestro  pagare  5  paoli, 2  de* 
quali  per  l'annata,  e  per  la  candelora  al- 
tri 2; si  dichiararono  i  pesi  e  obblighi  del- 
la chiesa,  e  gli  esercizi  divoli  da  prati- 
carsi in  essa,  oltre  l'accompagno  alla  se- 
poltura de'  defunti,  segnatamente  se  uf- 
ficiali, di  tutta  o  parte  dell'università  j  si 
«oppressero  le  due  annue  doti  di  scudi  2  5 
r  una  e  la  veste,  che  per  la  festa  de'  ss. 
3*rotettori  sì  confeiivano  a  due  zitelle  fi- 
glie di  maestri;  venne  ordinato  il  pfiga- 
nienlo  alla  chiesa  di  2  paoli  nelT  entrata 
de'fattoii  ad  apprender  l'arte,  e  di  3  al- 
lorché diveniva  lavorante  o  giovane,  e 
questi  anche  bai.i5  per  la  festa  dell'uni- 
versità, ancorché  fossero  parrucchieri  o 
figli  de'maestri  dell'arte;  che  niun  giova- 
ne possa  esercitar  1'  arte  come  maestro, 
senza  prendere  la  patente,  dovendo  pri- 
ma provarne  con  esame  l'idoneità  a'con- 
soli  ,  inchjsivamenle  alla  capacità  per  la 
jìassa  chiriugia,  il  cui  esercizio  ed  esten- 
wone  viene  dicliiarato,  stabilendosi  l' e- 
lìiohuTiento  d.i  pagarsi  alla  chiesa  per  la 
palenre  a  paoli  74»  ^  ''O''  ^4  doverne  da- 
l-e  que'figli  o  nipoti  di  maestri  nel  pren- 
derla dopo  la  morte  de'loro  padri  o  zii, 
pioè  il  niaggiore  di  essi;  non  potersi  apri- 
le  nuove  botteghe,  o  trasferire  le  vec- 
tbie,  da'paleulati,  che  5o  canne  distaoli 


UNI 
dalle  altre,  sotto  pena  di  i5  scudi  d'oro, 
dovendo  restar  chiuse  le  abbandonate,  e 
venendo  vietato  il  tenere  due  botteghe; 
si  provvide  finalmente  anche  alle  botte- 
ghe delle  vedove  e  figli  o  nipoti  minori 
de'maestri  defunti,  con  permettere  di  te- 
nervi a  rappresentante  un  maestro  pa- 
tentato, ^e  Diari  di  Roma  ho  letto,  che 
i  giovani  de*  barbieri  aveano  il  proprio 
altare  nella  chiesa  di  s.  Paolino  alla  Re- 
gola de'frati  del  Terz'ordinedi  s.  Fran- 
cescojche  nelle  sedi  vacanti  in  cui  straor- 
dinariamente si  espone  in  varie  chiese  de- 
stinate il  ss.  Sagramento,  per  pregar  Dio 
pel  breve  loro  termine  e  ottima  elezione 
del  Papa,  come  in  quelle  del  1724  e 
1780,  vi  si  recavano  processionalmente  e 
separatamente,  la  confraternita  de' bar- 
bieri, e  la  compagnia  o  adunanza  de'loro 
giovani.  Sebbene  in  appresso  gli  Statali 
furono  nuovamente  modificali  e  rislam- 
pati,  rimasero  tuttavia  slabili  e  invaria- 
bili alcuni  articoli,  che  ne  formavano  it 
principale  fondamento  ,  e  da*  cardinali 
protettori  con  decreti  richiamali  all'esal- 
ta osservanza.  Tra  tali  articoli  essenziali 
precipuo  fu  sempre  tenuto  il  numero  de- 
terminalo di  botteghe,  e  V  inibizione  e- 
spressa  di  aprirne  delle  nuove  senza  la  li- 
cenza de' consoli,  oltre  il  pagamento  del- 
la patente  pel  pubblico  esercizio  della 
professione,  edelle  tenui  annue  contribu- 
zioni si  de'  padroni  che  de*  giovani  ;  re- 
golamenti tutti  fatti  pel  mantenimento 
della  chiesa,  per  l'interesse  de' contri- 
buenti, ed  a  vantaggio  della  popolazio- 
ne. Le  già  discorse  vicende  politiche  e 
occupazioni  straniere,  patite  nel  declinar 
dello  scorso  secolo  da'  Roma  e  dagli  altri 
dominii  pontificii,  sconvolsero  per  molti 
anni  l'ordine  sociale  e  religioso  ,  ed  an- 
nientarono r  università  artistiche  colla 
perdita  delle  loro  proprietà  e  de'Luoghi 
de'Monti.  Altrettanto  avvenne  al  collegio 
de'barbieri  e  parrrucchieri,  e  se  la  pietà 
e  io  zelo  de'principali  rappresentanti  del- 
l'università non  vi  avesse  sopperito,  l'uf- 
fizisilura  della  chiesa  sarebbe  rimasta  iO' 


U  ìN  I 
lerrolta,  poiché  oltre  i  Luoghi  de*Monli, 
perde  essa  la  suppeiletlile  d'argento,  che 
iti  notabile  quaiitilà  depositò  nella  zec- 
ca, per  ubbidire  alla  generale  prescrizio- 
ne di  Pio  VI  imposta  a'  pii  istituii.  Per 
le  conseguenze  de' deplorali  sconvolgi- 
menti, nella  rifurnia  della  pubblica  ain- 
Diinislrazione,  trovò  Pio  VII  indispensa- 
bile la  soppressione  dell'università  arti- 
stiche, anco  per  l'uniformità  del  commer- 
cio libero  da  lui  piomuIgato^neliSor,  e 
Ti  comprese  pure  quella  de'barbiei  i  e  par- 
rucchieri; argomento  grave,  che  quasi  in 
principio  di  questo  articolò  discorsi  eoa 
qualche  diilusione,  per  la  sua  vitale  im- 
portanza pubblica.  Dissi  pure,  che  cessa- 
le le  università  nel  1 80 1 ,  dipoi  la  saggez- 
za del  paterno  governo  pontifìcio  vide  le 
conseguenze  pregiudizievoli  d'una  trop- 
po lata  interpretazione  della  legge  sul 
commercio  ch'erasi  voluto  tutelare,  spe- 
cialmente rapporto  all'  articolo  inleros- 
sanlissimo  dell'apertura  di  nuove  botte- 
ghe in  ogni  sorta  di  mestieri  e  arti  ma- 
nuali ,  onde  non  esitò  di  frenarne  la  li- 
cenza con  varie  disposizioni.  Il  ceto  de' 
barbieri  e  parrucchieri  fu  anch'esso  sog- 
getto a'medesimi  inconvenienti,  non  me- 
no dannosi  alla  propria  nrle  e  sussisten- 
za. Coloro  pertanto  che  fra'maestri  della 
professione,lodevolmente  occupavansi  in- 
defessi al  maggior  vantaggio  del  corpo, 
cui  rimaneva  sempre  pel  loro  religioso 
zelo  la  chiesa  de'ss.  Protettori,  convenien- 
temente uffiziala  a  loro  spese  ,  comechè 
restata  priva  d'ogni  rendila;  supplicarono 
istantemente  il  superiore  governo,  per- 
cliè  fosse  posta  una  remora  alla  troppo 
hbera  e  arbitraria  licenza  d'aprir  nuove 
bolleghe,e  di  traslocare  senza  equi  riguar- 
di le  preesistenti ,  in  luoghi  che  gravemen- 
te danneggiava  i  padroni  dell'altre  vici- 
ne, senza  curare  la  loro  antichilà  e  l'in- 
gente prezzo  costalo  nel!' acquisto  loro. 
Subordinati  finalmente Inli  ossequiosi  re- 
clami all'È. mo  cardinal  Mai  ioMallei  tut- 
tora protettore  amorevole  dell'uni  versila 
(al  presente  sotto-decauu  del  sagro  colle- 


U  i\  I  93 

gìo,  vescovo  di  Porto  es.  Rufiìna  e  pi*e- 
fello  di  legnatura),  mentre  era  degnissi- 
mo segretario  per  gli  affari  di  sialo  inter- 
ni, di  Papa  Gregorio  XVI,  che  a  preghie- 
ra di  molli  maestri  barbieri  l'avea  loro 
dato  a  protettore,  nell'equità  e  penetra- 
zione che  lo  distingue  ,  a  corroborare  la 
petizione  di  pochi  individui  senza  rappre- 
sentanza legale,  con  saggia  previdenza 
Irovò  necessario  premellei  e  la  riorganiz- 
zazione xlel  corpo  morale  sotto  il  cui  no- 
me si  faceva  istanza.  Perciò  con  venerala 
ordinanza  de'24  aprile  i  840,  il  cui  teno- 
re SI  legge  ne'nuovi  Statuti,  beiiignameu- 
te  si  degnò  dar  impulso  autorevole  alla 
riorganizzazione,  nominando  egli  stesso 
un  sulìiciente  numero  d' individui  uHì- 
ciali,  che  sotto  la  dipendenza  sua,  e  del- 
l'ottimo  primicerio  da  lui  designatogli  pre- 
lato w^/  lll.mo  e  R.mo  d.  Pietro  Paolo 
Pericoli  cauonicoLiberiano,dovessero  oc- 
cuparsi provvisoriamente  dell'  annnini- 
strazione  e  culto  della  chiesa,  finche  la  so- 
vrana e  ponlilicia  concessione  che  spera- 
vasi  d'ottenere  da  Gregorio  XVI,  facesse 
rivivere  l'antica  università  e  collegio,  eoa 
forme  compatibili  all'allualilà  delle  vi»- 
riale  circostanze,  e  ne  avesse  additata  una 
norma  giusta  e  sicura  per  lo  stabilimen- 
to de'nuo  vi  Statuti,  a  vantaggio spiril na- 
ie e  temporale  del  corpo  stesso.  A.  faedi- 
lare  il  ripristinamento  dell'università  e  i 
mezzi  di  farla  esistere  con  oblazioni,  >l 
cardinal  Mattei  non  solaujenle  disposte 
che  si  aprisse  il  registro  di  aggregazione 
pe' padroni  delle  botteghe,  rilasciandosi 
loro  pagella,  ma  ancora  di  potersi  ascri- 
vere que'  che  ritiratisi  dalla  professione, 
erano  camerieri  de'  cardinali  e  de'princi- 
pi  romani.  Di  più  fece  aprire  altro  regi- 
stro per  l'ascrizione  di  tutti  i  giovani  bar- 
bieri che  volessero  aggregarsi,  con  rihi- 
scio  egualmente  di  pagella,  e  qualificali 
col  titolo  d'aspiranti  all'università.  In  se- 
guito gli  ulfjciali  tennero  molli  congressi 
[iresso  nig."^  primicerio  zelanlissimo,  pre- 
parando delle  istituzioni  sulle  basi  circit 
de^li  unlichi  SialulijUìWii  uiudtficaiiioui 


94  '^'*'    .      . 

volute  dalle  variate  leggi  e  cìicostatize, 
per  formare  i  nuovi.  Frallanto  Gregorio 
XViper  organo  del  cardinal  Ma{tei,qual 
segietario  degli  affari  di  stalo  interni,  de- 
trelò  ad  istanza  del  ceto  de'  bai  bieri  di 
Roma:  Che  ferma  la  libertà  dell'esercizio 
del  mestiere  e  fermo  lo  stalo  attuale  del- 
le botleglie  esistenti,  o  che  avesse  alcuno 
domandalo  l'aperlura  d'  una  nuova  ,  la 
direzione  generale  di  polizia  non  più  ri- 
lasciasse patenti  di  esercizio  per  nuove 
botteghe  di  barbiere  o  parrucchiere,  se 
prima  non  re^li  provato  per  verificazione 
della  rispettiva  presidenza  regionaria,  che 
fra  la  nuova  bottega  e  altre  simili  già  e- 
sistenli,  vi  corra  la  distanza  di  60  canne 
architettoniche,  esclusa  la  via  del  Corso, 
in  cui  per  la  maggior  frequenza  si  limila 
la  distanza  a  sole  20  canne  architettoni- 
che, quando  però  la  nuova  bottega  da  a- 
prirsi  sia  fornita  con  lusso  anche  nello 
spaccio  de'geueri  propri  dell'arie  di  bar- 
biere e  parrucchiere.   Il  cardinale  con 
due  dispacci  de'  i  o  febbraio  e  2  r  mag- 
gio 1 844  partecipò  le  pontifìcie  determi- 
nazioni a  mg.' governatore  di  Roma,  di- 
rettore generale  di  polizia,  per  la  loro  pie- 
na osservanza,  e  sono  riportati  ne' nuovi 
Statuti.  Dopo  ulteriori  mature  delibera- 
zionijSi  terminò  la  compilazione  degli^tó' 
tutù  Costituita  l'università  mi  si  fece  l'o- 
nore dalla  medesima  di  graziosamente 
nominarmi  console  perpetuo,  e  poscia  in 
pili  modi, anche  imperituri,  distinguermi 
nobilmente.  Ed  è  perciò  che  per  doveroso 
e  perenne  sentimentodi  grato  animo(sea- 
limcnto  che  qui  dichiaro  anche  alla  ven. 
jdrciconfr  a  tenuta  del  ss.  Sacramento 
e  di  s.  Maria  della  Neve  di  Roma,  del- 
la cui  chiesa  e  sodalizio  riparlo  nel  pa- 
ragrafo Regattieri  a'  quali  apparteneva, 
per  avermi  fatto  precedentemente  l'ono- 
re particolare  di  dichiararmi  guardiano 
perpetuo),  mi  diffusi  alquanto  nell'accen- 
narc  le  notizie  di  questa  ragguardevole 
e  civile  università  e  collegio  di  Roma,  che 
nell'esercizio  dell'  arte  trovasi  continua- 
mente a  contatto  eoll'alta  società^  ed  an- 


U  N  I 
co  coir  intendimento  che  dovendo  esser 
breve  colle  altre,  almeno  il  narrato  iu 
questa  servisse  a  dare  un'idea  come  i  no- 
stri rispettabili  e  saggi  antenati  procede- 
vano ne'sodalizi  artistici, ed  altresì  a  me- 
glio chiarire  l' indole  lodevole  di  siffatte 
università,  che  ora  con  ottimodivisamen- 
to  si  ama  ripristinare  per  le  loro  bene- 
merenze e  per  le  conseguenze  morali  che 
di  già  rilevai.  Questi  secondi  riflessi  pre- 
cipuament'C,  voglio  sperare  ,  mi  scuserà 
presso  coloro,  che  non  volendo  concede- 
re agli  scrittori  alcuna  discreta  licenza, 
mi  tacciassero  di  parzialità.  La  storia  del- 
la propria  origine  non  ha  cessato  giani- 
utai  di  formare,in  qualunque  tempo,  l'og- 
getto del  più  vivo  interesse,  non  solo  di 
lutti  i  popoli  e  nazioni,  ma  eziandio  in 
particolare  d'ogni  paese,  e  di  ciascuna  pri- 
vala famiglia  ,  così  civile  come  morale. 
Sottoscritti  gli  Statuti  nuovi  da' 4  con- 
soli ordinari,  dal  camerlengo,  dal  segre- 
tario, da'3  priori  de'consiglieri,da*2  sin- 
daci, da'  2  fibbriceri,  da'2  provveditori 
di  chiesa,  da'3  infermieri,  da'  19  consi- 
glieri ordinari,  non  che  da  me  e  dal  pre- 
lato primicerio,  il  cardinal  Mattei  prolet- 
tore li  approvò,  e  il  Papa  Gregorio  XVI 
li  confermò  col  breve  Gravissimas  inter 
Apostolici  ministeriicurasy  de'  i  g  agosto 
1845»;  furono  quindi  stampati  nel  1 846  dal 
tipografo  Gismondi  :  Statuti  dell'  Uni^ 
tersità  e  Collegio  de' Barbieri  di  Roma 
sotto  l'invocazione  dì  Maria  ss.  e  de' ss. 
Martiri  Cosmo  e  Damiano^  rinnovati 
ne/ 1 844  ^on  sovrana  approvazione  del- 
la Santità  di  N.  S.  Papa  Gregorio  XFl 
felicemente  regnante  emanata  informa 
di  breve  il  \^  agosto  i^[\.S.  Contengono 
9  titoli,  oltre  l'elenco  de' 198  proprieta- 
ri delle  botteghe  de' barbieri   e  parruc- 
chieri esistenti  in  Roma.  Nel  titolo  «i.**  si 
tiene  proposito  del  culto  religioso, suffra- 
gi e  sussidii.  Oltre  la  messa  quotidiana, 
in  ognii.°  lunedì  del  mese  si  recita  l'utE- 
zio  de'defunti  pe'confratelli  defunti  o  pei* 
quello  morto  nel  mese  stesso,  oltre  la  ce- 
lebrazione pel  medesimo  di  6  messe,  se 


U  N  I 

n  via  sodili  sfili  le  le  mensili  pfeslazioiil.  Pe' 
*»iovani  nspiianli  che  le  avranno  osserva- 
le, si  suIlVaga  con  1*  odìzio  e  una  messa 
il  ilt'funto.  Le  feste  della  Madonna  si  c«j- 
lebrano  con  maggior  copia  di  lumi,  e  con 
pompa  quella  de'ss.  Cosmo  e  Damiano  a* 
27  selleatbre  o  in  altro  giorno.  Nell'ot- 
tavorio  de'morli  ha  luogo  l'anniversario 
generale  per  tulli  i  confrali  defunli.  Nel- 
la quaresima  si  fanno  8  giorni  di  esercì- 
z\  spirituali.  Non  è  vietato  il  lavorare  ne* 
giorni  feslivijperconsueludine  introdotta 
da  molto  tempo  e  tollerala  dal  Vicarialo 
di  Roma,  dovendosi  chiudere  le  botteghe 
nell'ore  da  esso  prescritte; chiusura  da  e- 
seguirsi  nel  dì  della  festa  de'as.  Proleltori 
dalle  i  I  antimeridiane  alla  sera.  La  di- 
spensa de'sussidii  a'bisognosi  fu  stabilita 
per  la  Pasqua,  il  Natale,  l'Assunta  e  pe* 
ss.  Protettori;  agl'infermi  secondo  i  casi. 
Nel  titolo  1°  si  dichiara  quanto  concerne 
la  discorsa  distanza   delle  bolleghe,  da 
doversi  inviolabilmenteosservare.  Nel  ti- 
tolo 3."  sono  le  norme  per  l'aggregazio- 
ne all'università  degl'individui  dell'arte 
tonsoria.   Nel  titolo  4-"  sono  descrille  le 
tenui  prestazioni  mensili,  quella  nel  ri- 
cevimento della  pagella  d' aggregazione, 
e  le  oblazioni  per  la  festa  de'ss.  Proietto- 
ri, pegli  esercizi  spirituali,  e  per  l'anni- 
versario de'uìorti.  Nel  titolo  5.°  è  la  la- 
bella  degli  ufiìciali  e  si  tratta  di  ciascu- 
no; comedel cardinal  protettore;  del  pre- 
lato primicerio,  sua  autorità  e  durata  in 
ufficio  d'un  sessennio, qualora  ilcardinn» 
le  e  la  congregazione  non  lo  confermino, 
rappresentando  il  cardinal  protettore  nel 
presiedere  i  congressi  e  le  corigregazioni, 
e  riterrà  il  sigillo  grande  dell'università, 
the  in  caso  d'assenza  o  nialattia  passa  al 
COI! sole  perpeluojovvero  al  i  ."console  or- 
dinario ;  del  console  perpetuo  e  sua  au- 
torità, da  eleggersi  fra'piìi  distinti  perso- 
naggi della  corte  laica  ponlifìcia  o  delta 
nobiltà  di  Roma,  e  supplirà  al  primicerio 
e  colla  medesitna  autorità,  in  caso  d'as- 
senza odi  malattia  del  prelato;  de'/j  con- 
soli ordinari,  attribuzioni  nel  presiedere 


UNI  95 

raroministrazione,  tenendo  conto  dell'ar- 
chivio e  delle  scritture,  e  durata  in  uffi- 
cio di  4  a»'»'  con  ordine  di  turno;  del  ca- 
merlengo ,  sue  attribuzioni  e  durata  in 
uflìcio  per  3  anni;  del  segretario,  sue  at- 
tribuzioni e  durata  in  ulficio  per  3  anni, 
se  non  è  confermalo;  de' priori  e  consi- 
glieri, loro  attribuzioni  e  durata  in  uffi- 
cio per  un  anno;  de' consiglieri  semplici, 
loro  attribuzioni  e  durala  in  ufficio  per 
un  anno;  de'sindaci,  loro  ispezioni  e  du- 
rata in  ufficio  di  2  anni  per  turno;  de* 
fabbriceri,  loro  ingerenze  e  durata  in  uf- 
ficio di  1  anni  per  turno;  de'piowedito- 
ri  di  chiesa,  loro  incarichi  e  durata  in  uf- 
ficio di  2  anni  per  turno;  degl'  infermie- 
ri, qualità  e  durala  del  loro  ufficio  di  7. 
anni  per  turno;  de'minislri  onorari,  pro- 
curatore legale,  notnroe  architello;  del- 
resaHor<^;  del  cappellano;  del  bidello.  II 
titolo  6."  definisce  le  diverse  (jualilà  del- 
l' adunanze  consiliari  segrete  o  generali, 
si  accennano  le  materie  da  trattarsi  e  ri- 
solversi in  ciascuna  di  esse,  del  modo  e 
tempi  da  convocarle,  l'ordine  per  eseguir- 
le, e  gli  estremi  necessari  alla  validità  del- 
le risoluzioni.  Il  titolo  7.°  ragiona  sul 
tempo  e  sui  modi  da  eleggersi  il  cardinal 
prolettore  e  gli  altri  superiori,  e  gli  uffi- 
ciali di  tabella  della  congregazione  segre- 
ta. L*  8.°  titolo  discorre  del  [tossesso  da 
conferirsi  tanto  a*  nuovi  superiori  mag- 
giori, quanto  a'subalterni  e  altri  ufficiali, 
e  delle  consegne  che  nellu  circostanza  me- 
desima o  immediatamente  dopo,  devono 
rendersi  da'  cessanti  e  passarsi  a'  nuovi 
eletti.  Finalmente  contiene  il  9."  titolo 
alcune  regole  generali  di  verse,  onde  prov- 
vedere, per  quanto  è  prevedd)ile,  all'or- 
dine dell' università  e  al  migliore  anda- 
mento degl' interessi  della  meJesima;  non 
che  il  njodo  di  derogare,  quando  la  ne- 
cessità lo  esigesse,  alle  presenti  statuta- 
rie disposizioni.  Co>ìi  l'università  e  colle- 
gio de'harbieri  e  parrucchieri  ,  pel  loro 
buon  volere,  può  vantare  d'essere  stata 
lai.'  università  artistica  di  Roma,  oltre 
l'essere  una  delle  prime  più  auliche,  che 


96  UNI 

dopo  la  loro  soppressione  bramò  di  co» 
slitulrsl  nuovamente  in  corporazione  mo- 
rale e  meiilòd'essere  canonicamente  con- 
fermata da  un  gran  Pontefice.  Dipoi  fu 
istituita  l'opei;a  pia  esercitala  da  alcuni 
dell'arte,  con  recitare  ogni  lunedì  nella 
chiesa  dell'università  il  rosario,  le  litanie, 
le  preci  della  buona  raoile  simili  a  quel- 
Je  della  chiesa  del  Gesù,  il  De  profuw 
^//V,  colla  benedizione  colla  reliquia  della 
Madonna  al  suo  altare,  oltre  la  celebra- 
zione d'una  particolare  messa,  il  tulio  ia 
sulhagio  de' defunti  ascritti  alla  medesi- 
ma. Nel  declinar  de^li  856  fu  istituita  l'al- 
tra opera  pia  col  titolo  di  Mater  Ama- 
bilìsj  per  sovvenire  gl'inabili  all' escici- 
zio  dell'aite.  Avendo  l'uni vei sita  perdu- 
to nelle  sumraenlovate  vicende  quasi  o- 
gni  suo  avere,  col  quale  soccorreva  anche 
gl'infermi  dell'aite,  nel  modo  riferito,  ora 
non  poteva  restare  indifferente  di  vedere 
alcuno  de'suoi  membri  ridotti  nell'indi- 
genza. Concepì  pertanto  il  nobile  e  pie- 
toso pensiero  di  fare  un  appello  alla  ca- 
rità de' suoi  ascritti ,  per  sovvenire  que* 
bisognosi  come  in  altra  epoca  l'università 
faceva  co'propri  fondi;  pensiero,  che  per 
l'umano  e  santo  scopo  a  cui  tende,  riscos- 
se unanime  applauso.  Certamente  non 
■vi  è  cosa  pili  utile,  né  più  degna  d'ani- 
mi cristiani  e  benfatti,  che  rivolgere  il 
pensiero  amorevole  a'saoi  colleghi  di  pro- 
fessione, che  la  disgrazia,  l'età,  le  malat- 
tie resero  inabili  a  più  procacciarsi  col- 
l'esercizio  dell'arte  il  sostentamento.  Si 
stabilirono  quindi  per  l^si  fondamenta- 
li. I ."  E  aperta  fino  da'3 1  dicembre  i  856 
una  soscrizione  a  forma  d'  opera  pia  coi 
titolo  dì  Mater  Amabilis  ^  con  Io  scopo 
di  sovvenire  gl'inabili  nell'esercizio  del- 
l'arte di  barbiere  e  parrucchiere.  2.°  La 
contribuzione  mensile  si  limita  per  il  me- 
no a  bai.  IO  pe'padroni  e  5  bai.  pe'gio- 
■vani,  sperandosi  che  la  carità  de'più  fa- 
coltosi li  farà  ascrivere  per  maggior  som- 
ma. B.**  Avranno  diritto  alla  sovvenzione 
i  soli  ascritti  all'opera  pia  resi  inabili  per 
vecchiezza  o  per  malatlio,  nou  derivate 


UN  I 
da  vizio  cattiva  condotta,  e  penderanno 
il  diritto  medesimo  non  pagando  la  con- 
tribuzione per  3  mesi,  duranti  i  quali  noti 
sia  provato  che  cessarono  di  pagare  per- 
chè percossi  da  diisgrazie.4-°l  sussidii  sa- 
ranno regolati  a  norma  de'fondi  e  del  nu- 
mero de' bisognosi.  5."*  AlTinchè  si  possa 
formare  un  fondo,  l'opera  pia  avrà  vigo- 
re un  anno  dopo  l'attivazione.  6.''  Per  es- 
ser atti  vaiasi  richiedono  non  meno  di  3oo 
firme;  trovate  che  siano  si  darà  ad  ogni 
ascritto  una  pagella  d'aggregazione,  per 
la  quale  pagherà  bai.  6,  i  quali  serviran- 
no per  le  spese  d'impianto.  7."  Per  cura 
del  collegio  saranno  depositati  gì'  iucassi 
nella  cassa  di  risparmio.  8.°  Nella  sagre- 
stia della  chiesa  vi  sarà  l'elenco  degli  a- 
scritti  colla  quota  che  ognuno  si  sarà  ob- 
bligalo di  pagare.  Le  soscrizioni  sono  iu 
via  di  edificante  progresso.  Colle  opere  si 
nobililanogl'istituti  di  qualunque  condi- 
zione, e  nel  virtuoso  esercizio  della  pro- 
pria professione  si  può  riscuotere  dal  pub- 
blico stima  e  benevolenza.  Dagl'individui 
di  questa  civile  corporazione  si  presta  l'o- 
pera di  sua    arte  domesticamente  anco 
a'  più  elevati  personaggi  della  società  u- 
maua,  della  gerarchia  ecclesiastica  e  ci- 
vile, a'  dotati  da  Dio  d'ingegno  e  sapien- 
za ;  onde  a  loro  profitto  hanno  continui 
belli  esempi  confidenziali  e  amorevoli  di 
coltura,  di  morale  e  di  religione,  che  in- 
gentiliscono l'animo  e  illuminano  la  men- 
te; esempi  che  insieme  servono  a  cauta- 
mente premunirsi  dal  veleno  mortale  ir- 
religioso e  insubordinato,  da  cui  deplo- 
rabilmente è  infettala  società  umana.  O- 
norali  così  di  alti  rapporti ,  ne  consegue 
di  frequente  che  alcuno  viene  destinalo 
in  sovrane  e  illustre  corti  a  distinti  e  ge- 
losi uffizi.  La  prosperità  delle  università 
artistiche  si  fonda  e  deriva  principalmen- 
te nelflìre  risplendere  il  cullo  divino,  nel- 
l'osservanza degli  statuti,  neirunione,nel- 
la  pace  e  nella  concordia ,  in  che  sta  la 
vera  forza  d'  ogni  corpo  morale  e  il  suo 
incremento.  Tanto  trovasi  in  questa  uni- 
■vcrsità,  e  uè  sono  prove  certissime  l' isti- 


UN  I 
lurione  recente  delle  tltie  celebrale  ope- 
re {)ie;  l'ampliozioiie  della  contigua  casa 
per  tinriic  maggior  profitto  a  vantaggio 
della  chiesa;  alcuni  abbellimenti  fatti  in 
questa  ,  oltre  la  costruzione  della  nuova 
sagrestia,  con  suo  altare,  nell'antico  ora- 
torio, benedetta  da  n)g/  Bonilacio  Caja- 
ni,  ottimo  e  2.elante  vescovo  di   Cagli  e 
Pergola  ,  venendo  posta  nel   pavimento 
della  stessa  sagrestia  la  marmorea  iscri- 
lioue:  Univevsitas  Tonsoriiin  Lrhis^Sa- 
cvéirum  etDomum  aere  proprio  iiistau- 
ravit  et  aiixit.  An.  sai.  mdccchii.  Sì 
riporta  a  p.  924  del  Giornale  dì  Roma 
di  tale  anno,  ove  si  riferiscono  le  benefi- 
cenze di  Gregorio  XVI  per  avere  ripri- 
stinalo l'università,  e  del  regnante  Papa 
Pio  IX  per  la  concessione  neh  852  d'u- 
na cappellania  con  messa  «^]uotidìana,  per 
le  paterne  cure  nel  permettere  la  riatti- 
vazione in  Roma  di  tutte  le  soppresse  u- 
niversità  artistiche,  con  l'autorizzazione 
a  comporre  i  propri  statuti.  «  La  corpo- 
razione de'  barbieri  era  forse  la  sola  che 
già  avea  gli  statuti,  e  quindi  ottenuta  dal- 
la benignità  sovrana  una  cappellania  eoa 
luessa  quotidiana  perpetua,  sempre  più 
così  animata,  aumentò  di  zelo,  accrebbe 
in  fervore,  afllnchè,  come  essa  fu  la  pri- 
ma (dopo  la  soppressione  dell'università) 
ad  essere  riconosciuta  e  dal  Pontefice  e 
dal  comune  di  Roma  ,  fosse  la  prima  a 
dar  segni  non  equivoci  di  morale  sua  vi- 
ta, ...  e  decorosamente  e  con  ecclesiastica 
pompa  celebrare  la  festa  de'  ss.  Martiri 
loro  protettori  Cosma  e  Damiano  (come 
continua  a  praticare).  La  messa  solenne 
fu  cantata  dal  primicerio,  con  iscelta  mu- 
sica diretta  dal  maestro  sig.'  Settimio  Bat- 
taglia, e  la  sera  fu  dato  termine  alla  fun- 
zione con  la  benedizione  ,  e  grande  nu- 
mero de'fedeli  accorsi  religiosamente  al- 
la mattina  e  alla  sera  in  quel  sagro  tem- 
pio; ed  era  edificante  il  vedere  i  più  del- 
la professione  divotamente  assistere a'di- 
vini  ulfici,  e  mostrare  (nuovamente)  co' 
fatti  la  gratitudine  ul  Sommo  Pontefice 
per  la  sanzionata  loro  istituzione  primi- 

VOL.   LXXXIV. 


UNI  97 

liva,  mercè  le  benefiche  cure  dell'ollimo 
prolettore ,  del  primicerio  e  del  console 
perpetuo,  ec.  ".  Poscia  l'università  rifece 
il  campanile  con  due  campane,  ed  il  car- 
dinal Matlei,  senipre  generoso  prolettore, 
non  solamente  vi  contribuì,  ma  agli  i  i 
aprile  1 854  con  solenne  e  decorosa  cere- 
monia  n'eseguì  la  benedizione,  insiemead 
altra  per  la  chiesa  di  s.  Brigida  di  Sve- 
zia. Grata  l'università  all'operato  de'Pa- 
pi  Gregorio  XVI  e  Pio  IX,  in  uno  al  car- 
dinal protettore,  al  prelato  primicerio,al 
console  perpetuo,  ed  a' consoli  ordinari 
Gioacchino  Si monetti,DoraenicoSopran- 
zi  (che  poi  defunto  volle  essere  sepolto  in- 
nanzi l'altare  della  B.  Vergine,  e  l'amo- 
re del  figlio  Aldobrando  gli  pose  onore- 
vole marmorea  iscrizione  celebrante  le 
sue  benemerenze).  Michele  Fallani,  A- 
lessandroRoccantini, nel  1854  collocaro- 
no nelle  pareti  della  sagrestia  corrispon- 
dente marmorea  iscrizione,  per  memoria 
anche  delle  cose  operate.  Dell'antichità  e 
diverse  vicende  della  chiesa  de'ss. Cosma 
e  Damiano  già  ne  parlai.  Mi  resta  u  dire 
del  suo  stato  presente,  e  l'eseguirò  col  Ve- 
nuti, col  Melchiorri,  col  Nibby  e  altri  de- 
scrittori delle  chiese  di  Roma,  taluno  de' 
quali  pretende  che  fu  edificata  sull'area 
d'uno  de'terapli  di  Romolo,  in  che  non  sa- 
prei come  aderirvi.  Nel  1722  l'universi- 
tà e  collegio  deVbarbieri  e  parrucchieri, 
senza  risparmio  di  spesa,  più  nobilmente 
riedificò  e  abbellì  la  chiesa  e  l'annesso  o- 
ratorio,  colla  direzione  del  valente  capo- 
maestro  muratore  Carnevali.  L'interno  è 
tutto  ornato  di  bellissimi  lavori  e  deco- 
razioni di  stucco,  con  3  altari  di  marmo, 
tutti  privilegiati,  e  decorosa  cantoria  con 
intagli  in  parte  dorati:  nella  volta  princi- 
pale il  celebre  Gregorini  vi  dipinse  a  fre- 
sco la  gloria  de'ss.  Prolettori.  Il  quadro 
a  olio  grande  dell'  altare  maggiore  rap- 
presenta la  decollazione  emartiriode'me- 
desimi  ss.  Titolari  (il  Fonseca  nel  1745 
lo  descrisse,  oltre  colf  immagine  de'ss. 
Protettori,  anco  coll'Assunzione  in  cielo 
della  B.  Vtrgitte),  e  dicesi  comunemen- 
7 


9«  U  N  I 

te  lavoro  del  volenle  Gio.  Frnncesco Ro- 
manelli; i  lalerali  e  la  piccola  volta  di  ta- 
le altare  hanno  pillure  a  fresco  dell' ac- 
creditato pennello  di  Antonio  Bicchieia' 
li,  clic  nella  volta  vi  espresse  lo  Spiriio 
.Santo  raggiante  Ira 'Cherubini,  e  ne'lati 
il  martirio  de'ss.  Patroni.  L'altare  a  de- 
stra contiene  un  ì)el  quadro  a  olio  della 
B.  Vergine  col  s.  Bambino,  ]\laier  Ama- 
hilis,  che  vuoisi  del  celebre  Zuccjri.  Sot- 
to di  essa,  in  divolo  piccolo  quadro,  sono 
espressi  s.  Filippo  Neri  e  s.  Felice  da  Can- 
talice.  L'altare  a  sinistra  ha  per  quadro 
il  Redentore  crocefisso,  colla  B.  Vergine 
e  s.  Giovanni,  colorilo  a  olio  da  Miche- 
langelo Cerruti. 

B arcavo  li  t  Navìcellari^  Corporatio 
Lenuncularii ,  Unìversìtas  Arlis  Bar- 
carolorum.  11  Venuti,  Roma  moderna^ 
p.  4o  I  :  Della  chiesa  de'ss.  Rocco  e  Mar- 
tino, coli' annesso  ospedale  e  arciconfra- 
ternitay  riferisce  che  fu  edificata  nel  1 5oo 
dall'università  degli  osti,  barcaiuoli  e  al- 
tri, che  comprarono  il  sito  dalla  compa- 
gnia della  na2Ìone  Schiavona^  per  aprir» 
vi  ancora  V  annesso  ospedale  pegl'  infer- 
mi dell'arte  loro  ,  come  apparisce  dalla 
bolla  perciò  emanata  da  Alessandro  VI 
il  I  ."luglio  1 49956  poi  vi  eressero  u na  com- 
pagnia sotto  Paolo  111  ,  dichiarata  arci- 
confiaternila  da  Paolo  IV,  e  con  bel. 
V  oratorio  eretto  nel  secolo  XVII  ;  indi 
anche  altro  spedale  per  le  donne.  Che 
gli  osti  aggiunsero  al  primario  titolo  di 
s.  RoccOf  quello  di  s.  Martino  vescovo  di 
TourSf  per  avergli  eretto  un  aliare,  ce- 
lebrando la  festa  e  dotando  zitelle.  Che 
Urbano  Vili  si  recò  nella  chiesa  in  pro- 
cessione a  implorare  l'intercessione  di  s. 
Rocco  contro  la  Pestilenza  di  Firenze  : 
altrettanto  poi  fece  Clemente  XI  nel  1 720 
per  la  festa,  celebrandovi  la  messa  bassa, 
con  l'intervento  d'alcuni  cardinali,  onde 
pregare  il  santo  a  tener  lontana  la  mi- 
nacciante peste.  IlFanucci,  Opere  pie  di 
Roma.,  a  p.  52  e  225,  tratta  del  sodalizio 
e  dell'ospedale  edificali  incontro  al  Por- 
to di  Ripetta  del  TevereJ  e  nota  fra  glial- 


UNI 

tri  privilegi  che  godeva,  quello  di  libera- 
re nella  festa  di  s.  Rocco  un  individuo 
condannato  a  carcere  in  vita,  conducen- 
dolo dalla  prigione  alla  chiesa  in  proces- 
sione, vestito  di  taffettà  verde  ,  con  tor- 
cia accesa  di  cera  bianca  in  mano  e  ghir- 
landa d'olivo  in  testa;  nella  quale  pro- 
cessione intervenivano  lero  zitelle  pove- 
re e  oneste  dal  sodalizio  dotate.  Dice  inol- 
tre che  nell'ospedale  si  ammettevano  feb- 
bricitanti e  feriti  d'ogni  nazione,  e  spe- 
cialmente dell'arti  degli  scarpinelli,carrel- 
tieri,  barcaroli,  scaricatori  di  barche,  im- 
passatori di  legna,  vignaroli  ,  acquaroli, 
piamoufesi  e  sonatori.  Il  Piazza  nell'/i/^- 
sevologio,  trat.  6,  cap.  38:  Dell'arcico/i' 
fraternità  de'ss.  Rocco  e  Martino  a  Ri- 
petta ,  si  diffonde  in  molte  notizie  sulla 
medesinia,  da  me  riferite  altrove,  ne'luo* 
ghi  che  ricorderò;  ed  attribuisce  anch'e- 
gli  all'università  degli  osti  l'erezione  del- 
l'ospedale, dicendo  che  il  sodalizio  fu  poi 
forn»ato  di  persone  d'ogni  arte,  toltene  le 
più  basse,  e  con  affigliazioni  si  propagò 
per  tutta  Italia,  anche  pel  sessofemmini- 
le,  onde  nell'anno  santo  ospitava  le  con- 
fraternite aggregate.  Aggiunto  poi  lo  spe- 
dale per  le  donne,  solo  questo  restò  e  per 
le  partorienti.  11  Bernardini  scrisse  riel 
I  744''^  p.  225  della  Descrizione  de'Rio' 
ni  di  Roma,  che  nella  chiesa  di  s.  Rocco 
erano  fondate  le  3  università  degli  Sca^ 
ricatoriy  de'  Fascinavi,  e  de'  Barca- 
roli. Nel  pontificato  di  Gregorio  XVI 
il  facoltoso  capo-mastro  muratore  e  sel- 
ciarolo  Giuseppe  VitelU  lasciò  ordina- 
to di  fare  la  facciata  alla  chiesa,  e  ven- 
ne eseguita  dal  cav.  Giuseppe  Valadier, 
il  quale  imitò  il  disegno  d'  altra  archi- 
tettata da  Palladio  in  Venezia,  in  tra- 
vertino, com'è  l'arma  di  detto  Papa.  Nel- 
la chiesa  è  il  monumento  sepolcrale  del 
Vitelli  scolpito  dal  commend.de  Fabris. 
Nel  1837  morendo  Lorenzo  Ortolani  pia- 
mente lasciò  un  benefico  legato  d'8ooo 
scudi,  disponendo  che  co'frulli  si  soccor- 
ressero! poveri  della  parrocchia  di  s.  Roc- 
co, per  la  s.  Pasqua  e  pel  s.  Natale;  de- 


UNI 

pii'nndone  nmminisfialrìredc^l  fomlol'ar- 
ciconfraternifa  ili  GesìielMiuin,  a  mi  egli 
appnilonevn.  Nella  chiesa  di  s.  Ronco,  da 
qdalolìe  anno  vi  è  slnfo  introdotto  l'ora- 
torio  nollurno.  Pio  IV  col  breve  Bcf;imì' 
ni  ufih'rrsnh's  Ecclcsini\  de*i8  ottobre 
i5(ìoj  Bull.  Roììu  l.  4  »  po»'-  2,  |>.  43  ' 
Coujirmalio  Confrn terni tatis  s.  Eocchi 
a  niorho  cpidtmiae  liheratoris  in  Urbe 
hnctenns  instituiae  ^  et  ah  Alexnndro 
TI  et  Leone  X  nonmdlis  privilegiis  de- 
roratacy  cuni  aliarinu  Indulgentiarum^ 
et  gvatiannn  concessione.  Et  Jiidicis  od 
sìiariim  causarwn  cognilioneni  deputa^ 
tione.  \o  queste  disposizioni  non  si  nomi- 
nano le  arti  che  componevano  il  sodali- 
rio.  Già  Adriano  VI  ad  istanza  dilectO'- 
rum  filionnn  et  Universitatis  Nauta- 
rum  ,  sivc  Barcaroloruni  Tyhcronis  et 
Ànienis^  seu  Tyheronis  Bipettae  almae 
Urbis  nonnulla  Statuto^  et  in  Camera 
apostolica  discussa,  et  concessa  apostO' 
lica  auctorìtate  approhaverat ^  quibus 
Inter  alia  cavebaLur  expresse  ,  cfuod 
prarfati  Consules  deputati  prò  tempo- 
re in  aliquihus  controversiis,ctcausis  su- 
per quibusdam  rebus^  et  honis  perjlu* 
viuni  Tfbcris  et  Ànienis  devectis^  in  cer* 
tispecunìaruni  summis  haberetjurisdi- 
ctionem  cogjwscendi,  et  terminandi,  so- 
la facti  verità  te  inspecta,  etìam  marni  re- 
gia. Questo  è  il  preambolo  del  breve  di 
Clemente  VII  deh  523,  che  rammentai 
nel  voi.  LIV,  p,  196,  sulla  giurisdizione 
de'giudici  della  curia  di  Ripella,  già  uno 
òt*  Tribunali  di  Roma  (F .),  e  sulla  Ju- 
risdìctio  antiqua  Consulum  Artis  Bar- 
carolorunij  per  le  controversie  e  questio- 
ni che  insorgevano  Ira'barcaroli,  i  roma- 
ni ed  i  mercatanti  e  altri  trafficanti  nel 
Tevere.  Dipoi  Paolo  HI  col  molo-proprio 
Cnm  nobisy  del  i535  ,  BulL  Boni.  t.  4, 
par.  1,  p.  124*  Jurisdiciio  Camerarii 
et  Judicis  Curiqe  Bipae  almae  Urbis., 
quoad  causas  Bipales.  Moltissime  sono 
le  nozioni  e  le  erudizieni  che  riportai  sui 
barcaroli  e  navicellari,  perciò  di  non  fa- 
cile ricordo.  Adunque  mi  limiterò  a  ram- 


U  N  t^  99 

menfare  gli  articoli  più  principali,  quan- 
to a'  romani,  in  cui  ne  ragionai  partico- 
larmente. Questa  università  comprende- 
va, oltre  i  barcaroli  e  navicelinri,  anclie 
le  persone  addette  al  commercio  del  Por- 
to di  Bipttta.  \J  Arciconfraternita  di  s. 
Rocco  e  di  s.  Martino^  olire  la  chiesa  o- 
monima  fece  fabbricare  il  contiguo  O- 
spedale  di  s.  Rocco  per  le  donne,  e  pegU 
uomini  massime  barcaroli,  osti,  alberga- 
tori ec. ,  poi  destinalo  a  ricevere  le  sole 
donne  portorienli.  In  detti  articoli  dissi 
pure  delle  corse  delle  barche  che  face- 
vansi  sul  Tevere  per  la  festa  di  s.  Rocco, 
oltre  gli  slrappacolli  de'  paperi,  e  altri 
spettacoli  fluviali  e  giuochi  pescalorii  con 
pallii  di  premio,  poscia  aboliti,  erogando 
InnocenzoXI  a  vantaggio  dei  Conserva^ 
torio  della  Divina  Provvidenza  (/^.),ran- 
nua  donlribuzione  perciò  somministrata 
da'barcaroli  e  navicellari.  A  Tevere  ra- 
gionai delle  sue  barche,  e  traghetti  e  pas- 
si colle  barchette,  ed  oltreché  trattai  di 
sua  importante  navigazione,  riparlai  de' 
suoi  porli  e  precipuamente  di  Bipetta  e 
di  Bipa  Grande^  con  moltissime  nozio- 
ni riguardanti  i  barcaroli  e  i  navicellari; 
degli  antichi  collegi  deJVavicularii^  de* 
Fabri  Navali,  del  Corpus  Suburrario- 
rum  degli  antichi  romani,  de'quali  dot- 
tamente da  ultimo  trattò  mg."^  A*  M. 
Fratlini ,  Disserta  de  Naviculariis  seu. 
Nauclcris,  Roo)ae  1887,  riproducendo 
ancora  alcune  antiche  iscrizioni  di  detti 
e  altri  collegi ,  ragionando  altresì  delle 
leggi  loro  appartenenti  sì  antiche  che  mo- 
derne. Il  diritto  privativo  de'passi  e  tran* 
sili  dall'una  all'altra  ripa  del  Tevere  colle 
baichetle,tantonel  secolo  XVII  attivalo, 
escluso  però  quello  al  porto  di  Uipetla 
(  da  Paolo  V  concesso  a  Marc'  Antonio 
Toscanella),  quanto  degli  altri  da  potersi 
attivare  al  ponte  Milvio  sino  a  s.  Paolo 
fuori  le  mura,  lo  godeva  Flavio  e  Ono- 
frio Spinola,  pagando  alla  camera  apo- 
stolica anuiii  sctuli  1867.  Però  avendo 
Orazio  Retti  offerto  scudi  3ooo  in  più , 
cioè  annui  scudi  4^^7  »  <^on  chirografo 


loo  UNI 

di  Gregpiio  XV,  de*  2  5  gennaio  1622, 
ad  esso  fu  nccoidalo  il  diritto  privativo 
de'passi  e  transiti  delle  barchette  come 
sopra.  In  seguito  il  diritto  fu  dato  alto 
nobile  famiglia  Mottei  d'A vezzauo  ;  e  nel 
1857  volendosi  dalla  medesima  proce- 
dere alla  cessiorje  o  aflilto  di  tale  dirit- 
to, ne  fu  pubblicato  avviso  a'  26  mar- 
zo e  inserito  a  p.  286  del  Giornale  di 
Roma.  Quindi  fu  di  nuovo  afììttato,  di- 
cesi per  l'annua  corrisposta  di  scudi  600, 
essendosi  notabilissimamente  diminuita 
r operosità  di  siffatti  traghetti.  Il  conte 
T.  Gnoli  ci  diede  la  bellissima  Disserta- 
tio  de naiifragiis , Pioraae  1 83o.  De'nau- 
fragi  riparlai  nel  voi.  LXXX,  p.  182,  di- 
cendo à^' Tributi  [F.)  per  le  barche  e  na- 
vi. Imperocché  la  guerra  non  ha  ella  sola 
le  sue  vittime.  La  lotta  industriale,  quel- 
la dell'industria  marittima  in  particola- 
re, novera  pure  le  sue,  e  i  vasti  Oceani 
riscuotono  ciascun  anno  a  migliaia  la  loro 
formidabile  decima  su  quella  grande  e  in- 
teressanle  popolazione  di  marinari  che 
attende  alle  relazioni  internazionali.  A 
misura  che  queste  aumentano,  cresce  na- 
turalmente il  numero  de'sinistri  per  ma- 
re, massime  per  gli  abbordaggi.  La  de- 
plorabile statistica  delle  perdite  fatte  dal- 
la marina  mercantile  di  Francia  nel  i856, 
in  naufragi,  abbordaggi  e  incendi,  calco- 
landosi la  perdita  di  6  bastimenti  ogni  5 
giorni,  si  legge  a  p.  52o  del  Giornale  di 
Roma  del  iSSy.  Di  nuovo  e  meglio  a 
Tevere  narrai  i  clamorosi  giuochi  e  spet- 
tacoli fluviali  in  esso  eseguiti  in  diver- 
se epoche,  ed  anche  per  le  feste  di  s.  Bar- 
lohmieo  e  di  s.  Gio. Decollato,  e  delle  ve- 
locissime corse  di  barche.  De'molini  gal- 
leggianti a  guisa  di  barconi;  delle  barche 
e  altri  navigli  e  loro  piloti,  di  che  meglio 
a  Marina  e  Marineria,  come  pure  della 
pontificia  militare,  che  più  volte  raffrenò 
quella  di  Turchia  (  F.),della  mercantile  e 
di  altre  specie;  quantoalla  militare,  di  re- 
cente riunita,  come  feci  voti  altrove,a  se- 
conda de'desiderii  di  Gregorio  XVI,  che 
dipoi  essendo  stali  effelluali,  indi  per  le 


UNI 

condizioni  de'tempi  era  tornata  a  separar- 
si, avendo  discorso  delle  4  marine  ponti- 
ficie anche  a  Tesoriere.  Ora  si  è  pub- 
blicato in  Roma  il  i."  tomo  della  Storia 
della  Marina  ìnilitare  pontificia  dal 
secolo  VJlIal  XIX,  scritta  dalp.  Al' 
herto  Guglielmotti  dell'ordine  de'pre- 
dicatoriy  bibliotecario  della  Casanatcn- 
se.  Questa  elaborata  e  dotta  opera  riu- 
scirà di  sommo  interesse  e  importanza,  e 
renderà  vieppiù  chiaro  il  nome  dell*  il- 
lustre autore  nei  fasti  letterari,  non  che 
benemerito  del  pontificato  romano.  Ne 
die  erudito  ragguaglio  il  eh.  D.  Stefano 
prof.  Ciccolini  a  p.  867  del  Giornale  di 
Roma  del  iSSy.  Parlai  dell'introduzio- 
ne e  posteriore  incremeiUo  delle  barche 
a  vapore;  del  giudice  de'barcaroli  di  P».i- 
petta  e  di  Ripagrande.  Che  alcuna  Papi  in 
tempo  óeW  Anno  Santo  e  del  Giubileo 
ordinarono  che  sotto  il  Ponte  s.  Angelo 
vi  fossero  sempre  barchette  pronte  qualo- 
ra alcuno  per  la  calca  cadesse  nel  fiume; 
delle  barche  che  portano  il  pane  agli  a* 
bilanti  di  diversi  luoghi  allagati  nell'i- 
nondazioni, delle  quali  feci  la  storia. 
Quanto  all'esercizio  de'piroscafi  natanti 
sul  Tevere,  destinati  al  rimurchio  de'ba* 
stimen.ti  ed  al  trasporto  de*  passeggeri  e 
merci  tanto  dal  Porto  (V.)  di  Fiumicino 
a  Pioma,  quanto  da  Roma  a  Ponte  Fe- 
lice e  viceversa,  con  avviso  de'So  mag- 
gio 1857,  pubblicato  dal  Giornale  di 
Roma  a  p.  5o2,  il  ministero  delle  finan- 
ze invitò  chiunque  volesse  concorrere  a 
prenderne  l'appallo  per  un  dodicennio. 
Finalmente  della  Marina  ne  ragionai 
anche  all'articolo  Strada,  dicendo  pu- 
re del  vapore,  dell'elice  e  di  altri  mira- 
bili trovati  ;  vapore  che  potentemente 
giova  la  marina  mercantile  e  da  guer- 
ra, colle  sue  ondeggianti  fortezze.  Sono 
comuni  a' barcaioli  e  navicellari  diverse 
leggi  e  disposizioni  governative,  ed  eru- 
dizioni  riguardanti  i  Marinari  e  i  Mer- 
canti,  come  dirò  ne' paragrafi  delle  loro 
università. 

J^arilari,  Narrano  Panciroli,.ne'  Te- 


UN  I 

soli  nascosti  a  p.  4^9, ^/i  s.  Maria  in  Ca- 
ptila^ e  Venuti  n  p.  1 029,  di  s.  Maria  e 
s.  Giacomo  in  Cappella  della  compa- 
gnia de' hari  la  ri,  che  s\[iì{\[a  in  Trasleve- 
re  presso  il  Ponte  Botto  era  anticamen- 
te parrocchia,  e  neli54o  l'otlenneroi  ba- 
rilari  dalie  monache  OùlataW  Ter  tlecli 

o 

specchi.  Poiché  la  chiesa  cìetlicata  a  s. 
IShiria  nel  1090,  indi  detta  del  ss.  Salva- 
tore della  Pigna,  col  quale  titolo  la  ri- 
corda Marangoni,  Istoria  dell'Immagi- 
ne Acheropita^  nel  catalogo  di  tutte  le 
chiese  in  Roma  dedicate  al  ss.  ^ìalvato- 
re,  h\  quale  anticamente  solevano  dedi- 
carsi ,  dipoi  riebhe  il  nome  di  s.  Maria 
quando  s.  Francesca  romana  fondatrice 
di  dette  religiose,  possedendo  una  casa 
contigua  già  de'Ponziani,  e  da  lei  abita- 
ta, vi  formò  un  ospedale  dedicato  alla  13. 
Vergine,  nel  quale  essa  serviva  gl'infer- 
mi. La  chiesa  prese  il  soprannome  di 
Cupclla  o  Copeila^  in  seguilo  variato  in 
«pjeilodi  Cappellaytlo^ocUè  pervenne  in 
proprietà  de'bariiari,  i  quali  ne'dintorni 
esercitando  l'arte  loro  le  dierono  il  dello 
.soprannome,  come  osservano  Venuti  e 
^'ibby,  secondo  Panciroli  significando 
Copella  il  piccolo  barile  coi  quale  prima 
si  attingeva  l'acqua  nel  7Vi'erc  per  met- 
tersi nelle  conserve  a  depurare  e  ludi  be- 
re, usandosi  ancora  pel  A  Y«o,  per  l'ace- 
to ec.  Parlando  del  collegio  (\e  Parrochi 
(/^)  e  della  loro  chiesa  di  s.  Salvatore 
delle  Coppelle  nel  rione  s.  Eustachio^ 
notai  che  prevalse  tal  soprannome  all'an* 
lieo,  per  \fi  botteghe  che  nella  propin- 
qua strada  vi  tenevano  i  coppellari  e  ha- 
rilari,  donde  anche  la  piccola  piazza  e  la 
via  ne  prese  e  ritiene  il  nojne.  Delia  chie- 
sa di  s.  Maria  in  Cappella  meglio  ripar- 
lo i»el  paragrafo  Marinari.  I  barilari  di 
Ripa  ne' possessi  de*  Papi  ornavano  un 
trailo  della  via  per  la  (piale  Iransilava- 
no  formalmente.  Anticamente  i  barilari 
e  i  botlari  appartenevano  al  sodalizio  de' 
Falegnami^  come  dirò  in  tal  paragrafo. 
Berrcttari.  V.  il  paragrafo  Mercanti 
Merciari,  e  gli  articoli  sulle  Dtrretlc  e 


UNI  foi 

Berrettoni  f  e  altre  simili  coperture  del 
capo. 

Calzettari,  Universìtas  Artis  texen- 
dorma  tibiatiuni  Urbis.  La  confrater- 
nita anticamente  si  eresse  sotto  il  titolo 
di  s.  Antonio  di  Padova  nella  chiesa  par- 
rocchiale di  s.  Caterina,  già  s.  Maria  de 
Catenariis^in  Catinaria,  o  meglio  in  Ca- 
tharinay  oin  Catenicrio  CatemiriyCome 
dichiarano  Martinelli  eFoaseca.ll  Kovio, 
che  la  riporta  tra  l'auliche  chiese  filiali 
della  basilica  di  s.  Lorenzo  in  Damaso, 
poi  divenendolo  della  Vaticana  neli  f66, 
come  rilevai  ne'vol.  Xlf,  p.  807,  Lf,  p. 
245,  forse  dice  presela  denominazione  di 
s.  Maria  in  Caterina  per  chiamarsi  cou 
questo  2.°  nome  la  fondatrice,  ed  egli  la 
crede  unita  al  capitolo  Vaticano  nel  1 1  Sg, 
onde  poi  insorsero  gravi  questioni  eoa 
l'altro  di  s.  Lorenzo.  Le  riporta  anche  il 
Fonseca,Z>e  basilica  s.  Laiirentii,  ma  da 
esso  apprendo  che  nella  bolla  d'Urbano 
III  del  I  186  ancora  era  liliale  di  essa  e 
parrocchiale  del  rione  Regola.  Edificata 
poi  la  vicina  chiesa  di  s.  Caterina  di  Sic' 
nay  per  distinzione  la  chiesa  di  s.  Maria 
e  Caterina  fu  detta  s.  Caterina  della  Ro- 
ta vergine  e  martire,  dairislromentodel 
martirio  patito  dalla  santa,  e  già  così  de- 
nominavasi  nel  1600  per  attestato  del 
Panciroli.  In  essa  dunque  I  calzeltari  ver- 
so il  i538  ornarono  con  pitture  a  fresco, 
tuttora  esistenti,  ma  annerite  e  ritoccate, 
la  cappella  di  s.  Antonio  di  Padoi>a  con 
r  opera  del  fiorentino  pittore  Giacomo 
Coppi  o  del  IMeglio  da  Perelola,  il  quale 
similmente  dipìnse  la  cappella  di  s.  Car- 
lo, ed  inoltre  sull'altare  vi  posero  a  vene- 
razione una  statua  di  s.  Antonio  di  rilie- 
vo. Venuta  la  compagnia  in  contrasti  col 
capitolo  Vaticano,  lasciarono  lu  cappella 
e  talvolta  si  con<];re>'arono  nella  chiesa  di 
s.  Giuliano  a  Monte  Giordano,  di  cui  fe- 
ci parola  nel  paragrafo  degli  Albergato- 
riy  finche  nel  1 575  sì  unirono  a'^S^zr/ori 
egiubbonari  formando  un  corpo  solo,sot- 
lo  l'invocazione  di  s.  Omobono  e  di  s. 
Antonio  di  Padova.  Taura  si  le*^ije  nel  Fa» 


102  U  iN  I 

uiicci  che  nel  1 60  1  pubblicò  le  Opere  pia 
di  Roma.  Allieltanto  nel  1698  aifeimò 
il  Piazza  neir£'«^ev'o/og-/o,  aggiuiigenilo 
(he  nella  chiesa  di  s.  Oinobono  i  calzet- 
lari  dedicarono  un  nobile  allaie  a  s.  An- 
tonio di  Padova  loro  protettore, celebran- 
done con  solennità  la  festa.  Avendo  ciò  il 
Piazza  riferito  nella  par.  2.''  a  p.  4' j  dice 
poi  a  p.  c)4'  *"  DeCalztittari.  A  s.  Anna 
sulla  strada  Ostiense,  poco  lungi  da  s.  iMa- 
ria  in  Cosaiedin,  ove  celebrano  1  rappez* 
zalori  di  calzette  la  di  lei  festa  con  con- 
corso, e  tengono  provvista  quella  chiesa 
di  convenienti  suppellettili  sagre".  Dun- 
que due  e  diverse  erano  le  università  de' 
Cdlzettari,  una  di  fabbricatori  di  Calze  e 
Guanti  (P^.J,  che  avendo  lauto  attinenza 
i:oU*allva  calzatura  del  ^\edef\  Sandali 
U  le  Scarpe,  in  tali  articoli  ne  riparlai  ; 
l'altra  di  rappczzalori  di  calze,  i  cui  in- 
dividui doveano  forse  essere  pili  nume- 
rosi de'pi  itnij  poiché  sino  a'primi  anni  del 
secolo  correpte  quasi  tutti  i  laici  eziandio 
incedevano  in  calzoni  corti,  e  perciò  in 
calze  di  seta  e  di  altre  specie  di  mollo 
uso,  il  quale  a  poco  a  poco  restò  soltan- 
to, oltre  al  Papa^ix  Cardinali  ed  -a' Pre- 
lati, agli  ecclcMaslici  secolari  a  regolari, 
p  quanto  a'secolari  al  nobile  abito  di  cit- 
tà, a'  cortigiani  ed  a  pochi  altri.  La  chie- 
sa di  s.  Anna  nell'A  ventino,  fu  così  det- 
ta cometliè  a  pie  di  tal  oionle  presso  l'ar- 
co della  Salara  nella  via  Ostiense,  già  de' 
JP<3/<7//'e/i/e/7(/^.),  e  più  anticamente  det- 
ta di  s.  Maria  sotto  l'Aventino.  Narra  Ve- 
nuti,/io/vz<2/7iO<:/cr/itì',p.  8  74,  che  la  com- 
pagnia de'calzeltari  nel  174^  riedificò  la 
chiesa  e  l'ornò,  onde  venne  ed  è  chiama- 
ta s.  Jnna  de' Calze Itari,  ora  in  custo- 
dia d'un  eremita.  I  calzettari  fubbricato- 
li  in  seguitosi  separarono  da' -i'^fr/or/y  e 
dopo  partili  da  s.  Omobono  ,  si  posero 
sotto  la  protezione  di  s.  Lucia.  luìperoc- 
che  Pio  V 1  col  breve  Ad  Pas  tarale  fasti- 
giu/a,  de'  1 9  novembre  1  784,  Bull.  Rom. 
coni.  t.  7,p.  333:  Confirmatio  Statuto- 
rum  Universitatis  ethonnnum  Artis  tc- 
ocendoìuiii  tihicAluni  Urbis,  Col  breve  si 


U  NI 

riportano  ancora  gli  Statuti  dell*  Uni- 
versità de  Calzettari  di  Roma.  Dice  il 
cap.  1.  i>  Deve  l'uomo  in  tutte  le  sue  im- 
prese ricorrere  a  Dio;  giusto  è  pertanto, 
che  erigendosi  V  arte  de'fabbricatori  di 
calzette  in  università  si  stabilisca  un  o> 
ratorio  o  nella  chiesa  di  s.  Maria  in  Mour 
terone  (ora  de  Redentoristi  o  Liguorini^ 
onde  in  tale  articolo  descrissi  la  chiesa,  e 
della  congregazione  del  ss.  Redentore  ri- 
parlai nel  voi.  LXXX,  p..56),  o  in  altra 
chiesa ,  ove  adunati  li  fratelli  prestino  a 
Dio  il  culto,  che  gli  si  deve,  ed  implorino 
dalla  sua  misericordia  in  tutti  i  loro  biso- 
gni la  sua  grazia.  E  poiché  sappiamo  be- 
nissimodi  quanto edicace  meritosia  pres- 
so l'Altissimo  la  mediazione  de'santi,  di- 
chiariamo nostra  singolare  avvocala  la 
gloriosa  vergine  emartire  s.  Lucia,  alfiu- 
chè  le  nostre  preci  da  lei  al  trono  di  Diq 
presentate  ci  ottengano  le  grazie,  che  sa- 
ranno necessarie  per  la  nostra  eterna  sa- 
lute, e  per  gli  onesti  vantaggi  e  avanza- 
menti della  nostra  arte".  Questi  furono 
sempre  i  sentimenti  che  animarono  e  fe- 
cero prosperare  1'  università  artistiche. 
Nel  resto  gli  statuti  prescrivono  di  solen- 
nizzare la  festa  di  s.  Lucia,  e  in  tal  gior- 
no il  pagamento  delle  tasse  pel  mauteni- 
ruento  del  sodalizio,  cioè  bai.  5o  per  cia- 
scun maestro  patentato,  e  bai.  4o  per  0- 
gni  telaro  ancorché  non  agisse;  l'annua 
elezione  de' consoli  o  loro  conferma  da 
non  oltrepassare  l'esercizio  d'un  triennio, 
e  ciò  per  considerarsi  più  pratici  nel  ma- 
neggio degli  alfari  e  interessi  comuni  del- 
l'arie, e  istruiti  nelle  liti  insorte  o  da  in- 
sorgere nel  tempo  del  consolalo.  Altri 
doveri  de'consoli  essendo,  come  quelli  di 
altre  arti  per  le  loro  produzioni,  di  vigi- 
lare con  tulio  il  rigore  alla  buona  e  per- 
fetta manifattura  del  lavoro,  mentre  se 
questo fu^se  perfezionato  non  più  s'intro- 
durrebbero calzette  forestiere  che  recano 
danno  all'intero  corpo  dell'arte;  perciò 
ogni  6  mesi  doveano  visitare  tulle  le  bot- 
teghe, e  pe'lavori  difettosi  facevano  rap- 
presentare a  mg.'  primicerio  pegli  oppov- 


UN  I 

Inni  provvedimenti  a  beneficio  cìell'arle, 
ed  io  aggiungerò  e  del  pubblico.  Vi  sono 
disposizioni  pe'  giovani  lavoranti,  pe'fat- 
lori  apprendisti,  pel  sollievo  degrinfermi 
e  pel  suffragio  de'defiuili,  per  le  vedove 
€  figli  de'  padroni  ,  per  la  distanza  delle 
botteghe  che  si  volessero  aprire  in  segui- 
to, cioè  di  canoe  4"  eccettuate  le  piazze 
frequentate  da  maggior  concorso  di  po- 
polo. Ora  in  Roma  l'arte  è  affatto  in  de- 
cadenza a  motivo  delle  macchine  intro- 
dotte in  moltissimi  stati  e  luoghi  per  la 
più  fiicile  fabbricazione  delle  calze  d'  o- 
^lù  qualità  e  specie  ,  oltre  quelle  che  si 
fauno  co'  ferri  a  maglia,  massime  dalle 
donne.  Si  compenetra  con  questo  para- 
f;rafo,  a  motivo  della  Seta  f/'.),  quello 
LÌeSetaroli, 

•  Calzolai  0  Calzolari,  Uiiiversitas  et 
Ars  Caligaria.  Il  Martinetti,  Z^/ceo/o- 
^ia,  t.  2,  p.  476,  dice  che  sebbene  il  dot- 
tissimo Balduino,  De  Calcco  aiiliquo^ 
A  mstelodamiii  667,  sostenga  che  l'origi- 
ne de' calzolai  debba  rimontare  fino  ad 
Adamo  dopo  la  divina  e  fatale  sentenza: 
Terra  spiiias  et  iribiilos  germinai  iihi, 
per  cui  bisognò  tosto  difendere  i  piedi  da 
una  terra  di  Spijiej  tuttavia  l'altro  dottis- 
simo archeologo  Antonio  ByneOj  De  Cai- 
ccishebraeorum,T)onìidc\ì\  1 683,  dimo- 
stra net  dello  lesto  molta- all<3goria  per 
dar  ad  intendere  che  senza  coltura  la  ter- 
ra non  produceva  che  triboli  e  spine,  co- 
me vediamo  anche  oggidì  nelle  terre  in- 
colle, ma  non  impediva  ciò  di  cammina- 
re a  piedi  nudi,  come  sappiamo  di  tanti 
po|)oli  anlichissiuìi.  Questo  scrittore  pe- 
rò fìssa  l'origine  de'calzolai  piti  antichi  ne' 
tenjpi  d' Abramo, allegando  il  testo  indu- 
bilalo  della  Genesi,  i4,  i  3,  ove  Abramo 
rifiutando  ({ualunque  offerta  dal  re  di  .So- 
doma, si  protesta  di  nulla  accettare  a  fi- 
lo iisque  adcoi'rìgiani  calce  amenti. Dì' 
falli  i  calzari  o  Sandali  (F.)  o  Scarpe 
(V.)-,  colle  solce ,  li  socci  (delti  abusiva- 
mente ciocie,  che  conservano  ancora  al- 
cuni antichi  popoli  della  Campagna  ro- 
ma na,  detti  ciociai  o  ciociari,  e  lo  l'ile- 


UiNI  io3 

vai  a  suo  luogo ^  oltre  di  averne  parlato 
dicendo  di  que'popoli  che  usano  siffatti 
calceamenli),li  coturni  (e  de'quali  e  de' 
socci  anche  a  Teatro  per  la  tragedia  e 
commedia,  delle  quali  in  breve  ne  dissi  re- 
rigine,  il  progresso  e  lo  stalo  presente),  t 
calzamenti  e  ogni  copertura  del  piede  che 
SI  raccomanda  alla  gamba  con  Fascia 
(^.),  coreggie,  filluccie  e  simili  legami, 
rimontano  alla  più  rimota  antichità;  e  se 
ne  fecero  di  nobilissimi  e  ornati  con  pre- 
ziose Gt77iwe,  mentre  Giuditta  volle  com- 
parire a  Oloferne  sommamente  ornata  e 
co'sandali  o  calceamenli  purpurei  perse- 
guo di  nobiltà  e  grandezza,  usalo  da'to- 
scani  e  da'patrizi  romani  per  compimen- 
to del  loro  abito  maestoso.  Olire  delle 
scarpe  e  sandali  usati  dal  Papa,  da' car- 
dinali, da' vescovi  e  altri  ecclesiastici ,  di 
cui  trattai  ne'citali  articoli, notai  che  i  car- 
dinali nel  venerdì  santo  recavansi  in  pia- 
nelle alla  cappella  per  l'adorazione  della 
6S.  Croce,  che  si  fa  a  piedi  scalzi.  L'etimo- 
logia di  Calzolaio  si  riferisce  da  Plauto 
nel  motto  Calceolarius  ch'esso  usava, 
contro  lo  stile  di  Plinio  e  Agellio  che  lo 
chiamavano  6'«tór(corae  il  sartore), cuci- 
tore, da  cui  il  proverbio:  Siitor,  ne  ultra 
crepidam  (pianella,  sandalo,  cioè  del  det- 
to da  A  pelle  ali'  indiscreto  saudalaro  o 
scarpiuello,  che  inorgoglito  della  osserva- 
zione fatta  a'calceamenli  di  sue  figure,  on- 
de il  gran  pittore  erasi  corretto,  invani- 
tosi volle  osare  altre  ingiuste  critiche,  e 
n'  ebbe  tal  sentenza).  Forcellini  nel  suo 
Nomenclator  italicus  latiniis,  giustifica 
il  parere  di  Plauto,  poiché  la  parola  ^y^- 
tor,  sta  bene  piuttosto  al  surto  a  suendoy 
e  Sulor  lo  trovo  nominalo  in  molte  de- 
scrizioni Ialine  de  Possessi  de' Papi,  per 
l'interveuladel  sartore  del  Papa  nella  ca- 
valcata. Anzi  Forcellini  nel  molto  Cal- 
zolaio riferisce,  che  SosiparoCharisio  an- 
tico grammatico,  nelle  sue  istituzioni  io 
chiamò  :  Caligarius  artifcx^  dal  latino 
Caliga  che  significa  calzatura,  per  cui 
in  alcune  provincied'  Italia  si  chiama  il 
Calcgaro.  Tulle  le  questioni  poi  lelali- 


io4  UNI 

ve  a  questo  rapporlo,  e  specialmente  sul- 
le diverse  forme  e  materia  ,  progresso  e 
lusso  tie'calznri  o  cai/amenti  cle'piedi.  se 
e  come  calzavano  i  greci  specialmente  ed 
i  romani,  quali  fossero  i  calccolari  nt 
tempi  di  Plauto,  e  se  formavano  collegio, 
come  e  dove  si  conciavano  e  si  vendeva- 
no le  pelli,  le  suole,  i  cuoi  e  altri  oggetti 
di  quest'arte;  se  e  quali  popoli  sieno  sta- 
ti o  siano  tuttora  nudipedi,e  persino  de- 
gli ebrei  e  se  ne' tempi  del  Salvatore  si 
andasse  a  piedi  nudi,  e  se  il  medesimo 
fosse  o  no  calzato  insieme  cogli  Apostoli, 
ciò  che  sembra  affermali vamenle  da  s. 
Marco  6,  9,  e  dagli  Atti  Apostolici 1 2,  3; 
lutto  questo  apparato  di  nozioni  si  trat- 
ta dottamente  non  solo  ne'lessici  del  Pe* 
tisco,  e  nel  lessico  d'antichità  del  Mon- 
gez,  ed  in  quello  ampliato  ófìW Enciclo' 
pedi  a  universale  impressa  a  Padova  nel 
j  795,  e  nell'opere  di  Rubenio  e  Dayfio, 
De  re  vestiariaj  ma  con  maggior  spe- 
cialità e  precisione  s'  apprende  da'  dotti 
trattali  summenlovali  del  Balduino  ,  del 
Byneo,  e  dall'altro  di  Giulio  Negroni,  De 
Caliga  veterum,  compreso  nel  Baldui- 
no con  altri  scrittori;  come  le  Osserva' 
zioni sopra  il  mestiere  de' calzolari ,  rac' 
colte  da  Loreto  Schiera  e  Scipione  Pi- 
cvli calzolai,  Aquila  1790.  Io  colle  pro- 
poi  zioni  volute  da  mia  opera,  trattai  l'ar- 
gomento negli  articoli  ricordati  e  ne're- 
lativi.  Quanto  al  vocabolo  Scarpa,  che 
ora  travagliano  i  calzolai,  in  diverse  for- 
me (foggie  e  denominazioni,  massime  in 
Italia  e  in  Roma,  s'intende  già  con  ligia- 
mente adottare  strani,  umilianti  e  degra- 
danti vocaboli  d'oltremonte,  ad  onta  che 
si  ostenti  vantarsi  I tali  ani  s  si  mi),  che  se- 
con  do  Salmasio,  ad  T^opiscum  in  Aure- 
liano, si  deduce  carpus,  e  quindi  l'eti- 
mologia di  Scarpa.  I£  ciò  pare  persua- 
dere più  della  forzata  etimologia  del  Fer- 
rari, Origine  della  lingua  italiana,  cioè 
da  caliza^  corrotto  n\  scaliza,  scalpa, 
scarpaj  ovMivo  dalla  parola  greca,  che 
qualificava  que'chiodi  o  bollette  che  pò- 
uevqusi  i  soldati  sotto  i  calzari,  come  or 


UNI 

fanno  i  Invoratori  e  altra  gente  di  campa- 
gna. Utilissima  e  necessaria  è  l'arte  del 
calzolaio,  che  ci  preserva  i  piedi,  sostegno 
del  nostro  corpo,  dall'ingiurie  del  fred- 
do, dal  nocumento  dell'acqua,  da*  sassi, 
dalla  polvere,  dalle  spine  e  da  altro;  ser- 
vendo la  scarpa  o  altro  calzameiito,  d'or  • 
namento  e  di  difesa  alla  persona,  di  com- 
pimento dell' abito  e  delle  Presti.  Dagli 
atti  de'ss.  Martiri  si  ha,  che  l'empietà  de  ' 
tiranni  nelle  persecuzioni  inventò  borzac- 
chini di  ferro  infaocati,cheardet»li  faceva  - 
no  calzare  a'piedi  degli  eroi  costanti  con- 
fessori del  cristianesimo,  oltre  la  recisio- 
ne e  traforazione  de' piedi,  e  le  lapidi  e 
pietre  pesanti  e  rotonde  attaccale  ad  es- 
si. E  nel  trattalo  De  Cruce  di  D.irtoli- 
ni,  abbiamo  di  Nicola  Fontana:  De  su- 
s pensione  de  manu  etpe.de,  unco  perfo- 
ratis.  Riferisce  Fanucci  a  p.  4o4j  Della 
confraternita  de'ss,  Crispino  e  Crispi- 
niano  dell'arte  de' Calzolari,  che  l'uni- 
versità di  questi  nel  i  549  i^^'^"'  '^  ^"^ 
confraternita  sotto  !'  invocazione  de'  ss. 
Crispino  e  C rispini  ano  [V.)  martiri,  che 
aveano  esercitato  V  arte  di  calzolaio,  co- 
me fece  altrettanto  s.  Deodato  pel  rife- 
rito nel  voi.  LXII,  p.  98;  ed  ottennero 
la  corona  del  martirio  in  Soissons,  onde 
si  riteneva  in  Francia  venerarsene  i  cor- 
pi, ma  da  pochi  anni  (pubblicò  V Opere 
piedi  RomaWx  nel  1601),  si  trovarono 
in  Roma  nella  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Pa- 
ne e  Iberna.  Il  Piazza  ne\i'  Emerologio 
li  dice  nobili  romani  recalisi  in  Francia 
a  propagar  la  fede,  e  con  ediflcanle  san- 
tità e  ingegnosa  industria  esercitando  l'ar- 
te del  calzolaio,  contentandosi  della  mer- 
cede appena  per  vivere;  i  loro  corpi  da 
Noyon  trasferiti  a  Roma,  si  venerano  in 
delta  chiesa,  ove  ai5  ottobre  se  ne  ce- 
lebra la  festa,  e  cosi  da'calzolari  italiani 
in  s.  Ronosa,  e  da  quelli  iedeschi  in  s.  A- 
gostino.  Soggiunge  Fanucci,  questa  com- 
pagnia ottenne  da'frati  di  s.  Agostino  un 
altare  o  cappella  nella  parrocchiale  Chic- 
sa  di  s.  Trifone  (F\),cUe  ornarono  e  for- 
uirouo  di  paramenti,  facendovi  celebrare 


UN  I 
molle  messe,  massime  nella  solennità  di 
dellisanli  patroni.  Ma  non  polendo  ical> 
zolai  aver  luogo  e  comodità  di  foroìafe 
un  oratorio,  o  per  altra  causa,  partirono 
da  tale  chiesa*,  e  tornarono  in  una  chie* 
Sella  del   rione  Trevi  denominata   di  s. 
Maria  in  Cannella  nelle  radici  del  Monte 
Quirinale,  ove  aveano  incominciato  le  lo- 
ro opere  di  pietà.   Nuovamente  ricono- 
scendola piccola  e  disadorna,  la  lasciaro- 
no per  la  2."  volta,  quando  il  capitolo  di 
s.  Maria   in   Trastevere  concesse  loro  la 
chiesa  di  s.  Biagio  vescovo  e  martire  con 
alcuni  patti  e  annuo  canone  in  denari,  per 
liconoscimenlo  della  proprietà  ,  sebbene 
dessa  pel  suo  cattivo  stato  reslava  quasi 
sempre  chiusa.  Innanzi  di  progn^lire,  di- 
rò, che  quanto  alia  chiesa  di  s.  Maria  in 
Cannella,  trovo  nel  Panciroli,  Tcsorina- 
scosti^  p.  488,  contemporaneo  di  Fauuc- 
ci,  ch'era  assai  antica  e  allora  de'religio- 
si  Servi  di  Maria ^  e  prima  apparteneva 
ni  collegio  degli  Speziali  (^.),  che  nel 
giorno  della  festa  tra'buoni  odori  che  vi 
ponevano  egli   ornamenti  degli  aromi, 
primeggiava  la  Cannella  o  scorza  fra- 
grante del  Laiirut  Cinnamóìnum^i\on- 
de  poi  alla  chiesa  fu  dato  per  sopranno- 
me. Quanto  all'ubicazione,  n)eglio  m'i- 
struisce il  Martinelli,  Roma  ex  ethnica 
saera f  p.  248  e  Syo;  poiché  dice  essere 
nella  regione  di  Trevi  e  vicina  all'  omo- 
nima fonte,  perciò  sive  in.  Tri^^io  deno- 
minata, già  de'servi  di  Maria  e  u»)ifa  alla 
loro  chiesa  di  S.Marcello, da  Pio  IV  con- 
cessa aTrali  Crociferi  nel  i  56o,  anche  da 
Gregorio  XIII,  ossia  la  conferma,  i  quali 
frati  afundanientarenovanturj  diceba- 
tur  etiani  s.  Marine  in  Cannella.  Della 
chiesa  di  s.  Maria  in  Trivio  dovrò  ripar- 
lare nel  paragrafo  OsU\  ma  la  credo  di- 
versa dalla  discorsa,  sebbene  alcune  noli- 
zie  sembrino  comuni,  il  che  indusse  alcu- 
no degli  scriltoriu  credere  l'odierna.  Tro- 
vo nel  Cancellieri,//  Mercato  e.  V Acqua 
tergine,  p.  248,  che  la  cannella  o  l'orma 
dell'acqua  di  Trevi,  die  il  nome  alla  chie- 
sa di  s.  Muriu  iu  CuuutUa  de'serviti,  e  de- 


UNI  io5 

molila  da  Paolo  V,  per  testimonianza  di 
Torrigio,  da  me  riscontrato,  Grotte  Va- 
ticanCy  p.  3  1 8.  Circa  alla  chiesa  di  s.  Bia- 
gio, propriamente  nulla  dice  Panciroli, 
delle  motte  in  Roma  dedicate  a  tale  san- 
to; e  Martinelli  \in\\c\i\?k\'Bprope basilica 
s.  Mariac  in  Trans  Tyberim,  postea  s, 
CrispinietCrispinìani,^Vd  stata  delle  mo- 
nache di  s.  Maria  di  Monte  Carnjelo  ,  i/i 
v'ocabulo  de  Carte,  Sì  può  vedere  il  Mo- 
relli, Oe^^.v/Vzc^^. 9.  MariacTrans  Tybe^ 
l'im.  Bitornoa  P\Tnucci.  La  confraterni^ 
la  de'calzolari  restaurò  la  chiesa  di  s.  Bia- 
gio in  modo,  che  a  suo  tempo  pareva  edi- 
ficata di  nuovo,  avendovi  pure  accomo- 
dato un  bell'oratorio,  ove  col  proprio 
cappellano  nelle  feste  cantavano  l' Uffìzio 
della  B.  P^ergine,  celebrandovi  le  feste 
di  S.Biagio  e  de'ss.  Protettori,  a'3  febbra- 
io e  a'25  ottobre.  Curavano  col  proprio 
medico  gì' infermi  confrati,  e  li  visitava- 
no soccorrendoli  con  limosine.  Procura- 
vano trovar  lavoro  a'  giovani  dell'  arte, 
massime  a'venuli  di  recente  in  Roma.O- 
gni  anno  dotavano  le  povere  zitelle  one- 
ste, figlie  de' confratelli  e  de' professanti 
l'arte.  Accompagnavano  1  defimti  cod- 
frali  alla  sepoltura  e  in  ogni  martedì  suf- 
fragavanli  coll'uflizio  de'defunli  e  diver- 
se messe.  Non  usavano  sacchi,  e  nel  soda- 
lizio non  ammettevano  se  non  i  maestri 
ei  lavoranti  dell'arte.  Questi  ultimi  altre 
volte  si  distmirono  da'  maestri,  incorpo- 
randosi alla  confraternita  del  ss.  Sagra- 
mento,e  de'ss.  Aniano  e  Nicolò;  da  qual- 
che tempo  però  i  lavoranti  erano  torna- 
ti a  riunirsi  al  sodalizio  de' maestri.  Nel 
1698  il  Piazza,  ìmW EusevologiOflvaLq, 
cap.  6:  Della  confraternita  de*  ss.  Cri' 
spino  e  Crispiniano  de'  Calzolari  a  s, 
Bonosa  in  Tras teiere ,  ripetendo  le  noti- 
zie del  Fanucci ,  circa  ulla  chiesetta  di  s. 
Maria  in  Cannella   nel  rione  Trevi,  di- 
ce non  esisterne  vestigio,  siccome  demo- 
lita; che  allora  vestivano  sacchi  bianchi 
con  l'antica  insegua  de'ss.  Crispino  e  Cri- 
spiniano ,  la  cui  festa  celebravano   nella 
chicca  di  s.  Bouosu, olire  quella  di  tal  &au* 


loO  UNI 

la  a*i5  luglio, chiesa  ili  Trastevere,  pres- 
so s.  Salvatore  della  Corte  (alla  quale  fu 
riunita  la  sua  parrocchia),  che  conserva- 
\a  alcune  reliquiedi  quella  mailire  e  no- 
bile romana  (anzi  il  Venuti,  Roma  mo- 
derna^  p,  looiS,  dice  che  il  rettore  della 
chiesa  nel  i48o,  rifacendo  l'altare  mag- 
giore, le  trovò  con  altre),  la  quale  essen- 
do quasi  abbandonata,  allorché  l'ebbe  il 
sodalizio  e  l'università,  con  molta  spesa 
la  restaurò  (pare  che  altri  abbellimenti 
vi  eseguì  poi  ne!  1700,  ed  il  Venuti  cele- 
bra insigtii  benefattori  di  essa  Ariadeno 
Roncone  sanese  e  Gio.  Domenico  Mauro 
cosentino),  e  dove  si  congregavano  nelle 
feste  a  fare  le  loro  funzioni  spirituali,  Il 
Bernardini  chiama  la  chiesa  di  .s,  Bona- 
sa  anche  de'  ss.  Crispino  e  Crispiniano, 
dell'università  de'padroni  calzolari  e  pia- 
iiellari.  i\el  voi.  LXXIX,  p. 176,  narrai, 
che  per  le  vicende  politiche  il  corpo  di  s, 
Bonosa  fa  tolto  dalla  sua  chiesa  e  ripo- 
sto in  li-iogo  particolare,  ed  al  sodalizio 
de'calzolari  fu  data  invece  di  detta  chie- 
sa, quella  di  s.  Salvatore  a  Ponte  Rotto, 
Pelò  concessa  la  chiesa  di  s.  Bonosa  al- 
la recente  confraternita  dell'  Immacola- 
ta Concezione,  e  de'ss.  Francesco  d'Asi- 
si  e  Antonio  di  Padova,  essa  lìsce  istanza 
fervorosa  di  possedere  il  prezioso  corpo 
della  santa,  e  l'ottenne  per  annuenza  di 
Gregorio  XVI  a'  19  agosto 1 838  con  so- 
Jennissima  Traslazione  ^  che  colle  par- 
licolarilà  descrissi.  Riguardo  alla  chiesa 
di  s.  Salvatore  ora  posseduta  dalla  con- 
fraternita de'  calzolari,  siccome  già  par- 
l'occhiale  e  ricca  di  ss,  Reliquie,  pe'  corpi 
de'ss.  Proto  e  Giacinto,  ne' voi.  XXV,  p. 
20,  LI  V,  p.  123  e  altrove,  raccontai  che 
con  gran  pompa  nel  1592  fui'ono  Irasla* 
li  nella  chiesa  di  s.  Giovanni  de'  fioren- 
tini, ed  ivi  parlai  dell'  antichissima  chie- 
sa già  esistente  nel  V  secolo,  rifabbrica- 
ta da  Sisto  IV  nel  174^.*  ^  '^^  ultimo  re- 
staurata dal  sodalizio.  Nel  t,  i  dell'  Al- 
luni (li  Roma  a  p.i38  vi  è  un  erudito 
articolo  sui  Calzolai  degni  di  memoria. 
Ivi  si  dice>  che  Simone  calzolaio  d»  Lcy- 


UNI 

den  assisteva  alle  dispute  che  da'dolti  si 
facevano  in  quella  università  ,  sebbene 
non  intendesse  parola  di  latino.  Interro- 
gato perchè  assistesse  a  quelle  sapienti 
contese,  senza  conoscere  ta  lingua  nella 
quale  si  disputava,  rispose,  «  Se  non  in- 
tendo verbo,  me  la  godo  per  altro  indo- 
vinando sempre  chi  ha  ragione  e  chi  ha 
torto.  Chi  allegro  e  vivace  sorride  ha  ra» 
gione,  chi  fa  il  viso  lungo  e  brusco  lia 
torto.  Me  ne" consolo  col  i.°,  e  son  largo 
di  conforti  col  2.°".  Tralascio  i  racconti 
ameni  sui  calzolai  inglesi  Thomson, 
Hams  e  White,  sebbene  i  loro  casi  non 
sieno  senza  interesse,  In  una  gran  capi- 
tale vivea  un  calzolaio,  che  acquistò  fa- 
ma nella  meteorologia.  Costui  andò  tanto 
innanzi  che  di  8  in  8  giorni  pubblicava 
un  foglio  a  stan)pa  ,  nel  quale  indicava 
per  tutta  la  settimana  il  tempo  futuro 
d'ogni  giorno,  ed  in  fatto  l'indovinava. 
Il  re  lo  seppe  e  ^i:ct  chiamare  il  calzo* 
laio,  dicendogli  :  E  egli  vero,  che  tu  pre» 
tlici  il  tempo?  Ed  egli  rispose:  Sì,  Sire, 
Riprese  il  re:  E  d'onde  nasce  che  tu  col- 
pisci nel  segno?  Soggiunse  il  calzolaio; 
Oh  maestà,  questo  è  un  segreto  che  io 
non  posso  manifestare.  Se  Io  dico  a  V. 
M.  mio  fratello  perde  il  pane.  Il  re  cu- 
rioso gli  promise,  che  ciò  non  avverreb- 
be. Allora  scoprì  il  calzolaia  il  suo  se- 
greto, con  du"^.  Sire,  mio  fratello  è  vo- 
stio  astronomo;  e  mi  manda  ogni  set- 
timana alla  stamperia  colla  sua  nota  del 
tempo.  Io  leggo  questa  nota."  Quando  egli 
scrive  sole,  io  scrivo  pioggia;  s'egli  dice 
freddo,  io  caldo;  s'egli  calma, io  tempesta; 
alle  corte,  tutto  al  rovescio  ;  in  questo  mo- 
do predico  per  l'ordinario  il  tempo.  Dopo 
queste  argute  lepidezze,  si  ricordano  i  cal- 
zolai rinomati,  cioè  il  dotto  calzolaio  Hans 
Sachs,  ed  il  più  dotto  ancora  Gio.  Paolo 
Richter,  celebri  autori  tedeschi.  Anche  i 
garzoni de'calzolai  egli  scarpinelli  o  ciab- 
battini  ebbero  l'università^ene  parla  nel- 
VEusevologioW  Piazza,  Irat.  9,  cap.  29  ; 
Della  confraternita  dis.Aniano  de'gar- 
zonide^' Calzolari  a' Cerchi ^i\d  qual  sau» 


U  N  I 
lo  che  esercitò  1'  arte  lo  dissi  superiora 
tueute.  Fu  istituita  nel  i6i4  circa,  i)u- 
po  avere  tifubbricato  1'  aulica  chiesa  di 
h.  Maria  presso  la  basilica  di  s.  Maria  in 
Cosniediìi,  e  perciò  da  alcuui  chiamata 
cou  tal  vocabolo,  già  restaurata  da  Sisto 
IV  coiue  prova  la  sua  arme  murinotea 
posta  sulla  porta,  e  lo  stile  del  piccolo 
prospetto  esterno,  dal  Martiuelli  delta  m 
Jit'^io/ie  lììpcie,  Societatis  fanuilorum 
Sulorum.  Ila  uu  solo  altare  e  uou  pi'e* 
senta  cose  di  rimarco,  11  sodalizio  l'inti- 
tolò a  s,  Aniauo  suo  patrono,  e  con  re- 
gole e  costituzioni  si  governò,  vestendo 
sacchi  bianchi  colla  sua  iuanagine  sulle 
spalle,  celebrandone  la  festa  non  a':^5a- 
prile,  giorno  della  beala  sua  morte  ,,raa 
con  indulgenza  plenaria  a' 17  novembre, 
fursc  anniversario  della  traslazione  del 
suo  corpo  da  Alessandria  nella  chiesa  di 
s.  Maria  della  Carila  di  Venezia,  Il  ììii- 
ller  lo  dice  spirato  a'26  noveu)bre,  ben- 
ché ne  riporti  la  festa  a'  i5  aprile  col 
Martirologio  romano.  Anche  il  Venuti, 
Roma  moderna^  p.  94^>  riferisce,  che  la 
chiesa  di  s.  Aniano  eia  della  compagnia 
degli  scarpinelli,  e  che  a  lui  la  dedicaro- 
no dopoché  Paolo  V  ne  approvò  gli  sta- 
tuii. Ed  il  Bernardini  cbiatna  la  chiesa 
tli  s.  Aniano  dell'uni  versila  de'lavoranli 
calzolari  e  pianellari.  La  via  che  dall'A- 
pollinare conduce  a  s,  Antonio  de' porto- 
ghesi hno  dali65o  si  chiama  (Ìq'PÌci/icI- 
hirìj  perchè  sin  da  quel  tempo  vi  slan- 
ciavano i  venditori  di  piauiille  o  pantofo- 
le e  di  scarpe,  ed  ancora  vi  sono  alcmie 
calzolerie,  prima  essendo  molle,  Ne'pos- 
sess'i  de' Papi  le  universilù  de' calzolai  e 
dJgIi  scarpinelli  addobbavano  un  tratto 
della  via  per  la  cpiale  passava  la  cavalca- 
la. Gli  scarpinelli  fecero  ancora  parledel- 
l'uni  versila,  S[)edale  e  sodalizio  degli  Or- 
toianiy  cotne  dico  in  tal  paragrafo.  Nel 
1807  passò  la  chiesa  all'arciconfraterm- 
ta  della  Dottrina  Cristiana  (/'.),  che  la 
restaurò.  Lasciala  da  essa  ,  dopo  alcuni 
unni,  fu  da  ultinio  risarcita  di  nuovo,  Il 
cardinal  Morichim,  Dc^l'lnstilutiìit  Ho- 


UNI  107 

ma,t.  3,p.  187,  riferisce  che  la  pia  adu-. 
nanza  di  Ponte  Rollo,  ove  si  fa  da'  gio- 
vanetti la  I."  Comunione  e  ^W  Esercizi 
spirituali  f  ha  la  chiesa  di  s.  Aniano;  e 
vi  si  reca  nelle  ore  pomeridiane  delle  te-r 
ste  co'giovani  dell'adunanza  istituita  dal 
sacerdote  Gioacchino  Michelini,  quando 
era  parroco  di  s.  Salvatore  a  Ponte  Rot^ 
lo,  nell'antica  abitazione  de'Ponzianidi  s, 
Frajìcesca  romana  (ove  avea  abitalo  an- 
che s,  Pietro)  ,  e  dove  è  tradizione  che 
morì,  cioè  nella  pia  casa  di  detti  spiritual 
li  esercizi,  restaurala  e  ampliala  da  Gre- 
gorio XV  1,  comerileva  il  eh.  Andrea  Bei- 
li, Delle  case  abitate  in  Ixoma  da  parec- 
chi uomini  illustri,  p.  7  i  e  i  r  q.  Del  bene-: 
merito  istituto  e  dell'adunanza  tratta  il 
prete  Guglielmo  Costanzi,  L'  Osserva-r 
tore  di  Roma,  t.  i,  p.  (99  e  seg.  Delle 
4  opere  pie  isliluiledal  benemerito  Mi- 
chelini nell'  aulico  locale  del  conservato- 
rio di  s.  Pasquale,  riparlai  ne'vol.  XVlf, 
p.  25,  LXlll,  p.  1 16, 

Candelottari,  ìHeìV Eusevologio^  trat» 
9,  cap.  32,  narra  Piaz?a,  che  i  fabbrica - 
lori  di  Candele  [F.)  aveano  una  nobile 
cappella  in  s.  Galla,  o  meglio  nella  Chie- 
sa di  s,  Maria  in  Portico^  diversa  ùixU 
V Ospizio  di  Si  Galla  (F.),  dedicala  alla 
Purificazione  della  B,  Vergine,  del  cui  ve- 
nerabile mistero  solennemente  ne  cele- 
bravano la  festa,  con  apparato  sontuoso 
e  QìUsica;  avvertendo  che  già  a  suo  tem- 
po la  chiesa  era  demolita.  11  Bernardini 
che  pubblicò  neli  744  ^^  Descrizione  de* 
Rioni  dì  Roma^  riferisce  che  l'  università 
de' candeloltari  allora  si  adunava  nelU 
Chiesa  di  s,  Pietro  in  Montorio{r,):De' 
Lumi(F.)  alimentati  dall'  Olio  (  F.),  o  da 
altre  materie,  ragionai  a'iuoghi  loro,  Ne* 
possessi  de'Papi  1*  università  ornava  un 
trailo  della  strada  in  cui  incedeva  la 
pompa. 

Cappellariy  Universitas  Artis  PileO' 
rum  Urbis.  11  cappellaroo cappellaio,  Pit 
Icari us\  è  il  faci  tur  de'  Capjìclliy  coper-» 
ture  del  capo  adattate  alla  torma  di  eSf 
so.  1  tabbricatoii  di  cappelli  di  Iloina,do- 


!o8  UNf 

pò  aver  fatto  parie  cieli*  università  de' 

Mercanti Merciari,  come  dirò  in  tale  pa- 
ragrafo, erano  uniti  in  università  e  cor- 
porazione nell'oratorio  dis.  Giacomo  a- 
postolo  annesso  alla  chiesa  di  s.  Paolino 
alla  Regola  de'francescani  del  Terz'ordi' 
ne  (^.),  sotto  l'invocazione  della  B.  Ver- 
gine e  la  protezione  di  s.  Giacomo  Mag' 
giare  apostolo,  ed  esisteva  nel  i  ^44  quan- 
do il  Ijei'nardini  fece  la  Descrizione  de' 
Rioni  di  Roma.  Di  consenso  del  cardinal 
De  Rossi  loro  protettore  e  di  mg-*^  Car- 
rara primicerio  dell'università  e  poi  car- 
dinale, adunalisi  in  detto  oratorio  a'  i4 
gennaio  177  i,  per  la  mutazione  de'leaa- 
pi,  delle  cose  e  de'coslumi  degli  uomini, 
convenne  il  ceto  de'fabbricanli  di  rinno- 
vare gli  statoti,  e  questi  Clemente  XIV 
confermò  col  breve  la  supremo  aposlola- 
tus  Solio fde  I  7  maggio  (771  ^Bidl.Roin. 
cont.  t.  4,  p.  3  I  6  :  Confirinanlar  Stalli' 
la  Universitatis  Artis  Pileoriim  Urbis ^ 
e  sono  riportati  nel  breve  stesso.  Per  l'e- 
secuzione del  servizio  divino  nella  pro- 
pria cappella,  la  conservazione  della  prò- 
fes-iione  col  buon  ordine  e  disciplina  ,  fu- 
roiio  dichiarati  primari  udiziali  il  prio- 
re e  due  guardiani,  maestri  idonei  e  pru- 
denti dell'arte.  Il  priore  dpver  vegliare 
alla  pace  e  concordia  fra*  con  fratelli,  ri- 
tenere il  sigillo  dell'università  con  cui  sì 
dovranno  segnare  tutte  le  patenti  e  altro; 
le  patenti  per  l'esercizio  dell'arte  doven- 
dosi rilasciare  dopo  aver  fatto  le  debite 
prove  esperimenti  di  capacità,  per  deco- 
ro della  professione,  ed  anco  l'aver  fatto 
4  anni  di  fattoralo  presso  maestro  paten- 
tato e  3  da  giovane  lavorante.  Altri  uf- 
flziali  destinati  furono  il  camerlengo  ,  il 
segretario  notaro  pubblico,  due  sindaci, 
due  infermieri  per  visitare  e  soccorrere  i 
maiali  bisognosi.  Si  statuirono  multe  pe- 
cuniarie a'ricusanti  gli  uOìci;  l'insegna 
della  coiporazione  coli'  immagine  di  s. 
Giacomo  e  l' iscrizione  :  UnÌK>ersilà  de' 
fabbricatori  di  cappelli  di  Roma,  oltre 
la  celebrazione  di  sua  festa.  La  distribu- 
zione delle  candele  per  quella  della  Pu- 


UN  I 
rificazione,  inclusivamente  al  protettore 
e  primicerio.  Il  privilegio  delle  vedove  e 
figli  de' padroni  di  botteghe  defunti  per 
continuar  le  medesime.  Che  il  solo  prio- 
re e  guardiani  dovessero  giudicar  le  co- 
se appartenenti  all'arte.  Il  divieto  di  ven- 
der  cappelli  per  la  città,  onde  pure  eli- 
mioar  lo  smaltimento  de'difettosi  e  del- 
le frodi  a  danno  del  pubblico  e  a  discre- 
dito dell'arte,  i  rivenditori  dovendo  es- 
seie  patentati,  e  soggiacere  le  loro  botte- 
ghe alla  Visita  del  priore  e  guardiani.  Le 
botteghe  di  questi  e  de'  fabbricatori  do- 
vereessere  60  canne  tra  loro  distanti, niu- 
no  potendone  ritenere  più  di  una.  Le 
modiche  tasse  si  dichiararono  soggette 
alla  mano  regia,  così  le  contravvenzioni 
agli  statuti.  Secondo  l'antico  costume  di 
Roma  di  riunire  in  un  determinato  luo- 
go tutte  le  persone  che  esercitavano  lo 
sfesso  mestiere,  presso  la  via  del  Pelle- 
grino vi  è  quella  della  Viae  delV  Arco 
de' Cr/ppcllari ,  per  que' fabbricatori  di 
cappelli  che  un  tempo  vi  stanziarono. 

Cocchieri,  Sodalitatis  Rhedarioruni 
Urbis.  L'uso  de'  Cavalli  [V.)  cominciò 
colla  creazione  dell'uomo,  non  solamen- 
te pe'comodi  della  vita,  pe*  Viaggi (V.), 
a  nelle  per  le  Poste  (/''.),  ma  per  la  Mili- 
zia (  F.),  pe'  Giuochi  [V.)  e  corse,  pe'  Tor- 
nei [F.)  e  altri  Spettacoli,  come  ne'  Tea- 
tri ove  riparlo  degli  anfiteatri  e  de'circhi; 
ne' quali  articoli  ragiono  de'  conduttori 
di  cavalli  d'ogni  specie.  Antichissimo  fu 
in  Roma  e  altrove  V  uso  de'  carri  e  de' 
cocchi,  quello  delle  Carrozze  {F.)  si  pro- 
pagò nel  secolo  XVJ.  De'  Treni  e  delle 
Cavalcate  ne  ragionai  in  quegli  artico- 
li, e  neh."  nuovamente  de'cocchieri  pon- 
tifìcii e  de'cardinali,  della  Famiglia  pon- 
tificia e  della  Famiglia  de'  Cardinali 
(y.).  ec,  i  primi  essendo  soggetti  al  Ca- 
vallerizzo Maggiore  (F.),  ed  i  secondi 
servono  formalmente  i  loro  padroni  in- 
clusivamente al  Funerale  (F.).  I  più 
grandi  sovrani  e  personaggi  addestraro- 
no i  cavalli  cavalcali  da' Papi,  facendo 
l'uffizio  di  Palafreniere  (F.)j  come  lo 


UNI 

fenno  i  primari  personaggi  fs!Vescovì(V.) 
iie'loro  possessi.  Delle  vellure  e  de'vellu  - 
lini  delle  Strade  di  Ronuj,  ivi  ne  parlai , 
e  dal  i85o  si  sono  introdotti  legni  a  un 
cavallo,  volgarmente  detti  Botte,  ad  imi- 
tazione di  Napoli,  ove  la  corte  erasi  riti- 
rata nel  declinar  del  1848  per  la  vergo- 
gnosa rivoluzione  operata  in  Roinn  (K). 
Avendo  nell'antica  Rooìa  la  legge  Oppia 
vietato  alle  donne,  oltre  le  vesti  di  \ario 
colore  e  con  non  più  di  mezz'oncia  d'o- 
ro per  ornamento,  di  andare  sui  carri, 
cocchi  e  carrette  vicmoal  la  città  per  i  eoo 
passi,  se  non  per  causa  de'  Sagrifìzi  a'uu- 
mi;  indi  avendo  le  romane  ottenuto  da' 
Bruti, fondatori  e  severi  propugnaljorl  del- 
la repubblica  romana, l'abrogazione  di  ta- 
le legge,  alzarono  un  tempio  a  Carmenta 
madre  d'Evandro,  in  memoria  e  rendi- 
mento di  grazie  per  l'ottenuta  vittoria 
di  libertà  contro  la  pompa  del  Lusso(P\). 
Dipoi  però  l'inflessibile  censore  Catone, 
Tolle  porre  un  freno  agli  eccessi ,  rigoro- 
samente ordinando  ,  che  gli  ornamenti 
delle  donne,  i  cocchi  o  carrette  di  loro  u- 
so,  nel  valore  non  sorpassassero  i  5,ooo 
denari  di  rame,  sotto  pena  alle  prevarica- 
trici della  prescritta  prammatica  sontua- 
ria,  della  confìscazione  delie  cose  mede- 
siuje.  Seneca  narra  la  gran  comodità  de' 
cocchi  o carri,  n eli '/Tp/^/.  1 5  dicendo:  Gè- 
statio  eninif  et  corpus  concuti t,  et  studio 
non  qfjfìcit^  ut  possis  die  tare  ,  possis  lo- 
fjuiy  audire j  quorum  nihil  ne  amhules 
s'etat.  E  della  stessa  comodità  di  scrivere 
viaggiando,  sovente  ne  fa  menzione  Cice- 
rone ad  Attico.  Claudio  proibì  i  carri  a 
tulli  i  viandanti  per  1'  Italia,  volendocbe 
ciascuno  camminasse  a  piedi,©  in  Sedia 
o  in  Lettiga  (V.).  E  Nerone  allettava  di 
esercitare  l'uflìzio  di  cocchiere.  Alessan- 
dro Severo  concesse  a'senatori  romani  le 
carrette  d'argento,  sembrandogli  per- 
metterlo la  maestà  del  senato.  Commo- 
do porlo  tant'oltre  il  fusto  de' carri,  che 
talvolta  si  fece  tirare  in  pubblico  da  4 
cervi;  altre  volte  da  4  leoni,  da  4  l'6'"'>  ® 
per&ÌQo  a  da  3  ovvero  4  donzelle  o  gio- 


UNI  109 

vani.  Altre  inoumerabili  erudizioni  le 
sparsi  in  moltissimi  articoli.  E  notissimo 
il  detto  di  s.  Filippo  Neri:  Tutto  e  vani- 
tà ,  ma  la  carrozza  e  un  comodo.  Nel 
voi.  XXII I,  p.  14^  e  seg.,  narrai  col  Fa- 
Ducci,  Della  Confraternita  di  s.  Maria 
deg  li  Ange  li  de  ICa  r  te  de  \occhierij  De  l- 
lo  Spedale  dell'arte  de' cocchieri j  e  col 
Piazza,  Dis.  Maria  in  Cacaberi  de'coc' 
clncri.  Che  i  coc(;hieri  nel  1 545  nella  chie- 
sa parrocchiale  di  s.  Lucia  della  Tinta, 
che  descrissi  e  già  detta  Quatuor  Por^<7- 
r?/w,  per  divozione  all'immagine  dis.  Ma- 
ria degli  Angeli  istituirono  il  loro  soda- 
lizio con  vesti  di  sacco,  con  esercitare  di- 
verse opere  di  pietà  e  soccorrere  i  cocchie- 
ri divenuti  invalidi  per  l'età  o  per  le  dis- 
grazie a  cui  sono  soggetti,  meglio  stabi- 
lendolo nel  1 565;  che  indi  nel  1 58o  ac- 
canto a  detta  chiesa  fondarono  pe'  loro 
confratelli  un  ospedale  con  6  letti  e  poi 
aumentati  a  10, con  tutto  l'occorrente  al- 
la cura  degl'infermi;  oltre  il  visitare  esov- 
venire i  malati  al  domiciIio,accompagnan- 
do  i  morti  alla  sepoltura  e  suffragando  i 
defunti;  non  che  dotando  le  oneste  zitel- 
le figlie  di  loro  professione.  Che  nel  1661 
(meglio  nel  1664»  dopo  partiti  i  Regattie- 
ri,  come  dico  in  tal  paragrafo)  si  trasferi- 
rono nella  chiesa  di  s.  IVI  aria  in  Cacale- 
ris  nel  rione  Begola,  stata  parrocchia  si- 
no al  1594,  già  dedicata  a  s.  Biagio  in 
Cacaberisj  e  prima  all'Immacolata  Con- 
cezione, con  dirne  le  loro  notizie.  Che  ol- 
tre la  B.  Vergine  e  s.  Lucia,  hanno  a  pro- 
tettore s.  Riccardo,  il  quale  fece  il  cocchie- 
re prima  di  divenir  vescovo.  Che  i  Papi 
furono  larghi  con  essi  di  grazie spiiituati, 
indulgenze  e  privilegi,  ed  è  in  vigorequel- 
lo  del  diritte  privativo  dell'escoriazione 
nel  suo  locale  presso  porta  Leone,  delle 
bestie  cavalline,  mulina  ,  somarine  che 
muoiono  in  Boma ,  nell'adiacenze  e  vi- 
gne snburbane,  che  unitamente  al  locale 
con  acqua  perenne  e  stigli ,  il  sodalizio 
aflitta  per  un  novennio  previo  pubblico 
avviso  nel  Giornale  di  Rema.  D«  I  dirit- 
to di  Icuer  la  concia  delle  pelli  ullìttato  in 


ij o  u  rs  r 

perpelno  airuniversità  de* P^accJnaii,  il 
cui  |)»r.ngrafo  è  a  vedersi,  col  peso  a'coc- 
chieri  di  dover  somminislraie  annui  scu- 
di ?oo  al  professore  di  veleiinaria  dell' f/- 
jiH'crsità  Romana {F.).  Finaloienle,  che 
da  ullimo  leslauiaiono  e  abbellirono  la 
loro  chiesa  di  s.  Maria  in  Cacahcrisj  e 
che  Gregorio  XVI  col  breve  ivi  ricordato 
dell'i  r  selleuìbre  1882  e  riportato  nel 
Bull.  Rom.  cont.  t.  19,  p.  i36:  Confìr- 
malio  StatutorumSodaUfatis  Rhcdario' 
rum  Urhìs.W  Papa  chiama  i  con  fra  li  ,//(?- 
teriarchas  (sul  qual  vocabolo  si  può  vede- 
re il  Magri  nella  Notizia  de  vocaboli  ce- 
clesiasli<:i^  alle  voci  Hetaeriarcka  e  Ble- 
^aetacriarclia)^  et  Sodales  Urbani  Rhe* 
dariontm  Sodalitii  Ululo  s.  Mariae  An- 
gelonmi^\^^\  confermargli  eziandio  i  suoi 
privilegi.  La  lunga  strada  che  dalla  chie- 
sa di  s.  Nicolò  in  Carcere  termina  alla  Sa- 
lara,  ove  sono  i  magazzini  del  Sale  (nel 
quale  articolo  parlai  dell'adiacenze), nelle 
radici  del  Monte  Aventino  verso  il  Tcve- 
re, il  suonomedi  Porta  Leone  percorau- 
ne  opinione  pare  che  deiivi  da' polenti 
Pier  Leoni  che  aveano  le  loro  abitazioni 
nel  \\ói\oTeatro diMarcello[F.).Qusin- 
io  al  vocabolo  Porta  forse  gli  derivò  dal- 
l'antica Porta  di  Roma  (V.)  Carmenla- 
le,  sotto  all'elevala  e  famosa  Rocca  Tar- 
pea  dalla  parte  occidentale.  Di  sopra  ri- 
portai il  novero  delle  università  che  ne' 
possessi  de'Papi  addobbavano  una  parte 
della  strada  per  la  quale  incedevano,  che 
qua  e  là  vado  ricordando, e  qui  dirò  ch'e- 
ranvi  compresi  i  mulattieri.  Consideraiì- 
dosi  s.  Antonio  abbate  protettore  de'  ca- 
valli e  altri  animali  ,  massime  da  soma, 
per  la  sua  festa  si  portano  a  benedire  a- 
vanti  la  sua  chiesa  suirEsquilino,con  la 
fiducia  che  per  V  intercessione  del  santo 
sieno  preservali  da'mali  e  frequenti  dis- 
grazie cui  sono  esposti.  E  siccome  si  be- 
Dedicevano  i  cavalli  e  altri  aniniali  innan* 
zi  la  chiesa  di  s.  Eligio  de'i^f/vv/r/, in  que- 
sto paragrafo  fo  ricordo  del  pio  costume, 
dicendo  pure  de'velluiini,  presta-cavalli, 
postiglioni,  maniscalchi,  e  ferracocchi che 


U  rs'  I 
furono  ammessi  a  fnr  parie  del  sodalizio, 
e  università.  Molli  poi  de'brutali  condut- 
tori de'cavalli  e  altri  animali  da  tiro  e  da 
Soma,  con  mostruosa  e  bestiale  contrad- 
dizione, nel  cader  gli  animali,  fors'anche 
per  loro  inipeiizia  onegligenza,invece  su- 
bito d'invocar  1'  aiuto  di  Dio  e  del  santo 
patrono  j  e  di  soccorrerli  con  premurosa 
prontezza,  con  impeto  di  furiosa  ira,  e  in- 
sieme scandalosa  e  riprovevole,  tra  le  più 
orribili  e  anco  ereticali  bestemmie  ,  per» 
che  muoia  l'animale  subito,  dimentican- 
do che  loro  procura  colle  sue  fatiche  il  so- 
stentamento, lo  caricano  spìetatarnetìte 
di  battiture  !  Di  recente  nel  1 856  si  ptd^- 
blicò  in  Bergamo  il  libro:  Sui  maltratta'' 
menti  dtlle  bestie^  ragionamento  del  ca^ 
nonico  Pietro  Paganessi.  Ne  diede  con- 
tezza la  Cronaca  di  MUano  deli 856  a 
p.  161,  nella  quale  si  loda  l'autore,  per- 
chè senza  seguire  l'esagerate  apologie  de* 
quadrupedi,  de' volanti,  de'  natanti,  con 
sodo  e  temperato  raziocinio  proclama  i 
diritti  che  gli  animali  tengono  in  nome 
dell'umanità;  e  documenta  le  sue  parole 
coll'appoggio  delle  scritture,  della  storia, 
della  Iilosofìa, della  morale,  de'sentimenti 
umani.  E  per  dire  quanto  è  analogo  al 
da  me  deplorato,  mette  in' evidenza  le 
più  barbare  vessazioni  usale  contro  le  be- 
stie, che  invocarono  prowedimenli  am- 
ministrativi, e  la  facilità  chehannogli  uo- 
mini di  passare  dalla  crudeltà  verso  i  bru- 
ti alla  crudeltà  versogli  uomini.  Riporta 
la  serie  dell'associa^Joni  fondale  in  Italia 
e  fuori  a  tutela  degli  animali,  ma  disap- 
prova che  si  chiamino  Società  degli  a- 
mici  degli  animali,  sembrandogli  deno- 
minazione oftensiva  alla  dignità  umana, 
viene  alle  sue  conclusioni,  che  furono^  di 
mostrare  senza  esagerazioni  ciò  che  av- 
vi d'irragionevole  e  d'immorale  ne'cru- 
deli  e  capricciosi  trattamenti  delle  be- 
stie, e  le  perniciose  conseguenze  che  ne 
ponno  venire  al  costume  in  generale.  " 
Parlando  dello  scopo  di  tali  socielà,  on- 
de diffondere  sensi  di  moderazione  e  di 
mitezza  nel  modo  di  precedere  cogli  a- 


U  N  I 

lììmali ,  mentre  le  vessazioni  deturpo  no 
il  costume,  e  fanno  contrasto  alla  genti- 
lezza (ìe'lenipi,  rileva  ancora.  «  Pricfiie- 
ramenle  il  loro  scopo  è  abbastanza  lode- 
vole per  se  slesso  e  appalesa  un  animo 
generoso  e  sentimenti  elevati  ,  mentre 
procurano  di  migliorare  la  sorte  d'  in- 
nocenti creature,  che  meritano  le  nostre 
simpatie  ,  e  alle  quali  Iddìo  ha  dato  la 
vita  come  un  beneficio.  In  secondo  luo- 
go è  da  avvertire  ,  che  il  principio  che 
domina  i  loro  statuti,  si  è  che  la  pietà 
verso  gli  nnimali  renda  gli  uomini  più  u- 
n»ani  gli  uni  verso  gli  oltri".  Degli  ani- 
mai) leiini  proposito  in  moltissimi  arti- 
coli, così  iltWTcmo  (f  .),  animale  ragio- 
nevole e  il  più  pei  fello.  Solenni  erano  le 
feste  a'3o  luglio  presso  gli  arcadi,  chia- 
male Ippocrazie,  poi  da'romaui  celebrale 
col  nome  di  Consuali  n'  21  agosto  ed  a' 
1  3  dicembre,  esentando  in  questi  giorni 
da  ogni  lavoro  i  cavalli  e  i  muli ,  che  s'in- 
coronavano di  fiori.  In  Tinchia  [T  .)  le 
code  di  cavallo  sono  l'insegne  de' pascià, 
ed  ivi  ne  narrai  1'  origine.  Colla  pelle  e 
peli  di  lasso  the  portano  in  fronle  e  nel- 
le testiere  i  cavalli  delle  Poste,  ivi  dissi 
ricordarsi  1'  illustre  famiglia  di  Taxis  o 
Tasso,  oriunda  milanese,  benemerita  del 
regolare  loro  slabilimenlo  nel  Tirolo. 
Non  voglio  lacere, di  leggere  ora  nel  Mer- 
cato di  Cancellieri  a  p.  287,  che  Omo- 
deo  Tasso  bergamasco  si  vuole  il  rinno- 
vatore delle  poste,  e  la  pelle  co'  peli  di 
tasso  che  sogliono  portare  ne'foruimenli 
i  cavalli  e  una  cornetta  da  corriere,  in- 
quartata nello  stemma  de'Tassi,confer- 
niaito  questa  tradizione.  Cita  Ottavio  Co- 
dogno.  Trattato  delle  poste,  Venezia 
1620.  In  Roma  sino  al  pontificalo  di  Leo- 
ne XII,  i  mercati  de'  cavalli  e  de' giu- 
menti S.Ì  tenevano  a  Piazza  di  Campo  di 
pore  (V.),  e  nel  maggio  in  Piazza  [''ar- 
nese. Nel  locale  dell'  antico  foro  boa- 
rio nel  mese  di  maggio  suol  tenersi  nel 
sabato  e  nel  lunedì  il  mercato  de' caval- 
li, ed  a  questa  specie  di  fiera  vi  sono  por- 
tali i  migliori  pulledri  delle  razze  roma* 


UNI  III 

ne,  e  vi  concorrono  i  negozianl-i  degli  sta- 
ti limitrofi.  Agli  autori  che  scrissero  sui 
cavalli  e  loro  conduttori, e  riportati  in  al- 
cuno de'citati  articoli,aggiungerò: Pasqua- 
le Caracciolo,  La  gloria  del  cavai  lo ,  e 
del  modo  d'allevare,  custodire,  maneg- 
giare e  nudrire  i  cavalli,  Venezia  1 589. 
Pirro  A.  Ferrare,  Cavallo  frenato  j  e 
del  modo  di  conservare  le  razze  de^  ca- 
valli, Venezia  1 620.  Francesco  Liberali, 
La  perfezione  del  cavallo  e  del  suo  man- 
te/amento,  ed  osservazioni  sulla  sua  gC' 
nerazione,  Roma  1669.  Marino  Garzo- 
ni, L'arte  di  conoscere  le  qualità  de' ca- 
valli, d'introdurre  e  conservare  la  raz- 
za  nobile,  Yene'iÀa  i  y5o.  Marchi,  Delle 
razze  de'  cavalli  dello  stato  T'^enetOj 
Pontificio,  ec.,  Venezia  i  780.  Brugno- 
ne,  Trattato  delle  razze  de  cavalli, Ilo- 
rino  1781.  Menochio,  tS^More,  centuria 
12.',  cap.  ^1'.  Dello  straordinario  af- 
fetto, che  alcuni  hanno  avuto  a'  caval- 
li. Altri  scrittori  si  ponno  leggere  in 
mg.'  Nicolai,  Memorie  sulle  Campagne 
di  Roma,  t.  3  ,  p.  493-  Ne  riporta  pure 
molti  sulla  veterinaria  a  p.  49'»  49^^  ^ 
496,  notando,  che  gl'italiani  hanno  il  me- 
rito delia  veterinaria,  e  nell'avere  con  ac* 
curalezza  esaminale  alcune  malattie  de* 
bestiami;  ciò  non  ostante  lo  studio  non 
è  tanto  avanzato  quanto  fra  gli  oltramon- 
tani, poiché  l'esercizio  di  questa  impor- 
tantissima arte  è  posta  in  mano  a'bifolchi 
e  a'  maniscalchi,  ed  altri  manuali  igno- 
ranti. Ma  nell'articolo  Università  roma- 
na ragiono  di  sua  cattedra  e  gabinetti  di- 
poi in  essa  fondati,  e  delle  provvidenze 
emanate  a  vantaggio  della  veterinaria, 
massime  da  Leone  XII,  il  quale  eresse 
per  essa  apposito  stabilimento,  di  c\\\  fo 
pure  parola  nel  paragrafo  Macellari, 
nel  dire  dell'  esistente  stabilimento  di 
pubblica  mattazione  che  dobbiamo  a 
quel  Papa.  Nel  i843  pubblicò  in  Rouiu 
Giuseppe  Rebeggiani,  Brevi  cenni  pel 
miglioramento  della  veterinaria, 

Copcrtari.  V.  il  paragrafo  Lanari. 

Copisti,  r.  il  voi.  LXII,p.  3 14. 


112  UNI 

Cordnri.  A  veano  la  cappella  nella  chie- 
sa deirarcicoiifrateniita  e  Ospizio  (Iella 
ss.  Trinità  de  Pellegrini,  e  di  cpiesla  ri- 
parlai nel  voi.  LV,  p.  264.  Si  pnò  ve- 
dere il  paragrafo  Linaroli  di  quesl'  ar- 
ticolo. 

Coronari  e  Medagliari.  Facitori  o 
venditori  di  Corone  divozionali  e  Rosa- 
ri (V.)^  e  di  Medaglie,  Croci  e  Crocefis- 
si (^.).  I  medagiiarij  e  fors'anche  i  coro- 
nari, aveano  la  loro  cappella  nella  Chiesa 
di  s.  Tommaso  in  Parioiie  (/^.),  perchè 
buona  parte  di  essi  aveano  ed  hanno  le 
loro  botteghe  nella  sua  parrocchia;  e  sic- 
come anticamente  erano  rjuasi  lutti  riu- 
tìili  in  una  delle  vie  che  conducono  al- 
ia basilica  Vaticana,  per  comodità  de' 
Pellegrini  (F.),  benché  questi  facevano 
eguali  acquisti,  non  che  di  reliquiari,  va- 
si sagi  i  e  altro  nella  via  omonima,  come 
rilevai  nel  riparlarne  nel  voi.  LXXI  ,  p. 
142,  tale  strada  prese  e  porla  tuttora  il 
nome  di  Coronari,  sehbene  al  presente 
molti  coronari  e  medagliari  si  trovano  sta- 
biliti io  altre  strade  di  Iloma.  Neh. °  e  al- 
tri de'  citali  articoli  dissi  che  presso  la 
basilica  Vaticana  e  nella  Città  Leonina 
anticamente  erano  più  botteghe  A\  Pa- 
ternostrari,  E  l'Ai  veri,  Roma  in  ogni 
stato,  t.  2,  p.  i54,  dice  che  nel  sito  in 
cui  Sisto  V  eresse  V Obelisco  Praticano, 
innanzi  sorgeva  la  chiesa  di  s.  Maria  de 
P'irgarii,  cos'i  detta  perchè  avea  appres- 
so le  botteghe  nelle  quali  si  vendevano  i 
cordoni  de'yt)('//<'g:rmf  detti  da'latini  T^ir- 
gae  inlerinales  oitinerarieAÌ  Magri  nel- 
la Notizia  de'vocaboli  ecclesiastici,  spie- 
gando quello  di  Virgarius,  lo  dice  can- 
tore della  chiesa,  perchè  portava  in  ma- 
no una  verga  ;  e  che  vicino  alla  detta 
basilica  Vaticana  eravi  la  chiesa  di  s.  Ma- 
ria J^irgariorum,  nella  quale  s.  Grego- 
rio I  istituì  il  collegio  ùa  Cantori,  deno- 
minato Schola  firgariorumj  il  quale 
collegio  avea  la  cura  d'apparecchiare  il 
Letto  sul  quale  dovea  riposare  il  Papa 
dopo  essere  inceduto  a  piedi  in  proces- 
sione alle  chiese,  e  prima  di  pararsi  per 


U  N  I 
celebrare  la  messa,  onde  derivò  l'uso  del 
Letto  de' paramenti  (F.).  Tuttora  nelhi 
via  di  Borgo Nuo^o,'\\  principaleche  con- 
duce al  Valicano,  vi  sono  alcuni  spaccia- 
tori di  corone  e  altri  divozionali.  I  coro- 
narici medagliari,  come  registrai  iu  prin- 
cipio, ne'  Possessi  de'  Papi  erano  com- 
presi tra  le  università  che  addobbavano 
un  tratto  della  via  che  solennen»ente  per- 
correvano. Narrai  nel  voi.  XLIi,  p.  285, 
che  un^  compagnia  di  coronari  accom- 
pagnò al  conclave  il  Maresciallo  del 
Conclave. 

Cortegiani.  Propriamente  questi  non 
avrebbero  luogo  tra  le  università  artisti» 
che,  e  soltanto  ne  fo  qui  menzione,  con 
rammentare  ove  di  loro  parlai,  perchè 
diversi  di  essi  esercitano  un'arte  di  uni- 
versità, e  perchè  il  Piazza  tra  le  confra- 
ternite delle  arti  vi  comprende  i  Cuochi 
ed  i  Credenzieri,  de'quali  vado  a  parla- 
re, da'  Palafrenieri  (^.),  óe  Barbieri  e 
de*  Cocchieri,  de'quali  già  ragionai,  de* 
Caudatari  (/^.) y  e  tra  le  congregazioni 
spirituali  di  quella  Urbana  de'Cortegiani 
o  nobili  aulici  a  s.  Lorenzo  in  Fonte,  ossia 
della  nobile  Famiglia  de'  Cardinali,  Pre- 
lati (/^.)  ec,  che  aveano  l'ospedale  (nella 
qual  chiesa  il  cardinal  Leonardo  A  ntonelli 
nel  I  795  o  I  796  istituì  uno  de'4oratorii 
notturni,  di  cui  parlerò  nel  paragrafo  Ma* 
ratori,  e  tuttora  esiste);  come  V  aveano 
gl'individui,  e  le  loro  mogli  e  figli,  degli 
offizi  minori  della  Famiglia  pontificia 
(/ .),ecoii  sodalizio  e  chiesa  sotto  l'  in- 
vocazione di  s.  Marta,  ovh  de  Trinitari 
riformati  scalzi  (^.),  per  essere  stala  la 
santa  albergatrice  e  ospitaliera  di  Gesù 
Cristo.  Nel  paragrafo  Barbieri  dissi  del 
fondatore  della  confraternita  di  alcuni 
cortegiani  e  canonici,  sotto  l'invocazione 
del  ss.  Sagramento,  della  basilica  di  s.  Ma- 
ria in  Trastevere,  sodalizio  esistente  col- 
la 2.'denominazione.Mg.'"  Nicolai,  Memo- 
rie sulle  campagne  di  Roma,  l.  3  ,  p. 
256  e  seg.,  deplora  il  soverchio  numero 
di  quelli  che  applicano  se  e  i  loro  figli  al 
servizio  delle  Corti^  non  meno  il  sover- 


LI  N  I 
chlo  numeio  di  quelli  che  si  appllcnuo 
alla  Curia.  Quindi  osserva  c'.ie  ii»  Roma 
ove  vi  sono  tante  speranze  di  promozioni 
nelle  cariche  della  Chiesa  e  della  corte, 
ed  ovesenz'alcuna  parzialità  di  patriotti- 
smo non  si  fa  alcuna  difTerenza  tra  il  cit- 
tadino e  lo  straniero,  che  anzi  per  lo  più 
questo  a  quello  è  preferito.  Ivi  mollissi- 
ini  sostengono  co'  salarii  e  colle  speran- 
ze d'avanzaniento  un  gran  popolo  di  cor- 
tigiani; altri  ammogliandosi  alimentano 
le  loro  famiglie  colla  professione  della  cu- 
ria i  e  con  altre  industrie.  Ma  in  ogni  ge- 
nerazione mancano  i  padroni,  i  protel- 
lori/i  padri;  si  vede  quindi  restare  un  nu- 
mero deplorabile  di  famiglie  nell'ozio  e 
nell'indigenza.  Si  aggiunga  a  ciò  il  nu- 
mero de  Poveri (F.J  che  in  ninno  de'pae- 
si  del  mondo  trovano  maggiori  sussidi!. 
»>0r  che  si  fa  di  tanta  turba  di  gente?  Per- 
chè non  se  ne  forma  un  popolo  per  la  col- 
tivazionedelle campagne?  '.  L'antica  Ro- 
ma mandava  i  suoi  cittadini  a  fondar  co- 
Ionie,  anche  per  sgravare  la  città  d'una 
parte  dell'oziosa  e  sediziosa  plebe, quan- 
do generalmente  si  amava  la  fatica  e  si 
abborriva  il  lusso  1  La  plebe  potersi  im- 
piegare nelle  vicine  campagne  che  recla- 
mano braccia  per  essere  lavorate.  È  ve- 
ro che  non  tutti  sono  abili  alla  vita  ru- 
stica, ma  neppure  tutti  ponno  vivere  col- 
le rendite  de'beni  ecclesiastici  o  delle  ca- 
riche, né  colle  occupazioni  della  corte  e 
della  curia,  né  co' guadagni  delle  arti; 
e  molto  meno  deve  tollerarsi ,  che  una 
gran  moltitudine  di  persone  robuste  de- 
fraudi i  veri  poveri  invalidi  de'soccorsi  a 
questi  destinati  dalla  pietà  pubblica  e  pri- 
vata, o  che  viva  col  frutto  de'delilti.  Ol- 
tre altre  gravi  considerazioni,  mg.'  Ni- 
colai invoca  la  provvidenza  delle  leggi  e 
Jo  zelo  del  governo,  ma  innanzi  lutto  re- 
clama ,  esser  necessario  che  il  governo 
mediante  statistica  s'informi  e  conosca  la 
condizione  d'ogni  famiglia  e de'foraslieri, 
onde  provvedere  alla  distribuzione  del- 
l'occupazioni, non  potendosi  permettere 
che  alcuno  consunti  il  tempo  in  occupa- 

VOL.  11X]^IV. 


UNI  n  3 

zionì  donde  nonne  ritragga  o  possa  spe- 
rare la  sussistenza  per  se  e  per  la  sua 
famiglia.  Seguono  bellissime  teorie  del 
dotto  prelato,  ma  l'applicazione  n'  è  as- 
sai dilllcile,  massime  ne' correnti  tempi. 

I  governatori  di  Roma  (/^'!)  cominciaro- 
no la  compilazione  di  statistiche,  ed  ora 
il  ministero  del  commercio  e  lavori  pub- 
blici ci  diede  la  sullodata,  veramente  prc- 
gievole  e  di  grande  inìportanza. 

Credenzieri^  Bottiglierie  Caffettieri. 

II  Piazza  chiama  i  credenzieri  architetti 
di  tavole  e  di  mense,  ossia  del  Triclinio 
(F.)\òe\  Pranzo,  Ce na^B anche ttoo  Con- 
vito {y.)i  ne'quali  usano  il  maggior  in- 
gegno e  studio  per  far  comparire  mae- 
stoso e  ricco, nobile  ed  elegante  l'appara- 
lo dell'  imbandigioni  ,  con  lusso  talvolta 
sontuoso  di  credenze  o  guardarobe;  de- 
stinate a  pascere  e  meglio  gustare  colie 
loro  industriose  vaghezze  ornamentali  le 
proprie  manipolazioni,  le  quali  priinaap- 
pagano  e  dilettano  1'  occhio  ,  parte  più 
nobile  dell'uomo,  poi  deliziano  la  gola  e 
il  gusto,  passando  nel  ventre  cloaca  de' 
patrimoni,  e  frequente  perturbatore,  pel 
Fino  (/^^.)  e  altri  liquori  ,  della  ragione, 
della  modestia,  della  sanità,  della  giusti- 
zia e  dell'onestà;  avendo  l'Apostolo  chia- 
mato il  ventre,  idolo  del  senso  e  coaipen- 
dio  di  confusioni.  Sia  pure  ainpolloso  lo 
stile  del  Piazza,  badiamo  alle  verità  mo- 
rali che  contiene;  e  infalli  finisce  con  di- 
re :  accortisi  i  credenzieri  che  la  servitù 
de*  principi  e  de'  personaggi  mondani  è 
incerta  e  transitoria  ,  che  non  si  estende 
a'  beni  eterni,  con  giudi/iosa  divozione 
istituirono  la  loro  confraternita  ,  per  o- 
norare  e  servire  Dio,  Signore  de'Signorii 
colla  bella  massima  dis<  Francesco  di  Sa- 
les  :  Che  tutto  e  vanità,  se  non  serve  per 
Veternità*  Il  Martinelli,  quanto  a'  calfel- 
tieri, eruditamente  riferisce.  Prima  della 
scoperta  del  thè  e  del  caffè  (di  (|ueste,  del- 
la cioccolata  e  altre  bevande,  parlai  ne' 
citali  articoli,  e  negli  artìcoli  de'pucsi  che 
li  ptoducono,  anche  con  nozioni  b.blio- 
gruiichc),  v'i'iuuo  i  lultari  che  vendeva - 


ii4  UNI 

no  il  lalle  in  piccoli  vasi  di  vetro,  e  v'e- 
rano i  dolciari,  qui panes  et  mellita  con- 
ciimanteduliriy  disse  Lanipridio  in  Hc' 
lag.  e.  27.  I  dolciaii  chiamaronsi  anche 
condilores^  da  Marziale  e  Apuleio,  come 
da  Giulio  Finnico.  Questi  co'lallari  te- 
nevano allora  il  luogo  de'nostri  caffellie- 
li  e  pasticcieri  (de'quali  dirò  nel  paragra- 
fo Cuochi)y  ed  ivi  si  radunavano  persone 
a  discorrere  di  cose  facete  (come  le  odier- 
ne bolleglie  di  callelliere  e  peggio,  qua- 
le convegno  anclie  di  vagabondi  e  oziosi), 
avendo  sparso  i  dolciari  e  lattari  eh' essi 
erano  protetti  dall'abbondanza,  df  erant 
sub  sidere  spicae,quac  iii  Firginìs  par- 
te decima  exoritiw ,  conie  dice  il  citato 
Firmico,  lib.  8,  cap.  i  i .  L'invenzione  del 
caffè  trasmigròquesli  lattari  e  dolciari  ia 
caffettieri  ,  ritenendo  V  antico  mesliere, 
collo  spaccio  del  caffè  e  poi  del  thè.  L'u- 
so del  code  s' introdusse  soltanto  nel  se- 
colo XVL  L'albero  the  lo  produce  ha 
una  gran  somiglianza  col  gelsomino,  e 
cresce  in  abbondanza  nell'Yemen^  ossia 
nell'Arabia.  Gli  olandesi  lo  portarono  da 
Moka  (che  si  vuole  il  più  stupendo)  a  Ba- 
tavia,  e  di  là  in  Amsterdam.  Fu  il  prio- 
re d'un  monastero  d'  Arabia  ,  che  scor- 
gendo vigili  quelle  capre  che  mangiava- 
no le  foglie  di  quest'albero,  ne  fece  la  pro- 
va sopra  i  suoi  religiosi  che  nelle  ore  not- 
turne si  addormentavano  nel  salmeggio 
del  coro.  L'uso  del  thè  fu  appreso  da'ci- 
nesi,  essendo  la  loro  bevanda  ordinaria, 
anche  ne'  loro  pranzi  ,  poiché  la  mesco- 
lanza del  thè  corregge  e  addolcisce  V^c- 
que  salmastre  e  cattive  che  sono  nella 
Cina.  L'esperien7a  poi  fece  vedere,  che  il 
thè  conteneva  un  principio  dissolvente 
che  purificava  il  sangue,  fortificava  la  te* 
sta  e  lo  stomaco,  facilitava  la  digestione, 
la  circolazione  del  sangue  e  la  traspirazio- 
ne, come  pure  le  vie  orinarie.  La  1.^  fo- 
glia del  thè  fu  recata  dall'Olanda  in  In- 
ghilterra da  lord  Arlington  nel  1666.  Il 
Cancellieri  nella  Lettera  sopra  Varia  di 
Homa^  riporta  gli  scrittori  sui  gelati  ,  il 
thè  e  il  calle,  non  che  della  cioccolata.  Su 


UNI 

quest'altra  salubre  bevanda,  ch'egli  dice 
potersi  chiamare  //  latte  de\>ecchiy  come 
il  più  sicuro  e  soave  rimedio  contro  la 
debolezza  e  1  languori  della  caducità,  ri- 
leva quegli  scrittori  che  hanno  creduta 
Francesco  Carlelti  viaggiatore  fiorentino, 
nato  nel  i574  e  morto  in  Amacao  nella 
Cina  a'20  luglio! 598,  ili." a  farla  cono- 
scere e  introdurre  in  Italia;  ragionando 
pure  della  questione,  se  la  cioccolata  rom- 
pa il  Digiuno  (F.).  Nel  voi.  XXIII  ,  p. 
1  39, precipuamente co'trattati  óeW'Opc' 
re  pie  di  Roma^  di  Fanucci  e  Piazza,  rac- 
contai che  neliSSy  un  gran  numero  di 
credenzieri  della  Famiglia  de  cardina- 
li {F.)  istituirono  la  confraternita  sen- 
za sacchi  di  s.  Elena  imperatrice,  nella 
Chiesa  di  s.  Salvatore  in  Lauro,  don  - 
de  passarono  in  quella  poi  occupata  dal- 
Todierna  Chiesa  di  s.  Andrea  dellaVal- 
le,  e  finalmente  nella  vicina  parrocchia- 
le di  s.  Maria  o  Nicolò  de'Molini,  che  es- 
sendo cadente  riedificarono.  Ivi  e  sinché 
non  si  sciolsero,  i  credenzieri  esercitaro- 
no le  opere  di  pietà  che  indicai  ,  con  in- 
dulgenze concesse  da' Papi,  massime  da 
Gregorio  XllI  e  Innocenzo  XI;  gli  statu- 
ti essendo  stati  approvati  anche  da  Cle- 
mente XI  e  Benedetto  XIV,  e  gli  ultimi 
da  Clemente  XIII.  Ma  neli8  17  Pio  VII 
concesse  la  chiesa  alla  confraternita   di 
Gesù  Nazareno,  della  cui  tenera  ed  este- 
sissima divozione  parlai  nel  voi.  LXXX, 
p.  3  16,  nel  celebrare  il  miracoloso  suo  si- 
mulacro venerato  nella   chiesa   del    ss. 
Ban»bino  Gesù,  nella  magnifica  cappella 
e  nobilissimo  altare  consagrato  solenne- 
mente dal  cardinal  Mattei  a*  27  aprile 
i856.  Qui  poi  aggiungerò,  che  Clemen- 
te XIII  col  breve  Ad  Pastoralis  digni- 
tatis  fastigium  ,  del  i."  febbraio  1765, 
Bull.  Rom.  coni.  t.  3,  p.  85:  Approha- 
tio  informa  specifica  novoruni  Statu- 
torum  prò  regimine ,  et  guhernio  Uni- 
versitatis  nuncupatae  de* Credenzieri  e 
Bottiglieri  de  Urbe.  Il  eh.  ab.  Giuseppe 
Manuzzi,  nel  suo  àoiVo  Vocabolario  del- 
la lingua  italiana,  defmsce  ììcredenzie- 


U  N  I 
rCy  quello  che  lui  cuiu  della  credenza  (of- 
ficina ove  esercita  la  sua  arie),  Abaci  Cu» 
stos  (die  il  Moicelli  chiama  Celluriiis)j 
il  bottigliere  ,  sopiaslante  alle  bevande 
della  mensa  (anche  custode  della  botti- 
glieria), Acyathis  ,  Pini  minister  ,  e  la 
bottiglieria,  Fini  proni  i)tuariiim{\\  Mor- 
celli  dice  il  boUigliere,  A  Laguna) j  il  caf- 
fettiere^  il  padrone  d'una  bottega  di  caffè 
(ed  anche  clii  lo  c\xoce)y\' acquacedrataio 
u  venditore  d'acqua  cedrata, ossia  l'acqua 
acconcia  collo  zucchero  e  colle  scorze  e 
sugo  di  cedro,  cedralo,  limone,  portogal* 
Io  e  simili.  La  rinnovazione  degli  statuti 
della  confraternita  e  università  de'  cre- 
denzieri, essendo  protettore  il  cardinal 
Alessandro  Albani,  ebbe  luogo  per  l'u- 
nione ad  essa  delle  uni  versila  degli  ac(jua- 
frescari,  caifettieri,  spacciatori  di  spirilo 
di  vino  (non  diversi  dagli  Acquavilari^  i 
quali  già  erano  uniti  a'  Tabaccari,  ma 
dal  contesto  degli  statuti  sembra  che  iu 
tale  epoca  furono  incorporati  all'univer- 
sità che  vado  descrivendo,  dicendosi  che 
tulli  componevano  un  numero  conside- 
rabile), confetturieri  e  loro  spacciatori 
(siccome  i  confetti  principalmente  hanno 
luogo  pegli  Sposalizi  e  nel  Carnevale, 
massime  nel  Carnevale  di  Rorna^  tempi 
di  gioia  e  di  allegria,  e  circa  il  carneva- 
le, non  di  studiate  maliziose  ingiurie  pre- 
giudizievoli al  corpo,  e  agh  occhi  che  col 
Piazza  dissi  parte  più  nobile  dell'  Lonio^ 
perciò  provocanti  grave  sdeg«>o  negli  of- 
fesi e  alla  riprovazione  ne'  saggi,  in  tali 
articoli  ne  parlai  ,  stando  rigorosamente 
ul  vocabolo  de' veri  e  reali  confetti,  non 
deTinti,  dispettosi,  offensivi ,  bassamenle 
degradanti  quel  vantalo  progresso  in  mol- 
tissime cose  di  eHlmera  civiltà,  dell'  o- 
dierno  sedicente  secolo  de'Iurai.  Disse  la 
Civiltà  Cattolica:  Il  mondo  moderno, 
quanto  è  ad  operosità  e  quasi  irrequietez- 
za febbrile,  sendjra  meritamente  attri- 
buirsi il  »'anlo  di  preminenza  sopra  tulle 
l'età  trapassale);  unione  seguita  in  una  so- 
la cor[)orazione,  in  virtù  del  pubblico  i- 
strumento  slipulatoa*25$ellecnbre  1764, 


UNI  n  > 

per  la  pace ,  concordia  e  carità  fra  lutti 
gli  aggregali,  incremento  di  cidto  e  de- 
curo nella  chiesa  di  s.  ElenM.  Pertanto 
dicesi  nel  cap.  i  del  breve  che  contiene 
interamente  gli  statuti.  »j  Stante  la  lode- 
volissima  unione  o  incorporazione  segui- 
ta dell'  Università  dc^U  Acquafrescari^ 
Caffettieri^  Spacciatori  di  spirito  di  vi- 
no,  ed  intero  corpo  alli  medesimi  unito. 
Confetturieri j  e  loro  spacciatori, colla  U- 
nìvtrsità  de* Credenzieri  di  Roma,  si  può 
non  senza  ragione  sospellare,  che  tanta 
varietà  di  persone  obbligale  a  diversi  ina* 
pieghi  possa  svegliare  diversità  di  pareri 
senza  il  minimo  vantaggio  pubblico^  anzi 
con  pregiudizio  non  leggiero  di  quella 
pace  e  di  quella  ottima  armonia ,  che 
deve  sempre  mai  vedersi  in  tutti  quelli, 
che  in  carità  devono  essere  uniti  a  glo' 
ria  del  Signore,  e  a  benefizio  dell'ani- 
me loro:  perciò  nel  presente  capitolo,  pri- 
ma d'ogni  altra  cosa  si  ricorda  a  tutti  la 
fedele  osservanza  della  carità, dono  il  più 
bello,  che  ci  abbia  lasciato  Gesù  Cristo 
prima  di  morire,  e  si  ordina  1'  esercizio 
scambievole  del  santo  amore  fraterno, 
mediante  il  quale  Iddio  benedirà  le  no- 
stre opere  ,  e  anderanno  queste  sempre 
più  crescendo  a  suo  onore  e  a  nostro  van- 
taggio, avendo  presente  in  ogni  occasione 
la  sentenza  di  s.  Girolamo,  che  dice  al 
cap.  9,  sopra  s.  Matteo:  Come  per  la  di- 
scordia rovinano  le  cose  ancor  grandij, 
e  per  la  concordia  si  accrescono  le  p/c- 
co/e".Ecco  un'altra  notabile  testimonian- 
za edificante  e  salutare  del  virtuoso  sco- 
po dell'università  artistiche,  che  l'irreli- 
gione e  lo  spirito  rivoluzionario  fece  di 
tutto  perchè  fossero  soppresse;  come  ora 
inlluenza  sventuratamente  gli  spiriti, con 
renderli  quasi  sordi  alla  voce  autorevole 
del  maestro  della  Chiesa  universale,  per- 
chè a  gloria  di  Dio  e  a  vantaggio  vitale 
della  languente  società,  tosto  siano  ri- 
pristinale e  nuovamente  fioriscano  nel 
centro  del  cristianesimo.  L'università  de' 
credenzieri  così  unita  alle  altre  ricorda- 
te^  stabilì  pt  incipalmeote,  per  la  cooser- 


ii6  UNI 

Tazione  e  buon  legolameuto  della  mede- 
sima, beilissimeregole  e  disposizioni  par- 
ticolareggiate dalla  previdente  esperien- 
za. Per  ufficiali  4  consoli,  il  camerlengo, 
il  segretario,  1 6  consiglieri,  2  sindaci,  l'ar- 
chivista ,  2  deputali  alle  liti,  2  revisori 
d'acquavite,  2  infermieri,  2  visitatori  de' 
carcerati,  2  fabbricieri ,  4  sagrestani ,  il 
lettore  della  chiesa,  il  procuratore.,  il  no- 
tare, il  computista,  l'esattore.  Di  ciascu- 
no, e  persino  del  mandataro  (con  congrua 
provisione  e  vestiario  ogni  due  anni),  si 
prescrisse  con  ponderate  leggi  savissime 
il  modo  dell'elezione,  l'autorità,  gli  ob- 
blighi e  i  doven  individuali.  E  mentre  fu 
prescritto  che  dovessero  eleggersi  a  uffi- 
ciali, per  utile  e  vantaggio  della  chiesa, 
e  pel  buon  governo  dell'universilà,  i  ti- 
morati di  Dio  e  in  conseguenza  i  più  atti 
e  idonei  all'  esercizio  fedele  degli  uffizi, 
non  che  di  merito  e  capacità  ;  fu  ordi- 
nato che  il  I  .^  de'consoli  fosse  sempre  il 
credenziere  (segreto)  del  Papa  (del  quale 
riparlai  a  Famiglia  pontificia  e  articoli 
analoghi  al  suo  uffizio,  come  del  sotto- 
credenziere, de'suoi  aiutanti;  e  dell'abo- 
lita cucina,  credenza  e  bottiglieria  della 
foresteria  pontificia,  come  dello  Scalco  e 
trincianti  della  medesima,  anche  in  que- 
st'ultimo articolo;  ed  eziandio  del  botti- 
gliere segreto  del  Papa  e  suoi  aiutanti, 
ora  esercitato  dal  credenziere  ,  e  in  sua 
mancanza  dal  sotto-credenziere,uffizio  pa- 
latino a  vita;  finalmente  a'rispettivi  luo- 
ghi dissi  dell'  ingerenze  del  credenziere 
pontifìcio  alla  credenza  pe'  pontificali  e 
altre  funzioni  celebrate  dal  Papa,  ìnclusi- 
vamente  al  Pranzo  pe' pellegrini,  aven- 
do luogo  nel  Treno  pontificio  con  un  a- 
iutante),  quando  la  congregazione  nulla 
avesse  in  contrario,  nel  qualcaso  doversi 
eleggere  altro  credenziere  a  suo  benepla- 
cito, che  come  gli  altri  durasse  nell'uffi- 
zio un  biennio,  ed  essendo  eletto  il  creden- 
ziere del  Papa,  esso  persevererà  nell'  of- 
fìzio  anche  nella  sede  vacante,  e  non  ces- 
serà finché  non  siasi  presentato  all' uni- 
versi là  il  nuovo  credenziere  sostituito  io 


UNI 

suo  luogo  e  approvato  dalla  congregazio- 
ne generale;  indi  con  equità  distributiva, 
e  |)er  evitare  dissensioni  di  preminenze, 
venne  prescritto,  che  il  2."  console  fosse 
un'acquafrescaro  o  cafFettiere,  il  3.°  uno 
spacciatore  di  spirito  di  vino,  il  4-''uucoa- 
felturiere.  Anche  per  altri  uffiziali  si  ten- 
ne tale  prudente  sistema.  Gli  emolumen- 
ti discreti  o  tasse  da  pagarsi  all'universilà, 
fu  in  proporzione  de' ceti,  se  credenzieri 
del  Papa,  de'cardinali,  de'priucipi,  mar- 
chesi, conti,  baroni,  altri  signori  o  signo- 
re, che  avranno  il  servizio  d'oro  o  d'ar- 
gento, come  degli  aiutanti  di  credenza; 
ovvero  dagli  acquafrescari  ,  caffettieri  ^ 
confelturieri,  spacciatori  di  spirito;  mini- 
stri, giovani  e  garzoni;  spacciatori  girova- 
ghi o  di  posti  fissi,  fabbricatori  di  confe- 
zioni, dolci  e  altro;  gli  acquavitari  fermi, 
e  cassetlanti  che  girano  per  Roma.  Si  de- 
cretò la  distanza  di  5o  canne  tra  una  bot- 
tega e  l'altra,  degli  acquafrescari,  caffet- 
tieri, spacciatori  di  spirito  di  vino, acqua- 
vile  e  rosolio,  confetturieri  e  loro  spac- 
ciatori, venditori  di  sola  acquavila;  tutti 
dovendo  essere  dall'università  muniti  di 
patente,  previo  esame  di  capacità  e  ido- 
neità a  fabbricare  3  manipolare  quanto 
spettava  alla  sua  arte,  ovvero  agli  spacci 
che  si  proponeva  per  l'opportuna  prati- 
ca, previo  l'emolumento  di  scudi  i  o;  una 
tassa  essendo  pure  stabilita  per  autorizza- 
re i  rivenditori  girovaghi  di  acquavite  e 
detti  cassettanli,  e  delle  confezioni  e  dol- 
ci. Fu  vietato  a'minislri,  giovani  e  garzo- 
ni il  passaggio  in  altre  botteghe,  se  non 
100  canne  distante  da  quella  che  lascia- 
vano o  erano  licenziati.  Si  provvide  an- 
cora a'  fabbricatori  di  cioccolata,  se  vo- 
levano venderla  a  minuto,  e  spacciale  li- 
monee  e  semate,  ed  altro  solilo  vendersi 
dagli  acquafrescari,  caffeltieri  e  confettu- 
rieri. Ne'  46  capitoli  di  questi  statuti  vi 
sono  inoltre  le  disposizioni  riguardanti  i 
contratti  di  alienazione  delle  botteghe, pei* 
la  celebrazione  delle  messe  a'defuali  del- 
l'nniver.>ilà,  degli  annui  premi  detti  ro- 
\ersi,per  l'esposizione  dei  ss.  Sagiameu- 


UN  I 
to  in  ogni  veneidì,  e  per  h\  festa (lelln  pa- 
trona s.  Eltiia,  per  la  procedura  colla  ina- 
ilo regia  a' moroFÌ  delle  tenui  tasse.  Per 
cjuesli  fugaci  cenni,  io  non  posso  rilevate 
il  complesso  de' vantaggi  morali  che  ne 
provenivano,  non  solo  a'componenli  i'u- 
niversil«^,  ma  al  pibblico  singolarmente. 
Cuochi  e  Pasticcieri^  Coquonim  tlPa- 
sticcie.roriun  Urbis  Universitas,  Socie- 
tiìs.  L'  avvocato  Martinetti  a  p.  4?^  del- 
ia Dìceologia,  ragionando  de'  cuochi  e 
cucinieri,  osserva  che  essi  non  hanno  orì- 
gine nel  primo  stato  naturale  del  mon- 
do, in  cui  il  solo  pane  (ossia  quello  che  Io 
raj>presenfava),rerl)ee  i  frutti  gusta  vansi 
con  frugalità  da'primitivi  uommi,  come 
pateticamente  descrisse  Ovidio  nti  Fasti ^ 
lib.  4>  ed  Ausonio  medico  di  Valentinia- 
no  I  e  celebre  poeta,  in  Mon.  co'seguen- 
li  versi.  Nec  noslros  reticebo  cihos,  quos 
priiniis  habet  mos-Irritanicnlunì ^  quibiis 
addatur  aequoruni  sai-  OH  ni  comnumis 
pecori  cibus,  atqiie  honiini,  glans.  Gli  uo- 
mini riuniti  in  società  e  divenuti  agiati, 
cercarono  per  primo  lusso  l'aumento  del 
gusto  del  palalo,  quindi  i  Pi  anzi,  le  Ce- 
ne, ì  Conviti j  i  Banchetti  (f^.),  i  cuochi 
ed  i  cucinieri.  Narra  Aleneoj  Deipnosoph. 
lib.  12,  e.  i5,  per  bocca  d'hlomeneo,  che 
Ippa  ed  Ipparco  furono  i  primi  ad  inven- 
tarci conviti  e  stabilire  i  cucinieri.  Questo 
lusso  così  favorito  dal  palalo,  fece  immen- 
si progressi  per  tulio  il  mondo,dimodoché 
come  si  contarono  7  savi  nella  (irecia  , 
così  si  tramandarono  alla  posterità  i  no- 
mi di  7  cuochi  insigni,  cioè  Agete,  Nereo, 
Chio,  Caniide,  Lamprio,  Afotoneto  e  Eu- 
timio.  Tra'romani  fu  celebre  Apicio,  se- 
condo Floro,  poiché  sembrò  superare  la 
sapienza  di  que'7  della  Grecia,  e  da  lui 
vollero  chiamarsi  Apinici  coloroche  si  de- 
dicavano all'arte  coquinaria,  e  che  forse 
registravano  la  loro  patente  presso  il  fu- 
moso collegio  de'7  Epuloni  (di  questi  sa- 
cerdoli  idolatri ,  che  presiedevano  a'con- 
viti  de'numi,  riparlai  nei  voi.  LX,p.  i3o. 
Veramente  quanto  ad  Apicio  si  cono- 
scono duQ  romani  faino!)i  per  la  loco  go* 


UNI  117 

losllà,  l'uno  sotto  Augusto  e  Tiberio,  l'ai" 
tro  sotto  Traiano.  Il  i.**  ch'è  pure  il  più 
celebre,  tenne  a  Roma  pubblica  scuola  di 
ghiottoneria,  e  compose  un  trattalo  sul- 
la maniera  d'aguzzare  l'appetito,  col  ti- 
tolo: De  giila  irrìtanientis).  Fuvvi  una 
volta  questione,  se  i  cuochi  e  i  cucinieri 
appartenessero  ad  un'arte  o  semplice  mi- 
nistero servile;  ma  T.  Livio  definì,  che  i 
medesimi  appartenevano  ad  un'  arte.  11 
IMagri  nella  IVol.de*vocaboliecclesìasticif 
in  quello  (WArchimargiriis  riconosce  il  so- 
prastante delle  vettovaglie,  anzi  meglio  si- 
gnificare il  capo  de' cuochi,  rettificando 
(piantosi  legge /Vi  vit.  s.  flncentii  presbyt.. 
Piazza,  Irat.  9,  cap.  2:  Della  confrater- 
nita d'arte  de* ss.  Fincenzo  e  Anastasio 
de  Cuochi  alla  Regola,  dichiara  che  ban- 
diti furono  dal  lusso  e  dalle  morbidezze 
da  Roma  ,  entrale  a  dominare  dopo  la 
I. "vittoria  dell'Asia,  i  secoli  di  Saturno 
quando  per  grande  felicità  della  repub- 
blica  regnavano  la  parsimonia,  la  sem- 
plicità e  la  frugalità  contenta  del  natura- 
le prodotto  della  natura  ,  e  cavato  colla 
propria  industria  di  mela  e  ghiande;  nac- 
que la  necessità  dell'arte  della  cucina  e 
crebbe  a  tanta  stima,  che  se  ne  fondaro- 
no pubbliche  accademie  e  magisteri.  Sì 
arrivò  a  tanta  delicatezza  e  dispendio  de' 
cibi,  che  fece  dire  a  Ugo  di  s.  Vittore,  es- 
sere divenuto  il  ventre  umano  il  Dio  de- 
gli uomini,  ed  ingegnosamente  si  rese  pro- 
diga la  gola  di  cibi  squisiti  e  di  s[)ecula- 
tive  invenzioni  bucoliche.  Nondimenodi- 
venuta  V  arte  necessaria  non  meno  nel 
palazzo  de'grandi,  che  nelle  case  religio- 
se ed  ecclesiastiche  ,  si  volle  poi  manife- 
stare con  diversi  esercizi  di  cristiana  pie- 
tà, egualmente  sollecita  della  salute  spi- 
rituale come  della  corporale.  Poteva  ri- 
cordare il  salutare  freno  posto  dalla  mo- 
rale astinenza  della  Chiesa  col  Diginno^ 
nelle  Vigilie,  nelle  Tempora^  nella  Qua- 
resima e  neir  Awento  (f\)',  le  mirabili 
astinenze  e  Penitenze  de' servi  di  Dio,  e 
di  tanti  Solitari  e  Religiosi.  De'  famosi 
sibariti;  tanto  rinomati  pel  ra(Iìnatogu< 


ii8  UNI 

sto  a'piacei  i  e  per  gli  eccessi  di  loro  mei- 
Jezzn,  che  proponevano  premi  a'cucinie- 
ri,  r  quali  avessero  inventate  le  più  squi- 
site pietanze,  flecrelando  corone  d'oro  a 
coloro  che  davano  i  più  sontuosi  e  deli- 
cati banchetti,  riparlai  nel  voi.  LXXXI, 
p.  473.  Nel  voi.  XXllI,  p.i4o,  co'lrat- 
tali  delle  chiese  e  delle  opere  piedi  Roma 
raccontai,  che  nel  i5r3  l'arte  de'cuochi 
del  Papa  e  della  Famiglia  de' Cardina- 
li ^  de' Prelati  {l^.),de§}\  ambasciatori,  de* 
[ìrincipi  e  di  altri,  non  che  i  pasticcieri 
massime  bottegai,  di  3  nazioni,  ad  uno  di 
ciascuna  venendo  poi  conferiti  i  primari 
uffizi,  eressero  la  confraternita  sotto  l'in- 
vocazione della  ss.  Annunziata  in  una  cap- 
pella della  Chiesa  di  s.  Luigi  de'france- 
si  (della  quale  meglio  nel  voi.  XXVI,  p. 
226),  donde  pel  cuoco  segreto  di  Paolo 
HI  e  per  l'affezione  al  sodalizio  del  par- 
roco della  chiesa  de'ss.  Vincenzo  e  Ana- 
stasio martiri  del  rione  Regola,  in  essa  vi 
passò  e  acquistò  Wjitsò'ì  nominare  il  cu- 
ralo. Nel  descriverla  dissi,  che  essendo  ro- 
vinosa i  cuochi  la  restaurarono,  ponendo 
sulla  porla  l'  iscrizione  che  riporta  B'a- 
V Ui' Ci j  Della  confraternita  della  ss.  An- 
nunziata dell'arte  de' Cuochi,  con  queste 
parole.  Hoc  Templum  velustate  colla- 
psuvi  Cocorum  Urbis  Societas  restaura- 
vii.  Io  vi  ho  letta  scolpita  in  marmo  sulla 
porta  :  Ecclesia  parochialis  ss.  Vincen- 
tii  et  Anastasii  Sovietatis  Coquorum  et 
Pasticcierorum  de  Urbe.  Che  inoltre  vi 
edificò  contiguo  alla  chiesa  l'oratorio,  e 
dell'opere  di  cristiana  pietà  che  ivi  eserci- 
tano i  confrati,  dispensando  alle  loro  figlie 
zitelle  annue  dotazioni,  aiutando  i  disoc- 
cupati e  gl'infermi,  e  suffragando  idefuo- 
li.  Nel  mercoledì  santo  si  recano  proces- 
sionalmenle  alla  visita  della  basilica  di  s. 
Pietro.  Che  il  cuoco  segreto  del  Papa  (di 
cui  e  suoi  subalterni  sotto-cuoco  e  aiu- 
tanti, ragionai  a  Famiglia  pontificia,  di- 
cendo pure  quanto  riguarda  il  cuoco  e 
altri  addetti  alla  foresteria  palatina,  co- 
me dello  Scalco,  ove  parlai  nuovamente 
deji'arci-cuoco  e  del  soprastante  alla  cu- 


UNI 
cina  pontificia;  dello  Spenditore  segàeto 
del  Papa,  e  prima  era  vi  pure  il  sotto- 
spenditore,  e  che  al  detto  uffiziale  spetta 
veramente  l'acquisto  di  tuttociò  che  ser- 
ve alla  pontificia  mensa;  sebbene  ancora 
esista  lo  Spenditore y  dopo  il  pontificato 
di  Pio  VII  cominciò  a  spendere  il  cuoco 
e  l'eseguisce  tuttora),  n'è  sempre  priore, 
Che  ne  confermarono  glistatnti  Paolo  V, 
Benedetto  XI V  e  Clemente  XIII.  E  final- 
mente che  il  sodalizio  ammise  in  detta 
sua  chiesa  la  confraternita  del  Sagro  CuO' 
re  di  Gesù  (della  qual  divozione  riparlo 
nel  paragrafo  Marinari)yg\{\  esistente  in 
s.  Salvatore  in  Campo,  ora  chiesa  della 
congregazione  del  preziosissimo  Sangue 
di  Gesti  Cristo,  nel  quale  articolo  ciò  ri- 
cordando è  errato  il  numero  del  voi. 
XXXIII,  deve  direXXIlI.  A'22  gennaio 
i  cuochi  celebrano  la  festa  de'ss.  martiri 
Fincenzo  spagnuolo  diacono  e  Anasla' 
sio  monaco  persiano,  oltre  quella  della 
ss.  Annunziata  a'25  marzo,  ed  il  Piazza 
neir  Emerologio  ricorda  la  divotissiraa 
immagine  del  ss.  Salvatore,  d*  eccellente 
pennello,  che  venerasi  in  detta  chiesa. 

Droghieri.  F.  ^\  paragrafo  Mercanti 
in  quest'articolo. 

Falegnami,  Societas  alque  Uni^'ersi- 
ias  Carpentariornni  de  Urbe,  Collegio 
fratruni  Tignariorum  seu  Lignariorwn. 
Osserva  il  Martinetti,  Diceologia,  p.4Bo, 
che  le  arti  manuali  de'  falegnami,  ferrar» 
e  muratori  sono  antiche  quanto  la  razza 
di  Tubal-Cain  (figlio  di  Lamech,  il  quale 
nacque  da  Mathusael,  che  nato  da  Enoch 
della  stirpe  di  Selh  nell'anno  del  mondo 
687,  visse  più  di  tutti  gli  uomini,  cioè 
969  anni,  morendo  1 4  anni  dopo  il  dilu- 
vio, dal  quale  scampò  nell'arca  dell'altro 
suo  figlio  Noè:  Lamech  dicesi  pelr.°aver 
sposato  due  donne,  e  fu  cosi  l'autore  del- 
la poligamia.  La  s.  Scrittura  di  Tubal- 
Cam  fa  l'inventore  e  il  maestro  del  mo- 
do di  lavorare  e  di  battere  il  ferro  a  caU 
do,  e  di  fare  ogni  sorla  d'opere  in  bron- 
zo), la  città  di  Enochia  (fabbricata  da 
Caino  piimogcpito  d*  Adamo,  in  onore 


U  N  l 
del  suo  figlio  Enocli,  diverso  da  Enócli 
iiglio  di  Jaied,  che  vivente  fu  trasporta. 
to  nel  Paradiso  terrestre,  ove  vive  con 
Elia,  destinali  in  tempo  dell' Anticrisi  o 
die  li  f<«rà  morire,  a  predicar  la  peniten- 
za Enocli  a'  gentili ,  ed  Elia  agli  ebrei), 
l'arca  di  Noè,  e  gli  abituri  o  capanne  de' 
pastori.  Senza  queste  tre  arti  non  potreb- 
be sussistere  né  il  formale  della  società, 
né  la  stessa  pubblica  salute.  Chiamaron- 
si  tra'  romani  fabri  Ugnarii.  clasncala- 
lii  o  ferrarli,  e  niurarii.  Gli  artisti  più 
pratici  di  questi  mestieri,  attesa  la  loro 
iitilità  €  necessità,  si  onorano  col  titolo  di 
tìiaeslriiVarlf^  tanto  nel  sagro  lesto  quan- 
to nella  legge  civile.  Nelle  legioni  roma- 
ne essemlovi  maestri  legnaiuoli  e  di  fare 
«  carri,  di  terrari,  di  fabbricatori  di  stan- 
ze di  legno  ,  di  macchine,  di  torri  di  le- 
gno, i>*€ra  capo  il  Prefetto  (f^.)  de'fìib- 
lui.  Chiamasi  poi  maestro  falegname,y?z- 
ber  tignarius  o  lignarius,  non  solo  quel- 
lo che  fabbrica  il  raobihare  e  il  corredo 
degli  edifizi,  ma  quello  ancora  che  edifi- 
ca case  di  legno.  De'  luoghi  producenli 
legname  da  lavoro  d'  ogni  sorta  parlai 
ne'  relativi  articoli;  così  di  tutto  quanto 
produce  i'  arte.  11  Piazza  ,  Eusevologio, 
Dell' arciconfraternita  dis.  Giuseppe  de* 
falegnami^  dice  gloria  segnalatissima  di 
quest'arte,  perchè  l'esercitò  (di  sopra  ri- 
portai l'opinione  di  s.  Giustino  che  fosse 
fabbro  di  ferro,  ma  la  comune  è  di  fale- 
gname, secondo  il  Vangelo)  il  glorioso  s. 
Giuseppe  sposo  di  Maria  Vergine,  padre 
putativo,  custode  e  aio  di  Gesù  Cristo,  il 
quale  si  vuole  che  si  abbassasse  auch'egli 
ad  esercitarla  negli  anni  che  precederono 
)a  sua  divina  predicazione  (si  può  vedere 
il  p.  Menochio,  iS'^wo/e, cent.  S.'jcap.  24  - 
Qital  arte  meccanica  esercitasse  s.  Gio- 
seffoy  Cristo  Signor  Nostro,  e  s.  Pao- 
lo apostolo.  Dice  esser  comune  opinio- 
ne che  s.  Giuseppe  esercitasse  l'arte  del 
legnaiuolo,  che  Gesù  Cristo  attendesse 
con  lui  all'arte  fabbrile,  il  che  altri  esclu- 
dono, e  che  san  Paolo  lavorasse  padi- 
glioni di  pelli);  onde  i  faleguutni  elc6- 


UNl  119 

sero  a  prolettore  e  avvocato  il  santo  pa- 
triarca.   Ne'  luoghi    ricordati    nel   voi. 
LXin,  p.  109  (però  quanto  alla  p.  iGi 
del  voi.  XLVll  si  deve  leggere  159),  an- 
dai narrando  col  Fanucci,  Piazza,  Pan- 
ciroli,  Cancellieri,  Nibby  e  altri  scrittori 
dell'antichità  di  Roma  pagana,  delle  chie- 
se e  dell'opere  pie  di  Roma  cristiana  (nel 
seguente  generico  e  breve  riepilogo,  non 
risparmierò  qualche  lieve  o  giunta  o  ret- 
tificazione, risultato  di  accurati  studi  ul- 
teriori): che  nel  1 539  Paolo  III  eresse  in 
confraternita,conregoIee statuti, una  pia 
congregazione  nel  1 525»  istituita  dagli  e- 
sercenti  ogni  sorta  di  lavorazione  iu  le- 
gno ,  ed  anco  muratori ,  cioè  classificali 
in  22  corpi  d'arte,  in  cui  erano  ammesse 
ogni  celo  (li  persone,  massime  artisti  che 
lavoravano  in  legno,  poi  vieppiù  privile- 
giata da  altri  Papi,  e  da  Gregorio  XIII 
elevata  ad  A rciconfratenàia  di  s.   Giu- 
seppe. Che  si  compose  successivamente 
non  solo  di  falegnami,  ma  eziandio  de' 
mercanti  di  legnami,  de'  tornitori,  inta- 
gliatori, ebanisti,  facocclii,  cassaroli,  sca- 
tolari, barilari,  bottari,  tinozzari,  segato- 
ri, bastar!,  fabarchc,  famole,  fatamburi, 
facasse  d'archibugi,  sediàri,catinari,  zoc- 
colari,  foriuari,  mantaciari,  leulari,  cen«- 
balari,  in  una  parola  d'ogni  artefice  lavo- 
rante il  legno.  Noterò  che  il  Bernardini 
nella  Descrizione  de'  Rioni  di  Roma ,  pub- 
blicata nel  1744»  dice  che  l'università  a- 
vea  la  chiesa  di  s.  Pietro  in  Carcere,  sot- 
to quella  di  s.  Giuseppe.  Molte  di  tali  ar- 
ti si  unirono  al  sodalizio  a'  2  3  gennaio 
1602,  essendosi  diviso  da'  muratori  co' 
quali  era  unito  sin  dali  525  nella  chiesa 
di  s.  Gregorio  a  Llipetta,a  spese  comuni 
fabbricata,  come  alierma  anco  Cancellie- 
ri ,  Notizie  del  Carcere  Tulliano  detto 
poi  ManieriniOy  contro  la  quale  ultima  o- 
pinione  e  che  il  carcere  Mauierlino  è  di- 
verso dal  Tulliano,  scrisse  l'Adami,  Ri- 
cerche intorno  al  sito  preciso  del  carce- 
re Tulliano;  (juestione  che  toccai  anco 
nel  voi.  LXXIII  ,  p.  309.  Quanto  alle 
contigue  scale  Gemooie,  ove  si  geltuvano 


ilo  UNI 

i  cadaveri  de^ei,  dissi  altre  parole  neì  voi. 
JLXIV,  p.  I  3i.  Faniiccì  poi  che  neh 60  r 
pid)I)licò  y  Opere  pie  di  Roma  ,  p.  898, 
Della  ronfralcrnila  di  s.  Giuseppe  del- 
l'arie de'  Falegnami,  a  p.  899  dice  che 
do  certo  tempo  in  cpia  i  falegnami  lavo- 
ratori di  legname  avenno  ristretta  l'uni - 
versila  alle  loro  arti  soltanto;  al  sodalizio 
ascrivendosi  pure  le  loro  sorelle  e  figlie, 
«jnali  consorelle.  Il  Piazza  nel  trat.9,  cap. 
32, nnrra,chei  garzoni  de'falegnami,seb- 
Lene  uniti  e  aggregati  all' arciconfrater- 
ììita  di  s.  Giuseppe,  nondimeno  aveano 
stabilito  nella  domenica  fra  I'8/  dell'As- 
snnzione,  di  fare  un*  oblazione  di  cera  e 
di  denaro,  ornando  l'altare  con  nobile  ap- 
parato. L' arciconfrnlernita  fiorì  tra  le 
principali  università  ,  e  tuttora  fiorisce 
con  decoro  e  numerosa  cpjai  sodalizio. 
Ad  es^o  i  Papi  nel  confermare  gli  statuti 
concessero  de'privilegi,  fra'tpiali  di  libe- 
rare nella  vigilia  di  §.  Giuseppe  un  con- 
dannato alla  piigione  in  vita.  Fanucci  e 
Piazza  descrivono  le  opere  di  pietà  e  be- 
lìefìcenzaesercilateda'confrali,  ancheco' 
loro  poveri  e  infermi,  e  colle  oneste  don- 
zelle figlie  dell'arte  con  dotazioni  di  scu- 
(di  25  e  una  veste  di  panno  turchino,  ch'è 
il  colore  de'sacchi  de'confrati.  Egualmen- 
te desciissi  la  bellissima  chiesa  di  s.  Giu- 
seppe o  di  s.  Pietro  in  Carcere,  e  il  conti- 
guo nobilissimo  e  vasto  oratorio  nel  lato 
settentrionale,  da'confrati  eretti  alle  ra- 
dici del  Campidoglio  in  un  angolo  della 
Piazza  dìCampo  /'^Vrccmo.Che  presso  l'o- 
rntorip  apj'\  l'esistente  scuola  di  disegno, 
della  quale  pure  parlai,  pe^  figli  e  nipoti 
de'confrati  a  vantasrqio  dell'arte.  Narrai 
in  fine  che  andavasi  a  formare  una  4-'' 
chiesa  nel  luogo  frequentatissimo  ove  si 
venera  l'antichissima  e  prodigiosa  imma- 
gine del  ss.  Crocefisso  scolpita  in  legno, 
di  cui  se  ne  ignora  la  provenienza,  fin  al- 
lora esistente  sopra  la  porta  della  prigio- 
ne Mamertina,  cioè  dall'epoca  delle  ces- 
sate Persecuzioni  della  Chiesa^  come  si 
crede;  ed  essa  in  aggiunta  alle  3  chiese 
preesistenti  e  ui^a  sopra  l'altra.  Fprma- 


'  UN  f 
ta  la  detta  chieda  si  pubblicò:  Brevi  cen- 
ni storici  intorno  rt'4  altari  soprapposti 
sul  Carcere  Maniertino  e  Tulliano  e  del- 
la nuova  cappella  del  ss.  Crocefisso,  Ro-  m 
ma  1 853.  Sebbene  per  ordi  ne  cronologi-  ^ 
co  di  erezione  si  descrivino  1  ."*  l'  altare 
Mamerlino,  2.°  il  Tulliano,  3.°  1'  altare 
maggiore  del  tempio  di  s.  Giuseppe,  4*' 
l'altare  e  nuova  cappella  del  ss.  Croce- 
fìsso  ;  tuttavia  e  come  vedesi  nel  disegno 
posto  in  fronte  a  detto  opuscola,  per  or- 
dine verticale  il  più  sotterraneo  altare 
della  custodia  Tidliana  è  sovrastato  da 
quello  della  pursotterranea  custodia  Ma- 
mertina, e  quest'ultimo  ha  sopra  l'altare 
del  ss.  Crocefisso,  che  corrisponde  sotto 
all'altare  maggiore  del  tempio  di  s.  Giu- 
seppe sovrastante  a  tutti.  Di  conseguen- 
za per  ordine  di  ascensione  di  suolo  il  i.** 
altare  è  quello  del  carcere  Tulliano  ,  il 
2."  quello  del  Maroertino,  il  3."  quello  del 
ss.  Crocefisso,  il  4"  l'^l^aJ'e  del  tempio  di 
s.  Giuseppe.  Così  il  complesso  degli  an- 
tichi e  moderno  edifizio  è  più  di  palmi 
128,  e  copiprende  le  4  chiese.  Imperoc- 
ché si  considera  per  lai. "chiesa  V  altare 
eretto  nel  i."  e  più  antico  Carcere  di  Ro- 
pia  chiamato  Mamertino,  colle  iromagi? 
ni  de'ss.  Pietro  e  Paolo  entro  una  ferra- 
la per  indicare  la  prigionia  che  vi  subiro- 
no per  volere  di  Nerone  per  più  di  9  me- 
si. Secondo  il  Piazza,  Emerologio  di  Ro' 
ma,  in  questo  carcere  vi  fu  pure  prima 
del  martirio  Papa  s.  Sisto  II  nel  260.  A 
sinistra  dell'altare  è  la  pietra  nella  quale 
secondo  la  tradizione  s.  Pietro  spmto  da* 
birri  battè  il  capo  e  vi  lasciò  prodigio- 
samente l'impronta.  Il  carcere  Mamer- 
tino fu  il  r  ."di  Roma  ed  eretto  dal  suo  4-° 
re  Anco  Marzio,  mentre  sino  alla  sua  e- 
lezione avvenuta  l'annoi  r4  di  Roma  non 
vi  erano  statealtre  prigioni.  Fu  detto  Ma- 
mertino dal  vicino  Foro  di  Marte  situato 
nel  Vico  Mameitino  da  qualche  fimiglia 
omonima  così  chiaointo,  p  dal  re  Marzio, 
'17rt!/7/«y,  suo  fondatore;  ovvero  dal  pros- 
sitno  vicolo  Marforio,  così  detto  dall'an- 
tica e  famosa  statua  di  tal  nome,  descrii:: 


UNI 
la  nel  voi.  L,  p.  3oi  e  aldove,  die  rael- 
levu  ni  foro  e  Tempio  di  Marie  Ultore 
(/'.).  E  composto  di  massi  eli  pietra  lu- 
fa  o  vulcanica  riuniti  senza  cemento,  Fu 
restaurato  da' consoli  Caio  Vibio,  Vale- 
rio Rutìno,  e  Marco  Cocceio  Nerva  d'or- 
dine del  senato  sotto  Augusto,  \ii  anni 
ovanti  l'era  conente.  Il  2.°  altare  per  or- 
dine di  edificazione  è  nel  Carcere  Tullia- 
no, al  quale  si  discende  pel  J\Jamertino, 
e  così  nomato  per  avere  Servio  Tullio 
6."  re  di  Roma,  aggiunto  all'altro  carce- 
re questa  stanza  sotterranea,  e  così  fornir- 
lo d'  un'orrida  segreta,  alla  quale  si  co- 
municava per  un  forame  nel  pavimento 
dell. "carcere,  onde  calarvi  i  rei  per  mez- 
2.0  di  corde  :  l'angusta  scaletta  tu  poste- 
jiormente  incavata  nel  tufo.  Nel  carcere 
Tulliano  furono  gitlali  e  uccisi  que' per- 
sonaggi idolatri  e  que'sanli  che  lo  resero 
famoso,  e  ricordati  ne'luoglii  suindicati. 
Qui  solo  ripeterò  die  vi  morirono, di  fa- 
me Giiigurta  re  di  Ntimidia;  strangola- 
ti Lentulo,  Cetego  e  altri  complici  della 
congiura  di  Calilina,  d'ordine  di  Cicero- 
ne; vi  fu  ucciso  Seiano  per  comando  di 
Tiberio  ,  e  Simone  figlio  di  Gioras  capo 
degli  ebrei  e  fatto  prigione  da  Tito.  Ivi 
pure  furono  imprigionali  iss.lMetroePao- 
lo,  e  si  conserva  con  venerazione  la  colon- 
na a  cui  furono  ledati  ,  e  il  miracoloso 
fonte  coll'acqua  del  quale  s.  Pietro  bat- 
tezzò i  ss.  Processo  e  Dlartiniano  custo- 
di del  carcere  con  altri  47  gentili  conver- 
titi, i  quali  lutti  furono  poi  martirizzati. 
Fu  pure  luogo  di  carcere  terribile  per  al- 
tri santi,  die  egualmente  nominni,  e  se- 
condo altri  anclie  del  suddetto  s.  Sisto  il. 
L'intera  fabbrica  fu  da  Papa  s.  Silvestro 
I  ridotta  e  consagrata  a  chiesa  o  oratorio, 
ad  istanza  dell'imperatóre  Costantino  1  ; 
dissi  pure  dell'  altare  ivi  eretto  e  che  fu 
il  2.°,  e  nel  quale  si  scorge  un  bellissimo 
bassorilievo  di  bronzo  doralo,  dono  del 
vescovo  di  Nancy  e  7^o«/(/'.)Forbin  Jan- 
son,  aggregalo  alla  confraternita  di  s. Giu- 
seppe, esprimente  s.  Pietro  die  battezza 
i  s^.  Processo  e  Mai  liuiano,  il  quale  pre- 


UNI  121 

Iato  edificò  pure  i'  attuale  aliare  di  mar- 
mo, come  si  legge  nell'iscrizione  marmo- 
rea eretta  dal  sodalizio  neli84'2.  Grego- 
lio  Xltl  concesse  all'altare  la  liberazione 
d'un'anima  dal  purgatorio  celebrandovi- 
si  la  messa  ;  e  Benedetto  XMI  lo  consa^ 
grò  a*  IO  novembre  1726.  Pertanto  ri- 
porta il  n."  1 44^  *^^^  Diario  di  Roma  del 
1726."  Avendo  mg.'  Gamberucci  arci- 
vescovo d'Amasia  esposte  nel  giorno  di  sa- 
bato, nelle  Carceri  Mamertine  (più  scrit- 
tori e  più  monumenti  amalgamarono  i 
nomi  delle  due  carceri,  chiamandole  o 
Mamertine  o  Tulliane,  e  perciò  facilmen- 
te si  attribuirono  alle  une  le  memorie  del- 
le altre),  sotto  la  chiesa  di  s.  Giuseppe 
de'falegnami,  le  reliquie  de' ss.  Chiaro  e 
Onorato  martiri  per  le  solite  vigilie.  II 
gioino  seguente  di  domenica  ,  la  Santità 
di  N.  S.  Benedetto  XIII  lecollocò  nell'al- 
tare dedicalo  a'ss,  apostoli  Pietro  e  Pao- 
lo, che  consagrò,  esistente  nellestesseCar- 
ceri  Mamertine  (poiché  veramente  il  car- 
cere Tulliano  fu  aggiunto  al  Mamerti- 
no),  sotto  delta  chiesa".  Da  una  lapide 
posta  all'  esterno  dell'antico  edifizio  su- 
periore AaW Archi confralernitatis  s.  Jo* 
sephi  Carpentariorum,  si  rilevano  le  ri- 
cordate epoche  nella  quale  fu  consagrata 
in  chiesa  l'intera  fibbrica,  e  si  dice  il  car*; 
cere  Ma  merli  no  Universo  terraruni  Or- 
be celeberrininm.  Il  3.°  altare  perpendi- 
colare, innanzi  l' aggiunto  del  ss.  Croce- 
fisso, era  ed  è  il  maggiore  del  tempio  di 
s.  Giuseppe.  Conviene  che  anco  qui  ram- 
menti, essere  il  santuario  del  carcere  Ma- 
mertino  e  Tulliano,  dello  di  s.  Pietro  in 
Carcere,  già  custodito  da'sacerdoli  della 
vicina  chiesa  di  s.Martina,che  descrissi  nel 
voi.  LXllI,  p.  5f,  quando  nel  I  540  l'ot- 
tenne la  com^Dagnia  di  3o  falegnami  fon-^ 
datori  della  medesima.  Ufficiò  il  sodali- 
zio in  una  chiesa  di  legno  formata  sul 
carcere  stesso,  ma  nel  1598  vi  edificaro-. 
no  in  onore  Jel  patrono  s.  Giuseppe  il 
nuovo  tempio  con  disegno  di  (jiacomo 
della  Porta,  ovvero  di  (iio.  Battista  Mon^ 
l^i^i  iuìImmcu',  la  cui  forma  Sf^u\  rauii«« 


mento  del  carcere  e  perciò  quadrilatera, 
e  Io  consagrò  il  rescovo  Laurino  Persio 
Caracciolo  l'i  r  novembre  i663;  sodali- 
zio, come  notai,  già  divenuto  arciconfra- 
ternila  e  università,  i  cui  statuti  approvò 
Urbano  Vili  neli634,  mentre  sino  dal 
1625  avea  restaurato, /«^^c^o  ss.  Pelri 
et  Paulo  Carcere,  in  della  chiesa  col- 
l'assistenza  de'  f^o tanti  di  Segnatura  si  ce- 
lebra Cappella  Prelatizia  nel  6.°  gior- 
no delt'S/de'ss.  Pietro  e  Paolo[F.).  Qui 
noterò,  che  il  cardinal  Leonardo  A.nto- 
nelli  protettore  e  visitatore  apostolico 
dell'università,  divotissiraode'ss.  Aposto- 
li, nel  I  789  istituì  in  questa  chiesa  a  sue 
fpese  la  novena  da  premettersi  alla  loro 
festa,  nel  modo  riferito  dal  n."  5%  del 
Diario  di  Roma  del  1 80 1 .  Inoltre  è  una 
delle  chiese  in  cui  si  fa  l'annua  solenne  e- 
f posizione  delle  QuaranCore.Vo\c\\k  veu- 
^o  a  parlare  del  4'°  recente  altare,  deb- 
)>o  dire  anzitutto,  che  nell'  uscire  dalia 
porla  grande  del  tempio,  discesa  la  scala 
«  due  branche,  di  fioiite  alla  medesima, 
nel  piano  della  strada  per  doppio  ingres- 
so si  entrava  in  i\n  luogo  dov'era  prima 
ima  balaustra  di  legno  dalla  quale  ora- 
vasi  innanzi  la  celebrata  aulica  e  miraco- 
Josa  immagine  di  Gesù  Crocefisso, scolpi- 
ta in  legno  e  collocata  entro  armadio  a 
cristalli  situato  sulla  detta  portadella  pri- 
gione Mamertina,  precisacnenle  nel  vano 
che  ora  serve  di  accesso  alla  nuova  cap- 
pella, mediante  un  ponte  ad  angolo  ret- 
to sopra  la  scala  del  carcere  a  tal  uopo 
necessariamente  costrutto.  Della  prodi- 
giosa immagine  soltanto  il  Cancellieri  a 
p.  128  della  citata  opera  riferisce  la  pia 
Iradizioneche  la  dice  ivi  collocata  da  Pa- 
pa s.  Silvestro  I  nel  consagrare  il  luogo, 
in  uno  a  nioltess.  Reliquie,  che  la  costan- 
te divozione  de'romani  non  cessò  mai  fi- 
duciosamente di  visitare  con  frequenza  a 
tulle  l'ore.  INel  i853  rarciconfraleruita 
de' falegnami  nel  piissimo  divisamenlo 
di  rimuovere  la  veneratissima  Immagine 
dalla  facciata  esterna  del  carcere,  e  collo- 
carla iu  area  più  vasta  e  decente ,  cioè 


U  N  I 
sotto  la  volta  che  sostiene  il  pavimento 
del  sovrapposto  tempio,  ed  ivi  consagrar- 
le una  mensa  per  celebrare  a'suoi  piedi 
la  messa  ,  ne  adìdò  la  direzione  artistica 
all'egregio  architetto  cav.  Luigi  Boldri- 
ni.  Egli  ha  decorato  questa  cappella  o 
chiesa  d'8  colonne  doriche  d'ordine  pe- 
sto a  base  tronca  e  altrettanti  pilastrini, 
4  de'quali  servono  d'ornamento  alla  nic- 
chia e  altare,  e  gli  altri  4  ^H^  facciata  di 
ricontro,  facendo  ricorrere  sugli  uni  e  le 
altre  una  leggiera  e  ben  ir»lesa  cornice, 
la  quale  colle  sottoposte  colonne  può  gio- 
vare di  sostegno  alle  volte  del  tempio,  ed 
adattandosi  alla  limitata  altezza  del  vano 
fra  il  piano  della  volta  del  carcere  Ma- 
merlino  e  quella  del  pavimento  del  so- 
vrapposto tempio.  Nel  mezzo  della  volta 
si  praticò  un  foro  di  comunicazione  con 
tal  pavimento,  munendolo  d'elegante  in- 
ferriata, e  nella  parte  superiore  della  fa- 
scia di  marmo,  che  la  racchiude,  vi  fu 
scolpita  l'epigrafe;  Perforatimi  est  anno 
i853  Ut  inferius  Sacelluni  luceat  ac 
ventiletur.  A  perpetua  ricordanza  della 
sostituzione  di  tale  nuova  chiesa,  all'  an- 
gusto e  incomodo  sito  o  v'era  no  costretti 
i  fedeli  pregare  avanti  il  ss.  Crocefisso,  si 
pose  una  laj/ide  a  sinistra  della  porla  d'in- 
gresso ,  come  edificato  nel  pontificalo  di 
Pio  IX  essendo  protettore  il  cardinal  Pie- 
tro Ugo  Spinola,  daW Àrchisodalitas  Fa- 
bruni  Lignarioruni  as.  Josepho  Dcipa- 
raesponso.  La  conservazione  del  memo- 
rabile silo  e  quanto  esiste  d'antico  in  es- 
so, si  deve  riconoscere  dalla  santificazio- 
ne stessa  del  luogo,  poiché  se  non  vi  fos- 
sero stati  prigioni  i  principi  degli  Aposto- 
li e  molti  altri  campioni  della  fede,o  gia- 
cerebbe inosservato  fra  la  terra,  ovvero 
si  sarebbe  cambiato  d'aspetto  per  opera 
del  tempo  che  tutto  abbatte  e  consuma. 
Il  Giornale  di  Roma  del  1 853  co'n.i  242 
e  252  diede  contezza  di  parte  del  fin  qui 
narrato  ,  dicendo  inoltre  che  V  arcicon- 
fra  terni  la  prima  di  collocare  la  ss.  Im- 
magine del  Crocefisso  al  luogo  di  nuovo 
con  tanta  industriosa  eleganza  costrutto 


UN  I 
pe'iiì  vini  misteri,  e  die  sino  allora  era  sia* 
la  teinporaneamenle  esposta  nel  proprio 
oratorio  alla  pubblica  venera/ione,  slalù- 
\ì  di  celebrare  una  festa  solenne  prece- 
duta ila  un  triduo.  A  tale  elfelto  con  pom- 
pa magnifica  e  sontuosa  ,  domenica  Ci  3 
ottobre  1 853  fu  il  ss.  Crocefisso  dal  soda  • 
lizio  portato  processionalmente  nell'am- 
pia chiesa  di  s.  Carlo  al  Corso.  1  vi  straor- 
dinaria fu  la  frequenza  del  popolo  trai* 
tovi  a  pregare  e  ad  ascoltare  la  divina 
parola,  predicala  ad  uso  di  missioni  più 
volte  al  giorno  da'pp,  gesuiti.  Trattenu- 
ta la  ss.  Immagine 1 5  giorni  in  detta  chie- 
sa, per  appagare  la  fervorosa  pietà  de* 
fedeli,  domenica  6  novembre  colla  slessa 
solennità  fu  trionfalmente  portata  nella 
nuova  sua  chiesa  al  carcere  Mamertino, 
e  riuscì  come  l'altra  commovente  e  am- 
mirabile, nuovainente  in  mezzo  ad  una 
slerminata  mollitudinedivola  e  plauden- 
te, per  l'aumento  di  cullo  reso  ad  uu  sa- 
gro simulacro  d'universale  venerazione, 
l'resero  parte  alla  processione,  oltre  l'ar- 
ciconfraternila  di  s.  Giuseppe  ,  i  sodalizi 
de'ss.  Ambrogio  e  Carlo  della  chiesa  e- 
sponente,  e  di  s.  Eligio  de'  ferrari,  ogni 
specie  di  religiosi  che  in  Roma  hanno 
chiostro,  il  collegio  germanico-ungarico, 
la  romana  magistratura  in  grande  forma- 
lità, molli  prelati,  e  come  nell*  altra  la 
seguivano  nobilissime  romane  consorel- 
le del  sodalizio,  recitando  divote  preci. 
Anche  in  questa  processione  drappi  e  da- 
maschi adornavano  le  finestre  e  i  vero- 
ni delle  vie  che  percor!»e.  Giunta  la  ss. 
Immagine  dinanzi  alla  sua  chiesa,  fu  fatta 
fermare  la  macchina  che  la  sosteneva, ed 
allora  sul  ripiano  della  scala  a  due  bran- 
che, che  sovrasta  la  medesima  e  mette  alla 
porta  maggiore  del  tempio,  presentossi 
inaspettato,  circondato  dal  cardinal  Pa- 
trizi vicario  di  Roma,  e  dalla  nobile  sua 
corte,  il  Papa  Pio  IX,  che  alla  presenza 
d'un  immenso  popolo  ,  il  quale  tosto  si 
compose  a  profondo  silenzio  ,  disse  elo- 
quentemente brevi,  ma  edificanti,  elFica- 
ci  e  salutari  parole,  riportate  dalla  Civil' 


UNI  ia3 

tà  CaltoUcay  serie  i.',  I,  4)  P*  4  ^o,  indi 
benedicendo  il  popolo  d'ogni  grado  e  clas- 
se a  nome  della  ss.  Trinità.  Dopo  di  che 
il  ss.  Crocefisso  fa  portato  nella  sua  pro- 
pria chiesa,  e  cantato  il  Te  Deuni,  mg."^ 
Castellani  sagrista  die  la  benedizione  col 
ss.  Sogramento.  Terminata  la  funzione, 
il  Papa  accompagnato  dal  caidinal  Pa- 
trizi, dalla  sua  corte  e  dalla  magistratura 
romana, salì  il  Campidoglio,dalla  cuial- 
ttu'a  ribenedisse  paternamente  il  popolo 
aifollato  nel  Foro  Romano,  lasciando  in 
tulli  soavi  e  indimenticabili  reminiscen- 
ze, massime* in  chi  ebbe  la  ventura  di  u- 
dire  il  suo  discorso.  Dipoi  il  Papa  con-' 
cesse  all'altare  del  ss.  Crocefisso,  nella  ce- 
lebrazione d'  ogni  messa,  la  liberazioiia 
d'un' anima  dal  purgatorio.  In  esso  ven- 
ne poscia  collocalo  il  ciborio  per  la  cu- 
stodia del  ss.  Sagramenlo,  sovrastalo  da 
piccolo  baldacchino  per  le  benedizioni, 
nelle  divote  pratiche  inlrodotlevi.Dinlor- 
no  alla  chiesa  vi  furono  posti  i  quadrelli 
della  Fin  Crucis,  Ed  a  destra  si  formò 
una  decente  cappella  con  altro  altare  e 
dove  si  venera  una  delle  sagre  Immagini 
ch'erano  prima  laterali  al  santuario  ove 
stava  il  ss.  Crocefisso,  cioè  la  B.  Vergi- 
ne Addolorata  col  divin  Figlio  morto, de- 
nominata Regina  Marlyriim.  Ivi  purea 
comodo  de'  fedeli  fu  posto  un  confessio- 
nale. Neil 854  '••  Roma  si  pubblicaronoi 
Cenni  storici  ile  quattro  altari  sul  car- 
cere Tulliano  e  Mamertino,  colla  raccol- 
ta di  tutte  le  sagre  funzioni  praticate 
nell'  esportazione  del  ss.  Crocefisso  di 
Campo  Vaccino  in  s.  Carlo  al  Corsole 
nel  ritorno  di  queW  augusta  Immagine 
alla  sua  nuova  chiesa  sotto  il  tempio  di 
s.  Giuseppe  sotto  le  radici  di  Campido- 
gliOy  corredata  della  predica  del  regnan- 
te Pontefice  j  descritta  e  figurata  co' suoi 
allegali  in  fine. 

Ferrar  i,  Universltas  Fabrorum  Urbis, 
Quanto  all'antichità  e  origine  dell'arte 
nel  pitragrafo precedente  dissi  parole  che 
la  riguardano.  Delle  principali  miniere 
di  ferro  «de'suoi  opiiìcii  ragionai  ove  su< 


1x4  ^"^^ 

no,  come  nei  voi.  LXXIV,  p.iog.Trat- 
t'MK)fl<^l  sodiilizio,  il  Fanucci,  lilx  4)  «-«P- 
3q,  Ddln  confraternita  di  s.  Elisio  dc^ 
Fftrnri;  ed  il  Piazzi»  ,  Iraf.  9,  cap.  2  5, 
IH  s.  Él'g'o  de  Ferrari  o  CfiinvnriyJr- 
te  i>  rosso  j  Caldera  ri ,  Spada  ri  j  Ferra- 
t orchi ^  Stagnari ,  F^errawecchi  ,  Mare- 
scalchi o  Maniscalchi ,  Preslacavalli  o 
lelturini,  Chiodaroli  sì  a  Instro  rome  a 
fuoco,  Morsarij  /4rchihugieri  ^  La  nei  a  ri 
f  Botatori  (il  Bernardini  che  nota  le  i3 
univeisilà  di  cui  si  componeva  cpiesta 
<:oi  porazione,  vi  aggiunge,  gli  Stadera- 
ri,  Coltellinari,  Brachierari,  Presta/er- 
ri). Norrano  che  s.  Andoeno  vescovo  di 
Roiieo,  eoe  (anco  di  s.  Eligio  vescovo  di 
JVoyon,  riferisce  la  celel)rità  di  questo  suo 
inliiDo  amico  e  i  molti  miracoli  da  Dio 
operati  a  sua  intercessione;  e  che  quan- 
do esercitava  con  eccellenza  l'arte  di  fah- 
Jho  ferraio  e  di  orefice,  per  questa  e  pel- 
le sue  virtù  era  segno  dell'universale  ani- 
iiiirazione,  che  si  dilluse  pel  cristianesi- 
mo, poiché  essendo  numerose  le  orli  che 
pe'  loro  ministeri  maneggiano  il  ferro, 
j'iugento  e  1'  oro,  tanto  necessari  ali'  uso 
luìiano  (metalli  di  cui  parlai  in  più  luo- 
ghi, come  delle  cose  che  si  formano  con 
fiisi),  tutte  lo  presero  per  avvocato,  onde 
ia  divozione  indicibilmente  si  propagò,  f 
fabbri  ferrari  lo  scelsero  a  patrono  pe' 
segnalali  miracoli  avvenuti  nell'arte  lo- 
ro nell'invocarlo,  e  da  alcuni  con  guasto 
vocabolo  fu  chiamato  s.  Alò  dalla  voce 
francese  Eloy,  Riunitisi  nella  chiesa  del 
suo  nome,  dopo  essere  stati  un  tempo  «i- 
nili  agli  Orefici  ed  a'  Sella  ri  lino  dal 
1  4^4)  '"^'  '  ^^^  formarono  una  numero- 
sa cotifiaternita  con  ben  ordinate  rego- 
le e  statuti,  che  approvati  da  Alessandro 
\11I  furono  stampali  in  Roma  nel  1690; 
Statuti  deìrantica  e  nohil'arte  de' Fer- 
rari, ludi  Clen»enle  XI  col  breve  Mili- 
tantis  Ecclesiae  reginiini,  de  iS  giugno 
J7o:ì,  Bull.  Rorn.  t,  io,  p,  35:  Confìr- 
wanlur  declarationes  et  additiones  ad 
Slatnta  Universitalis  Fabroruni  Ferra- 

VìQvmn  d^  Vrh,  lisspndp  riportati  ne) 


UNI 

breve,  dicono  gli  statuii  che  ninno  po- 
teva esercitar  alcun*  arte  delle  comprese 
in  questa  università,  senza  la  patente,  e 
questa  concedersi  previo  esame  della  ca- 
pacità di  ciascun  maestro  padrone  di 
bottega,  con  quelle  modificazioni  espres- 
se in  questi  statuti  declaratorii.  Tali  di- 
sposizioni mediante  articoli  speciali  pre- 
cipuamente riguardano  gli  aflìtlaiuoli 
delle  bestie  a  vettura,  i  lavoratori  e  con- 
duttori delle  medesime;  i  morsrUÌ,i  fer- 
ravecchi, specialmente  i  ferravecchi  va- 
gabondi o  stracciaroli  girovaghi  ,  i  bot- 
tegai dovendo  esser  mmiili  di  patente  de* 
consoli  dell'arte  ;  i  chiavar!  ed  i  vendi- 
tori girovaghi;  l'arte  grossa, sotto  la  qua- 
le denominazione  si  compresero  gli  sta- 
derari  (che  nella  più  parte  essendo  un 
tempo  innanzi  il  Palazzo  Carpegna  e  vi- 
cino alla  Chiesa  di  s.  Eustachio, iWevono 
nome  alle  due  vie  che  tuttora  lo  ritenga- 
no, sebbene  ivi  non  più  n'esista  alcuno),  i 
ferracocchi,  i  ferravècchi;  gli  stagnari  sia 
dell'arte  minuta  che  della  grossa;  gli  ar- 
chibugieri facitori  d'archibugi,  terzaroli 
e  altre  armi  da  fuoco,  non  che  i  mercan- 
ti lanciari  e  spadari  ,  e  simili;  i  chioda- 
roli  a  fuoco,  distinguendosi  da  quelli  a 
lustro,  e  specificandosi  le  appartenenze  di 
ciasciìna  delle  due  arti;  i  cliio<laroIi  a  lu- 
stro con  analoghe  ordinazioni  ;  i  vendi- 
tori d'animali  cavallini,  asinini,  mulini  a 
partito,  cioè  come  si  dice  per  un  sacco 
d'ossa;  gl'intagliatori  di  lime,  i  braghie- 
j;ari;  tulli  dovendo  essere  patentati,  pre- 
vi esami  da  farsi  dagli  esaminatori  di  cia- 
scuna arte,  sia  per  vantaggio  di  questa 
che  del  pubblico.  Esistono  in  Roma  la  via 
de'Chiavari  e  il  vicolo  de'Chiodaroli  nel 
rione  s.  Eustachio,  così  denominati  per- 
chè anticamente  quasi  esclusivamente  e- 
rano  pieni  di  botteghe  di  Chiavari  ,  di 
chiodaroliealtri  lavoratori  di  ferro.  Nel- 
l'oratorio contiguo  alla  chiesa,  i  conhalì 
couìinciarono  a  recitar  l'uHizio  della  Ma- 
donna, a  suffragare  i  defunti,  dopo  aver- 
li visitati  infermi,  fatti  curare  dal  medi- 
co e  soccorsi  se  poveri,  e  accompagnati 


UN  I 
alla  sepoltura  co'  loro  sacelli  turchini  e 
coirefligie  di  s.  Eligio  sulla  spaila.  Stabi- 
lirono (Ioli  alle  loro  oneste  e  bisognose  zi- 
telle (li  25  scudi,  e  una  veste  di  dello  co* 
lore,  e  riceverono  da'Papi  privilegi  e  in- 
dulgenze; nel  giovedì  santo  di  recarsi  pro- 
cessionaluienle  alla  visita  del  s.  Sepolcro, 
nella  cappella  Paolina  del  palazzo  Vali- 
cano, ed  alla  contigua  basilica.  E  come 
narrai  di  sopra,  quando  Pio  VII  nei  1801 
soppresse  l'università  artistiche,  per  la 
pubblica  sicurezza  tra  le  3  che  conser- 
vò, una  fu  questa  de*  ferrari,  i  quali  in 
progresso  di  tempo  non  più  compresero 
nella  loro  università  t  ulti  quelli  che  in  o> 
rigine  la  composero.  Quanto  a'iavorato- 
ri  di  Spade  (/'.)  o  altre  armi  {\t  Solda- 
ti (^''.),  dissi  nel  voi.  XLV,  p.  i  14.  t^be 
gli  armaiuoli,  carradori,  ferrari,  poi  veri- 
sti fecero  parie  della  compagnia  de'bom- 
bardieri  sollo  la  protezione  di  s.  Bar- 
bara, delta  quale  già  avea  parlalo  nel  voi. 
X,  p.  ig5.  De' vetturini,  de'  filtuiuoli  de' 
cavalli,  de'posliglioni,  de' marescalchi  o 
iDaniscalchi  che  ferrano  e  medicano  i  ca- 
valli, nozioni  che  li  riguardano,  ripuilai 
nel  paragrafo  Cocchieri.  La  chiesa  di  s. 
Eligio  di  questa  università  è  nel  rione  Ri- 
pa,vicino  a  quella  dell'ospedale  dellaCon- 
soluzione  ,  a  tempo  del  Panciroli  delta 
anche  di  s.  Alò  alia  fontana  di  s.  Giorgio 
o  di  Giulurna,  nell'anlico  Foro  Piscario. 
Prima  era  dedicala  a'ss.  Giacomo  e  Mar- 
tino ,  e  Martinelli  dice  che  la  chiesa  de* 
Fahrorum  Fcrrarioium  fu  già  denomi- 
nala s.  Jacohi  de  AUopasso^  forse  per- 
chè appartenuta  a  quell'ordme  equestre. 
Essendo  cadente  e  semidirula,  il  sodali- 
zio la  riechllcò  nel  1 563  e  dedicò  a  s.  fi- 
ligio,  corjie  si  legge  nell'  iscrizione  collo- 
cata nel  suo  interiM)  e  riportata  da  Fa- 
nucci,ci)e  narra  essere  venerata  in  essa 
la  cassa  eolla  quale  fu  portalo  in  Roma  il 
T^olto  Sanie  da  s.  Veronica,  e  lascialo 
per  tesla mento  a  Papa  .s.  Clemenle  1,  se- 
condo Piazza;  ed  oltre  le  feste  degli  anti- 
chi santi  litolari,  soiciincinente  ctit  biau- 
do  la  festa  del  paUouu  come  gli  Oicjìu, 


UNI  19^5 

non  al  I. "dicembre  come  la  riporta  iUNTar- 
lirologio  romano,  ma  a'25  giugno.  Pan- 
ciroli dice  non  saperne  rendere  ragioiie, 
ma  la  trovo  io  rmW Emerologio  à\  Piaz- 
za, che  riferisce  in  tal  giorno  celebrarsi 

la  traslazione  d'  un  braccio  di  s.  Eligio 
da  Francia  in  questa  chiesa,  mandalo  nel 

1620  da  Noyon  ove  morì  e  si  venerano 
la  maggior  parte  di  sue  reliquie.  Dice  Ve- 
nuti, che  ili. "altare  a  sinistra  espriuìe  s. 
Orsola  dipinta  da  Giovanni  Vannini, che 
al  dire  di  Titi  l'eseguì  di  I  2  anni  e  vi  po- 
se il  proprio  ritratto.  Nel  seguente  alta- 
re è  un  Crocefisso  colla  B.  Vergine  e  s. 
Giovanni^  colorito  da  Scipione  Gaetano. 
Il  quadro  dell'altare  maggiore  rappre- 
senta la  Madonna  co'ss.  Eligio,  Giacomo  ' 
e  Martino,  opera  di  Giovanni  Sicciolan- 
teda  Sermonela,  che  dipinse  anco  la  vol- 
ta, e  dicesi  pure  1'  apside  poi  distrutte  le 
pitture.  Il  transito  di  s.  Francesco  d'Asi- 
si  è  di  Terenzio  d'Urbino.  La  B.  Vergi- 
ne col  Cambino  ed  alcuni  Santi  nel  qua- 
dro appiesso  è  del  dello  Vannini.  Uno 
de'due  altri  altari  è  dedicatoa  s.  Antonio 
abbate.  Trovo  nel  n."  26  delle  Notizie 
del  giorno  di,  Fonia  del  1847,  che  1'  u- 
niversità  de' fabbro-ferrari ,  ripristinata 
meglio  dal  regnante  Pio  IX,  mentre  a* 
25  giugno  col  suo  primicerio  monsignor 
Giuseppe  Angelini  segretario  della  di- 
sciplina regolare  (canonico  Valicano  e 
ora  luogotenente  civile  del  Vicariato)^ 
celebrava  il  vespero  della  solenne  festa 
di  s.  Eligio,  entrò  inaspellataraente  in 
chiesa  il  medesimo  Papa.  Venerato  il 
ss.  Sagramento,  e  divotamente  baciato 
il  braccio  del  santo,  passò  nel  contiguo 
oratorio,  ove  benignamente  ammise  <«[ 
bacio  del  piede  gli  ullìciali  e  fratelli,  vol- 
gendo loro  paterne  parole  di  soddisfa- 
zione e  incoraggiamento;  onde  per  per- 
petua men)oria  di  riconoscenza,  il  soda- 
lizio pose  marmorea  iscrizione  i^taltan;) 
nell'oratorio  stesso,  riprodotta  nelle  No- 
tizie. Considerandosi  s.  Antonio  abbate 
protettore  del  ben  essere  e  hber«lore  d» 
di>i^ruzie  degli  uniuiuli  duUi telici, specUl- 


ia6  UNI 

lìjenle  i  cavalli  e  olili  da  soma,  e  ciò  per 
aver  il  santo  mentre  abitava  il  deserto 
avuti  ossequiosi  e  ubbidienti  lutti  gli  a- 
niaiali  iu  uno  alle  (ìere;  quindi  essi  si  por. 
iano  ornali,  dal  giorno  della  festa  a*  17 
gennaio  per  tutta  l'S/,  a  benediie  avanti 
la  chiesa  di  s.  Antonio  suU'Esquilino,  già 
de*  Canonici  regolari  dì  s.  Antonio  di 
Vienna  e  ora  delle  monache  Camaldo- 
lesi (P'.)^  le  quali  come  i  nominati  di- 
spensano il  Tau(V.)  del  santo.  Di  tulio 
meglio  riparlai  altrove.  E  siccome  s.  An- 
tonio è  anco  patrono  del  Fuoco  (^.),  pel 
riferito  pure  in  altri  articoli  (il  p.  Meno- 
chio,  Stuore^  cent.  1  1 .",  traila  nel  e.  17  1  : 
Dell'uso  degli  antichi  dì  portare  il  fuo- 
co avanti  degl*  imperatori  e  principi  j 
come  simbolo  della  maestà  di  Dio  e  an- 
co della  regia,  per  le  proprietà  sue  di 
risplendere  e  bruciare,  questa  corrispon- 
dente al  punire,  e  l'altra  alla  maestà  del 
principe  che  dee  risplendere  per  virtù. 
GTimperatori  ed  i  re  pagani  usarono  la 
ceremonia,  anche  per  l'orgogliosa  vanità 
d'essere  tenuti  e  venerati  come  Dui),  la  di 
lui  festa  celebrasi  ancora  dalle  università 
che  usano  di  maneggiar  ferro  e  altro  e  la- 
vorarlo al  fuoco, come  da'ferrari  nella  lo- 
ro chiesa  di  s.  Eligio.  Anzi  leggo  nel  Can- 
cellieri, Storia  depossessiy  p.  5 1  o,  e  pub- 
blicala nel  1802.  »  Nella  chiesa  di  s.  Eli- 
gio  de' ferrar!  nel  giorno  della  sua  festa, 
quell'università  ha  il  privilegio  di  tener- 
vi per  un'  ora  un  sacerdote  a  benedire  i 
cavalli  che  vi  sono  condotti.  Narra  il  Va- 
lesio  nel  suo  Diario^  che  nel  1 700  marte- 
dì 1 7  gennaio,  l'ambasciatore  Cesareo  per 
non  mandare  i  suoi  cavalli  alla  benedi- 
zione de*  pp.  di  s.  Antonio  francesi ,  fece 
celebrar  la  festa  di  lai  sauto  nella  cappel- 
la della  ch'esa  di  s.  Eligio  de'ferrari,  do- 
ve mandò  i  trombetti,  e  da  un  sacerdo- 
te erano  benedetti  i  cavalli  che  vi  anda- 
rono, sì  dell'ambasciatore  che  di  molli 
particolari  e  dipendenti.  Onde  non  poco 
si  venne  a  scemare  il  guadagno  di  delti 
pp.  francesi  della  congregazioneViennese 
(cioè  le  oblazioni  che  pel  santo  si  faceva- 


UN  I 
no  a  tali  canonici,  in  cerne  denaro)". 
Trovando  l'università  delie  memorie  che 
il  braccio  di  s.  Eligio  lo  possedevano  i 
liciti  canonici  regolari,  mentre  ad  essa 
prima  apparteneva  la  suddetta  chiesa,  ora 
delle  caujoldolesi,  lo  reclamò,  e  il  tribu- 
nale della  R.ota  le  rese  ragione  ;  però  or- 
dinando, the  il  braccio  di  s.  Antonio  ab- 
bate che  p(;ssedeva  il  sodalizio,  come  re- 
liquia insigne  si  dasse  alla  chiesa  litolare 
de'canonici.  Ma  colla  perdila  del  braccio 
di  s.  Antonio,  cessò  la  prerogativa  della 
benedizione  de'cavalli  e  altri  animali,  ed 
invece  passò  alla  chiesa  di  s.  Antonio;  so- 
lo permettendo  i  Papi  al  sodalizio  di  s. 
Eligio  di  poter  benedire  i  cavalli  e  altre 
bestie  de'componenli  l'università,  che  in 
seguito  non  più  ne  profìuò.  Ora  essa  com- 
prende i  Chiavari,  i  chiodaroli,  i  morsa- 
ri  ed  altri  ferrar!;  ed  annualmente  nella 
chiesa  si  fa  la  solenne  esposizione  del  ss. 
Sagra  mento  in  forma  di  Quarant'ore. 

Fornaciari  ^  Universilas  Fornacia- 
rios  y  fabricalores  Calicuin  Vitreoruin^ 
etCrystallorumordinarioriim.  Nel  seco- 
lo decorso  i  fornaciari  fabbricatori  de' 
bicchieri,  e  altri  vasi  e  lavori  di  Vtiro 
(/^.),  o  cristallo  ordinario,  avendo  scelto 
a  protettore  s.  Antonio  abbate  e  obbliga- 
titi a  celebrarne  la  festa,  a  vantaggio  del 
pubblico  volendo  eliminare  dall'arte 
quelli  che  pretendevano  esercitarla  sen- 
za la  conveniente  capacità  ,  con  pregiu- 
dizio dell'arte  stessa  e  del  pubblico  me- 
desimo, pegli  abusi  e  sconcerti  che  ne  de- 
rivavano, si  costituirono  in  università  e 
formarono  gli  statuti  che  Clemente  XIII 
pubblicò  nel  breve  di  conferma  Ad  Pa- 
storalis  dignitatis  fastigium,  de' 5  mag- 
gio 17^9,  Bull.  Roni.  cont.  1. 1,  p.  igS»: 
Quuni  longa  experientia  eonsùterit,  Ar- 
tificibus  Fabricatoribusó'ì  bicchieri  e  cri- 
stalli ordinari,  ex  libero  hiij'us  artis  cui- 
que  exercitioj  damna^  alque  incomoda 
obvenisse^  contra  ipsius  artis  increnientay 
unìversitaiem  erigere^  et  Statata  conde- 
re  duxerunt,  quae  ab  Almae  Urbis  Se- 
natore,  el  Conservaloiibus  approbala. 


U  N  I 

Pofitificìae  auclonlalis  con  firma  lìonem 
liic  oblintìit.  Mediatile  dumme  rislilu- 
7Ìone  deiruuivei'silà,  l'esercizio  dell'arie 
de'  fornaciaii  fabbiicotori  di  bicchieri  e 
alili  lavori  di  vetro  e  cristalli  ordinari, fa 
subordinalo  a  un  ordine  ed  a  leggi  par- 
ticolari, perchè  il  pubblico  tosse  meglio 
servilo  e  per  decoro  di  Ronia.  Prima  il 
celo  dell'arie  conlribuiva  airornamento 
della  via  percorsa  dal  Papa  nel  suo  pos- 
sesso colle  altre  università  artistiche,  co- 
me trovo  praticato  per  quello  d'iunoceu- 
70  XIII  nel  I  721,  ma  senza  essere  legal- 
mente costituita  in  corporazione. Per  l'os- 
servanza degli  statuti  ,  governo  e  reggi- 
mento dell'università,  furono  eletti  a  su- 
periori dell'università,  un  annuo  conso- 
le capo  e  direttore  della  medesima  ,  un 
camerlengo  per  la  cura  delle  rendile   e 
proventi,  l'infermiere  per  vi-«ilare  gl'in- 
fermi, il  sindaco  per  rivedere  i  conti.  Si 
ordinarono  le  congregazioni  e  le  adunan- 
ze per  trattare  gli  affari  spettanti  oH'uni- 
versilà  e  per  l'imposizione  delle  lasse.  Fu 
imposto  a  lutti  i  proprietari  di  fornaci  a- 
perle,  ed  esercitanti  l'arte,  di  prender  la 
patente  con  pagare  scudi  4,  e  allrellanto 
a  quelli  che  poi  aprissero  fornaci,  però  ca- 
paci dell'arte  e  idonei;  le  fornaci  doven- 
do fia  loro  essere  almeno  distanti   3oo 
canne,  e  composte  di  4  vasi  e  non  tener 
meno  di  libbre  600  di  vetro,  con  8  mae- 
stri per  fornace,  facendosi  eccezione  per 
l'esistenle  fornace  di  Scandriglia  nella  Sa- 
bina^ pel  privilegio  che  avea  di  fabbrica- 
re i  vetrami  in  tutto.  I  trasporti  delle  for- 
naci, per  cause  legittime,  doversi  procu- 
rare in  luoghi  meno  dannosi  all'  altre. 
Venne  ordinato  che  qualunque  spaccia- 
tore di  vetrami,  ossiano  collalari  di  cam- 
pagna, non  potessero  vender  bicchieri  e 
altri  lavori  di  vetro  e  cristallo  ordinario, 
fabbricali  in  Roma,  senza  l)olleHino d'au- 
torizzazione del  console.  Fu  fatta  la  ri- 
partizione de'rivenditori  e  collalari  onde 
provvedersi  de'vetri  in  botteghe  assegna- 
te e  fornite  dalle  loro  fornaci.  A'rivendi- 
tori  fu  ingiunto  prender  la  patente  per 


UNI  \ij 

le  loro  bolleghe.  Pel  manteuimento  del- 
la cappella  dell'università  e  dell'arie,  fu- 
rono lassati  mensilmente  i  proprietari  di 
fornaci  a  bai.  i  o;  i  maestri  e  conciatovi  del- 
le medesime  a  bai.  5  ;  i  serventi,  sochi- 
nanli  ,  tizzatori  e  garzoni  di  botteghe  a 
bai.  2  e  mezzo.  A'morosi  si  dovea  proce- 
dere colla  mano  regia.  A  tulli  i  nomina- 
li maestri  e  operai  furono  assegnate  re- 
gole ne'passaggi  da  una  fornace  all'altra. 
Le  altre  disposizioni  riguardano  l'accet- 
tazione degli  uffizi  ,  r  applicazione  delle 
pene,  il  nolaro  segretario  dell'  universi- 
tà, la  validità  delle  congregazioni,  l'  ar- 
chivio, l'osservanza  degli  statuii;  e  che  le 
congregazioni  e  adunanze  non  potessero 
aver  luogo  senza  licenza  de'Conservato- 
ri  del  Senato  di  Roma  e  senza  l'interven- 
to d'uno  de  Fedeli  [F'.)  del  medesimo,  a 
tenore  degli  Statuti  di  Roma,  lib.  3,  cap. 
44  >  perchè  nulla  operassero  contro  di 
questi,  a  danno  e  detrimento  della  repub- 
blica, monopoliaque  non  contineant. 

Fornari,  Universitas  Panetarioruni 
seu  FurnarioruìUy  Artis  Pìstoruni  Ur- 
bis. Due  università  ebbe  Roma  di  forna- 
ri  e  insieme  sodalizi,  i  fornari  italiani  e  i 
fornari  tedeschi,  de'quali  sussistono  i  so- 
dalizi e  le  chiese,  dopo  che  Pio  VII  ema- 
nale leggi  sull'/^«/2onrt  eJgricottnra^[iev 
introdurre  il  commercio  liberò  nel  1  80  i 
abolì  tutte  l'università;  disposizioni  di  cui 
Irallai  superiormente.  Prima  parlerò  di 
quello  degl'italiani,  poi  dell'altro  de' te- 
desclii;  per  ultimo  dirò  del  sodalizio  de* 
garzoni  fornari  fiorentini.  Innanzi  tulio 
accennerò  alcune  erudizioni  dell'  arie. 
L'avv.''  Martinetti,  Diccologùr^  p.  474» 
dice  che  i  fornari  si  chiamano  pistorts  in 
Ialino,  dal  verbo /?»'/2<^e/e,  pislare,  poiché 
pislavano  il  grano  ne'niortai,  prima  del- 
l'uso delle  mole.  Riferisce  Servio,  Enei- 
de^ì^i^i.  «  Presso  i  nostri  maggiori  nou 
si  usavano  le  orole,  si  bruscavano  i  grani, 
e  posti  entro  pili  di  pietra  si  pestavano, 
ed  era  questa  una  specie  di  molitura,  e 
perciò  liirono  delti  pestalori  que' chia- 
mali ordinariamente /^/j/ort'j".  Il  Mon- 


128  UNI 

gez ,  Dizionario  universale  (V  antichità j 
rammenta  che  tale  operazione  pistoiia 
facevasi  presso  ciascun  particolaiefìnoal- 
l'anno  58o  eli  Ron»a,  in  cui  ivi  si  stabi- 
Jiiono  i  pubblici fornaii.  Essi  formavano 
un  corpo  sotto  la  direzione  del  prefetto 
de' viveri  incaricato  di  vegliare  al  buon 
ojdine  sul  pane,  corrispondente  al  nostro 
posteriore  prefetto  o  presidente  dell'an- 
nona. Vi  era  anche  un  corpo  particolare 
di  quelli  che  chiamavansi  pistores  siligi- 
H^r/V,  da'quali  si  trovava  il  pane  più  fino 
ed  eccellente.  Infatti  presso  il  Muratori, 
Jscrìz.'3o^,  3j  trovasi  indicato/?'s/or  can- 
ài dariiis^  forse  de  genere  siliginario^  ed 
esso  crede  che  questo  fornaio  fabbricasse 
soltanto  il  pane  bianco  e  manipolato  me- 
glio pe'ricchijil  quale  appellavasi  da  Quin- 
tiliano, VI,  e.  3,panis  candidariusj  poi- 
ché il  mondo  è  stalo  seujpre  lo  stesso  per 
l'agiatezza  de'ricchi  sopra  i  poveri,  dicen- 
do Plinio,  1 9, 1 4*  <^^io  pancproceres,  alio 
vtdgus  vivebat.  Si  può  vedere  il  lib.  i  i  del 
CodeXy\\i.  De  Pistoribus.  Il  nome  di^òr- 
naio  si  diede  allo  slesso  Giove  e  gli  si 
drizzò  un  tempio,  allorché  Pioma  essen- 
do assediata  da'galli,  questo  nume,  come 
dicesi,  consigliò  di  ridurre  in  pane  lutta 
quella  farina  che  si  ritrovavano  avere  gli 
assediali,  e  gittarlo  nel  campo  nemico  per 
mostrare  abbondanza.  I  galli  di  falli  tol- 
sero l'assedio.  Anticamente  nel  foro  ro- 
mano eravi  il  tempio  e  la  statua  di  Mar- 
te ,  che  i  fornari  gentili  veneravano  per 
loro  Dio.  11  censore  Fulvio  verso  il  SyS 
di  Roma  fece  il  Foro  Pislorio,  formato 
d'un' area  quadrilunga, cinto  di  portici, 
fuori  della  Porta  Trigemina,  principal- 
mente destinato  al  traffico  delle  farine, 
che  poscia  Traiano  sottopose  al  collegio 
de'foroai,  con  magazzini  e  granai  detti 
Piorrea,  presso  il  Tevere  per  lo  scarico 
delle  granaglie.  Pare  che  già  prima  del 
Foro  ivi  fosse  il  mercato  de'grani,  per  la 
prossimità  dello  sbarco  de'vascelli  che  ri- 
montavano j|  fiume.  Nell'antica  Roma 
e  sotto  i  Papi,  i  fornari  erano  soggetti  al 
Prefetto  (/'.)  dell'  annona ,  ed  anco  al 


U  N  I 

Prefetto  di  Poma  (F.),  il  quale  per  sor- 
vegliarli ricevea  ogni  giorno  da  ciascun 
fornaro  6  pani,  perciò  nelle  monete  che 
coniava  erano  scolpiti.  Vegliava  sulTùb- 
bondanza,  buona  qualità  e  prezzo  di  tut- 
te le  vettovaglie.  Il  Piazza  nel  trai.  9,  cap. 
1  :  Della  Madonna  di  Loreto  de' Forna- 
ri a  Colonna  Traiana,  osserva  che  il  ne- 
cessario mestiere  de'  fornari,  secondo  le 
superstiziose  dicerie  de'  poeti,  ebbe  prin- 
cipio da  Cerere,  a  cui  attribuiscono  il  ri- 
trovamento del  frumento  e  l'at  te  di  ma- 
cinarlo e  fare  il  pane,  al  che  allude  Mar- 
ziale lodando  il  pane  della  Marca  di  far- 
ro macinalo.  Soggiunge  però  che  la  più 
vera  opinione  è,  che  l'uso  del  forno  fu  tro- 
vato da  Anno  egizio;  che  i  setacci  di  se- 
tole di  cavalli  è  invenzione  de'francesi,  e 
i  buratti  ofrulloni  per  la  farina  degli  spa- 
gnuoli,  al  diredi  Plinio.  Arte  indispen- 
sabile e  degua  di  pubblica  lode,  come  di 
pubblico  biasimo  se  viene  alterata,  come 
perniciosa  all'economìa  calla  sanità.  Vis- 
suta Roma  molto  tempo  con  macinar  il 
grano  con  mole  girate  a  braccio,  e  col 
cuocere  sotto  le  ceneri  il  pane  senza  lie- 
vito, introdotto  poi  l'uso  de'  molioi,  per 
grata  memoria  si  celebrò  in  un  giorno  di 
maggio  con  ridicole  ceremonie  il  benefi- 
cio, correndo  i  fanciulli  e  la   plebe  con 
gran  festa  dietro  a'somari  adornati  di  na- 
stri e  di  feltuccie,  carichi  di  pagnotte  per 
tulle  le  contrade  di  Roma  ,  al  riferire  di 
Rpsino,  Antichità  romane^  hb.  4-  Sensa- 
to fu  il  dello  sagace  di  Catone,  per  tene- 
re in  freno  e  contento  un  popolo  nume- 
roso, che  Piazza  pretende  di  sette  milioni, 
convenirgli  dare  pane  e  giuochi,  Paneni 
et  Circenses  (di  questi  avendone  riparla- 
lo a  Teatro,  a  Terme:  quanto  al  pane, 
in  più  luoghi  dissi  che  nel  l'aulica  Roma 
\  donativi  e  largizioni  di  grano  e  di  pane 
al  popolo  influivano  grandemente  in  tut- 
ti i  pubblici  affari;  e  sovente  1' elezione 
d'un  magistrato  e  rinnalzainenlo  all'im- 
pero stesso  dipendevano  da  così  malin- 
tese generosità,  fonti  di  turbolenze  e  di 
discordie.Altrorcgalochefdcevauoijrim- 


UNI 

pelatoli  al  popolo  si  chiaaiò  CongiariOy 
e  coiisistevu  nella  disti ìbuzione  eli  grano, 
vino,  olio  e  anche  deiuuo  j  piopriaraen- 
le  i/onati\'0  si  disse  quello  che  faceva- 
si  a'  soldati.  Si  può  vedere  il  voi.  LV, 
p.  7  e  8).  Giù  in  diversi  luoghi  leiuii  pro- 
posito dell'  Agricoltura^  come  di  sopra 
al  suo  paragrafo,  AéV  Annona  e  Gra- 
scia (/^^.),  Tribunali  di  Roma  (^.),  del- 
l'arte di  fare  il  Pane  (f'.),  introdotta  in 
Roma  nel  58o  di  sua  fondazione,  ed  a 
PorlaMaggiorefF'.J,  nel  reslaurarlaGre- 
gorio  XVI,  si  trovò  il  celebre  monumen- 
to marmoreo  del  fornaro,  in  cui  si  rap- 
presentano i  diversi  usi  della  panificazio- 
ne: tutto  questo  ricordai  ancora  nel  voi. 
LXXV,  p.  12  1  ,  dicendo  delle  mole  de' 
mulini  sul  Tevere  per  macinare  il  grano. 
A'  luoghi  loro  trattai  delle  provvidenze 
prese  da*  Papi  sul  pane  e  sui  fornari ,  e 
qui  ne  ricorderò  alcune.  Leone  X  ordi- 
nò che  i  fornari  di  Roma  nell'  esigere  il 
pagamento  del  pane  somministrato,  fos- 
sero  anteposti  a  qualsivoglia  altro  credi- 
tore, e  che  nelle  loro  cause  potessero  i 
giudici  procedere  con  mano  regia.  Altret- 
tanto comandò  Giulio  III  col  breve  Cam 
sicut  nobisy  de' 2  dicembre  1 552,  Bull. 
Roni,  t.  4j  pai'.  I  j  P'  3oo:  Jurisdiclio  Coti- 
suluni  Arlis  Pislorum  alniae  Urbis^  co- 
gnoscendi  causas,  et  differentias  ipsani 
arteni  tangenles.  Et  privilegium^  quo  de- 
bìloribus^ex  causa panis,  dilationes con- 
cedi prohibetur.  Egualmente  Gregorio 
XIII  col  breve  Cuni  sicut  accepimus, 
de*23  novembre  1 58 1 ,  Bull,  cil.,  par.  4» 
p.  7  :  Fumarii  Urbis ^  prò  pretio  panis, 
in  causis  discussionum,  celeris  aliìs  cre- 
di toribus  praeferanlur.  Et  omnes  judices 
Urbis f  in  eorum  lilibus  inanu  regia  prò- 
cedere possint.  Sisto  V  confermò  a'forua- 
ri  i  privilegi  concessi  loro  da'3  nominati 
predecessori  col  breve  Coelestis  Pater^d^' 
19  agosto 1 586,  Bull,  cìt.y  p.  226;  Cou" 
firmatio  et  exlensio  jurisdictionis  Con- 
sulurn  artis  Pistorum,  et  praefecti  An- 
nonae  alniae  Urbis^  in  rebus  ipsani  ar- 
teuitangentibusy  ac  privilegioruin,  etgrU' 

VOL.  LXXXIV. 


UNI  129 

tiarunt  eornnideni  pislorum.  Ma  questo 
amore  di  Sisto  V  pe'fornari,si  convertii 
in  rigore  contro  chi  si  abusò  di  sua  pio* 
fessione,  come  praticò  con  uno  che  aven- 
do per  iniqua  cupidigia  mescolato  cene- 
re nella  farina  ,  gli  fu  decretata  la  tnor- 
te,dopola  qtialeil  Papa  fece  liberar  quan- 
ti si  trovavano  carcerali  per  debiti,  ch'e- 
gli soddisfece  di  suo  peculio,  del  quale 
inoltre  die  a'medesimi  per  ripartasi  fra 
tutti  600  scudi  d'oro.  Paolo  V  a  vantag- 
gio de'  poveri  istituì  il  Luogo  di  monte 
della  Farina  ,  spese  800,000  scudi  per 
l'abbondanza,  e  fece  aprire  per  suo  con- 
to diversi  forni,  per  sopperire  alla  mali- 
zia de'fornari.  Senza  dire  d'altri,  pelnar* 
rato  alle  biografie  riferendo  le  loro  vigi- 
li provvidenze  per  prevenire  o  per  pro- 
curare l'abbondanza  nelle  carestie  di  gra- 
no ,  si  ponno  vedere  i  citati  articoli ,  e 
mg.'  Nicolai,  Memorie  ^  leggi  e  osserva- 
zioni sulle  Campagne  e  sulC  Annona  di 
Roma^  massime  negli  articoli  fornari, 
fornif  granOf  granturco,  granai,  gra- 
scieriy  commissari^  misure^pesi,  contri^ 
buzionej  ed  il  libro,  TJiesaurus  artis  Pi' 
sloriae  sive  privilegia  Pistorihus  almae 
Urbis  concessa,  Romaei635.  Il  fornaio 
del  Papa  odi  palazzo  apparteneva  alla 
Famiglia  pontificia  (  V.)^  quando  nel  P^- 
lazzo  apostolico  era  vi  la  panetteria  e  si 
dispensavano  le  parti  del /7flf/2e/7i  honoris, 
che  cessò  col  termine  del  pontificato  di 
Pio  VI.  Il  fornarò  del  Papa,  Pistor  Pa» 
pae,  interveniva  alle  cavalcale,  come  del 
possesso,  col  barbiere,  il  sartore  e  il  custo- 
de degli  orti  pontificii,  rubonibus  de  pan- 
no rubeo  lindi  ex  villoso  siniililer  rubro 
vestili,  Pisloris  a  dexlrisy  et  custodis  bor- 
ii a  sinistris.  Narrano  il  Fanucci,  Della 
confraternita  di  s.  Maria  di  Loreto,  e  il 
ricordato  Piazza,  che  la  numerosa  uni- 
versità de'fornari  italiani,  nell'anno  san- 
to i5oo  con  molta  generosità  di  limosi- 
ne  istituì  un  grande  sodalizio  con  son- 
tuosa chiesa,  e  un  benefico  ospedale  sul- 
la Piazza  del  foro  Traiano  (ove  oltre  la 
Colonna  fu  già  il  Tempio  di  Traiano, 

9 


i3o  UNI 

desciIUl  in  tali  articoli)  nel  rione  Trevi 
presso  la  via  tli  Macel  de'Corvì  (antica- 
mente (letta  Mqniis  Carnea  y  e  secondo 
il  Magri,  Notizia  de  vocaboli  ecclesiasti- 
ci, ebbe  tal  nome  perchè  il  carnefice  che 
in  tale  luogo  dovea  troncare  il  capo  a  s. 
Lucia  vedova,  divenne  una  statua  di  pie- 
tra e  per  maggior  prodigio  gli  restò  una 
mano  di  carne.  Però  comunemente  si  fa 
derivare  il  vocabolo  di  Macel  de' Coi  vi, 
i\a\  Sepolcro  dì  Bibulo  della  famigliaCor- 
vi  o  Corvina, originato  dal  combattimen- 
to di  M.  Valerio  con  un  gallo  che  ne  restò 
vittima,  perchè  un  corvo  posatosi  sull'el- 
mo del  romano  gli  feri  il  volto  e  impedii  la 
vista  del  nemico  :  si  può  veder  Martinelli, 
Roma  ex  etlmica  sacra,  p.  43),  fornendo 
l'una  e  l'altro  decentemente  di  tutto  l'oc- 
corrente, ed  esercitandosi  in  esercizi  e  o- 
pere  di  cristiana  pielàj  solennizzando  nel- 
la chiesa  la  festa  della  Natività  di  Maria 
Vergine  e  quella  della  Traslazione  della 
s.  Casa  di  Loreto,  e  distribuendo  annue 
doli  a  diverse  oneste  zitelle.  Nel  giovedì 
santo  sì  recano  processionalmente  a  vi- 
sitare il  s.  iiepolcro  nella  cappella  Pao- 
lina del  Vaticano,  e  la  contigua  basilica. 
I  contVati  vestono  sacchi  bianchi,  coH'in- 
segna  della  Madonna  di  Loreto  sulla  spal- 
la. Soccorrono  gl'infermi,  e  accompagna- 
no i  defunti  alla  sepoltura,  che  poi  suf- 
fragano. Nella  festa  della  Natività  gode- 
va il  sodalizio  il  privilegio  di  liberare  un 
condannato  in  vita  nelle  carceri,  e  locon- 
duceva  in  processione  vestilo  di  taffettà 
bianco  e  con  torcia  accesa  di  cera  bianca 
in  mano:  tale  privilegio  riuscendo  pre- 
gìudizìevole,rabolì  Innocenzo X  si  a  que- 
sta che  ad  altre  confraternite  e  universi- 
tà artistiche.  Sebbene  la  confraternita  fu 
eretta  pe'soli  fornari  italiani,  poi  vi  fu- 
rono ammesse  altre  persone.  L'universi- 
tà de'fornari  italiani  nell'istituire  la  con- 
fraternita, le  fu  data  una  chiesetta  par- 
rocchiale,e  riunita  la  cura  d'anime  a  quel- 
la de' ss.  Quirico  e  Giulitta,  nello  stesso 
luogo  fabbricarono  da' fondamenti  l'at- 
tuale ampia  e  bella  chiesa ,  obbligandosi 


UNI 

di  conservare  l'antica  immagine  che  iti 
si  venerava  della  la  Madonna  di  Lore- 
to, perchè  la  tavola  in  cui  è  dipinta  espri- 
me la  B.  Vergine  col  Bambino  in  atto  di 
benedire,  e  secondo  quella  riprodotta  dal 
Bombelli,  nel  t.  2,  p.  i  r  i  della  Raccolta 
dell* Immagini  ornale  della  corona  d'oro 
dal  capitolo  Vaticano,  per  quella  che  le 
offrì  nel  lyGo  a  istanza  dell' università^ 
sovrastano  le  figure  loro  la  s.  Casa  di 
Loreto.  Essa  è  nell'altare  maggiore  tra 
s.  Giacomo  e  s.  Sebastiano,  si  repula  da 
alcuni  di  Pietra  Perugino,  ma  forse  è  del- 
la sua  scuola.  Il  Piazza  ripetè  la  tradi- 
zione che  la  dice  dipinta  das.  Luca.  La 
nuova  e  presente  chiesa  fu  cominciala 
nel  1 507,  e  compita  nel  1 58o  per  il  lasci- 
to di  Domenico  Martini  reggiano,  che 
donò  scudi  9000,  essendosene  già  spesi 
5o,ooo.  Ad  Antonio  da  s.  Gallo,  valen- 
tissimo architetto,  fu  commesso  il  dise- 
gno e  la  direzione  del  tempio,  intitolan- 
dosi alla  Madonna  di  Loreto,  onde  sulla 
porla  principale  nell'anno  santo  i  55o  fu 
posta  l'iscrizione  :  Divae  Mariae  Firgini 
et  Mairi  Dei Sodales  Lauretani  DD.An- 
noJiibilaeiMDL.  Il  semplice  stile  e  il  gusto 
caratterislico  del  Sangallo,  rendono  pre- 
gevole anche  questo  suo  lavoro,  che  ptr 
scarsezza  di  mezzi  progredì  lentamente  fi- 
no a  lutto  il  tamburo  ottagono  della  cu- 
pola. Dopo  di  lui  Giacomo  del  Duca  si- 
ciliano, discepolo  di  Michelangelo,  aiterà 
e  sconciò  in  parte  1'  opera  del  Sangallo; 
voltò  la  cupola,  ch'è  doppia  come  la  Va- 
ticana, e  vi  soprappose  un  bizzarro  lan- 
ternino e  così  stranamente  foggialo  ,  che 
acremente  il  severo  Milizia  chiamò  gab- 
bia di  grilli  e  slrambalatezze;  e  certo  so- 
pra le  semplici  e  ragionate  linee  del  San- 
gallo mal  si  connette  sì  stonato  concepi- 
mento. Il  Milizia  nel  resto  disse  :  «  la  chie- 
sa di  nuova  forma;  bel  quadrato  sostenu- 
to da  un  zoccolo;  l'interiore  ottagono  co- 
perto da  una  doppia  volta  oltagona  al  di 
dentro,  e  fuori  emisferica:  questa  specie 
di  cupola  doppia  è  un'altra  novità.  Fin 
qui  va  bene.  Ma  i  pilastri  compositi  a  due 


U  N  I 
n  tino,  le  porle  e  le  finestre  sfigurale  e 
cou  oroatacci  insignificanti,  e  qne'frcn- 
!espÌ7.i  orrendi  sono  di  SangalloV*"  Il  Pi- 
llinolo neW /antichità  di  Roma j  parlnndo 
clelhi  volta  della  Chiesa  dì  y.  Ignazio,  di- 
ce che  la  cupola  è  finta.»  E  però  suol  dir- 
si, che  questa  é  una  chiesa  senza  cupola, 
come  la  cupola  della  Madonna  di  Loreto 
A  Colonna  Traiana,  è  senra  chiesa''.  Nel 
i58o  finilo  l'edifizio,  si  volse  allora  il 
pensiero  a  ornarlo  di  pitture  ed  altre  o- 
pere  d'arte.  L'altare  maggiore  fu  archi- 
tettalo da  Onorio  Longhi  e  risente  de* 
difetti  propri  del  secolo:  ivi  è  la  descritta 
lavolf»  dell.»  B.  Vergine  litoluredella chie- 
sa. Il  cav.  d'  Arpino  dipinse  a  olio  i  due 
quadri  laterali  a  tale  altare,  esprimendo- 
vi l/i  Natività  di  Maria  e  il  suo  Transito. 
Gli  angeli  di  marmo  da'canli  dell'altare 
sono  di  Stefano  Maderno:  le  statue  entro 
le  nicchie  furono  eseguite  da  vari  eccel- 
lenti scultori ,  fra*  quali  primeggia  la  s. 
Cecilia  opera  di  Giuliano  Finelli.  La  i.' 
cappella  a  destra  di  chi  entra  nella  chie- 
sa è  sagra  a  s.  Caterina.  Il  quadro  del- 
l'altare colla  santa,  i  laterali  e  la  volta  so- 
no tutte  opere  in  musaico  di  Paolo  Ros- 
setti, condotte  nel  1 5g4.  Pochi  anni  sono 
il  detto  quadro  di  s.  Caterina  era  stato  co- 
perto con  una  tela  dipinta  a  olio  nel  1 808 
dn  Faustina  Concioli,  in  cui  vi  rappresen- 
tò la  INTadonna  e  s.  Antonio  di  Padova; 
ora  però  la  tela  fu  levata  e  posta  nella  sa- 
grestia. Passala  la  porticella  laterale,  su 
luì  è  uu  belTorgano,  si  giunge  all'altra 
cappella,  in  cui  Federico  Zuccari  dipinse 
0  fresco  1* Adorazione  de'Magi,e  ne'late- 
rali  i  ss.  Pietro  e  Paolo,  con  altri  santi 
ne'pilaslri  e  nella  volta.  Di  recente  il  qua- 
dro dell'aitare  fu  coperto  da  un  gran  la- 
strone di  marmo  nero  e  serve  di  fondo 
alla  bellissioia  statua  di  s.  Susanna,  pò 
sta  su  ricco  mensolone,  scolpita  dal  cele- 
bre Francesco  Du  Quesnoy  fiammingo, 
e  riguardata  come  uno  de'capolavori  di 
scultura  del  secolo  XVII:  prima  stava  en- 
tro la  nicchia  sopra  la  porta  della  sagre- 
stìa (il  eh.  Quirino  Leoni  pubblicò  nel  L 


UNI  i3i 

2 1  deir^/^«//i  di  Roma  a  p.aGy,  il  bel- 
lo e  artistico  articolo:  S.  Susanna  statua 
del  Fiammingo  in  s.  Maria  di  Loreto  al 
foroTraiano.Dopo  a\ei'  parla  lo  di  questo 
magnificentissimo  aìonumento  di  quel- 
Tottimo  principe,  in  cui  adunò  tante  me- 
raviglie che  subirono  le  vicende  terrene, 
tranne  la  colonna  lrionfale;dopoavere  ri- 
levato che  giunte  le  arti  al  loro  apogeo 
verso  la  metà  del  secolo  XVI,  avendo  pi>i 
declinato  nell'esagerato  e  nel  baroccojtjel- 
la  metà  del  XVII  gli  artisti  abbandona- 
te l'antiche  regole  seguirono  il  capric- 
cioso, deviamento  a  cui  contribuì  il  ce- 
lebratissimo  Remino.  Pure  venuto  iu 
quell'epoca  a  Roma  Du  Quesnoy  detto  il 
Fiammingo  per  la  suanazioue,amico  del 
Poussin,  rinomato  pe'suoì  lavori  d'avo- 
rio; indi  il  sodalizio  gli  allogò  di  scolpire 
la  s.  Susanna,  il  complesso  de'cui  singo- 
lari pregi  eruditamente  illustra,  produ- 
cendo un  maestrevole  lavoro  non  parte- 
cipante i  difetti  del  secolo.  Gli  procacciò 
tanta  fiìuia,  che  dopo  aver  modellato  al- 
ctmi  putti  di  quelli  che  ornano  le  colonne 
spirali  della  Confessione  Vaticana,  per 
questa  basilica  esegui  d'ordine  d'Urbano 
VIII  il  colosso  di  s.  Andrea  collocato  in 
uno  de'nicchioni  de'pilastri  che  reggono 
la  cupola  di  s.  Pietro;  e  morì  giovane  di 
veleno  propinato  da  un  perfido  fratel- 
lo). La  I  ."cappella  a  sinistra,  entrando  per 
la  porta  maggiore,  ha  un  aitare  fctlto  nel 
secolo  scorso,  su  cui  si  vede  il  quadro  con- 
dotto nel  1795  da  Pietro  Tedeschi  rimi- 
nese,  che  vi  espresse  Gesù  in  atto  di  n»o- 
strare  ilSagro  suo  cuore,  opera  non  ispre- 
gevole  pel  colorito:  gli  udreschi  laterali, 
e  quelli  della  volta  sono  di  mano  incogui' 
ta,  quantunque  di  merito,  da  cui  fu  pu- 
re condotto  il  quadro  di  s.  Carlo, oggi  co- 
perto. Dopo  l'altra  porta  minore,  sopra 
laqualcavvi  una  cantoria,  trovasi  la  cap 
pella  del  ss.  Crocefisso ,  in  cui  si  custodi 
scono  delle  relique  preziosissime.  Ne'lati 
di  essa  sono  dipinte  le  immagini  di  Mti- 
l'ia  Addolorata  e  di  s.  Giovanni  Evange- 
lista, e  nella  vullu  cpiella  di  s.  Veronica, 


i32  UNI 

opera  del  Baldini  e  di  Micheli  da  Carne- 
lino.La cupola  è  tutta  arriccliita  di  stuc- 
chi messi  a  oro ,  ed  ha  4  grandi  quadri  a 
olio,  eseguili  nel  finire  del  secolo  XVII, 
co'nonii  di  que'che  li  dipinsero.  Quello e- 
sprimenle  l'Annunziala  è  di  fr.  Gio.  Bai- 
dassarri  di  Candìa;  l'altro  colla  Fuga  in 
Egitto  è  opera  diPietro  Buccini;  il  S.^rap- 
presenlanle  la  Visitazione  di  s.  Elisabetta 
venne  eseguito  da  Pietro  Rosso  da  Ca- 
stel d'Acqua;  l'ultimo  che  figura  la  Pre- 
sentazione della  B.  Vergine  al  Tempio  è 
lavoro  di  Giaciuto  Garroni.  Sulla  porta 
maggiore  si  osserva  lo  Sposalizio dellaMa- 
donna  con  s.  Giuseppe,  opera  a  olio  mol- 
to slimata  di  Giuseppe  Chiari.  In  questa 
chiesa  per  uffiziarla  vi  fu  formato  un  con- 
vitto di  IO  sacerdoti  cappellani,  al  qua- 
le successero  alcuni  preti  ;  ed  ha  pro- 
pinquo il  sotlerraneo  cimilerio  del  soda* 
lizio,  ove  si  seppelli  vano  i  confrati  e  i  mor- 
ti nell'ospedale  del  medesimo.  Questo  e- 
siste  di  fianco  alla  chiesa  separato  dalla 
pubblica  via.  Apprendo  dalFanucci,Z>e/- 
lo  spedale  dì  s.  Maria  di  LoretOy  e  dal 
Piazza,  Dello  spedale  di  s.  Maria  di  Lo- 
reto de'  Fornari  alla  colonna  Traiana, 
che  il  sodalizio  e  università  de'medesimi, 
dopo  avere  eretto  la  loro  chiesa  edifica- 
rono anche  un  pubblico  ospedale  da'fon- 
damenti,  con  buon  numero  di  letti  e  25 
ne  enumerò  Fanucci  nel  1600,  per  rice- 
vervi ogni  sorta  d'infermi  di  febbre  e  fe- 
riti d'ogni  nazione,  e  in  particolare  i  po- 
veri garzoni  e  lavoranti  de*fornari,i  qua- 
Vi  da'confrati  erano  quotidianamente  sov- 
venuti di  limosine  e  assistiti  con  molta 
carità,  tenendo  a  loro  servigio  il  medico 
e  altri  ministri  necessari  alla  loro  cura, 
sotto  la  direzione  de'guardiani  e  altri  uf- 
fiziali  della  confraternita.  Sopra  la  por- 
ta vi  fu  posta  l'iscrizione:  jSTo^^itó  Societ. 
Divae  Mariae  Laureli.  Il  Papa  Pio  IV, 
come  riporta  il  Bombelli,  gli  concesse  le 
grazie  spirituali  e  i  privilegi  goduti  dagli 
altri  spedali  di  Roma.  1  confrati  sopra 
l'ospedale  fabbricarono  l'oratorio  per  e- 
seguirvi  le  loro  funzioni  spirituali.  llBer- 


UNI 

nardini  die  nel  1 744  pubblicò  la  Descri- 
zione de  Rioni  di  Roma^  dice  che  l'ospe- 
dale di  s.  Maria  di  Loreto  era  per  uso 
degli  aggregati  fornari, ciambellari  (il  Ni- 
colai parla  della  contribuzione  annona- 
ria imposta  sui  ciambellari  nel  1  7  1 9,  che 
però  non  ebbe  esecuzione,  bensì  fu  loro 
vietato  comprare  il  grano  per  evitare 
r  incetto  pregiudizievole  al  pubblico,  il 
simile  si  ordinò  a'  vermicellari  ),  mi- 
suratori di  grano  (  questi  facevano  un 
tempo  parte  del  sodalizio  e  università 
degli  Orlolanij  come  può  vedersi  in  tal 
paragrafo),  e  loro  garzoni  febbricitanti. 
11  cardinal  Monchini,  DegV  Isti  tuli  di 
/?o/«tì!nel  1842,  descrive  lo  stato  presente 
dell'ospedale,  e  riporta  la  statistica  d'un 
decennio,  nel  quale  entrarono igo  mala- 
ti e  ne  morirono  4'  Per  loro  servigio  vi 
è  il  medico,  il  chirurgo,  due  spedalieri  e 
il  confessore.  Ora  hai  4  letti  e  potrebbe 
contenerne  ancor  20.  Ivi  si  curano  tan- 
to le  malattie  mediche  che  chirurgiche 
de'  poveri  fornai  infermi.  Hanno  diritta 
al  ricovero  e  sono  posti  in  separate  sale 
i  sacerdoti  e  chierici  addetti  alla  chiesa, 
ed  i  fornai  proprietari.  Le  rendite  dell'o- 
spedale, unitea quelle  della  chiesa  e  am- 
ministrate dalla  compagtiia,  sono  piutto- 
sto copiose.  Nel  paragrafo  Marinari  par- 
lo dell'istituzione  nel  1 8 1 4  f^tta  dalla  Pia 
unione  di  $.  Paolo  nella  suddescritta  chie- 
sa e  trasferita  in  quella  di  s.  Maria  del- 
la Pace,  per  ringraziare  la  ss.  Trinità  pe* 
doni  e  privilegi  concessi  alla  ss.  Vergine. 
Ne  tratta  il  sacerdote  Coslanzi,  L'Osser» 
valore  di  Ronia^  1. 1 ,  p.  23 1 .  Inoltre  nel- 
la chiesa  si  fa  l*  annua  e  solenne  esposi- 
zione delle  Quarant'ore.  Sembra  che  ora 
si  vada  a  restaurarla. 

I  fornari  tedeschi  nel  rione  di  s.  Eu- 
stachio nel  1487  fondarono  la  confrater- 
nita nella  chiesa  di  s.  Elisabetta,  0  della 
Visitazione  della  B.  Vergine,come  la  chia- 
ma il  Fanucci ,  e  minacciando  la  chiesa 
rovina,  con  vago  disegno  la  riedificarono 
e  abbellirono.  Nel  contiguo  locale ,  già 
piccolo  monastero  di  monache,  poco  do- 


UN  I 
pò  l'erezione  del  sodalizio,  formarono  ti- 
no spedale  con  circa  12  leUi,  ricevendo- 
vi i  garzoni  dell'urte  infermi  e  della  sles- 
sa nazione  alemanna,  e  altri  poveri  tede- 
schi, facendoli  convenienlemenle  curare. 
Per  le  vicende  politiche  l'ospedale  cessò 
nel  declinar  del  passalo  secolo.  La  chie- 
sa esiste,  ed  è  governata  dalla  confrater- 
nita de'  fornari  tedeschi ,  il  cui  numero 
tuttora  è  notabile  in  Roma,  e  vi  esercita- 
no i  divini  iidhi.  Tulio  e  meglio  narrai 
nel  voi.  XXIX,  p.  114. 

I  fornari  garzoni  di  nazione  fiorenti- 
na nel  1606  eressero  un  ospedale  adia- 
cente alla  chiesa  dell'arciconfralernila  di 
s.  Gio.  Ballista  de'  fiorentini  della  della 
Pietà,  che  ne  assunse  l'amministrazione 
e  il  padronato;  la  quale  divenutane  pro- 
prietaria nel  1739,  con  rescritto  de'su- 
periori  vi  ammette  gl'infermi  poveri  e  na- 
zionali. Di  tutto  ragionai  ne'  voi.  XXV, 
p.  20,  LXXVIll ,  p.  71  e  75,  dicendo 
ancora  del  recente  e  notabile  restauro 
dell'ospedale.  Ne'possesside'Papi  concor- 
revano all'addobbamento  d'un  tratto  del 
la  via  da  loro  percorsa,  tanto  l'universi- 
tà de'fornari  italiani,  quanto  l'universi- 
tà de'fornari  tedeschi,  che  1'  università 
de'garzoni  de'fornari  fiorentini. 

Frullaroli.  F.  il  paragrafo  Ortolani 
di  quest'  articolo. 

Giubbonari,  V,  il  paragrafo  Sartori 
di  quest'  articolo. 

(iurt/iftì!/'i.  L'uni  versila  de'guantari  fa- 
citori di  Guanti  (/^.),  dopo  essere  stali 
uniti  all'università  de  Mercanti  Merda- 
riy  come  riferirò  in  tal  paragrafo,  avea  la 
sua  compagnia  e  cappella  propria  nella 
chiesa  di  s.  Salvatore  delle  Coppelle,  co- 
me attesta  Venuti ,  Roma  moderna ,  p. 
34  I ,  ed  io  descrivendo  la  chiesa  notai  nel 
voi,  LI,  p.  24B.  Il  guanlaroo profumiere 
sanese  lUililio  Brandi,  ovvero  come  altri 
vogliono  di  s.  Geminiano  diocesi  di  Vol- 
terra, governatore  deirurciconfraternita 
della  Pietà  de'fiorentini,  non  solamente 
in  Roma  istituì  le  oblute  Filippine  (/^.), 
e  nel  1607  la  confraternita  delle  ss.  Cin- 


UNI  i33 

que  Piaghe  di  Gesù  Cristo,  con  oratorio 
e  chiesa  sotto  l'invocazione  di  s.  Filippo 
Neri  a  strada  Giulia  e  dello  s.  Filippino 
dal  Bernardini,  di  cui  il  Piazza  tratta  an- 
che neW Eusei^ologio  Romano,  par.  2,  p. 
i38,  dicendo  dell'  opere  di  pietà  eserci- 
tale da'  coufrati.  Del  Brandi  e  del  recen- 
te nobile  restauro  delia  chiesa,  feci  ulte- 
riore ricordo  nel  voi.  LXVI,  p.  19.  Que- 
sta cominciata  nel  162  3,  per  la  fretta  cui 
fu  compita,  nel  1728  la  riparò  Benedet- 
toXIll  a  sue  spese,  comechè  divotissimo 
di  s.  Fdippo,  ed  al  suo  altare  aggiunse 
quelli  del  ss.  Crocefisso  e  di  s.  Trofimo 
arcivescovod'Arles,  edi  sua  mano  li  con- 
sagrò a'  1 7  ottobre,  ordinando  al  Senato 
Romano  di  offrirvi  animalmente  un  ca- 
lice d'argento,  come  l'unica  chiesa  in  Ro- 
ma intitolata  ni  santo  e  28  anni  dopo  la 
sua  morte  (poi  l'oblazione  fu  tralasciata 
per  le  vicende  de'tempi,  bensì  facendosi 
a  s.  Maria  in  Vallicella,  ove  riposa  il  cor- 
po di  s.  Filippo).  La  chiesa  e  l'oratorio 
decaduti,  anche  per  l'inondazioni  del  Te- 
vere del  i8o5  e  del  1846,  mosse  il  pio 
zelode'confrali  a  que'solidi  ristauri  e  ab- 
bellimenti, che  eseguili  solto  l'assidua  e 
intelligente  direzione  di  mg.'  Filippi  Pi- 
chi  di  Cortona  (eminentemente  beneme- 
rito della  chiesa  de*  ss.  Venanzio  e  Anso- 
vino  de'camerinesi,  della  quale  parlai  in 
tanti  luoghi,  e  della  sua  pia  unione  del 
s.  Cuore  di  Maria,  sino  a  renderla  vera- 
mente degna  di  Roma,  per  un  complesso 
di  pregi  che  non  è  dato  descrivere  in  po- 
che parole) ,  già  cappellano  segreto  di 
Gregorio  XVI  e  al  presente  del  regnan- 
te Pio  IX,  si  completarono  nel  i854  e 
riuscirono  quali  l'erudita  penna  di  Luigi 
Dall'Olio  ben  descrisse  nel  n.**  i44  ^^^ 
Giornale  di  Roma  a  p.  601  (sebbene  per 
menda  tipografica  comparisce  609),  a  me 
non  essendo  permesso  dir  più  a  motivo 
dell'incidenza  del  racconto.  Solo  rileve- 
rò collo  scrittore  e  per  quanto  ammirai 
co'miei  occhi,  che  la  chiesa  (del  meno  an- 
tico apostolo  di  Roma ,  il  quale  in  essa 
non  ha  propriaoieutc  questa  sola  chiesa 


|34  UNI 

pubblica,  poicbè  vi  è  la  chiesa  di  s.  Fi- 
lippo ^}e\\'  Ospizio  deConvertendì,  olire 
i  molti  nlinri  a  lui  dedicati  in  diverse 
cbiese,  ili-^dequali  è  quello  della  chie- 
sa ót^' Filippini,  ove  sì  venera  il  suo  sacro 
corpo)  non  apparve  n^ai  così  bella,  ne  co- 
sì splendente  come  oggi  si  vede;  e  che  il 
suo  dire  autorevole  rettifica  in  alcune  co- 
se il  da  me  riferitone'luoghi  citali,  sebbe- 
ne procedei  co'descrillori  delie  opere  pie 
e  delle  cbiesedi  Roma.L'  arte  de'  guan- 
ti avendo  relazione  con  quella  óePellic- 
viari,  in  questo  articolo  può  vedersene  il 
paragrafo. 

Lanari,  Artls  Lauae  Urhls^  Univer- 
sitas  Lanigeriim  Urbis,  Colhgium  Ar- 
lis  Laniiiae  Urbis.  Anche  in  Roma  as- 
sai fiorì  l'università  e  l'arte  della  lana, 
e  fu  chiamala  nobile  collegio,  imperoc- 
ché 4  nobili  romani  n'  erano  presiden- 
ti, oltre  3  consoli  e  altri  uffjziali  /l/er- 
c^/?// matricolali, onde  va  tenuto  presen- 
te quel  paragrafo  di  quest'articolo.  I  lo- 
ro statuti  sìde'mercanti  di  drappi  o  pao- 
ni,che  dell'aite  della  lana,  approvati  da' 
senatori  e  conservatori  di  Roma, sono  an- 
lichis><imi,  nientre  leggo  nel  Senato  Ra- 
mano del  eh.  Pompi! j  Olivieri,  che  nel 
I  3  1 5  il  senatore  Gerardo  confermò  i  su- 
bii statuti  de' mercanti  di  drappi,  e  nel 
1817  gli  statuti  de'  mercanti  erano  già 
posti  in  buona  forma,  ed  esistevano  mss, 
in  pergamena  presso  i  consoli  della  sles- 
sa arte,  e  gli  statuti  dell'  arte  della  lana 
furono  conferniati  anche  nel  i  33 1  dq'vi- 
cari  del  senatore,  cui  seguirono  succes- 
sivamente ripetute  confcru>e  nelle  loro 
rinnovazioni.  A  Lapta  ragionai  di  tal  pe- 
lo pecoiino,  dell'antico  suo  uso  per  le 
Pesti,  portandosi  sempre  negli  antichi 
tempi  sulla  carne,  come  dico  nel  para- 
grafo Linarolij  della  cura  delle  gieggi 
lanute  (argomento  in  cui  tornai  in  lutti 
qtie'luoghi  ove  trovansì  le  più  eccellenti 
lane  e  le  piò  rinomale  n»auifallure ,  e 
m  questo  slesso  articolo  discorsi  delle  pe- 
core nel  paragrafo  Jffidatij  e  del  fumo- 
so vello  0  Toson  d!  oro  in  tale  ailicolo 


UNI 

ne  ragionai);  delle  migliori  lane,  delTar- 
le  e  de'  luoghi  ove  principalmente  fiorì. 
Del  gran  profitto  e  ricchezze  che  dalla 
lana  ne  trassero  gl'italiani,  i  cui  lavora- 
tori o  spacciatori  in  molti  luoghi  eret- 
tisi in  università,  divennero  tanto  potei)'' 
ti  ch'ebbero  parte  nel  governo  politico 
delle  medesime  e  loro  dominii;  e  di  que' 
di  Toscana  o  Firenze,  piò  sopra  ne  feci 
special  menzione,  vantando  un  Michele 
Laudo  pelliiiatore  di  lana  salito  alla  di- 
gnità di  gonfaloniere  delia  possente  re- 
pubblica fiorentina,  dal  1872  ali 382, 
Che  dell'arte  ne  furono  lavoratori  e  as- 
sai benemeriti  i  rehgiosi  Umiliati {V.)  q 
le  monache  Umiliate  (J-'^jj  e  che  alcu- 
ni ordini  religiosi,  come  i  Francescani 
{F.) ,  da  per  loro  tessono  i  propri  abili 
di  lana.  Della  efficace  protezione  accor- 
data da'Papi  all'arte,  cominciando  da 
Martino  V,  il  quale  col  breve  Cimi  inlcr 
caeteras,  de'3  maggioi42i,  ^«//.  Rom^ 
l.  3,  par.  2,  p.  4^9  ;  Jurisdictio  Consut 
lum  Arlis  Mercalurae  Pannornm  de  Ut» 
be  /uxta  artis  e/usdem  Statata  cogito- 
scendi  causas  quascumque  ndipsam  ar- 
lem  spectantes.  Tra'successorisi  distinse- 
ro s.  Pio  V,  il  quale  soojmiuistrò  delle 
somme  e  concesse  privilegi  a'  mercanti 
per  far  fiorire  Y  arte  della  lana,  dichia- 
rando che  i  suoi  consoli  dovessero  essere 
i  soli  giudici,  esclusa  l'ingerenze»  d'altri 
tribunali,  nelle  cause  tanto  civili, checrit 
minali  e  miste  spettanti  alla  stessa  arte. 
Anche  Gregorio  ]?CIII  'a  protesse,  e  Sislu 
V  in  modo  speciale,  anch'egli  conceden- 
do: Jurisdictio  Consnluni  Artls  Lanae  in 
Urbe,  elprivUcgia  Mercatonini  ejusdem 
artis,  Voleva  ridurre  il  Colosseo,  di  cui 
riparlai  nel  voi.  LXXlll,  p.  247,  ad  abi- 
tazione e  opifìcio  per  l'arie  della  lana.  In- 
oltre questa  prolessero  colle  sue  mani- 
fatture e  leindusUie  commerciali,  Ales- 
sandro VII  e  Clemente  IX.  Nel  pontifi- 
cato d'Innocenzo  XI  originò  il  gran  lani* 
flcio  òeW  Oipizio  apostolico  di  s.  Miche- 
le  (P.).  Furono  eziandio  benemeriti  del- 
l'arte Clemente  Xi,  e  Clemente  Xlll  col 


UNI 

bi-eve  Jtl  Pasloialis  dìgnìtalis  j  de'  1 5 
betlembieiy^S,  Bull.  Ror/i.cont.  l.  i,  p. 
170:  Coiifirrnatìo  novorum  Slatutorum, 
qiiae  Collcgiuni  Ards  Lanitiae  de  Urbe 
condidit,  prò  ipaius  collegii  ma  Jori  dire- 
ctione,  comodo,  et  utilìtale.  11  breve  con- 
tiene tutti  gli  statuti  rinnovati,  con  bella 
edizione  stampati  in  Roma  separatamen- 
te nel  I  ySg,  e  ne  darò  poi  un  cenno.  Al- 
cuni Consen'atorii  di  Roma  (A*.)  lavora- 
no la  lana ,  come  il  Conservatorio  delle 
Mendicanù  (T .);  e  Pio  VI  favorì  l'arte, 
e  particolarmente  il  lanificio  del  Conser- 
vatorio Pio  {V.).  Per  ultimo  nel  suddet- 
to articolo  ricordai  pure  le  benemeren- 
ze di  Pio  VII  e  Gregorio  XVI.  E  qui 
flggiungeiò  che  a'rispellivi  luoghi  cele- 
brai i  Papi  che  introdussero  nelle  Carce^ 
ri  di  Roma  e  altre  Prigioni  (l'.)  opificii 
di  lana  o  altre  materie,  secondo  i  provvi- 
<li  sistemi  penileuziarii  nel  grave  riflesso, 
che  quando  la  giustizia  punisce  un  colpe- 
vole, la  società  non  ha  soltanto  di  mira 
di  dargli  un  castigo,  che  gli  faccia  espiare 
il  delitto  e  che  inetta  timore  agl'imitato- 
ri; conserva  anche  la  speranza  di  miglio- 
rarlo dal  lato  della  morale  e  ricondurlo 
sulla  via  del  bene  ,  e  moltissimi  oziosi  e 
vagabondi  entrati  nelle  prigioni  senza  co* 
noscere  arte  alcuna,  ne  uscirono  con  ave- 
re imparato  un  mestiere,  che  servendo  al 
loro  sostentamento,  impedì  lorodicom- 
mettere  nuovi  delitti.  Inoltre  con  Fanuc- 
ci,  Delta  confraternita  de' ss.  Biagio  e 
Ambrogio  dell'  arte  della  lanaj  e  col 
Piazza,  Della  confraternita  de"  ss.  Bia- 
gio e  Ambrogio  de'coperlari  e  arte  dilla 
lana  a  s.  Lucia  de"  Ginnasi,  ragionai  del 
sodalizio  istituito  nel  i56o  senza  sacchi 
in  detta  chiesa,  della  quale  tenui  propo- 
sito pure  nel  voi.  L,p.  17,  du'mercanli  del- 
l'arte della  lana,  lorulavuranli  e  peltina- 
ri  sotto  l'invocazione  de'nouiinati  santi, 
nella  loro  cappella  a  destra  della  loro  por- 
ta minore.  11  Piazza  non  sa  rendere  ra- 
gione perchè  i  lanari  presero  a  patroni 
s.  Ambrogio  e  s.  Biagio,  forse  il  i.°  co- 
me rouiuuu  e  perciò  d'anti^u^divozioue 


UNI  i35 

in  Roma,  e  il  2.**  per  essere  sialo  marli- 
rizzato  con  pettini  e  graffi  di  ferro,  istro- 
menti  che  adoperano  alcuni  dell'arte.  £• 
gli  riporta  alcune  nozioni  sulla  lana ,  il 
cui  uso  dice  nato  dalla  necessità  dopo  la 
prevaricazione  d'Adamo  e  d'Eva,  che  re- 
se vergognosa  in  loro  e  ne*dtscendenti  la 
nudità,  oltre  l'ingiuria  de'lempi  che  re» 
ca  al  corpo  umano.  Lo  Spirito  Santo  ne* 
Proverbi  commendò  la  donna  forte,  per- 
chè, Quaesìvit  lanani  et  Unum,  et  opera- 
ta est  consìlium  manitum  suarum.  Della 
B.  Vergine  scrisse  s.  Epifanio,  che  operi 
lanae,  et  serici  wacabat,  e  fu  dessa  che  fe- 
ce a  Gesù  Cristo  la  Tonaca  inconsuiile 
[T .)  intessuta  colle  sue  mani.  Scrivendo 
s.  Girolamo  a  Leta,  Tesorta  a  questo  no- 
bile esercizio  tanto  utile,  anco  a  istruzio- 
ne delle  figlie:  altra  simile  esortazione  fe- 
ce a  Demetria  vergine.  Asserisce  Sveto- 
nio ,  che  Giulio  Cesare  non  volle  usare 
che  vesti  dì  lana,  fatte  dalla  moglie,  dal- 
le sorelle,  dalle  figlie  e  nipoti.  In  Mace- 
donia l'arte  era  in  grande  onore,  ed  eser- 
citata come  altrove  dalle  regine  e  dalle 
principesse;  onde  AlessandroMagno  igno- 
rando chela  lana  era  avversata  in  Persia, 
gì  scusò  con  Sisigambi  moglie  di  Dario, 
per  averle  donate  alcune   vesti  di  lana. 
Del  resto  l'università  della  lana  soppres- 
sa colle  altre  neh  801,  si  sciolse  il  soda* 
lizìo,  e  sì  quello  de'mercanti  e  fabbrican- 
ti, che  l'altro  de'Iavoranti  cessò  dalle  sue 
adunanze  nel  1 824;avverteudoPiazza  che 
i  mercanti  festeggiavano  s.  Ambrogio  lo- 
ro patrono,  ed  ì  garzoni  e  lavoranti  s.  Bia- 
gio the  veneravano  a  protettore.  Gli  sta- 
tuti  prescrisse» o,  oltre  le  visite  straordi- 
narie delle  botteghe  de'mercanti,  le  ge- 
nerali annue,  eseguendosi  da  appositi  re- 
visori, perchè  i  lavori  di  lana  d'ogni  sor- 
ta fossero  eseguiti  a  usod'artee  senza  in- 
ganno e  frodi.  Nelle  visite  si  esaminava 
ogni  di  appo  in  cui  nella  tessitura  entra- 
va la  lana;  si  escludevano  le  lane  vecchie 
con  gravi  multe,  anche  in  ispregio  al  giu- 
ramento fatto  da'mercanti  patentati,  d'e- 
sercitar r  urte  seuza  fraudi.  Si  esamina* 


i36  U  N  I 

vano  pure  le  bilancie,  le  stadere,  le  mi- 
sure, se  erano  giuste.  Coi  revisori  inter- 
venivano i  consoli,  ii  camerlengo,  il  curia- 
le ,  a' quali  il  collegio  somministrava   la 
carrozza  e  il  pranzo;  ed  a'irasgressori  fa- 
cevano pagare  le  multe  e  le  penali.  Per  le 
visite  straordinarie  ricevevano  in  regalo 
e  compenso  dal  collegio  per  ciascuno,  i 
consoli  e  il  camerlengo  mezza  libbra  di 
cannella,  i  revisori  una  libbra  di  pepe. 
Inoltre  il  collegio  faceva   visitare  ogni 
mercante  infermo  egli  dava  per  una  vol- 
ta un  pane  di  zucchero  di  3  libbre  ;  e  mo- 
rendo gli  faceva  celebrar  3o  messe,  ol- 
ire i  suffragi  de'  confrati,  distinguendo  i 
consoli  anche  colla  messa  cantala  ,  ed  i 
presidenti  con  solenne  funerale  nella  chic* 
sa  di  s.  Lucia  de'Ginnasi,  ove  i  mercanti 
alla  loro  cappella  con  proprietà  e  divozio- 
ne celebravano  la  festa  di  s.  Ambrogio, 
dovendo  in  lai  giorno  tener  chiuse  le  lo* 
ro  botteghe;  ed  alla  loro  volta  i  lavoran- 
ti nella  stessa  cappella  solennizzavano  la 
festa  di  s.  Biagio,  in  uno  all'  università 
tie'coperlari,  come  nota  il  Piazza  nell'^- 
merologio  di  Roma.  All'università  de'Ia- 
voranti  non  erano  soggetti  e  al  pagamen- 
to delle  tasse  ad  essa  ,  i  figli  e  fratelli  de' 
mercanti  che  lavoravano  nelle  botteghe 
de'propri  padri  e  germani.  Chi  non  avea 
la  matrice  o  patente,  non  poteva  tenere 
cardi  di  ferro  e  valche  (o  gualchiere,  e- 
difìzi  o  macchine  che  mosse  per  forza 
d'acqua  pestano  e  sodano  il   panno.  Vi 
«ono  due  sorte  di  gualchiere,  una  co'maz* 
zi  o  magli,  e  1'  altra  co'pistelli,  o  all'  u- 
so  d'  Olanda;  e  gualchieraio   dicesi  co- 
lui che  soprintemle  per  la  sodatura  de' 
panni  ),  ancorché  fosse  conciatore,  ro- 
vesciatore, tintore,  soppressatore,  car- 
datore e  altro.  JNiun  mercante  poteva  te- 
ner più  d'uno  spaccio.  Inoltre  negli  sta- 
tuti vi  sono  le  regole  pe'tessitori,  valca- 
tori,  tintori,  orditori,  cimatori,  sonpres- 
satori  e  liratorari.  Erano  stabiliti  i  prezzi 
e  le  tasse  de'Iavori  di  lana.  JNiun  mercan- 
te fallito  poteva  riaprire  bottega  o  nego- 
zio innanzi  d'aver  pagato  le  mercedi  a' 


U  N  I 
creditori  mercenari.  Le  altre  disposizioni 
sono  egualmente  lodevoli  e  morali,  van- 
taggiose all'arte  e  al  pubblico.  Quanto  a' 
Tessitori  eA  a'Tinlori,  ne  tratto  al  para- 
grafo loro.  Ora  esiste  la  deputazione  di 
manifatture  de'drappi  di  lana  composta 
del  presidente  e  di  4  deputali,  negozian- 
ti e  fabbricatori.  Quanto  alla  ricordata 
chiesa  di  s.  Lucia  deGinnasi  debbo  av- 
vertire  che  il  Papa   Pio  IX    soppresse 
V Ospizio  di  s.  Lucia  de  Ginnasi (P^.)^  e 
l'um  all'ospizio  ecclesiastico,  di  cui   ri- 
parlai nel  voi.  LXXVIII,  p.  67  e  altro- 
ve, concedendo  la  chiesa  all'arciconfra- 
lernita  di  s.  Antonio  di  Padova,  che  sta- 
va nella  chiesa  di  s.  Maria  in  Puhlìco- 
lis^  padronato   de'  principi    Santacroce 
(f"' .)■  Tale  Sodalizio  fu  da  Innocenzo  X 
dichiarato  confraternita  col  breve  de' i  5 
giugno  1649,  indi  da  Alessandro  Vile- 
levato  ad  arciconfiaternita  col  breve  de* 
3  agosto  i655,  e  finalmente  Innocenzo 
XI  la  confermò  e  arricchì  di  molle  in- 
dulgenze col  breve  de'7  settembre  1684. 
Librari ,     Universitas    Librarioruni 
Urbis j  Socielas  Bibliopolarum.  La  con- 
fraternita del   loro  patrono  san   Tom- 
maso d'  Aquino  ,  altro  essendo  s.   Gia- 
vanni  di  Dio  fondatore  de*  benfratelli 
per  avere  esercitalo  l'arte,  fu  eretta  nel 
I  600  dal  p.  Gio.  M."*  Guagnelli  o  Guan- 
zelli,  Maestro  del  s.  Palazzo  apostoli- 
co  e  poi  vescovo  di  Polignano,  e  nel  rio- 
ne Pa rione  ebbe  e  possiede  la  Chiesa  di 
s.  Barbara^^vA  dei  religiosi  gesuali, par- 
rocchia e  titolo  cardinalizio;  esistendo 
già  come  università  e  compagnia,  e  sino 
al  I  6og  in  unione  agli  operai  e  proprie- 
tari delle  Stamperie  ^  Societas  Impres- 
soruniy  da'  quali  allora  si  divisero.  Già 
e  fino  dal  pontificalo  di  s.  Pio  V  gli  stam- 
patori aveano  istituita   una  compagnia 
nella  chiesa  di  s.  Agostino,  sotto  l'invoca- 
zione della  ss.Concezione  e  de*4  principa- 
li ss.  Dottori  della  Chiesa,  ed  aloroeransi 
uniti  i  librari.  Gli  statuti  de'librari  furono 
confermati  da  Clemente  X,  ne' quali  si 
dispone  la  trimestrale  distribuzione    di 


U  NI 
3  oncie  di  pepe,  da  fnrsl  dal  governato* 
re  del  sodalizio  a'confVati  più  diligenti 
tieli'intervenire  airunizialiira  della  chie- 
sa. Vestono  i  confrati  sacco  di  tela  bian- 
ca ,  con  uno  cintura  di  cotante  rosso  e 
aiozzetta  di  saia  neia,  con  sopra  l'edigie 
di  s.  Tommaso  d'Aquino  principale  pro- 
tettole, dottore  angelico  della  teologia, 
principe  e  lume  de'lellerati  ecclesiastici. 
Al  suo  altare  si  venera  la  sua  immagi- 
ne e  quella  di  s.  Giovanni  di  Dio,  cre- 
duta pittura  di  Francesco  Ragusa  e  ri- 
toccata da  Luigi  Garzi,  il  quale  colorì  la 
s.  Barbara  sull*  altare  maijgiore  (la  cui 
statua  nella  fitcciala  esterna  scol[)ì  Am- 
brogio Parisi),  altra  patrona  de'  librai  , 
oltre  tutti  gli  altri  allVescbi  della  chiesa 
e  dell'altare  del  ss.  Crocetìsso.  Della  chie- 
sa ,  come  filiale  della  basilica  di  s.  Lo- 
renzo in  Damaso,  trattano  il  Bovio,  La 
pietà  trionfante,  a  p.  i5o;  e  il  Fon^eca, 
De  basilica  s.  Laureniiiin  Damaso, con 
alcune  notizie  di  s.  Carbara  vergine  e 
martire,  delle  quali  dovei  trattare  in  più 
luoglii,  per  le  diverse  opinioni  sulla  pa- 
tria e  altro,  dicendosi  di  Scandriglia  quel- 
la venerata  in  quel  paese  tli  Sabina.  Ad 
evitare  ripetizioni,  il  qui  riportato  in  cor- 
sivo ricorda  gli  articoli  ove  ragionai  del- 
l'università e  del  sodalizio.Quanlo  all'u- 
tilissima arte  del  Libraio^  massime  dopo 
l'invenzione  della  Stampa,  perchè  con- 
serva e  abbellisce  i  Libri  ed  i  frollimi  , 
per  le  pubbliche  Biblioteche,  che  aotica- 
mente  le  aveano  contigue  anche  le  Ba' 
siliche  e  altri  Templi ,  e  per  le  private 
Librerie,  in  tali  articoli  ne  trattai.  Il  Mor- 
celli  disse  latinamente  l'arte  della  stam- 
pa :  Ars  nova  Libraria  codicibus  beni- 
gnìssimo  invento  multi plicandis.  Gli  sta- 
tuti dell'  università  degli  stampatori  esi- 
gevano negli  esercenti  l'arte,  onde  essere 
patentati,  l'esame  d'idoneità  e  altri  re- 
quisiti. Tullavolta  i  Papi  concessero  ad 
alcuni  l'apertura  di  Stamperie,  senza 
osservare  gli  statuti  dell'università, come 
fece  Clemente  XI  nel  i  7  i  5  col  Salvioui, 
quaodo  l'autorizzò  ad  aprire  la  sluiripe- 


U  N 


,37 


ria  neir  Università  romana.  V  arie  in 
quest'ultimi  anni  Ita  fatto  grandissimi 
progressi,  ed  a  p.  620  del  Giornale  di  Ro' 
ma  del  i856  si  parla  de'più  grandi  tor- 
chi a  8  cilindri  che  nello  spazio  d'un'o- 
ra  stampano  20,000  fogli. 

Linaroli.  L'  università  avea  la  sua 
cappella  nella  Cliiesa  di  s.  Maria  ad 
Martyres,  già  famosissimo  Tempio  del 
Pantheon  (  A  .),  per  attestato  del  Piazza  ; 
e  per  quello  di  Cancellieri  addobbava 
un  tratto  della  strada  peicorsa  da'Papi, 
quando  con  sontuosa  cavalcata  prende- 
vano possesso  della  proto-basilica Latera- 
nense,  loro  cattedrale.  Il  lino,  liniis,  de- 
riva dalla  pianta  detta  da  Linneo,  Li' 
num  US  itali  ssimiini  ,  dalla  quale  secca  e 
macerata  si  cava  materia  atta  a  filarsi 
per  far  panni  detti  perciò  Pannilinii^y.). 
Nel  pettinarlo  si  trae  il  capecchio  e  la 
Sloppa,  nel  quale  articolo  notai  quelli  ia 
cui  principalmente  ne  trattai ,  e  quanto 
si  forma  con  tal  materia  negli  usi  comu* 
ni,  come  tele,  corde  e  funi,  f'esli(V.)  ec. 
La  canapa  o  canape,  cannabis^  è  quel- 
l'erba della  quale  esce  filo  simile  al  lino. 
Credesi  da  alcuni ,  che  la  pianta  del  li- 
no sia  originaria  dell'Egitto:  certo  è  che 
essendo  divenuta  comune  per  tutta  Eu- 
ropa,molte  sono  le  varie  sue  specie.Anti- 
chisstme  sono  le  vesti  di  lino  tra  gli  egizi  e 
gli  ebrei  ed  altre  nazioni. La  tela,/m/(?/«^j, 
è  quel  lavoro  di  fila  tessute,  che  si  prende 
per  tutto  quello  che  in  una  volla  si  mette 
in  telaio,  e  più  comunemente  s'intende 
di  quella  fatta  di  lino.  Egli  è  a'sidonii  e 
generalmente  a'  fenicii  che  si  attribuisce 
l'invenzione  della  tela  di  lino,  poiché  non 
sembra  che  gli  antichi  facessero  uso  della 
tela  di  canapa,  benché  essi  impiegassero 
sino  da'  tempi  d'  Erodoto  la  scorza  di 
quel  vegetale  per  fabbricare  i  cordami  e 
turare  i  vascelli.  Allorquando  i  romani 
ignoravano  ancora  1'  uso  della  tela  ,  gli 
uomini  di  alta  condizione  tra'sannili  por- 
tavano quel  tessuto.  I  Bagni  e  le  Tenne 
(K)  furono  principalmente  introdotti 
dalla  uecessilà  j  ulloi quando  uou  U!>aa' 


i38  U  N  I 

do^i  ancora  sulla  carne  le  tele  di  Uno  , 
costuiuavasi  di  lavate  i  corpi  ogni  gior- 
fio  nei  pubblici  e  privati  bagni  per  net- 
tarsi  dalle  lordure,  che  restavano  sulle 
carni  a  cagione  de'vestimenti  di  lana,  pe' 
quali  può  vedersi  il  paragrafo  Lanari. 
Beucbècirca  il  secolo  I X,  secondo  alcuni, 
si  cominciarono  a  fabbricare  delle  tele 
colla  canapa,  nondimeno  il  loro  uso  di- 
venne a  poco  a  poco  generale  ne*  secoli 
XI  II  e  XI V,  per  cui  cessò  l'abituale  costu- 
me de' bagni  quotidiani,  che  sembrava- 
no esigere  l'impiego  della  luna  per  le  ve- 
sti poste  immediatamente  a  contatto  del- 
la pelle.  Singolare  è  l'osservazione  igie- 
nica, che  da  quell'epoca  in  poi,  almeno 
dal  secolo  XV,  scomparvero  pure  le  schi- 
fose e  tormentose  malattie  cutanee  della 
lebbra  e  simili ,  che  aveano  costretto  i 
popoli  ad  erigere  ne'suburbi  o  nelle  stes- 
se città  Ospedali [F.) o Lazzaretti {T^.), 
onninaniente  riservati  alla  cura  de' leb- 
brosi e  alne  malattie  contagiose  e  di  Pe- 
stilenza  (^'.).  Non  si  deve  om mettere  il 
rilievo,  che  la  lana  si  usa  tuttavia  sulla 
carne  ,  come  preservativo  salubre  ,  ma 
con  genere  e  metodo,  che  non  produce 
que'  mali  che  altra  volta  le  si  attribui- 
rono. Sull'arte  di  tingere  le  tele,  anche 
per  impressione,  diverse  sono  le  opinio- 
ni, circa  all'antichità  dell'introduzione. 
Quanto  alla  Pittura  (F.)  sulle  tele,  il  Mil- 
lin  crede  cominciasse  a*  teujpi  di  Nero- 
ne ;  e  dopo  il  rinascimento  dell'arti,  per 
lungo  tempo  si  dipinse  sul  legno  o  sul 
rame,  oltre  la  pittura  a  fresco  e  talvolta 
all'encausto.  11  Oaldinucci  opina  che  la 
dipintura  sulle  tele  divenne  comune  al 
declinar  del  secolo  XVI,  e  ne  fa  grandi 
elogi,  per  la  facilità  con  cui  può  la  tela 
dipinta  avvoltar«»i  e  portarsi  attorno,  e 
perchè  le  tele  arrivano  a  qualunque 
grandezza,  e  si  ponno  con  esse  far  opere 
grandissime  (come  <|uella  di  recente  ini* 
piegata  pel  quadro  principale  della  me- 
tropolitana diSlrigouia  in  Ungheria,  il 
cherilevcii  in  tale  articolo),  il  che  non  av^ 
viene  delle  tavole.  Tornando  al  liuo,osser- 


UNI 

vanogli  eruditi,  che  se  nella  remola  anti- 
chità fu  conosciuto,  non  potersi  dire  co:>ì 
del  filo  e  dell'arte  di  filare;  laonde  alcuni 
popoli,  per  supplire  alla  mancanza  del  fi- 
lo, usarono  le  fila  delle  budella  d'alcuni  a- 
nitnali  selvaggi,  come  praticarono  per  la 
Scrittura  {l'.),  innanzi  che  da'cenci  del 
lino  si  ricavasse  la  Carta  (<lella  quale  e 
di  quella  di  bambagia  riparlerò  a  Ux\i- 
vERsiTA  Romana),  i  nervi  degli  animali 
ridotti  in  fila  tenuissime  ;  costume  adot- 
tato anco  da'greci.  Ma  ben  presto  gli  uo- 
mini che  copri vansi  da  principio  di  pelli 
d'animali,  si  applicarono  a  trarne  i  peli, 
come  pure  a  tiarre  altre  fila  dalle  piante 
filamentose,  a  riunirlo  col  mezzo  del  fuso 
e  a  formarne  un  filocontinuo.  Allora  do- 
vettero presentarsi  all'industria  umana 
il  lino,la  canapa, il  colooe,  equeste  piante 
supplirono  a  molli  bisogni.  La  tradizio- 
ne di  tutti  i  popoli,  lasciando  da  parte  la 
mitologia,  attribuisce  alle  donne  la  glo- 
ria d'aver  inventata  l'arte  di  filare,  di  tes- 
sere le  stoffe  e  di  cucirle.  L'uso  de'pao- 
nilini,  compresi  sotto  il  domestico  nome 
di  biancheria,  s'introdusse  nel!' onlina- 
ria  economia  del  vivere;  e  pare  che  pro- 
priamente le  camicie  di  lino  si  comincias- 
sero a  portare  sotto  gl'imperatori  roma- 
ni, e  Plinio  dice  che  le  donne  aveano  pu- 
re vesti  di  lino.  Del  lino  incombustibile 
detto  atnianto,  piuttosto  minerale  cono- 
sciuto col  nome  di  asbesto,  la  cui  arte  di 
filarlo  posseduta  dagli  orientali  fu  per 
lungo  tempo  ignorata  negh  occiden- 
tali, ne  riparlai  a  Sepoltura.  La  canapa 
è  una  pianta  erbacea  della  famiglia  del- 
l'orticate,  e  la  coltivata  è  chiamata  da 
Linneo  cannabis  sativa  ^  dicendosi  una 
e  l'altra  originaria  dell'Indie  orientali, 
ove  è  chiamata  cannabis  ìndica,  poscia 
naturalizzata  in  Europa,  massime  in  I- 
lalia,  e  in  diverse  proviucie  dello  stato 
pontificio  ove  è  d'eccellente  qualità.  Per 
la  sua  utilità  tanto  conosciuta,  s'  intro- 
dusse in  quasi  tutti  i  paesi,  co'filamenti 
dellaquale,  non  simili  certamente  a  quel- 
li del  linojsifaauo  dappertutto  corde  e 


U  N  I 

corilnnn,  vele  pe*  vnscelli,  e  tele  altresì 
|)iù  o  meno  belle  e  fine,  imperocché  può 
essere  dall'arte  in  diversi  modi  rufììnala. 
Il  suo  seme  serve  di  nutrimento  a'polli, 
per  la  fabbricazione  d'un  olio  dolcissimo 
(Io  produce  anche  il  lino  di  colore  ver- 
dognolo),  adoperato  nella  farmacia,  e  per 
l'infusione  delle  foglie  verdi,  il  cui  sugo 
ha  una  proprietà  narcotica  e  uhbriacan- 
le.  Mg/  Nicolai,  Memorie  sulle  Campa- 
gne di  Romay  nel  t.  3  ragiona  della  ca- 
napa e  del  lino  in  quali  luoghi  dello  stato 
pontificio  suole  meglio  prodursi;  ricor- 
da le  Provincie  della  IMarca,  dell'Umbria 
del  Lazio,  della  Campagna  o  Frosinone, 
del  Patriojonio,  ed  io  aggiungerò  le  Ro- 
magne;  non  che  del  tempo  di  seminare 
il  lino.  Si  ponno  vedere  i  seguenti  scrit- 
tori. Girolauio  Baralfaldi,  li  CanepaiOf 
Bologna    174'-   Mancadier,    Traiié  du 
chanvrcy  Paris  1758.  Lorenzo  Hervas , 
Memoria  sopra  i  vantaggi  e  svantaggi 
dello  stato  temporale  di    Cesena ^   ivi 
1776.  Rozier,  Mdmoire  sur  la  culture, 
et  le  ronissage  du  chanvre,  Lyon  1787, 
Àntoo  Maria   Curiazio,   Istruzione  per 
coltivare  il  lino  e  la  canepa  d'Olanda 
ne*  terreni  dello  stato  pontifìcio  ,  Roma 
J785.  Nuvolone  di  Scandalosa,  Ragio- 
namento pratico  sulla  col'ivazione,  ma- 
cerazione  e  preparazione  della  canepa^ 
Torinoi795.  Annibale  Vicnercali,  Me- 
moria ossia  istruzione  intorno  alla  col- 
tura del  lino,  Venezia  1780,  Antonio 
Turra,  Memoria  sulla  coltivazione  del 
lino.   Gio,  Battista  Trecco,  l^a  coltiva- 
zione e  il  governo  del  lino  Marzuolo , 
Vicenza  I  792.  Con  questo  paragrafo  bau- 
no  relazione  altri  di  questo  articolo,  co- 
me Tessitori.  Dopo  la  diffusione  del  co- 
tone pel  minor  costosi  preferisce  al  lino 
nell'uso  domestico,  però  i  tessuti  di  co- 
tone sono  vietati  dalla  Chiesa  per  l'uso 
iltiPannilini  sagri  (  /%).  Il  cotone  è  il  no- 
me di  molle  pianle  del  genere    Gossy- 
piuni  di  Lmiieo,  che  producono  una  ma- 
teria  della  quale  »i  ta  la  bambagia,  e  si 
chiama  ancor  eSsu  cotone,  Goasipiwn  ì 


UNI  139 

e  la  tela  di  bambagia  dicesi,  Textile  Gos- 
sipinuniy  vel  Xylinum.  Il  cotone  è  una 
specie  di  peluria  racchiusa  in    una   ca- 
psula unilamenle  a' semi  che  porta  l'al- 
bero del  cotone.  Qtiesl'albero  principal- 
mente cresce  nell'Indie  Orientali  e  Oc- 
cidentali, nel  Levante,  in  alcune  isole  del 
Mediterraneo,  nella  Sicilia,  nell*  Egitto, 
e  più  ancora  nell'Antille.  Il  cotone  cui 
ritalia  potrebbe  sì  facilmente  produrre 
in  abbondanza,  e  che  trae  in  parte  dall'e- 
stero per  alimentare  le  sue  filande,occnp<i 
in  questa  regione,  pe' diversi  apparecchi 
che  sidjisce,  un  gran  numero  di  braccia. 
Alcuni  dati  importanti  su  tale  industrii, 
che  prende  ogtii  giorno  [)iu  un  nuovo  svi - 
luppo,si  ponno  leggere  a  p.  998  del  Gior- 
nale di  Roma  (.\q\  I  856.  Interessante  è  pu- 
le l^articolo  pubblicato  nel  suppleinen- 
tool  n.**!  34  di  detto  G/or/m /e del  1857  e 
inlitolalo:  Imminente  imuffìcienza della 
produzione  del  coione.  L'  uso  del  coto- 
ne per  fabbricare  tele  e  stoffe  sembra 
molto  antico,  ed  i  fenicii  stabilirono  al- 
cune manifiitlure  di  quella  uiateria,  che 
portarono  alla  maggior  perfezione,  il  cui 
nome  precisamente  s'ignora.  Dopo  la  non 
aulica  introduzione  di;I  (neccanismo  del- 
le macchine,  i  filali  ed  i  tessuti  acquista- 
rono quella  perfezione  che  non  polevasi 
ottenere  per  mez^o  dell'operazioni  diret- 
te dalla  mano.  Da  che  i  meccanismi  per 
la  filatura  del  cotone  sono  stati  sostituì-» 
ti  alia  conocchia  e  al  fuso,  il  braccio  de- 
bole d'un  semplice  fanciullo  compie  esso 
l'opera  di  1000  filatori.  Mg.'  Nicolai  ael- 
1*  opera  citata  tiene  proposito  del  boni- 
bace  e  sua  coltivazione,  come  se  ne  cavi 
il  seme^  con  dettagli  suil'istessa  coltura. 
Domenico  M.*  Sestini  scrisse;  Memoria 
sopra  la  coltivazione  e  il  commercio  de* 
cotoni.  Macerata  1781, 

Maccllarij  Universitas  Macellario- 
rum  Urbis,  I  macellari  e  beccai  presso  gli 
antichi  romani  si  chiamarono  laniio  la-r^ 
nienne,  a  laniandis  carnihns.  Ne  parla- 
no Terenzio,  Eun.  a,  2,  26  ;  Tertullia- 
no, De  anima,  tap,  33;  Paolo  gituccuu^ 


i4o  UNI 

sullo  I.  ìS  pr.  dig.  de  insfruct.  y  e  Mar- 
ziale nel  lib.  6,  64,  dice  finda'lenipi  suoi 
che  i  macellai  distribuivatio  le  cai-ni  per 
tulli  i  /^7c/ e  compiti  di  Roma,  il  poeta 
Piudet»zio,v.498,  par  che  uobilili  i  ma- 
cellai, dicendo  che  da  essi  ebbe  origine 
l'anotomia  o  anatomia,  l'arte  cioè  di  ta- 
gliare e  scomporre  le  parti  costituenti  il 
corpo  animale,  la  qualeapplicandola  alla 
Diedicina  chiama  Laniena  Hippocratica. 
Vuole  Piazza,  seguendo  Giuliano  Mag- 
gio, che  il  vocabolo  /I/^ce//«/'0,  sia  deri- 
vato da  un  pessimo  individuo  chiamato 
Macello,  che  in  Roma  fu  condannato  a 
morte,  colla  conficca  de'beni,  da'censori 
Fulvio  ed  Emilio, colla  sua  casa  forman- 
dosi la  beccheria  pubblica  per  uccidere  gli 
animali  quadrupedi  per  uso  di  mangia- 
re, Laniena^  detta  dall'antico  proprieta- 
rio del  suolo  ^liìceWoyLanienuni.  Ne' tem- 
pi primitivi  di  Roma  il  Foro  Romano 
servì  come  mercato,  luogo  di  giudizi,  e 
come  piazza  di  adunanza  ue'pubblici  di- 
battimenti. Questi  usi  più  nobili  fecero 
insensibilmente  allontanare  àà  esso  il 
mercato  delle  cose  più  comuni  alla  vi- 
ta ,  e  si  cominciò  col  rivolgere  in  varie 
parli  della  città  i  mercati  più  clamorosi; 
quindi  un'area  alle  falde  del  Monte  Pa^ 
Ialino,  presso  il  Velabro  (delle  cui  acque 
riparlai  nel  voi.  LVIIl,  p.17  i  e  altrove) 
e  il  Circo  Massimo  fu  destinato  a  mer- 
cato di  buoi  e  di  altre  bestie  da  macello 
(de'cui  Mercanti  e  negozianti  parlo  a  quel 
paragrafo),  che  fu  detta  Foro  Boario  e 
già  esisteva  nel  4^6  di  Roma,  ed  ove  fu 
datoli  i.°  spettacolo  de' gladiatori  nel 
490;  e  siccome  ivi  si  vendevano  i  bovi, 
\i  fu  collocato  nel  mezzo  un  bue  o  toro 
di  bronzo  eginelico,  come  trasportato  da 
Egina,  forse  pel  narrato  nel  voi.  XXVI, 
p.  g.  L'area  di  questo  foro  era  circondata 
da  portici  e  da  taberne  o  botteghe.  Erau- 
vi  pure  i  Templi  di  M aiuta,  della  Fo'*- 
tuna  Pergine,  di  Ercole  Fincilore.  Fu 
nel  Foro  Boario,  già  Romano,  che  il  fa- 
moso Virginio  vedendo  non  esservi  più 
qaezzo  di  salvare  la  (ì^lia  Virginia  dal- 


Un  I 

l'infame  libidine  del  prepotente  decem- 
viro Appio  Claudio,  simulando  lo  sde- 
gno, tirando  in  disparte  la  figlia  e  avvi- 
cinandola alle  botteghe  o  taberne,  ed  ivi 
dato  di  piglio  ad  un  coltello  del  macel- 
laio, svenò  la  figlia  per  conservarla  libera 
e  onesta.  Ciò  produsse  quel  clamoroso  av- 
venimento che  nel  3o5  di  Roma  pose  fi- 
ne alla  tirannia decem virale.  La  denomi- 
nazione di  Foro  Boario  rimase  fino  al 
principio  del  V  secolo  dell'era  corrente, 
sottentrando  quella  di  Velabro,  e  nel  de- 
clinar del  VII  quella  della  Chiesa  di  s. 
Giorgio  in  F elabro.  In  altre  parli  della 
città  si  formarono  piccoli  mercati  col  no- 
me di  fori  e  di  Macella  ,  cioè  luoghi  do- 
ve a  guisa  di  Mercati  [F.)  vendevansi  o- 
gni  sorta  di  companatico,  ed  il  Nibby  con- 
viene che  Macello  die  loro  il  nome  pel  ri- 
ferito col  Piazza,  vocabolo  che  restò  poi 
alle  sole  botteghe  de'macellari.  Tali  fu- 
rono, come  descrive  il  JNibby  nella  Roma 
antica^  il  Macclluni  Fine  Sacrate  Fo- 
rum Cupedinis,  nome  che  prese  da  Nu- 
merio  Equizio  Cupedine  e  Romanio  Ma- 
cello capi-ladri  famosi, chenel  SyS  di  Ro- 
ma esiliali  sul  sito  elevato  delle  loro  a- 
bitazioni ,  presso  la  via  Sagra,  a  sinistra 
del  Tempio  di  Fenere ,  fu  stabilito  un 
mercato  di  commestibili, perciò  appellato 
Macelluni  e  Forum   Cupedinis.  Vi  si 
vendeva,  oltre  la  carne,  il  pesce,  i  pomi,  il 
miele  e  la  cera  dette  api  per  uso  della  me- 
dicina, in  una  parola  i  cibi  più  lauti  per 
fornire  le  mense  de'ricchi,  essendovi  pu- 
re molte  pizzicherie,  delle  quali  si  trat- 
ta nel  paragrafo  Pizzicaroli.  Dice  Nar- 
di ni,  nella  Roma  antica,  il  luogo  o  piaz- 
ze ove  si  vendevano  carni,  pesci,  erbaggi 
e  altre  cose  commestibili,  ebbero  i  nomi 
di  Foro,  di  Emporio  e  di  Macello.  Il  fo- 
ro del  Monte  Ce  Ho  o  Macellum  Magnani , 
così  detto  per  la  sua  vastità  ,  presso  la 
Chiesa  di  s.  Stefano  Rotondo.  Il  foro  del 
Monte  Esquilino  o  Macellum  Livianum, 
presso  la  Chiesa  de  ss.  Filo  e  Modesto. 
lu  tempi  a  noi  vicini  Pio  VII,  pel  deco- 
ro di  Roma  e  per  la  pubblica  sicurezza, 


UNI 

rimosse  dal  Foro  Romano  il  foro  boario 
o  mercato  dei  buoi,  ivi  nuovamente  in- 
trodollosi,  e  lo  stabili  fuori  della  Porta 
del  Popolo  a  sinistra  presso  if  Tevere  , 
restando  hI  precedente  il  nome  di  Piaz- 
za di  Campo  FaccinOy  della  quale  de- 
nominazione riportai  un'opinione  nel  voi. 
LUI,  p.  244  e  ^4^'  'I  nuovo  campo  lo 
circondò  di  mura,  ed  ivi  due  volle  la  set- 
timana si  tiene  il  mercato  di  bovi,  porci, 
agnelli  e  altri  animali  destinati  alla  mat- 
ta/ione o  loro  uccisione,  i  quali  sono  in- 
trodotti in  città  per  una  porta  praticata 
nelle  mura  incontro  a  quella  dei  detto 
campo,  cioè  nel  macello  puU)lico.  Que- 
sto vasto  edificio,  fatto  a  forma  di  altre 
città,  fu  eseguito  d'ordine  di  Leone  XII, 
il  quale  come  dissi  nella  sua  biografia  , 
volle  stabilito  un  locale  per  la  mattazio- 
ne di  tutti  gli  animali  le  di  cui  carni  ser- 
vono ad  uso  pubblico,  ed  affinchè  venis- 
sero tolti  i  pericoli  e  il  disordine  che  fi- 
no allora  derivava  da'macelli  privali  de* 
proprietari  macellari,  non  meno  per  la 
sanità  della  popolazione,  con  quelle  re- 
gole che  nella  medesima  riportai.  Abbia- 
mo i  Regolamenti  di  sanità  proposti  e  a- 
dottati fin  daliSi5  nello  siahilimenio di 
Mattazione  in  Roma  compilati  da  L. 
Metaxàf  Roma 1 836.  Ivi  si  dice  che  gli 
animali  domestici  destinati  a  nutrimento 
dell'uomo  van  soggetti  a  molte  infermi- 
tà, che  ne  alterano  essenzialmente  le  vi- 
scere e  le  carni;  e  talvolta  producono  pe- 
ricolose malattie  comunicabili,fra  le  qua- 
li Vantrace  o  carbone  che  dagli  anima- 
li si  propaga  sovente  fino  alla  specie  u- 
mana,  di  che  non  mancano  funesti  esem- 
pi e  frequenti.  Egli  è  per  questo  che  il 
prof.  Metaxà  nel  iSSy  pubblicò  in  Ro- 
ma: U Antrace^  i contagi  ec.  Inoltre  è  au- 
tore, Delle  malattie  contagiose  epizooti- 
che degli  animali  domestici,  Roma  1 8 1 6. 
Fu  benemerito  de'gabinetti  di  zoologia  e 
zootomia  óeW Università  Romana  (/  .), 
e  delle  cattedre  nelle  quali  ivi  insegnò. 
Ricavo  da  lui  ,  che  tutti  ì  legislatori  in 
ogni  tempo  ebbero  cura  ,  che  si  veodes- 


UNI  i4' 

sero  carni  salubri  ed  immuni  da  ogni 
sospetto  di  morbosità;  e  ne  fan  chiara  te- 
stimonianza gli  ammirabili  precetti  die- 
tetici del  vecchio  Testamento.  Nell'anti- 
ca Roma  l'ispezione  delle  carni  era  affi- 
data agli  edili,  che  facevano  gettar  nel  Te- 
vere le  bestie  sospette  o  malate,  e  mul- 
tavano chi  osasse  venderle  senza  che  fos- 
sero visitate.  Molto  più  imponente  n'èil 
bisogno  in  Roma  a'dì  nostri,  ov'è  liber- 
tà di  commercio,  ov'è  lecito  a  tutti  (ne 
in  tutti  può  supporsi  cognizione  e  lealtà) 
il  mercanteggiare  e  far  macello;  ove  po- 
ca fede  si  presta  alla  possibilità  di  contrai* 
morbi  col  mangiare  carni  infette;  ove  la 
più  gran  parte  della  campagna  serve  di 
pascolo  al  bestiame  straniero  che  vi  si 
porta  a  svernare,  con  ches^introducono 
non  di  rado  morbi  epizootici  e  contagio- 
si; ove  l'abbondanza  degli  armenti,  la  fa- 
cilità d'educarli,  l'estensione  de'fondi,  la 
dolcezza  del  clima,  la  rarità  delle  dottri- 
ne veterinarie,  non  fecero  mai  bastante- 
mente conoscere  la  necessità  di  prende- 
re cura  della  salute  degli  animali,  e  pre- 
venirne le  malattie.  A  tale  rilevantissimo 
oggetto  volse  le  provvidecure  Leone  XIF, 
col  chirografo  de'29  maggio  1825  ordi- 
nando in  Roma  un  pubblico  macello  o 
stabilimento  di  Mattazione,  parola  non 
italiana,  ma  sanzionata  presso  di  noi  dal- 
l'uso. Qitempene  arbitriuni  est  et  jus  et 
norma  loquendi.  Narrano  Fanucci,De//rt 
Confraternita  dis.  Maria  dellaQuercia, 
dell'arte  de' Macellari,ePìazza,DellaMa- 
donna  della  Quercia  de' Macellari y  che 
neli  523  l'università  dell'arte  de'macel- 
lari  istituì  la  propria  confraternita  sotto 
l'invocazionedis.  Maria  della  Quercia, la 
cui  insegna  portano  ì  confrati  sulla  spalla 
del  sacco  bianco  (anche  nell'esercizio  del 
loro  mestiere,  i  macellari  per  non  insan- 
guinarsi usano  una  specie  di  sacco  bianco 
e  zinale  simile).  Debbo  qui  con  breve  cen- 
no ricordare  il  già  narrato  di  sopra,  che 
antichissima  era  la  compagnia  de'macel- 
lari^  benemerita  per  avere  custodita  e  di- 
fesa la  celeberrima  immagine  Acheropita 


1^1 


U  J\  I 


del  ss.  Salvatore,  esistente  nel  satilunrio 
dello  Scala  Santa  (/^ .),  per  cui  dal  de- 
clinar del  secolo  XI  sinoali55o  godè  la 
prerogativa  di  accompagnarla  nelle  so- 
lenni processioni,  armati  di  corazza  e  ce- 
lala con  bastoni  infuocali,  e  perciò  detti 
lu  Compagnia  degli  Stizzì,  per  cui  go- 
deva il  privilegio  di  hberare  un  condan- 
nalo a  morte  nella  festa  dell'Assunta.  Ciò 
che  die  origine  alla  confraternita  reputo 
meglio  riferirlo  col  Bombelli ,  Raccolta 
dell*  immagini  della  B.  F ergine  ornate 
della  corona  d'oro  dal  capitolo  Fatica- 
tìOji.  3,  p.  i4i.]>'eli4i7  in  Viterbo  un 
tal  Ballista  di  professione  chiavaro  (Cla- 
\aro  cjiial  cognonie  lo  dice  Venuti,  Cal- 
care Kibby),  lisce  dipingere  sopra  una  te- 
gola quadra  la  B.  Vergine  col  Bambino 
in  atto  di  benedire,  e  la  sospese  in  una 
quercia  nella  sua  vigna  tra  Viterbo  e  Ba- 
gnala ,  per  /omento  a*  passeggieri  di  ri- 
cordarsi della  Madre  di  Dio  e  raccoman 
darsi  a  lei,  come  osserva  Panciroli.  Ivi  ri- 
mase per  Scanni  illesa  dell'intemperie, 
quando  neh 447  ^'-  P'^**  Domenico  Al- 
berti romitodis.  Michele  Arcangelo  l'in- 
volò per  arricchirne  il  suo  romitorio  lun- 
gi un  miglio.  Ma  la  ss.  Immagine  se  ne 
tornò  alPanlica  quercia  con  islupore  del 
romito,  il  quale  però  nulla  palesò  del  suo 
ardito  allentato,  ne  del  miracoloso  ritor- 
no. Dopo  qualche  tempo  eseguì  il  mede- 
simo furto  divoto  la  viterbese  Bartolo- 
meo,  ed  essa  ancora  loi.lo  rivide  la  ss.  Im- 
magine nella  sua  quercia.  Nondimeno  , 
dubitando  del  portento,  volle  riprender- 
la e  la  chiuse  sotto  chiave,  ma  nel  riapri- 
re il  luogo  ove  Tavea  collocala  non  piò  la 
trovò;  e  sebbene  si  convinse  del  miracolo 
anch'esiga  a  ninno  lo  palesò.  Finalmente 
un  cittadino  viterbese  camminando  pres- 
so la  quercia  che  conteneva  la  ss.  Imma- 
gine, all'improvviso  si  trovò  sorpreso  da 
alcuni  nemici  per  ucciderlo.  Non  sapen- 
do come  liberarsene,  veduta  l'Imma- 
gine pendente  dall'albero,  si  ricovrò  sotto 
di  esso,  inginocchioni  con  fervore  invo- 
cando il  patrocinio  di  Maria^  la  quale  lo 


\  UNI 

tolse  lord  di  vista  e  salvò.  Tornato  que- 
sti a  Viterbo  denunziò  a  lutti  la  prodi- 
giosa sua  liberazione  da  certa  morte;  allo- 
ra anco  il  romito  e  Bartolomea  narrarono 
quanto  loro  avvenne,  onde  nel  14^7  su- 
bito si  vide  la  quercia  accerchiata  d*  ac- 
correnti divoti  con  numero  imnienso,  pei* 
riportarne  grazie  e  favori.  In  breve  per 
le  oblazioni  de'fedeli  ivi  si  formò  una  pic- 
cola chiesa,  con  contiguo  convento,  che 
Paolo  li  assegnò  a'domenicani,  e  succes- 
sivamente divenne  celebratissimo  san- 
tuario. Alcuni  viterbesi  mercanti  di  be- 
stiame promossero  in  Roma  con  parti- 
colar  fervore  la  divozione  alla  Madonna 
della  Quercia,  poiché  è  dipinta  tra  due 
rami  di  quercia,e  uniti  in  corpo  colla  com- 
paguiae  università  de'macelhiri  nel  pon- 
tificato d'Adriano  VI  dierono  principio 
alla  con  fra  terni  la,  il  cui  successore  Cle- 
mente VII  concesse  con  breve  de'3o  a- 
gostoi532  (che  altri  pretendono  antici- 
pare e  attribuire  a  Giulio  II),  la  chiesa  di 
s.  Nicola  di  Ccipo  di  Ferro  nel  rione  Re- 
gola,  così  nomata  dall' omonima  piazza 
che  lo  prese  dal  magnifico  palazzo  de'Mi- 
gnauelli,  ora  Spada,  già  abitato  e  posse- 
duto dalla  lamiglia  e  cardinal  Capo  di 
Ferro;  dicendola  il  Martinelli  Ecclesia 
s.  Nicolai  prope  douiiim  de  ^Capile  Fer- 
reo. Si  disse  anche  s.  Nicola  della  Cate- 
na per  essere  slato  sotto  alla  parrocchia 
di  s.  Tommaso  della  Catena  filiale  della 
basilica  di  s.  Lorenzo  in  Damaso,  poi  de' 
ss.  Gio.  e  Petronio  de'bolognesi.  11  soda- 
lizio vi  espose  alia  pubblica  venerazio- 
ne una  copia  della  ss.  Immagine  dipinta 
in  tavola,  e  riprodotta  dal  Bombelli,  so- 
spendendola ad  un  ramo  di  quercia  d'ar- 
gento, e  restaurando  la  chiesa.  Per  le  gra- 
zie dispensate  dalla  B.  Vergine  a'roma- 
ni,  la  chiesa  perde  l'antico  nome  di  s.  Ni- 
cola, e  anco  di  s.  Antonio,  e  si  disse  della 
Madonna  della  Quercia,  eziandio  per  a- 
ver  l'universilà  de'macellari  posta  sulla 
chiesa  l'iscrizione  che  apprendo  da  Fa- 
nucci:  B.  Mariae  de  Quercu  templum  ab 
VnivtrsilalcMacdlariorwninstauraius, 


UNI 

Sisto  V  la  vUìih  e  aniccln  d'indulgenze, 
e  il  capitolo  Vaticnno  autenticò  la  cele- 
brila tlel  cullo,  colla  corona  ci'  oro  che 
le  olFrì  nel  1670.  Il  sodalizio  si  esercilò 
ivi  con  decorosa  nfiìziatura  nelle  pie  o- 
pere,  distribuendo  doli  alle  povere  zitelle 
dell'  arte  ,  visitando  i  confrati  infermi  e 
soccorrendoli  anche  col  medico,  ì  defunti 
accompagnando  alla  sepoltura  e  suffra- 
gandoli; e  celebrando  la  festa  della  B.  Ver- 
gine, non  \'S  luglio  giorno  di  sua  Appa- 
iÌ7Ìoiie,  come  si  celebra  a  Filtrho  y  ma 
nella  domenica  dentro  1*  8/  della  Nali- 
vilà,  nella  quale  avvenne  in  Viterbo  con 
sontuosa  pompa  la  sua  Traslazione.  Nel- 
la stessa  chiesa  si  formò  ancora  l'univer- 
sil?i  o  compagnia  de' garzoni  macellari, 
pelapiedi  e  tripparoli,  e  nelle  sedi  vacatili 
visitavano  in  corpo,  però  separatamente 
dalla  confraternita,  il  ss.  Sagramento  e- 
sposto  in  determinale  chiese.  Per  Tanti- 
chilà, minacciando  la  chiesa  rovina,  l'uni- 
versità de'macellari  generosamente  volle 
riedificarla  da'fondan)enli.  Pertanto  aÌ 
legge  nel  n.**i  582  del  Diario  di  Roma 
del  1727,  che  a'  20  settembre  mg.'  Gam- 
barucci  arcivescovo  d'  Amasia  e i.° mae- 
stro delle  ceremonie  pontificie,  piantò  la 
Croce  nelT  area  per  la  funzione  che  do- 
vea  fare  nel  dì  seguente,  domenica,  Papa 
Benedetto  XIII  per  la  collocazione  della 
I.'  pietra  fondamentale.  Indi  in  tal  mat- 
linaDenedeltoXlII,colleconsuete  forma- 
lità e  ceremonie,  benedisse  e  indi  pose  ne* 
fondamenti  lai."  pietra  quadrata,  entro 
il  cui  vacuo  ripose  il  Papa  3  medaglie 
d'argento  con  l'impronto  del  ss.  Salva- 
tore e  la  B.  Vergine,  di  8.  Pio  V  e  di  s. 
Domenico,  della  MadonnaRegina  del  cie- 
lo e  di  s.  Filippo  ;  ed  inoltre  3  Jgntis  Dei 
benedetti  coH'impronlo  della  ss.  Conce- 
zione, di  s.  Domenico  e  di  s.  Filippo, 
un'ampolla  d'olio,  e  una  pigna  d'incenso 
dorata;  leggendosi  sopra  la  pietra  la  cor- 
rispondente iscrizione  riprodotta  dal 
Diario,  ove  il  Papa  dice  in  honorem  ss. 
Firginis  Ma  iris  Dei  Mariae.  Dopo  la 
funzione,  Benedello  XIII  fece  un  fervo- 


UNI  143 

roso  e  zelantissimo  sermone.  L'  architet- 
to della  riedificazione  fu  il  cav.  Filip[)0 
Uauzzini.  Il  quadro  dell'altare  ukaggiore 
dipinto  dal  Caracci,  già  in  tempo  del  Ve- 
nuti non  eravi  più:  tuttavia  dice  il  Mel- 
chiorri,  che  l'attuale  è  di  sua  scuola,  e- 
sprimente  la  B.  Vergine  incisa  dal  Bom- 
belli.  Neir  altare  a  destra  il  Battesimo 
di  Cristo  è  di  Filippo  Barbieri;  in  quello 
a  sinistra  il  ss.  Crocefisso  fu  condotto  da 
Filippo  Evangelisti,  scolare  del  Luli,  pit- 
tore mediocrissimo,  ma  che  con  bei  modi 
e  con  un  po' di  protezione  seppe  farsi  te- 
nere autore  di  molle  opere cheiu  Roma 
si  amu)irarono  nel  passato  secolo,  allor- 
ché il  gusto  per  le  stravaganze  corlone- 
sche  erasi  allatto  perduto  :  queste  sono 
autorevoli  e  gravi  osservazioni  delNib- 
by,  il  quale  aggiunge.  Marco  Beaefial  di- 
pingeva per  l'Evangelisti,  il  denaro  di- 
videvasi  in  due.  Venuti  però  fra  loro  a 
questione,  ed  il  Benefial  separatosi  dal- 
l'Evangelisti, si  vide  rinnovalo  l'esempio 
della  Cornacchia  d'Esopo!  Certamente 
il  tempo  scuopre  tutto.  Nel  voi.  XLIV, 
p.  200  ,  celebrai  la  bella  divozione  del 
Mese  Mariano,  colla  quale  tulio  il  mese 
di  maggio,  il  più  giocondo  e  più  fiorilo 
tra'mesi  dell'anno,  è  consagralo  alla  Re- 
gina del  Cielo,  ed  in  Roma  fu  introdotta 
nel  collegio  Romano  circa  la  metà  del  se- 
colo XV III  ,  come  riporta  il  n.°i26  del 
Giornale  di  Roma  del  1 85 1 ,  dal  celebre 
gesuita  p.  Giuseppe  Mazzolar),  anche  con 
libretto  di  brevissime  meditazioni  ;  e  nel- 
la chiesa  del  Gesù  dall'altro  celebre  ge- 
suita p.  AlfonsoMuzzarelli  nel  pontificato 
di  Pio  VI.  Ri  uscì  così  commovente  e  frut- 
tuosa questa  nuova  divota  e  tenera  pra- 
tica, che  nel  seguente  anno  si  vide  su- 
bito esercitata  nella  chiesa  di  s.  Maria 
della  Quercia,  col  consenso  del  sodalizio, 
dal  zelante  rettore  della  medesima,  e  to- 
sto si  propagò  in  altre  chiese  della  città. 
R  iguardano  i  macellari  i  paragrafi  FaC' 
vinari  e  Affidati.  Narra  il  Nicolai,  Me- 
morie  sulV Annona  di  Ronia^  t.  3,  p.  2o3, 
che  nel  1789  Pio  Vi  ordinò  alcuni  ma- 


i44  u  N  I 

celli  normali,  aperti  a  conio  e  in  nmmi- 
nislrazione  del  principato,  per  conlene- 
re  ne'giusli  limiti  la  libertà  degli  altri  ven- 
ditori. 

Magazzinieri.  V.  il  paragrafo  Osti. 

Marinari.  Anche  i  marinari  (\^ Ford 
del  7ci^<?/'csi  fornjarono  rn  corporazione. 
Del  camerlengo  del  porlo  di  Ripetta{f^.), 
maestrato  che  esercita  va  giurisdizione  sui 
Mercanti  (come  dico  in  tale  paragrafò) 
ripali,  sui  marinari  per  noli  assicurati, 
condotlure  marittime  e  altre  dilFerenze, 
riparlai  nel  voi.  LXIV,  p.  60,  e  meglio 
nel  voi.  LXXV,p.  187,  dicendo  pure  del 
tiro  de'navicelli  co'bufFali:  da  esso  appel* 
lavasi  al  presidente  delle  Ripe,  carica  pri- 
ma esercitata  da  un  Chierico  di  Camera 
e  poi  dal  Tesoriere  Generale (F.)j\\  qua- 
le teneva  nel  porto  di  Ripetta  (/^.)  un 
giudice  per  amministrare  giustizia  a'ma- 
rinari  e  JBarcaroliy  nel  cfual  paragrafo 
sonovi  importanti  nozioni  che  si  compe- 
netrano con  questo  e  riguardanti  la  Sfa- 
rina pontifìcia  riunita  e  la  commercia- 
le: quanto  spetta  al  Tesoriere  e  ad  altri 
sul  Tevere^  in  tali  articoli  ne  ragionai.  Il 
sodalizio  de' marinari  essendo  nella  pic- 
cola chiesa  di  s.  Maria  in  Cappella  o  in 
Cuppella,  del  rione  Trastevere,  in  basso 
sito  sulla  riva  destra  del  Tevere,  nel  vi- 
colo  omonimo.  E comechè  originala  dal- 
la celebre,  propagata  e  benemerita  pia  u- 
nione  di  s.  Paolo  apostolo  (F.),  la  qua- 
le in  essa  venera  una  delle  sue  culle;  e 
come  questa  composi  a  de'  soggetti  piti 
ragguardevoli  del  clero  romano  ,  i  quali 
vi  esercitano  edificanti  opere  di  pietà  e 
la  ritengono  con  ogni  proprietà  e  nettez- 
za ,  siccome  mi  proposi  altrove  nell'  av- 
vertirlo, conviene  che  ne  raccolga  le  no- 
tizie. Cominciando  dal  vocabolo  ^  già  ne 
dissi  nel  paragrafo  Barilarì,  pel  sodali- 
zio che  per  molto  tempo  la  possedè,  no- 
tando che  la  chiesa  dedicata  a  s.  Maria, 
poi  delta  del  ss.  Salvatore  della  Pigna, 
da  un  vicino  albero  di  pino y  ad  Pineam, 
prese  poi  i  nomi  di  s.  Maria  e  s.  Giacomo, 
cioè  il  i.**pare  ripristinalo  quando  fu  da- 


U  N  I 
la  a  s.  Francesca  Romana,  istitutrice  d'un 
contiguo  ospedale,  e  fondatrice  dell'  O- 
blate  di  Tor  degli  Specchi  {/^.),  il  2.°  e 
coll'aggiunta  di  Cuppella,  allorché  le  o- 
blate  la  concessero  a'  barilari ,  secondo 
l'opinione  del  Panciroli  nel  1600,  e  del 
Venuti  nel  1767.  Il  Martinelli  che  nel 
i653  e  dedicata  a  Innocenzo  X  Pam- 
philj  pubblicò,  Roma  ex  ethnica  sacra, 
a  p.  210,  parlando  di  s.  Mariae  in  Ca- 
/7e//rt,  ecco  quanlo  disse.  Trans  Tiberini, 
inimo  ad  ejus  Rìpani;  sic  ex  vocabidi 
corruptione  ab  infrascripta  inscrìplio' 
ne  desunipla  (verba  enini  illa,  Quae  ap- 
pella tur  videntitr  in  inscripiione  legi 
siccon/uncta  Quae  appella)  sic  dietimi, 
Jnliquiun  et  ad  Pineani  vocatiimj  ut  ibi 
sequens  habet  inscriptio.  Dunque  Marti- 
nelli crede,  che  il  nome  attuale  di  Cappel- 
la lo  prendesse  da  un  errore  del  volgo, 
che  invece  di  leggere  nell'iscrizione,  quae 
appellatur^  accoppiò  le  due  parole  quae 
appella.  Ma  nel  luogo  ricordalo  osservai 
col  Panciroli,  col  Venuti  e  Nibby,  che 
Cappella  è  vocabolo  corrotto  e  derivato 
da  Copella  o  Coppella^  per  la  compagnia 
de'barilari.  Ecco  l'iscrizione.  -^  Anno 
Domini  mxc.  Ind.  xiii  mense  martii  die 
5t5,  Dedicata  est  haec  Ecclesia  s.  Mariae 
quae  appellatur  ad  Pineani  perEpisco- 
pus  Vbalduni  Sabinen.  et  Joannem  Tu' 
sculanensem  tempore  D.  Urbani  II  Pa- 
pacj  in  qua  sunt  reliquiae  ex  vestimentis 
s.  Mariae  Virginis.  Reliquiae  Petri  apo* 
stoliy  Cornelij  Papae,  CallistiPapae,  Fe- 
lici sPapae,  Hippolyli  mart.Anast.  mari. 
Melix.  Marmeniae  mart.  Da  Damaso 
vitani  post  morteni  Christe  redeniplor. 
Nel  1664  l'Alverici  diede,  Della  Roma 
in  ognislatOy  a  p.  898  descrive  la  Chie- 
sa di  s.  Maria  detta  in  Copella  e  della 
Pigna.  La  dice  edificata  verso  il  1090  e 
dedicata  a  s.  Maria  soprannominata  del- 
la Pigna,  come  dall'iscrizione  si  riporta  e 
esistente  nella  medesima  verso  la  porti- 
cella  della  sagrestia,  che  riproduce  ancor 
esso  con  alcune  insignificanti  variazioni; 
solo  noterò  che  la  Marmeniae  mart.  e- 


U  IN  I 
gli  Jfl  dilania  iManlftuuie.  Aggiunge, 
cli'ebbe  vicino  olla  cinesi  In  snn  cnsn  s. 
Francesca  Romana  vetlova  Fonziani,  al- 
iti quale  l'unì  quando  vi  fece  un  ospeda- 
le, e  allora  si  couiincic)  a  chiamare  s.  Sai- 
valore  (altri  col  Venuti  dicendolo  prima, 
e  cl»e  la  sanla  litmovò  il  lilolo  di  s.  Ma- 
lia). Dopo  la  morie  della  sanla,  avvenu- 
ta neliA4o,  sì  l'una  come  l'altra  rima- 
se in  dominio  delle  sue  monache,  ie  qua- 
li neh  540  l'T  concessero  alla  compagnia 
de'barilari,  per  le  loro  vive  istanze,  ed  i 
coniVati  la  rif'>d)bricai'ono  in  miglior  Tor- 
ina,  ponendovi  alla  custodia  un  cappella- 
no e  vi  ulliziavano  punluahnenle,  chia- 
mandola s.  Maria  in  Cappella  allrinn'ìi- 
ti  delta  in  Copella  in  similitudine  della 
loro  professione  di  barilari  o  copellari. 
Contenere  la  chiesa  3  altari,  compreso  il 
niaggioie,  nel  quale  si  venerano  l'initna- 
gini  delia  1j.  Vergine  e  di  s.  Giacomo.  Dal- 
la parte  dell'epistola  essere  la  delta  iscri- 
zione. Il  2."  altare  posto  dalla  parie  del 
vangelo  ,  ornalo  di  stucchi  e  armi  del 
principe  Camillo  Pampini],  è  dedicato 
alla  Natività  di  Gesù  Cristo  con  pittura 
in  tela.  11  3.*'altare  posto  dalia  parte  del- 
l' epistola  è  simile  al  precedente  di  fab- 
brica, di  stucco  earmi,  dedicato  alla  Na- 
tività della  Madonna,  similmente  dipinta 
in  tela.  Nel  pavimento  sono  due  sepoltu- 
re, con  iscrizioni  che  riporta.  La  i."  di 
Francesco  Alberloni  veruiano cappellano 
«Iella  medesima  e  morto  nel  1640.  L'al- 
tra di  Giacomo  Zarela  Tifernas^  defun- 
to nel  1622,  il  quale  istituì  una  cappella- 
nia  con  festa  anniversaria  in  onore  delia 
B. Vergine.  Quanto  al  Pamphilj,  convie- 
ne sapere  che  d.  Olimpia  IVlaidalchinisua 
madre  neh  653  avendo  comprato  il  vici- 
no giardino,  nel  seguente  anno  il  cogna- 
to Innocenzo  X  le  concesse  il  padrona- 
to perpetuo  della  chiesa,  per  cui  il  prin- 
cipe figlio  l'abbellì.  Però  le  rendile  del- 
l'ospedale  furono  poi  unite  all'  ospedale 
dis.  Gallicano, e  gli  avanzi  dell'antico  so- 
no in  alcuni  granari.  Lo  stesso  IMartinel- 
li  nella  Roma  ricercata  nel  suo  silo^  rife- 

VOL.  LXXXiV. 


UNI  i4') 

rìsce,  che  tra  i!  già  Ponte  Sublicln  e  Pon- 
te Rotto,  a  s.  [Marta  in  Cappella,  fu  prin- 
cipialo a  fabbricare  e  piantare  un  vago 
giardino  da  d.  Olimpia,  principessa  di  s. 
Martino,  lasciato  imperfetto  per  la  mor- 
te d'Innocenzo  X  suo  cognato.  Trovo  poi 
nel  Cancellieri,  //  Dlercato  ed  il  Palazzo 
Panfìliano  ,  che  Innocenzo  X  a*  i4  di- 
cembrei654  andò  in  leltiga  per  l'ultima 
volta  al  giardino  di  d.  Olimpia  ,  e  morì 
a*  7  gennaio  i655.  Questo  giardino  il 
Venuti  lo  dice  contiguo  alia  chiesa  ver- 
so quella  di  s.  Cecilia,  ragguardevole  per 
l'amene  prospettive  del  Tevere  e  pel  suo 
bel  casino.  Il  Piazza,  Emerolo^io  di  Ro- 
wz<7,a'f)  marzo  festa  di  s.  Francesca  Ro- 
mana, nell'enumerarc  le  chiese  ove  si  ce- 
lebra, vi  comprende  quella  di  s.  Maria 
in  Cappella  in  Trastevere  sulla  sponda 
del  Tevere,  ove  già  era  l'ospizio  de' pel- 
legrini, a'  quali  la  s.  Matrona  assisteva 
con  gran  carità  e  serviva  loro,  pel  suo 
grande  amore  verso  lì  io  e  verso  i  poveri. 
E  che  in  un  piccolo  angolo  nel  line  ilclla 
chiesa  conservavasi  un'antica  memoria  di 
questa  santa  e  della  sua  esemplarissima 
carità. Forse  sarà  l'iscrizione  prodotta  dal* 
l'Alveri  e  collocata  presso  l'ingresso  sotto 
la  cassetta  dell'elemosine.  Abscondile  E' 
leeniosynani  in  sinii  pauperum,  et  ipsa 
orahit  prò  vohis.  Il  medesimo  Piazza  a* 
2.5  luglio,  parlando  della  festa  di  s.  Già- 
cou)0  apostolo,  riferisce  che  si  celebrava 
ancora  nella  «  chiesa  ovvero  oratorio  de* 
Barilari  in  Trastevere  detta  già  s.  Maria 
in  Cappella  ,  ove  s.  Francesca  Romana 
vi  unì  la  sua  casa  per  farvi  un  ospedale, 
della  quale  si  racconta,  che  appigionan- 
dosi a  donne  di  mala  vita,  o  morivano 
presto,  o  si  convertivano".  I  marinari  .so- 
levano adunarsi  nella  piccola  chiesa  di  s. 
Maria  della  Torre,  come  la  chiama  Pan- 
ciroli  cogli  antichi  scrittori,  o  del  Ruoti 
Viaggio  come  co'moderni  ra|)pella  Ve- 
nuti. Dirò  precipiiauìente  col  Rombelli, 
Raccolta  dell'Immagini  della R,f\Tgine, 
t.  4>  p- 1  I  3:  La  [Madonna  del  Dnon  E  ing- 
oio a  Ripa  Grande.  I  saraceni  colle  loro 

lU 


i4G  UNI     , 

incursioni  infestarono  le  cluà  mnrilliine 
(l'Italia,  il  litorale  pontificio  e  le  ripe  del 
Tevere, sino  alle  mura  di  Roma.  Questa 
s.  Leone  IV  difese  colle  mura  che  forma- 
rono la  Cina  Leonina^  e  circa  r848  con 
diverse  torri  lungo  la  ripa  del  Tevere  per 
frenare  le  depredazioni  di  que' barbari 
(anche  con  grossissinie  catene  per  chiu- 
dere il  passo  nel  Tevere  a'medesimi  sa- 
raceni, attaccate  alle  torri  innalzate  sulle 
due  rive,  come  apprendo  dal  rammenta- 
lo Alveri,  che  a  p.  879  discorre  della 
chiesa  di  s.  Maria  della  Torre),  una  delle 
(piali  e  pili  elevata  pei  vedere  da  lungi  i 
nemici,  eresse  verso  Piipagrande,  ed  ac- 
canto vi  fabbricò  una  chiesuola  ni  onoi  e 
dell'Assunzione  della  D.  Vergine,  che  si 
disse  della  Madonna  della  Torre,  dall'im- 
magine di  Maria  Vergine  col  divin  Fi- 
glio in  atto  di  benedire  ,  che  vi  fu  collo- 
cala a  difesa  di  quella  parte  di  Roma 
(l'Alveri  allribuisce  redilìcazione  della 
chiesa  a'  marinari  ed  a'  magazzinieri  di 
Ripagrande,  con  altri  della  professione, 
nella  torre  abbandonata,  onde  senza  al- 
lontanarsi dalle  loro  barche  e  uiagazzini 
udirvi  la  messa  nelle  feste;  e  che  la  chie- 
sa fu  poi  dedicata  a  s.  Agata,  ed  avea  un 
monastero  di  monache,  tornando  a  dirsi 
di  s.  Maria  dopo  che  vi  fu  collocala  l'im- 
magine celebre  della  B.  Vergine,  di  cui 
già  parlai  altrove,  e  vado  a  ricordare. 
Descrive  la  chiesa  con  un  solo  altare 
ov'  era  effigiata  la  Madonna  con  alcuni 
santi,  le  pitture  laterali  e  le  sue  iscrizio- 
ni).*TD'allora  in  poi  i  saraceni  non  piìi  vi 
si  accoslaiono, eia  ss.  Immagine  fu  invo- 
cala da'  naviganti  a  loro  protettrice,  on- 
de nel  partire  da  R^ipagrande  si  conge- 
davano da  questa  Stella  del  mare,  e  con 
preghiere  e  voli  che  sospendevano  dintor- 
no alla  medesima.  A  poco  a  poco  crebbe 
ue'marinari  tanto  la  divozione,  per  la  fe- 
lice navigazione  e  hberaziuneda'pericoli, 
che  ne  cambiarono  l'invocazione  di  s.  Ma- 
ria della  Torre,  appellandola  s.  Malia 
del  Buon  Viaggio,  da  quello  che  da  essa 
impetravano.  Per  la  venerazione  alTan- 


U  N  I 

lichissima  ss.  Immagine,  e  perchè  anco  ar 
vantaggio  spirituale  e  pia  coltura  de'ina- 
rinari  fosse  governata  la  chiesa,  Grego- 
rio XIII  la  sottrasse  dal  titolo  cardinali- 
zio di  s.  Cecilia, di  cui  era  filiale,  e  \\\n\ 
a  quella  di  s.  Agata  poi  (ìtDotInnariy  i 
(juali  per  loro  divozione  vi  aggiunsero  le 
immagini  di  s.  Carlo  Borromeo  e  di  s.  Fi- 
lippo Neri:  il  Bondjelli  riprodusse  l'anli- 
cii  edìgie  della  Madonna.  I  dottrinari  par- 
ticolarmente nella  festa  v*  istruivano  la 
giovenlìi  ne'  principii  della  fede.  Narrai 
nel  voi.  LV,  p.  1  04  e  i  o5,  che  la  chiesa  si 
ilisse  anche  in  Teinpulo  e  perchè  fu  da- 
ta iiMollrinari;  ch'era  delle  monache  be- 
iiedelline,  le  quali  vi  possedevano  la  pro- 
digiosa immagine  della  B.  Vergine  cre- 
duta dipinta  da  s.  Luca,  eaveano  conti- 
guo il  monastero;  che  nel  12  19  fu  tra- 
sportala nella  chiesa  di  s.  Sisto  delle  do- 
menicane, da  dove  con  esse  fu  trasferita 
nella  chiesa  de'  ss.  Domenico  e  Sisto  a 
Monte Magnapoli  nel  1  oyoove  si  venera. 
La  chiesa  era  situata  vicino  alla  ripa  del 
Tevere  e  alla  d(jgnna  piccola^  ove  poi  fu 
eretto  il  (juarlierede'soldati.  A'iempipoi 
di  Clemente  XI  fu  trasportala  la  ss.  Im- 
magine nella  nuova  chiesa  vicino  alla 
Dogana  e  sotto  alla  gran  facciata  dell'O- 
spizio  apostolico.  Per  le  vicende  de'lem- 
pi  questa  chiesa  frequentata  già  da  ma- 
rinari, restala  quasi  senza  culto  ,  essi  ri- 
masero privi  d'  ogni  pascolo  spirituale, 
benché  in  alcuni  mesi  dell*  anno  per  la 
frequenza  anche  di  lontani  approdi  ascen- 
dono a  più  centinaia.  Un  tempo  appar- 
tennero i  marinari  all'università  degli  O/- 
tolaniy  che  come  dico  a  quel  pnragrafo, 
composta  di  1  3  mestieri,  avea  il  sodalizio 
e  l'ospedale.  Frattanto  fiorendo  in  incre- 
mento la  Pia  unione  di  s.  Paolo  aposio- 
loy  massime  pel  suo  primario  fondatore 
e  regolatore  p.  Luigi  Felici  gesuita  da 
Fabbrica,  istitutore  eziandio  in  s.  Vitale 
della  congregazione  pe' campagnoli  e  a 
gricoltori,  di  cui  feci  ricoido  al  paragra- 
fo JgricolUtra,  la  pia  unione  nata  nel- 
\' Ospedale  della  Consolazione,  già  avea 


U  N  l 
t.i(to  diverse  utili  diiania?ioni ,  oltre  in 
:i!(i  io>pecialia  benefìcio clegrinfert)ii,nei- 
iu  cliicsadis.  Pjjolino  alla  Regola  de'fra- 
(i  del  Ttrz  online  per  una  coHgiegazio- 
iie  deirimn>acolala  Concezione,  e  per  o- 
noiaie  il  Sagro  Cuote  di  Gesìi  (di  que 
sta  divozione  nel  i83o  fu  pubblicato  in 
Itonia,  Compendio  storico  della  dii'ozio- 
ne  del  ss.  Cuore  di  Gesù)  e  il  patrono  s. 
Paolo  che  i\i  albergò,  poi  trasferita  nella 
«:hiesa  di  s.  Stanislao  di  Polonia.   Frat- 
tanto l'ordente  zelo  del  p.  Felici ,  osser- 
vando che  i  marinari  mancavano  di  aiu- 
ti spirituali,  ne  prese  compassione,  e  per 
esercitale  co' suoi  la  sua  pietà,  nel  decli- 
nar del  1  79G  ottenne  dtd  principe  d.  An 
drea  Doria-Pauiphilj  l'uso  della  chiesa 
di  s.  Malia  ad  Pincam  della  volgarmen- 
te m  Cappella  [ttt\  descrivere  la  Chiesa 
di  s.  Sisto  col  Piazza,  La  Gerarchia  Car- 
dinalizia, p.  45^5,  con  tal  vocabolo  chia- 
mai la  chiesa  di  s.  Maria  della  Torre  o 
in  Tenipidoy  parlando  della   miracolosa 
immagine  della  Maiionna,  che  da  questa 
chiesa  vi  \\\  trasportata,  ma  pel  narralo 
(jui  rettifico  il  Piazza,  sen>brandomi  a- 
ver  confuso  la  chiesa  della  Torre  con  quel- 
la in  Cappella)  padronato  di  sua  casa,  e 
1*8  dicembre  sagro  all'humacolata  Con- 
cezione ne  aprì  la  congregazione.  Tosto 
cominciarono  a  frequentaila  i  murinari, 
come  tuttora  continuano  nelle  feste,  ne' 
sabati  e  in  altri  giorni,  a  udirvi  la  messo, 
la  spiegazione  del  catechismo,  a  ricever- 
vi i  ss.  JSagramenli,  e  ad  esercitarvi  divo- 
te  pratiche;  in  uno  co'padroni  di  barche, 
capitani  e  negozianti  d'oltreujonle.  11  p. 
Felici, oltre  la  divozione  verso  la  B.  Ver- 
gine, v*u»trodusse(|uclla  del  sagroCuore 
di  Gesù,  cullo  che  volle  fosse  la  caratte- 
ristica della  pia  unione  e  di  tulle  le  con- 
gregazioni da  lei  dirette;  ed  in  una  del- 
le cap[)elle  vi  collocò  una  bellissima  e 
commovente  immagine,  che  veramente 
muove  ad  ellelluosu  divozione.  La  nuo- 
va adunanza  del  sagro  Cuore  di  Gesù 
co'marinaii   in  inaugurata  a'2  febbraio 
»797,  e  d'allora  in  poi  si  vide  quasi  sra- 


U  N  I  147 

dicalo  l'orribile  e  bestiale  vizio  della  be- 
stemmia, sì  comune  ne'  marinari.  Per- 
ciò il  p.  Felici  compose  la  bella  e  tene- 
ra lode  :  Dio  sia  benedetto^  Benedetto  il 
suo  santo  Nome,  ec,  raccomandandola  a' 
mariuari  e  ad  ogni  fedele  per  dare  a  Dio 
una  qualche  riparazione  delle  gravissi- 
me offese  quotidiane,  che  a  lui  si  fanno 
colle  besteuuu le;  onde  Pio  VII  a'23  lu- 
glio 1801  concesse  per  ogni  volta  a  chi 
la  recitasse  con  cuore  contrito  l'indulgen- 
za d'un  anno,  ed  il  regnante  Pio  IX  ne 
ha  inculcala  e  propagata  la  recita  quoti* 
diana  al  termine  delle  messe  cantate  o 
ultime  o  delle  pratiche  divole  nelle  chie- 
se, rendendo  nel  1847  l'indulgenza  ap-* 
plicabile all'anime  del  purgatorio,  accor- 
dando la  plenaria,  applicabile  come  so- 
pra, una  volta  al  mese,  a  quelli  che  alme- 
no una  volta  al  giorno  la  reciteranno  , 
purché  confessati  e  comunicati  visiti- 
no qualche  chiesa  o  pubblico  oratorio,  e 
jireghino  secondo  la  sua  mente.  Dopo 
che  il  medesimo  Pio  IX  ha  definito  il 
dogma  dell'  Immacolato  Concepimento 
di  Maria,  che  celebrai  nel  voi.  LXXIIl, 
p.  4*2,  all'encomiata  lode  ed  a  quella  del 
la  B.  Vergine  dopo  il  suoi."  versetto,  si 
è  giuslamei'te  aggiunta  quella  di:  Bene* 
detta  la  sua  santa  e  Immacolaia  Conce- 
zione. Lode,  che  io  costumo  finire:  E 
sempre  sia  benedetto^  a  guisa  d'un  Amen. 
Diuique  la  chiesa  di  s. Maria  in  Cappella  e 
la  pia  unione  di  s. Paolo  pouuo  vantare  an- 
co questa  gloria.  Inoltre  leggo  nella  Rac- 
colta di  orazioni  e  opere  pie  per  le  quali 
sono  state  concesse  le  s.  Indulgenze,  che 
Pio  VII  a  supplica  de'sacerdoti  della  pia 
unione  di  s.  Paolo  eretta  in  Roma  in  s. 
Maria  in  Cappella,  poi  trasferita  nella  ma- 
gnifica Cìiiesa  di  s.  Maria  della  Pace 
(diche  riparlai  nel  voi.  LXIV, [).  17,  cioè 
per  disposizione  di  Leone  XII  nel  1826, 
anche  dichiarato  primario  oratorio  not* 
turno  del  clero  secolare,  con  facoltà  di 
aggregarne  altri,  ed  ove  vi  trasferì  pure 
l'associazione  della  divozione  ilei  sagro 
Cuore  di  Gei>ù,giÀ  stabiliti  in  s.  Maria 


i48  UNI 

in  Coppella,  e  fin  da  Pio  VII  nel  i8o3 
elevala  od  oiciconfraternila  e  dichiarala 
madre  e  capo  di  ({«lant'allie  conj^i'egazio- 
riì  volesse  aggregarvi,  e  già  ne  conta  piili 
di  58oo,  nelle  pagelle  d'  aggregazione  e 
negli  altri  s'inlilola:  Pia  unione  di s.  Pao- 
lo apostolo  o  Congregazione  primaria  del 
sagro  Cuore  di  Gesit,  eretta  in  s.  Diaria 
in  Cappella  ora  in  s.  Alarla  della  Pace)^ 
nel  1 8 1  5  concesse  a  lulti  i  fedeli,  clie  con 
cuore  allrellanto  contrito  e  divolamenle 
assisteranno  alla  messa  e  preci  che  ripoi'- 
ta,  di  ringraziaroenlo  alla  ss.  Tiinità  de* 
sublimi  doni  e  privilegi  conceduti  a  Ma- 
ria ss.,  e  pregheranno  secondo  l'intenzio- 
ne del  sommo  Pontefice,  per  ogni  volta 
3oo  giorni  d'indulgenza,  ed  avendovi  as- 
sistilo ogni  giorno  l'indulgenza  plenaria 
due  volle  per  ogni  mese  in  due  giorni  ad 
arbitrio,  in  cui  veramente  pentiti,  confes- 
sali  e  comunicali  pregheranno  come  so- 
pra. Tali  indulgenze  sono  perpetue  ,  ed 
applicabili  alle  anime  del  purgatorio. 
Quanto  alla  messa,  ivi  si  leggono  alcu- 
ne disposizioni ,  e  che  può  applicarsi  pe' 
benefattori  e  in  suffragio  de'defiinti,  per 
altre  ulteriori  concessioni.  Quesl*  ultima 
divozione  per  onorare  la  ss.  Trinit;» ,  la 
pia  unione  di  s.  Paolo  nel  i8i4  l'istituì 
nella  chiesa  di  s.  Maria  di  Loreto  de' 
Fornarì,  al  cui  paragrafo  ne  feci  menzio- 
ne e  descrissi  il  tempio,  e  fu  anch'essa 
trasferita  in  s.  Maria  della  Pace,  come  ri- 
levai nel  vol.LXlV,p.i8.  Neln.°5i  del 
Diario  di  Roma  del  1 8o  i  si  dice,  che  do- 
menica iS  giugno  dalla  congregazione 
del  ss.  Cuore  di  Gesù  eretta  nella  chiesa 
di  s.  Maria  in  Cappella^  di  giuspatronato 
dell'Eccma  casa  Doria-Pamphilj,  fu  ce- 
lebrata la  festa  di  s.  Luigi  Gonzaga,  con 
sermone  e  comunione  generale  de'fedeli, 
e  specialmente  di  que'marinari,  che  sono 
istruiti  ne'dì  festivi  da'confrati  zelanti  del- 
la  pia  congregazione;  la  quale  nel  vener- 
dì precedente  avea  celebrato  con  di  vola 
pompa  la  festa  dell'adorabilissimo  Cuo- 
re di  Gesù,  come  festa  titolare  di  essa,  ed 
analoga  predica.  Nel  n."4o  del  Diario  di 


UNI 

Roma  del  i83o  si  riporta  il  seguente  ar- 
ticolo, 'j  Donienica  9  maggio  si  è  celebra- 
la solenneuìente  la  festività  della  ss.  Ver- 
gine intitolata  del  Mare  nella  chiesa  di 
s.  Maria  ad  Pineani  volgarmente  detta 
in  Cappella.  Qui  ebbe  cuna  la  pia  unio- 
ne di  s.  Paolo  formata  di  sacerdoti  e  di 
chierici  che  si  addicono  a  diverse  pie  o- 
pere  nella  città.  Un  ramo  di  essa  è  par- 
licolarmente  in  questa  chiesa  addetto  al- 
la coltura  spirituale  de'marinari  che  ap- 
prodano alla  vicina  ripa  del  Tevere  (poi- 
ché nel  trasferirsi  la  sede  primaria  della 
pia  unione  di  s.  Paolo  in  s.  Maria  della 
Pace  da  s.  Maria  in  Cappella,  in  quesl'ul- 
linja  rimase  ed  esiste  ferma  la  diramazio- 
ne de'marinari).  Nell'ore  pomeridiane  de* 
sabati,  delle  domeniche  e  dell'allre  feste 
dell'anno  s'invitano  essi  dalle  barche  nel- 
la chiesa  di  s.  Maria  in  Cappella, ove  s'i- 
struiscono nel  catechismo  e  si  dispongo- 
no a  ricevere  i  sagramenti ,  e  fatta  ne* 
dintorni  una  breve  e  divota  processione, 
ascollano  la  divina  parola.  Un  sacerdo- 
te rettore  mantenutovi  dall'Eccmo  prin- 
cipe Doria-Pamphilj ,  che  patrono  della 
chiesa  volentieri  acconsente  che  si  usi  que- 
sto bene,  ascolta  le  confessioni,  e  per  sin- 
goiar privilegio  di  questa  pia  opera  par- 
tecipa la  Pasqua  a'marinai  nella  dome- 
nica della  ss.  Trinità.  Onorarono  la  festa 
i  Consoli  delle  nazioni  estere,  e  v'  inter- 
vennero tulli  i  marinai  che  si  trovavano 
in  questa  capitale.  Circa  le  ore  23,  ascol- 
talo il  panegirico  della  B.  Vergine  loro 
protettrice,  si  recarono  con  divola  pro- 
cessione a  Ripagrande,  ove  tutti  schiera- 
ti e  genuflessi,  furono  benedette  le  navi 
colla  reliquia  della  B.  Vergine.  Gli  orfa- 
ni dell'  ospizio  apostolico  per  gentilezza 
del  loro  presidente  mg."^  Antonio  Tosti, 
già  sacerdote  operaio  della  pia  unione, 
venuti  a  cantare  la  solenne  messa  e  le  li- 
tanie Lauielane,  rendettero  più  bella  e 
commovente  questa  sagra  funzione".  Sul 
benemerito  istituto  della  più  unione  si 
può  vedere  il  breve  di  Pio  VII,  Ex  quo 
aeternae  w(^/i/z>jde'3o  agosto  1  S'i.i^BulL 


U  N  l 
Roin.  cont.  I.i5,  p.  562:  Anipliatio  do- 
tationisy ci comessio  alioritm prì\'i/egio- 
rum  Socictad  nitncupatae  Uuìonis  x. 
Pimli\ercctn  in  Urbe  prò  di/Jhsi'oìic  ec- 
clcsiaslicoriun  opcram  diiìUlus  sladiis. 
L'ab.  Coslanzi  \\é\* Osservatore  di  Ilo- 
mttj  t.r,  p.  170,  tratta  nel  cap.  1:  Dira- 
niitzionc  della  Pia  Vinone  di  s.  Paolo 
per  gli  veclesiastici  studenti.  Di  reccn- 
le  nel  1 856  fu  pubblicalo  in  lionia:  Del- 
la Pia  Unione  di  s.  Paolo  apostolo  e  de 
\'anta*gi  da  essa  rendati  alla  soeielà 
calle  scienze  sagre.  Ragionamento isto- 
rico  di  mg.f  Francesco  de*  conti  Fabi 
Montani.  11  dolio,  infuticabile  ed  erudi- 
tissimo scrittore,  giustaoìenle  concbidc: 
La  caratteristica  dell'uuione  di  s.  l^uolo 
è  operare  quanto  mai  sì  possa  la  salute 
di  se  stessi  e  de'  prossimi;  ed  il  tenere  il 
clcio  lutto  insieme  unito  e  congiunto  in 
doMssinio  vincolo  di  carità!  Le  dirama- 
zioni di  questo  mirabile  e  benemerentis- 
simo istituto  sono  le  seguenti  19:  ba  un 
caniinale  per  protettore  ,  un  regolatore 
primario,  due  consultori,  due  sindaci,  il 
tesoriere,  il  segretario  generale,  l'arcbivi- 
sta  e  il  vice-segretario. l.**  Del  caso  mora- 
le in  s.  Apollinare:  olirei  i\i\e  legoiato- 
li,  ba  un  teologocasista  e4  segretari, cbia- 
mali  i\x\c  dell' adiuianze  e  ilue  del  regi- 
stro. 2."  De'marinari  in  s.  Maria  in  Cap- 
pella, 3.°  Della  divozione  del  sagro  Cuo- 
re di  Gesìi  nella  cbiesa  di  s.  Maria  della 
Pace:  questa  diramazione,  oltre  i  due  re- 
golatori ,  ba  un  presidente  cassiere.  f\° 
Della  congregazione  spirituale  de'secola* 
ri  entro  la  canonica  della  suddetta  cbie* 
sa.  5.°  De'militari  d'ogni  arma.  III.'*  re- 
golatore di  essa  è  il  cappellano  maggio- 
re prò  tempore  delle  truppe  ponlilìcie. 
6.  "Dell'arcispedale  di  s.  Maria  della  Con- 
solazione. 7."  Di  s.  Spirito  in  Sassia.  8.° 
Del  ss.  Salvatore  ad  Sancta  Sanctorum. 
9*"  Di  s.  Giacomo  in  Augusta. l'c^Di  s. 
Maria  e  s.  Gallicano  in  Trasleveie.  i  i," 
Di  s.  Maria  de'pazzi.  1  2."  De'detenuli  po- 
litici presso  s.  Micbele  a  Ripa.  1 3."  Delle 
carceri  nuove  in  via  Giulia.  14.°  Dc'tbr- 


u  ^M  1  -^9 

zali  nella  piazza  di  Termini,  i  j."  Della 
congregazione  spirituale  iXaW!  Uni i'cr sita 
romana.  16.°  Della  medesima  nell'acca- 
demia delle  belle  arti  di  s.  Luca  (della 
quale  parlai  nel  ricordalo  articolo).  17.° 
Degli  eccle-iiastici  studenti.  In  luogo  de* 
regolari  è  governata  da  8  censori  a  vita, 
fca  cui  devono  essere  sempre  annoverati 
\\  regolatore  primario  e  il  segretario  ge- 
nerale, il  quale  può  essere,  ove  piaccia, 
il  segretario  eziandio  della  diramazione. 
iS.""  Delia  congregazione  spirituale  nel- 
le scuole  cristiane  di  s.  Salvatore  in  Lau- 
ro. 19."  Della  medesima  nelle  suddette 
scuole  cristiane  alla  Trinità  de'Mouti.  l 
secolari  aggregati  alla  pia  unione  ,  negli 
«pedali  servono  gl'infermi,  e  si  esercitano 
in  ogni  altra  cristiana  virtù,  riuscendo  a 
tulli  d'eccitamento  e  di  esempio.  Mi  go- 
de Tanimo  terminare  (piesto  paragrafo, 
con  riprodurre  il  riferito  dal  n."  5i  del 
Giornale  di  Roma  1857.  j>  S.  E.  il  sig. 
d.  Filippo  Andrea  Doria  Pamphilj  {F.)y 
interprete  ed  esecutore  della  volontà  te* 
slamenlai  ia  del  defunto  suo  zio  paterno 
d.  Carlo,  a*  1  marzo  presso  s.  Maria  in 
Cappella  fece  gettare  lai. 'pietra  per  un 
nuovo  ospedale  a  [)ro  de'cronici  dell'uno 
e  dell'  altro  sesso:  questo  nuovo  stabili- 
mento di  carità  sorgerà  così  là  dove  s. 
Francesca  Romana  fondava  un  ospedale 
per  i  poveri  infermi,  e  verrà  atìidato  al- 
le figlie  della  Carità". 

Jìlatcrazzario  lìJaterassari,  Univcr- 
sitas  Cidcitraruin  confccloruni  Urbis, 
Quelli cbe  fanno  le  materasse,  mattaruni 
confector^culcitrarìus.W  materasso,wzti^ 
la^  calcitra,  è  quell'arnese  da  Letto  (  A^.), 
ripieno  per  lo  più  di  lana,  ed  impuntito 
per  dormirvi  sopra.  Gli  anticbi  si  asside* 
vano  a  Pranzo  (  f^.)  nel  Triclinio  (f^.)so- 
pra  letti.  11  Piazza  ueW Eusci^ologio,  Iraf. 
9,  cap.  24:  Della  confraternita  dì  s.  Bia^ 
giode' Matarazzarias.  Cecilia  in  Cam- 
po Marzo  vicino  a  Borghese  j  dicliia- 
l'd  essere  costante  opinione  presso  gli 
scrittori  ecclesiastici  delle  cose  di  Roma, 
che  ov'  e  questa  piccola  e  aulica  chiesa 


i5o  UNI 

tIedicQlaa  s.  Cecilia,  fosse  la  sua  casa  pa- 
terna e  il  palazzo  della  nobilissima  fami- 
glia de'Cecilii  Mefelli,  da  cui  derivò;  e  che 
l'ultima  prova  si  scavò  nel  i6o4  (o  nel 
1606  come  vuole  l'Alveri^  il  quale  non 
conviene  ci)e  la  fabbricasse  Urbano  I,  co- 
me prelesero  alcuni)  sotto  l'altare,  nel 
marmo  trovato,  in  cui  è  scolpito;  Haec 
est  Domus,  in  qua  orabats.  Ceciliae,  e 
fu  collocato  nella  chiesa.  Indizi  del  suo 
antico  edifizio,  dice  essere  diversi  avanzi 
di  cubiculi,  o  di  qualche  cimiterio  per  le 
grolle  sotterranee  che  si  osservano,  o  al- 
cuno de*  refugi  de'cristiani  perseguitati; 
de'quali  non  essendodegno  il  mondo, co- 
me disse  rApostolo,appena  trovarono  nel 
mondo  luogo  bastante  da  ricoverarsijper- 
che  per  essi  era  solo  degna  abitazione  il 
Paradiso.  Inoltre  a  p.  494  osserva,  che 
a  s. Cecilia  verginee  martire, gloria  insi- 
gne della  nobiltà  romana  per  aver  illu- 
stralo e  edificato  Roma  con  l'eroico  e- 
«empio  di  sue  virtù  ,  furono  dedicate  4 
chiese  (il  Mailinelli  oltre  un  ospedale  ne 
nomina  5:  nel  paragrafo  Vasellari ìWìo 
di  loro  chiesa  anche  sagra  a  s.  Cecilia), 
due  dellequali  furono  o  case  paterne,  co- 
me quella  famosa  in  Trastevere,  ov'ella 
sostenne  il  martiriojl'allra  nel  rione  Cam- 
po Marzo  in  cui  nacque,  ovvero  secondo 
alcuni,  ove  fu  sposata  da  s.  Valeriane;  e 
le  altre  due,  ch'erano  ereditarie  dello  spo- 
so e  cognato  s.  Tibui  zio,  dopo  il  loro  glo- 
rioso martìrio.  Dipoi  nella  sua  G?er^r(7/i\f 
Cardinalizia  ,  descrivendo  la  Chiesa  di 
s.  Ceciliaiii  J'r<:r*;ei'ere, la  dice  anch'es- 
sa già  sua  casa  paterna;  ed  altrettanto  af- 
ferma fìeWErnerologiodi  Roma,  parlan- 
do di  sua  festa ,  che  dichiara  celebrarsi 
nella  detta  chiesa  sua  casa  paterna,  e  nel- 
la chiesa  de'malerazzari,  che  pure  ripete 
fu  di  lei  casa  paterna  e  vi  faceva  orazio- 
ne, ivi  pure  riportando  la  riferita  iscrizio- 
ne. È  comune  e  antica  tradizione,  che  la 
chiesa  di  Trastevere  fu  innalzata  sulla  ca- 
sa di  s.  Cecilia,  da  Papa  s.  Urbano  le  la 
consagrò.  11  Panciroli  ne*  Tesori  nasco- 
sti di  Roma,  }^BH'\&nóode\\»  chiesa  ót  ma- 


UNI 

lerazzarì  nel  rione  Campo  Marzo,  la  eh  in- 
tììn  s.  Hiagio  al  palazzo  de*  Medici,  per 
quello  vicino  de'granduchi  di  Toscana, 
che  prima  era  di  s.  Cecilia,  e  dal  capito- 
lo della  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Lucina 
fu  concessa  con  tenue  annuo  riconosci- 
mento a  detta  arte.  Il  posteriore  Marti- 
nelli la  chiama  s.  Cecilia  in  Campo  Mar- 
//'o,a'28genrjaior  i3  i  consagrata,  e^^  15*0- 
cietatisCulcilrariorum  concessa  nel  i525 
da  detto  capitolo;  e  riporta  l'iscrizione  del 
Piazza.  Il  più  recente  Venuti,  nella  Ro- 
ma moderna  ,  chiama  la  chiesa  de*  ss. 
Biagio  e  Cecilia,  presso  il  vicolo  della  Lu- 
pa, ritardando  la  concessione  ali  ^'j^,  il 
che  si  deve  intendere  per  quanto  vado  a 
dire.  Certo  è  ch'es'^a  esiste  nel  vicolo  de* 
Malerassari  detto  del  Divino  Atnore  per 
la  stessa  chiesa  che  da  loro  e  dall'attua- 
le proprietario  sodalizio  omonimo  prese 
l'odierna  volgare  e  doppia  denominazio- 
ne. Anche  il  Melchiorri  nella  Guida  di 
Roma,  riconosce  il  duplice  titolo  di  chie- 
sa de'ss.  Biagio  e  Cecilia  de'Materazznri, 
oro  della  compagnia  o  confraternita  del 
Divino  Amore,  perchè  i  confrati  successi 
a' materazzari  ,  già  proprietari  di  loro 
chiesa,  vi  aggiunsero  tale  nomenclatura. 
Benedetto  XI li  da'fondamenli  rifabbri- 
cò la  chiesa  co'disegni  del  cav.  Rauzzini, 
ed  allora  fu  messa  nello  slato  attuale.  Ri- 
feriscono i  descrittori  delle  chiese  di  Ro- 
ma, compreso  il  dotto  Nibby,  che  il  qua- 
dro dell'altare  maggiore  è  di  Sigismondo 
Rosa,cheviefllgiòs.  Biagio,  De'due  qua- 
dri laterali,  quello  esprimente  s.  Cecilia 
e  s.  Valeriano  suo  sposo,  lo  dipinse  Placi- 
do Costanzi  ;  l'altro  del  ss.  Crocefisso  è 
pittura  di  Fabrizio  Chiari.  Antonio  Bic- 
chierari  colorì  a  fresco  li  4  ovali  interni, 
simboleggianti  s.  Gabriele  Arcangelo  e 
l'Annunziatala  ss.  Crocee  il  Nome  di  Ma- 
ria ,  s.  Cecilia  e  s.  Biagio;  come  pure  il 
quadro  esterno  sulla  porta  della  chiesa, 
Queste  descrizioni  sono  inesatte  e  poi  le 
rettificherò.  Tornando  al  Piazza,  raccon- 
ta che  nel  1  52  1  nell'anlica  chiesa  i  lavo 
ranli   malera^zari  istituirono  la  confi  a- 


U  iN  I 
teinila  sollo  rinvoca/ione  ili  s.  Biagio  ve- 
scovo e  inuilii'e,  e  che  ollemieto  la  chie- 
sa Ja  Leone  X;  ma  qtiel  Papa  morì  li 
«olle  ilei  1."  iliceioUre  i5'2i.  Auclie  s«i 
4)uestu  mi  occorrerà  cliiaiire  l'origiiie  e 
la  concessione.  Tutlavolla,  soggiunge,  il 
sodalizio  per  la  poveilà  ili  ilelli  lavoran- 
ti non  fece  progressi  ad  onla  ile'Ioro  sfor- 
zi; finche  nell'anno  santo  iSyS  unitisi  aJ 
essi  i  maestri  dell'arte,  in  tal  modo  creb- 
be e  prese  vigore,  che  tosto  si  fece  nume- 
rosa e  fervente.  Dipoi  i  lavoranti  si  volle- 
ro dividere,  ed  i  maestri  perchè  il  soda- 
lizio non  njaiicasse  io  dichiararono  in  se- 
guilo comune  non  soUunente  alla  loro 
professione,  ma  anco  alle  altre  arti,  ed 
ammisero  le  donne  pei  consorelle.  Laon- 
de fattosi  di  nuovo  numeroso,  a'privilegi 
ottenuti  da  Pio  I  V.allri  neaggiunseGre- 
gorio  X  Ili,  e  successi  vamenle  llorì,  i  con- 
frali lislorando  la  chiesa  e  provvedendo- 
la di  tutte  le  suppellettili  proprie  del  cui* 
to  divino.  Visitavano  i  confrali  infermi, 
li  soccorrevano  e  facevano  curare  dal  me- 
dico; accontpagnavano  i  defunli  alia  se- 
poltura, e  li  sulFragavano.  Visitavatio  i 
confrali  prigioni  egli  aiutavano  a  liberar- 
li. Vestivano  sacchi  bianchi,  con  l'eifigie 
di  s.  Diagio  loro  protellore  sulla  spalla, 
iu  cui  festa  celebravano  solennemente, ed 
anche  quella  di  s.  Cecilia  antica  litolare 
della  chiesa.  Il  Bovio,  La  pietà  trion- 
fante nella  basilica  lìis.  Lorenzo  in  Da* 
niaso,  parlando  della  chiesa  di  s.  Maria 
in  Cacaheris^tvvo\\tàii\tn\.ii  lacooula  che 
neh  595  fu  concessa  a'malerazzari,  dopo 
essersi  separali  da'  Regatlieri  ^  co'ipiali 
anlicauìenle  facevano  una  sola  confrater- 
nita, sotto  il  titolo  di  s.  Biagio  ,  denomi- 
nazione che  prese  anco  la  chiesa  ;  e  net 
161 4  partiti  i  malerazzari,  fu  la  chiesa 
data  a' Cocchieri.  Invece  e  come  meglio 
riferisco  nel  paragrafo  llegattieriyCoì  più 
critico  ed  esalto  Fonseca,  De  basilica  s. 
Laurentii  in  Daniaso ,  il  quale  ancora 
tratta  di  tre  delle  diverse  chiede  innalza- 
le a  s. Cecilia,  deve  ritenersi,  die  nel  1  ^q S 
o  prima  divisi  essi  da'matet'a/zQri,  a  qiie- 


UNI  i5;i 

sii  ultimi  restò  la  chiesa  de' ss.  Biagio  e 
Cecilia,  ed  i  regallieri  ebberoquella  di  h 
Mariitin  Cac/iberis  ,  che  dedicarono  al 
loro  patrono  s.  Biagio,  e  vi  restarono  si- 
no ai  1662,  passando  nella  chiesa  di  s. 
Andrea  detto  impropriamente  di  Porto- 
gallo a' Monti;  ed  allora  nella  chiesa  in 
Cacaberis  subenlraroiio  i  cocchieri.  L'i- 
stituzione della  confraternita  de'la  voran- 
li  inalerazzari  propriamente  si  fece  nel 
1  5-2  £  nella  chiesa  o  nell'oratorio  di  s.  An- 
gelo in  Borgo,  dello  de'Corridori  dal  no- 
me della  via,  che  lo  preseda  quello  che 
fa  comunicare  il  Palazzo  apostolico  Pra- 
ticano col  Castel  s.  Angelo;  chiesa  che 
successe  all'antica,  la  quale  credesi  eretta 
ì\a  s.  Gregorio  J ,  come  dissi  nel  voi.  X, 
p.  1 94,  e  altrove,  in  occasionedella  Pesti- 
lenza (/^.),  nella  quale  gli  apparve  l'An- 
gelo sul  Sepolcro  d'Adriano,  che  perciò 
poi  prese  il  nome  di  Castel  s.  Angelo.  E 
parliti  da  es>ia  i  mater<izzari ,  probabil- 
menle  neli5?,  ì»  per  passare  iu  s.  Cecilia, 
la  chiesa  di  s.  Angelo  fu  data  a  una  con- 
fraternita di  geuliluoinini  romani, che  la 
riediljcò  sotto  Pio  IV,  come  racconta  con 
interessanti  particolarità  Fanucci  a  p. 
229,  dicendo  che  ogni  3  anni  dotava  aS 
zitelle,  a  ciascuna  concedendo  3o  scudi  e 
una  vesledi  panno  bianco,  che  altri  chi.i- 
mano  roverso,  ed  esercita  vasi  in  quelle  al- 
tre o[)ere  pie  che  descrive.  La  chiesa  di 
s.  Angelo  die  il  nome  al  Borgo  s.  Ange- 
lo, e  lo  rileva  Panciroli  citalo  a  p.  201, 
dicendo  che  vi  fu  collocata  una  venerata 
ioiinogine  del  ss.  Salvatore  d'ordine  d'A- 
lessandro VI,  il({uale  le  concesse  indul- 
genze. L*  odierna  piccola  ma  bella  chiesa 
fu  edilìcala  vicino  all'antica  e  rovinosa, 
dui  nobile  ricord<ilo  sodalizio,  dopoché 
Pio  I  V  torlifìi!Ò  la  (Atfà  Leonina  e  Castel 
V.  Angelo.  Il  quadro  dell'altare  maggiore 
rappresenta  s.  Michele  Arcangelo,  opera 
di  Giovanni  de  Vecchi.  Quello  colla  B. 
Vergine  miracolosa  nella  cappella  a  sini- 
stra è  di  Gio.  Battista  Lombardelli,  det- 
to Montano  o  di  Monlenovo  nella  Marca, 
di  cui  SI  credono  pure  le  pillici  a  fresco 


i52  UNÌ 

e  al  dì  fuori  e  sopra  l'arco  tlplla  cappella, 
secondoVcnulijClica^giimge  aver  la  chie- 
sa gotliilo  il  gius  pMn«;Ccliiale  nel  i564. 
A  vantaggio  precipiiamentetlegli  artigia- 
ni della  regione,  il  fervidozelo  del  roma- 
no conte  d.  Carlo  Fioravanti  beneficialo 
Valicano,  e  poi  nel  i  8  1 4  vescovo  di  Uieli, 
ne'prinii  anni  del  corrente  secolo  stabili 
nella  cliiesa  di  s.  Angelo  de'Corridori  l'o- 
ratorio  nollurno  cbe  tuttora  vi  fiorisce. 
i  malerazzari  col  loro  sodalizio  nel  par- 
lire  da  delta  chiesa  oUenuero  da'cappel- 
lani  della  cappella  JJorghesiana  della  ba- 
silica Liberiana  la  chiesa  di  s.  Cecilia  Del 
rione  Campo  Marzo,  col  peso  d'un  cano- 
ue  di  cui  sia  fiancarono  nel  i  ^38,  inoltre 
compensandoli  in  quest'epoca  per  le  de- 
molile adiacenti  piccole  case  di  loro  pro- 
prietà, quando  atterralo  V  oratorio  fu  e- 
relta  l'odierna  chiesa.  Siccon)e  nello  spi- 
rituale l'oratorio  era  soggetto  al  capitolo 
della  collegiata  ,  allora  esistente,  della 
Chiesa  di  s.  Lorenzo  in  /yHcw<7,  esso  con- 
venne alla  concessione  neliS^S.  Allora  i 
iiiaterazzari  dedicaiono  roratorio  al  pa- 
trono loro  s.  Biagio,  l'esleggiantlo  pure 
l'antica  titolare  s.  Cecilia  ,  ed  altrettanto 
fece  l'uni  versila  de'regatlieri  finche  restò 
unita  a  quella  de'niuterazzari.  Frattanto 
r  oratorio  rovinando  ed  essendo  divenu- 
to quasi  indecente,  il  sodalizio  de' «nate- 
razzar!  a  mezzo  d'un  loro  benefattore  ot- 
tennero che  il  piissimo  Benedetto  XllI  Io 
rifabbricasse  da'fondamenti,  dopo  averlo 
fatto  demolire.  Infatti  leggo  nel  n.^iSyo 
del  Diaiio  di  Roma  del  i  729,  che  Bene- 
detto XllI  a'25  luglioi729  fece  la  fun- 
zione di  benedire  e  porre  con  tutte  le  con- 
suete formuli  là  e  ceieinonie  lai."  pietra 
fondamentale  per  la  nuova  chiesa  della 
B.  Vergine,  s.  Biggio  vescovo  e  martire, 
e  s.  Cecilia  vergine  e  martire,  dell'uni- 
versità de'  malerazzari  ,  previo  analogo 
seimone,  sul  testo:  Edificavit  Doniinus 
Domain  .suaui  supra  f ir  inani  Pe  travi- 
Dentro  la  pietra  e  scolpita  in  lamina  di 
piombo  vi  pose  l'iscrizione  riprodotta  dal 
Dicirio^  e  cpnispoodeute  a  qujilU  fuar- 


UNI 

morea  ch'è  presso  l'ingresso  della  chiesa; 
e  di  {)iìi  collocò  ne'fondamenti  alcuni  A- 
^'7i«.yM/,aIcunemcdaglie,una  pigna  d'in- 
censo dorata,  ed  un'ampolla  d'  olio.  Fu 
allora  che  dall'antico  oratorio  si  traspor- 
tarono e  atìissero  nelle  pareti  della  nuo- 
va sagrestia,  oltre  altre  memorie  antiche, 
la  suddetta  lapide  trovala  ne'  primi  del 
secolo  XVn  sull'identicità  del  luogo  co- 
n)e  IJonius  di  s.  Cecilia  ,  non  che  i'  anti- 
chissimo affresco  forse  esprimente  lo  spo- 
salizio di  s.  Cecilia  con  s.  Valeriane,  colle 
loro  efilgie,  e  quelle  probabilmente  di  s. 
Tdjurzio  e  di  s.  Urbano  I.  Sotto  è  que- 
sta iscrizione  incisa  in  oiarino,  che  ricor- 
da pure  i  narrati  fasti  dell'oratorio  e  del- 
la chiesa.  Fetustissiniam  Imagi  ne  m  ac 
lapideni  hiuic  consecrationis  antiquae 
hujus  Ecciesiac  s.  Ceciliae  Virg.  et  M. 
anno  mcxkxi  peractae  testeni  sub  ejus- 
deni  ara  maxima  amio  mdiv  repcr- 
tnm.  Benedictus  XIII P.  M.  Ord.  Prae- 
dicatoruni  anno  mdccxxix  Ime  transfer- 
ri  mandavit.  Nell'altare  maggiore  vi  fu 
posto  un  quadro  esprimente  il  ss.  Croce- 
fisso colla  B.  Vejgine  e  s.  Giovanni,  e  ne' 
due  altari  laterali  ilalla  paile  del  vange- 
lo i  ss.  Cecilia  e  Valeriajio,  da  quella  del- 
l'epistola s.  Biagio.  Più  si  foruiarouo  due 
sepolture  pe'confrati  e  per  le  consorelle; 
e  contigua  alla  chiesa  fu  edificata  l'abi- 
tazione pel  cappellano.  Per  le  vicende  po- 
litiche di  sopra  riferite,  e  per  la  soppres- 
sione delle  università  eseguita  nel  i8o£ 
da  Pio  VII  ,  restò  sciolta  anche  quella 
de'  materazzari  in  uno  al  sodalizio.  Allo- 
ra la  chiesa  de'ss.  Biagio  e  Cecilia  fu  da- 
ta all'arciconfraternila  di  s.  Camillo  ,  di 
cui  nel  voi.  XI,  p.  279  ,  la  quale  essen- 
dosi poco  dopo  unita  aW Arcieonfra ter- 
ni ta  del  ss.  Sacramento  in  s.  Ti'ifone 
(f^'-Jj  già  chiesa  di  s.  Salvatore  \n  Pri- 
miecrioy  della  quale  nel  voi.  LV,  p.  22, 
indi  venne  concessa  all'  arcicoufraternita 
del  Divino  Amore,  attuale  proprietaria, 
dal  suo  amorevolissimo  protettore  il  car- 
dinal della  Somaglia  vicario  di  Roma,  coti 
rcscvittp  de'21  giugno  1 802,  confeiflialo 


UN  I 
da  Pio  VII  con  breve  de'  19  novembre 
i82-2.  Delle  pie  isliluzioni  soUo  l'invoca- 
zione  del  Di\>itio  Amore  ^  parlai  ne'  luo- 
ghi loro;  cioè  di  quella  di  s.  Gaetano  fon- 
datore de  Teatini  {/'.),  ed  esistente  nel- 
la loro  chiesa  di  s.  Andrea  della  Valle;  e 
nel  solleiraneo della  chicsadi  s,  Alaria 
in  fili  Liitii^  ove  pure  si  uflicia  in  tut- 
te le  feste,  già  oratorio,  abitazione  e  car- 
cere de*6S.  Pietro  e  Paolo,  e  di  s.  Luca;  e 
delle  monache  del  Divino  Antere  {f.)- 
Queste  dimorandone!  palazzo  già  Raven* 
na  sull'Esquilino^i'idolto a  monastet'o,ma 
pagando  la  pigione  e  volendosi  aumen- 
tare dal  proprietario ,  le  n»onache  per 
mancanza  di  rendite  ricorsero  al  Papa  Pio 
IX,  il  quale  assegnò  loro  neli84y  la  ca- 
sa della  Chiesa  di  s.  Eusebio^tUì  cui  nel 
marzo  erano  liscili  i  virtuosi  Gesuiti,  per 
le  sciagure  politiche  che  altlissero  Roma 
in  quell'epoca  infausta  e  di  disordine.  Ili- 
composta  la  pubblica  tranquillità,  nelde. 
dinar  del  1  849  ritornata  in  Roma  la  be- 
nemerita compagnia  di  Gesìi ,  ricuperò 
ancora  la  casa  e  chiesa  di  s.  Eusebio,  e 
le  monache  temporaneainenle  e  Uno  a 
nuova  destinazione  furono  collocale  nel 
Conservatorio  Fio  (^.),  senza  però  po- 
ter fare  nuove  vestizioni.  Il  monastero  e 
Conservatorio  di  s,  Caterina  de' Funa- 
ri,  una  delle  segnalale  istituzioni  di  s.  I- 
gnazio  Lojola,  è  [)roprietario  del  Castel 
di  Leva,  situalo  fuori  della  porta  s.  Seba- 
stiano, tra  le  vie  Appia  e  Ostiense  e  per 
quella  che  conduce  a  Porlo  d'  Anzo  ,  e 
come  narrai  in  quell'articolo  volgarmen- 
te dello  del  Divino  Amore  per  la  chic' 
sa  ivi  dedicata  alla  ss.  Vergine  sotto  ta- 
le titolo,  ove  si  venera  una  miracolosa  im- 
magine che  manifestandosi  nel  1720  e 
successivamente  con  moltissimi  prodigi, 
divenne  un  celebre  santuario  ed  è  fre- 
quentato, massime  nella  2.'  festa  di  Pen- 
tecoste, da  innumerabile  popolo  romano 
e  de'diulorni,  ed  in  «juella  della  ss.  Tri- 
nità dalle  genti  dc'deliziosi  colli  Albani  e 
segnatauiente  (Il  Marino,  con  festeggia- 
lucnti  populan  di  riuouiauzu.  Compita 


UNI  i53 

l'edifìcazione della  chiesa  neii744>  il  car- 
dinal Rezzonico,  poi  Clemente  XIII,  la 
consagrò  a'3i  maggio  lySo.   U  tempio, 
d'ordine  corintio, ha  vago  e  dignitoso  a- 
spello,  con   portico  tapezzato  di  tabelle 
votive.  La  di  vola  immagine  esprime  la  B. 
Vergine  che  allatta  il  diviu   Figlio,  cir- 
condata da  parecchi  angeli  che  in  atteg- 
giamento riverente  stanno co'furaaoti  tu- 
riboli. 11 1. 1  7  deW  Album  di  Roma  nelle 
p.  274  e  ^'^^    riporta  il  prospello  della 
chiesa,  colla  elegante  ed  erudita  descri- 
zione del  castello  di  Leva  e  della  chiesa 
della  Madonna  del  Divino  Amore,  di  quel 
fiore  di  pietà  e  di  sapere  qual  è  il  eh.  cav. 
Anilrea  Delli,  al  quale  ivi  pure  piacque 
dire  parole  amorevoli  e  confortatrici  di 
mia  opera,  nel  ricordare  quanto  io  ne  a- 
vea  dello   nel  citato  articolo.  Adunque 
per  le  pubbliche. vicende  del  1798  aven- 
do rarciconfralernita  del  Divino  Amore 
perduto  il  suo  archivio  e  quanto  posse- 
deva ,  ignorando  la  sua  precisa  origine, 
crede  probabilmente  doverla  ripetere  dal- 
la tenera  e  generale  divozione  che  destò 
nel  secolo  passato  la  celebrata  immagine 
della  Madonna  del  Divino  Amore,  e  da 
alcuni  de'moltissimi  divoli  accorrenti  al- 
la solenne  sua  traslazione  e  frequentanti 
il  santuario;  finche  adunatisi  in  alcuna 
chiesa  della  città  si  costituirono  in  soda- 
lizio, il  quale  fu  canonicamente  approva- 
to co'sacchi  bianchi,  onde  simboleggiare 
il  candore  de'costumi  co'(|uali  volevano 
onorare  la  ss.  Vergine,  con  mozzetta  di 
ruis  turchino  e  cordone  di  siuìile  colore, 
e  per  islemma  o  insegna  della  spalla  la 
stessa  ss.  Immagine.  L'arciconfraternita 
trovavasi  congregata  nella  chiesa  parroc- 
chiale de'ss.  Simone  e  Giuda  ,  di  cui  ri- 
parlai nel  voi.  LI,  p.  244»  ^P'^"^'^*  li»  'G^ 
pubblica  del  1  798  la  8op[)resse  colle  altre 
di  lioma.  Indi  nel  1  800  si  riorganizzò, eoa 
permesso  tlell'autorilà  ecclesiaslica,  nel- 
la chiesa  di  s.  Stefano  in  Piscinula,  della 
(piale  torno  a   ragionare  nel   paragrafo 
Peseivendoli  y  finche  nel  1802  ebbe    la 
propria  chiesa  che  possiede^  che  recita uiò 


i54  Lf  W  I 

coti  notabili  dispendi.  Dipinse  la  faccia- 
la esterna,  e  allora  si  perde  l'antica  pittu- 
ro decaduta;  ornò  l' interno,  lo  rese  piti 
decente  e  vi  pose  lapide  aìaiinorea  della 
concessione  della  chiesa  al  sodalizio  del 
Divino  Amore.  Vi  costruì  la  cantoria  e 
l'organo,  rifuse  la  campana  con  altro  me- 
tallo, e  ne  aggiunse  altra.  De' suoi  ovali 
nelle  pareli  lasciò  i  due  laterali  all'altare 
maggiore.  Da  (piesto  tolse  il  quadro  del 
ss.  Crocefisso,  e  vi  pose  nel  centro  di  ma- 
gnifica raggiera  e  di  bellissimi  stucchi  la 
Madonna  del  Divino  Amore  egregiamen- 
te dipinta  dal  celebre  barou   Vincenzo 
Camu)ucciui;  lasciando  illesi  gli  altari  la- 
cerali co'quadri  de'ss.  Titolari,  di  cui  ce- 
lebra la  festa.  Diligenleinenle  TulFizia  e 
uìauliene  con  decoro,  esercitandovi   pie 
pratiche  quotidiane  e  annue,  con  concor- 
do de' fedeli.  Nella  2."  festa  della  Pente- 
coste celebra  quella  della  Madonna  del 
Divino  Amore  con  triduo  solenne,  oltre 
le  principali  feste  di  Maria  Vergine;  non 
che  l'esposizione  delle  Quaranl'ore.  Seb- 
bene l'università  e  il  sodalizio  debutate- 
razza  ri  non  più  sussistesse,  tuttavia  alcu- 
ni di  essi  pretesero  nel  i  8^5  reclamare  la 
restituzione  della  chiesa,  ma  le  loro  istan- 
ze furono  rigettate  dal  cardinal  Zurla  vi- 
cario di  Rouia.  Di  recente  la  nobile  pen- 
na del  p,  d.  Prospero  Gueranger  abbate 
di  Sotesmes  scrisse  una  dotta  e  critica  sto- 
ria sopra  s.  Cecilia,  per  averla  ricavata 
dall'  archivio  Vaticano  e  da  quello  del 
monastero  di  s.  Cecilia  in  Trastevere,  con 
l'apologia  degli  atti  del  suo  martirio.  Di 
questa  volgarizzò  i  primi  1 5  capitoli  e  nel 
resto  molto  si  giovò  dell'opera,  sia  per  ri- 
spetto dell'Appendice  sui  santuari  di  s. 
Cecilia  in  Roma  e  sia  in  altro,  il  eh.  avv. 
Giuseppe  Rondini,  il  quale  nel  1 855  pub- 
blicò in  Roma  ;  Di  s.  Cecilia  e  de  suoi 
Compagni  Martiri  sotto  Turcio  Alma- 
chio  prefetto  del  pretorio  di  Roma  nel- 
l'  impero  d  Alessandro  Severo.  Della 
basilica  di  s.  Cecilia  Trasteverina  ,  di 
quella  ad  SaìictamCaeciliam  in  via  Ti- 
hnrtìna ,  de  Domo ,  de  Lupo  Pacho  a 


UN  I 
Tur  re  Campi ^  al  Campidoglio  j  de' e  au- 
tori ponti  fidi  ^  dell*  accade  mi  a  di  s.  Ce- 
cilia y  delV opere  artistiche  e  letterarie  a 
lei  sagre. Memorie  storiche  tratte  da' mi- 
glio, i  e  autentici  documenti  ec.Per  tutto 
quello  che  vado  accennando,  essendo  sol- 
tanto accessorio  all'argomento  che  intesi 
di  parlare,  vale  a  dire  l'università  i\itMa- 
terazzariy  non  credei  leggere  tutta  l'en- 
comiata opera  ,  ma  soltanto  dare  alcune 
occhiate  per  chiarire  il  disputato  punto 
dell'abitazione  di  s.  Cecilia,  se  nel  Cam- 
po Marzo  o  se  nel  Trastevere;  benché  co- 
munemente si  crede  il  luogo  ora  occupa- 
to dalla  chiesa  dell'arciconfraternita  del 
Divino  Amore, già  casa  paterna  della  san- 
ta; ed  il  luogo  in  cui  sorge  la  nobilissiuia 
Chiesa  dis.  Cecilia  in  Trastevere  (della 
quale  riparlai  nel  voi.  LXXV ,  p.  206, 
212,219,  222,243,  246,  per  non  ricor- 
date i  molti  altri  luoghi,  ed  in  questo  nel 
paragrafo  Fasellari),  che  lÌu^W  Umilia- 
ti (F.)  passò  air  attuali  monache  bene- 
dettine il  monastero  e  la  chiesa,  restando 
senqjre  Titolo  cardinalizio^  già  casa  del- 
lo sposo  s.  Valeriano.  Laonde  appena  di- 
rò genericamente:  Che  il  lodato  scrittore 
chiama  la  suddescrilta  chiesa  di  s.  Ceci- 
lia, net  Campo  Marzo,  già  abitazione  de' 
Cecilii  e  perciò  della  santa,  detta  de  Do- 
niOy  fondata  nel  VII  secolo,  per  un  tea», 
pò  filiale  della  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Da- 
maso,poi  di  quella  di  s. Lorenzo  in  Lucina. 
Che  fu  ancora  soggetta  alla  chiesa  di  s. 
Cecilia  in  Trastevere, dalla  quale  basìlica 
il  benemerito  cardinale  Paolo  Emilio 
Sfondratif  suo  titolate,  l'aflidò  a  due  do- 
menicani, perulliziarla  convenientemen- 
te, e  tutto  venne  sanzionato  da  Paolo  V. 
Perciò  soppresso  il  titolo  di  s.  Biagio,  ch'e- 
rale  stato  aggiunto,  e  sottoponendola  al 
cardinal  titolare  di  s.  Cecilia,  assegnò  a' 
due  religiosi  annui  scudi  32  5.  Che  Bene- 
detto XI I  I  riedificando  la  chiesa,  volle  che 
si  chiamasse  s.  Maria  del  Divino  Amore 
col  nome  volgane  di  Campo  Marzo  ,  di- 
cendo r  iscrizione  monumentale,  divae 
Caeciliae  Donium,  ed  in  suo  onore  et  dì» 


U  NI 

.7  Blttsii  (JualdWj  terminnnilo  colle  pa- 
iola, et  Deiparae  Marine  saerain  quo- 
que in  posterum  esse  jusseril.  Aggiunge 
una  cella  tradizione  che  pone  nel  Campo 
ili  Marte  la  casa  ove  fu  allattata  s.  Cecilia, 
e  (love  ella  Irascoise  i  piiaii  anni  suoi  !»i- 
no  all'età  nubile;  la  pielìuouiaiia  nel  luo- 
go del  palazzo  edificò  la  chieda  de  Do- 
filo;  ed  il  titolo  attuale  della  chiesa  del 
Di  vlnoA  more  riunisce  il  monumento  mo- 
derno alla  casa  de' Cecili!,  che  fu  vera- 
mente negli  anni  che  la  vergine  Cecilia 
visse  sotto  il  suo  tetto,  un  lem[)io  angusto 
dell'Amor  Divino. Da  questa  casa  s. Cecilia 
passò  in  quella  dello  sposo  s.  Valeriano,  e 
ivi  morì  verginee  mai  tire  (anche  pel  nar- 
rato iìaWyllhuni  (li liofna  t.  2,  p.  49)-  ^"ti- 
come  soleva  portare  sempre  secoli I  libro 
degli  Evangeli,  ricorderò  che  il  p.  Meno- 
chio  scrisse  nelle  Stuore^  t.  2,  cent,  6.'\  il 
cap.  3o  ;  Della  divozione  degli  antichi ^ 
che  usavano  di  portare  addosso  o  d*  a- 
vere  in  altri  modi  appresso  di  se  il  s. 
Evangelo.  Aggiungerò  che  tale  pratica 
*ervì  a'{)rimilivi  cristiani  anco  perelirni- 
nnre  le  Superstizioni  (J  .)  pagane.  Dal 
iin  qui  da  we  riferito,  certamente  dopo 
studiose  ricerche,  e  sebbene  a  tulle  non 
eia  tenuto,  quanto  airalfermatodall'avv. 
t>ondini,scritloreche  ioamtuiroancoper 
Je  sue  Memorie  sopra  il  tribunale  degli  U- 
di  lori  di  Rota  (/'.), anzi  gli  sono  grato  per 
il  vere  dichiarato  d'essersi  profittalo  del 
n»io  Dizionario,  nelle  iuddetle  Memo- 
rie iu  argomento,  e  con  espressioni  per 
me  onorevoli;  tuttavolta  in  alcuni  punti 
non  posso  interamente  convenire  con  lui, 
cioè:  F.Xhe  la  chiesa  in  discorso  fu  delta 
de  Domo.  2.**  Che  l'ullìziarono  due  do- 
menicani. 3.**  Che  fu  soppresso  il  titolo 
di  S.Biagio. 4. "Che Denedello  Xlll  (mor- 
to nel  1 730)  volle  che  la  chiesa  si  nomas- 
se del  Divino  Amore.  Imperocché  di  pas- 
saggio e  senza  entrare  in  discussione,  su- 
bordinatamente  mi  permetterò  osserva- 
re, i.**  La  chiesa  di  s.  Cecilia  di  Cumpo 
Marzo  non  fu  delta  de  Doino^  e  [>oichè 
il  eh.  scrittore  cita  V  autorità  dei  sum- 


UNI  i55 

mentovalo  Fonseca,  in  questo  leggo  a  p. 
341  :  De  Ecclesia  s.  Caeciliac  de  Do- 
mo, filiale  della  basilica  di  s.  Lorenzo  in 
Damnso,  che  probabilmente  fu  dove  sor- 
ge l'oratorio  di  s.  Maria  del  Pianto  (ov'è 
r  oratorio  notturno  particolarmente  a 
vantaggio  spirituale  degli  artigiani)  deb 
r  arciconfraternita  della  Dottrina  Cri- 
stiana^  senza  allatto  nominare  la  chiesa 
o  oratorio  di  s.  Cecilia  a  Caaipo  Marzo. 
Altrettanto  aven  scritto  il  pure  ricorda- 
lo  Bovio  a  p.i  56.  11  Martinelli  nel  ram- 
mentalo suo  novero  delle  chiese  di  s.  Ce- 
cilia, non  conobbe  questa  de  Donio^so^ 
lo  ricorda  Ecclesiae  s.  Cacci liae  Sabello- 
rum  in  Domibits,  forse  presso  la  casa  de* 
Savelli,  2.°Non  trovai  memorie  che  l'uHl- 
ziassero  i  domenicani,  giacché  ciò  fece  il 
sodalizio  de'materazzari  dal  ì  525  fino  al 
termine  del  secolo  decorso.  Nondimeno 
e  per  la  vicinanza  della  chiesa  di  s.  Ni- 
cola de'Prefettijde'medesimi  religiosi  del- 
l'ordine de  Predicatori  (F,)  che  di  re- 
cente la  dierouo  al  sodalizio  del  ss.  Cro- 
cefisso Agonizzante  (e  perché  ebbe  origi- 
ne, come  tante  altre,  per  onorare  il  s^. 
Viatico^  in  quest'articolo  ne  tratto),  può 
essere  che  nel  rilrovameiito  del  corpo  di 
s.  Cecilia  e  Compagni,  pel  fervore  desta- 
to per  la  santa,  curasse  il  maggior  suo  cul- 
to in  tale  chiesa  il  cardinal  Sfunclralo, 
3,"  Il  titolo  di  s.  Biagio  non  poteva  esse- 
re soppresso,  per  ritenere  la  chiesa  i  ma- 
lerazzari  che  lo  veneravano  a  protettore. 
4.°  Benedetto XI II  non  al  Divino  Amore, 
ma  esplicitamente  alla  B.  Vergine,  a  s. 
Biagio  (altra  prova  del  titolo  non  estin- 
to) ,  ed  a  s.  Cecilia  dedicò  la  chiesa  at- 
tuale nel  rifabbricarla.  Il  presente  titolo 
del  Divino  Amore  lo  ricevè  dall'arcicon- 
fraternita  omonima,  dopo  che  nel  i8oa 
ebbe  la  chiesa. 

Medagliari.  /^.  il  paragrafo  Coro- 
nari. 

Mercanti  e  Merciari,  ColUgiuniMer- 
catoruniy  Colleginni  Negociatonini,  U- 
niversitas  Mercatoruin  Urbis  ,  Artis 
Mcrciariorum.  Il  mercante,  mercadan- 


i56  UNI 

te  o  in€i-ca tante,  Mercalor,  è  quegli  clie 
esercita  la  mercatura,  Mercatura^  l'ar- 
te ci<J€  di  lranicare,negoziare,  comprare  e 
vei)dere  a  (ine  di  gundngno;  arie  del  mer- 
cataiitare  la  merce,  Mcrx,  c|ualunf|ue 
sorta  di  manitaUiue,  di  roba,  di  eftelli,  e 
di  derrata  ricavala  dalle  possessioni  che 
sia  oggetto  di  IraHico;  arie  trovala  dagli 
uomini  per  sopperire  a  quello  che  non  ha 
potuto  far  la  natura,  di  produrre  in  ogni 
paese  ogni  cosa  necessaria  o  comoda  al 
vivere  umano.  Gli  antichi  romani  tace- 
vano distinzione  ha'mercatanti,  Merca- 
tores,e  negozianti,  Ncgotiatores  sivcNe- 
gociatorcsy  chiamando  coli.*'nome  quel- 
li che  dimoravano  ordinariamente  in  Ilo- 
iiìa,  e  col  2."  quelli  che  si  stanziavano  nel- 
le Provincie.  Il  collegio  de'mercatanli  fu 
istituito  nel  279  di  Roma  sotto  il  conso- 
lalo di  Claudio  e  Servilio.  La. festa  de' 
mercatanti  era  a'  1  5  del  mese  di  maggio: 
sagrifìcavano  allora  una  troia  pregna  a 
Mercurio,  dio  del  commercio,  e  punfìca- 
vansi  alla  fonte  detta  Jf/ua  I\Iercurii\ 
pregando  il  nume  d'esser  loro  propizio  e 
di  perdonare  loro  le  frodi  commesse.  Mer- 
ceria dicesi  la  bottega  del  nìerciaio  o  mer- 
ciaiuoloy  SeplasìariiiSy  piccolo  mercan- 
le  di  poche  merci;  contenendo  la  merce- 
ria cose  minute  attenenti  al  vestire,  co- 
me telerie,  nastri,  stringhe,  cappelli  e  si- 
mili: 71/cvvr  /ninuta,  Taherna  lìlercium 
inìmUaruni.;  Mcrcis  niiiiiUae  vendÌLor^ 
Me  rei  s  e.dgune  negoeiator.  Si  chiama 
fondaco  la  bottega  dove  si  vendono  a  ri- 
laglio  panni  e  driq)[)i,  Of/Ieìna,  Tiiher^ 
Ila  vestìai'ia;  e  si  tlice  anche  in  «>ignih« 
calo  di  magazzino  per  le  vettovaglie,  Ta- 
herna eìbaria, Cella  promptuariajlor- 
reiun.  Dicesi  negozio,  Negotium^  Nego- 
tior,  faccenda,  halllco,  aliare;  ed  anche 
in  significato  di  fondaco  e  bottega,  lìler- 
calo  e  Fiera  {F.)  si  dissero  i  luoghi  do- 
ve si  traila  di  mercanzia,  e  dove  si  com- 
pera e  vende.  La  sala  de'mercanli  roma- 
iti  era  la  Basilica (P.),  anche  parte  del 
Tempio (F.)y  ove  si  adunavano  per  eser- 
citarvi il  coiamercio,  al  Tribunale  (F.) 


U  N  l 
ricorrendo  per  le  questioni,  poi  istituen- 
dosi speciali  tribunali  di  commercio,  e  per 
gli  odierni  de'  dominii  della  s.  Sede  ri- 
parlai a  Triduivali  di  Roma.  Alcuni  pre- 
tendono che  nel  Foro  Arcliimonio,  di  cui 
nel  voi.  XVI,  p.  I  3  I ,  i  mercanti  greci  di 
Roma  si  adunassero  per  vendere  le  mer- 
canzie. In  b'irenze  si  chiamò  Mercanzia 
il  tribunale  che  con  autorità  somma  de- 
cideva e  giudicava  le  accuse  mercantili, 
ed  avea  particolare  giurisdizione  nelle 
materie  dell'esecuzioni  civili.  Celebri  fu- 
rono nel  medio  evo  i  collegi  e  consolati 
de'mercanli,  conje  narrai  innanzi  di  que- 
sti paragrad.  Degli  antichi  luoghi  di  con- 
vegno de'mercanli,  come  i  Fori,  del  pa- 
ragrafo Macellari  eziandio  ,  ne  feci  ri- 
cordo anco  nel  voi.  LXXX,  p.  i  33.  Disse 
latinamente  il  Morcelli  :  Mercator  Man- 
go, il  venditore  o  mercante  riprovevole 
d'uomini,  Schiavi  (F.).  Frwnentarius  e 
Frumentator,  il  mercante  provveditore 
o  incettatore  da  grano. Foe«ó5/'/or,il  mer- 
cante di  fieno.  Olearius,  quello  dell'o- 
lio. Da  frumento  e  vino,  Collegia  Frii- 
mentariorum  et  Finariorum.  Da  buoi, 
Ncgotiator  Boarius,  Da  panni ,  Nego- 
tialor  Lintearins.  Agente  o  ministro  di 
mercante,  Institor,  11  negoziante  ,  3Ier- 
cator,  Ncgocians,  Negolians.  Da  vestì, 
Negotiator  Feslìarins.  Da  vino,  NegO' 
tialor  Finariiis.Dà  frumento,  Frwnen- 
tarius, Di  droghe  e  altro,  Aromalarius, 
Seplasiarius:  Di  perle,  Margarilarius. 
D»  drappi  tinli  a  porpora,  Ncgotiator  ar» 
tis  Purpurariac.  Da  libri  ,  Ncgolitilor 
Lihrarius.  Da  olio,  Olearius.  Da  salu- 
me,  Negocians  Salsarius,  Da  tele,  Ne- 
gotiator Lintearius.  Da  vesti  e  da  tale, 
Negotiator  Vestiarius  ,  et  Linteariae. 
^es^oz'iiM'e,  Me  reo  r.  Nego  tior,  Negotians, 
Negotiandi.  Negozio,  Nego  tinnì,  Ncgo- 
tior,  Res.  Questi  vocaboli  non  solo  pon- 
no  applicarsi  alle  diverse  specie  di  mer- 
canti di  cui  vado  a  parlare,  ma  eziandio 
ponno  servire  agli  analoghi  paragrafi  di 
questo  articolo,  che  vanno  tenuti  presen- 
ti per  quanto  vi  hanno  di  relazione.  L'o- 


UNI 

rìginc  della  professione  de'mercanli,  di 
vendere  e  comprare,  quantunque  IMinio 
l'nllriluiiscft  ngli  afiicani,  nella  s.  Sciiltu- 
ra  ne  abbiamo  remoli  esempi  dal  tempo 
di  Noè,  e  poi  de'raercanti  ismaeliti  a'qua* 
li  fu  venduto  Giuseppe  da'crudeli  fralei- 
li.  La  fabbrica  delle  Ciltà  presso  i  lidi 
del  mare,  e  la  comparsa  di  battelli  stra- 
nieri, fece  determinare  i  Por// (A  .),  e  die- 
de luogo  ai  commercio  marittimo;  il  ter- 
resti e  essendo  favorito  dalle  Strade  (F.) 
e  da'mezzi  di  trasporto,  che  rammentai 
nel  paragrafo  Cocchieri.  L'unione  di  no- 
mini dentro  i  luoghi  fabbricati,  ed  il  bi- 
sogno reciproco  de'  comodi  e  delle  sussi- 
slenze,  fece  determinare  le  arti  e  mestie- 
ri, stabilì  le  ofììcine  per  lo  spaccio  de'ge- 
neri,  ed  inculcò  a'nierciai  e  artisti  rispet- 
livi  d'attendere  alla  negoziazione  e  com- 
mercio dell*  arte  e  generi  di  loro  propria 
sfera.  Allorché  l'abbondanza  delle  mer- 
ci e  de'  generi  commestibili  sorpassava  il 
bisogno  degli  abitanti,  nacque  1'  idea  di 
permutare  all'estero  le  cose  indigene  coi 
denaro,  o  con  altri  generi  commerciabi- 
li. Ma  il  commercio  di  tali  oggetti  non 
essendo  confacenle  a  lutti,  e  d'altronde  la 
vigilanza  del  governo  non  sostenendo  uo- 
mini disoccupati,  l'umano  criterio  imma- 
ginò d'  accrescere  i  comodi  della  vita  ,  e 
nacquero  il  commercio  delle  manifattu- 
re, de'generi  di  moda  e  d'industria,  colle 
arti  belle  e  il  Lusso  {F.).  Con  l'aumen- 
to delle  relazioni,  sì  permutavano  o  si 
consegnavano  somme  rilevanti  con  mol- 
la fatica,  molta  responsabilità  ,  e  mollo 
impiego  di  tempo.  Per  facilitare  il  com- 
mercio e  la  circolazione  di  esso,  come  nel- 
le vene  la  circolazione  del  sangue,  la  ne- 
cessità introdusse  le  lettere  di  cambio,  il 
comodo  le  propagò,  e  nacquero  le  dille, 
i  banchi  e  le  case  di   commercio  ,  quale 
altro  genere  di  lucrosa  negoziazione,  pres- 
so la  quale  si  produssero  gl'intermediari 
ed  i  sensali.  Si  legge  nel  n."  90  i]eì  Cior- 
fiale  di  Roma  del  1  BSy,  che  la  i  .'banca 
europea  fu  stabilita  in  Italia  dagfisrae- 
liti  lombardi  ncirSoS^  e  quindi  proba* 


UNI  I  ^7 

bilmenle  T  origine  delle  rorre  Fie  de' 
Lombardi  che  esistono  in  Europe.  L'o- 
rigine delle  parole  Banca  e  Banchiere , 
è  probabilmente  derivata   dalla   parola 
Banco,  tlal   banco  cioè  che  stabilivasi 
sulla  piazza  del  mercato  pel  cambio  del 
denaro.  Seguono  quindi  le  date  sull'ori- 
gine delle  banche  d'Europa,  dalla  banca 
di  Venezia,  che  dicesi  istituita  nel  1  iSy, 
in  poi;  ma  nel  voi.  XLIV,  p.  211,  nel 
parlare  di  tali  istituzioni,  il   banco   ve- 
neto col   cav.  Galli  lo  dissi  cominciato 
nel  I  1  7  r .  L' introduzione  del  Telegra- 
fo (F.)  elettrico  è  riuscita  d'  immenso 
vantaggio  al  commercio,  come  le  Strade 
ferrale  [F.)  ed  i  battelli  a  vapore,  de'qua- 
li  riparlai  a  tale  articolo.  La  mercanzia  è 
utilissima  al  governo  politico  d'ogni  popo- 
lo, purché  non  degeneri  nel  riprovevole 
monopolio  o  monipolio,  Dlonopoliuuiy 
ossia  incetta  e  comprila  fatta  da  taluno 
ili  tutta  una  mercanzia  per  essere  solo  a 
rivenderla  a  suo  modo,  ed  a  maggior  prez- 
zo che  se  fosse  venduta  da  più  negozianti. 
Riprovevole  è  pure  il  mercimonio  ,  mer- 
catura o  più  propriamente  traftlco  illeci- 
to. 11  Medulla,  Moralis^  traci.  6,  n.°  26, 
dichiara.  Non  è  lecito  a'  monopolisti  ed 
ed  incettatori  comprare  le  derrate  e  com- 
mestibili diretti  alla  sussistenza  del  pae- 
se, col  fine  di  angariare,  per  cupidigia  di 
guadagno  ,  i  consumatori  con  un  prezzo 
maggiore.  La  chiama  illecita  mercatura, 
obbligala  a  risarcire  i  danni.  Egualmen- 
te non  è  lecito,  egli  dice  nel  n.**  1  18,  di 
spargere  falsi  timori,ed  allarmare  in  piaz- 
za ed  alla  borsa,  per  costringere  i  ven- 
ditori e  commercianti  a  rilasciare  gli  ef- 
fetti a  vii  prezzo,  onde  poi  venderli  a  mag- 
gior prezzo.  Neppure  è  permesso  di  fin- 
gere falsi  oblatori  all' asta  pubblica,  per 
abbassare  la  slima,  e  così  prender  le  cose 
ad  un  vii  prezzo.  La  dice  traude,  sogget- 
ta a  restituzione  ai  danneggialo.  Platone 
disse  nella  sua  Repubblica,  che  pel  retto 
governo  d'  una  città   erano  necessari  i 
mercanti.  Si  apprendo  da  T.  Livio,  che 
la  compagnia  de'uiercauli  fu  molte  volle 


i58  UNI 

giovevole  e  coiwoila  per  Roma  e  sua  re  - 
puLblicn.  Cicc'iOMecoiitrneucIa  suo  pudie 
clie  (u  n>eicanle  utile  alia  repubblica,  lo- 
clanilo  pure  la  mercatura.  Polidoro  Vii- 
gilio  la  chiama  necessaria  pel  vivere  uma- 
no, e  molto  comoda  per  far  compagnia 
co' barbari  e  arì)icizia  co' principi.  INè  si 
sdegnarono  d'  esercitarla  Talele,  Solone 
e  Ippocrate,  meritando  lodi  di  mercanti 
savi,  prudenti,  discreti  e  cortesi.  L'eserci- 
zio i\\  Mercante  (7  .),comegih  toccai  su- 
periormente, fu  permesso  a' Nobili, evie- 
lato  iì' Chierici  [e  nel  pavaa^vi\^oArtigianiy 
.se  convenga  a  persone  onorate  il  sapere 
qualche  arte  manuale),  specialmente  y)//.?-  . 
sionarij  ma  il  Martinelli  a  p.  4^0  della 
i9/rco/og-//2, nel  riportare  la  già  ricordala 
bolla  di  Clemente  X,  che  l'esercizio  del- 
la mercatura  non  pregiudica  neppure  al- 
la nobiliti,  per  mezzo  di  onesto  Irallico  e 
commercio,  avverte  che  l' interpretazio- 
ne della  bolla  non  deve  estendersi  a  per- 
mellere  una  specie  di  monopolio  e  d'in- 
cetto. Dappoiché  secondo  il  Paradisi,  A- 
teneo  dell'uomo  nobile,  par.  4»  P-  333, 
la  mercatura  si  di  vide  in  3  specie.  Lai /di 
quelli  che  trafTjcano  i  propri  fruiti  e  pro- 
dotti, e  questo  traffico  è  il  più  lecito,  poi- 
ché non  maculat  maniiSi  qui  sua  facta 
gerii.  La  2.'  di  quelli  che  acquistano  da' 
padroni  i  generi  o  derrate,  e  nella  con- 
giuntura favorevole    ne  fanno  introdu- 
zione e  smercio  in  qualche  città  o  pro- 
vincia,ovesopravvieneun  bisogno; a  que- 
sti appartiene  la  bolla,  purché  concorra 
»'  finis  honestus ,  scilicet  ad  suae  fami- 
liae  sub  s  lenta  lionem  vel  communita  ti s, 
et  juslis  contractibus  "  come  vuole  s. 
^omn\a%o^quaest.  ^y,  art.  4'Sooo  di  3." 
specie  poi  quelli,  che  comprando  le  altrui 
mercanzie,  le  vendono  poi  vilmente  e  sor- 
didamente nelle  proprie  case,  a  cui  non 
può  applicarsi  la  bolla,  poiché  la  vera  sua 
mente  non  è  di  favorire  uno  spaccio  umi- 
liarne a  domicilio,  o  per  interposta  per- 
sona, non  dissimile  da  quello  de'bottegai, 
con  una  specie  d'incetto  0  di  monopolio; 
uia  un  commercio  interno,  col  mezzo  d'un 


U  N  I 

onesto  traffico  ed  induslria,favorevole  an- 
cora pe'consumatori.  Il  Martinelli  distin- 
gue il  negoziante  all'  ingrosso  ,  e  quello 
che  esercita  la  mercatura  in  dettaglio  :  il 
1."  esercita  veramente  la  mercatura,  il 
1.''  entra  nella  categoria  di  artista  e  di  pa- 
drone di  mestiere;  e  riferisce  i  doveri  del- 
l'uno e  dell*  altro,  quali  sono  l'oneslà  e 
r  integrità,  di  dare  il  giusto  peso  e  giu- 
sta misura  e  quantità  de'generi,  e  di  sor- 
vegliare i  garzoni  che  non  ingannino  il 
pubblico,  ed  avvertendo  questo  se  i  ge- 
neri e  mercanzie  hanno  occulto  difettò, 
per  convenire  sul  corrispondente  prezzo  I 
Egli  ricorda, non  potersi  negoziare,nè  in- 
ventare soggetti  dannosi  alla  religione,  al 
costume,  alia  salute  pubblica  ed  al  go- 
verno! Degli  altri  doveri  degli  arlisli  o 
meccanici,  negozianti  spacciatori,  discor- 
re il  Martinelli  a  p.  52  i,  cioè  de'  nego- 
zianti, fabbricatori,  mercanti  e  padroni 
di  negozio  all'ingrosso,  e  con  commercio 
air  estero.  Ricorda  la  bolla  di  s.  Pio  V, 
Postquam  eousque  ìiumana  processit 
intempevanticr-y  del  1 ."  novembre  i  Syo, 
Bull.  Roni.  t.  4>  ?'''•'•  3,  p.  I  3  i:  Conira 
fraudolentos^  ctdolosos  Decoctores  ca- 
pitali pocna  plectendos.  Quel  Papa  san- 
to dunque  pronunziò  l'  ultimo  supplizio 
contro  i  mercanti  e  negozianti,  che  fanno 
intrighi  con  bancherotle  e  falliscono  do- 
losamente, a  solo  fine  di  carpire  ingiuste 
composizioni  e  ribassi  da'crediloYi,  il  che 
notai  ancora  nel  voi.  LXXl  V,  p.  290.  Ar- 
rogo che  io  ricordi  il  Cappello  verde  che 
doveasi  portare  da'falliti,  e  il  predecesso- 
re dell'encomiato  Papa,  Pio  I  V,emanò  il 
molo-proprio  Cupientes  3Iercaioribus, 
de'2 7  ottobre  1 56 1 ,  Bull.  Rom.  t.  4,  pa»'- 
2,  p.  9»  :  Quod  Bir return  viride  defe- 
rant  eliam  corani  Judicibus  Urbis ,  et 
Carcerum  visitatoribus  petentes  alter- 
nativas,  vcl  beneficium.  Raccomanda  il 
Martinelli  la  diligenza  e  l'assiduità,  non 
meno  che  la  prudente  accortezza,  onde 
non  trascurare  occasioni  per  aumentar 
onestamente  la  propria  industria  e  riuscir 
negf  impegni  col  pubblico,  riproduceu- 


UN  I 
ilo  le  seguenti  sentenze  di  lìlosofi  e  nitri. 
Di  Piltaco:  Bada  all' ocvti siane  cht.  Ita 
r  ali  per  fuggirti,  e  bada  al  tuo  tempo. 
Di  Gli i ione:  E  sempre  meglio  soffrire 
un  danno  che  goder  un  Utero  male  ac- 
(ptistato.  Dell  °  ti  rattristerai  una  volta 
sola  :  del  2."  ne  avrai  sempre  rimorso. 
Di  Demostene a'tiodìcanli d'Alene:  Traf- 
ficate le  occasioni:  è  questa  la  merce 
j>ììi  ricca,  e  la  cagione  degli  stabilimen- 
ti. Di  Sdllustio  :  FigilandOf  agendo^  be- 
ne  consulendo  prospere  omnia  cedunt. 
Di  Osoiìo: Mercator  ignavium  magnum 
lucrum  facere  non  potest.  Del  cardinal 
Pietro  Aidobrandini:  Vuomo  accorto  è 
simile  ad  un  cane  di  buon  odora to^  che 
tutto  esamina^  e  nulla  gli  sfugge  che  lo 
possa  contentare.Dìces'ì  sensale,  Proxo- 
lieta  ^  Pararius,  Intercessory  Interven- 
/or, quegli  che  s'intromette  tra'contraen- 
ti  per  la  conclusione  del  negozio,  e  patti 
rolarmente  tra  il  venditore  e  il  compra- 
tore. E  senseria,  Proxonetae  Blerces^  si 
dice  la  mercede  dovuta  al  sensale  per  le 
sue  fatiche  e  opera  di   trattare  e  conclu- 
«lere  gli  affari.  Da  remota  antichità  esi- 
stono i   sensali  ,  come  intermediari   del 
commercio  cambiario,  ede'negozi  leciti 
e  onesti  della  società,  gli  scrittori  de'qiia- 
li  si  ponno  leggere  presso  l'avv.  Marti- 
netti. Vi  sono  de'sensali  pubblici,  regola- 
ti da  saggi  regolamenti  del  governo,  e  vi 
sono  sensali  privati.  La  legge  riconosce  i 
sensali  anche  nell'oggetto  lecito delloiSyjo- 
salizio^  consideralo  in  linea  di  civile  con- 
tratto. De' niediatori  pronubi  ragionano 
Ulpiano  nella  I.i8,ff.  De  Sponsalihus;\\ 
Cod.  Tlieod.  lil).  3,  tit.  7]  Senofonte, Tl/t^- 
ìnorahiliuw,  hb.  2  i ,  per  la  parie  storica  ; 
Se\\\eno^De  jure  nat.  lib.  5,  cap  4,  perla 
porle  gitiridica  ed  erudita;  anzi  la  stessa  s. 
Scrittura  ne  olire  esempi,  ed  anche  la  f,i- 
volosa  milulogia.  Inoltre  il  Martinetti,  di- 
cendo che  alla  classe  de'sensali  ponno  ap- 
partenere, benché  impropriamente,  i con- 
ci lialori,  le  interposte  persone,  gli  agen- 
ti, gli  amici,  gl'inleicessori,  grinternun- 
zi,  gli  aibilraii  e  altri  che  [ionno  riunire 


UNI  I  '^c) 

il  consenso  e  l'idee  di  più  persone  tra  lo- 
ro, piesenti  o assenti, eruditamente  ram- 
menta gli  scrittori  delle  varie  specie  de' 
sensali  degli  antichi  romani.  Essi  sono:  de' 
conciliatori,  de'pacieri,de'medialori  degli 
intervenienti  o  interventores^i\egV'\x\{ev- 
preti,  degli  agenti  di  cambio  (de'quali  feci 
parola  nell'articolo  Mercante)  e  di  alia- 
li commerciali,  degli  amici,  degl'interces- 
sori, degl'  internunzi  ,  degli  arbitri  come 
amichevoli  composilori.  Conclude,  eh'  è 
vietato  il  fare  da  sensali  e  mediatori,  del 
commercio  e  negoziazioni, a'nobili,  a'mi- 
lilari,  a'palalini  o  cortigiani  del  principe, 
a'notarì  pubblici,  a'goverrialori  delie  Pro- 
vincie, a'direttori  de'debili  dello  stato  ed 
a'Ioro  impiegati,  a'quali  ultimi  è  pure  in- 
terdetto i  commerci  e  acquisti  che  descri- 
ve, coerenteniente  al  disposto  delle  bolle 
d'Innocenzo  XI  i\eQ  luglio  1689,6  di  Be- 
nedetto XIV  de'27  marzo  1748.  Ragio- 
na poi  de'doveri  de'sensali  e  simili,  e  del 
fine  onesto  che  debbono  avere  nel  pre- 
stare il  loro  ufficio,  nobile,  morale,  reli- 
gioso, e  discreto  quanto  a'vaulaggi  perso- 
nali, sia  di  premio  ,  sia  di  compenso.  Il 
Foro  Romano  divenne   in  parte  Foro 
Boario  quando  porzione  fu  destinata  al- 
la vendita  de'  buoi  e  altre  bestie  da  ma- 
cello, edagli  spncci  (Se  Macellari^  come 
rilevai  in  quel  paragrafo,  non  meno  che 
alla  vendita  d'altri  commestibili  ed  a*  ne- 
goziati. Perciò  presso  la  via  Sagra  alcu- 
ne taberne  di  beccherie  furono  ridotte  a 
banche,  che  i  latini  òi'xssevo  Àrgentariacy 
e  j)er  essere  slateriedificate, dopoché  l'in- 
cendio del  54"?-  di  Roma  le  distrusse,  si 
chiatnarono  le  nuove  o  le  Banche  nuovr^ 
e  da  7  ridotte  a  5.  In  Roma  erano  molti 
portici  isolati,  cioè  fornici  o  archi  aniplis- 
simi  a  4  f«ccie,  perciò  detti  Giani,  come 
l'esistente  arco  di  Giano  quaihifi  onte,  ed 
erigevansi  nel  nodo  delle  strade  più  fre- 
quentate per  ricovero  al  popolo  uell' in- 
temperie. Indi  divennero  ritlotti  ile'incr- 
canti  e  <legli  usurai  che  ilavano  e  ricevea- 
no  il  denaro  ad  Usura  (F.).  (lolle  midte 
iujposle  agli  usurai,  che  i  rouiani  severa- 


i6o  U  N  I 

menle  punivano,  fu  falla  la  famosa  Lupa 
di  bronzo  che  aiialta  i  gemelli  fondalo- 
ri  di  Roma,  la  quale  collocala  nel  foro 
Boario,  fu  poi  trasferita  al  Lateianoe  po- 
scia in  Canapidoglio.  L'orco  di  Seltimio 
Severo  al  Velabro  è  uno  de' nionuinenli 
superstiti  accanto  al  destro  lato  della 
Chiesa  di  s.  Giorgio  in  felahro,  e  pres- 
so il  memoralo  di  Giano,  sul  limile  del- 
l' antico  foro  Coario.  Esso  fu  eretto  e  de- 
dicato ad  onore  di  Seltimio  Severo  ,  de* 
suoi  figli  Antonino  Caiacaila  e  Gela  ,  e 
della  moglie  Giulia  Pia,  da' banchieri  e 
da'mercanti  de'  buoi  che  negoziavano  in 
<juel  silo,  come  ricavasi  dall'esistenle  i- 
scrizione,  eretta  dagli  AigcnMvìi  et  Ne- 
goiiantes  Boarii.  E  questo  arco  eressero 
i  banchieri  e  negozianti  boari  della  con- 
trada per  ottenere  o  per  aver  ottennio 
dairim[)eralore  la  privativa  del  couimer- 
ciò  in  (piel  foro  ,  potendo  essi  soli  intro- 
durvi il  besliaaie.  Il  monumento  cou>e- 
chè  privato  non  è  imponente  nella  mole, 
bensì  è  fasciato  di  marmo,eso[)raccariea- 
to  di  sculture  d'ornali  e  rosoni  nelle  vol- 
le ,  con  capilelli  e  pilastrini  con  1'  aquile 
legionarie,  e  le  imn)agini  de'principi  no- 
minati. Vi  sono  pure  bassorilievi  espri- 
menti sagrifizi,  fatti  dall'impeiatoreedul- 
l'imperatrice  a'ioro  nund  tutelari  Ercole 
e  Bacco;  nonché  i  mercanti  de^buoi  con 
questi  animali ,  e  nel  lato  coperto  dalia 
chiesa  congelliua  INibby,  che  vi  saranno 
scolpiti  i  banchieri  colla  loro  mensa  Ar- 
^elitaria.  L'arco  dunque  fu  innalzalo 
principalmente  dagli  Argentarii ^  cioè 
banchieri  o  cambiatori  di  monete,  e  da^ 
negozianti  di  buoi,  onde  tulloia  dicesi 
l'Arco  degli  Argentari ^  e  non  come  al- 
cuni erronea Uienle  supposero  dagli  argen- 
tieri, per  cui  il  volgo  l'appella  V  Arco  de- 
gli Argentieri,  e  lo  notai  nel  voi.  L VI  1 1, 
p.  1 6().  Alcune  specie  di  mercature  nell'e- 
sercizio loro  sono  tenute  nelle  feste  per  o- 
pere  servili  che  vieta  la  Chiesa.  Per  la  san- 
tificazione de' giorni  festivi,  a  cui  sono  e- 
gualmente  tenuti  i  mercanti  pel  riferito  in 
principio,  il  cardinal  Patrizi  vicario  di 


U  NI 

Boma  cogli  edilli  de'  3o  f^iugno  i847  ^ 
de'3i   dicembre 1 855,  fra  le  altre  cose 
proibì  di  tener  aperti  nelle  feste  di  precet- 
to i  magazzini ,  i  fondachi  o  botteghe  di 
qualunque  specie,  salve  però  alcune  ecce- 
zioni motivale  da  gravi  e  ragionevoli  cau- 
se, riguardanti  o  il  culto  divino  o  i  biso- 
gni della  vita.  Fra  le  classi  eccettuale  a- 
vea  luogo  anche  quella  de'drcghieri,  a' 
quali  era  permesso  di  tenere  aperti  i  ri- 
spellivi fondacld  non   ptue  fino  alle  io 
ore  del  mattino,  ma  di  miovo  al  uiezzodì 
e  poi  al  cader  del  giorno  per  tutta  la  sera. 
JNel  1 856  però,  per  parie  del  nobile  colle- 
gio de^commercianti  fondacali,  median- 
te istanza  munita  di  numerose  firme  de' 
più  spettabili  droghieri,  furono  esposti  al 
cardinal  Patrizi  gli  ardenti  loro  voti   di 
veder  sancito  coH'ordinazione  dell'auto- 
rità ecclesiastica  ,  e  rendulo  generale   il 
costume,  giada  parecchi  adottato,  di  non 
aprire  i  loro  negozi  ne'giorni  di  festa  ol- 
tre alle  IO  antimeridiane;  dappoiché  nel 
sistema  d'  allora  spesso  non  era  dato  a' 
proprietari  e  a'commessi  d'attendere  ab- 
bastanza all'opere  di  pielà  e  di  religione, 
ne  alla  salulai  e  pratica  degli  oratorii  not- 
turni. Il  cardinale,  considerando  cheniun 
pregiudizio  poteva  derivarne  al  pubblico, 
avendo  la  popolazione  nell'ore  del  mal- 
lino  fino  alle  IO  il  lenqjo  suniciente  per 
provvedersi  de'gencri  esistenti  nelle  dro- 
gherie, che  non  ponno  poi  dirsi  d'assolu- 
ta primaria  necessità,  gli  esaudì;  e  quin- 
di con  oidine  pontificio  prescrisse  colla 
notificazione  del  r  .**  agosto  1 856,  riporta^ 
la  dal  n."  176  del  Giornale  di  Roma. 
I. "Ne'giorni  festivi  di  precetto  potrà  sol- 
tanto eseguirsi  lo  spaccio  e  la  vendila  de' 
generi  coloniali  e  di  drogheria  fino  alle 
ore  IO  antimeridiane.  Dovranno  in  con- 
seguenza i  droghieri  chiudere  in  tali  gior- 
ni i  loro  fondachi  2  ore  innanzi  il  mez- 
zodì per  non  riapi  irli  che  nella  seguente 
mattina.  2."*  Si  proibì  in  detti  giorni  la 
vendila  delle  derrate  coloniali  e  generi 
di  drogheria,  neppure  a  porle  chiuse,  nel- 
l'ore vietale.  3.°  Le  presenti  disposizioui 


UN  I 

tUver  entrare  in  vigore  dopo  mi  mese. 
I  P»ipi  a  vantaggio  de'popoli  e  de'  coni* 
iuercianli  emanarono  molteplici  utili  di- 
sposi/ioni,  che  in  questi  articoli  e  ne'mol- 
tissiini  relativi  riportai;  qui  solo  ncorilc- 
ì'o.  Pio  IV  col  moto-proprio  Cam  Pasto- 
rali  nostro,  de'i  febbraio  i564  ,  Bull. 
Roni,  \.  4 ,  p«»*.  2 ,  p.  210:  Jurisdictio 
Consuliim  Artìs  Mercìarioruni  alniae 
Urbis.  Nel  rione  Trastev(M'e  e  nella  par- 
rocchia di  s.  Maria  della  Luce,  è  la  piaz- 
za  de* Mercanti,  dicendo  ilcav.  Rufìni  nel 
Dizionario  delle  strade,  piazze  ec.  di 
Roma,  che  prese  tal  nome  dal  radunarsi 
che  ivi  fanno  i  mercanti,  padroni  e  capi- 
tani di  barche  della  vicina  Ripagraude, 
per  trattare  i  loro  altari.  Da* lìlcrcanti  e 
Sensali t\\  Hipa  ra»i<»no  al  paragrafo  Or- 
zo/^ fi/,  avendo  fitto  parte  del  loro  soda- 
lizio e  università;  e  avendovi  tuli' ora  la 
propria  cappella  ;  ed  ivi  pure  tratto  di  al- 
tri uiercauti  di  commesldxli.  lunocenzo 
Vili,  Leone  X,  Clemente  VII,  Paolo  111 
emimarono  di-jposizioni  e  concessero  pri- 
vilegi n  Mercanti,  ed  ù!  Mari  nari  e  Bar- 
caroli{s\  ponno  vedere  tali  paragrafi)  de' 
porli  di  Piipagrande  e  di  Piipelta.    Cle- 
mente VII  col  molo-proprio  if//^^r,  del 
1 023,  Bull.  Rim.  t.  4>  pa»*-  » .  P-  35,  sta- 
bilì la  giurisdizione  del  giudice  della  cu- 
ria di  Elipelta;e  Paolo  III  col  moto-pro- 
prio Cam  nobis,\\e\  i5'ò5,  Bull,  cit.,  p. 
124-  Jurisdictio   Canierarii  et  Judicis 
Curine  Ripae  alniae  Urbis,  quoad  can- 
sas  Ripales,  perciò  separata  da  quella  de- 
gli  altri  Tribunali  di  Roma,  nel   quale 
articolo  vi  sono  altre  nozioni  relative  non 
mejio  a  questo  paragrafo  che  alla  merca- 
tura e  commiercio.  Pio  IV  col  dì oto  pro- 
prio Cupientes  prò  communi,  del  i  56o, 
Bull.  Roni.  l.  4>  p8''-  2>  P-  ^^'  •  Confìr- 
matio,etextensio  jurisdictionis  Prae- 
sidentis,  et  Camerarii  Ri  par  uni  alniae 
Urbis  in  causis  civilibus  et  criminali- 
bus,  et  edam  indultoruni  Nautarum  et 
Mercalorum  Ripalium.  Indi  colla  bolla 
Decet  Romanuni  Ponti ficcm,  de'  20  no- 
vembre 1 56  i  ,  Bull,  cil.,  p.  9$:  Proxe- 

VOL.  I.XXXIV. 


UNI  i6r 

netae  Ripae  alniae  Urbis,  tenentur  Nau 
lis,  et  Mercatoribus  vini,  de  pretio  vi- 
ni eis  medianlibus  venditi,  emptoribui 
ìllud  non  solventihus.  Gregorio  Xlll  col 
breveC///«^//*<2.f,de*3  magqio  1  5Si,Bull 
Roni.  l.  4,  P«>'«  4jp'  ^4*  Declarntio,et 
extensio  consti tutionis  Punii  [[[de  pri- 
vilegio Mercatoruni  Ripae  Urbis,  quod 
eorum  libri concordantes  cum  lìhrìs Pro- 
xcnetarum  piene  probent,  et  exerutio* 
ne  ni  par  alani  habeant  sicut  obligalio' 
nes  Camera les,contra  quascumqucper- 
sonas,  et  edam  mulieres conjugitas.  In- 
nocenzo XI  col  breve  Exponi  nohis,  de' 
4  dicembrejGy?,  5;://.  Roni  t.  8,  p.  $7: 
Conflrmatur  slatutum  Rnminunt  Artis 
exo'ierandum  Ugna  ad  Ripam  parvdm 
Tfberis,  quod  adsignatur  hospitali  s. 
Rocchi  unus  Julius  prò  unnqttnque  nd' 
vi  Ugnis  onerata.  Ne'vol.  LXIV,  p.  fio, 
LXX  V,  p.  I  37,  notai  che  nel  porlo  di  Ri- 
pt*  11(1,  oltre  d  l'indice  del  presidente  del- 
le Ripe,  il  cardmal  C'Unerlengo  vi  teneva 
nn  co  mm  issa  fio  sopra  la  legna  ,  perchè 
da'mercanti  o  loro  «ddelti  non  si  pregiu- 
dicassero i  cotnpratori.  Ivi  a  p.  142    par- 
lai dell'antica  legnara  vicina  a  ile  Ito  por» 
lo,  che  Gregorio  XVI  per  sicurerzi  ede- 
coro «Iella  città  trasferì  fuori  della   Por- 
la del  Popolo,  edificando  nella  sua  arca 
quell'eihfizio,  di  cui  anche  nel  voi.  Lll, 
p.  278, e  ad  Università  romana  ne  tengo 
proposito.  Oel  presi«lente  dfle  ripe  ilei 
/Vigere,  prima  un  chierico  di  camera  e  poi 
il  Tesoriere  ^enerale,*if\\c\\\  a  loro  suc- 
cesse, ne  trattai  in  tali  articoli,  con  noli- 
zie  analoghe  a  questo  paragrafo,  massi- 
me il  2.^  riguardante  le  finanze,  e  perciò 
le  Dogane  e  i  Tribud  (P^.)  delle  merci. 
1  prudenti  e  religiosi  mercanti  di  Roma, 
comprendendo  e   penetrati   dell'oracolo 
del  Vangelo:  Negotiaminidum  vcnio,ù' 
mando  di  Iralhcar  bene  le  cose  tempora- 
li, senza  perdere  l'eterne,  per  tale  impor- 
tante massima  istituirono  nel  centro  del 
cristianesimo  diversi  sodalizi  ecollegi, de* 
quali  vado  ragionando  in  quesl'  articolO| 
ti  uel  pieseiUe  parogrufo  dirò  di  altri  G. 
1 1 


i62  UNI 

IVe'possessi  tle'Papi  questi  sodalizi  e  col- 
legi, coDie  le  nltre  universilà  e  corpora- 
zioni, decorosamente  ornavano  iin  tratto 
della  strada  da  loro  percorsale  conne  no- 
tai superiormente  i  naercanti  t\e\V./4gri- 
col/lira f^W  Affìflati/ì  Banclierotlì ^iMer- 
canti  foiidacalì^  \  Mercanti  di  Icgna^  i 
Mercanti  di  legnarne ^eà  altri  negozianti 
delie  categorie  che  vado  descrivendo.  Nar- 
ra il  Fanucci,  Opere  piedi  Roina,ip.  385: 
Della  confraternita  di  s,  Nicola  del- 
ibarle de  Merci ariy  che  nella  basilica  di 
.<-.  Lorenzo  in  Damaso^  nella  cappella  in- 
contro a  quella  del  ss.  Corpo  di  Cristo, 
Sotto  l'invocazione  di  s.  Nicola  si  forma- 
rono in  sodalizio,  e  neliSoy  posero  sul- 
r  altare  1'  immagine  sua  in  rilievo.  Que- 
st'università dell'arte  de'merciari  si  com- 
pose di  Belgici  Mercalores  e  di  altri  mer- 
eiai d'ogni  nazione.  Ivi  essi  celebravano 
la  festa  di  s.  Nicola  con  solennità, e  vi  ce- 
lebravano pure  anniversari  pe*  loro  de* 
funti,  che  infermi  aveano  visitati  e  soc- 
corsi, nel  resto  sopperivano  al  bisognevo- 
le della  cappella.  Nel  detto  altare  eravi 
ancora  la  figura  in  rilievo  di  s.  Sebastia- 
no martire,  ch'era  dell'università  de*  ban- 
derari  (il  p.  Menochio,  Stnore,  cent.  12.' 
tratta  ,  nel  cap.  91  :  Dell'  uso  delle  ta- 
pczzeriCf  e  primi  inventori  di  cssej  nel 
cap.  92  :  De'  tappeti  dell'  antichità,  ed 
uso  loro)  e  altre  arti  loro  unite,  i  quali  ivi 
praticavano  l'operato  da'merciari.  Con- 
tiene credere  che  anco  i  merciari  prese- 
ro s.  Sebastiano  per  loro  patrono,  poiché 
come  dirò,  nel  trasferirsi  nella  chiesa  di 
s,  Valentino,  per  tale  venerandolo,  an- 
che a  lui  la  dedicarono,  il  Fanucci  scri- 
vea  nel  1600,  come  notai  più  volle.  Nel 
1698  il  Piazza  ripubblicò  ampliale  TO- 
pere  pie  di  Roma^  col  titolo  ó'  Eusevolo- 
gio  Romano,  ove  tratta  degli  altri  5  soda- 
lizi di  cui  vado  a  tener  proposito,  3  de' 
quali  nella  sontuosa  Chiesa  del  GesUy  e 
con  essi  principierò,  avendone  già  fallo 
parole  al  ricordalo  articolo  e  a  Mercan- 
te. Trai.  I  OjCap.  23:  Della  congregazio" 
ìia  de''  Mercanti  al  Gesìi.  Benché  delta 


U  N  I 

de'mercanli,  comechè  essi  ne  furono  prf^ 
mari  fondatori  e  pel  maggior  numero  che 
la  compongono ,  fin  dal  suo  principio  si 
compose  anche  d'altre  persone,  sacerdo- 
ti, medici,  avvocati,  procuratori  ec.  Per 
onorare  la  Natività  della  B.  Vergine  con 
esercizi  di  cristiana  pietà  e  morlificazio- 
ne,  e  ne'dì  festivi  cantarne  le  lodi,  i  mer- 
canti promotori  della  congregazione  l'in- 
cominciarono a'9  luglio  1  594,  coll'assen- 
so  del  generale  de'gesuili  p.  Claudio  Ac- 
quaviva,  che  a'22  dello  stesso  mese  l'ag- 
gregò alla  primaria  del  Collegio  Roma- 
no^ con  partecipazione  delle  grazie  e  pri- 
vilegi pontificii.  11  sodalizio  dopo  pochi 
anni,  per  maggior  comodo  e  raccoglimen- 
to nella  comunione  generale  in  ogni  2.* 
domenica  del  mese,  fabbricò  il  suo  ora- 
torio nel  sotterraneo  della  sagrestia,  che 
cominciato  neir  ottobre  i64>  con  bella 
architetftM'a,  ebbe  compimento  nel  1  65o, 
calandovisi  per  due  belle  scale  dall.ì  por- 
teria della  chiesa.  Divisi  in  decnrie  si  pro- 
posero la  visita  della  Scala  Santa  e  del  vi- 
cino spedale  del  ss.  Salvatore,  sollevan- 
do gl'infermi  anco  con  confacenti  dona- 
tivi; non  che  la  visita  prima  delle  carce- 
ri di  Tor  di  Nona,  di  Corte  Savella,  di 
Borgo  e  di  Campidoglio,  e  dopoché  fu- 
rono soppresse  le  prime  3  ,  si  recarono 
nelle  carceri  Nuove  e  di  Campidoglio,  con 
limosine  e  conforti  cristiani  a'prigioni,  e 
dando  loro  un  pranzo  nel  giorno  della 
comunione  generale,  preparata  da  op- 
portune prediche  de'  gesuiti  per  8  gior- 
ni, cioè  ogni  mese  con  l'alternativa,  il  che 
meglio  fu  stabilito  nel  1676.  L'edificante 
descrizione  dettagliala  di  tutto  si  può  leg- 
gere nel  Piazza  stesso,  trai,  io,  cap.  12  : 
Visita  e  comunione  generale  delle  pri- 
gioni di  Campidoglio  e  delle  carceri 
Nuove  a  strada  Giulia.  A  servire  a  men- 
sa i  carcerati,  oltre  i  gesuiti  e  il  sodalizio, 
concorrevano  altre  pie  congregazioni  e 
personaggi.  Nel  cap.  17:  Della  congre- 
gazione della  ss.  Natività  della  Madon' 
na  al  Gesìz,  dice  il  Piazza,  che  la  discor- 
sa congregazione  istituita  da'niercanli  più 


U  N  I 
civili  ili  IU)U)a  nel  declinar  del  secolo 
XVI,  uel  i65j  sluinpò  le  sue  regole,  le 
quali  prescrivono  l'esercizio  quotidiano 
di  quelle  virtìi  e  sanie  opere,  anche  nel  vi- 
vere domestico  che  racconta,  in  uno  alle 
visite  degrinferini  contratelli,  ed  a' suF- 
fiagi  pe' defunti;  nel  conservare  la  pace 
Ira'vivij  pregare  per  essi  e  altri  di  cui  sia- 
mo obbligati ,  di  tenere  nelle  botteghe 
qualche  libro  spirituale  e  divoto,  e  di  a- 
steneisi  dalle  conversazioni  non  meno 
cattive  che  sospette.  Insomma  lo  spirito 
principale dell'istiUito  essere  di  f'ir  pren- 
dere a'secolari  occupati  negl*interessi  del 
mondo  qualche  respiro  di  spirito,  e  stac- 
carlo dall'aflelto  disordinato  a  quelli ,  e 
perchè  da  loro  i  coulratli  e  negozisi  fac- 
ciano giusti  e  retti,  a  bene  delle  anime 
loro,  per  ricevere  le  benedizioni  del  Si- 
gnore a'Ioro  traflìchi,e  per  vantaggio  pub- 
blico per  tanta  moralità.  Nel  cap.  6:  Del- 
la s.<(.  Annunziata  e  de  IT  Immacolata 
Concezione  al  Gesù.  Dopoché  in  questa 
veramente  nobii  chiesa,  sopra  le  cappelle 
al  destro  lato,  fu  nel iSgS  eretta  la  con- 
gregazione degli  artieri  della  ss.  Anuun- 
riata,  pel  gran  numero  degli  aggregati 
divenuto  l'oratorio  angusto,  fu  necessa- 
rio erigere  nel  1^97  altra  congregazione 
sotto  rinvocazionedeirimmacolala  Con- 
cezione ,  sopra  le  tre  cappelle  al  destro 
lato  dell*  ingresso  della  medesima  chie- 
sa ,  frequentala  da  molli  mercanti  e  ar- 
tierij  colle  meilesime  regole,  istituti  ed 
esercizi  spii  ituali.  Consistono  essi,  secon- 
do il  riferito  dal  Piazza.  Nella  santifica- 
zione delle  feste  colla  recita  dell'uffizio 
della  Madonna  e  altre  orazioni,  e  nell'a- 
scollare  un  sermone  da  un  p.  gesuita,  e 
nc^lla  comunione  generale  ogni  mese.  Nel- 
la visita  de'fralelli  infermij  e  soccorrerli 
con  liniosine  se  bisognosi,  altrimenti  con 
offrir  loro  un  pane  di  zuccaro,  sullragau* 
do  quelli  defunti.  Nella  visita  ogni  dome- 
nica de'malati  dell'ospedale  della  Conso- 
lazione, confortandoli  e  donando  loro  in 
tempo  del  pranzo  o  della  cena  cose  deli-' 
cale  e  adatte  alla  loro  .condizione,  come 


UNI 


63 


pane  dì  Spagna,  confetti,  aranci,  brugne, 
mela  cotte.  Neil'  annua  visita  delle  selle 
chiese,  ec.  con  gran  profitto  spirituale  e 
morale.  Notai  nel  voi.  XXX,  p.i8  i ,  che 
le  due  congregazioni  nel  1  ySi  rinnovaro- 
no l'oratorio,  e  ristamparono  le  regole 
neh 826. Il  prete  Costanzi,  L* Osser\>alo- 
re  di  Roma,  1. 1 ,  p.  257  e  2  58,  anch'egli 
parla  delle  opere  di  pietà  che  si  esercita 
no  da' fratelli  della  congregazione  della 
Nativilàjdetta  de'Mercanti,e  di  quelledel- 
la  ss.  Annunziata  e  dell'i  mmaculata  Con- 
cezione, di  Mercanti  t  Artisti,  E  il  Der- 
nardini  chiama  artisti ci\'ili  c\\.\t\[\  della 
congregazione  della  ss.  Concezione;  ed  al- 
tri artisti  c[K\e\\\  della  congregazione  del- 
ia ss.  Annunziata.  Altra  confraternita  è 
descritta  nel  trai.  9,  cap.  3:  Di  s.  Paolo 
de' Mercanti  e  Artigiani  a  s.  Carlo  de* 
Catinari.^eì  1 6 1  o  i  chierici  regolari  bar- 
nabiti  eressero  nella  loro  Chiesa  di  s. 
Carloà'Calinari  una  di  vota  compagnia 
di  mercanti  e  artigiani  di  diverse  profes- 
sioni, avente  per  istituto  l'adunarsi  iu  tut- 
te le  feste  nell*  ore  pomeridiane  a  cantar 
l'ufìlzio  della  B.  Vergiue  con  l'assistenza 
d'un  p.  barnabita,  che  discorreva  loro  di 
Varie  cose  spirituali,  praticando  altre  o- 
pere  di  pietà  e  carità,  esufFiagando  i  de- 
funti; Paolo  V  con  sua  bolla  concesse  al 
sodalizio  indulgenze  e  grazie  spirituali^ 
onde  i  fratelli  vi  prendessero  araoie,  e 
così  ricevere  nel  loro  cuore  le  massime 
del  vero  amor  di  Dio  e  il  disprezzo  del- 
le fugaci  vanità  del  mondo,  con  ottimi 
fruiti  pel  vivere  civile  e  cristiano,  man- 
tenendosi così  coltivati  nella  pratica  del  S; 
timor  di  Dio,  che  rende  l'uomo  savio  e 
onesto.  Già  nel  voi.  LXIV,  p.  269,  col 
Fanucci,  Della  confraleniitti  di  s.  Seba- 
stiano de' Mereiarl,  e  col  Piazza,  De'  ss, 
Sebastiano  e  talentino  de'  Mercanti, 
Merciari,  Profumieri,  Giianlari,  Pella- 
riy  Selaroli,  Banderari,  Trinaroli  e  Ber* 
rettari  a  piazza  Mnt'ei^  narrai,  che  nel 
rione  di  s.  Angelo  sulla  piazza  L\ig;uiic<i, 
incontro  al  Palazzo  ;1/<i/'e/ duca  di  Pa- 
g.ujioa  è  la  chiesu  de'ss.  Sebastiano  e  Va- 


i64  UNI 

lenlioo,  che  descrissi,  dicendosi  siala  casa 
di  s.  Valentino  per  tradizione,  concessa 
ila  Clenienle  Vili  al  collegio  e  universi- 
tà de'nìercanli,  già  approvata  da  Pio  IV, 
il  quale  col  suddetto  molo-proprio  nel 
j  564  compartì  la  giuiisdizione  al  con- 
sole /4rlis  Mercinriorum;  e  che  si  com- 
pose delle  nominale  arti,  non  che  cap- 
pellari,  siringali,  pettinari,  lanlernari  e 
di  tutti  gli  altri  venditori  eli  qualsivoglia 
sorta  di  merci,  tanto  bottegai  spacciolo- 
l'i  di  p<inni,  drappi  (perciò  si  ponno  vede* 
rei  p»ira«;rali  LnnnioU,  <Setaioli^  Guan- 
tati, Coppfllarij  anzi  il  Berna«(lini  tra 
questi  lijeicanil  e  Meicinri  fandticali 
\'\  aggiunge,  oltre  i  Coppelldri^x  concia- 
tori di  pelli  volgarmente  detti  Faccìna- 
riye'ì  Diogliiet'ijiU  più  agi^itmge,  sono  in- 
olhenggregati  ti  Mercanti  fondacali^  già 
delti  di  s.  Michele,  li  colorali,  e  tutti  gli 
altri  venditori  di  qualsivoglia  siuta  di 
merci;  e  che  la  conhalernita  di  s.  Seba- 
stiano ha  l'oratorio  sopra  la  chiesa.  II 
Bernardini  scriveva,  che  nel  1744  oella 
chiesa  di  s.  Agata  in  Trastevere,  ì\*ì  Dot- 
trinai iy  esisteva  l'università  de*  i1/er- 
canti  fahhnciiiori  di  corde  nrmonii  he), 
saie  ,  ciambellotli  e  qualunque  roba  e 
mercanzia,  e  venditori  di  Roma  a  minu- 
to, colla  qualifica  di  Consolaio  de  Mer- 
ciari.  Unione  di  arti  a  quella  de'mercan* 
li  e  mt^rciari  seguila  dopo  aver  questi  ri- 
cevuta la  della  chiesa,  ^m  parrocchiale, 
la  cui  cura  Clemente  Vili  unì  ad  una  viti- 
na panocchia.Che  l'utiivet  sita  e  sodalizio 
nel  secolo  passato  ristaurò  la  chiesa  con 
archilei  tura  di  p^'ances<;o  Felice  l'ozzoli; 
e  «he  nel  1696  slanqjò  gli  Staiuta.QiìX 
ojigMiiigeiò  t:lie  si  ha  pure:  flJolus  prò- 
priiis  (  lentcniis  fili  super  rtfomiatio- 
ne  Officii  Gah^Uan  majons^  et  ijus  Of- 
fìcinUum^  Vniversitati  Mercalorunt  con- 
ce.ssuSy  Uoniat- 1601.  Stanili  ed  ordina- 
zioni dell'  Lniversilà  dell^  Àrtebianclie, 
Oìzai  oli  e  Nevnroiidi  Roma^  aggregata 
al  collegio  de'sig.  Merciai ì  e  Mercanti^ 
nell'I  vtn.  cliiesa  dtss.  Sthaslianoe  fa- 
leniinoj  confermali  da  Benedetto  XIV, 


UNI 
Roma  1 749*  Narra  Panciroli,  che  la  com- 
pagnia de'merciari  avea  prima  la  cappel- 
la in  s.  Lorenzo  in  Dainaso,  come  già  ri- 
marcai, sotto  l'invocazione  di  s.  Sebastia- 
no loro  proiettore,  e  venuti  nella  chiesa 
di  s.  Valentino  celebiarono  la  festa  de' 
due  santi.  Il  Bovio,  La  pietà  Inonfante 
nella  banlica  di  s.  Lorenzo  in  Dainafo^ 
riferisce  a  p.  188,  che  la  chiesa  filiale  di 
detta  basilica,  in  principio  fu  soltanto  de- 
dicala a  s.  Valentino  vescovo  e  martire 
(il  Piazza  nel r/swt/o/og/o  lo  chioma  pre- 
te romano,  dottissimo  e  martire,  ne!  par- 
lare di  sua  festa  a*  1  4  febbraio,  di  sue  re- 
liquie, e  di  3  altre  chiese  che  avea  in  Ro- 
ma ,  e  pare  che  per  meinori;i  di  esse  fu 
edificata  1' odierna  i  e  l'auiiuaie  Diario 
Romano  egualmente  lo  qualifica  prete  e 
martire),  nel  1  SgS  da  Clemente  Vili  da- 
ta alla  conlralernita  de'mercanli,  die  ivi 
canonicamente  si  eies-^e  nel  iSgi,  dove 
poi  si  unirono  insieme  i  merciari  e  le  al- 
tre corporazioni  d'artiche  ricorda  i.K  per* 
elle  la  loro  tMiiversità  avea  per  avvocalo 
s.  Sebastiano  martire,  perciò  il  sodalizio 
dedicò  a'due  santi  la  chiesa  ,  prendendo 
pei  patrono  ani  he  s.  Valentim»;  celebran- 
do magnificamente  la  loro  fesla,  e  quella 
dell'Assunzione  di  Maria  Vergine,  alla 
quale  è  principalmente  de<licata  la  coni- 
paguia.  Il  Fonseca,  De  basìlica  s.  Lau- 
rentii  in  Dainaso  ,  nel  descrivere  le  sue 
chiese  filiali,  come  consta  dalla  visita 
d'Urbano  Vili  del  i63o,  fa  altrettanto 
di  quella  di  s.  Valentino,  dicendo  che  la 
sua  parrocchia  fu  riunita  a  quella  di  s. 
Nicola  a'Gesarini,  avendola  conceduta  il 
cardinal  Montallo  titolare  della  basilica 
i\  17  novembre  i5g4>  '^  ^^^^  confermò 
Clemente  Vili  l'B  settembre  iSgS,  e  il 
sodalizio  l'intitolò  pure  a  s.  Sebastiano. 
Chiama  s.  y  B^twùvìo presbitero ^  e  in  bre- 
ve descrive  la  storia  di  sua  passione.  Di- 
ce Venuti,  ihe  i  piofunueri  vi  celebrava- 
no la  f«.sta  della  Puiificazione  nella  do- 
menica ha  rS."  e  vi  contribuiva  il  duca 
di  Paganica:  il  Piazza  vuole  che  ciò  fa- 
cessero i  giovani  de  profumieri,  Cleuieu- 


U  N  I 
te  X  concesse  alla  confralernila  d'aggre- 
gorvi  qiialiiiique  sorla  di  persone,  sebbe- 
ne non  apparlenenli  alle  descritte  arti;  e 
poscia  ampliò  nobibnenle  l'oratorio  sii- 
peri(M'e,ove  celebravano  i  divini  ullizi.  Le 
(»pere  caritatevoli  e  di  pietà  esercitale  da' 
confrali  sono  descritte  dal  Piazza  e  dai 
Ijdvìo,  vertendo  Sifcclìi  rossi  cinti  da  cor- 
tlone  bianco.  Visitavano  i  conlVali  iufer* 
Itti,  e  i  CiM  cerati  soccorrendoli  con  Innosi- 
ne,  e  snllVai^avano  i  defunti.  Nel  tleclinnr 
dei  secolo  XVII  adotliirono  nn*  opera  di 
^(gr^data  pietà  cristiana,  nel  procnrare 
cioè  ricovero  alle  povere  donne  restate 
v^'tiove  sopra  l'età  di  qS  anni.  Si  lei^ge 
nel  n.°83del  Giornnle (li Honia  (ini  i856, 
che  iiUento  sempre  il  Papii  Pio  I X  a  rav- 
vivine l'isliltizione  dell'università  di  traf- 
ficanti ed  arlt  {lei,  che  a  primo  loro  sco- 
po si  proponessero  il  culto  divino  in  una 
t'hiesii  lor«)  propria,  la  pia  unione  de'mer* 
tanti  londacali,  esistente  presso  la  chiesa 
ile'ss.  Sebasliiino  e  Valentino,  non  fu  del- 
rulliine  ad  ubbidire  alle  pontiliciedispo- 
s:/.ioni,ed  al  presente  trovasi  aver  assunto 
il  titolo  di  Nobil  Collegio  de  Conuntr- 
ciiinli  Fondocaii.  Secondo  gli  statuti  ap- 
provati dalla  congregazione  speciale  sul- 
le università  di  Iloiua,  lo  scopo  del  col- 
legio è  il  procurare  ogni  maggior  van- 
taggio spirituale  per  tulli  i  membri  che 
lo  Compongono,  e  promuovere  e  favorire 
i  rami  d'industria  e  di  commercio  a'qua- 
li  sono  dedicale  le  varie  classi  di  negozian- 
ti ,  mercanti  ed  altri  commercianti  che 
coiuponevano  l'antica  pia  istituzione.  Da 
(ale  punto  partendo  gli  statuti  hanno 
preveduti  i  modi,  co'quali  si  potranno  ot- 
tenere i  fini  proposti  ,  e  tulio  qu-inlo  co* 
slituisce  i  necessari  elementi  della  corpo- 
1  azione.  A  ciò  si  annclle  un  regolamen- 
to «.lisciplinare  in  cui  si  [irecisauo  i  par- 
ticolari riguardanti  le  funzioni  ecclesia- 
stiche da  celebrarsi  nella  chiesa  del  col- 
legio, il  consiglio  d'amministrazione,  e  ciò 
che  n'  è  di  conseguenza.  Così  gittate  le 
basi  dell.»  nuova  utile  i>li(nzione,  il  col- 
legio supplicò  il  l\ipa  pei  che  ai  ilegtuis- 


UNI  i6? 

se  darle  un  protettore,  e  dietro  umile  pro- 
posta del  medesimo,  nominò  i'£.mo  car* 
dinal  fr.  Francesco  Gaude  domenicano. 
Questi  perlanto  nell'ore  pomeridiane  de* 
6  aprile,  si  recò  con  nobde  treno  alla  det- 
ta chiesa,  accompagnato  <l»'prelati  mg/ 
Ligi-Bussi  vicegerenledi  Rooja,  mg.'  Va* 
lenzi  volante  di  segnatura,  e  mg.'  Fiornnì 
ponente  di  consulta.  Ricevuto  il  cardina-> 
le  alla  porta  del  teu)pio,  superbamente 
addobbato  ,  da  uig/  Sibilla  primicerio, 
da' consoli,  dal  camerlengo  e  dagli  altri 
udiziali  del  consiglio,  ascese  il  trono.  Let' 
ta  la  nomina  pontifìcia,  e  fattisi  gli  o* 
maggi  d'uso  dallo  stesso  consiglio,  s*  in- 
luonò  il  Te  Drwn^  con  iscella  musica  a 
due  cori  ed  a  piena  orchestra  divetta  dal 
maestro  Fiorentini.  Ciò  compiuto,  il  car- 
dinale nuovamente  si  assise,  ed  in  brevi 
ma  eloquenti  parole  spiegò  agli  astanti 
(juanto  commendevole  fosse  lo  scopo  pro- 
postosi dal  collegio.  Mg. "^  primicerio,  do- 
po ciò,  rese  le  dovute  grazie  al  cardina- 
le, al  nome  del  collegio  istesso.  Quindi  il 
cardinale  insieme  a'  prelati  si  trattenne 
nelle  splendide  sale  del  marche.se  Giu- 
seppe Guglielmi  i."de'coinoli  del  nobil 
collegio,  il  cui  palazzo  è  prossituo  al  det- 
to tempio.  Oltre  a* sunnominati  prelati, 
facevano  corona  al  cardinal  Gaude  il 
R.mo  p.  Jandel  vicario  generale  de'prc- 
dicalori.e  vari  fra'prirai  del  medesimo  or- 
dine. Presso  a  questi,  l'eletta  dc'coaiuier- 
cianli  di  Roma. 

Molìnari.  Il  mulino  o  medino,  Pi'siri' 
nnniy  lìlolendinum^  è  l'edilicio  composto 
di  vari  strumenti, che  serve  per  ridurre 
in  polvere  ofarina, ossia  macinare  il  gra- 
no,le  biade,  mediante  macchina  con  ma- 
cina o  pietra  di  figura  circolare,  piana  di 
sotto  e  colma  di  sopra,  bucala  nel  mez- 
zo ;  la  macina  dicesi  anche  mola  e  mu- 
lino,/17o/i«  FrumentaritJ^  ilfolt trina.  11 
molinaro  o  mulinaroo  mugnaio.  Mola- 
ri us,  Molendìnariuty  Molendarìus^  è  il 
inacinatore,  (juello  che  macina  grano  e 
la  ade.  Vi  sono  i  mulini  che  agiscono  colla 
lui^ti  dell'  aci|vKi  ;  ti  quelli  delli  a  ^ccoo 


66 


V  N  I 


cl»e  macinano  senz'  acqua  o  vento,  per 
opera  e  faflca  di  uomini  o  giumenti,  la 
latinoclicesi  il  molino  ad  acqua,  Mo/tìf  z^- 
qiiariajv^  vento,  3Iola  /^erea^a  mano, 
Mola  Manuariaj  voltalo  da  uomini,  J/o- 
In  Trusatilis  seu  Fersatilisj  da  bestie, 
muli,  asini, cavalli,  /lfo//^///Wt'«/<^rj'avr/ 
Machìnaria.  \  mulini  ad  acquo  sono  co- 
nosciuti fino  dal  tempo  di  Giulio  Cesa- 
re, e  ne  parla  Slraboue;  pare  che  fosse- 
ro inventati  nell'Asia  Minore,  ed  erano 
simili  a' nostri.  !  mulini  ad  acqua  si  vo- 
gliono introdotti  in  Europa  al  tempo  del- 
le crocif»te,ma  nel  vol.LXXV,p.  r  21  dissi 
che  Belisario  immaginp  nel  557  '  *^o'hii 
sul  Tevere ;q%\  sa  che  l'Ungheria  li  avea 
nel  7  i8.  Anzi  la  mola  era  nota  sinoa'tem- 
pi  di  Giobbe  e  di  Mosè  ,  coipe  dicono  essi 
ne'loro  libri. Nel  n.**^73  del  Giornale  di 
/io//7« dell 852  pubblicandosi  i|  Regola- 
mento perla  percezione  del  dazio  sul  ma- 
cinato nelle  piovincie  dello  slato  ponti- 
ciò  compreso  l'Agro  Rou)a»io,  reso  uni- 
forme e  ridotto  a  un  solo  sistema,  il  titolo 
4-°  contiene  Ip  Dispiplinc  da  osservar- 
si da'  /no  li  nari  j  ed  il  6°  la  Circola- 
zione delle  farine^  pane,  paste^  ec.  Delle 
pìole  diRoina  e  de'muiiui  sul  Teveì'c^  in 
quest'articolo  ne  ragionai,  pnuinerandoli 
e  dicendo  di  loro  origine,  come  del  re- 
cente melododi  portare  su  carri  uq  deter- 
minato ntuneio  di  sacchi  di  farinaa'i^or- 
tuiri  (nel  qual  paragrafo  souovi  nozioni 
relative  a  queste), sostituito  a  quello  de' 
cavalli  stabilito  da  Sisto  V.  Nel  medesi- 
mo articolo  riparlai  della  Chiesa  di  s, 
Bartolomeo  all'Isola,  nel  descrivere 
quest'ultima,  e  nella  (juj^le,  racconta  Ve- 
nuti, nel  principio  del  secolo  XVII  vi  si 
un"ì  una  divola  e  numerosa  compagnia 
di  molinari,  che  prese  per  proiettore  ^. 
Paolino  vescovo  di  Nola,  il  cui  corposi 
venera  nella  cappella  laterale  all'  altare 
grande.  Dice  il  Bernardini  che  in  della 
chiesa  eravi  l'università  de'molinari  pa- 
droni, ed  in  quella  degli  Ortolani  le  u- 
niversità  de'molinari  padroni  e  de' mo- 
linari garzoni.  E  mg.'  Nicolai  riferisce  che 


UN  I 
UrbanoYIII  soggettò i  molinari  alla  giu- 
risdizione del  prefetto  dell'Annona.  Ne* 
possessi  de'  Papi  l'qniversità  de'molinari 
addobbava  un  tratto  della  via,per  la  quale 
incedeva  la  loro  solenne  cavalcala.  Un 
tempo  fece  parte  di  quella  degli  Or  loia- 
m\c  tuttora  vi  hanno  la  propria  cappella 
i  molinari  padroni  e  garzoni,  onde  vp  letto 
quel  paragrafo. 

Muratori,Universitas  Fahrorwn Ma- 
rariorum.  Il  muratore,  Fàber  Murarins^ 
Faher  CaemenfariuSy  Structor ,  Parie- 
tariuSy  Aedijlcioriun  Structor^  è  quello 
che  esercita  Tarte  del  murare.  Il  murare 
0  fabbricare,  Aedifie.are t  Struere  ,  In- 
slruere,  Construere^  EstnierCy  consiste  nel 
commettere  insieme  sassi  o  mattoni  colla 
calcina  per  far  muri  o  edifìzi  ;  legar  con 
cemento  checchessia  ;  ed  a  secco  dicesi  il 
murare  senza  calcina.  Oltre  l'fjccennato 
sull'arte  del  muratore  nel  paragrafo  jPrz- 
legnamii  perchè  a  quell'università  fu  già 
unita  la  loro,  e  rimarcando  che  a'mura- 
tori,  falegnami  e  ferrari  conviensi  il  titolo 
di  maestri  d'  arte^  mentre  per  questa  ag- 
giungerò che  il  capo  de'  maestri  mura- 
tori si  appella  capo-mastro,  ricordo  an- 
cora, che  sparsi  nozioni  sull'arte  mura- 
ria, come  pure  soli'  architettura  (sulla 
quale  ponno  vedersi  le  seguenti  opere. 
Vitiuvio,  DelV archiletlura^ traduzione 
col  testo  a  fronte  e  commento  di  G aliar 
nij  Napoli  1758.  l^abaccQ,  Dell"  archi- 
tettura^  Roma  i559.  G.  Maggi,  Della 
fortificazione  delle  cittày  Venezia  1 564. 
Vignola,  DelU  architettura^  Roma  1 763. 
F.  Milizia,  Le  vite  de" più  celebri  archi- 
tetti d' ogni  nazione  e  d'ogni  tempo,  pre- 
cedute da  un  saggio  sopra  V architettu- 
ra, PLoraa  1 768  :  Dizionario  delle  belle 
arti  del  disegno,  \j3iS&ùi\o  1822.  Orsini, 
Dizionario  universale  d'architettura  e 
dizionario  Fitruviano,  Perugia  1 80 1 . 
L'architettura  legale  del  diritto  di  eri- 
gere fabbriche f  e  del  diritto  di  vietarle^ 
Firenze  i836.  G.  Valadier,  L'architet- 
tura pratica,  Koma  1828.  L.  Canina, 
Ricerche  sulV  architettura  piit  proprie^ 


U  N  I 

dttfnipli  cristiani,  Roma  i843:  L*ar- 
rhitftiura  antica  descritta  e  dimostra- 
ta co'  inonunicnti  deW architettura  cgi- 
ziamtygreca  e  romana^ Uomo  1 844))"el' 
r  inniimerabili  sue  calegorie  nel  descri- 
vere ogni  genere  di  fabbriche  e  diedifizi 
an liciti  e  moderni  d'ogni  nazione,  come 
f  principalmente  Tempio  ^  Torre,  Ter- 
mc^  Teatro  ove  dissi  pure  degli  anfiteatri, 
Palazzo,  Palazzi  di  Roma  (anco  quanto 
alle  case  e  abitazioni,  altre  paiole  aven- 
do detto  nel  paragrafo  Albergatori)  j  Se- 
poltura ec.  ec.  ;  non  meno  delle  loro  più 
principali  parti  di  cui  scrissi  articoli,  ed 
<eziandiodi  quanto  vi  badi  relativo,  pure 
per  la  sorveglianza  pubblica  del  princi- 
pato ,  come  degli  edili  Tribuni  e  lìJae- 
slri  di  Strade  (f.);  mentre  della  parte 
ornamentale  sia  di  Pittura ^^n\  di  Scultu- 
ra, o  altri  generi  di  abbellimenti,  ne  ra* 
gionai  in  quegli  articoli  e  negli  analo- 
glii.  L'arte  di  fabbricare  è  quella  di  ese- 
guire ogni  sorta  di  edifizi  e  costruzio- 
ne: si  dislingue  quindi  dfiU'arcbitettura 
legata  a  certe  forme ,  ed  è  forse  molto 
più  antica.  Varia  quest'arte  secondo  i  di* 
versi  materiali  che  si  adoperano;  da  pri- 
ma s'impifigò  il  legno,  poi  si  ebjje  ricorso 
alle  pietre,  e  quindi  si  fecero  i  mattoni, 
cotti  prima  al  sole  e  poi  nelle  fornaci.  La 
scopertadella  calce  chesi  sostituì  al  bitu- 
me ,  impiegato  dagli  assirii  ,  portò  una 
giunla  essenziale  alTarte  di  fabbricare. 
Pelle  diversespeciede'cementi,  non  man- 
cai parlarne  a'Ioro  luoghi,  cioè  preso  nel 
senso  largo  di  calcina,  pozzolana  ec.  Iin- 
perocché  il  Vocabolario  deW arti  del  di- 
segno, ì\&{ì\\\%cc.  \\  cemento:  Composto 
di  calce  estinta  di  recente,  di  sabbia,  di 
ghiaia  e  di  tegole  infrante,  o  di  piccole 
pietre,  b^ors'egli  è  questo  il  A/g////io  de- 
gliantichi,  che  si  attribuisce  a  Segni  i^V.) 
e  perciò  dello  Opus  Sìgninum.  Serve  ot- 
tininmente  pe'iondainenti  degli  edifì/i. 
Molle  altre  composizioni  si  danno  di  ce- 
nsenti parlicohiri ,  alcuni  anche  solidis- 
sinu  e<l  impermeabili,  o  almeno  non  pe- 
uelrabili  se  non  dillicilmcntc  dall'acqua. 


UNI 


67 


Pochi  anni  sono  se  ne  conlavano  già  187 
inventali  di  recente.  Negli  ultimi  secoli 
dell'impero  romano  non  s'impiegarono 
che  frammenti  d'edifìzi  antichi. Si  comin- 
ciò solo  forse  a'tempi  de'baibari  a  forma- 
re le  ossature  delle  fabbriche  di  pietre  ta- 
gliale o  riquadrale,  ed  a  riempire  quel- 
l'ossature di  pietrame  con  malta  (bitu- 
me di  cui  si  servirono  gli  antichi  persiani 
nelle  mura  di  Babilonia;  si  dà  ora  quel 
nome  ad  un  composto  di  calce  con  are- 
na, con  pozzolana,  con  tegole  o  mattoni 
pesti ,  e  colle  scorie  del  ferro.  Con  que- 
ste ultime  materie,  aggiungendosi  olio  di 
linone  anche  i  sedimenti  di  quegli  olii, si 
forma  un  cemento  che  rende  gì' intona- 
chi impenetrabili  all'acqua),  il  che  riunj 
la  solidità  all'economia.  Non  mancai  a' 
loro  luoghi  e  dove  esistono,  di  parlare 
delle  mura  ciclopee;  ed  anco  de'  jeroni 
pelasgici  o  enormi  altari  degli  antichis- 
simi popoli,  muraglionì  anch'essi  ciclo- 
pei  di  cui  trattarono,  quanto  a  quello  di 
Tìk^oU  (F.),  i  dotti  Niebuhr  danese,  e 
Dodwel  inglese,  senza  assegnarne  1*  uso 
e  la  destinazione.  Nel  decorso  anno  si 
scopr}  in  Tivoli  un  nuovo  jerone  di  mu- 
ra ciclopee,  di  coi  ragiona  la  Civiltà 
cattolica,  serie  3.',  t.  6,  p.  357. 1  jeroni 
o  ieroni  erano  altari  de*  culli  primitivi, 

0  piazze  o  aie  sagre,  su  cui  celebra vansi 
i  sagrifìzi,  talora  esecrandi  d'umano  san- 
gue ;  a'  quali  in  tempo  meno  crudeli  fu- 
rono surrogale  le  Primavere  sagre,  co-  f 
me  in  Sabina  (f.),  in  cui  l'ausonia  gio- 
ventù era  inviata  a  fondarsi  una  patria 
sotto  la  tutela  del  nume,  al  quale  dovea- 
no  essere  sagrificali.  L'  architetto,  ol- 
tre la  sua  propria,  dee  ben  conoscere  l'ar- 
te del  fabbricare.  Il  Piazza  trai.  9,  cap. 

1  I  :  Di  s.  Gregorio  de'  Muratori  a  Ri- 
petla,  crede  che  dal  l'ingegnoso  artificio 
delle  innocenti  rondinelle  nel  fabbricare 
con  disegno  i  loro  nidi,  e  di  agiatamente 
ricoverarvisi,  abbia  avuto  l'origine  l'arte 
necessario  del  l'architettura  e  del  fabbrica- 
re;piima  introdotta  perconsigliodella  ne- 
cessità secondo  la  modeiazioiie  dell'ono 


i68  VSi 

sto,  passata  poi  peisuggeslione  del  lusso 
e  dell'ambizione  in  eccesso  di  vanità  ed 
insoveicliiodisupeibia,di  pompa  e  gran- 
dezza, persino  nel  sepolcro.  Le  pruiiiti- 
ve  abitazioni  furono  le  grotte  e  le  caver- 
ne naturali,  accomodate  ro/zamenie  per 
rijìararsi  dall*  ingiurie  de*  tempi;  poi  si 
congegnarono  tugurii  coperti  di  vimini, 
di  gtunchi,  di  fi  onde  e  di  foglie,  ed  al- 
l'inloriio  intonacati  e  sttibdit»  col  loto  e 
col  fango.  Foi  s'inventò  l'arte  di  cuocere 
tegole  e  tnaltoni;  quantunque  Polidoro 
Yngilio,  De  invfuionbus  rtruni^  sia  di 
parere  che  Tarte  del  muratore  incomin- 
ciasge  da  Caino, primogenito  d'Adamo  e 
Eva,  e  suoi  discendenti.  L'opera  di  mat- 
toni, che  gli  antichi  dissero  laterizia,  è  la 
pih  lodala  di  tutte  le  altre,  come  osserva 
Vilruvio;  e  ragionando  delie  fabbriche 
di  quella  specie,  prova  la  sua  opinione 
dal  non  aver  la  regina  di  Caria  poten- 
tissimo, nel  fare  il  Mausoleo  (^'.),  eletto 
allra  sorte  di  matei  ia,  che  (p»ella  de'mat- 
toni,  co' quali  anticamente  si  lastricava- 
no le  Strade  (^.)-  La  chiesa  di  s.  Gre- 
gorio 1  Papa  a  Hipella,  presso  piazza 
?^ìci'6!0,  nel  rione  Campo  Marzo,  fu  edi- 
ficata nei  i^i'j  a  spe.4e  della  compagnia 
^a*  muiatori  (i  quali  p^i  vi  co*«truirono 
il  contiguo  decoroso  <jratorio  pe'loro  e- 
«erciii  di  divozione,  come  alFeima  Ve- 
nuti, sembrandomi  errore  ttponrancoia 
data  deli^qy,  in  vece  di  1 527  che  leg- 
geri a  p.  363  tie*  Poasea^i  de  Popi  del 
Canct'ilierì,  nel  narrare  che  in  essi  le  u- 
nivf  rsità  ile'  Mmatoii,  Fnlegnami,  Cal- 
ciarolì,  de'(p>ali  però  non  oii  riuscì  tro- 
varne le  noli/ie ,  con  pompa  ornavano 
porzione  della  via  da  loro  percorsa  in  tal 
solenne  run7Ì(>ne)  e  degli  esercenti  ogni 
scita  di  lavorazione  in  i^giio;  le  (piali 
corpora/ioni  di  fabbii  già  neli5?.5  si  e- 
rano  co«>tiluile  in  università  per  auto- 
rità di  Clemente  VII.  lodi  nel  i  539  Pau- 
lo ili  l'eresse  in  confraternita,  e  Grego- 
rio Xlll  ele\òad  arciconfralermia.  I  fa- 
legnami avendo  fabbricata  la  loro  par- 
tiKóluit'  i^hitfiu  di  s.  Giuseppe,  defluitivu- 


mente  si  separarono  dalTuni  versila  e  so- 
dalizio de'  muratori,  con  ammettere  tra 
essi  altre  arti  lavoranti  il  legno, a'23  gen- 
naio 1602.  Cos\  i  muratori  formarono 
particolare  università  e  arciconfralerni- 
ta,  essendo  a  loro  aggregati  gli  statuari,  gli 
stuccatori  e  lavoranti  i  bassirilievi,  gl'im- 
biancatori, i  pozzatti  o  vuota  pozzi.  Nel 
1 749  stamparono  in  Roma  :  Staniti  del' 
r  Unive'sità  de'  Muratori ,  Stuccatori , 
Pozzatti  ed  Imbiancatori  di  Roma,  da 
BenedetfoXff,  in  esecuzione  del  voto  del 
cardìnalGio.  BaltittaSpinola  protettore, 
confermati  ed  approi'Uti.  L'AI  veri,  Ro- 
ma in  ogni  stalo  t.  2,  p.  79,  tratta  della 
chiesa  di  s.  Gregorio  de'M oratori  e  dice 
che  non  si  ha  notizia  della  sua  primitiva 
fondazione,  echeneli527  propriamente 
non  fu  f.ibbricata,  n)a  ridotta  in  miglior 
furmaeiestaurata,dichiarandola  più  an- 
tica, come  rilevasi  dalie  iscrizioni  della 
medesima  che  riporta,  alcune  essendo  del 
i52  le  del  I  522, tli  muratori  e  falegnami, 
una  appartenendo  a  un  /ircìnf'ibro  mura- 
rio fide  ac  boniiaie  in  omna  conspicuo. 
Dice  che  l'altare  maggiore  è  dedicato  a 
S.Giei^orio  1  colia  sua  immagine  e  quelle 
della  Beata  Vergine  e  di  s.  Carlo;  la  cap- 
pella è  lavorata  e  figurata  di  stucco,  e 
dipinta  a  guazzo  co'  miracoli  del  santo; 

II  2.**  altaredalla  parie  del  vangeloè  pur 
sai»ro  al  s.  PapH,ne*muri  laterali  essendovi 
iscrizioni  di  s.  Marinella  vergine  e  mar- 
tiieeili  s.  Silviu  vedova  madredis.  Gre- 
gorio I.  il  3.°  altare  dalla  parte  dell'e- 
pistola è  dedicalo  a  Gesù  Crocefisso  di- 
pinlocolla  B.  Vergine  e  s.  Giovanni.  Av- 
verte che  Giorgio  Vasari  chiama  (piemia 
chiesa  di  s.  Giuseppe.  I  conflati  vestono  il 
sacco  turi  bino, e  portano  sulla  spalla  per 
segno  i'elìlgie  di  s.  Gregorio  I.  Riportai 
nel  vni.  Il,  p,  3'>3,  che  nel  1767  per  la 
canoni/zazione  di  s.  Serafino  d'  Ascoli ^ 
nato  in  Monte  Granaro,  laico  ile'minari 
cappuccini  e  già  muratore,  1'  università 
e  Aiciconfrattrnita  di  s.  Gregorio  de' 

III  aratori  lo  prese  per  coni  protettore  , 
poiché  o*è  il  principale  patrono  s.  Gic- 


-Olio  1  Magno y  di  cui  solennemente  ne 
celebrano  la  festa,  e  in  tal  giorno  dispen- 
sano doli  alToneste  e  povere  donzelle  fi- 
glie de'confrali.ll  Piazza  riferisce  che  di- 
versi conflati  lasciarono  vari  legati  pero- 
pere  pie  al  sodalizio,  il  quale  si  esercitava 
«elle  seguenti.  Oltre  il  mantenere  decoro- 
samente il  culto  della  chiesa,  coi  proprio 
cappellano,  ne*  giorni  festivi  recitavano 
l'utlizio  della  Madonna  nel  nubile  oratorio 
contiguo  alla  chiesa  slessa,  ove  essendovi 
elegante  pittura  in  tela  esprimente  la  B. 
Vergine,  s.  Matteo  apostolo  e  s.  Grego- 
rio I,  vi  celebravano  la  festa,  e  pe'defnnli 
fratelli  rulììzio  de'morli,  oltre  l'anniver- 
sario generale.  Se  infermi  li  visitavano, 
e  se  bisognosi  soccorrevano,  sommini- 
strando medico  e  medicine,  ed  in  morte 
accon»pagnavanoalla  sepoltura  e  faceva 
no  seppellire  previo  funerale.  Nella  chie- 
sa ili  s.  Gregorio  il  cardinal  Leonardo 
Antonelli  v*  istituì  i*  oratorio  nottnrno 
nel  1796,  aggregandolo  a  quello  del  p. 
Caravitii,  contigno  al  Collcg  o  Romano^ 
ed  a  Mia  imitazione  ne'pii  esercizi,  altri  3 
avenilone  istituiti  ne'noui  Monti  e  Tras- 
tevere, e  nella  chiesa  de'  sv.  Ildefonso  e 
Tommaso  a  piazza  Bai  berina, della  qua- 
le ragionai  nel  voi.  LX.X.VI,  p.  26  e .  I  4 
oralorii  sottopose  alla  ilirezione  del  pio 
e  benemeritosacerdoted.  Giuseppe  Mar- 
coni, e  di  essi  dà  contezza  il  prete  Goslau- 
zi  x\e\V Osservatore  di  Roma,  t.i,  p.  207 
e  seg.  lib.  12  :  Isilluzioni  spìriluali  noi- 
lume,  speciahneiite  a  vantaggio  diagli  ar- 
tieri. Del  prete  Muconi,  anche  beneme- 
rito A^\  Conservalorio  ^orro^/ifo,  parlai 
in  quest'articolo  e  altrove.  Nel  febbr^o 
1798  proclamatala  repubblica, tanto  l'o- 
ratorio di  s.  Gregorio  che  gli  altri  furo- 
no chiusi  ,  e  non  si  riapriroim  che  nel 
1800 alla  venuta  in  Ronia  di  Pio  VII,  la 
<|uale  avvenne  a'3  luglio.  Quanto  però  a 
(piello  di  s.  Ildefonso  piacque  al  cardinal 
trasferirlo  nella  vicina  chiesa  del  CoUc' 
i>ro  Scozzese^  dopo  averla  restaurai,!, per- 
chè i  repubblicani  l'avcano  convertita  a 
rimessa  e  bulle;^a  di  vciuiciarui  e  ciò  col 


UNI  169 

consenso  del  cardinal  Albani  e  di  d.  Pao- 
lo Macpherson,  rispettivamente  protet- 
tore e  rettore  del  collegio.  Si  legge  nel 
n."  22  del  Diario  di  Roma  dt- 1 1 80 1 ,  che 
il  cardinal  Leonardo  Antonelli  a'  1 6  mar- 
zo si  portò  nell'ore  pomeridiane  alla  chie- 
sa di  s.  Gregorio  n  Ripelta,  ricevuto  dal- 
la fratellanza  vestita  di  sacco,  (|ual  nuo- 
vo protettore  di  essa;  e  dopo  breve  ora- 
zione, ossisosi  in  vago  dossello,  fu  letto  il 
breve  pontifìcio  di  nomina  ,  e  indi  am« 
mise  al  bacio  della  mano  i  supeiiori  del- 
roniversità,e  della  porpora  gli  altri  con- 
frati, seguendo  le  consuete  f  irmalilà  e  il 
canto  del  Te  DfUin.  il  Cancellieri  nel 
Ccnotiiphium  C/4nfonelli  Cardmah'Sye- 
ziaudio  narra  che  fondò  4  Oralorii  not- 
turni, a  norma  di  quelrodel  p.  Caiavita 
e  ad  esso  associati,  con  gran  prolìtto  spi- 
rituale de'conco»  renti,  duetti  da  zelanti 
sacer<loli,  colla  visita  ilelle  Sette  Chiese 
nella  primavera  e  neiraotuuno,  facendo 
souiuiimstrare  a'frequentanli  c»ilezio«ie  e 
pranzo,  recandosi  egli  stesso  a  beuetlir  le 
tavole,  <lopo  d'avervi  pronunciato  quaU 
che  edificante  discorso.  Uno  di  tali  ora- 
lorii notturni  il  cardinale  istituì  nella  det- 
ta chiesa  di  s.  Gregorio.  In  fatti  si  rac- 
conta nel  n.°  33  del  Diario  di  Roma  dei 
1806.  11  cardinal  Antonelli  sotto-decano 
del  sagro  collegio  e  penitenziere  mag- 
giore, sempre  intento  a  promuovere  la 
maggior  gloria  di  Dio  e  la  salute  dell'a- 
nime de  ft'deli,  come  apparisce  dalla  sua 
generosità  colla  qoale  a  sue  spese  sin  da 
molto  fondò  4  p>t^  istituzioni,  onde  i  veri 
cristiani  possano  esercitare  le  virtù  neces- 
sarie per  l'acquisto  della  salute  eterna, 
con  radunarsi  tutte  le  sere  in  s.  Benedetto 
in  Piscinula,  ius.  Andrea  de'scozzesi(c(ue- 
sto  però  neli8'22  da' sacerdoti  direttori 
si  voleva  trasferire  alla  chiesa  di  s.  Ilde- 
fonso ,  per  avergliela  esibita  i  superiori 
generati  degli  ago  stiani  scalzi  di  Spagna, 
cui  appartiene,  per  doversi  riaprire  il  col- 
legio; ma  rcijcuinialo  rcllorc  noi  permise, 
il  che  approvò  il  proiettore  del  medcsi- 
ino,caidiuul  Pacca, mediante cuuveuziùne 


170 


UN  I 


poi  confermata  nel  1825  con  beneplaci- 
to apostolico.  Ma  a*29  agosto «847,  ^^' 
Jendosi  dal  presente  rettore  libero  la 
chiesa  di  s.  Andrea  ,  le  sagre  funzioni 
dell'  oratorio  cessarono  nel  dì  seguente, 
e  in  vece  nella  stessa  sera  ricominciaro- 
no a  celebrarsi  nuovamente  nella  chiesa 
di  s.  Ildefonso  per  disposizione  del  car- 
dinal Patrizi  vicario  di  Roma,  e  tuttora 
agisce  l'oratorio  notturno.  Sì  può  vedere 
il  Piazza,  Eusevologr'Oj  trai.  11,  cap.  7; 
Scuola  dì  Cristo  a  s.  Ildefonso  a  Capo  le 
case  per  la  nazione  spagnuola),  in  s,  Gre- 
gorio de*muratori,ed  in  s.Lorenzo  inFon- 
le  (ftittoia  esistente),  nelle  quali  si  pra- 
licnno  gli  esercizi  di  pietà  come  nell'ora- 
loiio  del  p.  Caravifa;  e  volendo  il  car- 
dinal Antonelli,  che  i  fedeli  che  frequen- 
tano i  delti  spirituali  esercizi  fossero  par- 
tecipi delle  s.  indulgenze  che  si  lucrano  da 
chi  visita  le  sette  chiese,  perciò  ordinò  a* 
rispettivi  sacerdoti,  che  sono  addetti  alle 
nominale  spirituali  istruzioni,  che  1'  ji 
npi  ile  conducessero  alla  menzionata  vi- 
sita tutti  quelli  che  vi  volevano  andare, 
come  difatti  vi  sj  portarono  in  numero 
di  33o,  i  quali  dopo  aver  visitalo  le  chie- 
se di  s.  Paolo  e  di  s.  Sel)astiano,  giunti  in 
quella  di  s,  Stefino  Rotondo,  il  cardinale 
recitò  loro  un  dotto  ragionamento,  e  nel 
refettorio  li  fece  trattare  di  conveniente 
pranzo,  avendo  egli  benedetta  l.i  mensa, 
Nel  voi.  LXIV,  p.  17,  raccontai  che  Leo- 
ne XII  nella  riforma  di  alcuni  oratorii 
notturni  di  Roma,  riimì  quello  di  s.  Gre- 
gorio de'  muratori  a  quello  da  lui  istitui- 
to colla  pia  unione  di  s.  Paolo  nella  chie- 
sa di  s.  Maria  della  Pace  ,  di  che  già  di- 
scorsi nel  paragrafo  /l/<7r//zrtr/,dichia ran- 
gola madreecapo  di  lottigli  oratoiii  noi- 
turni  del  clero  secolare,  e  ciò  con  breve 
ile' 14  febbraio  182 7  ,  fatto  eseguire  con 
flecreto  del  cardinal  Zurla  vicario  di  Ro- 
ina  de'rg  febbraio  i  827. 

Nasficetlari.  F.  il  paragrafo  Bctrca- 
rol>  di  qtiest'articolo. 

O^linvari.  F.  il  paragrafo  Saponari 
d)  quest'articolo. 


UN  I 
Orefici i  Argentieri  e  Gioiellieri ^  Uni* 
versitat  Artia  Anrifìcis  Urbis  ,  Nohilis 
Collega  Auriphicuni  et  Argentariorum 
UrbiSy  nobile  collegio  e  università.  L'o- 
rafo o  orefice,  Aiirifex,  Aurificumy/irti- 
fex  A rgentarins  ,  Faber  Aurarins ,  è 
quegli  che  lavora  d'oro  e  d'argento  e  di 
altri  metalli,  co'quali  fa  ornamenti,  arne- 
si, vasellamenli  ed  altri  lavori,  ed  altresì 
lega  le  gioie.  Dicesi  argentiere,  argentalo, 
argentario  l'artefice  che  lavora  d'argento, 
per  lo  più  compreso  sotto  la  denomina- 
zione d'orefice,  F^r//*^/*  A  rgentarins  ^  A  rgen- 
tifex.  Chiamasi  gioielliere  il  legatore  di 
gioie,  GemmarinSjCL]  anche  il  mercante 
di  gioie,  Genimaruni  vendi torj  il  nego- 
ziante di  perle,  Margaritarius.  Final- 
mente minutiere  si  denomina  quell'ore- 
fice, che  fiJ  lavori  gentili,  quali  sono  tutte 
le  legatore  d'oro  delle  gemme,  come  so- 
no le  aneila,gli  orecchini  o  pendenli,i  poi- 
setti  o  smanigli,  i  picchiapetti  o  gioielli 
che  usano  le  donne  portare  al  collo  pen- 
denti sol  petto,  e  tutte  le  altre  sorte  i\\ 
gioielli.  Perciò  dicessi  Minuler/a  e  Minu- 
taglia, Scruta^  i  lavori  gentili  d'orificeria 
che  si  conducono  per  lo  più  col  cesello;  e 
Minuterie  si  dicono  i  lavori  stessi,  ed  è 
opposto  di  Grosseria,  cioè  1'  arte  di  lavo-? 
rare  d'oro  e  d'argento  cose  grosse  o  ma- 
teriali ;  ed  anche  i  lavori  stessi.  L'orefi- 
ceria non  solo  p  l'arte  dell'orefice,  A'S 
Argenldria,  vel  Aurarlaj  ma  è  ancora 
il  nome  del  luogo,  deirolfjcina,  della  bot- 
tega da  orefice  ,  Officina  seu  Taherna 
Argentana  i'el  Auraria,  L'oro,  Auruniy 
metallo  conosciuto  (ino  dalla  più  remota 
antichità,  è  sempre  stimato  il  più  perfetto 
di  lutti;  finora  è  stalo  stimato  nel  valo- 
re anche  il  più  prezioso,  ma  per  l'abbon- 
danza che  se  ne  cava  di  presente  da  molte 
feconde  e  inesauribili  miniere  ,  in  con- 
fronto della  minor  (juanlità  dell'argento 
incettato  da'cinesi  e  dagl'indiani,  forse  è 
per  soggiacere  ad  una  crisi  di  deprezza- 
mer>to  quantoal  valorejeprobabilmente 
con  molte  o  altre  di  qtielledisastrose  e  in- 
dioibdi  conseguenze  di  cui  già  n  è  taiilo 


scritto,  anche  quanto  olla  Zecca  (l^.)  pel- 
le Monde  (^.).  L'oro  non  è  fusibile  quan- 
to l'argento,  ma  più  ^^lel  ferro  e  del  pla- 
tino. E  solido,  giallo, assai  risplendente, 
senza  odore  ed  insipido:  è  i'  più  mallea- 
bile ed  il  più  duttile  de'corpi  conosciuti, 
[)otendosi  ridurlo  in  fili  sottilissimi,  ed  in 
Ininine  della  grossezza  la  più  minima. L<*o- 
ro  è  sparso  nella  natura  quanto  il  ferro, 
ed  ha  le  sue  miniere  al  paro  d'ogni  altro 
metallo,  le  principali  essendo  nell*  Ufi' 
ghenrr,ne\\a  Transilvania^  nella  Siberia f 
nel  Brasile,  nel  Chilii  nel  Perì^^  nel  Mes- 
sico ,  nella  California  e  in  altre  parti 
^'America  e  AfAV Oceania o  Australia,  e 
le  primizie  di  queste  due  ultime  parli  del 
mondo  scoperte,  furono  oflei  te  alla  Ma- 
dre di  Dio,  come  rilevai  nel  voi.  LXXH, 
p.  167.  Delle  minieredi  oro,  di  argento 
e  altri  metalli,  di  quelle  delle  gemme  e 
pietre  piejiose,  ne  ragionai  in  ionumerq- 
i)ili  articoli,  descrivendo  i  luoghi  che  le 
contengono.  Latinamente  dicesi  Fedina 
y-iitraria,  |a  miniera  dell'oro,  e  Fodina 
Argenlaria,  la  miniera  dell'argento.  Gli 
alchimisti  ed  i  ciarlatani  pretesero  «e'se- 
coli  passali  d'applicar  l'oro  a  molti  usi  di- 
versi, attribuendogli  proprietà  miracolo- 
se, tentando  persino  di  formarlo  artifi- 
cialmente j  ciurraerie  che  riprovai  quale 
Superstizione  (^f^.),  anche  a  Speciale  ri- 
parlando dell'alchiuiiajcioèdi  <juella  pe- 
rò che  vaqissima  scienza  tratta  partico- 
larmente della  trasmutazione  di  metalli 
ignobili  in  nobili,  e  di  couqiorre  medica- 
menti atti  a  guarire  ogni  malattia  e  di 
prolungare  la  vita  oltre  a' nulurali  suoi 
lermitii,  perciò  egregiamente  definita  da 
Harois  :  Ars  sine  arte,  cujus  principiitni 
eslmentirif  medium  Inborare,  finis  men- 
dicarCy  come  ripelei  nel  citalo  articolo. 
.Scrisse  il  Menochio  ,  Stuorc,  cent.  7.", 
fa  P.4B:  Che  cosa  sia  il  Lapis  pìiilosopìio- 
1  ìim^  molto  cclchrafo  dagli  alchimisti. 
L'argento,  .4rgenluni^  è  quel  metallo  so- 
lido,  bianco,  lucente,  insipido,  inodoroso, 
inolio  sonoro,  mollo  malleabile  e  duttile, 
poco  duro ,  ci:istallizzal>ile  in   piraii4t«li 


UNI  171 

triangolari,  fusibile  alla  lemperatura  del 
colore  rosso  e  volalizzabile;  copiosissimo 
nel  globo,  ove  tuttavia  trovasi  raramente 
allo  sialo  di  purezza  ,  inusitato  ol  pre- 
sente in  medicina,  o  tull'al  più  adope- 
rato talvolta  a  inargentai  le  pillole.  Que- 
sto metallo  da'rhimici  è  dello  anche /«- 
na.  Igino  dice  che  Indo  re  della  Scizia  fu 
ill.°  che  trovò  l'argento,  ed  Erillonio  il 
I ."  che  lo  portò  in  Atene,  onde  Plinio  ne 
lo  fa  inventore.  Ma  veramente  la  stori Ji 
antica  c'insegna,  che  poco  tempo  dopo  il 
diluvio  gli  uomini  trovarono  il  segreto  di 
fondere  i  metalli  (roroed'argenlo,fld3bri-! 
candone  figure,  vari  utensili,  ed  ogni  ma- 
niera di  ornamenti  e  di  vasi.  Ben  presto 
si  adoperò  questo  inetallo  anche  nella 
monetazione,  e  l'argento  fu  riguardalo 
come  tipo  di  ricchezza  per  chi  lo  posse- 
(|eva;  la  s.  vScrittura  in  cento  luoghi  par- 
la dell'argento,  degli  argentari,  de'faleii- 
li  e  de'sicli  aigenlei.  S'  ignora  propria- 
mente donde  gli  ebrei  traessero  tanta 
quantità  d'argento  e  d'oro,  e  le  discrepan- 
ti opinioni  le  riportai  a'Iqoghi  loro  ;  pare 
che  la  Spagna  (F.)  gliene  fornisse.  Sul- 
rOphir  di  Salomone  tuttora  si  questio»»aj 
certamente  il  commeicio  de'fenicii  pro- 
dusse molto  oro.  Certo  è  pure  che  l'ar- 
gento non  fu  abbondante  in  Roma  ,  se 
non  dopo  Io  spoglio  delle  nazioni  vinte  e 
soggiogate]  che  non  fu  comune  in  ttilta 
Europa  se  non  dopo  la  scoperta  del  Nuo- 
vo Mondo;  e  che  per  questo  impazziro- 
no gli  alchimisti  ne' bassi  tempi,  cercun- 
ilo  la  pietra  filosofale,  la  trasmutazione 
de'melalli,  e  l'arte  di  fd)bricar  l'oro  e 
l'argento.  Dopo  la  soo[)erla  dell'Ameri- 
ca, avvenuta  nel  declinar  del  secolo  XV, 
furonvi  più  orefici  che  alchimisti,  finche 
poi  surse  la  chimica  metallurgica  a  spar- 
gere lumi  preziosi  intorno  a  questemate- 
rie,  come  dissi  nel  voi.  LXVIM,  p.  ?.fìi, 
e  altrove.  De'lessilori  d'oro  o^sia  Truìft' 
roli,  può  vedersi  tale  paragrafo.  E  qui  di 
passaggio  e  per  analogia  aggiungerò,  che 
balldoio  ilicesi  quegli  che  riiluce  l'oro  iq 
lauia  o  foglia   per  fihu'e  o  per  i|oiaie| 


72 


U  N  I 


Bracleator  vel  Braclearius^  e  ralle  Era- 
ctvarica.  Leggo  nel  Dernardini,  Descri' 
zione  de  Rioni  di  Roma^  che  nel  secolo 


pass» 


lo  l'uni  versila  de'baltiloro  avea  la 


j)ro{3iia  ce  p  pel  la  nella  Chiesa  de  ss.  Costila 
e  Dantiano  al  Poro  Romano.  De'baltilo- 
ro dissi  altre  paiole  al  §  Artigiani.  Cliia- 
rnansi  Gf«j//ie  (/.)  alcune  soslnnze  e  più 
sovente  de'iDiriibili  cristalli  lapidei  mollo 
duri,  e  gli  anlichi  assai  celebrano  l'orien- 
tali acotifrontodell'occitlenlali.Chiamaii- 
sì  pure  Piclie  (Z'.)  preziose,  ed  altre  di 
ininoi-  pregio  pietre  fine.  Neh. Mi  tali  ar- 
ticoli purticolainienle  discorsi  delle  gioie 
più  |ii  ezio^e  e  de*  loro  pi  egi  sing«»lan,  co- 
Dic  delle  pietre  di  decora/ioiie.  De'  loro 
trallatisliossia  della(ilipt<»gr}i|ja,tli  (piel- 
)i  che  loro  allriboiscono  virtù  di  Medici- 
na {f  .).  DelTiUie  di  lagli'irle  e  pulirle, 
ed'inciderie  colla  Scnilnro  (ove  pure  par- 
lai di  lotta  l'arte,  di  cpiella  del  fondiloie, 
del  niellaUne,  dell'inciscjre  de' cammei). 
Del  grande  oso  che  da  remoli  lempi  se 
ne  fece  negli  eleganti  e.  ricchi  <ji  namenli 
muliebri,  ed  anco  per  gli  uomini  fino  ne' 
Sandali  (/  .)  e  calceamenli  ;  lu-lle  CorO' 
ne,  ni-gli  Sc&ttri^ueWe  Spade,  ed  altre  ar- 
mi, negli  Anelli  (  ^  .)  ,  i  quali  comuiie- 
iiienle  neiranlichilà  servivano  di  Sigilli 
{f  .).  In  quest'articolo  rimarcai  che  di  5 
specie  erano  gli  artisti  signarii  e  sigilla- 
rii,  e  gli  annullarli  parlicolar mente  for- 
mavano numeroso  collegio.  Le  contrade 
in  cui  essi  piecipuamenle  abitarono,  si 
chiamarono:  Picm  SigUlarius  ììiajorj 
Ficus  Sìgillarius  tninor.  Del  lusso  delle 
gemme,  come  gli  antichi  romani  porta- 
rono all'eccesso  la  passione  per  le  gioie 
e  per  le  pietre  fine;  per  ornaoiento  della 
persona  e  delle  stippellellili  donìesiiche, 
persino  ne  Leni  (f  .),  nel  Pranzo  (F.)  j 
di  cui  viisi  e  frulli  erano  ornali  e  fram- 
mischiati di  gemme;  ludie  bardature  e  fi 
niinenli  de'cav:dii;e  nella  festa  higillaria 
Faceva  usi  reciproci  doni  di  gioielli,  t'or- 
uìurono  i  romani  splendide  collezioni  di 
ibernine,  che  poste  in  astucci  chiamarono 
duttiiiolechc.  Dissi  ancora  de'luio  multe- 


UN  I 

plici  e  bellissimi  colori,  e  de'mislici  signi- 
ficati che  loro  si  allril)uiscono.  Come  fu- 
rono impiegale  pel  cullo  divino  vxeTtni- 
pit  (y.)  de'numi  dell'idolatria  e  del  ve- 
ro Dio,  e  per  ornamento  del  Sacerdozio 
(/^.)sì  degli  ebrei  che  de*  cristiani.  Delle 
gemme  e  pietre  (alle  con  artificio  d'imita- 
zione. Anche  la  perla,  lìJargaritam,  è  u- 
na  gioia  preziosa  bianca,  tendente  al  co- 
lore ceruleo  ,  la  (piale  staccasi  in  forma 
di  globello  dalle  conchiglie  di  alcuni  ver- 
mi testacei,  ed  in  ispecie  dal  mitilo  mar- 
garitifero.  La  produzione  di  tali  glohelli 
si  ascrive  al  costume  di  quel  venne  di 
chiudeie  i  fori  e  ramraarginare  le  ferite 
che  altri  vermi  vi  fmno.  Alcuni  impni- 
pijamenle  la  chiamarono  anche  pietra 
pre7.io<a,  e  tale  non  deve  appellarsi,  poi- 
ché la  perla  si  fijruiii  nel  mare  orientale 
e  in  altri  mari  dentro  il  guscio  d'una  spe- 
cie di  conchiglie  o  nicchi  marini  deno- 
minata madreperla,  Concita  lìJargarifi- 
fera.  La  forma  di  essa  è  talvolta  roton- 
da perfella,  e  questa  chiamasi  oiienlale; 
talvolta  poi  è  informe  e  schiacciala  in 
qualche  parie,  ed  allora  appellasi  scara- 
mazza  (dal  vocabolo  scaramazzo,  adiiiet- 
tivo,  che  non  è  ben  tondo,  male  rotuii- 
da s  ^  gibbo siis).  La  perla  non  ha  la  il-i- 
rezza  delle  pietre  preziose,  mentre  è  fra- 
gile per  natura,  e  volendosene  ottenere 
lo  scioglimento,  questo  si  ha  ponendola 
in  fusione  dentro  «in  vaso  di  acelo  forte, 
come  ce  ne  die  l'esempio  la  famosa  Cleo- 
patra. Finalmente,  se  si  volesse  dare  alla 
[)erla  una  rozza  somiglianza,  potrebbe  pa- 
ragonarsi alla  cipolla,  essendo  la  perla  tui 
piccologlobelto  formalo  da  vari  strati  tino 
soprapposlo  all'idlio,  e  questi  sfogliando- 
si VI  rinvengono  tulli  Incidi,  come  accade 
nella  cipolla.  (j|i  antichi  Medici [F.)  an- 
che alle  perle  attribuirono  virtù  medica- 
li; e  le  facevano  entrare  in  diversi  ujagi- 
sieri  e  composizioni.  Della  pesca  delle  per- 
le nel  mare,  [)arlai  ove  ha  luogo  ,  come 
nel  voi.  LXXIlj  p.  iSi.  Anche  il  coral- 
lo, Coraliuni  vel  CoralUnni,  è  una  tlellu 
più  belle  e  preziose  pruduz-ioui  del  uiarc, 


u  ^  1 

ed  entra  nel  novero  de^li  omnmenli  del- 
l'oieficeiiiì  e  clell;i  scultura, oofne  vi  si  com- 
pre ndono  i  gentili  e  leggiadi  \Musnici(F.) 
minuti  o  piccoli  (in  questi  ora  eminente- 
mente si  distingue  il  genio  artistico  e  lo 
studio  fìlosolìco,  |)er  cui  è  beneuìerentis- 
sin)o  della  nobil  arte  il  commendatore 
Miclicl  Angelo  lìarberi,  il  qunle  in  Roma 
liei  i85G  col  modesto  titolo  di  :  Alcuni 
I\lusaici  uxcìli dallo  studio  del  ec,  ci  die- 
de un  njngnifico  libro  con  copiose  tavole 
maestrevolmente  incise,ed  anche  illustra- 
le tlalstio  senno  ed  erudizione.  Si  compo- 
ne dii8  eleganti  e  su[^rbi  disegni  esjui- 
menti  la  raccolta  de'  principali  lavori  in 
musaico  eseguili  nell' encomialo  stabili- 
mento, che  onorando  il  primato  di  Uo- 
Dia  nell'alti  belle,  giustamente  V Album 
di  lìoma  nello  stesso  anno  e  nel  t.  2 3 
riprodusse  per  saggio  4  di  tali  tavole 
colle  rispettive  illustrazioni.  Esse  sono: 
Il  liei  cielo  d'Itrt  liti.  FenitquaUr*oie  in 
Roma,  la  quide  però  trovasi  a  p.  225  e 
non  2G6,  come  per  menda  tipografica  é 
indicato  nell'Indice.  Roma  Cronologica. 
Panorama  del  Foro  Romano.  A  me  non 
e  dato  celebrarne  il  inerito,  molto  meno 
Ira  parentesi;  massinie dopoché  nell'espo- 
sizione di  Londra  del  i  85  1 ,  per  le  sue  o- 
pere  fu  onorato  colla  uìcdaglia  del  ì° 
premio.  Laonde  il  nobilissimo  hbro  non 
abbisogna  de'  miei  encomi.  IN'è  corona 
r  yìppendice  delle  opere  eseguite  nello 
studio  Imperiale  /ìmì.?o,  sotto  la  direzio- 
ne del  medesimo  commend.  Barberi,  in 
4  tavole  egregiamente  incise^  sono  ripro- 
ilotte  con  illustrazioni  le  opere  e>eguile 
dal  1847  ®'  '^^^  *'''d'*  »>bsli  russi  aflì- 
dali  al  commendatole,  onde  fossero om- 
inaestrali  nella  celeberrima  arte  musiva 
per  poi  lavorare  nello  stu<lio  del  musai- 
co in  grande  fondato  a  Pietroburgo  da 
IN'icolò  I  imperatore  di /»«.?5//Zj  astro  tra- 
montato menlrefervcva  la  guerra  di  Tur' 
r/i/rt^-clan)oroso  avvenimento  che  in  quel- 
l'articolo accennai.  La  storia  egualmen- 
te m'impone  di  iwe  onorevole  rocnrionc 
del  Tuletite  mosaicista,  che  le  arti  perde- 


U  .N  I  175 

rono  nrllo  stesso  nn»»o.  Mgli  è  Gioacchino 
Jiorberi  ,  che  in  Rojna  sua  patria  si  rese 
imo  de'pKi  benemeriti  che  portarono  l'il- 
lijslre  arte  a  queireccellenza  in  cui  è  me- 
lavigliosnmenle  giunta.  Del  suo  valore  e 
virtù,  ed  in  che  si  distinse,  lo  diee  la  bel- 
la Necrologia  ,  pubblicata  dal  suddetto 
Album  a  p.  ^oS).  Il  corallo  è  una  pian- 
ta ehe  nasce  n«d  tondo  del  mare  e  s'indu- 
risce all'aria.  £  una  sostanza  calcarea  e 
ramosa  cbe  serve  di  sostegno  e  di  abita- 
zione ad  una  specie  di  polipo  marmo.  Il 
corallo  è  rosso  o  bianco,  anche  nero,  e 
polverizzato  serve  di  dentifricio.  Il  piìico- 
njune  è  il  corallo  rosso, Corfl//«f/i/«^rM/;», 
vel  ruben<f.  Anche  delle  più  feraci  pesche 
di  coralli  ragionai  ove  sono,  come  nel 
voi.  LXXXI,  p.  166.  Quanto  all'orefice- 
ria, si  raccoglie  dagli  scritti  di  Mosè,  dal- 
le storie  di  Erodoto  e  da'  poemi  d'Ome- 
ro, che  l'arte  di  lavf)rare  l'oro  e  l'arge»)- 
loeia  praticata  nell'Asia  e  nell'Egitto  si- 
notla'tempi  più  remoli.  Eliezer  piesenlò 
«  Rebecca  vnsi  e  pendenti  d'oro  e  d'argen- 
to. Sembra  allies'i  ehe  sino  in  quell'epoca, 
quella  sorledi  gioielli  o  di  ornamenti  fem- 
minili fosse  comune  presso  alcuni  popo- 
li dell'Asia.  Mosè  dice  che  Giacobbe  im- 
pegnò le  [icrsonedelsuo  seguilo  a  privar- 
si de'Ioro  orecchini.  Giuda  diede  in  pe- 
gno a  Tau)ar  il  suo  braccialetto  e  il  suo 
anello.  Faraone  innalzando  Giuseppe  al- 
la dignità  dii.°  ministro,  ^li  consegnò  il 
suo  anello  e  lo  fece  ornate  d'  una  colla- 
na d'oro.  Omero  nell'Or//s5r/i  fa  menzio- 
ne di  molli  donativi  che  Menelao  avea 
ricevuti  nell'Egitto,  i  quali  consistevano 
in  diverse  opeiedi  oreficeria,  il  cui  lavo- 
ro e  la  ctii  eleganza  fanno  stipporre  mol- 
ta destrezza  e  inlelligenza  in  tpiellu  no- 
bile regione  tl'Africa.  Allo  stesso  Mene- 
lao il  re  di  Tebe  die  due  grandi  tinozze 
d'urgenloe  due  belli  tripodi  d'oro.  A  lean- 
dro sposa  di  qtiel  re  donò  ad  Elena  unn 
conocchia  d'oro,  ed  una  magnifica  cestel- 
la d'argento,  le  cui  estremità  o  orli  erano 
d'oro  finissimo  e  ben  lavorati.  A  questo 
[uoposiloè  degna  di  osservazione ipiella 


1 74  ^  ^  i 

mcscol.nìza  Ji  oro  e  di  argento  clie  an- 
tìuiìz'ìa  l'aite  già  atlulla,  giacché  la  pra 
tica  di  saldare  i  metalli  richiede  lui  gran 
nuQierodi  cognizioni.  Si  può  altre>ì attri- 
buire «'progressi  die  avt^a  fatti  in  Egitto 
l'arie  di  lavorare  i  ujetaili,  quella  gran- 
de quantità  di  vasi  e  gioielli,  di  cui  gli 
ebrei  partili  da  esso  erano  forniti  nel  de- 
serto. Sì  legge  nella  s.  Scrittura,  eh'  essi 
e  le  loro  donne  offrirono  per  la  costru- 
zione del  Tabernacolo (F.)^  e  perla  fab- 
bricazione degli  oggetti  destinati  al  culto 
di  vino,  sia  nelle  ^'e*//,sia  uè'  Fasi ^  sia  in 
altri  Utensili [F.)^  i  loro  orecchini  ,  i  lo- 
ro anelli  j  le  loro  fibbie,  i  vasi  d'oro  e  d'ar- 
gento, persino  gli  Specchi(F.).  Per  quan- 
to concerne  l'Asia  e  la  Grecia,  l'oreficeria 
\i  fu  coltivata  egualmente  come  nell'  E-, 
gitlo.  La  maggior  parte  dell'opere  lodale 
da  Omero  venivano  dall'  Asia.  Erodoto 
pure  fa  grandi  elogi  della  ricchezza  e  del- 
la magnificenza  del  irono  sul  quale  sede- 
\a  Mida  ad  amministrare  la  giustiziif,  il 
quale  principe  ne  avea  fatto  dono  al  tem- 
pio d'Apollo  in  Delfo.  Le  armi  di  Glauco 
e  di  molti  altri  capi  dell'esercito  troiano 
erano  d'oro,  e  dello  stesso  metallo  era  lo 
scudo  di  Ettore.  Quello  storico  parla  al- 
tresì di  colonne  d'oro  e  d'  argento  ,  o  di 
alcuni  plinti  d'oro  bianco^  forse  di  elet- 
tro (an)bia  gialla,  ovvero  una  specie  di 
metallo  la  5."  parte  del  quale  è  argento  e 
il  resto  oro),  su'quali  i  critici  alquanto  di- 
sputarono. Quanto  al  famoso  scudo  d'A- 
chille, dice  il  Goguet,  non  trovare  alcun 
fatto  nella  storia  antica  ,  che  meglio  ser- 
"v'ìv  possa  a  far  conosceie  lo  slato  e  il  pro- 
gresso dell'arti  in  que'tempi  remoti.  La- 
sciando da  parte  la  ricchezza  e  la  varietà 
de'disegni  che  ammiravansi  in  quel  lavo- 
ro ,  si  dee  prima  di  tulio  por  mente  alle 
leghe  de'differenti  metalliche  Omero  a- 
vea  flìtli  entrare  nella  composizione  di 
quel  mitologico  scudo.  Egli  narra,  ch'e- 
ransi  adoperati  il  rame,  lo  stagno,  l'oro  e 
l'argento,  benché  non  si  conosca  in  quale 
proporzione  ciascuno  di  essi  vi  entrasse. 
Può  ancora  aggiuugersi  1'  osservazioae^ 


UN  I 
che  sin  da  quel  tempo  si  conosceva  l'arte 
di  rappresentare  con  l' ijn pressione  del 
fuoco  sui  metalli  e  colla  loro  mescolanza 
di  colore  de'diversi  oggetti;  se  si  unisca  la 
considerazione  dell'incisione  e  della  cesel- 
latura che  vi  sì  erano  adoperate,  sarà  fur- 
ia l'accordare  che  lo  scudo  d'Achille  do- 
vea  essere  un  lavoro  complicalissimo.  li- 
na simile  complicazione  non  lascia  luogo 
a  dubitare,  che  a'tempi  della  guerra  di 
Troia  l'oreficeria  giunta  non  fosse  ad  ui\ 
alto  grado  di  perfezione  presso  i  popoli 
dell'Asia^  giacche  egli  è  sempre  in  quella 
regione  che  Omero  colloca  la  sede  delle 
arti  e  de'più  famosi  artisti.  Dall'Asia  l'ar- 
te di  lavorare  l'oro  passò  nell'Europa* 
principalmenle nella  Toscana(F.),  e  mo\- 
teplici  sono  le  prove  diesi  hanno  del  gra- 
do a  cui  fu  portata  quell'arte  presso  i  ro- 
mani e  presso  i  popoli  che  ad  essi  succe- 
dettero. Tra  gli  artisti  che  si  distinsero 
nell'oreficeria  in  Roma, la  sLoria  ci  ha  con  - 
servato  il  nome  di  Prassitele  che  vivea  a 
tempi  di  Pompeo,  e  che  non  dee  confon- 
dersi col  celebre  scultore  e  inlagliatore  di 
gemme  in  Atene*  Nell'antica  Roma  eran- 
vi  due  contrade  ove  stavano  riuniti  gli 
artefici  gioiellieri,  orefici  e  argentieri.  Ne 
tempi  bassi  la  via  presso  l'  arco  di  Setti- 
mio Severo  nel  Foro  romano  (diverso  dal- 
l'arco di  Settimio  Severo  eretto  al  Vela- 
bro  da  Mercanti  o  banchieri  cambiatori 
di  monete,  e  perciò  lo  descrissi  in  tale  pa- 
ragrafo, e  negozianti  di  buoi,  Argentarli 
et  Negotiantes  Boarii,  e  tuttora  dicendo- 
si Jrco  degli  Argentari^  mentre  erronea- 
mente dicesi  pure  volgarmente  degli  Ar- 
gentieri), il  Campidoglio  e  la  salita  di  ÌVlar- 
forio  fu  detta  Clìvus  Argentarius ,  e  il 
suo  arco,  y^/r«5  Mantis  Carnea,  vocabo- 
lo che  spiegai  nel  paragrafo  Pomari,  }^o^ 
slo  verso  l'odierna  via  di  Macel  de'Corvi, 
pare  che  fosse  poi  denominato  ^/cw^y^r- 
gentarioruni,oye  sembra  che  esistesse  una 
l)asilica  che  fu  chiamata  Basilica  Argen- 
taria,  ed  il  portico  suo,  Porticus  Margd- 
rilaria,  cioè  presso  la  presente  via  delie 
Chiai'i  d'oro.  Quest'ulliiDO  vocabolo  pa- 


re  ileiivalo  dell'essersi  ivi  stnnziati  s^W  o- 
ifllcie  gli  aigenlieri,  perchè  il  cav.  Riifi- 
i)i  nel  Dizionario  tìelle  strade  di  Roina^ 
inclina  a  credere  che  il  nome  gli  proven- 
ne da  qualche  insegna  dell'oflicina  d'al- 
cun argenliere.  Lo  dissi  anch'io  nel  voi. 
LXVI,  p.  83,  col  Cardini,  ed  aggiunsi, 
che  Tallra  contrada  era  sull'alUia!e/;/Via- 
za  de*  ss.  Apostoli.  Forse  desse  erano  le 
due  vie  óeSigillarii.  Wolai  di  sopra  nel 
paiagrafo  Coronari^  il  perchè  nella  via 
del  Ptilegriuoy  da  tempo  anlichissitno  vi 
sono  molle  botteghe  di  orefici  e  argentie- 
ri, in  grande  credilo  e  fiducia  pressoi  con- 
tadini e  ali  ri  del  basso  [)opolo,  non  che  di 
parecchi  provinciali,  li  medesimo  cav. Ru- 
fini,  nelle  Notizie  sloriche  intorno  all'ori- 
gine de^nonii  di  alcune  osterie,  caffè,  al- 
berghi.  che  ricordai  di  sopra,  parlando 
del  calle  del  Pellegrino,  dice  che  il  tito- 
lo glielo  somministrò  la  vìa,  la  quale  egli 
crede  fosse  cos'i  nomata  dall'  avervi  abi- 
tato quel  pellegrino  di  107  anni,  in  oc- 
ca>i(ine  che  si  portò  in  Roma  a  lucra- 
re V  Indulgenza  del  Giubileo,  ueW  An- 
no Santo  {F.)  ristabilito  e  celebrato  dal 
Pontefice  Bonifacio  Vili.  Che  egli  vi  si 
recò,  per  ubbidire  al  defunto  genitore, 
il  quale  per  essersi  portato  all'altro  giu- 
bileo celebrato  un  secolo  prima,  glielo  a- 
vea  ingiunloj  e  «|ue>la  alTermazione  vol- 
le il  Papa  udirla  dalla  sua  bocca,  appun- 
to perchè  erasi  determinato  alla  promul- 
gazione del  giubileo  nel  i3oo,  principio 
<li  secolo,  per  la  tradizione  che  si  soleva 
fare  in  ogni  centesimo.  Avverte  il  Ber- 
nardini, che  l'attuale  via  Laurina  (nome 
preso  pel  riferito  nel  voi.  XLIX,  p. »77 
ei  78),  nel  rione  Campo  Marzo,  secondo 
la  lapide  prima  denominavasi  f^ia  Pe- 
regrinorum.  Probabilmente  vi  saranno 
stati  i  loro  alberghi,  couìe  ora  sonovi  lo- 
cande pe'forasliert  nella  vicina  strada  del 
Babuino  e  di  piazza  di  Spagna.  Si  vede 
da  molti  monuutenti,  di  stile  detto  goti- 
co precipuamente  (del  quale  riparlai  a 
Tempio)  e  dulie  cronache  ,  che  nel  basso 
impero  l'oreficeria  prodiiccva  ancora  0- 


UNl  175 

pere  considerabili,  sebbene  allora  il  catti- 
vo gusto  delle  forme  cominciasse  a  sot- 
tentrare a'disegni  graziosi  e  naturali  de- 
gli antichi.  Anastasio  Bibliotecario  rife- 
risce che  Costantino  1  donò  alla  basilic» 
Laleranense  diversi  lavori  d'oreficeria, 
che  costituivano  20  marche  d'  oro  e 
29,500  marche  d'argento.  Altri  doni  di 
oreficeria  fatti  dopo  quell'epoca  da  altri 
imperatori  e  da'Papi  alle  chiese,  in  mol- 
ti articoli  li  descrissi.  L'interruzione  de( 
commercio  e  il  deperintenlo  progressivo 
delle  arti  durante  tutta  Tetà  di  mezzo,  do- 
vettero influire  sull'oreficeria  comesu  litt- 
le le  altre  arti  meccaniche.  Si  osservano 
tuttavia  alcune  produzioni  de'diversi  se- 
coli di  queir  epoca,  come  casse  o  Reli- 
quiari, contenenti  reliquie  de'santi,  Pa- 
si.  Calici,  Pissidi^  Arredi  sagri,  e  altre 
Suppellettili(F.)d'i  chiesa  o  di  ornamento 
per  gli  ecclesiastici  d'un  lavoro  assai  deli- 
calo  ,  benché  il  gusto  del  disegno  fosse 
cattivo,  e  si  risentisse  del  gotico  o  semi- 
barbaro. Tra  questi  oggetti  può  citarsi 
con  onore  il  paliotio  d'oro  nella  facciatf» 
e  d'argento  ne'  laterali,  della  basilica  di 
s.  Ambrogio  in  Mdano,  nel  quale  si  rap- 
presentano diverse  storie  dell'antico  e 
nuovo  Testamento,  opera  che  certamen- 
te sembra  appartenere  senza  dubbio  al 
IX  o  al  X  secolo.  De'lanti  sagri  utensili 
che  ci  restano  del  medioevo,  a'Ioro  luo- 
ghi ne  feci  la  descrizione.  Essi  sono  uìo- 
nunienti  che  provano  aver  la  religione 
e  il  culto  divino  ,  per  la  pietà  de'  ('edeli, 
conservato  l'oreficeria  ancora  nella  deca- 
denza dell'arti.  Ne  avremn)o  un'immen- 
sa quantità,senon  liavessero  distrutti  le 
deplorabili  vicende  de'tempi,  e  quanto  a 
Roma  segnatamente  il  crudele  sacco  del^ 
1027,  e  le  condizioni  affliggenti  che  la 
desolarono  in  uno  al  resto  dello  stato,  nel 
declinare  del  passato  secolo,  putite  anche 
da  gran  parte  d'Europa.  La  scoperta  del- 
l'America aumentando  prodigiosamente 
nell'Euiopa  la  quantità  delle  materie 
d'oro  e  d'argento,  olire  le  gioie,  porse  imi 
nuovo ulijncnlo alle  arti;  l'umore  del  lus- 


176  UNI 

soche  le  riccliezze  e  l'abbondanza  dì  que' 
metalli  generarono,  sì  può  dire  che  die- 
de  una  nuova  vita  airoreficeria.  Quindi 
anche  in  Italia  bellissimi  lavori  d'orefi- 
ceria si  formarono  precipuamente  nel  se- 
colo X  Vj,e  le  opere  in  tpieslo  genere  del 
fiorentino  Benvenuti  Celiinì  e  di  altri 
motti  di  quell'età  furoiano  tuttora  la  ge- 
nerale a  Ui  mi  razione.  Cellini,  nato  nel 
ì  5oo  in  Firenze,  scullore, intagliatore  ed 
orefice,  fu  eccellente  soprattutto  in  que- 
st'ultimo genere.  Fu  aiiche  pittore  e  guer- 
riero nel  tempo  stesso,  poiché  per  poco 
dava  di  piglio  alle  armi.  Di  carallere  biz- 
zarro, d'uno  spirito  rissoso  e  indipenden- 
te, trovò  amarezze  e  protezioni  in  Roma 
e  all'estero,  attaccò  brij-he  moltissime,  e 
scrìsse  la  sua  vita  però  più  da  artigiano 
che  da  artista.  Nondimeno  il  suo  stile  è 
hberOjSenza  apparecchio,  senz'arte,  ori- 
fjinale  come  il  suo  spirito,  e  pe' termini 
d'arie  specialmente  è  sovente  citalo  nel 
vocabolario  della  Crusca.  In  Roma  godè 
il  favore  di  Clemente  VII,  e  per  Ime  per 
Paolo  III  fece  qiie'lavori  che  descrissi  a' 
suoi  luoghi.  Nell'assedio  di  Roma,  da  Ca- 
stel 8.  Angelo  difese  nel  iSij  colla  dire- 
zione di  ^  pezzi  d'artiglieria,  il  Papach'e- 
lavisi  ritirato,  ed  alcuni  attribuirono  a 
lui  l'uccisione  del  contestabile  di  Borbo- 
»e,su  dichedovrò  riparlarne.  Sotto  Pao- 
lo ili  accusato  d' aver  involato  alcune 
gemme  del  Triregno  (^.),  dopo  essersi 
giustificato,  passoni  servigio  di  Francesco 
I  re  di  FrancÌH.  Tornato  in  Toscana  e  a 
Firenze  \\  scolpì  (luell'opere  ivi  narrale. 
Avea  ancora  parlicolaie  abililà  per  scol- 
pire in  marn)o,  far  comi  di  monete  e  me- 
diiglie,  ed  incastonar  le  geunne.  Morì  a 
Fnenze  nel  1.570,  lasciando  diverse  ope- 
re, e  tra  le  altre  due  trattali,  uno  intor- 
no alle  otto  principali  arti  dell*  orefice- 
ria,l'altro  in  materia  dell'iute  della  scul- 
tura. La  I .'  edizione  è  di  Firenze  1  568  : 
De W  Oreficeria  e  della  Scultura.  Abbia- 
mo pure  alcuni  frammenti  d'un  Discor- 
so sopra  iprincipii  e  il  modo  d* appren- 
dere il  disegno,  lulaulo  l'oreficeiia  pro- 


ti N  I 

gredendo,  non  solamente  si  portò  al  più 
alto  grado  dì  perfezione  la  Scultura  o 
arie  della  cesellatura,  che  alcuno  scritto- 
re volle  riferire  all'antica  arie  toreutica 
(ossia  l'arte  di  torniaie  o  arte  di  lavora- 
re al  tonno,  parte  della  Scultura ,  cioè 
l'eseguire  bassirilievi  in  metallo  o  in  a- 
vorio  col  cesello,  col  toro  slru'uenlo  de- 
gli scalpellini);  non  solamente  si  scolpi- 
rono sui  bicchieri,  sui  calici  ^  sulle  paci 
della  messa  e  su  di  altre  tavolette ,  an- 
che di  tabelle  votive^  le  più  nobili  figu- 
re in  bassorilievo;  non  solamente  si  get- 
tarono statue  e  gruppi  nobilissimi  in  oro 
e  argento,  ma  si  aggiunse  ancora  aMavo- 
ri  più  fini  e  più  delicati  il  prestigio  dello 
smalto,  e  quindi  si  ornarono  di  vari  co- 
lori imitanti  legemoie  o  di  pietre  prezio- 
se i  bicchieri  e  altri  vasiy  le  coppe  di  gran- 
dissimo lusso,  le  impugnature  delle  spa- 
de, e  sino  1  braccialetti,  gli  orecchini,  le 
alleila  ec.  Eccellenti  lavori  nell'arte  del- 
l'oreficeria dierono  ancora  la  Francia,  la 
Germania,  l*  Inghilterra,  la  Svizzera  ,  la 
Ru%sia  ec,  e  tuttora  l'arie  vi  fiorisce,  fu 
progresso  di  tempo  vieppiù  si  perfezio- 
narono ancora  i  tessuti  d'oro  e  d'argento, 
ed  i  ricami  con  l'uno  e  l'altro  metallo  fi- 
lati. Di  tutti  gli  oggetti  riguardanti  gli 
ornamenti  e  le  Suppellettili^  gli  Arredi,  ì 
Vati ^  gli  Utensili^  massime  in  servigio 
della  chiesa  e  degli  ecclesiastici,  scrissi  ar- 
ticoli; così  (Il  quelli  riguardanti  gli  orna- 
menti del  7 n regalo,  della  Mitra,  dell'/^- 
nello,  della  Croce  pettorale,  <\v\  Forma' 
leo  Razionaltiyiìs'^Vì  Spilloni  pc'palhi;  ed 
i  sa^ri  dolutivi  onorevoli  della  Rova  do- 
ro  (F.)  e  dello  Stocco  e  Berrettone  [F.). 
Nella  Famìglia  pontificia  [F.)  era  vi  il 
custode  delle  gioie  pontificie  ;  un  tempo 
custode  de'  preziosi  ornamenti  del  Pa- 
pa era  il  prelato  Taoriere  generale  (^.), 
ora  è  il  prelato  Sagrìsta  (F.).  Da  anti- 
co tempo  nel  palazzo  apostolico  esiste  l'o- 
norifico uffìzio  di  gioielliere  de'ss.  Palaz- 
zi apostolici,  custode  del  sagro  Triregno 
pontificale  {r.),  nel  quale  articolo  parlai 
di  esso  e  uotai  che  tale  gioielliere  palali- 


U  I\  I 

no,  iiell'  ihterveulo  alle  solenni  funzioni 
pontificali ,  quando  eravi  un  numero 
maggiore  di  triregni  e  di  mitre  preziose, 
oome  e  sino  allo  scorcio  del  passato  seco- 
lo, jìortava  seco  altrettanti  gioiellieri,  co- 
ra'esso  vestiti  con  abili  da  città  e  spada 
ni  fianco;  e  descrivendo  gli  ornamenti  pon- 
lilicali ,  ne  dichiarai  i  rinomati  artefici 
autori.  Premessi  questi  rapidi  e  generici 
cenni  sulla  importantissima,  ragguarde- 
vole e  nobii  arte  dell'oreficeria,  vengo  a 
parlare  dell'  università  e  nobiI  collegio 
degli  orefici,  gioiellieri  ed  argentieri  di 
Roma.  Il  Fanucci,  p.  387  :  Delia  confra- 
ternita (li  s.  Eligio  dell'arte  degli  Orefi- 
ci j  ed  il  Pin/za,  Irat.  9,  cap.  1 3  :  Di  s.  E- 
ligio  degli  Orefici  e  Argentieri  a  stra- 
da Giulia,  ragionano  di  sua  antichissi- 
ma origine.  Per  avere  s.  Eligio  vescovo 
di  Noyon  esercitato  l'oreficeria,  come  par- 
lando di  lui  al  paragrafo  Ferrari  notai, 
avvertendo  pure  perchè  la  festa  si  cele- 
1)1  a  da  loro  a'25  giugno,  gli  orefici  di  Ro- 
ma lo  presero  a  protettore,  come  d'altre 
e  principalmente  delle  università  òe  Sei- 
lari  e  lìe  Ferrari y  colle  quali  certamen- 
te un  tempo  erano  stati  uniti,  ed  innan- 
zi al  secolo  XV,  pel  riferito  in  tali  para- 
grafi. Nel  1 509 dalle  fondamenta  nel  rio- 
ne Regola,  tra  la  ripa  del  Tevere  e  stra- 
da Giulia  in  via  dell'Armata,  edificaro- 
no la  propria  esistente  chiesa,  e  in  pari 
tempo  piti  regolarmente  eressero  la  pro- 
pria e  particolare  confraternita,  che  Giu- 
lio 11  approvòjCon  isppciali  statuti  e  rego- 
le, per  l'ufllziatura  della  ujedesima  col  lo- 
ro cappellano,  con  dotare  alcune  zitelle 
oneste  figlie  dell'arte  nel  dì  della  festa 
del  patrono,  che  celebrano  solennemen- 
te e  con  decoro,  per  l'esercizio  d'alcune 
altre  opere  di  pietà,  ma  senza  vestire  sac- 
chi. Prinia  che  Innocenzo  X  sopprimes- 
se i  privilegi  a'sodalizi  di  liberare  un  pri- 
gione, questo  degli  orefici  godeva  quello 
di  liberare  un  condannalo  a  morte,  e  lo 
aUesla  Fanucci,  conducendolo  in  proces- 
sione nella  festa  del  santo,  nella  quale  in- 
tervenivano pure  le  dolale  donzelle.  Ve- 

VOL.  LXXXIV. 


UNI  177 

nendo  in  Roma  qualche  orefice  foraslie- 
re,  il  sodalizio  lo  aiutava  finche  lo  avea 
accomodalo  in  qualche  bottega  dell'arte. 
Indi  ne  approvarono  gli  statuti  e  conces- 
sero indulgenze,  grazie  e  privilegi  all'u- 
niversità Pio  IV,  Gregorio  XIII,  Paolo 
Ve  Innocenzo  X.Alessandro  VII  col  bre- 
ve Exponi  Nohisy  de' 20  giugno  i655, 
Bull.  Rom.  t.  6,  par.  4,  p  1 7:  Confirma- 
tio  Statutonmi  tJuivcrsitatis  Arlìs  An- 
rificwn  de  Urbe,  e  ne  prescrisse  l'osser- 
vanza. In  detto  anno  si  pubblicò  in  Ha- 
ma-.Thesaurus  legalis  Unìversitatis  Au- 
rificuni  Urbis,  Clini  auctoritatibns  Petri 
August.  Antolini.  Nuovamente  Clemen- 
te XII  confermò  gli  statuti,  onde  fu  pub- 
blicato il  libro:  Statuto  del  nobil  colle- 
gio degli  Orefici  ed  Argentieri  di  Roma  y 
confermato  da  Clemente  XII^  Roma 
1740.  Il  successore  Benedetto  XIV  fece 
altrettanto  nel  1752.  Allorché  Pio  VII 
nel  1801  soppresse  tutte  l'università  arti- 
stiche di  Roma  ,  fra  le  3  che  eccettuò  e- 
conservò  per  la  pubblica  sicurezza  e  ge- 
losia dell'arte,  una  fu  questa  degli  orefi- 
ci argentieri,  come  narrai  nel  riportare 
le  pontificie  disposizioni. I  ntanto  nel  1 8 1 5 
lo  stesso  Papa  istituì  la  garanzia  del  bol- 
lo per  le  manifatture  d'oro  e  d'argento, 
con  suo  direttore.  L'  uffjcio  centrale  fu 
stabilito  in  Roma;  i  sussidiarinelle  città 
centrali  dello  stato.  Questa  garanzia  non 
è  propriamente  un  balzello  ,  poiché  è 
modico  quanto  si  paga,  e  col  ricavato  si 
paianogli  stipendiali  del  ministero.  Ha 
i  suoi  assaggiatori  dell'oro  e  dell'argen- 
to, cornei  suoi  ha  la  zecca,  nella  quale  due 
consoli  del  collegio  degli  orefici  assistono 
alle  coniazioni  d'oro  e  d'argento  che  in 
essa  hanno  luogo,  ad  oggetto  di  verifica- 
re la  purità  de'melalli,  con  giuramento  e 
atto  notarile.  Qui  aggiungerò,  che  nel 
1857  la  direzione  generale  de'bolli  d'o- 
ro e  d'argento  di  Roma  e  dello  stalo  pon- 
tificio è  siota  riunita  alla  direzione  gene- 
rale delle  zecche  pontificie  e  al  suo  direi* 
lore.  In  conseguenza  del  bando  genera- 
le de'7  geuuaioi8i5  e  dell'editto dc'aS 
li 


1-8  UNI 

liflio  1817  tlel  cardinal  Pacca  camer- 
lengo, suH'nnifoi'inità  iV  un  generale  si- 
.stema  più  sicuro  e  più  semplice  per   la 
Ixiona  fede  e  garanzia  del  commercio  per 
jt'inanifaUured'oroed'argeiilo,  onde  ri- 
HMiovere  gii  abusi  invalsi  in  così  nobile 
V  gelosa  arie,  furono  modificali  e  soppres- 
si molli  degli  anlicbidirilli  e  privilegi  che 
l'ultimo  ricordalo  statuto  attribuiva  al 
nobil  collegio  degli  orefici  e  argentieri  di 
l\oma,  siccome  riconosciuti  incompatibi- 
li col  nuovo  ordine  di  cose.  Pertanto  il 
cardinal  Pacca  commise  a  mg/Zaa)belli 
chierico  di  camera  e  presidente  delle  zec- 
che ponlificie,  di  riunire  presso  di  se i  con- 
soli e  gli  anziani  del  collegio,  e  che  si  pro- 
t  edesse  alla  compilazione  d'un  nuovo  sta- 
tuto, riformando  e  conciliando  V  antico 
sui  sistemi  delle  veglianfi  leggi,  regolan- 
do altresì  l'adunanze  del  collegio  mede- 
simo. Per  opera  de*  nominati,  avendo  il 
collegiorinuovato  lo  statuto,  fu  a'20  gen- 
naio 1820  alla  presenza  del  prelato  pre- 
sidente delle  zecche  sotloscìillo  da' con- 
soli e  altri  deputati,  cioè  3  anziani  savi 
deirarle,  e  portato  al  Papa  Pio  VII  dal 
cardinal  Pacca  camerlengo, di  suo  ordi- 
ne lo  confermò  e  pubblicò  a*  3i  ,  e   fu 
stampato  col  titolo:  Nuovo  statuto  del 
nobil  collegio  degli  Orefici  ed  Argen- 
tieri di  Roma^coufermato  informa  spe- 
cifica dalla  S.  di  N.  S.  Papa  Pio  VII, 
Tioma  1  820.  Lo  statuto  da  osservarsi  da- 
gli orefici  e  argentieri  di  Roma,  eda'com- 
mercianti  di  preziosi  metalli  ed  esercenti 
la  nobil  arte,  a  gloria  di  Dio,  utilità  e  de- 
coro del  collegio  prescrive.  La  buona  ar- 
monia e  l'unione  fra'  maestri,  mediante 
la  deputazione  di  due  pacieri  annuali  e 
idonei,  perchè  appena  insoi  io  alcun  dis- 
sapore s'interpongbino  per  riconciliare  i 
dissenzienti.  11  metodo  per  l'elezione  del 
cappellano,  del  segretario  e  di  altri  mini- 
strijda  tiarsi  da  tutti  i  maestri  deirarte;cosi 
la  remozione:  in  parità  di  voti  la  decisione 
spellare  al  cardinal  camerlengo  e  al  presi- 
dente delle  zecche.  Il  modo  da  tenersi  nel- 
l'elezione de'4  imbussolatori  (questi  furo- 


U  N  I 

no  soppressi  nel  j  838,e  al  metodo  dell'ele- 
zioni del  console  camerlengo,  de'consoli  e 
de'sindaci  fu  sostituito  quello  che  dirò), 
consiglieri  e  sindaci,  e  del  loro  officio.  Essi 
jjnbussolatori  debbono  formare  3  quater- 
ne composte  di  <\iiQ  romani  edueforaslie- 
ri,o  degli  uni  o  degli  altri,  bensì  ciascuna 
composta  d'un  gioielliere,dueai  geulieri  ed 
un  orefice.  Indi  in  ognuna  di  dette  quater- 
ne scelgono  il  più  capace,  meritevole  ed  e- 
sperimentato,  e  questo  nominano  per  con- 
sole camerlengo,  purché  sia  stato  una  vol- 
ta in  ufficio  di  console.  Non  porino  imbus- 
solare i  saggiatori  e  bollalori,  benché  me- 
ritevoli, a  motivo  del  servigio  che  devo- 
no prestare  all'udicio  del  bollo  ;  né  pon- 
no  icnbussolare  alcun  maestro,  che  non 
sia  stato  patentato  per  3  anni  compiti  ; 
né  finalmente  imbussolare  essi  stessi.  Inol- 
tre eleggono  Sconsoli,  ilr.°  de'quali  su- 
bentra per  console  camerlengo  se  l'eletto 
a  tal  grado  non  accetta,  nel  qual  caso  in- 
corre nella  pena  di  somministrare  alla 
chiesa  del  collegio  2  5  libbre  di  cera,  io 
dovendone  dare  i  sindaci  che  ricusano  la 
carica.  Anche  l'elezione  de'sindaci  appar- 
tiene agl'indiussolalori.  I  consoli  vecchi 
restano  consiglieri,  ufficio  che  serve  ad 
assistere  i  consoli,  e  ad  intervenire  a  tut- 
te le  finizioni  della  chiesa  e  del  colle"io. 

o 

Dell'officio  del  console  camerlengo  e  con- 
soli. Essi  nella  congregazione  segreta  di- 
stribuiscono le  doti  alle  zitelle,  col  fi  ulto 
de'fondi  posseduti  dal  collegio,  cioè  alle 
più  povere  e  anziane  figlie  de'a)aestri  pa- 
tentati dell'arte;  ad  altre  figlie  di  essi  si 
danno  roversi  o  vesti  ,  qualora  vi  sieno 
fondi.  La  durata  de'consoli  è  annuale  (ed 
ora  è  triennale),  eleggendosi  i  nuovi  nel 
giorno  della  Pentecoste  (anzi  noterò  pu- 
re, che  al  presente  i  consoli  sono  eletti 
dal  collegio  a  proposizione  de'  consoli 
triennali  che  cessano;  e  scelti  a  maggio- 
ranza di  voti ,  debbono  essere  approvali 
dal  prelato  tesoriere  generale  ministro 
delle  finanze,  prima  essendolo  dal  cardi- 
nal camerlengo).  E'  giurisdizione  soltan- 
to del  console  camerlengo  e  de'cousoli,lo 


U  ìN  1 
slinini  e  nelle  perizie giiitllzlali  cheii  fìinno 
con  (itti  Dotatili,  come  anche  nelle  perizie 
parlicoiari  di  ori  e  di  argenti,  gioie,  e  fat- 
tiua,  di  qual  unque  genere  e  specie;  e  degli 
enioliunenti  che  ritraggono  nelle  perizie 
legali  degl'inventarii  e  altre  giudiziali  ed 
eslragindiziali  o  delle  stime,se  ne  fa  eguale 
tipartizione  ;  nelle  stime  poi  che  si  fanno 
particolarmente,  remolumento  appai  tie 
ne  a  clii  le  Iia  fatte,  essendo  in  suo  nibi- 
trio  darne  parie  agli  aliti.  Perciò  qualun- 
que slima  non  falla  da'membri  ilei  con- 
solalo, ma  da'  regallieri  e  rivenditori  de' 
detti  oggetti,  bencliè  periti  eletti  con  de- 
cre^p  digiudice  e  convenzione  delle  par- 
ti; come  pure  da*  maestri"  patentati  non 
rivestiti  della  qualifica  consolare  ;lale  sti- 
ma non  merita  alcuna  felle  uè  in  giudizio 
i}èfuori,ed  i  contravventori sonosoggelli, 
oltre  la  multa  di  scudi  5o  applioabili  alla 
chiesa  di  s.  Eligio, ad  altre  pene, come  di 
perdere  ogni  emolumento  che  loro  spel- 
lasse; il  tutto  incouformilà  del  ricorda- 
lo bando  del  cardinal  camerlengo,  de'7 
gennaioiS  1  5.  Deirofhcio  dc'sindari,  che 
fanno  il  sindacalo  al  console  camerlengo 
dell'  introitato  e  dello  speso  nel  camer- 
lengato  del  collegio.  Della  fesla  che  ce- 
lebrasi a  s.  Eligio  prole! lore  ed  alla  B. 
Vergine.  Ne'  vesperi  della  i."  i  consoli  si 
recano  nella  chiesa  ,  e  quando  la  carica 
era  annuale,  il  console  camerlengo  con- 
segnava le  chiavi,  i  sigilli  e  altro  appar- 
tenente al  suo  ministero.  Nella  mattina 
della  fesla  devono  fare  nella  chiesa  di  s. 
Eligiola  comiuiione,  per  conseguire  l'in- 
dulgenza [)lenaria,  concessa  in  perpetuo 
da  Clemente  XI  nel  «717;  ed  assistere 
nlla  messa  solenne,  dopo  la  quale  il  con- 
sole camerlengo  consegna  le  cedole  alle 
zitelle  dolale,  che  hanno  assistito  alla  mes- 
sa.Intervengono  pure  ai  secondi  vesperi. 
La  chiesa  si  addobba  decorosamente  per 
tale  festività,  e  non  è  lecito  ad  alcun  pro- 
fessore dell'arte  di  tenere  aperta  la  bot- 
tega iu  tal  giorqo,  e  mollo  meno  lavora- 
re, eccettuato  un  particolare  permesso  del 
console  camerlengo:  pc'contravventori  \\ 


UNI  1 79 

e  la  multa  d'uno  scudo  d'oro.  L'8  selti-na- 
hre  celebrasi  la  fesla  in  onore  della  Ma- 
die della  Divina  Provvidenza,  titolo  del- 
l'altare maggiore  della  chiesa  del  collegio. 
A' 2  febbraio  nella  medesima  chiesa  ha 
luogo  la  benedizione  e  dislt  ibuzione  del- 
le candele  a'presenli  maestri  ;  ed  il  simile 
ha  luogo  per  la  benedizione  delle  palnnc, 
con  qualche  distinzione  ne'rami  d'ulivo 
rispello  ai  consoli  ed  udìziali.  Del  modo 
da  osservarsi  nel  promuovere  alla  paten- 
te i  lavoranti  sì  romani  chcforaslieri.  Per 
essere  amnjesso  tra'maeslri  del  collegio, 
ed  ottenere  la  patente  di  gioielliere,  ore- 
fice e  argentiere,  occorrono  i  seguenti  re- 
qjiisiti.  L'età  di  25  anni  compili  per  tulli 
i  postulanti  compresi  i  figli  di  maestri  pa- 
tentati; questi  però  godono  la   preroga 
tìva  d'essere  anche  ammessi  nell'età  di 
21  per  morte  del  padre.   Il  goder  buo- 
na fama,  il  non  esser  mai  slato  inquisito, 
delinquente  o  complice  di  veruu  delitto. 
L'aver  fatto  il  fallorato  in  bottega  di 
qualche  maestro,  almeno  per  3  anni,  es- 
sere stato  patentato  dalla  congregazione 
de'Lavoranti,  ed  essersi  esercitato  in  bot- 
teghe dell'arte,  .3  anni  se  romano  e  5  se 
forasliere.  Il  pagar  per  una  sola  volta  scu 
dir  I  per  la  patente  ero  per  la  fesla  del 
s.  Protettore;  i  forastieri  in  lutto  dovere 
scudi  3o.  I  figli  de'  defunti  maestri  pa- 
tculali,  solo  sono  tenuti  di  presentarsi  a' 
consoli  per  farsi  riconoscere,  pagar  scudi 
I  I,  non  essendo  per  essi  necessaiio  il  re- 
quisito di  esser  patentato  de'  lavoranti. 
Gli  aspiranti  alla  patente  dell'arte,  ann- 
n lessi  nelle  congregazioni  segreta  e  gene- 
rale, devonosubire  la  prova  sull'idoneità 
artistica.  Questa  si  prescrive  da'  consoli 
proporzionala  alla   capacità  de'  preten- 
denti, la  quale  prova  fattagli  intimare  dal 
mandalaro,  gli  è  destinala  una  delle  of- 
ficine de'consoli,  dove  il  lavorante  o  al- 
tro aspirante  interviene  ad  eseguire  l'o- 
pera im[>ustagli,  assistito  i\u  chi  ha  rice- 
vuto l'incarico  di  sorvegliarlo,  la  quale 
terminata,  dall'  assistente  si  consegna  al 
console  catuerlengo. Inoltre  il  prcteudea- 


i8o  UNI 

le  deve  subir  l'esame  dello  stesso  carnei- 
Jengo  e  degli  altri  consoli,  per  conoscersi 
se  egnnlmenle  all'  ohililà  abbia  la  pe 
lizia  e  capacità  di  luUociò  che  conviene 
al  suo  mesliere.  L'esame  consiste,  se  il 
pretendente  è  gioielliere,  in  fargli  sli- 
mare  diverse  pietre  fine  e  false  legate  e 
sciolte,  fargli  toccare  diverse  qualità  d'o- 
ro, per  riconoscere  con  questi  esperimenti 
]a  sua  capacità.  Se  orefice  ed  argentiere, 
oltre  all'esibizione  della  prova  dell'eser- 
cizio conie  fattore  e  lavorante,  deve  pre- 
sentare un  attestato  del  maestro  della 
scuola  de'saggi  chimici,  in  forza  del  qua- 
le si  riconosca  l'abilità  del  pretendente, 
che  è  inoltre  soggetto  all'interrogazioni 
sopra  diverse  fatture  di  lavori  concernen- 
ti il  suo  mestiere,  a  fine  di  riconoscerlo 
meritevole  in  passare  maestro;  e  rispetto 
a'minutieri  sì  de'  lavori  d'oro  che  d'  ar- 
gento, r  esame  è  proporzionato  secondo 
il  loro  mesliere  e  capacità,  olire  la  presen- 
tazione del  certificato  sui  saggi  chimici. 
Quali  cose  riferite  dal  console  camerlen- 
go in  altra  congregazione,  questa  ricono- 
scendo l'idoneità  dell'aspirante  l'ammet- 
te, o  lo  esclude  se  trovasi  incapace.  Que- 
sta procedura  si  pratica  pure  co'Hgli  de' 
defunti  maestri,  nel  rifermar  la  patente 
paterna,  da  godersi  però  da  uno  solo  de' 
medesimi;  gli  altri  considerandosi  come 
semplici  lavoranti,  tranne  il  requisito  di 
non  esj^er  patentati  dalla  congregazione 
de'lavoranti ,  non  essendo  ciò  necessario 
a'figlide'maestri,  come  dissi,  bensì  lavo- 
rando in  altrui  botteghe  sono  tenuti  pa- 
gar la  lassa  di  lavorante  alla  chiesa.  Si 
dichiaro  pure  nello  statuto  del  1820,  che 
vado  brevemente  compendiandojche  d'al- 
lora in  poi  non  sarebbe  più  circoscritto 
il  numero  de'  maestri,  e  nell'  elenco  ri- 
portato in  fine  leggo  che  in  tale  epoca  i 
patentati  erano  1 53;  e  l'onorevole  (cav.) 
GiuseppeSpagna  valente  argentiere  e  fon- 
ditore, era  consigliere  onorario  perpe- 
tuo. Prima  del  termine  di  detta  congre- 
gazione, s' introduce  in  essa  1*  ammesso 
alla  paleiite  ,  che  deve  avere  ricevuto  i 


UNI 

sagramenll  della  penitenza  e  comunione, 
per  conseguir  l'indulgenza  plenaria;  e  fat- 
togli dalla  congregazione  breve  esortazio- 
ne, se  gli  consegna  il  libro  dello  statuto, 
che  gioia  nelle  mani  del  segretario  d'in- 
violabilmente osservare.  Indi  si  munisce 
dell'ioipressione  del  contrassegno ,  per 
contrassegnare  soltanto  e  unicamente  i  la- 
vori del  suo  proprio  esercizio;  e  rese  le  do- 
vute grazie  a'consoli  e  altri  congregati, si 
ritira  in  chiesa  a  lucrare  l'  indulgenza. 
Dopo  1 5  giorni  si  spedisce  la  patente,  ov'è 
specificato  se  di  gioielliere  ,  argentiere, 
orefice  o  niìnuliere,  affinchè  ognuno  si 
debba  esercitare  nel  suo  proprio  ni^^tie- 
re  e  pel  quale  gli  è  stata  accordata  ia 
patente  d'autorizzazione.  Adempite  tutte 
le  memorale  cose  gli  è  lecito  l'aprir  bot- 
tega o  lavorare  in  casa,  e  godere  tutti  e 
sìngoli  privilegi  diesi  godono  dagli  altri 
maestri.  Agli  esclusi  dalla  patente,  per  di- 
fetto di  giustificazioni  e  d'abilità,  è  inibi- 
to l'esercizio  dell'arte,  ne  in  pubblica  bot- 
tega uè  in  casa  privata  ,  sia  d'orefice  o 
argentiere,  e  molto  meno  ritener  fucina, 
fornel li, crocinoli, né  altro  islromento ap- 
partenente a*  detti  mestieri,  sotto  le  pe- 
ne comminate  dal  bando  camerlengale. 
Ognuno  de'  maestri  deve  essere  estre- 
mamente geloso  dell'onore  di  Dio  e  del 
proprio,  nel  quale  deve  sempre  conser- 
varsi; e  chi  ne  degenera  con  qualche  ec- 
cesso o  criminalità,  è  sospeso,  interdetto 
e  inabilitato;  e  se  condannato  a  pene  af- 
flittive o  ignominiose  dal  governo,  subito 
è  cancellato  dal  novero  de'  maestri  del 
collegio,  il  quale  per  conservare  lo  splen- 
dore e  il  decoro  della  nobii  arte,  è  giu- 
stamente geloso  di  sua  integra  reputazio- 
ne. Ecco  un*  ulteriore  solenne  testioio- 
nianza  dello  spirito  che  informa  i  collegi 
e  l'università  artistiche,  de' vantaggi  mi- 
rabili che  producono,  religiosi,  morali  e 
artislici,  veramente  di  pubblica  utilità,  sia 
per  la  garanzia  alla  fiducia  ch'esige  nel 
delicato  complesso  di  sue  attribuzioni,  sia 
per  l'incremento  dell'arte.  Per  amor  pa- 
trio e  per  ammirazione  alla  medesima 


UN  1 
nobii  atte,  nnni  adilietto  solo  mi  doleva 
ii  veder  orinai  anclie  Roma  inoniiata  di 
lavori  stranieri  d'oreficeria,  falli  con  mez- 
zi meccanici  d'oltremonte,ein  modo  die 
la  breve  durata  corrisponde  alla  volubi- 
le moda,  che  incessantemente  gr  inventa 
a  fomento  del  rovinoso  lusso;  perciò  così 
fragili  e  talmente  mancanti  della  relati- 
va solidità,  che  molti  oggetti  facilmente 
rompendosi  non  si  pomio  accomodare. 
Fatalmente  alla  leggerezza  di  spirito  che 
predomina  in  gran  parte  la  società,  corri- 
S[)ondono  molti  de'prodolti  del  suo  inge- 
gno e  arte!  Io  quindi  temeva  che  la  pre- 
gievolissima  arte  dell'  oreficeria   in  Ro- 
ma pure  sarebbe  andata  alquanto  a  de- 
cadere, per  mancanza  d'  esercizio  e  per 
esser  diventiti  molli  maestri  dell'arte  più 
spacciatori  che   professori  ;  anche  a   ciò 
strascinati  dall'impotenza  d'eseguire  pe' 
prezzi  minori  cui  si  vendono  le  produzio- 
ni straniere,  che  se  discreti  in  apparenza, 
riescono  gravosi  in  sostanza  per   la  loro 
breve  durata  e  per  la  pochezza  dell'  in- 
trinseco valore.  Però  mi  gode  assai  l'a- 
nimo, e  me  ne  congratulo  cun  l'arte,  che 
questa  talmente  in  pochi  anni  ha  miglio- 
rato e  progredito  ,  da  far  fondatamente 
sperare  tra  non  molto  una  perfezione  in- 
arrivabile da  <]ualunque  altra  oreficeria 
straniera.  Possiamo  con  ragione  vantarci 
di  avere  lavori  sorprendenti  per  la  loro 
complicazione  ed  esaltezza  d'esecuzione, 
segnatamente  quelli  del  genere  denomi- 
nato etrusco.  Pertanto  sembra  certo,  che 
in  breve  non  abbisogneremo  più  de' la- 
vori oltramontani,  anzi  pel  progresso  tlel- 
l'attesinota  essere  di  già  cominciato  a  di- 
minuire il  numero  de'  viaggiatori  specu- 
latori che  li  recavano.  Tornando  allo  sta- 
tuto, esso  prescrive  l'intervento  de'mae- 
stri  nell'ultima  domenica  di  ciascun  me* 
se  alla  messa  nella  propria  chiesa,  dopo 
aver  nel  contiguo  oratorio  recitato  un 
nottuinodeirulH/io  ile'ilefunti  per  suffra- 
gio de'maestil  dell'arte  passati  a  miglior 
vita;  a' mancanti,  senza  legittime  cause, 
è  imposta  la  milita  di  bai,  5.  Devono  iu- 


UNI  i8i 

olirei  maestri  assistere  alla  messa  che  ce- 
lebrasi nel  dì  della  commemorazione  de' 
defunti,  ed  altri  anniversari  e  messe  che 
si  celebrano  alla  morte  di  ciascun  mae- 
stro,  nella  precedente  sera  de' quali  ha 
luogo  la  recita  nell'oratorio  dell'  intero 
ulìizio  de' defunti.  Di  più  nelle  5  feste 
principali  della  R.  Vergine  si  recita  il  suo 
uffizio.  I  maestri  patentati  in  ciascun  an- 
no devono  pagare  alla  chiesa  paoli  i  o  pel 
mantenimerilo  della  medesima.  Per  im- 
pedire le  fiodi  e  rendere  più  sicuro  l'in- 
teressante commercio  dell'  arte,  oltre  le 
visite  dell'autorità  governative,  il  conso- 
le camerlengo  e  i  consoli  col  segretario 
una  volta  per  ogni  mese  devono  visitar 
tutte  le  case  e  botteghe  sì  de'  professori 
che  de'negozianti,  sì  de'regallieri,  coro- 
nari, orologiari  e  altri  che  in  qualsivoglia 
modo  contrattano  oro  e  argento,  e  (jua- 
lunque  altra  materia  sottoposta  alla  re- 
visione del  consolato,per  esaminare  (|uan- 
lo  viene  prescritto  dal  bando  e  dallo  sta- 
tuto, onde  punire  i  contravventori  a  ter- 
mini di  ragione.  Oltre  tali  visite  mensi- 
li, può  il  consolalo  dell'arte,  coll'assislen- 
za  del  segretario,  fare  altre  visite  parti- 
colari e  straordinarie,  <|uando  fosse  de- 
nunciata qualche  fraude  occulta  nelle  ma- 
terie o  nella  lavorazione  d'  argento  e  o- 
ro,  di  rami  e  ottoni  raffinati,  ed  altri  me- 
talli per  colorirli  e  imbiancarli  con  ridur- 
li al  color  dell'oro  e  dell'argento.  Si  di- 
chiara quale  dev'essere  la  bontà  dell'oro 
e  dell'argento,  quale  il  loro  calo.  Devono 
pagare  al  collegio  due  paoli  annui  chiun- 
que contratta  materie  ad  esso  spettanti, 
come  tutti  i  negozianti  d'ambo  i  sessi,  gli 
orologiari  venditori  di  bigiotterie  (il  fran- 
cese bijou  è  un  vocabolo  che  l'Alberti  de- 
finisce :  petit  ouK'va^c  curii  nx  ou  nrc- 
cieux ,  servant  à  la  parure  d'une  par- 
soune;  anche  ^'/o/V*  e  niohiliprcziosij  ric" 
chi  e  gentili.  11  Razzarini  dichiara  la  /?/- 
giotteria  o  Bijoutcric ;  minulerie,  lavo- 
ri gentili  d'oreficeria),  chincaglieri  (ven- 
ditori di  chincaglie,  ed  il  Hazzarini  defi- 
nisce la  ChincagUa  e  la  Chincaglieria; 


r82  UNI 

ogni  SOI  la  di  meicanziuole  tli  feno,  rame 
esimili),  coiùuari,  uiusaicisli,  diumaiila- 
ri^incisuii  di  mt^talli,  adJnatoti  (o  lalXina- 
lorJ  d'argenlo  e  oro,  sono  quelli  che  per 
via  d'arte  li  purifìcanu;  spailendoli  dagli 
altri  nielalli),  regattierì ,  bancherotli  (si 
può  vedere  i  loro  paragrafi) ,  compreii- 
sìvamenle  a  tulli  gli  alti  i  che  coulialtaiio 
ori,  ardenti  e  gioie  eslraneamenle  a*u»ae- 
sin  dfcH'arle;  per  la  vigilia  della  fesla  di 
s.  Eiigio  neir  oratorio  della  chiesa  qual 
tributo, sotto  pena  di  mandalo  eseculivo; 
i  quali  lutti  pouno  aggregarsi  al  collegio 
per  la  sola  partecipazione  dell'  iiululgeu- 
28,  ofiVeudu  però  alla  chiesa  una  cande- 
la di  cera  o  qualche  limosina.  Segue  la 
dichiarazioiie  dell'ordine  da  tenersi  nelle 

*  ongregcizioni  segrete  e  generali ,  nelle 
qualisempie  devesi  tenere  sul  tavolino  lo 
slalulo  per  l'intera  osservanza,  e  del  ri' 
ipetto  che  si  deve  a'consoli.  E  il  console 
tamerlengo,  che  dopo  la  recita  della  soli- 
la orazione,  propone  le  materie  da  discu- 
tersi,  ciascuno  potendo  dire  il  proprio  sen- 
timento, con  termini  convenienli  e  civili, 
»]  suono  del  cumpanello  moderando  o  fu- 

•  endo  lacere  gi'un prudenti,  l  mancatori 
de'dehiti  riguardi  a'consoli,  si  denunzia- 
no al  cardinal  camerlengo  e  al  presiden- 
te delle  zecche,  per  reclamarne  punizio- 
ne. I  4  infermieri  dover  visitare  i  maestri 
dell'arte  infermi,  ed  i  carcerati  per  cau- 
sa civile,  esortandoli  alla  pazienza  e  alla 
rassegnazione,  soccorrendoli  con  limosi- 
«eocondivoteprecial  s.  l'roleltore.  Tut- 
ti i  lavoranti  che  sono  ammessi  alla  pa- 
tente di  maestro,  ed  i  figli  de'maestri  che 
divengono  tali,  nell'anno  di  loro  amntis- 
6Ìone  devono  eseguire  l'unìzio  di  festaro- 
Ji,  cioè  fare  la  festa  di  s.  Eligio,  ossia  coa- 
diuvare pel  buon  ordine  di  essa  i  consoli 
e  provveditori,  essendo  a  loro  beneplaci- 
to se  con  limosine  la  vogliono  render  più 
solenne.  I  maestri  novelli  dopo  tale  uflì- 
cio,  nel  seguente  anno  sono  nominali  sa- 
grestani, in  numero  non  più  di  4>^^  •^*^* 
no  di  2,  vale  a  dire  devono  prestare  as- 
sislenza  all'altare,  portando  le  torcic  ul 


UN  I 
vangelo  e  all'elevazione  nella  messa  d'o- 
gni ullinui  domenica  del  mese;  in  quel- 
la della  fesla  del  s.  Pa Irono  e  nell'espo- 
sizione delle  Quaranl'ore,  che  pur  si  fa 
nella  chiesa,  essi  incedono  in  abito  di  fer- 
raiolone,  spada  e  collare,  l  dueassisten- 
li  hanno  per  uf(li;io  di  supplire  a'conso- 
li per  la  regolarità  della  recita  degli  uf- 
fizi della  Madonna  e  de'morti.  I  due  prov- 
veditori soprintendono  al  servigio  della 
chiesa,  sagrestia  e  oratorio,  distribuisco- 
no te  caniielelte  nella  recita  dell'  ullizio 
de' defunti,  curano  il  leggivo  e  distribui- 
scono le  lezioni,  e  per  le  Qutuant'ore  le 
ore  per  l'orazioni  da  farsi  da'tnaestri.  Due 
archivisli  custodiscono  l'  archivio  e  cor- 
rispondono alle  ricerche  ,  nell'  archivio 
conservandosi  anche  gli  argenti,  dama» 
schiesuppellellih  più  preziose  della  chie- 
sa. Un  maestro  fabbriciere  veglia  a'risar- 
cimenli  delle  case  possedute  dal  collegio. 
La  4-^  parte  delle  multe  depositale  nel- 
la cassa  de'n)alefizi  del  camerlengalo,  per 
le  contravvenzioni  de'fabbricalori  e  ven- 
ditori di  Roma,  si  ritirano  dalla  direzione 
dcirnfncio  del  bollo  a  vanla""io  del  col- 
legio  e  sua  chiesa.  Nino  [)alentalo  può 
tenere  due  botteghe  aperte  d'argentiere  e 
orefice,  ciascuno  dovendo  personahnen- 
le  assistere  alla  propria.  Per  l'ammissio- 
ne al  fallorato  nelle  bolleghe,  per  la 
pubblica  sicurezza,  richiedendosi  l'one- 
stà e  la  civiltà  de'  giovanetti,  sulla  rela- 
zione del  consolato  dell'arte  l'approva  il 
piesidenle  delle  zecche.  I  professori  dive- 
nuli  poveri,  rinunciando  alla  patente  ri- 
cevono la  graziosa  somministrazione  di 
6  scudi;  siHatle  rinuncie  non  pregiudica- 
no a'diritti  de'figli  per  succedere  alla  pa- 
tente paterna,  qualora  però  in  essi  con- 
corrino  i  requisiti  voluti  dallo  statuto.  E 
rigorosamente  proibito  in  tulle  le  feste 
di  tenere  socchiuse  o  aperte  le  botteghe. 
Nella  Raccolta  delle  leggi  e  dfsposizìo- 
ni,  del  pontificalo  di  Gregorio  XVI,  nel 
1. 16,  a  p.  SyjjSi  riporta  il  seguente  de- 
creto emanalo  dal  cardinal  Oiusliniani 
camerlengo  di  s.  Chiesa  a'20  settembre 


U  N  I 
i838,  c«.l  approvalo  da  ilello  Papa,  rl- 
guarclaiile  le  nuove  litbrine  per  loslatii- 
lo  del  nobii  collegio  degli  orefici  ed  :\v- 
genlieri  di  Roiun.»  Avendo  noi  nuiluca- 
nienle  considerato  che  il  metodo  di  ele- 
zione del  console  ctnnerlengoe  de'conso- 
li  .  lii  i|nalc  secondo  d  cap.  V  delio  sla- 
Inlo  dt^l  collegio  degli  orefici  ed  ai  geni  ie- 
ri di  Roma  pubblicalo  li  3  i  gennaio  1 8  20 
faceasi  col  mezzo  de'  così  detti  ÌQd)n^so- 
latori,  ha  dato  non  infrequentemente  mo- 
tivo a  gravi  censure,  ed  eccitato  il  mal- 
contento gonerale ,  abbiamo  delibeivtto 
anche  sol  parere  de'piii  anziani  e  più  ri- 
putali nell'arte,  e  dopo  averne  riportala 
la  sovrana  sanzione  della  Santità  di  No- 
stro vSigiiore,  di  niodilicare  questa  legge 
statutaria  e  adottare  laiun' altra  oppor- 
tuna provviden/a  della  seguente  manie- 
ra, I.  Il  metodo  dell'elezione  del  console 
i  iiinerieugo  e  de'  consoli  del  collegio  de- 
gli orefici  ed  argentieri,  che  secondo  il 
cjp.  \  dello  statuto  praticavasi  col  mez- 
zo ilegl'imbiissolatori,  resta  d'ora  in  poi 
soppresso  ed  abolito,  del  pari  che  la  ca- 
rica d'j'detti  imbussolatori.  2.  Venuto  il 
tempo  dell'elezione,  la  banca  consulterà 
(dirò  io,  che  gli  uflìziali  che  compongono 
la  banca  triennale  e  presiedono  il  nobile 
collegio,  sono  il  i ."  console  camerleugo,  a 
cui  è  allìdata  l'amministrazione  del  col- 
legio istesso,  e  si  sceglie  nella  classe  de' 
gioiellieri;  il  2."  console,  che  si  sceglie  nel. 
la  classe  medesima;  il  3°  console,  che  si 
sceglie  nella  classe  degli  orefici;  e  final- 
mente il  4-'' console  ,  che  si  sceglie  nella 
classe  degli  argentieri:  di  questi  è  forma- 
ta la  detta  banca)  per  proporre  alla  con- 
gregazione generale  4  individui  fra'mae- 
stri  patentati,  ancorché  non  siano  stati  an- 
tecedentemente consoli ,  siccome  per  lo 
innanzi  esigevasi,  i  quali  reputerà  più  ca- 
paci a  reggere  il  collegio,  onde  Irasceglie- 
re  fra  essi  il  console  camerlengo,  serban- 
do la  solita  pratica  dello  scrutinio  segre- 
to per  mezzo  del  bussolo,  e  ponendo  l'un 
dopo  l'altro  a  partito  i  proposti  candida- 
ti. 3.  Nomiiiulo  il  console  caiiicilcugo  a 


V  N  I  i83 

maggioranza  assoluta  de' voti, la  qu  ile  si- 
ta giudicata  tale  quando  riunisce  un  vi». 
lo  più  della  metà  de'congregati,  la  stes- 
sa banca  proporrà  nell'adunanza  genera- 
le r  elezione  de*  3  consoli  col  medesimo 
metodo  espresso  di  sopra  per  l'elezione 
del  console  camerlengo.  4-  I  maestri  pa- 
tentati, rimasti  non  considerati  nella  scel- 
ta del  console  camerlengo,  potranno  es- 
sere dalla  banca  riproposti  alla  congre- 
gazione generale  per  l'elezione  de'conso- 
ii.  5.  Il  numero  che  sarà  riconosciuto  le 
gale  per  costituire  la  congregizione  gene- 
rale nell'elezione  del  console  camerlen- 
go e  de'consoli,  non  potrà  essere  minore 
di  So  maestri  patentati.  6.  Fatta  lai.*  e 
la  2.^  convocazione  di  tulli  i  maestri  pa- 
tentati con  indicazione  dell'oggetto  della 
elezione  del  console  camerlengo  ede'con- 
soli,  se  non  riesca  di  riunire  il  sovrìndica* 
lo  numero  di  3o,  sarà  rinnovata  l'inti- 
mazione per  la  3.^  volta,  ed  allora  si  pro- 
cederà alla  detta  elezione  con  quel  nu- 
n>ero  di  maestri  che  si  troverà  presente 
a  tale  adunanza.  7.  Tal  elezione  dovrà 
essere  rassegnata  a  noi  per  la  convenien- 
te approvazione.  8.  A  vvenendo  che  il  con  • 
sole  camerlengo,  eletto  cke  sia,  voglia  ri- 
nunciare alla  carica,  il  2.**  console  passe- 
rà di  diritto  a  console  camerlengo,  il  3.' 
a  2.",  il  4-**  a  3.";  e  si  procederà  ne'  pre- 
scritti modi  alla  scelta  del  4"  console  va- 
cante. <).  Le  penali  prevedute  dallo  statu- 
to più  volte  sopraccitato  per  i  casi  di  ri- 
nuncia restano  in  vigore,  io.  Il  console 
camerlengo  e  i  consoli,  per  silTitla  guisa 
eletti  ed  approvali,  dureranno  da  ora  in- 
nanzi neiresercìziodelleloro  iunzìoui  per 
lo  spazio  di  3  anni ,  ne  potranno  essere 
confermati  oltre  questo  tempo.  1 1.  Per 
la  scelta  de'2  sindaci,  pure  ordinata  col- 
lo statuto  col  mezzo  degl'imbussolatori, 
dovrà  osservarsi  il  metodo  stesso  della 
proposizione  da  farsi  dalla  banca  alla  con- 
gregazione generale  di  4  fra'maeslri  pa- 
tentati. 12.  IVel  biglietto  d'intimo  per  la 
convocazione  ili  qualunque  delle  congre- 
gazioni dovrà  esprimersi  l'oggello  a  trai- 


1.84  UNI 

larvisi,  se  ve  ne  al>bia  oltre  quello  tlell'a- 
tlunanzn  ordinaria  per  le  funzioni  eli  chie- 
sa. i3.  V  affale  che  sia  proposto  in  una 
congregazione,  non  potrà  essere  tlehbera- 
to  che  nell'adunanza  seguente,  salvo  il  ca- 
so di  vera  uigenza,i4.  Le  presenti  dispo- 
sizioni dovranno  far  parte  integrale  dello 
statolo  del  collegio  degli  orefici  ed  argen  - 
lieri,  e  ne  saranno  giudicate  di  niuu  va- 
lore ed  abolite  quelle  in  esso  contenute, 
che  vi  si  oppongono",  lliferisce  il  n."  24 
del  Diario  di  Roma  del  1 843:  Che  il  no- 
bilecollegiode'gioiellieri,  orefici  e  argen- 
tieri è  uno  de'più  antichi  di  Roma,  poi- 
ché elettosi  più  regolarmente  e  cpl  suo 
statuto  sotto  Giulio  II  nella  chiesa  di  s. 
Eligip  pre§sp  la  via  Giulia  ,  edificata  a 
spese  del  cpllegio  stesso,  ne  presero  cura 
i  Papi,  oja  riformandone, Ola  aoipiiando- 
ne  le  leggi;  per  c.ui  cominciando  da  Giu- 
lio II  e  progredendo  ^Gregorio  XI II, Pao- 
lo V,  Innocenzo  X,  Clemente  XII,  Bene- 
detto X|V,  sino  e  inclusive  a  Gregorio 
XVI,  grandi  furono  i  favori  e  le  conces- 
sioni che  la  corporazione  ebbe  dalla  cle- 
menza de'Ppntefici.  Vacato  il  protettorq- 
lo  del  collegio  pe»"  morte  del  cardinal  A- 
gostino  Rivaroti,  si  rivolse  i|  collegio  a 
Gregorio  ^yi  per  avere  un  nuovo  protet- 
tore, e  l'ottenne  nella  persona  del  caidir 
nai  Alessandro  Spada.  Questo  porpora- 
to domenica  fg  piarzo  i843  §•  recò  coq 
nobile  treno  alla  chipsa  di  s.  JElig'O  ,  al- 
l'uopo decentemente  ornata,  a  prender- 
yi  il  solenne  possesso.  Riceyutp  dagli  uf- 
fiziali  e  maestri  del  collegio,  ed  ivi  intrp- 
dotlo,  compì  l'alto  (del  possessp,  oianife- 
slando  poscia  a'delti  individui  con  beni- 
gne parole  i  sepsi  della  decisa  volontà  sua 
nel  promuovere  j' incremento  e  il  bene 
d'una  corporazione  cosj  dislinta,  a  nuo- 
vo suo  lustro  e  decoro.  Essendo  passato 
a  miglior  vita  il  cardinal  Spada,  si  legge 
nel  n.^  1 0  del  Diario,  di  fìonia  del  1 844» 
che  anco  il  nobile  collegio  de'  gioiellieri, 
prefici  jB  argentieri  di  R.pma,  per  grato  a- 
tìioio  fu  spliecito  a  celebrare  uplla  pro- 
pria chiesa  solenni  esequie  per  l'anifiaa 


UNI 
di  sì  zelante  e  benemerito  prolettore  ;  ivi 
gran  parie  de'membri  dello  slesso  colle- 
gio assistè  alla  messa  cantata  ed  all'asso- 
luzione al  tumulo  perciò  eretto  nel  mez- 
zo del  tempio  e  decorato  da  molteplici  ce- 
ri, pregando  pace  all'anima  del  porpora- 
to. Quindi  è  detto  nel  n.**  22  dello  stesso 
Diario^  che  essendosi  degnato  Gregorio 
XVI  d'  annuire  all'elezione  e  domanda 
fiuta  dal  nobil  collegio,  del  cardinal  Lui- 
gi Lambruschini  segretario  di  stalo  e  de* 
brevi, in  suo  protettore,  una  deputazione 
composta  de'consoli  e  de'sindaci  del  col- 
legio si  recò  dal   cardinale^e  restò  esau- 
dita nella  preghiera  di  accettare  la  pro- 
lettoria,  co'sensi  più  benevoli  persi  anti- 
ca e  utile  corporazione,  come  favoreggia- 
tore dell'arti  belle  e  de'buoni  studi.  Fi- 
nalmente nel  n.°  54  del  citato  Diario  si 
descrive  con  particolarità  la  funzione  dei 
solenne  possesso,  che  il  cardinal  Lan)bru- 
schini  prese  a'25  giugno,  festa  del  prin- 
cipale patrono  dell'arte  s.  Eligio.  Nell'o- 
re pomeridiane  il  cardinale  in  nobile  tre- 
no e  accompagnalo  da'prelali  Caterini  e 
Corboli  Bussi   prplonotari  apostolici,  sì 
portò  nella  chiesa  di  s.  Eligio,  ricevuto  ai- 
la  porta  dal  collegio,  alla  cui  tesla  era  il 
console  can>erlengo  egli  altri  consoli,  in- 
di cantando  i  musici  V EcceSacerdosMa- 
gnu.s.  Dopo  d'avere  oralo  all'altare  del 
ss.  Sagramento,  il  cardinale  passò  a  sede- 
re nell'eminente  seggio  cardinalizio  eret- 
to nel  presbiterio,  ed  allora  il  notare  can- 
celliere del  collegio  lesse  ad  alta  voce  il 
ponlificip  breve  di  sua  destinazione  in 
protettore,  Indi  §i  fecero  le  solite  forma- 
lità che  apcotn pugnano  l'atto  del  posses- 
so, ed  il  cardinale  pronunciò  un  discorso 
analogo  a|la  circostanza,  nel  quale  dopo 
avere  con  isquisitq  ei'udizione  accennalo 
bi  eyemenle  la  storia  dell'arte  fusoria,  non 
phe  l'applicazione  filila  a'bisogni  sociali 
tle'melalji  piii  npl:)ili  che  la  Provvidenza 
ha  concesso  agli  upmini;  ecomequesl'ar- 
fe  fosse  nejla  sua  antichissima  origine  si- 
no a'  nostri  giorni  esercitata  da  scellissi- 
fnj  ingegni,  ppn  sojopevgl»  usi  della  yila, 


UNI 

ma  sopra  (uUo  per  l'ornato  e  decoro  del 
sagro  culto  e  degli  augusti  templi  della 
IWligione  nostra  santissima;  passò  a  di- 
mostrare un  luminoso  esempio  in  s.  Eli- 
gio dato  al  collegio  per  celeste  Patrono, 
il  quale  dopo  aver  esercitato  nella  sua 
giovanile  età  l'oreficeria,  venne  dipoi  in- 
signito della  dignità  episcopale.  Terminò 
il  cardinale,  con  esprimere  la  gioia  da  cui 
doveanoessercompresi  tutti  i  componen- 
ti il  colIegio,rammentando  tante  gloriede- 
gl'illustri  loro  maggiori,  ed  eccitandoli  ad 
emulare  tanti  nubili  ingegni  della  loro 
classe,  che  per  esercizio  di  cristiane  vir- 
ili e  per  artistico  valore  fiorirono  in  o- 
giii  eia,  accertando  il  suo  paterno  patro- 
cinio ad  una  corporazione,  che  forma  u- 
no de'belli  ornamenti  diRoma. Dipoi  can- 
tatosi il  Te  Dcunif  e  recitate  le  preci  di 
rito,  il  cardinal  protettore  si  trasferì  nel- 
le propinque  stanze,convenieiitemeule  di- 
sposte, e  graziosamente  accolse  le  dimo- 
strazioni d'ossequio  tributategli  dal  con- 
sole camerlengo  e  dagli  altri  consoli  e 
uHlziaii,  compiacendosi  intrattenersi  al- 
quanto parlando  delle  cose  dell'arte  lo- 
ro; e  quindi  partitosi,  lasciò  nelT  animo 
di  tulio  il  collegio  indelebile  memoria 
della  sapienza  e  benignità  sua,  insieme  al- 
la più  giata  espettazione  de'felici  elletli 
che  si  prometteva  dal  valido  ed  eilicace 
suo  patrocinio.  Per  le  disposizioni  ema- 
nale posteriormente  dal  regnantePio  IX, 
sul  Cauìerlengato  di  s.  Chiesa,  e  riferite 
nell'articolo  Uditore  del  Camerlengato, 
il  collegio  degli  orefici  e  argentieri  fu  sot- 
toposto al  ministro  delle  finanze  teso- 
riere gn/icrale;  e  perciò  non  più  dipende 
dal  cardinal  camerlengo,  né  dal  presiden- 
te delle  zecche,  carica  non  più  esistente. 
Leggo  poi  nel  n."  222  del  Ciornaie  di 
Roma  del  1 854  (^  ne  léce  onorevole  men- 
zione anco  la  Civiltà  Cattolica yS*ii'\e  2.", 
t.  8,  p.  235).  Che  per  secondare  i  santi 
impulsi  di  Papa  Pio  IX,  che  con  suo  chi- 
rografo cliiauiò  a  nuova  vita  tulle  1'  u- 
nìversilà  infievolite  o  abbandonate,  i  rap< 
presentauti  il  uubil  collegio  dc'^ioicUieri, 


UNI  i85 

orefici  e  argentieri,  e  segnala  mente  il  con- 
sole camerlengo  del  medesimoca  V.Fran- 
cesco Borgognoni,  zelantissimo  superiore 
(attuale  gioielliere  de'ss.  Palazzi  aposto- 
lici e  custode  del  sagro  Triregno),  ha  col- 
la cooperazione  de'  consoli  colleghi,  del- 
l'emerito segretario  Giuseppe  Franchi  e 
del  professore  Curii,  ripristinata  1*  uni- 
versità de'Giovani  Lavorauti  di  dette  no- 
bili arti  sopra  basi  regolari  e  solide,  già 
ordinate  dal  legale  statuto  di  tale  uiii> 
versila,  la  quale  conta  la  sua  istituzione 
da  vari  secoli,  ma  che  però  stante  alcune 
circostanze  giaceva  nell'inazione  da  cir- 
ca 2v5  anni  addietro.  Pertanto  la  matti- 
na di  domenica  24  settembre  i854  a^'e 
ore  8  anticneridiane  nella  chiesa,  elegan- 
temente addobbata,  di  s.  Eligio  protetto- 
re del  nobll  collegio,  fu  letto  dal  nomi- 
nalo segretario  il  ristretto  degli  atti  an- 
tecedentemente fatti  per  tale  ripristina- 
zione;  e  dal  cav.  console  camerlengo  si  an- 
nunciò con  breve  ma  alfettuoso  discorso, 
che  l'università  de'  giovani  lavoranti  o- 
refici  e  argentieri  era  legalmente  rista- 
bilita. L'incruento  sagrifiziocelebrato  dal 
rev.  rettore  del  collegio  die  principio  a 
questa  sagra  e  interessante  funzione,  in- 
di si  cantò  un  solenne  Te  Deuni  in  rin- 
graziamento a  Dio  del  favore  comparti- 
to, e  terminò  quest'edificante  funzione 
colla  benedizione  del  ss.  Sagramento  a- 
gli  addetti  della  ricostituita  università,  i 
cui  individui  eranvi  iu  copioso  numero 
accorsi.  L'università  de'giovani  lavoran- 
ti dell'encomiate  arti  è  presieduta  da  n- 
ua  banca  formata  da  4  deputati  della 
medesima.  La  chiesa  di  s.  Eligio  degli 
orefici  e  argentieri  di  Uoma,  fu  come  dis- 
si edificata  nel  i  5of),  co'disegni  del  cele- 
bre architetto  Bramante.  JNel  i(3oo  ne 
lece  menzione  il  Pairciroli,  ne  Tesori  na- 
scosti di  Roma;  nel  i  Go  i  il  Fauucci  nel- 
V Opere  pie  di  Roma  ,  la  qualificò  bella 
chiesetta,  molto  ornata  e  di  cuirabile  ino-* 
dello;  nel  i6:>3  il  Martinelli  ,  Roma  ex 
elhniea  saera,  ne  dichiarò  la  forma  ra^ 
tuudum.  Quindi  gli  altri  dcsci itimi  del- 


i86  U  JN  1 

Je  chiese  di  Roma  ,  come  Posteria,  Ve- 
nuti e  Nibby,  osservarono,  che  ia  costru- 
zione riuscendo  poco  solida  ,  costrinse  il 
collegio  proprietario  a  rifabbiicarla  nel 
I  60 1 ,  colle  ste-sse  forme,  che  il  solo  Mei- 
chiosri  protrae  al  1701.  Il  dipinto  del- 
l'altare maggiore  rappresenta  la  B.  Ver- 
gine col  divin  Figlio,  e  co'  ss.  Lorenzo, 
Stefano,  Eligio  vescovo  di  Noyon,  ed  al- 
tri santi,  coniepure  il  Dio  Padre  che  ab- 
braccia il  suo  unigenito  Crocefisso,  sono 
affreschi  di  Matteo  da  Lecce  ,  vago  non 
tanto  nel  colorire,  quanto  di  veder  1' o- 
pere  del  mondo,  comeesprimesi  il  Baglio- 
ni,  Legnitele  pittori,  \)QVc\\h  ne'suoi  viag- 
gi lo  paragona  ad  Ulisse.  Negli  altari  la- 
terali, la  Natività  di  Gesù  Cristo  fu  co- 
lorita a  fresco  da  Giovanni  de  Vecchi  di 
Borgo  s.  Sepolcro,  autore  di  belli  lavori 
massime  in  Caprarola.  Nota  Posteria,  che 
le  statue  di  stucco  nelle  nicchie  si  altri - 
buiscono  ad  alcuni  aigenlierì  scultori  an- 
tichi. L' Adoiazione  de' Magi  nelT  altro 
allaie,  è  lavoro  di  Gio.  Francesco  Ilo- 
inanelli,  dicendo  il  Passeri  egualmente  o- 
pere  sue  le  Sibille  negli  angoli  del  qua- 
dro, come  in  quelli  di  contro.  Invece  vuo- 
le Venuti,  che  le  due  fìgiue  sull'arco  le 
dipinse  lo  stesso  tiomanedi,  e  le  pitture 
a  fresco  le  allribuisce  a  Taddeo  Zuccari; 
di  eguale  opinione  è  Melchiorri.  Nell'al- 
taie  della  Natività  è  inoltre  un  piccolo 
quadro  esprimente  s.  Andronico  e  s.  A- 
tanasia,  di  Filippo  Zucchetti;  e  secondo 
Posteria  e  Venuti  a'2  ottobre  loro  festa, ivi 
si  espone  un  quadro  grande  in  cui  lo  stesso 
Zucchetti  rappresentò  i  medesimi  >auti, 
Mail  Mar tjrolo giani  Ronianuni  ripor- 
ta la  loro  festa  a'g  ottobre:  Jerosofyìuis 
ss.  Androìiìci  et  Atìiaiiasiatejus  conja- 
gis.  Ed  in  tal  giorno  il  Piazza  ntW Eiiie- 
rologio  di  Roma,  narra  che  i  ss.  Andro- 
nico e  Atauasia  antiocheni  coniugi,  di  pro- 
fessione argentieri,  vissero  con  rettitudi- 
ne e  pietà  cristiana:  ricchi  non  meno  di 
virtù  che  di  sostanze,  queste  divisero  iu 
3  parti,  che  distribuirono  a'poveri,  a're- 
ligiosi,  e  pel  mdmleuimeulo  del  loro  me- 


UN  I 
stiere.  Dòpo  che  morirono  i  loro  due  fi- 
gli, che  per  divina  rivelazione  seppero  an- 
dati in  cielo,  vissero  costantemente  in  con- 
tinenza. Divisi  per  visitare  i  santuari  più 
celebri,  portatisi  in  quelli  di  Gerusaleni- 
me,  come  rilevai  in  quell'articolo, ivi  san- 
tamente morirono,  dopo  essersi  riuniti 
senza  il  marito  riconoscere  la  moglie  con- 
tradatta  dalle  penitenze. La  loro  festa  par- 
ticolarmente celebrasi  in  s.  Eligio  ùA- 
l'università  de'Iavoranti  dell'arte  civile  e 
ingegnosa  degli  argentieri  e  orefici,  sino 
da' tempi  del  Piazza  che  fiori  nel  secolo 
XVII.  Meglio  de'ss.  Coniugi  e  più  copio- 
samente scrisse  Liboiio  Caglieri  orefice: 
Compendio  delle  vite  de'  santi  ore/lei 
rdargentieri,  con  belli  rami, Roma  1727. 
Essi  sono:  s.  Eligio  di  Cadaillac  di  Limo- 
ges,  orefice  e  poi  vescovo  di  Noyon  ;  s. 
Tt!lonesas8one,che  fatto  schiavo  e  riscat- 
tato da  s.  Eligio,  questi  gl'insegnò  l'orefi- 
ceria, e  poi  divenne  abbate;  s.  Anastasio 
detto  Magudat  persiano  ,  che  lavorando 
nella  bottega  d'  un  argentiere  cristiano 
ne  abbracciò  la  religione  e  morì  martire; 
i  ss.  Andronico  ed  Atanasia  d'Antiochia, 
il  i."  argentiere  di  professione,  la  2.'  fi- 
glia del  maestro  dello  sposo  ;  b.  Facio  ve- 
ronese, che  in  Cremona  esercitò  1'  arie 
dell'aigentiere.  Quanto  alla  chiesa  di  s. 
Eligio  ,  osserva  Cancellieri  nella  Storia 
de'possessi,  p.  2  i  4  e  5o6,  che  nella  me- 
desima vi  è  la  copia  della  lapide,  da  lui 
riprodotta,  di  Bernardino  Passeri,  Aiiri- 
fici  ac  Gemmario  prestantiss.,  che  sta 
nel  muro  del  campanile  della  chiesa  del- 
V Ospedale  di  s.  Spirito, posta  iu  memo- 
ria di  quell'orefice,  da'suoi  figli  e  da  quel- 
li che  gli  attribuirono  l'uccisione  del 
contestabile  di  Bourbon,  nell'assalto  di 
Rourti,  merito  che  altri  dierono  all'  altro 
celebre  orafo  e  scultore  Benvenuto  Celit- 
ni.  Ma  io  seguendo  l'autorità  di  Pompi- 
lio Tolti,  Ritratto  di  Roma  moderna,  p. 
36 1,  dello  stesso  Cancellieri  ed  altri  scrit- 
tori, nel  desciivere  quel  disastroso  e  ter- 
ribile avvenimento,  anche  ne' voi.  Xlll, 
p.  25a,  LIX,  p.i8,  opinai  che  il  vero  uc- 


UN  I 
cisoie  del  lìoiubon  fu  il  romano  Fran- 
cesco Valenlini  soldato  pontificio  dei  rio- 
ne Ponte.  Non  niego,  che  il  Passeri  Vido- 
rosanìente  comballè  contro  il  Bourbon 
ei  snoi  soldati  che  Io  circondavano,  stan- 
do egli  sul  monlicello  propini|no  a  della 
chiesa  e  perciò  in  vicinanza  di  (|ntir  as- 
salto, e  dopo  aver  ucciso  molli  nemici  e 
guadagnalo  uno  de' loro  stendardi,  perì 
villima  di  sue  prodezze.  Diiò  per  uIiìjiìo, 
che  riporta  il  n.°20  del  Giornale  dì  Ro- 
ma de'26  gennaio  jSSy  ,  che  ne'  prece- 
denti giorni  (nella  festa  dell'Epifania)  il 
cardinal  Girolamo  d'Andrea  prese  nella 
chiesa  di  s.  Eligio  furn>ale  possesso  della 
protelloria  del  nobii  collegio  de'gioiellie- 
ri,  orefici  e  argentieri,  a  lui  conferita  dal 
Papa.  Ricevuto  alia  porla  da' confratelli 
fu  condono  all'aliare  maggiore,  accanto 
al  quale  era  stato  innalzato  il  trono,  e  fu 
cantato  in  musica  l'inno  Te  Dciim,  Indi 
il  cardinal  protettore  fu  accompagnalo 
nell'oratorio,  ove  auunise  al  bacio  dell'a- 
nello cardinalizio  tutti  gli  tidiciali  e  con- 
frati ,  rivolgendo  loro  parole  di  congra- 
tulazione e  d' incoraggiamento,  ed  assi- 
curandoli ancora, che  sarebbesi  adopera- 
lo a  prò  del  rispettabile  collegio,  perchè 
sempre  più  prosperasse  e  conseguisse  lo 
scopo  onorevole  e  religioso,  che  si  è  pro- 
posto. 

Orfolani\Frutiaroli\Pizzicaroli,Pol- 
l.iroLì.  Università  e  sodalizio,  già  com- 
posto di  I  3  arti  e  u)estieri  che  poi  notni- 
neiòjfra  le  primarie  essendo  le  ricordale. 
1^'orlolano  è  (juegli  che  lavora,  coltiva  e 
custodisce  l'orto,  Olitor  ^  Ilortulanus. 
mg.'  Nicolai,  Memorie  sulle  campagne  di 
jRomay  nel  l.  3  dichiara  come  bene  si  pro- 
ducono gli  eccellenti  erbaggi  nell'  Agro 
Romano;  discorre  sull'operazioni  diverse 
nella  coltura  degli  orli,  e  degli  scrittori 
sulla  tnedesiuia  in  generale  e  delle  piante 
in  particolare.  Il  frultarolo  o  frultaiuulo^ 
Pontarius^  è  colui  che  vende  le  frutta, 
parlo  degli  alberi  e  d'alcune  erbe,  Po- 
munì.  Dflle  diverse  (pialilà  de' saporosi 
frulli  dell'Agro  Uomuiio  e  della  colliva- 


UNI      «  187 

zione  di  loro  piante,  egualmente  ragio- 
na il  nominato  prelato  agronomo  teorico 
e  pratico,  il  pizzicarolo  o  pizzicheruolo  o 
\MLzica^no\OySalsamentariuSjSalariuSf 
Salgamariuif  Porcinarius^  Negocians 
Salsarius^  Tarichopola^c{U(i\\o  che  ven- 
de  salame,  salume,  cacio  e  altri  caman- 
giari,cioè  altri  cibi  :  la  sua'botlega  dice- 
si pizzicheria,  Tarìchopolìuni^  Taìieruu 
Salsamcntaria.  Mg.*^  Nicolai  riferisce 
che  Pio  VI  nel  1789,  a  vantaggio  del  po- 
polo, introdusse  le  pizzicherie  normali  a 
conto  e  in  autminislrazione  del  principa- 
to, per  conlenerene'giusli  limili  la  libertà 
degliallri  venditori.il  pollaroloopollaino- 
lo  o  pollaiolo,  mercante  e  venditore  e  chi 
tiene  cura  de'polli,  Aviarius^  Pull/irius^ 
Gallinarius'y  dicesi  polleria  o  pollaro  o 
pollaio  il  luogo  dove  si  tengono  o  vendono 
i  polli,  Gallinariuniy  Cokortaliuni  A- 
viuni  slabulaniy  Aviariuniy  Pidlariuniy 
Pulloritm  coìiors,  vel  cors,  vel  officina^ 
Neonotrophiiini ,  OJJicina  cortalis.  Lo 
slesso  mg.'  Nicolai  nel  t.  3,  a  p.  494  ''• 
porta  diversi  scrittori  degli  animali  vola- 
tili domestici,  come  del  Buonfanti,  Del 
pollaio  e  della  colombaia  ,  Livorno 
1768;  e  di  Orus  ,  Osservazioni  fisico- 
pratiche  sopra  alcuni  animali  domestici 
i'illerecci,  Padova  1779-  li  Marlinetlii 
La  Diceologia,  l.  2  ,  p.  534,  parla'  de* 
cacciatori  con  un'erudita  escursione  sulla 
Caccia^  arte  che  si  può  dire  cominciò  col 
mondo,  non  però  esercitata  da'  romani 
che  r  aHidavauo  agli  schiavi,  mentre  in 
seguito  i  piincipi  e  la  nobiltà  si  dedica- 
rono a  magnifiche  e  clamorose  caccie,  il 
cui  prodotto  fu  stabilito  eziandio  per  Tri* 
huto  (/^.)  feudale.  Anche  Tantichilà  co» 
oobbe  le  leggi  per  la  caccia,  reprimendo- 
ne gli  eccessi  con  penali  ;  ed  i  Papi  e  di- 
versi concilii  la  vietarono  agli  ecclesiastici, 
massime  le  caccie  clamorose,  e  ne'giorni 
di  digijino  e  di  penitenza,  dovendo  edi- 
ficare il  popolo  cristiano  colla  mansue- 
tudine e  lo  studio  delle  sagre  lettere.  E' 
proibita  la  caccia  ne'  tempi  della  proli- 
ficazione, e  nc'Iuoghi  ov'c  inlcrdolla  per 


i88  U  K  I 

diritto  d'immunità  e  per  rispetto  dell'ai- 
liui  proprietà.  L'orlo,  Jforlus^  è  quello 
spazio  di  terra,  ove  si  coltivano  le  orta- 
glie; e  l'orticolttira,  parte  i\e\V A};rìcol- 
tiira ,  onde  va  tenuto  pi  esente  quel  pa- 
ragrafo, è  l'ai  le  che  traila  della  coltiva- 
zione delle  piante  ortensi.  Gli  antichi 
romani  ebbero  sontuosi  orti,  simili  a 
iìllcy  ed  è  perciò  che  in  quell'arti- 
colo ne  tratto,  dicendo  pure  della  So- 
cietà romana  d*  Orlicolliira.  Il  loro 
mercato  degli  erbaggi  e  de' frutti  era 
nel  Foro  Olìtorio^  di  cui  riparlai  nel 
voi.  LXXIII,  p.  3o8.  In  seguito  fu  tra- 
sferilo  alle  radici  del /I/o/ite  Capitolino^ 
intli  stabilito  a  Piazza  Navoaa  (/'.). 
Quanto  riguarda  il  pizzicarolo,  gli  sono 
relativi  i  paragrafi  che  trattano  delle  case 
che  vende,  come  Pecorari ,  Ogliarari, 
ec.  Ottavio  Ferrari  ,  Origini  della  Un- 
^na  italiana,  Padova  1676,  segue  l'eti- 
inologia  della  parola  pizzigo^  da  cui  de- 
rivò il  vocabolo,  corrispondente  al  Iali- 
no pugilliis,  pugillicusj  puzzicus.  Quin- 
di egli  dice  che  i  pizzicagnoli,  o  fnbbri- 
cando  pugillatini  varie  delle  loro  merci 
porcint;,  ove  entrano  degl'ingredienti  di- 
versi, o  vendendo  mimUatini,  assunsero 
questo  nome.  Gli  antichi  conoscevano  i 
salsamenlari  ed  i  porcinari.  A  Ili  primi 
succedono  i  saiumari,  e  venditori  di  for- 
maggio che  si  sala,  ed  anche  i  venditori 
dell*  Olio  ,  come  ricavasi  da  Terenzio  , 
Varrone,  Cicerone,  Coluuiella,  IMiiiio  e 
Gelilo.  Alii  secondi  succedono  li  pizzica- 
gnoli propriamenle  delti.  Fino  dai  lem- 
pi  di  Plauto  erano  addetti  per  lo  sfamo 
della  città  co\Uacellari,e&i  lagna,  Capt. 
4  eseg.;  Quanta  Laniis  lassitudo,  quan- 
ta Poicinariis.  Cerlamenle  sono  arti  lu- 
crosissime ,  e  richiedono  molla  probità 
per  non  farsi  trasportare  dalla  cupidigia 
del  guadagno  inonesto  ;  e  vi  fu  chi  argu- 
tamenle  disse  il  pizzicarolo,/7/s37<:v«-roro. 
Nella  regione  VII  dell'antica  Uoma  era 
il  Foro  Suario  o  mercato  de'porci,  e  sta- 
va sotto  la  giurisdizione  del  Prefetto  di 
Roma  (F.)^  come  io  erano  gli  altri  veo- 


U  N  l 

dilori  di  vettovaglie,  in  uno  al  Prefetto 
ògW Annona^  per  1'  abbondanza,  buona 
qualità, e  ragionevole  prezzo  de'comme- 
slibili.  V)ti\Fornin  Suariani,  di  sua  ubi- 
cazione, e  della  posteriore  chiesa  di  s.  Ni- 
cola in  Porr/7/A«.v,  riparlai  nel  voi.  XL, 
p.  75,  a  cui  successe  l'odierna  di  s.  Bo- 
naventura e  ss.  Croce  de'Lucchesi,  di  cui 
anco  nel  voi.  LXXVllI,  p.  66.  Pe' glan- 
dil'eri  boschi  che  possiede  il  territorio  di 
Norcitty  in  esso  si  alimentano  numerose 
mandre  di  animali  neri,  maiali  o  porci, 
de' quali  da'norcini  o  nursini  si  fu  gran 
Iraflico,  e  diversi  di  essi  venendo  in  Uo- 
ma a  lavorarne  le  carni  ,  volgarmente 
dicesi  norcino  il  lavoratore  della  carne  di 
porco  (di  quel  norcino,  sorta  di  cerusico, 
può  vedersi  il  Dizionario  della  lingua 
italiana).  Dico  tutto  questo,  per  distin- 
guere i  nazionali  da  silfatti  lavoranti,  e 
che  a'primi  e  non  a'  secondi  appartiene 
il  sodalizio  e  chiesa  de'ss.  Benedetto  e  Sco- 
lastica, di  cui  ragionai  nel  ricordalo  arti- 
colo e  altrove.  Ora  il  mercato  de'porci  e 
la  loro  ammazzatoia  è  ne'  locali  che  de- 
scrissi al  paragrafo  Macellaro,  ove  tra* 
Fori  dissi  di  quello  di  Cupedine,  Macel- 
Inni  viae  Sacrae ,  denominazione  presa 
da  Cupedine  e  Macello  esiliati  da  quel 
luogo  di  loro  proprietà  e  fatto  mercato 
di  commestibili.  Perciò  osserva  Piazza  , 
che  Cupedinarii  \  latini  chiamarono  i 
pizzicaroli,  pubblico  mestiere  che  eserci- 
talo in  dello  foro,  questo  altri  chiama- 
rono la  disjìensa de' ghiotti, e'\\  magazzi- 
no del  venire  e  della  gola.  Probabilmen- 
te l'antico  mercato  o  mercati  di  polli  e 
Caccia  (F.),  nell'antica  Roma  era  ne'luo- 
ghi  ricordati  a  tal  paragrafo  e  denomi- 
nali Macella.  Ora  due  in  Roma  ne  so- 
no i  mercati  principali,  uno  all'ingrosso, 
l'altro  al  minuto.  li  i  .**  nel  rione  Parione 
presso  la  Cancelleria  apostolica,  che  die 
il  nome  aWa  strada  e  piazzaPollarola, 
ove  sono  alberghi  in  cui  si  ricoverano  i 
vetturali  e  venditoridi  pollami, collegab- 
bie  de'polli,  ed  un  tempo  eravi  regolare 
mercatoseltimanale.  11 2.°  nel  t ione  s.Eu- 


UNI 

Klacliio,  Irnla  cliiesocìis.Enstacliioeqnel- 
la  eli  s.  Malia  ad  MarlyrcSy  insieme  a' 
cnprettnri,  abbacchiati  e  vemìilori  d'al- 
tri comtucslibili.  Incontro  la  chiesa  di  s. 
Eustachio  è  la  piazza  deCaprettari,  no. 
me  che  prese  per  esservi  prima  stali  i  ven- 
ditori de'caprelti,  come  rilevai  nel  voi. 
LXVIll,  p.  267.  Riferisce  il  Bernardini 
che  runiversitùde'Caprettariavea  la  pro« 
pria  cappella  nellaC/i/e.v<^  di  salaria  de 
3Ionti.  Anticamente  il  centro  o  l'ombel- 
lieo  dell'  abitato  di  Roma  era  ove  poi  fu 
fabbricala  la  chiesa  di  s.  Adriano,  ed  ivi 
sorgeva  la  colonna  del  n)iglìo  d'oro,  co- 
mechè  situala  nell'antico  Foro  Romano, 
che  fu  il  ceiitVo  più  interessante  dell'ai- 
ma  città  ;  di  quel  foro,  di  cui  Vertunno 
in  bocca  di    Properzio  si  appagava  per 
colmo  di  contentezza  esclamare:  Roina- 
num  salis  est  posse  videre  Forum  !  E  con 
ragione,  poiché  ivi  non  si  poteva  far  passo 
senza  incontrare monuutenti  delia  religio- 
ne, della  grandezza,  della  politica  dei  ro- 
mani, che  descrissi  in  tanti  articoli.  Nel 
medio  evo  e  successivamente  lo  di  venne  la 
piazza  e  chiesa  dis:  Eustacìiio,  po».ta  tra* 
due  mercati  primari  di  Boma,  la  piazza 
della  Rotonda  e  la  piazza  Navona  ;  men- 
tre l'antica  Dogana  (/'.)  era  nel  fabbri- 
cato incontro  o  isola  di  case  ov'è  la  trat- 
toria del  Falcone  e  nell'altro  adiacente 
a  detta  chiesa,  la  cui  via  ancora  porla  il 
nome  di  Dogana  vecchia  (ne  feci  pur 
parola   nel  voi.  LXXV,  p.  280),  anzi 
era  comune    alla    piazza  di    s.  Eusta- 
chio, presso  V  Università  romana  (f^.). 
A  questa  centralità  e  all'incessante  pas- 
saggio della   via  de'  Crescenzi,  che  ri- 
cevè il  nouie  dal  palazzo,  ora  Bonelli,  e 
dalla    Ihrre  e  case  di  quell'antica  e  po- 
tente famìglia,  devesi  attribuire  la  riu- 
nione ivi  fattasi  da'pollaroli  e  altri  ven- 
ditori, a  cui  si  unirono  i  caprellarì  e  ab- 
bacchiari  ,  partendo  dalla  vicina  piazza. 
Dalla  medesima  centralilù  della  piazza  di 
s.  Eustachio,  pare  che  derive)  la  (àmosa 
fiera,  che  ivi  ha  luogo  per  V Epifania  (F.) 
per  vendere  i  donativi  per  i  fanciulli  on- 


UNI  189 

de  far  loro  la  Befana  {F.).  Oltre  gli  or- 
tolani, i  fruttatoli,  i  pìzzicaroli,  i  pollaro- 
li,  l'università  e  la  confraternita  si  formò 
de'  Sensali  e  Mercanti i\ì  Ripa,  de'qna- 
li  riparlai  a  Mercanti  e  Molinari  che 
hanno  il  loro  paragrafo,  de'  Marinari ^ 
che  lo  hanno  egualmente,  iW  Legnar  oli  ^ 
de*  quali  si  tratta  anche  a*  paragrafi  de' 
Falegnami  e  Mercanti,  óe  Fennicella' 
ri,  de'quali  dico  alcune  parole  al  para- 
grafo loro,  (ìe/arcari,  a'quali  ha  rela- 
zione il  paragrafo  Macellari, dc^ìì  Scar- 
^//?f///,  de'quali  ragionai  al  paragrafo  de* 
Calzolari,  òt' Misuratori  di  grano,  de* 
quali  feci  parola  al  paragrafo  /"or/z^r/.  11 
Bernardini  ecco  come  qualifica  lei  3  uni- 
versità unite  nella  chiesa  delia  Madonna 
dell'Orto  :Ortolani  padroni,Oi  loiani  gar- 
zoni o  siano  stabiaroli,  Frultaroli  e  Me» 
langolari  uniti,  Fizzicaroli  padroni,  Piz- 
zicaroli  garzoni,  Pollaroii,  Molinari  pa- 
droni, Molinari  garzoni,  Vermicellarì  pa- 
droni ,  Vermiceliari  garzoni  ,  Sensali  e 
Mercanti  di  Ripa  uniti,  Scarpìnelli,  Vi- 
gli aroli  e  Mezzaroli  uniti  (  i   Fignaroli 
hanno  pure  il  loro  paragi^afo).  Dell'uni- 
versilà,del  sodalìzio  e  del  suo  spedale  trat- 
ta no  :  Fanucci  p.  5o  e  224,  Della  Con- 
fraternita e  dello  Spedale  di  s.  Maria 
dell'Orto,  Piazza,  trai,  c),  cap.  in.  Della 
Confraternita  della  Madonna  dell'Or- 
to ,degliOrtolani,  Fruttar  oli,  Pizzicar  o- 
li, Pollaroii,  Sensali  e  3  f creanti  di  Ripa, 
Molinari, Marinari,  Legnaroli,  Fermi- 
cellari ,  Vaccari,  Scarpinelli,  e  Misu- 
ratori di  grano:  lrat.i,cap.  16,  Dello 
Spedale  della  Madonna  dell'  Orto,  de- 
gli Ortolani,  Fruttaroli,  Pizzicarolì  e 
altri  in  Trastevere.  Siccome  a  tali  pii  i- 
stìluli  e  alla  chiesa  die  origine  un'imma- 
gine di  Maria  Vergine, così  procederò  an- 
che col  Bombelli,  Raccolta  delVimma' 
gini  della  D.  Fergine,  ornate  della  rO" 
rona  d'oro  dal  capitolo  Fatica no,ì.  3, 
p.  127:  Della  Madonna  dell'  Orto, i\\- 
pinta  in  muro  col  s.  Bambino  in  seno  nel 
laltodibenedìre.espressa  sedente  tra  due 
pini  0  cipressi  e  dal  medesimo  rìprodoUa. 


igo  UNI 

IVel  rione  Traslevere,  sull'ampia  piaim- 
ìiì  de'  Cari)pi  Muzii  ,  perchè  donali  dal 
popolo  romano  a  Muzio  Scevola,  in  pre- 
Diio  del  coraggio  col  quale  si  bruciò  la 
destra  innanzi  Porsennn  re  di  Toscana, 
onde  poi  si  chiamò  Scevola  o  mancino 
per  essergli  restala  la  sola  sinistra  mano 
(Venuti  e  altri  vogliono  che  ivi  fossero  i 
praliQuinziijde'quali  e  de'Muzii  parlai  al- 
trove, ed  altri  dicono  che  i  Muzii  fossero 
vicini), possedeva  un  orto  chiuso  un  conta- 
dino, infelice  per  abituale  incurabile  ma- 
lattia, per  la  quale  inulilmenle  avea  con- 
sumato le  sue  scarse  sostanze.  Buon  per 
lui,  che  alla  parete  di  vecchio  muro  sulla 
porta  era  dipinta  Colei  che  stduliamo  iS'tìC' 
iute  degl' infermi j'nnpeiocchè  un  giorno 
guardandola  con  attenzione,  si  sentì  in- 
ternamente mosso  a  invocarne  il  possente 
patrocinio.La  pregò  con  tanto  fervore  e  fi- 
ducia, chemerilòdiessei-  subito  risanato 
perfettanjente,  onde  con  tenere  lagrime 
fece  i  suoi  ringraziamenti.  Primo  suo  pen- 
siero fu  l'acquisto  d'una  lampada,  e  sem- 
pre la  fece  ardere  innanzi  alla  divina  li- 
licratrice. Edificali  gli  accorrenti  all'orlo 
per  rac(|uislo  degli  erbaggi ,  in  vederlo 
di  frequente  ginocchioni  a  venerar  la  s. 
Immagitìc,  uditone  il  miracolo,  anch'essi 
furono  compresi  di  divozione,  per  cui  to- 
sto diversi  ricevendone  grazie,  l'ornaro- 
nocon  tabelle  votive. L'imn)agine  si  vuol 
dipinta  nel  i488,eili.°miracolosi  registra 
ni  i497  n*^'  pontificalo  d'Alessandio  VI. 
Laonde  in  parte  è  erroneo  il  riferito  da 
Fanucci,  che  con  anacronismo  lipetnta- 
inentedice  succeduto  il  miracolo  nel  1 488 
sotto  Bonifacio  Vili;  bensì  ha  ragione 
quanto  all'epoca  dell'erezione  dell'ospe- 
dale, riportando  l'iscrizione  scolpita  sulla 
porta  del  cortile,  dal  quale  si  passava  al 
medesimo  e  che  mi  recai  a  verificare.  J- 
ve  Gratia  Piena,  jifccccxcr.  Se  dunque 
l'ospedale  fu  eretto  dopo  la  chiesa,  n'  è 
naturale  conseguenza  che  la  manifesta- 
zione della  s.  Immagine,  dal  Bombeili  as- 
segnata nel  1497  è  ri  tardata, e  pare  dover- 
.si  riconoscere  avvenuta  nel  1 488,  raa  nel 


U  N  I 

ponlificalod'Innocenzo  VIlI.E'pureer- 
roneoilnarratodalPiazzajchein  un  luogo 
dice  avvenuto  il  prodigio  ne!  l'xgS  re- 
gnando realmente  Bonifacio  Vili,  e  con- 
.seguito  da  una  donna  passeggera,  in  un 
altro  che  l'inìm^agine  fu  dipinta  nel  1  448* 
Dopodi essi  parecchi  scrittori,anche  gravi, 
ripeterono  tali  errori.  Poco  dopo  alcune 
pie  persone  vi  ere>sero  nel  sito  una  chie- 
suola per  comodo  del  numero  sempre  cre- 
scente de'di  voti, chiamandola  in  un  all'im- 
magine óeWiì  Madonna  dell'  Orto,  nome 
che  prese  ancora  e  conserva  la  contrada. 
Passali  alcuni  anni,  cerli  ricchi  mercanti 
con  grosse  somme,  guadagnate  da  appalli 
camerali  ,  cominciarono  a  rifabbricarla 
sontuosamente  nel  modo  che  si  ammira 
e  poi  desctiverò.  Gli  erbaroli  che  avea- 
no  cura  dell'anteriore  chiesa  e  l'uffizia va- 
no a  mododisodalizio,ne  restarono  mollo 
contenti;  ma  appena  nel  materiale  compi- 
lo redifìcio,già  i  mercanti  aveano  esaurito 
il  denaro.  Abbisognando  degli  ornati  e  de' 
fondi  pel  mantenimento  della  fabbrica  e 
per  l'esercizio  del  cullo,la  B.  Vergine  toc- 
cò il  cuore  de'pizzicaroli,  frullaroli,  sen- 
sali ripali,  molinari,  marinari,  legnaroli, 
vermicellari,  pollaroli,vaccari,8carpinelIi 
e  misuratori  di  grani,ad  unirsi  a'mercanti 
e  agli  ortolani  in  compagnia  per  soppe- 
rirvi, e  vi  riuscirono  con  nobile  magni- 
ficenza, riccamente  fori»endola  di  suppel- 
lettili e  di  cappellani  per  l'  uffiziatura  , 
stabilendo  la  festa  di  s.  Maria  dell'Orto 
r8  settembre  sagro  alla  Natività  di  Maria. 
Continuando  la  narrazione  col  Bonibelli, 
riporta  il  miracolo  fatto  dalla  B.  Vergi- 
ne ai  3  ambasciatori  d'  ubbidienza  del 
Giappone,  venuti  in  Roma  a  ossequiare 
Gregorio  XIII.  Essendosi  poi  imbarcati 
liei  Tevere,  per  quindi  sollevarsi  nel  ma- 
re, in  questo  furono  colli  da  furiosa  tem- 
pesta che  minacciava  naufragarli.  Ram- 
mentandosi gli  ambasciatori  d'aver  ve- 
neralo laMadonna  dell'Orlo  innanzi  d'im- 
barcarsi, l'invocarono  fiduciosamente,  e 
sol  fitto  furono  esauditi;  per  cui  sbar- 
cali a  Ripagrande,  poscia  si  recarono  nella 


V  N  I 

cìiiesn  ad  nsMatere  al'a  solenne  messa  di 
riii^razianienlo.  NeliG:"»?  i  cu«lodi  della 
thiesa  supplicando  il  capitolo  Valicano, 
per  la  corona  d'oro  alla  divina  Madre  e 
al  s.  Bambino,  furono  ap[)agati  a'ig  a- 
gosto.  Tanto  riportando  il  Bonjbelli  ;  o- 
ra  cognominali  Fanucci  e  Piazza  tlirò  del 
sodalizio.  Questo  fu  islitnilo  poco  dopo 
la  manifeslazione  della  B.  Vergine,  e  poi 
grandemente  aumentato  colle  aggrega- 
zioni delie  memorate  arti,  onde  si  coni- 
[)Ose  dii3  università,  ammettendovi  pu- 
re diversi  melonari, bifolchi,  raezzaroli  di 
vig«»e,cavallari,  bardari,  barcaroli  eallri. 
Assunsero  il  sacco  turchino,  esnila  spalla 
poi  landò  perinsegna  la  descritta  ss.  !m- 
Aiagine.  1  Papi  approvarono  la  confra- 
ternita, poscia  l'elevarono  al  grado  di  ar- 
ciconfralernita,e  l'arricchirono  di  grazie, 
privilegi  e  indulgenze  ;  mentre  Sisto  V  le 
concesse  di  [)oler  liberare  un  prigione 
condannato  al  carcere  in  vita  ed  anche 
all'ultimo  supplizio,  ed  ali'arciconfraler- 
ulta  e  suoi  custodi  di  poter  aggregare 
i  sodalizi  d'ambo  i  sessi  di  (jnalunjpie 
parte  del  cristianesimo  e  colla  couipar- 
lecipazione  di  sue  indulgenze.  Divenuto 
il  sodalizio  uno  de'  più  numerosi  di  Ro- 
ma ,  si  esercitò  nella  propria  chiesa  e  o- 
ratorio  in  opere  di  pietà,  per  onorare  Dio 
e  la  B.  Vergine  protettiice,  cantando  il 
suo  ufiìzio  nelle  fèste,  e  per  suffragare  i 
confrali  defunti,  dopo  averli  fatti  curare 
e  soccorsi  infermi  ,  e  accompagnali  alla 
sepoltura  e  celebrato  fimerall.  Poco  do- 
poché laconfralernifasi  costituì  con  tutte 
le  università  succennate,  con  piodivisa- 
mento  pre*«so  la  chiesa  edificarono  un  o- 
spedale  pe'confrali  bisogno*^i  infermi,  ed 
eziandio  pe'poveri  del  popoloso  rione  di 
Trastevere,  maiali  di  febbre  oberili  d'o- 
gni nazione. Lo  fornirono  di  5o  lettifibi- 
plicandoli  e  triplicandoli  all'  occorrenza, 
dì  spezieiia,  di  sacerdoti,  di  medico,  di 
chiiurgo  e  de'necessari  ministri  ;  veglian- 
do i  guardiani  e  aiiri  ul.iziali  della  con- 
fraternita, per  l'ordine  e  la  pulizia  tlello 
spedale,  a  cui  i  Papi  nccordarono  i  pri- 


UNI  lai 

vdegi  degli  altri  spedali  di  Roma,  e  ad 
esso  e  al  sodalizio  dierono  un  cardinale 
[)er  proiettore.  Narra  Bernardini  nel 
I  744»  L'J^c  l'ospedale  unito  alla  chiesa  del- 
la Madonna  dell'  Orto,  era  pegli  aggre- 
grìli  delle  i  3  università  unite  in  tale  cbie- 
SI,  ed  oppressi  da  cpialunqiie  male;  e  che 
ivi  si  medicavano  le  piaghe  a  chiunque  si 
recava  a  farsele  ciu-are.  Secondo  il  Ve- 
nuli,  Roma  moderna^p.  i  o43,  l'ospedale 
fu  aperto  dalla  università  de'  fruUaroli 
pe'  suoi  malati,  molti  anni  dopo  la  fon- 
dazione della  chiesa  (la  riportala  iscrizio- 
ne del  I  495>j  pare  dover  modificare  le  pa; 
iole,  molli  anni  dopo)  e  ricevè  poi  la  sua 
perfezione  dall'uni  versila  unità  de'pizzi» 
caroli  neli6i6.  Gli  altri  ricordati  scrit- 
tori dicono,  che  vi  cotitribuirono  le  limo- 
sine  dell'altre  università  aggregate,  e  di 
alciuie  generose  persone.  11  cardinal  Mo- 
lichini,  Degl'  istituii  di  pubblica  carità 
in  Rorncty  opera  ivi  pubblicala  nel  1842, 
nel  t.  r,  p.  i  1  3,  dichiara  :  »  L'ospedale  di 
s.  Maria  dell'Orto,  fra  tulli  gli  altri  bel- 
lissimo, collocato  in  Trastevere  presso  la 
chiesa  di  tal  nome,  ed,istiluìto  fin  dal 
I  298  (anch'egli  seguì  il  ritnarcato  abba- 
glio) da  [  3  università  d'arti  e  mestieri  riu- 
nite in  quel  luogo,  fu  convertilo  ultima- 
mente a  fdibrica  di  Tabacchi (P^.)  ".  Ag- 
gi ungerò,che  ilgovernooccupando  il  loca- 
le dell'antico  spedale,  non  solo  a  sue  spese 
lo  ridusse  ad  opificio  de'tabacchi,  ma  in 
compenso  assegnò  alla  chiesa  aimui  scudi 
I  00. La  n»agnifìca  chiesa, riptto,fu  comin- 
ciata a  fabbricai  e  poco  dopo  la  manifesta- 
zione della  B. Vergine, invecedella  picc(jl.i 
chiesa  ove  era  stala  collocata  la  miraco- 
losa Immagine,  co' disegni  di  MicheUn- 
gelo  Buonarroti  ;  ma  poi  restando  in  so- 
speso la  fabbrica,  neli5i2  fu  continuata 
colla  direzione  e  disegni  di  Giidio  Roma- 
no ,  e  più  tardi  la  facciata  esterna  venne 
eseguila  nel  secolo  XVI!  con  disegno  di 
Martino  Longhi  il  giovane,  figlio  d'Ono- 
rio,e  ristorala  nel  I  762  vi  fuiono  aggiun- 
te! i  piccole  piramidi  di  travertino,  cen- 
surate dal  rigido  Milizia, come  se  tali  pie- 


193  UNI 

cole  moli  servissero  a  tutelare  degli  orli. 
L'interno  poi  Io  descrìve:  A  croce  lali- 
)iaa  3  navale  di  piloni  con  archi,  con  cap- 
pelle sfondale,  e  co'3  bracci  della  crocie- 
ra terminati  in  curvo.  Adunque  l'interno 
del  bellissimo  tempio  ha  3  navi,  olire  la 
traverse,  ed  è  ornato  in  gran  parie  con 
profusione  ,  proporzioni  e  simmetria  e- 
gregia  di  marmi,  stucchi  e  dorature.  Nel- 
la lAappel  la  da  mano  destra  di  chi  en- 
tra, la  B.  Vergine  salutala  dall'Angelo  di- 
pinta sul  muro,  è  opera  insigne  di  Tad- 
<leo  Zuccari.  La  q./*  ha  il  quadro  dell'al- 
tare colla  Madonna,  s.  Caterina  e  s.  An- 
tonio, lavoro  di  Federico  Zuccari  ch'ese 
guì  pure  i  laterali,  pitture  che  il  Venuti 
attribuisce  a  Filippo  Zucchetti,  e  la  vol- 
ta fu  dipinta  da  Tommaso  Cardani.  Sul- 
l'altare della  3.^  cappella  si  vedono,  colla 
B.  Veigine,  iss.  Giacomo  e  Bartolon)eo 
apostoli, e  s.  Vittorio,  coloriti  dal  cav.  Ba- 
glioni  nel  muro.  Nella  4»*  si  venera  il  ss. 
Crocefisso  di  legno,  e  le  pitture  con  mol- 
le figure  sono  di  Nicolò  da  Pesaro.  L'al- 
tare maggiore,  colla  tribuna  di  marmo, 
fu  architettato  dji  Giacomo  della  Porta, 
e  contiene  la  miracolosa  immagine  di  s. 
Maria  dell'Orlo,  quella  iclenlilica  che  die 
origine  al  nobile  tempio,  all'arciconfra- 
ternita,  università  e  spedale.  Tra'tlipinti 
che  ornano  all'  intorno  quesl'  altare  ,  lo 
Sposalizio  e  la  Visitazione  della  B.  Ver- 
gine sono  di  Federico  Zuccciri;  la  Nasci- 
la del  Salvatore  è  opera  lodalissima  di 
suo  fratello  Taddeo  Zuccari;  alcune  sto- 
rie della  stessa  B.  Vergine,  presso  l'alta- 
re, diconsi  eseguite  dal  cav.  Baglioni;  i 
l^rofeli  e  le  altre  figure  nella  volta  sono 
degli  stessi  fratelli  Zuccari,  e  le  Sibille  , 
incontro  all'organo,  i  puttini,  i  festoni  in 
una  lunetta  della  volta ,  con  due  figuri- 
ne intorno  giacenti,  dal  Venuti  si  dicono 
di  Cesare  Torelli.  Entro  lai /cappella  a 
sinistra  (che  sino  al  1 595  fu  sagra  a  s.  Se- 
bastiano), presso  il  detto  altare  grande, 
oltre  un  s.  Francesco  d'  Asisi  intagliato 
in  legno,  si  vedono  diverse  pitture  di  Ni- 
colò da  Pesaro.  Nella  seguente  cappella, 


UNI 

il  quadro  dell'altare,  esprimente  s.  Gio. 
Battista,  secondo  V  Al  veri  ,  ed  i  laterali 
sono  di  mano  del  Baglioni.  In  quella  che 
segue,  rinnovata  nel  lySo  co'disegni  di 
Gabriele  Valvasori,  al  quadro  co'ss.  Am- 
brogio, Carlo  e  Bernardino,  in  uno  a'ia- 
terali,  che  ivi  già  posti  neh 64», seguen- 
do l'Alveri,  il  Venuti  li  dichiara  del  Ba- 
glioni; invece  furonvi  sostituiti,  per  qua- 
dro un  lavoro  di  Corrado  Giaquinto,  ed 
i  laterali  del  Ranucci.  L'ultima  cappella 
ha  un  s.  Sebastiano  di  Baglioni,  unita- 
mente ad  altre  sue  pitture.  Nella  volta 
maggiore  Giacinto  Calandrucci  colori 
l'Assunzione  di  Maria  in  Cielo.  L'Imma- 
colata Concezione  nella  volta  della  cro- 
ciera fu  condotta  da  Giuseppe  e  Andrea' 
Odazi:  il  s.  Francesco  è  opera  di  Mario, 
figlio  di  Luigi  Garzi ,  e  la  Bisurrezione 
di  Cristo  venne  colorita  piue  da  Calan- 
drucci. La  volta  minore  a  de«itra  dell'al- 
tare grande  fu  dipinta  da  Gio.  Battista 
Parodi  genovese:  quella  a  sinistra  da  Lui- 
gi e  Mario  Garzi.  1  tondi  o  ovali  sulle 
due  porte  laterali,  una  che  mette  alla  sa- 
grestia, r  altra  al  locale  già  spedale,  e- 
sprimenti  la  Venuta  dello  Spirito  Santo, 
ed  i  ss.  Gioacchino  e  Anna,  ambedue  so- 
no d'Andrea  Procaccini;  gli  altri  due  in- 
contro sulle  porte  laterali  della  chiesa, 
rappresentanti  il  Transito  di  s.  Giuseppe 
e  il  Presepio,  furono  condotti  da'ricorda- 
ti  fratelli  Odazi.  Piimarcò  inoltre  Venu- 
ti, esistere  in  questa  chiesa  im  bell'Ange- 
lo di  marmo  scolpito  da  M.'  Le  Gros. 
Interessanti  notizie  ci  diede  sulla  chiesa, 
sodalizio  e  spedale  l'Alveri,  Roma  in  o- 
gni  stiitOj  l.  2,p.  362  e  seg.  Imperocché 
oltre  il  narrare  in  buona  parte  il  già  rife- 
ferito,  anch'egli  anticipando  al  i4^9  '^ 
compimetfto  della  chiesa,  e  la  riedificazio- 
ne o"«mpliazione  dell'ospedale  riportan- 
do al  i6i6;  oltre  il  riferire  che  dopo  il 
i584  molti  musici  si  recavano  a  cantar- 
vi messa  l'S  giugno,  in  rendimento  di 
grazie  pel  pericolo  scau»palo  di  naufraga- 
re nel  detto  anno,  allorché  Gregorio  XI  11 
gl'mviò  ad  Ostia  per  incontrare  gli  am- 


U  i\  I 
l);i<(i.itot  i  qinppoiiesi,  in  cIjo  il  nonibelli 
Vilna  nelle  incconlaleparlicoliirilà;  ripor- 
ta tutte  le  isci'iziuiiiiii  nìaniio  che  in  iiu* 
mero  di  C)5  esistevano  nel  1 604  nella  cliie- 
sa,  oonìprese  le  uiorlnai  ie,  quelle  cle'be- 
iiemeriti  ,  benefalturi  o  fonchitori  delie 
cappelle,  chiesa,  soilalizioe  spedale,  di- 
versi de'quaiicoufrali,  camerlenghi  e  cu- 
stodi del  medesimo  luogo  [)io,  e  perciò  con 
denomiua/ioni  proprie  in  latino  dell'arti 
da  loro  professale;  con  lasciti  di  messe  e 
dotazioni  alle  zitelle;  quelle  delle  sepol- 
ture dell'univeisitù  de'garzoni  degli  or- 
tolani di  campagna  e  deiruniversilà  de* 
garzoni  de'  vermicellaii.  Sono  da  ram- 
ni entaisi  le  iscrizioni  che  riproducono  i 
brevi,  di  Gregorio  Xlll  concedente  gra- 
yie  e  indulgenze  in  diverse  feste  e  tempi 
dell'anno;  di  Urbano  Vili,  coi  quale  con- 
cesse a'y  altari  privilegiali,  che  nomina, 
r  indulgenze  ad  scptennium  ,  di  quelli 
«Iella  basilica  Vaticana;  di  Sisto  V  sui  ri- 
cordati privilegi;  e  di  Paolo  V,  che  accor- 
dò la  liberazione  d'un*ani(na  dal  purga- 
torio, celebrandosi  la  messa  de' definiti 
all'altare  maggiore.  Finalmente  un'iscri- 
iione  ricorda  la  consagrazione  di  tale  al- 
tare, eseguita  a'6  ottobre 1 585  in  onore 
della  Natività  della  Madonna,  da  Barto- 
lomeo Doria  vescovo  Miiionense,  col  no- 
vero delle  ss.  Reliquie  che  vi  collocò.  Nel- 
la chiesa  si  fa  l'annua  e  solenne  esposi- 
zione delle  Quarnnt'ore.  Anche  le  de- 
scritte I  3  università  addobbavano  ne' pos- 
sessi de'Papi  un  buon  tratto  della  stra- 
da da  loro  percorsa  colla  solenne  cavalca- 
ta. Tale  tempio,  meraviglioso  per  l'ele- 
ganza di  sua  struttura  ,  e  per  la  dovizia 
de'marmi  e  dell'oro  a  profusione  versa- 
to nelle  pareli  e  nella  volta,  è  un  monu- 
mento delle  1 3  principali  corporazioni  di 
arti  e  mestieri  costituenti  ciascuna  una 
propria  università,  che  associate  insieme 
sotto  la  grande  insegna  della  religione, 
con  miracoli  di  spese  e  donazioni  aveanu 
eretto  e  dotato  in  onore  dell'Augusti!  Re- 
gina de'Cieli.  NeliHoi  sciolte  tutte  le  u- 
uiversitàarlistiche,dellei  3  udì  vergila  che 

VOL.  LXXXIV. 


UNI  193 

comprendeva  qucst'arciconfraternilfl,  re- 
starono a  far  parte  di  essa,  con  proprie- 
tà della  chiesa  e  dell'oratorio,  principal- 
mente le  seguenti,  che  hanno  nella  mede- 
sima quelle  proprie  cappelle,  che  ricorde- 
rò coli'ordine  cui  le  descrissi,  e  ciascuna 
il  suo  particolare  guardiano  speciale  d'o- 
gni corporazione.  La  i .'  cappella  della  ss. 
Annunziata, è  de'mercanti  e  sensali  ripa- 
li. La  2.'  di  s.  Caterina,  è  de'vermicella- 
ri  padroni  e  loro  garzoni.  La  3."  di  s. 
Bartolomeo,  è  de'vignaroli  padroni  e  de* 
mezzaroli.  La  4-*  '■^^^  ss.  Crocefisso,  è  de' 
pollaroli  padroni  e  loro  garzoni.  La 5.*  a 
aliare  maggiore,  è  de'frullaroli  e  pizzica- 
roli  padroni.  La  6."  di  s.  Francesco ,  è 
de'molinari  padroni  e  garzoni.  La  7.'  di 
s.  Gio.  Battista,  è  de'giovani  e  compagni 
pizzicaroli.  La  8.^  di  s.  Carlo,  anticamen- 
te ss.  Crispino  e  CrÌ8piniano,èdegliscar- 
pinelli.  La  g.'  di  s.  Sebastiano,  è  de'limo- 
nari  padroni  de'giardini  e  loro  garzoni. 
Tali  sono  l'università  artistiche  supersti- 
ti della  chiesa  di  s.  Maria  dell'Orto.  Nel 
lunedì  fra  l'S."'  del  Corpus  Domi  ni  do- 
po vespero  il  sodalizio  celebra  la  solenne 
processione  col  ss.  Sagramento.  Narra  il 
n."  227  del  Gior tulle  di  Roma  del  1 85  r, 
che  a'29  settembre  il  Papa  Pio  IX,  do- 
po aver  visitato  l'ospizio  apostolico  di  s. 
Michele,  acccompagnalo  da'cardinaliTo- 
sli  e  Antonelli,  e  seguilo  dalla  nobile  sua 
corte,  si  recò  a  piedi  al  sagro  tempio  di 
s.  Maria  ilell'Orto,  che  parla  dell'antiche 
glorie  religiose  di  molli  celi  d'  arte  già 
riunili  in  università.  Al  limitare  di  esso 
fu  ricevuto  dalla  numerosa  arcìconfra- 
temila  genuflessa,  formala  da  lutti  indi- 
vidui delle  memorate  corporazioni,  e  da 
mg."^  Salvatore  Nobili  Vilelleschi  che  n'e- 
ra a  capo  come  vicario  del  cardinal  Gia- 
como Piccolomini  protettore  assente  da 
Roma.  Il  Papa  orò  innanzi  il  ss.  Sagra- 
mento esposto  solennemente  in  forma  di 
QuaranCoì'i\  e  poi  passando  nel  conti- 
guo oratorio  si  assise  sul  Irono  apposita- 
mente innalzalo,  dal  (piale  ammi.sc  al  ba- 
cio del  piede  i  confratelli.  Indi  a  loro  ri- 

i3 


194  u^' 

volfo  con  beuignissime  parole  si  degnò  di 
m;uiifeslarea'medesimi,roii»'erano  diret- 
te le  sue  palei  uè  cure  a  prò  delle  varie 
classi  degli  artieri,  e  cìie  ad  un  consiglio 
da  lui  espressamente  foimalo  avea  com- 
messo l'esame  de'pro vvedimenli  da  pren- 
dersi, perchè  riorganizzandosi  queste  cor- 
porn7Ìoi»i  possa  rianimarsi  in  loro  lo  spi- 
rilo di  religione,  ch'è  il  massimo  d'ogni 
inleiesse, e  migMorarsi  ancora  nella  pro- 
sperità materiale.  Si  compiacque  d*  ag- 
giungere ,  che  queste  aggregazioni  rior- 
dinale doveano  porre  un  argine  insupe- 
rabiIeall*irreligione  e  all'immoralità  del- 
l'età presente,  e  che  non  mancando  an- 
cora tra  il  ceto  degli  arlieri  della  travia- 
ta gioventù,  dovevano  gl'individui  di  cia- 
scuna aggregazione  fare  nella  rispettiva 
corporazione  di  arte  sempre  nuovi  pro- 
seliti al  bene  calla  pietà,  e  fedeli  e  ono- 
rati sudditi  al  trono.  Indi  compartita  la 
benedizione  apostolica  a  lutti  i  confrati, 
partì  lasciando  lutti  compresi  di  religio- 
sa gioia  per  un  lauto  onore  loro  accor- 
<lato. 

Ostie  Magazzinieri,  Universi las  vel 
Corpus  Vinariornm  Urbis.  Oste  e  ostel- 
Jano,  Vinarius,  è  secondo  il  Dizionario 
della  lingua  italiana,  quegli  che  dà  a  be- 
re il  Vino  i^F^.)  e  mangiare,  e  alberga  al- 
imi per  denari ,  Caupo,  Tabernarius, 
Siabularius.  E  l'ostessa,  l'albergalrice, 
quella  che  tiene  osteria  e  anche  la  mo- 
glie del  l'oste,  r^///70rt^,  Tabernaria, Sta- 
bularla. Dicesi  bettoliere ,  il  tavernaio, 
quegli  che  tiene  taverna.  L'osteria,  Cau- 
pona^  Taberna  Vinaria  ^  luogo  dove  si 
mangia  e  alloggia  con  pagarne» to^  anche 
oslelliere  e  ostello.  Bettola ,  Cauponula, 
Popina,  osteria  dove  si  vende  vino  a  mi- 
nulo,  ed  alquanto  di  mangiare.  11  Mura- 
tori, Dlssert.  dell'origine  delle  voci  ita- 
liane, chiama  la  bettola,  vilis  Caupona, 
dove  la  plebe  va  a  bere,  forse  derivata 
dalla  lingua  germanica. Taverna,  Taber- 
na meritoria  caupona,  osteria  da  perso- 
ne vili.  Magazziniere,  colui  ch'è  preposto 
alla  custodia  de'magazziui,  Horrearius. 


UN  r 

Magazzino,  stanza  dove  si  ripongono  fef 
meicanzie  e  le  grasce,  /tpolhcca  ,  Hor- 
reiif!,  Proinpluariuni,  CV///^/,- anche  di  vi- 
no, il  Morcelli  nel  vocjdioU)  magazzinie- 
re: Uno  de"  consoli  dell' imiversrtà  degli 
osti  ede'nuigaz/inieri.  /t diecina  interpri- 
inos  Corporis  Vinariornm.  La  denonii* 
nazione  e  1'  uHìzio  essendo  comune  agli 
Albergatori,  in  questo  paragrafo  vi  sono 
erudizioni,  nozioni, ed  i  doveri  che  rigtiar- 
dano  gli  osti  e  le  osterie,  non  che  la  lo- 
ro origine.  Già  notai  nel  voi.  Lll,  p.  4^* 
che  dal  nome  hospiles,  cioè  albergatori^ 
derivò  il  vocabolo  Oste.  Il  Martinetti,  La 
Diceologia,  p.  479j  parlando  degli  o.sli, 
trattori  e  albeigatori,  osserva  che  dopo  i 
tempi  d'assoluta  ospitalilà,  così  celebii  e 
onorevoli  all'  umanità  presso  gli  ebrei,  i 
greci  ed  i  romani  specialmente,  di  cui  ve 
n'  ha  qualche  idea  ancora  in  alcuna  re- 
gione di  oriente  ,  di  mano  in  mano  de- 
generando ii  mondo  pe'tiadimenti  in  ispe- 
eie  che  vi  si  facevano  contro  l'ospitalità, 
si  esclusero  i  viandanti  e  passeg^ieri  da 
sì  grande  vantaggio,  e  per  necessità  e  spe- 
culazione d'interesse  sorsero  i  così  delti 
osti,  albergatori,  trattori  o  ristoratori,  ah 
hospilando ,  tractando  ,  restaurando.  Il 
Ferrari  xìtW Origini  della  lingua  italia- 
na,  sostiene  che  O^/e debba  scriversi  Ho- 
slr  (come  lo  trovo  chiamato  nel  Felici, 
Onomasticum  Ronianuin,  Hoste,  flosie- 
ria,  Hostaria,  Hostarietla),  ab  hospitaU' 
doj  et  hosteria,  ho  spi  lari  uni,  hospiteria^ 
hospitalaria,  hoslello,  albeigo,  alloggio. 
Ì!Ìe\V Ecclesiaste,  cap.  9,6,  v.  ^B,  dice  de- 
gli oslij  Non  justijicabitur  cnupo  a  pec- 
calis  labiorum.  Leggi  parzitdi  in  seguito 
regolarono  i  doveri  di  questi  mestieri,  ver- 
so i  viandcinti  ed  avventori,  poiché  Ora- 
zio, Semi.  lib.  1,  i,  5,  li  chiama  a'tempt 
suoi  maligni,  titolo  che  non  può  applicar- 
si odiernamente  a  tulli.  Anche  una  rubri- 
ca intera  v'ha  ne'Digesti:  Nautaecaupo- 
nes^slabulariì  ut  recepla  reslituant.\ei\a  - 
si  anche  la  legge,  Tabernam^dig,  defund. 
instr.j  la  legge  binaria,  dig.  de  bis  qui  no- 
tanUtrinfamia.TiH'at\uaìiMiiyiii\e{iiLOìì 


allevare,  tl»e  il  conlalto  necessftfioclic  han 
no  que'clic  esercilaiio  tali  U)estiei'i  di  osli, 
IraHoi  i  e  albeigalori,con  ogni  sorta  di  per- 
sone e  ditbiaslieii,  indusse  nell'antica  età 
eil  a'ieinpi  nastri  la  sorveglianza  della  pò- 
ii/ia  sopra  i  loro  luoghi.  Leone  Xll  coti 
relli.vsinie  e  sagaci  intenzioni  portò  la  sua 
ntlcUta  vigilanza  e  salutarle  severità  sul- 
le osterie  e  bettole  che  veudevano  il  solo 
vino,  e  per  eliniiuare  1'  ubbriacliezza,  la 
crapula  e  tutte  quante  le  sue  funeste  con- 
seguente, enuhieraie  dalla  sua  disposizio- 
ne, di  quelli  cioè  che  lutto  il  loro  denaro 
in  esse  sciupavano  tra  il  giuoco  e  la  goz- 
zoviglia, cou  detritnento  eziaiidio  delle 
loro  famiglie,  cui  facevano  mancare  del 
sostentamento  hecessario;  ed  inoltre  eb- 
bri dal  vino,  muovendo  facilmente  alter- 
chi e  risse,  di  fre(|Uenle  succedevauo  feli- 
inenti  e  uccisioni,  con  grave  alterazione 
e  turbamento  della  pubblica  tranquillità; 
pertanto  ecomenarrai  nel  voi. XXXVIll, 
p.  62  ,  ordinò  che  nelle  osterie  e  bettole 
iion  cucinanti,  niuno  potesse  trattenervi - 
si,  e  soltanto  comprare  o  bere  il  vino  iu 
piedi  e  sul  limitare  di  loro  porle,  le  qua- 
li fece  munire  di  cancellelti  di  legno,  on- 
de impediie  l'ingresso  nelle  medesime  o- 
sterie.  Naluialmeu  le  generale  fu  la  disap- 
provazione e  le  mormorazioni  sì  LÌeMun- 
dilo»  i  di  vino  e  sì  di  quelli  che  non  pote- 
vano pili  recarsi  nelle  taverne,  anche  pel' 
semplice  necessilàdi  bere  con  iscarso  ci- 
bo. I  saggi  invece  encomiarono  la  prov- 
videnza, benché  rigorosa;  le  famiglie  del 
bas^o  popolo  benedirono  il  Papa,  nello 
sperin»entarne  le  benefiche  cure  j  pe' ri- 
sultati die  uè  provarono.  Ma  il  pontifica- 
lo d»  Leone  XII  fu  breve  ,  e  tosto  nella 
sede  vacante  molteplici  reclauii  domao- 
ilarono  la  reuiozione  degli  odiati  cancel- 
lelli.  11  sagro  collegio,  venerando  la  me- 
moria del  virtuoso  defunto,  non  gli  esau- 
dì, limetlendosi  al  nuovo  Papa.  A|)pena 
per  tale  fu  eletto  Pio  Vili,  nella  notifi- 
cazione de'5  aprile  1829  del  segietario 
di  stato  cardinal  Albani,  per  annunciare 
la  pontificia  coronuzioue  eie  benefieenze 


U  N I  19J 

al  popolo  del  novello  Pontefice,  fra  desse 
vi  comprese.»»  Confidando  finalmente  hi 
stessa  Santità  Sua  nella  morigeratezza  de' 
suoi  sudditi,  condiscende,  che  negli  spac- 
ci di  vino  già  permessi  sia  tolto  il  così 
detto  Caiicellctto  ,  e  che  il  popolo  che 
s'intratteneva  lungo  le  strade,  o  rifugia- 
vasi  ne'portoni,  abbia  pure  libero  l'adito 
negli  spacci  suddetti,  ue'quali  restano  e- 
spressa mente  proibite  le  tavole,  le  sedie, 
li  banchi,  e  qualunque  utensile,  che  pos- 
sa somministrare  motivo  al  soverchio 
trattenimento,  causa  talvolta  deiriulem- 
pefanza  e  di  altri  disordini.  Che  se  talu- 
no contravvenisse,  non  solo  sarà  punito 
per  la  sua  disubbidienza,  ma  darà  moti- 
vo che  venga  di  nuovo  riposto  in  osser- 
vanza l'uso  àe  Cancellelti  ".  Questi  non 
furouo  più  ripristinati,  e  le  tavole,  le  se- 
die, li  banchi  si  ristabilirono  nell'osterie 
e  bettole  spaccialrici  di  solo  vino.  Il  car- 
dinal Morichini,  Degl*  istiluti  di  pubbli- 
ca carila  in  Roma,  1. 1 ,  p.  272,  ragionan- 
do sulla  condizione  morale  e  intellettuale 
del  Povero,  del  morale  suo  miglioramen- 
to, scopo  precipuo  de'pii  istituti,  de'priu* 
ci  pali  vizi  del  povero,  intemperanza,  ozio^ 
Giuoco  (T^.),  mal  costume,  Bestemmici 
(F.),  riporta  i  preservativi  e  rimedi  di  le- 
ligione  e  di  educazione,  terminando  eoa 
dire.  **  Noi  vorremmo  che  ancor  qualche 
istituto  de'molti  che  abbiamo  si  occupas- 
se a  combattere  il  vizio  tremendo  della 
Ubhrictcliezza  (V.),  e  le  famose  socielà 
di  temperanza  avessero  fra  noi  liu' op- 
portuna applicazione".  Di  queste  feci  pa-^ 
rula  altrove,  conie  del  benemerito  suo 
fondatole,  a  gloria  del  quale  edel  suo  san- 
to proponimento  ,  trovo  opportuno  qui 
ripetere  il  rijiorlato  dalla  Civiltà  Cattoli' 
ca,  serie  3.",  l.  5,  p.  Soy.  *»  Il  celebre  p. 
Teobaldo  Mathew,deirordiuede'pp. cap- 
puccini ,  di  cui  f(i  anche  provinciale  iu 
Irlanda,  dello  VAposlolo  della  Temp^~ 
tanza,  nato  in  Coik  d'Irlanda,  morì  non 
ha  mollo  (nel  gennaio  iHSy)  in  Queen- 
slown,  carico  d'atmi  e  di  meriti  coronati 
du  ([uasi  incredibili  successi  neli'oggelio 


196  U  N  I 

speciale  tli  sua  predicazione.  In  Nenngli 
:>,o  mila  persone  in  un  sol  giorno,  ed  a 
Oaiwoy  100  mila  in  due  giorni,  mosse 
dalla  sua  eloquenza,  promisero  solenne- 
mente di  non  bere  più  liquori.  In  una 
settimana  da  180  a  200  mila  diedero  la 
stessa  parola  inLongliree  ed  inPortumna. 
In  Dublino  la  diedero  70  mila  in  5  gior- 
ni. Dopo  predicala  la  temperanza  in  Ir- 
landa ed  in  Inghilterra,  l'eloquente  ora- 
tore passò  in  America,  accolto  in  ogni  luo- 
go a  gran  festa  e  fa  voi  e,  non  meno  da* 
cattolici  che  da*  protestanti  d'ogni  setta. 
Che  poi  le  promesse,  almeno  in  gran  par- 
te, si  mantenessero,  lo  prova  1'  accaduto 
in  una  città  d'Irlanda,  nella  quale,  come 
si  narra,  il  fratello  del  p.  Malhew  fu  con- 
dotto a  far  fallimento  e  chiudere  il  suo 
negozio  di  liquori,  grazie  alle  prediche 
di  lui.  La  regina  Vittoria  avea  alcuni 
anni  sono  assegnata,  sopra  il  suo  peculio, 
all'Apostolo  della  temperanza  la  som- 
nìa  annuale  di  ySoo  franchi,  come  se- 
gno di  gratitudine  pel  bene  fatto  a'  suoi 
sudditi".  Gli  osti,  i  magazzinieri,  e  persi- 
no i  loro  garzoni  per  tempo  si  costitui- 
rono in  particolare  università  con  pro- 
prie cappelle,  sodalizi  ed  esercizio  di  ope- 
re edificanti  di  cristiana  pietà  e  carità. 
lVe*posses8Ì  de'Papi  le  università  degli  o- 
sti,de*magazzinieri  e  de'loro  garzoni,  an- 
ch'esse  ornavano  un  tratto  della  via  da 
loro  percorsa  colla  pompa  della  cavalcata, 
e  ne  riporta  le  testimonianze  Cancellieri 
nella  Storia  dt  possessi.  Con  Fanucci, 
Piazza  e  altri  discorsi  nel  paragrafo  Bi^r- 
caroli^  die  nel  pontificato  d'Alessandro 
VI,  dall'università  degli  osti,  albergatori, 
barcaroli  e  altri  fu  edificata  ia  chiesa  de* 
ss.  Rocco  e  Martino,  che  indi  compraro- 
no la  contigua  area  per  fabbricarvi  1*  o- 
spedale,  e  furono  erette  in  confraternita, 
avendo  gli  osti  aggiunto  al  primario  ti- 
tolo di  s.  Rocco  quello  di  s.  Martino  di 
Tours  loro  protettore,  a  cui  eressero  nel- 
la crociera  un  altare,  celebrandovi  la  fe- 
sta e  in  essa  dotando  zitelle  povere  e  o- 
uesle,  anche  con  aggregazione  di  sorelle. 


UNI 

Afferma  il  lodevole  operato  degli  osti,  an- 
che Venuti,  Roma  moderna,  p.  4o2.  Nel 
voi.  LXXX ,  p.  3o3 ,  feci  ricordo  della 
chiesa  parrocchiale  di  s.  Stefano  in  Trullo 
(/  .)a  piazza  di  Pietra, da  GregorioXIII 
data  n  Trinitari.  Ora  apprendo  da  Mar- 
tinelli, che  da  Pio  IV  era  stata  unita  al- 
lo spedale  de'P^zz/,  poi  concessa  a'detti 
religiosi,  nane  Tahernarioriun  Società- 
tis.  Ma  pochi  anni  dopo  fu  demolita.  Tro- 
vai ancora  che  gli  osti  ebbero  un  tempo 
la  propria  cappella  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria in  Aquiro.  Riferisce  Piazza  nel  trai.  9, 
p.  96, che  gli  osti  aveano  nella  chiesa  del- 
l'05'yye<:/<^ /e  e?/  s.  Maria  della  Consola- 
zione  la  cappella  dell'Assunta,  di  cui  non 
solennizzavano  la  festa  ,  ma  bensì  quella 
della  Decollazione  di  s.  Gio.  Battista  lo- 
ro patrono,  colla  distribuzione  di  due  do- 
ti. Veramente  in  tale  cappella  uffiziava 
l'università  de'giovani  e  garzoni  degli  o- 
sti,  come  rilevai  nel  voi.  XLIX,  p.  281, 
dicendo  che  fu  loro  data  nel  1 585  e  la  ri- 
fabbricarono. Altrettanto  conferma  Ve- 
nuti a  p.  83o,  che  i  garzoni  degli  osti 
l'ebbero  nel  i585  e  riedificarono  a  loro 
spese  in  onore  dell'Assunzione  della  Ma- 
donna, provvedendola  di  cappellano  e  al- 
tre cose  necessarie;  e  per  essere  curati  nel- 
le loro  infermità  nell'ospedale  contiguo, 
a  questo  dierono  600  scudi.  La  cappel- 
la esiste  nel  sinistro  lato  della  chiesa,  ed 
è  la  2.",  ed  il  quadro  dell'  altare  espri- 
mente l'Assunzione  al  cielo  di  Maria,  co- 
gli Apostoli,  Io  dipinse  a  olio  Francesco 
Nappi,  autore  eziandio  degli  aflreschi  at- 
torno. Notai  nel  voi.  LVI,  p.  Boy, col  Ber- 
nardini, che  nella  chiesa  di  s.  Maria  in 
Monteroui  era  nel  1744  '^  compagnia  e 
università  de'magazzinieri.  11  Bernardini 
che  nel  1744  pubblicò  la  Descrizione  de* 
Rioni  di  Roma  ydxce  che  in  quello  di  Pon- 
te eravi  la  chiesa  di  s.  Biagio  vescovo  e 
martire  denominata  della  Fossa,  già  det- 
tale 0//i'^, dell'università  degli  osti. L'u- 
bicazione in  cui  esisteva  la  descrive  Ve- 
nuti a  p.  4^0,  Di  s.  Biagio  della  Fossa. 
Traversandola  via  de'Coronari  uel  priu- 


UN  I 
ci()io  della  piazza  di  s.  IMaria  della  Pace, 
a  suo  tempo  e  nel  i  767  sorgeva  la  chie- 
sa di  s.  Diaì>io  della  Fossa,  chiamata  pri- 
ma de  Oliva  di  Trivio^  da  tre  vie  sulle 
quali  era  posta;  si  disse  poi  della  Fossa^ 
e  ile  Pettini  da  una  pittura  a  tìesco  del 
martino  di  detto  santo,  condotta  dal  cav. 
Guidetti  d'ordine  d'  Agostino  Alberlini 
l'ornano,  il  quale  a  sue  spese  la  ristorò  nel 
i658;  pittura  poi  guastala  e  ridipinta. 
11  quadro  della  B.  Vergine  e  di  s.  Nico- 
la di  Bari  nell'altare  a  dritta  era  dello 
slesso  Guidotli.  Il  miracolo  di  s.  Biagio 
l'avea  colorito  un  allievo  di  detto  pitto- 
re; e  la  B.  Vergine  della  Pietà  nell'altro 
era  slato  copialo  dall'originale  di  Carac- 
ci.  Aggiunge  Venuti,  che  Benedetto  XIII 
avendo  soppressa  la  parrocchia  cheavea 
Ki  chiesa,  assegnandone  le  anime  e  gli  u- 
tdi  alle  chiese  di  s.  Lorenzo  in  Damaso, 
t  de'ss.  Simone  e  Giuda,  dipoi  il  succes- 
s<jre  Clemente  XII  la  concesse  all'uni  ver- 
sila degli  osti  e  magazzinieri,  che  vi  eserci- 
tarono le  loro  funzioni.  Avendo  la  chiesa 
dato  o  preso  il  nome  di  Foasa,  nel  vico- 
Io  ove  esisteva,  ad  esso  gli  è  restato,  e  pa- 
re derivato  da  un  fosso  che  ivi  anticamen- 
te circuiva  un  orlo.  Di  più  il  vicolo  adia- 
cente prese  e  tuttora  porta  il  nome  di  vi- 
*5olo  degli  Osti,  presso  la  piazza  di  Mou- 
tevecchio,così  della  per  esservi  stato  l'an- 
lico  Monte  di  Pietà.  Notizie  sulla  chiesa 
le  leggo  pure  ne'seguenti  scrittori.  Pan- 
ciroli  nel  iGoo  la  chiamò  s.  Biagio  alla 
Pace,  soprannome  preso  dall'omonima 
vicina  chiesa.  Martinelli  nel  i653  la  di- 
ce de  Fouea^  si\>e  de  Fossa,  alias'  in  Tri' 
bus  Fiis,  prope  s.  Marìae  de  Pace,  li 
Piazza  utW Eitsevologio,  trai.  7,cap.  36: 
Confraternita  dell'  anime  piìi  bisogno' 
se  a  s.  Biagio  della  Fossa,  dice  che  nel 
i6c)8  vi  era  la  compagnia  del  ss.  Nome 
.»r  Gesù,  di  IMaria  e  di  s.  Giuseppe  dell'a- 
uiuìe  più  bisognose  del  purgatorio,  ap- 
provala da  Innocenzo  XI  nel  1687.  De- 
scrive l'istituto  e  le  opere  di  pietà  che  e- 
scMcilavH  la  confraternita  composta  di  più 
che  joo  frulclli,  i  di  cui  due  primi  guar* 


UNI  197 

diani  erano  uno  principe  e  l'altro  cava- 
liere, gli  altri  due  guardiani  artisti.  Que- 
sto sodalizio  ora  sta  nella  sua  chiesa  di 
s.  Nicola  in  Arcione,  e  lo  descrissi  nel  voi. 
XVI,  p.  1 3o.  11  Bovio,  La  pietà  trionfan.' 
te  nella  basilica  di  s.  Lorenzo  in  Dania' 
soy  p.i54i  la  descrive  come  filiale  di  tale 
basilica,  dicendo  chiamarsi  de  Oliva  da 
un  albero  d'olivo  esistente  un  tempo  nel- 
l'orto adiacente  alla  chiesa,  m  T'nVio  dal- 
le tre  strade  che  le  sboccavano  innanzi, 
della  Fossa^ev  quella  che  cingeva  il  det- 
to orlo,  in  luogo  del  quale  furono  fab- 
bricate case  con  canone  alla  chiesa  di  di- 
retto dominio.  Nella  visita  del  1570  la 
sua  parrocchia  conteneva  200  famiglie, 
con  annua  rendita  di  100  scudi;  ma  nel 
1 582  eransi  ridotte  a  44i  e  invece  poscia 
la  rendita  giunse  a  scudi  400*  La  pa»'- 
rocchia  fu  soppressa  nel  maggio  i  726  per 
la  decadenza  della  chiesa  ;  e  siccome  ite 
pretesero  le  rendite  i  canonici,  i  benefi- 
ciati ed  i  chierici  beneficiati  della  basi- 
lica ,  secondo  le  loro  particolari  ragioni, 
si  dilfuse  io  questo,  e  quanto  alla  parroc- 
chia fu  divisa  tra  quelle  di  s.  Tommaso 
in  Parione,  e  de'ss.  Simone  e  Giuda.  In- 
oltre il  Fonseca,  De  basilica  s.  Lau- 
rentii  in  Damaso,  a  p.  295,  anch'  egli 
traila.  De  Ecclesia  s.  Blasii  de  Oliva ^ 
de  Fovea  nuncupatur,  appellazioni  che 
spiega  a  seconda  del  già  riferito.  La  di- 
ce composta  d'  un'unica  nave  lacunari 
satis  decenti  contee tani ,  celebra ndovisi 
la  sola  festa  del  titolare,  con  indulgenza 
plenaria.  Che  alla  sua  parrocchia  eranw 
state  unite  altre  circostanti  soppresse;  e 
che  nel  16 19  eravi  stata  eretta  Societas 
sub  titulo  de  Plagis  in  sacrosanctunt 
Salvatoris  nostri  Corpus  in/lictis,  dum 
adcolumnam/lagelliscaederetur.Dmì- 
que  nel  i74^>  anno  in  cui  pubblicò  l'o- 
pera il  Fonseca,  pare  che  i  magazzinieri 
osti  ancora  non  1' avessero  avuta,  se  nel- 
la chiesa  eravi  il  detto  sodalizio.  Però  al- 
la successiva  testimonianza  a  loro  favore 
di  Venuti,  aggiungerò  quella  del  Diario 
di  Roma.  Sì  legge  uc*  u."   858o  e  65^  n 


/ 


198  UNI 

flel  I  774,  che  l'universilà  degli  osti  aven- 
do oltenufo  da  Clemente  XIV  per  loro 
jìroleltore  il  cardinal  Brnscbi,  che  nel  se- 
pnente  anno  gli  successe  col  nome  di  Pio 
VI,  proteltoria  vacata  per  morte  del  car- 
dinal Carlo  All>ertoGuidobono  Cavalcbi- 
ni,  a*ig  maggio  con  nobile  treno  di  car- 
rozze colle  solite  formalità  prese  il  solen- 
ne possesso  della  chiesa,  col  Te  Deiim  in 
mnsica,  sparo  di  morlari  e  vaghe  grmo- 
t)iose  sinfonie  dell'orchestra  eretta  fuori 
della  chiesa.  L'interno  di  questa  era  sta- 
lo tutto  nobilmente  parato  con  sorpren* 
dente  ricchezza,  persino  nei  soffitto,  non 
«vendo  essa  ornati.  L'architetto  fu  Co- 
sci, il  festarolo  Calidi  che  a  forza  di  vellu- 
ti, damaschi  cremisi,  arabeschi ,  tocche 
d'oro  e  quantità  di  ti  ine  d'oro  e  argento, 
seppe  formare  pilastri  con  basi  e  capitel- 
li,archi  di  cappelle,  porte  laterali,  lutto  a 
foggia  di  ricamo,  con  cpscate  altresì  di  fio- 
ri, lampadari  e  placche  di  cristallo  dispo- 
ste per  tutta  la  chiesq.  Nel  giorno  prece- 
dente l'università  degli  osti  con  solenni 
vesperi  e  messa  cantata  avea  celebratola 
festa  di  S.Teodoro,  meglio  Teodoto(r\), 
martire  apcirano, di  professione  osJe  e  pa- 
trono dell'università;  indi  n^'  posteriori 
giorni  celebiarono  un  triduo  solenne  in 
onore  della  venuta  dello  Spirito  Santo, 
con  indulgenza  plenaria,  e  coll'esposi^io- 
ne  del  ss.  Sagtametìto,  col  quale  conse- 
cutivamente dierono  la  benedizione,  mg. "^ 
A  rese  canonico  Vaticano,iI  protettore  car- 
dinal Ihaschi,  e  mg.*^  Contessini  arcive- 
scovo d'Alene.  Nel  180  i  soppresse  tutte 
l'universilà,  anche  quelle  de^Ii  osti  e  ma- 
gazzinieri, non  che  quelle  de'Ioro  giova- 
ni e  garzoni, si  compresero  nello  sciogli- 
ineulo,  ^eguì  quindi  anche  l'abbattimen- 
to della  chiesa  di  s.  Bingio.  Per  attestato 
delRenazzi,  Storia  dell' università  degli 
'Studi  di  Romft^ancQva  sussisteva  la  chie- 
sa nel  i8o4,  ed  era  intitolala  a  s.  Mar- 
tino protettore  degli  osti.  Dopoché  il  re- 
gnante Pio  IX  richiamò  a  ricostituirsi  le 
lUii versila  arlistiche,  una  delle  pocbe  che 
prontamente  ubbidirono  è  1'  università 


UNI 

de'commercianti  di  vino  ed  osti,  laonde 
venne  legalmente  rinnovata  dal  suo  pon- 
tifìcio molo-proprio  de'i4  maggio 1 852, 
stabilendo  la  sua  sede  presso  la  chiesa  di 
s.  Maria  in  Trivio,  ed  in  questa  le  die 
la  i."  cappella  a  sinistra  dell'ingresso,  i) 
cui  altare  ha  per  quadro  s.  Maria  Mad 
dalena  comunicata  dall'Angelo,  dipinto 
d'un  qualche  pregio  di  Luigi  Scaramuc- 
cia perugino;  indi  nel  febbraio  18157  ^^ 
concesse  a  protettore  il  cardinal  France- 
sco de  Medici,  come  notificò  il  n.°  36  del 
Giornale  di  Roma.  Della  chiesa  di  s.  Ma- 
ria in  Trivio,  che  non  va  confusa  collf^ 
non  piùesistente  chiesa  di  s.  Maria  in  Can- 
nella, come  fecero  alcuni  ,  e  della  quale 
ragionai  al  paragrafo Crt/so/tì!r/,e  riparlai 
nel  voi.  LXIX,  p.  285  dicendo  che  la  chie- 
sa fu  dallo  stesso  Papa  Pio  IX  data  col- 
r annessa  casa  per  lo'sludenlato  o  con- 
vitto della  fiorente  congregazione  del  ss\ 
Sangue  (T'.)^  colla  condizione  di  ammet- 
tervi la  dptta  università  degli  osti,  i  qua- 
li nel  pianterreno  vj  hanno  formato  l'o- 
Vatorìo,  con  filare  ove  nelle  feste  finno 
celebrare  Iq  messa.  Inoltre  nella  chiesa  vi 
gl'oratorio  notturno  con  vari  allidi  pie- 
tà, introdottovi  nel  i854  dalla  lodnta 
congregazione.  Ricorderò  pure,  che  nel!;^ 
stessa  religiosa  casa  vi  sono  le  Scuole  Cri- 
stiane {^P^.)  pegli  scolari  francesi  di  Ro- 
ma, e  mantenuta  dall'ambasciatore  di 
Francia.  Finalmente  si  apprende  dal  n.° 
1 20  di  detto  Giornale, cht  domenica  24 
maggio  1857  l'Em.**  cardinal  De  Medi- 
ci, dopo  la  funzione  di  s.  Tcodoto  uìar- 
tire,  protettore  dell'  università  de'com- 
mercianti di  vino,  prese  formale  posses- 
so della  protetloria  dell'università  mede- 
sima inaugurala  lai. ''domenica  dell'Av- 
vento i856.  La  ceremonia  ebbe  luogo 
peiroralorio  di  s.  Maria  in  Trivio,  eret- 
to con  grande  decoro  e  non  piccolo  d,# 
spendio  dagli  aggregati  a  questa  nuova 
istituzione,  che  accresce  le  molte  opere 
di  religione  e  di  carila  fondale  in  Roma. 
In  tale  circostanza  il  nuovo  ed  elegante 
oiatoiio  presentò  quella  religiosa  pom- 


UN  I 
pa,  cii'è  propria  della  grandezza  de!  cul- 
to callolico. 

Pasticcieri.  V.  il  paragrafo  Cnochi  di 
(quest'articolo. 

Pccornri.  V.  il  paragrafo  Affidati  ^\ 
.quest'articolo. 

Pelhivi.  V.  i  paragrafi  di  quest'arti- 
colo, Faccinari  e  Mercanti  Mcrciari. 

PcUicciari.  Nel  senso  di  cui  intendo 
parlare,  pelle, Pr//?.v,  dicesi  la  pelle  o  spo- 
{;lia  dell'  animale  ,  invoglio  delle  mem- 
bra ;  e  pelliccia,  Melate,  la  veste  fitta  e 
foderata  di  pelle,  che  abbia  lungo  pelo, 
come  di  pecore,  capre,  martore,  armel- 
litii  o  ernicllini,  vai,  volpi  e  simili.  Ire- 
sti s  Pclliccn  ,  K'cl  Pelli t a  ;  quindi  pel- 
licciaio o  pellicciaro,  Pellio  f  Pelliona- 
rittSf  maestro  e  facitore  di  pellicce.  Di  que- 
ste diverse  specie  di  Pelle,  in  tale  arti- 
colo ricordai  quelle  riguardanti  gli  orna- 
menti e  fodere  fatte  con  pelli,  per  la  ge- 
rarchia eccle»ia<;tioa,  e  per  gli  altri  negli 
nrlicoli  relativi.  Le  pelli  dogli  animali  , 
le  corteccie  e  le  foglie  degli  alberi  furo- 
no le  prime  resti  (  ^.)  colle  quali  gli  uo- 
mini si  coprirono;  dal  che  viene  di  con- 
seguenza, che  le  pelliccie  si  doverono  a- 
doperare  in  ogni  tempo,  massime  presso 
i  popoli  sellenlrionali,  che  volevano  ri- 
pararsi dal  ligore  del  freddo.  Quello  pe- 
rò che  da  principio  non  era  che  un  og- 
getto d'utilità  e  di  comodo,  divenne  in 
appresso  un  oggetto  di  lusso,  e  sene  fe- 
ce l'ornamento  de'  magistrali,  de'  prin- 
cipi, de'  cavalieri,  ec.  Il  prezzo  consi- 
derabile che  si  attacca  alle  spoglie  de- 
gli animali,  massime  ne'  paesi  freddi  ,  é 
sempre  proporzionato  alla  bellezza  reale 
della  pelliccia  eqlla  ilillicollàdi  potersela 
procurare.  Tale  bellezza  consiste  nella 
lunghezza  del  pelo,  nella  sua  morbidez- 
za, nella  sua  densità,  perchè  il  pelo  è  più 
o  meno  fitlo,  e  finalmente  nel  suo  colo- 
re. E'  poi  ernioso  \\  vedete  firmare  uno 
de' vagheggiati  ornamenli  delle  t^leganti 
donne,  anzi  circondarne  d  volto,  parte 
più  nobile  e  più  bella  del  bellissimo  cor- 
po umano,  colla  ignobile  coda  pelosa 


UNI  199 

degli  animali!  Eziandio  l'università  de' 
pellicciari,  riferisce  Cancellieri  nella  Sto- 
ria de' possessi  de'  Papi,  era  una  delr 
Je  arti  che  decoravano  un  tratto  del- 
la via  per  la  quale  passavano  in  quella 
funzione  con  solenne  cavalcata.  Il  Piaz- 
za, trai,  g,  p.  94,  diceche  l'università  de* 
pellicciari  avea  la  propria  cappella  di  s. 
Gio.  Battista  nella  chiesa  di  s.  Pantaleo 
nel  rione  di  Parione,  che  descrissi  nel 
voi.  LiXIll ,  p.  96,  e  vi  celebravano  la 
festa  del  s.  Precursore  che  veneravano  a 
patrono,  per  aver  da  fanciullo  e  sino  al- 
l'età provetta  usato  per  vestito  la  pellic- 
cia o  pelle  d'agnelli,  de'quali  riparlai  al 
paragrafo  Affidati  di  quest'articolo,  ov- 
vero come  altri  vogliono  di  cammello,  Si 
può  vedere  anche  il  paragrafo  Guantari, 
per  l'analogia  dell'arte,  e  gli  sono  rela- 
tivi per  essa  e  per  le  pelli,quali  vesliraen- 
ta,  i  paragrafi  Vaccinari  e  Sartori. 

Pesca  tori. Pesca  e  pescagione,  Piscatio, 
piscatuSjèW  pescare  o  cercare  di  pigliare 
i  pesci,  Piscari.  I  pesci.  Pisce Sy  è  il  no- 
me generale  di  tutti  gli  animali  che  na- 
scono e  vivono  nell'acqua  di  Iago,  di  fiu- 
me, di  mare,  anche  di  fonte,  poiché  pe- 
schiera, P/.yc/«tìf,  chiamasi  il  ricetto  d'ac- 
qua per  tenervi  dentro  de'pesci.  Il  pesce 
fu  usalo  per  Simbolo  (f.),  per  figurare 
Gesù  Cristo,  e  due  o  più  pesci  i  cristiani; 
ed  in  atto  di  pescare  fu  rappresentato  s. 
Pietro  nel  Sigillo  Pontificio  (V.)  chia- 
mato Anello  Pescatorio  (T .).  Il  corpo 
de'  pescatori  legittimamente  costituito  , 
l'aureo  Morcelli  latinamente  disse;  Cor- 
pus Piscatornni  quihus  ex  S.  C.  Coire 
licet.  E/V5t777o/-,quellocheesercita  l'ar- 
te del  pescare,  il  pescatore.  Del  Jus  pi- 
scandi^  riparlai  a  Tevere,  ove  descrissi 
i  principali  pesci  che  produce  e  di  que- 
gli avventizi,  e  dissi  pure  delle  teste  de' 
pesci  grandi  già  devolute  a'conservalori 
di  Roma,  couìe  notai  nel  voi.  LX!  V,  p. 
5y.  Delle  piinripali  pesche  ragionai  do- 
ve si  fanno,  così  de'più  utili  e  importanti 
pesci  ove  Irovansi.  Gli  apostoli  s.  Pietro 
e  s.   Andrea  fuiouo  pescatori   L'avv. 


200  UNI 

JVJ.uliuetti,  La  Dietologia,  p.  536  e  54o, 
non  solumeiile  tiene  proposito  tIeMoveri 
de'pescatorij  ma  lipoila  un'erudita  escur- 
sione sulla  pe!9cn.  Quanto  a'doveri,  essi 
sono:  di  non  pescaie  in  luoglii  riservali 
o  di  privata  proprietà;  di  notte  nel  ma- 
re con  lumi  accesi,  per  non  ingannare  i 
naviganti  e  recar  gravi  danni  a  se  stessi;  di 
non  pescare  con  paranze  o  barche  pesca- 
reccie  in  alcuni  tempi  dell'anno  pe'prin- 
cìpii  d'ordine  pubblico,onde  non  distrug- 
gere le  ovaie  e  le  generazioni  de'  pesci  ; 
elle  non  è  lodevole  di  pescare  nelle  do- 
nienic!»e  e  nelle  Uiaggiori  solennità  del- 
l' anno,  poiché  osserva  che  il  servilismo 
dr  tale  opera  non  può  conciliarsi  col  pre- 
c«Uo  della  santificazione  delle  feste.  Gli 
ecclesiastici  in  esse  non  ponno  pescare,  e 
negli  altri  giorni  ,  adliihìta  tìccntia  su- 
periorìs  praalali,  et  pauperihns  portìo- 
iic.  df  cnplis  facla.  Circa  alia  pesca,  di- 
ce che  aKpianto  difterisce  dalla  caccia  , 
perchè  i  pesci  formano  un  principale  a 
hnienlo  dell'uomo,  e  perchè  i  mezzi  so- 
no più  facili,  e  perchè  gl'islromenti  della 
pesca  sono  più  semplici  ed  innocenti,  né 
poimo  fornire  verun  espediente  di  pre- 
potenza e  di  oiTesa.  Quindi  lutti  gli  scrit- 
tori di  scoperte  rilevano  che    molli  po- 
polisi dcdicavanoalla  pesca,  non  per  lus- 
so, per  fasto  o  prepotenza,  ma  per    ne- 
cessità della  vita.  i*er  altro  tra  tulli  i  po- 
poli conosciuti,  non  v'ha  chei  cinesi,  pres- 
so i  (piali  la  pesca  supplisca  direttamente 
all'industria.  Ma  è  sempre  vero  che  pres- 
so i  cinesi  e  simili  popoli  pescatori,  non 
è  la  pesca  un*  arte  per  negoziare,  ma  è 
una  industria  suggerita   dalla   necessità, 
come  la  coltivazione  della  terra.  Perciò 
la  pesca  più  facilmente  potrebbe  ascri- 
versi tra  le  aiti,  se  le  capanne  de'pesca- 
tori  ne'noslri  paesi  potessero  stabilirsi  co- 
me le  case  delle  città;  ma  l'incostatìza  del- 
l' elemento,  la  contiarietà  de'  tempi,  la 
scomparsa  totale  del  pesce  da  una  spiag- 
gia, la  necessità  di  stare  in  mezzo  a  mille 
peiic(ilicon  barche pescareccie come i  po- 
poli pescatori,  non  hanno  mai  slubililo 


U  N  I 
tal  mestiere  siccome  definitivo,  ma  sol- 
lanlo  eventuale,  poiché  di  qui  ebbe  ori- 
gine il  proverbio,  de  alca  et  jactu  retis^ 
Le  sole  pesche  periodiche  de'  baccalari, 
tonni,  anguille  ed  altri  pesci  che  si  sala- 
no, potrebbero  formare  un'eccezione  per 
que'mesi  soltanto  in  cui  dura  il  passo  e 
il  pericolo;  ma  oltre  che  questo  pericolo  è 
sempie  incerto,  si  deve  osservare  che  i 
pescatori  o  uomini  di  mare  che  si  ado- 
prano  alla  pesca,  e  di  cui  soltanto  si  ra- 
giona, sono  piuttosto  in  tali  paesi  più  mer- 
cenari che  artisti,  e  sono  mantenuti  co- 
me semplici  giornalieri  da'  negozianti  e 
commercianti  di  questi  generi,  a  proprio 
conto.  L'antichità  riferisce  assai  poco  sul- 
la pesca,  perché  gli  anlichi  pescatori  era- 
no presso  a   poco  come  a'  d\  nostri.  Le 
barche  pescareccie,  e  la  pesca  de'  tonni 
era  egualmente  cognita  ad  Eliano,  il  qua- 
le  aggiunge  che  il  Po  venendo  incrostalo 
dal  ghiaccio  si  facevano  de'buchi,  e  di  Ti 
si  traevano i  pesci  con  l'amo,  come  il  sec- 
chio che  si  trae  da  un  pozzo.  Plinio  parla 
del  grandeaiutoche  i  delfini  davano  alla 
pesca  che  facevasi  iu  un  grande  stagno 
di  Linguadoca  presso  Nimes. L'antichità 
stessa  conobbe  la  necessità  delle  ricor- 
date leggi  sulla  pesca.  Mg.'  Nicolai  nelle 
sue  Memorie^  t.  3,  p.  43,  28 1  e  3o  1 ,  ra- 
giona sulla  pe^ca  in  quanti  siti  dello  stalo 
paj)ate  possa  farsi  utilmente;   come  do- 
vrebbero popolarsi  le  maremme  dell'A- 
gro Romano  con  famiglie  di  pescatori  , 
dichiarando  i  molti  vantaggi  che  ne  ri- 
sulterebbero, ed  i  desiderii  e  suoi  opina- 
menti  su  qoesto  interessante  oggetto.  Il 
Pia/za  nel  Irat.  9,  [).  (ji,  dice  che  l'univer- 
sità de'pescatori  avca  la  cappella  dedica- 
la a  s.  Andrea  suo  prolettore,  nella  chiesa 
dell'  Ospedale  di  s.  Maria  della  Consola- 
zioiie{ììe\  (piale  articolo  dissi  che  l'ebbero 
nel  16 1 8  e  la  dedicarono  al  santo  Pro- 
loclctOjOSsia  il  i.°chiamato all'apostolato, 
di  cui  meglio  riparlai  nel  voi.  LXKllI,  p. 
I  38),  celebrandone  solennemente  la  le- 
sta con  ogni  sontuosità, e  talvolta  con  doli 
niarilavaoo  oneste  zitelle  figlie  di  loro 


UN  1 
pioressionc.  Luniveisilà  tìe'pescalori  (di 
iìiiinC)  specifica  il  Bernardini  nella  De- 
scrizione de  Rioni  di  Roma)  in  tale  cap- 
pelia  ,  eh*  è  la  3.*  a  sinistra ,  da  Marzio 
Colnnlpnio  romano  fece  dipingere  il  qua- 
dro, i  laterali  e  la  volta  con  pitture  ri- 
guai  danti  s.  Andrea.  Nel  1 665  si  stampa- 
rono in  Roma:  Statuii  et  ordini  da  os- 
sentirsi  dall'  Unii'crsità  e  compagnia 
dv  Pescatori,  sotto  rin^'ocazione  di  s. 
yindrca.  apostolo  nella  chiesa  della  Con- 
solazione. Con  questo  paragrafo  hanno 
relazione  quelli  de'  Pescivendoli,  Mari- 
nari,  Barcaroli. 

Pescivendoli  o  Pesciaiuoli.  Il  pesci- 
vendolo o  pesciaiuolo,  Searius^Cetarins^ 
t  quelloche  vende  il  pesce,  il  quale  si  pe- 
sca da'  Pescatori^  paragrafo  chesicom- 
penetra  con  questo.  Dicesi  pescheria  il 
luogo  dove  si  vende  il  pesce,  Forwm  Pi- 
tcarium,  Piscaria.  Nell'antica  Roma  con 
diverse  denominazioni  viene  indicala  da- 
gli antichi  scrittori  l'area  nella  (piale  par- 
ticolarmente si  vendeva  e  facevasi  merca- 
to del  pesce.  11  Foro  Piscario  o  Piscato- 
rio già  esisteva  nel  54^  di  Roma,  fra  i 
fori  Romano,  Boario  e  01itorio,ed  un  vico 
Piscario  conduceva  alla  ripa  del  Tevere 
verso  la  porta  Trigemina.  Pare  che  quel 
pubblico  mercatosi  aprisse  nelle  vicinan- 
ze deiralluali  chiese  di  s.  Eligio  de' fer- 
rari  e  di  s.  Giovanni  Decollalo,  presso  la 
piazza  della  Bocca  della  Verilà.  L'incen- 
dio avendolo  quasi  dislrullonel  detto  an- 
no, fu  riedificato  di  nuovo  e  circondato 
di  laberne  da  IMarco  Fulvio  censore  nel 
5^3  di  Roma.  Fu  propriamente  que- 
sto foro  un'area  semplice,  poiché  non 
si  ricorda  alcun  edificio  considerabile  in 
esso.  Plauto  nel  Cureulione ^  ricordando 
questo  foro,  dice  che  ivi  trovavansi  que* 
che  mettevano  insieme  somme  di  dena- 
ro in  comune.  Successivamente  ne'bassi 
tempi  si  formarono  diversi  mercati  di  pe- 
sce o  pescherie  ne'Iuoghi  piìi  centrali  e 
popolosi  de'  rioni  di  Roma,  le  quali  die- 
rono  il  soprannome  alle  [nopinque  chiese. 
La  principale  pc->chciia  duutpieda  molli 


UNI  201 

secoli  trovasi  nel  rione  «.  Angelo,  presso 
la  Chiesa  di s.  Angelo  in  Pescheria  (  /^.), 
la  cui  origine  rimonta  all' Vili  secolo. 
Quanto  alla  contigua   piazza  o  mercato 
del  pesce  o  Pescheria  grande ,  con  bot- 
teghe di  pescivendoli  fornitedi  pietre  pei* 
vendervi  il  pesce,  e  sua  dogana,  ed  ove 
si  deve  depositare  tutto  il  pesce,  per  di- 
ramarlo a'mercali   minori  della  città  o 
venderlo  per  Roma  da'pescivendoli  giro- 
vaghi ;  la  denominazione  di  Pescheria  ri- 
sale almeno  al  secolo  Xll,  poiché  Cencio 
Camerario  ricorda  fra  le  chiese  di  Roma, 
quella  di  s.  Angelo  Piscium  venditorimì^ 
ed  é  edificata  nell'area  del  Portico  d'Ot- 
tavia,  di  cui  riparlai  nel  vol.LXXlII,  p. 
i6i  e  altrove,  del  quale  ancora  sussisto- 
no avanzi  e  oolonne,parte  visibili  e  parte 
enlroi  muri  delle  case  della  piazza,  della 
via  e  del  vicolo  di  Pescheria,  la  quale  die  il 
nome  che  portano  la  piazza,  la  sliada  e  il 
vicoIo.Una  parte  delia  pescheria  é  appog- 
giata alla  parte  inlerruT  del  propileo  meri- 
dionale del  porto  «l'  Ottavia.  Questa  pe- 
scheria si  chiama  la  grande,\a  vecchia^pev 
distinguerla  dalla  nuova  e  minore,  di  cui 
vadoa  parlare,ch'édopodi  essa[d  mercato 
principale  dell'abitato  interno  di  Roma, 
con  apposito  edifizio  (juadrato  di  pesche- 
ria. D'ordine  di  GregorioXVI  e  con  noti- 
ficazione di  rog.'^Maltei  tesoriere  generale 
de'7  dicembre 1 83  r,  presso  la  Raccolta 
delle  leg^i,  t.  3,  p.  1 5o,  furono  emanate 
le  disposizioni  concernenti  la  sistemazio- 
ne del  Banco  di  Pescheria;  la  di  cui  an- 
tichissima istituzione  consigliala  dalla  ne- 
cessità e  dal  bene  pubblico,  giustificala 
da'notabili  suoi  vantaggi  e  dalla  repres- 
sione de'disordini  che  in  addietro  esiste- 
vano in  questo  ramo  d'amministrazione, 
fu  autenticala  dall'uso  e  costante  osser- 
vanza pacifica  di  (jualche  secolo.  Quindi 
Gregorio  XVI,  facendosi  carico  delle  i- 
stanze  d'alcuni  proprietari  del  pesce, per 
l'elfetloili  vedere  ri(nossa  da  detto  banco 
la  prelesa  coattiva  del  di  lui  esercizio,  ne 
moddicò  il  sistema,  penhé  fosse  iu  facoltà 
di  ognuno  che  si  applica  alla  uegoziuzio- 


202  UNI 

ne  del  pesce,  il  profillaine  o  rinunciarvi 
secondo  le  visle  paiiicoUiridel  proprio  in- 
teresse. Pertanto  fu  disposto.  Che  l'eser- 
cizio del  banco  di  pescheria  rimane  con- 
servato privativamente  ein  favore  del  go- 
verno ,  e  continnerà  9  risiedere  presso 
ramminislra/ione  condotta  per  conto  di 
camera,  o  presso  chi  per  essa  fosse  desti- 
riato  a  presiedere  all'azienda  di  pescheria. 
Si  prosegui  ad  esigere  per  tale  esercizio 
il  premio  del  due  e  mezzo  per  100  da' 
proprietari  e  personali,  per  tutti  coloro 
che  richiedono  e  otten2ono  d'esser  messi 
al  godimento  óeì  fido.  Che  ,  rispetto  a 
quelli  che  non  godono  di  tal  beneficio, 
e  che  nell'atto  della  compra  seguita  al 
pubblico  incanto,  sborserannoconteslual- 
mente  l'ammontare  del  prezzo  del  gene- 
re acquistato,  fatte  sullo  slesso  prezzo  le 
ritenzioni  del  dazio  in  favore  del  gover- 
no, e  le  altre  consuete  e  di  regola,  non  a- 
\rà  piti  luogo  l'entmciata  percezione  del 
duce  mezzo  peri  00,  e  si  rilyscierà  in  ma- 
no dell'acquirente  la  bolletta  figlia  com- 
provante il  saldo.  Pegli  altri  in  fine,  i  quali 
pion  essendo  dall'amministrazione  am- 
messi al  godimento  dely^r/o,  verranno  ga- 
rantiti da  personali,  previa  di  loro  di- 
cliiarazione  da  farsi  settimanalmente  in 
iscritto, tanto  pel  pagamento  del  dazio  cor- 
respeltivo  al  valore  del  pesce,  e  degli  air 
Iri  consueti  pesi  a  carico  de' proprietari, 
quanto  pel  pagamento  del  prezzo,  non 
si  fiirà  luogo  alla  percezione  del  due  e 
mezzo  per  100,  ma  rimarrà  in  tal  caso  a 
pieno  ed  esclusi  vq carico  de'personali  me- 
desimi ogni  lesponsabilità  per  l'esigenza 
dell'uno  e  dell'altro,  senza  che  l'amuiini- 
strazione  debba  punto  immischiarci,  o  as- 
sumere veruna  ingerenza  su  tale  parti- 
polare.  Saranno  bensì  tenuti  i  suddetti  pa- 
dronali a  soddislarein  giornata  l'impor- 
to del  dazio  e  degli  altri  pesi  come  sopra, 
pltriuìenli  si  procederà  contro  di  loroco' 
consueti  mezzi  fiscali  q  tenore  de'regola- 
menli  in  corso,  e  verranno  altresì  ina- 
liditali ad  accordar^tì?*  per  loro  conto  fi- 
110  a  che  uoq  abbiano  posto  in  perfellu 


UNI 

pareggio  colPamministrnzione  la  partita 
del  dazio  suddetto.  Altri  antichi  mercati 
di  pesce  sembra  che  sieno  stati  ne'Iuoglii  e 
[)resso  le  chiese  di  s.  Benedetto  in  Pisci- 
nula  o  Piscinola,  nel  rione  Trastevere, 
di  cui  feci  parola  di  sopra,  e  ragionai  nel 
vol.L^lM,  p.  I  i4;  ovvero  al  diredi  Ve- 
nuti la  denominazione  può  esser  derivata 
dal  palazzo  degli  Anicii,  cioè  da  qualche 
suo  bagno  o  peschiera  di  pesci ,  tutlorji 
hi  via  conservando  il  nome  di  Piscimi- 
la  j-  di  s.  Lorenzo  in  Piscibus  o  in  Pi- 
scìnula  nel  rione  Borgo,  del  quale  mer- 
cato e  chiesa  tenni  proposito  a  p.  loi  di 
detto  volume;  e  di  s.  Stefano  in  Pesci- 
nula  nel  rione  Parione,  incontro  s.  Lu- 
cia del  Gonfalone,  della  quale  chiesa  par- 
Vai  ne'Iuoghi  ricordati  a  Ui!rGHEBr4,  per- 
chè appartenne  a  tale  nazione.  Il  Marti- 
nelli ricorda  una  chiesa  di  s.  Andrea  in. 
Aurisario  vocattir  etiam  de  Piscina,  et 
in  Cataharbarae  in  Exquiliis :  egli  ne 
eimmera  circa  Sg  che  anticamente  inRo- 
ma  gli  erano  dedicale. Ora  in  diverse  piaz- 
ze tie'mercati,  situati  ne'Iuoghi  più  fre- 
quentali, fanno  convegno  diversi  vendi- 
tori di  pesce,  ma  propriamente  altra  re- 
golate pescheria  con  apposito  edifizio  è 
nella  piazza  di  Pescheria  alle  Coppelle  , 
cioè  della  pescheria  nuova  o  minore,  si- 
tuata presso  la  chiesa  di  s.  Salvatore  delle' 
Coppelle,  di  cui  feci  menzione  dicendo  de* 
Barilarie  Albergatori,  nel  rione  s.  Eu- 
stachio, piazza  già  e  tuttora  chiamata  di  s. 
Sai  valore  deI!eCoppelle.,e  poi  volgarmen- 
te anche  prese  l'odierna  denominazio- 
ne dalla  pescheria  erettavi  con  botteghe 
e  pietre  pe'pesciyendoli.  Questa  pesche- 
ria d'ordine  di  Pio  VII  i"u  fabbiicata  per 
togliere  quell'antica  formatasi  \)e\\ixPiaZ' 
zadella  Rotonda  (f^.),  incontro  al  Te/n- 
pio  del  Pantheon  (/^.),per  decoro  di  quel 
sontuoso  edifizio  e  dell'  Obelisco  della 
Rotonda.  Infilti  nella  lapide  marmorea 
eretta  per  mein(>ria  tlell'operatosulle  pa- 
reli esterne  dell-i  casa  rimpelto  alla  chie- 
sa collegiata  del  Paulheou,  si  dice  quanto 
all'ingombro  che  recava  alla  piazza  iape- 


V  N  1 

Selleria  :  fgnohilìs  tahertiìs  occupa tarn, 
deniolitìone  prowidcntissinia  liberi  il- 
lico  ec,  coli' anno  23  del  pontificalo  di 
J'io  VII.  Questi  die  «1  ca[)itolo  della  col 
Jegiala,  che  ritraeva  una  corrisposta  da' 
j)escivendoli,come  proprietario  dell'area, 
1»n  compenso  in  consolidato  fruttifero. 
Qjianto  alla  pescheria  nuova  alle  Coppel- 
le, ne  intraprese  la  fahhricn  Andrea  Niz- 
y.ica  romano,  e  la  fì'ce  eseguire  neli8?.a- 
9.3  dall'architetto  Marini,  e  consiste  in 
un  fabbricalo  quadrato  con  botteghe  e 
pietre  di  marmo  pel  pesce,  con  sua  fon- 
tana comune,  sulla  quale  fu  posta  una  la- 
pide col  nome  del  rinli'apren(lente,poi  lol- 
la. Al  Ki/zica  fu  anche  concessola  pri- 
vativa della  vendita  fìssa  del  pesce  in  4 
luoghi  soltanto, cioè  nella  Pescheria  gran- 
de, nella  Pescheria  nuova  ,  nella  piazza 
di  s.  Maria  de'Monti,  e  nella  piazza  di  s, 
Giacomo  Scossacavalli  in  Borgo,  oltre  i 
pescivendoli  ambulanti  per  Roma.  Il  Con- 
scri'atoria  di  s.  Eìifcmia^  ossia  per  esso 
il  cardinal  Cninerhiìgo^yoXtWox'e  e  mg.*^ 
Uditore  del  Camerlengnto  [P^.)  ammi- 
nistratore, acquisto  la  pescheria  nuova 
pagando  al  Ni/.zica  spudi  2*2, qoo.  Ma  il 
pio  luogo  non  essendo  riqscilo  a  fu*  va- 
lere il  suo  esclusivo  dirilto  [)rivativo  sui 
detti  luoghi  per  la  vendita  del  pesce,  ne 
venne  per  consegtienza  che  pochissime 
botteghe  alìilla  nella  pescheria  nuova  , 
P>n  gì  ave  suo  pregiudizio,  poiché  i  pe- 
scivendoli vendono  il  pesce  lungo  la  via 
iopra  canestri  e  altri  recipienti.  Del  quale 
risultalo  forse  dispiacente  il  Nizzica^  nel 
suo  testamento  chiamò  erede  del  suo  pa- 
trimonio il  conservatoriojcioè  nell'estin- 
zione delle  linee  mascolina  e  femuiinina 
della  discendenza  de' suoi  eredi.  Merita 
f  icordarsiilsuo  palazzo  situato  presso  la 
pescheria  nuova  e  facente  parte  del  pa- 
trimonio. Narra  Milizia,  Le  vile  de'cele- 
bri  architetti,  p.  197,  che  Antonio  San- 
gallo  fece  il  palazzello,  ch'è  il  palazzo  Niz- 
zica,  incontro  alla  Posta  di  Venezia  ,  il 
quale  passò  in  pioprielà  a'coiili  di  Pal- 
ma. Lo  qualilka  colla  sohta  critica,  pru- 


U  N  I  io3 

porzionato  eben  ripartito  con  finestre  or- 
nate con  semplicità,  ma  smisuratamente 
alti  sono  i  piedistalli  delle  colonne  che 
fiancheggiano  il  portone,  come  di  quel- 
le del  cortile.  Nel  1 744  apparteneva  an- 
cora a*  conti  Palma,  e  lo  afferma  il  Ber- 
nardini. Il  primario  propi  ietario  fu  mes- 
serMarchionne  Haldassini,  e  lo  rilevo  da| 
Vasari  nella  f-'ifa.  di  Sangallo  e  di  Pc- 
rinodel  T'unga.  Vasari  lo  dice  palazzetto 
molto  ben  inteso  e  in  tal  modo  ordinato, 
che  sebbene  piccolo  è  tenuto  il  più  como- 
do e  il  r.**  alloggiamento  di  Roma, nel  qua- 
le le  scale,  il  cortile,  le  logge,  le  porte  ed 
i  cammini  con  somma  grazia  sono  lavo- 
rali. Di  che  rimanendo  il  Baldassini  sod- 
disfattissimo, deliberò  che  Perino  del  Va- 
ga pittore  fiorentino  vi  facesse  la  vasta 
sala  colorire  con  istorie  ed  altre  figtire  ; 
ì  quali  ornamenti  le  recarono  grazia  e 
bellezza  infinita. Questo  il  Vasari  dice  nel- 
la vita  di  Sangallo;  in  q'iella  di  Perina 
del  Vaga,  o  Pietro  Bonaccorsi,  riferisce. 
Che  Sangallo  scelse  Perino  per  di[)inger 
la  sala,  e  felicemente  la  condusse  a  fie- 
sco.  Vi  color)  filosofi,  pulii,  teste  di  fem- 
mine, e  storie  de'fatti  de'romani,  con  fi- 
gure non  multo  grandi,  cominciando  d^ 
Romolo  fino  a  Noma  Pompilio.  Sul  cam- 
mino dipinse  una  Pace,  che  bruciava  ar- 
mi e  trofei  ,  lodata  straordinariamente. 
Dcpeiile  le  pilture,quando  il  palazzo  l'ac- 
quistò il  Nizzica,  ridotta  la  sala  a  4  stan- 
ze, fece  levare  dalle  pareti  due  grandi  af- 
freschi di  storie  romane  e  ne  formò  due 
quadri  in  tela  molto  stimati,  che  In  morte 
lasciò  alla  moglie  Leonilde  Nizzica  Ap- 
polloni,  e  questa  a*  propri  nipoti.  Pocq 
conoscendosi  i  pregi  del  palazzo  discorso, 
ad  occasioiieni  ne  raccolsi  le  riferite  me- 
morie, e  fo  ritorno  a'pescivendoli.  Narra 
il  Piazza,  trai.  7,  ca[i.  37,  Dell* lum^er- 
sità  e  compagnia  del  ss.  Sagramento^ 
e  de* ss.  Pietro  e  Andrea  apostoli  de'  I\'- 
òcii'endoli a  s.  Angelo  in.  Pescheria ^i\o~ 
pò  aver  fallo  cenno  di  (piell'anlica  e  in- 
signe collegiata,  non  che  tielle  memorie 
auliche  romane;  che  la  niuncro^ìu  uni- 


2o4  UNI 

versila  di  pescivendoli  di  Roma  ,  cioè  i 
meicanlidi  pesce  patenlati,puL)blici  ven- 
dilori  de'pesci  nella  pescheria  propinqua 
e  nella  piazza  della  Rotonda,  crescendo 
di  numero  e  di  pietà,  pensò  non  poter 
ntfglio  sperare  favorevole  progresso  alla 
loro  professione  ,  quanto  col  patrocinio 
de'due  apostoli  fratelli  i  ss.  Pietro  e  An- 
drea, che  avevano  esercitalo  l'arte  di  pe- 
scatori, e  quella  di  venditori  del  pesce  del 
lago  di  Cenezarelh,  acciò  con  essi  s' in- 
fervorassero nella  pia  adunanza  e  rinm- 
uessero  compresi  nelle  loro  ceiesli  reti  , 
poiché  erano  stali  pescatori  più  di  anime 
che  di  pesci.  Perciò  ottenuta  nel  i6 1  8  dal 
capitolo  di  s.  Angelo  in  Pescheria,  col  be- 
neplacito del  suo  diacono  cardinal  An- 
drea Peretti,  che  quasi  da'fondanienli  re- 
staurò la  chiesa,  una  delle  cappelle  late* 
lali  ,  la  dedicarono  n  s.  Andrea  e  la  fe- 
cero dipingere  con  diverse  storie  a  fresco 
del  santo  da  Innocenzo  Tacconi  scolare 
di  Caracci,  al  quale  alcuni  ne  attribui- 
scono i  disegni;  il  quadro  però  dell'al- 
tare, fra  due  colonne  di  porta-santa,  ed 
esprimente  s.  Andrea,  si  vuole  da  talu- 
no di  Vasari;  cappella  già  fino  daliSyi 
eretta  da  Gio.  Paolo  Micinelli  romano , 
e  da'pescivendoli  nobilitala  e  resa  piti  bel* 
la,  aumentandone  il  cullo  ecclesiastico 
stabilito  dal  fondatore,  con  proprio  cap- 
pellano e  la  celebrazione  della  festa  di  s. 
i\ndrea.  Prese  eziandio  cura  di  quanto 
spetta  ad  onorare  il  ss.  Sagramenlo,  nel 
locarlo  agrinfermi,  e  nella  don)enica  fra 
J'B."  del  Corpus  Domini  per  la  solenne 
processione.  Quantunque  l'università  si 
governasse  con  diverse  leggi  e  statuii,  e 
mantenesse  decorosamente  la  cappella  , 
nondimeno  non  era  canonicamente  eret- 
ta in  confraternita,  onde  con  l'esercizio 
di  opere  pie  guadagnare  le  ss.  Indulgen- 
ze godute  da'sodalizi.  Il  perchè  a' 24  a- 
prileiGSy  l'università  de'pescivendoli  si 
eresse  in  confraternita  (o  meglio  si  unì 
airarciconfraternilada  mollo  tempo  isti- 
tuita nella  delta  chiesa,  come  con  Tau- 
lorilàdi  pontificio  breve  dovrò  dire),  con 


UNI 

facoltà  del  cardinal  Carpegna  vicario  di 
Roma,  sotto  l'invocazione  del  ss.  Sagra- 
menlo e  de'ss.  Pietro  e  Andrea,neirora- 
torio  comodo  e  ornato  ,  cioè  dal  sodali- 
zio edificato  in  onore  del  ss.  Sagramenlo, 
di  s.  Pietro  e  di  s.  Andrea,  accanto  alla 
chiesa,  con  quadro  di  Giuseppe  Ghezzi 
sull'altare;  gli  altri  Squadri  si  attribui- 
scono 3  a  Lazzaro  Baldi,  e  due  a  un  fiam- 
mingo. 11  Bernardini  nella  Descrizione 
de' Rioni  di  Roma  Io  chiama  oratorio  di 
s.  Andrea  apostolo  dell'università  de'pe- 
scivendoli e  coniatori  (con  linguaggio 
dell'arte  dicesi  Colilo  il  pubblico  incanto 
o  vendita  del  pesce  nella  pescheria  gran- 
de; ecollialori  gl'incantatori,  cioè  quelli 
che  ad  alta  voce  proclamanoil  prezzodel 
pesce,  e  gli  aumerili  che  offrono  i  pesci- 
vendoli per  acquistarlo:  perciò  i  conia- 
tori non  potrebbero  comprarlo,  neppu- 
re per  terza  persona),  aggregata  alla  chie- 
sa di  s.  Angelo  ii»  Pescheria  presso  la  me- 
desima. Nel  sodalizio  fu  stabilito  che  col 
cardinal  protettore  perpetuo  si  governas- 
se solamenteda'negozianti  e  venditori  di 
pesce  patentati,  da'quali  annualmente  si 
dovessero  eleggere  gli  uffiziali  enumerali 
dal  Piazza  (cioè  de'4  guardiani,  due  do- 
veano  eleggersi  per  voli  dalla  compagnia, 
e  questi  uno  coniatore  e  l'altro  pesciven- 
dolo, patentati  dell'  arte,  e  gli  altri  due 
guardiani  fossero  i  consoli  dell'univeisi- 
là),  ammetlendovisi   per  confrali  i  loro 
garzoni,  e  tulli  i  pescivendoli  che  non  a- 
vendo pietra  nelle  pescherie  o  luogo  fisso 
per  la  vendita  ,  \anno  girando  per  Ro- 
ma vendendo  il  pesce  a  minuto. Formaro- 
no provvidi  statuti  e  disposizioni  pel  go- 
vernamenlo  della  confraternita,  le  quali 
approvò  InnocenzoXll  nel  1695.  Assun- 
sero il  sacco  di  tela  bianca  colla  mozzetla 
e  cingolo  rosso,  alludendo  con  lali  colori, 
che  quelli  i  quali  fumo  professione  di  ser- 
vire Dio  con  meritoria  e  fedele  servitù, 
adorato  nel  ss.  Sagramenlo ,  debbono 
mantenere  un'illibata  innocenza  de' co- 
stumi cristiani,  ed  un'ardente  carità  e  a- 
more  sì  verso  Dio  che  pel  prossimo,  sem- 


U  N  I 
pre  pronti  nnoo  ni  marlìrio  nel  bisogno, 
per  difesa  ilella  feile  spargendo  il  ptopiio 
sanì^iie.  Alzarono  per  stendardo  l'insegna 
dell'Ostia  consagrata  e  rinchiusa  nelTO- 
slensorio,coiriaimaginede'ss.Pietro  eAn- 
drea. Per  esercizi  spirituali  fu  statuilo  il 
\ivere  cristianatnente;  la  frequenza  de' 
sagramenti  e  la  comunione  generale  al- 
meno  ogni i."  domenica  del  mese;  la  re- 
cita di  vola  di  tutto  l'uffizio  della  INladon- 
na,  e  cpiello  de'morli  la  sera  d'ogni  3.' 
domenica  del  mese  pe'confrati  defunti  ; 
la  distribuzione  di  doti  a  oneste  donzelle; 
la  visita  di  conforti  e  soccorsi  a'confra ti 
afflitti,  infermi,  carcerati, e  questi  patro* 
cinare;  la  pacificazione  tra'confrali,  l'u- 
dir quotidianamente  la  messa,  il  pregare 
Diope'vivi  e  pe'defunti,  la  recita  de'setle 
salmi  penitenziali  ogni  venerdì;  laonde 
i  Papi  concessero  al  sodalizio  molle  indul- 
genze. Raccontai  nel  voi.  XLII,  p.  285, 
che  nella  sede  vacante  per  Clemente  XI 
la  compagnia  di  tutti  i  pescivendoli,  ve- 
stili a  gala,  accompagnò  al  conclave  il 
Maresciallo  del  medesimo.  Dipoi  rifor- 
matisi gli  statuti  del  sodalizio,  Pio  VII 
gli  approvò  e  pubblicò  col  breve  Ex- 
posituiìi  nuper,  de'4  agosto  1807,  Bull. 
Rom.  cont.  1. 13,  p.  177,  essendo  allora 
protettore  il  cardinale  Marino  Carafa 
di  Belvedere.  Leggo  nel  proemio.  All'ar- 
ciconfraternita  da  molto  tempo  istituita 
nella  chiesa  collegiata  parrocchiale  di  s. 
Angelo  detta  in  Foro  Piscliim^  a'24  a- 
prilei688  si  aggregò  l'università  de' pe- 
scivendoli di  Roma.  E  siccome  la  delta 
compagnia  era  mancante  di  rendite,  e 
vi  supplì  del  proprio  l'università  pel  suo 
decoroso  mantenimento,  come  della  cap- 
pella e  dell'  oratorio  ,  perciò  si  stabilì  : 
che  non  potessero  essere  eletti  uffiziali, 
a'qualì  spettasse  il  maneggio  degl'  inte- 
ressi della  compagnia  ,  quelli  che  non 
fossero  fratelli  patentati  della  stessa  uni- 
versità, e  che  2  de'  4  guardiani  fossero 
sempre  i  consoli  eletti  dall'  università  , 
confermandosi  gli  statuti  dal  cardinal 
Carpegoa  a'ii  dicembre  iOq?.  Dopo  le 


UNI  2o5 

vicende  accadute  sulla  fine  dello  scorso 
secolo,  nel  1 80 1  Pio  VII  soppresse  anche» 
l'universilàde'pescivendoli,  in  uno  a'suoi 
consoli.  Insorti  quindi  abusi,  ne  fu  scon- 
certato l'economico  della  superstite  arci- 
confraternita,  ne  riuscì  a  potervi  rimedia- 
re  il  primicerio  mg.'  Giuseppe  Pecci.  Il 
successore  mg.'  Nicola  M.'  Nicolai,  com- 
missario generale  della  camera  apostoli- 
ca (poi  Uditore  generale  della  medesi- 
ma), con  intelligenza  del  nominato  car- 
dinal protettore,  avendo  preso  ad  esami- 
nare gli  statuti,  ed  informalo  dell'urgen- 
za di  nuovi  provvedimenti ,  dopo  aver 
conferito  in  piò  congressi  co'principali  uf- 
fiziali, col  DOtaro  e  segretario  de!  soda- 
lizio, sentito  il  parere  de' zelanti  e  savi 
confratelli^  conobbe  che  per  l'imperfezio- 
ne degli  statuti  antichi  e  dall'abbozzo  di 
riforma  pe'variati  tempi  e  per  rimedia- 
re anche  a'uuovi  abusi,  era  necessaria  u- 
na  più  ampia  e  più  adequata  compilazio- 
ne. Questa  si  effettuò  co'nuovi  statuti, ba- 
sali e  in  coerenza  alla  recente  soppressio- 
ne delle  università,  perciò  senza  pregiu- 
dizio degli  antichi  diritti,  prerogalive,pri- 
vilegi  e  onorificenze  dell'  arciconfrater- 
nita,  convalidati  quindi  dalla  pontificia 
approvazione  di  Pio  VII.  Devo  limitar- 
mi ad  accennare  che  ì  nuovi  statuti  prescri- 
vono l'osservanza  del  fine  pel  quale  fu  i- 
stituita  la  fratellanza,  per  lodare  in  santa 
unione  Iddio  e  per  salute  delle  proprie 
anime,  onde  fu  poi  fondato  l'oratorio,  e 
mediante  l'esercizio  eziandio  dell'altre 
memorate  buone  opere  per  la  pratica  del- 
le virtù  cristiane.  Quindi  stabiliscono,  ol- 
tre il  cardinale  protettore  perpetuo,  pei* 
difesa  e  aiuto  dell'arciconfraternita,  ed  il 
prelato  primicerio  per  la  particolare  vi- 
gilanza negli  altari  della  compagnia  e  mu- 
nito di  facoltà  (il  quale  unizio  sebbene 
non  noutinato  negli  antichi  statuti,  vi  fu 
introdotto  ad  esempio  del  praticato  di  re- 
cente dall'altre  arciconfraternite)  ;  per  uf- 
fiziali, 4  guardiani,  il  camerlengo,  1 2  con- 
siglieri, 2  sindaci, il  provveditore,  2  mae- 
n  di  QOYÌzJ|  4  iofci'iuieri;  rarchivisla,  il 


iioG  V  JN  1 

segretario.  Per  essi  si  piescrivono  le  qua- 
lità idonee  che  si  ricercano  negli  uniziali, 
dopoché  soppressa  runiversità,  il  nume- 
10  restalo  de'collialori  era  divenuto  pic- 
colo; e  dovendosi  avere  uno  speciale  ri- 
guardo alle  beneoierilepeisone  già  uiern- 
Lri  dell'uni  versila,  dalia  cui  pietà  e  libe- 
ralità provengono  le  rendite  pel  niante- 
nimenlo  dell'  arciconfrale»  uita  e  del  suo 
oratorio  e  cappella;  perciò  fu  slahilito, 
che  essendovi  fratelli  onesti  e  abili  del  ce- 
lo de'pescivendoli  o  de'collialori  paten- 
leulati  dall'estinta  università  ,  debbano 
sempre  questi  essere  privativamente  no- 
minati agli  uffìzi  de'4  guardiani,  camer- 
lengo,sindaci  e  di  provveditore,  che  ma- 
neggiano le  rendile.  Seguono  le  ingeren- 
ze di  lutti  gli  ufliziali,  la  loro  durala,  i 
h)ro  doveri;  come  pure  del  computislaj 
del  procuratore, del  nolaro  pubblico,  del 
cappellano,  del  mandataro.il  metodo  del- 
le congregazioni  e  de*  congressi  econo- 
mici. Quanto  deve  farsi  nelle  festività  e 
sagre  funzioni  della  coni  pagnia.  Le  distri 
buzioni  da  darsi  aTratelli  frequeiilanti  le 
pie  funzioni,  che  sebbene  devono  sperar- 
ne il  premio  dalla  bontà  divina,  nondi- 
meno per  incoraggiare  1'  uniana  debo- 
lezza si  volle  continuare  l'anteriormenle 
praticato,  e  ancora  in  uso  nell^allre  ar- 
ciconfralernile.  Tuli  distribuzioni  sono 
le  candele  per  la  festa  della  Purificazio- 
ne, e  per  essa  benedette, e  pegli  oltavarii 
de* fedeli  defunli  ;  cosi  negli  anniversari 
ed  altri  ufììzi  e  funzioni  non  si  ponno  di- 
stribuir candele,  né  altra  cosa  di  cui  ca- 
desse la  distribuzione,se  non  a'fi  atelli  pre- 
senti nell'oratorio,  tranne  1* eccezioni  di 
ragionevole  disposizione.  La  stessa  regola 
doversi  osservare  nella  distribuzione  del 
pepe  per  la  solennità  del  s.  Natale.  Si  con- 
fermò l'annua  distribuzione  di  scudi  49 
col  titolo  di  roversi,  da  riparlir&i  per  gra- 
tificazione a'fratelli  frequentanti,  col  re- 
golamento analogo;  da  fruirsi  il  pre- 
mio da  coloro,  che  abbiano  70  appun- 
tature, cioè  che  abbiano  allrellante  volte 
in  uii  anno  frequeulalo  i'uiuluiio,  all'ora 


U  N  1 
slalìilila,  eresiali  in  esso  per  tutta  la  dura- 
ta della  funzione.  I  sussidii  e  le  altre  limosi' 
nesi  delerminano,in  4a»nuedolidiscudl 
"2.5  l'una  per  le  figlie  legittime  de'fratellì 
patentati  dell'esliuta  università  de'pesci- 
vendoli, oneste  e  povere  ;  ed  in  annui  scu- 
di 80  da  distribuirsi  in  elemosine  neilti 
solennità  di  Pasqua  e  Natale  alle  vedo- 
ve o  figlie  oneste  e  povere  de'fralelli  pa- 
tentati deireslinta  università  ;^ltre  limu- 
sine  doversi  dare  a'  fialelli  poveri  o  in- 
fermi. Terminano  gli  statuti  con  ciò  che 
debbono  praticare  i  fratelli,  e  sulla  osser- 
vanza de'medesinii.  11  sodalizio  nella  chie- 
sa collegiata  fa  l^aunua  esposizione  delle 
QuaraiU^orci 

Pizzicatoli.  P\  il  palagl-afo  Ortola- 
ni di  quesl'arlicolo. 

Pollal'oli.  V.  in  quest'articolo  il  p<i- 
i'a  grafo  Or  telai  li. 

Poveri.  Questi  piopriamenle  non  for- 
marono università,  benché  con  tate  ti- 
tolo la  riferisca  il  Bernardini  nella  Re- 
lazione de  Rioni  di  Roma  j  ma  i  vec- 
chi cadenti,  gli  assideiati,  i  mutilati,  i  liial 
«aonci,  i  sordi,  i  ciechi,  gli  stroppi  o  zop 
pij  si  costituirono  in  corporazione,  e  un 
tempo  formarono  la  coufralernita  dis.Eli- 
sabetla  e  con  propria  chiesa  o  oratorio  in 
Banchi  vecchi  liei  rione  Ponte, di  che  par- 
lai ue'vol.  LVjp.  i4,  LVI,  p.  1 16;  il  Piaz- 
za avendo  compreso  il  sodalizio  tra  le 
confrateinite  o  compagnie  universali.  Ili 
siccome  ivi  dissi  pure  de' ^So/^/o-/!//^^/,  ol- 
tre il  iiferito  in  ({ueirarticolo  e  nel  voh 
LXXl,  p.  93  e  94,  ne  riparlo  ove  esisto- 
no i  loro  principali  benefici  silabilimenti, 
cosi  dicasi  de' ciechi.  Qui  solo  ricorderò^ 
che  la  compagnia  meritò  le  sollecitudini 
di  Sislo  V,  Paolo  V,  Urbano  Vili, che 
l'arricchì  d'indulgenze;  e  altresì  d'Inno- 
cenzo XI  e  Leone  XII,  quanto  all'inler- 
vento  loro  sulle  Porle  delle  Chiese,  per 
la  divozione  delle  Quarant'ore.  licita- 
to Piazza  neir  Euse^'oiogio  ci  diede  nel 
trai.  7,  il  cap.  22:  Be'  ciechi ^  zoppi  e 
stroppiati  della  Visitazione  a  s.  Sisto. 
A'tempi  del  Bernardini  e  del  Venuti  an- 


UN  I 
corn  esisteva  la  cliiesa  o  oratorio  eli  s.  E- 
lisabetta,  in  iinoailn  compagnia  de'cieclii 
e  sloi'pi,  cioè  nel  i  ^44  ^  "*^'  '  7^7»  poicliè 
riferisce  il  2.**  a  p.  4^8,  che  nel  poiilifi- 
calo  ti' Alessandro  Vili  alcuni  paletmi- 
tani  nel  n)edesimo,  allora  dedicalo  a'ss. 
Cosma  e  Damiano,  peicliè  era  apparle- 
uulo  al  collegio  e  università  òeBarhic- 
rt\  come  e  con  altre  notìzie  rilevai  al  pa- 
ragrafo loro,  v'introdussero  la  compagnia 
.sotto  l'invocazione  delle  ss.  Rosa  e  Rosa- 
lia ,  la  quale  Irasfìerita  nella  chiesa  di  s. 
Maria  d'Araceli,  a  tale  nuovo  titolo  fu  so- 
stituito quello  dì  s.  Elisabetta  o della  Vi- 
sitazione, nel  concedersi  la  chiei>a  dal  ca- 
pitolo Valicano  ,  di  cui  era  filiale,  alla 
compagnia  de' ciechi  e  storpi.  Il  quadro 
dell'aliare  lo  dipinse  Filippo  Lucchetti 
da  Rieti.  Non  trovando  altre  notizie  sul- 
ta chiesa,  pare  che  fosse  demolita  ne'pi  i- 
nii  anni  del  corrente  secolo.  Adunque 
quasi  tutti  i  ceti  in  Roma  aveano  pie  u- 
nioi»i  per  santificarsi,  persino  i  Beccamor- 
ti o  /Vespilloni  (^.),  i  quali  colla  loro 
compagnia  si  adunavano  nella  chiesa  di 
s.  Giovanni  della  Mii\\a,de3Jinistride' 
gì*  Infermi  (/'.),  e  lo  attesta  il  Bernar- 
dini nel  1744' 

Profumieri.  F.  i  paragrafi  di  que- 
st'articolo, Mercanti  Mereiaio  Barbieri. 

Regatlicri ,  Societaa  Regatlerioriim 
vel  Confraternitas  Fcsliariorum.  Il  re- 
gatliere  o  recalliereo  rigattiere.  Propa- 
lale \\  rivenditore  di  ve!»timenti  edi  mas- 
serizie usale.  Ricevono  anche  pegni,  che 
poi  depongono  al  Monte  di  LMetà  di  Ro- 
nja,  del  quale  tratto  a  Monti  eli  Pietà, 
e  da  esso  sono  dipendenti,  con  quelle  leg- 
gi ivi  riportate.  Quanto  al  s.  Monte  di 
Pietà  di  Roma,  istituito  anch'esso  contro 
V Usura  (/".),  nel  voi.  LUI,  p.  2  19,  no- 
tai che  il  benefico  stabilimento  coll'esten- 
dere  a  vantaggio  pubblico,  anche  degli 
artiati  ,  le  prestanze  sopra  pregevoli  og- 
getti d'arte, riunì  in  apposite  sale  il  com- 
plessodi  distinte  opere  ivi  dt'[)0sita le,  spe- 
cialmente i  ciubsìci  dipinti  delle  migliori 
scuole  Italiane  ed  estere;  iubi^ne  raccolta 


V  N I  207 

che  può  essere  visitata  ne'giorni  di  gio- 
vedì e  domenici^,  previo  permesso  che  si 
rilascia  dalladirezione  generale  dello  sta- 
bilimento. Nel  voi.  LXXIV,p.  368,  no- 
tai, come  il  Papa  Pio  IX  volendo  esten- 
dere le  beneficenze  del  medesiuìo  s.  Mon- 
te di  i^ietà,  specialmente  ne' quartieri  o 
rioni  più  eccentrici  di  Roma,  permise  l'e- 
rezione d'  alcune  case  succursali  dipen- 
denti dal  detto  Monte  centrale.  Il  Mar- 
linetti,  La  Diceologia  ,  a  p.  481  ,  dice 
che  regattieri  o  recatlieri  sono  detti  colo- 
ro da  cui  si  recaltano  o  si  riscattano  i  pe- 
gni e  robe  per  le  quali  hanno  anticipa- 
lo una  somma  o  prestanza,  delta  tra'Ia- 
tini  propolae  e  linteones,  i\uas\  Un  te  a  te - 
nentes,  per  le  biancherie  che  frequente- 
mente si  portano  a'regaltieri  dietro  una 
prestanza;  ed  aggiunge,  la  cui  condotta 
con  diligente  visita  deve  sorvegliarsi  dal- 
la superiorità,  acciò  non  derivino  aggra- 
vi a'  bisognosi  da  questi  mercenari  sov- 
ventori. Sui  regattieri  scrisse  uo  utile 
trattalo  Tommaso  Boninsegni,  tradotto 
ili  volgare  dal  Zoccoli  :  Salii  Monti  di 
prestanze  e  loro  giustizia,  e  se  conven' 
gono  a^ privati,  \eiìez\òi 5^  i.  Nel  para- 
grafo Cocchieri  ricordai  ove  parlai  della 
chiesa  parrocchiale  di  s.  Maria  in  Caca- 
beri  nel  rioneRegola,  la  quale  data  all'u- 
niversità de'regatlieri  la  dedicarono  a  s. 
Biagio  protettore  della  propria  confra- 
ternita, essendo  stata  prima  di  tale  epoca 
con  loro  unita  l'università  de' 3Iateraz^ 
zarij  e  al  modo  narralo  in  quel  paragra* 
fo,  cioè  dopo  essersi  separati  da  essa  nei 
i5^5,  restando  a'  materazzari  la  chiesa 
di  s.  Cecilia  nel  rione  Campo  Marzo, che 
aveano  dedicala  a  s.  Biagio.  Dalla  chie- 
sa di  s.  Biagio  in  Caca  beri,  indi  i  regat- 
tieri partirono,  e  l'ebbero  i  cocchieri,  i 
quali  vi  stabilirono  la  loro  confraterni- 
ta di  s.  Maria  degli  Angeli  esistettle.  Il 
Foiiseca,  De  basilica  s.  Laurentii  in  Da» 
maso,  p.  347>  dice  che  la  tAut^w  fui t coti- 
cessa  Propolis  rt/i/io  1594,  citando  Pan» 
ciroli.  Questi  veramente  descrivendo  l<t 
chiesa  di  s.  Biagio  in  Cacabarii^  la  ere- 


2o8  U  l\  I 

de  fondata  dalla  famiglia  di  tal  nome, 
sagra  alla  ss.  Concezione  della  Vergine, 
la  ctii  festa  continuò  a  celebrare  la  com- 
pagnia de'regallieii  o  rivenditori  de'mo- 
bili  di  casa,  quando  l'ebbero  e  dedicaro- 
no a  s.  Biagio.  Osserva  Fonseca:  Insti' 
tueruiit  ibi  com/iiernli  Propolae  sodali' 
tinnì  distinctiun  a  Societale  Regatterio- 
rum  (ut  verbo  alar  Martinelli:  questi  di- 
ce che  la  chiesa  di  s.  Biagio  (/(?  Cacaha- 
riis  fu  così  appellata  dalla  società  e  con* 
fraternità  de*  regatlieri  ;  l'altro  vocabolo 
Propola  però  non  lo  trovo  in  esso  :  stam- 
pò la  Roma  ex  etìmica  sacra  nel  i653j, 
et  quoniam  patronum  habent  s.  Bla* 
sium,  idem  nonien  ecclesiae  indiderunt. 
Nel  1662  i  regattieri  lasciarono  questa 
chiesa,  e  nel  1664  fti  concessa  a'cocchie- 
ri.  Invece  ebbero  i  regattieri  la  chiesa  già 
parrocchiale  di  s.  Andrea  apostolo,  e  poi 
da  loro  detta  anche  di  s.  Bernardino  da 
Siena,  ad  Busta  Gallica  {socaholo  che 
spiegai  nel  voi.  LXI,  p.  289  e  240,  e  ad 
Umbria),  della  s.  Andrea  di  Portogallo, 
situata  nel  rione  Monti,  al  bivio  delle 
strade  dette  delColosseo  e  delCardello  non 
lungi  da  quell'anfiteatro.  Quanto  alla  de* 
nominazione  di  Portogallo  ,  alcuni  la 
fanno  derivare  dalla  chiesa  di  s.  Stefano 
Catagallae patriliae  f  ma  non  mi  sem- 
bra ragionevole,  perchè  era  situata  pres- 
so la  basilica  Vaticana.  Il  Panciroli  nel 
1600,  parlando  della  chiesa  di  s.  Andrea 
in  Portogallo,  la  dice  beneiìcio  semplice 
del  titolare  del  vicino  s.  Pietro  iu  Vin- 
colij  e  che  il  nome  di  Portogallo  è  vo- 
ce corrotta  derivata  da  Busta  Gallica,  o 
Gallorum  com'altri  dicono,  perchè  i  gal- 
li da  questo  sito  sino  a  s.  Maria  pur  det- 
ta in  Portogallo  (nel  fine  della  via  Su- 
burra incontro  gli  orti  già  dei  cardinal 
Pio,  ad  Busta  Gallica,  anch'essa,  e  per- 
ciò con  altra  corruzione  di  voce  delta  in 
Portogallo,  come  opina  Martinelli),  al- 
lora non  più  esistente^  combattendo  con 
Camillo  furono  vinti  e  uccisi  ,  e  in  quel 
luogo  sepolti  (o  bruciati).  Martinelli  ci- 
talo uè  parla  io  Ire  luoghi,  dice  la  chie- 


U  N  I 
sa  di  s.  Andrea  della  confraternita  Ve' 
stiarioruni,  qui  vulgo  Regatlieri  voran- 
tur.  Il  Piazza  che  ^uUUWcoì'Iiusei'olO" 
gio  nel  1 698, nel  trai.  9,  Delle  confrater- 
nite dell'Arti,  parlando  di  quella  de'/ff?- 
gattierie  Rappezzalo  ri,  \a  dice  esistente 
nella  chiesa  di  s.  Andrea  detto  in  Porto- 
gallo vicino  al  Colosseo,  ove  oltre  la  fe- 
sta titolare  solennizzavano  quella  di  s. 
Bernardino  eletto  e  toccato  iu  sorte  a  lo» 
ro  protettore  (forse  per  questo  aggiunse- 
ro all'antico  titolo  della  chiesa  quello  del 
nuovo  santo  patrono).  Aggiunge  che  ivi 
si  congregavano  perle  loro  opere  spiritua- 
li, mantenendo  la  chiesa  provvista  di  tut- 
to l'occorrente  al  culto  divino.  Il  Cancel- 
lieri afferma  nella  Storia  de' possessi  de* 
Papi,  che  i  regatlieri  addobbavano  una 
parte  della  via  percorsa  in  quella  funzio- 
ne dalla  solenne  cavalcata,  e  ricorda  gli 
Statuti  e  capitoli  dell'università  de' Re' 
gattieri  aggregati  nella  chiesa  dess.Au" 
dreac  Bernardino  a  Monti,  Roma  1 693, 
1735,  1762.  Narra  Venuti, /{om<t  mo- 
derna,  p.  75.  che  la  chiesa  di  s.  Andrea 
in  Portogallo,  da  parrocchia  divenuta  be- 
neficio semplice  che  conferi  vasi  dal  car- 
dijial  titolare  di  s.  Pietro  in  Vincoli,  nel 
1607  fu  concessa  a'regallieri  (sarà  erro- 
re numerico  dovendo  dire  almeno  1667, 
poiché  notai  di  sopra  dove  rimasero  fino 
al  1662),  che  vi  eressero  o  meglio  trasfe- 
rirono la  confraternita  sotto  l' invocazio- 
ne di  s.  Andrea  apostolo  e  di  s.  Bernar- 
dino da  Siena,  e  da'm edesimi  fu  riedifi- 
cata sul  principio  del  secolo  passalo.  Do- 
po il  1798,  per  la  repubblica  romana, 
restata  abbandonata  la  chiesa,  fu  più  tar- 
di concessa  i\\[* Arciconfraternita  del  ss. 
Sagra/nento  e  di  s.  Maria  della  Neve 
(V.),  che  tuttora  la  possiede.  Questo  so- 
dalizio era  stato  eretto  nel  1640  nella 
chiesa  di  s.  Salvatore  a'  Monti  (che  esi- 
ste accanto  alla  chiesa  della  Madounade* 
Monti,  e  appartiene  al  pio  luogo  de'Cf^z- 
tecunienie  Neofiti),  per  la  prolezione  del 
canlinal  fr.  Antonio  Barberini  fratello 
d'Urbauo  Vili,  che  Panciroli  chiama  iu 


U  iN  I 
Suburra  e  antica,  poiché  ila  una  lapide  si 
rilevava  già  esistere  nel  i  34*?.,  e  si  cele- 
brava la  testa  di  s.  Andrea  per  la  chiesa 
parrocchiale  che  ne  portava  il  no»ne,  la 
cura  della  quale  fu  unita  ad  essa  neir.il)- 
ballersi  la  cliiesa.  Lo  conferma  Martinel- 
li nel  riferire,  che  la  chiesa  di  s.  Salvato- 
re alla  Suburra,  piccola,  antica  e  parroc- 
chiale, fu  dal  cardinal  Barberini,  fratello 
d'Urbano  Vlll,di  nuovo  rifabbricala,edi- 
eevasi  de  Corneliorum.  11  Bernardini  che 
liei  1744  pubblicò  la  Descrizione  de' lUo- 
ni  di  RonKiy  dice  che  la  confraternita  di 
s.  Maria  della  Neve  avea  l'oratorio  pres- 
so la  chiesa  di  s.  Maria  de'Monti  tìe  Pii 
operai.  Dirò  io  a  schiarimento  del  nar- 
ralo, il  sodalizio  di  s.  Maria  della  Neve, 
fondato  nella  chiesa  di  s.  Salvatore,  eb- 
I)e  per  oratorio  un  locale  incontro  alla 
chiesa  della  Madonna  de'Monti,  dal  pio 
luogo  de'ueofili,  e  lo  ridusse  a  oratorio. 
^Essendo  angusto  pe' numerosi  confrnli, 
«lopochè  l'università  de'regaltieri  sciolta 
colle  altre  da  Pio  VII,  la  loro  chiesa  cu 
slodi  vasi  da  un  cappellano  e  poi  restò  nb 
handonata;  laonde  ad  istanza  del  cardi- 
nal Francesco  Bertazzoli  protettore  del- 
rarciconfralernita,  a  cpjesla  Leone  XII  la 
concesse  nel  1827;  la  quale  allora  lasciò 
V  antico  oratorio,  che  ridusse  a  magazzi- 
no per  rilrarne  un  utile,  anche  per  soddi- 
sfare al  canone  che  deve  al  suddetto  luo- 
go pio  padrone  diretto  del  fondo.  l*as- 
salo  il  sodalizio  nella  chiesa  de'ss.  Andrea 
e  Bernardino,  vi  collocò  l'altare  Uìarmo- 
reo  che  avea  nella  precedente,  la  restau- 
rò e  pagò  i  debiti  per  messe  non  soddi- 
sfatte, e  rifece  la  cantoria.  l*er  ufTìziarla 
in  forma  d'oratorio  levò  gli  altari  latera- 
li, lasciandovi  ì  quadri.  Quello  dalla  par- 
te del  vangelo  esprime  s.  Francesco  d'A- 
sisi,  s.  Antonio  di  Padova,  s.  Francesca 
Romana,  e  in  allo  un  quadro  delia  Ma- 
donna col  s.  Bandjino  portato  dagli  An- 
geli. L'altro  quadro  dalla  parte  dell'  epi 
stola  rappresenta  s.  Gio.  Battista  che  bat- 
tezza Gesù  Cristo,  di  buon  pennello.  Nel- 
l'ultore maggiore  poi,  privilegiato  pe'vi- 

VOL.   LXXXIV, 


UNI  209 

vi  e  defunti,  al  tpiadro  colle  immagini  del- 
la ss.  Trinità, di  s.  A ndrea  e  s.  Bernardino, 
vi  fece  dipingere  in  ;dtos.  Maria  della  Ne- 
ve: sembra  di  qualche  merito  nel  suo 
complesso.  Il  protettore  cardinal  Berlaz- 
zoli  gli  fece  una  campana,  ed  il  cardinal 
d.  Mauro  Cappellari  che  gli  successe  nel 
1 829  ne  fece  fondere  altra.  Questi  dive 
nulo  Papa  Gregorio  XVI  ritenne  la  pro- 
tetloria  deirarciconfraternita,in(li  nomi- 
nò vice-protettore  il  cardinal  Paolo  Po 
lidori,  già  primicerio  della  medesima.  In 
Roma  vi  fu  un'altra  chiesa  di  s.  Maria 
della  Neve,  nel  1744  ricordata  dal  Ber- 
nardini nella  Descrizione  da'  Rioni  diRo- 
ma,  cioè  in  quello  di  Trevi  a  strada  Ra- 
sella,  /con  ospizio  de'cislerciensi  riforma- 
li foglianti.  Cd  inolire  fa  pure  ricordo 
della  congregazione  di  s.  Maria  della  Ne- 
ve, dell'oratorio  situato  in  un  lalo  della 
porteria  della  Chiesa  di  s.  Caido  a  Ca- 
tiiiari,  tuttora  esìstente.  Dessa  è  la  con- 
fraternita del  ss.  Sagramento  e  s.  Maria 
della  Neve,  di  cui  feci  menzione  nell' in- 
dicato articolo,  ed  ora  veste  sacchi  bian- 
chi. Alcuni  del  sodalizio  volendo  unire 
agli  esercizi  pii  anco  i  letterari, celebran- 
do nelle  solennità  le  virtù  delia  ss.  Ver- 
gine con  istupendi  versi,  formarono  Vac- 
cademia  poetica  ì\ìì^V Infecondi  nel  seco- 
loXyiI,e  tosto  safi  in  gran  riputazione. 
Dipoi  essendosi  sciolta,  neh  740  circa  si 
ravvivò  per  le  cure  di  mg.'  Giuseppe  M.^ 
Ercolani  di  Sinigaglia  nel  palazzo  Bon- 
compagno, poi  Camerata  all'orologio  del- 
la  Chiesa  nuova,  con  molta  solennilà.  Ne 
tratta  il  B.en&zzì,  Storia  dell' uni\'ersilà 
defili  studi  di  Roma^  t.  3,  p.  1  lo^  l.  4> 
p.  3 1 4-  Finalmente  nel  voi.  L V,  p.  1 04, 
parlai  del  monastero  delle  domenicane 
terziarie  di  s.  Maria  della  Neve,  esisten- 
te nell'area  ove  poi  fu  edificato  il  magni- 
fico de'  ss.  Domenico  e  Sisto.  Avendo  il 
Papa  Gregorio  XVI  donato  all'arcicou- 
fraternila  da  lui  protetta  una  pianeta  di 
lama  d'oro  ed  altra  di  argento,  eil  un  va- 
go calice  di  tale  metallo,  e  beneficala  in 
altri  modi,  i  confrati  per  riconuàcenzu  u 


2.0  UNI 

perenne  memoria  nel  iSSy,  nglla  parete 
dal  lato  del  vangelo,  gli  eressero  una  i- 
scrizione  maimoiea  clie  ricorda  i  favori 
e  l'onorevole  patrocinio  conlinualo  nel 
pontificalo.  Questo  moniMnenlo  è  sovra' 
«il;ito dallo  steu«n»a  gentilizio  di  Gregorio 
\  V^I  inciso,  ed  ha  la  cornice  di  bardiglio. 
Dopo  la  sua  morte  il  sodalizio  ebbe  il  ci- 
borio, lo  scalino  dell'altare,  le  tabelle,  6 
grandi  candellieri  e  4  minori,  aitiellan- 
ti  vasi,  tutto  di  legiio  tornito  e  doralo  e 
colle  armi  pontificie.  Questi  arredi  e  or- 
namenti dell'  altare,  finché  visse  Grego- 
rio XVI,  come  di  sua  particolare  proprie- 
tà, ornarono  l'altare  della  sua  cappella 
segreta  del  palazzo  Valicano,  che  descris- 
si nel  voi.  IX,  p.  i53,  ed  ove  quotidia- 
namente celebrava  la  messa  e  vi  venera- 
va il  ss.  Sagramento.  Oia  quasi  tulio  ab- 
bellisce l'aliare  maggiore  e  unico  del  so- 
dalizio. I  confiati  ufli/iano  la  chiesa  nel- 
le resteeneirotlavariode'u)orti,celel)ran- 
do  con  solennità  la  festa  di  s.  Maria  del- 
la Neve  nella  domenica  fra  la  sua  8.'  E 
siccome  è  aggregata  alla  Chiesa  e  basi- 
lica patriarcale  di  s.  Maria  Maggiore 
(edificala  nell'area  in  cui  a*  5  agosto  vi 
cadde  prodigiosamente  la  neve),  intervie- 
ne alla  sua  solenne  processione  del  Cor- 
pus  Domini.  Onorato  dall'arciconfrater- 
nita  del  guardianato  perpetuo,  già  di  so- 
pra ne  feci  gratissima  e  distinta  dichia- 
razione. 

Txicamatorì.  T  .  il  paragrafo  Artigia- 
ni di  quest'articolo. 

Saponari  e  Obliar  ari.  Il  saponaroo 
saponaio,  Saponarius^  è  quello  che  fab- 
brica o  vende  sapone.  Il  sapone,  Sapo^ 
Smegma  ,  è  una  mestura  di  varie  sor- 
te, composta  coniunemente  d'olio,  calci- 
na e  cenere,  che  si  adopera  per  lavare  e 
purgare  i  panni,  per  bagnar  la  barba  in- 
nanzi di  raderla  ,  e  per  lavarsi  le  mani. 
Saponetto  o  saponetta  dicesi  il  sapone 
più  gentile  e  odoroso  ;  e  saponata  quella 
schiuma  che  fa  l'acqua,  dove  sia  disfat- 
to il  sapone.  Conoscevano  ancora  i  no- 
stri antichi  alcune  piante  dette  Sapona- 


UN  I 
/•;V,  come  l'erba  Lanaria  e  la  Sapona- 
ria ofjìcinalis  di  Linneo,  e  lai."  adope- 
ravano i  purgatori  per  purgare  telane; 
la  ?.."  usavasi  per  decozione,  che  si  univa 
ancora  col  brodo  di  vipera.  Anche  la  cor- 
teccia della  saponaria  indiana,  v9^yf;//i^«.9 
Saponaria  di  Linneo,  come  pure  la  par- 
te carnosa  del  suo  frutto,  servivano  an- 
ticamente tra  noi  come  il  sapone  per  pu- 
lire argenli  e  biancherie.  Plinio  attribui- 
sce l'invenzione  del  sapone  agli  antichi 
gallijma  pretendono  alcuni  scrittori,  che 
sia  stata  inventata  quella  mescolanza  a 
Savona  in  Italia,  e  che  di  là  abbia  quel- 
la cillà  sortito  il  suo  nome.  Pelletlier 
pubblicò  una  Memoria  itnportanle  sul- 
la fabbricazione  del  sapone;  ed  il  celebre 
Chaptal  ha  indicato  un  mezzo  di  prepa- 
rare dovunque  e  con  pochissimo  dispen- 
dio alcimi  liquori  saponosi,  alti  all'  im- 
bianchimento delle  lele.  Saponi  liquidi 
però  preparavansi  già  da  lungo  tempo  in 
Italia,  e  specialmente  a  Napoli  ed  a  IJo- 
logna.  L' ogliararo,  Olearius ,  è  quello 
che  negozia  o  vende  V  Olio  (V.)  ,  ed  il 
Morcelli  disse  i  mercanti  da  olio ,  Mer- 
calores  Olearii.  L'olio  o  oglio,  Oleum, 
è  il  liquore  che  si  cava  dal  fi  ulto  dell'o- 
liva o  uliva,  Oliva^  0/r^/,  simbolo  di  Pa^ 
ce  (/  .),  ed  i  cui  rami  si  benedicono  nel- 
la domenica  delle  Palme  (/  .).  L'olio  si 
adopera  negli  usi  sagri  delle  Unzioni, 
couje  pure  ne'  civili,  e  per  condimento 
de'  cibi  ed  ali  re  cose.  Olio  diciamo  an- 
che ad  ogni  altro  liquore  grassoso  e  un- 
tuoso che  si  tragga  specialmenle  dalle 
sostanze  vegetabili.  Il  Nicolai  nelle  Me- 
morie sulle  Campagne  e  sulV  Annona 
di  Roma,  l.  3,  p.  47^>  riporta  un  bel  no- 
vero degli  scrittori  sugli  ulivi,  fra 'quali  : 
Pieli'o  Vettori  ,  Lodi  e  colti\> azione  de- 
gli ulivi,  Firenze  i  ^69.  Domenico  Gri- 
maldi, Memoria  sull'economia  Olearia 
gntìca  e  moderna,  e  sulV antico  Fran- 
toio da  olio  trovato  negli  scavamenti  di 
Stabbia,  Napoli  i  788.  Cosimo  Moschet- 
tini.  Della  coltivazione  degli  olivi  e  del- 
la manifattura  dell'olio,  Napoli  1794- 


UN  r 

Giovnnni  Poesìa  ^  Degli  iiiì\>i  e  de  Ile  o//- 
ir.  Napoli  1794.  Inolile  rerudilissiiiio 
prelato  ragiona  tlell'olio  edegli  oliveli,  e 
in  tpiali  luoghi  tlello  stalo  pontificio  me- 
glio si  pruilucano.  Consiglia  che  clovreb 
bero  piantarsi  nell'  Agro  Piomano,  e  ne 
(iicliiara  i  vantaggi.  Discorre  della  coltu- 
ra degli  alberi,  del  tempo  da  raccogliere 
le  olive  e  modo  di  far  l'olio,  sotto  la  ma- 
cina detta  Montano.  Avverte  che  deve- 
sì  variare  il  proverbio;  Chcclii  viioìe  fitf 
te  le  olive,  non  più)  avere  tutto  folio.  E 
dirsi  in  vece:  Che  per  aver  lutto  folio  eon- 
viene  avere  tutte  le  olive.  Degli  antichi 
pozzi  d'olio  e  granari  óeW'yinììOtìa  pon- 
tificia di  Roma,  situala  nella  Piazza  di 
2'erinini,  in  quest' articolo  indicai  dove 
ne  parlo.  \  saponari  e  gli  ogliaraii  uniti- 
si insieme  formarono  una  università  ed 
un  sodalizio,  e  fra  le  alti  e  di  Roma  pren- 
devano parte  a  festeggiare  il  passaggio  de' 
Papi  ne'Ioro  possessi,  apparando  un  trat- 
to della  via  percorsa  dalla  cavalcata.  Il 
]Mazza,  Irat.  c),cap.  32,  Delle  confrater- 
nite e  università  di  arti ,  dice  che  i  sa- 
ponari «l)bero  dal  capitolo  della  chiesa 
dis.  Nicola  in  Carcere,  della  cui  riedifi- 
cazione e  abbellimento  tratto  nel  voi. 
LXXIII,  p.  3085  nel  1607  la  chiesa  di 
s.  Maria  in  Vineis  (del  quale  vocabolo 
e  perchè  non  si  confonda  con  s.  Andrea 
in  Vincis,  resi  ragione  nel  voi.  LXIII,  p. 
5i),  quando  Paolo  V  approvò  l'nniver- 
silà  ,  la  quale  vi  pose  un  cappellano  ad 
uffiziarla;  celebrandovi  la  festa  della  ss. 
Annunziata,anlichissimo  litolodella  chie- 
sa, e  quella  di  s.  (Giovanni  ante  Portani 
Latìnam,  cornea  loro  santo  protettore. 
E  situata  questa  cliiesa  nel  rione  Campi - 
felli  (il  Bernardini  la  dice  dell'università 
de'mercnnti  saponari  all'Archetto  presso 
piazra  Montanara.  Dipoi  fu  «letto  Arco 
de'  Saponari j  ed  il  cav.  Rufini  nel  Di- 
zionario delle  strade  di  Roma,  crede  de- 
rivato il  nome  dallesserc  ivi  un  tempo 
stale  le  fabbriche  di  sapone  e  le  botteghe 
de*  saponari  per  smerciarlo.  A  me  pare 
più  naturale  che  il  nome  sia  derivato  al- 


l'arco  dnlla  chiesa  data  a'saponari,  ed  e 
sistenle  in  loro  proprietà),  in  quella  pur- 
le  del  Campidoglio  che  gunrda  verso  il 
fiume;  ed  era  il  sito  della  famosa  rupe  o 
sasso  Torpeio,  donde  erano  precipitati  i 
lei  di  qualche  delitto  grave,  e  particolar- 
mente spergiuri,  il  Panciroli  nel  1600 
disse  parrocchiale  1;»  chiesa  di  s.  Maria 
in  rineii ;  ed  il  Martinelli  nel  i653  la 
chiamò  in  Caprino  j?ionfe,  Animnciatio- 
ni  lì.  Mariae  T'ir^inis  dieatian.  Dice- 
ha  tur  in  Vincisjìhiq.  est  Confraternitas 
laieoruni  vulgariter  Saponari  nnncupa- 
tonnn.  Essendo  anticamente  vietato  a'ro- 
ujanil'abitaresul  Campidoglio,  nel  luogo 
e  particolarmente  ne' suoi  pendii  pasco- 
landovi le  capre,  da  questo  lato  l'eminen- 
za prese  il  nome  di  Monte  Caprino.  Il 
Venuti  la  qualifica  chiesa  di  s.  Maria  iu 
Monte  Caprino  delta  in  Finchi, óeWd  con- 
fi aternita  de*  saponari,  passato  l'arco;  le 
cui  antiche  memorie  dice  conservarsi  da' 
canonici  di  s.  Nicola  in  Carcere,  essendo 
antica  e  dedicala  alla  R.  Vergine  ed  a  s. 
Giovanni  Evangelista  patrono  dell'  uni- 
versità, la  confraternita  dicendola  origi- 
nata neli6o4-  Ha  due  altari,  il  maggio- 
re col  quadro  del  s.  Patrono  e  suo  mar- 
tirio della  caldaia  d'olio  bollente;  l'altro 
è  della  ss.  Annunziata,  oltre  il  quadretto 
di  s.  Francesco  Saverio  per  quanto  dirò; 
nel  pavimento  sono  due  antichi  monu- 
menti sepolcrali.  Nel  1 740  si  stamparono 
in  Roma  :  Statuti  del  f  università  de* mer- 
canti saponari  ed  ogliarari  di  Roma, 
Leggo  nel  n.**!  102  del  Diario  di  Roma 
del  1785,  che  il  cardinal  Rezzonico  ca- 
merlengo pubblicò  un  editto ,  col  quale 
a  norma  degli  statuti  dell'università  de' 
saponari^  approvati  con  breve  apostolico 
da  Benedetto  XIV  l'8  agosto  1  74'^-  ordi- 
nò che  gli  spacciatori  di  sapone  debbano 
avere  la  loro  distanza  di  1 5o  canne  l'uno 
dall'altro;  e  che  i  medesimi  non  possano 
prendere  il  sapone  da  rivendere,  se  non 
da  que'mercanli  saponari  a  cui  sono  as- 
segnati (eccettuati  i  pizzicaroli,  che  godo- 
no la  privativa  di  provvederlo  uve  più 


212  unì 

I01O  nggrada)  sollopena  tii  scucii  So  a'tra- 
sgressoi i  ,  olde  alhe  tlisposizioni  diietle 
a  prevenire  qualunque  frode  da  comniCt- 
tersi  da'pnriicolari.  Nel  1801  l'universilà 
de'  saponari  e  Tuniversità  degli  ogliarai  i 
restarono  soppresse  con  quelle  dell*  altre 
arti.  Notai  nel  voi.  XLIX  ,  p.  4^,  che  il 
can.  Cardoni  o  Carboni  parroco  di  s.  An- 
gelo in  Pescai  ia  aprì  un  oratorio  nottur- 
no in  s.  Maria  in  Fificìs^  e  poi  trasferi- 
to alla  vicina  chiesa  di  s.  Omobono  de* 
Sartori.  W  Costanzi ,  V Osservatore  di 
Iiomay  1. 1,  p.  229,  racconta.  Mancava  lo 
spirituale  aiuto  dell'oratorio  notturno 
nella  popolatissiiua  contrada  al  di  là  e  al 
di  qua  di  Ponte  Quattro  Capi,  dopo  i  nuo- 
vi fondati  dal  cardinal  Àntonelli  nella 
chiesa  de  Muratori,  e  in  altre  ricordale 
in  quel  paragrafo;  ma  vi  supplì  il  zelan- 
tissimo can.  Carboni,  morto  poi  in  osculo 
Dominim  Corsica,  ivi  deportato  da'fian* 
cesi  con  altri  sacerdoti  dello  stato  ponti- 
ficio, per  ubbidire  a  Pio  Vii.  Egli  colle 
opportune  licenze  apri  l*  oratorio  nella 
chiesa  già  de*saponari  di  s.  Maria  in  Via- 
czV,  e  lo  pose  sotto  la  protezione  di  s.  Fran- 
cesco Saverio,  e  lo  fece  aggregare  a  quel- 
lo  del  p.  Cara  vita,  imitandone  interamen- 
te le  sante  pratiche.  Buon  numero  d*in* 
stancabili  sacerdoti  sì  unì  al  fondatore  per 
operare  sotto  la  sua  direzione  nell'eser- 
cizio dell'apostolico  ministero,  non  che 
notabile  (juantità  di  divoti  secolari  si  a- 
scrisse  al  Uistrelto  per  coadiuvare  alle 
funzioni  dell'oratorio,  onde  numerosissi- 
mo fu  il  concorso  de'fedeli  ad  ascoltarvi 
la  parola  di  Dio,  e  ad  accostarsi  al  sagra- 
mento  della  penitenza.  Aggiunge  il  Co- 
stanzi (che  pubblicò  1'  opera  nel  i825), 
recentemente  essersi  trasferito  l'oratorio 
nella  chiesa  di  s.  Omobono,  di  più  como- 
do accesso  e  più  spaziosa.  Quanto  all'i- 
stituzione dell'oratorio  notturno,  nel  voi. 
LXl,  p.  4'}  ^^^  ^^^'''  *^^  ^'^^i  fondatori 
anche  il  ven.  servo  di  Dio  d.  Gaspare  del 
Bufalo,  istitutore  della  congregazione  del 
Sangue  Preziosissimo,  e  d.  Gaetano  Bo- 
uanni  poi  vescovo  di  Norcia.  Notai  anco- 


UN  I 
ra,che  essendo  padrone  diretto  della  chic 
sa  il  capitolo  di  s.  Nicola  in  Carcere,  nel 
i83o  ne  investì  col  propinquo  fabbrica- 
to la  confraternita  e  ristretto  dell'lmma- 
colala  Concezione  e  s.  Francesco  Save- 
rio, il  quale  la  restaurò,  ed  altre  ripara- 
zioni si  operarono  nel  1 840. 1  confrali  ve- 
stono sacchi,  cordoni  e  mozzette  tutto  di 
color  nero,  e  per  insegna  usano  l'imma- 
gine di  s.  Francesco  Saverio. 

Sartori,  Unii'ersitas  Sutoruni  iJr- 
his.  II  sarto  o  sartore,  Sutor,  Sarcina- 
ior,  Fcstiarius,  è  quegli  che  taglia  i  ve- 
stimenti e  li  cuce;  altrettanto  fa  la  sarlo- 
ra,  Sarcinalrix  vcl  Ornatrix.  L'arte  di 
sartore,  Sulrina  Vcstìaria.  La  sartoria 
o  bottega  di  sartore.  Officina  Sarcina- 
toria,  vel  Sartoria,  Officina  Vestiaria^ 
Festiarium.  il  Piazza  mW Eusevologio^ 
Irai.  9,  cap.  5:  Della  confraternita  di  s. 
Omobono  dclVarte  de^ Sartori,  Calze t' 
tari  e  Giupponari,  dichiara.  Se  dall'  an- 
tichità delle  cose  devesi  arguire  la  nobil- 
tà di  esse,  dovrà  certamente  dirsi  esser 
quest'arte  nobilissima,  perchè  principiò 
sino  da  Adamo  ed  Eva, allorquando  dopo 
la  commessa  disubbidienza, vedendosi  nu- 
di e  vergognandosi  di  comparire  avanti  a 
Dio,  tosto  con  foglie  di  fico  a  guisa  di  ve- 
ste sì  coprirono  quelle  membra  die  la 
natura  stessa  non  più  innocente  abborri- 
va  di  vedere  scoperte,  facendosi  poi  ve- 
sti dì  pelli,  come  dissi  nel  paragrafo  Pel- 
licciari.  In  seguilo  Dio  comandò  a  Mo- 
sè  che  i  sacerdoti  suoi  ministri  si  facesse- 
ro mutande  di  lino  per  coprire  le  parti 
vergognose.  AI  dir  di  Plinio,  i  frigi  furo- 
no i  primi  a  far  gli  abiti  con  1'  ago,  A- 
cus,  e  non  isdegnarono  d'esercitar  l'arte 
i  filosofi  medesimi,  asserendo  crescere  la 
stima  dalla  necessità  dell'uso  umano,  poi- 
ché sin  dalle  leggi  viene  annoveralo  tra 
lealtrecose  necessariecol  riposo  ed  il  vit- 
to, anche  l'abito  che  serve  all' 6o/«o,  tan- 
to per  necessità  che  per  decoro.  Onde  dis- 
se Cicerone:  Fesiis  depellendis  frigoria 
causa  primo  inventa  estjpostea  ad  or- 
na turn^  et  corporis  dignitatem.  Eifeiisce 


V  N  I 

il  Maiiinelli,  La  Dietologia,  t.  2,  p.  48 1 
e  i{Si.  QucnIo  genere  ineicenario  d'ui- 
listi  era  pocu  conusciulo,  anzi  per  nulla 
oe'teinpi  più  semplici,  e  ne'iempi  roma- 
ni fino  al  basso  impero.  Nel  cap.  3  della 
Genesi  si  scorge,  che  Aliamo  ed  Eva  col- 
le proprie  tuiììì't,  consucrufit  /olia  ficus ^ 
tt  fece  ni  III  sibi  perizoma/a.  (Quindi  cia- 
scuna madre  di  l'aiuiglia  cuciva  gli  ubili 
necessari,  e  ciò  ben  si  dimostra  nell'apo- 
logo della  Donna  forte,  e  nella  Tonaca 
incotisutile  (f.)  cucita  o  intessiila  dalla 
1».  Vergine  pel  suo  diviu  Figlio.  Se  si  leg- 
gono le  dotte  faticlie  di  Kubenioedi  Bay- 
(io,  De  re  vtstiaria  ,  si  vedrà  bene  die 
costantemente  nell'anticbità  la  niadredi 
famiglia  e  generalmente  le  donne  anche 
distinte  (come  riferisce  la  storia  della  mo- 
glie di  Carlo  Magno,  e  della  regina  Sere- 
na di  cui  parla  Claudiano,  oltre  il  riferi- 
to nel  paragrafo  Lanari),  le  donne  ap- 
punto col  Olezzo  dell'ancelle  vesliarie  e 
servi  addetti,  provvedevano  gli  abili  alla 
propria  famiglia.  Gli  abiti  erano  talari  e 
semplici,  e  secondo  l'età  e  la  classe  cia- 
scuna madre  di  famTglia  conosceva  il  ta- 
glio, la  forma,  ed  il  colore  ch'era  sempre 
uniforme.  Nella  dissoluzione  dell'impero 
romano  e  nell'ingresso  in  Italia  di  popo- 
li stranieri  che  recarono  i  loro  abili  sue- 
cinli,  con  una  mescolanza  di  varie  forme 
e  di  vari  colori,  la  gravità  romana  cedet- 
te al  capriccio  della  gioventù,  ed  all'im- 
pegno di  coloro  che  lavori  vano  que'bar- 
bari  invasori,  e  si  tolse  la  Ioga  e  la  pre- 
testa, per  sostituirvi  l'abito  succinto  a- 
lemanno  e  longobardo.  Fu  allora  che  le 
donne  di  famiglia  perdendo  ogni  uso,  ed 
Ignare  delle  nuove  forme,  a  poco  a  poco 
s'  introdussero  dalla  necessità  uomini  e 
donne  mercenarie,  che  si  appellarono  sar- 
tori o  sartrici,  a  sarciendo,  o  tailleiirs  e 
taiUeuses  dal  taglio  degli  abili.  Si  ponao 
vedere  il  Ferrari,  Origine  della  lingua 
italiana,  per  l'etimologia  italiana;  ed  il 
Alenagio,  Origine  della  lingua  france- 
.v#,  per  l'etimologia  francese.  Divenne  al- 
lora uu'dilc  uuovti,  i  di  CUI  duvdii  ^i  ii^* 


UNI  2i3 

sarono  da  varie  leggi  e  slaluli  parziali, 
come  da  vari  giureconsulti,  tra'(piali  San- 
chez  e  Diana.  Si  dice  lìloda,  Tusanza  nuo- 
va e  propriamente  1*  usanza  che  corre  o 
moderna,  massime  nelle  vesli;  ossia  l'uso 
e  la  consuetudine,  il  costume,  la  manie- 
ra di  vivere  e  di  procedere  comunemen- 
lealla  moderna  fre({uentatae  usata:  Con- 
suetudo  praesentls  leinporis  mos.  Novo 
modo,  Novo  more,  Novo  exemplo.  Or- 
natasi ncessil  in  novuni  modum,  Mos  no- 
vus.  Ciò  prenjesso,  dice  lo  slesso  Marti- 
netti, quanto  a'modisti:  fomentatori  iVir- 
bi,  capricciosi  e  stravaganti,  negli  abbi- 
gliamenti ed  in  altri  usi  della  vita  civile, 
del  deplorabile  e  immorale  Lusso  {f^.), 
idra  (siccome  è  mia  questa  aggiunta,  pe' 
pochi  che  non  sapessero  di  mitologia,  di- 
rò che  tale  è  il  vocabolo  col  quale  si  no- 
mina il  mostro  spaventevole  di  Lerna,a 
cui  furono  assegnale  sette  o  nove  o  cin- 
quanta teste;  ed  allorché  se  ne  tagliava 
una ,  tosto  ne  rinascevano  altrellante 
quanl' erano  le  rimanenti:  il  veleno  del- 
l' Idra  di  Lerna  era  sì  potente  e  sottile, 
che  la  puntura  d'una  freccia,  la  quale  ne 
fossestata  imbrattata, dava  infallibilmen- 
te la  morte.  TI  mostro  poi  faceva  stragi 
orribili  ne'dintorni  della  palude  di  Lerna 
ove  dimorava,  col  suo  alito  pestilenziale 
e  mortale.  Tale  è  il  lusso,  considerato  re- 
ligiosamente e  moralmente  1)  funesta,  de- 
gradante, pestifera  e  vorace,  che  ormai 
lia  pure  vanamente  invaso  e  sovvertito 
anche  il  mesto  e  morale  Lutto  {F.)l  Chi 
voglia  conoscere  con  dettaglio  i  modisti 
e  le  modiste  degli  antichi,  WQcalamislri- 
feriy  frigi, indusiariif/lammeariiyviola' 
rii,  zonariij  semizonarii ,  fllaeisli,  strO' 
fiarii,  linibolarii^  con  tulli  gì*  individui 
del  mondo  muliebre  antico  ,  menzionati 
nelle  commedie  di  IMaulo, //i  Poen.,^c\, 
I,  e  nvXV  A  ulular  ia,  act.  3,  deve  legge- 
re l'erudito  Guasco,  Delle ornatrieie de* 
loro  u//izi,ed  insieme  della  Superslizio' 
ne  (f^.)  de' gentili  nella  chioma,  e  della 
cultura  della  medesima  presso  le  anli- 
che  dame  romane j  dolio  libro,  che  in- 


2i4  UNI 

sicnie  ull'aliro  suo,  De' Riti  funebri^  ove 
pure  si  tratta  di  vesti  ed  usi, ragionai  in 
molli  ailicoli.  Nota  inoltre  il  Martinetti: 
Che  oggidì  le  mode  appartengono  secon- 
dariamente ai  lusso  ed  ai  jjuon  gusto  (non 
sempre,  perchè  talune  sono  ridicole,  co- 
me ie  code  degli  animali  intorno  a'gen- 
tili  volti  delle  donnei  e  francamente  lo 
f»ppelIo  ai  buon  senso),  ma  lo  scopo  prin- 
cipale (sic)  riguarda  un  esteso  commer- 
cio che  interessa  la  speculazione  di  tan- 
ti diramatori  detti  modisti  e  modiste,  li 
tjuah  hanno  posto  tra  gli  artisti,  e  volon- 
tariamente si  sono  soggettali,  quali  sud- 
diti (uh  !  gì' italianissiuti  indipendenti, 
che  ahborrono  lo  straniero  !)  e  corrispon- 
denti  dello  stabiliuìento  centrale  esisten- 
te nella  Francia  (ora  si  può  aggiungere, 
the  facciamola  scimmia  anche  ali'lugliil- 
lerra),  ed  hanno  tanti  proseliti,  quanti  so- 
no i  loro  seguaci,  i  loro  avventori,  e  gli 
associati  de'giornalidi  moda,  figurini,  al- 
manacchi,disegni  e  altri  simili  articoli  che 
gravemente  interessano  il  Luoudofashion- 
riab le  (ohi  civettino).  I  francesi  ripeto- 
no nel  secolo  XVI  il  primato  o  presidenza 
sullemodeche  cominciòad  accordarsi  dal- 
li nghilterra,  dalla  Germania  e  dall'Italia. 
SoDoassai  adattati  i  francesi  a  questa  pre- 
sidenza, che  non  può  sostenersi  senza  un 
ingegno  molto  fervido,  ed  amante  di  va- 
rietà e  di  cose  nuove  e  sorprendenti,  co- 
me lo  sono  persino  ne'belli  cartonaggi  de' 
profumieri,  droghieri  e  farmacisti.  Ter- 
mina il  Martinetti  il  suo  dire  sui  modisti 
e  modiste,  con  rimarcare;  Che  il  prodot- 
to di  questo  commercio  di  lusso  è  tale, 
che  lord  Bolingbrocke,il  quale  vivea  iuln- 
ghiiterra  sotto  il  ministero  francese  di 
Colbert,  fece  constare  che  tutte  le  ba- 
^alieWcy  fiitilités  (cose  vane,  inutili  e  da 
nulla!)  di  Francia,  costavano  all'Inghil- 
terra 5  in  600  mila  lire  sterline  ,  ed  in 
proporzione  agli  altri  regni  delconlinen- 
te.  Ma  deli'  improprietà  delle  moderne 
Vesti (V.) a  Abiti (V.)iOV'òó\Qf\Q^\'\  uo- 
mini si  è  ripreso  l'uso  di  portare  la  barba 
lunga  o  modificala  a  piacete,  dissi  parole 


CJ  N  I 

al  paragrafò  Barbieri y  di  quest'articolo; 
delle  vesti  poi,  abiti  e  ornamenti  antichi  e 
moderni  delle  diverse  nazioni ,  dignità, 
gradi  e  condizioni,  non  posso  ricordarne 
gli  articoli  in  cui  ne  tengo  proposito  o  ne 
parlo,  perchè  innumerevoli.  Non  voglio 
lacere,  che  nel]'  articolo  Moihiy  del  Di- 
zionario delle  origini  ,  giustamente  si 
osserva  ,  che  la  moda  passò  pure  nelle 
mense,  nelle  cucine,  nelle  masserizie,  ne' 
divertimenti  ,  negli  spettacoli  ,  e  fin  an- 
co nelle  produzioni  dell'  ingegno  e  nella 
letteratura,  come  nel  gusto.  Appena  tro- 
vasi qualche  vestigio  di  quello  che  ora  di - 
cesi  moda  o  moda  del  giorno  ne'popoli 
più  antichi.  Alcuni  abili,  alcune  armi,  al- 
cuni ornamenti  preferiti  erano  presso  l'u- 
no o  l'altro  di  que' popoli;  ma  non  si  cam- 
biava così  di  frefjuentey  come  a'  nostri 
gioì'/dy  non  si  sostituivano  i  pili  capric- 
ciosi abbigliamenti  a  quelli  pia  comodi 
e  pili  opportuni,  passati  in  retaggio  da- 
gli antenati y  e  non  si  vede  che  presso  i 
greci  o  i  romani  le  donne  avessero  stesa 
la  loro  influenza  su  questo  ramo  del  lus- 
so e  del  pubblico  ornato.  Qualche  vesti 
gio  di  moda  si  osservò  ne'bassi  tempi  tra* 
grandi  e  tra  le  persone  di  condizione  e- 
levala  ;  alcuni  generi  di  ornamenti  par- 
vero prediletti,  specialmente  ne'  Tornei 
(V.)y  nelle  feste,  nelle  pubbliche  compar- 
se. Siccome  per  l'altissimo  prezzo  non  era 
facile  il  cambiar  di  sovente  le  mode,  an- 
che femminili ,  passavano  i  vestimenti  e 
gli  arnesi  da'padri  a'figli,  ed  anco  si  tra- 
mandavano a  diverse  generazioni  (anche 
per  la  qualità  eccellente  de'drappi,  quan- 
to alla  loro  consistenza  e  durata  ;  essen- 
ziale prerogativa,  di  cui  con  grave  di- 
spendio manchiamo).  «  I  racconti  e  le 
rappresentazioni  di  cose  attinenti  alle. 
Fate,  derivale  dalle  favole  e  dalla  Su- 
perstizionCy  frequentissime  ed  accredi- 
tate ne*  tempi  antichi,  dierono  forse  la 
prima  idea  di  trasmutazioni  e  di  cambia- 
menti rapidi  di  figure,  di  abili  e  di  cose 
di  esteriore  apparenza,  e  servirono  pro- 
babilmente ad  istradare  il  guaio  ed  a  far 


V  IN  I 
lìiìsceie  il  furore  tìelle  iiiotle.  delle  quali 
fàcile  riusciva  \a  vnriazione  tla  che  era- 
no ili  venule  pi  li  coni  peni!  iose  le  forme  Me- 
gli abili,  più  leggere  e  meno  dispendiose 
le  materie  veslinrie,  più  numerosi  e  più 
esperti  gli  artigiani.  Non  fu  mai  aleuti  po- 
polo presso  cui  variassero  le  nìode,  e  sem- 
pre se  ne  producessero  di  nuove,  come 
presso  i  francesi.  Ma  da  che  si  abban<(o- 
narono  gli  antichi  costumi,  le  mode  di  ve- 
stire cambiarono  di  continuo,  e  i  france- 
si, per  confessione  de'Ioro  medesimi  scrit- 
tori, alla  fine  di  ciascun  secolo  potevano 
pigliare  in  iscambio  i  ritratti  de'Ioro  an- 
tenati per  rifratti  di  personaggi  stranieri. 
Sul  finire  del  secolo  XV  e  in  tutto  il  XVf, 
molle  mode  passaronodairilalia  iu  Fran- 
cia per  cagione  dèlie  spedizioni  che  in  Ita- 
lia si  fecero  da  Carlo  V'III,  Luigi  XII, 
Francesco  I,  e  pel  passaggio  fatto  al  Iro- 
no di  Francia  della  fiorentina  Caterina  de 
]Medi»:i;  né  alcuno  si  avvisava  in<pie'tem- 
pi  che  l'Italia  diventar  dovesse  un  gior- 
no, per  (jnello  che  concerne  le  mode,  se- 
guace e  tributaria  de'francesi.  Qtiella  mo- 
bilità straordinaria  negli  abbigliamenti, 
nelle  acconciature,  insomma  nelle  mode, 
mobilità  che  deriva  sostanzialmente,  se- 
condo i  francesi  medesimi,  dal  carattere 
stesso  della  nazione,  ricevette  un  nuovo 
slancio  da'progressi  dell'incivilimento  e 
dallo  studiato  raffinamento  del  lusso. 
Sembrerebbe  a  tutta  prima  che  questo 
avrebbe  dovuto  riuscire  svantaggioso  al- 
la nazione,  giacché  il  lusso  diventa  sem- 
pre fatale;  ma  quell'accrescimento  di  va- 
nità e  d'ambizione,  quella  smania  di  va- 
riare ad  ogni  istante  le  mode,  è  divenu- 
ta pe'francesi,  e  massime  per  la  classe  più 
laboriosa  di  quel  popolo,  una  miniera  fe- 
conda di  ricchezze  ".  In  molte  nazioni 
d'Europa  la  mobilità  per  cui  si  vorreb- 
be quasi  cambiar  di  moda  ogni  giorno,  si 
è  resa  comune.  Il  notabile  perfeziona men  • 
lo  dell'arti  di  lusso  e  dell'industria  in 
Francia,  ha  contribuito  a  guarentire  a' 
francesi  l'impero  della  moda, ed  a  forma- 
re del  loro  paese  la  fabbrica  generale  de' 


UNr  2i5 

modelli  degli  abbigliamenti,  l'emporio  e 
il  centro  da  cui  tutte  le  mo<le  si  dirama- 
no negli  altri  paesi,  sul  lusso  degli  abili 
e  in  tulli  gli  oggetti  di  pubblica  compar- 
sa. Questa  digressione  si  rannodi  nel 
complesso  di  questo  articolo  d'arti  e  me 
stieri.  Scrisse  Giovanni  Pennacchini,  Yo- 
biltà  ed  antichità  de' sartori  cavata  da 
molli  autori  approvati ^  Venezia  i  Gdo.  Il 
celebre  cardinal  Paiiciroli  (/^.),  favorito 
segretario  di  stato  d'Innocenzo  X,alla  cui 
esaltazione  contribuì ,  come  nato  da  un 
Sem  plice  sartore  di  Uoina  volle  conservar- 
ne memoria  nello  stemma  ,  formandolo 
d'un  panno.  iVella  Famiglia  pontificia 
(/^.)  per  diversi  secoli  vi  fu  l'uffizio  di  sar 
lore  del  Pap  »,  e  nelle  cavalcate  incedeva 
co'primari  artisti  e  famigliari  del  mede- 
simo, come  il  Barbiere  e  il  Fornaro,  al 
modo  ricordalo  anche  in  que*  paragrafi. 
Nella  cavalcata  del  possesso,  esplicita  men- 
te lo  trovo  nominato  in  quello  dt:<K484 
d'Innocenzo  Vili:  Sarlor  Papaecumva- 
liòia  de  scarlatto  vel  velluto  rubro ,  in 
qua  ctiam  necessaria  prò  Ponfi^^ce,^os,lA 
avanti  al  cavallo  e  tutta  trinata  d'oro,  ca 
valcando  innanzi  iv^W  Scudieri  del  Papa 
(F.)j'  vestito  di  cappotto  rosso  e  veste  lun- 
ga dello  slesso  colore,  di  lana  guarnita  di 
fascie  di  velluto  cremisino,  ossia  Rubo- 
iiihus  de  panno  rubeo  tinctis  ex  villoso 
siniilitcr  rubro  vestiti.  In  altri  possessi  è 
denominato,  Sarcinatoremque  Poatifl- 
cis,  Sulor  Papae.  Anche  l'università  de' 
sartori  nella  cavalcata  del  possesso  del  Pa- 
pa addobbava  un  trailo  della  strada  che 
transitava.  Il  Fanuoci,  Opere  pie  di  /io- 
ma,  p.  39(5,  Della  confraternita  di  s. 
Omobono  e  s.  Antonio  di  Padova  de* 
calzettari  e  sartori^  ed  il  citato  Piazza, 
narrano  della  medesima.  F  calzettari  a- 
vendo  eretta  la  loro  confraternita  nella 
chiesa  di  s.  Caterina  della  Rota  nel  1 538, 
in  unione  co'giubbonari  e  buslari,  al  ri- 
ferire di  Venuti,  insorte  questioni  col  ca- 
pitolo Vaticano,  di  cui  quella  chiesa  è  fi- 
liale, ne  [uutirono,  passando  talvolta  ad 
adunarsi  uclla  chiesa  di  s.  Giuliano  pres- 


2i6  U  W  I 

so  Monte  Giordano.  I  sailoii  non  aveano 
compagnia,  ma  erano  uniti  in  università 
col  consolalo  dell'arte,  sotto  la  prolezio- 
ne di  s.  Oinohono  (y .)y  il  quale  secondo- 
che  afferma  pure  il  Piazza  i\e\V  Eniero^ 
logìo  di  Roma^  esercitò  l'arte  di  mercan- 
te e  di  sartore,  poiché  morto  il  padre  e 
dispensate  tutte  le  sue  proprietà  a'pove- 
ri,  per  aiutare  ulteriormente  questi,  al 
dire  d'alcuni,  si  esercitò  nell'arte  di  sar- 
to, ed  i  sartori  ne  posseggono  un  brac- 
cio. Bensì  tenevano  il  consolato  nella  chie- 
sa di  s.  Andrea  de'  Nazareni  o  de  Ursis 
degli  aragonesi,  ora  s.  Maria  di  Monser- 
ralo  della  Spa^na^  nel  quale  articolo  la 
descrissi.  Neil 5^3  i  sartori,  unitisi  a'cal- 
7.ettari  ed  a'giubbonari  (o  giupponari  fa- 
citori e  venditori  di  giubbe,  vesti  d'am- 
bo i  sessi  che  in  antico  si  lenea  di  sotto, 
e  di  giubboni  vesti  strette  che  cuoprono 
il  busto,  al  quale  allacciavansi  le  calze  e 
i  caUiifKii  :  ora  fanno  e  vendono  giubbe, 
Cjalzoni,  cappelli  e  altri  oggetti  di  vestia- 
rio per  uso  de'contadini,  e  siccome  le  lo- 
ro botteghe  principalmente  Irovansi  riu- 
nite nella  via  che  dalla  piazza  di  Campo 
di  Fioreconduceaquelladis.  Carlo a'Ca- 
linari,  la  via  prese  il  nome  di  Giuhbona- 
ri  e  corrottamente  conserva  quello  de' 
Giupponari)  e  formato  un  corpo  solo, 
dalla  confraternita  dell'  Ospedale  di  s. 
Maria  della  Consolazione ,  in  Por  lieo 
e  delle  Grazie^  ottennero  la  vicina  e  an- 
tica chiesa  di  s.  Salvatore  in  Portico  nel 
rione  Ripa,  ed  in  essa  si  traslerirono.  Era 
così  chiamata  ,  secondo  Venuti ,  perchè 
sino  a  q-.ieslo  luogo  si  estendeva  il  Porti- 
co e  la  Curia  edificali  da  Augusto  in  o- 
npre  di  sua  sorella  Ottavia.  Essendo  ca- 
dente la  chiesa,  la  riedificarono  ,  indi  la 
dedicarono  a  s.  Omobono  protettore  de' 
sartori,  ed  a  s.  Antonio  di  Padova  patro- 
no de'  calzellari  e  de'  giubbonari,  la  re- 
staurarono, e  Gregorio  XllI  nel  iSyS 
r  eresse  nuovamente  in  confraternita,  e 
le  confermò  V  indulgenze  e  privilegi  che 
godevano.  ludi  vi  formarono  il  contiguo 
oralQàio,per  canlarvi  «elle  feste  l'uliiaio 


U  N  I 

della  Madonna,  ed  esercitarsi  In  altre  o- 
pere  di  pietà  cristiana.  Nella  chiesa  po- 
sero un  cappellano  per  l'uniziatura,  cele- 
brandovi le  feste  de*  ss.  Proiettori,  con 
molto  decorò.  Stabilirono  un  medico  pe* 
eonfrali  infermi,  e  questi  visitavano  e  soc- 
correvano con  limosina,  secondo  i  biso- 
gni; accompagnandoli  in  morie  alla  se- 
poltura, suffragandoli  con  messe  e  ullizi. 
Come  altre  confraternite  nel  giovedì  san- 
to si  recavano  in  processione  alla  cappel- 
la Paolina  del  Valicano,  a  venerare  il  s. 
Sepolcro, e  poi  visitavano  l'adiacente  ba- 
silica Vaticana,  vestili  con  sacchi  berret- 
tini e  sulla  spalla  colT  insegna  de*  ss.  O- 
mobono  e  Antonio  di  Padova.  Stabilirò* 
no  pure  dotazioni  per  le  zitelle  povere  e 
oneste  dell'arte;  e  di  non  ammettere  nel 
sodalizio  se  non  sartori,  calzetlari  e  giidj- 
bonari.  Come  notai  nel  paragrafo  Calzel- 
tariy  ne*  prinn  anni  del  secolo  decorso  si 
separarono  da'sartori,  restando  questi  pa- 
droni della  chiesa  e  dell'  oratorio,  ed  u- 
uiti  all'università  de'giubbonari  e  busta- 
ri.  In  essa  si  fondò  pure  l'università  de* 
lavoranti  sartori,  sotto  l'invocazione  del- 
la ss.  Croce,  e  lo  attesta  il  Bernardini  che 
nel  1744  stampò  la  Descrizione  de' Rio- 
ni di  Roma.  Pio  VI  col  molo-proprio  A- 
vendoydt*  ì6  maggior 777,  fissò  il  nume- 
ro delle  botteghe  de'sartori,  giubbonari 
e  bustari  di  Roma.  Nel  180 1  Pio  VII  sop- 
primendo le  università  artistiche,  nella 
chiesa  di  s.  Omobono  restò  il  sodalizio 
de'sartori,  a  cui  tuttora  appartiene.  Sic- 
come il  giubbonaro  Lorenzo  Liniavea  ac- 
quistalo per  la  sua  università  Scappel- 
la di  s,  Antonio  di  Padova,  con  assegna- 
re fondi^pel  suo  culto  e  mantenimento,  e 
per  alc(me  dotazioni  all'oneste  figlie  del- 
l' arte  di  scudi  25  quando  vi  fossero  le 
rendite,  così  non  solamente  i  giubbonari 
restarono  tra  loro  in  unione  particolare 
con  gli  uflizi  di  console,  guardiano  camer- 
lengo e  altri;  ma  1  ilenendo  la  cappella  e 
aliare  di  s.  Antonio,  nel  quale  i  giubbo- 
nari tuttora  vi  celebrano  la  festa,  per  la 
|e  mQi\c^zà  sì  iec£|uo  aella  chiesa  di  a. 


UN  I 
Ooiobono.  Questa  lia  5  altari  con  quadri 
di  buoi)  pennello,  coispreso  quello  eli  s. 
Antonio,  ed  il  quadrodell'ultare  ntaggio- 
je  è  un'opera  di  merito  di  Carlo  Marmit- 
ta, esprimente  il  Salvatore  e  la  1>.  Vergi* 
ne.  Nella  sagrestia  è  un  p.  Gio.  Battista 
del  Caciccio.  Di  recente  ebbe  qualclie  re- 
stauro, come  nella  facciala  e  nel  cauipa- 
nilf.  L'oratorio  notturno  eretto  nella  vi- 
cina cliiesa  di  s.  Maria  in  fincis,  nel  prin- 
cipio del  pontiiìcato  di  Leone  XI I  fu  tra- 
sferito nella  chiesa  di  s.  Omobono,  e  vi 
restò  fino  al  1846  circa.  Nella  medesima 
chiesa  è  da  qualche  anno  che  vi  udìzia  il 
capitolo  di  s.  Nicolò  in  Carcere  ,  perchè 
(|ue$ta  collegiata  è  in  riedificazione,  e  lo 
Hcurai  nel  vul.LXXIII,  p.  3o8,perciòin 
uno  degli  altari  vi  ha  collocato  la  sua  edi- 
gie.  Nel  voi.  XXXVI  I,p.  201,  ricordai  la 
lavanda  dc'piedi  che  nel  gioved'i  santo  si 
faceva  ins.  Omobono,  ed  in  s.  Nicolò  in 
Carcere,  ove  i  canonici  davano  il  pranzo 
a  1 1  poveri. 

Scavjìinclli.  F,  il  paragrafo  Calzola- 
riiVì  (juesl'articolo,  ed  il  paragrafo  Orto- 
lani^  per  la  loro  cappella  in  s.  Maria  del- 
l'Orto. 

Scarpelli  ni.  V,  il  voi.  LXIII,  p.  5r. 

Sellavi.  Il  sellaio  o  sellaio,  Epliippia" 
riuSy  è  (juegli  che  fa  la  sella,  Epliippiani^ 
arnese  che  si  pone  sopra  la  schiena  dei 
Cavallo  (F.)  o  d'  altro  anitnale  per  ca- 
valcarlo acconciamente,  le  briglie  pe'me- 
desimi,  ed  1  fìnimenti  pel  tiro  della  Car- 
rozza (F.)  e  de'carri.  Avendo  s.  Elisio, 
poi  vescovo  di  Noyon,  esercitato  l'arte  di 
orefice  t  l\'\  ferraro^  fu  preso  a  patrono 
da  tali  arti;  e  per  avere  ornalo  d'  oro  e 
gemme  due  selle  per  Clolario  11  re  de* 
franchi,  pel  nobile  arlillcio  destò  stupore 
e  benevolenza  nel  monarca,  e  poi  i  sella- 
ri  lo  scelsero  a  protettore  di  loro  arte. 
Narrano  Fanucci ,  Della  conJralerniUt 
dis.  Eligio  dell'arie  de'. sellariyeVmzuìy 
Di  y.  Eligio  de'  cellari  a  v.  Salvatore 
delle  Co/yK //e,  the  l'arte  de'sellari  unita 
a  (juelle  degli  orelìci  e  de'^èrrari,  fi>raitt- 
vano  anlicumeulc  uu  mede:>imu  cuu!>ola- 


UNI  2.7 

lo,  perchè  un  tempo  il  loro  numero  non 
era  molto  grande,  e  poi  si  aumentò  gran- 
demente dopo  r  introduzione  delle  car- 
rozze. Nel  i4o4  nel  pontificato  d'Inno- 
cenzo VII  fecero  una  particolare  congre- 
gazionee consolato,  ed  istituirono  la  con- 
fraternità  nella  chiesa  di  s.  Salvatore  del- 
le Coppelle,  di  cui  nel  voi.  LI  ,  p.  247, 
sotto  l'invocazione  di  s.  Alò  ossia  di  s.  E- 
ligio  loro  patrono.  Nel  seguente  anno  il 
Papa  avendo  creato  cardinale  Antonio 
Archeoni  o  Archionio,  ne  ottennero  la 
protezione,  il  quale  si  mostrò  amorevole 
coll'universilà,  e  fra'favori  che  le  compar- 
tì,le  concesse  il  proprio  stemma  col  cappel 
lo  cardinalizio  sopra,  e  formalo  d'un  ar- 
cione (come  lo  riporta  il  Ciacconio),  ch'è 
la  parte  arcata  della  sella  o  del  basto,  ma 
dopo  due  mesi  mori;  ed  i  sellari  conti- 
nuarono a  usare  tale  arme  per  la  loro 
università,  come  asserisce  Fanucci,  indi 
si  separarono  dagli  Orefici  e  iìaEerra- 
r/,  come  ho  dello  ne'Ioro  paragrafi.  Sta- 
bilirono di  adunarsi  in  detta  chiesa  ogni 
2.'  domenica  di  ciascun  mese,  per  assi- 
stere alla  messa  che  vi  facevano  celebra- 
re, e  per  trattare  le  cose  utili  [»el  sodali- 
zio. Nel  seguente  lunedì  vi  facevano  can- 
tare la  messa  de'defunli  pe'confrali  mor- 
ti. Ogni  anno  stabilirono  conferire  circa 
4  doti  alle  zitelle  oneste  e  povere  dell'ar- 
te, oltredelle  limosine  a'seliari  bisognosi, 
visitando  (luelli  infermi;  ed  in  morte  de' 
confrati  gli  «ccompngnavano  alla  sepol- 
tura, recitando  1'  uffizio  de'defunli.  Da' 
Papi  ottennero  indidgenze  e  grazie  spiri- 
tuali. Sebbene  la  festa  di  s.  Eligio  celebra- 
si da  diverse  università  in  due  giorni  dei- 
ranno, ili.\iiccmbre,  giorno  della  beata 
sua  morte,  ed  a'25  giugno,  grorno  in  cui 
un  anno  dopo  fu  trovato  il  suo  corpo  con 
meravigliosa  freschezza  e  come  vivo,  ed 
il  successore  Marziale  facendolo  portare 
in  [irocessione  tra'cantici  de*cHntori,giun- 
lo  innanzi  alle  [>rigioni,  si  aprirono  prò» 
digiosamenle  le  porte  ed  i  carcerati  fu- 
rono hberati;  i  sellari  la  celebrano  il  i.** 
dicembre,  e  ^ii  oicUci  a'^^  yiu^uu.  No- 


2i8  UNI 

la  il  Piazza  che  i  feriari  e  alili  preferi- 
scono il  25  giugno  per  la  traslazione  del 
hraccio  del  santo  che  posseggono.  Aven- 
do T  università  de'sellnri  fabbricalo  la 
propria  chiesa  nel  174^^  presso  il  Ponte 
(lis.  Z>/z/7o/o/«('0  in  Trastevere  sulla  piaz- 
za delle  (iensole  (nome  preso  o  da  un  al- 
herodi  tal  frullo  che  ivi  fu  un  tempo,  ov- 
vero dall'osteria  omonima  che  ha  per  in- 
segna la  pianta  di  Geiisole),  sollo  l'invo- 
cazione di  s.  Eligio,  in  essa  da  s.  Salva- 
tore delle  Coppelle  trasferirono  l'univer- 
sità. Ne  fu  arohilello  Carlo  de  Dominicis, 
ed  il  quadro  dell'altare  con  l'effigie  di  s. 
Eligio  vescovo  lo  colorì  Carlo  Mussi.  La 
copertura  della  sua  [)iccola  cupola  è  di 
piombo  con  appariscente  eleganza,  come- 
ihè  a  Sfjuamme  di  pesce.  Riporta  il  Ber- 
nardini nel  I  744»*^^'^  '"  questa  chiesa  al- 
l'università de'sellari  erano  allora  aggre- 
i^ali  i  sediari,i  baulari,  gli  sluccian,  ibri- 
tjliozzariji  collarari  da  carrette. Ed  \\  (Can- 
cellieri nella  Storia  de  possessi  de'  P</pì\ 
che  in  questi  funiversilà  de'sellari  a|)pa- 
lava  parte  della  via  da  loro  percorsa  col- 
la solenne  Casfalcala.  Nella  Faniii^lia 
ponlifleia  (F.)  vi  è  il  sellaro  co'suoi  gar- 
zoni, ed  un  sellare  con  abito  proprio  sem- 
pre incede  appresso  alla  carrozza  del  Pa- 
pa, massime  ne'  Piaggi  e  nelle  Puleggia- 
tnre[P.).  Neil 801  soppressa  l'universi- 
tà ,  la  chiesa  fu  data  alla  [)ia  congrega- 
zione degli  esercizi  spirituali  di  Ponte  Piot- 
to,  per  istanza  del  zelante  sacerdote  Mi- 
chelini.  La  restaurò,  vi  aggiunse  due  al- 
tari laterali,  e  nella  festa  vi  porla  ad  uf- 
fiziarla  i  giovanetti  delle  scuole  notturne. 
Delle  benemerenze  del  prete  Micheli  ni 
per  roratorio  istituito  in  s.  Eligio,  e  per 
le  opere  pie  di  Punte  PiOtto  e  di  s.  Pa- 
squale per  fare  la i.^  comunione  o  gli  e- 
sercizi  spirituali,  nel  i  ."pe'giovauelti  e  per 
f^li  uomini,  nel  2.°  per  le  giovaneltee  per 
le  donne,  delle  quali  parlai  ne'vol.  XVll, 
p.  25,  LXIII,  p.  117  e  altrove,  ed  in 
questo  articolo  nel  paragrafo  Calzolari^ 
ragiona  il  Coslanzi,  />'  Osservatore,  di 
Ronia^  t.  I,  p.  200  e  201. 


U  N  1 

Sensali  e  Agenti  di  cambio.  V.'ì  pa« 
ragrafi  Mercanti  Merciari ,  Ortolani  e 
Banchieri. 

Setaroli,  Universitas  Artis  confieien- 
di  Sericuni  Urbis.  Il  setarolo  o  setaiuo- 
lo è  il  mercante  o  fabbricatore  di  drap- 
pi di  seta,  ch'egli  fa  lavorare  per  vender- 
li, Serìcoruni  pannar  uni  vendìtor,  mer- 
cator  Sericarius.  Il  Morcelli  disse  la  fab- 
brica da  vesti  di  seta,  Officina  Pronier- 
caliuni  Vestinni  serici  operisj  e  la  fab- 
brica di  drap[)i  di  seta  e  di  tessuti  di  la- 
na  di  capra  ossia  ciambellottì ,  Officina 
lextiliuni  Serici  et  Caprunigei  staminis. 
La  seta,  Seriewn^  è  quella  specie  di  filo 
prezioso  prodotto  da  alcuni  vermi  chia- 
mali volgarmente  b.ichi  da  seta  o  llugel- 
li ,  Bondrycis.  vSeleria  è  nome  collettivo 
che  abbraccia  tutte  le^  mercanzie  di  seta; 
e  dicesi  setificio  l'arte  di  preparar  la  se- 
ta per  l'uso  delle  manifatture,  e  d'ogni  ge- 
nere di  queste  parlai  a'Ioro  luoghi.  Con 
questo  paragrafo  si  compenctrano  quelli 
óe  Calze ttariy  Tessitori^  Tintori y  Mer- 
canti Mereiaiy  Trinaroli  e  i>'nn\\\.  Lasc- 
ia per  la  preziosità  della  materia  è  equi- 
parala all'oro.  Un  recente  rapporto  diDu- 
raas  stabilisce  che  il  valore  delle  sete  ili 
tutto  il  motido  sale  attualmente  a  un  mi- 
bardo  120  milioni  di  franchi,  di  cui  4^'^» 
ossia  più  che  il  3.**  in  Europa,  4^5  nella 
Cina,  200  nell'Indie  e  nel  Giappone;  il 
resto  infine,  ossi.»  80  milioni  ,  nell'altre 
contrade  dell'Asia  e  in  alcune  parti  del- 
l'Africa  e  dell'Oceania.  Questa  grande 
ricchezza  nazionale  è  minacciata  e  posta 
in  repentaglio  nel  suo  a vvenire,per  la  ma- 
lattia che  ora  affligge  diversi  ricolti  d'Eu- 
ropa ne'bachi.  De\\aiScla(P^.)^  de'bachi, 
delle  provvidenze  emanate  da'Papi  a  fa- 
vore de'setaroli,  oltre  il  riferito  in  princi- 
pio di  questo  articolo,  ne  ragionai  al  ci- 
tato, in  uno  agli  scrittori  sull'importante 
argomento,  altri  molti  sul  moro  gelso  e 
sua  cultura,  e  sui  bachi  da  seta  e  loro 
educazione,  sono  riportali  da  mg."^  Nico- 
lai, Memorie  e  leggi  sulle  Campagne  di 
Roma,  t.  3,  p.  477  e  497-  ^^^^  moro  gel- 


U  N  I 

so  t'  (ìc  bachi  (la  .ulti.  Inolile  nel  ram- 
tnénUito  niticolo  feci  parola  degli  ulliiiti 
Stdtitti  del  Consolalo  della  noli  le  ariti 
della  scia  approvali  da  Benedello  A//  ". 
Da  questi  spigolerò  alcun'  nllia  no/ione 
analoga  a  quesl'aigonienlo. Prescrivono, 
i.lietnnno  poteva  esercitare  la  ragguar- 
devole arte  e  il  suo  importante  couitner- 
i:io,  senza  ottenere  dal  consolato  delTu- 
iiiversilà  la  patente  proporzionata  al  suo 
grado,  cioè  i  cavatori  di  seta,  i  tintoti,  ì 
tessitori,  i  calzettari,  i  bottonari  e  lavora 
tori  di  fiocclii  o  frange,  lutti  li  tessitori  di 
seta  della  piccola  spola  o  navetta,  i  inau- 
ganatori,  oudatori,  soppressini,  riniel.tini 
e  intorcitoi  i,  mercanti  o  negozianti  f  )n- 
dacali  di  seta,  tanto  quelli  die  indrappa- 
no,  quanto  quelli  die  riventlono  la  seta 
indrapiiata  o  non  iudrappala  >ì  ili  Uoma 
che  forastìera;  non  potevano  esercitar  la 
loro  arte  o  commercio  senza  la  patente 
delconsolato,aucorchè  la  seta  sia  misdiia- 
la  o  debba  mischiarsi  con  altra  sorte  di 
materia  non  proibita  dagli  statuti;  e  se 
ultr'aile  o  negoziazione  ci  fosse  o  s'intro- 
ducesse poi  con  altro  nome,  dove  cada 
rottura  o  contratto  di  seteria,  debba  cia- 
scuno prendere  la  patente  dal  consolato 
della  seta,  uomini  e  donne.  Il  consolato 
forinavasi  dal  i.'^grado  dell'arte,  cioè  da' 
primari  fondatori  del  medesimo  e  dagli 
«Itri  mercanti  ,  che  avevano  la  qualità 
trindrappalorì  cristiani  e  cattolici,  i  qua- 
li avendo  i  dovuti  requisiti,  erano  eietti 
dalla  congregazione  generale.  Da  questo 
I  ."grado,  che  solo  formava  corpo  di  con- 
Milato,  si  sceglievano  gli  uilìziali.  1  mer- 
canti fondacali  erano  reputati  di  a.** gra- 
do, e  tulli  gli  allri  già  ricordati  lavorato- 
ri o  venditori  si  dissero  di  3."  grado,  non 
facevano  collegio  del  consolalo,  ma  do- 
veauo  esser  muniti  di  patente  dal  conso- 
lato, e  uno  di  essi  per  ciascuna  specie  ve- 
niva distinto  coli'  aggiunta  di  Capo  del 
suo  esercizio,  come  di  capo  Tessìlorc^cU' 
pò  jT/'/z/^^/o/o  e  simili,  per  facilitare  agli 
ufììziali  del  consolato  il  modo  di  parteci- 
j[)aie  le  sue  risoluzioni  e  senlimeuli  a  lui* 


UNI  219 

li  II  sollopostì  esercenti  o  manifattori.  In 
4."  e  ultimo  grado  si  posero  i  garzoni  o 
giovani,  che  servivano  o  assistevano  gli 
allri  patenlali,  tanto  quelli  componenti  il 
consolato,  quanto  quelli  che  noi  compo* 
nevano.  Ed  anco  questi  di  4»°  grado  a- 
veano  l'obbligo  di  spedir  la  patente  di 
giovane  ossia  garzone,  in  quel  rispettivo 
tenore  prescritto  dagli  statuti.  I  5  ufli- 
ziall  si  couipoiievauo  di  2  consoli,  un  ca- 
merlengo e  2  sindaci,  di  buoni  costumi 
e  fama,  si  di  probità  che  di  credito  com- 
merciale; esclusi  (juelli  ch'erano  in  com- 
petenza óe\  consolato,  due  fratelli  o  pa- 
renti  ini  .^'grado  computalo  col  diritto  ca 
Donico,  due  compagni  o  soci ,  ne  coloro 
che  cessavano  dairullizio, dovendo  prima 
trascorrere  un  anno,  tranne  il  camerlen- 
go che  poteva  esser  confermato.  La  du- 
rata dell'uffizio  de'oonsoli  era  di  due  an- 
ni, d'  uno  quella  degli  allri  ulfiziali,  do- 
vendo restare  uno  de'consoli  antichi  col 
nuovo  perchè  ogni  anno  eleggevasi  un 
console.  Appena  eletti  i  consoli  doveano 
portarsi  col  segretario  del  consolalo  da 
mg/  Uditore  del  Canierlengato  (  ^.),  per 
sentire  se  a  lui  o  al  cardinal  Camerlen- 
go {ìoveduo  prestare  il  giuramento,  per 
lèdeluientc  ben  governare  ed  esercitar  lu 
carica,  il  cui  possesso  consisteva  nel  rice- 
vere dal  superiore  gli  statuti.  Doveano  i 
consoli  amuiinistrar  diligentemente  l'a- 
zienda del  consolato ,  mantenere  la  sua 
giurisdizione  e  privilegi,  far  fiorire  pos- 
sibilmente il  commercio  delle  seterie,  pu- 
nire e  multare  i  trasgressori  degli  statuii, 
avendo  facoltà  col  camerlengo  o  con  uno 
de'  sindaci  di  visitar  tutte  le  botteghe  o 
negozi  de'soggetli  all'arte;  ordinare  i  pa- 
gamenti, mantener  la  concordia  nel  con- 
solalo e  in  tutta  l'arte,  ed  all'occorrenza 
invocar  raulorità  del  perpetuo  conserva- 
tore e  difensore  del  consolalo  il  cardinal 
camerlengo  di  s.  Chiesa  e  di  mg/  udito- 
re del  camerlengalo.  Il  camerlengo  del 
consolato,  prestato  il  giuramento  m  ma- 
no de'consoli,  acquistava  la  sua  autorità 
ti  ricevca  il  gruu  sigillo  del  consolalo,  qual 


220  U  N  I 

SUO  pi ocutatore  per  le  liti ,  riscuotere  e 
pagaie,  cuslocìire  il  denaio, e  qucslo  uou 
ispemlere  senza  il  mandato  de'cousoli.  l 
sindaci  doveano  lare  i  sindacali  per  l'e- 
secuzione degli  statuti  e  al  rendiconto  del 
camerlengo,  e  sindacare  auche  il  console 
al  termine  dell' ulKzio.  Il  consolalo  pre- 
sentava al  cardinal  camerlengo  3  dotto- 
ri d'ambo  le  leggi  per  l'assessorato  del 
consolato,  per  difenderne  i  diritti  e  l'au- 
torità ,  e  consigliar  saviamente  i  consoli 
nell'esercizio  dell'uffizio.  Il  segretario  do- 
vea  esser  un  notaio  matricolato,  e  inter- 
venire a'congressi  particolari  e  alle  con- 
gregazioni generali.  Eranvi  pure  l'esat- 
loie  e  il  niandataro.  Si  prescrissero  i  me- 
todi pe'congressi  particolari  de'5  uftizia- 
li  del  consolato,  e  delle  congregazioni  ge- 
nerali da  tenersi  circa  7  volte  all'anno; 
regolamenti  pe'  venditori  de'bocci  o  ba- 
chi da  seta  ;  pe 'cavatori  o  tiratori  della 
seta,  la  cui  patente  si  rilasciava  median* 
le  l'attestato  di  due  capaci  maestri  del- 
l'arte, sull'abilità  e  integrità  loro,  doven- 
do precisare  in  ogni  stagione  quante  cal- 
daie volevano  far  lavorare  e  dove,  dipen- 
dendo precipuamente  da  essi  la  buona  o 
cattiva  qualità  della  seta  ,  perciò  si  sog- 
gettavano ad  artistiche  prescrizioni  sulla 
lavorazione;  altrettanto  si  impose  agl'in- 
cannatori d'ambo  i  sessi,  a'niatori,a'lin- 
tori,  a' tessitori,  a'trinaroli  e  simili.  Da' 
mercanti  iudrappatori  tenendosi  il  i  ."gra- 
do nell'arte  e  da  essi  unicamente  sceglien- 
dosi i  membri  del  consolalo,  fondatori  o 
ammessi  dopo,  potevasi  liberamente  in- 
di appare  a  proprio  conio,  essendo  vieta- 
lo agli  altri  mercanti,  non  soggetti  al  con- 
solato, e  senza  il  pregiudizio  dell'altre  u- 
iiiveisità  a  cui  appartenevano;  ma  quan- 
to riguardava  la  sela  doveano  esser  sot- 
toposti al  consolato,  non  commetter  fro- 
di ,  e  non  ritenere  e  vendere  selerie  no- 
strali indrappate,  se  non  quelle  fabbrica- 
le da'meicanti  iudrappatori  del  consola- 
to. Tutti  i  venditori  di  seterie,  ancorché 
queste  non  fossero  il  principal  corpo  de' 
\uiQ  aegozij  erano  soggetti  al  cousolato  e 


UNI 

doveano  prenderne  la  patente. Provviden- 
ze opportune  riguardavano  i  garzoni  e 
giovani,  e  tutti  gli  artisti  Setaioli ,  sulle 
loro  lavorazioni  e  passaggi  da  un  maestro 
d'arte  o  mercante  ad  altro.  La  residenza 
del  consolato  e  quanto  riguardava  lo  spi- 
rituale spettava  prescriverlo  al  cardinal 
camerlengo. Disposizioni  particolari,coni- 
merciali  e  artistiche  riguardavano:  I'  e- 
slrazioni,  gl'incetti  e  le  sensarie  della  se- 
la;  l'orsoio  e  altre  sete  torte;  la  tinta  per- 
fetta decolori  della  seta,  ei.*  del  candi- 
do perla;  del  nero  e  calfè;  del  ponsò  in- 
carnato ,  rosa  e  cremisi  fino  ;  de'  colori 
verdi,  paonazzi,  azzurri  e  torchi  ni  celesti; 
del  palombinOj  cenerino  e  somiglianti;  del 
ponsò  falso,  rosso,  amaranto  e  simili;  del 
color  di  giunchìglia  e  d'oro.  !  regolamen- 
ti e  le  ordinazioni  d'arte,  a'mercanti  in- 
drappatori,  per  l'indrappare  nel  sommi- 
nistrar la  seta  ^'tessitori  per  ordire,  do- 
ve consiste  la  maggior  sostanza  e  durata 
de'drappi;  pe'drappi  lisci  o  piani,  ei.^  de' 
talTettà^  nobiltà  e  spomiglioncini;  dell'a- 
muer  o  tabi ,  e  di  quello  di  capiccuola 
detto  telleltone;  delle  lame,  rasi  piani,  e 
saia  spina;  de'drappi  a  opera  ei.'de'da- 
maschi;  de'rasi  damascali  ed  altre  opere; 
delle  slofFette;  de'griselti  e  nobiltà  in  o- 
pera;  de' velluti  piani  o  col  pelo  tagliato, 
e  de'  velluti  senza  tagliar  il  pelo  e  chia- 
mati velluti  ricci  ;  de'  velluti  rabescali  e 
fiorati;  degli  altri  drappi  a  opera,  che  tal- 
volta potevano  essere  in  uso.  De'  veli  e 
sue  diverse  specie.  Delle  trame  diverse. 
De'drappi  fuori  d'  assortimento.  Si  pre- 
scrisse ancora,  che  le  tele  ordite  si  portas- 
sero al  consolato,  per  esaminare  se  erano 
conformi  al  prescritloda'saggi  statuti,  per 
onor  dell'arte  e  pel  vantaggio  pubblico. 
De'drappi  del  distretto  di  Roma,  anch'es- 
si soggetti  al  consolalo.  Delle  trine,  gallo- 
ni, fiocchi,  ttittuccie  e  simili.  Iodi  gli  sta- 
tuti trattano  della  giurisdizione  del  con- 
solato dell'arte  della  seta,  il  quale  sebbe- 
ne non  esercitava  giurisdizione  conten- 
ziosa, né  formava  tribunale  ,  ma  mini- 
stri esecutori  in  tutto  del  cardinal  camcr- 


U  N  I 

lengo  e  di  mg,'  luliloredel  comerlenga* 
to,  procedevano  II)  alcune  conlroveisie  i 
consoli  come  dcpiiUili  del  cai  dinalc.  Del- 
le visile  delle  bolleglie  e  negozi  di  tutti 
ì  soggetti  all'ai  te,  per  esaminai  e  l'idonei- 
tà delle  seterie  e  ordigni  per  le  lavorazio- 
oi.  Della  validità  degli  aiti  del  consola- 
lo. Delle  ammissioni  al  corpo  del  conso- 
lalo, e  delle  cpialità  che  si  i  ichiedevano. 
Delle  patenti  per  lesercizio  della  nobile 
arte  della  seta  di  4  classi:  i/de'negozian- 
ti  indrappatori  di  seta,  cliecomponeva- 
DO  il  consolato ,  col  pagamento  di  scudi 
?S  ,  colla  speciale  prerogativa  di  passar 
da  padre  in  figlio,  o  moglie,  o  figlia  ,  o 
sorella;  2.''de'roertanliclie  non  indi  appa- 
gano ,  ma  vendevano  le  sete  indrappate 
tanto  ruraslieie,(juanto  comprate  dagl'in- 
drappatori  di  Roma,  col  pagamento  di  20 
iicudi  e  a  vita;  3/  di  tutti  gli  altri  sottopo- 
sti all'arte,  lavoranti  e  commeicanti  di 
seta,  non  de  drappi,  col  pagamento  di  1 65 
bai.  e  a  vita;  4-'  di  lutti  i  giovani,  mini- 
stri o  garzoni  col  pagamento  di  5o  bai.  la 
1.'  volta  e  poi  gratis  passando  io  altra 
bottega  e  padrone.  Delle  tasse  annue  pel 
iDantenimento  del  consolato  nello  spiri- 
tuale e  nel  temporale,  da  pagarsi  da'pa- 
tentati,  e  di  paoli  6  a  quelli  di  i.»  classe, 
di  4  per  la  2.^, di  2  per  la  3.*,  e  di  bai.  1 5 
per  la  4-'^  >  tes$itori,comecbèi  più  neces- 
sari membri  sottoposti  al  consolato,  go- 
devano r  esenzione  dalie  lasse.  1  morosi 
erano  soggetti  alla  manii  regia  e  decade- 
\ano  dalla  patente,  dovendo  rinnovarla. 
De'rifiuti  nell'elezione  ad  uffiziali,  multa- 
ti. Degli  accusatoli  col  premio  della  3.'' 
parte  della  fiode,  in  compenso  di  loro  ve- 
ridiche denuncie  contro  i  trasgressori  de- 
gli statuti.  Delle  pene  contro  lutti  i  com- 
mercianti o  lavoratori  di  seterie,  inosser- 
vanti delle  prescrizioni  statutarie,  di  mul- 
te in  denaro  a  proporzione;  econtro  quel- 
li che  si  ricusavano,  intervenire  alle  con* 
gregazioni  e  congressi;  tutte  in  benefizio 
e  pel  mantenimento  del  consolalo.  I  falli- 
ti dolosi  perdevano  la  patente.  De'privi* 
legi  di  poziorità  De'credilì,  a  quelli  che 


UNI  221 

lenevano  in  ref»ola  i  libri  de'regislri  sul- 
le mercanzie  e  lavorazioni  della  seta.  De- 
gli arbitri  dell'arie  sulle  conlroversie  e 
contese  tra'palenlali,  e  dell'esecuzione  del 
loro  giudizio.  Dell'insegne  delle  botleghe 
e  negozi  libere  a  tolti  ed  a  piacere,  ma  da 
non  potersi  contiallàieda  alhi,  cos'i  i  se- 
gnali da  porsi  ne' drappi.  Dell'archivio 
del  consolato,  la  cui  chiave  custodi  va  l'as- 
sessore a  disposizione  de' consoli.  De'  ri- 
formatori degli  statuti,  da  eleggersi  dal- 
la congregazione  generale,  nelle  persone 
di  3  del  corpo  del  consolalo  ,  incaricati 
pure  di  fissare  le  mercedi  agli  artisti  e 
massime  de' tessitori,  e  di  determinare  i 
cali  della  seta  dal  crudo  al  collo.  Bene- 
detto XIV  neir approvare  i  discorsi  sta- 
tuti nel  I  754>  dichiaròdismcmbrare  il  ce- 
lo de'mercanli  indrappatori  da  qualsivo- 
glia altra  università,  e  specialmente  da 
quella  i\e'3Ierciaie  Mercanti  futidacali, 
eretta  nella  chiesa  de'ss.  Sebastiano  e  Va- 
lentino di  Pioma;  e  così  separati  formò 
e  creò  un  nuovo  e  diviso  collegio  e  uni- 
versità, da  chiamarsi  V  Università  del- 
l'arte della  seta  e  negozianti  indrappa- 
tori j  volendo  che  essa  godesse  di  tut- 
te le  prerogative  e  privilegi,  che  </e /«re 
e  per  consuetudine  generalmente  compe- 
tono ad  altri  simili  collegi  e  università  le- 
gittimamente eretti  e  approvati,  senza 
pregiudizio  della  camera  apostolica  e  suoi 
diritti.  A  questa  pontificia  conferma  non 
dovere  mai  fare  ostacolo  le  disposizioni 
cmanateda  Clemente  Vili,  Urbano  Vili, 
Alessandro  VII  a  favore  de'iitercanli  fon- 
dacali  e  mereiai  ;  e  neppure  il  breve  di 
Leone  X  deli 5  1  7,  e  il  molo-proprio  di 
Benedetto  XIll  del  1  727,  uè  altre  costi- 
tuzioni a  favore  de'tessitori  e  loro  univer- 
sità; ne  finalmente  la  costituzione  di  Si- 
sto V  del  1 58G  o  altre  pontificie  prescri- 
zioni a  favore  degli  ebrei  di  Roma,  a  lut- 
to ampiamente  derogando  colla  sua  au- 
torità, nelle  parli  incompatibili  con  que- 
sti statuti.  Dell'attuale  esposizione  e  pre- 
miazione delle  sete  greggie  e  de' tessuti 
di  sela^  slabilila  io  Roma  dal  Papa  Pio 


222  UNI 

IX,  come  procelle  nel  sellemhre,  lo  dice 
jln.*'79  (lei  Giornale  di  Roma  tiel  iSSy. 

Speziali.  F.  Speziai  e. 

Staììipatori.  1  .  Stampa,  Stamperia, 
ed  il  paragrafo  Librari  (Vi  quesl*articolo. 

Statuari.  F.  il  paragrafo  Scarpclli- 
ni  di  quest'articolo. 

Sfufaroli.  V.  il  paragrafo  Barbieri óì 
quest'articolo. 

Tabaccari,  V.  Acqum>itari  ^ara^ra- 
fo  di  quest'articolo. 

Tessitori,  Vni^'ersitas  Textorum  l  r* 
bis.  Il  tessitore,  7ejr?or,  è  quello  che  tes- 
se; la  tessitrice,  Textrix^è  quella  che  tes- 
se. Dicesi  tessere,  Texerc  ,  fabl)ricare  e 
comporre  la  seta,  la  lana,  la  tela  e  simili; 
e  tessitura,  Texlura,  il  tessere;  il  tessuto, 
Textura,  la  cosa  inlessfita.  Quindi  il  tes- 
sitore di  seta,  Te xtor  Serie ariiis;  il  les 
sitore  di  lana,  Textor  LauariusjW  tessi- 
tore di  tela,  Textor  Liiitearius.  Pertan- 
to sono  comuni  a  questo  paragrafo  quel- 
li di  Setaroh)  Lanari,  Linaroli(oye  par- 
lo anco  de'tessuli  di  cotone)  e  simili,  non 
che  Sartori.  Il  tessitore  di  drappi  a  più 
colori,  Textor  Polymnarins.  Antichis- 
simo era  presso  i  primi  popoli  del  mon- 
do r  uso  della  tessitura  ,  benché  troppo 
ardua  impresa  sarebbe  il  ricercarne  l'o- 
rigine, e  il  I .°  inventore  di  questo  utilissi- 
mo artificio.  Certo  è  che  nella  s.  Scrittu- 
ra e  in  tutte  le  più  antiche  storie  si  par- 
la di  tessuti,  specialmente  di  lana  e  di  li- 
no. Plinio  attribuì  il  principio  dell'inge- 
gnosa arte  del  tessere  agh  egizi.  Il  Piaz- 
za loda  l'industrioso  lavoro  de' bigatti  o 
bachi  da  seta,  e  la  regolata  architettura 
de'ragni  nel  formare  la  loro  fragile  ragna- 
tela, il  ragno  appartenendo  al  genere  di 
animali  filatori.  Precipuamente  loda  il 
lino  e  la  canape  da'quàli  si  ritrae  tante 
cose  comode  al  vivere  e  al  commercio  u- 
mano,  ridotti  a  tela  da'tessilori  calla  per- 
fezione dell'arie,  per  custodia  e  pulitezza 
de'corpi  umani,  ornamento  e  civiltà  al- 
le mense,  splendore  e  nettezza  a*  sagri 
altari,  maestà  e  decoro  a'sacerdoti,  ripa- 
io alla  nudità  de'poveri,  di  necessità  eco- 


U  N  I 
modo  a'mnrinari  (massimamente  prima 
dell'applicazione  del  vapore  alla  naviga- 
zione), di  vantaggioso  traffico  a'mercan- 
ti,  di  stromenlo  d'industriosi  é  vaghi  la- 
vori a  molte  arti  pel  magistero  de'tessi- 
tori.  Il  p.  Bonanni,  La  gerarehia  ecele- 
siastiea  considerata  nelle  vesti  sagre  e 
civili,  nel  cercare  perche  essendo  la  seta 
più  preziosa  tiel  lino  e  della  lana,  non  fos- 
se da  Dio  ordinata  per  gli  abili  sacerdo- 
tali, poiché  doveaiio  compòrsi  di  bisso  o 
di  lana  intessula  col  bisso,  ne  riporta  sim- 
boliche e  misteriose  spiegazioni.  Poi  di- 
ce col  Sopra  ni  s, /7r?  re  vestiaria  Judaeo- 
rum,  che  in  fjuel  tempo  non  era  in  uso 
la  seta,  anzi  che  non  si  usavano  vesti  di 
lana  tessuta  innanzi  l'età  di  Giob,  ma  so- 
lamente erano  in  uso  per  Lesti  (F.)  le 
pelli ,  anco  per  le  persone  reali.  Ma  ciò 
veramente  non  sussiste,  perchèGiacobbe, 
che  fiorì  molto  tempo  avanti  Giob,  fece 
al  suo  figlio  Giuseppe  tmiieani  polymi- 
tam,  la  quale  era  tessuta  con  molto  ai'- 
tifizio.  Quando  poi  cominciasse  l'uso  del 
lino  e  della  lana  è  incerto,  benché  alcu- 
ni asseriscono  che  lai. 'tessitrice  della  la- 
na fosse  Noemi  figlia  di  Lamech  (della  cui 
I  emota  antichità  parlai  nel  paragrafo/^«z- 
legnami),  la  quale  vivea  800  anni  dopo 
lu  creazione  del  mondo.  Altri  voglionoche 
fosse  la  figlia  di  Aron,  nata  nell'anno  del 
mondo  2461.  Il  certo  si  è  che  l'uso  del 
lino  fu  antichissimo,  come  apparisce  dal 
cap.  f)  òtW Esodo,  e  forse  più  antico  l'u^ 
so  del  lino  che  della  lana  tessuta,  poiché 
se  questa  fu  adoperata  prima  delle  tele 
fatte  di  lino,  1'  uso  di  essa  non  fa  di  lana 
tessuta,  ma  della  lana  unita  alla  pelle  de- 
gli animali,  usata  prima  da  Adamo  e  Eva 
e  loro  figli.  Antichissimo  fu  1'  uso  della 
Porpora  (F.),  cioè  della  lana  tinta  di  Co- 
lore (/^.)  porporino.  Conclude  il  p.  Bo- 
nanni, che  sembra  certo  non  essersi  or- 
dinata la  seta  perle  vesti  sacerdotali, per- 
ché l'uso  di  essa  allora  non  era  per  anco 
introdotto,  ovvero  Io  fosse  in  parti  remo- 
tee  ignorate  dagli  ebrei;  ed  il  Ferrari  as- 
serisce che  l'uso  della  seta  cominciò  sola- 


U  IV  I 
uìciife  in  trmpo  ile^I'impernlori  romnni. 
Aristotile  dicliinia  die  l'anifìli.-i  lìqtia  <li 
Pliilis  o  Piale  fu  la  i  .^  die  trovò  il  ino- 
<lo  ili  porla  in  opera.  INessoi  peisianieia 
in  liso  all'epoca  di  Ester,  e  di  Manlocheo 
il  quale  uscì  vesl'iio  aniiclns  serico  pai» 
Ho  ntquc  purpureo.  Lai/volta  die  nel- 
la s.  Scrittnra  si  fa  menzione  è  appunto 
nel  libro  iV  Kstcr^  che  visse  nell'anno 
3  JC)  I  del  mondo  ,  onde  pare  che  verso 
quel  tempo  cominciò  1'  uso  della  Seta 
jìiesso  gli  ebrei.  Tanto  e  con  altre  os>jer- 
va7.ioni  dissi  a  tale  articolo.  In  Italia  pre- 
sto divenne  in  onore  e  credito  il  tnesliere 
del  tessitore,  percliè  ne'piìi  antichi  nostri 
scrittori  si  parla  delle  bellissime  e  arlilì- 
ciosc  tessiture  de'  panni,  dell'ordilura  e 
tessitura,  degli  strumenti  dell'arte  per 
condurre  la  materia  del  tessimento,il  qtia- 
le  lucroso  artificio  impiegò  una  classe  nu- 
merosissima di  persone  de'due  sessi. In  se- 
guilo in  Italia,  in  Francia  e  altrove  si  per- 
fezionarono i  tessuti  in  apposite  fabbri- 
die.  Seguì  rinvenzione  di  meci\'ìnismi  e 
di  macchine,  con  singolari  telai  che  nota- 
bilmente diminuirono  la  mano  d'opera 
dell'uomo  e  della  donna,  e  sempre  pro- 
grediente ne  fu  la  perfezione,  vieppiù  di- 
minuendo così  il  numero  de' tessitori.  I 
l^api  favorirono  i  tessitori,  principalmen- 
te di  paniìilinì  e  tele  per  usi  sagri,  della 
lana  e  della  seta ,  e  Leone  X  con  breve 
de'ic)  agosloi  5 1  7,  concesse  alTuniversi- 
là  de'iessitori  de'pannilini  e  tele  la  chie- 
sa di  s.Maria  delleOrazie  in  Macello /ÌJar- 
tynmi  nel  rione  Monti,  i  quali  vi  eresse- 
ro un  altare  in  onore  di  s.  Aitata  vergine 
e  martire,  da'tessitori  presa  per  avvoca- 
la, per  la  popolare  tradizione,  cheavendo 
appresa  l'arte  di  tessere  fin  dalla  sua  in- 
fanzia, con  fate  e  disfare  u\\  velo,  qual 
ntiova  ma  più  saggia  Penelope,  venne  ad 
eludere  rimportunità  della  madre  che  vo- 
lea  forzarla  a  prender  iiinrito.  Il  Marti- 
nelli, Roìiia  ex  ethnica  sacra  ,  p.  i8f, 
De  s.  Marìae  Jngeloriini  confra terni- 
tatis  Tex forum  j  e  Venuti,  Honia  mio- 
i'rt,  p-  78 ,  Di  s.  Maria  degli  /tu  gè  li  e 


v.  Agata  nella  via  Alessandrina^  e  del- 
la confraiernita  de'  7V.9.9/7or/, -con  ferma- 
no la  concessione  di  Leone  X  ad  essi,  e 
che  vi  eressero  la  propria  confraternita. 
Di  questa  trattano  Fauucci,  Della  con- 
fraternita di  s.  Maria  degli  /liigelidel' 
V  arte  de*  Tessi  tori  y  p.  Hgo;  ed  il  Piazza, 
trai.  9,  cap.  18:  Di  s.  Maria  degli  An» 
geli  delta  Macello  de  Martiri  de' Tes- 
sitori ^  a  Pantani  vicino  a'  Monti.  Rife- 
riscono che  eretta  in  tale  chiesa  la  loro 
confraternita,  Leone  X  l'approvò  e  le 
concesse  diversegrazie  e  indulgenze,  e  for- 
marono statuti  e  regole.  Vi  posero  un  cap- 
pellano a  uHì/iarla,  la  ristorarono  e  ab- 
l)ellirono.per  maggior  decoro  del  culto  di- 
vino, celebrando  In  feslij  della  santa  av- 
vocata a'5  febbraio  con  indulgenza  pie- 
nnrin.  Assunsero  dipoi  sacchi  bianchi,  po- 
nendo sulla  spalla  per  insegna  la  figura 
della  Madonna  circondata  d'Atigeli.  Fra 
le  pie  opere  che  si  proposero,  vi  fu  la  vi- 
sita a'confrali  infermi,  soccorrendoli  col 
medico  e  limosine  ,  accompagnandoli  in 
morte  alla  sepoltura,  e  suifragandoli;  non 
che  la  dotazione  delle  povere  e  oneste 
donzelle  dell'arte.  Sino  nd  Innocenzo  X 
goderono  i  tessitori  il  privilegio  di  libera- 
re ogni  anno  un  prigione  condannalo  a 
vila.Co'Ioro  «aizoni  e  lavoranti,  l'univer- 
silà  apparava  un  trailo  della  via,  per  Va 
quale  transitava  il  Papa  nel  possesso.  A- 
vcndo  rinnovali  gli  statuti  nel  1571,  po- 
scia li  confermarono  Sisto  V  e  Urbano 
Vili  ,  altri  privilegi  ricevendo  da  Inno- 
cenzo XII,  Clemente  XI  eHenedeUoXIlI. 
Fssendo  protettore  il  cardinal  Giovanni 
Caracciolo,  e  visitatore  apostolico  dell'u- 
niversità mg.'  Pietro  Frangipani  udito- 
re di  Ilota,  olire  il  disposto  da  lìenedetto 
XIV  \ìeSetaroli,  per  utililàdell'arte  ile' 
tessitori  divisi  in4t'oi  pi,<  ioèilel  lino, del- 
la lana,  della  Seta  e  d'i  Irina,  come  toc- 
cai in  quell'articolo,  considerandosi  li'a  le 
corporazioni  di  dette  arti  del  lino,  della 
lana  e  della  sela,  i  tessitori  ira'piìi  im- 
portanti della  medesima;  rinnovale  alcu- 
ne disposizioni  relolive  ogii  statuti,  Cle- 


224  ^   N   I 

mente  XIV  li  nppiovòcoi  breve  Expo- 
ìli /iobis,i}ei3  luglio  177  I,  Bull,  lìoni. 
coni.  I.  4?  P-  348,  col  quale  si  riportano 
i  decreti  del  visitatore.  Essi  dicono.  AlFin- 
che  sempre  più  si  perfezioni  la  iiianieia 
di  lavorate  i  drappi,  e  tulli  gli  altri  lavo- 
ri sì  di  seta  diedi  trina,  da  cui  dipende  il 
maggior  aumento  del  tiafFico  de'tessilori, 
e  nello  slesso  tempo  non  fosse  defrauda- 
ta r  università  delle  solite  tasse,  confer- 
mandosi dal  visitatore  apostolico  i  decre- 
ti emanati, particolarmente  nel  i  752,  cioè 
a' 19  marzo  pe'tessitori  di  trina,  ed  a*24 
settembre  pe'tessitori  di  seta,  fu  ordina- 
to 11611757:  Che  vermi  maestro  tessito- 
re di  seta  e  di  Irina  non  potesse  tenere  a 
lavorare  ne'telari  uomini  e  donne,  se  que' 
non  avessero  il  patentino  sottoscritto  dal 
visitatore^  e  poi  da  mg.*^  primicerio  e  dal 
console  dell'arte,  col  pagamento  della  so- 
lila tassa.  Che  i  lavoranti  uomini  e  donne 
dovessero  nelle  feste  di  s.  Agaia  e  di  s. 
Maria  degli  Angeli  pagar  la  tassa.  Che  i 
fattori  dovessero  munirsi  di  licenza  del 
prelato  e  del  console  dell'arte,  per  impa- 
rare l'esercizio  della  professione.  Il  breve 
contiene  pure  i  seguenti  decreli  del  visi- 
la  tore,de'2  i  settembre  1 757.  i  .''Per  ywc/- 
lo  che  riguarda  in  genere  /4  corpid'arte 
de' tessitori.  Che  non  si  potesseda  veruno 
alzar  lelari  senza  aver  ottenuta  la  paten* 
te,  e  di  tenerli  in  una  sola  casa,  la  paten- 
te da  passar  solo  da  padrein  figlio,  su  ciò 
riportandosi  pe'tessitori  di  lino  e  lana  al 
disposto  dallo  statuto,  provvedendosi  con 
altro  decreto a'tessilori  di  seta  e  trina.  A- 
Tendo  i  tessitori  di  lino  formato  i  loto  sta- 
tuti, doverli  osservare,  e  procurare  l'au- 
mento de'iessitori  specialmente  di  opera, 
essendosi  diminuiti  e  ristretti  nelle  sole 
donne  facendo  lavori  lisci  e  correnti.  2.** 
Per  V  arie  de'  tessitori  di  seta  e  trina. 
Non  provvedendo  per  tali  arti  gli  statuti, 
fu  prescritto  di  non  rilasciarsi  patente,  se 
non  a  chi  avrà  esercitato  5  anni  l'arte  del 
tessitore,  e  perciò  doverne  fare  istanza 
alla  congregazione  de'  i3  del  rispettivo 
corpo  d'arte,  per  esaminar  se  avrà  i  re- 


U  N  I 
qnjsiti  necessari,  quindi  se  ammesso  pa- 
gar i5  scudi  per  la  patente  ,  sottosciitla 
da  mg.*^  primicerio  e  dal  console,  poten- 
do passare  solamente  da  padre  in  figlio, e 
in  mancanza  di  queslo  alla  vedova  e  per 
2  telari.  Che  non  si  potesse  patenlare  le 
donne,  ma  dare  la  mezza  patente  alle  e- 
sercitanti  l'arte  della  seta  per  2  telari,'pe' 
soli  laflettani  ecastorini,  pagando  7.5  pao- 
li. Che  niun  maestro  potesse  lavorare  in 
altrui  telari ,  tranne  la  mancanza  di  la- 
voro, e  previa  licenza  di  mg."^  primicerio 
e  del  console.  Che  pe*  lavoranti  e  fattori 
doveasi  osservare  il  decreto  relativo  ad 
essi,  vietandosi  l'ammissione  di  donne  la- 
voranti, eccettuale  le  mogli,  figlie,  sorel- 
le e  nipoti  de'maestri.  3."  Per  li  tessito- 
ri dell'  arte  di  lana.  Non  essendovi  per 
essa  che  pochi  decreti,  il  visitatore  stabi- 
lì. Che  i  soli  patentati  potessero  tenere 
più  telari.  Chi  avea  la  mezza  patente  tlo- 
ver tenere  un  solo  telare.  Non  doversi  più 
concedere  quarti  di  patente,  ed  i  posses- 
sori doversi  riunire  nel  lavoro  ad  altro 
che  abbia  simile  4'*'  ti'  patente.  1  fattori 
non  potersi  tenere  se  non  da  que'chea- 
veano  intera  patente.  Che  i  padroni  de* 
telari  doveano  settimanalmente  ritenere 
sui  lavoranti  e  fattori  tanto  per  formare 
la  tassa  statutaria  da  pagarsi  alla  chiesa. 
Niun  padrone  poter  prendere  maestri  e 
lavoranti,  senza  il  benservito  del  prece- 
dente padrone,  dal  quale  non  dovea  par- 
tire che  a  lavoro  terminalo  e  soddi>falli 
i  suoi  debili  col  medeaimo.  Il  console  do- 
ver giudicare  se  giusta  la  negativa  del  ben- 
servito. Niuno  potersi  patenlare,  uomini 
e  donne,  senza  il  fatlorato  di  4  aM»'  con 
un  maestro.  4-°  P^^^  ^^  lavoranti  sì  uo- 
mini che  donne.  Essi  rimasero  divisi  in  4 
corpi  di  arte,  confermandosi  soggetti  al- 
la chiesa  e  università,  pagando  bai.  3o  a 
favore  della   medesima  ,  spettando  loro 
mantener  l'altare  del  ss.  Crocefisso,  col- 
la messa  che  dicevasi  ogni  venerdì,  e  per 
la  festa  dell'  Esaltazione  della  ss.  Croce 
de'i4  settembre,  odrire  6  libbre  di  cera 
e  uno  scudo  al  festaiolo.  Anch'essi  avea- 


U  N  I 
no  i  propri  guarilinni ,  per  ros<;ervan2a 
cle'tiecreii,  senz'itili  e  inferenze.  Nel  voi. 
Lil,  p*  5*7,  clescrisiii  la  chiesa  eli  8.  Maria 
degli  Angeli,  dicendo  che  nel  i  784  i"  do- 
nala colia  contigua  casa  da  Pio  VI  alTor- 
iline  della  Penitenza  de  religiosi  scal- 
Zitti  (/'.),  che  lullora  la  posseggono.  In 
conseguenza  delie  vicende  poliiiche  della 
repubblica  deli  798  la  chiesa  ven*iecl»iu' 
«1,  e  ("u  riaperta  nel  gennaio  i  800,  come 
riporta  il  n.°  q  del  Diario  di  Ronta.  In 
esso  si  legge,  che  la  chiesa  di  s.  Agaia  in 
s.  Maria  degli  Angeli  de'tessilori  alla  Su- 
burra ,  dala  a*  religiosi  della  Penilenza, 
questi  la  custodirono  con  molto  decoro, 
prestando  assistenza  a'nioribondi  degli  a- 
bilanli  circostanti, con  caritatevoli  conso- 
lazioni. Ma  r  intruso  e  tirannico  gover- 
no repubblicano,  nel  perseguitare  la  re- 
ligione, espulse  dalia  chiesa  i  (Vati  e  loro 
la  tolse.  Dopo  essere  stala  chiusa,  per  col- 
n»o  d'iniquità,  fu  convertila  in  quartiere 
di  decìsi  patriotli  democratici,  il  cui  ca- 
po era  un  apostata;  e  questi  la  profana* 
reno  in  mille  sacrileghe  maniere  ,  come 
ognuno  può  comprendere.  Entrali  in  Ro- 
ma i  napoletani  nel  finire  del  settembre 
1799,1  religiosi  furono  rimessi  in  posses- 
so della  chiesa  ,  ed  avendola  restaurata 
loll'aiuto  di  diversi  benefattori,domenica 
16  gennaio  1800  mg/  Bosclii  arcivescovo 
<rEfeso  ne  consagrò  l'altare  maggiore,  e 
terminata  la  funzione  fu  cominciata  la 
celebrazione  delle  messe  basse,  e  così  ri- 
stabilita al  culto  divino.  Nel  seguente  an- 
no Fio  VII  nella  soppressione  delle  uni- 
versila,  vi  contprese  questa  de'tessitori. 
Untori.  Il  tintore,  Inftclor,  Tinctor, 
Calorium  inftctor^  è  (|uello  che  esercita 
l'arte  del  ùngere,  Fullonica.  Dicesi  tin- 
gere, dar  colore,  colorare,  far  pigliar  co- 
lore, 7V//^'e/e,/Ai/ir"cr/r.  La  tintoria  o  bot- 
tega del  tintore,  Ofjìcina  infectoris^  Of' 
flcina  tingentis.  L'arte  di  tingere  sein- 
bia  aver  fatto  in  alcuni  paesi  progressi 
assai  rapidi  sino  da'teinpi  pili  remoti.  Mo- 
sè  parla  di  stoife  tinte  in  azzurro  cilcstro, 
in  porpora,  in  doppia  Porpora  (/.),iid 

VOL.   LXXXIV. 


UNI  12J 

in  questo  modo  tiugevausi  pelli  di  moa- 
tone,  talvolta  ancora  in  giallo,  in  color 
d'arancio oiu  violetto.  Anticamente  que- 
ste tinture  richiedevano  preparazioni 
molto studiale.I  liriifuronoprobabihnea- 
te  quelli  che  megliodi  tutti  riuscirono  nel 
tingere  le  stollé  in  color  di  porpora;  Co- 
lore (V.)  tanto  venerato,  che  in  princi- 
pio era  riservato  per  la  divinità  ;epoi  la 
porpora  divenne  il  distintivo  regio  e  delle 
dignità  più  ragguardevoli.  Dopoché  i 
principii  della  chimica  furono  applicali 
alla  composizione  de'colori,  all'estrazione 
delle  materie  coloranti ,  ed  all'  applica- 
zione e  combinazione  di  queste  colle  so- 
stanze che  devono  tingersi,  l'arte  della 
tintura,  la  quale  in  Francia  e  altrove  ver- 
so la  fine  del  secolo  passato  consisteva  an- 
cora nell'applicazione  pura  e  semplice  del- 
le sostanze  coloranti  alla  superficie  de'cor- 
pi,  fece  passi  inunensi  verso  il  suo  perfe- 
zionamento. Ma  in  Italia  sino  da' secoli 
XV^  e  XVI  si  era  portata  l'arte  tintoria 
ad  un  alto  grado  di  splendore,  massime 
in  Venezia  e  Firenze;  cosa  appunto  tanto 
più  singolare,  in  quanto  che  gli  artefici 
e  gli  operai,  non  istruiti  ue'veri  principii, 
andavano  per  così  dire  a  tentone,  ma  tut- 
tavia a  veano  migliorata  grandemente  col- 
le replicate  esperienze  la  pratica  della  lo- 
ro manifattura. E  certoèpurech'essi  sem- 
bravano preludere  alle  scoperte  che  si  fe- 
cero in  appresso,  praticando  e  insegnan- 
do alcuni  metodi  che  pienamente  com- 
binano con  quelli  da'moderni  chimici  in- 
trodotti, e  forse  molti  dique'metodi  pas- 
sarono anche  dall'Italia  in  Francia  e  iu 
altre  regioni.  Monumento  glorioso  della 
perizia  italiana  nell'arte  tintoria  è  il  li- 
bro intitolato  Plicto^  contenente  gì*  in- 
segnamenti per  formare  qualunque  sorte 
di  tintura  e  tingere  in  diverse  materie , 
pubblicato  in  Italia  sino  da'  primi  anni 
del  secolo  XVLQuanto  all'univeraità  de' 
tintori  di  Roma,  che  avea  i  suoi  propri 
consoli  e  ullìziali,  li  riguardano  i  para- 
grafi Lanari  e  Selaroliy  non  che  f^ac' 
vinari  coinechè  conciatori  e  tintori  delle 
i5 


226  UNI 

pelli.  Il  Piazza  nei  1698,  ed  il  Bernardi- 
ni nel  1774  affermano,  che  1'  nniveisilà 
de'tintori  avea  la  piopria  cappella  nella 
Chiesa  di  s.  Onofrio  (ìe*  Giro  lami  ni  del 
h.  Pietro  da  Pisa  {V.).  L'università  vi 
celebrava  la  festa  a' 12  giugno,  ed  in  tale 
giorno  teneva  chiuse  le  tintorie  e  le  hot* 
leghe. 

Trinarolì.  V.  in  questo  articolo  i  pa- 
ragrafi Mercanti  Merciari ,  Se  taro  li, 
Tessitori. 

Vaccinari,  Universitas  Mercatorum 
V aecinariorum,  vel  Lanionimij  vel  Co- 
riariorwn.  11  vaccinaro  è  propriamente  il 
ronciatore  delle  pelli  degli  animali, Cor/V?- 
riasjPelliiim  concinfiator.T)\ces\  concia  il 
luogo  dove  si  conciano  i  cuoi  e  le  pelli, Co- 
riarioriim  officina  ^Officina  coriaria.  Da 
tempo  immemorabde  il  cuoio  o  pelle  d'a- 
nimale preparavasi  colla  corteccia  di  quer- 
cia macinata,  che  da'francesi  ricevè  il  no- 
me di  ^^z«,donde  si  formò  quello  di  lanino, 
ch'è  la  concia  stessa,  e  del  principio  tanan- 
te  o  conciante.  In  apppresso  la  corteccia  di 
quercia  unita  coll'erica,  modo  immagina- 
to nel  1 765  dairirlandeseRan(|uin,fu  il  so- 
lo di  cui  perqualche  tempo  si  fece  uso  per 
Je  operazioni  di  concia.  Dipoi  si  volle  far 
uso  della  corteccia  di  molti  altri  alberi,  e 
particolarmente  del  castagno,  e  così  pu- 
re d'altri  vegetabili,  e  fino  dell'acqua  iu 
cui  si  fanno  cuocere  i  cardi  e  altri  simili 
legumi.  In  generale  tutte  le  foglie  eie  cor- 
leccie  astringenti  sono  opportune  per  la 
concia  di  pelli ,  e  progressivamente  si  van- 
no proponendo  da'chimici  nuove  sostan- 
ze di  questo  genere,  che  si  ponno  sosti- 
tuire alla  corteccia  di  quei  eia.  La  pelle 
degli  animali  sembra  essei  e  stala  univer- 
salmente adoperata  ne'lempi  più  antichi 
per  cuoprirsi  o  per  far  Vesti  (F.),come 
notai  ne'paragrafi  Pellicciari  e  Sartori, 
datchesi  deduce  che  verisimilmentenou 
si  durò  gran  tempo  a  trovare  il  modo 
di  dare  alle  pelli  le  necessarie  preparazio- 
ni, come  di  conciarle,  di  renderle  molli 
e  pieghevoli,  o  dure  e  sode.  Plinio  attri- 
buisce quell'in  veuxiuue  a  Tichio  di  Beo- 


UN  I 
zia,  ed  Omero  parla  d'un  operalo  di  que- 
sto genere,  d'un  conciatore  assai  celebre 
ne'tempi  eroici  per  la  sua  destrezza  nel 
pi  eparare  e  nel  lavorare  i  cuoi  o  pelli  de- 
gli animali,  avendo  tra  le  altre  opere  fab- 
bricato lo  scudo  d'Aiace.  Colle  pelli  si  for- 
marono Pergamene  pei-  l'arte  del  la  ^cr/V- 
tiira  (^  .).  L'Ungheria  si  distinse  nel  pre- 
parare il  cuoio,  con  segreto  metodo  venu- 
to originariaaìente  dal  Senegal;  segreto 
che  fu  li  asportato  in  Francia  da  Uose  sot- 
to Enrico  IV.  Già  però  in  Italia  si  co- 
noscevano pressoché  lutti  i  metodi  di  con- 
ciar le  pelli  fin  dal  secolo  XV,  perchè  re- 
stano ancora  diverse  antiche  masserizie 
di  cuoi  lavorali  d'ogni  maniera,  copertu- 
re di  libri,  corami,  e  piodotti  certamente 
dalle  ujanifcitture  italiane.  A  questo  ser- 
ve di  laminosa  conferma  il  libro  coi'no- 

o 

minato  Plieto,  di  cui  parlai  nel  paragrafo 
Tintori,  il  quale  ha  relazione  con  que- 
sto per  la  tintura  di  colori  alle  pelli,  che 
stampato  fino  dal  secolo  XVI,  tratta  non 
soUunenle  dell'arte  tintoria,  ma  ancora 
de'diversi  metodi  di  conciare,  di  prepara- 
re, ed  anche  d'incamozzare  le  pelli, accen- 
nandosi  le  pratiche  e  gli  usi  de'diversi  pae- 
si del  seltentrioue.Iu  Italia  si  raOinò  tanto 
l'arie  de'cuoiai  e  conciatori  di  pelli,  a  se- 
gno di  formarne  nobilissime  tappezzerie 
con  ornamenti  e  fiorami  d'oro,  denomi- 
nati cuoi  dorati.  Notai  altrove,  che  (u  u- 
so  ancora  di  cuoprire  le  masserizie  delle 
stanze  pontificie  e  anche  le  pareti  di  ca- 
mere e  di  cappelle,  con  tali  cuoi  e  cora- 
mi. Delle  tappezzerie  di  cuoio  dorato  si 
pretendono  inventori  gli  spagnuoli,  per 
averli  essi  portati  in  Francia;  mentreso- 
slengono  molti  che  gli  spagnuoli  ne  àp- 
preserol'arte  inltalia,  ove  anticamenlee- 
ranoessecomuni.  InRoma  i  cuoiai  o con- 
ciatori di  pelli,  volgarmente  sono  detti  vac- 
cinari, dalle  pelli  del  bestiame  bovino,  la 
cui  femmina  chiamasi  vacca  ,  che  puie 
conciano,  e  vacchetta  si  nomina  il  cuoio 
del  bestiame  vaccino.  L'  antico  Foro  Ho- 
mano,  in  parte  divenne  Foro  Boario,  os- 
sia uit^rcalo  di  buoi ,  indi  detto  Campo 


V  N  I 
Vaccino,  pel  narrato  nel  pniagrafo  Mit- 
icltari.  Lu  loio  università  è antìeiiissìma 
sia  nel  conciaie  e  sia  nel  tingere  le  pelli, 
e  prese  per  piolellores.  Dartolomeo  upo- 
slulo,  a  niolivo  del  lornienloso  martirio 
da  lui  sofferto  nell'essere  scorticalo  vivo 
con  distaccargli  la  pelle  dal  corpo.  Di  que- 
sto riparlai  nel  voi.  LXX  V,  p.  1 82. 1  vac- 
cinari col  proprio  consolalo  si  eressero  in 
confraternita  nel  1032  nella  chiesa  di  s. 
Paolino  alla  Regolo,  del  Tei  z'orclìnr,  con 
approvazione  di  Giulio  IH,  come  narra- 
no, Fanucci  a  p.  407  :  Della  confratcr' 
lilla  di s.  Paolo  ilcir artiule  Vaccinari j 
e  Piazza  nel  Irat.  9,  cap.  3o  -.De  ss.  Dar- 
tolomeo  e  Stefano  de'  Vaccinari  alla  Re- 
gola. Nel  1^70  ollennerodas.  PioV  l*an- 
lica  chiesa  parrocchiale  di  s.  Stefano  pro- 
tomartire in  Siliee,  così  detta  per  esse- 
re fondata  sul  più  alto  scoglio  della  ripa 
del  Tevere,  per  cui  non  patì  le  sue  inon- 
dazioni,aldiredi  Piazza,  versoPontec|uat- 
tro  Capi  nel  rione  Regola,  ove  i  vaccinari 
hanno  le  concie  e  le  ahitazioni,  alcune  es- 
sendo anche  nel  rione  di  Trastevere.  La 
cura  d'anime  fu  unita  dal  Papa  alla  vi- 
cina chiesa  di  s.  Maria  in  Monticelli,  ed 
i  vaccinari  dedicarono  la  propria  a  s.  Bar- 
tolomeo apostolo,  facendovi  scolpire  sul- 
la portai  Ecclesìa  s.Barloloinaei  Vacci- 
lutìiortun  ac  s.  Stephani  in  Silicc  1  570. 
In  appresso  la  via  prese  il  nome  di  s.  Bar- 
tolomeo de'Vaccinari,  che  tuttora  ritie- 
ne. Per  un  tempo  continuarono  a  rima- 
nere in  s.  Paolino,  facendovi  celebrare 
la  festa  di  s.  Paolo,  e  adunandovisi  per  le 
congregazioni  e  per  gli  esercizi  di  cristia- 
na pietà.  Poi  restaurarono  e  abbellirono 
la  propria  chiesa  e  vi  posero  un  cappel- 
lano, spendendo  poco  dopo  per  una  sola 
cappella  2000  scudi,  couie  apprendo  da 
Panciroh.  A.  secouda  de'loro  statuti  as- 
sunsero sacchi  bianchi  con  l' insegtia  di 
s.  Paolo  sulla  spalla,  ammettendo  nel  so 
dalizio  soltanto  quelli  di  loro  professio- 
ne. Si  proposero  la  visita  de'conCrati  in> 
fermi,  soccorrendoli  con  limosine  ,  e  in 
morte  accompagnandoli  alla  sepoltura  a 


U  N 


22' 


suffragandoh.  La  dotazione  delle  povere 
e  oneste  zitelle  figlie  dell'  arie.  La  cele- 
brazione solenue  della  festa  del  loro  s.  Pa- 
trono, e  quella  di  s.  Stefano  antico  tito- 
lare della  chiesa.  Vari  Papi  concessero  lo- 
ro privilegi  e  indulgenze.  Avendo  l'uni- 
versità e  sodalizio  Ùg* Cocchieri,  come  ri- 
portai in  tale  paragrafo,  il  diritto  priva- 
tivo della  escoriazione  delle  bestie  caval- 
line, moline  e  somarine  che  muoiono  iu 
Roma  e  nelle  adiacenze  e  vigne  subnr- 
banej  diritto  che  in  uno  alla  concia  di 
loro  pelli  affittò  in  perpetuo  all'  univer- 
sità de' vaccinari,  il  che  nel  1777  appro- 
vò Pio  VI;  in  seguito  sciolto  il  contralto, 
il  sodalizio  de'cocchieri  cede  ogni  noven- 
nio in  affitto  il  diritto  dello  scortico,  u- 
nitamente  al  suo  locale  posto  a  Porta  Leo- 
he.  Clemente  XlIl,col  chirografo  /lven' 
do  fatto  ydeW  i  i  marzo  1 76  i,Z?w//.  Rom. 
cent,  t.  2,  p.  178,  dichiarò.  Che  avendo 
fatto  ricorso  l'università  de' macellari  di 
Roma,  di  essere  terminato  nel  1761  il 
contratto  per  3  novenuii,  fra  la  loro  u- 
niversità  e  (p»ella  de*  vaccinari,  sul  prez- 
zo delle  pelli  pe'bestiami  soliti  macellarsi 
iu  Roma  e  diviso  in  3  classi  ;  soffrendo 
V  università  de'  macellari  notabilissimo 
danno  dalla  prefissione  di  3  prezzi,  colla 
norma  sino  allora  praticata  dalla  tradi- 
zione di  tante  pelli  sì  d'agnelli  che  di  vac- 
cine macellate  e  ripartile  nelle  3  distinte 
classi  di  Pareggio,  di  Rinterzo,  di  Rad- 
doppio, ad  evitare  lunga  e  dispendiosa  li- 
te, l'arte  supplicò  il  Papa  ad  ordinare  uu 
particolare  esame  sul  reclamo,  il  quale  lu 
commise  a  mg. T.asali  presidente  delle  do- 
gane e  grascia,acciò udisse  leragioni del- 
le due  uni  versila  a  lui  soggette,  sulla  com- 
pra e  vendita  delle  pelli,  per  quindi  sta- 
bilire una  nuova  tassa  del  prezzo,  insie- 
me alla  congregazione  a  ciò  deputata  tt 
composta  del  cardinal  Colonna  camer- 
lengo ,  mg.'  Negroni  uditore  del  Papa  , 
n)g.'  Picculomini  decano  de'  chierici  di 
camera,  e  tug.*^  Braselli' uditore  del  ca- 
merlengato.  La  congregazione  quindi  , 
soppresso  runlico  metodo,  uella  vendita 


228  UNI 

e  consegna  delle  pelli  d'agnello  e  vacci- 
na, chiama  lo  di  Pareggio,  RiuleizoePiad- 
doppio,  con  prezzo  distinto  e  separato  e 
non  più  unito ,  per  te  pelli  di  agnelli  e 
vaccine  macellati ,  stabili  e  ordinò:  per 
ogni  pelle  d'agnello  bai.  20  di  lassa,  e 
bai.  35  per  qualunque  decina  di  libbre 
delle  pelli  vaccine  macellale.  Tutto  ap- 
provando Clemente  XI  li,  ne  ingiunse  l'e- 
secuzione alle  due  università  col  memo- 
rato chirografo.  Il  Cancellieri  nella  StO' 
ria  de  possessi  de  Papi^  dicendo  che  an- 
co l'università  de'vaccinari  in  quella  fun- 
zione addobbava  parte  della  via  percor- 
sa dalla  cavalcata,  ricorda  le  3  seguenti 
pontifìcie  disposizioni  riguardanti  l'uni- 
versità medesima.  Di  Clemente  XUI, 
Moìis.^  JTerdiuandOjde'j  maggio  ly 68: 
Approhatio  Concordine  initiae  inler  U- 
niversilates  de' Pc Ilari  et  de' Vaccinari. 
Di  Pio  VI,  Per  parte  del  corpo ^  de'6  • 
seltecnbrei  775  :  Praescrìbitur  nunierus 
Tabernarum,  in  quibus  inposteruni  Ars 
Coriariorum  (Pellari)^ofe/*/^  exerceri. 
Di  Pio  VI,  Esposero  a  Noi,  de'27  set- 
tembre ijjS  :  Numerus  Mercatorum 
Vaccinari  ad  2  4  coercetiir^ac  s  tatui  tur, 
ut  eam  Artein  nonnisi  per  decenniuru 
passini  exercere  e  uni  alìis  opportunis 
ordinationibus.  Si  può  vedere  il  paragra- 
fo Mercanti  Merci  ari.  Della  chiesa  di  s. 
Bartolomeo,  già  s.  Slelàuo  in  Silice,  trat- 
tano Panciroli,  Martinelli  e  Venuti,  e  co- 
me filiale  della  basilica  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso,  il  Bovio  e  Ponseca.  Martinelli 
la  chiama  s.  Bi^rlolomeo  Societatis  lai- 
cor  um  Vaccinarioruni  seuCoriarioruni 
Subactariorum,  olini  s.  Stephani  in  Si- 
lice. Bovio  la  dice  s.  Stefano  in  Caca- 
heris  et  Silicis,  poi  di  s.  Bartolomeo,  ri- 
ferendo che  Gregorio  XIII  colle  tenui 
I  endite  dell'antico  rettore  eresse  una  cap- 
pellania  all'altare  maggiore,  e  che  il  cap- 
pellano si  chiauìasse  collaterale  di  s.  Ste- 
l'anOjper  memoria  dell'antica  parrocchia; 
propriamente  crede,  che  Clemente  Vili 
tlFettuò  la  concessione  della  chiesa  a'vac- 
ciuari  o  peliari,  ma  erra  per  l'iscrizione 


UN  I 
che  riportai  col  Fanucci  e  per  quanto  ag- 
giungerò, lodandoli  pel  culto  che  deco- 
rosa niente  vi  facevano  risplendere,  e  per 
averla  neh  723  riedificata  da 'funda menti 
e  ornata.  Anche  Fonseca  la  chiama  .v.  Ste- 
phani in  Cacabariiset  //iòV/i>6',dichiaran' 
do  che  s.  Pio  V  nel  1 570, col  consenso  del 
cardinal  Farnese  titolare  di  s.  Lorenzo 
in  Damaso,  la  die  al  consolato  e  univer- 
sità V accinariorwn  qui  aninialiumpel- 
les  perflcinnty  illasque  redigunl  in  co- 
riunì  ad  hominuni  usus  destinatuni  j  e 
che  Gregorio  XIII  nel  i  572  eresse  nel* 
r  altare  maggiore  due  cappellanie  sotto 
l'invocazione  di  s.  Maria  in  Candelabro 
e  di  s.  Sefano,  le  cui  collazioni  concesse 
al  titolare  di  s.  Lorenzo  in  Damaso  e  vi- 
ce-cancelliere. Nel  detto  altare  esservi  ef- 
figiato il  martirio  di  s.  Bartolomeo  co- 
lorito da  Giovanni  de  Vecchi ,  cuni  co- 
luninis  et  Coronide  deauratis.  Per  con- 
servare la  ujemoria  di  s.  Stefano  proto- 
martire, fu  dedicala  a  suo  onore  la  cap- 
pella a  destra,  con  cospicuo  quadro  espri- 
mente la  di  lui  lapidazione  ;  la  cappel- 
la a  sinistra  essere  sagra  al  b.  Francesco 
Franchi  già  conciatore  di  pelli.  Tulio 
il  lacunare  della  chiesa  essere  indorato  , 
con  varie  immagini  di  santi  e  altri  orna- 
menti. I  moderni  col  Venuti  descrivono 
la  chiesa  con  5  altari;  cioè  l'altare  mag- 
giore col  dello  quadro  dipinto  sul  prin- 
cipio del  secolo  XVII;  quello  deli."  al- 
tare a  destra  l'alfresco  è  di  Giacomo  Zo- 
boli;  il  2.**  colla  B.  Vergine  lodipinseiMi- 
chelangelo  Cerruli,  il  quale  fece  puie  gli 
affreschi  laterali  dell'altare  maggiore,  ed 
i  quadri  degli  altari  del  b.  Francesco  e  di 
s.  Stefano.  In  questa  chiesa  annualmente 
sì  fa  r  esposizione  del  ss.  Sagramento  per 
Qua  ran  l'ore. 

f^asellario  V ascellari,  Universitas 
Figulorum  f/rZ»w.  Il  vasaio  o  vasellaio, 
FiguluSy  Vasculariusj  Fabrilis^Ficti' 
larius  vel  Fictiliarius,  facilor  di  vasi, ed 
è  proprio  di  que'di  terra,  come  di  stovi- 
glie e  simili.  Dicesi  vaso,  fasuni  /\\\ 
generale  tulli  gli  arnesi  fatti  a  fiue  di  ib 


UN  I 
cevere  o  di  rilenere  in  se  qualche  cosa  e 
più  pai  licolorenente  liquori,come  di  quel- 
li ricordati  al  paragrafo  Fornaciari;  di 
terra  o  fittili,  Fictilia.  Slovigli  e  stovi- 
glie universalmente  si  dice  ogni  vaso,  e 
particolarmente  tutti  i  vasi  di  terra  per 
uso  di  cucina  e  per  mettervi  dentro  le 
vivande,  f^asa  coquìnaria.  Quindi  sto- 
vigliaro  o  stoviglia  io  colui  che  lavora 
o  venere  stoviglie,  Fasciilariiis.  Si  usa 
ancora  la  voce  figulina,  per  dire  dell'arte 
del  vasaio  e  la  sua  fabbrica  o  fornace  me- 
desima, O/Z/cv'/m  Fìglina  icl  Figulina; 
e  di  fìgulo ,  Figidus,  per  vasellaio.  La 
porcellana  è  una  sorte  di  terra  compo- 
rta, della  quale  si  fanno  vasi  ed  altre  sto- 
viglie  di  molto  pre^ìo^Porcellini  operìs. 
La  maiolica  è  una  sorte  di  vasi  di  tèrra 
e  altre  stoviglie,  secondo  alcuni  simile  al- 
la porcellana,  così  delti  dall'isola  di  Maio- 
rica  {l.) ,  dove  prima  si  facevano.  La 
maiolica  è  propriamente  una  terra  co- 
mune figulina, smaltata, cioè  invertiiciata 
d'ordinario  di  bianco,  e  talvolta  dipìnta 
a  vari  colori.  Non  è  dunque  vero  ciò  che 
dicesi  in  d'w^ì  &\ Focabolari fi\\ii  la  maio- 
lica è  quella  terra  simile  alla  porcellana, 
perchè  la  fabbricazione  di  questa  richie- 
de una  particolare  combinazione  di  ler- 
nd  o  di  pietre,  una  diversa  vernice,  e  un 
grado  assai  maggiore  di  calore  per  il  cuo- 
cimento  nella  fornace.  Vero  è  bensì  che 
i  prinìi  a  far  uso  delle  terre  figuline  in 
quel  modo  finono  gli  abitanti  dell'  isola 
di  Maiorica  ;  che  di  là  trassero  gl'italiani 
il  nome  di  maiolica,  e  che  ad  imitazione 
di'quella  fabbricarono  le  loro  prime  sto- 
viglie di  quel  genere  in  Faenza  (/'.),  per 
la  qual  cosa  i  francesi  applicarono  gene- 
ralmente a  quelle  stoviglie  il  nome  di 
fayence.  Pare  che  in  Faenza  si  cominciò 
a  fabbricar  la  maiolica  nel  1299.  Altri 
pretendono  che  Fayence  y  Fa^'entia^ 
piccola  città  o  meglio  borgo  di  Proven- 
za, nel  dipartimento  del  Varo,  sia  sta- 
to il  [.''luogo  in  cui  si  fabbricasse  la  ma- 
iolica in  Francia.  Ivi  tuttora  è  una  ve- 
traia  e  una  fabbrica  di  vasellame.   I  la- 


UNI  229 

vori  di  terra  si  cuocono  nella  fornace  , 
FornaXyAa\  fornaciaio,  Fornacator.  In 
Roma  le  fornaci  e  fabbriche  di  mattoni 
tegole,  vasi  e  altri  materiali  di  argilla  e 
creta  cotta  ,  del  suburbio  dì  Roma  nel 
rione  Borgo,  dierono  il  nome  di  Porta 
delle  Fornaci  e  di  Chiesa  di  s.  Maria 
delle  Fornaci,  alla  porta  Cavalleggieri 
e  alla  chiesa  de'  Trinitari  riformati  scal- 
zi del  riscatto,  non  che  alla  Chiesa  par- 
rocchiale di  s.  Angelo  alle  Fornaci  e- 
retla  da'fornaciari  :  Ad  Fornaccs  extra 
Biirgi  portani  Fabricae,  a  Laterario- 
riuìi  Socie  tate  cxcitatiun^est  parochiale 
filiale  basilicae  f^aticanae,  dice  Marti- 
nelli. Inoltre  i  vascellari,  fabbricatori  e 
spacciatori  d'ogni  sorla  di  vasi  di  creta  e 
argilla,  abitanti  nel  rione  Trastevere,  die- 
rono il  nome  di  ina  de' f^ asce  Ilari  a  quel- 
la in  cui  principalmente  stanziano  colle  lo- 
ro fornaci  eziandio.  Il  3Ionle  Testacelo 
si  formò  da'frammenli  de'  vasi  testacei, 
ossia  di  terra  cotta,  Fasa  Testacea,  che 
ivi  lavoravansi  per  il  comodo  dell'acqua 
del  Tevere  e  del  vicino  imbarco,  sito  sub- 
urbano del  rioneRipa.il  bisogno  prin- 
cipalmente di  cuocere  gli  alimenti,  con- 
dusse gli  uomini  a  grado  a  grado  alla 
fabbricazione  deP'asi  (K.)  e  d'ogni  spe- 
cie di  vasellame,  prima  in  pezzi  di  legno 
concavi  rivestiti  di  terra  grassa  e  ontuo- 
sa,dalla  quale  applicazione  di  quello  stra- 
to di  terra  derivò  poi  la  formazione  de' 
vasi  di  sola  creta  e  terra.  Così  i  primitivi 
vasi  di  legno  fornirono  l'idea  di  model- 
lare la  terra  ,  e  indicarono  la  maniera 
d'impiegarla  a  diversi  usi,  l'esperienza  a- 
vendo  insegnato  che  certe  terre  resiste* 
vano  al  fuoco.  Quest'arte,  secondo  Pla- 
tone, in  breve  fu  inventata  e  fece  progres- 
si, non  essendovi  bisogno  del  soccorso  de' 
metalli  per  foggiare  i  vasi  di  terra.  Egli 
è  probabile  che  non  si  seppe  da  prima 
dare  a'vasi  quel  grado  di  coltura  e  quella 
vernice  che  forma  il  principale  merito  lo- 
ro; ed  egli  è  pur  certo  che  sarà  passalo 
lungo  tempo  avanti  che  siasi  trovata 
l'urie  d' iaveiuiciarli  ^  e  di  ridurli  allo 


23o  U  N  I 

stuto  in  cui  si  hanno  attualmente.  Li'arte 
del  vasaio  era  talmente  onorata  presso 
g!'  israeliti ,  che  si  vede  nella  genealo- 
gia della  primaria  tribù  di  Ciucia  una 
famiglia  di  vasai  che  lavorava  pel  re  e 
stanziava  ne'suoi  giardini.  Agalocle  figlio 
d'un  penlolaio,  e  fois'anche  egli  vasaio, 
divenne  tiranno  e  re  di  Siiacusa,  pel  suo 
valore  nell'armi.  Tarquinio  Prisco  5.°  re 
di  Roma  nacque  do  Demarato celebre  ar- 
tefice di  figuline.  Nell'occidente  si  attri- 
buisce l'invenzione  del  vasellame  ali  'a- 
teniese  Corebo,  e  qupl  trovato  bastò  a 
rendere  tra^propri  concittadini  la  sua  me- 
moria immortale.  Già  a'  tempi  di  Por 
Senna  in  Toscana  (F.)  facevansi  opere 
di  terra  colta,  le  quali  successivamente 
furono  portate  a  tanta  eleganza  e  perfe- 
zione, che  sotto  l'impero  d'Augusto  ga- 
reggiavano in  valore  co* vasi  d'oro  e  d'ar- 
gento. Tuttora  i  vasi  etruschi  antichi,an- 
che dipinti,  sono  tenuti  in  grandissima  e- 
stimazione,  se  ne  sono  forniate  stupende 
va  eco  Ite  e  lìlitsei  (F  .)j  e  adornano  diver- 
se biblioteche,  e  le  stanze  de'graudi  e  de- 
gli amatori  dell'antiquaria.  In  tempi  po- 
steriori in  Italia  si  fecero  bellissimi  vasel- 
lami e  piatti  di  maiolica  dipinti  da  valenti 
pittori  come  a  Pesaro  (/^.),  Urbino  [F.), 
Gubbio^  Castel  Durante,  ora  Urbania 
(^  .),  lecui  collezioni  sono  d'un  raro  pre- 
gio ,  come  quella  del  tesoro  e  spezieria 
della  s.  Casa  di  Lordo  {T.).  Antichissi- 
me e  preziose  sono  le  celebri  porcellane 
M  Giappone  e  della  Cm<^^(/^.):  in  quelle 
regioni  l'urte  di  fabbricare  la  porcellana 
pre  stabilita  sino  da'lempi  più  remoli, 
e  lai."  volta  parcelle  la  portarono  in  Eu- 
ropa i  portoghesi  nel  i5i7.  Anche  nel- 
l'Indie orientali  si  fabbricarono  porcella- 
ne, inoltre  nella  Cina  si  fabbricarono  sto- 
viglie in  una  specie  di  biscuit  rosso  sen- 
za alcuna  vernice,  e  queste  sono  ora  re- 
putate preziosissime,  come  lavorate  con 
moltissimo  artificio.  In  Europa  primeg- 
giò nelle  porcellane,  innanzi  tutti  la  Sas- 
sonia {F\  poi  la  Francia  colla  fabbri- 
ca di  Sevrcs,  Fienaa ,  Berlino ,  la  7o« 


UNI 
scana^  Napoli^  Pietroburgo^  Monaco. 
Ora  sembrano  distinguersi  in  Sassonia 
Meissen,  in  Parigi  lo  stabilimento  di  Se- 
vres,  nell'impero  d'Austria  Fiennayne\ 
regno  delle  due  Sicilie  Napoli.  GTìnglesi 
hanno  manifatture  di  v^si  di  terra  nera 
della  finezza  più  squisita.  De'principali 
stabilimenti  d|  maioliche,  porcellane  e 
altre  figuline,  ragionai  ove  sono.  Anche  \ 
vasai  ebbero  tra  gli  antichi  romani  i  col- 
legi e  le  corporazioni  dell'arte.  Nel  voi. 
LXIV,  p.  i35,  notai  che  i  vasai  facitori 
di  Urne  cinerarie  (F.)^  oltre  le  Lucer- 
ne (^^)  e  altri  vasi  funerari  e  ^eSagri- 
fiziy  furono  in  tanta  slima, che  Numa  2.** 
re  di  Pioma  fondò  7  collegi  di  vasai,  co- 
me vuole  Plinio,  pel  gran  pregio  iq  cui 
i  romani  tenevano  le  opere  di  terra  cotta. 
Per  mezzo  dell'arte  loro  divennero  im- 
portanti diverse  città,  come  Asti,  Pollen- 
zq,  Sagunto,  Pergamo,  Traili,  Motleoa, 
Eritre,  Reggio  e  Cuma  \  anzi  dierono  o- 
rigine  a  diverse,  come  si  crede  di  Ficu- 
lea  nel  territorio  di  Sabina,  il  cui  nome 
dicesi  derivato  dalle  figuline  e  fabbriche 
di  pura  terra  cotta  ivi  stabilite.  Nel  medio 
evo  j  vasai,  delti  volgarmente  e  impro- 
priamente vascellarijfjrmarono  universi- 
tà, non  però  i  maiolicari  j  e  ne'possessi  de' 
Papi  i  vasellari  0  vascellari  di  Ripa  or- 
navano parte  della  via  percorsa  dalla  so- 
lenne cavalcata.  Alcuni  vasellari  o  vascel- 
lari uniti  con  altri  in  sodalizio  nella  chie- 
sa di  s.  Grisogouo  in  Trastevere,  ora  de' 
Trinitari  riformali  scalzi  del  riscatto 
(/^.),  formarono  la  confraternita  del  ss. 
Sagramento  e  di  s.  Maria  Mater  Dei  del 
Carmicd,  con  propria  magnifica  cappella, 
che  al  dire  d'alcuni  servì  loro  anche  da  o- 
ralorio  j  benché  lauto  il  Bernardini, quan- 
to il  Venuti  allermEiuo,  che  l'oratorio  il 
sodalizio  l'edificò  inconlro  la  chiesa  di  s. 
Grisogouo,  ove  realmente  esiste  ed  è  ma- 
gnifico,contribuendo  alla  sua  erezione  il 
cardinal  Scipione  Borghese.  Di  quesla 
confraternita,  elevala  poi  ad  arciconfra- 
ternita,  ne  trattano  Faoucci,  Opere  pie 
di  Roma  a  p.  262,  e  Piazza,  £'Mjei'o/o- 


U  N  I 

^w  Ho/nano  a  p.  472.  La  confraternila 
ju  s.  Grisogono  fu  eretta  nel  1 543,  insie- 
me  aWe  pie  opere  che  i  iVateili  si  propo- 
sero celebrare;  cioè  la  processione  col  s<. 
Sngi  amento  in  ogni  1/ domenica  del  me- 
se, vestiti  di  sacelli  bianchi  e  mozzette  lio- 
nate, coll'insegna  sulla  spalla  formata  da 
IMI  calice  con  l'Ostia  sopra,  e  di  acconi- 
piiguare  decenlemenle  il  ss.  Viatico  per 
gl'infermi;  il  conio  dell'ndìzio  della  Ma- 
jdonna,  dopo  che  il  sodalizio  si  niù  a  quel- 
l'antico  di  s.  Maria  Alatcr  Dei  del  Car- 
mine, fondato  in  detta  chiesa  ila'carme- 
litani;  di  f.ir  curare  dal  medico  i  confrati 
infermi,  visitandoli  e  soccorrendoli  con 
limosiiie,  in  morte  accompagnandoli  alla 
sepoltura  e  sulfragandone  l'anime,  anche 
L'on  anniversari  ;  ili  dotare  annualmente 
diverse  zitelle  oneste  con  doti  di  scudi  3o 
per  ciascuna,  ed  una  veste  di  panno  bian- 
co; di  andare  in  processione  nel  giovedì 
santo  alla  cappella  Paolina  del  Valicano 
a  visitare  il  s.  Sepolcro,  e  poi  la  conti- 
gua cappella  ;  e  di  fare  solenne  proces- 
sione nella  domenica  fra  Vii.'  della  festa 
di  s.  Maria  del  Carmine,  la  quale  si  ce- 
lebra tuttora.  Siccome  alcuni  confusero 
il  sodalizio  in  discorso,  (|uasi  che  apparte- 
nesse a'  vasellari,  probabilmente  per  com- 
prendere alcuni  vasellari,  come  possono 
i  confrati  essere  d'altre  arti,  per  distin- 
guerlo bene  da  quello  veramentedell'ar» 
te  figulina  ,  e  perchè  meglio  ciò  appa- 
risse volli  farne  cenno,  prima  di  ragio- 
nare della  confraternita  e  già  università 
de'vasellari  delss.  vSagramenlo,  di  s.  Ma- 
ria Salouìe,  di  s.  Antlrea  apostolo  e  di  s, 
Cecilia.  E  noterò  che  questi  vasellari  di 
figuline  più  comuni,  diiferiscono  da'nia- 
ioliiari  fabbricatori  e  spacciatori  di  lìgu- 
line  più  fine.  Admique  all'università  de* 
vasellari  fu  data  la  chiesa  di  s.  Andrea 
in  Trastevere,  che  il  Panciroli  disse  nel 
1600  ,  già  parrocchia  ,  ed  allora  della 
compagnia  del  ss..Sagranicnlo,eretta  con- 
lemporoneauienle  alla  suddetta  di  s.  Ori» 
sogono,  che  prima  stava  nella  vicina  chie- 
sa di  s.  Cecilia,  e  lulloia  ad  essa  appai- 


UN!  23r 

tiene.  Il  Martinelli  chiama  la  chiesa  s. 
Andrcaede  Scaplu\^o\c\\è  ^caphiurn  di- 
cesi il  vaso  per  emettere  le  proprie  acque, 
il  quale  pure  si  fa  da'  vascellari,  ed  an- 
che il  bicchiere  fatto  a  foggia  di  scala  o 
bavchelta  ;  e  scapliiis  dicesi  il  concavo 
d'un  vaso  o  d'altra  cosa).  Trans  Tybe- 
rìni  Socie tatis  ss.  Sacramenti  eccicsiac. 
s.  Ceciliae.  Dice  pure  che  fu  unita  nel 
i574  da  Gregorio  XIII  alla  chiesa  di  s. 
Salvatore  a  Ponte  Rotto  (P^.);ec\\e  già 
nella  faxa  Leonis  X^  era  slata  delta  S. 
Andreac  delli  Scacchi,  Alibi  legi tur  de 
Scaphiapud  ripani  Tyberisjuxta  cella 
vinarias^fuit  unilnni  s.  Sah'atoris  Pc- 
depontis.  h' Wveiì, Roma  in  ogni  stato, 
p.  399, riferisce,  che  la  chiesa  di  s.  An- 
drea in  Trastevere  posta  nella  via  de'Va- 
scellari,  nel  1664 era  l'oratorio  della  con- 
fraternita del  ss.  Sagramenio,  eretta  in 
s,  Cecilia  neliSyS,  vi  manteneva  il  cap- 
pellano e  l'udiziava,  vestendo  i  confrati 
sacchi  bianchi  e  per  segno  il  calice  colla 
ss.  Ostia  dentro,  e  che  un  tempo  era  stala 
soggetta  alla  vicina  chiesa  parrocchiale  di 
s.  Salvatore  a  pie  del  Ponte  Uotto.  Nella 
chiesa  era  un  altare  con  l'immagine  dis. 
Andrea  dipinta  in  tavola,  ed  una  lapide 
che  riporta  di  pia  lascila.  Con  qualche 
diffusione  parlano  del  sodalizio  Fanucci 
a  p.  293,  Della  confraternita  del  ss.  Sa* 
gr amento  in  s.  Cecilia  in  Traste^'crc  y 
e  Piazza  a  p.  494j  Del  ss.  Sagr amento 
a  s.  Cecilia  in  Trastevere.  Riferiscono 
che  Papa  s.  Pasquale  I ,  non  solamente 
ristorò  magnificamente  la  chiesa  di  s.  Ce- 
cilia, ma  vuoisi  che  nell'S?  I  in  onore  di 
8.  Andrea  Apostolo  gli  edificò  vicino  la 
suddetta  chiesa.  Ad  onta  che  gli  fosse 
stato  concesso  il  prezioso  privilegio,  ce- 
lebrandovi la  messa  ,  della  liberazione 
di  un'  anima  dal  purgatorio,  disposta  a 
ricevere  la  grazia  da  tali  pene ,  come 
si  esprime  il  Fanucci  ;  tuttavia,  nel  de- 
corso de'  secoli  divenuta  per  1'  antichità 
cadente  e  perciò  uìal  custodita,  pel  suo 
mantenimento  fu  destinata  per  oratorio 
alla  compagnia  del  ss.  Sagramculo,  nel 


2  37.  U  N  I 

1 575  npprovala  con  grazie  e  indulgenze 
da  GiegorioXIII. Noterò, cheavendo let- 
to il  catalogo  dell'indulgenze  perpetue  ac- 
«oidate  a'  confrati  da  Clemente  X,  non 
\i  trovai  l'accennato  singolare  privilegio 
sulla  liberazione  d'un'anima  dal  purgato- 
rio. Forse  sarà  stala  concessione  tempo- 
ranea. 11  sodalizio  composto  di  vaseilari 
stabilì  la  pratica  di  diverse  pie  opere;  lo 
splendido  culto  del  ss.  Sagramento,  e  il 
suo  accompagno  in  forma  di  Viatico  nell.i 
parroccbia  di  s.  Cecilia  (cioè  quando  lo 
era);  la  recita  nell'oratorio deiruflizio  del- 
la ss.  Vergine  nelle  feste; la  visita  de'con- 
frati  malati,  i  quali  faceva  curare  dal  pro- 
prio medico,  e  morendo  con  carità  li  sep- 
pelliva e  poi  suffragava.  Dice  Fanucci  , 
cbe  il  sodalizio  per  la  sua  ufliziatura  edifi- 
cò un  oratorio, oltre  che  restaurò  la  cliie- 
sa  di  s.  Andrea,  il  quale  fu  pure  chiamato 
oratorio  del  ss.  Sagramento.  Ma  nel  1 599 
pei-  la  restaurazione  della  chiesa  di  s.  Ce- 
cilia, ivi  ritrovatosi  il  suo  beato  corpo,  di- 
chiara il  Piazza,  in  onore  del  di  lei  mar- 
tirio e  verginità  il  sodalizio  cambiò  i  sac- 
chi nel  colore  rosso  con  mozzelta  bian- 
ca, e  per  insegna  l'immagine  della  santa 
nella  forma  in  cui  si  rinvenne  giacente. 
Il  Bernardini  nella  Descrizione  de^ Rio- 
ni di  Roma  p.  199  ,  ed  il  Venuti  nella 
Roma  nuova  p.  loSy,  chiamano  la  chiesa 
del  sodalizio,  il  i."  oratorio  di  s.  Andrea 
apostolo  dell'università  de'vasellari,  ag- 
gregali alla  chiesa  di  s.  Cecilia  e  nella  via 
omonima  ;  il  2.°  oratorio  di  s.  Cecilia  , 
sotto  r  invocazione  del  ss.  Sagramento, 
di  s.  Andrea  e  di  s.  Cecilia,  usando  per 
insegna  l'immagine  del  ss.  Sagramento 
e  quella  de'  Santi  suoi  titolari.  Questa 
confrìilerifitadopo  il  vc^pero  del  martedì 
fra  1*8,''  del  Corpus  Domini,  celebra  so- 
leiinetnente  la  processione, con  magnifica 
stendardo  e  molto  sfarzo  di  ceia,  la  quale 
processione,  con  volgare  e  impropria  de- 
nominazione è  detta  de'boccalelti,  per- 
chè i  vaseilari  che  la  compongono  fanno 
ancora  i  boccali  o  vasi  di  terra  cotta,  per 
USO  e  misura  del  vino  e  cose  simili;  prò- 


U  N  I 
cessione  in  vigore  e  alquanto  eclatante. 
Al  narrato  ora  aggiungerò  quanto  altro 
da  per  me  volli  verificare,  come  feci  con 
altre  università  o  loro  sodalizi  superstiti, 
La  chiesa  della  confraternita  del  ss.  Sa- 
gramento di  s.  Cecilia,  ha  pure  il  suo  o- 
ratorio  che  serve  al  sodalizio  per  l'adu- 
nanze. Essa  assiste  a  tutte  le  solenni  fun- 
zioni sagre  che  si  celebrano  nella  chiesa 
di  s.  Cecilia,  vestili  i  confrali  di  sacchi  e 
cordoni  rossi,  mozzelta  bianca,  e  ponen- 
do sulla  spalla  per  insegna  le  immagini 
di  s.  Andrea  apostolo,di  s.  Maria  Salome 
e  di  s.  Cecilia.  La  propria  chiesa  cantica 
e  fu  restaurata  dal  sodalizio.  Ha  un  solo 
altare  di  bei  marmi,  come  Io  sono  le  due' 
colonne  pregevoli  ,  con  paliollo  di  coc- 
cio dipinto,  del  quale  è  porzione  del  pavi- 
mento. Il  quadro  «leir  altare  esprime  s. 
Andrea,  s.  Maria  Salome  e  s.  Cecilia,  ed 
è  sovrastalo  da  i\n  cpiadretlo  coll'imma- 
gine  della  B.  V'eigine  col  s.  Bambino.  Vi 
si  celebra  la  messa  quotidiana,  e  in  tutte 
le  feste  si  canta  l'ullizio  della  Madonna, 
onorandosi  alla  loro  volta  i  protettori  s. 
Aiidrea,s.  MariaSalomee  s. Cecilia.  Asso- 
ciano i  cadaveri  de'confrati  egli  accom- 
pagnano alhi  sepoltura,  celebiando  loro 
de'  suffragi.  Essendo  protettore  il  cardi- 
nal di  York,  e  primicerio  mg.'  Mantica 
dell'università  de  Figulorum  al/naeUr' 
/;/.9,  canonicamente  eretta  in  sodalizio  del 
ss.  Sagramento  nella  chiesa  di  s.  Cecilia, 
si  formarono  3  capitoli  di  aggiunta  agli 
statuti  dell'università,  e  Pio  VI  col  hve' 
\e  Exponi  nobìsj  degli  8  agosto  1797, 
BulL  Rem.  cent,  t.ro,  p,  1  i4>  li  confer- 
mò, comprendendoli  e  pubblicandoli  nel 
medesimo. Essi  prescrissero. Che  i  padro- 
ni maiolicari  dovessero  pagar  la  loro  tas- 
sa per  ogni  cottura  di  fornace  a  ragione 
di  bai.  IO,  come  i  vascellari  di  terra  ros- 
sa, e  nell'apertura  di  (pialche  fornace  di 
maiolica  scudi  20, com'eia  soggetto  qtja- 
lunque  padrone  vascellaio,  accoidando 
sollanjoa  que'che  allora  possedevano  la 
fornace  di  maiolica  la  patente  g/vz//,v,  da 
servire  per  la  sola  loro  per!>oua,  ed  accoi- 


UN  I 
dandogli  ancora  il  guardianato  e  altri  ono- 
ri che  godevano  gli  aggregati.  A' garzoni 
poi  de'maioiicari  fu  imposto  il  pagamen- 
to di  mezzo  grosso  la  settimana,  come  pa- 
gavano i  garzoni  vascellari.  Glie  i  baga- 
rini volendo  andare  vendendo  per  Roma 
Ja  roba  de'vascellari  e  de'maioiicari,  do- 
vessero pagare  mensili  paoli  3  e  prende- 
re la  piccola  patente  dairimiversilà.senza 
la  quale  non  era  loro  permesso  vender- 
laj  ed  in  caso  di  morosità,  potesse  la  chie- 
sa servirsi  delia  mano  regia,  che  usava 
co'vascellarijConlroi  maiolìcari,  orzaroli, 
spacciatori  e  bagarini.  Nel  1 80 1  Vìo  VII 
soppresse  le  università  incliisivamente  a 
quella  de'vascellari;  nondimeno  continuò 
ad  esistere  il  sodali/io,  imperocché  si  leg- 
ge nel  n.°  4^  ^^^  Diario  di  Roma  del 
1804.  Domenica  3  giugno  mg."  Atanasio 
luogotenente  civile  del  vicariatosi  portò 
in  abito  all'oratorio  di  s.  Maria  Salome, 
della  confraternita  de'  vascellari  ,  di  cui 
era  primicerio,  ed  ivi  celebrò  la  messa 
ad  onore  della  medesima,  madre  de'  ss. 
Giovanni  Evangelista  e  Giacomo  Mag- 
gioreapostoli, della  quale  con  vaga  poni- 
pa  si  celebrava  la  festa  traslala.  Il  Mar- 
tirologio romano  registra  la  festa  di  s. 
Maria  Salome, cioè  la  traslazione  del  cor- 
po in  r'eroli  (/^.)  a'  2  5  maggio,  ed  in 
Gerusalemme  a'22  ottobre,  della  quale 
si  legge  neir  Evangelo  che  fu  sollecita 
della  Sepoltura  di  Gesù  Cristo. 

/^'erinieellari.  Il  vermicellaro  o  ver- 
micellaio  è  il  fabbricante  di  vermicelli  e 
simili  pastumi.  Vermicelli  si  dicono  certe 
fila  di  pasta  di  fjrinadi  grano  fatte  a  quel- 
la somiglianza,  e  mangiansi  cotte  come  le 
lasagne,  f^ermiculi  esculenti  chiaman- 
doli Plinio  e  Cicerone.  Lasagna,  Laganay 
è  quella  pasta  di  farina  di  grano,  che  si 
distende  sottilissimamente  sopra  gratic- 
ci, e  si  secca  per  cibo;  ovvero  si  taglia  a 
lunghi  nastri  quando  è  fresca,  i  quali  or- 
dinariamente si  cuocono  poscia  nel  bro- 
do, o  nell'acqua  per  condirli  con  cacio, 
biitiiro  o  altro.  Lasaguaio  è  (piello  che  fa 
e  vende  le  lasagne.  Dicouiìi  muccheruni, 


UNI  233 

Pastili  esculenti,  Pastiliedules,  quella 
vivanda  fitta  di  piìsla  di  farina  di  grano 
distesa  sottilmente  in  talde  o  in  fili  più 
gì  ossi  de'vermicelli,  e  colta  nel  brodo  o 
nell'acqua,  nel  2.**  modo  per  condirli  eoa 
cacio,  butirro  e  altro.  1  vermicelli,  le 
Iasa2;ne,  i  maccheroni  ed  altre  minestre 
di  pasta  le  vendono  ancora  gli  Artebian,' 
ca.  o  Orzaroli.  \  vermicellari  e  macca-» 
roiiari,  co'Iavoranli  e  garzoni  de'mede- 
simi  formarono  università,  e  furono  una 
di  «pielleche  addobbavano  porzione  della 
strada  per  la  quale  transitavano  iPapi  nel 
recarsi  al  Laterano  a  prendere  il  possesso 
con  sglenne  cavalcata. Dissi  nel  paragrafo 
Ortolani,  col  Bernardini,  che  nella  chiesa 
e  spedale  di  s.  Maria  dell'Orto  erano  ag- 
gregate le  università  de*  vermicellari  pa- 
droni e de'vermicellari  garzoni,  nella (jual 
chiesa  tuttora  hanno  la  propria  cappella. 
Neh  728  furono  stampati  inRomaglicV/a- 
tufì  dell'  Università  de'  fernncellarì. 
Narra  mg.'Nicolai,  Memorie  sulle  cam- 
pagne e  Annona  di  Roma^  che  i  vermi- 
cellari  furono  da  Clemente  XI  soggettati 
ad  una  contribuzione  annonaria  nel  1719, 
cioè  di  pagaie  bai.  i5  per  ogni  rubbio, 
ma  non   andò  in  esecuzione.   Benedetto 
XIII  Ira'suoi  provvedimenti  annonari  e 
per  l'agricoltura,   vietò  a' vermicellari  di 
provvedersi  del  grano  a  Campo  di  Fiore. 
f-^ignaroli.  Il  v  ignaroloo  vignaruoloo 
vignaiuolo  o  vignaio,  /^//izVor,  è  il  custode 
e  lavoratore  della  vigna. Dicesi  vigna,  P'i- 
nea,e  vigneto,  Vinetum,  il  campo  coltiva- 
lo a  vili  piantate  per  ordine  con  poca  di- 
stanza dall'una  all'altra.  Il  frutto  della  vi- 
le,/^///.it^/>z//f^r/7,è  l'uva  che  produce  WFi- 
/fo(/'.),edal  vino  stillato  si  cava  lo  spirito 
di  vinoel'acquavita.  De'doveri  de'vigna- 
roliemezzMioli  ragiona  il  Martinetti,  L^ 
IJiceologia  t.  2,  p.440'  Mg.'^Nicolai,  lìJe- 
/norie  sulle  campagne  di  Roma^  dotta- 
mente tratta  nel  t.  3.  In  quali4uoghi  dello 
slato  pontifjcio  si  produca  meglio  il  vino, 
la  maniera  di  farlo  e  la  cura  del  mede- 
simo. Delle  vigne  che  riescono  bene  nel- 
r  Agio  Iicxuuuu  I  operazioni  diverse  da 


234  U  N  I 

fcirsi  nella  loro  coltura,  ed  in  quali  lem* 
i)i.  Della  collijra  delle  vigne  meno  di- 
spendiosa e  più  utile.  Cagioni  per  cui  suo- 
le esser  dispendiosa  nell'Agro  Romauo. 
Che  sollevandosi  le  vili  sugli  alberi  sono 
più  fruttuose  e  ricercano  meno  lavori. 
Dell'ozio,  lusso  e  frodi  del  vignarolo;  de' 
niezzi  per  rimediarvi,  ludi  riporta  unbel 
tiumero  di  scrittori  sulla  coltura  delle  vi- 
gne. Vi  aggiungerò  di  Giacomo  Boulay, 
Maniera  di  ben  colth'are  la  vite^  di  fa- 
re la  vendemmia  ed  il  vhio^  e  mezzi  di 
prevenire  e  di  scoprire  le  baratterie  de' 
cattivi  vignaiuoli^  Orleansiyia.  Mi  di- 
ceargntamente  un  sagace  conoscitore  de* 
vignaroli:  F/«'/2tìfro/o  devesi  definire,  Vi- 
gna loro!  Il  Piazza,  trat,  g,  cap,  17  :  Di 
s.  Lazzaro  e  s:  Ilaria  Maddalena  de* 
n guaioli  fuori  di  porta  Angelica^  di- 
chiara che  il  I."  agricoltore,  lavoratore  e 
custode  de'campi,  orti  e  giardini  fu  il  no- 
stro proto-parenle  Adamo,  fin  da  quaq* 
do  fu  tale  costituito  da  Dio,  del  Paradiso 
(F.)  terrestre;  e  molto  più  colle  sue  fai» 
che  e  sudori  quando  per  la  sua  disul)bi* 
dieuza  ne  fu  cacciato  dai  medesimo  Dio, 
infettando  con  s)  laboriosa  eredità  tutta 
quanta  l'innumeiabile  sua  prole.  Adun- 
que a  dispetto  del  nostro  orgoglio,  sian^O 
lutti  figli  di  quel  primario  agricoltore  e 
ortolano,  ch'ebbe  in  governo  il  più  bello 
e  delizioso  giardino,  il  più  anjeno  e  fe- 
race orlo, La  vigna  però  dopo  il  diluvio  pel 
j.°  la  piantò  Noè,  altro  nostro  proto-geni- 
tore.NeirEvangelo  Gesìi  Cristo  è  chiama- 
lo rz'te,  e  il  suo  Padre  Eterno  agricoltO' 
/le.  Anzi  il  Redentore  risorto  appena, coiu- 
parve  alla  Maddalena,  sorella  di  Lazza- 
ro, in  sembianze  d'orlolatio.  Perciò  i  vi- 
gnaroli raccoltisi  in  corporazione  nella 
Chiesa  di  s.  Lazzaro  (^  .),  che  poi  col- 
l'ospedale  de'  lebbrosi  prima  fu  unita  a 
quello  di  s.  Spirito  (il  quale  nel  j  856  dal 
papa  Pio  IX,  per  l'assistenza  spirituale 
de'numerosi  infern)idel  vasto  stabilimen- 
to, l'allìdò  all'ottimo  ed  edificatile  ordine 
de'  cappuccini  ,  i  quali  ne  presero  pos- 
sesso a' 12  ottobre.  Ad  essi  in  parte  del 


UNI 

Tantica  canonica  fece  fabbricare  apposito 
cliiostro  per  loro  abitazione,  formalo  di 
due  piani  dall'  egregio  architetto  conte 
Virginio  Vespignanijcheseppe dargli  for- 
ma semplice  ed  elegante,  il  quale  inoltre 
diresse  i  grandi  restauri  della  chiesa  del - 
rospedale,ed  il  Papa  a'23  visitò  lutto  lo 
stabili menlo,al  modo  narralo  da'n.'a  35  e 
2:|4  ^^^^  G  io  ma  le  di  Ro /natici  1 856)  e  poi 
q\V Ospedale  di  s.  Maria  e  s.  Gallicano 
(del  quale  e  dell'  Università  Romana ^co- 
me  dirò  in  quesl'articolo,ora  fu  insigne  be- 
nefatoieild.'  Corsi  medico  giubilato  del 
medesimo),si  costituirono  in  sodalizio  nel 
ì  598,  con  autorità  di  Clemente  Vili,  che 
gli  concesse  tutte  le  grazie  e  indulgenze 
godute  dalle  altre  arti;  i  vignaroli  eri- 
gendo una  cappella  a  s.  Maria  Madda- 
lena che  presero  a  loio  avvocata,  comc- 
chè  fatta  degna  deiraccennala  apparizio- 
ne, col  quadro  della  santa  di  buon  pen- 
nello, provvedendola  di  tutte  le  suppel- 
lettili e  di  cappellano,  ed  esercitandovisi 
in  pie  opere.  Stabilirono  ancora  di  cele- 
brarvi solennemente  la  sua  festa,  e  quella 
di  s.  Lazzaro  nella  domenica  di  Passione; 
e  co'legati  de'benefìci  confrali  dispensa- 
rono doti  alle  povere  e  oneste  donzelle  di 
loro  condizione,  ed  aggregandosi  all'ar- 
ciconfralernita  del  ss.  Sagramento  di  s, 
Pietro  in  Vaticano.  Di  più  i  vignaroli  fu- 
rono compresi  nella  congregazione  isti- 
tuita nella  chiesa  di  s.  Vitale,  il  che  dissi 
nel  paragrafo  4gi^icoltura,  il  quale  con 
quello  di  Ortolani  hanno  relazione  con 
questo.  Nella  chiesa  dell'Ospedale  di 


Mf 


della  Consolazione  ,ì  vignaroli 


ebbero  la  propria  cappella, ch'è  la  4-^  dal- 
la parte  sinistra  dall'ingresso,  esprimente 
il  quadro  dell'allares.  Gio.  Battista.  Inol- 
tre l'università  de'  Fignaroli  e  Mezza- 
roli  uniti  appartenne  ancora  all'  univer- 
sità degli  Ortolani^  onde  nella  chiesa  di 
s.  Maria  dell'Orto  hanno  la  propria  cap^ 
pella  tanto i  padrorii  vignaroli,  che  i  mez- 
zaroli. 

UNIVERSITÀ' D'AVIGNONE.Que 
bt'aulicaegrau  città  di  Francia  nella  Pro- 


UNI 
ycnza^  già  capitale  della  contea  del  suo 
nomee  del  contado  f^enaissino  (f,),  og- 
gi capoluogo  del  dipnrliinenlo  di  Valcliiu- 
sa,  di  circondario  e  di  cantone,  su!  Uo- 
dauo,  posta  in  bella  e  fertile  pianura,  è  di- 
stante iSg  leghe  da  Parigi.  Pretendono 
alcuni,  che  Carlo  il  contedi  Provenza, 
signore  d'Avignone  e  re  di  Sicilia  (/^.) 
vi  fondò runiversilà degli  studi';  ma  pro- 
priamente l'eresse  Papa  Bonifacio  VII! 
colla  bolla  Conditoris  omnuiniy  data  iu 
Anagni  ili."  luglio  i3o3,  Bull.  Hom.  t. 
3,  par.  2,  p.  I  o  I  :  Erectio  Siiidiì  genera- 
(is  in  Civitate  /4venionis;  per  le  leggi  ca- 
nonica e  civile,  per  la  medicina  e  per  le 
arti  liberati,  col  privilegio  iu  tali  facollì) 
di  crear  dottori,  perciò  una  delle  più  an- 
tiche e  primitive  Università  {^.).  Bens) 
Carlo  II  ad  istanza  di  Bertrando  di  Mon- 
tilis gentiluomo  d'Avjgnone,  e  di  Bernar- 
ilo  di  Valbnona  parimente  avignonese 
dottore  in  decreti,  inviali  al  re  dalla  nuo- 
va università  nel  1 3o4,  con  suo  diploma 
l'onorò  con  auìpli  privilegi.  Tosto  l'uni- 
versità fiori  e  divenne  uno  de'principali 
ornamenti  d'Avignone.  Imperocché  nel 
|3o5  eletto  Papa  il  francese  Clemente 
V,  per  le  mene  del  famoso  Filippo  IV  il 
Delh  redi  Francia,  con  islraua  risolu- 
S'ioue  ,  feconda  delle  più  funeste  conse- 
guenze, stabiPi  la  pontificia  residenz«i  in 
l'aranciai  e  comechè  la  s.  Sede  era  signo- 
ra del  contado  Veuaissinoe  u«)  tempo  an- 
che di  parte  d'Avignone,  per  esserne  de- 
caduto dalla  signoria  il  conte  di  Toloia 
(F.),  nel  gennaio I  3og  trasferì  la  sua  sla- 
bile residenza  iu  Avignone  (^.).  Noterò 
che  forse  per  lale  dominazione  temporale 
della  s.  Sede  il  bolognese  Tencarani  nel 
iio'j  istituì  lìtW Università  di  Bologna 
(F.)  il  collegio  Avignonese  per  8  giovani 
della  diocesi  d'Avignone.  Nel  i  3  1 6  ivi  gli 
successe  Giovanni  XXII,che  indirizzò  al- 
l'università con  suq  bolh,  presso  il  Boi 
lario  d' Avignone y  il  VII  libro  delle /?t'- 
cTe^rt//,ossia  le  cosliluxioni  del  predeces- 
sore, la  beneficò  e  prolesse  come  già  ve- 
scovo d'  Avignone,  sede  cl^e  ritenue  nel 


UNI  235 

pontificato.  Indi  successivamente  furono 
Papi  in  Avignone,  nel  i334  Benedello 
Xll,nelf  342  Clemente  VI,ilq»iale  com- 
prò da  Giovanna  I  regina  di  Sicilia  Avi- 
gnone nel  1 348,  nel  qual  anno  ne  ritenne 
il  vescovato,  ed  altrettanto  fece  Innocen- 
zo VI  dopo  essergli  succeduto  nel  i352. 
Eletto  nel  1  362  Urbano  V,  già  professo- 
re insigne  di  canoni  deirmii versila,  a  que- 
sta confermò  tutti  i  privilegi  che  le  avea- 
no  concesso  i  Papi  e  altri  principi.  Nel 
j  370  divenuto  Papa  Gregorio  XI,  il  7.° 
de'fiancesi  che  successivamente  risiede- 
rono in  Avignone,  considerando  la  papa- 
le residenza  dimorare  fuori  del  luogo  na- 
turale, la  restituii  a  Roma  nel  1377  ^  ^^ 
morì  nel  1378.  In  questo  eletto  Urbano 
VI ,  poco  dopo  gli  stessi  cardinali  fran- 
cesi che  l'aveano  eletto, scismaticaniente 
ribellalisi,  dando  principio  a!  grande  e 
pernicioso  Scisma  (/ .)  d'occidente,  osa- 
rono creare  l'antipapa  Clemente  VII  di 
Ginevra,  il  quale  recatosi  in  Avignone  vi 
aprì  una  cattedra  di  pestilenza,  con  Ub- 
bidienza (/^.)di  antìcardinali  e  nazioni, 
le  altre  co'c.'U'dinali  veri  restando  nell'ub- 
bidienza l'omanq  de'  Papi  legittimi.  Nel 
i394  gli  successe  nell'anlipapato  Bene- 
detto XII I,  il  quale  vide  sottrarsi  dalla 
sua  pseudo  ubbidienza  diversi  popoli, fra* 
quali  la  Francia, il  cui  re  Carlo  VI  man- 
dò truppe  in  Avignone  per  costringerlo 
alla  rinunzia  dell' antiponlifìcato  ;  ma 
egli  dopo  essersi  sostenuto,  nel  1409  uè 
pa^tì,  e  si  ritirò  in  Panìscola  e  in  Per- 
pignano  (^.).  L'università  d'  Avignone, 
che  in  varie  occasioni  die  saggio  di  sua 
fedeltà  e  divozione  alhi  s.  Sede,appena 
espulso  l'antipapa,  dichiarò  con  solenne 
decreto  doversi  ubbidire  al  Pontefice  di 
Roma.  Alessandro  V  istituì  quindi  in  A.» 
vignone  un  legato  rappresentante  la  s.  Se^ 
de,  ed  un  rettore  teinporale  pel  contadq 
Venaissino.il  successore  Giovanni  XXIII 
nell'università  vi  eresse  lo  studio  gene- 
rale della  teologia,  con  bolla  deh.**  set* 
temine  i4'4»  1*^  accordò  altri  privilegi, 
eda'i3sellembre  vi  aggiunse  ancora  lui- 


236  UNI 

ti  quelli  concessi  da'P/ipi  e  da  altii  prìn- 
cipi airaccadeooiedi  Tolosa  e  d'Orleans. 
Già  con  bolla  del  i  .^marzo  dell'istesso  an- 
no aveà  Giovanni  XXIII  esoi-lato  l'uni- 
versità a  mandare  nunzi  al  sinodo  di  Co- 
stanza, di  cui  uìeglio  riparlai  a  Svizzera, 
per  l'estinzione  dello  scisma,  che  ancora 
lacerava  e  teneva  deplorabilmente  disu- 
nita la  Chiesa, ed  ella  puntualmente  ub- 
bidì. Tutti  i  Papi,  cioè  da  Eugenio  IV 
dell 43 1  fino  a  Clemente  VII  deli 523, 
ebbero  in  uso  di  scrivere  all'  università 
d'Avignone,  partecipando  la  loro  assun- 
zione al  pontificalo,  come  si  legge  in  va- 
rie bolle  e  brevi.  Il  concilio  di  Basilea 
dopo  essere  divenuto  scismatico  e  conci- 
liabolo esortò  l'università  con  sue  lette- 
re de'4  febbraio  1  438,  di  mandare  in  Ba- 
silea alcuno  de'suoi  dottori,  il  che  l'uni- 
versità ricusò  d'eseguire  senza  licenza  del 
Papa  Eugenio  IV,  il  quale  con  diploma 
dato  in  Firenze  nell'  istesso  anno,  avea 
notificato  all'università  d'aver  trasferito 
il  concilio  di  Basilea  nella  città  di  Ferra- 
ra; e  però  avendola  esortata  ad  inviarvi 
i  suoi  oratori,  prontamente  lo  fece,  non 
ostante  che  il  pubblico  d'Avignone  aves- 
se procuralo  di  frastornare  quella  tras- 
lazione con  somministrare  gran  somma 
di  denaro  a'basileesi  per  far  trasportare 
il  concilio  nella  loro  città.  Nicolò  V  esen- 
tò gli  scolari  dell'università  dalle  taglie 
e  gabelle,  con  bolla  del  i447'  '^  succes- 
sore Calisto  1 1 1  con  bolla  emanata  da  Ro- 
ma a'9  settembre  i4^5,  scrisse  all'  uni- 
versità e  a'dottori  d'Avignone,  parteci- 
pando loro  la  spedizione  che  apparec- 
chiava contro  i  Turchi^  esortandoli  ad  a- 
ìutare  con  ogni  assistenza  e  consiglio  il 
cardinal  Cetivodi  s.  Prassede,  da  lui  in- 
vialo in  Francia  legato  a  laUre  per  pro- 
muovere la  sagra  gueria.  Sisto  IV  non 
8OÌ0  elevò  la  sede  vescovile  d*  Avignone 
a  ujetropolitanu,  ma  nel  1 482  uni  rullizio 
della  vice-gerenza  d'Avignone,  tiibunale 
che  istituitone!  i4  i  2  da  Giovanni  XXIII 
pegli  oltramontani  avea  le  facoltà  di  Udi- 
tore della  Camera^  all'  università  degli 


UN  I 
studi  d'Avignone,  con  tutte  le  facoltà  ed 
emolumenti  inerenti;  onde  1*  università 
deputò  per  vicegerente  il  dottor  Pietro 
Ghiciardi,  che  esercitò  l'uffizio  fino  al 
1493,  perchè  lo  depose  Alessandro  VI. 
Questo  Papa  con  stia  bolla  assegnò  al- 
l'università, per  provvisione  de'suoi  reg- 
genti, la  metà  degli  emolumenti  e  delle 
rendite  della  vice-gerenza  d'Avignone, 
restituì  pienamente  tutte  le  facoltà  e  pre- 
rogative al  detto  magistrato,  separando- 
Io  dall'università,  e  rimettendone  come 
prima  l'istituzione  alla  s.  Sede;  e  colla 
medesioja  bolla  istituì  vicegerente  a  vita 
Clemente  de  Chorcis,  dottore  e  canonico 
di  Marsiglia.  Per  disposizione  di  Bonifa- 
cio Vili  era  cancelliere  il  vescovo  d'A- 
vignone, poi  arcivescovo,  onde  il  conferi- 
mento delle  lauree  e  de'gradi  accademici 
si  faceva  nel  palazzo  arcivescovile,  l'ar- 
civescovo conferendo  il  grado  e  speden- 
do il  diploma.  In  sede  vacante  a  ciò  sup- 
pliva il  preposto  della  metropolitana.  Il 
retloredell'università  aveail  titolodi  pri- 
micerio, carica  annuale  che  si  conferiva 
per  elezione  dell'accademia,  sempre  a  un 
dottore  di  legge.  11  primicerio  precede- 
va gli  altri  prelati  d'  Avignone  ,  e  qua- 
lunque magistrato  nelle  funzioni  dell'ac- 
cademia. Da  principio  godeva  limitata 
giurisdizione,  ampliata  da  Leone  X  con 
bolla  del  i5i 3,  concedendogli  la  giuris- 
dizione che  aveano  sui  dottori  e  sugli  sco- 
lari i  rettori  di  tutte  le  altre  accadente 
di  Francia  e  d'Italia.  Il  medesimo  Papa 
con  bolla  deli5i4j  pi'odotla  nel  BoII<l- 
rio  d'  Avignone  ,  gli  concesse  non  sola- 
mente la  giurisdizione  ini.**  istanza  sopra 
i  suddetti,  privativamente  ad  ogni  altro; 
ma  di  più  ancora,  che  essendo  il  priuH- 
cerio  laico  potesse  sostituire  in  sua  vece 
un  chierico,  il  quale  esercitasse  la  giu- 
risdizione nelle  cause  ecclesiastiche,  e  oc- 
correndo procedesse  colle  censure  nelle 
cause  laiche;  prerogativa  veramente  sin- 
golare e  maggiore  che  la  podestà  del  san- 
gue e  della  vita  ch'egli  avea  sopra  gli 
scolari  e  i  dottori  ;  tuttavia  polevauo  ap-. 


UIV  I 
pellArsi  ol  pielalo  vice-legalo  d'Avigno- 
ne, li  p.  Fiintoni,  Storia  d'  /4uiguone  e 
del  contado  f  tnesino,  n  p.  34  e  seg.,  ri- 
porta una  serie  de'primiceri  deli'univer- 
^ità,  cioè  dali43o  a  tulio  il  1672.  Dipoi 
Benedetto  XIV  col  disposto  della  bolla 
Sonorum  onmiuniy  de' io  ottobre  1  745», 
presso  il  Bull.  7l/(7g'/i.,  t.  i6,p.  3?.4,  con- 
fermò all'univeisità  d'Avignone  il  privi- 
legio del  foro  e  de'conservalori,  cbe  già 
le  avevano  concesso  Giovanni  XXII,  Si- 
sto IV  e  Innocenzo  Vili.  Fiori  questa  u- 
iii versila  particolarmente  nelle  leggi,  e  vi 
lianno  insegnato  o  vi  presero  la  laurea  un 
gran   numero  d'  insigni  professori  in  tali 
facoltà,  così  nativi  come  stranieri. Tali  fu- 
rono, oltre  il  nominato  Urbano  V,  il  car* 
dinal  Pietro  Bertrand  celebre  giurecon* 
sulto,  Oldrado  del  Ponte  italiano,  precet- 
tore del  rinomato  Bartolo,  il  di  cui  monu- 
mento sepolcrale  fu  collocato  iiell'  atrio 
della  chiesa  di  s.  Domenico  d'  Avignone. 
Paolo  di  Castro  italiano,  discepolo  del  fa- 
moso giureconsulto Baldo,chiaraato  daDe- 
cio  il  dottore  della  verità^  e  il  gran  Cu- 
jacio  diceva:  Qui  non  iiahet  Paulum  de 
Castro f  tiinicaui  vendal  ci  tniat.  Paolo 
de  Castro  fu  l'autore  de'notissimi  recpii- 
sili  del  Castrense,  cUe  s'interpretano  pei* 
i  frutti  del  denaro;  ed  il  suo  figlio  Gio- 
vanni trovò  ne'monti  della  Tolfa  l'allu- 
me, di  cbe  riparlai  nel  voi.  LVIII,p.i3o. 
Altri  italiani  furono  Andrea  Alciato, Gia- 
sone Mayuo,Sanazzaro  Ripa,Emilio  Fer- 
retti sepolto  in  Avignone,  e  Pietro  de  U- 
baldis.  Egidio  di  Beliamera  francese,  Go- 
veano  tolosano,  e  gli  avignonesi  Garroni- 
bus,  Stefano  Bertrando  diCarpentrasso, 
Giovanni  Gai,  Luigi  Belli,  Ettore  dcBel- 
lis,  Girolamo  de  Laurenliis ,  e  Tonduti 
signore  di  Sanleggiero,  lutti  cbiarissimi 
per  opere  dottissime  pubblicate.  Per  pre- 
potenza de're  di  Francia,  Avignone  e  il 
contado  Venaissino  fu  lemporaneamen- 
le  tolto  alla  Sovranità  della  s.  Sede  {^■)t 
come  fecero  neh  663  e  1688  Luigi  XIV, 
e  nel  1  768  Luigi  XV  ;  e  definitivamente 
ne  fu  spogliata  colla  legge  del  più  forte 


UNI  1^7 

dalla  rivoluzione  francese  nel  1790;  al 
(p»ale  spoglio  fu  co>lrello  convenire  Pio 
VI  nel  malaugurato  trattato  di  Tolenti- 
no  (f^.)t  contro  il  quale  però  altamente 
protestò  il  successore  Pio  VII.  Riunita 
Avignone  alla  Francia,  questa  vi  stabiPi 
un  ateneo,  ed  altri  stabilimenti  scienti- 
fici e  artistici.  In  Roma  nel  rione  Trevi 
vi  è  il  vicolo  degli  Avignonesi, così  detto 
dal  quartiere  de'  soldati  avignonesi  che 
ivi  fu  sino  al  secolo  decorso,  presso  S.Fran- 
cesca Romana  a  Capo  le  case,  il  che  ripor- 
ta Bernardini  nella  Descrizione  de  Rioni 
di  Boma,  e  perciò  pare  che  dal  quartie- 
re prendesse  nome  il  vicolo.  Non  voglio 
tacere  cbe  il  cav.  Rufìni  nel  Dizionario 
delle  strade  e  vicoli  di  Roma^crtòe  cbe  la 
chiesa  ivi  già  esistente  e  spettante  alla  na- 
zione avignonese  die  il  nome  alla  via, 
ninna  traccia  restando  della  chiesa.  Du- 
bito cbe  abbia  esistito,  e  credo  probabile 
la  derivazione  del  nome  dal  detto  quar- 
tiere. 

UNIVERSITÀ'  DI  BOLOGNA,  ^r- 
chigyninasio  Pontificio  Bononiensi.  La 
città  che  gli  è  nobilissima  sede  e  che  gli 
recò  universale  insigne  altissima  fama, 
già  Ftlsina  Toscana,  poi  colonia  roma- 
na e  principale  della  Gallia  Togata,  è  an- 
tica, grande,  ricca  e  bella  per  magnifici 
e  numerosi  edifìzi,  anzi  pel  suo  meravi- 
glioso complesso  di  eminenti  prerogative 
è  tale  da  poter  disputare  alle  italiane  ca- 
pitali il  primato.  ^o/o^«tìr(r'.), dopo  Ro- 
ma, è  la  1  .^città  delloi^/tìf/o  Pontificio, ca- 
poluogo  della  legazione  e  provincia  del 
suo  nome,  ed  a'22  novembre  1 85o  dichia- 
rata dal  Papa  Pio  IX  residenza,  oltreché 
del  proprio  cardinal  legato,  del  commis- 
sario per  la  legazione  delle  Romagne,  la 
quale  compose  colle  legazioni  e  provincie 
di  Bologna,  Ferrara,  Fori),  Ravenna. 
La  Sovranità  de' romani  Pontefici  e  del- 
la s.  Scde(F.)  sopra  Bologna  cominciò 
dalla  celebre  donazione  che  Pipino  re  de' 
franchi,  verso  il  755,  nel  pontificalo  di 
Steftino  III ,  fece  a  s.  Pietro;  il  che  rilo- 
vusi  du  uua  lettera  scritta  da  s.  lesolo  1 


238  UNI 

t)l  medesìiDO  re,  e  dal  diploma  dì  Lodo- 
vico I  il  PiOy  col  quale  confeimò  le  do- 
nazioni dell'avo  e  quelle  del  padre  Car* 
lo  Magno,  Bononìain  citm  omnibus  fini' 
bus  c^/z/Vj-allrellantoconferuìarono  Otto- 
ne 1  e  Rodolfo  I.  Per  le  vicende  politiche 
e  il  reggimento  libero  di  Bologna,  inter- 
rotto V  esercizio  diretto  della  sovranità 
pontificia,  Bonifacio  YIII  la  ricuperò,  e 
gli  fu  eretta  una  statua  ornata  del  Tri- 
regno (F.)j  nelle  mura  esteriori  del  pa- 
lazzo pubblico  da'bolognesì;  da  Bologna 
più  tardi  Giulio  II  necacciòi  Bentivoglioj 
the  l'aveano  occupata.  Ha  i  suoi  Tribu- 
nali di  appello,  di  i."  istanza  e  di  com- 
mercio; ed  in  Koma  ha  il  pioprio  Udi- 
tore di  /?o/i7,  nel  quale  articolo  parlai  del 
tribunale  della  Rota  di  Bologna,  esistito 
sino  al  declinar  del  secolo  passato,  ed  il 
proprio  Avvocato  Concistoriale;  egual- 
niente  sino  al  detto  teuìpo  ebbe  Bologna 
in  Roma  il  proprio  Ambasciatore ,  del 
quale  riparlai  in  più  luoghi.  Famigerata 
negli  annali  delle  scienze  e  delle  arti,  fu 
ed  è  appellata  Bologna,  la  dotta^  la  ma- 
dre degli  studi ^  la  sede  della,  giurispru- 
denza^ e  città  turrita  per  le  sue  antiche 
e  superstiti  Torri,  innalzate  per  segno  di 
possanza  e  nobiltà.  Negli  antichi  sigilli 
dell'illustre  comune  di  Bologna  e  nelle  ve- 
tuste monete  leggevasi:  Bonoiùa  Docet* 
Mater  Studiorum. Petrus  ubicpit  Pater^ 
legumgue  Bononia  Materie  colla  sua  fi- 
gura. Non  solo  la  città  gode  rinomanza 
per  la  celebrata  sua  università  degli  slu- 
di, ma  eziandio  per  l'istituto  delle  scien- 
ze e  per  le  accademie  Benedettina  e  Cle- 
mentina, Tuna  delle  scienze  ri[)ristinala 
nel  ]  829  nella  sua  originaria  costituzione 
da  Pio  Vili,  l'altra  di  pittura  ,  scultura 
ec.  fu  nel  principio  del  corrente  secolo 
rifusa  nell'ai  luale  pontificia  accademia  di 
belle  arti.  Il  locale  della  moderna  uni- 
versità contiene  molli  gabinetti  scientifi- 
ci, una  biblioteca  pubblica, l'osservatorio 
oslronomicoec.L'illuslre  e  antica  sede  ve- 
scovile originata  nel  III  secolo,  elevata  a 
metropoli  neh  582  dui  suo  maguauimo 


UNI 

concittadino  Gregorio  XIII,  fino  ali  855 
ebbe  a  sufìVaganee  le  sedi  vescovili  di  Mo- 
dena^ Carpi  e  Pieggio  di  Modena j  ma 
in  conseguenza  del  preventivamente  di- 
sposto da  Gregorio  XVI ,  per  la  forma- 
zione della  provincia  ecclesiastica  di  Mo- 
dena e  ad  istanza  del  suo  duca  sovrano 
di  tali  diocesi,  verificatosi  a'  1 3  aprile  cul- 
la morte  del  cardinal  Carlo  Opizzoni  ar- 
civescovo di  Bologna,  fu  Modena  capita- 
le del  suo  ducato  eretta  in  metropolita- 
na e  colle  altre  due  sedi  sottratta  dalla 
giurisdizione  metropolitica  di  Bologna; 
COSI  i  vescovi  di  Carpi  e  Reggio  divenne- 
ro suffragauei  dell'arcivescovo  di  Mode- 
na, al  quale  inoltre  furono  soggettate  pel* 
suffraganee  \esti\ìd\Guastalla,e  dì  Mas- 
sa e  Carrara  de*medesimi  stali  Estensi^ 
da  ultimo  ampliali  con  cambi  di  terri- 
lorii  di  Toscana  (P.)  e  di  Parma-Pia- 
cenza (T.).  Il  tutto  si  elfettuò  con  bolla 
de'22  agosto  del  regnante  Pio  IK,  dichia- 
randosi invece  suffragane!  dell'arcivesco- 
vo di  Bologna  i  vescovati  di  Forlì  e  di 
Faenza j  ora  di  Puivennaj  il  che  però  a- 
vrà  esecuzione  alla  vacanza  di  quest'ul- 
tima metropolitana.  Di  queste  nuove  cir- 
coscrizioni di  diocesi  ragionai  ne*  voi. 
LXXVIl,  p.  273,  LXXVIII,  p.  55.  Del- 
la celebratissiuKi  e  cospicua  città  di  Bo- 
lognay  mi  è  di  pena  non  aver  potuto  de- 
scriverla come  merita,  avendo  dovuto  al 
suo  articolo  limitarmi  a  ({uella  più  com- 
pendiosa brevità  colla  quale  procedei  ne- 
gli inizi  di  questa  mia  opera  in  tutti  ì  si- 
mili articoli,  perciò  neppure  ne  descrissi 
Tampia,  illustre  e  fertilissima  provincia  e 
legazione;  come  noi  feci  per  le  nobilissi- 
me Ancona y  Ascoli^  Benevento y^w^\>\\\.o 
però  in  tanti  articoli.  Camerino^  e  Civi- 
tavecchia per  la  quale  potei  farlo  nel  voi. 
LVIII,  p.i3o,  trattando  di  Roma  e  de* 
luoghi  della  Coniarca  di  Roma^  nel  qua- 
le articolo  non  li  avea  descritti  ;  in  coe- 
renza al  mio  metodo  poi  variato,  a  istan- 
za di  moltissimi  amorevoli  associati,  on- 
de rendere  più  importante  il  mio  Dizio- 
nario, che  ormai  giganteggia  quasi  cuci- 


U  N  I 
clopetìico,  ed  è  presso  al  fine,  pel  favore 
costante  cle'Ioio  generosi  e  nobili  confor- 
ti e  per  in  manilesta  benedizione  eli  Dio. 
Tutlavoltn,  sia  di  Bologna,  sia  delle  al- 
tre nominole  cnpitaiidi  provincia  e  sedi 
arcivescovili  o  vescovili,  come  tali  ne  ri- 
parlai in  qne'moitissimi  articoli,  colie  no- 
zioni che  si  congiungeranno  nell'^lndice,  e 
così  figureranno  più  ampi  ;  sistema  di 
cui  resi  ragione  altrove,  come  nel  voi. 
LXXVll,  p.  274»  "^1  rilevare  che  all'op- 
porlunità  altrettanto  praticata  vantaggio 
d'altri  articoli,  quali  aggiunte,  o  per  ri- 
ferire avvenimenti  che  li  riguardano,  ac- 
caduti dopo  la  stampa  de'medesimi,  co« 
me  delle  Strade  ferrate,  de*  Telegrafi 
(/^^.),  de'quali  riparlai  a  Università  ar- 
tistiche per  analogia  al  commercio.  Se 
poi  Dio  mi  concederà  di  scrivere  le  poche 
vagheggiate  Jddìzìoni^  sempre  indispen- 
sabili in  opere  voluminose  e  di  svariato 
argomento,  procurerò  di  ridurre  l'artico- 
lo  Bologna,  e  gli  altri  nominati  che  ne 
abbisognano,  nelle  proporzioni  e  col  siste- 
ma degli  altri  posteriori  e  più  dettagliali 
<lopo  l'accennata  ampliazione  del  mio 
proponimento.  Quanto  alla  città  e  sede 
il'Ancona.  comeché  nella  diocesi  unita  a 
quella  d'£//72^//^,  in  quest'articolo  vi  sop- 
perii; e  quanto  a  Camerhìo,  avendo  l'ar- 
civescovo la  perpetua  amministrazione  di 
Treia^  in  tale  articolo  riportai  diverse  no- 
tizie sulla  sede  Camerinese.  L'università 
di  Dologna  è  da  molli  qualificata:  Madre 
di  tutte  le  altre  Z^/znvT.v/f^  d'Italia,  prin- 
cipalmente nella  Giurisprudenza^  .scien- 
za e  fonte  di  sapere  ihe  interpretando  le 
Leggi  giustamente  le  applica  precipua- 
mente nel  Tribunale,  e  perciò  in  tale  ar- 
ticolo tornai  a  ragionarne,  ^'e  fecero  di- 
versi la  inqiortanle  storia,  in  uno  a  quella 
de'piofessori,  e  fìa  gli  altri  molti  che  giù- 
stanienle  la  celebrarono,  ricorderò  i  se- 
guenti. Mauro  Sarti  abbate  camaldolese, 
De  Claris  Arch^gimnasii  Bononicnsis 
professoribus  a  sa  eculo  XI  usque  adsae- 
culuni  XIk\  BononiaeTyp.  Leliisa  Vul- 
pc  1 76^).  Quel  dollissimo  monaco  ,  per 


UNI       '  239 

commissione  del  glorioso  Benedetto  XIV 
bolognese,  si  accinse  all'impresa  di  que- 
st'opera. Egli  compì  ciò  che  appartiene 
a' professori  del  Diritto  civile  e  canoni- 
coy  della  Medici naytò.  in  parte  delle  Zye^ 
tere  umane,  le  quali  elasii  formano  qua- 
si tolta  lai. 'parte  del  1. 1.  Dislese  anco- 
ra la  serie  degli  arcidiaconi  della  chiesa 
bolognese,  a'quali  per  bolla  d'Onorio  111 
fu  data  la  soprintendenza  dell'universi- 
tà, e  ciò  forma  l'argomento  della  1.^  par- 
te del  tomo  medesimo,  tutto  con  eccel- 
lente metodo.  11  p.  Fattorini,  altro  dolio 
camaldolese,  cessato  di  vivere  il  p.  Sarti, 
fu  incaricalo  di  completare  tale  storia,  ma 
fuori  della  prefazione  e  d'un'aggiunla  in- 
torno i  professori  di  Teologia  e  Filóso- 
fia^  con  aver  disposti  i  monumenti  dal 
Sarti  raccolti,  e  si  leggono  nella  2.'  par- 
te, altro  non  fece,  lasciando  cosi  abban- 
donala un'opera, la  qualeconipila avreb- 
be accresciuto  lo  splendore  de'fasti  scien- 
tifici dell'antichissima  università  di  ^o- 
logna.BenedeltoMorandi,0/tì5f/o  JfX^/i- 
dibus  civilatis  Bononiae  StudioruniyVtO' 
noniae  per  Hugonem  de  Rugeriisi4Bi. 
Questo  poeta  ed  oratore  colla  sua  eia- 
ganlissima  orazione  fece  conoscere  la  sua 
dottrina  e  il  suo  amor  pa  t rio,  ram  menta  n - 
do  in  essa  i  più  celebri  bolognesi  che  fio- 
rirono nelle  lettere  belle.  Die  occasione 
all'orazione  l'aver  Pio  H  ammessi  in  pub- 
blica udienza  gli  ambasciatori  senesi  suoi 
concittadini,  prima  de'bolognesi;  ond'e- 
gli  per  sostenere  il  decoro  patrio  con  ar- 
gomenti storici,  7  anni  dopo  la  pubblicò 
per  la  celebrazione  delle  nozze  d'Ercole 
I  duca  di  Ferrara  con  Leonora  d'Arago- 
na, alle  quali  intervennero  gli  ambascia- 
tori bolognesi  e  senesi.  Aldo  ftlanuzio  Kl 
ristampò  in  Boma  nel  1  589,  ma  con  va- 
riazioni.Nicola  Burzio,  Bononia  illustra- 
ta^  Bononiae  ex  oflìcina  IMatonisde  Be* 
nedictis  i494'  i^dogiuni  Bononiae^  (piit 
hujus  Urbis  amoeidtas ,  situs  nee  non 
docloruni  singulor.  at<pic  illustrium  vi- 
ror.  inbnunienta  reseriintur  ^  Bononiae 
149B.GÌ0.  Nicolò  Alidosi  Pii'quali,  Dot- 


24o  U  N  1 

tori  bolognesi  di  teologia,  filosofia^  tnc' 
dicina  td  arti  Hhcrali  dall'anno  i  ooo 
per  tutto  il  marzo  ìSi^y  Bologna  per  ISi- 
colò  Tibaldini  i623:  Dottori forastien\ 
che  in  Bologna  hanno  letto  teologia, Jì- 
losofia^  medicina  ed  arti  liberali ,  con 
li  rettori  dello  studio  dagli  anni  looo 
sino  per  tutto  il  maggio  1623,  Bologna 
pel  Tibaldini  1628:  Appendice^  dichia- 
razioni e  correzioni  al  libro  de  dottori 
bolognesi  di  legge  canonica  e  civile  per 
tutto  il  6  agosto i&iZ  ,  Bologna  pel  Ti- 
baldini i  GaS;  Dottori  bolognesi  di  legge 
canonica  e  civile  dal  principio  diessi  per 
tutto  Iranno  16  ig,  con  li  viventi  per  or- 
dine del  loro  dotiorato,\jo\o'^iia  pel  Coc- 
chi» 661.  Gio.  Bultisla  Gavazza,  Catha- 
logus  omnium  doctorum  collegiatorum 
in  artibus  liberalibus,  et  infacultate  me- 
dica incipiendo  ab  armo  1 1 56,  usque  ad 
<7««.  1664,  Bononiae  Typ.  Monti.  Pelie- 
giino  Antonio  Orlandi,  Notizie  degli 
scrittori  bolognesi  e  dell'opere  lorOy  Bo- 
logna 1714»  osserva  che  il  detto  catalogo 
l'avea  disposto  i'Alberliui,  mentre  alni  lo 
dicono  opera  del  Montalbani.  Giovanni 
Fantuzzi,  Notizie  degli  scrittori  bolo- 
gnesi ^Boìo^naiìeìlix  stamperia  di  s.  Tom- 
maso d'Aquino  1781.  Questa  biblioteca 
degli  scrittoti  bolognesi,  critica  ed  esal- 
ta, fu  continuata  anco  colia  collaborazio- 
ne di  Francesco  Fiori.  Ovidio  Montalba- 
ni ,  Clarorum  aliquot  doctorum  Bono- 
niensium  Elogialia  Cenotaphia,  Bono- 
niae 1640.  Gio.  Giacinto  Vogli,  Tavola 
cronologica  degli  uomini  illustri  dell' u- 
niversità  di  Bolognafì\'\i'j26.  Barlolo- 
meo  Alberlini,  Cathalogus  omnium  do- 
ctorum collegiatorum  in  artibus  libera- 
libus et  in  facullatc  medica^  incipiendo 
ab  anno  i  1 56  scholarum  Bononiensium^ 
editus  a  Jo.  Bapt.Lavatio,'Bouon'ìae  Jac. 
Monti  1 664.  Narra  la  Cronaca  della  ve- 
nuta e  dimora  in  Bologna  di  Clemente 
VII  per  la  coronazione  di  Carlo  V  im- 
peratore celebrata  l^annoiS^o  (strepi- 
toso avvenimento  di  cui  in  tanti  luoghi  ra- 
gionai e  ricordali  uel  voi. LX Vili,  p.  1 2 1 ), 


U  N  I 
pubblicata  dal  eh.  Gaetano  Giordani  con 
preziose  erudizioni  e  ducun.enli,  che  pia- 
cendo a  Cario  V  si  avesse  durevole  me- 
moria della  sua  dimora  ìu  B<jlogua,  e  fos- 
se ricordata  con  soddisfazione  non  solo 
da'bologuesi,  ma  altresì  per  mezzo  di  co- 
loro, che  d'ogni  nazione  concorrono  ad 
imparare  le  buone  scienze,  e  addottorar- 
si Mell'aulico  e  famoso  studio  di  Bologna, 
sopra  gii  altri  privilegi,  conceduti  già  in 
addietro  da  ««olii  Pontefici,  imperatori 
e  re,  volle  egli  pure  fornire  l'università  di 
Bologna  d'un  suo  onorarissimo  privilegio, 
concedendolo  al  collegio  legale  o  de'lel- 
tori  legisti,  e  volle  cioè  approvare  e  con- 
fermare i  privilegi  tutti  in  precedenza 
concessi  e  goduti  a  benefizio  ed  onore 
deli'  antiche  scuole  di  questo  rinomatis- 
simo studio.  Diede  quindi  a'ieltori  legi- 
sti di  collegio,  quali  aveano  facoltà  di  ad- 
dottorare, che  potessero  a  loro  piacimen- 
to crear  cavalieri  quanti  pigliassero,  da 
essi  collegiali,  le  insegne  dottorali;  e  pre- 
scrisse che  li  dottori  viventi,  in  preceden- 
za aggregati  al  dello  collegio  e  quelli  am- 
messivi o  accettati  per  l'avvenire,  senz'ai- 
tra  ceremonia  fossero  per  tale  privilegio 
cavalieri  aureati  dello  Sperone  d^  oro 
(/ .)  e  conti  Palatini  (/ .) ,  ed  avessero 
per  dirittQ  tale  grado  e  potessero  n»olte 
prerogative  usaie,  le  quali  venivano  con- 
cedute nell'ampio  e  autentico  decreto  im- 
periale che  fu  poi  stampalo  con  questo 
titolo:  Doctores  Bononienses  collegiati  in 
Iure  Pontificio  et  Caesaieo  creantur  E- 
quìles  aurati y  ti  Comi tes palatini ^  eoruui- 
que  singulisj  ac  Collegiis  in  JJniversuni 
plura  conceduntur privilegia yfacultates^ 
et  prerogativa  ec.  Daluni  Bononiae  die 
i5  januarli  ìS'òo.  Il  Mazzetti  aggiunge 
ancora  i  privilegi  di  crear  notari,  legitti- 
mar bastardi,  confermare  o  rimuovere 
tutori,  ed  altri  confermati  da'Papi  Pao- 
lo III,  s.  Pio  V  ec.  Si  ponno  vedere  gli 
opuscoli  :  Privilegia  Palalinatus  Caroli 
V  imperatoìis  in  ampia  forma  prò  Col- 
legiis Pontificii  et  Caesarei  j'uris,  Bono- 
niae i  Sj'anuar.  1 53o.  AngeloGoggijCo/» 


UN  I 
legiì  Bononiensis  Doclorum  Pontifìcii  nei- 
licety  et  Cnesarei  juris  on'gOy  et  tìotes,  Bo- 
ìioìùiìiwj  ro,  lyp.  Hnrbiroli.  Inolile  Car- 
io V  a'24  'ebbraio  si  degnò  concedere  e 
condecorareil  collegio  filosofico  degli  ar- 
tisli,  Doclorum  arliiimel/nedìcinne,i\\m 
privilegio  ampio  e  aulenlico,  in  confor- 
mila del  concesso  all'allro  collegio  de'Iè- 
gisti,  e  specialmente  che  fossero  cavalieii 
aureati  e  conti  palatini,  e  potessero  egtuil- 
mente  far  cavalieri  quanti  da  essi  in  forma 
pnl)l)lioa  fossero  addottorati.  Questi  pri- 
vilegi fiiiono  confermati  da*  Papi  Paolo 
lIIjS.  Pio  V  e  Gregorio  XI  li.  Con  tali  pri- 
vilegi si  confermò  a  Bologna  il  glorioso 
titolo  di  Madre  degli  studi;  onde  ben  a 
pioposito  fu  dello ,  essere  di  lei  speciale 
prerogativa  lo  ammaestrare,  similmente 
die  il  governare  ritenevasi  fato  proprio 
dell'alma  Roma.  Allora  eravi  un  rettore 
delTuniversità  degli  scolari  oltramontani 
e  cilramontani,  com'era  a  quell'epoca  es- 
sa divisa;  comprendendosi  nella i."  classe 
o  oltramontana  24  nazioni^  senza  conta- 
re la  nazione  alemanna,  che  avea  retto- 
re e  privilegi  a  se;  e  11  nazioni  forma- 
vano la  cilramontana  o  2.',comepuò  ve- 
dersi dalle  costituzioni  stampate.  L'uni- 
versità o  collegio  degli  artisti  classifica- 
vasi  nelle  nazioni  italiana  ed  esterna.  L'i- 
taliana comprendeva  le  clas<ii  lombarda, 
romana  e  toscana.  L'esterna  era  divisa 
in  due  classi  oltramontana  e  oltremarina. 
Le  nazioni  aveano  un  capo  o  rettore  e  li 
priori  mensuali;  la  na/ione oltramontana 
conteneva  inoltre  due  presidenti  o  procu- 
ratori, clie  stavano  in  rango  dopo  i  primi. 
Di  tali  divisioni  può  aversi  maggior  con- 
tezza nelle  Costituzioni^  Leggi  e  Rifor- 
rnanze  dello  studio  pubblico,  più  volte 
slampate.L'encomiatoGiordani  nella  no- 
ta 192  e  altrove  riporta  un  bel  nun)ero 
di  scrittori  che  celebrarono  Bologna  qual 
prima  sede  della  giurisprudenza,  ed  illu- 
strarono questa  parte  dell'italiana  sapien- 
za; e  di  dottori  che  resero  l'università  di 
Bologna  sempre  magnifica,  ricordali  nel- 
la storia  di  i'anziroli  Guidi,  De claris  It' 

VOL.  LI XXIV. 


UNI  241 

gimi  intèrprefìhwiy  llb.  iv,  Llpsine  1721; 
e  circa  i  legisti  più  celebri  della  bologne- 
se università, e  pegli  statuii  stampali  di 
questa,  è  da  consultarsi  De  Savigny,  Hi- 
sloire  du  Droil  Rornaiu  oh  moyen  age^ 
Paris  1839.  Nel  1840  furono  pubblicate 
in  Bologna co'tipi  di  s.  Tommasod'Aqui- 
no  :  Memorie  storiche  sopra  Vunì\'ers'ìlà 
e  V  istituto  delle  scienze  di  Bologna  ,  e 
sopra  gli  stabilimenti  ed  i  corpi  scientìfi- 
ci alla  medesima  addetti,  compilate  da 
Serafino  Mazzetti  bolognese  archivista 
arcivescovile.  Con  questo  benemerito 
scrittore  per  guida,  compendiandolo,  ten- 
terò di  dare  un'idea  del  vasto  argomen- 
to da  lui  egregiamente  trattato,  con  l'ag- 
giunta di  qualche  nozione,  seguendo  il 
suo  metodo,  sino  al  presente. 

L'università  antica  di  Bologna  fu  in  sì 
alla  fama  che  vi  concorsero  a  migliaia 
quanti  erano  in  Italia  e  in  Europa  sj}i- 
rili  gentili  e  desidei'osi  di  civiltà  e  dollri- 
na.  E  riverita  anche  oggidì  qual  madre 
universale  delle  più  splendide  figlie  che 
illuminano  con  tanta  luce  di  sapienza 
Germania,  Francia,  Inghilterra,  Olanda 
e  tutto  il  Nord  dell'Europa.  Dell' origi- 
ne e  de'fafti  principali  dell'  università  si- 
no al  presente.  L*  università  di  Bologna 
dicesi  fondala  dall'  imperatore  Teodosio 
li  il  Giovane,  ad  istanza  di  Papa  s.  Ce- 
lestino I  (altri,  e  Io  rilevai  aBoLor.NA,  nel 
citare  quest'articolo,  dicono  ad  istanza 
del  glorioso  vescovo  s.  Petronio),  all'ef- 
fetto di  moderare,  render  disciplinati  e 
proclivi  alla  virtù  gli  animi  vigorosi  di 
que'lempi,  intenti  unicamente  a  deplora- 
bili continue  guerre  e  intestine  discordie 
di  dispute  religiose, ed  infetti  tuttavia  ilel- 
le  pestifere  massime  dell'empia  eresia  de- 
gli Ariani.  Ciò  si  vuole  avvenuto,  come 
volgarmente  credesi,  nel  4^3,  ma  invece 
di  documenti  e  dell' autografo  diploma 
del  pi  eteso  fondatore  di  essa  Teodosio  II, 
che  vuoisi  perito  nell' incendio  del  i3i3 
dell'archivio  pidjblico,  si  conservano  sol- 
tanto delle  copie  m«s.  e  stampale,  comu- 
nemente però  giudicale  apocrife.  Molli 
16 


2^2  UNI 

sono  gli  oulori  e  le  opere  che  l'accennano 
originala  in  lai  epoca,  licortlali  nell'/w- 
foi  mozione  storica  sullo  studio  di  Bolo- 
^nti^rnss.  esistente  nell'aichivio  dell'anli- 
co  collegio  medico;  e  molti  gli  altri  inss. 
e  gli  atti  auleulici  che  cos'i  concoidemen- 
ie  ne  tiasmisei'o  la  meisoria  sino  al  pie* 
«ente,  che  il  Mazzetti  in  numero  di  5o  ri 
porla  a  p.  281;  oltre  gli  atti  di  aggrega- 
zioni e  statuti  de'  collegi  teologico,  le 
gale,  medico  e  filosofico  antichi  esistenti 
[iresso  l'archivio  arcivescovile  di  Bolo- 
gna (di  questo  ne  dà  contezza  l'opusco- 
lo pubblicato  nell'occorrenza  del  pos- 
sesso personale  preso  della  sua  sede  di 
Bologna  dall'odierno  degnissimo  pasto- 
re: L* Archìvio  ^entrale  arcivescovile  de- 
scritto  dal  suoarcìùvista  Serafino  Jdìo- 
rm/,Bologna  1 856,  tipografia  delle  Scien- 
ze). Anzi  osserva  pure,  che  Carlo  V  nel 
discorsodiplomaancor  egli  altri  bui  aTeo- 
dosioil  la  fondazione  dell'università. Mal- 
grado però  tante  uniformi  opinioni, il  cele- 
bre modenese  Muratori,  Disstrt.  3/\.''De' 
diplomi  e  carte  antiche  dubbiose  efalsej 
e  44'^  Della  fortuna  delle  lettere  in  Ita- 
lia dopo  l'anno  di  Cristo  1 1 00,  e  dell'e- 
rezione delle  pubbliche  scuole  e  univer- 
sità, come  con  esso  parlando  dell'origine 
e  primordi  delle  Università  in  quell'uiti- 
colo  rilevai,  nel  ragionare  di  questa  di  Bo- 
logna, oltre  il  riferito  ut  suo]  Annali d' I- 
talia,  fu  del  parere,  facendone  convenire 
alcuno  degli  slessi  contemporanei  dotti 
bolognesijche  il  (àmoso  IrneriooWiirnie- 
ri  (detto  da  alcuni  milanese,  da  altri  te- 
desco, ma  più  verosimilmente  bolognese), 
chiamalo  per  antonomasiaZe< ter// tìr/f/7'zV, 
fosseili.**che  aprisse  in  Bologna  scuola  di 
giurisprudenza  romana,  e  che  da  lui  a- 
Tesse  principio  questo  studio  generale© 
università  neh  1  16  circa,  o  anche  alcun 
anno  prima  e  verso  il  i  102,  consistente 
in  origine  in  uiì  solo  lettore,  e  dipoi  suc- 
cessivan)enle  accresciuto  dell'altre  scien- 
ze e  arti  liberali,  per  cui  si  formò  in  pro- 
gresso una  compita  università,  che  por- 
lo il  vanto  di  prin)arìa  fra  l'italiane.  Ag- 


UN  I 
giunge  inoltre,es8ere  un'impostura  del  se- 
colo seguente  il  vantalo  diploma  di  Teo- 
dosio 11,  da  cui  si  vorrebbe  fondala,  ed 
itnpugna  altresì  chi  ne  attribuì  l'istituzio- 
ne a  Carlo  Magno.  Alcuno  non  contrasta 
a  Bologna  il  giusto  vanto,  che  prima  d'o- 
gni altra  città  aprisse  pubbliche  scuole 
di  giurisprudenza;  e  (|uanto  alle  svariale 
opinioni  e  controversie  di  quelli  che  scris- 
sero prò  e  contro  al  privilegio  Teodosia- 
no,  il  Giordani  ne  ricorda  diversi  nella 
notai  89,  Ira'quali  illibreltodi  mg.'^Mar- 
sigli:  Delle  prerogative  del  Cancellierato 
maggiore  dello  studio  generale  di  Bolo- 
gna, carico  depositato  nelV  arcidiacono 
della  metropolitana  di  essa  città  ,  Bolo- 
gna, Pisani  eredi  1692.  Alessandro  Mac- 
chiavelli  ci  die:  Augustalis  Theodosiani 
Diploma  ti  s  apologia  prò  Archigymna- 
Sìo,  Bononiaei726.  Ma  è  censurato,  co- 
me mancante  di  critica.  Secondo  il  sud- 
detto catalogo  de  Dottori  bolognesi  di  leg- 
ge canonica  e  civile,  óì  Alidosi  Pasquali, 
fu  invece  certo  Peppo  ili.*' che  nel  980 
circa  cominciò  od  esporre  leggi  ,  e  che 
scrisse  alcune  glose  sopra  i  testi,  di  cui 
fa  menzione  Odofredo.  Da  un  confronto 
fatto  dal  Mazzetti  sull'epoca  delle  fonda- 
zioni delle  più  antiche  Università  (f^-Jt 
sembra  la  bolognese  sia  la  più  antica  di 
tulle,  del  qual  sentimento  fu  pui  e  Mura- 
tori, pel  narrato  con  lui  in  tale  articolo. 
]VeI  medesimo  feci  cenno  dell'origine,  ri- 
nomanza e  pregi  della  bolognese  univer- 
.sità;  dicendo  pure  che  a'teujpi  d'Onorio 
III  già  eravi  istituita  la  cattedra  di  teo- 
logia. Sia  comunque,  è  certissimo  che 
l'università  di  Bologna  giunse  a  tanta  fa- 
ma dappertutto,  che  celebrata  co'  riferi- 
ti gloriosi  epiteli,  mite  lenazioni  per  mol- 
ti secoli  vi  concorsero,  molle  delle  qua- 
li vi  fondarono  collegi  per  mantenervi  i 
loro  studenti,  il  numero  de' quali  giunse 
sino  a  10,000,  che  produssero  alla  città 
immense  ricchezze,  percagion  delle  qua- 
li potè  essa  divenir  potente,  orgogliosa  e 
forte  contro  tutti  i  vicini  non  solo,ma  poter 
combattere  e  vincere  talvolta  i  veneziani, 


i  signori  ili  Milano,  e  persino  Timperalore 
Federico  li,  il  quale  di  ciò  furteiuente  in- 
dispellito,  volle  neh  225  far  divieto  del- 
io studio  generale  di  Bologna,  acciocché 
gii  scolari  si  recassero  a  quello  di  Napoli, 
suo  dominio,  da  lui  nel  precedente  anno 
istituito,  con  invitar  colà  insigni  profes- 
sori dell'arti  edelle  scienze.  Alla  loi  o  vol- 
ta i  bolognesi  si  vendicarono,  poiché  guer- 
reggiando co'modenesi,  nel  ii^'j  fecero 
prigione  il  di  lui  figlio  naturale  Enzio  re 
di  Corsica  e  di  Sardtgna^  e  non  volle- 
ro mai  restituirlo.  Avendo  Clemente  V 
trasferito  la  residenza  papale  in  Francia, 
fece  legato  di  Bologna  e  Romagna  il  car- 
dinal Francesco  Napoleone  Orsini,  il  qua- 
le ritenendosi  non  guelfo,  e  non  essendo 
riuscito  a  ridurre  in  pace  il  popolo  bolo- 
gnese agitalo  dalle  fazioni,  massime  de' 
Guel/ie  Ghibellini  (T  .),  si  ritirò  in  Imo- 
la, donde  a'2  1  giugno  1 3o6  scomimicò  i 
magistrati  di  Bologna,  privò  la  città  dello 
studio,  scomunicando  chi  vi  andasse  a  stu- 
diare; il  che  fu  la  fortuna  di  Padova,  a 
cui  passarono  quasi  tutti  gli  scolari.  A  se- 
cx)nda  del  rainmentato  nell'indicalo  arti- 
colo, pare  che  la  pacificazione  avesse  luo- 
go nel  I  3g8.  Ma  Bologna  non  lardò  mol- 
lo ad  insorgere,perquanton:irraiin  quel- 
l'articolo,contro  il  carditialPougel  oPog- 
getto  ,  nel  punto  che  Giovanni  XXII  si 
proponeva  da  Avignone  recarsi  a  Bolo 
gna  ed  ivi  stabilirvi  la  pontificia  residen- 
za; onde  il  cardinale  costretto  alla  fuga 
in  Toscana^  ascese  al  potere  sovranoTad- 
deo  Pepoli ,  e  non  avendo  potuto  Bene- 
detto XII  ottenere  la  ripristinaziotie  del- 
la calma  nella  città,  con  sua  bolla  rivocò 
i  privilegi  dell'università,  ed  ordinòsotto 
pena  di  scomunica  a*  professori  ed  agli 
scolari  di  partirsene.  Però  essendosi  sot- 
tomessi i  bolognesi,protestando  che  la  cit- 
tà e  il  territorio  apparteneva  ni  principa- 
to temporale  della  s.  Sede,  e  facendo  di- 
verse promesse.  Benedetto  XII  levò  l'in- 
terdetto, assolse  i  bolognesi  dalle  censure, 
ristabilì  l'università,  e  dichiarò  governa- 
tore di  Bologna  per  3  anni  il  Pepoli,  ca- 


U  N  I  245 

poparle  de*  rivoltosi  concittadini.  Cosi 
Taddeo  divenne  legittimau)ente  signore 
famoso  e  magnifico  della  patria,  col  tito- 
lo di  vicario  di  s.  Cliiesa  a'26  marzo  1 34o. 
Lo  stabilimento  della  nazione  alemanna 
agli  studi  di  Bologna,  da  que'che  credo- 
no istitutore  dell'università  Carlo  Magno, 
si  vuole  derivato  dopo  che  quel  principe 
nel  774  soggiogò  compiutamente  i  Lon.' 
gobardiy  principati  dominatori  d'  Italia. 
Qui  trovo  opportuno  di  parlare  de'  me- 
morati collegi  fondali  in  Bologna  a  como- 
do degli  scolari  di  varie  nazioni.  i.°  Col' 
legio  Avi-gnonese.  Nel  1257  ZoeneTen- 
carani  nobile  bolognese,  professore  e  ar- 
ciprete della  cattedrale,  ordinò  che  fosse- 
ro mantenuti  allo  studiò  di  Bologna  8  gio- 
vani della  diocesi  d'Avignone;  parte  della 
cfual  città  col  contado  Fenaissino^  di  cui 
era  capitale,  apparteneva  già  alla  signo- 
ria temporale  della  s.  Sede.  Papa  Euge- 
nio ly  abolì  il  collegio,  e  ne  applicò  l'en- 
trate al  collegio  Gregoriano.  2.**  Collegio 
Bresciano.  Neil 326  Guglielmo  da  Bre- 
scia, medico  di  Clemente  V  e  arcidiaco- 
no di  Bologna,  ordinò  a'7  maggio 1 326 
l'istituzione  d'un  collegio  per  mantener- 
vi un  certo  numero  di  scolari  di  qualsi- 
voglia nazione,  da  eleggersi  dall'arcidia- 
cono  prò  tempore  di  Bologna.  Volle  che 
venissero  istruiti  nella  metafisica,  e  nella 
fdosofia  morale  e  naturale.  Fu  aperto  in 
una  casa  acquistata  da'Belvisi  dirimpet- 
to al'a  chiesa  di  s.  Barbaziano.  Sussiste- 
va anche  nel  1 434»  ed  in  appresso  venne 
soppresso,  e  le  sue  entrate  unite  al  detto 
collegio  Gregoriano.  3.°  Collegio  Reggia- 
no. Nel  i362  (iuido  Bagnoli  di  Reggio, 
medico  di  Pietro  re  di  Gerusalemme  (cioè 
Pietro  l  re  di  Cipro  che  s'intitolava  pu- 
re re  di  Gerusalemme),  con  testamento 
de'  12  ottobre  ordinò  che  si  comprassero 
tanti  bèni  nel  Bolognese  pel  valore  di  scu- 
di i5oo,  e  che  le  rendite  di  essi  venisse- 
ro distribuite  a*  poveri  studenti  reggiani 
in  Bologna.  Paolo  111  con  bolla  de' 28 
mar/.o  iSSg,  e  s.  Pio  V  con  altra  bolla 
de*i7  genuaioi566,  concessero  Tarn  mi- 


244  ^  ^  I 

nislrazione  de'beni  medesimi  al  vescovo 
j)ro  tempore  di  Bologn.!,  che  disliihuiva 
le  rendile  a'niedesiiin  poveri  scolati  reg- 
giani. Prelese  il  vescovo  di  Heggio  d'a- 
ver diritto  a  tale  amministrazione  e  di- 
stribuzione; ma  il  cardinal  Lodo  vicoLudo- 
visi  arcivescovo  di  Bologna  in  forza  delle 
precedenti  pontificie  abilitazioni,  con  de- 
creto de'5  novembre  1624  applicò  perpe- 
tuamente i  beni  del  collegio  al  suo  seini- 
narìoarcivescovile,  come  a  quello  che  fin 
allora  a  vea  sussidiali  ideili  poveri  reggia- 
ni. 4'°  Collegio  di  Spagna.  Nel  i364  il 
celeberrimo  cardinalEgidioAlbornoz,  già 
arcivescovo  di  Toledo  (nel  quale  arlico- 

10  ricordai  parie  degrinnumerabiii  luo- 
ghi in  cui  celebrai  le  sue  magnanime  ge- 
sta e  generoso  testamento),  legalo  di  Bolo- 
gna, con  testamento  de'  29  settembre  or- 
dinòjcbe  col  rimanente  de'suoi  beni  si  pro- 
cedesse olla  fondazione  d'  un  collegio  in 
Bologna  ,  col  nome  di  Casa  Spaglinola 
e  sotto  la  tutela  di  s.  Clemente  1  Papa  suo 
1. "titolo  cardinalizio,  a  comodo  di  24  sco- 
lari nobili  spagnuoli  casligliani,  compre- 
si 3  aragonesi  e  un  portoghese,  da  nomi- 
narsi alternativamente  ogni  8  anni  da' 
prelati  e  capitoli  voluti  dal  testamento 
stesso  ,  ed  a  norma  anche  del  prescritto 
da  Benedetto  XIV  a*i5  noven)brei74i' 

11  testamento  è  riportalo  neW  Hisloria 
della  vita  et  gesti  del  cardinal  Egidio 
AlbornolìOy  di  Francesco  Stefano  rettore 
del  collegio  degli  spagnuoli  di  Bologna, 
ivi  1 590.  Ebbe  principio  a'6  marzo 1 365 
in  alcune  case  ac(|uislale  da'Dellini  nella 
parrocchia  di  s.  Maria  delle  Muratelle, 
dagli  esecutori  testamentari  d.  Ferdinan- 
do Alvaro  Albornoz  e  d.  Alfonso  Fernan- 
do. Condotta  a  fine  la  fabbrica  del  nuo- 
vo collegio  nel  giugno  dello  stesso  antio, 
vennea  preferenza  d'altri  collegi  spagnuo- 
li in  Bologna  preesistenti,  intitolalo  Colle- 
gio Maggiore,  e  ne  fui. "rettore  lo  stesso 
d.  Ferdinantlo  Alvaro.  Molli  danni  soffrì 
il  collegio  nelle  guerre  del  1 5 1  i ,  che  Giu- 
lio li  collegato  cogli  spagnuoli  e  veneti, 
ebbe  con  All'ouso  1  duca  di  Ferrala  suo 


U  NI 

feudatario  e  partigiano  de'  Bentivoglio, 
spalleggiato  da'francesi;  poiché  il  cardi- 
nal Alidosi  legato  di  Bologna  avendo  ce- 
duto tal  città  a'francesi,  questi  sospeltan- 
do  che  soldati  spagnuoli  fossero  nascosti 
nel  collegio,  vi  entrarono  a  forza,  vi  fece- 
ro molti  guasti,  ed  olfesero  alcuni  colle- 
giali. Tra  questi  fiorirono  moltissimi  il- 
lustri per  dottrina,  dignità  e  santità  di  vi- 
ta, e  fra  gli  ullimi  il  b.  Magno  Alvaro  O- 
sorio;  e  il  b.  Pietro  d'Arbues,  in  contem- 
plazione del  quale  tutti  i  convittori  godo- 
no la  prerogativa  d'essere  aggregali  alla 
cilladinanza  di  Bologna.  Il  collegio  in  va- 
rie epoche  accolse  ospiti  illustri,  come  Pio 
VJ  a'3o  alaggio  1799,  nel  suo  passaggio 
allorché  fu  condotto  in  deportazione  a  Va- 
lenza; Lodovico  I  red'Etruria  a* io  ago- 
sto 1801  nel  recarsi  in  Toscana  al  nuovo 
suo  regno,  colla  sposa  Maria  Luigia  ,  la 
quale  divenuta  vedova  e  reggente,  quan- 
do fu  costretta  d'  abbandonare  il  regno 
vi  tornò  a*  i4  marzo  1807  co'flgli  Carlo 
Luigi  poi  duca  di  Lucca  e  indi  di  Parma, 
e  M.*  Luigia  Carlotta,  da  ultimo  defim- 
ta  in  R^oma  tra  il  compianto  universale, 
recandosi  a  Madrid  e  portando  seco  il  fe- 
retro dell'esiinto marito.  Soppresso  il  col- 
legio nel  i8i2  da  Napoleone  I,  e  devo- 
lute le  sue  proprietà  al  monte  Napoleo- 
ne, l'antico  e  insigne  edifizio  rimase  non 
curalo  e  corse  pericolo  d'essere  distrutto; 
ma  neli8i4  Ferdinando  VII  re  di  Spa- 
gna, mediante  trattato  concluso  poscia 
nel  18  19  con  Pio  VII,  ne  procurò  la  re- 
stituzione a'rainistri  di  Spagna,  con  l'as- 
segno d'altri  terreni  invece  de' perduti. 
Vennero  in  seguilo  ripristinali  i  privile- 
gi e  rimessi  in  vigore  gli  slaluli,  con  al- 
cuni cambiamenti  nell'amministrazione, 
come  la  nomina  regia  a  vita  del  rettore. 
Il  numero  de'collegiali  variò  secondo  l'e- 
poche, ed  al  presente  per  le  vicende  po- 
litiche della  Spagna  è  sospeso  l'invio  de* 
collegiali,  non  essendovi  che  un  vice-ret- 
tore e  un  cappellano,  oltre  alcuni  inser- 
vienti. E  sotto  la  protezione  del  sovrano 
di  Spagna,  e  la  dipendenza  in  di  lui  lue- 


UNI 

go  del  cardinale  più  anziano  clell.i  nazio- 
ne spaqiiuoln  residente  in  Roma,  il  quale 
comunemente  si  faceva  lappresentaie 
dall'arcivescovo  prò  tempore  di  Bologna, 
che  perciò  portava  il  titolo  di  compro- 
tettore, avente  facoltà  di  visitare  il  col- 
legio e  rivedere  i  conti  ogni  anno,  po- 
tendo in  caso  di  suoimpedin)ento  essere 
praticata  questa  visita  dal  di  lui  vicario, 
duir  arcidiacono  della  metropolitana  ,  e 
dal  priore  de'soppressi  Olivetani  di  s.  Mi- 
chele in  Bosco,  come  leggesi  negli  statuti 
impressi  in  Bologna  nel  1648  co'lipi  Be- 
nazzi.  Era  governalo  da  un  rettore  spa- 
gnuolo.  Alla  metà  cirea  del  decorso  se- 
colo vi  fu  unito  l'altro  collegio  pe'pove- 
ri  studenti,  ma  non  nobili  spagnuoli,  fon- 
dato dal  d/  in  medicina  Andrea  Yives 
d'Alcanzia,  e  che  esisteva  sotto  la  parroc- 
chia di  s.  Lorenzo  porla  Sliera  nella  via 
J'ralello.  Abbiamo  di  Giovanni  Pineda, 
Proles  Aegidimia,  seu  Cntalogns  illw 
st  ri  li  ni  vii  ora  m  ^qiù  ex  in  i  ign  i  Collegio 
1)1(1  Jori  s.  Clfintnlis  Ispaniariun  Bono- 
ììiat  (legenlium  prodiere,  Bononiae  1 624, 
typ.  LoMghi.  l^rancesco  Savaro,  Descri- 
zione del  Collegio  Maggiore  di s.Clenieii' 
te  di  Spagna  in  Bologna ^  ivi  pel  Monti 
1664.  Gregorio  di  Paiga,  La  Fenice  di 
Bologna  in  occasione  di  celebrare  l'ar» 
rivo  di  Filippo  V  in  luiliaf  aggiuntavi 
una  breve  descrizione  del  Collegio  di  Spa- 
gnay  Bologna  lyoS  pel  Monti.  La  CVo- 
naca  pubblicata  dal  eh.  Giordani,  rife- 
rendo la  visita  falla  dall'imperatore  Car- 
lo V  nel  i53o  (lo  visitò  pure  nel  1539) 
all'almo  collegio  reale  di  s.  Clemente  de' 
nobili  spagnuoli,  parla  della  fabbrica  in 
foggia  d'aulico  forlilÌ2Ìo,dellefsue  pregevo- 
li piUure,delIachiesa,della  ricca  bibliote- 
ca Albornozziana.  L'imperatore  Carlo  V 
concesse  ampio  privilegio  al  collegio  in  fa- 
vore degli  alunni  che  pegli  sludi  fatti  neh 
runiversità  di  Bologna,  con  distinta  lode 
nelle  varie  scienze  si  laurea  vanojcioè  ch'e- 
glino godessero  ile'medesimi  privilegi  ac- 
cordati a' laureati  delle  piìi  celebri  uni- 
versità di  Spagna.  U  Giurduui  l' illustra 


U  N I  245 

con  noie,  cominciando  dal  riportare  un 
bel  numero  de'principali  scrittori  dell'in 
signe  collegio, cavati  da  quelli  pubblicati 
ne'suoi  Cenni  storici  dell'almo  real  Col- 
legio Maggiore  de' nobili  spagnuoli  in  Bo' 
logna,  ivii834:  tratta  delle  rare  edizio- 
ni e  degli  scrittori  della  biblioteca  Albor- 
nozziana; dice  ch'è  tradizione  che  i  primi 
stampatori, essendo  inseguiti  dalle  perse- 
cuzioni degli  scrittori  amanuensi, si  rifu- 
giassero nel  collegio  spagnuolo,  e  ivi  nel 
1464  cominciassero  a  stampare  un'ope- 
ra, mentre  nell'altra  di  Baldassare  Azzo- 
guidi  bolognese,  questi  è  detto  prìmus  in 
sua  civilale  artis  fmpressoria  inventar, 
Bononiae i  ^j o.Cììc'x  collegiali  diSpagna, 
dopo  5  anni  di  studio,  prendevano  lau- 
rea dottorale  nella  facoltà  acni  eransi  de- 
dicali, di  teologia  o  di  leggi  civili  e  cano- 
niche, per  godere  nella  Spagna  del  pri- 
vilegio concesso  da  Carlo  V  agli  addot- 
torali nella  bolognese  università.  Ripor- 
ta l'iscrizioni  esistenti  nelle  pareli  della 
chiesa  del  collegio.  5°  Collegio  Grego- 
riano. Neil 371  Papa  Gregorio  XI  (col- 
la bolla  Hessanclissiinajdi\Uì\i\  Avigno- 
ne a' 18  dicembre  1372,  Bull.  Rom.  t.  3, 
par.  2,  p.  340:  Collegiuniincivitale  BO' 
noniensiase  Gregorianuni  nuncupatiini 
excitatf  eidenique  dotem  assignat,  StatU' 
taquc ,  et  ordinationes  prò  bono  regintì' 
ne  magistronun,  et  scholariuni  inibi  de- 
gtntiuni  decernil)  ordinò  la  fondazione 
d'im  collegio,  che  si  appellò  del  suo  no- 
me, a  vantaggio  di  3o  poveri  giovani  de- 
diti allo  studio  della  medicina  e  filoso- 
fia.  Fu  quindi  couiprato  da'Pepoli  un  pa- 
lazzo nella  parrocchia  di  s.  Agata,  ove  si 
fondò  il  collegio,  al  quale  vennero  in  se- 
guilo imite  le  sostanze  di  quelli  Avigno- 
nesee  Bresciano.  Il  famoso  cardinal  Cos- 
sa  legato  di  Bologna,  già  arcidiacono  del- 
la cattedrale  e  dottore  ne'due  diritti,  poi 
Giovanni  XXI 11,  per  avversione  al  fon- 
datore, vendè  il  collegio  e  ne  cacciò  gli 
allumi;  ma  tal  vendita  riuscì  ili  niun  va* 
loie ,  poiché  il  collegio  esislevji  anco  nel 
1437  ,  e  l'unioni  ad  esso  de'  menlo-vati 


246  U  N  I 

due  collegi  eseguite  claEugenio  IV  lo  com- 
provano. Fu  soppresso  indi  circu  alla  me- 
tà dello  stesso  secolo  XV,  e  nel  1 452  il 
«uo  palazzo  fu  acquistalo  da'domenicani, 
i  quali  neh  474 'o  venderono  a'  Pepoli, 
e  questi  nella  scala  vi  fecero  dipingere  le 
gesta  del  famoso  Taddeo  Pepoli  signote 
di  Bologna.  6°  Collegio  Jncarano.  Nel 
i4i4  Pietro  di  Gio.  Cola  d*  Ancarano 
celebre  giureconsulto  l'istituì  in  Bologna 
sotto  la  prolezionedel  duca  di  Parma  (ve- 
ramente non  era  ancora  ducato,  ne  go- 
deva l'alta  signoria  la  8.  Sede,  e  Giovan- 
ni XXlll  ne  avea  investilo  i  Fieschi;  ia 
seguitocertamentesaràstato  proletto  da' 
duchi  Farnese),  pe'poveri  scolari  parme- 
giani.  Fu  aperto  nella  casa  del  fondatore 
io  Val  d' A  posa.  Neh  532  venne  traspor- 
tato nel  borgo  della  Paglia,  ove  di  pre- 
sente sono  le  scuole  d'elementi  di  figura 
e  d'incisione.  Nel  lySg  fu  traslocato  nel 
palazzo  ZancUini  presso  la  chiesa  di  s.  An- 
drea degli  AnsaldijenehyBo  fu  abolito. 
7.°  Collegio  Fieschi.  Nel  i5o8  mg.'  E- 
manuele  Fieschi  ne  ordinò  l'erezione,  a 
comodo  de'  poveri  giovani  genovesi  suoi 
Concittadini,e  si  chiamò  col  suo  cognome. 
La  di  lui  volontà  si  riscontra  nel  testa- 
njenlodeh36i  e  nel  codicillo  del  1864 
(temo  anacronismo  o  errori  numerici  di 
stampa)  del  conte  Pepiniano  Fieschi  suo 
nipote  ed  esecutore.  Il  Fantuzzi  lo  dice 
fondato  nel  i5o8.  Era  situato  nella  via 
del  Pralello.  Siccome  stava  nell'arbitrio 
degli  alunni  il  portarsi  più  in  una  unì  ver- 
sila che  in  un'  altra  ,  così  deviarono  da 
questa  di  Bologna,  per  cui  ne  venne  che 
gli  eredi  e  successori  del  fondatore  conti 
Girolamo  e  Giacomo  Fieschi  genovesi,  ot- 
tennero neh  776di  poter  alienare  al  con- 
te Giuseppe  Pallavicini  il  locale  del  col- 
legio, e  nel  1794  ^^  vendere  a  Vincenzo 
Galazzi  gli  altri  beni  di  esso,  rimanendo 
però  i  relativi  prezzi  da  investirsi  a  bene- 
fìzio sempre  de'medesimi  poveri  scolori. 
Qui  il  Mazzetti  memora  il  beneficio  a  uti- 
le de'poveri  studenti  genovesi  lascialo  da 
Gio-ìfauni  Brondi  di  Sarzana,  il  quale  con 


UNI 

leslamculo  del  18 rS  ordinò  che  l'annuo 
fruttalo  del  capitale  di  lii  e  6000  venisse 
passato  a  quel  giovane  sarzanese  che  ne 
fosse  giudicato  più  meritevole,  e  in  caso 
che  non  ve  ne  fossero  di  Sarzano,  bene- 
ficò quelli  del  ducato  genovese.  8."  Col- 
legio f'^ives.  Perchè  nel  collegio  di  s.  Cle- 
mente di  Spagna  non  venivano  ammessi 
che  i  nobili,  cosi  il  rammentato  Andrea 
Vives  per  comodo  degli  altri  spagnuoli 
poveri,  con  testamento  del  i528  ordinò 
la  creazione  di  questo  collegio,  di  cui  vol- 
le che  fossero  protettori  il  gonfaloniere 
di  giustizia  e  il  decano  del  senato  di  Bo- 
logna. Fu  aperto  nel  j538  in  una  casa 
acquistata  da'Lini  nella  parrocchia  di  s. 
Martino  della  Croce  de'Sanli.  Nel  i657 
venne  traslocato  nella  via  del  Pralello,  e 
alla  metà  del  secolo  scorso  soppresso,  ed 
unite  le  sue  sostanze  a  quello  di  s.  Cle- 
mente o  Albornoz,  coll'obbligo  di  man- 
lenere  l'unico  alunno  superstite  vita  sua 
naturale  durante.  9.°  Collegio  Illirico- 
Ungarico.  Ì!it\i  53  y  mg.' Paolo  Sondi  ve- 
scovo Rosonense  o  di  Risano  suflraganco 
di  Ragusa  e  canonico  di  Zagabria  ne  or- 
dinò l'erezione  a  comodo  de'  canonici  di 
Zagabria  e  de'gentil uomini  ungheresi,  da 
nominarsi  da  quel  capitolo.  Nel  i  78  1  per 
disposizione  dell'imperatore  Giuseppe  II 
venne  trasferito  in  Zagabria.  Il  locale  del 
collegio  si  comprò  dalle  monache  terzia- 
rie scalze,  le  quali  soppresse,  divenne  ca- 
serma, e  neh  821  vi  si  stabilì  l'attuale  col- 
legio Venluroli,  fondato  dall'  architetto 
Angelo  Venluroli  bolognese  ,  di  cui  nel 
1  827  fu  stampato  in  Bologna  V Elogio  dal 
marchese  Bolognini  Amorini,  a  vantag- 
gio de'giovani  studiosi  di  belle  arti,  io." 
Collegio  Ferrerio.  Nel  i  54 1  ne  fece  la 
fondazione  il  cardinal  Bonifacio  iPe/rerzo 
o  i^er/m  d'Ivrea  piemontese,  vescovo  di 
Porlo  e  legato  di  Bologna,  chiamato  col 
suo  cognome, e  anco  della  Paiola  dal  no- 
me portato  dal  luogo  allorché  era  deli- 
zia de'Bentivoglì  signori  di  Bologna,  a  co- 
modo de'giovani  piemontesi  da  nominar- 
si dalla  casa  del  foudalore  ,  alla  quale 


U  IN  1 
successe  la  famìglìu  de'principi  di  Ì^Jas- 
serano.  Cessò  il  collegio  per  le  tuibuleii' 
/e  e  poliliche  vicende  al  iine  del  secolo 
SCOI  so.  1 1 ."  Collegio  lUontalto.  Nel  i  586 
ne  ordinò  l'erezione  Papa  Sisto  /^ (nella 
quale  biografia  resi  ragione  peicliè  del- 
lo di  Monta  Ilo,  sebbene  nato  a  Gronara* 
mare)  a  comodo  di  5o  poveri  giovani  del- 
la I\Jarc{Ty  invece  del  collegio  che  pe'  le- 
<lesclii  voleva  istituirvi  Timmediato  pre- 
decessore Gregorio  XIII.  Venne  aperto 
nel  I  588  nel  convento  echiesa  del  priora- 
to di  s.  Antonio  in  s.  Mammolo,  col  nome 
di  Montalto  sua  patria,e sotto  la  protezio- 
ne d'un  cardinale  Piceno^  al  modo  riferi- 
to in  quell'ai  licolo,  e  nel  voi.  LXXV,p. 
228,  sulle  disposiiioni  di  Pio  VI.  Del  col- 
legio parlai  a  Bologna.  Qui  solo  aggiun- 
gerò, che  fiori  assai  e  die  un  bel  nume- 
ro (rillustti,dollì  e  dignitari,  e  valga  per 
tulli  u  cagion  d'onore  il  Papa  Pie»  VII!. 
Esso  pure  cessò  per  le  noie  politiche  vi- 
cende sul  lìiiiie  del  secolo  passato.  Quan- 
to a  Sisto  V  noterò,  che  isliltiendo  o  am- 
pliando la  congregazione  cardinalizia  sul- 
V  Università  liomanay  e  sopra  l'altre  U- 
nìversilàjUi\  quelle  che  le  ingiunse  prò- 
tegijere,  vi  comprese  la  bolognese.  12." 
Collegio  Sinibaldi.  Nel  i6o5  lo  fondò  A- 
gostinoSinibaldi  nobile  lucchese, pel  man- 
teuimenlo  di  <^  giovani  nobili  di  Lucca, 
da  nominarsi  da  quella  repubblica.  Fu  a- 
perto  soltanto  nel  1681  in  una  casa  a  la- 
to della  chiesa  deirarciconfiaternita  del- 
l'Angelo  Custode,  e  cessò  egualmente 
per  le  deplorabili  vicende  che  detur- 
parono il  termine  del  secolo  XVI II  e 
lutto  posero  a  soqquadro.  i3."  Collegio 
Palanlieri.  Nel  1 6 1  o  ne  ordinò  la  londa- 
zioneÀlessandto  Palanlieri  con  testamen- 
to de' IO  marzo,  pel  utautenimenlo  di  4 
giovani  di  sua  famiglia  di  Castel  Bologne- 
se, e  in  mancanza  di  questi,  d'altrettanti 
a  scelta  della  medesima,  sotto  la  protezio- 
ne de'senalori  assunti  dal  governo.  Il  car- 
dinal Ginnasi  esecutore  della  volontà  del 
testatore  acquistò  una  casa ,  che  dagli  a- 
lunni  venne  per  qualche  tempo  abitala, 


UNI  247 

ma  in  seguilo  atteso  la  scarsezza  delle  reu- 
dite,  fu  permesso,  senza  legittima  atifo- 
rizzazione,  agli  alunni  di  vivere  nelle  pro- 
prie case,  corrispondendosi  loro  una  raen  • 
sile  prestazione.  Diminuite  ulteriormen- 
te le  rendile,  con  beneplacito  apostolico 
del  1759  di  Clemente  Xlll,  proseguiro- 
no gli  alunni  a  starsene  fuori  di  collegio: 
allora  erano  3  soli,  ad  ognuno  de' quali 
sipassavanoannui  scudi  48.  Tuttora  col- 
le rendite  del  medesimo  sono  sussidiati 
gli  studenti  determinati  dal  fondatore. 
14.*  Collegio  Jacobs  o  de  Fiamminghi. 
Nel  1 65o  lo  fondò  Giovanni  Jacobs  orefi- 
ce in  Bologna,  con  testamento  de'  1 5  set- 
tembre, pel  mantenimento  ed  educazione 
nello  studio  della  teologia  e  dell'arti  libe 
lali  di  giovani  della cittàdi  Brusselles, ca- 
pitale del  Brabante  nella  Fiandra.  Ebbe 
principio  nella  casa  del  fondatore, situata 
nella  strada  del  Pratello,  nella  quale  l'ef- 
n^iò  il  bolognese  Guido  Reni.  Indi  nel 
I  660  fu  traslocalo  nella  parrocchia  di  s. 
Barbaziano,eneli68o  in  Cartoleria  nuo- 
va. I  giovani  devono  essere  eletti  dall'u 
ni  versila  degli  orefici  di  Brusselles.  E  go- 
vernalo dal  rettore  e  da  3  eredi  fiducia 
ri,  due  de'quali  membri  de'  collegi  lega 
le  e  medico  filosofico,  e  l'altro  nobile.  I 
suoi  statuti  furono  impressi  iu  Bologna  pe* 
tipi  Pisarri  e  Primodì  nel  1756.  De'di- 
scorsi  collegi  fondati  in  Bologna  per  gio 
varsi  deirimiversilà, danno  notizie,  fra  gli 
altri,  il  citato  Fantuzzi,  e  Pompeo  Vizza» 
ni  nella  Descrizione  della  città,  contado 
e  governo f  ed  altre  cose  notabili  di  Bolo  • 
gna,  ivi  1 602.  Questi  è  pure  lodato  auto- 
re de* Dieci  libri  dell'  [Ustorie  della  sua 
patria,  Bologna  pegli  eredi  di  Gio.  Ros- 
si i5g6:  Idue  ultimi  libriy  ec,  Bologna 
1 608.  Osserva  il  Giordani,  che  molti  de* 
suddetti  e  altri  collegi  furono  soppuessi  e 
distrutti  per  diverse  circostanze,  e  parli- 
colarmenle  per  le  mutazioni  politiche  sue 
cesse  negli  ultimi  tempi  (parlava  nel 
i84^)'  Dice  che  erano  allora  in  atlività, 
oltre  quello  reale  di  Spagna  e  il  fiammiii- 
go  tra  gli  antichi,  i  moderni  collegi  Poe* 


248  U  J\  I 

li,  Comelli,  s.  Luigi  e  Venluroli.  L'avv* 
Cislellano,  Lo  Sialo  PoidificiOi  nella  sua 
iiileressante  descrizione  di  Bologna ,  cele- 
brando ruuiversilà  che  d'ogui  lato  d'Eu- 
ropa allirò  gii  studiosi  fìao  dalla i/  isti* 
tuzioiie,  e  die  die  origine  a  vari  collegi 
particolari,  dichiara  che  molti  ne  furono 
soppressi,  ed  esistere  appena  quello  di  s. 
Lucia,  che  nel  177^  da' gesuiti  passò  a' 
barnabiti,  i  quali  dirigono  pure  il  collegio 
di  s.  Luigi,  fondalo  nel  i645  dal  conte 
Carlo  Zani;  e  il  collegio  aperto  nel  1679 
dal  capitano  Teodosio  Poeti  e  ristabilito 
nel  1774,  che  per  rimembranza  uè  con- 
serva \\  nome. 

Tornando  a'fatti  principali  dell'  uni- 
versità di  Uologua,  dalla  sua  origine  a'no- 
siri  giorni,  narra  il  Mazzetti,  che  ad  essa 
molti  Papi, imperatori  e  altri  principi  ac- 
cordarono amplissimi  onori  e  privilegi,  a 
preferenza  di  qualunque  altra  università. 
Lotario  li  imperatore  scelse  Bologna  al- 
l'insegnamento del  gius  romano;  e  Fe- 
derico Il  imperatore,  dopo  avere  ricupe- 
rato dalle  mani  degli  arabi  l'opere  di  A- 
ristotile,  le  indirizzò  allo  studio  bolognese 
perchè  vi  s'insegnus*;eio  pubblicamenle. 
1  Papi  (Alessandro  ili  appena  eletto  nel 
I  I  5g  partecipò  con  enciclica  all'Episcor 
palo  la  sua  esaltazione,  e  poi  anche  l'in- 
trusione dell'antipapa  Vittore  V,  ed  al- 
trettanto fece  con  Gerardo  vescovo  e  i  ca- 
nonici di  Bologna,  i  dottori  e  magistrali 
della  città,  onde  rimarca  il  Tiraboschi, 
nel  l.  3  della  Storia  della  letteratura  ita- 
liana, che  con  ragione  si  può  alFermare 
essere  stala  l'università  di  Bologna  la  i.** 
fra  tulle  onorala  di  lellei'e  da  un  Papa) 
Gregorio  IX  le  inviò  i  5  libri  delle  De- 
cretali, fatte  raccogliere  da  s.  liaimoodo 
diPegnalbrt,  perchè  si  usassero  nelle  scuo- 
le e  ne'lribunali;  Bonifacio  Vili  (a  sug- 
gcrinienlo  dell'università  di  Bologna, che 
gii  n)qndò  a  questo  line  Jacopo  da  Ca- 
stello mansionario  della  cattedrale,  ed  u- 
no  dc'piìi  eloquenti  proltissori  dell'uni- 
versità stessa)  avendo  raccolto  e  pubbli- 
calo il  6."  hbro  delle  Decretali^  qc  maa- 


U  ìN  I 
dò  una  copia  all'università;  Giovanni 
XXII  le  inviò  il  7."  libro  ossia  la  raccol- 
ta delie  costituzioni  del  predecessore  Cle- 
mente V,  da  lui  pubblicala  col  nome  di 
Clementine  (ma  il  ìNovaes  nella  Storia  eli 
Clemente  /^,dice  che  Giovanni  XXII  non 
già  all'  università  di  Bologna  mandò  le 
Clementine, come  falsamente  fu  messo  nel- 
le stampate,  ma  si  all'università  d'  Jiù- 
gnone,  come  si  vede  nell'originale  della 
bolla  di  pubblicazione  del  i  3  1 7.  Aggi  un- 
gerò, che  Clemente  V  nel  concilio  di /^/ea- 
na,  ti'iì  le  5  primarie  università  in  cui  in* 
giunse  che  vi  fossero  professori  delle  Lin- 
gue arabica,  ebraica  e  caldaica,  vi  com- 
prese quella  di  Bologna);  eBenedetloXI  V 
mandò  all'università  le  sue  costituzioni, 
lettere, decretali  ed  encicliche.  Di  più  que- 
sto Papa  stabilì  con  breve  de'iS  seltem^ 
brei  748  la  giubilazione  a'professori  del- 
l'università dopo  il  servigio  di  soli  So  an- 
ni; mentre  l'altro  bolognese  Gregorio  XV 
con  bolla  dell'i  i  agosto  1621  l'avea  ac- 
cordata dopo  il  servigio  di  ^o  anni.  Ta- 
le dirilto,  con  alcune  variazioni  a  norma 
dell'anzianità,  l'approvò  Leone  XII  nel 
1826.  Diversi  Papi,  imperatori,  re  e  re- 
pubbliche hanno  in  differenti  tempi  ri- 
chiesto il  parere  di  questo  studio  genera- 
le in  cause  di  gravissima  importanza  ,  e 
per  ultimi  Leone  XII  e  Gregorio  XVI. 
Le  autorità,  i  tribunali  e  altri  vanno  poi 
conliuuamente  ricorrendo  all'  almo  col- 
legio medico  per  pareri  in  cause  egual- 
mentegravissime.  Dal  seno  deil'uuiversi- 
là  uscironoquegli  uomini  insigni  in  ogni 
genere  di  scienze  e  di  cariche,  che  si  spar- 
sero per  tulio  il  mondo,  illustrati  dagli 
scrittori  già  riferiti  e  riportati  eziandio 
dal  Mazzetti.  Le  sue  leggi  o  costituzioni 
furono  pubblicate  nel  1432  e  impresse  nel 
I  56  i  da  Alessandro Beoacci, ed  altre  suc- 
cessivamente furono  o  raodincale  o  as;- 
giunte  nel  i586,  nel  1602,  nel  i63f)  e 
stampale  nel  1641  dalBenacci  epegli  stes- 
si tipi  anco  neli7i3;  nelle  quali  si  esor- 
tarono i  collegi  de'  legisti,  artisti  e  medi- 
ci a  non  laureare  alcun  giovane  che  non 


UN  I 
avesse  sUiilinto  almeno  5  anni  conforme 
le  aiiticlieciisposizioni  con  fermale  da' Pu> 
pi.  Dislinguevasi  io  studio  generale  di  Bo- 
logna in  due  università,  in  quella  de'giu- 
1  i^ti  e  ntll'altra  degli  artisti.  Ne'tempi  an- 
litlii  pelò  i  maestri  e  gli  scolari  se  ne  sta- 
vano di  visi  e  sparsi  per  la  città.  Il  soprav- 
venuto bisogno  di  riunirsi  e  di  formarsi 
in  corpo  o  società  per  difendersi  contro 
la  prepotenza  d'alcune  famiglie,  die  mo- 
to anclie  alla  scolaresca  di  seguire  l'esem- 
pio, e  di  crearsi  un  capo  che  fu  detto  ret- 
tore. L'unione  di  essa  poi  venne  appro- 
vala da  Onorio  111  neli2iy  e  nel  1220, 
ed  il  luogo  di  sue  adunanze  era  la  chiesa 
di  s,  Piocolo.  Probabilmente  le  nazioni 
pi  il  numerose  avcano  ciascuna  il  loro  ret- 
tore. Distinto  e  regolalo  lo  studio  in  det- 
te due  università  de'giurisli  e  degli  arti- 
sti, ognuna  ebbe  il  suo  rettore.  Cessala 
alfallo  nella  scolaresca  questa  carica  sul 
principio  del  secolo  XVII,  il  cardinal  le- 
gato prò  tempore  divenne  il  rettore  per- 
petuo d'ambedue  l'università,  i  di  cui 
priori  avanti  di  lui  si  estraevano  dopo  la 
festa  di  s.  Caterina  protettrice  dello  stu- 
dio. Oltre  a'priori,  la  carica  de'quali  du- 
rava un  mese,  ad  eccezione  de'priori  e- 
stivi,  che  continuavano  dal  i,**  maggio 
sino  ni  termine  delle  scuote,  ogni  uni- 
versità avea  due  presidenti  e  due  consi- 
glieri, e  veniva  servita  da  due  bidelli  e 
da  un  cancelliere,  L'  università  de'  giu- 
risti dislinguevasi  nelle  due  nazioni  ol- 
tramontana e  citiamontana,  la  i.^com-r 
prendeva  24  altre  nazioni,  e  22  la  2/  A» 
vea  le  sue  particolari  costituzioni,  stam- 
pale dal  Benacci  neliSGi.  L'  università 
degli  artisti  classiflcavasi  nelle  nazioni 
italiana  ed  esterna;  l'italiana  compren- 
deva le  nazioni  lombarda,  romana,  tosca- 
na; e  l'esterna  l'oltramontana  e  l'  oltre- 
marina. IJessa  pure  avea  le  sue  partico- 
lari leggi,  che  furono  riformate  nel  i  (joc), 
cd'approvale  nel  1 G  i  1  e  nel  1 6  1  ^i  ila'car- 
dittali  legali,  stampate  neli6i.>.  dal  He- 
nacci.  Le  ihie  università  godevano  molti 
onori  e  privilegi  ad  esse  concessi  da"  l'api 


0  N I  249 

IMarlino  V,  Eugenio  IV,  Nicolò  V,  Pao- 
lo II,  Innocenzo  Vili,  Paolo  III  e  Giu- 
lio III.  Concorreva  altresì  ad  illustrare 
questo  studio  la  nazione  alemanna ,  la 
quale  avea  due  presidenti  o  procuratori, 
che  tra  le  due  università  stavano  in  ran- 
go come  i  priori,  a'quali  seguivano  i  pre- 
sidenti, indi  i  nazionali  alemanni,  e  in  fi- 
ne i  consiglieri.  Godeva  molti  privilegi 
concessi  da  Carlo  Magno,  e  confermali  da 
più  Papi  e  imperatori.  Era  sotto  la  prò-» 
lezione  pontifìcia  e  del  s.  romano  impe- 
ro. Le  sue  costituzioni  stampò  il  Sassi  nel 
1750.  Tanto  poi  le  due  università  de'giu- 
risli e  degli  artisti,  che  la  nazione  aleman- 
na, tra'molli  privilegi  aveano  anchequel- 
li  di  proporre  a' collegi  un  promovendo 
gratis  per  ogni  corpo,  por  concessioni  di 
Nicolò  V,  Paolo  11,  Giulio  li,  Paolo  III, 
Pio  IV,  Gregorio  XI il,  Clemente  Vili, 
Paolo  V,  Urbano  Vili  ,  InnoceniO  X  e 
Clemente  XII,  L'università  degli  artisti, 
che  non  si  era  valsa  di  tal  benefìcio   da 
lungo  tempo  ,  fu  causa  della  cessazione 
del  diritto;  reclamando,  nel  1776  fu  de- 
cretato dal  cardinal  legato,  che  i  collegi 
dovessero  concedere  gratis  la  laurea  a  uu 
povero  e  dotto  studente;  privilegio  am^ 
plialo  da  Leone  XII  nel  1824  a  favore 
degli  scolari  poveri,  esemplari  per  conle^ 
gno ,  e  distinti  per  istruzione  e  profìlto. 
Le  leggi  conuini  a  tutti  gli  scolari  furonu 
riformate  nel  1 553,  e  confermate  da  Giu- 
lio III,  Alla  reggenza  dello  studio  venne- 
ro destinati  un  senatore,  un  cavaliere,  uq 
nobile,uncittadinoe  un  mercante  col  lito- 
lodi  riformatori  dello  studio,  e  con  facoU 
tàdi  dis[)ensare  le  cattedre.  Questi  rifor- 
matori si  eleggevano  ogni  anno  dal  magi- 
slratodegli  anziani,colconsensodel  cardi- 
nal legato.  L'arcidiacono  della  cattedrale 
poi  metropolitana  era  il  cancelliere  mag- 
giore, ovvero  lai. 'dignità  dello  studio,  n- 
venie  diritto  d'insignire  della  laurea  nelle 
facoltà  canonica,  civile,  medica  e  lìlosoiì- 
ca  ,  in  virili  di   bolla  d'Onorio    III   del 
I  2  I  ();  diritto  che  lo  stesso  Papa  con  UoU 
la  del  1221  accordò  al  cupilolu  di  dell«( 


25o  UNI 

melropoIitatia,in  caso  peròclMmpedimeii- 
to  odi  mancanza  tleirarcidiacono.  11  di- 
ritto di  decrelaiee  conferire  la  laurea  nel- 
la facoltà  teologica  pei*  la  bolla  d'Inno- 
cenzo VI  deli36o  spettava  al  vescovo  o 
suo  vicario.  Non  è  facile  stabilire   qual 
fosse  ne' secoli  più  remoli  l'assegno  pel 
mantenimento  dell'università,  e  da  dove 
precisamente  provenisse. Tal  volta  gli  sco- 
lari tra  loro  quotizzandosi,  conducevaiio 
a  leggere  qualche  insigne  maestro,  e  lo 
stipendiavano;  tal  altra  vi  contribuivano 
alcuni  nobili  e  ricchi  cittadini,  per  amo- 
re alla  patria  e  alle  scienze.  Tal  provve- 
dimento ne' tempi  antichi  fu  sulfìciente, 
ne'quali  per  la  scarsezza  dell'  Università 
(/^.)  in  tutta  l'Europa,  e  per  la  celebrità 
de'maestri  quivi  leggenti,  influì  anche  a 
mantenere  numerosissimo  il  concorso  de- 
gli scolari;  onde  può  dirsi  che  rmiiversi- 
tà  di  Bologna  quasi  da  se  medesima  sen- 
za l'altrui  aiuto  allora  sussistesse.  Insor- 
to poi  lo  scisma  nella  Chiesa   per  opera 
degl'imperatori  delia  casa  diSvevia,i  f|ija- 
li  allo  scopo  d'  abbattere  1'  università  di 
Bologna,  fedelissima  alla  s.  Sede,  altre  li- 
ni versila  eressero  o  favorirono  nell'Italia 
e  fuori,  a  studiar  nelle  quali  con  severis- 
sime leggi  richiamarono  gli  scolari  di  na- 
zione germanica  e  di  fazione  imperiale, 
fu  in  questa  fatai  circostanza,  che  il  con- 
siglio generale  della  città  ,  che  allora   si^ 
governa  va  a  popolo,  scelse  provvidamen- 
te per  il  mondo  i  più  celebri  maestri ,  e 
stipendiandoli  col  pubblico  denaro,  ri- 
chiamò gli  scolari  che  altrove  andavano. 
Dal  ruolo  pubblicato  nel  i  384  lilevasi, 
che  allora  i  professori  pagali  a  carico  del- 
la camera  o  reggimento  di  Bologna  avea- 
no  l'onorario  gradala tnente,a  norma  pro- 
babilmente de'rispettivi  n)eriti,  dalle  lue 
33  sino  a  fiorini  di  camera  325,  corri- 
spondenti a  più  di  5oo  lire  bolognesi,ch'e- 
ra  il  massimo,  oltre  altre  solite  propine, 
che  loro   venivano  pagate  dagli  scolari. 
Le  perniciose  calamità  dell'interne  guer- 
re e  discordie,  e  le  frequenti  mutazioni  di 
dominio  produssero  molto  danno  all'  u- 


UN  I 
ni  versila,  perchè  erogandosi  il  denaro  ia 
altre  più  pressanti  bisogna,  lo  fecero  scar- 
seggiare e  mancare  talvolta  anche  affatto. 
Quindi  provenne  Io  scadimento  e  l'  ab- 
bandono delle  caltedre,la  dispersione  del- 
la scolaresca  ,  la  conseguente  mancanzri 
del  profitto  e  la  rovina  dell'università.  Il 
che  consideratosi  attentamente  da' i6  ri- 
formatori dello  stato  di  Libertà,  che  con 
approvazione  pontifìcia  erano  succeduti 
nelle  facoltà  del  generale  consiglio,  con 
decreto  de*28  marzoi4i6  determinaro- 
no d'assegnare  per  stipendio  de'lettori  i 
proventi  de'  dazi  del  folicello,  del  pesce, 
e  de'contralti  di  compre  e  di  doli,  inca- 
ricando il  tesoriere  della  città  a  pagare 
questi  prodotti  nelle  mani  del  depositario 
eletto da'delti  lettori,  il  quale  in  determi- 
nale epoche  a'medesimi  ne  faceva  il  ri- 
parto. Ma  o  l'assegno  non  fu  bastante,  o 
non  si  osservò  il  decreto,  mentre  nel  i  43  ^ 
lo  studio  ricadde  ne'precedenti  inconve- 
nienti. Perciò  mg."^  Marco  Condulmero 
vescovo  d'Avignone,  governatore  di  Bo- 
logna e  della  Romagna,  con  potere  di  le- 
gato a  lalere  decretò  ,  che  stante  la  fa- 
ma, r  onore  e  la  gloria  che  lo  studio  a- 
vea  recalo,  recava  e  recarebbe  alla  città 
di  Bologna,  meritamente  chiamata  Ma- 
dre degli  studi,  e  slaute  il  detrimento  che 
produceva  allo  studio  la  morosità  e  ces- 
sazione nel  pagar  gii  onorari  aleltori,  si 
dovessero  conservare  gli  assegni  de'dazi 
suddetti,  aggiungendo  inoltre  quello  del- 
le mercanzie ,  ed  intimando  al  tesoriere 
di  passar  lutto  nelle  mani  del  deposita- 
rio. Che  se  i  dazi  assegnali  non  fossero 
slati  al  mantenimento  de'lettori  sullicien- 
ti,  assegnò  pure  a  compimento  dell'oc- 
corrente somma  lire  i  odo  dibolognini  o- 
gni  mese  sul  dazio  del  sale.  Quali  asse- 
gni furono  confermali  con  bolle,  nel  i437 
da  Eugenio  l  V,  nel  1 44*^  ^'^^  Nicolò  V,  nel 
i465  da  Paolo  li,  neliSog  da  Giulio  II, 
neli5i3  da  Leone  X,  nel  i  52  3  da  Cle- 
mente VII,  neh  567  da  s.  Pio  V,  nel  1 586 
da  Sisto  V.  Anzi  Giulio  li,  ad  eliminar 
ogni  frode  a  danno  de*  lellori,  concessa 


U  N  I 
roiiiniioislrazìone  de'suddelli  clnzi,cono- 
scitilì  sotto  ii  nome  ili  gabella  grossa,  a  6 
tluttoi  1  del  collegio  canonico,  civile  e  me- 
dico. I  4  iiiemorali  l'api  successori  rati- 
ficarono qiiest'am  minisi  lazione.e  nel  l'ap- 


la  Gì 


XIII  vi  aggiunse  allri 


6  dottori  di  detti  collegi,  ciascuno  de'qiia- 
ii  eleggeva  4  sindaci  tra  loro,  1  6  senio- 
ri sostenevano  il  priorato  ogni  bimestre. 
Dipoi  prelese  il  senato  di  Bologna  contra- 
fctare  tale  amministrazione  per  volervi  an- 
ch'egli  ingerenza,  onde  nel  i  6o3  rinsc'iad 
otteneie  da  Clemente  Vili,  che  7  senato- 
ri si  aggiungessero a'siiidacJ;aggiiinl<i  che 
fu  causa  di  gravi  controversie,  per  la  di- 
stribuzione degli  stipendi  a'ieltori  e  loro 
elezione.  Pel  buon  governo  della  gabel- 
la furono  stampali  analoghi  regolamenti, 
e  poi  anche  il  catalogo  de'sindaci  sino  al 
I  796,  incoi  per  le  malaugurate  politiche 
vicende  ,  venne  abolita  a  benehzio  del- 
l'università siffatta  amministrazione,  ed  i 
^oyevuì  prò  tevìpore  pensarono  invece, 
comeora,a  mantenerla  co'denari  del  pid)- 
blico  erario,  nel  quale  rimasero  per  seju- 
pre  eiogate  le  rendite  della  gabella.  Que- 
sta in  principio  a  vea  prodotto  16,000  scu- 
di, somma  rdevante  a  que'tempi,  ma  ne' 
due  ultimi  secoli  avea  palilo  notabili  di- 
minuzioni. Passala  l'università  a  carico 
dell'erario,  soggiacque  a  norma  di  sue  ri- 
strettezze a  sensibilissima  lifurma,  e  nel 
1799  non  importava  che  12,000  scudi. 
Dimenticata  e  negletta,  valutali  poi  dal 
governo  i  suoi  antichi  privilegi  e  la  sua 
grande  utilità,  nel  1 802  riprese  splendore 
per  l'assegno  annuo  di  3o,ooo  scudi,  che 
più  o  meno  si  conlinuò  sino  alla  caduta 
del  regno  Italico  nel  181 4-  Ripristinato 
\\  governo  pontifìcio  nel  181  5  e  limitati 
gli  onorari  a'professuri  alla  sommadi  scu- 
di 4o^>  ^>  lidusse  l'annua  spesa  a  scudi 
28,000  circa,  finche  il  magnanimo  Leo- 
ne XII  nel  1824  aumentò  gli  assegni  sino 
a  scudi  3o, 000, oltre  agli  straordinari  per 
acquisti  di  stabili  e  altre  sue  occorrenze. 
Siccome  il  numero  delle  cattedre  era  di- 
venuto senza  limite, coutandoseue  talvol- 


UNI  25i 

la  più  dì  1 70,  cos'i  Nicolò  V  con  bolla  del 
I  .**agosto  1 4'>  I  ridusse  il  numero  delle  let- 
ture ordinarie  a  44»  cioè  6  di  decretali, 
due  per  la  mattina,  tre  per  la  sera  e  una 
pe'dì  festivi;  una  de'decreti  per  la  mat- 
tinai 7  di  gius  civile,  due  per  la  mattina, 
tre  per  la  sera  e  due  pe'dì  festivi;  una 
ilei  Sesto  e  delle  Clementine;  una  degli 
atti  autentici;  lina  delle  Istituzioni  ;  una 
dell'uso  de'feudi;  5  di  medicina  ordina- 
ria, due  per  la  mattina,  due  per  la  sera  e 
una  pe'di  festivi;  una  di  medicina  prati- 
ca per  la  mattina;  una  di  chirurgia;  una 
di  astronomia  ;  4  di  filosofìa  ordinaria, 
due  per  la  mattina  e  due  per  la  sera;  una 
di  filosofìa  straordinaria;  una  dì  filosofia 
morale  pe'dì  festivi  ;  4  di  logica,  due  per 
la  mattina  e  due  per  la  sera;  2  di  retlo- 
rica  e  poesia;  2  di  grammatica  ;  2  di  a- 
rilmetica  e  geometria;  una  di  musica;  ed 
una  di  nolaria.  Le  cattedre  che  vennero 
aggiunte  in  seguilo  furono  le  seguenti. 
Dal  ruolo  del  1 4^5  se  ne  vedono  5  di  let- 
tere greche.  Nel  ruolo  deli 47 3  se  ne  ri- 
leva  una  di  lellere  ebraiche.  Dal  ruolo  del 
i5i3  ne  appariscono  2  di  metafìsica  e 
una  di  teologia.  Nel  ruolo  deh  52  3  si  ve- 
de la  cattedra  di  lettere  umane.  Nel  ruo- 
lo del  I  579  una  di  s.  Scrittura.  Le  ordi- 
nazioni pubblicate  net  i  641  dal  cardinal 
Durazzo  legato  prescrissero  ,  che  a  ter- 
mine del  summeutovato  concilio  di  Vien* 
na,  oltre  le  cattedre  di  lingtie  greca  ed  e» 
braica  suddette,  vi  dovessero  essere  an- 
che (|uelle  di  lingua  arabica  e  caldea.  Ni- 
colò V  alle  ridotte  44  cattedre  assegnò  a 
ciascuna  l'onorario  annuo  di  lire  5oo,  o 
al  più  600,  dichiarando  però  che  tutti 
que'cìlladinì  laureati  che  volessero  legge- 
re fossero  tosto  assunti  alle  cattedre  e  sii- 
pendiati  secondo  la  discrezione  de*  rifor- 
matori dello  studio,  a'quali  venne  anche 
data  facoltà  di  stabilire  co'professori  fo- 
rastieri  i  loro  stipendi.  Clemente  VII  con 
bolla  del  i523  stabilì  pc' detti  laureali 
cittadini  che  volessero  leggere,  l'onorario 
di  lire  100:  Gregorio  XI  II  lo  portò  a  200, 
il  che  fu  confermato  uuco  net  i6q4<^')'* 


25^2  V  iN  I 

sena locoiisu Ilo,  a  riserva  però  de'cJau- 
strali,  a' quali  non  venivano  passate  che 
lire  I  oc,  e  qualche  aumento  dopo  parec- 
chi anni  di  lettura.  E  lullociò  oltre  alle 
solile  propine  clie  venivano  pagate a'pro- 
fessori  dalla  scolaresca.  Per  maggior  de- 
coro  dello  studio  fu  stabilito  con  conven- 
zione del  senato  nel  1 549,  di  nominare  4 
professorijchechiamarousi  Eminenti, uno 
di  legge,unodi  medicina, unodi  filosofia, u- 
no  di  lettere  u ma ne,purchè  fossero  famosi 
ed  avessero  letto  20  anni  continui  in  uno 
degli  sludi  piij  accreditati  d'Italia,  i  qua* 
)i  nelle  ricordate  ordinazioni  del  cardinal 
Durazzo,  si  dichiarò  esser  quelli  di  Pado- 
va, Pavia,  Napoli,  Pisa,  Messina,  Peru- 
gia e  Torino.  Per  oltenerequesti  rinoma* 
li  soggetti  convenne  prescindere  dalla  leg' 
gè  dell'onorario,  siccome  vi  venne  con  op- 
portune facoltà  derogalo  in  più  circostan- 
za non  solo  a  favore  de'forastieri,ma  anche 
de'lettoricitladini.Molti  esempi  ne  ripor- 
ta i]  Mazzetti  a  p.  28,  ed  i  maggiori  o- 
iiorari  furono  di  scudi  annui  35o,  4o'^> 
465,  760, 1000  eh  e  la  somma  massima 
assegnala  r.e'  deqorsi  secoli  a  un  lettore 
eminente;  onorari  tutti  che  in  que'tempi 
si  considerarono  di  molta  rilevanza,  e  che 
comparati  colla  carezza  de'viveri  e  cogli 
usi  e  bisogni  sopravvenuti  (e  checreò  pu- 
re la  vanitile  il  fatale  lusso),  in  causa  del- 
le passate  vicende,  eccedono  di  molto  gli 
assegni  altnalmente  in  corso.  Gli  onora- 
ri non  si  distribuivano  a  rate  mensili  co- 
me si  fa  adesso,  ma  in  4  eguali  rate  tri- 
mestrali dette  quarlironi,  Ad  onta  del  di^ 
sposto  di  jNicolò  V  le  calledre  aumeuta- 
fono  nuovamente,  poiché  rilevasi  da'ruo- 
li  che  nel  1 579  erano  pervenute  a  82,  nel 
j  589  agi,  nel  1 599  erano  tornate  382, 
nel  1609  erano  88,  nel  161 9  giunsero  a 
lo4i  nel  1629  a  io5,  nel  1649  diminuite 
a  99,  nel  1 65g  aumentate  a  1 4^,  e  di  più 
riel  1 669  roQ  1 66  cattedre,  indi  calale  nel 
1679  a  187,  nel  1689  a  107,  e  successi-' 
vamente  diminuendo,  nel  i  787  se  ne  de- 
terminarono 72^  che  aumentarono  dipoi 
plUe  le  100  e  in  questo  numero  rimasero 


UNI 

fino  011796,  oltre  a'maeslri  di  gramma- 
tica, aritmetica  e  calligrafia,  che  no»  e- 
rano  considerati  veri  lettori,  ed  alle  let- 
ture destinate  pegli  scolari^chc  previa  una 
disputa  aveano  dato  saggio  di  se.  Erano 
questi  I  I  ,sei  pe*  legisti  e  cinque  pegli  ar- 
tisti. L'onorario  relativo  serviva  agli  sco- 
lari per  laurearsi.  Allorché  si  IrovavRiio 
vacanti,  come  lo  erano  quasi  sempre,  lo 
slesso  onorario  andava  a  profitto  de'col- 
legi  in  compenso  delle  lauree  che  dovea- 
no  conferire  gratis.  La  maggior  parte  de' 
professori  usava  di  dar  lezione  nelle  pro- 
prie abitazioni,  e  si  portavano  al  pubbli- 
co archiginnasio  soltanto  per  unirsi  alla 
scolaresca  e  condursela  con  loro.  Dopo 
l'invasione  de'repubblicaui  francesi,  av- 
venuta nel  giugno  1796,  aboliti  gli  anti- 
chi onori  e  privilegi  dell'università,  con 
decreto  del  1797  si  abolirono  ancora  le 
cattedre  di  gius  canonico,  di  teologia  e  di 
qualunque  scienza  sagra,  e  dipoi  anche  i 
collegi  da'quali  si  conferivano  le  lauree  e 
gradi,a  cui  si  sostituirono  particolari  com- 
missioni e  facoltà  nominale  dal  nuovo  go- 
verno repubblicano,  il  quale  da'professo- 
ri  volle  i/  giuramento  con  quella  forma 
da  alcun  '  ricusata,  e  perciò  perderono  la 
cattedra.  Ne  riporta  il  Mazzetti  gli  ono- 
revoli nomi  a  p.  294.  Nel  1798  si  pub- 
blicò un  piano  generale  di  pubblica  istru- 
zione, dietro  il  quale  T  amministrazione 
centrale  e  dipartimentale  del  Reno  con 
decreto  de'5  febbraio  [799  limitò  le  cat- 
tedre dell'università  a  59,  cioè  22  legali, 
21  di  medicina  e  chirurgia,  ei6  di  ma- 
tematica, logica  e  storia,  coU'onorario  ri' 
spettivo  dagli  scudi  q.o  sino  a'280  ch'era 
il  massimo,  Mercè  le  vittoriose  armate 
austriache,  nell'anno  stesso  ritornate  le 
cose  politiche  nel  grado  anteriore,  l'am- 
ministrazione dell'imperatore  Francesco 
n,a'2  3  settembre  1799  ordinò  la  ripri- 
stinazione  dell'università,  comesi  trova- 
va innanzi  l'invasione  francese,  essendosi 
già  a' 19  agosto  restituiti  in  carica  tutti 
i  professori  che  non  aveano  giuralo.  Pe- 
lò i  collegi  non  poterono  ottenere  la  ri- 


UN  I 
prislinnzlone  tleirassegiiamenlo  della  ga- 
bella, il  privilegio  del  cavalierato  e  altri. 
Ili  seguito  della  battaglia  di  Marengo,  av- 
venuta a'i4  giiiguoiBoo,  ristabihtosi  di 
nuovo  il  repubblicano  governo,  l'arami- 
uislrazione  del  Reno  con  proclama  de' 1 4 
dicembre  riorganizzò  l'università  in  via 
provvisoria,  distribuendone  gli  studi  in  3 
classi,  nella  filosofica  di  7  cattedre,  nella 
medica  e  chirurgica  di  8,  ed  in  quella  di 
giurisprudenza  e  belle  lettere  di  7,  in  tut- 
te determinando  '22  cattedre,  numero  che 
in  confronto  dell'antico  rese  manifesto  a 
qual  grado  di  avvilimento  fu  ridotta  una 
celebre  e  benemerita  università,  peraver 
Toluto  sostenere  i  propri  diritti.  Nondi- 
meno poco  durò  sì  misera  condizione,  poi- 
cbè  sistemate  le  cose  governative,  il  cor- 
po legislativo  della  repubblica  italiana  re- 
sidente in  Milano  pubblicò  a'4 settembre 
1802  i  decreti  sulla  pubblica  istruzione, 
l'articolo  5°  de'quali  {.tubili  due  univer- 
sità per  tutta  la  repubblica  italiana,  l'u- 
na  a  Pavia  e  l'altra  a  Bologna  ,  con  3o 
professori  almeno  per  ciascuna  ,  a' quali 
venne  accordato  l'onorario  d' annue  lire 
Sooo  milanesi, e  lire  400  di  più  per  quel- 
li che  non  avessero  domicilio  nel  comune 
ove  risiedesse l'univeisilà,  oltjeadun  au- 
mento di  lire  5oo  ogni  5  annidi  servigio. 
Dopo  di  cheNapoleone  presidente  di  quel- 
la repubblica  con  decreto  de'25  dicembre 

1802  passò  alla  destinazione  de'profcsso- 
ri  delle  3  classi  stabilite  dal  piano,  chiama- 
te lai."  di  fisica  e  matematica  con  20  cat- 
tedre, la  2.' di  morale  e  politica  con  7,6 
la  3."  di  letteratura  con  5.  A'3i  ottobre 

1803  il  vice-presidente  della  repubblica 
Melzi  approvò  il  piano  degli  sttidi,nel  qua- 
le erano  fissate  33  cattedre.  Fu  in  tal  an- 
no e  circostanza  che  l'università  venne 
traslocata  dalla  sua  antica  magnifica  re- 
sidenza eretta  sotto  Pio  IV  nel  1^62,  es- 
sendo legalo  di  Bologna  il  nipote  cardi- 
nal <:.  Carlo  Borromeo,  situata  nella  piaz- 
za della  Pace  della  del  Paviglione,  al  luo- 
go attiiiilc  del  palazzo  dcll'lstitulo  delle 
scienze  (le  auliche  scuole  bolognesi  cbbe- 


U  N I  253 

ro  stanza  nel  guasto  degli  Andalò,  dove 
furono  già  i  palazzi  Carbonesi  e  Dolfije 
la  ebbero  anche  in  certe  case  sulla  stra- 
da verso  porta  s.  Mammolo,  entro  a  tan- 
te camere  per  quest'elfetlo  prese  a  pigio- 
ne da'pubblici  leltori),i  professori  del  qua- 
le si  unirono  in  parte  e  concentrarono  con 
quelli  dell'università,  e  quindi  di  due  pub- 
blici studi  se  ne  formò  uno  solo,  parteci- 
pe de'comodi  e  dell'utilità  dell'uno  e  del- 
l'altro. A  q ne*  professori  che  per  questa 
riforma  leslarono  esclusi,  venne  accorda- 
ta una  pensione  ragguagliata  snll'anzia- 
nilà  del  reso  servigio.  Adìnchè  l'univer- 
sità quivi  stabilita  avesse  in  vicinanza  gli 
stabilimenti  botanico  e  agrario,  fu  1*8  ot- 
tobre i8o3  fatto  acquisto  dell'antico  lo- 
cale del  già  collegio  Ferrerio  detto  della 
Fiola  co'soltoposli  terreni,  ove  neli8o4 
venne  impiantato  l'orlo  botanico,  colla 
direzione  del  prof.GiosuèScanagatta  (del- 
l'antico abbiamo  :  di  Ovidio  Montaibani 
bolognese  lettore  di  filosofia  eaialemali- 
ca,  Indtx  oniniuni  planlarum  quae  iti 
TToilo  puhllco  Bononiae  nlebanlur  anno 
1 6 1 7- 1 8- 1 9-2o,Bononiae  1  ^'i/\^{y\i.Ye\'- 
roni.  Giacinto  A mbrosini  bolognese  let- 
tore dilbotanica,  Ilorlus siudiosorum^si- 
\'e  catalog^fis  arhoriun  friiclìciiniy  sujjrn- 
cti'cum,  slirpiiim  el  plantanim^  quoe  an- 
no 1657  in  sludiosoruni  Horlo  publico 
Bononiae  colunUir.  Àccessil  xrir  pian- 
tnriim  hactenus  non  scidplaruni  hisloriay 
Bononiae,  lyp.  Ferroni  1607.  Gaetano 
Monti  bolognese  lettore  di  botanica,  In- 
dices  Botanici  planUii uni  eie.  cani  llor* 
li  Bononiensis  /i/5/or/Vz ,  Bononiae  1753, 
typ.  Lelii  a  Volpe.  E  un  rimpasto  del- 
l'opera pubblicala  nel  1719  dal  celebre 
botanico  Giuseppe  suo  padre),  e  nel  1 8o5 
sotto  quella  del  celebre  prof.  Filippo  cav. 
Re,  l'orlo  agrario.  E  perchè  Tuniversilà 
mancava  ancora  di  molli  comodi,  l'iutpe- 
ratore  Napoleone  I  con  decreto  de'25  giu- 
gno i8o5  ,  eguagliandola  negli  onori  a 
quella  di  Pavia,  volle  mettere  a  sua  dispo- 
sizione la  tenuta  Torre  di  Cocceno,  di  pro- 
venienza de'soppressi  muuaci  ulivclauidi 


254  U  N  f 

s.  Michele  in  Bosco,  acciò  col  ricavato  di 
sua  vendita  si  mandasse  a  com^jiineitto 
J'elaboratorio  chimico  ,  il  giardino  bota- 
nico, gli  anfiteatri  inservienti  alle  pui)bh- 
che  estensioni,  per  arricchire  di  oggetti 
l'osservatorio,  ed  i  gabinetti  di  meteoro- 
iogia  e  di  fìsica,  ed  io  generale  per  for- 
i)ire  di  comodi  opportuni  i  locali  inser- 
vienti airuniversità.Laqual  vendita  non 
si  effettuò,  essendosi  supplito  a  tutte  le 
dette  occorrenze  colle  rendite  annue  del- 
la tenuta,  le  quali  poscia  servirono  ezian- 
dio in  buona  parte  a  soddisfare  il  prezzo 
del  palazzo  già  Malvezzi  Lupari  da  s.  Si- 
gismondo, acquistato  nel  1827  perTaoi- 
pliamento  dell'uni  versila  dal  suo  arcican- 
celliere  cardinal  Opizzoni;  e  servono  an- 
cora le  rendite  stesse  a  sollevare  l'erario 
per  altri  bisogni  dell'università.  Stabili- 
tasi essa  nel  palazzo  dell'  Istituto,  il  suo 
antico  locale  neh  808  fiidal  principe  Eu- 
genio Napoleone  viceré  d'  Italia  posto  a 
disposizione  della  municipalità,  la  quale 
in  appresso  lo  destinò  alle  scuole  no»  ma- 
li. Nel  1 840  vi  sì  collocò  la  copiosa  biblio- 
teca comunale,lasciata  a  comodo  pubblico 
e  istruzione  dal  benemerito  ab.  Magna- 
ni bolognese  (come  a  beneficio  #mune 
fu  legata  quella  di  mg.'  Francesco  Zam- 
beccari  o  biblioteca  di  s.  Lucia  presso  i  pp. 
barnabiti);  non  che  il  gabinetto  lasciato 
dagli  altri  benemeriti  bolognesi  professor 
Giovanni  cav.  Aldini,  e  prof.  Valeriani, 
per  le  cattedre  e  scuole  di  disegno,  di  fi- 
sica meccanica,  di  chimica  applicata  al- 
le arti,  ed  altre  istituzioni  a  maggior  in- 
cremento de'buoni  studi,  per  onore  e  glo- 
ria del  nome bolognesee  italiano.  Per  re- 
golare poi  definitivamente  il  sistema  del- 
la pubblica  istruzione,  il  viceré  nel  1808 
riformò  le  cattedre  legali,  cambiandone 
i  titoli  e  riducendole  a  sole  6, conservan- 
do in  via  provvisoria  quella  di  numisma- 
tica. Levò  la  cattedra  di  lìngue  orienta- 
li, che  conservò  all'altra  di  Padova.  Tol- 
se ancora  quelle  di  lingua  e  letteratura 
greca,  d'eloquenza  latina  e  italiana,  d'a- 
uaiisi  dell'idee,  e  dì  storia  e  diplomazia; 


UNI 

laonde  le  cattedre  si  ridussero  a  28. 1  pro- 
fessori restati  senza  impiego  ebbero  una 
pensione.  Caduto  il  regno  italico,  ed  a  ven- 
do provvisoriamente  occupato  Bologna 
con  due  dipartimenti  Gioacchino  Napo- 
leone re  delle  due  Sicilie,  con  decreto  de' 
28  aprile» 8 14  l'ipiistinò  nell'universilà 
4  di  delle  cattedre,  cioè  quelle  d'eloquen 
za,  di  lingua  greca  ,  di  lingue  orientali  e 
di  storia.  Accordò  in  aumento  alle  dota- 
zioni de'gabinetlì  la  rendita  annua  di  li- 
reio,ooo  in  beni  demaniali,  oltre  a  lire 
1 0,000  similmente  in  beni  demaniali  da 
vendersi  per  costruire  il  teatro  anatomi- 
co, il  chimico,  e  per  nuovi  lavori  di  cui 
abbisognavano  il  teatro  fisico,  edigabi- 
iielti  di  storia  naturale  e  di  ostetricia. Qua- 
li assegni  non  ebbero  effetto  perla  bre- 
ve durata  del  suo  governo,  e  in  seguito 
si  provvide  a  lutti  i  bisogni  de*  ricordali 
stabilimenti  colle  renilite  della  tenutaTor- 
re  di  Cocceno.  Debellate  l'armi  napole- 
tane dall'austriache,  con  decreto  del  prov- 
visorio governo  imperiale,  nel  dicembre 
1814  vennero  ripristinate  3  cattedre  sa- 
gre, cioè  di  teologia  scolastico-dogmatica, 
di  teologia  morale,  e  di  diritto  canonico. 
In  conseguenza  del  congresso  di  Vienoa, 
rcstituile  alla  s.  Sede  le  legazioni ,  com- 
presa quella  di  Bologna,  per  forza  cedu- 
te nell'infausto  trattato  di  Tolentino  [f^.)^ 
il  cardinal  Consalvi  segretario  di  stalocou 
ediltode'5luglìoi8i5,in  nome diPio  VII 
pubblicò  le  provvisorie  disposizioni  sul 
nuovo  impianto  governativo,  nelle  quali 
venne  affidata  la  sorveglianza  dell' uni- 
versità al  prelatoGiacomo  Giustiniani  de- 
legato apostolico,  che  con  decreto  de'3o 
ottobre  riformò  le  cattedre  e  i  professo- 
ri. Ristabìtidunque  primieramente  la  fa* 
colla  teologica,  alla  quale  assegnò  7  cat- 
tedre, comprese  le  3  già  ordinate  dal  go- 
verno austriaco,  la  legale  con  9,  la  medi- 
co-chirurgica con  12,  e  la  filosofica  con 
8,  in  tutto  con  36  caltedre,  e  coll'anuuo 
onorario  di  scudi  4oo  per  ognuna,  a  ri- 
serva de'dueclinicì,a  cui  furono  assegna- 
ti, in  vista  della  ojaggior  lorooccupazio- 


U  N  I 

ne,  scuJi  600.  Nel  1816  uppiovò  il  rego- 
iuiiientu  piovvisotiu  da  eseguirsi  pegii  e* 
sauii  da  l'arsi  nelle  lispeUive  fucoilà  pre- 
iiedute  dal  reggente  delT  università,  ed 
ti  venti  ciascuna  per  capo  un  sìnduco. Quin- 
di nel  1822  compilato  d'ordine  del  Papa 
dal  collegio  e  facoltà  teologica  il  piano 
pegli  studi  sagri,  con  questo  l'università 
procede  il  suo  esercizio  a  tutto  l'anno  sco* 
laslico  1824.  Leone  XII  seguendo  l' in- 
tenzioni del  predecessore  Pio  VII ,  colla 
Lolla  Quod  divina  Snpitnùaj  de'  28  a- 
goslo  1824,  riformò  il  piano  degli  studi 
per  lo  stalo  papale  ,  stabilendo  due  pri- 
marie università,  oltre  ad  altre  5  secon- 
darie, una  in  Roma  e  l'altra  in  Bologna, 
con  38  cattedre  per  lo  meno  in  ciascuna, 
deputando  ad  arcicancellieie  di  questa 
l'arcivescovo p'O  tempore  diBologna. Or- 
dinò die  vi  fosse  un  rettore  e  un  vice-ret- 
tore; istituì  i  4  nuovi  collegi  teologico,  le- 
gale, medico-chirurgico,  e  filosofico-ma- 
tematico, assegnando  al  i.",  2.° e  4-°  12 
membri  per  ciascuno,  ed  al  3."  18  compre- 
si 6  chirurghi,  ognuno  de' quali  collegi 
col  suo  presidente,  cioè  il  rispettivo  deca- 
no, mentre  l'ultimo  membro  esercita  le 
funzioni  di  segretario.  Con  altra  disposi- 
zioi»e  della  Congregazione  cardinalizia 
degli  studi^  a'3i  luglio  1825,  istituì  pure 
un  5.°  collegio,  che  denominò  filologico, 
componendolo  di  12  membri  colle  dette 
|)re6crizioni.  L'ufficio de'collegi  medesimi 
è  quello  di  far  gli  esami  de'professori,  del 
conferimento  delle  lauree  e  de'gradi,  e  di 
premiare  gli  scolari  alla  fine  dell'  anno 
scolastico.  Tanto  il  rettore,  che  i  profes- 
sori e  collegiali  sono  di  nomina  sovrana. 
In  esecuzione  di  delta  bolla,  si  devenne 
in  seguito,  con  approvazione  della  memO' 
rata  congiegazione,  alla  determinazione 
e  distribuzione  delle  caltedi  e.  Alla  facol- 
tà teologica  se  ne  assegnarono  G,  alia  le- 
gale 12,  alla  medico  chirurgica  I  4,  alla  fi- 
losofica 9,  in  tutto  4 1  comprese  quelle  tol- 
lerate fino  alla  morte  del  rispettivo  pio. 
fessore,  ed  escluse  dalla  detta  bolla,  cioè 
d'economia  pubblica^  di  storia  naturale  e 


UNI  255 

di  agraria.  In  tale  riforma  il  cardinalCar- 
lo  Opizzoni  arcivescovo  di  Bologna  ei.** 
arcicancelliere  dell'università,  di  questa 
si  rese  assai  benemerito,  sia  nel  sostene- 
re gli  stabiliti  assegni  a'professori,sianel- 
l'ollenere  che  rimanessero  ferme  le  do- 
tazioni a'gabiuelti  e  musei,  pel  manteni- 
mento e  incremento  di  loro  suppellettili, 
sia  nel  giovare  i  cessati  professori  e  addel- 
ti;venendo  assai  coadiuvato  dalla  capacità 
e  zelo  del  celebre  rettore  e  professore  mg/ 
Camillo  Ranzanijil  corso  degli  sludì  con- 
dusse a  quel  preciso  fine  che  prescrivea  la 
bolla.  Nel  riferire  il  contenuto  della  bol- 
la, massime  riguardo  aW  Università  Ro' 
niana,  Ili  questo  articolo  ne  farò  il  com- 
pendio, ed  il  suo  contenuto,  tranne  al- 
cune particolarità,  è  comune  alle  altre 
Uni  versi  tà\\iì  questo  generico  articolo  an- 
cora riportai  le  nozioni  principali  della 
bolla  Leoniana,  riguardanti  tutte  le  uni- 
versità de'dominii  della  s.  Seóe^  e  perciò 
pure  della  bolognese)  dello  stato  pontifi- 
cio e  segnatamente  di  questa  di  Bologna; 
non  che  parlerò  degli  abili  collegiali  de'ri- 
spellivi  collegi.  Di  più  nel  medesimo  ar- 
ticolo riporterò  i  principali  decreti  e  dispo- 
sizioni contenuti  ne'3  tomi  della  Collectio 
Leguni  etOrdinationuni  de  recta  Stiidio- 
rttni  ratione,  della  s.  congregazione  de- 
gli sludi,  riguardanti  anche  l'università 
di  Bologna,  ed  altresì  le  altre  università 
dello  stesso  stato  papale.  Essendo  i  locali 
clinici  molto  angusti,  il  cardinale  con  au- 
toiizzazione  della  congregazione  degli  slu- 
di nel  1825  acquistò  la  casa  propinqua 
all'ospedale  Azzolini,  che  dal  1808  servi- 
va appunto  per  le  cliniche,parle  della  qua 
le  dipoi  unì  a  comodo  e  per  l'ampliazio- 
ne  delle  medesime,  e  segnatamente  per 
rendere  più  vasta  la  sala  destinata  alle 
operazioni  chirurgiche  ,  che  in  appresso 
venne  fornita  d'analogo  anfiteatro  di  le- 
gno.Nel  I  82G  la  stessa  congregazione  per- 
mise il  libero  esercizio  della  professione, 
premessi  i  prescritti  sludi  biennali,  a'fle- 
bolonn,  ostetricanli, semplicisti, dentisti, 
velerinaiicbrachierari.  Dispose  l'unione 


256  U  N  I 

all'università  «Ielle  scuole  degl'ingegnen; 
ed  istituì  la  5/  facoltà  di  studi  denomina- 
ta filologica,  alia  quale  destinò  le  4  cat- 
tedre di  lingue  gieca  e  orientai  i,  d'archeo- 
logia, d'eloquenza  e  poesia,  di  storia  an- 
tica e  moderna;  le  prime  3  separandole 
dalla  facollà  legale ,  alla  quale  apparte- 
nevano, 1*  altra  erigendo  di  nuovo,  pre- 
scrivendo il  corso  e  metodo  de' relativi 
studi.  A  umentandosi  notabilmente  il  cor- 
redo scientifico  de'gabinetli  e  musei,  ne 
bastando  a  ciò  i  locali  dell'  università, 
mercè  l'indefesse  cure  del  cardinal  Op- 
pizzonijCoU'entrate  della  tenuta  acquistò 
nel  1827  con  pontificia  approvazione  il 
suddetto  vicino  palazzo  Malvezzi  eadia* 
cenze  per  1 6,000  scudi,  in  un  locale  pian- 
terreno del  quale  fu  impiantato  lo  sta- 
bilimento di  clinica  veterinaria,  con  an- 
nua dotazione.  Poscia  nello  stesso  palaz- 
zo fu  stabilita  la  residenza  de'  collegi,  e 
piti  lardi  quella  del  rettorato  e  sua  can- 
celleria; ed  alcune  camere  superiori  si  u- 
nirono  al  gabinetto  d'anatomia  umana. 
Aboliti  dalla  bolla  di  Leone  XII  gli  anti- 
chi ripetitori  ad  ogni  cattedra,  e  surroga- 
ti in  luogo  di  essi  pochi  professori  sosti- 
tuti, a'quali  riuscendo  impossibile  il  carico 
di  tutte  le  lezioni  loro  destinale,  indi  ces- 
sarono ;  procuiò  il  cardinale  migliorare 
questa  parte  d'istruzione  tanto  necessa- 
ria, e  quindi  con  autorizzazione  della  con- 
gregazione degli  studi,  nel  1 827  pubblicò 
un  regolamento  sulla  scella,  ordine  e  me- 
todo de'ripristinati  ripetitori,  i  quali  poi 
nel  j833,  come  dirò,  si  generalizzarono 
per  tutte  le  cattedre  come  prima,  hisor- 
ta  parie  del  popolo,  spinta  a  sommossa 
dalla  Setta  de'liberali  a'4  febbraio  1  83  i, 
mentre  si  credeva  continuar  la  sede  va- 
cante, ed  ignoravasi  che  in  Romaa'2  era 
stalo  eletto  Gregorio  XVI,  fu  istituito  un 
governo  provvisorio.  Il  presidente  di  que- 
sto,avv.  Giovanni  Vicini,a*  i  q  decretò  che 
l'università  dovea  dipendere  dal  suo  do- 
minio, destinandone  a  reggente  il  prof. 
Gio.  Battista  Lapi,  eche  le  lezioni  di  gius 
pubblico  ecclesiastico,  testo  canonico,  ed 


UNI 

istituzioni  venisseroesercltafenRl semina- 
rio arcivescovile,  e  non  fossero  d'obbligo 
pe'legali.  Con  altri  decreti  del  i .°  marzo, 
istituì  la  cattedra  d' ideologia,  e  abolì  la 
prestazione  del  giuramento.  Indi  a'3  e- 
resse  la  cattedra  di  diritto  pubblico  e  del- 
le genti,  dietro  le  quali  preliminari  dispo- 
sizioni, venne  dal  reggente  Lapi  denun- 
ziata la  riapertura  dell'  università.  Ces- 
salo questo  rivoluzionario  governo  a'2  i 
marzo,  caddero  con  esso  le  sue  disposi- 
zioni, e  le  cose  dell'università  ripresero  il 
primiero  loro  ordine.  L'elfello  che  pro- 
dusse tanto  fatale  sommossa  si  fu  ,  che 
Gregorio  XVI  per  la  congregazione  de- 
gli studi  dichiarò  con  decreto  de'  12  set- 
tembre 1 83  I  ,chiuse  tutte  l'università  del- 
lo stalo,  ordinando  a'  rispettivi  arcican- 
cellieri  e  cancellieri  di  destinare  de'  luo- 
ghi separati,  dove  i  professori  dovessero 
dare  le  loro  lezioni  ne'giorni  e  ore  stabi- 
lite dal  calendario,  a  comodo  degli  stu- 
denti locali.  Di  pili  ordinò  che  tutti  gli  al- 
tri scolari  si  rimanessero  nelle  rispettive 
città  e  luoghi,  per  istruirsi  sotto  maestri 
approvati  ,  riservando  però  sempre  alle 
sole  università  il  diritto  di  conferire  le 
lauree  ei  gradi,  a  norma  della  bolla  di 
Leone  XII.  Questa  disposizione  venne  in 
seguilo  per  benigna  indtilgenza  di  Gre- 
gorio XVI ,  grado  a  grado  variata  ,  col 
permettere  l'  ammissione  agli  sludi  del- 
l'università de'giovani  anche  non  provi  q- 
ciali,e  nell'anno  scolastico  1 839-40  si  con* 
cessero  le  lezioni  quasi  tutte  nel  locale  del- 
la medesima.  Per  conseguenza  della  sud- 
delta  insurrezione, con  decreto  della  con- 
gregazione degli  sludi,confermato  daGre- 
gorio  XVI  a'2  settembre  1 833,  vennero 
smembrate  e  tolte  dall'università  e  dal- 
la facoltà  filosofica  le  cattedre  del  corso 
elementare,  vale  a  dire  quelle  di  logica 
e  metafìsica,  di  etica,  e  di  elementi  di  al- 
gebra e  geometria,  permeltendone  lo  stu- 
dio sotto  la  direzione  di  maestri  da  ap- 
provarsi dalla  congregazione  slessa.  Col 
medesimo  decreto  vennero  aboliti  i  pro- 
fessori sostituiti,  ed  in  loro  luogo  ripri- 


U  N  I 
stillali  i  rìpeliloii  per  luUe  le  calleJie. 
A'piofessoii  delle  caltedre  soppresse  ven- 
ne occortlnla  una  pensione. 

Proceilentlo  sempre  col  Maz/.elli,  pas- 
so a  rilerire  i  ta\ù  principali   de*  collegi 
dell'  univeisilà  di  Dologua,  dell'  istituto 
delle  scienze  unito  alla  medesima  ,  dei- 
la  biblioteca  e  de'  gabinetti.  J'^atli  prin- 
cipali del  Collegio  disagia  teologia.  Fu 
fondato  da  Innocenzo  VI  colla  bolla  Qua- 
si ligniiru  viiae,  data  in  Avignone  a' 21 
giugno  i36o,  Bull.  Roiji.  t.  3,  par.  -2,  p. 
3*2 3:  Insiilulio  Cathedrae  Tlieologicaein 
Studio  generalis  civilalis  Bononiae.  Vi 
contribuì  s.  Pier  Tonìma$i,ed  èili."che 
venne  eretto  in  Italia,  cioè  dopo  V Uni- 
versità o  Studio  della  Curia  Romana  o 
Scuole  Palatine  {f'-)'  Osserva  il  Novaes 
nella  Storia  di  quel  Papa,  che  l'univer- 
sità di  Bologna,  la  più  famigerata  allora 
d'Europa  pel  concorso  degli  scolari  e  pel 
gran  numero  di  grandi  uomini  che  avea 
prodotto  nel  diritto  civile  e  canonico,  non 
avendo  tuttavia  la  Facoltà  teologica,  In- 
nocenzo VI  la  fondò  co'medesimi  privi- 
legi di  cui  godevano  le  altre  facoltà  nella 
medesima  università.  Aggiunge  che  il  suc- 
cessore Urbano  V  arricchì  di  molti  diritti 
e  privilegi  l'università.  Bonifacio  IX  con 
bolla  de'28  ottobre  i  392, confermò  e  de- 
corò di  privilegij  e  cogli  onori  stessi  go- 
duti dall'  Università  di  Sorbona,  la  facol- 
tà teologica  di  Bologna.  Venne  stabilito 
che  ne  fosse  il  cancelliere  l'ordinario ,  e 
vice-cancelliere  il  di  lui  vicario, aventi  di- 
ritto di  conferire  la  laurea.  Le  sue  costi- 
tuzioni furono  impresse  dal  Sassi  m  Bo- 
logna nel  1726,  e  riformate  nel  i  783,  in 
cui  pure  videro  la  luce  co'tipi  di  s.  Tom- 
maso d'A(|uino.  Il  numero  de'collegiati 
restò  per  3  secoli  senza  limite,  e  soltanto 
nel  I  663  fu  determinato  a  36,  cioè   24 
numerari  o  seniori  ei2  soprannumerari 
u  ginniori.  Avea  un  nolaro  per  la  spedi- 
zionedegli  alti,  ed  un  bidello  inserviente. 
Tra'  suoi  antichi   membri   registrati  nel 
Diario  ecclesiastico  e  civile  degli  anni 
1785  al  1789  e  seguenti,  sino  all'epoca 

VOL.  LXXXIV. 


UNI  25:7 

di  sua  soppressione  summenlovala,  nu- 
roeransi  6  Papi,  3i  cardinali,  jS  tra  ve- 
scovi e  arcivescovi,  un  santo,  7  beati  e 
altri  illustri  personaggi,  riferiti  con  copio- 
so catalogo  dal  Mazzetti  a  p.  295.  Sop- 
presso il  collegio  nel  i  797  e  nel  1 800, piac- 
que a  Leone  XII  nel  1824  d'erigerlo  di 
nuovo  al  modo  già  detto,  colle  stesse  fa- 
coltà di  laureare  e  conferire  i  gradi  co- 
me avea  prima.  1  suoi  novelli  statuti  com- 
pilali nel  1827,  furono  approvali  dalla 
congregazione  degli  sludi  neh  836.  I  no- 
mi de'membri  del  nuovo  collegio  dal  1  824 
al  1840  il  Mazzetti  li  riporta  a  p.  217. 
Fatti  principali  del  Collegio  legale.  Que- 
sto era  anticamente  diviso  ne'due  colle- 
gi di  gius  canonico  o  pontificio,  e  di  gius 
cesareo  o  civile.  1  due  collegi  sono  di  re- 
motissima origine,  potendosi  affermare, 
che  lo  studio  delle  leggi  in  Bologna  fosse 
esclusivamente  a  lei  dovuto,  a  preferen- 
za di  tutte  le  altre  scuole  d'Italia,  men- 
tre la  Costituzione  di  Giustiniano  I  ,  le 
Chiose  per  le  spiegazioni  delle  leggi ,  la 
compilazione  delle  leggi  feudali  a  istan- 
za dell'imperatore  Federico  I,  e  la  pub- 
blicazione delle  Decretali ,  che  si  fecero 
da  Bonifacio  Vili,  sono  opera  del  colle- 
gio di  gius  civile:  e  però  il  famoso  Ac- 
cursio, soprannominalo  il  Carroccio  del- 
la Ferità^  meritamente  asserì,  che  la  su- 
premazia del  gius  civde  risiedeva  in  Bo- 
logna, che  altri  insigni  autori  nominaro- 
no Nutrice  delle  Leggi.  Il  collegio  di  gius 
canonico  avea  i4  membri  numerari  e  3 
soprannumerari  ;  il  gius  civile  20  nume- 
rari e  4  soprannumerari.  Narrai  di  so- 
pra ì  nobili  privilegi  concessi  da  Carlo  V 
e  confermati  da* Papi.  Clemente  XIII  con 
breve  de' 19  ottobre  1765,  revocando  la 
costituzione  di  Benedetto  XIV  de'2  set- 
tembre 1744  **  favore  della  Sapienza  di 
Roma  o  Università  Romana^  e  del  col- 
legio degli  avvocati  concistoriali,  dichia- 
rò che  i  laureati  nell'una  e  nell'altra  leg- 
ge nell'università  di  Bologna,  si  avesse- 
ro come  laureati  nel  collegio  di  detta  Sa- 
pieuzflj  e  cogli  stessi  privilegi  a  queitu  ^ià 
'7 


2  58  IJ  N  l 

concessi.  Da  questi  collegi  si  nominarono 

3  soggelli  del  loro  corpo  per  la  scelta  da 
farsi  dal  Papa  dell'avvocato  de'poveri,in 
viitìidel  breve  di  Clemente  Vili  de'9  lu- 
glio iSgg.  Otlodi  essi, cioè  4  per  ogni  col- 
JegiOjCranosindaci  della  pubblica  dogana, 
ed  un  altro  presidente  del  monte  di  pietà, 
come  rilevasi  dallo  statuto  del  monte  del 
1 .1 1 4. L'arcidiacono  era  il  cancel  liere  per- 
petuo d'ambo  i  collegi,  col  diritto  di  pi  o- 
lìiuovere  e  conferire  la  laurea.  1  suoi  sta- 
tuii furono  di  nuovo  compilali  nel  i  Sgi, 
ed  esistono  nell'arcbivio  arcivescovile  di 
Bologna,  preceduti  dal  catalogo  di  tulli 
i  flollegiali  dal  i3iy  sino  alia  loro  sop- 
pressione nel  1 800,  Ira'qualijOltre altri  di- 
stinti e  insigni  soggelli,  siannoveranonel 
collegio  canonico  4  P^P')  ^4  cardinali  , 
34  lia  vescovi  e  arcivescovi,  7  arcidia- 
coni, 4  uditori  di  Rota,  5  del  s.  Palazzo, 
ì7.  referendari  di  Segnatura,  un  suddia- 
cono apostolico  ed  altri  prelati.  Il  Maz- 
zetti riporta  il  catalogo  degli  aggregali  al 
collegio  di  gius  canonico  a  p.  34o.  Nel  col- 
legio civile  si  contano  4  P«P')  26  cardi- 
nali, 35  tra  vescovi  e  arcivescovi,  8  arci- 
diaconi, 4  uditori  di  Ptota,  2  del  s.  Pa- 
lazzo,! I  refereodaridi  Segnatura,  un  ab- 
brevialore  del  parco  maggiore,  un  pro- 
tonotario,  altri  prelati  e  3  avvocali  con- 
cistoriali. Anche  diquesti  il  Mazzetti  pub- 
blicò il  catalogo  a  p. 357.  Ambedue!  col- 
legi in  virtù  del  leslamenlodi  mg."^  Dio- 
iiigio  Ratta  del  1^97  nominarono,  come 
nomina  ora  1'  attuale  collegio  legale ,  4 
zitelle  alle  quali  è  assegnalo  il  dolalesus- 
sidiodi  scudi  20  per  ciascuna,  pagatoda- 
gli  eredi  del  testatore.  Il  priore  del  col- 
legio canonico,  pel  testamento  del  conte 
Francesco Paselli  del  1 623,  avea  il  dirilto 
d'  eleggere  una  zitella  del  conservatorio 
di  s.  Maria  del  Daraccono,  alla  quale  as- 
segnava per  sussidio  dolale  i  frutti  d'un 
capilaie  di  scudi  1000.  Il  medesimo  col- 
legio pel  letlamenlodi  PierGaspareGiao- 
nolli  del  1788  distribuiva  ogni  anno  la 
rendita  nella  di  sua  eredità  ad  una  zitella 
figlia  d'un  doUore  del  medesimo  colle- 


U  N  I 

gio,  e  in  mancanza  di  questa  ad  una  fi- 
glia d'un  {lollore  del  collegio  ci  vilejil  qua- 
le beneficio  Pio  VI  estese  anche  alle  ni- 
poti de'collegiati  ex  filio,in  mancanza  del- 
le figlie  proprie,  o  delle  nipoti  ex  fratrc^ 
e  colla  preferenza  sempre  a  quelle  de'dot- 
tori  del  collegio  canonico.  L'attuale  col- 
legio legale  è  succeduto  ne'diriUi  di  no- 
mina dell'antico  collegio  di  gius  canoni- 
co. Questo  e  il  collegio  di  gius  civile  a- 
bolili  nel  1798,  ripristinati  nel  1799,  ^^ 
tornarono  ad  abolire  nel  i  800. Leone  Xlì 
nel  1824,  in  luogo  di  tali  collegi,  eresse 
l'attuale  collegio  legale,  eolle  stesse  facol- 
tà di  laurearee  conferire  i  gradi, variando 
però  il  numero  de*suoimembri,cheliiìiilt> 
a  12  solamente.  Da  Leone  XU  neli82> 
fu  onoratodell'incarico  d'esaminare  i  co- 
dici ci  vile  e  cri  minale,  e  di  compilare  quel- 
lo di  procedura  criminale.  I  suoi  statuti 
compilati  nel  1  827,  approvò  la  congrega- 
zione degli  sludi  nel  i836.Da  questo  colle- 
gio e  da  quello  medico  e  filosofico  si  eslrae 
uno  de'  suoi  membri  all'amministrazio- 
ne del  collegio  Jacobs.  I  nomi  del  nuovo 
collegio  legale  dal  1824  al  184»,  sono  ri' 
portati  dal  Mazzetti  a  p.  112. Fatti  prin- 
cipali de  Collegi  di  medicina  e  filoso- 
fìa. Sono  d'antichissima  istituzione,  men- 
tre i  loro  statuti  furono  compilali  o  ri- 
formati uelii56,  modificati  nel  i358  e 
nel  I  5o7,ed  in  questo  appi  ovati  daGiulio 
1!  e  [)0i  da  molti  altri  Papi.  Quelli  sepa- 
rati del  collegio  medico  furono  anche  im- 
pressi dal  Monti  nel  1664.  CoMoro  brevi, 
Giulio  II  nel  I  5o7, Leone  X  nel  i  5i  7,Gre- 
gorio  Xlll  neh  583  e  Benedetto  XIV  nel 
I  74' jcsistenti  nell'archivio  arcivescovile, 
aftìdarono  e  confermarono  al  collegio  me- 
dico la  polizia  sanitaria  conosciuta  sotto  il 
nome  di  Protomedicaio,  concernenle  l'a- 
bilitazione a'diversi  rami  della  medicina, 
la  vigilanza  su  quelli  che  resercilano,la  pu- 
nizione de'contravvenlori,il  giudizio  sulle 
competenze  de'medici,  chirurghi  ec,  l'i- 
spezioni sulle  fìumacie,  drogherie  ce;  at- 
tribuzioni che  vennero   tolte  dopo  l'in- 
vasione fraucese  del  i  7 96, ed  alìidale  a 


lì  N  I 

paiiicolaii  coiiiinissionl  dal  governo  isli- 
luite,  delle  quali  riuscirono  inutili  i  len- 
lalivi  per  la  riprislinazione.  Nel  i65o  per 
la  retta  aniniinislrazione  del  detto  Pro- 
toniedicuto  iluono  pubblicate  per  le  stani* 
pe  del  Benacci  l'analoglie  leggi.  Godeva 
il  collegio  niedico  per  (ali  attribuzioni 
rannuo  assegno  di  scudi  200  sulla  ren- 
dita della  gabella,  oltre  a  scudi  4o  per  la 
\isit.i  delle  farmacie  de' castelli,  le  (]uali 
due  somme  veriivano  distribuite  da'due 
proloa»edici  a'  loro  coadiutori  e  ministri 
liJiletti.  De'privilegi  concessi  da  Carlo  V 
V  coiiferujati  da*  Papi,  già  parlai.  Cene- 
detto  XIII  nel  1727  «licliiarò  che  i  lau- 
reati in  ntedicina  nell'  università  di  Bo- 
logna, si  avessero  come  laureati  nelT  ar- 
chiginnasio della  Sapienza  di  Roma,  eche 
potessero  esercitare  la  loro  professione 
tanto  entro  lo  stato  pontifìcio  che  fuori 
di  esso.  Benedetto  XiV  nel  174»  confer- 
Djando  tal  privilegio  Testese  anche  a'chi- 
rurghi,  farmacisti,  ostelricanti  e  agli  al- 
tri licenziati  ed  abilitati  all'esercìzio  del- 
l'arte medica  nelT  università  bolognese. 
Inoltie  con  altro  breve  del  i749>  <Jopo 
avere  ringrazialo  il  collegio  medico  pei 
parere  a  lui  trasmesso^  dichiarò  eh'  esso 
poteva  servir  di  norma  nel  giudicare  cer- 
te cause,  e  massime  le  matrimoniali. L*ar- 
cidiacono della  metropolitana  era  di  que- 
sti collegi  il  cancelliere  perpetuo,  avente 
diritto  per  promuovere  e  decretare  i  lau- 
reandi. Aodjedue  i  collegi  si  distingueva- 
no per  meaibri  numerarie  soprannume- 
rari. 1  numerari  del  collegio  di  medicina 
erano I2,e IO  quelli  di  filosofia.  1  sopran- 
numerari dell."  tre,  dell'altro  cinque. E- 
rano  sindaci  ^.i\\  essi  della  pubblica  do- 
gana o  gabella  grossa.  Il  catalogo  de'ri- 
spelti  vi  collegiali  dal  f  i  C)6  fu  impresso  dal 
IMonli  neh  664;  '"*^''  proseguito  mss.  sino 
air  anno  i8oo,  interamente  il  Mazzetti 
lo  pioduce  a  p.  374>  Contausi  Ira  essi  , 
Benedetto  XIV,  3  vescovi,  ed  una  (jnuu- 
Illa  d'insigni  filosofi,  poeti,  arli;>li  e  lette- 
rati, che  contribuirono  alla  celebrità  della 
buloguese  uni  \  ersi  là.  Soppressi  i  due  col- 


U  N  I  ■>.% 

legi  nel  j  798,  ripristinali  nel  1799,  tor- 
narono a  sopprimersi  nel  i  Boo.Leone Xll 
nel  1824  eresse  di  nuovo  il  collegio  me- 
dico-chirurgico, col  le  slesse  facoltà  di  lau- 
reare e  conferire  i  gradi,  fissando  il  nu- 
mero de'suoi  membri  a  1  8,  con  1 2  medici 
e  G  chirurghi.  Gli  statuti  compilati  nei 
1825,  la  congregazione  degli  sludi  appro- 
volii  modificali  nel  1 836.  Egli  è  ritenuto 
uno  de'  corpi  scientifici  più  accreditati 
d'  Europa,  al  quale  nel  1839  Gregorio 
XVI  commise  l'esanje  di  certa  China  Pi- 
laf a  per  conoscerne,  Sperimentarne  e  ri- 
ferirne r  utilità  a  prò  degl'infermi.  Per 
questo  fine  lodevole,  il  Papa  la  die  ad  a- 
walizzare  anche  al  prof.  Giacomo  d/  Fol- 
cili, il  quale  pubblicò:  Lellera  al  dr  Giu- 
seppe De  MaUheis,  sopra  una  nuova  spe- 
ciedi  China- China,  denominata  Pitaya^ 
donala  dalla  repubblica  di  Columbia  al 
Pontefice  Gregorio  JV/Y,  Roma  i833. 
Lo  slesso  Leone  XII  nei  1824  eresse  di 
nuovo  anclie  il  collegio  filosofico,  com- 
ponendolo di  I  2  membri.  1  suoi  statuti 
compilati  nel  1827,  li  approvò  la  congre- 
gazione degli  sludi  nel  i836.  1  membri 
del  nuovo  collegio  medico- chirurgico  dal 
1824  al  I  840,  il  Mazzetti  li  registra  a  p. 
228, indi  a  p.  233  riporta  quelli  del  nuovo 
collegio  filosofico  di  detto  periodo.  Col- 
IcgiofilologicOi  Leone  XII  per  organo  del- 
la congregazione  degli  studi  fondò  que- 
sto  5.°  collegio  nel  182^, assegnandovi  12 
menkbri  nella  forma  degli  altri  riferiti.  [ 
suoi  statuii  compilati  nel  1826,  la  della 
congregazione  li  approvò  nel  1 8 36. Di  que- 
sto collegio  filologico  fanno  parie  egregi 
lellerati,e  parecchi  d'italico  nome.I  meai- 
))ri  dal  1 8 24  al  1 840  si  leggono  nel  Maz- 
zetti a  p.  237.  Falli  principali  dell'  I- 
slitulo  delle  scienze.  Il  famoso  Istitutodel- 
le  scienze  e  arti  di  Bologna,  lo  celebrai 
tra  le  principali  /^/tcv/^/tf/zi/ee  allrove,con 
altre  notizie  eziauilio.  Deve  lu  sua  origi- 
ne e  fondazione  al  magnanimo  e  gene- 
roso  bolognese  il  generale  Luigi  Ferdi- 
nando conte  IMarsili,  il  quale  dopo  aver 
fullu  lunghissimi  viaggi,  acquistate  esle 


26o  UNI 

sìssime  cognizioni ,  e  raccolta  una  gran 
quantità  di  libri,  macchine,  istrumenti, 
suppellettili  ec,  io  cui  impiegò  quasi  lutto 
il  suo  ricco  patrimonio,  introdusse  in  ca- 
sa propria  due  accademie,runa  detta  de* 
Filosofi  Inquieti,  nata  nel  1690  per  ope- 
ra del  celebratissimo  Eustachio  Manfre- 
di, dalla  quale  poi  Benedetto  XIV  trasse 
l'ordine  de'pensionati  dal  suo  nome  delti 
Benedettini j  l'altra  de  Pittori,  Scultorie 
Architetti,  di  cui  fu  principale  Gio.  Pie- 
tro Zannotti,  che  cominciò  le  sue  rego- 
lari convocazioni  in  casa  del  general  Mar- 
sili  a'2  gennaio  1710  nel  pontificato  di 
Clemente  XI,  onde  poi  prese  il  nome 
à' Accademia  Clementina,  anche  per  a- 
•ver  il  Papa  falle  non  poche  donazioni  al- 
l'istituto. Nella  seduta  dell'accademia  di 
s.  Luca  di  Roma  de'  11  aprile  1710  fu 
partecipata  l'erezione  dell'accademia  del- 
le belle  arti  di  Bologna,  per  cui  il  Mis- 
sirini  pubblicò  gli  alti  delia  comunicazio> 
ne  a  p.  172  delle  sue  bellissime  Memorie 
per  servire  alla  storia  della  romana  ac- 
eademiadis.  Luca,  Per  la  perpetuità  del- 
l' utilissimo  stabilimento  il  Marsili  pro- 
pose al  senato  di  Bologna  la  donazione 
della  sua  raccolta  per  aprire  un  luogo  alla 
pubblica  istruzione,  e  collo  scopo  che  la 
studiosa  gioventù,  e  chiunque  bramasse 
d'apprendere  le  scienze  pratiche,  potesse 
anche  praticamente  vedere  quelle  mate- 
rie, che  nel  pubblico  studio  o  non  si  trat- 
tavano in  modo  alcuno,  o  si  trattavano 
teoricamente.  Accettata  a'  18  maggio 
I  7  I  I  questa  proposizione,  il  senato  do- 
po avere  riportalo  da  Clemente  XI  la  fa- 
coltà di  vendere  tanti  Luoghi  del  Monte 
Sussidio  secondo,  per  la  somma  di  scudi 
25,000,  onde  servirsene  per  la  fabbrica 
del  novello  istilulo,a'5  dicembre  acquistò 
per5ooo  scudi  dalla  famiglia  Poggi  Ban- 
chieri, succeduta  alla  Cellesi,  l'attuale  pa- 
lazzo, uno  de*  più  pregevoli  di  Bologna 
per  la  sua  nobile  archittellura,  quasi  tut- 
ta del  famoso  Domenico  Tibaldi ,  e  per 
gli  sparsivi  dipinti  di  antico  tnirabil  gu- 
sto del  Primaticcio,  di  Nicolò  dell'  Abate 


UNI 

e  di  Pellegrino  Tibaldi.  Quindi  con  so- 
lenne allo  dell'i  I  gennaioi7i2  ebbe  e* 
secuzione  la  donazione  del  general  Mar- 
sili  al  senato  ,  il  quale  fece  tosto  distri- 
buire in  appositi  armadi  gli  oggetti  sud- 
detti ;  costruì  la  biblioteca,  la  chimica, 
la  scuola  de'  pittori  e  V  osservatorio  a- 
slronomico,  destinando  a  norma  del  con* 
venuto  col  munifico  donatore, che  in  certi 
giorni  determinati  facessero  i  loro  eseicizi 
un  astronomo,  un  matematico  ossia  archi- 
tetto militare,  un  fisico  sperimentale,  un 
istorico  naturale,  un  chimico  e  un  biblio- 
tecario, col  titolo  di  professori.  Vi  ven- 
ne anche  destinato  un  presidente,  da  cui 
dipendessero  i  professori ,  e  un  segreta- 
rio,  come  pure  fu  fatto  un  custode  del 
palazzo.  Le  sue  costituzioni  de'  1 2  dicem- 
bre 1712,  furono  approvate  da  Clemente 
XI  a'j  2  gennaio I  7  1  5;  e  venne  riportato 
il  loro  tenore  in  una  1?  donazione  che 
il  generosissimo  general  Marsili  aggiunse 
aliai."  a'24  marzoi  727.  Furono  concen- 
trale nell'istituto  le  due  accademie  sud- 
dette. Nell'unire  l'accademia  filosofica  si 
stabiTi,  che  essa  dovesse  governarsi  colle 
proprie  leggi,  senza  dipendere  dal  presi- 
dente dell'istituto,  ma  bensì  dal  suo  pro- 
prio, e  si  volle  chiamare  Accademia  del' 
le  Scienze  dell'  Istituto  ,  con  questo  pe- 
rò che  il  segretario  di  lei  fosse  quel  me- 
desimo soggetto  ,  che  dal  senato  veniva 
eletto  a  segretario  dell'istituto.  Venne  an- 
che disposlOjche  tanto  il  presidente  quan- 
to i  professori  di  esso,  dovessero  far  go- 
dere a  quest'accademia  de'comodi  dell'i- 
stituto, assistendola  e  compiacendola  in 
tutto,  senza  però  derogar  mai  alle  costi- 
tuzioni del  medesimo.  Per  l'unione  delle 
due  accademie  divenne  Tisliluto  non  so- 
lo una  scuola  aperta  alla  pubblica  istru- 
zione ,  ma  ancora  un  asilo  destinato  al 
progredimento  delle  scienze  e arli,al  qua- 
le scopo,  espresso  ufficio  del  segretario  e- 
ra  di  tener  aperto  carteggio  coll'accade- 
mie  oltramontane,  a  nome  dello  slabilt- 
uiento ,  per  la  reciproca  comunicazioni 
delle  ricerche  utili  e  uuove  scoperte.  L'ai 


UN  I 
perlurn  solenne  clell'istitnlo  avvenne  a' 
i3  mnizoi7i4,  reciloncìovi  elegante  o- 
lazione  ii  p.  d.  Ercole  Corazza  olivetano. 
L'antininislrazione  delle  rendite  assegna- 
te  pel  mantenimento  dello  stabilimento 
e  la  cura  del  medesimo,  fu  commessa  ad 
un'assunteria  composta  di  senatori.  Cle- 
mente XI  a  memoria  del  nuovo  istituto 
léce  coniare  una  medaglia,  il  cui  conio  è 
nella  Zecca  pontifìcia  di  Roma,  colla  sua 
effigie  con  triregno  e  piviale,  e  l'iscrizio- 
ne: Bonarum  Artiunt  Culliti  et  Incre- 
mento. Neir  esergo  è  T  epigrafe  :  Inslit. 
Scient.  Bonon.  Nel  rovescio  si  vede  la  fac- 
ciata esterna  dell'  edifìcio  dell'  Istituto. 
Neh  724  ili  virtù  di  donazione  del  be- 
nemerito concittadino  Marc' A  nlonioCol- 
lina  Sbaraglia,  crebbe  all'istituto  il  gabi- 
netto di  geografìa  e  di  nautica  col  rela- 
tivo professore.  I\Ig.'  Lambertini,  poi  13e- 
nedeUo  XIV,  nel  1723  fece  abbellire  e 
dijiingere  la  cappellina  dell' islilulo  ,  e 
coiitiimò  nel  cardinalato  le  sue  beneficen- 
ze. Natale  Parisini  coti  testamento  del 
1736  ordinò  che  da'suoi  eredi  fiduciari 
il  p.  guardiano  di  s.  Francesco,  ed  il  più 
anziano  de'  governatori  dell'  opera  de' 
Vergognosi,  si  fondasse  nelle  camere  del- 
l'isiiiuto  una  librt^ria  legale,  spendendo 
per  essa  ogni  anno  1  000  lire  finché  fosse 
compita, con  200  lire  annue  al  custode. 
Per  la  scarsezza  de'rinvenuti  fondi  non  po- 
tendosi effettuare  il  disposto  dall^arisini, 
nel  1780  fu  assegnato  all'istituto  lutto  il 
capitale  disponibile.  Nel  174^  si  adattò 
all'osservatorio  una  camera  atta  a  rice- 
vere il  quadrante  murale,  e  lo  strumento 
de'passaggi,  che  insieme  con  un  quadran- 
te ntobile  erano  slati  ordinati  in  Inghilter- 
ra al  Sisson,in  occasione  della  buona  som- 
ma spedila  daClemente  XII  a  profitto  del- 
l'islilulo.Nel  i  74^6 1  743passarono  ad  au- 
mentare il  corredo dell'istilulo  idue  famo- 
si musei  d'UiisseAldovrandi  ediFerdinan 
do  Cospi  già  da  essi  donati  al  senato,il  qua- 
le sin  dal  i  600  li  conservava  nel  pubblico 
palazzo.Nelr  742  inollrelk'nedelloXI  Va 
sue  spese  ordinò  l'iùUoduzioue  d'uno slu* 


UNI  a6r 

dio  in  cera  d'  anatomia  col  suo  profes- 
sore; istituì  una  scuola  di  chirurgia  a 
cui  donò  un  assortimento  d'analoghi  fer- 
ri a  lui  regalati  dal  re  di  Francia,  e  in- 
giunse al  professore  di  far  le  sue  lezioni 
ne'due  grandi  spedali  delia  Vita  e  della 
Morte  ,  per  potere  aver  comodi  i  cada- 
veri, e  che  fosse  consideralo  come  pro- 
fessore dell'istituto.  Altre  sue  beneficen- 
ze all'istituto  sono  :  di  aver  ornato  l'an- 
tiche camere  e  fornite  di  macchine  pegli 
sperimenti  fisici,  d*  istrumenti  astrono- 
mici, di  molti  ricchi  e  rari  oggetti  di  sto- 
ria naturale;  e  d' aver  fallo  risarcire  e 
con)piere,secondo  l'applaudilo  disegno  di 
Pellegrino  Tibaldi,  il  cortile  e  la  loggia 
del  palazzo  dell'Istituto.  Di  più  Benedetto 
XIV  nel  174^  soppresse  il  collegio  fon- 
dato neh 585  da  Francesco  Pannolini, 
per  non  essersi  distinti  i  convittori  nelle 
lettere,  e  ne  applicò  le  rendite  all'istituto 
per  aumentare  gli  stipendi  a'  professori 
e  bibliotecari,  in  acquisto  di  libri  e  al- 
tro, però  con  alcuni  pesi,  fra'quali  il  pa- 
gamento annuo  di  lire  2400  a  24  acca- 
demici dell'istituto,  che  formarono  una 
classe  a  parte  e  si  denominarono  Acca- 
demici Pensionati  BenedeUiniy  pe'  quali 
prescrisse  particolari  leggi.  Co*  suoi  do- 
ni generosi  acquistò  l'istituto  nel  1747 
tutta  la  suppellettile  ottica  del  celebre 
Giuseppe  Campana,  nominandosi  un  ap- 
posito custode.  Egualmente  per  magna- 
nimità del  gran  Benedetto  XIV,  si  se- 
pararono dalla  biblioteca  i  capi  d'  anti- 
chità da  lui  regalati,  e  di  essi  se  ne  for- 
mò un  gabinetto  a  parte,  ch'ebbe  pure  il 
suo  separalo  professore.  Donò  anche  la 
maggior  parte  delle  statue  che  formava- 
no la  copiosa  galleria,  la  quale  comin- 
ciò allora  ad  aver  bisogno  di  custode.  Nel 
1751  applicò  all'  istituto  l'eredità  della 
contessa  Leona  DosiGarzoni,la  quale  nel 
1697  l'avea  destinata  pel  mantenimento 
de'giovani  del  collegio  Dosi,  e  in  difettò 
di  essi,  per  una  casa  di  ritiro  per  3  ve- 
dove nobili.  Comandò  che  si  erogasse 
l'euli'tilu,  per  due  terzi  a  vantaggio  della 


3f>2  U  N  I 

libreria  ,  e  per  altro  3."  a  beneficio  de* 
j»iovani  delle  3  case  Casali,Guastavillani 
cMuzzarellijed  in  casodell'estinguinien- 
t<>  di  esse,  a  profiHo  della  stessa  libreria. 
Jl  giovane  beneficalo  dovesse  godere  8 
anni  le  rendite,  ed  applicarsi  in  Roma  al- 
lo studio  delle  leggi.  ISel  i  753  Benedello 
XIV  assegnòall'istitnlocirca  io,oooscu- 
di,  provenienti  dall'  eredità  del  cardinal 
Pompeo  Aldovrandi,a  comodo  però  del- 
l'accademia Clementina,  la  quale  fii  sur- 
rogala a  quella  di  Arti  Liberali  e  degli 
Aravzi  ordinata  da  detto  cardinale. Que- 
sto fondo  servì  per  aumentar  la  scuoia 
del  nudo.  Continuò  Benedetto  XIV  fin- 
che visse  le  proprie  beneficenze  all'isti- 
tuto, arricchendo  i  gabinetti  di  prezio- 
si oggetti.  Nel  17583  sue  spese  acqui- 
stò la  suppellettile  necessaria  per  dare  u» 
corso  completo  d*  ostetricia,  aumentan- 
do un  professore.  All'ampio  edificio  della 
biblioteca,  per  la  cui  costruzione  Clemen- 
te XII  nvea  contribuito  con  ragguarde- 
vole sussidio,  Benedetto  XIV  die  il  mag- 
gior lustro  ,  perfezione  e  ampliamento, 
colla  forinazione  delle  attuali  maestose 
scansìe,  col  dono  de' suoi  copiosissimi  e 
rarissimi  libri  ;  e  col  procurarle  inoltre  il 
legato  degli  altri  pure  sceltissimi  del  car- 
dinal Filippo  M."*  IMonti ,  ascendenti  a 

I  2,000, ed  all'istituto  la  di  lui  quadreria, 
colla  serie  de'rilratti  de'cardinali  più  ce- 
lebri da  Alessandro  IH  a  Benedetto XIV, 
ciascuno  con  un  breve  elogio  delle  loro 
gesta, pubblicando  tali  encomi  con  ispien- 
dida  edizione.  Elogia  S.  R.  E.  Cardìna- 
liuti/  pieta(e,doctrìnn^legationihùs  ac  re- 
bus pio  Ecclesia  gestis  illastriuni^  a  pon- 
lificatu  Alexandri  HI  ad  Benediciuni 
XlII^apposita  eorum  imaginihus quae in 
Pinacotheca  Philippi  cardinalis  deJIoii' 
tibus  spectautur,'komae  l'j^i.  Pio  VI 
per  concorrere  a!  decorc  e  progresso  del- 
l'istituto, nel  1780  gli  assegnò  annui  scu- 
di 1000  sulle  rendile  della  gabella  grossa. 

II  Mazzetti  riporta  pure  le  rendile  che  a 
tale  epoca  godeva  l'insigne  stabilimento, 
inclusi vamente  all'^innuo  assegno  di  lire 


U  N  l 
25o5  fatto  da  Benedetto  XIV,  suUn  ca- 
mera apostolica;  ed  a'censi  d'annue  lire 
486  relativi  al  capitale  di  lirei  0,235  la- 
sciato nel  I  785  dal  duca  di  Curlandia  Pie- 
tro alTaccademia  Clementina  ,  investito 
nella  negoziazione  de'  veli ,  pel  premio 
Curlitndese,  che  tuttora  si  dispensa  dal- 
l'accademia di  belle  arti  successa  a  delta 
accademia.  Narra  il  sullodato  Missirini, 
che  appena  tu  costituita  l'accademia  Cle- 
mentina di  Bologna,  bramò  d'essere  ag- 
gregata all'accademia  di  s.  Luca  di  Ro- 
ma, la  quale  subito  assicurò  gli  accade- 
mici bolognesi  d'indivisibile  e  cordialissi-. 
ma  recipiocanza.  In  processo  di  tempo 
r  accademia  Clementina  scrisse  altra  let- 
tera all'accademia  romana  di  s.  Luca  pei* 
una  più  stretta  alleanza  perfetta.  Pertan- 
to l'accademia  di  s.  Luca  a'3  aprile  178:5 
volle  mandare  ad  effetto  la  cercata  unio- 
ne e  aggregazione,  A  tal  fjne  assicurò  di 
tale  unione  il  piincipe  e  accademici  del- 
l'accademia Clementina, colle  slesse  con- 
dizioni che  si  osservavano  nell' aggrega- 
zioni  del  collegio  Veneto  di  pittura  col- 
l'accademia  di  s.  Luca  ;  cioè  che  quella 
di  Bologna  assumesse  in  accademico  di 
merito  il  proprio  principe  marchese  Fer- 
dinando Raggi  prof,  d'architettura,  cou 
ispedirgli  la  dovuta  patente,  e  l'accade- 
mia di  s.  Luca  accettasse  per  suo  acca- 
demico di  merito  il  prof  di  pittura  Giu- 
seppe Becchetti,  principe  dell'accademia» 
Clementina,coiriuvio  della  rispettiva  pa- 
tente ;  e  che  in  mancanza  d'uno  de*  due 
soggetti  accettati  reciprocamente  per  ac- 
cademici e  con  patente  decorali,abbia  per 
sempre  a  succedere  in  luogo  suo  il  prin- 
cipe prò  tempore  dell'accademia,  che  sof- 
fre una  tal  perdila.  Indi  a'i  2  maggio  nel 
1782  segui  l'unione  dell'accademia  Cle- 
mentina «.ielle  belle  arti  di  Bologna  col- 
l'accademia  di  s.  Luca,  e  fu  ordinata  Li 
patente  pel  prof.  Becchetti,  che  si  legge 
nel  Missirini.  In  essa  si  dice  che  per  l'in- 
cremento con  mutuo  accordo  de' vantag- 
gi delle  buone  arti,  si  dichiarava  acca- 
dcuìico  di  s.  Luca  nella  classe  di  nilluva 


V  N  l 

i\  prof.  Decchetti,  non  solo  accordando- 
gli l'accesso  nell'adunanze  accademiclie, 
ma  altresì  il  volo  nelle  congregazioni. Al- 
lora le  due  accademie  si  comunicarono  i 
loro  statuti,  e  ah' accademia  di  s.  Luca 
piacque  riscontrare  alcune  provvidenze 
utilissimo  nella  costituzione  bolognese  , 
e  degne  d'  imila7Ìone  per  la  loro  mora- 
lità e  viriti  religiosa,  fra  le  quali  Uìi  pia- 
ce rilevare  (jnelle  di  esser  buon  caltoli- 
c«»,  di  «lon  dipingere  o  disegnare  osceni- 
tà o  caricatore  ingiuriose  ad  alcuna  per- 
sona, o  cose  vietate  dalla  moralità  cri- 
stiana, sotto  pena  agli  accademici  di  per- 
dere ii  luogo  nell'accademia,  e  agli  altri 
d'esserne  perpetuamente  esclusi.  Senza  ri- 
tornare nell'argomento,  ricorderò  che  il 
Missirini  riprodusse  ancora  il  dispaccio 
del  cardinal  Pacca  camerlengo  di  s.  Chie- 
sa e  delle  due  accademie  Clementina  e 
liomana  zelantissiuìo  proiettore, dell'i  i 
dicembrei8  iq,  relativo  all'inlima  unio- 
ne di  questi  due  illustri  slabilimenli  del- 
l'arti italiane,  e  loro  reciproca  relazione. 
Concorsero  ad  illustrare  questo  stabili- 
mento dell'  Istituto  i  molli  notabilissimi 
acquisti  fatti  da'suoi  senatori  as-^unti;  i 
liofu  preziosi  ricevuti  dalla  munincen/a 
de'  Papi,  principi,  cardinali,  nobili,  cit- 
tadini, stranieri  e  da  ogni  classe  di  be- 
nemerite persone.  Le  posteriori  vicende, 
cui  soggiacque  [)e'  fre(|uenli  mutamenti 
di  governo,  e  più  [loi  la  sottrazione  di 
molti  preziosi  oggetti,  fecero  se  non  man- 
car airatto,dimiinure  sensibilissimamen- 
te le  generosità,  le  quali  con  minor  fre- 
quenza si  rinnovarono,  allorché  l'istitu- 
to III  neli8o3  incorporato  all'università, 
J^enchè  non  mancarono  benemeriti  con- 
cittadini a  beneHcare  ulteriormente  gli 
attuali  gabinetti.  L'invasione  francese  del 
giugno  I  796  anche  all'istituto  recò  mol- 
lo danno,  poiché  a'5  luglio  i  commissa- 
ri di  quel  governo  levarono  dalla  biblio- 
teca e  da'  gabinetti  di  storia  naturale, 
d'antichità  e  di  iì>icu,<|utì'vari  libri,  mac- 
chine e  oggetti  rarisìsimi,  registrali  con 
distinta  dal  Mazzetti  u  p.  \  1  o  eseg.  Ces- 


U  N  I  26H 

salo  però  il  governo  italico  e  riprislioa- 
tosi  il  pontificio,  mercè  le  premure  e  me- 
diazioni del  celebre  e  sommo  scultore  Ca- 
nova, del  benemerito  conte  Luigi  Salina, 
e  del  presidente  dell'accademia  delle  bel- 
le arti,  vennero  nella  maggior  parte  re- 
stituiti gli  accennati  capi  [)reziosi,  insie- 
me a  molti  mss.  delle  cessate  corporazio- 
ni religiose,  concentrati  e  uniti  dal  go- 
verno alla  biblioteca  dell'  Istituto,  non 
senza  difetti  e  deformità.  A' 22  noveni- 
bie  1797  dall'amministrazione  diparti- 
mentale del  Reno  venne  pubblicato  un 
decreto  del  general  Napoleone  Bonapar- 
te,  il  quale  fissava  in  Bologna  un  Istitu- 
to Nazionale  della  Repubblica  Cisalpina, 
incaricato  di  raccogliere  le  scoperte,  e 
perfezionare  le  scienze  e  arti.  Ksso  non  si 
allontanava  dallo  scopo  del  MarsiIi,ondi; 
fu  quasi  una  conferma  d'erezione.  I  suc- 
cessivi rapidi  e  politici  trambusti  non  die- 
rono  luogo  ad  eseguire  alcuna  disposizio- 
ne in  proposito  a  danno  dell'istituto  di 
Bologna,  il  quale  proseguì  ne'suoi  eser- 
cizi sino  al  1802,  in  cui  a  norma  della 
costituzione  proclamala  ne'comizi  diLio- 
ne a*] 6  gennaio,  essendo  stato  messo  in 
attività  l'Istituto  Nazionale,  cadde  quel- 
lo di  Bologna,  il  (|uale  in  seguilo  del  pia- 
no generale  di  pubblica  istruzione  de'  4 
settembre, del  vicepresidentedella  repub- 
blica Melzi,  1*8  slesso  passò  co'  suoi  ga- 
binetti a  formar  parte  e  ad  unirsi  coll'u- 
niversità  di  Bologna,  e  quindi  di  due  sta- 
bilimenti se  ne  formò  uno  solo,  i  quali  par- 
teciparono de'comodi  dell'uno  e  dell'al- 
tro, come  già  notai.  Dopo  quest'unione, 
nel  seguente  i8o3  l'università  fu  trasfe- 
rita al  palazzo  dell'istituto,  che  da  indi  in 
poi  si  denominò  dell'Università.  Cosi  il 
famoso  Istituto  delle  scienze  ed  arti  fu 
commutato  in  Università  degli  Studi.  La 
detta  legge  de'4  settembre  conservò  pe- 
rò airistituto  la  proprietà  delle  sue  par- 
ticolari sostanze,  dichiarando  che  ({nelle 
ch'erauua  carico  ilclla  nazione,  veniva- 
no compensate  dal  governo  col  soslcnc- 
iicrc  il  peso  del  munlcuimenlo  dell' uni- 


264  u  ^  ' 

versila,  ed  accordando  a*  professori  del- 
l'istituto e  dell'  uni  versila  ,  die  in  que- 
sta riforma  rimasero  privi  d'impiego,  mia 
pensione  al  loro  servizio  proporzionala. 
iSlabiiì  aticora  che  le  doli  ed  i  corredi 
scicr»lifici  di  proprietà  comunale  o  dipar- 
timentale, addetti  ed  uniti  all'università, 
restassero  di  proprietà  de'rispellivi  sta- 
bilimenti o  comuni  a  cui  appartenevano. 
In  forza  della  slessa  legge  venne  separala 
didristituto  l'accademia  Clementina  de* 
pittori,  in  luogo  della  quale  il  governo  i- 
sliluì  VJccademia  di  Belle  Jrtl,  die  nel 
i8o3  fu  collocala  nel  vicino  edifizio  di 
s.  Ignazio,  un  tempo  noviziato  de'gesulli 
iiilrodolli  in  Bologna  neh  546  per  la  pie* 
là  di  Violante  Casali,  generosa  e  benefi* 
ca,  vedova  del  celebre  conte  CamilloGoz- 
zadini  benemerito  della  patria,  cbecoii- 
Iribuì  alla  cacciala  de'Benlivoglio  e  alfa 
rovina  in  Bologna  del  palazzo  loro,  die 
repulavasi  il  piìi  bello  e  più  magnifico 
d'Italia.  11  locale  appartenne  ancora  alla 
congregazione  della  Missione,  secondo  il 
eh.  Castellano.  Questi  celebra  la  magni- 
fica sala,  che  serve  alla  distribuizione  de' 
premi,  e  al  di  sopra  la  ricca  Pinacoteca, 
rilenula  una  delle  più  cospicue  d'Euro- 
pa, ove  tutti  sono  raccolti  i  migliori  qua- 
dri ,  pitture  pregievolissime  traile  dalle 
chiese  e  conventi  soppressi,  de'quali  il  fa- 
moso bulino  di  Francesco  Bosaspina  ha 
pubblicato  le  più  importanti  incisioni.  Di 
queste  l'accademia  ha  una  scelta  collezio- 
ne di  stampe  antiche  e  moderne  di  clas- 
sici autori.  Ne  alcuno  ignora  quale  sia  sta- 
lo in  genere  d'arti  il  vanto  della  scuola 
Bolognese,  delta  anche  Lombarda,  di  ciii 
devesi  a'Caracci  il  i,°  onore,  noverando- 
visi  il  Guercino,  Guido  Reni,  il  Domeni- 
diino.  Albani  ,  e  cento  altri  di  non  mi- 
nore riputazione.  Possiede  ancora  bellis- 
sime statue  antiche  e  moderne,  ed  altre 
sculture  pregevoli;  l'Oploteca  o  pregia- 
tissima raccolta  d'armi  antiche  olfensive 
e  difensive,  con  altri  arnesi  attinenti  al- 
l'ai chiletlura  mililai'e;  non  che  la  pro- 
pria biblioteca,  destinata  ad  uso  de'pro- 


UN  I 
fessorl  e  comodo  degli  allievi  dell'acca- 
demia, doviziosa  d'  opere  di  belle  arti  , 
d'architettura  militare,  di  erudizione,  di 
poesia  ec.  Può  vedersi  Ftlsina  Pittrice  , 
Fite  de  pittori  bolognr Sì  del  conte  Carlo 
Cesare  Malvasia ^con  ag»itint€yCorrezio- 
ni  e  note  inedite  del  nsedesinio  autore,  di 
Gio.  Pietro  Zanolli  e  di  altri  scrittori  vi- 
i'f/i//,Bologna  i  84  '  tipografiaGuidi.  Gui- 
da per  la  Pontificia  Accademia  delleBtlle 
yfrti  in  Bologna  pubblicata  da  Gaetano 
G ior da n i ispetto re  della  Pinacoteca  Bo  ■ 
/o^'rteyeec, Bologna  tipografiaSassi  1 846. 
Opera  degna  di  tanto  eruditissimo  scritto- 
re, laborioso  einfalicabile, come  si  appren- 
de da'3  cataloghi  riportati  in  fine  dell'en- 
comialo opuscolo,  d'opere  stampale,  di 
opeie  inedite  pubblicate  a  sua  cura,  e  di 
Oj)ere  inedile  da  pubblicarsi.  Nella  Cro- 
naca da  lui  dollamente  illustrata  ricor- 
da di  Giacomo  Rossi,  Orazione  inaugu- 
rale dcW Accademia  di.  Belle  yjrli.  Bo- 
logna ?,o  geniìaìO\^o\.  Gli  accademici 
delle  scienze  delii  benedettini  pensiona- 
ti, proseguirono  le  loro  unioni  ed  eser- 
citazioni a  tutto  l'anno  1  8o3-o4,  P<^'  qua- 
le  ottennero  nel  1  8o5  il  riparlo  della  som- 
ma che  rimaneva  in  avanzo  dell'eredità 
Pannolini.  L'imperatore  Napoleone  I  con 
decreto  de'25  dicembre  i  8  i  o,  delerminò 
che  l'Istituto  Nazionale,  già  di  Bologna, 
prendesse  il  titolo  iV Istituto  di  Scienze, 
LetlereedArti,ec\ì<i  avesse  la  sua  lesiden- 
za  in  Milano,con  4 sezioni  in  Venezia,  Bo- 
logna, Padova  e  Verona,  prescrivendo  il 
numero  de'suoi  membri  a  Go.coU'annuo 
assegno  di  lire  12  00,  oltre  agli  altri  mem- 
bri onorari  senza  numero  determinato. 
Nella  sezione  di  Bologna  vennero  aggre- 
gali alcuni  accademici  Benedettini,  e  tut- 
ti gli  altri  esclusi  proseguirono  priva- 
tamente le  loro  riunioni  ed  eserc.lazioiii 
in  modo  che  l'accademia  Benedettina  non 
cessò  in  fatto  di  sussistere,  benché  inani- 
mata, negletta  e  priva  di  mezzi,  Accfjr- 
dò  pel  mantenimento  del  dello  istituto 
l'iinnuo  fondo  di  lire  120,000,  ed  inca- 
ricò il  segretario  alla  pubblicazione  de' 


U  N  I 
suoi  allì.  Comnndò  in  pari  tempo  la  ri- 
foimn  (li  tulle  l'altre  accademie  scienti- 
(jche,  die  volle  l'ossei odeiioiiìiiiale coi  ti- 
tolo d'Ateneo,  dipendenti  dall'islitnlo  in 
«liscoiso.  Sospese  per  lali  disposizioni  le 
facoltà  e  le  lonzioni  dell'accadenìin  delle 
scienze  incorporala  all'Ateneo  del  dipar- 
tiaiento  del  Reno,  però  le  vennero  con- 
servale le  poche  sostanze  amniioislrate 
come  ora  da  t«n  dÌH;eodenle  del  promo- 
tore dell'  isliloto  IMarsiii,  (Incile  cessate 
le  vicissitudini  d'Italia  e  ripristinatosi  il 
goxerno  pontifìcio,  per  le  cure  indefesse 
dell'  arcicancelliere  cardinal  Oppizzoni 
si  venne  da  Ini  per  decreto  di  Pio  Vili, 
de'4  maggioi829  ed  eseguito  a'iy  giu- 
gno, a  ristabilire  l'accademia  delle  scien- 
ze suddetta,  lilenendo  a  prÌMcij)ale  base 
di  sua  riorganizzazione  il  n)oto-proprio  di 
Jieneiletlo  XIV  de'22  giugno j  74T*-l^ssa 
dividesi  in  4  classi,  la  !  /  de'  pensionati  o 
13enedellini  in  numero  di  24  coll'annuo 
assegno  di  scudi  3o  per  ciascuno,  purché 
nel  C(Mso  delle  sessioni  orduiarie  reciti- 
no o  mandmo  all' accademia  nel  giorno 
designato  dall'albo,  una  memoria  d'ar- 
gornenlo  scientifico,  che  contenga  qual- 
che nuova  indagine,  come  lo  prescri^^e 
il  legolamenlo  ;  la  2.' de' non  pensiona- 
li o  di  semplici  accademici  ptu'e  di  24; 
la  3.  di  iiccailemici  con'is[)Oiidenti  ,  il 
cui  numero  non  è  limitalo  dal  regola- 
mento, ma  die  nel  1 840  ascendeva  a  go, 
cioè  Go  italiani  e  3o  slranieri  ;  la  4>^  de- 
gli alunni  ,  che  non  debbono  esser  più  di 
6  II  suo  scopo  è  di  coltivare  e  promuo- 
vere le  scienze  esatte  e  naturali,  quin- 
di non  ponno  essere  eletti  accademici  se 
non  quelli  che  le  coltivano.  Que'profes- 
suri  dell'università  che  coprono  le  catte- 
dre di  tìsica,  chimica,  storia  naturale,  a- 
stronomiaj  anatomia  umana,  ed  opera- 
zioni chirurgiche  ,  hanno  il  diritto  alla 
classe  de'pcnsionali.  Noterò,  che  secondo 
l'isiituzione  di  Benedetto  XI  V,i  1 4  «neui- 
bri  deli'istilulo  che  aveano  diritto  d'es- 
seie  in  tal  classe,  erano  il  presidente,  il 
»e<jrclai'io,  T  urchilello  iiuhturc,  iu.6lu- 


U  N  f  265 

rico  naturale  e  suo  sostituto,  il  fisico  e  il 
seniore  de*  suoi  sostituii,  l*  astionoino  e 
il  suo  sostituto,  il  chimico  e  il  suo  sosti- 
tuto, il  prof,  di  geografia  e  nautica,  l'a- 
ualomico,  e  il  dimostratore  dell'operazio- 
ni chirurgiciie.  L'accademia  delle  scien- 
ze ha  un  presidente  e  un  vicepresidente 
dell'ordine de'pensionati  Benedettini,  che 
durano  incarica  un  anno,eilsegi'etariodì 
nomina  della  congregazionedegli  sludi  su 
tema  d'accademici  pensionati.  Sono  ad- 
detti all'accademia  uno  scrittore  e  un  bi- 
dello custode  dell'edifizio  e  delle  suppel- 
lettili.La  sua  residenza  è  nel  palazzo  antico 
dell'Istituto  ora  dell'Università,  come  fu 
stabilito  nella  1.'  fondazione  in  seauitodel- 
la  donazione  del  general  Marsili.  All'epo- 
ca però  della  sua  ripristina/ione  l*  acca- 
demia fu  collocata  nel  vicino  palazzo  già 
Malvezzi  ,  nel  quale  essendosi  nel  i83q 
Iraspoi  tate  le  residenze  ed  uflìzi  del  ret- 
torato e  della  cancelleria,  venne  dato  luo- 
go a  restituire  1'  accademia  delle  scien- 
ze neir  antico  palazzo  dell'  Istituto,  eil 
in  quella  parte  di  esso  che  comprende 
la  bellissima  sala  e  le  camere  dipinte 
dal  Tibaldi.  Tiene  24  sessioni  ordinarie 
ogni  anno,  in  ciascun  giovedì  dopo  la  fe- 
sta di  s.  Carlo  e  sono  private,  indi  sulla 
fine  dell'anno  accademico  ne  tiene  una  o 
due  semi  pubbliche.  llMazzelli  parla  an- 
coia  delle  sue  rendile,  del  legalo  Aldini 
pel  premio  d'  una  medaglia  d'oro  a  chi 
presenla  una  memoria  d'importante  sco- 
perta relativamente  al  Galvanismo  ed  a' 
mezzi  per  e.stingueie  gì'  incendi,  ammet* 
tendo  anche  quelle  degli  esteri.  Lo  stes- 
so Aldini  donò  anche  all'accademia  gran 
parte  de'mss.  del  celebratissimo  suo  zio 
prof  Luigi  (ialvani.  Le  regole  dell' ac- 
cademia stabilite  nel  1  829  alla  sua  ripri- 
slinazione  ,  furono  ap[)iovale  dalla  con- 
gregazione degli  sludi  nel  i838,  e  colla 
valida  media/ione  del  cardinal  arcivesco- 
vo protelloi  e  deiraccadoinia,del  celebra- 
tissimo poliglotto  cardinal  Mezzofanti,  e 
del  nipote  ili  (pieslo  mg,'  d  .  Oiuseppe  I\f  i- 
narelli,  lelloic  perpetuo  deli*  università 


5.G6  U  N  I 

e  cameriere  segreto  sopranauoierarlo  di 
Gregorio  XVI,  gli  accacleiniri  ottennero 
tiiì  quelPapa  di  potersi  fregiare  nelle  pnb- 
))liche  funzioni  d'un  distintivo,  cioè  una 
medaglia  d'oro  colla  sua  efìigie.  Per  lai." 
volta  l'usarono  a'y  marzoiB  40,  nella  cir- 
costanza deirintervento  loro  alla  festività 
di  s/romtnaso  d'Aquino  protettore  altua- 
Je  dell'università  di  Bologna,  celebratasi 
nell'oratorio  de'pp.dell'oralorio  detti  del- 
laMadonna  diGalliera,il  quale  di  presente 
servea  comodo  dell'università  medesima, 
ed  in  luogo  di  quello  che  fino  alla  deplo- 
rabile in'^urrezione  del  i83  i  godette  nel- 
l'edifiziodi  s.  Ignazio,  ora  dell'accademia 
delle  belle  arti.  Questa  dopo  la  restitu- 
zione de'suoi  doinitiii  alias.  Sede,  fu  con- 
fermala e  riabilitata  dal  delegato  aposto- 
lico mg/  Giustiniani  per  ordine  di  Pio 
VII,  e  meritò  il  titolo  di  Pontifìcia.  Nel 
1825  Leone  Xll  riordinò  e  conferojò  la 
pontifìcia  accademia  di  belle  arti;  altre 
conferme  le  ricevette  da  Pio  Vili  e  da 
Gregorio  XVI.  Quesl'ultiuìo  di  suo  par- 
ticolare peculio  inviò  del  denaro  per  al- 
leviare l'accademia  del  dispendio  occor- 
so ne*  notabili  restauri  fatti  all' edifìzio, 
co'quali  vieppiù  la  rese  nobile  e  decorosa 
stanza  dell'arti  gentili  e  pacifìcbe.  L'atrio 
o  ingresso  all'  accademia  fu  reso  ornalo 
al  u)odo  narralo  dal  cb.  Giordani.  Esso 
\ìiì  suo  limile  per  un'iiuposla  di  cristalli 
arcliitravala,che  SOI  regge  il  bu^lo  inaiar- 
nmdi  Gregorio  XVI,  egregia  opera  e  do- 
no del  valente  scultore  cav.  Cincinnato 
I3aruzzi  bolognesejprofessore  della  mede^ 
sima.  L'accademia  è  congiunta  all'  insi- 
gne e  pontifìcia  accademia  romana  di  s. 
Luca,  fla  9  piofessori,  cioè  il  segretario 
e  8  cattedratici  per  le  scuole  d'architet- 
tura, pittura,  scultura  ,  prospettiva  ,  or- 
nato, elementi  di  fìgura,  incisione,  anato- 
mia pittorica. A'professori  delleclassi  d'ar- 
thitcttura,  di  pittura  e  di  scultura,  si  ag- 
giufigono  supplenti.  11  corpo  accademico 
spedisce  1  diplomi  agli  accademici,  avente 
in  fi  onte  la  medaglia  incisa  col   ritratto 


U  N  I 
geiiiorum.  Scrisse  il  pittore  Mengs,  che  i 
Caracci  furono  grandi  ingegni,  e  che  ad 
essi  devesi  il  restaurainento  della  pittura , 
L'Algarolti  chiama  Lodovico  restaurato- 
re e  quasi  2."  padre  della  scuola  bologne- 
se. Lo  Schiassi  lodando  Lodovico  osser- 
va, che  se  a'pritni  pittori  cedea  nel  pre- 
gio proprio  di  ciascuno,  vinse  nel  racco- 
gliere in  se  i  pregi  di  lutti.  Di-vjdesi  il 
corpo  accademico  in  due  classi. i."  'Di  3o 
accademici,  e  sono  i  professori  dell'acca- 
demia e  gli  artisti  piìi  distinti,©  coltivato- 
ri dell'arti  del  disegno  domiciliali  iu  Do- 
logua.2."  Di  soci  onorari  senza  voto,  ad 
indeterminato  numero,  tratti  dagli  arli^ 
sii,  cultori,  promotori,  mecenati  di  belle 
arti  o  cittadini  o  esteri,  non  avuto  riguar- 
do al  domicilio  loro.  La  nomina  de'pri- 
mi  dev'essere  approvata  dal  governo:  la 
seconda  viene  a  pluralità  di  voli  confe- 
rita dagli  accademici.  Mi  reputo  a  sin-r 
gelare  onorifìceuza  di  appartenere  a  co- 
desta cospicua  e  illustre  accademia  qua»- 
le  socio  d'onore.  Il  Mazzetti  a  p,  241  li- 
porta  il  catalogo  de'  membri  della  cele- 
bre accademia  delle  scienze  dell'  istituto 
di  Bologna,  ripristinata  da  Pio  Vili,  dal 
1 829  al  1 840,  di  I  .'classe  0  pensionati  Be» 
nedettini,  di  2."  classe  o  semplici  accade- 
mici, di  3.^  classe  accademici  esteri  o  cor- 
rispondenti e  di  stranieri,  di  4-*  classe  o 
accademici  alunni.  A  p.  84  ci  dà  il  Maz- 
zcUi  alcune  notizie  sulla  biblioteca,  delle 
quali  col  medesimo  in  parte  discorsi.  Be- 
nedetto XIV  neliySS  obbligò  tulli  i  li- 
[)Ografi  dello  stalo  pontifìcio  a  passare  u- 
nacopiàdi  ciascun'opera  per  essi  stampa^ 
la  a  questa  bdjlioteca;  prerogativa  inter- 
rotta dalle  politiche  vicende,  e  reintegra- 
ta da  Pio  V 1 1  nel  1816.  Del  resto  il  Maz- 
zetti ragiona  delle  librerie  ad  essa  riunir 
te,  de'benemerili  della  medesima  per  do- 
nativi falli  di  libri,  disegni,  stampe, e  per- 
sino di  busii  e  I  itralti  di  sovrani  e  uomi- 
ni sommi,  il  marchese  Camillo  Pizzardi 
avendo  donalo  il  busto  in  marmo  di  Gre- 
gol  io  XVI,  scolpito  dal  valente  concilta- 


di  Lodovico  Caracci  e  col  mollo  Fons  In-     di  no  prof.  Adamo  Tadoliiii.  Possiede  più 


U  N  ! 

di  1 5o,ooo  volumi,  ed  il  Mazzellì  riferisce 
il  nome  de'bibliotecari  tlul  1800  al  1840, 
iVa'qtJiili  rispleiKlono  i  nomi  di  Aldini  e 
IMezzofonti.  Di  tal  periodo  di  tempo  a  p. 
<S()  traila  il  eh.  !\IiJ7zelli  delle  calledre 
«lell'universilà  di  Ijolognn, con  alcune  no- 
tizie sui  gabinetti,  per  quelle  che  l'han- 
no; ed  a  p.  i4^  riporta  la  classificazione 
delle  cattedre  da  lui  descritte,  per  ciascu- 
na delle  5  facoltà  degli  s[ul\\.i° Facoltà 
feoio^HYi.  Eloquenza  sagra.  Sagri  ca- 
noni e  allora  dirillo  pubblico  ecclesiasti- 
co nella  facoltà  legale.  S.  Scrittura.  Sto- 
ria ecclesiaslica. Teologia  dogmatica. Teo- 
logia morale.  Teologia  polemica.  2°  Fa- 
coltà legale.  Codice  Napoleone  compa- 
rato col  diritto  romano,  cattedra  abolita 
nel  i8i4-D"«iltocivile  che  neliSoQcam» 
hìb  il  titolo  con  quello  di  Codice  JXapoleo- 
ne,allora  denominata  Testo  civile.  Dirit- 
to criminale,  cattedra  che  dopo  la  legge 
del  selleoibre  1802  prese  il  titolo  d'Isti- 
tuzioni criminali. Diritto  delle  genti  e  pubr 
blico,  cattedra  abolita  nel  1808,  riprisli- 
Dala  dal  governo  provvisorio  rivoluzio- 
nario a*  3  maizo  i83r,  e  nello  stesso 
mese  abolita  di  nuovo  a'2  1  col  cessare  di 
tale  intruso  governo.  Dirillo  pubblico  in- 
Icruo  del  regno  nel  1808  sosliluila  alla 
piecedenle,  e  abolita  neli8i4-  Diritto  di 
nalura  e  delle  genti,  e  filosofia  uiorale. 
Diritto  pubblico  ecclesiastico.  Economia 
pubblica,  cattedia  abolila  nel  1828.  Isti- 
tuzioni canoniche.  Istituzioni  civili.  Isti- 
tuzioni criminali.  Storia  de'co>tumi  e  del- 
le leggi,  istituita  nel  1800  e  al)olila  nel 
I  802.  Testo  canonico.  Testo  civile.  Tealo 
civile  altra  calledra.  0° Facoltà  medico^ 
r/////irg/ctì;. Anatomia  coujparata  e  fisiolo- 
gia, calledra  divisa  iu  due  nel  i  8  1  5:  l'a- 
nalomia  ha  il  suo  gabinetto,  ch'è  uuu  de' 
più  ricchi  e  rinouiuli  d'  Europa  ,  e  uno 
stabilimento  clinico  eretto  nel  1827.  A- 
nalomia  utnana  e  clinica  chirurgica,  cal- 
ledra che  nel  1823  venne  divisa  in  due: 
l'anatomia  umana  ha  il  suo  gabinetto  e- 
lello  a  spese  speciahncnle  di  Benedtllo 
MV  colle  opere  d'Ercole  Lclli  autore  di 


UNI  267 

bellissime  preparazioni,  e  poi  aumentato 
con  quelle  d'Anna  Morandie  di  altri.  Bo- 
tanica, calledra  con  orlo  e  copioso  semen- 
zaio, non  che  iscelta  analoga  biblioteca. 
Chimica  generale,  cattedra  con  anfiteatro 
e  gabinetto.  Chimica  farmaceutica  ,  cat- 
tedra con  anfiteatro,  gabinetto  ed  ela- 
boralorio  comune  con  quello  di  cliimica 
generale:  il  gabinetto  molto  si  accrebbe 
co'doni  della  conlessa  Vittoria  Caprara. 
Chirurgia  teorica  ed  ostetricia  ,  cattedra 
con  gabinetto  eretto  pe'doni  di  Benedet- 
to XIV.  Clinica  chirurgica,  calledra  che 
Irovavasi  unita  all'analoniia  umana,  da 
cui  venne  separata  neli8o3,  conanfilea- 
Iro  e  assortimento  d'analoghi  ferri  dona- 
li da  Benedetto  XI V,  a'quali  altri  ne  ven- 
nero aggiunti  di  quando  in  quando  a  spe- 
se del  governo.  Clinica  medica.  Fisiolo- 
gia, cattedra  ch'era  unita  a  quella  d'ana- 
tomia comparala,  dalla  ({iiale  venne  se- 
parala neli8i5.  Materia  medica,  catte- 
dra con  gabinetto.  Medicina  legale,  cat-^ 
tedra  che  Irovavasi  unita  alla  patologia, 
da  cui  fu  divisa  nel  1824.  Medicina  teo- 
rico-pratica. Patologia,  cattedra  con  ga- 
binetto patologico.  4'°  Facoltà  fdosoji' 
fvz.  Agraria,  cattedra  tollerata, con  orloe 
gabinetto.  Algebra  e  geouietria, cattedra 
abolita  neh  833.  Architeilura  civile  e  mi- 
litare, cattedra  smeudjrata  dall' univei- 
silà  nel  18  13,  e  che  avea  il  suo  gabinet- 
lo,  ora  presso  l'accademia  delle  belle  ar- 
li.  Astronomia  ed  otlica,  cattedra  con  ga- 
binetto  e  specola:  molto  grido  onorevo- 
le gode  l'asttonomia  di  Bologna  per  \.\ 
continuala  compilazione  delle  sue  EjjIlc 
nicridcs  ìnotuuni  caclcstium^  ad  lìlci'i- 
dianuni  Bononiae  aupputatae.  A  como- 
do dell'osservazioni  astronomiche,  col  di- 
segno di  Giuseppe  Antonio  Torri,  venne 
dal  senato  nel  1 7  i  i  cumiuciala  l'erezione 
dell'attuale  magnifica  torre, che  per  maiif 
canza  di  mezzi  re>lò  sospesa  fino  al  1  72  j 
in  cui  venne  alla  fine  compila,  l-^ossiede 
l'astronomia  molti  slrtunenli,  (uacchine 
di  nautica,  ed  una  particolare  libreria.  ( 
bcncuicrili  dello  slubilimenlo,  come  de  ■ 


i68  UNI 

gli  altri,  sono  celebrali  dall'accurato  Maz* 
zelll.  Calcolo  sublime.  Elica,  calledra  a- 
bolila  neli833.  Fisica  generale  o  leori* 
ca,  cattedra  cbe  neli8i5  fu  concentrata 
in  quella  di  fisica  generale  e  particolare. 
P'isica  sperimentale,  cattedra  che  nello 
slessoi8i5  venne  concentrata  nella  fisi- 
ca generale  e  particolare.  Fisica  come  s'in- 
segna attualmente,  che  tiene  luogo  delle 
due  precedenti,  cattedra  con  gabinetto  e 
anfiteatro:  il  gabinetto,  come  diversi  al- 
tri, deve  il  suo  iniziale  impianto  al  gene- 
ral Marsili,  e  quasi  di  bel  nuovo  fonda- 
to dall'inesauribile  patria  beneficenza  di 
lìenedetto  XIV,  indi  accresciuto  da  altri 
generosi  cittadini,  e  da  alli  i  ancora  con 
l'acquisto  del  famoso  museo  Cooperiano, 
fattoio  Firenze  nel  1790  a  principal  pre- 
mura e  spesa  del  camaldolese  cardinal 
Giovanetti  bolognese,  arcivescovo  di  sua 
palriajgenerosi  ch'ebbero  successi  va  meu' 
te  altri  virtuosi  imitatori.  L'anfiteatro  fu 
costruito  nel  181  5.  Introduzione  al  calco- 
lo sublime.  Logica  ,  metafìsica  ed  etica, 
cattedra  da  cui  nel  1824  si  separò  l'eti- 
ca, ed  abolite  ambedue  nel  18 33.  Mate- 
matica elementare,  nel  1 840  era  introdu- 
zione al  calcolo.  Matematica  applicala, 
poi  meccanica  e  idraulica.  Nautica  e  geo- 
grafia, cattedra  privala  e  gratuita,  con  ga- 
binetto ora  presso  la  specola.  Principii 
del  disegno,  cattedra  che  passò  all'  acca- 
demia di  belle  arti.  Storia  naturale,  cat- 
tedra con  gabinetto  eretto  nell'impianto 
dell'Istituto  delle  scienze  nel  1 7  1 4>  e  tan  - 
loaun»entò  e  crebbe  successivamente,  che 
può  stare  a  fronte  de'[>iti  doviziosi  d'Eu- 
ropa; ed  al  quale  nel  i825  co'fondi  dal 
governo  accordati  pel  suo  mantenimen- 
to, venne  unitala  voluminosa  raccolta  di 
rare  conchiglie  de'  nobili  Marescalchi. 
Molti  furono  i  benemeriti  di  doni,  tulli 
giuilamenle  encomiali  dal  eh.  Mazzetti. 
5. "^  Facoltà  filolofica.  Analisi  dell'idee, 
calledra  abolita  nel  1809,  ripristinala  dal 
governo  intruso  nel  marzoi83r,e  dal  le- 
gittimo nello  slesso  mese  di  nuovo  sop- 
pressa. Archeologia  e  numismatica,  ossia 


UN  I 
antichità,  antiquaria  ec,  cattedra  con  ga- 
binetto. Questo  museo  ebbe  origine  dal- 
le rare  svippelleltili  raccolte  e  donale  dal 
general  Marsili;  essendo  unito  alla  biblio- 
teca ,  fu  separato  nell'  unirvi  il  famoso 
museo  Cospiano  e  pe'doni  di  Benedetto 
XIV.  Gli  acquisti  successivamente  falli 
dal  senato,  e  segnatamente  quelli  delle 
medaglie  imperiali  di  Canonici,  dell'alire 
medaglie  d'oro  greche  e  iojperialidi  Za- 
netti, di  quelle  d'oro  e  d'argento  fatto  dal 
conte  Carlo  Aldovrandi,  d'una  raccolta 
di  medaglie  urbiche  acquistala  dal  mar- 
chese Massimiliano  Angelelli,edi  tanti  al- 
tri acquisti  fatti  co'fondi  dell'istituto  e  del 
governo,  furono  cagione  del  notabilissi- 
mo incremento  e  ricchezza  del  museo,  che 
per  altre  particolari  donazioni  alle  due 
primitive  sale  dovette  aggiungerne  al- 
tre 5.  Clemente  XUl,  Pio  VI,  Pio  VH, 
Leone  XII,  Pio  Vili,  Gregorio  XVI  col- 
le  medaglie  pontificie,  e  quest'ultimo  con 
quelle  anche  di  molti  suoi  predecessori 
antichi,  fornirono  al  museo  una  ricca  se- 
rie di  cui  mancava.  Diversi  altri  sovrani, 
principi,  fra'quali  il  duca  di  Curlandia, 
cardinali  e  cospicui  bolognesi,  tutti  nomi- 
nati dal  Mazzetti,  e  l'accademia  Clemen- 
tina de'pittorijCo'rispettivi  loro  pregevo- 
li doni  infiuirono  ad  accrescere  notabilis- 
simamente gli  oggetti  più  rari  di  questo 
museo,  descritto  nella  Guida  del  celebre 
prof.  d.  Filippo  Schiassi,  stampala  in  Bo- 
logna nel  181 4,  il  quale  scrisse  nel  i83t» 
le  cose  aggiunte  posteriormente  in  un  in- 
ventario. Eloquenza  latina  e  italiana,  cat- 
tedra che  prese  il  titolo  d'eloquenza  e  poe- 
sia. Eloquenza  e  poesia.  Lettere  greche  e 
storia  antica  e  oioderna, cattedre  perora 
insieme  unite.  Lingua  e  letteratura  gre- 
ca, cattedra  che  nel  i  8  1  5  fu  unita  a  quel- 
la di  lingue  greca  e  orientali.  Lingue  o- 
rientali,  calledra  che  neh  8  i5  venne  uni- 
ta a  quella  di  lingua  greca.  Lingua  ereca 
e  orientali,  cattedre  riunite  in  una  Sola, 
restate  vacanti  dopo  la  promozione  alla 
porpora  dell'insigne  cardinal  Mezzof<u»> 
ti, occupandola  il  marchese  Massimiliano 


U  N  I 
Angelelli.  Storia  e  cliplomozia  ,  cattedra 
abolita  neliSiS.  Storia  antica  e  rnuder- 
ua,  calledraclie  fu  unito  nel  1 838  alle  let- 
tere greche.  Il  Mazzetti  a  p.  i5o  riporta 
la  serie  (le'rettori  o  reggenti  clell'univer- 
sità  di  Bologna  dal  1800  al  i84o;  alcuni 
ebbero  l'addlettivodi  3Iagrifficoj  edap. 
i55  r  elenco  ragionalo  de'  profiessori  e 
supplementari  della  stessa  università  dal 
j8oo  e  1840.  L'indice  delle  persone  no- 
minate ne'diversi  cataloghi,  e  l'indice  del- 
le materie  coronano  la  bell'opera  del  be- 
nemerito Mazzetti  ,  di  cui  ho  profittato 
con  ammirazione  e  gratitudine.  Si  pon- 
no  inoltre  leggere  :  conte  Paolino  Mastai 
Ferretti ,  Notizie  storiche  fieli'  accade- 
mie ci'  Europa,  p,  53.  Giuseppe  Gaeta- 


no Bolletti,  Dell'ori, 


ìgine 


ile 


proi 


dell' Istituto  delle  scienze  di  Bologna  e 
di  tutte  r  accademie  ad  esso  uni  te  y  Bo- 
logna 1 75 1 .  Gio.  FrancescoZannotti,  Sto- 
ria  dell'accademia  Clementina  di  Bolo- 
gna, ivi  per  Lelio  della  Volpe  i  ySg.  No- 
tizie dell' origine  e  progresso  dell'Istitu- 
to delle  scienze  di  Bologna  e  sue  acca- 
demicy  colla  descrizione  di  tuttociò  che 
nel  medesimo  consen'asiy  Bologna  iy8o, 
irpografia  dell'Istituto  delle  scienze. Que- 
sto libro  è  una  riproduzione  di  (juello  del 
Bollelli,  con  aggiunto  del  marchese  Giù* 
seppe  Angelelli.  Indi  venne  di  nuovo  ri- 
prodotto con  variazioni  dal  prof.  Gaeta- 
no Lenzi  e  col  titolo  :  Descrizione  del' 
I Istituto  delle  scienze  di  Bologna^  no- 
vero dell'accademie,  ec,  Bologna  tipo- 
grafia Bortolottii84r.  Marsigli,  Jtti  le- 
gali  de  Ila  fondazione  delV  Istituto  delle 
scienze  diBologna,  ivi  1 728.  De  Limier, 
Histoirc  de  V  Académie  appellée  V  In- 
stitut  de  Bologne,  Amsterdam  1728. 

Aggiimgerò  io  alcune  altre  notizie  sino 
a  oggi.  Nel  t.  3  della  Collectio,iì^:  7,  è  la 
circolare  del  cardinal  Gizzi  segretario  di 
stalo  de*28  aprile  1 847  a'presidi  delle  pro- 
vincie,  colla  quale  viene  confermata  la  di- 
sposizione che  tutti  i  tipografi  dello  sta* 
to  pontificio  debbano  trasmettere  alla  bi- 
bholeca  deli'uuiveisilà  di  Bologua'uu  a- 


U  ìN  I  269 

sempìare  di  ciascuna  opera  stampata  co' 
loro  torchi ,  a  seconda  del  decretato  da 
PioYll  nel  1816,  richiamalo  in  vigore 
dalla  circolare  della  congregazione  degli 
studi  de' 1 4  maggio  1 835.  Nella  facoltà  di 
filologia  trovavasi  riunito  in  una  sola  per- 
sona l'esercizio  delle  due  cattedre  di  sto- 
ria e  di  letteratura  greca,  e  ciò  dal  1 838. 
Furono  divise  di  nuovo  nel  1847,  per  af- 
fidare l'insegnamento  della  storia  al  prof. 
Antonio  Montanari,  rintanendo quella  di 
lingue  e  letteratura  greca  al  marchese 
prof.  Angelelli  che  occupavale  in  prece- 
denza entrambe.  Dopo  la  morte  del  mar- 
chese successe  il  prof.  Gaetano  Pelliccio- 
ni, attuale  professore  di  lingua  e  lettera- 
tura greca.  Nel  novembre  1848  furono 
istituite  le  due  cattedre  d'economia  pub- 
blica, e  di  diritto  commerciale  :  si  pub- 
blicarono gli  avvisi  di  concorso,  ma  per 
le  vicende  politiche  di  quell'infausta  epo- 
ca e  successiva  repubblica,  1  imase  senza 
effetto  il  concorso,  e  senza  valore  l'istilu- 
zione.Tali  vicende  le  narrerò  a  Universi- 
tà' BoMAzvA,  insieme  alla  chiusura  di  ta- 
le università  e  di  quella  di  Bologna,  e 
le  altre  tutte  nel  1 849)  '^^^  menoalle  di- 
sposizioni emanate  sulle  medesime  dalla 
s.  congregazione  degli  studi.  IXella  Colle- 
ctio,  t.  3,  p.  44»  ^  i'  dispaccio  del  cardi- 
nal Yizzardelli  prefetto  di  detta  congre- 
gazione, al  cardinal  Oppizzoni  arcicancel- 
liere  della  pontificia  università  di  Bolo- 
gna, in  risposta  ad  alcuni  dubbi  dal  me- 
desimo proposti  sulle  nuove  disposizioni 
contenute  nelle  circotari  de'  i  o  settembre 
1 85o,delle  quali  ragionerò  nel  ricordato 
articolo,  sugli  esami  degli  studenti;  men- 
tre le  risposte  sui  dubbi  d' alcune  lasse, 
relativamente  al  contenuto  delle  mede- 
sime circolari ,  si  leggono  a  p.  4?  della 
Collectio,  co\  dispaccio  del  cardinal  Viz- 
zardelli  al  cardinal  arcicancelliere  di  Bo- 
logna. Leggo  nel  n.*'258  del  Giornale  di 
7\o/;2/ideli85o,chea'4  novembre  in  Bo- 
logna ebbe  luogo  la  funzione  sagra  pel 
riaprimentodellapontificiauni  versila.  Al- 
la maasu  dello  Spirilo  Sauto  celebrata  nel- 


270  UNI 

roralorio  della  coni^regazione  spirllnale 
degli  sludenJi  assistè,  oltre  i  collegi  e  cor- 
pi universilaii,  il  cardinal  Oppizzoni  ar- 
cicancellieie  dell'  università  ,  davanti  il 
quale  i  professori  emisero  la  consueta  pro- 
lessione  di  fede.  Trovo  nel  Giornale  di 
Roma  e  nella  Civillà  Cattolica,  3/  sei  ie, 
t.  3,  p.  440^^6*26  luglio  al  9  agosto  1 856, 
the  l'università  di  Bologna  era  slata  ar- 
ricchita d'  un  museo  di  storia  naturale, 
dono  de'nobili  fratelli  conti  Francesco  e 
Agostino  Salina,  i  quali  si  piacqLierod'in- 
terpretare  cosi  T  intenzione  liberale  del 
loro  defunto  genitore  conte  Camillo.  Col- 
tivando egli  studiosamente  i  vari  rami 
della  storia  naturale  ,  e  specialmente  la 
mineralogia,  ne  procacciò  a  grandi  spe- 
se una  doviziosa  collezione,  la  quale  ora 
bellamente  disposta  in  una  sala   per  ciò 
convenientemente  allestita,  onora  la  ge- 
nerosità de'tlonalori  e  lo  zelo  del  munici- 
pio. Di  più  si  riferisce  dalla  Civiltà  Catlo- 
lica^  l.  6,  p.  2  32,  che  la  pontificia  biblio- 
teca ,  onde  onorasi  la  celebre  università 
di  Bologna,  ebbe  per   lungo  a  bibliote- 
cario il   celeberrimo  suUodalo  cardinal 
Mezzofantijchenel  patrio  ateneo  ebbe  pur 
cattedra  di  lettere  greche  e  orientali.  Ed 
essendo  giusto  che  in  quella  biblioteca  sor- 
gesse un  monumento  all'uomo  che  tan- 
to avea  onorato  col  suo  prodigioso  sape- 
re la  patria,  perciò  il  eh.  d.*^  Liborio  V^eg- 
gelli  bolognese, presidente  del  collegio  de* 
filologi  e  bibliotecario  dell'università,  fin 
dal  1 838,  quando  il  Mezzofanti  fu  innal- 
zato alla  porpora,  volle  a  tutte  sue  spese 
Jasciare  un   durevole   monumento  della 
sua  ammirazione  e  gratitudine  al  cele- 
bre suo  pi  edecessore  e  benefico  protetto- 
re, adornando  di  egregi  lavori  in  legno  e 
di  belle  pitture  e  busti,  e  ogni  altro  ac- 
concio ornamento  (essendo  ogni  cosa  la- 
voro d'illustri  artisti  bolognesi),  la  sala 
della  biblioteca  dove  ordinaiiamente  se- 
deva l'illustre  poi  porato,  e  dove  si  con- 
servano i  mss.fia'quali  ve  ne  ha  ben  1  eoo 
ijrienlali  tra  ebraici,  arabi,  turchi  e  per- 
siani. Nella  sala  poi  coil  adornata  vedesi 


U  JN  I 
ora  il  busto  del  Mezzofanli,  da  cui  la  sa- 
la è  intitolata,  sì  che,  grazie  alla  generosa 
gratitudine  e  amor  patrio  del  d.'  Veggettl, 
è  ora  dato  d'ammirare  in  Bologna  un  de- 
gno monumentoerettoalsommo  poliglol- 
to.  Tra  le  Università  dello  stato  ponti- 
ficio, rilevai  in  quell'articolo  che  le  più 
frequentate  sono  quelle  di  Roma  e  Bolo- 
gna, riportando  il  numero  degli  scolari 
dell'anno  scolastico  1 855-56,  classifican- 
do le  facoltà  a  cui  si  dedicarono,  quanti 
e  quali  conseguirono  i  gradi  accademici. 
Nelle  Notizie  di  Roma  del  1857  per  la  1  .* 
volta  è  slato  pubblicato  V  attuale  stato 
delle  università  di  Bologna  e  di  Ferrara, 
ed  i  nomi  de'cancellieri  e  rettori  di  quel- 
le di  Perugia,  Macerala,  Urbino,  Came- 
rino. Ecco  quellodi  Bologna.  Aicicancel- 
liereE.mo  cardinale  Michele  Viale-Pre* 
là  arcivescovo  di  Bologna.  Rettore  mg."' 
Pietro  Trombetti*  Vice-rettore  avv.Fran- 
cesco  M.'  Chierici.  1  collegi  teologico,  le- 
gale, medico-chirurgico,  filosofico,  filolo^ 
gico.  Professori  pubblici  e  cattedre.  Fa- 
coltà  in  sacra  teologia.  Eloquenza  sagra, 
storia  ecclesiastica,  sagra  Scrittura,  teo- 
logia morale,  sagra  teologia.  Facoltà  in 
legge  civile  e  canonica.  Istituzioni  del 
gius  di  natura  e  delle  genti  con  coadiu- 
tore, testo  canonico,  istituzioni  civili,  te- 
sto civile,  istituzioni  criminali,  istituzio- 
ni del  gius  pubblico  ecclesiastico  vaca. 
Facoltà  di  medicina  e  chirurgia.  Chi» 
mica  generale,  anatomia  comparata  e  ve- 
terinaria, medicina  politico-legale,  clini-» 
ca,  farmacia,  botanica  ,  anatomia  uma- 
na, patologia  generale,  chirurgia  teorica 
e  ostetricia,  chirurgia  clinica  ,  igiene  te- 
rapeutica e  materia   medica  ,  fisiologia, 
coadiutori  alla  clinica  medica  e  alla  clini- 
ca generale.  Facoltà  di  filosojia  e  ma- 
tematica. Intioduziooe  al  calcolo,  zoolo- 
gia ,  niineralogia  e  geologia  ,  meccanica 
idraulica,  ottica  e  astronomia,  fisica,  cal- 
colo sublime,  agraria.  Facoltà  filologi' 
ca.  Arte  oratoria  e  poetica,  archeologia, 
storia,  lingua  greco.  Professori  emeriti  4' 
Direttoli  dc'gabiuelli;  della  clinica  medi- 


U  N  I 
cn,  della  clinica  cliiiurgica,  ilei  museo  a- 
dììIoidìco  con  due  assistenti  ,  del  museo 
patologico,  del  museo  chimico,  del  mu- 
seo di  farmacia, del  museo  di  mateiia  me- 
dica, del  museo  d'  ostetricia  ,  del  museo 
auutontico  couìparato  cou  due  assistenti, 
del  museo  zoologico  mineralogico  e  geo- 
logico assistito  dalToperalore  di  zoologia, 
dei  museo  di  fisica, del  museo  d'antichità, 
dell'osservatorio  astronomico  con  astro- 
lìomo  aggiunto,  dell'orto  botanico;  ed  il 
prefetto  della  biblioteca  con  due  aggiun- 
ti e  tre  assistenti.  Per  ultinìo,  co'n.i  147, 
1 48,  1 53. 1 57  del  G  ipnialc  dì  Roma  del 
1857,  mi  gode  l'animo  di  aggiungere  su- 
gli stamponi  un  cenno  sull' avventurosa 
dimora,  che  mentre  scrivo  sta  facendo  il 
sommo  Pontefice  Pio  IX  in  Bologna,  o- 
norandola  e  rallegrandola  di  sua  augusta 
presenza,  della  sola  parte  cioè  riguardan- 
te il  discorso  argomento.  In  questo  fau- 
sto e  memorabile  soggiorno,  facendo  tut- 
ti a  gara  per  rendere  al  Papa  i  doverosi 
omaggi  di  venerazione  e  di  sudditanza, 
0*27  giugno  li  lassegnò  Finterò  corpo  u- 
niversilario, in  luogo  del  cardinal  arcican- 
celliere  impedito  da  mal  ferma  salute,con- 
dotto  da  mg/  Pietro  Trombetti  rettore 
magnifico,  cameriere  segreto  sopiannii- 
nierario  di  N,  S.,  preposto  della  metro- 
politana, presidente  del  collegio  teologi- 
co e  professore  di  s.  Scrittura,  alla  lesta 
de'dottori  collegiali  e  di  tutti  li  professo- 
ri; non  che  l'accademia  Benedettina, e  la 
benemerita  società  medico-chirurgica.  11 
prelato  umiliò  al  Papa  con  faconde  e  ri- 
verenti parole  la  divozione  e  la  gratitu- 
dine della  bolognese   università  ,  racco- 
mandandola  alla  pontificia  e  sovrana  pro- 
tezione, onde  pel  costante  favore  papale 
si  serbi  e  ci  esca  nell'antica  sua  fama.  11 
Pontefice  benignan)ente  si  degnò  rispon- 
dergli: Che  non  mai  sarebbe  mancata  o* 
gni  più  viva  cura  del  governo  pel  mag- 
gior bene  di  si  illustre  stabilimento,  se- 
gno precipuo  all'affetto  del  suo  paterno 
cuore,  cui  sperava  ognor  corrisposto  da» 
§rinscgnauli  e  dagli  allievi;  perchè,  sotto 


UNI  271 

i  comuni  sforzi,  crescesse  la  studiosa  gio- 
ventù a  bei  frutti  di  religione  e  di  dottri- 
na, utile  a  se,  vantaggiosa  alla  patria,  di 
decoro  allo  stalo.  Il  Papa  accolse  quindi 
la  Benedettina  accademia  delle  scienze, 
la  quale,  nata  nel  passato  secolo  sotto  gli 
auspicii  del  gran  Pontefice  concittadino, 
che  le  diede  il  non;»e,  crebbe  ognor  favo- 
reggiata dalla  s.  Sqì\q  a  nobilissimo  se- 
gno. Di  essa  pure,  per  organo  di  chi  le 
era  a  capo,  il  Papa  gradì  l'ossequio  sin- 
cero ed  ascoltavanei  voti;  cui  rispose  con 
benigni  accenti,  e  coll'elfusione  di  protet- 
tore e  di  padre,  promettendo  allo  scien- 
tifico consesso  il  sovrano  favore.  Indi  en- 
trambi i  corpi  ammise  poi  al  bacio  delle 
sagre  mani,  congedandoli  consolati  del- 
l'apostolica benediz.ione.  INel  ricevere  iit 
udienza  l'encomiala  società  medico-chi- 
rurgica, alle  sue  espressioni  di  divoto  at- 
taccamento edi  viva  riconoscenza  pel  lar- 
gheggiato sovrano  favore,  rispose  il  Pa* 
pa  clemenlissime  animatrici  parole,  che 
nuovamente  attestarono  quanto  sì  van- 
taggiosa istituzione  gli  sia  m  benevo- 
lenza ed  amore.  Il  6  loglio  sarà  sen)pre 
per  l'università  di  Bologna  giorno  solen- 
nissimo  e  di  eterna  memoria.  Frimo  fru' 
romani  Pontefici,  Pio  IX  fece  liete  di  sua 
augusta  presenza  le  sedi  attuali  di  que- 
st'antico santuario  delle  scienze,onde  ven- 
nero a  Bologna  i  ricordati  predicati  di 
Dotta  e  di  Madre  degli  slitdi.  11  magni- 
fico palazzocui  innalzava  nella  città  il  bo- 
lognese cardinal  Giovanni  Poggi, e  la  lun- 
ga sequela  di  annessi  fabbricali,  che  il  pa- 
lazzo già  Malvezzi  formavano,  e  che  U\ 
munificenza  del  governo  acquistava,  so- 
no come  già  di>si  l'odierna  stanza,  di  do- 
ve un'eletta  ili  docenti  cresce  la  gioventù 
alle  scienze,  in  ogni  loro  ramo.  Qui  si  re- 
cò la  maestà  del  Pontefice ,  confortando 
professori  ed  allievi  di  una  desideratissi- 
ma  visita.  In  nome  del  cardinal  nrcicau- 
celliere  ricevette  il  Santo  Padre  ilrettoie 
mg."^  Trou)belli;  ed  erano  con  esso  a  f»« 
re  le  piùdivole  accoglienze  n)g.'  Camil* 
lo  Amici  cummissaiiu  stiuordinario  per 


272  U  N  I 

la  legazione  delle  Roraagne  e  prò  legato 
di  DuIogna,col  inaithese  Luigi  coa>nieii- 
dator  Da  Via  seoalore,  insieme  al  magi- 
slralo  muincipale.Venivanodielroa  que- 
sti i  collegiali  dollori  delle  varie  facollà, 
con  alla  testa  i  rispellivi  piesidenti,  i  pro- 
fessori insegnanti,  i  nieuibri  deH'illuijlre 
Benedettina  accademia  delle  scienze,  del- 
ta dell'Istituto,  che  piu"  quivi  ha  stnu7;i, 
non  che  gl'impiegati  priuiari  della  can- 
celleria. Giunse  Sua  Santità  insieme  al- 
ia pontifìcia  corte  poc'ollre  la  decima  ora 
del  cualtino,  e  toslo  discesa  di  carrozza, 
e  benignamente  gradi  ti  gli  alti  diprolou- 
do  omaggio  degl'ivi  raccolti  personaggi, 
salì  alla  grande  aula  della  biblioteca,  no- 
bilissima ed  amplissima  sala,  ornata  di 
convenienti  addobbi,  e  dove  era  eretto  il 
pontificio  trono.  Erano  già  qui  accolti  ed 
in  bel  numero  gii  studenti,  lutti  lieti  del 
grande  onore  in  sì  bel  giorno  impartito 
dalla  sovrana  benignità,  e  confortali  da 
quell'amabile  sorriso,  che  sempre  regna 
sulle  paterne  sembianze.  Piacque  iviaSua 
Beatitudine  udire  con  attenzione  benevo- 
la e  con  aperti  segni  di  gradimento  un'al- 
lusiva orazione  latina,  degnamente  scrit- 
ta e  pronunziata  con  coni  mosso  accento 
da  mg.'  Giuseppe  Canali,  cameriere  se- 
greto soprannumerario  del  Papa,  dottor 
fdologo  collegiatoe  proléssore  d'oratoria. 
11  Santo  Padre  amorevolmente  si  degnò 
rispondere:  Compiacersi  delle  manifesta- 
te espressioni,  con  tanta  dignità  espresse 
nella  lingua  del  Lazio,  la  quale  di  assai 
viva  guisa  raccomandò  agli  studiosi.  Par- 
lò dell'incremento  di  gloria  del  già  cele- 
bre bolognese  Ateneo,  promettendo  a  ciò 
tulio  mai  il  sovrano  proleggimenlo  in  lol- 
le le  circostanze  che  pure  lo  consentisse- 
ro. Ripetè  quindi  quanto  più  ampiamen- 
te avea  discorso  nella  visita  fattagli  dal 
corpo  universitario,  cui  di  nuovo  con  pie- 
no cuore  impartiva  la  benedizione  apo- 
stolica, ammetlendolo  quindi  al  bacio  del 
piede.  Al  finire,  condiscendendo  all'avan- 
zate suppliche,  piaceva  al  Santo  Padre  di 
visitare  lutto  quaolo  rampiissimo  luo»u. 


U  N  I 
E  prima  cominciò  dalle  secondarie  atde 
della  biblioteca,  ove  tanti  e  cosi  pr».*ziosi 
volumi  sono  conservali;  e  Ira  l'altre  am- 
mirava l'aula  in  che  gli  orientali  mss.  so- 
no posti ,  la  quale  dall'  illustre  caidiuai 
JVlezzofanti  s'intitola,  a  lui  dedicala  per 
concello  di  un  cuore  riconoscente,  che 
queir  eterna  memoria  volle  dedicata  al 
poliglollo  famoso.  Accedette  appresso  il 
Papa  ne'molli  fra  gl'mnumerevoli  gabi- 
netti delle  varie  facoltà,  e  ne  lodò  la  me- 
ravigliosa ricchezza; esternando  singolar- 
mente la  più  alta  sovrana  compiacenza 
in  quelli,  veramente  superbi,  d'anatomia 
comparala,  ed  in  lauti  altri  proiligando 
a'singoli  direttori,  che  tulli  a  se  chiama- 
va, chiedendone  spiegazioni,  e  seco  loro 
lungamente  e  doltainenle  ragionando,  il 
conforto  dell'indulgenlissima  sua  appro- 
vazione. Wel  gabinetto  di  fisica  piacque- 
si  poi  di  vedere  taluno  sperimento  di  di- 
verse macchinette  elettro- magnetiche, 
provvedute  recentemente,  nonché  i  sin- 
golari efletti  della  bilancia  giroscopica  di 
Fessel,  perfezionata  da  Plucker,rnostran- 
do  in  lutto  il  più  benigno  gradiinenlo. 
L'Ateneo  bolognese  fu  lieto  per  ben  3  ore 
della  pontificia  presenza;  ciò  che  abba- 
stanza dice  quanto  esso  inai  sia   fornito 
a  dovizia  di  scientifici  oggetti,  tali  da  ren- 
dere coslanlemente  illustre  la  bolognese 
università,  che  pel  munifico  governativo 
auspicio  serbasi  degno  dell'europea  e  an- 
tica sua  fama.  Confortati  i  presenti  tutti 
col  più  soave  eloquio  e  con  indulgentissi- 
me  espressioni,  moveva  il  su|)ieino  Ge- 
rarca per  partire  circondato  dalla  dotta 
corona, che  rinnovava  gli  omaggi  di  pro- 
fonda riconoscenza; quando  necolpivagli 
sguardi  una  marmorea  lapide  ,  intanto 
posta  a  ricordare  il  desideralo  avveni- 
mento, riprodotta  dal  Giornale  dì Roinu. 
Gradito  il  gentile  pensiero  e  confortato 
con  nobilissime  parole,  partì  il  Papa,  in 
tutti  i  cuori  lasciando  di  se  la  più  graia 
mentoria  ,  e  di  un  giorno  per  cui  i  fasti 
del  patrio  Ateneo  cotanto  s'illustrarono, 
giorno  io  cui  non  luuucava  che  la  perso- 


UN  I 

iia  «li  queiramorosissimo  e  zelante  por- 
poinlo  arcìcancelliere,  che  tanto  lo  ha  in 
cura  eil  amore  ,  la  quale  avrebbe  resa 
vieppiù  compiuta  la  Iiete2za  delia  bolo- 
gnese università.  Quelle  arti  del  disegno, 
che  in  Bologna  esercitate ,  occupano  sì 
degno  e  nobii  posto  nella  storia  dell'arti 
italiane;  quell'arti  che  mercè  la  prolezio- 
ne de'Papi,  eminentemente  in  Roma  fio- 
rirono e  fioriscono,  e  fecero  prove  sì  bel- 
le nello  stato  pontificio,  e  massimamen- 
te in  Bologna,  ebbero  a' io  luglio  nuo- 
va illustrazione  e  incoraggiamento  nella 
confortevole  visita  che  il  Pontefice  Fio 
IX  si  degnava  fare  nel  santuario  ,  eh'  è 
lor  sede  fra' bolognesi.  La  pontificia  ac- 
cadeu/ia  di  belle  arti  fu  lieta  di  un  tanto 
onore,  e  per  essa  sarà  grata  ed  eterna  la 
memoria  di  tal  giorno;  poiché  nell'attua- 
le sua  sede,  in  cui  la  dimora  risale  al  co- 
minciar del  presente  secolo,  si  compiace- 
va entrare  il  padre  e  il  sovrano.  Alle  ore 
IO  dei  mattino  vi  giunse  il  Santo  Padre, 
e  pieni  di  profondissimo  ossequio  lo  ac- 
colsero il  presidente  col  consiglio  accade- 
mico e  il  segretario,  cui  era  unito  l'inte- 
ro corpo  degli  accademici  professori  in- 
segnanti e  di  quelli  con  voto.  Erano  pu- 
re presenti,  a  rendere  omaggio,  le  autori- 
tà ci  vili,  municipali  e  militari.  Non  appe- 
na scesa  dalla  carrozza  Sua  Beatitudine, 
salutata  dal  plauso  delia  folla  d'ogni  ce- 
to di  persone,  ed  entrata  nella  porla  mes- 
sa a  solenne  parato,  ammirava  l'atrio  da 
non  molti  anni  degnamente  ornato  e  di- 
sposto, e  quale  conviensi  ad  artistico  luo- 
go, il  quale  crebbe  all'attuale  decoro  pel 
grazioso  sostegno  e  gì*  incoraggiamenti 
del  cardinal  Vannicelli-Casoni,  mentre  e- 
ra  legalo  di  Bologna,  valido  intercessore 
presso  il  cardinal  Giustiniani  camerlen- 
go. Fu  pel  favore  di  questi  che  Irarnulò 
la  senkbianza  dell'atrio  meschino  e  quasi 
neglelto,  riducendolo  allo  stato  presente, 
tulio  pulitezza  e  venustà.  E  a  questo  di- 
spendio munificamente  degnavasi  con- 
correre con  cospicuo  dono  del  privalo 
peculio  la  sa.  me.  di  Gregorio  XVI,  per 

VOL.   LXXXIV, 


UN!  273 

cui  più  bello  sì  rese  l'operato  restauro;  il 
quale  benefizio  ricorda  un'apposita  iscri- 
zione al  limile  estremo  dell' alrio,  con 
quanto  altro  narrai  di  sopra.  Entrato  il 
Papa  nelle  sale  delle  di  Curlandia,  tosto 
ammirò  il  monumento  eretto  alla  memo- 
ria del  fondatore,  lodando  l'opere  ivi  e- 
sposle,  fruito  degli  annuali  concorsi;  e 
quindi  si  degnò  sedere  in  trono,  per  am- 
mettere al  bacio  del  piede  il  presidente  e 
gli  accademici  da  esso  presentali  con  in- 
dicarne i  nomi,  tulli  ricevendo  benevole 
espressioni.  Passò  indi  il  Santo  Padre  nel- 
la galleria  delle  statue  e  nelle  scuole  di- 
verse dello  stabilimento  ,  trovando  in 
quella  di  pittura,  cui  adornano  le  opere 
prodotte  dogli  annui  governativi  concor- 
si, una  esposizione  di  opere  del  pennello 
de'già  allievi  dell'  accademia  bolognese, 
riusciti  a  lodalo  segno,  così  da  vedersi 
quasi  tulli  ascritti  per  titolo  d' onore  al 
corpo  accademico.  Colali  opere  merita- 
rono tulli  i  sovrani  elosi  e  taluna  n'ebbe 
singolarissimi.  Oiiorato  lo  studio  del  pro- 
fessore di  pittura,  salì  il  Papa  al  pianosu- 
pcrioie,  entrando  nell'altre  scuole,  dap- 
pertutto chiedendo  spiegazioni,  che  dal 
presidente  o  dal  segretario  erano  lun dia- 
te; informandosi  de'bisogui,  e  di  lutto 
mostrando  di  prendere  inleressamenlo. 
Visitò  poi  la  residenza,  gli  uflìzi,la  biblio- 
teca artistica  ,  ove  accettò  una  copia  de- 
gli alti  accademici  deli856,  umiliala  dal 
segielario;  dopo  essere  stato  nellOplo- 
teca,  entrò  nella  Pinacoteca,  ricca  d'opere 
degne,  cospicue,  celebratissime,  nella  più 
parte  opera  di  sommi  artisti  bolognesi.  C 
qui  l'interessamento  del  Pontefice  e  la 
sua  dottrina  in  uìaleria  apparvero  in  hi' 
ce  assai  viva  ,  e  col  dotto  ispettore  beni- 
gnaujente  intrallenendosi,  chiedeva  or  di 
questo  or  di  quell'autore  bolognese,  mo- 
strandosi pienamente  istruito  nella  storia 
artistica  della  scuola  bolognese.  In  una 
delle  maggiori  aule  trovò  un'opera  insi- 
gne di  Nicolò  da  FulignO|  dalia  sua  mu- 
nificenza donata  alla  Pinacoleca,ron  ana- 
loga cummemoralivu  iscrìzione.luollrc  in 
18 


9.74  UN  I 

una  delie  sale,  fra  gli  altri  capolavori,  Sua 
Santità  ammirò  la  famosa  s.  Cecilia  del- 
l' immortale  Ralfaelio,  lodando  insieme 
un  polacco  che  per  l'imperatore  delleRus- 
sie  ne  avea  egregiamente  tratto  copia.  Nel 
jiercorrere  i  luoghi  di  versi, il  Papa  degnos- 
si  osservare  diversi  lavori  intrapresi  d'am- 
pliamento,i  quali  cresceranno  l'attuai  gal- 
leria delle  statue  ,  come  pure  nel  piano 
superiore  le  sale  della  Pinacoteca;  lavori 
che  nacqueio  e  proseguono  per  sovrana 
munificenza.  All'uscire  della  Pinacoteca, 
si  compiacque  il  ^anlo  Padre  fermarsi 
alquanto  per  incoraggiare  con  graziose 
parole  parecchi  de'giovanetli  alunni,  ivi 
accoltisi  a  rendergli  omaggio. Compiuto  il 
giro  dello  stahilimento  degno  d'una  Bo- 
logna,  e  confortali  gli  accademici  della 
maggior  pontifìcia  bontà,  promettendo 
persenjpre  il  governativo  favore,  con  be- 
nedire i  presenti  ,  lasciò  il  Pontefice  la 
bolognese  stanza  dell'arti  belle,  animate 
per  l'augusta  presenza  a  novella  più  lu- 
minosa e  splendida  carriera.  Lasciata  il 
Papa  l'accademia,  tiansilò  pe'vicini  orli 
agrario  e  botanico,  ove  l'ossequiarono  il 
celel)re  cav.  Giuseppe  Bertolini  professo- 
re emerito  di  botanica  dell'università  di 
Bologna,  ed  il  figlio  suo,  che  emulo  del- 
la pater*ia  fama,  oggi  copre  con  tanto  o- 
nore  quella  cattedra.  Ammirala  al  pas 
saggio  la  superba  tenuta  di  que' luoghi 
universitari,  entrò  il  Papa  nel  vicino  isti- 
tulo  di  educazione  di  s.  Dorolea. 

UNIVERSITÀ'  o  STUDIO  DELLA 
CURIA  ROMANA  o  SCUOLE  PALA 
TINE.  r.  Università"  Romana. 

UNIVERSITÀ  GREGORIANA.  V, 
Collegio  Romano  ,  Seminario  Romano  , 
Università  Romana,  Università,  Ze- 

LADA. 

UNIVERSITÀ  DI  LOVANIO.  Lo- 
\anio  o  Leuven,  Lovaniimi,  Luvoniimi^ 
città  del  regno  del  Belgio^  nella  provin- 
cia del  Brabanle  meridionale, capoluogo 
di  circondario  e  di  canlone  ,  sulla  Dyle, 
all'ingresso  del  canale  del  suo  nome,  di- 
stante 5  leghe  dalla  capitale  Brusselles. 


UNI 

ìi  sede  di  tribunali  di  i  /istanza  e  di  com- 
mercio, e  di  altre  magislratiire.  Il  circui- 
to murato  è  vastissimo,  mai  giardini  e 
anco  i  campi  ne  occupano  la  maggior 
parte.  Le  strade  sono  regolari,  ma  gene- 
ralmente le  case  non  sono  bene  fabbrica- 
le. Lovanio  offre  pochi  monumenti,  però 
sono  rimarchevoli  la  chiesa  di  s.  Pietro, 
collegiata  sino  alla  rivoluzione  francese  e 
dipoi  parrocchiale,  il  palazzo  pubblico, 
bell'edifizio  di  gusto  gotico,  e  l'ospedale 
pubblico  rifabbricato  neh  843  è  un  altro 
bell'edifizio.  Al  tempo  dell' occupazione 
francese  esisteva  ancora  il  rimarchevole 
spedale  degl'invalidi,  che  poteva  ricevere 
2  300  persone.  Vi  sono  7  chiese  parroc- 
chiali e  vari  oratorii  pubblici  di  corpora- 
zioni religiose;  8  spedali,  il  collegio  reale, 
e  l'università  che  la  rese  particolarmen- 
te celebre.  Il  Cancellieri  ,  Notìzie  sopra 
le  campane  e  gli  orologi^  riferisce  che  ia 
Lovanio,  oltre  l'orologio  dell'abbazia  di 
Park,  si  annoverava  fia'pih  esalti  e  piti 
armoniosi  orologi,  quello  dell'altra  abba- 
zia di  s.  Geltrude,  egregiamente  lavorato 
da  Wanderghen  ,  il  migliore  artisia  di 
tutto  il  Belgio,  di  questa  sorte  d^istrumen- 
li,  e  che  godè  a  giusto  titolo  somma  ri- 
putazione. Considerabilissime  erano  le 
sue  fiibbrichedi  tele  e  stoffe  di  lana,  dì 
cui  si  faceva  un  commercio  così  florido 
nel  principio  del  secoloXlV,  che  vi  si  con- 
tavano quasi  100,000  individui  impiega- 
ti in  tali  manifatture,  sotto  Giovnnni  III 
duca  di  Brabante;  ma  questo  traflìco  ven- 
ne quasi  a  cessare  ad  un  punto  per  la  ri- 
voluzione dell  38o,controVenceslao  du- 
ca di  Brabànte,  nella  qual  circostanza  gli 
operai  che  entrarono  nella  rivolta  furo- 
no quasi  lutti  messi  a  morte  o  banditi, 
per  cui  Lovanio  rimase  quasi  spogliala 
d'abitanti,  né  mai  più  sì  rialzò  al  suo  pri- 
stino  stato.  La  fabbricazione  di  merletti 
è  quivi  un  ramo  assai  attivo;  ma  la  sua 
principal  industria  consiste  nelle  birrerie 
numerosissime,  che  somministrano  una 
birra  rinomata,  della  quale  se  ne  aspor- 
tano annualmente  più  di  1  5o,ooo  botti. 


U  N  I 
Vi  sono  uiicliedislillatoi  d'acquavite,  liii- 
torie  pe'oierlelli,  una  stamperia  sul  coto- 
ne, filatoi  di  cotone,  ralìineiie  dizuccaro, 
ninlìni  da  olio  ,  conciatoi  ce.  Vi  si  com- 
mercia di  grani,  luppoli,  sementi  di  trifo- 
glio, olio  di  navoni  ,  rape  e  cavoli,  detto 
colza,  ec.  Nella  i /domenica  di  settembre 
vi  si  tiene  ricca  fiera  per  io  giorni,  con 
islraordinaria  affluenza  diforastieri.  II  ca- 
nale di  Lovanio  permette a'navigli  di  1 5o 
tonnellate  d'arrivare  sino  a  questa  città. 
E  patria  di  Bernardo  WanHespen,ramo- 
so  canonista,  rinomato  per  dottrina  e  ta- 
lento, ma  pe'suoi  pessimi  princìpii,idi  lui 
scrini  giustamente  furono  compresi  nel- 
V Indice  de'libri  proibiti;  di  Liberto  Hen- 
nebel  teologo,  e  di  molli  altri  dotti.  Lo- 
vanio è  anlitbissima,e  secondo  alcuuiGiu- 
lio  Cesare  ne  fu  il  fondatore  j  altri  pre- 
tendono che  prima  di  lui  l'edificò  certo 
Lupus.  Sia  comunque,  esisteva  nel  seco- 
lo VI  di  nostra  era,  ma  neir885  non  era 
che  un  semplice  borgo.  Verso  tal  epoca 
Lanìbertoll  duca  di  Brabante  le  conces- 
se privilegi  e  h'anchigie  commerciali.  Il 
duca  Goddifredo  la  fece  cingere  di  n)ura 
nel  1  i65.  Già  l'imperatore  Arnolfo  del- 
1*887  "^  ^^'^^  cacciato  i  normanni  che  vi 
erano  accampati,  Tavea  ingrandita  e  fat- 
tovi costruire  un  castello.  In  questo  nel 
936  \ifu  assassinato  l'imperatore  Enri- 
co I,  e  dove  i  duchi  di  Brabante  per  lungo 
tempo  fecero  residenza.  I  gueldresi  aven- 
dovi posto  l'assedio  nel  1542, furono  co- 
stretti a  levarlo.  Altrettanto  avvenne,  nel 
1572  al  principe  d'Orange,  nel  i635agli 
olandesi  uniti  a'francesi,e  quest'ultimi  so- 
li nel  I  706.  Essi  poi  per  uno  strattagem- 
nja  vi  entrarono  nel  1 7  i  o, sotto i  1  coman- 
do di  Moulin,  ma  furono  respinti  da'bor 
ghesi.  1  francesi  se  ne  impadronirono  tut- 
tavia anche  nel  i  756  e  nel  i  792.  Caduta 
in  potere  degli  austriaci  l'anno  seguente, 
e  ripresa  da  Rleber,  nel  i  794  questa  cit- 
tà fu  riunita  alla  Francia,  e  divenne  il 
capoluogo  d*  un  circondario  del  diparti- 
mento della  Dyle:  le  sue  fortificazioni  fu- 
rono demolite  nel  1 804.  Ritolta  alla  Fran- 


ti N  I  27-» 

ia  nel  18 1 4,  fece  parie  del  reguode'P/zc- 
i  Bassi (r.)^  e  dal  i83o  appartiene  al 


egno  del  Belgio. 


La  celebre  Utdversità  di  LovaniOy  ad 
istanza  di  Giovanni  IV  duca  di  Braban- 
te, del  preposto,  scolastico  e  capitolo  del- 
la chiesa  di  s.  Pietro,  non  che  del  borgo* 
mastro,  scabini  e  comune  di  Lovanio,  l'e- 
resse il  Papa  Martino  V  colla  bolla  Sa- 
pieiitiae  immarcescibilis^  de'g  dicembre 
1 425,  Bull.  Rom.  t.  3,  par.  2,  p.  456:  Iti* 
stìt litio  Studii generalis  in  oppido  Lo' 
vanii  i  tuncLeodiensis^  mine  Mechlinicn- 
sis  dioecesis  etducatus  Brahantiaecutri 
privilcgiorum^  et  gratìarum  elargitio- 
nCj  ac  nonnullorwn  statutoriun  praeji' 
nitione.  I  privilegi  accordati  a'  professo- 
ri ed  agli  scolari,  furono  confermati  e  au- 
mentati dal  successore  Eugenio  IV  e  da 
altri  Papi.  Narra  Novaes  nella  Storia  di 
Nicoli)  Fy  che  questo  Papa  con  bolla  d(j* 
23  luglioi455,  presso  il  Martenne,  Col- 
Icctio  Anecdot,  t.  4>  p.  i  '93,  trasferì  il 
collegio  Aincuriense  alla  città  di  Lova- 
nio. Altri  privilegi  e  prerogative  conces- 
selo all'università  di  Lovanio,  Sisto  IV, 
Leone  X  ,  Adriano  VI  e  Clemente  VII. 
Raccontai  nel  voi.  LXXVIII,p.  21,  che 
Adriano  Florenzi  d'Utrecht,  applicò  agli 
sludi  a  Lovanio  in  uno  di  que'  collegi  i 
quali  in  numero  di  43  servivano  d'abita- 
zione alla  maggior  parte  degli  studenti,  i 
principali  de*  quali  portavano  i  nonni  di 
collegio  del  Lilio,  del  Porto,  del  Falcone, 
del  Papa,  di  Maria  Teresa,  dell'Alto  Col- 
le, di  Drintio,  dello  Spirito  Sauto  e  tau* 
ti  (diri.  Pe'suoi  meriti  divenuto  vice-can- 
celliere dell'universitàdiLovanio,  comin- 
ciò a  fondarvi  un  nuovo  collegio,  ove  al- 
tri studenti  poveri  ricevessero  il  benefìcio 
ch'egli  avea  ricevuto;  fu  allora  chiamato 
Adriano  e  poi  Pontificio,  quando  come 
dottissimo  teologo  e  profondo  giurecon- 
sulto creato  cardinale,  per  le  sue  virtù  u' 
9  gennaio  1 522  fu  sublimato  al  pontifica- 
to col  nome  A* Àdriitno  l^f.Dì  questo  in- 
signe  Papa,  poco  conosciuto  e  assai  calun- 
niato, da  per  tutto  ne  propugnai  l'ecceUe 


276  U  N  I 

viriti,  e  nel  luogo  dialo  più  paiUcolar- 
mentc  coiifiihii  (|uaiilo  coti  raninata  oia- 
lizia  gli  venne  apposto,  quale  proressore 
dell'universilà  dì  Lovanio,  su  certe  opi- 
nioni eli  e  si  pretese  aver  sostenuto  anche 
da  vescovo  di  Tbr/o^rt,  da  cardinale  e  da 
Papa.  Inoltre  nel  Belgio  fu  eretta  altra 
università  in  Douai  o  Uouay,dal  l*apa  Pio 
IV  nel  1 559  a  norma  di  quella  di  Lovanio, 
e  ad  istanza  di  Filippo  li  re  di  Spagna 
sovrano  de'Paesi  Bassi.  Douai,  Duacimt, 
città  forte,  allora  facente  paile  della 
Fiandra  ,  ed  al  presente  della  Francia, 
dipartimento  del  Nord,  capoluogo  di  cir- 
condario e  di  cantone,  situata  sul  fiume 
Scarpa  che  la  divide  in  due  parli,  e  co- 
munica colla  Deula  a  mezzo  d'un  cana- 
le,a  pili  di  5  leghe  da  Canibray.Ehede  di 
tribunale  dii/istanza  e  di  magislrati,  di 
società  d'agricoltura  e  arti,  e  dell'univer- 
sità. E'  grande  e  bene  fabbricala,  le  slra  • 
de  assai  ben  distribuite,  ed  i  bastioni  of- 
frono bellissimi  passeggi.  Le  sue  fortifica- 
zioni sono  irregolari  e  fiancheggiate  da 
torri.  E'  pure  difesa  da  un  forte  situalo 
sulla  riva  sinistra  della  Scarpa,  quasi  ad 
una  lega  da  Douai.  Gli  edifizi  più  degni 
di  rimarco  sono  la  chiesa  di  s.  Pietro,  il 
palazzo  pubblico  d'arsenale.  Possiede  un 
collegio,  scuole  d'  artiglieria,  di  disegno 
e  di  musica,  biblioteca  con  circa  28,000 
volumi,  museo  di  quadri  e  d'  antichità, 
gabinetto  di  storia  naturale,  giardino  bo- 
tanico, teatro,  spedale  civico  e  altro  spe- 
dale, prigione  militare,  orfanotrofio,  fon- 
deria di  cannoni,  arsenale,  fabbriche,  ma- 
iiifallure  ,  ed  ha  un  considerabile  depo- 
sito di  lino,  grande  essendovi  Tallivilà 
commerciale.  Douai  vanta  i  suoi  illustri 
e  dotti,  e  tra  gli  artisti  Giovanni  di  Bolo- 
gne celebre  scultore  e  allievo  di  Miche- 
langelo.Secondo  Giulio  Cesare  fece  Douai 
parte  della  Gallia  Belgica,  ed  era  abita- 
ta da*  Caluaci,  essendo  già  Uìolto  im- 
portante sotlo  i  primi  conti  di  Fiandra. 
Filippo  IV  il  Bello  re  di  Francia,  mal- 
contento del  conte  Guido,  se  ne  impadro- 
uì  nel  1297;  ma  il  re  Cario  V  il  Saggio 


UNI 

nel  I  368  la  restituì  al  conte  Luigi  II.  Nel 
1  GGj  Luigi  XIV  re  di  Francia  la  fece  oc- 
cupare, e  dopo  alternate  vicende  di  pos- 
sesso, l'assicurò  alla  Francia  il  trattalo 
d'Utrecht  nel  1 7  1 3.  I  cattolici  d'Irlanda, 
di  Scozia^  òi' Inghìllerra^  di  Olanda  vi 
ebbero  i  loro  collegi.  Essi  fiorirono  al  mo- 
do riferito  negl'indicati  articoli.  Il  gran- 
de propugnatore  deir/r/^«</^,contro  /«• 
ghìlterra  {l.)i  Daniele  O'Connel,  fu  e- 
ducato  nel  collegio  irlandese  o  inglese  di 
Douai,  i  cui  alunni  studiavano  nell'uni- 
versità, così  gli  altri,  com'anche  un  gran 
numero  di  scolari  divenuti  insigni.  Il  col- 
legio degli  scozzesi  era  diretto  da'gesui- 
ti,  con  molto  zelo  e  successo.  Il  collegio 
degli  olandesi  era  destinalo  per  le  missio- 
ni, e  s'intitolava  di  Propaganda  fide.  Dei 
collegio  degl'  inglesi  diretto  da*  monaci 
anglo-benedettini,  si  legge  a  p.  344  ^'^^ 
Giornale  di  Eoina  del  1 849. «  Lo  stabi- 
limento de'benedetlini  inglesi  a  Douai  ri- 
cevè in  quest'anno  utili  restauri  e  amplia- 
menti, poiché  vi  si  termina  pi  esentemen- 
te al  2."  piano  un  vasto  dormitorio  rim- 
petlo  alla  biblioteca,  e  vi  si  livella  simul- 
taneamente il  chiostro,  alle  cui  estremità 
un  ricco  visitatore  inglese  fece  un  dì  co- 
struire una  galleria  coperta  sorretta  da 
colonne.  Una  splendida  cappella  gotica, 
illuminala  da  varie  finestre  con  arco  dia- 
gonale e  prolungalissime,  giusta  lo  stile 
anglicano,  è  già  compita  e  forma  il  pia- 
no superiore  d'un  dormitorio  fabbricalo 
a  pian  terreno,  sullo  stesso  stile.  Questo  j 
stabilimento  posto  sotto  la  direzione  di 
preti  cattolici  inglesi  dell'ordine  di  s.  Be- 
nedetto ,  conia  da  60  a  70  pensionari, 
quasi  tutti  delle  principali  famiglie  della 
Gran  Bretagna.  Vi  si  veggono  nondime- 
no un  piccolo  numero  di  giovani  francesi, 
che  vengono  in  questo  collegio  a  fine  di 
pei  fezìonarsi  nella  lingua  inglese.  Antece- 
dentemente alla  i. "rivoluzione,  la  città  di 
Douai  possedeva  5  stabilimenti;  i  benedet- 
tini furono  i  soli  che  poterono  alla  re- 
staurazione ritornare  alla  loro  casa  che 
non  era  slata  alienala".  Poco  dopo  l'i- 


U  N  I 
sUfuzIone  (lell'uni  versila  JiDouaijinqtiel- 
la  di  Lovanio  il  suo  fiunoso  professore 
Miclielangeio  Bijodi  IMaliiies  disseminò 
l'empia  sua  deliri iia  del  Bajaiic.sìnio(V.)y 
e  Uirbò  l'universilk  e  le  coscienze  de'fe- 
deli.  Furono  questi  i  primi  semi  di  quella 
peslifeia  zizzania,  che  nel  secolo  seguen- 
te Kitaimente  infellò  i  puri  campi  della 
Cliiesacol  riprovevole  Giansenisino(f.). 
UUnh'crsità  della  Sorbona  condannò  gli 
errori  di  Bojoj  e  s.  Pio  V  colla  bolla  Ex 
omnibus  ajjliclionibus ,  del  i .°  ottobre 
1  ^^"ji  soppresse  il  nome  dell'  autore  dal- 
le sue  erronee  opere,  condannò  79  pro- 
posizioni di  Dajo,  e  per  prudente  mode- 
razione dall'arcivescovo  di  Malines  fece 
privalamenteiiolificare  la  bolla  all'  uni- 
versità di  Lovanio.  Non  cessando  tutta - 
Tolta  Bajo  dalla  sua  audacia  ,  Gregorio 
XIll  pubblicò  solennemente  la  bolla  del 
prtHlecessore,e  l'inserì  nella  propria,  Pro- 
s'iòionis  nostrac,  de'  29  gennaio  iSyg, 
Bull.  Roni.  t.  4)  pa»'«  3,  p.  4^6,  confer- 
mandola solennemente.  Informato  il  Pa- 
pa de'  disagi  e  dell'  angustie  che  pativa 
l'università  di  Lovanio  e  i  suoi  lettori,  per 
la  vicina  guerra  di  Fiandra,  mandò  loro 
con  amorevolissime  esortazioni  e  offerte 
un  dono  di  3ooo  fiorini.  Già  Gregorio 
Xlil  avea  emanato  la  bolla  In  praccel- 
sa  Milli anlìs  Ecclcsiae  ^  del  i,°  marzo 
1.572,  Bull.  /?o/y?.  l.4,par.  4>p.  86:  Co/2- 
finnalio  privile  ^iovuni  univcr  sitali  s  sin- 
dii gcneralis  Lo^'onien,  Quindi  lo  slesso 
Papa  col  breve  Nupcr  cutn^  dell*  8  set- 
tembre 1573,  Bull,  cit.,  t.  4.  pa»'  3,  p. 
265:  Statuii,  quocl  de  celerò  nomi natio- 
ncs  ad  beneficia  vel  officia  ecclesiasti- 
caper  collatores  unii'ersilalis  studii gc- 
neralis Lovaniensis ,  vigore  literaruni 
Sixti  ir  facien.y  quae  intiinandae  e- 
rant  Ordinariis^  inlimcntur per  qffìxio- 
ncni  ad  valvas  locorimi^  ubi  ipsi colla' 
lores  resident,  et  reslituit  cjus  privile- 
gia in  prislinum  advcrsus  quascuin(jue 
revocaliones.  Gregorio  XIII  ollenm*  per 
mezzo  del  celebre  p.  Toledo,  il  primo  ge- 
suita che  meritò  il  cardiualuto,  l'ubiura 


U  N  I  277 

di  Bajo  di  tulli  i  suoi  errori  ;  e  vi  con- 
tribuì pure  l'altro  gesuita  ven.  Bellarmi* 
no  (poi  amplissimo  cardinale,  per  le  cui 
virtù,  riconosciute  in  grado  eroico,  pro- 
nunziò in  (livore  della  beatificazione  la 
congregazione de'rili  a*27  luglioi  727),  il 
quale  avendo  compito  i  suoi  studi  in  Lo- 
vanio, vi  pronunziò  i  voti  solenni  e  fu  or- 
dinato sacerdote.  Il  ven.  Bellarmino  ot- 
tenne immensi  successi  a  Lovanio  nel  pul- 
pito pe*  suoi  sermoni  e  nella  scuola  pel 
suo  insegnamento.  Vi  restò  7  anni  con 
inlimi  rapporti  coli* università  e  co' suoi 
professori.  Gli  Annali  delle  scienze  re- 
ligioscy  nel  1. 1  2,  p.  266  e  seg.,  riprodus- 
se la  corrispondenza  epistolare  tra  l'uni- 
versilàe  il  ven.  cardinalBellarmino.Quan- 
to  a  Bajo ,  non  essendo  stata  sincera  la 
sua  ritrattazione,  sostenendo  nuovamen- 
te molte  delle  proposizioni  condannale, 
a  segno  che  giunto  a  Brusselles  neh  584 
il  nunzio  apostolico  Bonomo  vescovo  di 
Vercelli,  inlese  che  le  elivisioni  nelle  scuo- 
le di  Lovanio  crescevano  di  giorno  in  gior- 
no, si  trasferì  in  questa  città,  e  ricevette 
le  accuse  de'  cattolici  contro  di  Bajo  ;  il 
quale  olire  ad  altre  maligne  inlerpreta- 
zioni  ,  che  contro  la  bolla  pontificia  an- 
dava arditamente  fabbricando,  e  riferite 
da  Bcruino  neWH  iste  ria  di  tutte  V  ere» 
sicy  spargeva  altresì  furbescamente,  non 
richiedersi  altro  dalla  bolla  apostolica, 
che  un  rispettoso  silenzio,  ch'è  l'  empio 
ripiego,  che  in  simil  caso  fu  dipoi  abbrac- 
ciato i\ix  giansenisti  in  Francia.  In  Lova- 
nio, Levino  Torrenlms,  designalo  arci- 
vescovo di  Malines,  fondò  il  collegio  de' 
gesuiti;  ed  ivi  oltre  i  memorati  collegi  e- 
ranvi  quelli:  per  gli  ahumi  iV  Irlanda  ^ 
che  dipendeva  dalla  congregazione  di 
propaganda  fide y  per  mezzo  del  nunzio 
di  Brusselles,  fondalo  da  Urbano  VII1,q 
co' capitali  superstiti  si  mantengono  in 
Lovanio  i  giovani  che  vi  s[)ediscono  gli  or- 
dinari d'Irlandaipcr  gli  ahumi  d'O/^z/i^/^r, 
e  già  istituito  in  Colonia  net  16  10  e  po- 
co dopo  trasferito  in  Lovanio,  denomina- 
to Allocollensc;  per  gli  aluuui  della  dio- 


278 


U  N  I 


»;esi  òìllailein^  chiamato  tìi  s.  Pulcheria, 
il  cui  1, "presidente  fu  GiacomoGiansenio, 
uomo  erudito  e  savio,  il  quale  divenne 
vescovo  di  Gand  in  Fiandra;  nipote  di 
lui  fu  Cornelio  Gianseuio  d'infelice  fama, 
parittienle  presidente  di  quel  collegio,  il 
quale  fatalnienle  iuibevuto  degli  errori 
ili  Bojo,  di  venne  autore  dell'eri  oneo  ela- 
giin»evole  giansenismo,  che  turbò  special- 
mente l'università  di  Lovanio,  la  Chiesa 
e  la  fede  cattolica,  come  rilevai  nel  voi. 
L ,  p.  162  e  altrove.  Occupata  Lovanio 
da'hancesi,  l'università  venne  da  essi  sop- 
pressa nel  1797,  ed  in  parte  fu  ristabili- 
la  neli8i4  al  cessare  della  dominazione 
loro,  istituito  il  regno  ^&  Paesi- Bassi ^ 
si  trattò  della  soppressione  de' seminari 
vescovili,  e  dell'istituzione  d'uu  collegio 
filosofico,  che  avrebbe  facilmente  aperto 
l'adito  alle  false  dottrine  i\e  Protestanti. 
Inutilmenle  da'  soggi  vescovi  e  dal  zelo 
del  rappresintiinle  della  s.  Sede  si  mos- 
sero giuste  querele  al  re  Guglielmo  I,  e 
per  tali  e  altre  commozioni  religiose  si 
vennero  a  preparare  gli  avvenimenti  che 
separarono  il  Belgio  i\&  Pdesi-Bassi.hà 
ontapuie  dellegiavi  rimostranze  di  Leo- 
ne XIJ,  nondimeno  all'università  di  Lo- 
vanio successe  il  collegio  filosofico,  aper- 
to ivi  a' 17  ottobre  1825,  senza  riguardo 
alcuno  alla  contrarietà  de'zelanti  belgi 
cattolici.  Questa  fu  un'istituzione  teolo- 
gica sotto  la  denominazione  di  collegio  fi- 
losofico, per  l'educazione  de' giovanetti 
che  si  dedicavano  allo  stato  ecclesiastico, 
e  venne  quindi  frequentata  da  un  3oo 
studenti.  Jl  malcontento  fu  pubblico  e 
generale,  massimamentca  Brusselles, Lo- 
vanio e  Gand.  Fu  allora  che  il  re  inviò 
a  Roma  nel  1826  l'ambasciatore  conte  di 
Celles  per  venire  ad  un  accomodamento 
o  concordalo.  Per  questo  Leone  XII  no- 
minò plenipotenziario  il  dotto  e  sagacis- 
simo cardinal  Cappellari,  nelle  stanze  del 
quale  fu  sottoscritto  a*  18  giugno  1827. 
IN^on  solo  f(ù  testimonio  di  tutto,  ma  il 
cardinale, come  in  tutti  gli  affari  moltepli- 
ci e  gravissiu)i  della  s.  Sede  da  lui  trat- 


ti N  I 

tiili,  si  serv'i  per  esso  e  sempre  della  ma- 
teriale mia  penna;  a  segno  tale,  chea  mia 
gran  confusione  dipoi  m'implorò  e  otten- 
ne dal  Papa  Pio  Vili  il  segreto  del  s. 
Offizio  ,  e  divenuto  egli  Papa  si  degnò 
confermarlo.  Il  concordato  tra  Leone XI l 
e  il  re  A^' Paesi-Bassi,  lo  riportai  in  que- 
st'articolo,e  ne  ragionai  ne'relativi,riguar- 
dando  particolarmente  la  circoscrizione 
delle  diocesi,  l'insegnamento,  l'istituzio- 
ne de'  seminari  ec.  ;  e  con  questa  penna 
scrissi  la  lettera  al  re,  s'intende  sottoscrit- 
ta dal  cardinale  ,  di  ringraziamento  per 
la  scatola  d'oro  col  suo  ritratto  contor- 
nato di  brillanti,  dal  re  con  sua  lettera 
donata  al  porporato,  inviata  per  segno 
di  particolare  stima  e  soddisfazione.  To- 
sto i  protestanti  impugnarono  il  concor- 
dato, ed  il  protestantismo  de'consiglieri 
del  re  risvegliò  il  suo,  che  però  gli  costò 
poi  la  perdita  del  fiorentissimo  regno  del 
Belgio.  Pretese  il  re  di  difendere  il  col- 
legio filosofico,  come  approvato  da  Leone 
XII, mentre  questi  non  a vea  malfatto  pa- 
rola d'istituzione  sì  anti-cattolica;  soltan- 
to avea  prudentemente  lasciato  d'insiste- 
re per  la  sua  soppressione,  onde  non  in- 
terrompere le  intavolate  negoziazioni. Do- 
po la  formazione  del  regno  del  Belgio,  il 
collegio  filosofico  di  Lovanio  restò  di  con- 
seguenza soppresso,  e  si  convenne  da' ve- 
scovi cattolici  del  Belgio  alla  istituzione 
i\e.\V  Unì\>ersità{F .)  Qdi\.io\\cai  di  Malines, 
ivi  inaugurata  nel  1  834,  e  neh  835  tra- 
sferita a  Lovanio,  negli  edifizi  accordati- 
gli dalla  città,  ove  prospera,  quale  uni^ 
niversità  cattolica  primaria  del  Belgio. 
L'approvò  Gregorio  XVI,  già  cardinal 
Cappellari,  con  somma  soddisfazione  del 
suo  grande  animo,  per  tutto  quanto  avea 
alacremente  operato  pel  bene  spirituale 
e  morale  della  nobilissima  nazione  Belgi- 
ca. A'4  novembre  i83zt  si  fece  l'apertu- 
ra dell*  università  cattolica  del  Belgio  in 
Malines,ed  il  rettore  della  medesimaRev.° 
De  Barn,  alla  presenza  de' vescovi,  del  cle- 
ro, d'una  moltitudine  di  cattolici  ,  tutti 
giubilanti  di  religiosa  e  pura  gioia  ^  prò- 


U  N  I 

imnxlòquel  Jìscoisocloqnenle  latino,  che 
pubblicò  il  1. 1  degli  Annali  delle  scien- 
ze relis^iose,  a  p.  i46  e  3o5.  Indi  nel  t. 
!2,  p.  260,  si  rende  contezza  de' discorsi 
pronunziali  all'università  callolicndaMa- 
Jines  trasferita  a  Lovauio,  nella  sua  istal- 
lazione e  apertura  degli  studi, il  j. ''dicem- 
bre 1 835,  e  successivamente.  Il  i.^di  que- 
sti discorsi  fu  del  Rev."  De  Cock  vice-ret- 
tore dell' università  e  professore  di  filo- 
sofia morale,  in  lingua  francese,  durante 
la  messa  celebrata  pontificalmente  da 
me;.'  Enoell)erto  Sterckx  arcivescovo  di 
Malines,  poi  creato  cardinale  del  titolo  di 
s.  Bartolomeo  all'Isola  da  Gregorio  XVI, 
nella  chiesa  di  s.  Pietro.  Il  Rev.^DeCock 
tolse  ad  argomento  del  suo  discorso  una 
n>.iteria  la  qualegii  si  affacciava  alla  men- 
te da  per  se,  e  si  può  dire  era  quasi  al- 
l'ordine del  giorno.  Dopo  di  aver  tribu- 
tato alcuni  elogi  a'  vescovi  del  Belgio  ed 
a'maeslrali  del  luogo,  l'oratore  parlò  del- 
l'anlicr.  università  di  Lovanio  ,  de' suoi 
successi  e  della  gloria  sua.  Venne  facen- 
do una  minuta  relazione  intorno  a  que- 
sto [)roposito,  e  discorse  successivamente 
le  varie  facoltà  di  quella  celebre  univer- 
sità, rammemorandone  i  vantaggi,  che 
n'erano  derivati,  e  il  metodo  che  vi  si  te- 
neva nello  studiare  e  nello  insegnare  le 
scienze.lndipas«ò  agli  avanzamenti  odier- 
ni fatti  dalle  scienze,  e  mettendo  a  riscon- 
tro queste  due  università,  l'antica  e  la 
nuova,  ne  dedusse  essere  grandi  gli  ob- 
blighi, a'quali  quest'ultima  deve  adempi- 
re. Ma  notò  ch'essa  confida  ne'Iumi  ce- 
lesti e  nella  divina  assistenza,  ed  altamen- 
te bandi>ce  essere  uflìcio  de'professori  il 
vistaurare  e  mantenere  mai  sempre  la 
unione  Ira  la  Religione  e  le  Scienze.  Die- 
de fine  al  suo  discorso  coll'indirizzure  u- 
na  esortazione  a'  professori  ed  agli  stu- 
denti, e  con  invocare  il  patrocinio  della 
B.  Vergine  sull'uni  versila  cattolica.  \\i° 
discorso  fu  recitato  da  Vanbockel,  bor- 
gomastro di  Lovauio.  Esso  fu  tutto  con- 
sagralo alla  memoria  dell'antica  univer- 
sità ili  Lovanio,  e  alle  speranze  avvcni- 


U  N  I  279 

le  della  nuova.  Questo  discorso  pieno  di 
fuoco  e  d'un  savio  patriottismo,  mostrò 
d'aver  compreso  gl'interessi  della  città  e 
quelli  dell'insegnamento.  Gli  altri  4  di- 
scorsi furono  pronunziati  all'  apertura 
delle  lezioni  da'  professori  Moeller ,  de 
Cazalés,  de  Coux,  ed  Arendt:  ili. "tutto 
religioso  intorno  la  storia;  il  ?..°  sugli  stu- 
di classici;  il  S.**  sulla  politica  economia; 
il  4"  sulle  antichità  romane.  Il  compila- 
tore degli  Annali,  il  dotto  ab.  De  Luca, 
ora  degno  arcivescovo  di  Tarso  e  nunzio 
di  Vienna,  sebbene  fece  alcune  eccezioni 
nel  ragguaglio  de'uiedesimi  discorsi,  do- 
po le  sue  particolari  osservazioni,  li  dice 
notevoli  e  commendevoli  per  un  caratte- 
re comune,  cioè  per  uno  spirito  totalmen- 
te religioso.  E  couclùde:  Sarà  bene  age- 
vole il  vedere  che  i  professori,  i  quali  li 
pronunziarono,  appartengono  ad  una  u- 
niversilà,  donde  è  stata  sbandita  l'anar- 
chia delle  opinioni  e  de*  sistemi.  Alla  u- 
niversilà  cattolica,  nu  professore  non  ren- 
derà slerili  le  lezioni  d'un  altro,  non  di- 
struggerà l'opera  d'un  altro  suo  collega; 
l'insegnamento  avrà  quell'unità,  senza  la 
quale  è  diffìcile  il  progresso,  e  non  si  se- 
conda l'intereJise  della  scienza.  Questi  tli- 
scorsi  sono  altresì  un  argomento  della 
dottrina  e  dell'ingegno  de'  professori ,  e 
pare  che  siano  stati  favorevolmente  giu- 
dicati da'Iettori.  Nel  l.  r  1  degli  Annali^  a 
p.  f)  I ,  si  rènde  ragione  delle  calunnie  de' 
miscredenti  contro  l*  università  cattolica 
<li  Lovanio,  confutate  del  ttìtto;  poiché  il 
gran  capo  d'accusa  contro  la  medesiniii 
è  ch'essa  gode  la  fiducia  delle  fimiglie! 
Si  fa  il  confronto  della  protezione  accor- 
data dal  consiglio  provinciale  del  Braban- 
te  all'iiuiversilà  libera  di  Brusselles,  fon- 
data dal  partito  liberale  e  irreligioso  e 
dalle  logge  massoniche,  che  mostrandosi 
coerente  alla  sua  orìgine,  fu  giudicata  ne' 
suoi  capi,  i  quali  si  qualificarono  come  a- 
genti  del  liberalismo  francese.  Essa  fu  i- 
naugurata  nel  i834«  Nel  l.  16,  p.  45-ì 
degli  Annali  si  riporta  lu  circolare  do' 
7,7  gennaio  i843,  da  Icggcisi  in  pidpito 


28o  UNI 

nelle  chiese,  del  cardinal  Sterckx  arcive- 
scovo ili  Malìnes',  e  degli  allri  vescovi  del 
Utlgio,  cioè  di  Liegi,  Bruges,  Tournay, 
IVamur  e  Gand,  al  clero  e  a'  fedeli  delle 
loro  diocesi,  intorno  all'università  catto* 
licadi  Lovanio,e  fa  ben  conoscere  lo  sta- 
lo di  quest'importante  istituto,  dai  qua- 
le la  religione  e  le  scienze  attendono  i 
frutti  più  felici.  E  accompagnata  da  un 
(juadro  delle  iscrizioni  e  ammissioni  degli 
studenti  degli  anni  accademici  i834-»^42 
delle  cattedre  di  umanità,  della  filosofia, 
delle  scienze,  della  medicina  ,  del  diritto, 
della  teologia;  il  numero  totale  ascenden- 
do a  3694;  non  che  della  statistica  di  7 
unni  degli  studenti  dell'università  ap[)ro« 
vali  dagli  esaminatori,  il  numero  totale 
sommando  971.  Si  ringrazia  la  Prowi- 
denza  divina  dello  stato  di  sempre  cre- 
scente prosperila  dell'università,  dacché 
ne  furono  gettate  le  fondamenta;  si  loda 
il  buono  spirilo  degli  alunni,  d  zelo  loro 
pegli  studi  e  per  la  disciplina,  ed  i  loro 
progressi;  si  encomia  l'impegno  e  lo  zelo 
de'p^oressuri  e  del  benemerito  loro  capo, 
e  che  alla  loro  capacità  e  perfetta  unio- 
ne si  deve,  do[)o  Dio,  la  riuscita  d'un'im- 
presa  b)  grande,  la  quale  già  godeva  altis- 
sima slima  anche  ne'  paesi  stranieri.  Si 
aggiunge  che  questa  santa  opera  forma- 
va l'allegrezza  di  Gregorio  XVI,  come 
la  speranza  di  tutte  le  cristiane  famiglie 
del  lielgio;  loro  essere  l'opera,  prodotto 
dell' ollprte  e  delle  liberalità  del  clero  e 
fedeli  del  Belgio,  e  sussistere  per  essi.  Es- 
sere però  necessaria  la  continuazione  del- 
le collette  e  soscrizioni  annuali,  e  le  pri- 
ine  nelle  chiese  ne'  giorni  stabiliti  ,  alle 
quali  doversi  per  la  maggior  parte  l'esi- 
stenza della  cattolica  università;  perciò 
vivamente  lacqoinaudnre  il  proseguimen- 
to delle  questue  e  dell'  olferte  volontarie 
e  >pgntanee;  aftinché  un'impresa  princi- 
piata con  felici  auspici!,  fosse  condotta  a 
buon  fine,  onde  serva  dappertutto  di  no- 
vella prova,  ohe  la  nostra  s.  Religione  è 
l'amica  tlelle  scienze  e  il  centro  della  ve- 
la luce.  Lu  Cirilla  Cullo  là  a  ^ìììiic  1.^,1. 


UN  I 
4,  p.  3 13,  dice  che  nel  iS5i  Tuni versi- 
la di  Lovanio  conlava  600  allievi  assai 
rispettosi  e  buoni;  che  molti  erano  vera- 
mente pii,  ed  ascritti  ad  una  congregazio- 
ne di  spirito.  Le  altre  tre  o  quattro  uni- 
versità del  Belgio  non  avere  s'i  gran  nu- 
mero d'allievi;  nel  regno  numerarsi  622 
case  religiose,  e  g^So  fra  religiosi  e  reli- 
gio^c.  Nel  t.  5,  p.  58 1  della  1*  serie,  do- 
po avere  la  Ch'ìltà  parlalo  della  legge 
dell'insegnamento  secondario  ne'  collegi 
del  Belgio,  destinati  a' figli  di  cattoliche 
funigiie,  cioè  che  i  negoziali  riguardan- 
ti il  concorso  del  clero  in  collegi  dello 
stalo  riuscirono  finalmente  a  tutelare 
nello  stesso  le!n[)o  la  libertà  del  gover- 
no, dell'episcopato  e  de'comuni;  osserva 
che  volgendo  il  4-*' bislro  l'università  cat- 
tolica di  Lovanio,  dagli  autentici  docu- 
menti riportati  nel  mo  annuario  si  risa-» 
vava,  ch'essa  nel  1 854  Irovavasi  in  pro- 
gresso ognor  crescente  d'allievi,  d'auto-^ 
rità  e  di  veri  servigi  alla  patria  per  la 
dulia  educazione  delle  sue  piii  care  spe- 
ranze. Nel  volgere  di  tal  periodo  d'  anni 
più  di  1000  vi  studiarono  la  sagra  teo- 
logia, e  buon  numero  di  essi  con  singo- 
iar profitto.  Or  chi  conosce  la  valentia 
di  cpie'professori  e  l'assiduità  de'candida- 
ti  nello  studio  della  scienza  divina  (i  qua- 
li non  sottostanno  certamente  agli  studi 
di  qualsiasi  più  fiorente  università)  non 
può  a  njenodi  non  allietarsi  della  certez- 
za, che  piante  così  rigogliose  non  falliran- 
no di  prodiu're  copiosissimi  frutti.  L'ul- 
liu)a  statistica  degli  scolari  daW  Univer- 
sità jhi  ri[)ortai  a  quell'arlicolo  con  altre. 
Essa  è  sotto  la  direzione  dell'Episcopato 
Belgico,  ed  è  la  sola  che  abbia  la  facoltà 
teologica.  Nel  1. 1  o,  p.587,  la  Civiltà  ra- 
gionando delle  opere  del  can.  Beeien,  e  di 
sua  pubblicazione  delle  lettere  di  s.  Cle- 
mente, col  testo  siriaco,  accompagnando- 
lo di  traduzione  e  di  commenti  eruditi, 
sullo  gli  auspicii  di  Papa  Pio  I  X;  notò  che 
nell'università  di  Lovanio  sono  molto  iti 
onore  gli  sludi  orientali,  e  che  il  can.  Bec- 
leu  v'istilu)  una  tipografia  oricutulc,  do- 


UN  I 
ve  si  trovano  i  caralleri  siriaci,  arabi,  e- 
Inaici  ec,  opinando  che  in  breve  essa  sa- 
rà in  tal  genere  tra  le  migliori  fornite. 
Tra'professori  della  Tacoltii  teologica  con- 
ta vasi  (ino  al  dicembre  184B  il  canonico 
d.  G.  D.  Malou/il  (juale  dopo  aver  studia-- 
to  teologia  e  preso  la  laurea  in  esso  colle- 
gio romano  de'gesuiti  nel  i835,  fu  pro- 
mosso alla  cattedra  di  teologia  dogmati- 
ca nella  nuova  università  cattolica  di  Lo- 
vanio.  Uomo,  che  oltre  ad  essere  fornito 
di  precoce  e  sveglialissiaio  ingegno  e  di 
vasta  erudizione,  impiegò  12  anni  d'inde* 
fesso  lavoro  a  promuovere  la  scienza  sa- 
gra e  difenderla  da'  novatori  ,  non  solo 
ocallolici,ma  anche  da  que'caltolici  i  qua- 
li redolii  da  metodi  nuovi  e  lusinghieri, 
non  professano  la  debita  riverenza  verso 
qiie'sommi  che  ne'  tempi  a  noi  anteriori 
versarono  negli  studi  sagri  :  e  tali  sono 
appunto  tutti  i  seguaci ,  sebbene  ravve- 
duti, del  famoso  LaDieniiais,di  deplora-- 
bile  ricordanza,  per  quanto  dissi  nel  voi. 
LXXXlll,  a  p.  3  I  3.  Durò  il  can.  Malou 
inlàlicabile  e  imperturbabile  nella  sua 
cattedra,  Cnchè  il  Papa  Pio  IX  nel  con- 
cistoro dell'i  1  dicembrei84B,  tenuto  in 
Gaeta,  lo  pieconizzò  vescovo  di  Bruges 
nel  Belgio,  chiesa  che  tuttora  con  zelo  sa-* 
viamenle  governa.  Sue  opere  sono  ;  De 
la  lecturc  de  la  Bilie cn  langue  vitlgài^ 
re.  Bcchcrclics  ìiisloriques  sur  l'autcur 
(le  l'I/nitation,  Thomas  aKcnipis,  De  la 
liberléde  la  Charilé  en  Belgìque,  De  la 
manière  de  représenler  V  Jmmaculée 
Coiuu^jìLìoii.  V  Immaculét  Coiiception 
considerce  cornine  dogme  deFoi.  L'ulti- 
ma delle  quali  opere  è  dedicala  al  regnan-- 
tePon  tefice  che  gloriosamente  defìfùl'hiit 
inacolalo  Concepimento.  Nelle  radunan- 
ze perciò  tenute  in  Roma,  il  vescovo  di 
Bruges  si  fece  ammirare  per  elo([uente 
dottrina  ecclesiastica,  in  quegl'imponenti 
consessi  de'vari  vescovi  accorsi  pel  «nemo- 
rabile  decreto  nella  città  eterna.  Tutto 
questo  non  ù  certamente  piccola  gloria 
per  la  novella  università  cattolica  di  Lo- 
vauio ,  tUe  si  gloria  averlo  conialo  Ira' 


UNI  28C 

suoi  professori.  Da  più  di  11  anni,  dacché 
fu  istituita  l'università,  gli  studi  sempre 
vi  fiorirono  sia  pel  zelo  e  scienza  de'pro- 
fessori,  sia  per  l'alacrità  de' giovani  stu- 
denti. Nel  l.  1 2,  p,  1 2  I  degli  Annali  del' 
le  scienze  religiose^  si  dice  ricavarsi  ^ìÀ^ 
Y Anniiaire  de  VUni^'crsité  Catholique 
1841,  che  l'università  cattolica  di  Lova- 
nio  proseguiva  con  un  successo  sempre 
più  lieto  a  portare  il  frutto  che  se  ne  spe- 
rava. L' insegnamento  è  ordinato  a  con* 
ciliare  iu  vicendevole  concordia  la  fede 
religiosa  colle  diverse  diramazioni  delle 
scienze  umane.  E  perchè  più  facile  tor- 
nasse il  conseguimento  d'un  tale  lodevo- 
le fine,  fu  eretta  una  Società  letteraria^ 
annessa  alla  stossa  università  cattolica.  Uà 
rapporto  recitato  da  Perin  vice-presidea- 
te,  nella  tornata  de'23  ottobre i84o,  io- 
torno  alle  fatiche  intraprese  da'  membri 
della  società  dopo  il  comiuciamento  di  es- 
sa, ci  dà  un  sugoso  riassunto  delle  dissero 
tazioni  lette  o  inviate,  dal  1839  in  poi. 
Indi  si  passa  a  parlare  di  quelle  che  con- 
cernono direttamente  le  scienze  ecclesia- 
stiche, e  sì  conclude  dagli  argomenti  svol- 
ti, sui  due  sistemi  che  dominano  nelle 
scuole  filosofiche,  il  Cattolicisnio  e  il  Ra- 
zionalismo j  sul  Panteismo  base  dello 
dottrine  umanitarieisull'economia  politi- 
ca o^Ì\\e(ì  Dogmi  religiosi;  sulle  cause  che 
generarono  la  pretesa  Riforma  religiosa; 
sull'origine  dell'/y/fjm/^mOj  sui  rapporti 
dell'amena  Letteratura  col  cristianesi- 
mo: che  questa  società  letteraria  di  Lo- 
vanio,  tuttoché  nell'infanzia,  non  contan- 
do che  un  anno  e  mezzo  d'  esistenza  ,  ri- 
sponde all'inteso  oggetto,  che  si  propose-- 
ro  i  zelanti  e  dotti  suoi  fondatori.  Anche 
nella  3.'  serie  degli  Annali  delle  scienza 
re//^'/o.yc,  compilali  dal  eh.  prof.  Arrighi, 
in  alcuni  tomi  si  dà  ragguaglio  delle  adn-> 
nanze  della  società  letteraria  di  Lovanio, 
Nel  t.  c),  p.  474  »  *'<il'>^  ^'^  serie  di  tali 
A/tnali,  si  dà  ragguaglio  dell'  Annuario 
dell' U niversitàCattolicii di  Lo^'anione^ 
i85i.  Quest'annuario  fa  conoscere:  i.** 
coloro  the  dirii^ouo  l'uuivcrMlà  sotto  ia 


282  V  N  1 

sorveglianza  episcopale  del  Belgio  ;  2."  il 
personale  cle'piofessori  in  numero  di  47» 
e  gli  udìciali  in  tiumeio  di  6;  3.°  i  collegi 
dell'università  in  numero  di  3j  in  fine  la 
biblioteca,  ed  i  gabinetti  di  (jsica,  di  chi- 
mica, di  anatomia  ,  di  zoologia,  d*  istru- 
inenli  di  chirurgia  ec,  ed  il  giardino  bo- 
tanico. Vi  si  trovano  ancora  i  discorsi 
rapporti  sui  lavori  dell'anno  precedente 
delle  differenti  società  formate  da' profes- 
sori e  dagli  studenti,  cioè  la  società  lette- 
raria, la  società  di  letteratura  fiamnìin- 
ga,  e  la  società  di  carità  di  s.  Vincenzo 
de  Paoli.  Vi  sono  inoltre  de'prospetti  in. 
dicanti  il  numero  degli  studenti  in  cia- 
scuna fdcoltà,  il  cui  totale  era  di  556,  co- 
me ancora  di  coloro  che  hanno  consegui- 
to i  gradi  innanzi  al  giurì  nazionale  d'e- 
same. La  2.*  parie  dell'  Annuario  con- 
tiene il  regolamento  generale  dell'univer- 
sità, ed  alcuni  regolamenti  particolari,  tra 
,qli  altri  quello  dell'istituto  Illologico  per 
r  istruzione  di  coloro  che  si  cousagrano 
all'insegnamento  delle  belleleltere.  Com- 
piesi  r  Annuario  con  un'appendice  che 
contiene  parecchi  documenti  riguardanti 
l'antica  e  celebre  università  di  Lovanio, 
e  quell'attuale  ristabilita  neh  834  da' ve- 
scovi del  Belgio  coli'  approvazione  della 
s.  Sede.  In  Roma  fiorisce  il  collegio  eccle- 
siaslicoBelgicOjdi  cui  parlai  nel  vol.XLII, 
p.  Sj'j  e  siccome  nel  voi.  XXX  VI  11  ,  p. 
2o5,  dissi  le  notizie  del  già  collegio  Lie- 
gese  Lambert  d'  Archis,  colle  cui  super- 
stiti rendile  si  mantengono  in  Roma  a- 
gli  studi  alcuni  giovani,  qui  aggiungerò 
che  uno  di  essi  è  destinato  ad  apprender- 
vi la  pittura  o  la  scultuia,  o  l'incisione  o 
l'architettura  ec.,coirannua  pensione  di 
scudi  340  per  5  anni,  dovendo  esser  for- 
nito il  pensionato  di  que'requisili espres- 
si nel  Giornale  di  Roma  del  1 855  a  p.  44* 
UNÌ  VERSITA' ROM ANA  o  ARCHI- 
GINNASIO DELLA  SAPIENZA,  Uni- 
versitas  Sapientiae  Urbis,  Archigymna- 
sio  ahnae  Urhisy  Romano  A  rcliigymna- 
5Ì0  Sapitnlìae,  Archi  Lyceoj  ed  il  Mor- 
celli,  Lycnini  SapiGnùac^  lyceiim  LcO' 


U  N  I 
ìiiannnij  mentre  disse  il  rettore,  Gynina' 
siarcha  idemque  Rite  ter  j  il  professo- 
re o  lettore ,  Docior  decurlalis  Lycei 
Leoniani.  Questa  è  l' Università  (P^^.)  e 
l'Arci  Liceo  degli  studi  primario  di  Ro- 
ma, e  con  Y  Università  di  Bologna  (F.) 
dello  Stalo  pontificio  (F.);  scuole  pub- 
bliche, di  cui  è  arcicancelliere  il  cardinal 
Camerlengo  di  s.  Chiesa  (F),  e  desti- 
nate agi'  insegnamenti  delle  civili  e  sa- 
gre dottrine.  Nel  voi.  Ili,  p.  3o4,  ricor- 
dai il  libro  che  tratta  della  giurisdizione 
e  podestà  del  cardinal  camerlengo  (di  cui 
riparlai  a  Uditore  del  Camerlengato  , 
sidrattualesuo  stato)  nella  dignità  di  ar- 
cicancelliere. Dichiarò  un  moderno  scrit- 
tore, Roma  è  il  centro  della  sapienza  fi- 
losofica e  religiosa,  retaggio  inalienabile 
del  cattolicisojo.  Si  chiama  Archiginna- 
sio, dalle  parole  greche,  capo, primo  ^gin- 
nasio, primo  ginnasio,  prima  università 
di  R.oma.  Non  si  denomina  Sapienza  , 
dalla  sentenza  scritturale,  o  versetto  del 
salmo  I  lOjScolpitasuHa  cartella  marmo- 
rea che  sovrasta  la  finestra  posta  sopra  I.i 
porta  principale:  Initium  Sapienliae est 
Timor  Dominijcome  pretese  \^enuti,e  ri- 
peterono Vasi, Rufìni  e  altri;  ma  per  quan- 
to poi  dirò  a  suo  luogo.  Ivi  pure  dirò  che 
prese  il  nome  d'iSapienza  anco  l'adiacente 
via.  Però  propriamente  di  fatto  tale  mag- 
giore ingresso  è  auììa  piazza  di  s.  Eusta- 
chio, ne'limiti  della  parrocchia  e  ri(uie  o- 
monimi,  centro  e  ombelico  dell'abitalo  dì 
Roma.  Quest'antica  e  celeberrima  uni- 
versità, ad  onta  dellediverse  vicende  de* 
teuìpi,  per  le  quali  talora  illanguidita  e 
fors'anco  quasi  estinta,  sempre  però  ri- 
pullulò con  nuovo  splendore  in  ogni  ge- 
nere di  utili  scienze  e  di  sublimi  discipli- 
ne, e  gareggiò  talvolta  colle  più  famose; 
quindi  si  serbò  in  vigore  fino  a  noi  per 
le  provvide  cure  vivificanti  e  benefiche  tie' 
Papi,  come  si  apprende  da'suoi  fasti  let- 
terarii,  a  vantaggio  e  istruzione  della  gio- 
vcntìi  studiosa,  a  decoro  della  dignità  di 
Roma  ,  per  la  magnanima  e  incessante 
ponlificia  protezione,  ad  essa  accordala 


UN  I 
dalla  grandezza  d'animo  di  molli  Papi. 
Uni  versila  di  sludi  di  quella  Roma  de- 
stinala dalla  divina  Provvidenza  ad  es 
ser  prima  per  le  armi,  e  poi  per  la  re- 
ligione, per  le  leggi,  per  le  scienze,  per  le 
lettere  e  per  le  arti  liberali  la  regina  del- 
le città  tutte,  in  cui  nuli  uni  siiie  nomine 
saxum.Dì  quella  Roma, la  quale  per  alto 
suo  destino  in  qualunque  tempo,  o  in  un 
modo  o  in  un  altro  inernvigliosamente 
si  elevò  sopra  ogni  altra  città  d'Italia  e 
del  mondo,  che  dopo  il  risloramento  del- 
le lettere  per  nobil  cura  e  munificenza 
de' sommi  Pontefici  segnulossi  singolar- 
mente Ira  tutte  le  città  in  copia  di  mez- 
zi e  di  presidii  alla  coltura  degli  sludi, 
in  moUitudiue  immensa  d'uomini  iloUi 
nel  suo  seno  o  nati  o  domiciliali,  in  va- 
rietà e  grandezza  di  eccitamenti  e  di  pre- 
mi alle  persone  studiose  proposti  e  com- 
parliti.  E  in  essa  tuttora  accorrono  a  stu- 
diare non  solo  que'  delle  proviucie  dello 
stato  pontificio  e  di  altre  città  d'Italia, ma 
altresì  d'ollremonle  o  d'oltremare.  Sic- 
come non  vi  è  città  al  mondo  in  cui  gli 
studi  severi  di  filosofia  e  teologia  siano  co- 
.sì  coltivati  come  in  Roma  ,  oltre  quelli 
d'altre  scienze  sagre,  cosi  non  vi  è  città 
in  cui  siano  sì  frequenti  quegli  atti  pub- 
blici in  cui  si  manifesta  non  meno  lo  stu- 
dio de'  giovani  che  la  valentia  de'  loro 
maestri.  Nel  secolo  XV  l'università  ro- 
mana sali  ad  alto  grado  di  splendore  e 
di  celebrità  ,  Onde  potè  gareggiare  eoa 
qualunque  più  illustre  d'Italia  ;  che  anzi 
ne'per  lei  fortunati  e  lieti  tempi  di  Leo- 
ne X,  giunse  (juasi  a  superarle  tutte  per 
copia  ed  eccellenza  di  professori  famosi, 
che  allora  io  essa  insegnavano,  illustrali 
dal  dottoab.  Gaetano  Marini  colla  LeUe- 
raalch.  nis^J  Giuseppe  MutiPapazzur- 
ri  già  Casali ^nella  quale  s'illustra  ilRuo- 
lo  de  professori  dell'  Archiginnasio  Ro- 
mano per  l'anno  1 5 1 4,  Roma  1 797.  Seb- 
bene nelle  successive  età,  secondo  l'epo- 
che e  circostanze  politiche,  or  più  or  me- 
no ella  fiorisse,  nondimeno  si  mantenne 
l'uaiversità  romanu,  e  conservò  le  trac- 


UNI  283 

ce  di  sua  rinomanza,  trovandosi  ora  qua- 
le l'ammiriamo  e  celebrerò.  Ne  scrisse  la 
storia  il  benemerito  p.  d.  Giuseppe  M.' 
Carafa  di  Nola  teatino,  professore  di  sto- 
ria ecclesiastica  nella  medesima,  e  poscia 
vescovo  diTrivenlo(nel  quale  articolo  per 
fallo  tipografico  dicesi  fatto  vescovo  uel 
1 734,  ma  deve  leggersi  1 754)  e  di  Mdelo: 
De  Gyninasio  Romano,  et  de  ejusprofes- 
soribus  ab  Urbe  condita  usque  ad  haec 
tempora j  libri  duo,  quìbus  acceduni  Ca- 
lalogus  Advocatoruni  sacri  Consistorii, 
etbullae  ad  ipsuni  Gynmasiuni  spectan- 
ies,  Romae  1751.  Avea  Prospero  Man- 
dosio,  di  cui  meglio  parlerò  a  suo  luogo, 
pubblicalo  in  R.oma  nel  1682-90:  Bi- 
bliotheca  Romana  ^  seu  Ronianoruni 
Scripioruni  Centuriae.  Da  alcuni  opera 
lodata  e  divenuta  rara,  ma  dessa  non 
contiene  che  alcune  centurie  di  romani 
scrittori.  Il  decano  degli  avvocali  conci- 
storiali e  rettore  dell'  università  ,  Carlo 
Cartari,  autore  egregio  d'opere  edite  ed 
inedile.  Ira  quest'ultime  lasciò  mss.  quel- 
la intitolata:  Àthenaewn  Ronianuni,  cou- 
cernente  i  professori  dell'  università  ro- 
mana sino  al  suo  tempo.  Di  essa  si  gio- 
vò il  p.  Carafa,  allorché  gli  fu  affidata  la 
compilazione  della  storia  dell'università 
da'reggitori  della  medesima  ,  facendolo 
aiutare  da  altri  in  raccoglierne  i  mate- 
riali ;  e  riuscì  chiara  ed  elegante,  e  im- 
portantissima anche  pe'documenti  pub- 
blicali. Per  lutlociò,  sebbene  il  ch.Re- 
nazzi  ne  corresse  gli  abbagli  e  supplì  alle 
sue  ommissioni,  uel  profittarne  giusta- 
mente nefeceidovuliencomi.il  p. Carafa 
è  anche  autore  del  libro  :  De  Captila  Rt' 
gis  utriusqueSiciliae.DcWn  storia  dell'Ar- 
chiginnasio Romano  ,  il  celebre  gesuita 
p.  Zaccaria,  che  per  un  tem[)o  ne  fu  prò. 
fessore, dell'opera  del  p, (Parafa  nella5*f0' 
ria  letteraria  d' Itnlìa^  t.  5,  p.  298,  ne 
pubblicò  un  stigoso  estratto,  lodandola 
per  eruditissima,  e  rilevando  che  il  capi- 
tolo degli  avvocati  concistoriali  è  stufo 
con  maggior  diligenza  degli  altri  tratta- 
to. Nondimeno  ihtgli  altri  non  fu  trovala 


284  UNI 

completa  e  pei  fella,  per  cui  il  dotto  giù* 
reconsullo,  professore  per4o  ^nni  circa 
di  diiillo  crioiinale  nell'università  stessa, 
l*eru(Jilis«imo  e  infalicalnle  scrittore  a vv. 
Filippo  JVJ."  Renazzi,  animoso  ed  a  fronte 
di  sua  inollrala  eia,  ne  intraprese  la  sto- 
ria più  esatta  e  copiosa,  dopo  averne  di- 
ligentemente raccolto  le  memorie,  ed  e- 
sposto  i  suoi  fasti  con  pregevoli  illustra- 
zioni, ed  il  tutto  volle  arricchire  con  pre- 
ziosi documenti  nella  pili  parte  inediti  , 
ad  ulteriore  vantaggio  de'  buoni  studi  , 
e  per  decoi  o  e  risaltoalla  rinomanza  del- 
l'archiginnasio. Considerando  poi  cheta- 
le storia  faceva  partedella  letteratura  ro- 
mana, pe'rapporti  dell'una  coll*allra,  an- 
che di  essa  e  delle  sue  glorie  volle  ragio- 
uare,  cioè  dal  secolo  XIII  sino  al  decli- 
nare del  XVI II  ,  delineandone  con  fio- 
ritissima erudizione  un  bellissimo  saggio 
storico.  Oltre  la  storia  dell'Ateneo  Uo- 
mano  e  sue  vicende,  scrisse  quelle  de- 
gl*  illustri  prolessori  che  in  ogni  tempo 
Io  fecero  risplendere,  non  meno  le  gesta 
de'grandi  uomini  che  dimorando  in  Ro- 
ma, per  pontificia  munificenza  vi  gode- 
lono  onori  e  non  di  rado  vissero  oelTo* 
^utenza.  La  stampò  in  Roma  nel  i8o3- 
1806  in  4  tomi  in  foglio,dedicati  il  i.°aPio 
VII,  gli  altri  al  cardinal  Borgia,  a  mg,' 
Lante  tesoriere,  agli  avvocali  concisto- 
riali, col  titolo  :  Storia  dell*  Università 
degli  Studi  di  Roma  detta  comunemente 
la  Sapienza^  che  contiene  anche  un  sag- 
gio storico  della  letteratura  romana  dal 
principio  del  secolo  XIIl  sino  al  decli- 
nare del  secolo  XIV.  Che  il  benemerito 
e  sapiente  storico  con  felice  successo  rag- 
giunse pienamente  l'intento  nel  suo  va- 
iato e  laborioso  proponimento,  ne  resero 
bellissima  testimonianza  competenti  giur 
dici,  quali  furono  un  Francesco  Cancel- 
lieri e  un  Gaetano  Marini,  ambedue  in^ 
caricati  dell'esame  e  approvazione,  come 
deputati  dal  p,  maestro  del  s.  palazzo,di^ 
chiarandola  molto  piìi  interessante,  pie- 
na e  accurata,  in  confronto  di  quella  del 
p.  Carafa  ;  uo  libro  soiiuna mente  glorio^ 


U  N  I 
so  alla  celebrità  dell'uni  versila  degli  slu- 
di di  Roma  e  della  letteratura  rouiana; 
una  storia  dotta  e  laboriosa,  ricca  ed  e- 
laborata,  ricolma  di  squisita  erudizione 
e  di  pregevoli  notizie  di  memorabili  e- 
venli ,  utile  e  dilettevole  al  pubblico,  e 
gloriosa  non  meno  all'autore,  che  a  R.o- 
ma  e  alla  sua  fimosissima  università;  e 
luttociò  oltre  altri  elogi  quale  autoredi 
parecchie  opere  (e  diverse  di  esse  nel  gio- 
varmene le  celebrai  a'  luoghi  loro),  fra 
le  quali  i  celebra tissi mi  Elementi  di  Gius 
Criminale ,  che  hanno  avolo  il  merito 
d'essere  più  volte  ristampali  e  tradotti  in 
molte  lingue  ,  per  avere  utilmente  gio- 
vato alla  giurisprudenza  criminale.  Inol- 
tre V Effemeridi  letterarie  di  Roma  del 
1 806,  della  Storia  dell'  Università,  a  p. 
9(3,104  ei  12  con  3  ragionati  articoli  ne 
dierono  ragguaglio,  e  fecero  splendidi  e 
giusti  elogi  dell'importanza  e  pregi  del- 
l'opera di  questo  giureconsulto  filosofo 
ed  elegante  scrittore  latino.  Meritò  il  ce- 
lebre Renazzi  dal  magistrato  di  Roma  in 
contrassegno  di  solenne  pubblico  gradi- 
mento, per  averne  chiarito  ed  esaltalo  la 
gloria  letteraria,  d'essere  ascritto  alla  no- 
biltà romana,  con  onorevolissimo  diplo- 
ma, in  uno  alla  sua  famiglia,  liberos,po- 
sterosque  tuos,  da  lui  pubblicato  nel  t.  2, 
p.  XIV,  e  passalo  a  miglior  vita  nel  1808 
fu  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Eustachio , 
con  magnifico  epitaffio  scritto  dal  Can- 
cellieri e  pubblicato  con  l'elenco  di  i5 
delle  opere  dell'illustre  defunto,  nel  suo: 
Elogio  dell'ava.  Filippo  /!/."  Renazzi  in- 
serito nel  Diario  di  Roma  n,"  54?  Roma 
1 8 1  g,2/edizione  accresciuta  della  tradu- 
zione francese.  Abbiamo  ancora:  Elogio 
dell' avv,  Filippo  Maria  Renazzi  roma' 
noj  letto  nell'adunanza  generale  di  Ar- 
cadia del  7  di  luglio  iSo6  da  Eliodoro 
PelopeOf  Roma  i836.  11  gran  Cettinelli 
chiamò  ilRenazzi,esaltissimostorico,scrit- 
tore  felicissimo,  filosofo  incomparabile  , 
riconoscendo  altresì  in  lui  l'erudizione  e 
il  talento  dell'uomo  enciclopedico.  Io  leii- 
lerò  di  ricavare  un  estratto  possibilmen- 


UNI 

le  breve  dì  sì  applaudila  storia,  tì  ag- 
giungerò qualche  erudizione,  e  procuie- 
lò  di  proseguire  sino  ad  oggi,  con  cenni 
generici,  le  nozioni  più  principali  e  im- 
portanti di'ITinclita  ecospicua  università 
dell'Archiginnasio  Piomano.  Però  io  con 
un  orticolo  di  Dizionario  quasi  enciclo- 
pedico ,  non  posso  e  non  intendo  di  se- 
guire in  tutto  l'encomiato  scrittore,  cioè 
non  intuite  le  rilevanti  notizie  de'romani 
e  forastieri  professori  dell'università  ro- 
mana, e  molto  meno  in  tutte  quelle  de* 
più  celebri  letterali  patrii  o  stranieri  che 
illustrarono  Roma,  vale  a  dire  nel  saggio 
storico  della  letteratura  romana,  poiché 
altrimenti  non  basterebbe  un  volume,  e 
perciò  eccessivamente  riuscirei  troppo 
prolisso;  ed  anche  per  l'analogo  già  ri- 
ferito in  tanti  articoli  e  in  quelli  che  ri- 
corderò, ed  eziandio  per  proporrai  di  da- 
re piuttosto  un  fugace  cenno  prelimina- 
re sulla  Scuola  degli  sludi,  e  delie  Scuole 
di  Roma  sino  a)  secolo  XII I,  epoca  in  cui  il 
eh.  Renazzi  comincia  la  sua  Isella  e  ma- 
gnifica storia,  anche  spigolando  que*  i\i\e 
miei  articoli,  che  si  rannodano  all'origi- 
ne iì^WIJniK'e.rsità  degli  studi,  nel  quale 
pure  vi  raccolsi  relative  notizie,  come  del- 
le scienze  che  s'insegnano  nell'  archigin- 
nasio e  in  altre  università.  In  ciòfare,qua 
e  là  brevemente  neaggiimgerò  altre  a  mi- 
gliore schiarimento  dell'argomento,  col 
benemerito  gesuita  Andres,  Dell*  ori- 
ginCj  progressi  e  sialo  attuale  d'ogni  lei- 
feratura,  col  p.  CaraFa  citalo ,  ed  altri 
scrittori,  cioè  precipuamente  ragionan- 
do della  letteratura  e  dello  studio  delle 
scienze  degli  antichi  romani,  loro  origi- 
ne, progresso  e  decadenza  in  Roma,  co- 
nrìe  pure  dell'Ateneo  Romano  e  sue  mi- 
rabili leggi. Imperocché  quanto  alle  scien- 
ze sagre,che  nate  eolla  cristiana  religione, 
ebbero  in  Roma  sempre  più  o  n»eno  de» 
gna  sede,  massime  negli  articoli  Teolo- 
gi e  Teoioc.i  a  ne  tenni  proposito,  dicen- 
do de'diversi  rami  che  abbraccia  quella 
sagra  sublime  scienza,  e  ne'qnali  tracciai 
allresìi  luoghi  ove  parlai  delle  altre  àcieu- 


UNI  285 

ze  sagre  insegnale  in  Roma,  come  della 
Giurisprudenza  canonica, si  no  al  detto  se- 
colo XIII,  mentre  della  Giurisprudenza 
civile  ecriminalechediè  tanta  rinomanza 
a'iiumerosi  Tribunali  di  Roma,  in  que- 
st'articolo tornai  a  riparlarne.  E  questo 
almeno  servirà  per  dare  una  semplice  idea 
di  quanto  precedette  in  Roma  il  principio 
del  suo  antico  Ateneo  e  dell'odierna  uni- 
versità romana, come  pureenell'indicalo 
modo  procurerò  in  finediampiia^re  le  no- 
tizie de'  pontificali  di  Clemente  XIV  e 
Pio  VI,  e  de' primordi  di  quello  di  Pio 
VII,  non  che  di  riempire  la  iH>tabile  la- 
cuna che  corre  dal  1806  al  18^7.  Que- 
sto però  è  forse  un  debole  compenso,  a 
quanto  con  sommo  dispiacere  debbo  om- 
mettere  per  l'esposte  imponenti  ragiotii, 
e  tanto  maggiore  in  me  è  la  pena  di  tale 
preterizione,  in  quanto  che  leggo  nell'apf 
provazione  del  t.  4  della  discorsa  Storia^ 
di  Cancellieri,  il  cui  nome  è  elogio,que- 
ste  notabili  parole,  m  La  descrizione  del 
grand' albero  frondoso  e  fiullifì^ro  del- 
l'Archiginnasio della  Sapienza,  non  po- 
teva ricevere  l'innesto  d'un  germe  più 
bello  e  più  vago  di  quello  della  storia 
de'  più  celebri  letterali  fiorili  in  questa 
augusta  metropoli  fino  al  tramontar  del- 
lo scorso  secolo". Delle  scienze  e  delle  orli 
fiorile  iniFiom//(nel  quale  articolo  riportivi 
un  bel  numero  di  autori  che  le  il  lustrarono, 
insieme  a'Ioro  professori  e  cultori  in  essa 
fiorili)  e  altrove,  e  particolarmente  della 
àS^/o/7V7,dicui  la  Cro/fo/og^/Vi  è  l'occhio  de- 
stro, della  Teologia  che  abbraccia  tanti 
rami  di  dottrina,  come  deve  dirsi  della 
Filowfìat  della  Giurisprudenza  anche 
del  Tribunale^  della  Medicina  e  scienze 
annesse,  dell'eloquenza  della  fJngua  atì" 
che  sagra  ìitWù  Predica  potile  Lettere  bel- 
le,óeWa  Poesia  anchedel  Teatro,  dell*^. 
rudizione oiì\o\o^\ù  ^dell'arli  liberali  del 
disegno  Pitturai  Scultura,  Architettura, 
impiegate  massime  neiredifira/ionc  del 
Tempio,  del  Teatro,  delle  Terme,  e  di 
altre  arti  che  si  costituirono  in  Univer- 
sità artistiche  di  /lowm^come  di  altrove, 


286  U  N  T 

della  Musica^  e  per  non  dil'  d'altre,  tra 
le  meccaniche  ricorderò  la  inirabileiSlf^m- 
pa:  in  una  parola, di  tali  scienze  e  arti  li- 
berali, e  di  tanl'allre  e  colle  loro  Uni- 
vcrsitày  per  ogni  dove, oltre  i  qui  memo- 
rali articoli,  come  per  la  mia  pochezza 
si  poteva  e  nelle  proporzioni  d'articoli  e- 
ruditi  di  voluminoso  Dizionario 3  v\e  ra- 
gionai non  poco,  anzi  ancora  ne'molle- 
plici  articoli  che  vi  hanno  relazione,  toc- 
cando pure  con  molteplici  nozioni  le  gra- 
vi scienze  esatte.  Rammentando  dimque 
che  a  Roma  ,  ed  a  Scuole  di  Pvoma,  nel 
celebrarne  lo  splendore  de'gloriosi  fasti 
letterarii  ed  artistici,  rammentai  i  tanti 
luoghi  in  cui  ne  parlai  con  qualche  pro- 
posito, riferendo  i  nobilissimi  titoli  an- 
tonomastici  co' quali  eminentetnenle  fu 
onorata  la  maestosa  metropoli  dell'uni- 
verso, a  cui  la  natura  colle  cime  de'suoi 
famigeiati  7  Monti  di  Roma ^  sembra  a- 
verle  formato  intorno  una  vivente  co- 
rona immortale;  p«l  suo  primato  an- 
che nelle  scienze  e  nelle  arti,  il  suo  scien- 
tifico e  artistico  insegnamento,  e  gli  sta- 
bilimenti successivamente  fondali  nel- 
l'alma città  per  ogni  genere  di  pubblica 
istruzione,  e  de'  più  recenti  ne  parlerò 
nel  fine;  e  le  accademie  erette  per  la 
loro  cultura  e  incremento;  e  quanto  in- 
cessantemente operarono  i  Papi  per  la 
pubblica  erudizione  e  in  accrescimento 
degli  utili  studi  d'ogni  maniera,  non  so- 
lamente in  Roma, ma  per  tutto  il  cristia- 
nesimo, procedendo  concordemente  co' 
principi  e  co'vescovi  a  fondare  una  mol- 
titudine di  scuole  di  elevato  sapere,  e  di 
Univcrsìlà  di  studi, ed  in  favorire  gli  Or' 
dilli  religiosi  e  Monastici ^nleneì  di  scien- 
ze e  seminari  di  sapienti  e  letterali.  Era- 
no già  passati  più  secoli  da  che  la  Gre- 
rm  coltivava  ogni  sorta  di  scienze,  e  i  ro- 
mani non  aveauo  ancora  rivolto  ad  es- 
sa il  pensiero,  occupati  per  5  secoli  in 
continue  guerre  ad  altro  non  aspira- 
vauo  che  alla  gloria  dell'  armi  e  a  dila- 
tare con  conquiste  vieppiù  i  loro  domi- 
tiii,  senza  punto  curarsi  della  collnradel- 


UN  I 

le  scienze,  ne  degli  onori  letterari.  Final- 
mente al  termine  del  V  secolo  di  R.oma, 
entrando  le  vittoriose  armi  de*  romani 
nella  Magna  Grecia  e  nella  Sicilia^  co- 
minciarono ad  aprirsi  i  loro  occhi,  ed  a 
riscuotersi  dal  vergognoso  sonno.  Il  Moy- 
ne  nelle  Considerazioni  sull'origine  esiti 
progressi  delle  belle  lettere  presso  i  ro- 
mnniy  e  sopra  le  cagioni  della  loro  de- 
cadenza, incomincia  la  storia  della  let- 
teratura romana  da  Romolo,  il  che  da' 
crìtici  equalificaloparadosso.il  p.Carafa 
dice,  che  re  Numa,  successore  di  Romolo, 
fu  l'introduttore  delle  scienze  in  Roma, 
e  tale  lo  dimostrano  Ì12  libri  da  lui  scritti 
sulla  filosofia,secondoPlutarco,e  il  nuovo 
corso  eh' egli  stabili  neW  Anno  lunare, 
dopo  avere  abolito  il  Romuleo,  regolan- 
do il  Calendario.  Sì  vuole  ancora  che 
qualche  vesti|:;io  di  nascente  poesia  si  a- 
vesse  fino  da'principii  di  Roma,  ed  i  sa- 
cerdoti salii  istituiti  da  Numa,  nello  sta- 
bilimento delle  cose  religiose,  cantavano 
versi  nelle  pubbliche  processioni  ;  e  le 
leggi  delle  XII  Tavole,  compilate  da'de- 
cemviri  dopo  la  cacciala  de'  re,  vietano 
impiegar  la  poesia  negl'incantesimi,  e  per 
iscreditare  il  prossimo.  Che  scuole  di  fan- 
ciulle esistevano  nel  3o4  di  Roma,  lo  dis- 
si nel  voi.  LXllI,  p.  55.  Trattando  i  ro- 
mani co*  greci,  presero  diletto  della  poe- 
sia ne'loro  Teatri  (inoltre  i  romani  dal- 
la Toscana,  come  notai  in  quell'artico- 
lo, ossia  dagli  etruschi,  appreselo  i  ludi 
scenici,  l'arte  mimica  e  la  teatrale,  per- 
chè da'loro  paesi  fiicevano  venire  gristrio- 
ni  ;  di  più  dagli  etruschi  appresero  l'arte 
della  guerra  e  altre  cose.  Dice  il  ch.com- 
mend.  Folcili,  nel  Discorso  d'  encomio 
delconiniend.  Canina.»  Ognun  sa  come 
dalla  Grecia  venissero  poi  le  arti  belle  in 
Roma,  che  fin  allora  erasi  giovata  del- 
l'indigene  arti  etrusche,  o  italiche  che 
fossero;  con  quanta  avidità  si  ricevesse- 
ro nella  capitale  dell'impero;  e  con  quan- 
ta profusione  e  sontuosità  si  commettes- 
sero le  riproduzioni  delle  più  superbe  mo- 
li nelle  loro  più  belle  forme,  e  co'più  squi- 


U  N  I 

sili  intagli,  ontle  e  pel  numero  e  per  la 
i^randezza  Roma  dimostrò  quanto  essa 
ibsse.  eqiiale  impero  tenesse  nel  mondo), 
e  meravigliati  dell'universale  loro  sape- 
re, risvegliò  ne'romani  il  gusto  della  let- 
teratura. Livio  Andronico,  Nevio,  En- 
nio e  altri  greci  trasferiti  a  Pioma,  acce- 
sero il  primo  amore  delle  lettere  nel  cuo- 
re de'  romani,  prima  colla  poesia  nelle 
rappresentanze  teatrali;  indi  si  dimostra- 
rono valenti  mediante  Plauto, Terenzio, 
Lucrezio,  Lucilio,  Orazio,  Persio,  Giove- 
nale, Properzio,  Tibidlo,  Catullo,  Gallo, 
Ovidio,  lli.^maestro  di  grammatica,  al 
dire  di  Plutarco,  in  Pioma  fu  Spurio  Car- 
l)ilio,  liberto  di  quel  Carbilio,  che  mostrò 
ili.°tra'  romani  l'esempio  del  divorzio  : 
aprì  egli  scuola  dopo  lai/guerra  puni- 
ca ;  Svetonio  peto  riferisce,  che  tra  la  2/ 
o  la  3/  guerra  punica  peli."  insegnò  in 
Roma  grammatica  Grate  Mallote.  Da 
quel  tempo  20  scuole  di  grammatica  fio- 
rirono in  Roma. L'eloquenza  romana  non 
può  conlare  lauti  nomi  famosi,  qtianli  ne 
vanta  la  poesia,  ed  in  essa  si  distinsero  An- 
tonio Grasso,  Ortensio,  Giulio  Cesare, 
l'incomparabile  Ciccione  più  di  tutti  (il 
quale  in  vecchiaia  si  pose  ad  ammaestra- 
re la  gioventì:i),  Plinio  il  Giovane.  La  sto- 
ria fu  trasmessa  con  dignità  da  T.  Livio, 
Sallustio,  Giulio  Cesare,  Cornelio  Nipo- 
te, Tacilo,  Floro,  Q.  Curzio,  Svetonio, 
Giustirjo,  Velleio  Palercolo,Valcrio  Mas- 
simo; e  Pomponio  Mela  trattò  degnamen- 
te la  geografia.  Né  sconosciuta  fu  a' ro- 
mani la  filologica  erudizione;  principal- 
mente  in  essa  fiorirono  Varrone,  Aulo 
Gellio,  Quintiliano,  Boezio,  Macrobio, 
Petronio  Arbitro  satirico.  Intuite  le  clas- 
si che  le  belle  lettere  ponno  riguardare, 
gli  antichi  romani  vantano  uomini  illu- 
stri, ma  nelle  parli  che  costituiscono  più 
soda  letteratura,  e  in  que'rami  che  spet- 
tano alle  scienze,  non  ponnogloriarsi  che 
di  pochi  nomi.  La  rellorica  presso  i  ro- 
mani in  principio  ebbe  cattiva  fortuna, 
ed  i  professo»  i  di  questa  facoltà  due  vol- 
le furono  cacci;\li  da  Roma,  nel  consola* 


U  N  I  287 

to  di  C.  Fannie  Strabone  e  di  M.  Vale- 
rio Messala,  l'anno  SgS  di  Roma,  ed  in 
quello  di  G.  Domizio  Enobarbo  e  di  L. 
Licinio  Crasso  verso  l'anno  65g.  Ma  da* 
greci  oratori  furono  poi  i  romani  gran- 
demente stimolali  a  colli  vare  questa  pre- 
clara arte  dominatrice  de'  cuori,  e  ili.' 
che  pubblicamente  l'insegnò  fu  L.  Plozio 
Gallo  (si  può  vedere  il  vol.LXlII,  p.  ^5). 
A  Roma  notai  i  principali  maestri  delle 
scuole  e  i  dotti  che  fiorirono  negli  ulti- 
mi tempi  della  repubblica  e  sollo  l'impe- 
ro. La  dignità  romana,  la  profonda  poli- 
tica e  il  diritto  pensare  della  nobile  ed  e- 
roica  nazione,  sembravano  più  adalli  agli 
studi  severi  e  alla  sublimità  della  scien- 
za, che  all'amenità  delle  belle  lettere,  per 
cui  fa  meraviglia  il  vedere  trascurate  e 
neglette  le  scienze,  e  con  ardore  coltiva- 
te le  belle  leltere.  Lo  studio  della  geome- 
tria e  generalmente  delle  matematiche, 
a[)pena  furono  delib;«li  da  quegli  acuti  e 
sublimi  ingegni,  che  sì  giuslau)ente  sape- 
vano pensare  in  ogni  materia.  Tuttavia 
trovasi  che  Sesto  Pompeo  impiegò  Tee» 
celiente  suo  ingegno  nella  perfetta  intel- 
ligenza della  geometria  e  della  stoica  fi- 
losofia ;  C.  Gallo,  dilettandosi  d'  astro- 
nomiche osservazioni  giunse  a  saper  pre- 
dire r  eclissi  ;  Varrone  nella  sua  enciclo- 
pedica erudizione  die  pure  onorevole 
riretto  alle  materie  malematictie.  Sopra 
lutti  merita  distinta  uìenzione  Giulio  Ce- 
sare, portentoso  genio,  che  alla  scienza  di 
governar  gli  eserciti  e  la  repubblica,  uni- 
va come  per  trastullo  lo  sludio  d*  ogni 
sorta  di  letteratura, ed  estese  pure  furo- 
no le  sue  cognizioni  nella  meccanica,  co- 
me dimo'^lrò  col  ponte  da  lui  fatto  innal- 
zare sul  Reno,  e  le  macc  bine  militari  da 
lui  inventale:  perito  nell'aslrotiomia,  co* 
me  Pontefice'.  Massimo^  li  formò  il  Calen- 
dario romano,  e  regolò  l'anno  solare,  col- 
l'aiuto  dell'astronomo  Sosigene  fatto  ve- 
nired'Alossandiia,annosolare  che  prese  il 
glorioso  nouìe  iWGinliaiw.^uw  devesi  con- 
fondere col  Periodo  Giuliano  (nel  qua- 
le orticolo  per  fallo  tipografico  la  citata 


288  UNI 

pag.  282,  devesi  leggere  25^2),  numero 
tie'  3  cicli  e  periodi  tranni,  ch'ebbe  no- 
me dal  suo  aulore  Giuseppe  di  GinlioSca- 
ligero.  Giulio  Frontino  e  Vitruvio,  ben- 
ché non  dedicassero  i  loro  studi  alle  ma- 
tematiche speculazioni,  dierono  saggi  del- 
la romana  geometria.  La  filosofia  che  co- 
noscevasi  in  Roma  era  tutta  de'greci,  ma 
■veniva  poco  curata.  Ebbe  qualche  nome 
SesliOj  fu  erudito  filosofo  Nigidioi  Catone, 
Erulo,  Varrone  e  altri  studiavano  i  filo- 
sofi greci  ;  Cicerone  fu  il  più  nobile  filo- 
sofo de'romani  e  il  i."che  riducesse  la  lo- 
ro lingua,  e  si  rivolgeva  allo  studio  delle 
filosofiche  questioni  de'greci,  come  sol- 
lievo e  aiuto  dell'oratorie  sue  fatiche.  Lu- 
crezio cercò  materie  alla  sua  ver)a  poeti- 
ca nella  filosofia  d'Epicuro.  Manilio  espo- 
se a'  romani  in  versi  facili,  nozioni  ele- 
mentari d'astronomia.  Seneca  e  Plinio 
sono  gli  scrittori  latini  che  più  chiamaro- 
no l'attenzione  de'filosofi,  e  più  onorata 
memoria  hanno  ne'fasti  della  filosofia. Era 
Seneca  un  gran  filosofo  stoico  morale. 
La  storia  naturale  di  Plinio  il  f^tcchio  o 
naturalista,  è  un  prezioso  tesoro  d'  ogni 
sorla  d'erudizioni.  La  medicina  in  Roma 
al  principio  fu  abborrila,  e  quando  poi 
per  opera  d'Asclepinde  cominciò  ad  es- 
sere senza  avversione  riguardata,  la  pra- 
ticarono i  soli  greci,  ripugnandone  a'ro- 
moni  Tesercizio.  Celso  però,  fornito  d'u- 
niversale erudizione,  1'  illustrò  co*  suoi 
scritti  e  l'esercitò.  Più  tardi  Vegezio  col- 
tivò la  medicina  del  bestiame  0  veterina- 
ria. Di  recente  il  eh.  cav.  Agostino  d."" 
Cappello  lesse  nell'accademia  romana  di 
archeologia  una  sua  dissertazione,  colla 
quale  esaminata  la  storia  della  filosofia 
italiana  e  specialmente  di  quella  profes- 
sata dalla  famosa  scuola  italiana  di  Pita- 
gora, \enne  a  parlare  in  pai  licolar  modo 
della  medicina,  additando  con  opportu- 
ne riflessioni  quanto,  fin  da  5oo  anni  a- 
■vanti  l'era  volgare,  si  dovesse  riconosce- 
re superiore  alla  greca  la  dottrina  e  il  me- 
todo tenuto  nell'arte  salutare  da  quegli 
antichissimi  maestri  ghc  da  Italia  passa- 


UNI 

rono  a  professarne  in  Grecia  la  scienza  e 
la  pratica.  L'agricoltura  colle  co^e  geor- 
giche più  eflicacementc  chiamò  a  se  lo 
studio  de'romani,  come  dimostrò  Golu- 
roella  di  essa  benemerito;  si  può  aggiun- 
gere Virgilio.  Opera  classica  e  codice  del- 
le leggi  architettoniche  per  tutte  le  na- 
zioni e  per  tutte  l'etile  l'opera  dell'ar- 
chitettura di  Vitruvio.  Frontino,.  Vege- 
zio e  altri  dierono  bei  lumi  per  la  tattica 
della  milizia,  gli  acquedotti  e  altre  ma- 
terie. Ma  quella  che  può  propriamente 
dirsi  la  scienza  de'romani  e  nata  iu  Ro- 
ma è  la  giurisprudenza.  Nobili  e  princi- 
pali famiglie  ne  facevano  pubblica  pro- 
fessione, e  lo  studio  legale  in  Rouia  o- 
sava  porsi  a  confronlo  dell'  arto  della 
Milizia  del  Soldato^  non  che  dell'o- 
ratoria. Già  fino  da' vetusti  tempi  di  R.o- 
ma,  Sesto  Papirio  dovette  essere  giure- 
consulto, avendo  compito  un  codice  di 
leggi  conosciuto  col  nome  di  Papiria- 
no,  nel  quale  egli  riunì  in  un  corpo  le 
leggi  di  Romolo,  di  Numa,  di  Servio  Tul- 
lio e  degli  altri  re  di  Roma  (si  può  vede- 
re il  voi.  LXIll,p.  56).  Ma  la  veia  pro- 
fessione legale  ebbe  principio  ne'  tempi 
della  repubblica,  quando  i  dotti  e  piu- 
denti  romani  si  dierono  a  far  commenti 
e  spiegazioni  alle  leggi,  e  a  dar  consigli  e 
risposte  a'clienti  :  i  giureconsulti  diven- 
nero l'oracolo  della  repubblica. Osservan- 
dosi poi  che  tal  sapere  era  stimato  da  tut- 
ti, e  quanta  fama, onori, ricchezze  e  van- 
taggi producesse,  si  avvisò  di  renderlo  più 
facile  e  comodo  a  chiunque  lo  volesse  ab- 
bracciare; perciò  fin  dal  priucij)io  del  V 
secolo  di  Roma,  Tiberio  Coruncano  pel 
I  .**  ne  tenne  aperta  pubblica  scuola,  nel- 
la quale  insegnava  e  interpretava  le  leg- 
gi. Terasson  ci  die  l'insigne  Scoria  citila 
giurisprudenza  romana.  Magnifici  elogi 
fecero  alla  scienza  legale  Catone  il  cen- 
sore, T.  Livio,  Tullio  Cicerone.  Questi 
altamente  ne  lodò  Q.  Muzio  Scevola,  il 
quale  visse  ancor  dopo  morto  nelle  sue 
opere  e  ne'suoi  discepoli,  che  nuovo  splen- 
dore recarono  alla  scienza. Priucipalmen- 


UNI 

te  vé  ricordato  Servio  Sulpizio,  il  quale 
allo  sl«»dio  delle  leggi  aggiunse,  olire  l'e- 
quità e  il  buon  senso,  lo  spirilo  filosofi- 
co, e  la  romana  giurisprudenza  niise  nel 
vero  suo  lume.  La  romana  giurispruden- 
za, nobile  e  chiara  ne'teaipi  della  repub- 
blica, sotto  il  governo  degl'  imperatori 
pervenne  al  più  alto  grado  di  lustro  e 
splendore.  Sotto  Augusto  ne  furono  illu- 
ilri  campioni  Antistio  Labeone  e  Anleio 
Capitone,  i  quali  formarono  due  scuole 
che  posero  la  giurisprudenza  in  più  for- 
ata e  vigore;  ond'è  che  nell'uni  versai  sca- 
dimento delle  lettere  in  Roma  ,  qtiella 
scienza  fu  l'unica  a  sostenere  la  romana 
dignità.  I  grandi  uomini  che  ne'poslerio- 
ri  tempi  fiorirono,  Papiniano  ,  Ulpiano, 
Paolo,  Modeslino  e  altri,  non  solo  accreb- 
bero la  scienza  legale,  ma  conservarono 
la  purità  e  la  nobiltà  delta  lingua  de'fe- 
liei  tempi.  Cocceio  Nerva  viene  lodalo, 
nelle  divine  e  umane  leggi  erudito.  Ge- 
neralmente il  diritto  pontificio  erada'ro- 
mani  quasi  egualmente  coltivato  che  il 
civile.  La  letteratura  fu  affatto  greca  ,  e 
.solo  si  distinse  nel  linguaggio.  I  romani 
ne  seppero  così  profittare  che  divennero 
emuli  de'greci  nella  poesia,  nell'elocpjen- 
za,  nella  storia  ,  nelle  scienze,  senza  pe- 
rò servilmente  in  tutte  seguirli;  tranne 
che  nella  filosofia  e  matematiche,  e  nel- 
la medicina.  Non  deve  tacersi,  che  rapi- 
do e  vivace  fu  il  genio  de'  greci,  lento  e 
tardo  <|uellode'romani;  luttavolta  questi 
collo  studio  perseverante  giunsero  alla 
fine  a  cogliere  il  bello,  e  allora  Orazio  e 
Virgilio  bearono  co' loro  canti  il  latino 
Parnaso.  Decadute  però  le  belle  lettere 
Ira 'greci,  dopo  l'impero  d'Alessandro  il 
Grande^  non  pertanto  fiorirono  molli  au- 
tori eccellenti,  anzi  le  matematiche  com- 
parvero in  vigorosa  e  florida  maturità, 
coltivandosi  indi  piìi  delle  belle  lettere. 
Ma  appena  tra'  romani  cominciò  a  de» 
pravarsi  il  buon  gusto,  iu  letteratura  ro- 
mana più  non  vide  un  valente  scrittore 
sostenere  la  caduta  nobiltà  ed  eleganza  la- 
tina. Dice  il  p.  Carafa,  che  le  scuole  in 

VCL.   LXXXIV. 


UNI  «89 

Roma  ebbero  colle  scienze  comune  la  sor- 
te loro,  poiché  siccocne  queste  solo  dopo 
alcuni  secoli  furono  introdotte  nella  cit- 
tà, così  ancora'  assai  tardi  vi  si  aprirono 
le  scuole  ,  a  riserva  di  quelle  di  leggere  e 
di  scrivere,  che  antichissime  furono  (del- 
la Lettura  e  della  Scrittura,  oltre  tali 
articoli,  si  ponno  consultare  :  T.  Borget- 
ti.  Prolusione  sulla  lettura,  Macerata 
i856.  H.  Hugonis,  De  prim.i  scribett- 
dis  origine j  Antuerpiae  1 6 1 7). Ne  discor- 
re eruditamente,  e  insegna  quale  ma- 
niera fosse  da*  romani  usitala  d'ammae- 
strare nelle  scienze  i  giovanetti.  Il  Zac- 
caria scrisse  la  Dissertazione  sulle  scuo' 
le  degli  antichi  romani^  e  la  die  al  Gori 
per  le  sue  Sinihole  letterarie.  Sotto  gl'im- 
peratori gentili  varia  fu  la  fortuna  delle 
scienze  in  Roma.  Poiché  primieramente 
tra  quest'imperatori  non  pochi  ve  n'eb- 
bero, i  quali  studiosissimi  furonoein  pa- 
recchie facoltà  versati,  come  oltre  Giulio 
Cesare,  Ottaviano  Augusto,  Tiberio,  Ve- 
spasiano, Traiano,  Adriano,  M.  Antoni- 
no filosofo  e  altri.  Quindi  meraviglia  noa 
è,  ch'eglino  molto  godessero  d'un  fauii* 
Ilare  ìnlertenimento  co'dotti  uomini.  Co- 
sì ad  Augusto  caro  fu  Arco  filosofo,  e  al- 
tri sapienti;  Tiberio  molto  favorì  Trasil- 
lo  matematico;  furono  in  grande  onore, 
presso  Vespasiano,C.Muronio  Rufo;  pres- 
so Nerva  e  Traiano,  Dione  Grisoslomo; 
presso  M.  Antonino,  Frontone,  Procolo 
e  Giunio  Rustico.  Assai  volte  ancora  an- 
davano gl'imperatori  alle  pubbliche  scuo- 
le o  per  ascoltarci  professori  ragionanti, 
come  di  Pertinace narraCapitolino ed' A* 
lessandro  Severo  afferma  Lampridio ,  o 
ancora  per  proporre  loro  dubbi,  e  dispu- 
tare con  esso  loro,  siccome  d'Adriano  è 
noto.  Queslo  stesso  imperatore,  al  riferi- 
re d'Aurelio  Vittore,  una  università  co» 
stituì  in  Roma, nell'anno  1  35  dinoslra  e-' 
ra,  che  della  fu  Ateneo  romano,  in  quel- 
la parte  di  Roma,  dov'è  oggi  |a  chiesa  di 
s.  Maria  d^  Araceli  (nulla  però  ne  dice 
il  suo  storico  p.  Casiuiiro  da  Roma),  pres- 
so il  Campidoglio,  per  insegnarvi  nelle 

'9 


290  U  N  i 

sue  scuole  le  scienze  pubblicamente  n  lut« 
te  \e  nn/ioni,  come  e  meglio  tlissi  ne!  voi. 
XXXVIII,  p.  19^^  ealdove.  l/Aleneo  ro- 
mano era  ptue  convegno  (le' dotti ,  e  tli 
qoelii  che  al  pubblico  volevano  leggere 
l'cjpere  loro.  Altri  imperatori,  altre sciio- 
!»;  eressero  in  Roma  e  nelle  Provincie,  pen- 
sando altresì  di  provvedere  di  buoni  sa- 
larli i  professori. Di  Vespasiano  l'abbiamo 
da  Svelonio,  d'Antonino  Pio  e  d'Adria- 
no da  Sparziano,  d'Alessandro  Severo  da 
Lampridio.Concedettero ancor.!  gl'impe- 
ratori ^'maestri  delle  più  nobili  facollìi 
molte  esenzioni,  delle  quali  parla  Mode- 
.slino  giureconsulto.  Da  tanti  benefizi  al- 
lettati i  dotti  uomini,  fiorirono  in  Roma 
grandemente  le  lettere,  come  si  ha  dal 
tit.io  del  Digesto.  Il  p.  Carafa  fa  un  e- 
l'udito  novero  d'insigni  letterali,  i  quali 
sotto  gì'  imperatori  gentili  illustrarono 
colla  loro  dottrina  le  cillà  capitali  del 
Inondo,  Ma  avendo  accennato  che  sotto 
«le'medesimi  ebbero  le  lettere  le  loro  vi- 
reiide,  è  nolo  che  Caligola  era  alieno  dal- 
le scienze  e  nemico  de'gitu'econsulli.  Nar- 
ra Filostralo,  che  Nerone  si  fece  a  perse- 
guitarci filosofi;  di  che  però  niente  ci  dis- 
sero ne  Svelonio,  uè  Dione,  comechè  di- 
ligenti raccoglitori  delle  gesta  di  lui.  Ma 
se  sospetto  è  tal  lacconlo  ,  certa  cosa  è 
che  Vitellio  esiliò  di  Roma  i  matematici, 
e  Vespasiano  i  filosofi  stoici.  Domiziano 
pure  tliniostrossi  lontano  da  ogni  amore 
«li  letteratura ,  anzi  Pìiilosophos  urbe, 
llaliaque  suhmovif  ^  cowe  abbiamo  da 
Svelonio.  Niun  riguardo  agli  studiosi  eb- 
be Antonino  Caracalla,  e  peggio  ancora 
Irallolli  il  figlio  Eliogabalo.  l^erò  il  più 
fiero  nemico  degli  uommi  scenziati  fu  Lici- 
nio, il  quale  gli  oratori  principalmente  e 
i  filosofi  riputava  esser  veleno  e  peste  del- 
la repubblica,  ed  in  certo  modo  avea  ra- 
gione, poiché  sapendo  egli  appena  scrive- 
re, quanto  bastava  a  segnare  col  suo  ne- 
nie i  decreti,  non  poteva  da  coloro  non  es- 
ser alieno,  che  tanto  a  lui  erano  dissomi- 
glianli  (delle  stauìpiglie  usate  in  vece  della 
óV/7//z//77,uelle  sotloscrizioni,e  dello  spac- 


L  NI 

co  della  Croce,  in  vece  di  esse,  in  tali  due 
articoli  ne  trattai).  Nello  scadimento  del- 
l'antica letteratura,  la  Religione  ne  fece 
sorgere  un  nuovo  ramo  in  Roma  e  nelle 
principali  città  deirim[)ero,non  prima  co- 
nosciuto né  da'greci  ne  da'latir»i,  ma  che 
ottenne  poscia  presso  i  niedesimi  la  mag- 
giore celebrità.  La  religione  gentilesca  non 
era  giunta  a  formare  col  suo  Sacerdozio 
una  scienza, che  occupasse  lo  studio  eie 
speculazioni  degli  uomini  letterati. I  filoso- 
fi contemplavano  la  natura  de'numi,le  lo- 
ro gesta  si  abbandonavano  a'poeti,da'qua- 
li  si  è  presa  la  mitologia,  la  quale  serve 
di  sussidio  alla  nostra  poesia  e  apri  glo- 
rioso campo  all'erudite  ricerche  degb  an- 
tiquari. Una  Teologia^  una  scienza  del- 
la religione,  uno  studio  de'suoi  dogmi  e 
misteri  non  conoscevasi  dagli  antichi,  co- 
me osserva  l'Andres.  Anche  la  religione 
cristiana  s'mtrodusse  e  si  sparse  da  prin- 
cipio col  mezzo  della  [)redicazione  e  de* 
miracoli;  ma  poco  dopo  cominciò  a  far- 
si oggetto  di  deplorabili  questioni  e  di  fu- 
neste dispute,  e  quindi  ad  occupare  l'at- 
tenzione e  lo  studio  de'dotti,  ed  a  forma- 
re cosi  una  partedella  letteratura. Le  Pci- 
seciizioni  che  gl'imperatori  gentili  fecero 
a'cristiani,  e  le  calunnie  ili  cui  ricolmaro- 
no gli  stessi  cristiani  ,  la  loro  vita  e  dot- 
trina, i  filosofi  ed  i  bei  spii  iti  obbligaro- 
no gli  eruditi  dottori  del  cristianesimo  :i 
rispondere  alle  mal  fondate  accuse,  ed  a 
formare  l'apologia  di  loro  religione.  Co- 
sì fin  dal  principio  del  secolo  II  Quadrato 
e  Aristide  presentarono  apologie  del  cri- 
stianesimo ad  Adriano  imperatore,  eser- 
virono a  fare  sospendere  le  persecuzioni. 
Ne  molto  dopo  s.  Giustino  martire,  Ate^ 
nagora  e  Tertulliano  agi'  imperatori,  al 
senato  ,  al  mondo  lutto  offrirono  le  più 
valide  difese  e  le  più  eloquenti  apologie 
della  cristiana  dottrina.  Della  scuola  di 
Roma  istituita  da  s.  Giustino,  alla  qua- 
le recavansi  tutti  que'che  bramavano  ap- 
prendere la  dottrina,  e  della  sospensione 
della  persecuzione  che  ottenne  per  la  sua 
robusta  apologia  da  Antonino.,  parlai  ne' 


U  N  l 
citati  articuli.  Notai  nel  voi.  LXIIl.p.  i  o5, 
nel  celebrare  Quintiliano,  che  il  Baronio 
dice  I  .''lettore  e  maestro  pubblico  di  Ro- 
ma, che  nelle  crudelissime  pei'secuzioni 
de'distiani  giammai  impiego  la  sua  mera- 
vigliosa eloquenza,  che  con  tanto  succes- 
so insegnava.  Egli  fu  veramente  ili. ''che 
aprì  in  Roma  scuola  metodica,  verso  l'an- 
no 70  della  corrente  era,  dividendo  in  va- 
rie classi  gli  studenti,  e  separando  gli  uo- 
mini dalie  donne,  h' Eresie,  le  false  dot- 
trine, gli  Scismi  e  gli  errori  degli  stessi 
cristiani,  prodotti  dalle  dispute  religiose, 
dierono  nuova  materia  d'attento  studio 
e  d'erudite  fatiche  a'veri  cristiani  zelato- 
ri della  purità  de'  dogmi  e  dell'integrità 
e  illibatezza  della  religione.  Primi  ere- 
siarchi  furono  Simon  Mago,  Cerinto,  Va- 
lentino ec;  e  primi  impugnatori  de'Ioro 
errori  furono  s.  Giustino,  s.  Ireneo,  Ter- 
tulliano ec.  Siccome  i  malvagi  professo- 
ri dell'eresie  violentemente  interpretava 
no  i  testi  della  Scrittura  sagra y  ad  ap- 
poggio di  loro  falsità,  così  i  ss.  Padri  al- 
l'incontro  commentando  sul  vero  senso 
i  sagri  libri ,  a  difesa  e  prova  della  cat- 
tolica fede  li  fecero  servire,  in  che  si  di- 
stinsero dopo  Teofllo,  Panteno  e  s.  Cle- 
mente Alessandrino  ,  il  celebre  Origene 
che  fu  il  I  ."poliglotta  comparso  nellaChie- 
sa  ;  in  altri  generi  primeggiarono  s.  Ci- 
prianoes.  Dionisio  Alessandrino.  La  pro- 
pagazione dell'Evangelo,  le  vicende  della 
Chiesa  e  le  gesta  degli  eroi  del  cristiane- 
simo, meritavano  bene  che  se  ne  conser- 
vasse presso  i  fedeli  la  memoria:  Egesip- 
po  fu  ili.°che  die  l'esempio  di  scrivere 
Storia  ecclesiastica.  Le  questioni  insorte 
anche  intorno  all'ecclesiastica  disciplina, 
tenendo  vivo  lo  studio  de'crisliani  dotto- 
ri, fornirono  materia  a  sottili  ricerche  e 
ad  erudite  scritture.  Ed  ecco  in  qual  gui- 
sa cominciò  a  prender  piede  ed  a  viep- 
più propagarsi  l'ecclesiastica  letteratura, 
a  segno  di  poter  degnamente  occu[)are  lo 
studio  delle  persone  di  più  allo  ingegno 
per  molti  secoli.  Vi  contribuirono  la  ce- 
lebrazione i\iiSi/iv(fi  e  òe  Concila,  nelle 


V  N  I  2yi 

quali  assemblee  il  senno  eia  dottrinalro- 
vòuna  palestra  illustre,  e  furono  l'ogget- 
to degli  studi  de'dotlori  più  illuiuinali. 
Con  es.<>i  ebbe  quindi  principio  lo  studio 
del  Diritto  Canonico^  che  una  parte  co- 
stituisce della  letteratura.  Poiché  si  pen- 
sò a  fare  un  corpo  di  leggi  ecclesiastiche, 
e  prendendosi  gli  statuti  da'vari  Canoni 
de'concilii,  formossi  un  codice  di  canoni 
della  Chiesa  universale,  poi  accresciuto  e 
arricchito.  Le  chiese  mantenevano  priva- 
te Scuole  per  allevare  gli  ecclesiastici  e 
istruirli  nelle  scienze  divine  e  umane;  e 
oltre  di  queste  parecchie  erano  le  pubbli- 
che scuole  destinate  a  formare  valenti  a- 
lleti  a  difesa  della  cristiana  religione,  con- 
tro i  gentili  e  i  cavilli  degli  eretici  e  de' 
giudei.  Per  secondare  l'istruzione  delle 
scuole,  e  dare  ogni  aiuto  al  clero  studioso, 
il  sagro  Tempio  avea  la  propria  Biblio- 
teca,  che  de*  più  opportuni  libri  veniva 
arricchita.  Questi  furono  i  primi  albori 
e  principii  dell'  ecclesiastica  letteratura, 
che  principalmente  fiori  in  Roma,  e  fu- 
rono l'aurora  delle  scienze  sagre:  il  pieno 
suo  lume  apparve  soltanto  nel  secolo  1 V, 
e  fu  il  secolo  d'oro  dell'ecclesiastica  let- 
teratura e  della  Chiesa.  Aprirono  felice- 
mente il  secolo  Arnobio  e  Lattanzio  co' 
loro  scritti  eleganti,  pieni  di  dottrina  e 
d'eloquenza,  che  portarono  in  trionfo  la 
religione  e  le  lettere.  Seguirono  Eusebio 
di  Cesarea,  l'invitto  s.  Atanasio,  s.  Ilario, 
Citato  Milevitano,  s.  Basilio,  s.  Gregorio 
JNisseno,  s.  Gregorio  Nazianzeno,  s.  Epi- 
fanio, s.  Ambrogio,  s.  Girolamo,  s.  Ago- 
slino,  s.  Giovanni  Crisostomo.  Anche  nel 
I V  secolo  furono  ridotte  le  muse  a  farsi  cri« 
8liane,venendo  costretta  la  poesia  cogl'//t- 
ni  ed  altre  composizioni  di  di  verj»o  Ritinoy 
ad  apprendere  il  linguaggio  della  vera  reli- 
gione. Peli. "fiorì  Giovenco,  quindi  Papa 
s.  Damaso  I,s.  Paolino  di  Nola,  Pruden- 
zio; e  fece  tali  progressi  la  poesia  sagra, 
che  potè  comparire  con  reputazione  a 
fianco  della  profana. Costantino  I  il  Gran- 
de, almeno  apertamente  1. "cristiano  im- 
peralore^  non  lasciò  di  favorire  gli   sludi 


392  UN! 

in  Roma  ealliove;  imperocché  promul- 
gò la  legge  nella  quale  a'  professori  e  u' 
medici  raffermò  i  loro  privilegi  ^  e  sagre 
dichiarò  le  loro  persone;  ordinò  pure  che 
fossero  loro  pagati  gli  stipendia  Una  ter- 
ribile scossa  ebbero  sotto  Giuliano  V  ^^ 
postata  le  scienze  e  le  pubbliclie  scuole, 
massimaroente  quelle  di  di  Roma ,  aven- 
do l'empio  imperatore  vietato  a'cristiani 
l'insegnare,  anzi  pure  lo  studiare  le  belle 
lettere.  Ma  sotto  gl'imperatori  Valenti- 
ìiiano  I,  Valente,  Graziano  e  Teodosio  II 
rifiorirono  le  lettere.  Stabilì  ili.**  un  sa- 
vio regolamento  pegli  studenti  in  Roma, 
egli  altri  ottimi  ordini  e  leggi,  fra  lequa- 
Vì  a  provar  quanto  si  sia  sempre  creduto 
necessario  il  vegliare  sulla  probità  de'co- 
slumi  ne*  discepoli  dell'  università,  sono 
da  ammirarsi  quelle  fatte  per  l'Ateneo  ro- 
mano, le  quali  riportai  nel  voi.  LXill,  p. 
1 06.  Se  sempre  e  dovunque  si  fossero  se- 
guite le  tracce  segnate  da  sì  provvide  di- 
sposizioni, da'successi  vi  dominanti,  anche 
moderni,  non  si  sarebbe  pianto  in  altre 
epoche  ed  a*  nostri  giorni  sopra  i  danni 
cagionali  in  più  stati  dagli  scolari  dell'ii- 
ni versila,  e  si  sarebbero  anzi  tratti  frut- 
ti vantaggiosissimi  dagli  usali  incoraggia- 
menti. Pretende  Gol  lofredo,  che  la  legge 
di  Teodosio  Jl  riguardi  le  sole  scuole  di 
Costantinopoli,  pur  tuttavia  e  quantun- 
que Trebouiano  l'abbia  inserita  nel  co- 
dice di  Giustiniano  1  col  titolo:  De  Sta- 
diis lìberalibus  Urbis  Romae  etConslan- 
tinopolìsy  è  verosimile  che  l'imperatore 
l'avesse  fatta  anco  per  Roma;  tanto  più 
che  non  sembra   probabile   aver  Teodo- 
sio li  nelle  sole  scuole  di  Costantinopoli 
avuto  impegno,  e  le  romane  non  curate, 
le  quali  i  predecessori  suoi  aveano  avute 
io  sì  gran  conto.  Sia  comunque  di  que- 
sta legge,  non  può  dubitarsi  che  Giusti- 
niano i  non  la  distendesse  dipoi  alle  scuo- 
le di  Roma.  Gli  stessi  romani  imperato- 
ri e. altri  confermarono  ampiamente  a' 
medici  ed  a'  maestri  di  Roma  i  privilegi 
che  già  godevano  e  gli  assegnati  stipen- 
di. Quanto  per  lauti  favori  imperiali  fos 


U  N  I 
scro  in  fìore  leicuole  di  Roma,  quanli 
da  tutte  le  parli  del  mondo  ivi  accorres* 
sero  a  studiare  le  scienze  ,  quali  Thsigni 
maestri  l'insegnassero,  facile  cosa  e  l'iin- 
magìnare,  ed  il  p.  Cara  fa  con  certe  testi- 
monianze lo  dimostra.  Ma  col  finire  del 
secolo  IV  cominciò  a  languire  la  sagra  let* 
teratura.  Nel  seguente  secolo  risplendet- 
te Papa  s.  Leone  i  il  Magno ,  chiamalo 
per  antonomasia  1'  Omero  della  sagra 
teologia f  e  il  Tullio  della  facoltà  eccle- 
siastica ,  versato  nelle  sagre  e  profane 
scienze;  e  di  quando  in  quando  altri  cam- 
pioni illusili;  ma  non  più  si  potè  godete 
per  diversi  secoli  dell' intero  splendo!  e 
delle  sagre  lettere.  Anche  le  altre  scien- 
ze vieppiù  decaddero  per  la  strepitosa 
mutazione  della  condizione  politica  diRo- 
ma,  che  nel  governo  civile  produssero  le 
feroci  irruzioni  de'  barbari.  Tultavolta 
nella  dominazione  dt'Goti  la  scuola  ro- 
mana si  mantenne  in  qualche  splendore; 
i  re  Teodorico  e  il  successore  Atalarico 
singolarmente  si  studiarono   di  mante- 
nerla nella  I.*  metà  del  VI  secolo,  lo  quel- 
l'epoca fiorirono  due  uomini  eminènte- 
mente illustri, Cassiodoro  e  Boezio,  i  qua* 
li  altamente  [uesero  a  cuore  di  coltiva- 
re le  lettere  e  di  promuovere  negli  aliri 
lo  studio,  comechè  aujbedue  forniti  di 
molteplici  scientifiche  cognizioni.  Qual- 
che splendore  d'eleganza  negli  scritti  ia 
prosa  e  in  verso,  conservarono  Einiodio 
e  Venanzio  Fortunato.  Ma  soprawenu- 
ti  i  Longobardi,  verso  il  568  in  Italia,  le 
generali  barbarie  e  il  professare  essi  l'a- 
rianesimo, come  i  goti,  tolse  e  distrusse 
ogni  amore  per  le  lellere,  e  rese  rari  gli 
nomini  scenziali  e  d'un  merito  distinto. 
Nella  fine  dello  stesso  secolo    VI  gover- 
nò la  Chiesa  universale s.  Gregorio  I  Ma- 
gno, eloquente,  sapiente  e  scrittole  insi- 
gne. Fornito  di  dottrina  ,  di  erudizione 
e  di  facondia  superiore a'conlemporanei, 
la  sua  corte  e  Famiglia  pontificia  era 
foruiala  de'più  eruditi  chierici  e  de'  mo- 
naci i  più  religiosi  ;  e  le  scienze  e  le  arti 
si  fabbricarono  uu  degno  tempio  nel  Pa- 


UNI 

Utzzo  apostolico LateranoX.fi  scienza  del- 
la Liturgìa  e  <.\eRiti\  co'  Sagramcntarì 
(iis.  Leone  I, ili  s.  Gelasio^eili  s.  Gtegotio 
I  cominciò  a  fare  progressi.  Il  gran  i'on* 
leHce  fu  calunniato  d*  odiare  le  scienze 
profune,  d'avei  eliminalo  l'insegiìnmen* 
lo  delia  filosofìa  e  delle  lettere  umane , 
imputandogli  pure  che  al  fuoco  dannò, 
Scripta  Palatinus quaeciunqiic  tenebat 
j4pollo,  cioè  distrutto  la  Biblioteca  Pa- 
latina presso  il  Tempio  d'  Apollo.   Ma 
il   suo  diligentissìmo    biografo  Giovanni 
Diacono  nulla  ne  dice,  anzi  riferisce  die 
nelle  dette  scuole  il  Papa  volle  che  colle 
scienze  sagre  s'insegnassero  le  profane  , 
come  avea  desideralo  Cassiodoru  dall'e- 
niditissimo  s.  Agapito  I,  di  deputare  cioè 
maestri   pidjblici   per  spiegar  le  divine 
»Scrilttuea*fe(K  Ile  agli  ecclesiastici,essen- 
do  necessaria  la  dottrina  teologica  a  me- 
glio combattere  e  convincere  gli  eretici; 
e  lo  ricoidai  nel  voi.  LXIII,  p.  57,ove 
riparlai  dell'operato  da  s.  Gregorio  I  e 
del  migliorato  Canto  ecclesiastico ,  da 
Jiii  insegnato  nella  sua  scuola  per  VlJffl' 
zia  tura  della  Chiesa.  La  scuola  del  pa* 
Iriarchio  Lateranense,  eretta  da  s.  Gre- 
gorio I  o  aumentata  notabilmente,  per 
le  3cien7e  sagre  e  profane,  ancor  dura- 
va nel  secolo  IX,  e  da  essa  uscirono  i  Pa- 
pi s.  Gregorio  11,  col  quale  cominciò  il 
principato  temporale  delia  Chiesa  roma- 
na, dotalo  di  somma  dottrina  ,  Stefano 
Ili,  s.  Leone   Ili  erudito,  eloquente,  a- 
niatore.e  premiatore  de'Ielteiati  ;  Stefa- 
no V,  Valenlino,Sergio  ll,15enedello  HI, 
^itefiino  VI  insigne  in  dottrina,  ed  altri. 
Cassiodoro,  Hoezio  e  s.  Gregorio  i  furo- 
no nel  VI  secolo  i  sostenitori  dell'ecclesia- 
stica letteratura  e  di  alirescienze  in  lioma 
e  neir  Italia,  il   Renazzi  parlando  degli 
studi  sacri  specialmente  introdotti  da  s. 
Gregorio  I  nel  Patriarchio  Laleranen- 
jc,  ovvero  Scuole  Palatine,  cWce  che  in 
esso  viveasi  in  comune  secondo  l'intro- 
dotto costume,  che  i  vescovi  co'Ioro chie- 
rici nell'episcopio  presso  la  cattedrale  me 
imvano  vita  regolare  e  quasi  tuocablicfl. 


U  N  I  395 

In  esse  s.  Gregorio  I  raccoIs«  il  fiore  de- 
gli ecclesiastici  più  dotti  per  istruirvi  il 
clero  nelle  sagre  discipline  e  nelle  scienze 
umane  allora  più  in  voga  e  disegnate  co* 
nomi  di  trivio  e  quadrivio ^  cioè  la  gram- 
matica, la  rettorica,  la  dialettica,  la  mu- 
sica, l'aritmetica,  la  geometria  e  l'astro- 
nomìn.  Cosi  per  s.  Gregorio  I,  Roma  di- 
venne il  domicilio  di  tutte  le  scienze  sa- 
gre, e  una  fioritissima  scuola  d'ogni  sorta 
di  seria  e  di  amena  letteratura,  la  quale 
continuò  sotto  molti  de*  suoi  successori. 
Di  più  osserva  ilhenazzi,che  sebbene  mae- 
stri pubblici,  e  scuole  di  filosofìa  e  di  bel- 
le lettere  totalmente  non  erano  mai  maa- 
cali  in  Roma  ,  anche  nella  decadenza   e 
scioglimento  dell'impero  d'occidente,  o- 
perato  dagli  Eruli  nel  47^1  pure  non  vi 
si  era  a  tal  epoca  introdotto  l'uso  dì  sce- 
gliere e  destinare  professori,  che  insegnas- 
sero singolarmente  agli   ecclesiastici  le 
scienze  riguardanti  la  religione,  poiché  le 
cose  sagre  per  lo  più  venivano  apprese  a 
mezzo  della  tradizione  die  dagli  uni  agii 
altri  fedelmente  si  tramandava.  Le  prin- 
cipali cagioni  dell'ultima  decadenza  del- 
le lettere,  furono  la  divisione  degl'impe- 
ri i\*  Oriente  e  ìY  Occidente^che  troncò  il 
commercio  fra'greci  e  latini,  e  privò  gli 
uni  e  gli  altri  de' vantaggi  della  mutua  co- 
municazione de'  lumi.  1  latini  singolar*^ 
mente,checomeprivìdilibri  magistrali  in 
tutte  iescienze,aveano  d'uopo  di  ricorrere 
o'greci  fonti,  risentirono  il  maggior  dan- 
no da  quella  funesta  separazione.  La  lin- 
gua greca  divenne  loro  quasi  straniera  e 
poco  conosciuta  ,  quindi  le  scienze  sem- 
brarono bandite  dall'occidente,  e  se  ta- 
luno per  rarità  d'ingegno  o  per  istraor- 
dinaria  applicazione  alcune  nozioni  attia* 
geva  a'prinii  elementi  esposti  ne'libri  la- 
tini, veniva  celebralo  colle  lodi  della  più 
vasta  e  sulilime  erudizione.  La  penuria 
di  carta  0  di  papiro  egiziano  ,  cagionata 
per  detta  separazione,  fu  pure  cagionedt 
decadimento,  poiché  costretti  a  scrivere 
hulle  pergamene,  il  prezzo  loro  trattene^ 
va  iQoili  dui  traì»ciiver«  t  libri;  anzi  pe' 


29Ì  U  W  I 

libri  di  chiesa  si  cancellavano  in  molte 
pergamene  le  dotte  opere  d'antichi  au- 
tori. Dall'invasione  de*bai  bari,  la  Lingua 
latina  col  miscuglio  di  voci  e  di  frasi  strane 
si  corruppe.  L'agiografia  ossia  la  Vita  de- 
gli eroi  del  cristianesimo,  i    Venerabili 
servi  di  Dio,  fu  un  genere  di  Iclleratura, 
che  cominciata  Aa  Protono  tari y  Siiddia* 
coni,  Notario  Seri niari cu* Martirologi ^ 
progredì  coll'eloquenza  di  s  Girolamo,  di 
s.  Gregorio  I  e  del  venerabile  Bedo,  e  co* 
Leggendari;  indi  fiorì  splendidamente 
pe'monaci  e  altri  dotti  biografi,  nello  stes- 
so Medio  evOy  ed  in  seguito  precipuamen- 
te per  altri  religiosi.  Le  continue  guerre 
lenendo  occupati  gli  animi,  impedirono  il 
dedicarsi  alle  lettere.  1  laici  o  rivolti  al  mi- 
litare esercizio,  o  distratti  a  riparare  le 
perdite  che  recava  loro  il  furore  degl'in- 
vasori,abbandonarono  agli  ecclesiastici  la 
briga  di  coltivare  la  religione  e  le  lettere. 
Ne' secoli  bassi  lutto  il  sapere  era  riser- 
vato alla  Chiesa,  anzi  tutto  può  dirsi  era 
rinchiuso  ne* i1/o;m.^/m,  che  ftu'ono  i  de- 
positari del  sagro  fuoco  delle  scienze,  e  la 
ragione  canonica  co'decreli  de'Papi  si  cu- 
stodivano in  Roma  dagli  Scrini  a  ri  m\- 
r  Jreììivio  della  s.  Sede.  V  incredibile 
rozzezza  de'laici  dispensava  da  faticosi  stu- 
di gli  ecclesiastici,  poco  loro  bastando  a 
diventar  superiori  nell'erudizione a'iaici, 
chedoveano  istruire,  ed  a  rendere  rispet- 
tabile la  loro  mediocre  dottrina.  Lo  zelo 
che  animava  alcuni  santi  prelati  di  fir 
ben  cantare  gli  Uffizi  divini,  potè  con- 
ti ibuire  anch'esso  a  render  meno  prege- 
vole lo  studio  delle  lettere:  veniva  slima- 
to ertidilo  e  da  mollo,  chi  meglio  avesse 
impalato  il  capto  ecclesiastico.  I  vescovi 
fransi  ridotti  a  interpellare  i  preti,  se  sa- 
pevano leggere  bene;  i  m"n«ici  pevò  col 
copiare  alcuni  monumenti  degli  uomini 
dotti  dell'antichità,  ne  conservarono  la 
scienza  che  poi  servi  al  lisoi gimeplo  del- 
le lettere.  Alcuni  pochi,  che  ne'penetroli 
delle  scienze  piti  s'inoltravano,  a' primi 
elementi  forniavansi  colla  loro  erudizio- 
ne. La  scarsezza  óe  Libri,  la  penuria  de' 


U  N  I 

maeslri,  l'universale  barbarie,  li  corrom- 
pimenlo  de'coslurai,  e  fino  la  pace  della 
Chiesa,  non  però  agitala  dalle  tempeste 
dell'eresiejlulto  contribuiva  a  tenere,tran- 
ne  Roma,  l'occidente  in  un  profondo  so- 
pore e  in  una  cieca  ignoranza.  Ad  onta  che 
l' imperatore  Carlo  Magno,  nel  quale  s. 
Leone  III  rinnovò  Timpero  d'Occidente, 
promosse  le  lettere  e  la  fondazione  di 
scuole,  e  sebbene  alcuni  successori  l'imi- 
tarono nello  zelo,  scarso  frutto  sene  ri- 
cavò, e  pochi  in  que'tempi  lasciarono  no- 
me di  erudizione.  Carlo  Magno  avea  con- 
dotto da  Roma  in  Francia  alcuni  canlot 
ri  per  insegnare  o  ristabilire  o  corregge- 
re il  canto  ecclesiastico,  ed  alcuni  mae- 
stri di  grammatica,  e  dell'arte  di  com- 
putare o  aritmetica,  e  libri  ancora  tra- 
sportò a  tali  usi  da  Roma.  In  questa  avea 
de'cultori  le  nominate  arti  liberali,  oltre 
le  scienze  sagre,  ed  allorché  Carlo  IMa- 
gno,  distrutto  il  regno  de'  longobardi,  si 
recò  a  Romanci  774>  fu  incontrato  iSc/fo - 
laspuerornm^quipergebant  ad  diseen- 
das  literas'y  come  narra  A  nastasio  Diblio- 
lecario.  Papa  Eugenio  11  nel  sinodo  ro- 
mano dell'S^G,  severamente  ordinò  l'i- 
stituzioue  d'una  specie  di  Seminari  ve- 
scovili, cioè  scuole  nelle  chiese  episcopa- 
li, nelle  pievi  e  ove  fosse  bisogno,  con 
maestri  delle  lettere  e  arti  liberali,  e  che 
almeno  non  mancassero  maestri  nella  s. 
Scrittura  e  degli  VJ/ìzi  divini.  Mentre 
Lotario  1  imperatore  avea  ordinato  in  9 
città  l'apertura  di  scuole,  probabilmente 
per  la  grammatica,  la  poesia,  l'oratoria  e 
la  storia,  in  Roma  non  erano  del  tutto 
spente  le  lettere ,  come  narrano  i  pochi 
scrittori  coetanei.  Ad  onta  di  tante  c«ne 
de'papi  e  degl'imperatori,  anche  de'con- 
cilii,  le  lettere  caddero  in  profondo  letar- 
go; decadde  sempre  piò  la  poesia, eia  sa- 
na critica,  la  buopa  filosofia  furono  allat* 
lo  sbandile,  restando  in  totale  abbando- 
no gli  sludi  sagri.  Roma  fu  turbata  dal- 
la prepotenza  delle  fazioni  e  dall'ambizio» 
ne  di  diversi  possenti  cittadini,  non  me- 
no dalla   malevolenza   degl'  imperatori 


U  N  I 
d'OricMitc,  che  dall'esigenze  e  influenza 
eli  quelli  il' Ocelli  ente,  eause  lultc  che  Je- 
piesseio  il  lervoie  degli  sludi  e  le  scuole 
palatine,  alterate  dalle  dissen^oni,  dagli 
ttcisini  e  dallo  strepito  dell'ai  mi.  Ne'  se- 
coli 1 X  e  X  chiamali  ferrei,  di  piombo,  o- 
6cuii,uggravaronsi  le  tenebre  dell'igno- 
ranza in  Italia,  e  pochissimi  alcuna  cosa 
sapevano.  In  Roma  tuttavia,  a  fronte  del 
detto  per  malevolenza  nel  conciliabolo 
di  Reims  del  992,  dal  dotto  Arnoldo  ve- 
scovo d'Orleans,  qualche  avanzo  era  ri- 
uiasto  di  letteratura,  e  lo  provò  lo  stes- 
so Arnoldo,  quando  in  altro  concilio  di 
lleinis,  poco  appresso  tenuto  da  Leone  le- 
gato apostolico,  trovossi  con  incredibile 
forza  di  dottrina  confutato  e  convinto;  e 
Papa  Gregorio  V  eletto  nel  996,  per  la 
sua  rara  erudizione  e  virtù  fu  detto  Gre' 
j^orio  il  Miiiort,  Intanto  avendo  gli  a- 
iabi  iV^zr^fa'/i/ invaso  parte  della  Spagmi 
e  della  Sicilia y  ed  altre  regioni,  l'influen- 
za di  loro  letteratura  coopeiò  al  risorgi- 
mento dell'europea,  poiché  vari  lettera* 
li  si  recarono  a  studiare  le  scienze  ne'do- 
ininii  signoreggiali  dagli  arabi.  Hi. "filo- 
sofo fiorito  colla  rinnovazione  delle  let- 
tere è  il  famoso  Gerberlo,  pel  suo  sapere 
vasto  sollevalo  nel  999  alla  suprema  di- 
gnità pontificia  col  nome  di  Silvestro  If^ 
degno  d'eterna  memoria  ne'fasti  lettera- 
li.  Alla  sua  disciplini:  si  dovette  princi- 
palmente la  dissì[)aziune  delle  foltissime 
tenebre  che  aieano  coperto  i  secoli  IX  e 
X, questo  segnatamente;  poiché  egli  alla 
dialettica  congiunse  gli  esercizi  delle  ma- 
tematiche scienze,  e  così  provocò  l' acu- 
tezza degl'  ingegni.  Comunemente  si  di- 
ce, ch'egli  frequentò  nello  Spagna  le  scuo- 
le degli  nrabi,  d'Andalusia  e  di  Siviglia, 
dalle  quali  attinse  le  matematiche  e  le  fi- 
siche cognìziuni.  Altri  rio  negano,  am- 
mettendo che  beiiM  nella  Spagna  appre- 
se le  scienze,  ed  osservano  che  niuno  de' 
suoi  avversari  gli  rinficciò  d'essersi  fitto 
«listepolo  de'saiaceni;  d'allronile  è  nolo 
che  nella  Spagna  allora  si  coltivavano  le 
scienze  apprese  da'hbr»  de' muomellani 


U  N  I  195; 

dominatori  di  buona  parte  della  penisola. 
(} li  arabi, oltreché  nelle  matematiche,  in- 
fluirono nello  studio  della  medicina.  In* 
somma  essi  tennero  il  depositodelle  scien- 
ze abbandonate  in  Europa,  come  ad  essi 
diversi  attribuiscono  l'introduzione  della 
carta  di  bambagia,  colla  quale  si  sopperì 
al  difello  del  papiro  egiziano  per  1'  arte 
della  Scrittìira;a\\»c\ì\  imitazioneinlla- 
lia  si  prese  a  formare  la  carta  di  lino,  ah 
tri  attribuendo  l'invenzione  alla  Spagna 
ove  sono  i  lini  piò  eccellenti.  La  gloria  pe- 
rò d'aver  fatto  risorgetela  sepolta  lette- 
ratura si  deve  senza  contrasto  attribuire 
all'  Italia.  Nel  pontificato  dunque  di  s. 
Silvestro  II,  sebbene  breve,  in  Roma  si 
riebbero  le  Ietterete  progressivo  ne  fu  l'in- 
cremento; ivi  precipuamente  egli  le  pro- 
mosse, e  fu  gran  cercatore  di  codici  e  mss. 
Il  romano  Gregorio  VI  fu  assaidollo,  e  il 
suo  discepolo  Ildebrando  nel  1 078  diven- 
ne il  celeberrimo  e  magnanimo  s.  Gre- 
gorio VII,  il  quale  colla  sua  dottrina,  va- 
sta mente,robusta  eloquenza  e  impertur- 
babile fermezza  propugnò  i  diritti  della 
s.  Sede,  contro  gli  sforzi  del  polente  Eu- 
rico IV^,  e  combattè  gli  eretici  e  gli  sci- 
smatici che  desolavano  la  Chiesa.  Egli  pe- 
rò vinse  tutti,  sottrasse  nuovamente  la 
Chiesa  dallo  Stato,  resedi  nuovo  il  Papa 
indipendente  dall'Imperatore,  il  potere 
spiiitualesuperiorealtemporale.Nel  con- 
cilio romano  ordinò s. Gregorio  VII, che 
oììines  Episcopi  artcs  litle.rarwn  in  suis 
Itcclcsiis  (laceri  faccrenf.  Perciò  va  ri- 
tenuto, che  scuole  di  sagre  discipline  in 
qualche  guisa  esisterono  in  Roma  ne'se- 
coli  XI  e  XI 1,  in  cui  fiorirono  alcuni  dot» 
ti.  Nel  secolo  seguente  Eugenio  ili  del 
I  u^j,  amò  la  gente  studiosa  ,  premiò  i 
(lotti,  ravvivò  lo  spirito  dello  «tudio,  fe- 
ce rinascere  l'emulazione  nelle  scienze, 
die  nuova  forma  alle  scuole  di  teologia  e 
di  legge,  ed  a  lui  si  attribuisce  ristiUizio- 
ne  de'gradi  accademici  nelle  lauree  di  hat- 
ccUicrvJicciizialo  e  ^/o//o/rtieiruiiiver 
.sili»,  con  privilegi.  Di  grande  leltcralurn 
fu  Alessandro  III,  «novto  uri  t  1 8 1 ,  bene- 


39^  V  N  I 

inerito  della  diffusione  delle  scuole  e  de- 
gli sludi  ecclesiastici.  Nel  concilio  genei  èl- 
le di  Lateranolll  da  lui  celebralo, decre- 
tò che  ogni  cattedrale  avesse  il  maestro 
di  scuola^  e  le  metropolitane  un  teologo, 
ciòcliemeglio  stabili  Innocenzo  III. Laon- 
de è  credibile,  che  se  Alessandro  III  ze- 
lò a  vantaggio  delle  chiese  del  cristiane- 
simo, perchè  avessero  mnestri  per  istrui- 
re gratuitamente  i  chierici  e  gli  scolari  po- 
veri, con  più  di  ragione  1'  avrà  pure  e- 
«eguilo  in  Roma,  capo  e  maestra  di  tut- 
te le  altre  chiese, 

/io//zrt  sino  dalla  prima  fortunata  au- 
rora del  nascer  suo,  destinala  ad  essere 
per  sempre  la  più  famosa  e  invidiata  cit- 
tà del  mondo,  dopo  le  diverse  sue  strepi- 
tose vicende  degli  antichi  romani,  per  la 
religione  cristiana  divenuta  metropoli  di 
lutto  il  cristianesimo,  e  per  la  Sovrani- 
tà de  Roma/li  Pontefici  della  s.  Sede 
{^  .),  capitale  illustre  di  florido  e  nobilis- 
Simo  dominio,  trascorsi  i  secoli  di  prepo- 
tenti usurpazioni,  principiò  nel  declinar 
del  XII  a  goder  di  nuovo  giornialquan- 
lo  tranquilli,  i  quali  {)rodussero  il  rifiori- 
mento delle  scienze.  Nel  i  198  fu  subli- 
mato alla  cattedra  apostolica  Innocenzo 
III,  versato  in  ogni  genere  di  letteratura 
sagra  e  profma,  facondo  ed  eloquentissi- 
mo,  e  profondo  teologo,  filosofo  e  giure- 
consulto siugolarmeute  nella  ragione  ci-^ 
vile  e  canonica,  quale  lo  celebrai  nella  bio- 
grafia e  in  molli  articoli  che  lo  rigi^ar- 
dano.  Per  tanti  letterari  e  scientifici  pre- 
gi che  congiuntamente  in  lui  splendeva- 
no, trasse  a  se  l'ammirazione  de'conten»- 
poranei  e  de'posteri  per  le  sue  gesta  eo- 
jiere.  Grande  fu  il  suo  impegno  per  rav- 
vivare in  Pioiita  la  coltura  deglistudi,  che 
«gli  ecclesiastici  sono  più  necessari,  e  che 
nella  capitale  del  callolicismo  devono  più 
che  altrove  in  singoiar  maniera  essere  in 
pregio  e  vigore.  A  tal  elfetlo,  nel  suo  a- 
cufo  accorgimento,  prese  la  via  più  sicu- 
ro e  spedita  per  ottenere  il  suo  lodevole 
inteolo.  Persuaso  che  i  semplici  esenjpi  e 
le  sterili  esoi  lazioui  souo  di  poco  valore 


UN  I 
per  accendere  gli  animi  a  intraprenders 
animosi  la  laboriosa  carriera  degli  studi, 
si  propose  adescarne  l'emulazioneco'pre» 
mi,  qual  Ifiezzo  veramente  efficace  e  d'in- 
fallibile riuscita.  Qaisenim  virtutem  am^ 
plectitur  ipsam^  Proemia  si  tollas?Qiìin- 
di  non  accordava  il  suo  favore  se  non  a- 
gli  studiosi,  né  compartiva  gli  onori  pub- 
blici e  le  dignità  della  Chiesa,  fuorché  a 
coloro  che  facevano  non  volgari  progres- 
si nelle  scienze  e  fossero  di  dottrina  for- 
niti. In  lai  guisa  Innocenzo  III  richiamò 
in  P«.oma  d'ogni  parte  uomini  per  inge- 
gno e  sapere  cospicui,  e  rifiorir  vi  léce 
l'amore  e  il  collivamento  degli  studi.  Al- 
le sagre  discipline  promosse  precipuamen- 
te l'applicazione  in  Roma  slessa,  ordinan- 
do alle  chiese  capitolari  di  essa  Tassegnq 
di  rendile  per  lo  stipendio  d'un  precetto- 
re per  insegnar  a'chierici  la  grammatica, 
e  d'un  teologo  pcv  spiegar  loro  la  s.  Scrit- 
tura, ed  istruire  i!  clero  tiel  necessario  a 
sapersi  nella  spiritual  cura  de'fedeli.  Per 
la  Chiesa  universale,  Innocenzo  III  nel 
12  I  Scoi  concilio  generale  di  Laterano  IV 
confermò  e  auuìenlò  le  piescrizioni  del 
precedente.  Il  Paj)a  singolarmente  pro- 
tesse in  Roma  gli  sliidi  della  teologia  e 
del  gius  canonico, il  quale  eia  a'suoi  tem- 
pi in  gran  voga,  massime  neW  Universi- 
là  di  Bologna,  la  più  antica  e  più  famo- 
sa ili  quante  allora  fiorivano  in  tale  fa- 
coltà. Innocenzo  III  premiò  col  cardina- 
lato Gregorio  Crescenziy  Slefuno  Langh- 
toiì,  Roberto  Cwson  ,  Pieti  o  Morra  di 
Benevento  per  quella  scienza  che  dichia- 
rai nelle  biografie.  Né  secondo  la  coudi- 
zione de'lempi  mancava  in  R^oma  nel  pon- 
tificalo d'  Innocenzo  III  chi  coltivasse  le 
amene  lettere  e  dassero  in  queste  saggi 
di  valore,  e  Gaufrido  di  Vinesaux  gli  de- 
dicò la  sua  Poetica  o  Pociria  nova,  co^ 
me  rilevai  a  Scuole  di  Roma,  nelle  quali 
egli  confessò  d'aver  fatto  progressi  nelle 
lettere;  fu  il  Papa  pure  mecenate  di  Tom- 
n)a.so  del  A"  ^jcov^o  e  Raniero  Capocci,  ag» 
gregali  da  lui  ai  sagro  collegio,  il  i.''  ele^ 
g-iute  scrittore  in  prosa  e  in  versi,  »I  2." 


U  W  l 

pelilo  nella  poesia  Ialina  e  nelTinnogi'a- 
fitì.  Nel  iai6  gli  successe  Onorio  111  di 
Idia  dotlrinn,  die  per  amore  tlell'  istru- 
zione esentò  i  beneficiati  dall'ulTiziatura 
tie'cnpitoli,  se  studenti  delle  scienze  eccle- 
siastiche o  professori  di  teologia;  ed  in- 
giunse agli  scolari  rouìani,  toscani  e  del- 
la provincia  di  Canipagna,  che  formava- 
no una  specie  di  coiporazione  nelT  uni- 
versità di  Bologna,  d'uscir  da  tale  città 
perchè  iboiognesili  volevatio  costi  inge- 
re  a  giurare  di  non  passare  in  altre  scuo- 
le. Prendendo  a  cuore  Onorio  111  lo  stu- 
dio in  Roma  delie  sagre  discipline,  ecci- 
talo da  s.  Domenico  fondatore  delTordi- 
ne  de  Predicatori  (^''.),  nel  12  18  rinno- 
vò e  slabifi  nel  Palazzo  apostolico  {P'  ) 
le  scuole  palatine,  per  spiegarsi  du'  pro- 
fessori Lettori  del  palazzo  apostolico 
(F.)  la  s.  Scrittura  e  le  più  astruse  cpie- 
kJiouì  teologiche,  massime  a  vantaggio  de* 
chieiici  palatini,  e  di  quelli  de  cardinali 
e  prelati  che  ftfcpientavaiio  il  palazzo 
npostolico  di  s.  Sabitia.  Questa  fu  l'o- 
rigine tielle  celebri  Scuole  palatine,  che 
successero  a  quelle  del  Patriarchio  La* 
teranense  iiUeriolte  da  gran  tempo,  ove 
i  chierici  attendevano  agli  studi  sagri,  ed 
in  progiesso  chiamate  col  nome  di  Stu- 
dio o  Lniver.sità  della  O^rzV/,  si  aumeii* 
larono  di  numero  e  crebbero  in  gran  re- 
putazione. Il  Papa  ne  aiiìdò  la  direzione 
a  s.  Domenico,  che  «lichiarò  Maestro  del 
.V.  Palazzo  apostolico  {^.),  ed  a'suoi  re- 
ligiosi, autorevule  uflizio  tuttora  nel  me- 
desimo oidine  esistente,  con  altre  gravi  e 
letterarie  incumbenze  ,  colla  presidenza 
nltresì  del  collegio  teologico  dell'univer- 
«ila  romana.  Quanto  n'ieltori  mentova- 
ti, a'qnali  soprintendevo  il  p.  maestiodel 
s.  palazzo,  essi  nelle  scuole  palatine  inse- 
gnarono successivamente  la  s.  Scrittura, 
la  teologia,  le  leggi,  la  medicina  ec.  Dap- 
poiché le  scuole  palatine  tosto  furono  re- 
se pubbliche  airammaestramento  di  lut- 
ti, specialmente  del  clero  romano, quindi 
81  moltiplicarono  i  professuri  e  stabilite 
fui  Olio  le  lezioni  di  tulle  le  scienze  sagre, 


UNI  397 

e  di  ciascuna  parte  di  loro  più  essenziale 
e  degna  d'essere  separatamente  Iraltata. 
Queste  scuole  palatine  nel  pubblico  inse- 
gnamento della  teologia  e  d'ogni  altra 
ecclesiastica  facoltà,  per  1'  autorità  e  pa- 
trocinio de'Papi,  per  la  santità  delia  dot- 
trina de'destinati  a  insegnarvi,  presto  ac- 
quistarono gran  celebrità,  e  divennero 
dappertutto  note  e  famose.  Gregorio  IX 
versato  in  ogni  scienza  e  letteratura,  (lu- 
me d'eloquenzaTulliana, prolesse  la  scuo- 
la teologica  istituita  da  s.  Domenico  nel 
pontificio  palazzo  ,  e  dalla  celebre  Uni» 
versila  di  Parigi  chiamò  in  Roma  e  de- 
corò del  cardinalato  i  due  profondi  teo- 
logi Giovanni  Halgrin  e  Jacopo  da  P'i- 
trinco;  ed  eguale  onore  conferì  all'  insi- 
gne canonista  Sinibaldo  Fieschiyùfìcwì 
lo  studio  della  giurisprudenza  canonica 
ricevesse  in  boma  ornamento  e  sostegno; 
non  che  Go//yWo da  Traili  (megliosem- 
bra  cardinale  d'Innocenzo  IV),  uno  de' 
tanti  al  lievi  dell'uni  versi  là  bolognese,pro- 
fondo  nella  scienza  del  diritto  canonico, 
ouloie  d'un  sugoso  compendio  delle  Z>e- 
cretalij  la  cui  nuova  e  più  perfetta  col- 
lezione Gregorio  IX  commise  al  dome- 
nicano s.  Raimondo d\  Pennafort  9>uo pe- 
fu'tcnzìere,  il  quale  coordinò  le  5  prece- 
denti collezioni, riducendo  a  sistema  il  cor- 
podellelci^gi  canoniche  in  5  libri.  Mentre 
la  scienza  del  diritto  civile  era  risorta  nel 
secolo  XI  e  insegnata  a  Bologna  con  lau- 
to lustro,  pure  in  Roma  lo  studio  pubbli- 
co delle  scienze  civili  aveasi  allora  quasi 
per  profano,  per  le  dispute  e  contese  fo- 
rensi, e  non  doversi  i  chierici,  applicati 
alle  sagre  discipline,  mischiarsi  negli  af- 
fari e  liti  secolaresche.  Anzi  per  1'  abu- 
so che  ne  aveano  fatto  alcuni  chierici  ed 
alcuni  monaci,  fu  loro  con  rigore  proi- 
bito da  diversi  Papi,  e  colla  scomunica 
da  Alessandro  111  e  Onorio  111,  per  im- 
pedire che  s'immergessero  nello  studio  le- 
gale trascurando  le  sagre  discipline,  pres- 
so i  quali  erane  rimasto  vestigio  nella  de- 
cadenza universale  ilelle  lettere.  Perciò 
muiicavu  nelle  scuole  palatine  chi  iuter- 


9.98  U  N  I 

pretasse  ed  esponesse  la  scienza  del  dìrit- 
lo  civile,  e  fois'anclie  perchè  lo  studio  de' 
Cciiioni  non  era  ancora  in  Roma  ridotto  a 
metodo  e  ad  arie,  nella  guisa  che,  a  somi- 
glianza del  diritto  civile,  erasi  già  fatto 
ili  alcune  università  e  singolarmente  in 
Bologna.  Nel  i  243  sublimalo  al  seggio  a- 
poslolico  il  Fieschi  col  nome  d'Innocen- 
zo IV,  protesse  lescienze,  fece  risorgere  in 
Koma  gli  studi  legali  in  più  ampio  modo 
e  la  canonica  giurisprudenza,  di  cui  fu  il- 
luminato amatore  e  benefico  mecenate, 
come  quello  che  l'avea  appresa  e  poi  pub- 
blicamente insegnata  in  Bologna;  onde  e 
per  l'operalo  nel  concilio  generale  di  Lio- 
ne 1,  e  per  resistenti  università  che  fiori- 
vano, alle  quali  concesse  onori  e  privile- 
gi, il  suo  nome  risuona  celebre  ne' fasli 
Iclterari ,  legislatore  supremo  e  insieme 
profondo  dollore,Egli  ebbe  singolarmen- 
le  a  cuore  che  nella  curia  romana  viep- 
più si  coltivassero  gli  studi  delle  scienze, 
almeno  i  più  interessanti  e  necessari ,  e 
che  vi  fossero  maestri  e  professori  per 
pubblicnmenle  insegnarle  e  inierpretar- 
le,  precisamente  come  costuma  vasi  nel- 
r  università  di  Bologna  e  in  altri  studi 
generali.  Fu  egli  che  alle  scuole  della  s, 
Scjiltura  e  di  teologia  del  palazzo  apo- 
stolico, aggiunse  quelle  di  leggi  civili  e 
canoniche.acciocchè  gli  adtiellialla  roma- 
na curia,  e  quelli  che  d'ogni  parte  vi  ve- 
nivano per  alliiri,  potessero  comodamea- 
le  istruirsi  nella  sagra  e  profma  giuris- 
prudenza. Le  sue  provvidenze  per  fare 
fiorire  in  Roma  lo  studio  del  diritto  ca- 
nonico e  civile,  espresse  nel  cap,  Cam  de 
divcrsiSf  1  de  Privilegiis  in  6,  feceio  ere  - 
dere  al  p.  Carafa  che  ad  Innocenzo  IV 
clebbasi  la  gloria  d'esser  i  ."fondatore  del- 
l'università romana,  resa  più  illustre  da 
Bonifacio  Vili  con  ogni  facoltà,  per  a- 
vei  concesso  alla  cattedra  o  accadeuìia  da 
lui  stabilita  in  tale  disciplina  i  privilegi 
dell'altre  università  ,  acciocché  a  queste 
in  nulla  fossero  inferiori  lescuole  ionia- 
ne,  abililaudoia  a  conferire  i  gradi  acca- 
iicuiici,  e  gli  studenti  a  percepire  i  frulli 


UNI 

de'loro  benefìzi  quantunque  assenti  dal- 
la loro  residenza.  Fra'scenziali  da  lui  crea- 
ti cardinali,  merita  nominarsi  Ugo  di  s. 
CarOf  insigne  maestro  di  teologia.  Dero- 
gatosi dunque  da  Innocenzo  IV  a'decreli 
d'Alessandro  II!  e  Onorio  III,  contro  lo 
studio  legale  da  apprendersi  da'  chierici, 
pel  giovamento  ch'egli  ritenne  dover  lo- 
ro recare  la  scienza  delle  leggi  civili  e 
quuntp  fosse  connessa  a  quella  de'  sagri 
canoni, ne  ordinò  il  pubblico  insegnamen- 
to nella  curia  romana  a  comune  istruzio- 
ne, reputando  disdicevòle  che  in  Roma, 
ove  confluivano  le  genti  da  tutte  le  parti 
della  cristianità,  non  si  coltivasse  e  inse- 
gnasse pubblicamente  con  ispecial  cura 
il  diritto  canonico,  la  cui  scienza  creflette 
anzi  propria  e  peculiare  di  tutte  le  perso- 
ne addette  alla  s.  Sede,  Dileguate  cosi  le 
sfavorevoli  prèvenzioiù  versogli  studi  le- 
gali, sursero  poscia  inRoma  vigorosamen- 
te, e  tuttora  godono  universale  riputazio- 
r>e,  e  fioriscono  per  l'impegno  e  singoiar 
diligenza  cui  sono  coltivali,  il  Renazzi  fa 
distinzione  dello  Studio  delia  Curia  ro^ 
tuana^  dallo  Studio  di  Roma^  il  i.°de* 
quali  seguiva  i  Papi  ovunque  andavano 
a  risiedere.  Perciò  confuta  l'asserto  del 
p.  Carafa,  che  con  altri  erroneamente  si 
persuase  che  l'odierna  Università  roma- 
ita  o  Archiginnasio  debba  l'origine  ad 
Innocenzo  IV,  per  cui  la  chiamò  Studio 
Linocenziano.  Quindi  prova  che  le  scuo- 
le palatine,  ove  s'msegnava  l'uno  e  l'al- 
tro diritto,  fu  lo  Slndiuni  Curiae  Ro- 
juanae^  e  si  distinsero  affatto  anche  ne' 
leiupi  posteriori,  dall'università  propria 
di  Roma  o  archiginnasio,  che  per  distiu- 
zioue  si  chiamò  Stndiuni  Urbis,  come  in 
seguito  meglio  dirò.  Le  gravi  e  ostinate 
conlese  insorte  tra  l'università  di  Parigi 
e  gii  ordini  Mendicanti ,  procmarono  a 
Roma  il  vanta"2Ìo  di  vedervi   venire  e 

Do 

soggiornare  per  (|ualche  tempo, quali  lei- 
tori  del  pala/zo  apostolico,  i  due  più  ri- 
splendenti luminari  dell'ordine  de'predi- 
calori  e  delle  sagre  discipline,  il  b.  Alber- 
to Magno  e  s.  Tommaso  d^ Aquino  suo 


UN  I 
«lisccpolo.  Papa  AIessi»n<lio  IV  clic  seii- 
lenxiò  a  favor  loro  conilo  gli  avversari, 
volle  che  il  b.  Alberto  puhblicao)enle  e 
sponesse  la  s.  Sciillura  ,  con  indicibile 
plansodi  tolta  la  curia  romana.  Essendo 
«ornato  a  Parigi  s.  Tommaso,  Papa  Ur- 
bano IV,  d'elevato  ingegno,  lo  ricliianiò 
in  Roma  percbè  vi  spargesse  la  sua  giau 
dottrina,  che  ammirava  iLillaKnropa;  nel 
qual  soggiorno  e  ad  insinuazione  del  Pa- 
pa compose  la  maggior  parie  di  quelle  in- 
signi e  profondissime  opere,  che  gli  me- 
ritarono il  glorioso  titolo  di  Dottare  Aa- 
^clìco.  Di  più  Urbano  IV  elevò  al  car- 
dinalato i  dottissimi  Annibaldo  degli  Aii- 
)ììl)nl(1csc1iì eò^wv'xco  Ostiense,  Non  so- 
lo Urbano  IV  rinvigorì  in  Boma  gli  slu- 
di sagri  e  V  ecclesiastiche  discipline,  ma 
pel  I ."  ivi  e  in  Italia  fece  risorgere  la  filo- 
sofia, che  da  molti  secoli  giaceva  negletta 
e  oscura,  accettando  la  dedica  d'un  libro 
sopra  la  Sfera  di  Giovanni  Campano  no- 
varese suo  cappellano,  a  cui  die  agio  di 
perfezionar  le  sue  opere  astronomiche  e 
matematiche,  E  mentre  s,  Tommaso  e- 
sponeva  le  s.  Scritture,  il  Papa  gl'ingiun- 
se  d'illustrare  ancora  co*  suoi  commenti 
tutta  la  filosofia  d'Aristotile,  ed  il  santo 
nell'ubbidirlo  superò  la  maggior  parte  de' 
tommentalori  greci  e  arabi.  Urbano  IV 
fu  antatore  e  rimuneratore  de*  filosofi, 
perciò  godeva  d'averli  seco  a  mensa,  edo^- 
pò  lungan^enle  si  tratteneva  con  essi  in 
eruditi  discorsi,  proponendo  loro  a  discu- 
tere e  sciogliere  problemi,  Dopo  la  sua 
morte  diminuì  il  fervore  degli  sludi  in 
Roma,  per  la  brevità  del  pontificalo  de* 
successori,  o  per  aver  dimoralo  altrove, 
o  per  altre  circostanze;  bensì  annovera- 
rono al  sagrocollegio  alcuni  grandi  e  dot- 
tissimi uomini, come  s.  /joiuwcìiturUiUA^ 
iotiii\e\\■dC\ì\ess^^La\\l\QFra^tgl|JaneAJ(l- 
inhranca  Orsini ^  Roberto  Kilitvarbio , 
Ugone  Atrato  celebre  medico  e  teologo, 
Ugo  Billonio,  Matteo  d'  Àrquaspnrta. 
Nel  I  294  crealo  Papa  Bonifacio V 1 1 1  Cac- 
tani  d'  Anagni,  di   vasta  utente,  sommo 
giujccousujlo,  di  pvoulo  ingegno,  amò  e 


UNI  399 

propagò  gli  studi,  protesse  e  rimunerò  Ih 
beral mente  gli  scenziali,  e  ad  esso  il  R3- 
nazzi  ascrive  la  gloria  d'aver  inRoma  fon- 
dalo V  Università  degli  studi  ossia  V  Ar- 
chiginnasio rc>wrt;zo,medianle  le  bolle  In 
supremae  praeniinentia  dignitatis^ecasL- 
nata  dalLalerano  a'cio  aprile i3o3,pres^ 
so  il  Renazzi  ;  ed  In  Supremae  praenii- 
nentia dignità tis,  dala  in  Anagni  l'S giu- 
gno 1 3o3,  Bull,  Rom.  l,  3,  par.  2,  p.  i  ooj 
Jnslitutio  Studii  Gcneralis  in  alma  Ut' 
he ,  cuni  privilegiis  prò  doctoribus  et 
scholaribus.  La  diresse  all'abbate  della 
Chiesa  patriarcale  di  s,  Lorenzo  fuori 
delle  mura  (della  quale  anco  nel  voi. 
LXXV,  p.  2  I  3  e  2  25),  al  priore  della  ba» 
silica  di  Sanata  <9^ /icforwm  (F.),  ed  al- 
l'arciprete della  Chiesa  di  s,  Eustachio 
di  Roma  (della  qtiale  riparlai  nel  voi, 
LiXXIX,  p.  173),  per  l'  esecuzione  della 
bolla  e  suo  decretato.  Inoltre  Bonifacio 
VI  II  da'doltissimi  canonisti  Mandagot, 
Fredol  e  Petronio  poi  da  lui  falli  cardi- 
nali, fece  raccogliere  i  decreti  emanali  da' 
predecessori  dopo  Gregorio  IX,  ed  a'suoi 
5  libri  aggiunse  il  Liher  Scxlus  AcWq  De- 
cretali j^t\x\\h.  avessero  pubblica  autori^ 
là  e  foruìassero  corpo  del  diritto  canoni- 
co, Il  Papa  ebbe  ancora  gran  cura,  che 
abbondasse  Roma  di  valei\li  maestri  iti 
teologia,  e  vi  chiamò  fr.  Remigio  da  Fi-» 
lenze  domenicano,  cfi'era  pubblico  pro- 
fessore di  tal  facoltà  in  Parigi,  e  di  lui  si 
prevalse  nelle  clamorose  controversie  in- 
sorte per  le  Decime g  Immunità  de'chie» 
liei  col  re  di  Francia  Filippo  IV  il  BeU 
lo;  creò  cardinali  gì'  insigni  teologi  2I//-. 
ino  da  Morrovalle  e  Gentile  Par  tino.  A.-> 
vendosommainenleaouore,che  ognisor* 
la  di  sludi  vsi  coltivassero  in  Roma  ,  spu- 
ciabnenle  delle  discipline  ecclesiastiche, 
per  incoraggiarvi  i  romani  e  tulli  gli  ad- 
detti alla  corte  pontificia,  onorò  in  ogni 
guisa  e  premiò  gli  uomini  dalli  0  studio- 
si, fra'quali  meritano  singolar  menzione 
Jacopo  (wttetani  ii(\  Egiilio  Colonna  elio 
creò  cardinali.  Uonifacio  Vili  fondò  Tu* 
nivcrsilà  degli  sludi  di  Roma  pel  rilK'SiO, 


3oo  V  N  I 

che  dovendo  frequenlemenle  per  le  tur- 
bolenze de'lempi  i  Papi  abbandonare  Ro- 
ma e  fare  altrove  soggiorno,  sia  per  lo- 
ro sicurezza  e  decoro,  sia  per  accudire  a' 
bisogni  dellaChiesa  universale,seguendo- 
Ji  colia  curia  romana  le  scuole  palaliite 
o  studio  pubblico  della  medesima,  Roma 
reslava  perciò  priva  non  solo  del  suo  su- 
premo pastore,  ma  anche  del  pubblico 
necessario  insegnamento,  restando  i  ro- 
mani senza  pubbliche  scuole,  mentre  pa- 
recchie città  a  lei  di  lunga  mano  inferio- 
ri allora  già  con  esse  fiorivano  a  vantag- 
giode'propri cittadini  e  con  gran  concor- 
so di  forastieri.  Niuu  Papa  aveaancora 
ciò  posto  mente,  ne  erasi  presa  cura  di 
stabilire  in  Roma  scuole  fisse  e  pennanen- 
ti,  le  quali  non  dipendessero  da'  fortuiti 
eventi  delle  pubbliche  cose  e  dalle  criti- 
che circostanze,  in  cui  potesse  trovarsi  in- 
volta la  s.  Sede.  A  Bonifticio  Vili  per- 
tanto si  deve  ascriverei!  vanto  d'aver  pro- 
priamente fondato  in  Roma  il  pubblico 
studio  o  sia  l'archiginnasio  della  Sapien- 
za, perciò  degno  d'eterna  memoria  a'ro- 
niani,  ed  anco  a' forastieri  che  successi* 
\amente  vi  appresero  le  scienze.  Stabilì 
questo  studio  generale  colle  scienze  d'o- 
gni facoltà,  e  a'  professori  e  scolari  con- 
cesse lutti  i  privilegi  ed  esenzioni,  di  cui 
godevano  quelli  che  insegnavano  e  studia- 
l'ano  nell'altre  università.  Conlansi  prin- 
cipnlmenle  tra  quelle  l'immunità  d'ogni 
sorta  di  pubblici  dazi,  e  il  diritto  pe'chic" 
rici  di  percepire  tutti  i  fruiti  de'Ioro  be- 
nefizi, fuorché  le  quotidiane  dislribu/io- 
ni,qunldirittocompetente  secondo  il  gius 
comune  soltanto  a  coloro  che  allendono 
allo  studio  della  teologia  o  de'sagri  cano- 
ni. Inoltre  Ronifacio  Vili  a'professori  ed 
agli  scolari  accordò  il  privilegio  del  foro, 
onde  ne  civilmente  né  criminalmente  po- 
tessero essere  chiamati  in  giudizio  nella 
curia  Capitolina  del  Senatore  di  Roma, 
se  non  se  quando  rei  d'omicidio;  e  che  lo- 
ro si  dasse  l'ozione  d'esser  convenuti  co- 
rani Domino  aut  Magistro  suo^velprae- 
dicto  Vicario  {\Jih\i)  juxta  le^^ilìmant 


UNI 

super  hoc  edìtam  sanctionem,  A  iomi- 
glianza  poi  di  tutte  l'altre  università,  an- 
che in  questa  di  Roma  volle  il  Papa,  che 
da'  professori  e  dalla  scolaresca  venisse  li- 
beramente e  senza  dipendenza  o  autori- 
tà d'alcuno,  eletto  il  rettore,  cui  compar- 
tì la  giurisdizione  nelle  loro  cause  civili, 
la  podestà  di  correggere  le  lievi  mancan- 
ze degli  uni  e  degli  altri,  e  di  giudicare  i 
medesimi  in  criminibus  levioribnsy  riser- 
bando ne'gravi  delitti  la  giurisdizione  so- 
pra entrambi  al  Senatore  di  Roma  se 
laici,eal  Ficario  ponti  fido  se  chierici  fos- 
sero i  delinquenti.  Finalmente  si  provvi- 
de da  Bonifacio  Vili,  istruito  forse  dal- 
l'awenuto  nel  giubileo  del  i3oo  da  lui 
promulgalo  peli.",  alle  frodi  eavanie  che 
i  locandieri  di  Roma  usar  potevano  co'fo- 
rastieri,  i  quali  concorsi  sarebbero  a  stu- 
diare nella  nuova  università.  Che  però 
prescrisse,  che  vi  fossero  due  deputati  a 
tassar  le  pigioni  delle  case,  scelto  uno  da" 
professori  e  scolari,  e  l'altro  nominalo  dal 
comune  della  città,  e  che  alla  lassa  d'un 
3.**  da  eleggersi  da'professori,  se  quelli  tra 
loro  non  convenivano,  onninamente  sta- 
re si  dovesse.  Essendo  poi  stile,che  si  com- 
metta da'Papi  l'esecuzione  delle  loro  co- 
stituzioni a  persone  collocate  in  dignità 
ecclesiastica,  perciò BonifacioV III  ingiun- 
se d'eseguire  la  sua  bolla  di  fondazione 
dello  studio  romano  a'detti  abbate,  prio- 
re ed  arciprete.  Quanto  a  quesl'ultinio, 
osserva  Renazzi,  potersi  congetturare, che 
sino  dal  principio  dell'università  nel  Rio^ 
ne  di  s.  Eustachio  ^  e  nel  quale  ora  esi- 
stono vicino  alla  chiesa  e  nella  piazza  u- 
nionima,si  collocassero  le  pubbliche  scuo- 
le, vedendosi  all'arciprete  di  quella  chie- 
sa diretta  la  bolla  esecutoriale  dell'ere- 
zione. Congettura  che  acquista  gran  pe- 
so dalla  circostanza,  che  gli  originali  del- 
le surriferite  due  bolle  furono  riposti  nel- 
la sagrestia  della  chiesa  di  s.  Eustachio, 
che  sembra  perciò  esser  servita  come 
d'archivio  del  nuovo  studio  romano.  Ivi 
restarono  per  lungo  tempo  dimenticati  , 
finché  ritrovati  circa  la  metà  dei  secolo 


U  N  I 
XVI,  con  alcune  sagre  reliquie,  furono 
pubblicati,  premessa  la  relazione  del  lo- 
ro rinvenimento,  nella  collezione  di  bol- 
le pontifìcie  stampata  da  Biado  nel  i  55^, 
che  ricordai  nel  voi.  LXIX,  p.  227.  Di 
più  è  rimarchevole,  che  una  casa  già  e* 
disiente  nella  piazza  di  s.  Eustachio  chia* 
mata  la  Scuola,  tale  denomìnazio^ie  pro- 
babilmente dopo  la  metà  del  secolo  XIV 
1«    provenne  dall'  aver   servito   ad    uso 
di  scuole^  le  quali  non  poterono  essere  se 
Don  che  quelle  del  pubblico  studio  da  Bo- 
nifacio Vi  II  fondato  nel  princìpio  del  me- 
desimo. Bisuitn  da  un  documento,  che 
nel  I  376  Tizio  Veczosi  della  regione  di  $. 
Eustachio  vendè  una  casa  posta  nella  piaz- 
«a  di  tal  nome,  quati  vocatur  la  Schola, 
confinante  con  quelle  di  Cola  de  Aleria  e 
Giovanni  Fontana.  Quantunque  Bonifa* 
ciò  Vili  comunicò  al  nuovostudiodi  Ro- 
ma i   privilegi  degli  altri  studi  generali, 
non  gli  concesse  però  la  facoltà  di  confe- 
rire il  magistero  o  dottoralo,  e  gli  altri 
gradi  accademici;  mentre  nel  1  .^luglio  del- 
lo stesso  1 3o3  erigendo  l' Università  d'A- 
vignone (^.),  a  questa  concesse  il  privile- 
gio di  crear  dottori  nella  facoltà  legale, 
nella  medicina  e  nell'arti  liberali.  La  ra- 
gione di  tal  singolare  differenza  tra  l'uno 
e  l'altra,  deve  essere  slata,  che  reputan- 
dosi a  quel  tempo  la  podestà  di  conferire 
i  gradì  accademici  straordinario  e  insi- 
gne privilegio,  il  quale  a  pochi  sludi  ac- 
corda vasi,  non  sembrò  al  Papa  convene- 
vole cosa  di  decorarne  il  nuovo  studio  di 
Roma,per  conservare  allo  studio  o  univer- 
sità della  curia,  che  allora  esisteva  nel  pa* 
lazzo  pontifìcio  ,  la  doverosa  maggioran- 
za. Conferendosi  in  fatti  nell'  università 
della  curia  i  gradi  accademici  in  qualsivo- 
glia facoltà,  si  sarebbe  scemato  il  pregio 
di  tale  splendidissi  ma  prerogativa,  se  nel- 
r  istessa  città  si  fosse  pure  resa  comune 
coll'altro  pubblico  studio, che  ivi  erigeva- 
si.  Le  bolle  di  Bonifacio  Vili  furono  su- 
bito eseguile,  e  immediatamente  fu  eret- 
to lo  studio  romano  da  lui  ordinato,  ed 
il  Reuazzi  ne  produce  le  prove;  come  pu- 


U  N  I  501 

re  che  la  fiicoltà  legale  sin  dal  principio 
fu  in  maggior  lustro  d'ogni  altra,  tanto 
civile  che  canonica,  e  continuò  a  fiorirvi 
vigorosamente  a  malgrado  dell'infelicità 
de'  tempi.  Circa  però  la  teologia  non  è 
ben  chiaro,  se  nel  principio  per  la  mede- 
sima furono  pure  istituite  cattedre  nello 
studio  romano.  Breve  assai  fu  il  tempo 
che  sopravvisse  Bonifacio  Vili  alla  bol- 
la esecutoriale  per  la  fondazione  dello 
studio  generale  diRoma, poiché  mori  V 1 1 
ottobre.  Quanto  al  regime,  all'elezions 
de'professori  ed  alle  rendite  dello  studio 
romano  subito  dopo  la  sua  fondazione,  pa* 
re  che  i  magistrati  romani  rivolgessero  le 
loro  cure  a  provvedere  alla  sussistenza  q 
buon  regolamento  del  medesimo.  Infatti 
ne'  più  antichi  statuti  di  Roma  si  ordinò 
che  a  que'dottori  i  quali  non  continuas- 
sero o  intermettessero  le  lezioni  loro  in- 
giunte, senza  giusta  e  ragionevole  causa, 
si  dovesse  in  siniplum  defalcare  il  salario 
prò  rata  teniporis  delle  rispettile  man- 
canze. Circa  il  rettore  eletto  indipenden- 
temente da  chiunque,  da'  maestri  e  sco- 
lari ,  dal  medesimo  si  esercitava  su  loro 
giurisdizione  nelle  cause  civili  e  ne'lcggie- 
ri  delitti,  e  al  medesimo  dovea  spettare 
altresì  la  direzione  degli  studi,  e  il  buon 
regolamento  delle  scuole,  tutte  cose  es- 
senzialmente inerenti  all'  uffizio.  Da  un 
documento  rilevasi,  che  l'islituzione  e  de- 
stituzione de' dottori,  appartenevano  a' 
rettori  e  sindaci  Romanac  fra  terni  tatis, 
in  vigore  di  privilegi  concessi  dalla  s.  Se- 
de e  dal  popolo  romano.  La  romana  fra- 
ternità era  un  collegio  di  scelte  persone 
ecclesiastiche,  cioè  di  canonici  e  di  par- 
rochi  delle  diverse  chiese  di  Roma  ,  de- 
sunte dal  corpo  del  clero  non  palatino,che 
avea  i  suoi  uffjziali,  fra'  quali  erano  prin- 
cipali i  detti  rettori  e  sindaci,  e  ne  parlai 
nel  voi.  LI,  p.  246  e  altrove.  A'medesi- 
mi  rettori  e  sindaci,  che  facevano  corpo, 
era  affidata  la  soprintendenza  delle  cose 
del  pubblico  studio,  e  l'amministrazione 
delle  rendite  ad  esso  assegnate.  Queste  pel 
luo  inauteDimcutoe  per  quello  de' prò- 


3o2  UNI 

fessoli,  sin  dal  principio  furono  stabilite 
sul  censo  o  tributo  ,  che  cÌhI  comune  di 
Twoli  si  pagava  annualmente  al  popolo 
romano,  e  sui  proventi  cbe  si  riscuoteva- 
no dalla  rocca  o  castello  di  Rispampani 
nel  territorio  o  appartenenze  di  ViterhOy 
e  da'gabellieri  o investili  de'dazi  che  si  ri* 
scuotevano   pel  comune  di  Roma  sulle 
derrate  o  mercanzie  che  approdavano  o 
scaricavansi  sulla  Ripa  del  Tevere.  Dopo 
il  breve  pontificato  di  Benedetto  Xl^  suc- 
ceduto a  Bonifacio  Vili,  per  artificio  de' 
cardinali  fautori  di  Filippo  IV  il    Bello 
re  di  Francia,  a'5  giugno  i3o5  fu  eletto 
Papa  il  fiancese  Clemente  V  arcivescovo 
di  Bordeaux,  il  quale  con  istrana  risolu- 
zione volle  restale  in  Francia,  con  dan- 
no immenso  di  Bonid  e  fatale  ancora  al 
coitivamento  delle  lettere. Chiamali  i  car- 
dinali e  tulli  i  diversi  ordini  della  Curia 
romana  in  Lione ^  passò  con  e^siaPoitiers 
e  poi  stabilì  la  sua  residenza  in  Avignone 
{f^.y  Ivi  furono  dismessi  in  gran  parte  gli 
antichi  venerandi  usi  della  s.  Sede,  altera- 
te  le  massime  di  reggere,  variata  la  fog- 
gia di  condursi  e  di  vivere;  ed  ancora  in- 
trodotte nuove  costumanze  in  ogni  gene- 
re, più  proprie  d'una  corte  secolaresca, 
che  adalle  a'sagri  uHlzi  e  ad  ecclesiastici 
ministeri.  Anche  le  scuole  palalineosludio 
della  curia  romana  soggiacque» oal  deplo- 
rabile trasferimento  in  Avignone;  laon- 
de innanzi  di  proseguire  colla  narrazio- 
ne delle  vicende  dell'univtMsilà  romana, 
dovrò  col  Rcnazzi  in  breve  provare  ulte- 
riormente la  diversità  de'due  studi.  E  in 
vero,  costretti  i  Papi  per  le  lagrimevoli 
vicende,  cui  fu  sotloposta  ne'secoli  XIll 
e  XI V  las.  Sede  e  la  curia  romana,  a  mu- 
tar spesso  stazione  e  a  trarre  dimora  in 
Rictiy  Soriano,  yJnagni,  Vellclriy  Peru- 
gia, Asisi,  Monte  Fiascone,  Orvieto,  Fi- 
terho,  e  poi  in  Avignone^  oltre  altre  città, 
venivano  eglino,  dovunque  andassero  a 
risiedere, seguiti  da'Ioro  u(ìlziali,con  lut- 
ti i  rispettivi  atliezzi  e  bagagli,  sino  d'un 
ospedale  portatile  pel  bisogno  de'mede- 
situi,  tenuto  in  cura  da  Canonici  regola- 


UN  I 
ri  (lì  s.  Antonio  di  T^ienna  (F,)^  aven- 
do pure  cura  de'njedicameuti  occonenli 
e  facendo  ancora  da  Speziali  (/^.);  e  co- 
là trasferivansi  lutti  gli  ordini  della  curia 
romana  ,  e  insieme  con  questi  altresì  le 
scuole  palatine  ,  e  i  professori  e  maestri 
che  nelle  medesime  insegnavano.  Per  cui 
quandf)  Clemente  V  neliSi  i  nel  conci- 
lio generale  di  Vienna  decretò  che  si  a- 
prisscro  in  alcune  più  illustri  università 
pubbliche  scuole  di  Lingue  (T.)  orienta  • 
li,  per  l'intelligenza  delle  divine  Scriltu» 
re,  non  nouiinò  egli  già  1'  università  di 
Roma, che  in  tal  città  era  stabilmente  ne- 
cessaria e  seuìpre  permanente;  ma  disse 
bensì:  uhicumque  lìonianani  Curiamre- 
sidere  contigerit,  nec  non  in  Parisien.  et 
Oxonien.  Bononien,  etSalmantin.  Sin- 
diis.  Dal  (jual  modo  di  dire  chiaramente 
rilevasi ,  che  Clemente  V  parla  precisa- 
mente delle. VciZo/e/*^/flf /meo  Studio  del- 
la Curia,  che  seguiva  il  Papa  dovunque 
andasse  a  risiedere.  La  romana  universi- 
tà infatti  per  quasi  due  secoli  dopo  la  sua 
I.'  fondazione  non  ebbe  cattedre  e  mae- 
stri di  lingue  orientali,  ed  i  primi  profes» 
sori  delle  dette  lingue  nell'universilà  ro- 
mana, che  s'incontrano  presso  il  p.  Ca- 
rafa,  appartengono  alla  metà  del  secolo 
XVI.  Passa  indi  il  Renazzi  a  dimostrare 
con  particolari  dettagli,  corroborati  dal- 
la storia  e  da  documenti,  la  diversità  de' 
due  studi  e  il  traslocamento  delle  scuole 
palatine  da  Roma,  ovunque  i  Papi  si  re» 
cassero,  ma  io  dovrò  contentarmi  d  ac- 
cennare il  più  essenziale.  Gli  ordini  rego- 
lari più  cospicui  tennero  studio  aperto 
presso  la  curia  romana,  ed  anco  un  Pro' 
curatore  generale  (P.)  per  trattare  i  lo- 
ro affari.  La  ragione  per  cui  tennero  gli 
ordini  regolari,  particolarmente  de'men- 
dicanti ,  gli  studi  loro  generali  presso  la 
curia  romanajavvenne  perchè  in  que'tem- 
pi  si  avea  per  assai  rara  e  ardua  cosa  il 
conseguireil  magistero  in  teologia, e  la  col- 
lazione de'gradi  accademici  era  riservala 
alla  s.  Sede,  da  cui  se  non  se  dopo  lungo 
corso  di  lettura  pubblica  non  solevansi 


UNI 

qtielliionceilere.Lasolaunìversilà  di  Pa- 
rii"!  ebbe  nel  principio  tìel  secolo  XIII  il 
privilegio  ili  crear  maestri  in  teologia,  Bo- 
logna nel  I  36o  da  Innocenzo  VI,  e  gran- 
tlissime  furono  le  feste  fatte  a  Firenze 
quando  pochi  anni  prima  fu  concesso  a 
(]ueir  imiversilà  ;  finalmente  nei!'  intero 
secolo  XIV  fu  reputato  specialissimo 
privilegio  quello  del  generale  de'  pre- 
dicatori ,  di  cieare  nel  capitolo  generale 
un  solo  maestro  di  teologia.  Laonde  gii 
ordini  religiosi  perchè  potessero  i  loro  a- 
lunni  esser  promossi  aggradi  accademici 
e  specialmente  al  magistero,  procurava- 
no di  far  loro  fare  il  corso  di  teologia  o  in 
Parigi  o  presso  la  ciu'ia  romana.  Quindi 
tenevano  i  loro  studi  generali  apei  li  in 
ambedue  i  luoghi  ,  e  i  lettori  che  vi  leg- 
gevano erano  considerali  come  parte,  pe- 
rò subalterna,  di  quelle  università;  e  di- 
pendendo ancor  essi  dalle  medesime,  in 
conseguenza  appartenevano  o  allo  studio 
generale  di  Parigi  o  della  etnia  romana. 
Il  che  è  tanto  vero,  che  talvolta  i  camer- 
lenghi pontifìcii,  come  quelli  al  cui  uHizio 
era  annessa  la  suprema  ispezione  sull'u- 
niversità  della  curia  romana,  eleggevano 
e  deputavanocoll'oracolo  del  Papa  i  reg- 
genti o  lettori,  che  ne'rispeltivi  sludi  de- 
gli ordini  mendicanti  presso  la  detta  cu- 
ria dovessero  a' loro  frali  insegnare.  Nel 
1 287  celebrandosi  il  capitolo  generale  de- 
gli agostiniani  romitani,  si  stabilirono  4 
studi  generali  ,  e  quello  della  curia  se- 
guisse il  Papa  ove  facesse  residenza; quin- 
di stabilitosi  s.  Celestino  V  a  Napoli,  ivi  si 
recò  lo  studio  della  curia  de'romitani;  e 
da  tal  città  passando  in  Roma  Bonifacio 
Vili,  che  gli  successe,  ritornò  in  lloma 
lo  studio.  Recatosi  Benedetto  XI  a  Peru- 
gia, lo  seguì  lo  studio  de'romitani,  don- 
de si  trasferì  ad  Avignone,  ove  avea  fis- 
sato la  dimora  Cleu)enle  V.  Ciò  che  fe- 
cero ì  romitani,  dagli  ordini  de'  mendi» 
canti  si  praticf),  cornei  carmelitani,  i  fra- 
li minori  ch'ebbero  n)olti  lettori  del  pa- 
lazzo apostolico  da  Nicolò  III  alla  metà 
del  secolo  XIV,  sebbene  piuttosto  furo- 


U  N  f  30.-5 

no  lettori  solamente  in  curia.  Quindi  i 
lettori  di  curia  degli  ordini  religiosi  non 
si  devono  confondere  co'Iettori  del  s.  pa- 
lazzo ,  i  quali  si  assumevano  per  lo  più 
dall'ordine  de' predicatori,  né  co' lettori 
dello  studio  di  Roma  o  archiginnasio  ro- 
mano,equivoci  in  cui  col  p.  Carafa  incor- 
sero parecchi  altri  scrittori.  Dovunque 
fosse  la  curia  romana,  seco  a  vea  le  scuo- 
le palatine  o  sia  il  suo  studio  generale,  e 
se  nella  città  eravene  altro,  in  un  tempo 
si  trovavanodue  università,  come  avven- 
ne in  Avignone  e  altrove.  Quindi  è  che, 
restituita  a  Roma  la  residenza  pontifìcia 
colla  curia  romana,  dagli  scrittori  si  di- 
stingue lo  studio  della  curia,  dallo  stu- 
dio di  Roma.  Nelle  scuole  palatine  ostu- 
dio  della  curia  Innocenzo  IV  aggiunse 
alle  scuole  di  s.  Scrittura  e  alla  facoltà 
teologica,  le  narrate  scuole  del  diritto  ci- 
vile e  canonico,  co'privilegi  propri  degli 
sludi  generali,  inclusi  vomente  al  conferi- 
mento de'gradi  accademici.  Rifugiatosi  il 
Papa  in  Lione,  pei- evitare  le  perseci:zio- 
ni  di  Federico  II,  ivi  Io  seguirono  le  scuo- 
le palatine,  e  fu  allora  propriamente  che 
adesse  aggiunse  la  facoltà  legale  dell'u- 
no e  dell'altro  diritto;  le  quali  lo  segui- 
rono ancora  quando  porlossi  a  Napoli, 
ove  morì,  dimorando  nello  stesso  palaz- 
zo apostolico.  Non  mancano  monumenti 
e  memorie  de'  gradi  accademici  di  bac- 
cellierato e  dottoralo,  nell'uno  e  nell'al- 
tro diritto,  conferiti  tanto  in  Roma  che 
fuori,  nello  studio  della  curia  romana;  ed 
i  professori  della  medesima  più  esperti  i)a- 
trocinavano  le  cause  in  concistoro,  perciò 
descritti  nel  catalogo  o  matricola  degli 
avvocati  concistoriali;  anzi  INIarlino  V  or- 
dinò che  non  si  ammettesse  alcuno  nel 
cospicuo  collegio  degli  A\'vocati coiicisto» 
;vV///(de'quali  riparlai  in  tanti  luoghi,  co- 
me nel  voi.  LXXXIl,  p.  c>.  iG),e  per  f/- 
ditore  delle  cause  del  palazzo  apostolico, 
se  prima  per  un  triennio  non  fosse  sialo 
pubblico  professore  di  giurisprudenza,  a 
non  avesse  insegnato  leggi  almeno  per  3 
anni.  Che  anzi  In  qualità  di  pubblici  prò- 


3o4 


UN  I 


fessoli  legali,  che  riceicavasi  allor«  negli 
ovvocalt  concisloriali,  come  preesisfenle 
•  e  necessaria,  produsse  che  il  Camerlen- 
go di  s.  Chiesa  gran  cancellici  e  e  supe- 
riore delio  studio  della  romana  cuiia,  a 
cui  perciò  spellava  il  diritto  di  conferire  i 
gradi  accademici  (e  talora  li  conferì  an- 
che nella  sua  residenza  nel  palazzo  apo- 
stolico Valicano  solennemente,  come  nel 
1433  e  intitolandosi:  Studii  ^cntrolis 
RomanaeCuriaeCancellarÌHs\ut\  coxn- 
ineltere  l'esame de'candidali  legali  a  per- 
sone dotte  ed  esperte,  per  lo  più o  con  al- 
tri dottori,  o  anche  soli,  si  servisse  del- 
Topera  degli  avvocati  concistoriali,  come 
pubhiici  professori  di  leggi.  Infatti  tra  gli 
ahri  abusi,  cui  fu  propONto  di  dare  ripa- 
ro nel  famoso  Sinodo  di  Costanza,  uno 
fu  appunto  quello  di  stabilire,  che  per 
1  avvenire  ninno  più  si  dovesse  per  bolla 
o  altro  pontificio  rescritto  crear  dottore 
tx  gratiay  quali  perciò  chiama vausi  \o\- 
^aimenle  dottori  bollaticiy  ma  bensì  che 
in  curia  romana  dopo  rigoroso  esame  ri- 
cevessero i  gradi. Quindi  la  qualità  di  pub- 
blici professori  die  luogo  alla  consuetudi- 
ne, e  fece  in  progresso  agli  avvocati  con- 
cistoriali privativamente  attribuire  la  fa» 
colia  di  esaminare  i  promovendi  al  dot- 
toralo nell'uno  e  l'allrodiritlo,  di  cui  tut- 
tavia gode  il  loro  collegio,  divenuto  im- 
inediatumente  uno  de'più  ragguardevoli 
e  illustri  della  curia,  e  che  può  non  im- 
propriamente dirsi  rappresentare  in  tal 
parte  l'antico  studio  della  curia  suddet- 
ta ,  come  disse  lo  Sladileo  nel  Defensor 
rcdivivus^  e  ripetè  il  De  Rossi,  De  prae» 
rog.  Expect.  in  ter  Tra  et.  Magn.  I  pro- 
fessori legali  che  insegnavano  nello  studio 
della  stessa  curia  ,  formavano  collegio  e 
corpo.  Però  non  sembra  che  gli  studi  le- 
gali conseguissero  nelle  scuole  palatine 
quella  rinomanza,  che  in  esse  ottennero 
le  scienze  sagre,  queste  vantando  mae- 
stri insigni  per  dottrina,  opere  pubblica- 
te e  santità  di  vita,  ad  eccezione  del  ce- 
lebre giureconsultoOldrado  da  Ponleche 
spiegò  leggi  uelle  scuole  palatine  d'Àvi- 


U  N  I 

gnone  circo  il  i33o.  Dopoché  s.  Dome- 
nico promosse  l'apertura  delle  scuole  pa- 
latine, e  peli.°fu  destinalo  a  spiegarvi  te 
divine  Scritture,  si  proseguì  poi  sem- 
pre a  scegliere  nel  di  lui  ordine  chi  [)re- 
siedesse  alla  direzione  degli  sludi  sagri 
nelle  stesse  scuole  pubbliche,  il  quale  in- 
segnava anch'esso  e  avea  l'esercizio  nel- 
la scuola  di  teologia,  eleggendolo  e  depu- 
tandolo il  Papa  con  breve  apostolico,  ve- 
nendo (hiamalo  Magisler  Curiae  in 
Theologia^o  Magisler  Scìiolaruni  sacri 
Palata  in  Theologia,  ed  anche  Magistcr 
Regens  in  Scholis  Theologiae  sacri  Pa- 
lata apostolici^  finché  nel  secolo  XV  gli 
restò  coslantemenle  fìssalo  il  titolo  di  Ma- 
gisler Sacri  Palata y  che  tuttavia  con- 
serva. In  una  istruzione  scritta  nel  1409 
sugli  uflìzi  palatini,  da  me  riportata  nel 
voi.  XLI,  p.  202,  è  dichiaralo  quello  del 
p.  maestro  del  s.  palazzo.  Nella  riforma 
della  curia  di  Pio  II  nel  i  4^3  nuovameti- 
le  s'inculca  l'esercizio  delia  carica,  e  gli 
si  commettono  altre  ispezioni,  donde  a- 
vranno  tratto  la  1  ."origine  l'uso  e  il  dirit- 
to che  gli  compete  della  revisione,  cen- 
sura preventiva  e  approvazione  di^' Libri 
e  Slampe  (f^.)  che  s'imprimono  os'iu* 
Iroducono  in  Roma,  e  d'invigilare  sulle 
dottrine  che  s'insegnano  e  si  propugna- 
no. Olire  il  detto  oìaestro  domenicano, 
vi  erano  nelle  scuole  palatine  altri  letto- 
ri nella  facoltà  teologica,  con  quelle  re- 
gole e  graduazioni  che  si  osservavano  ne- 
gli sludi  generali  più  rinomali.  Vi  si  e» 
sponeva  la  Bibbia,  vi  si  spiegavano  i  libri 
delle  Sentenze  di  Pietro  Lombardo  da  di- 
versi professori,  perciò  i  primi  delti  j5zZ>//- 
r/j  i  secondi  Sentenziarli  a  tenore  della 
distinzione  tra'maestri  di  teologia  intro- 
dottasi  nel  secolo  XIII,  e  vi  s'insegnava 
l'intero  corso  teologico.  La  maggior  par- 
te de'  professori  o  Lettori  del  s.  Palaz- 
zo erano  domenicani,  e  ne*  ricordali  ar- 
ticoli celebrai  i  più  illustri,  con  avvertii  e 
che  taluno  li  confuse  co'  Maestri  del  s. 
PalazzOy  e  quelli  va'\i\o\\ù  francescani ^ 
nelle  biografìe  de' cardinali  rifeieudo  le 


notizie  di  queMellori  e  Maestri  del  s.  Pa- 
lazzo y  oltre  la  loro  serie  riportata  in  tale 
articolo,  che  meritarono  il  carilinalato. 
Similaiente  gli  agostiniani  romitnni  som- 
ministrarono lettori  alle  scuole  palatine, 
fra'quali  fr*  Giacomo  da  Orle,  già  bac- 
celliere tlell'universilà  di  Parigi^  in  cui 
avea  letto  con  gran  plauso  le  Sentenze, 
da  Benedetto  XI  ammesso  nel  1 3o4  nel- 
la stessa  facoltà,  in  Aula  nostri  Palatii 
Latcranen.f  sotto  fr.  Egidio  Colonna  ge- 
nerale degli  agostiniani  e  arcivescovo  di 
Bourges,  e  previ  i  giuramenti  soliti  pre* 
sfarsi  da'  pubblici  lettori  dell'  università 
di  Parigi,  nelle  mani  del  cardinal  Gen- 
tile Partino  da  Montefìore.  Dall'  ordine 
pure  de*  carmelitani  solevasi  alle  volte 
prendere  i  lettori  di  teologia  per  le  scuo- 
le del  pontifìcio  palazzo  :  nel  pontifìcalo 
di  Giovanni  XXII  nelle  scuole  d'Avi- 
gnone insegnò  teologia  fv.  Guidone  da 
Perpignano  generale  dell'ordine  j  e  sotto 
Clemente  VI  fece  altrettanto  fr.  Pietro  de 
Bereto  pure  carmelitano.  Tuttavolla  non 
erano  le  letture  di  sagre  discipline  nel- 
l'università o  studio  della  curia  del  tutto 
esclusivamente  addette  a'religiosi  de*  ri- 
feriti ordini,  poiché  le  insegnarono  au- 
rhe  individui  non  regolari  a  piacere  de* 
Papi.  Come  nella  facoltà  legale  così  an- 
cora nella  teologica  si  conferivano  i  gra- 
di accademici  nell'università  del  palazzo 
apostolico  o  studio  della  curia  romana  ; 
singolare  onore  e  privilegio  inque'secoli 
rarissimo,come  notai. Di  che  però  era  ben 
conveniente  che  decorale  fossero  quelle 
scuole,  che  a  pubblica  istruzione  tenevan* 
si  aperte  nell'istessa  residenza  del  supre- 
mo capo  della  Chiesa  ;  ed  il  camerlengo 
pontifìcio  cancelliere  dello  studio,  soleva 
delegar  l'esame  de'candidati  al  p.  mae- 
stro del  s.  palazzo,  da  elliettuarsi  convo- 
candovi ancora  gli  altri  professori  teolo- 
gi, e  altresì  costumava  per  lo  più  com- 
mettere al  medesimo  la  collazione  dc'gra* 
di,  come  reggente  delle  scuole  palatine 
di  teologia,  il  che  risulta  dulie  lettere  pa- 
tentati che  si  spedivano  dal  camerlengo 

VOI.  LXXXIV. 


U  N  I  3o5 

o  suo  luogotenente.  Frattanto  Crasi  con- 
cesso al  p.  maestro  del  Sé  palazzo  il  pri- 
vilegio di  promuovere  indipendentemen- 
te du  ogni  delegazione,  due  soggetti  ai 
baccellierato  in  teologia  ;  privilegio  che 
dal  camerlengo  neh  4^4  fu  esteso  ad  al- 
tri 1 5  soggetti,  egualmente  in  favore  del 
p.  maestro.  A  questo  inoltre  Eugenio  IV, 
tra  l'altre  onorifìcenze  e  diritti,  compar- 
tì in  perpetuo  ancor  quello  di  conferi- 
re i  gradi  accademici  in  sagra  teologia  a 
chiunque  hahilo  prima  prohorum  Ma- 
gistrorum  privato  examinCj  avessero 
giudicato  meritevole  di  conseguirli.  E 
siccome  uell'  esame  ingiunto  da  Euge- 
nio IV,  secondo  l'antico  uso  convoca van- 
si  i  pubblici  professori  palatini  di  teo- 
logia, così  in  seguito  pel  medesimo  effet- 
to si  formò  il  collegio  teologico,  che  poi 
appartenne  all'  università  romana,  fon- 
dato da  Pio  IV,  o  secondo  alcuni  da  Si- 
sto V.  Si  compose  in  seguito  il  collegio 
teologicOj  oltre  il  p*  maestro  del  s.  palaz- 
zo qual  capo,  dall'agostiniano  Sagrisia 
del  Papa,  da'Iettori  pubblici  di  teologia 
e  s.  Scrittura,  e  da'procuratori  generali 
de'primari  ordini  mendicanti,  forse  per- 
chè da  tali  procuratori  anticamente  si  sce- 
glievano ì  professori  di  teologia  per  le 
scuole  palatine,  che  per  ragione  del  loro 
ufljzio continuamente  dimoravano  presso 
la  curia  romana, e  la  seguivano  ovunqtie 
andasse  a  risiedere;  ed  anche  dopo  ces- 
sata l'università  palatina,  era  in  uso  di 
chiamarsi  per  esaminare  i  proujovendi 
al  magistero,  come  ben  avveri»  il  p.  Ca« 
rafa.  Meritamente  lo  studio  della  curia 
ebbe  il  nome  e  l'onore  di  università,  per- 
chè oltre  le  facoltà  e  scuole  teologiche  e 
legali,  n'ebbe  dell'altre,  come  delle  scuo- 
le delle  lettere  latine  e  greche,  e  delle  liu- 
gue  araba,  armena,  siriaca^  caldaica  or- 
dinate da  Cleujcnle  V  e  subilo  formale. 
Di  esse  pure  se  n'ebbe  ragione  nel  con- 
cilio di  Costanza,  perchè  si  ripristinasse- 
ro e  fìorìssero  nello  studio  della  rouutna 
curia  >  così  eranvi  pure  in  detto  studio  le 
scuole  di  fìlosufìii,  dovendo  servire  le  di- 
ao 


3oG  UNI 

sc.ipline  fìlosofjclietli  preparazione  e  qua- 
si di  cliiave  alla  leologia  e  alla  scienza  le- 
gale, conferendosi  auclie  le  lauree   nelle 
{irli  e  filosofìa.  Non  vi  mancarono  scuole 
di  mecìkìna  necessarie  al  compimenfo 
<runa  pubblica  università,  e  lo  rilevai  in 
quell'articolo,  dicendo  j)ure  che  presso  il 
palazzo  apostolico  esisteva  un  orto  di  sem- 
plici e  custodito  da  un  semplicista.  For- 
mavano i  dottori  o  professori  in  medici- 
na nello  studio  della  curia,  celo  o  corpo 
Ira  loro,  come  lo  formavano  i  lettori  pa- 
latini di  leggi  sin  dal  tempo   della  resi- 
denza del  Papa  e  della  curia  in  Avigno- 
ne. Quindi  sembra  che  il  successivo  col- 
legio de'medici  di  Iioma  in  origine  non 
fosse  che  il  ceto  o  corpo  de'pubblici  pro- 
fessori di  medicina  dello  studio  della  cu- 
ria romana,  a  cui  dal  suo  cancelliere  e 
camerlengo  di  s.  Chiesa,  o  dal  suo  com- 
missario si  soleva  per  lo  più  commettere 
l'esame  de'postulanti  la  laurea  medica. 
Tal  consuetudine  venne  nel  1 47  i  conva- 
lidala da  Sisto  IV,  che  il  i.°  concesse  al 
collegio  de'medici  la  facoltà  privativa  d'e- 
saminare i  laureandi  in  filosofia  e  medi- 
cina, come  lo  stesso  Papa  accordò  al  col- 
legio degli  avvocali  concistoriali  per  si- 
mile motivo.  Adunque  le  cattedre  d'ogni 
più  insigne  e  necessaria  facoltà,  la  colla- 
zione de'gradi  accademici,  anche  in  sa- 
gra leologia,  formavano  delle  scuole  pa- 
latine una  compiula  università.  Ne  man- 
cava di  nnnistri  subalterni  e  bidelli,  per 
servigio  de'professori  e  delle  funzioni  sco- 
lastiche, secondo  l'uso  degli  altri  pubbli- 
ci sludi.  I  professori  che  insegnavano  nel- 
lo  studio  della  curia  romana  erano  co- 
munemente chiamali  Lcctovcs  sacri  Pa- 
lata, i  quali  erano  o  professori  ordina- 
ri, o  straordinari  che  leggevano  ne'gior- 
ni  festivi  e  in  cui  da  quelli  feriavasi.  Go- 
devano i  lettori  cospicui  stipendi  che  lo* 
ro  si  pagavano  dalla  camera  apostolica. 
L' impiego  di  lettore  del  sagro  palazzo 
giustamente  aveasi  in  somma  considera- 
zione nella  curia  e  corte  de'Papi,  venen- 
do ammessi  nel  numero  deMoro  famiglia- 


UNI 

ri  econlinuì  commensali,  distinzione  n<;~ 
sai  decorosa  e  allora  poco  comune;  anzi 
dal  corpo  di  essi  di  frequente  si  presero 
i  soggetti  da  promuoversi  alia  dignità  car- 
dinalizia. 1  Papi  per  lo  più  permetleva- 
no  a'superiori  degli  ordini  mendicanti  la 
scelta  de'  lettori  di  sagre  discipline.  Ira* 
quali  con  gran  vigore  fiorivano  gli  stu- 
di delle  medesime,  ed  eranvi  religiosi  i 
più  idonei  a  insegnarle  pubblicamente. 
Nell'ordine  de'predicaloii  più  ordinaria- 
mente i  lettori  del  s.  palazzo  si  sceglieva- 
no ne*capitoli  generali  j  alcune  volte  pe- 
rò i  Papi  li  scelsero  da  per  loro,  quelli 
cioè  che  reputavano  più  degni  dell'ono- 
redi  ascendere  nelle  cattedre  del  propi'io 
palazzo.  Mentre  i  Papi  erano  in  Avigno- 
ne colla  loro  curia,  ne'  registri  camerali 
trovansi  delle  spese  fatte  per  ampliare  o 
restaurare  le  scuole  palatine,  nel  palaz- 
zo da  loro  abitato  presso  la  cappella  pou- 
lificiu.  Quando  Gregorio  XI    nel  i377) 
come  vado  a  dire,  si  restituì  in  Roma  col- 
la curia,  lo  seguirono  le  scuole  palatine? 
e  quando  Martino  V,  eletto  nel  concilio 
di  Costanza,  prima  di  recarsi  in  Roma  si 
feruìò  in  Firenze,  ivi  oltre  la  curia   ro- 
mana ebbe  pure  le  scuole  palatine  o  uni- 
versità degli  sludi  della  medesima.   Nel 
ponlificato  di  Paolo  U  sussistevano  an- 
cora le  scuole  del  s.  palazzo,  sempre  col 
nome  di  università  e  studio  della  curia 
romana,  così  in  quello  del  successore  Si- 
sto IV  del   1 47', come  si  {)rova  con  do- 
cumenti, e  sempre  affatto  diverse  da  quel- 
le dell'università  di  Pioma,  ed  egualmen- 
te con  differenti  professori  ;  mentre  il  Pas- 
serini, il  Carafa,  il  Tiraboschi  e  altri  con- 
fusero le  due  distinte  università  in  una, 
come  i  loro  diversi  lettori,  incontrasta- 
bilmente e  con  diffusione  provandolo  il 
benemerito  Renazzi,  il  quale  ritiene  che 
le  scuole  palatine  sussisterono  circa  per 
tutto  il  secolo  XV.  Narra  il  p. Carafa, che 
Leone  X  per  liberare  il  palazzo  aposto- 
lico dal  rumore  che  producevano  le  di- 
spule delle  scuole  palatine,  queste  abolì, 
e  co'loro  lettori  le  trasferì  e  riunì  allo  stu- 


UN  I 
ilio  della  cìtlù  di  Roma  o  archiginnasio 
loniaoo,  da  lui  ristuiato  e  ampUncalo. 
Tale  fu  il  sentimento  ancora  del  p.  Fon- 
tana e  dei  cardinal  Gurampi.  Perciò  sem- 
bra convenire  anco  il  Benazzi,  che  o  po- 
co prima  o  circa  i  tempi  di  Leone  X  del 
i5i3,  cessale  adatto  le  scuole  palatine, 
svanì  runiversilà  della  curia  romana,col- 
r  incorporarsi  alio  studio  o  università 
propria  di  Roma.  Convien  dire,  che  fis- 
satasi di  nuovo  stabilmente  in  Roma  la 
residenza  pontificia  e  la  permanenza  del- 
la curia,  e  scorgendo  i  Papi  fiorire  V  ar- 
chiginnasio romano,stimassero  superflue 
le  scuole  palatine,  e  che  non  fosse  ulte- 
riormente d'uopo  l'esistenza  di  due  pub- 
blici studi  o  università  in  seno  alla  me- 
desima città  di  Roma.  Ma  rimane  ancora 
oscuro  il  poter  fissare  I*  epoca  precisa  e 
sicura,  da  qual  Papa,  in  qual  anno  e  in 
die  modo  si  abolissero  le  scuole  palatine 
per  unirle  al  pubblico  studio  in  Roma, 
alla  storia  del  quale  fo  ritorno. 

Morto  Clemente  V,  neli3i6  gli  suc- 
cesse Giovanni XXII,  il  quale  subilo  di- 
chiarò che  in  Avignone  dovea  risiedere 
il  Papa  colla  curia  romana.  11  popolo  ro- 
mano spedì  in  Avignone  i  suoi  ambascia- 
tori per  prestargli  ubbidienza,  supplican- 
dolo a  tornare  in  Roma,  e  di  confermare 
l'indulto  concesso  dal  fondatore  Bonifa- 
cio Vili  a'  dottori  e  scolari  dello  studio 
romano,  di  percepire  i  frutti  de'loro  be- 
nefizi, quantunque  assenti  dalla  residen- 
za. A  quest'ultima  istanza  annuì  il  Pa- 
pa colla  bolla  Ghiaia  nohisj  de'4  mar- 
zo 1 3 1 7,  presso  il  Renazzi,  diretta  a'mae- 
stri  e  scolari  dello  studio  romano,  depu- 
tandone esecutori  gli  stessi  soggetti  già 
nominati  da  Bonifacio  Vili,  cioè  l'abba- 
te di  s.  Lorenzo  fuori  le  mura,  il  priore 
di  Sancta  Sanclorum^  e  l'arciprete  di  s. 
Eustachio.  Quest'ultimo  in  tal  qualità  , 
cello  stesso  anno,  ingiunse  a'  canonici 
d*  Arezzo,  che  dovessero  pagare  intera- 
mente i  frutti  di  sua  prebenda  ad  un 
loro  collega,  che  faceva  il  corso  degli  slu- 
di nella  romana  uoiversilà;  la  quale  let- 


U  N  I  307 

tera  ingiunloria  dell'arciprete  di  s.  Eu- 
stachio, in  originale  lesse  ii  cardinal  Ga- 
lampi  nell'archivio  capitolare  d'Arez^ 
zo.  Frattanto  i  romani  delusi  della  prò 
messa  fatta  da  Giovanni  XXII  al  cardi- 
nal Napoleone  Orsini,  di  recarsi  in  Ita- 
lia, restarono  in  preda  alle  domestiche 
discordie  e  alle  irruzioni  straniere.  Pre- 
valendo contro  \  guelfi  la  fazione  de'g/iz- 
hellinìy  questi  aprirono  le  porte  di  Ro- 
ma a  Lodovico  V  il  jS^v^tìtro,  imperato- 
re non  approvato  dal  Papa,  anzi  scomu- 
nicato, il  quale  ivi  fece  eleggere  Tanti- 
papa  Nicolò  V.  Irritalo  giustamente  Gio- 
vanni XXII,  sottopose  Roma  all'  eccle- 
siastico interdetto,  ed  i  romani  doverono 
soih'ire  ancora  non  lievi  danni  dalle  armi 
del  cardinal  Gio.  Gaetano  Orsini,  che  il 
Papa  avea  spedilo  legato  in  Italia  per  op- 
porlo  al  Bavaro.  I  nuovi  Papi  Benedetto 
XII  deh  334,  e  Clemente  Vìdei  i342, 
lasciarono  inesaudite  le  preghiere  de'ro- 
mani  perchè  tornassero  tra  loro,  rima- 
nendo in  Avignone.  Roma  fu  quindi  la- 
cerata da  sanguinose  turbolenze,  preci- 
puamente e  più  clamorosamente  per  la 
fanatica  audacia  dell'ambizioso  Cola  di 
Rienzo,  di  cui  riparlai  nel  vol.LXXVI, 
p.  >  72,  che  perì  neh  354  nel  pontificato 
d'Innocenzo  VI.  A  questi  neh 362  sue* 
cesse  Urbano  V,che  slimando  come  esi- 
liata al  di  là  da'monti  la  dignità  ponti- 
ficia, menlr'era  in  Avignone,  commosso 
dalia  desolazione  in  cui  giacevaRoma  sua 
propria  e  vera  sede,  vi  sì  recò  neh  365 
con  tutti  gli  ordini  della  curia:  ma  per 
sopravvenute  circostanze  con  essa  tornò 
in  Avignone  neh  370  ,  e  poco  dopo  ivi 
morto  gli  fu  sostituito  Gregorio  XI,  che 
tosto  dichiarò  la  prolo-basilica  Lalera- 
nense  essere  la  sede  principale  del  som- 
mo l^onlefìce.  Persuaso  daque'personag- 
gi ,  che  dilfusamente  raccontai  altrove, 
fra'quali  Renazzi  pone  anche  il  celebre 
giureconsulto  Baldo  stato  già  suo  mae- 
stro iu  Perugia  ,  stabilmente  reslituì  a 
Roma  la  pontificia  residenza,  a'i  7  geu- 
uaio  1377  (Renazzi  dice  u'  i5  gennaio 


3o8  UNI 

1876  :  non  pare)  facendovi  il  suo  ingres- 
so con  tutta  lacinia.  Non  ebbe  Roma, 
dopo  le  pompe  meravigliose  de'suoi  su- 
perbi trionfi  ,  giorno  più  memorabile  e 
più  giulivo,  l'ero  passato  a  miglior  vita 
neh  378  nel  palazzo  Vaticano,  quivi  te- 
nutosi il  conclave,  ne  uscì  eletto  Urba- 
no VI.  Poco  dopo  i  cardinali  francesi  ri- 
bellatisi, elessero  V  antipapa  Clemente 
VII,  che  recatosi  in  yévignone,  vi  stabilì 
una  cattedra  di  pestilenza,  divise  l'unità 
de'fedeli  con  V Ubbidienza  (A.)  di  Ro- 
ma e  coni'  Ubbidienza  d'Avignone,  e  die 
principio  al  grande,  lungo  e  funestissimo 
Scisma  (/'.)  d'  occidente,  che  lacerò  la 
Chiesa.  Dopo  un  burrascoso  pontificato, 
ad  Urbano  VI  nel  1889  successe  in  Ro- 
ma Bonifacio  IX,  il  quale  colla  curia  do- 
vè esulare  per  diversi  anni  da  Roma,  per 
gl'irrequieti  romani  e  per  le  mene  dell'al- 
tro antipapa  avignonese  Benedetto XI II. 
In  mezzo  a  tante  continue  orribili  cala- 
mità e  strane  rivoluzioni  d'ogni  manie- 
ra^  in  cui  Roma  fu  agitata  e  oppressa  per 
lutto  il  corso  del  disastroso  secolo  XIV^, 
non  poterono  le  lettere  e  le  scienze  fiorirvi, 
i  di  cui  sludi  si  alimentano  in  seno  al- 
l'abbondanza e  alla  pace,  e  s'invigorisco- 
no sotto  la  benefica  ombra  d'un  saggio 
e  giusto  governo  e  della  comune  tran- 
quillila. Non  è  dunque  a  sorprendere  se 
il  Petrarca  deplorò,  che  in  Roma. non  e- 
ranvi  in  quel  secolo  chi  sapesse  la  lingua 
greca. Nota  però  Renazzi,  che  tuttavia  non 
cessò  in  esso  a  Roma  affatto  ogni  amore  e 
coltura  agli  sludi,  che  anzi  per  quanto  lo 
permisero  le  critiche  circostanze  de' tem- 
pi, non  mancò  la  premura  di  mantenerli 
e  rinvigorirli;  come  non  mancarono  ne 
indigeni  ,  né  foraslieri  che  vi  si  distinse- 
ro per  qualche  merito  letterario,  le  cui 
notizie  riferisce  Pvenazzi,  insieme  a  quelle 
d'alcuni  romani  a  quell'epoca  infelice  ri- 
marchevoli nella  letteratura.  Fra'cardi- 
nali  romani  ricorda  Jacopo  Gaetanì  Ste- 
fancschi,  Nicolò  Capocci ,  Giovanni  Co- 
lonna^  Filippo  Raffini  o  Gezza.  La  co- 
ronazione eseguila  \i\Roma  (ove  ne  ripar* 


UNI 

lai)  sul  Campidoglio  colla  corona  poetica 
di  Francesco  Petrarca,  il  maggior  poeta 
e  il  più  dotto  di  sua  età,  che  tantoavea 
vagheggiato  pel  suo  entusiasmo  per  Ro- 
ma primaria  città  del  mondo,  sino  a  pre- 
ferirla a  quella  che  l'università  di  Parigi 
aveagli  decretato,  in  altri  tempi  avrebbe 
n)irabilmenle  eccitato  i  romani  al  colti- 
varaento  delle  lettere;  che  però  con  tale 
strepitosa  dimostrazione  dierono  saggio 
dell'amore  e  stima  che  facevano  della  glo- 
ria letteraria  ,  eh'  è  la  più  imperitura. 
Giunto  nella  basilica  Vaticana  trionfante, 
Petrarca  toltasi  di  capo  la  corona  d*  al- 
loro (questo  a  lui  tanto  prediletto  pel  ri- 
ferito nel  voi.  LXXV,  p.  1 33),  l'offrì  sul- 
la gloriosa  tomba  di  s.  Pietro,  e  per  me- 
moria dell'atto  pio  e  religioso,  fu  quella 
tosto  appesa  alla  volta  dell'augusto  tem- 
pio. Non  poteva  l'università  o  studio  di 
R.oma  essere  istituito  in  tempi  più  lut- 
tuosi e  deplorabili,  e  meno  apportimi  a 
fargli  prendere  più  stabile  forma,  onde 
farlo  progredire  e  conservarlo  lungamen- 
te in  florido  stato.  Fu  dunque  meravi- 
glioso che  a  fronte  d'un  complesso  di  stra- 
ne vicende,  nullameno  prese  vigore  e  in 
qualche  guisa  si  mantenne  quasi  sempre 
nell'agitato  e  tempestoso  secolo  XIV.  Na- 
ta appena  l'università  romana,  terminò 
di  vivere  il  suo  munifico  fondatore;  se- 
guì la  malaugurata  traslazione  della  pa- 
pale residenza  dalle  fortunate  rive  del 
Tevere  (F.)  a  quelle  del  Rodano  ,  che 
le  cagionò  lunghissimo  ostacolo  per  pro- 
sperare e  perfezionarsi  ;  nel  qual  perio- 
do atroci  guerre  esterne  e  intestine  ,  la 
peste,  la  carestia,  seguile  dalle  tristi  vi- 
cende dello  scisma,  congiurarono  a  suo 
danno.  Ecco  le  menjorie  restateci  dell'u- 
niversità in  tale  sciagurato  lasso  di  tem- 
po. Dissi  che  Bonifacio  Vili  nel  prescri- 
vere r  erezione  dello  studio  generale  in 
Roma  ///  (fualibet  faciiltatCy'òxea  omesso 
di  fregiarlo  del  precipuo  ornamento  e  pri- 
vilegio dell'altre  università,  cioè  di  crear 
dottori,  perchè  l'altro  studio  generale  del 
palazzo  apostolico  0  università  della  cu- 


U  NI 

ria  romana,  già  preesistente,  conservasse 
la  preminenza  sul  nuovo  studio  rotna- 
no,  e  solo  godesse  in  Roma  la  cospicua 
prerogativa.  Ma  trasferitasi  poi  l'univer- 
sità palatina  con  tutti  gli  ordini  della  cu* 
ria  romana  in  Avignone  da  Clemente  V, 
il  successore  Giovanni  XXII  ,  di  vasta 
scienza  e  di  profondo  ingegno  ,  avendo 
statuito  di  non  restituirsi  a  Roma,  per- 
chè ivi  potessero  i  cittadini  e  foraslieri  , 
che  nel  pubblico  studio  attendevano  a  i- 
struirsi  nella  giurisprudenza  civile  e  cano- 
nica, conseguire  i  gradi  accademici  e  for- 
s'ancheper  compensare  in  parte  i  romani 
degl'immensi  danni  cui  soggiacevano  per 
la  seguita  traslazione  della  ponliUcia  re- 
sidenza, si  mosse  ad  arricchire  lo  slesso 
studio  del  privilegio  di  conferirli  in  am- 
l)edue  le  facoltà, colla  bolla  Di^ntun  dii- 
a;//«f^v,  dell.*' agosto  i3i8,  Btitl.  Roni. 
l.  3,  par.  2,  p.  169:  Oidi  natio  Sludii  in 
Urbe  ,  ejusque  prii'ilcgioriini  confinua- 
tio.  E  nello  stesso  giorno,  colla  bolla  In- 
ter caeteroSj  l'accordò  allo  studio  di  Pe- 
rugia, limitato  alla  scienza  dell'uno  e  del- 
l'altro diritto.  Il  l\ipa  nella  bolla  per  lo 
studio  romano,  dopo  aver  esplicitamente 
dichiarato  averlo  fondato  Bonifacio  V^IIF, 
facollizzò  il  suo  vicario  in  Roma,  comò 
il  più  degno  suo  rappresentante,  di  con- 
ferire i  gradi  accademici  nello  studio  pel 
diritto  canonico  e  civile,  premessi  i  de- 
bili esauii;  poichèjal  camerlengo  di  s. Chie- 
sa, cui  per  ragione  d'uftlzio  dovea  spet- 
tare tal  collazione,  incombeva  dimo- 
rare in  Avignone.  Nel  Renazzi  si  ponno 
vedere  la  forma  da  osservarsi  nell'esame 
e  promozione  al  dottoralo  o  magistero 
nelle  leggi,  dopo  aver  compiuto  il  corso 
di  6  anni  di  studio  legale  pel  gius  civile, 
e  5  nel  diritto  canonico ,  secondo  il  de- 
cretato daOuorio  111;  il  modo  pel  couferi- 
mento  della  licenziatura  nelle  leggi  dopo  3 
ovvero  4 anni  di  studio  legalcParecheTu. 
Diversità  si  conservasse  in  vigore  per  tutto 
il  lungo  pontificato  di  Giovanni  X\ll, 
da  sutlìciente  scolaresca  frequentata;  e 
^>cr  la  considerazione  con  cui  tal  Papa  la 


U  N  l  309 

teneva,  dal  suo  vicario  vi  fece  pubblicar 
la  bolla  che  dichiarava  eretico  chiunque 
asserisse:  Chriòtum  etÀpostolos  in  specia- 
li non  habuisse  aliqua ,  nec  in  commu/ii. 
Neh  334  Roberto  re  di  Sicilia  deputalo 
dal  Papa  a  senatore  di  Roma,  ordinò  per 
gli  onorari  de'professori  di  giurispruden- 
za e  fisica:  DoctoribusaiUeni  RomaniSlu- 
dii  tani  in  Jure,  qnani  in  Fisica  de  diclo 
censOy  Tiburis  Jìipae  Fluniinis  ac  Portae 
Raspanae  et  lìlontis  Romani  ad  ratio- 
neni  dejlovenis  aureis  4oo  vel  circa  an- 
no qnolibet^  juxla  soliluni  etsiculfuitop- 
/Jor^^muf/j.Malgrado  le  continue  variazio- 
ni di  governo  e  le  vicissitudini  di  Homa, 
il  pubblico  studio  se  non  prosperò  si  man- 
tenne saldo,  e  sussisteva  nel  i35o  ,  nel 
1354,  nel  1369  come  provasi  da'  docu- 
tuenti.  Da  questi  si  apprende,  che  lo  stu- 
dio era  fornito  di  diverse  cattedre,  oltre 
quelle  di  gius  canonico  e  civile  ,  della 
grammatica  e  della  logica  ;  che  i  professo- 
ri legali  erano  parecchi  in  numero;  che  le 
lezioni  si  davano  nel  mattino  e  nel  tem- 
po vespertino,  le  une  ordinarie  e  le  altre 
straordinarie;  che  la  scelta  de'professori 
pili  non  apparteneva  a'retlori  e  sindaci 
Romanae  Fralernitatis,  ma  l'aveano  già 
assunta  a  loroi  magistrati  della  città,  co- 
me lo  dice  del  senatore  in  un  breve  In- 
nocenzo VI;  finalmente,  che  la  pubblica 
rappresentanza  e  la  superiorità  nello  stu- 
dio romano  del  camerlengo  di  s.  Chiesa 
si  riconobbe  e  spiegò  appena  si  trovò  pre- 
sente, in  occasione  della  venuta  d'Urba- 
no  V.  Imperocché  l'una  e  l'altra  erano 
appartenenze  del  suo  principalissimo  uf- 
fizio, destinato  a  rappresentare  ed  eser- 
citare i  supremi  diritti  temporali  de'Pa- 
pi  e  della  Chiesa  romana,  tra' quali  di- 
ritti deve  contarsi  la  giurisdizione  sui 
pubblici  studi ,  e  la  collazione  de'  gradi 
accademici.  Quindi  per  la  presenza  del 
camerlengo,cessandoogui  ispezione  e  au- 
torità del  vicario  pontiiicio («lille  cose  del- 
lo studio,  per  la  slabile  assenza  di  tal  pri- 
mario nnnistro  da  Roma  nel  dimora-> 
re  iu  Avignone,  il  medesimo  cauierlcn- 


3io  IJ  N  I 

go  con  lelleie  dimissorialì  deputò  alcu- 
ni professori  pubblici  dello  stesso  studio, 
delegali  ad  esaminar  e  presentar  i  candida- 
ti, a  promuoverli  colla  sua  autorità  nel 
pubblico  studio  diRoma  alla  laurea  dotto- 
rale. Conferivasi  questa  allora  con  gran 
pompa  e  solennità,  che  il  laureando  do- 
vea  spendervi  3ooo  turonesi  d'argento, 
corrispondenti  al  valore  di  l'jo  zecchini 
romani,  somma  ragguardevole  per  que' 
tempi,  in  cui  non  si  era  ancora  scoperta 
l'America  e  le  sue  miniere  d'oro.  Inoltre 
dovea  il  promovendo  giurare  non  solo 
l'osservanza  degli  ordini  e  statuti  dello 
studio  romano,  secondo  l'uso  di  tutte  le 
altre  università,  ma  ancora  :  guod  in  an- 
teafidelìseril  Domino  nostro  Papae,  et 
Ecclesiae  romanae ,€tSiiccessorìbus  suis 
lomanis  Ponlificibus.  Ftenazzi  parla  d'al- 
cuni professori  che  ne'piimi  tempi  della 
fondazione  dello  studio  vi  aprirono  e  ten- 
nero pubblica  scuola, fra'quali  il  celebra- 
to lodigiano  Oldrndo  da  Ponte,  che  poi 
la  tenne  di  leggi  anco  in  Avignone  nel- 
l'università della  curia,  benché  avvocato 
concistoriale,  il  quale  collegio  ricevette 
più  ordinata  a  stabile  forma  da  Benedet- 
to XII,  come  pure  da  esso  l'ebbe  l'altro 
collegio  ùe  Procuratoli  di  Collegi o[P  .). 
Vedasi  il  Cartari  nel  suo  Syllahuni  Ad- 
vocatoritm  s.  Consistorii,  opera  prege- 
vole per  le  molle  notizie  estralte  dagli  ar- 
chivi della  s.  Sede  ,  di  cui  era  prefetto  , 
la  quale  anche  pe'monumenli  insertivi, 
fu  utilissima  non  meno  al  p.  Carafa  che 
al  Renazzi,  nell'ordinare  e  rischiarare  la 
storia  dell'università  romana.  Ma  tale  o- 
^era,V  A  ihenaeuni  Romamim,  e  altre  del 
benemerito  Cartari,  come  quasi  tutte  le 
scritte  nel  secolo  XVII,  mancano  di  cri- 
tica e  talvolta  con  documenti  alquanto  e- 
siranei  all'argomento.  Dopo  il  detto  tem- 
po i  professori  di  diritto  civile  e  canoni- 
co che  leggevano  nello  studio  romano,  e- 
rano  per  lo  più  insieme  avvocali  conci- 
storiali ,  e  tra  questi  ordinariamente  si 
presceglievano.  Anche  ne'tempi  posterio- 
ri, nell'uDiversità  vi  furono,  anzi  vi  sono 


UN  I 
pure  al  presente,  professori  di  legge  che 
nell'istesso  tempo  godevano  la  rispelta- 
bile  qualifica  dell'avvocatura  concistoria- 
le, ben  congruente  a'pubblici  maestri  del- 
la civile  ed  ecclesiastica  giurisdizione.  Sic- 
come nel  turbolento  secolo  XIV,  scon- 
volte anche  altre  città  e  benché  meno  di 
Roma,  si  chiuse  e  cessò  il  pubblico  slu-» 
dio,  e  poi  si  riaprì  e  risorse  con  maggior 
lustro,  restituite  a'cittadini  la  calma  e  la 
tranquillità,  altrettanto  avvenne  a  quello 
di  Roma.  Mantenutosi  in  vigore  in  mez- 
zo al  tumulto  delle  guerre  esterne  e  del- 
l'interne frequenti  dissensioni,  anch'esso 
risentì  gli  effetti  pregiudizievoli  dell'in- 
felice condizione  de'tempi,  cioè  dopo  la 
partenza  da  R.oma  d'Urbano  V,  onde  do- 
po il  1870  si  chiuse  e  restò  sospeso.  Di 
ciò  fanno  fede  gli  statuti  di  Roma  rifor- 
mati e  rinnovati  dopo  tal  anno,  però  ia 
epoca  incerta,  probabilmente  nel  pontifi- 
calo di  Gregorio  XI.  In  tali  statuti  il  po- 
polo e  magistrali  di  Roma  ebbero  la  lo- 
devole cura  di  ristabilire  le  pubbliche 
scuole  ,  cessate  a  quel  tempo  per  man- 
canza di  professori,  mediante  la  rubrica  e 
capitolo  :  De  Studiis  G ener ali s Urbis  Ro- 
inae,  nel  quale  ancora  si  dichiara  istitu- 
tore del  medesimo  Bonifacio  Vili.  In  pri- 
mo luogo  si  determina  in  esso,  che  i  con- 
servatori, maestri  giustizieri,  i  loro  con- 
siglieri una.  cum  XIII Bonis  flri  di  cia- 
scun Rione  (che  tanti  erano  allora  ),  da 
eleggersi  segretamente  e  sollo  giuramene- 
to,  avessero  a  scegliere  3  eccellenti  dot- 
tori, i  quali  dovessero  risiedere  e  insegna- 
re nel  rione  di  Trastevere,  allora  il  più 
popolato  di  Roma,  e  dov'era  domiciliala 
buona  parte  delle  famiglie  romane.  Si  ca- 
pisce quindi  perchè  la  summenlovata  ca- 
sa nella  piazza  di  s.  Eustachio,  denomi- 
nala la  Scuola j  fosse  contrattata  e  alie- 
nata in  uso  privato  nehSyS.  A'profes- 
sori  s*  ingiunge  il  peso  di  fare  nel  detto 
rione  le  loro  lezioni  dalla  festa  di  s.  Lu- 
ca Evangelista  sino  a  quella  de'ss.  Pietro 
e  Paolo,  il  qual  periodo  di  tempo  forma- 
va allora  l'anno  scolastico.  Ali.°di  essi 


U  N  l 

viene  presciilla  la  lettura  ilei  gius  cano- 
nico, cioè  in  un  anno  le  Decret.ìli  e  in  al- 
tro le  Clementine  alteiiìativaraenle.  Al- 
l'altro fu  ini>iunto  di  leggere  il  gius  civile, 
interprelamlo  a  vicenda  il  Codice  e  il  Di- 
gesto. Si  <là  [)oi  ficollàagli  elettori  o  XIII 
Buoni  Uomini j  o  cittadini  scelli  da  cia- 
scun rione,  e  agli  ali  ri  mentovali,  d'asse- 
gnar ad  ambo  i  dottori  sino  a  200  fiori- 
ni d'annuo  onorario.  Il  3.°  dottore  dovea 
legger  medicina,  a  cui  da'medesiini  elet- 
tori si  potessero  fissare  per  onorario  sino 
ai5o  fiorini.  Oltre  tali  3  dottori,  dovea 
scegliersi  nn  maestro  di  grammatica  e  di 
logica  coironorario  di  ^o  fiorini  l'anno. 
I  quali  onorari   doveansi  prendere  dal 
dazio  pagalo  da'tiburlini  al  senato.  Che 
se  i  futuri  dottori  tralasciassero  le  lezio- 
ni, venissero  multati  negli  stipendi  non 
più  in  simplum^mtì  in  dupliwt.  A.' cornei- 
valori  s'ingiunge  d'invigilare  su  ciò  ,  e 
d'informarsi  dalla  scolaresca,se  adempis* 
sero  puntualmente  al  proprio  dovere;  e 
di  cautelarsi  con  sicurtà  nel  dar  a'dollo- 
ri  la  7..'  rata  degli  stipendi, che  avessero 
compite  l'annue  lezioni,  poiché  in  que' 
tempi  gareggiando  l'università  in  toglier- 
si i  maestri  edottori,  talvolta  per  migliori 
condizioni  essi  abbandonavano  quella  da 
cui  erano  stali  pagati,  per  avidamente  pi- 
gliarsi un  altro  onorario.  Da  ciò  nacque 
l'uso  di  stipularsi  tra'professori  e  reggi- 
tori dell'università  contraili  con  fideius- 
sori, per  garantirne  l'osservanza,  ordina- 
riamente stipulandosi  peruti  bieiuiio  l'ob- 
bligo di  leggere  in  una  università.  Di  più 
prescrissero  gli  statuti  di  Roma  l'elezio- 
ne de'professori  nel  maggio,  previo  giu- 
ramento de'magistrali  ed  elettori  d'eleg- 
gere i  più  idonei,  ma  sempre  forastieri. 
Siccome  anco  il  Senatore  di  Roma  (F.) 
dovea  esser  forastiere,  come  i  magistrali 
civici  d'  altri  luoghi,  acciò  non  favorisse 
una  delle  fazioni  in  cui  erano  divise  le  po- 
tenti famiglie,  così  forse  si  sarà  temuto 
d'affidar  l'istruzione  della  gioventù  ro- 
mana a'cittadini,nel  timore  che  potesse* 
ro  istigarla  a  tentar  novità  e  ad  abbrnc- 


UNI  3.1 

cìare  qualche  partito.  Si  può  forse  cre- 
dere che  gli  statuti  in  ctii  si  ordina  il  ria- 
pri mento  delle  pubbliche  scuole  nel  rio- 
ne Trastevere,  forraaronsi  nel  pontificalo 
di  Gregorio  Xf,  che  con  plauso  universale 
da  Avignone  si  trasferì  in  lloina  colla  cu- 
ria ,  perchè  la  sua  immagine  fu  dipinta 
in  una  sala  del  presente  archiginnasio  tra' 
ritratti  de'  suoi  più  insigni  benefattori , 
probabilmente  per  averle  colla  sua  auto- 
rità giovate  e  favorite.  Certo  è  che  nel 
i38o  e  nel  turbolento  pontificato  d'Ur- 
bano VI  sussisteva  lo  studio  romano,  il 
di  cui  dotto  medico  Casini  v*  insegnava 
la  medicina;  leggendovi  il  diritto  cano- 
nico e  il  gius  civile  Pietro  e  Angelo  de- 
gli Ubaldi  o  Baldeschi,  fratelli  del  cele- 
berrimo giureconsulto  Baldo  perugino. 
Però  è  dubbio  se  Angelo  propriamenle 
insegnasse  nello  studio  romano,  o  nelle 
scuole  palatine,  università  della  curia  che 
nuovamente  colla  corte  papale  avea  se- 
de in  lloma.  Dirò  una  mia  opinione  sul 
trasferimento  delie  scuole  in  Trasteve- 
re. Gregorio  XI  nel  recarsi  in  Roma  non 
andò  ad  abitare  il  patriarchio  Lateranen- 
se  rovinalo,  ma  W  palazzo  apostoli  co  P'^a- 
ticano^a  cui  è  vicino  il  rione  di  Traste- 
vere, e  da  questo  palazzo  Urbano  VI  pas- 
sò ad  abitare  il  palazzo  apostolico  di  s. 
Maria  in  Trastevere.  Forse  perciò  si  tro- 
vò più  conveniente  la  traslocazione  ilelle 
pidjbliche  scuole  romane  vicino  all'abi- 
tazione pontificia,  per  la  quale  le  vicine 
regioni  di  Trastevere  e  della  Città  F^eo- 
nina  naturalmente  divennero  popolatis- 
sime.  Conosco  bene  che  si  può  obbietta- 
re, che  la  casa  a  s.  Eustachio  fu  venduta 
nel  1376,  e  che  Gregorio  XI  si  partì  d'A- 
vignone in  tale  anno;  ma  fo  osservare  , 
che  avendo  già  il  predecessore   Urbano 
V  ristoralo  e  poi  abitalo  il  palazzo  Va- 
ticano, era  facile  congettura  ,  ovvero  si 
sapeva,  che  anco  Gregorio  XI  «arebbe 
andato  al  Vaticano.  Il  pertinace  e  fiero 
scisma,  i  diversi  partiti  favorevoli  o  con- 
trari Q  Urbano  VI  e  all'antipapa,  furo- 
no fatali  in  Roma  alla  coltura  delle  lei- 


3i2  Uj\l 

fere  e  alia  sussistenza  dello  studio  roma» 
no,  il  quale  nel  finiredel  secoIoXIV  ces- 
sò e  lotaimenle  si  disperse,  né  più  potè 
lisorgere  sino  al  seguente  secolo.  Neira- 
prir  di  questo,  non  era  estinto  ne'ioma- 
ni  Io  spirito  fazioso  e  belligero,  e  Boni- 
facio IX,  cui  riuscì  ridurli  a  soggezione  , 
pagò  il  comun  tributo  all'  umanità  nel 
{4o4-  Innocenzo  VII,  che  dato  gli  fu  a 
successore,  ad  onta  de*  benefizi  fitti  al 
j>opolo  romano,  questo  nuovamente  tu- 
iiiulluò  e  sconvolse  il  governo  della  città, 
a  suggestione  dell'ingrato  eambiziosissi- 
ittio  Ladislao  re  di  Sicilia.  Costretto  il  be- 
pigno  Papa  a  fuggire  in  Viterbo  ,  i  ro- 
mani si  pentirono  poi  di  loro  ribellione 
e  lo  supplicarono  a  ritornare  in  Ptoma. 
Allora  fu  che  Innocenzo  VII  profittando 
della  ristabilita  tranquillità,  pensò  a  se- 
condare ilsuo  genioperlescienze,ea  ren- 
dersi accetto  al  popolo  romano,  con  ri- 
stabilire in  Roma  il  pubblico  studio.  So- 
no veramente  magnifiche  l'espressioni  da 
lui  usate  nella  bolla,  Ad  exaltationcm 
Bomanae  Urbis ^  et  Citriae  Nosirae  de- 
torem,  del  i."  settembre  i4o6,  presso  il 
Renazzi.  Espose  l'ardente  suo  desiderio 
di  fare  rivivere  in  Roma  gli  studi  d'ogni 
maniera  per  lunghissimo  spazio  di  tem- 
po intermessi  ;  cioè  quanto  al  fervore 
di  studiare,  da  molti  anni  addietro  ces- 
salo, mentre  le  pubbliche  scuole  non  e- 
rano  mancate  che  circa  il  fine  del  pre- 
cedente secolo.  Dice  d'aver  provveduto 
per  insegnare  egregi  professori  e  maestri 
di  teologia,  di  diritto  civile  e  canonico  , 
di  medicina,  di  filosofia,  d'eloquenza  e  di 
lingua  greca;  invitando  perciò  lutti  a  gio- 
vaisi  alacremente  di  sì  segnalati  comodi 
per  profittar  nelle  scienze  e  nell'  inge- 
nue discipline.  E  perchè  è  certo  che  il  fa- 
n)oso  xManuele  Grisolara  peli."  fra'dolli 
greci ,  è  stato  pubblico  professore  nello 
studio  romano  rinnovato  da  Innocenzo 
VII, insegnando  la  propiia  lingua  e  spie- 
gandone gli  scrittori;  e  perchè  a  lui  si  dà 
\\  melilo  d'aver  suscitato  in  Italia  il  gu- 
sfo  della  greca  letteratura  e  filosofia^quia- 


UNI 
di  è  pregio  singolarissimo  della  romana 
università  d'  aver  avuto  Ira'suoi  profes- 
sori il  primario  ristoratore  de'greci  stur 
di  in  Italia.  Si  può  inoltre  credere,  che 
in  compagnia  di  Grisolara  a  professar 
eloquenza  nello  studio  romano,  Innocen-^ 
zo  VII  deputò  il  mordace  Leonardo  Bru- 
ni aretino  e  Poggio  Bracciolini  fiorenti» 
no,  due  celebri  letterati  già  dal  Grisola- 
ca  istruiti  nella  lingua  greca  in  Firenze, 
ed  anch'essi  contribuirono  alla  dilfusio- 
ne  della  greca  erudizione.  Ih.**  fu  fatto 
Segretario  apostolico ^  il  •3.'*  Scrittore  a- 
postolico  [P\)  e  poi  anch'esso  segretario 
di  più  Papi  come  l'altro.  Mentre  era  de- 
siderabile che  un  Papa  come  Innocenzo 
VII,  anche  a  vantaggio  del  maggior  sta- 
bilimento e  lustro  dell'università,  avesse 
goduto  vita  più  lunga,se  ne  morì  nel  i  4o6, 
econ  esso  nuovamente  cadde  nel  languo- 
re e  si  eslinse  lo  studio  di  Roma.  L'eletto 
GregorioXIlfu  di  più  bersaglio  all'imper- 
versante scisma,  poiché  nel  1 409  adunato- 
si il  famoso  Sinodo  ^xsd^nOy  fu  deposto  col- 
l'anlipapa Benedetto  XIII,  e  invece  eletto 
il  dottissimo  Alessandro  V.  Così  la  Chie- 
sa e  i  fedeli,  che  volevano  venerare  un  sol 
capo,  si  trovarono  divisi  nell'ubbidien- 
za in  3  che  per  tali  si  trattavano.  Se  nulla 
potè  fare  Gregorio  XII  pel  ristabilimento 
dello  studio  di  Roma,  molto  meno  fu  per- 
messo ad  Alessandro  V,  cui  la  morte  se- 
guita in  Bologna  nel  i4'o  impedì  di 
recarvisi,  e  dove  tosto  gli  fu  dato  a  suc- 
cessore Giovanni  XXIII.  Questi  si  portò 
in  Roma, ma  agitato  dal  lacerante  scisma, 
fu  costretto  per  terminarlo  convocare  il 
il  famigerato  concilio  di  Costanza^  io  cui 
i  dottori  delle  Università  [V.)  commi- 
seroaudacementeatlentati  contro  la  pon- 
tificia podestà. La  desolazione  e  le  peripe- 
zie di  Roma^  in  quell'articolo  le  descrissi: 
vi  ripullularono  tutte  le  calamità  che  l'a- 
veano  desolata  nel  secolo  precedente,  on- 
de fra  l'agitazione  e  il  disordine  il  suo  stu- 
dio restò  affatto  dimenticato.  Intanto  a 
a  Costanza  Gregorio  XII  virtuosamente 
liut^uziò  il  pQQtifìcalQ,  Giovanai  XXIII 


U  N  I 
e  Benedetto  XUI  furono  ileposli ,  e  per 
coniiin  consenso  l'i  i  novembre i4i 7  le- 
slò  dello  ilioiunno  Martino  V  Colonna, 
con  estremo  s^iubilo  de*suoi  concittadini 
e  della  Chiesa  universale.  Sebbene  Mar- 
tino V  era  impaziente  di  recarsi  in  Ro- 
ma per  riparare  alla  sua  abbiezione,le  cìr- 
coslanze  ne  rilardarono  l'elfetto  sino  al 
termine  del  settembre  14^0,  epoca  con- 
trastata quanto  al  giorno  e  ritardata  da 
Renazzi  al  settembre  14^  i»  tra  la  comu- 
ne esultanza.  Tosto  si  accinse  a  ristorare 
Roma  dal  suo  squallore,  riordinando  le 
cose  pubbliche,  in  modo  che  la  città  ri- 
prese l'antica  sua  maestà  e  splendore.  Al- 
lora il  senato  e  popolo  romano  rivolsero 
ì  loro  pensieri  alla  ripristinazione  del  pub- 
l>lico  studio,  su  più  solide  basi  acciò  non 
tornasse  a  perire  ;  ma  non  si  edeltuò  nel 
pontificato  di  Martino  V,  il  quale  ben- 
ché d'animo  grande  ed  eruditissimo,nul- 
la  fece  per  fare  fiorire  le  scienze  inRoma, 
tranne  una  più  esatta  forma  nell'esame 
d'ammissione  a'collegi  degli  UditoricURo- 
tó  e  degli  Avs'ocali  concisloriali/\  quali 
doveano  aver  prima  professalo  pubblica- 
mente la  facoltà  legale,  almeno  per  un 
triennio.  Neli43i  eletto  il  virtuoso  Eu- 
genio IV,  protettore  de'letterati  e  degli 
onesti,  premiatore  degli  eruditi  da  lui  sti- 
mali e  temuti  potentissimi,  perchè  se  di- 
sprezzati o soverchiali  a  torto,  potevano  e 
ponno  vendicarsi  colla  penna,  arma  che 
se  ferisce  ne  resta  la  memoria  imperitura; 
perciò  non  poteva  il  senato  e  popolo  ro- 
mano incontrarsi  in  Papa  migliore,  per- 
chè ponesse  in  alto  le  loro  risoluzioni  de- 
cretate ne'pubblici  e  privali  consigli,  e 
colla  sua  pontificia  autorità  stabilisse  lu 
I  innovazione  del  tanto  necessario  pubbli' 
co  studio  ,  confermando  altresì  le  prese 
determinazioni  per  provvedere  alla  sua 
permanente  sussistenza.  Tali  furono  le  i- 
stanze  che  umiliarono  a  Eugenio  IV  i  con- 
servatori di  Roma  co'capo  rioni,  per  cui 
alle  loro  suppliche  colla  bolla  In  Supre- 
mae^  de' io  ottobre  i43i,  presso  il  Rc- 
uazzi,  rinnovò  lo  studio  generale  di  qua- 

VOL,  LXXXIV. 


UNI  3 1  3 

iunqne  facoltà  in  R.oma,e  approvò  i  prov 
vedmienlì  presi  dal  senato  e  popolo  roma- 
no perla  sua  sussistenza.  Di  più  dichiarò 
che  i  professori  e  scolari  dovessero  gode 
re  i  privilegi  degli  altri  sludi  generali,  e 
specialmentequellodel  foro;  laonde  sen- 
za loro  consenso  non  potessero  essere  con- 
venuti nella  curia  Capitolina;  e  riferen- 
do quasi  per  intero  la  bolla  del  suo  i  .** 
fondatore  Bonifacio  Vili,  concesse  a'me- 
desimi  il  libero  diritto  d'eleggersi  il  ret- 
tore a  proprio  piacere,  cui  spellasse  la  co- 
gnizione delle  cause  civili,  e  la  correzio- 
ne di  loro  lievi  mancanze,  specialmente 
d'ullìzio  j  e  confermò  altresì  a  favor  loro 
l'esenzione  da  tulle  le  taglie,  imposizio- 
ni e  gabelle,  sì  sulle  robe  che  sulle  per- 
sone. Approvò  ancora  la  determinazione 
con  venula  nel  pubblico  consiglio  del  po- 
polo romano,  sull'accrescimento  del  da- 
zio sul  vino  foraslicre,  che  in  Roma  s'in- 
trodurrebbe, perchè  il  denaro  da  ritrarsi 
da  tale  addizione,  e  da  durare  finché  sus- 
sistesse lo  studio,  dovesse  erogarsi  negli 
onorari  de'professori,e  nell'altre  spese  ne- 
cessarie al  mantenimento  del  pubblico 
studio,  ne  giammai  potesse  convertirsi  in 
altro  uso.  A'romani  dunque  è  la  lode  d'a- 
ver rinnovato  e  provvisto  d'  opportune 
rendite  nell'augusta  lor  città  il  pubblico 
studio;  e  al  Papa  Eugenio  IV  devesi  la 
gloria  d'averlo  colla  sua  suprema  auto- 
rità stabilito  e  approvalo,  che  inoltre  con 
ogni  guisa  di  mezzi  munifici  ed  (jiltcaci 
lo  pose  in  voga  e  splendore.  Perchè  l'au- 
mento del  dazio  sul  vino  forastiere,  as- 
segnalo per  dote  fissa  del  pubblico  stu- 
dio, venisse  fedelmente  erogato  negli  sti- 
pendi de'  professori  e  nell'  altre  occor- 
renze, volle  il  senato  romano  e  il  Papa 
prescrisse,  che  il  denaro  ricavato  s*  im- 
piegasse con  intelligenza  e  per  ordine  del 
rettore  e  de'riformatori.  Il  1."  rettore  fu 
Giovanni  le  Jeune  ili  Picardia,  lettore  in 
giurisprudenza,  e  pel  suo  distinto  meri- 
to dopo  varie  cariche  Eugenio  IV  lo  creò 
cardinale  :  il  rettore  era  un  magistrato 
accademico  scelto  da'  professori  e  dagli 
?.o* 


3i4  UNI 

scolari,  per  rappreserilare  il  corpo  dell'u- 
niveisltà  e  vegliare  sui  di  lei  regolamen- 
ti, I  riformatori  dello  studio  erano  4  p»"'- 
marì  gentiluomini  romani,  ed  a  questi  il 
senato  Tom  a  no  commise  la  presidenza  , 
amministrazione  e  cura  del  medesimo, 
delti  anche  Provispres  depulati  super 
Studio  affline  l'rhis,  Offìcialcs  et  Prae- 
sidentes.  Governavano  essi  lo  studio  e  ne 
amministravano  le  rendite  congimita- 
mente  al  rettore,  ed  a  loro  spettava  la 
scelta  e  deputazione  de'  pubblici  lettori. 
Il  «."di  tali  riformatori  fu  Paolo  della  Val- 
le, già  medico  eccellente  d'Alessandro  V 
e  Martino  V.  L'autorità  poi  eia  rappie- 
senlnnza  della  podestà  p«d)b|ica, ossia  so- 
vranità npllo  studio  di  Roma,  era  ineren- 
te al  cfliT^erlepg^  di  s.  Chiesa  qual  can- 
celliere 4i  esso  e  delle  sciiole  palatine. 
Pertanto  il  camerlengo  è  stalo  sempre  il 
primario  e  universal  superiore  dpi  }>ub- 
blico  studio,  che  su  di  esso  esei  cita  i  di- 
ritti e  la  rappresentanza  della  pubblica 
podestà,  e  Iq  di  cui  suprema  giurisdizio- 
ne si  estende  non  solamente  sui  profes- 
sori e  gli  scolari,  ma  abbraccia  ancora  i 
magistrati  subalterni,  preposti  all'interno 
regolamento  calla  soprintendenza  quo- 
tidiana del  medesimo,  siccome  dic!iia>a 
Jlenazzi,  Egli  aggiunge,  die  tutti  gli  scrit- 
tori che  hanno  trattato  delle  università 
e  de'  diritti  e  privilegi  accademici,  uni- 
formemente asseriscono  il  cancelliere  es- 
sere appunto  quello,  che  in  esse  rappre- 
senta le  parli  del  principe,  e  che  vi  eser- 
cita in  di  lui  vece  la  sovrana  autorità, 
onde  tutti  al  medesimo  sono  subordinali 
in  qualunrp^e  rango  o  maniera  apparten- 
gano alle  pubbliche  accademie.  Quanto 
al  camerlengo  di  s.  Chiesa,  vi  è  espressa 
legge  e  pontifìcia  sanzione  di  Gregorio 
Xll(ziod']Pugenio  IV),il  quale  colla  bolla 
y4posfolÌ€aeCanierne,óe  i  5 giugno  !4"7> 
Bull.  Hom.  t.  3,  par.  2,  p.  4oo:  Facul- 
tns  <S.  E.  E.  Cardinalis  Cameraw  avo- 
candi  ad  se  causas  quasrumque  Came- 
ram  Aposlolicam  quomodolibef  tangen- 
te.^: tra  le  altre  amplissime  facoltà  gli  at- 


V  N  I 
tribuì  anche  la  giurisdizione  su  tutti  gli 
studenti,  a'quali  il  fare  ragione  e  ammi- 
nistrare la  giustizia,  volle  che  fosse  partir 
colarcura  e  diritto  del  camerlengo.  Quin- 
di ap[)ena  ripristinato  lo  studio  romano, 
trovasi  aver  il  camerlengo  nsalo  di  sua 
superiorità.  Poscia  Eugenio  IV,  interes- 
sandogli sofnn»amente  che  a  riformatori 
venissero  deputate  persone  savie  e  intel- 
ligenti, per  vantaggio  e  decoro  del  pub- 
blico studio,  ad  istanza  de'  conservatori 
e  capo-rioni  di  |lomo,  a'y  febbraio i433| 
promulgòcorrispondente  bolla.  In  es<a  si 
deteimina,  che  ogni  anno  nel  mese  di  di- 
cembre si  debbano  eleggere  dal  senato  r  3 
de'  più  ragguardevoli  cittadini  romani, 
tra'quali  sianvi  ancora  alcuni  dottori  le- 
gali; e  che  il  camerlengo,  a  cui  gli  eletti 
saranno  presentati  o  al  (li  lui  luogotenen- 
te, 4  «^e  scelga  a  proprio  arbitrio,  inchi- 
dendovi  sempre  un  dottore  legale,  i  qua- 
li nel  prossimo  futuro  anno  abbiano  ad 
essere  riformatori.  Cos?  pure  di  3  nota- 
vi, contemporaneamente  eletti  dal  sena- 
to, e  presentali  al  camerlengo,  uno  da 
questo  0  dal  suo  luogotenente  si  scelgi 
per  essere  notaro  de*  riformatori  in  ogni 
anno.  Inoltre  Eugenio  IV  colla  bolla  at- 
tribuì a'  riformatori  l'amministrazione 
delle  rendite  assegnate  pegli  onorari  de' 
professori  e  per  le  altre  spese  occorren- 
ti dello  studio;  ingiungendo,  che  sopra - 
vanzando  denaro,  debbasi  erogare  nel- 
la fabbrica  d'un  collegio,  in  cui  si  man- 
tengano scolari  poveri  romani  ansiosi  di 
attendere  alle  lettere.  Avendo  pure  pre- 
scritto che  il  ricavalo  dall'  aumento  del 
dazio  spi  vino  ,  destinato  per  gli  effetti 
suddetti,  si  depositasse  presso  uno  de'piì^ 
sicuri  mercanti,  ebbe  quindi  origine  l'uf- 
fizio di  depositario  della  gabella  dellostu- 
dio;  ufìizio  che  divenne  onorifico  e  Inero- 
so a  segno,  che  talvolta  lo  conferì  il  Pa- 
pa, come  fccp  Paolo  li.  finalmente  Eii- 
genio  IV  dichiarò  nella  bolla,  die  il  no- 
taro e  rifoi  malori  durassero  nell'uffizio 
un  anno,  compilo  il  quale  debbano  a* 
conservatori,  con  3  capo-rionì,e  un  uomo 


U  N  I 

probo  tìrpulalo  tlal  camerlengo  o  suo 
jiiogoleiieiife,  leutlere  esalto  conto  di  lo- 
ro  atiin>inistrazioiie.  Da  r|ucsta  bolla  an- 
cora si  tletluce  quanta  fosse  sul  publ)liro 
studio  la  superiorità  e  giurisdizione  del 
camerlengo,  della  quale  parlarono  alcuni 
scrittori,  con  individuarne  anche  gli  alti 
principali  d'eleggerei  pubblici  professori, 
emanar  editti  e  regolamenti  intorno  le 
cose  dello  studioj  deputarvi  n)ini$trì  e  in- 
servienti; tra 'quali  il  Zecchi,  De  Bt'jmh. 
Juclcs.  t'\l.dcCamerar,,\\  quale  nota  che: 
Camcrarìì  ìna:?f:ìma  est  aiiciorìtas. .  . . 
Jdcm  e  tinnì  cura  in  hahct  Stiidii  Urbis 
si/nitlcitm  cii'ìbiis  romanis^et  eligcrc  ha- 
Icl  doctores  Icgenlcs  eie.  Afiìnchè  le  cu- 
re del  senato  e  le  provvidenze  d'Eugenio 
JV,  per  la  ripristinazionc  e  stabilimento 
dello  studio  romano  riuscissero  perfetta- 
mente compite, era  necessario  che  lepul)- 
bliche  scuole  non  fossero  Ira  loro  divise 
e  per  Roma  disperse  ;  ma  che  unite  in- 
sieme avessero  sede  fìssa  in  luogo  como- 
do e  frequentato  della  città.  Si  provviile 
anche  a  questo  ,  poiché  le  scuole  furono 
collocale  nel  rione  s.  Euslachio,  dove  al 
presente  ancora  decorosamente  esistono, 
tra  l'insigne  parrocchiale  anljcli'ssima 
chiesa  e  diaconia  cardinalizia  dedicata  a 
tal  santo,  già  nobilissimo  romano,  e  quel- 
la posteriormente  fabbricala  di  s.  Giaco- 
ino  della  nazione  di  Spr/gna  (f-),  l'al- 
tro prospetto  esterno  della  quale  corrir 
sponde  weWn piazza  Nnvona.  forsea  sce- 
gliere tal  silo  contribuii  la  memoria  che 
ivi  intorno  assai  probabilmenle  fossero  le 
jicuole  state  aperte  la  i .'  volta  sotto  il  suo 
fondatore  Bonifacio  Vili.  Il  Renazzi  cre- 
de, che  senza  dubbio  il  principal  motivo 
fu,  che  il  rione  di  s.  Eustachio  già  sin  d'al- 
lora essendo  quasi  nel  centro  di  Roma, 
ussai  accresciuta  di  fabbriche  e  d'abitan- 
ti, situato  nel  prossicno  Campo  Marzo  e 
verso  il  Valicano  ossia  Rorgo,  in  esso  le 
jìubbliche  scuole  venivano  ad  essere  per 
cliiunque  le  frefpicnt(Mebbe ,  comode  e 
facilmente  accessibili.  Negli  statuti  di  Ro- 
tila, pubblicali  uclponlilìcalo  di  l*aolo  II, 


UNI  3i,T 

cliiarainenle  si  enuncia  ,  che  le  case  ue.\ 
detto  rione  furono  comprate  a  tempo 
d'Eugenio  IV  pccnniis  dirti  Studii^  cioè 
col  ritratto  dell'accrescimento  del  dazio 
sul  vino  fora^tiere,  imposto  per  stabilire 
e  mantenere  lo  studio.  Eugenio  IV  per 
ampliare  la  fabbrica  delio  studio,  die  n- 
na  casa  che  apparteneva  al  monastero  di 
s.  Paolo,  da  lui  acquistata  ,  per  cui  0*9 
settembrei433  s'intimò  dal  camerlengo 
di  partirne  a  Teobaldo  monaco  che  l'a- 
bitava e  nel  qual  giorno  era  slato  eletto 
vescovo  di  Seez, come  apprendo  dagli^r- 
chiatri  pontificii  di  Marini.  Viìò  creder- 
si ,  che  non  potessero  subito  ridursi  le 
delle  case  a  edilìzio  per  |o  studio,  e  che 
in  tutte  vi  fossero  stabilite  le  scuple  delle 
diverse  f^icolià,  le  quali  fraU<into  in  vari 
altri  pubblici  luoghi  saranno  sl^te  collo- 
cate inlerinalmente,  an?j  ve  ne  SRDO  le 
memorie  che  riprodusse  l'aecuralo  storico 
Renazzi  ;  e  presso  la  chiesa  di  s,  Riagio 
della  Pagnotta,  ora  degli  Armeni^  il  bre- 
sciano mg.'  Domenico  de  Domeniphi  d'or- 
dine d'Eugenio  IV  tenne  pubblica  scuo- 
la di  teologia,  facente  parte  dello  studio 
romauo,  non  ancora  abbastanza  ampio 
per  darvi  ricetto  a  tutte  le  scuole  delle 
diverse  facoltà,  Bensì  è  certo,  che  sino  da 
Eugenio  IV  tulle  le  funzioni  accademi- 
che e  gli  atti  pubblici  si  facevano  nella 
prossima  chiesa  di  s.  E'islachio  (oveil  be- 
nemerito storico  fu  tumulato,  ed  io  suo 
riverente  corapendialore,  continuatore 
con  minori  proporzioni,  e  illustratore  in 
alcuna  parte,  nello  stesso  nobile  tempio 
ho  scella  la  mia  sepoltura,  nella  cappella 
di  mio  padronato,  della  quale  riparlai  in 
questo  stesso  voi.  LXXXI V,  p.  65,  il  che 
avrà  effetto  se  piacerà  a  Dio  ,  abitando 
ora  a  fianco  del  maestoso  edifizio  dell' i[/- 
nivcrsità  Rumana,  nel  Palazzo  Carpe- 
gna),  o  nella  sagrestia  della  medesima. 
Si  osservò  tale  uso  per  lungo  tempo,  per- 
chè nella  primiliva  fabbrica,  non  mollo 
ampia  e  piuttosto  umile,  d'un  solo  pian- 
talo al  piano  terreno,  non  era  vi  luogo  ab- 
bablunza  vasto  e  capace  per  conlcncrc  lui 


3iG  UNI 

la  la  scolaresca,  e  la  moltitudine  trcslra- 
nei,  che  fpsse  per  intervenire  alle  solenni 
accademiche  funzioni.  Leggo  nelch.  Rat- 
li,  Notizie  della  chic  sa  delV  Archiginna- 
sio, che  questo  mancò  del  suo  indispen- 
sabile oratorio  o  cappella,  per  adempier- 
si le  pratiche  religiose  e  tenersi  gli  alti 
pubblici  della  medesima,  dalla  sua  fon- 
dazione sino  al  pontificalo  di  Leone  X. 
ssSupplivasi  a  tale  mancanza,  e  c">òfu  per 
lo  spazio  di  più  di  due  secoli,  colla  pros- 
sima chiesa  di  s.  Eustachio,  nella  quale 
perciò  nel  giorno  festivo  di  s.  Luca  si  re- 
citava l'orazione  degli  sludi,  si  faceva  la 
lettura  del  ruolo  de' professori,  si  confe- 
rivano nel  corso   dell*  anno  i  gradi  e  le 
Jauree  dottorali ,  tenevansi  le  pubbliche 
disputedegli  studenti,  non  che  le  conclu- 
sioni de'nuovi  uditori  di  Rota  e  degli  av- 
vocati concistoriali,  che  presentemente  si 
tengono  nel  palazzo  della  Cancelleria. 
Credo,  che  questo  fosse  il  motivo,  per  cui 
ne'  più  rimoti  tempi  uno  de'  presidenti 
all'  università  ,  che  in  seguito  ebbero  il 
nome  di  riformatori  dello  studio,  era  l'ar- 
ciprete di  quella  chiesa  ,  della  qual  cosa 
ci  dà  contezza  la  bolla  di  Bonifacio  Vili 
de'a  giugno  i3o3,  colla  quale  vari  privi- 
legi si  concedono  agli  scolari  studenti,  in- 
dirizzandola il  Vox\\.e£\cQ di leclisjiliis Ab- 
bati monasterii  s.  Laurentii  extra  mu- 
ros^  et  Priori  hasilicac  ad  Sane  fa  San- 
ctoruni^atqueArcliipresbyteroecclesiae 
s.  Eustacliii  de  Urbe'*.  Per  quanto  dirò 
poi  col  medesimo  scrittore,  nella  chiesa 
di  s.  Eustachio  si  continuarono  a  fare  di- 
verse funzioni,  fino  al  compimento  del- 
l'attuale chiesa  dell'  università  romana. 
Tale  era  la  preminenza  di  stima  nella 
curia  e  corte  romana  del  rettore  dell'u- 
niversità, che  nel  1499  essendosi  tenuta 
nella  chiesa  di  s.  Eustachio  pel  nuovo  «• 
ditordi  Rota  la  dispula  o  conclusioni,  a- 
\endo  Ira  gli  altri  qualificati  soggetti  ar- 
gomentato anche  il  rettore  dello  studio 
e  il  governatore  di  Roma,  su  questi  ebbe 
l'altro  la  precedenza  nell'argomentazio- 
ne. Del  conferiujeulo  delle  lauree  iu  s. 


U  N  I 

Eustachio,  delle  solenni  dispule  e  Con- 
clusioni' {^l.)  ivi  tenute  dagli  uditori  di 
Rota  e  dagli  avvocali  concistoriali,  già 
trattai  ancora  nel  vol.LXXXlI,p.  1Z1  e 
altrove.  In  mezzo  però  a  sì  fausto  e  pro- 
speroso rinnovamento  dello  studio  roma- 
no, non  mancò  d'insorgere  qualche  grave 
ma  passeggiera  vicenda.  Avendo  milita- 
lo per  Eugenio  1 V,  Nicolò  Forlebraccio 
perugino,  colla  sua  banda  d'armati,  non 
conlento  di  quanto  erasi  preso  colla  vio- 
lenza,arditamente  domandò  al  Papa  i  suoi 
stipendi,  e  n'ebbe  in  risposta  dovergli  ba- 
stare il  tolto.  Del  che  altamente  sdegna- 
tosi, colla  sua  masnada  die  il  guasto  alla 
Canìpagna  di  Roma,  per  cui  molto  de- 
naro proveniente  dal  dazio  assegnalo  al 
pubblico  studiojin  vece  d'impiegarsi  a  van- 
taggio di  questo,  lo  volle  il  Papa  a  sua  di- 
sposizione; tuttavia  si  ha  dal  Cartari,  che 
Eugenio  IV  approvò  il  pagamento  di 
4443  fiorini  di  camera  pel  dello  motivo 
nel  1433  sborsali  a'riformalori  dello  stu- 
dio del  ritratto  dalla  gabella.  Ma  i  ro- 
mani mal  sodrendo  le  patite  depredazio- 
ni, i  bestiami  rapiti  o  uccisi,  se  ne  quere- 
larono col   veneto  camerlengo  cardinal 
Condulmiero  nipote  del  Papa, che  rispon- 
dendo stranamente:  T  veneziani  viver  be- 
ne senza  greggi  e  più  civilmente  di  loro; 
inaspriti  gli  animi  de' ricorrenti,  ed  aiz- 
zali da'Colonnesi,  insorsero  con  quel  fie- 
ro tumulto,  a  salvarsi  dal  quale  Eugenio 
IV  precipitosamente  fuggì  da   Roma  a* 
1 4  giugno  1434  i"  Toscana.  Nella  gene- 
rale perturbazione  che  seguì,  niuno  più 
pensò  alle  pubbliche  scuole,  o  potè  di  lo- 
ro prendersi  cura.  In  breve  rimessi   ìq 
dovere  i  tumultuanti,  dall'armi  del  pre- 
lato Vitelleschi,  questi  a' 26  ottobre  ri- 
stabilì nella  città  l'  autorità  del  Papa  e 
la  comune  tranquillità,  onde  tosto  ripre- 
se vigore  il  pubblico  studio,  e  fiori  ne* 
successivi  anni.  Il  Millinif  poi  cardina- 
le, nello  studio  romano  sostenne  parec- 
chie dispute  pubbliche  legali,  e  fu  insigni- 
to della  laurea  dottorale  con  islraordina- 
lia  magnificenza,  assistilo  da  due  bidelli 


UN  I 
deiruùiversilà  con  veste  talare,  berretta 
in  testa  e  mazza  in  mano.  Nei  pontifica- 
to d'Eugenio  IV  cominciò  veramente  a 
propagarsi  in  Roma  1*  ardore  pegli  sludi 
e  il  gusto  per  le  Ietterete  l'università  che 
con  fervoroso  impegno  egli  e  il  senato  ro- 
mano vi  aveano  ristabilito  ,  die  moto  e 
vigore  al  letterario  fermento.  Eugenio  IV 
inoltre  contribuì  a  dilatarlo  colla  stima 
e  protezione  che  accordava  largamente  a' 
dotti,  e  quanti  ne  conobbe  gl'impiego  in 
corte.  Dopo  la  celebrazione  del  concilio 
di  Firenze,  tornato  il  Papa  a  risiedere  in 
Eomu  nel  1 44^>  seguito  da  dottissimi  per- 
sonaggi, si  sparse  sempre  più  tra'roma- 
ni  l'amore  e  il  coltivamento  delle  lette- 
re, a  cui  il  pubblico  studio  dava  a  chiun-^ 
que  adito  e  agio  di  poter  attendere  co- 
modamente e  di  farvi  i  più  lieti  progres- 
si. Edicacemente  vi  contribuì  a  propa- 
gare l'amore  pegli  studi  il  celebre  greco 
Bessarione  di  TreMscnda^  da  Euge- 
nio IV  creato  cardinale,  nella  cui  casa  si 
formò  una  florentissima  accademia,  per 
rinnovare  e  spandere  la  filosofia  di  Pla- 
tone, come  in  Firenze  avea  fìitto  Cosimo 
de  Medici;  per  cui  la  letteratura  roma- 
na dilatossi  mirabilmente  e  sali  ad  alto 
grado  di  rinomanza.  Incoraggiò  Eugenio 
IV  le  scuole  palatine  o  università  della 
curia,  con  elevare  al  cardinalato  fr.  Gio- 
vanni di  Torrecremata  maestro  del  6. 
palazzo.  Il  pontificato  del  successore  Ni- 
colò V  riuscì  splendidissimo  per  la  roma- 
na letteratura,  poiché  tenne  gli  scenzia- 
ti  e  gli  eruditi  in  luogo  de'parenti,  e  ne 
fu  amante  e  munificentissimo  mecenate, 
Egli  primeggia  fra'Papi  chesi  presero  cu- 
ra per  la  coltura  e  incremento  delle  scien- 
ze, e  le  fecero  fiorire  grandemente,  con 
illuminato  discernimento.  A  Nicolò  V  per 
aver  magnificamente  accolto  i  dotti  greci 
foggili  dall'eccidio  di  Co.9^<^/i<mo^o/i,con- 
quistata  da' Tlwrr/*/,  per  l'immense  spese 
impiegate  nel  fare  raccogliere  ovunque 
e  tradurre  i  più  preziosi  codici,  la  lette- 
ratura romana  gli  deve  quel  sublime  gra- 
do d'incremento  e  di  spleui|ore  a  cui  a|- 


UNI  3i7 

lora  pervenne.  Roma  per  lui  risorse  al- 
l'antica sua  maestà,  la  corte  pontificia  di- 
venne il  centro  dell'onestà  e  del  sapere, 
ed  il  palazzo  apostolico  Vaticano  un  em- 
porio di  dottrina  pel  raccolto  nella  Bi- 
blioteca Vaticana  (/^.),  doviziosamente 
ricca  di  preziosi  codici;  e  siccome  ad  es- 
sa poi  fu  aggiunta  la  celebre  Stamperia, 
in  quest'articolo  didusamente  ne  ripar- 
lai, in  uno  alla  mirabil  arte  della  Stani- 
pa,  introdotta  in  Roma  con  tanto  suc- 
cesso per  l'agevolamento  degli  studi.  To- 
sto in  Roma,  dopo  il  rinnovamento  del- 
lo studio,  fiorirono  dottissimi  romani,  e 
fra'cardinali  Giordano  Orsini,  Giuliano 
Cesarinif  Domenico  Capranica,  fonda- 
tore in  Roma  dell'almo  Collegio  Capra- 
nzV^  esistente,  e  ne  riparlai  nel  voi.  LXX, 
p.  227:  sepolto  il  cardinale  in  s.  Maria 
sopra  Minerva,  neir  anniversario  di  sua 
mortesi  recitava  solenne  orazione  fune- 
bre in  lode  di  sua  beneficenza,  coll'inter- 
vento  del  magistrato  romano.  Il  Piazza 
neWEusevologio  Romano,  trat.  1 3,  cap. 
26:  Della  Biblioteca  Capranica,  la  ce- 
lebra per  ricchezza,  copiosi  tà  e  rarità,  rac- 
colta dal  cardinale  a  pubblica  utilità.  Non 
essendosi  effettuata  l'istituzione  delcolie^ 
gìo,  designato  da  Eugenio  IV  pe'poveri 
scolari  romani,  T  effettuò  il  cardinal  Ca- 
pranica  nei  suo  proprio  palazzo  e  co'pro-^ 
pri  beni,  ed  essendo  vescovo  di  Fermo  fu 
denominato  ne'primi  tempi,  Co/Zeg^/o  del- 
la Sapienza  Ferniana,  e  si  riguardò  co- 
me specialmente  addetto  all'università  e 
quasi  parte  di  essa.  Nelle  costituzioni  cora<« 
poste  dal  cardinale  e  approvate  da  Nico- 
lò V,  ponendo  il  collegio  sotto  la  prote-. 
zione  di  s.  Agnese  vergine  e  martire,  pre- 
scrisse che  tranne  la  teologia,  tutte  le  al-, 
tre  scienze  doveano  studiarsi  nella  puh<» 
blica  università.  Dalla  corte  del  cardinal 
Capranica  uscirono  il  cardinal  Ammana 
nati  e  Pio  fi  i\oiihs\m\,  oltre  altri  scenzia? 
ti.  In  questo  tempo  era  in  vigore  la  libe-i 
la  scelta  de'  professori  e  scolari  circa  il 
loro  rettore;  ma  in  seguilo  i  Papi,  per  toi 
gliele  forse  gli  abusi  e  le  giuc  iu  Ioli  cIq^ 


3i8  U  JN'  1 

zioni,  ne  avocarono  a  loro  stessi  la  depu- 
lazioiie,  come  poco  a  poco  era  avvenu- 
to con  altri  pubblici  ullUi.  Del  resto  Ni- 
colò V  confermò  allo  studio  romano  tut- 
ti i  privilegi  ed  esenzioni  già  concessi  da 
Bonifacio  Vili,  e  con  sua  bolla  v'intro- 
dusse un  nuovo  ordine  e  metodo  di  stu- 
di, assai  migliore  de!  precedeute;  e  pare 
specialmente  riguardante  la  fdosofia  e  l'e- 
lf)quenza  latina  e  grecale  quali  facoltà  col 
ritrovamento  e  colle  traduzioni  di  quasi 
lutti  gli  antichi  scrittori,  aveano  acqui- 
stato nuovo  lustro  e  maggior  estensione. 
Di  più  per  più  ampia  e  onorevole  ricom- 
pensa alle  fatiche  de'suoi  professori, e  per 
la  diuturna  conservazione  dell'universi - 
là,  gli  aumentò  i  proventi  con  applicar- 
le in  perpetuo  diversi  redditi;  onde  vi 
fosse  più  opportuna  maniera  di  dare  o- 
norari  corrispondenti  al  merito  delle  più 
dotte  persone,  che  si  fossero  anco  da  al- 
tri luoghi  e  università  fatte  venue  per  in- 
segnarvi. Per  luttociò  non  potè  non  pro- 
sperare lietamente  1'  università,  e  non 
abbondare  di  scelli  dottissimi  professo- 
ri. I  dotti  greci,  che  per  l'  invasione  de' 
turchi  furono  costretti  ad  abbandonare 
la  patria,  e  a  procacciarsi  in  Italia  un  a- 
silo  e  il  sostentamento,  contribuirono 
nell'  università  romana  a  ravvivarvi  e 
propagarvi  i  filosofici  studi,  e  dopo  con- 
trasti tra'greci  stessi,  a  preferenza  della 
filosofìa  di  Platone,  introdussero  nelle 
scuole  romane  quella  d'  Aristotile  vigo- 
rosamente, con  gran  copia  di  erudizio- 
ne e  numeroso  concorso  di  uditori.  Ni- 
colò V  avendo  fatto  tradurre  dal  greco 
in  latino  l'opere  d'Aristotile,  in  quell'e- 
tà sembrò  riportare  trionfo  sidla  filoso- 
fìa Platonica  l'Aristotelica.  Quantunque 
air  epoca  in  discorso  abbondasse  V  uni- 
versità romana  di  eccellentissimi  profes- 
sori, pure  gli  studi  teologici  non  tanto  in 
essa  fiorirono,  quanto  quelli  di  altre  fa- 
coltà. Non  maocavano  neh'  università 
scuole  teologiche,  ma  o  perchè  sussisten- 
do ancora  le  scuole  palatine  o  università 
della  curia  romana  nel  palazzo  pontifi* 


UNI 

ciò,  i  migliori  maestri  di  teologia,  scelli 
negli  ordini  regolari,  in  essa  la  professas- 
sero, onde  sopra  gli  altri  fiorivano  gli  slu- 
di teologici,  e  di  preferenza  vi  concorre- 
vano gli  studenti  ;  o  perchè  il  gusto  so- 
praffino, con  cui  le  lettere  umane  già  in- 
segnavansi  nelle  pubbliche  scuole  di  Pvo- 
ma,  chiamasse  ad  apprenderle  la  gioven- 
tù, che  le  frequentava,  e  la  ritraesse  da* 
teologici  studi,  tuttavolta  involti  nell'in- 
coltezza e  sottigliezza  scolastica;  ella  par 
cosa  manifesta,  che  nella  romana  univer- 
sità non  vi  fosse  in  gran  voga  la  teologia, 
e  con  maggior  ardore  e  concorso  vi  si  col- 
tivassero le  altre  discipline;  il  che  pare, 
secondo  il  R.enazzi  ,  che  altrettanto  av- 
venne in  appresso,  e  ciò  per  le  altre  scuo- 
le teologiche,  che  in  Roma  furonvi  qua- 
si sempre.  Non  mancarono  però  nell'  u- 
niversità  romana  insigni  professori  di  teo- 
logia,celebri  per  dotte  opere  date  alla  lu- 
ce. Non  vi  fu  poi  forse  circa  la  metà  del 
secolo  XV  e  sino  al  di  lui  termine  uni- 
versità in  Italia,  che  gareggiar  potesse  con 
quella  di  Roma  negli  studi  delle  lingue 
e  dell'eloquenza  greca  e  latina,  quantun- 
que non  vi  mancassero  in  ogni  altra  fj- 
collà  dotti  e  accreditali  maestri,  massime 
nella  giurisprudenza  e  nella  medicina.  Ne! 
\^55  colla  morte  di  Nicolò  V,  le  lettere 
e  i  letterati  perderono  il  loro  più  valido 
sostegtio.  Calisto  III,  che  gli  successe,  tut- 
ta la  sua  cura  applicò  a  frenare  le  con- 
quiste de'  turchi,  e  nell'  ingrandimento 
(\e parenti.  Seguivano  i  riformatori  dello 
studio  ad  essere  gratuitamente  gentiluo- 
mini romani,  ma  i  3  deli  407  ricorsero  al 
Papa,  esponendogli  le  gravi  e  continue 
fatiche  a  pregiudizio  delle  loro  cose  do- 
mestiche, e  lo  pregarono  d'assegnar  ad  es- 
si e  successori  un  annuo  onorario  sulla 
gabella  dello  studio  per  compenso,  e  Ca- 
listo 111  accordò  a  ciascuno  i5  fiorini  d'o- 
ro di  camera  annui,  e  dipoi  fu  accresciu- 
to a  35  fiorini.  Anche  de'riforroatori  Re- 
nazzi  ne  raccolse  le  notizie  biografiche. 
Sembrava  che  Pio  li  Piccolomini ,  che 
gli  fu  surrogato  nel  1 4^8,  per  la  sua  va- 


UN  I 
Bla  cìotlrina,  elevatezza  d'ingegno  e  ope- 
re composte,  dovesse  superare  Nicolò  V 
in  proleggere  le  scienze  e  in  premiare  i 
lelferati;  pure  ben  poco  frutto  ne  ricava- 
rono i  dotti,  e  quasi  niun  vantaggio  ne  ri- 
senti la  romana  letteralnra,  probabilmen- 
te per  essere  ancli'egli  luttoquanto  preoc- 
cupato in  apprestar  la  guerra  contro  Tf^r- 
rA/V/.  Conferì  il  rettorato  a  Stefano  <leBot- 
tigelli  ,  derogando  specificamente  al  di- 
ritto d'elezione,  competente  a'professori 
e  scolari  dell'  università;  e  siccome  tro- 
vavasi  assente  il  camerlengo,  lo  nominò 
anche  vice-cancelliere  della  medesitiia.  U- 
ìia  serie  di  soggetti  per  natali  e  dignità 
distinti,  scelli  da'Fapi  ad  esercitar  il  ret- 
torato, molto  servì  ad  accrescere  il  lustro 
e  le  prerogative  di  tale  impiego.  Renaz- 
zi  ne  riporta  le  notizie.  L'  ordine  degli 
sludi,  il  regolamento  delle  scuole,  In  di- 
stribuzione delle  lezioni  interamente  di- 
pendevano dal  rettore.  Esercitava  la  sua 
giurisdizione  sui  professori,  scolari  e  uf- 
(jziali  dell'università  in  tullociòche  con- 
cerneva il  servigio  pubblico  della  mede- 
sima, le  loro  mancanze  nell'uflizio  e  de- 
linquenze minori.  Quindi  come  tutti  gli 
altri  magistrati  e  ufliziali  pubblici  era  due 
volte  la  settimana  ammesso  all'  udienza 
fissa  del  Papa.  Nondimeno  si  deve  a  Pio 
Il  l'istituzione  del  collegio  de'70  Abbrc 
viatoriy  nel  quale  ascrivendosi  i  più  eru- 
diti d'ogni  nazione,  così  recò  in  qualche 
modo  vantaggio  alla  letteratura  romana; 
e  l'elevazione  al  cardinalato  de' dotti  fr. 
Alessandro  Ol'wa  e  Jacopo  AnuiiannatL 
Parecchi  scenziali  chiamati  in  Roma  da 
J'.ugenio  IV  e  Nicolò  V,  facendo  parte  de' 
co  1 1  eg  i  d  e*  Segre  tetri  apos  to  liei  ede^WÀb- 
breviatori  di  pareo  maggiore  ybeiìcUè  va- 
riate le  circostanze,  e  stabiliti  nell'erudi- 
to e  magnifico  soggiorno  di  Roma ,  non 
.<;eppero  risolversi  ad  abbandonarlo,  con- 
tinuando il  loro  eiUcace  alimento  e  pre- 
sidio alla  letteratura  romana.  Questa  pa- 
tì grave  sciagura,  quando  Paolo  li  sciol- 
se la  famosa  accademia  romana  ,  bene- 
merita per  lo  studio  delle  aulichità,  e  dal- 


UNI  319 

la  quale  derivò  poi  il  rinnovamento  del 
Teatro  (V.),  che  fomentò  ne'romani  l'a- 
more e  la  coltura  delle  lettere;  e  piìi  lar- 
di la  ponlitìcia  Accademiaroniana d'Ar- 
cheologia fiorenle,che  in  tanti  luoghi  ce- 
lebrai.Istituita  dal  dottissimoGiulio  Pom- 
ponio Leto  professore  dell'università  ro- 
mana, il  Papa  per  gravi  sospetti  di  prete- 
sa congiura  fece  torturare  gli  accademi- 
ci e  poi  loro  restituì  la  libertà.  Accusati 
pure  di  congiura  gli  abbreviatoli.  Paolo 
II  ne  soppresse  il  collegio  senza  alcun 
compenso.  Però  è  falso  l'asserto  di  Plati- 
na, irritalo  per  essere  uno  de' persegui- 
tati, che  Paolo  li  fu  nemico  degli  studi 
e  degli  studiosi,  e  che  esortasse  i  romani 
a  non  permettere  a'figli  di  perdere  il  tem- 
po alle  scuole  letterarie,  bastando  che  sa^ 
pessero  leggere  e  scrivere;  poiché  di  ge- 
nio erudito  fu  amantissimo  raccoglitore 
di  medaglie, statuee  altri  monumenti  an- 
tichi, adunò  gran  copia  di  codici  prestan- 
doli a  chiunque;  generosamente  favorì  le 
lettere,  ed  ebbe  singoiar  cura  dell'  uni- 
versità romana  e  de'suoi  professori.  Frat- 
tanto sotto  Paolo  II  fu  introdolta  in  Ro- 
ma l'arte  della  Stampa^  meravigliosa  per 
propagrireil  regno  delle  scienze,  facilitar- 
ne la  cognizione,  e  assicurarne  la  perpe- 
tuità (inoltre  viene  considerata  oggidì, 
quanto  a  quella  de'  Giornali y  come  nel 
maggio  del  corrente  anno  dichiarò  in 
Londra  nella  camera  de'lordiil  ministro 
lord  Panmure,  come  l'organo  e  la  guida 
della  pubblica  opinione).  Pel  favore  del 
Papa  rapidi  e  vasti  ne  furono  i  progressi 
che  in  Roma  subito  fece,  contribuendovi 
la  nobilissima  famiglia  de'Massimo,  che 
nel  Palazzo  Massimo  le  die  ricetto.  Co-» 
sì  nuovo  lustro  e  maggiori  comodi  e  pre* 
sidii  colla  moltiplicazione  de' libri  s' ac^ 
crebbero  alla  romana  erudizione  pei  l'or- 
gano della  stampa.  Vacato  il  camerien-' 
gato  cancelliere  generale  dell'università, 
nel  14^4''  P'ipatleputò  soltanto  a  eserci- 
tarne le  funzioni  col  titolo  di  commissa- 
rio del  camcrleiigalo, il  nipote  Marco  Bar- 
bo poi  cardinale,  e  col  detto  titolo  con- 


320  U  N  I 

l'uiuò  atlarnmiiiislrarlo.  Paolo  IT  fece  te- 
ner scuola  di  teologia  dallo  spaglinolo 
Giovanni  della  Brixa  ,  nella  chiesa  di  s. 
JMarco,  contigua  al  suo  Palazzo  ci  pò  sto  • 
Iwo  di  s.  Marco,  ed  egli  slesso  interven- 
ne a  sentire  (jualclie  di  lui  teologica  le- 
2Ìone,  e  lo  pose  tra'suoi  famigliari,  con 
■vitto  e  vestito  per  lui  e  un  domestico,  ol- 
irei co  ducati  d'oro  papali  che  percepi- 
■va  dalla  dogana  dello  studio.  Paolo  11  se- 
guendo l'esempio  del  zio  Eugenio  IV  nel 
favorire  e  proteggere  l'università  roma- 
na ,  nulla  pili  ebhe  a  cuore  quanto  che 
i  professori  ricevessero  ampi  e  generosi 
stipendi,  e  che  questi  fossero  loro  pun- 
tualoìente  pagali.  Parecchi  letterati  allo- 
ra famosi  vennero  a  [\oma,  chiamali  per 
occuparvi  le  cattedre,  che  riuscirono  al- 
l'università di  singolare  ornamento.  Il  se- 
nato romano,  rinnovati  gli  statuti  della 
citlà,  ordinò  la  conservazioue  dello  stu- 
dio generale  nelle  ca'^e  a  tal  uopo  destina- 
te nel  rione  di  s.  Eustachio,  col  consen- 
so di  Paolo  li.  Fioriva  felicemente  la  ro- 
jnana  università  e  ormai  gareggiava  co* 
j)iìi  jinomati  studi  d'Italia,  e  tale  era  il 
concorso  che  la  sua  località  era  divenula 
angusta,  per  cui  erasi  querelalo  Pompo- 
nio Leto  in  vedere  i  suoi  uditori  afTollati 
e  costretti  a  star  fuori  all'aperto,  onde 
reclamò  al  senato  perchè  volesse  destina- 
re all'insegnamento  più  ampie  sale.  Di- 
poi Pomponio  come  il  i  ."tra'professori  di 
Jjelle  lettere,  tornò  a  insegnare  nell'uni- 
Tersilà,e  per  4o  anni  fu  V  ammirazione 
cje'suoi  discepoli,  molli  recandosi  in  Ro- 
ma soltanto  per  conoscere  e  udire  la  sua 
feconda  dottrina.  Pare  che  1'  accademia 
di  Pomponio  si  rinnovasse  neh  4 83.  Nel 
j47I  colla  morte  di  Paolo  11,  l'universi- 
tà fu  vicina  a  perdere  ogni  lustro  acqui- 
etato ,  e  poco  mancò  che  del  tutto  non 
perisse.  Il  successore  Sisto  IV  dottissimo, 
i)iuna  cosa  oprò  a  favore  di  essa,  e  tutto 
il  suo  amore  pose  nel  perfezionate  ledi- 
ì;posÌ7.ioni  di  Nicolò  V  per  la  Libreria 
Vaticana,  nell'accrescerla  magnificamen- 
te^ e  nel  reqdevla  pubblica,  e  sempre  a» 


UN  I 
perla  a  comune  comodo  e  istruzione;  de- 
putandone a  custode  il  Platina ,  che  ne 
formò  l'inventario,  e  dotandola  di  rendi- 
te copiose  pel  suo  mantenimento.  Dedi- 
to alle  guerre,  non  dubitò  per  esse  più 
volle  convertire  le  rendite  assegnate  pel 
pubblico  studio,e  vendendo  il  suo  notaria- 
to che  il  senato  ricomprò;  aggravò  di  pesi 
gli  stipendi  a'professori,  per  fure  la  strada 
che  da  Castel  s.  Angelo  conduce  al  Vatica- 
no, egìunsean«gar  loro  la  promessa  Qi«r- 
cede.  Quesl' avversità  fu  inconcepibile, 
poiché  uno  de'riformalori  gli  fece  osser- 
vare :  Che  essendo  stalo  egli  pubblico  pro- 
fessore di  filosofia  e  di  teologia  nell'uni- 
versità di  Padova,  Bologna  e  altre  città, 
sembrava  che  più  d'ogni  altro  avesse  do- 
vuto proleggere  coloro,  che  travagliava- 
no per  la  pubblica  istruzione  ;  e  se  non 
premiarli,  come  nvriano  meritalo,  alme- 
no nou  togliere  ad  essi  la  doverosa  retri- 
buzione di  loro  fatiche!  Perciò  parecchi 
abbandonarono  lecattedre,comechè  pre- 
giudicati nel  convenuto  stipendio,  ed  al- 
tri restarono  scoraggiati,  fra'quali  il  ce- 
lebre Francesco  Filelfo  da  2'olenlino,  che 
se  ne  parili,  con  grave  danno  del  pubbli- 
co insegnamento.  Sisto  I V  colla  bolla  Di- 
vina aelerna^  deli47B,  rinnovò  il  colle- 
gio degli  abbreviatori  delle  lettere  apo- 
stoliche; e  con  altra  bolla  sulla  facoltà 
privativa  degli  avvocati  concistoriali,  lo- 
ro commise  d'esarainare,ovunque  fosse  la 
curia,  i  piomovendi  al  dottorato  e  licen- 
ziatura  ne'dne  diritti,  dichiarò  che  il  ca- 
merlengo dell'università  o  studio,  e  del- 
la curia  di  Pioma  Canctllariiis  genera- 
lis  existitj  e  che  nella  podestà  di  crearvi 
dottori  Jpostolica  et  Imperiali  fitngitur 
aucloriiate.Sìn  da  quel  tempo  i  camer- 
lenghi solevano  deputare  un  soggetto  col 
titolo  di  luogotenente,  il  quale  facesse  le 
loro  veci  nella  collazione  delle  lauree  dot- 
torali ;  uso  che  si  conservò  colla  destina- 
zione che  fecero  d'un  prelato  romano  U- 
dilore  di  Rota  (F^.).  AWova  i  cardinali  ca- 
merlenghi in  ogni  cosa  esercitavano  la  lo- 
ra  autorità  libera  cpieoa  oell'università 


UN  I 
romana.  Spedivano  ì  loro  ordini  e  mnn- 
doti  ai  rettore  e  a'  riformatoti  delio  stu- 
dio ;  e  a'depositarii  della  gabella  assegna- 
ta pel  mantenimento  di  quello,  ingiun- 
gendo loro  il  pagamento  delle  spese  oc- 
correnti e  la  soddisfazione  degli  stipendi 
a'professori.  Anzi  il  camerlengo  sceglie- 
va ancora  e  deputava  i  pubblici  profes- 
sorij  assegnando  loro  conveniente  stipen- 
dio, indi  comamdando  al  rettore  e  rifor- 
matori d'ammetterli  all'esercizio  della 
lettura,  e  di  far  loro  pagare  lo  stabilito  o- 
norario.AncbeSislolV  nominò  il  rettore 
dell'università,  in  Orso  Orsini  vescovo  di 
Teano,  ed  il  suo  fratello  Battista  poi  car- 
dinale fu  vice-rellore  della  slessa.  L'u- 
niversità romana  nel  1 484>  per  la  morte 
di  Sisto  IV,  evitò  il  perìcolo  che  le  so- 
vrastava di  totalmente  disperdersi.  Sotto 
Innocenzo  Vili  cominciò  essa  a  respira- 
re e  a  riprendere  in  gran  parte  il  vigore 
e  il  primiero  lustro.  11  Papa  lasciando  in- 
tatti i  redditi  airuniversitù  assegnati,  vol- 
le elle  i  professori  prontamente  e  intera- 
mente ricevessero  i  loro  stipendi,  facen- 
do supplire  dalla  carnei  a  apostolica  quan- 
do non  erano  sulììcicnti  gì'  introiti  della 
gabella  del  vino.  Quindi  il  senato  potè 
scegliere  idonei  e  meritevoli  soggetli,e  In- 
nocenzo Vili  si  prese  il  pensiero  di  prov- 
vederne alcuno  di  maggior  grido.  Anzi 
avea  concepito  la  bella  idea,  d'  abbatte- 
re 1*  angusto  e  rovinoso  edifizio  del  pub- 
blico studio,  e  innalzarne  nitro  vasto  e 
magnifico;  in  procinto  d*  intraprendere 
l'opera,  la  morte  l' impedì.  Favorì  e  si 
mostrò  propenso  co'  dotti,  ed  accolse  in 
Boma  il  famoso  Giovanni  Pico  della  Mi- 
randola(F.)^  ove  si  recò  a  far  mostra  so- 
lenne e  a  dar  pubblico  saggio  del  suo  e- 
minente  e  universal  sapere  nella  teologia, 
nella  metafisica,  nella  fisica,  nella  dialet- 
tica, nella  matematica,  nella  morale,  nel- 
la cabala  e  nella  magia  naturale,  e  della 
5ua  immensa  erudizione  secondo  quell'e- 
poca ;  ma  le  sue  proposizioni  giudicate 
astratte,  sterili  e  frivolissime,  in  numero 
dii3  furono  uuche  condannate  dal  Pa- 


UNI  32  f 

pa.  Ninno  avrebbe  credulo  che  salito  al 
pontificato  nel  149*2  Alessandro  VI,  li 
romana  università  gli  fosse  debitrice  di 
sua  miglior  sorte  e  più  nobile  collocazio- 
ne ;  perchè  immerso  nell'iiraore  de' /:?^- 
renti  e  nelle  guerre,  non  ebbe  gran  fatto 
in  pregio  gli  scenziali,  né  cercò  di  pro- 
muoverli e  di  premiarli.  Ma  non  ritardò 
mai,  né  lolse  gli  stipendi!  a'pubblici  pro- 
fessori, come  avea  fallo  Sisto  IV,  che  an-- 
ziordinòchesi  somministrassero  congrui 
e  convenienti.  Essendo  le  case  del  pub- 
blico studio  d'umileslrutluraesenza  siiir- 
melria  insieme  congiunte,  considerando 
Alessandro  VI  quanto  disdicesseciò  al  de- 
coro  d'una  Roma, eseguì  il  grandioso  di- 
segno del  predecessore,  d'ampliare  il  lo- 
cale e  d'erigere  un  maestoso  edifizio,  cor- 
lispondente  per  l'ampiezza  e  magnificen- 
za alla  gravità  e  dignità  dell'uso  a  cui  si 
destinava.  Pertanto  con  suo  moto-proprio 
de'i  7  dicembre  i497j  ordinò  che  s'intra- 
prendesse il  nuovo  edifizio,  ingiungendo 
al  camerlengo  e  al  tesoriere  di  sommini- 
strare a  tale  e/Tello  al  rettore  e  a'  rifor- 
matori 1000  ducati.  Da  altro  moto-pro- 
prio de' 16  novembre  149B  rilevasi  il  pa- 
gamento d'altri  1000  ducali  a  Sante  e 
Andrea  Fiorentini  architetti  e  muratori 
dello  studio,  e  perchè  la  nuova  fabbrica 
s'innalzasse  con  ogni  maggior  cura  e  di- 
ligenza, avea  deputato  a  [)resiedervi  tre 
conimissari,  cioè  il  governalore  di  Roma 
Isualles,  Nicolò  Orsini  vescovo  di  Nola 
rettore  dell'università,  e  Podacalerosuo 
segrelarioefors'anche  medico.  Il  contem- 
poraneo e  romano  Paolo  Cortese  segre- 
tario e  protonolario  apostolico,  lodando 
il  consiglio  d'  Alessandro  VI  in  far  pre- 
parare finalmente  alle  scienze  una  sede 
degna  di  loro,  nel  suo  libro  Ut  Cardinti' 
latu,  riferisce  che  dal  medesimo  per  le 
spese  della  nuova  fabbrica  cru  stato  as- 
segnato il  denaro,  che  la  cauìera  aposto- 
lica ritraeva  da'tribulì  degli  ebrei.  Se  pe- 
rò la  costruzione  non  riuscì  solida  e  du- 
revole, nondimeno  ap[)arve  di  bella  for- 
ma e  di  grandioso  e  magnifico  diseguo. 


322  UNI 

L'altro  scrillore  contemporaneo  Andrea 
Vu\\\o,De  Anùquitatihus  Urbis,  lib.  2, 
ne  fece  in  versi  la  seguente  desctizione. 
Dccitrsis  aliquot  deinde  luslris,  Ale- 
xander VI  amjìliaio  loco,  nova  illic 
aedificia  exciiavit,  portìcibus,  anibula- 
criSf  suhdialìbusque diaelis  cwn  atrio jCt 
cavedio  designatis  more  ve  ieri s  Aca- 
demiae  auspicatus,  ncc  ahsolvit.  -  Nec 
vos  Pieridum  reboantia  tecio  sileho ,  - 
Hic  ubi  Gymnasiuni  media  spectatur  in 
Urbe,  -  Musar  uni  f  Phcebique,  ac  Palla- 
dis  artibus  ingens,- Eugenii  Quarti au- 
spiciis  et  munere  primum-  Fundatuniy 
cui  Romastipis  dedit  annua  dona  -  Col- 
itelo magnis  ex  vectigalibus  auro,  -  Per* 
solvenda  sacras  illic  projltentibus  ar- 
tes.  -  Haec  loca  Alexander  Sextus  re- 
novavitetauxit, -  Adjungcns aedes  spa- 
tiomajorepropinquasy  -  Amplaquepor- 
ticibus  designans  atria  magnis.  Di  Ales- 
sandro VI  benefattore  del  pubblico  stu- 
dio di  Roma,  non  rimase  memoria  alcu- 
na, fuorché  un'arme  di  pietra  conserva- 
tasi in  mezzo  alle  rovine  della  fabbrica 
da  lui  cominciala,  la  quale  fu  collocata 
in  una  stanza  terrena  dell'odierno  edifi- 
tio.  Quantunque  Pio  III  Piccolomini  ,che 
gli  successe  a'22  settembre  i5o3,  visse 
nel  pontificato  soli  26  giorni,  pure  in  sì 
breve  spazio  dì  tempo  non  lasciò  di  far 
scorgere  quanto  avrebbe  fatto  a  prò  del- 
l'università romana,  se  di  più  avesse  vis- 
suto; poiché  ordinò  subito  la  continua- 
zione della  fabbrica  intrapresa  dall'ante- 
cessore ;  ed  essendosi  terminata  la  costru- 
zione d'una  scuola  al  pianterreno,  dove 
poi  si  formò  il  laboratorio  chimico,  vi  fu 
sopra  collocalo  il  di  lui  stemma  gentilizio, 
che  vi  restò  sino  al  declinar  del  decorso 
secolo.  Sembrava  che  il  genio  guerriero 
da  cui  era  animato  il  gran  Giulio  II,  e- 
lello  a  successore  di  Pio  III,  dovesse  far 
incorrere  l'universilù  ne'pericoli  cui  l'a- 
vea  fatta  soggiacere  Sisto  IV  di  lui  zio, 
comechè  giustamente  intento  a  ricuperar 
colle  armi  gli  stali  tolti  alla  s.Sede,e  a  di- 
fendersi da  polenti  nemici.  A  suo  tempo 


U  N  I 
l'università  dacadde  dal  suo  precedente 
splendore,  perchè  sebbene  non  negasse  a' 
professori  gli  stipendi,  questi  erano  ben 
tenui  escarsi,editfjcilmentepolevansi  esi- 
gere per  le  gravi  spese  di  guerra.  Non  potè 
perciò  allora  l'università  venir  più  fornita 
di  maestri  accreditati  e  famosi,  i  quali  e- 
rano  ansiosamente  ricercati  per  le  fioren- 
ti università  italiane,  coli*  offerta  di  co- 
piosissimi e  sicuri  onorari.  In  quel  tem- 
po nello  studio  romano  i  pubblici  lettori 
erano  di  poca  vaglia  e  di  minor  rinoman- 
za. Alla  mediocrità de'maeslri, si  unì  l'in- 
curia di  que'che  doveano  vegliare  sull'u- 
niversità e  al  progresso  degli  studi,  di- 
stratti dagli  strepiti  guerreschi.  Quindi 
poco  a  poco  le  scuole  divennero  deserte, 
ed  ì  professori  scoraggiati  dalla  mancan- 
za de'discepoli  e  difficoltà  di  scarsi  ono- 
rari, trascurarono  e  poi  ommisero  le  ri- 
spettive lezioni.  Nonostante  l'immense 
spese  per  la  guerra,  e  quelle  per  la  riedi- 
ficazione del  sontuosissimo  tempio  Vati- 
cano, Giulio  II  fece  proseguire  la  fiibbri- 
ca  del  Palaliwn  et  Gymnasium  piibli» 
cuniy  e  sull'ingresso  d'una  stanza  terrena 
a  fianco  della  moderna  chiesa  si  legge  in- 
ciso il  nome  di  Giulio  11,  e  sino  al  termi- 
nar del  passato  secolo  eravi  pure  la  sua 
arme  marmorea,  sicuramente  con  al- 
tie  distrutte  dal  vandalismo  repubblica- 
no. A' 28  marzo  i5i2  con  bolla confer- 
n»ò  Giulio  II  le  due  costituzioni  d'Euge- 
nio IV  a  favore  dello  studio  romano,  e 
siccome  nella  2."  erasi  statuito  che  il  ri- 
manente del  prodotto  della  gabella  sul 
vino  forastiere  s*  impiegasse  in  un  colle- 
gio di  poveri  giovani  romani,  ed  in  vece 
erasi  erogato  in  superflue  spese;  il  Papa 
ad  istanza  del  senato  e  popolo  romano 
permise  di  applicare  tale  residuo  nel  ri- 
sarcimento delle  mura  di  Roma,  in  gran 
parte  rovinose,  ed  in  riparare  gli  acque- 
dotti dell'acqua  Vergine,  pure  bisognosi 
di  pronti  restauri,  non  che  assegnò  annui 
DO  ducati  d'oro  per  celebrare  dal  senato 
con  maggior  pompa  la  festa  de'  Palilfi  a' 
21  aprile,  anniversario  gioino  uatalizio 


U  NI 

<ìi  Roma,  poi  e  tuttora  solennizzato  dal> 
rencomiata  accademia  romana  d'archeo- 
logia e  ai  modo  narrato  nel  voi.  LVIII, 
j).  182  e  altrove.  1  privilegi  e  l'esenzioni 
dell'oniversilìi  concessi  allostndio  roma- 
no da  r»onifacio  V'olii  e  confermati  da  Eu- 
genio IV,  si  n»antencvano  in  vigore;  e  nel 
I  5o3  il  rettore  spedi  lettere  moniloriali 
sottoscritte  da'  bidelli  dell'  università,  e 
munite  del  sigillo  della  medesima.  Allo 
ra  in  tulli  i  giorni  tanto  feriali  quanto  fe- 
stivi erano  nell'università  sempre  aperte 
le  scuole  per  la  pubblica  istruzione  ;  uso 
più  o  meno  mantenuto  costantemente. 
Quindi  la  divisione  delle  lezioni  in  ordi- 
nai ie  e  sliaordinarie,  e  la  diversa  deno- 
minazione de'professori,  i  quali  si  nomi- 
navano ordinari  e  straordinari.  Le  lezio- 
ni ordinarie  si  facevano  ne'giorni  feriali, 
ed  eraiK>  le  maggiori  per  numero  e  va- 
rietà delle  materie  e  delle  scienze  le  più 
copiose.  Assai  minori  conlavansi  le  lezio- 
ni straordinarie,  essendo  pochi  i  dì  festi- 
vi a  paragone  de'giorni  feriali;  né  s' in- 
segnavano tulle  le  facoltà  in  tali  giorni, 
ma  sollanfo  alcuna, e segnalamenle  qual- 
che parte  della  giurisprudenza  e  della  me- 


UNI  323 

dicina.  Laonde  scarsi  in  numero  erano  i 
professori  straordinari,  molli  all'  incon- 
tro i  professori  ordinari.  Il  passaggio  tra 
loro  più  comunemente  avea  luogo  dalla 
lettura  straordinaria  all'ordinaria,  ben- 
ché talvolta  successe  diversamente,  cioè 
con  insegnar  ne'soli  dì  festivi.  Le  vacan- 
ze delle  lezioni  ordinarie  doveano  essere 
assai  numerose, giacché  nell'università  si 
osservavano  le  feste  del  palazzo  aposto- 
lico, vale  a  dire  tutte  quelle  ch'erano  os- 
servate in  esso  vacando  1'  Udienze  (^.) 
del  Papa,  e  xìG'Trihunali  di  Roma  (^.). 
Sul  fìnedel  secolo  XV  l'enumei  o  con  ele- 
gia Mancinelli  professor  di  lettere  uma- 
ne, col  titolo;  Sacri  Palnlii,  et  Rom. 
GyiìinasiiFesti  dies.  Si  può  leggere  nel 
Renazzi.  Giulio  II  decorò  colla  porpora 
Marco  f^igerio  savonese  suo  parenle  e  di 
Sisto  I  V,  il  quale  da  professore  di  teolo- 
gia nello  studio  di  Roma  l'avea  fatto  ve- 
scovo di  Sinigaglia:  questi  é  il  i.°tra'pro- 
fessori  dell'  univeisità  romana  fregiato 
della  dignità  cardinalizia,  mentre  l'uni- 
versità della  curia  ne  vantava  molli. 

(Continua  l'articolo  nel  volume  se- 
guente). 


FINE  DEL  VOLUME  OTTANTESIMOQUARTO. 


286068 


i^XX,X     7 


BX  841  .ne? 

1840 

SMCR 

Moroni ,  Gaet 

ano. 

1802-1883. 

Di  z  i  onar io  d 

i  erud 

i  zione 

storico-ecc 

les  ias 

t  ica 

L  AFK-9455  (awsk)